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Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta si trova in via Tor de’ Conti, nel rione Monti, in quella striscia sottile di città che corre fra il muraglione del Foro di Augusto e il Foro di Nerva, a meno di duecento metri dalla Colonna Traiana e a un paio di minuti a piedi dai Mercati di Traiano. È una delle chiese meno visitate del centro storico, e non perché sia nascosta: la si passa davanti per forza, salendo o scendendo fra largo Corrado Ricci e piazza del Grillo. Semplicemente, quasi nessuno entra. Eppure sotto il pavimento settecentesco che si calpesta oggi c’è un edificio del VI secolo, il suo campanile è romanico e il suo portale porta un’iscrizione quattrocentesca che celebra un papa. Accanto, a pochi metri, si alza la Torre dei Conti, che il 3 novembre 2025 è parzialmente crollata durante i lavori di restauro provocando la morte di un operaio: un fatto che ha condizionato per mesi la viabilità e l’accesso a tutta la zona e che, per chi oggi progetta una visita, resta l’informazione pratica più importante. Le righe che seguono raccontano che cos’è questa chiesa, da quando esiste, che cosa conserva, come è cambiata nei secoli e in che condizioni si trova oggi il quartiere attorno.

Dove si trova la Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta e come arrivare

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta ha indirizzo in via Tor de’ Conti 31/a, nel rione Monti, e si affaccia sul lato orientale dell’area archeologica dei Fori Imperiali, alle spalle del Foro di Augusto e di fronte ai resti del Foro di Nerva. È una posizione che spiega quasi tutto della sua storia: la chiesa è nata dentro l’area dei Fori quando questi erano ancora in piedi, e ha continuato a esistere mentre attorno a lei tutto il resto veniva sepolto, riusato, demolito e infine riscavato.

A piedi dal Colosseo e dai Fori

Dal Colosseo la camminata è di una decina di minuti scarsi: si risale via dei Fori Imperiali sul lato destro, si costeggia il recinto archeologico e si arriva a largo Corrado Ricci, il piccolo slargo dove via Cavour si innesta sui Fori. Da lì via Tor de’ Conti sale verso nord, stretta fra il muro di cinta del Foro di Augusto e la fila di case che chiudono il rione Monti. La chiesa si incontra dopo poche decine di metri, sulla sinistra, riconoscibile per la facciata a due ordini di colore chiaro e per l’albergo che le si appoggia sul fianco.

Chi arriva invece dal Campidoglio può scendere da piazza del Campidoglio verso via di San Pietro in Carcere, passare accanto al Carcere Mamertino e imboccare via Tor de’ Conti dall’estremità opposta, arrivando alla chiesa da piazza del Grillo. È il percorso più bello dei due, perché tiene i Fori sulla sinistra e attraversa uno dei pochi tratti del centro dove quota medievale e quota antica restano visibili insieme.

Con i mezzi pubblici

La fermata di metropolitana più vicina è Cavour, sulla linea B, da cui si scende lungo via Cavour per circa cinque minuti fino a largo Corrado Ricci. In alternativa la fermata Colosseo, sempre sulla linea B, resta a poco più di dieci minuti di cammino risalendo via dei Fori Imperiali. Chi arriva da Termini può usare la linea B in direzione Laurentina e scendere a Cavour: è il tragitto più diretto, e il tratto a piedi coincide con la discesa di via Cavour, tutta in leggera pendenza a favore.

Sul fronte degli autobus, la zona dei Fori Imperiali è servita dalle linee che percorrono via dei Fori Imperiali e piazza Venezia, ma proprio questa parte della rete è stata più volte rivista fra cantieri e pedonalizzazioni: conviene controllare il percorso in vigore al momento del viaggio, perché le deviazioni qui sono frequenti. Il tram non arriva fin qui, e la sosta delle auto è di fatto impossibile: l’intera area è soggetta a limitazioni del traffico.

Orientarsi in via Tor de’ Conti senza sbagliare portone

Via Tor de’ Conti è una strada corta e in pendenza, con il muraglione antico da un lato e gli edifici dall’altro. La chiesa non ha un sagrato e non ha un campanile visibile da lontano sulla facciata: il campanile romanico esiste, ma resta sul fianco destro, in gran parte inglobato nell’edificio dell’ex convento che oggi ospita un albergo. Il riferimento più sicuro è il portale unico al centro della facciata, incorniciato in marmo e sormontato da una lapide latina: è l’unica apertura di quel tipo lungo tutto il tratto di strada.

La facciata della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta ai Monti
La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, tra via Tor de' Conti e i Fori Imperiali. Foto di Lalupa, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Il cantiere della Torre dei Conti e l’accesso alla chiesa oggi

Il 3 novembre 2025, intorno alle undici del mattino, una porzione della Torre dei Conti è crollata durante i lavori di restauro finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e un secondo cedimento si è verificato circa un’ora dopo, mentre erano in corso i soccorsi. È il dato che chiunque voglia visitare la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta deve conoscere, perché la torre sorge a poche decine di metri dalla chiesa, all’imbocco meridionale di via Tor de’ Conti, e la gestione dell’emergenza ha tenuto sotto sequestro e chiusura una parte consistente del quartiere per mesi.

Che cosa è accaduto il 3 novembre 2025

La Torre dei Conti era al centro di un intervento di restauro e riallestimento avviato nel 2022 dalla Sovrintendenza capitolina ai beni culturali, per un importo di 6,9 milioni di euro, con l’obiettivo di trasformarla in un centro servizi e in uno spazio museale dedicato all’area dei Fori Imperiali. Il primo cedimento ha interessato il prospetto della torre verso via Cavour; il secondo, poco più tardi, ha coinvolto la copertura. Quattro operai sono rimasti travolti. Tre sono stati estratti vivi; il quarto, Octay Stroici, sessantasei anni, è stato raggiunto e liberato dai vigili del fuoco dopo undici ore di lavoro ed è morto poco dopo il trasporto al Policlinico Umberto I. Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino per il 5 novembre. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disastro colposo, e nel gennaio 2026 il numero degli indagati era salito a nove fra tecnici e responsabili delle imprese coinvolte. È una vicenda ancora aperta, e in questa pagina viene riportata soltanto per i suoi effetti sul luogo e sulla sua accessibilità.

Come si è ristretta la zona rossa fra gennaio e maggio 2026

Dopo il crollo il Campidoglio ha firmato un’ordinanza per la pubblica incolumità che ha chiuso largo Corrado Ricci e fatto evacuare alcuni edifici vicini, creando quella che la cronaca ha chiamato la zona rossa. Le operazioni di messa in sicurezza, condotte dai vigili del fuoco, sono andate avanti per tutto l’inverno. Il 31 gennaio 2026 è stato dichiarato cessato il pericolo per i residenti e i commercianti, che hanno potuto rientrare in case e negozi. Con l’ordinanza numero 39 del 19 marzo 2026 sono tornati fruibili, a scaglioni, il tratto di area esterna del centro anziani fra via Tor de’ Conti e via della Madonna dei Monti, una corsia di collegamento fra via dei Fori Imperiali e via Cavour e il vicolo Tor de’ Conti, che ha ripristinato il passaggio pedonale fra via della Madonna dei Monti e largo Corrado Ricci.

Il 6 maggio 2026 una nuova ordinanza ha dichiarato conclusa la fase di emergenza: largo Corrado Ricci è stato restituito in buona parte alla circolazione pedonale e veicolare nelle due direzioni, su via Cavour è stata riaperta una seconda corsia verso i Fori e il cantiere del Templum Pacis è stato riconsegnato alle imprese. L’area immediatamente a ridosso della torre è però rimasta sotto sequestro dell’autorità giudiziaria, e una porzione di marciapiede di largo Corrado Ricci è restata interdetta per ospitare le apparecchiature di monitoraggio strutturale. A settembre 2026 i lavori sul monumento erano ripartiti e la stampa cittadina indicava il giugno successivo come possibile orizzonte per una riapertura, ma si tratta di una previsione giornalistica e non di una data ufficiale.

Che cosa aspettarsi arrivando oggi

Il punto: via Tor de’ Conti e i collegamenti pedonali attorno alla chiesa sono tornati percorribili nella primavera del 2026, e la chiesa non è mai stata al centro del sequestro, che ha riguardato la torre e il suo intorno immediato. Chi arriva oggi trova comunque un’area ancora segnata dal cantiere, con transenne, ponteggi, strumentazione di monitoraggio e una viabilità che può cambiare da un’ordinanza all’altra. Prima di mettersi in cammino conviene controllare gli avvisi di Roma Capitale sulla viabilità nella zona dei Fori Imperiali, perché in un’area sotto osservazione strutturale le disposizioni possono essere modificate in tempi brevi.

Le origini antiche: una chiesa del VI secolo dentro l’area dei Fori

Le fonti collocano la nascita della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta non oltre il VI secolo, e la tradizione la lega a papa Vigilio, che resse la Chiesa di Roma fra il 537 e il 555. Il dato archeologico più citato è che il pavimento del primo edificio si trovava alla stessa quota di quello del Tempio di Marte Ultore, nel Foro di Augusto: segno che quando questa chiesa fu costruita i Fori non erano ancora sepolti sotto i detriti. È una delle poche indicazioni dirette che si hanno sulla vita dell’area nei decenni successivi alla fine dell’impero d’Occidente, e arriva da una chiesa piccola e poco visitata, non da un grande monumento. Chi vuole vedere quella stratificazione spiegata in modo ordinato può visitare il Museo dei Fori Imperiali, allestito nei Mercati di Traiano.

Papa Vigilio e la dedicazione a Stefano e Lorenzo

Un’epigrafe oggi perduta, ma trascritta prima del Seicento, ricordava la consacrazione da parte di papa Vigilio di un altare dedicato ai santi Stefano e Lorenzo. I due erano i diaconi martiri per eccellenza della devozione romana, e la scelta di accostarli in un’unica dedicazione era comune nelle fondazioni del periodo. La chiesa nasce quindi con un titolo diverso da quello attuale, e con un orientamento rovesciato rispetto a oggi: l’abside guardava verso il muro di recinzione del Foro di Augusto, mentre l’ingresso si apriva dal lato opposto.

L’Itinerario di Einsiedeln e le prime attestazioni del nuovo titolo

Il nome dei due santi cui la chiesa è oggi intitolata compare per la prima volta nell’Itinerario dell’Anonimo di Einsiedeln, una guida per pellegrini della fine dell’VIII secolo che elenca i percorsi e i monumenti di Roma vista da un viaggiatore d’oltralpe. Dopo quella citazione si deve aspettare il XII secolo per trovarne un’altra. L’edificio compare poi nelle grandi raccolte medievali che descrivono la città: i Mirabilia Urbis Romae, il Liber Censuum del 1192, dove è registrato con il numero 243, e la Graphia aureae urbis Romae del XIII secolo. Sono citazioni brevi, ma bastano a dimostrare che la chiesa non ha mai smesso di funzionare in tutto il Medioevo.

Il quartiere dei Pantani

Gli studi archeologici collocano nel IX secolo la rovina definitiva dei Fori Imperiali, dopo una serie di terremoti gravi. Da quel momento l’area che oggi si attraversa come parco archeologico diventa un quartiere abitato, costruito sopra le macerie, che i romani chiamavano dei Pantani: un nome che rimanda all’acqua stagnante, perché il collasso dei sistemi antichi di drenaggio aveva reso paludoso il fondo della conca fra il Quirinale e il Campidoglio. In quel tessuto urbano medievale sorgevano diverse chiese: San Lorenzo ai Monti, Santo Spirito ai Monti, Sant’Eufemia, Santa Maria in Campo Carleo, Sant’Urbano ai Pantani, Santa Maria Annunziata ai Monti, Santa Maria in Macello Martyrum. Sono state demolite tutte fra Ottocento e Novecento, per liberare l’area dei Fori e scavarla. La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è l’unica sopravvissuta.

Una curiosità sulla Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

La curiosità più solida su questa chiesa riguarda il suo pavimento: quello su cui si cammina oggi non è il pavimento originario, e fra i due corre un dislivello di diversi metri, perché all’inizio del Seicento l’edificio venne letteralmente sollevato. La chiesa visibile da via Tor de’ Conti è quindi la più alta di due chiese sovrapposte, e quella antica, oggi cripta, è la parte davvero incassata del complesso.

Una chiesa che è stata alzata di peso

Fra il 1606 e il 1608, sotto papa Paolo V, la chiesa fu sottoposta a un riordino che comprese il rialzamento del piano di calpestio. Le fonti italiane, dalla scheda di Wikipedia in italiano al repertorio medioevo.roma.it, parlano di circa quattro metri; il repertorio inglese dedicato alle chiese di Roma parla invece di quattro piedi, cioè poco più di un metro. La differenza è vistosa e non è possibile scioglierla senza consultare la documentazione d’archivio dell’intervento: chi legge la scheda deve saperlo. Quello che le fonti concordano nel dire è il motivo dell’operazione: l’umidità. L’acqua entrava nella chiesa, e il rialzamento serviva a metterla al riparo.

Da dove veniva l’acqua

Su questo punto le fonti divergono in modo interessante. La versione più diffusa nelle schede italiane attribuisce il problema alle inondazioni del Tevere. È una spiegazione che va presa con prudenza: il fiume dista quasi un chilometro in linea d’aria e corre a una quota che rende difficile immaginare che le sue piene arrivassero fin qui in modo regolare. Molto più coerente con la storia del luogo è la spiegazione legata al toponimo dei Pantani, cioè al ristagno delle acque nella conca dei Fori dopo il collasso dei drenaggi antichi. Le due cose, del resto, non si escludono: una città con il sistema fognario antico in rovina e un fiume senza argini soffriva di risalite e ristagni ovunque nel fondovalle.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

La cosa che le guide non dicono quasi mai è che il campanile romanico della chiesa esiste ancora, è del XII secolo, ed è in gran parte dentro un albergo.

Un campanile che quasi nessuno vede

Il campanile fu costruito all’inizio del XII secolo, e la sua realizzazione viene ricondotta a papa Pasquale II, che resse la Chiesa di Roma fra il 1099 e il 1118. È a tre ordini, separati da cornici poco sporgenti, con la cella campanaria aperta da trifore in parte murate su due piani. Quando la chiesa fu capovolta, nel 1584, il campanile si trovò dalla parte sbagliata rispetto al nuovo ingresso, e la costruzione del convento a metà Settecento lo inglobò quasi per intero. Oggi l’ex convento è l’Hotel Forum, e il campanile resta visibile solo in parte, da alcuni scorci laterali e dall’alto.

La seconda cosa poco detta: il portale potrebbe essere di un’altra chiesa

Il portale marmoreo della facciata è quattrocentesco, con un timpano elegante e una lapide latina. La lettura tradizionale lo lega al restauro voluto da Sisto IV nel 1475, in vista dell’anno giubilare, e lo attribuisce a Baccio Pontelli. Esiste però una lettura alternativa, sostenuta in sede critica, secondo cui la cornice sarebbe stata recuperata nel 1750 dalla chiesa di San Bernardo, demolita per far posto al Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano. Se fosse vera, vorrebbe dire che il pezzo più antico visibile sulla facciata non è mai appartenuto a questa chiesa. Le due ipotesi convivono in bibliografia e nessuna delle due è stata chiusa in modo definitivo.

Il Medioevo, il campanile e la sopravvivenza

Fra il IX e il XV secolo la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta attraversa il periodo di cui si sa meno e che però ne spiega la forma attuale.

Il restauro di Sisto IV e l’iscrizione

Nel 1475 Sisto IV promosse il restauro della chiesa in vista del Giubileo, dentro un programma di interventi che riguardò ponti, mura, strade e luoghi di culto in tutta la città. Sopra il portale venne murata una lapide con un epigramma latino attribuito all’umanista fiorentino Aurelio Brandolini, che si può tradurre così: Quirico con la madre Giulitta vede restaurati i templi che per lungo tempo furono in rovina; sotto il principe Sisto nei luoghi di culto non rimase nessuna vetustà: questi rifece ponti, porte, templi e strade. È un testo che dice molto del modo in cui il papato rinascimentale raccontava se stesso, e che vale la pena leggere davvero, fermandosi un minuto davanti alla porta.

Il consiglio che ti do per visitare la Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

Il consiglio è uno solo, e riguarda l’orario: questa chiesa è una rettoria retta da una comunità religiosa, non un monumento con biglietteria, e i suoi orari seguono la vita liturgica. Prima di venire conviene telefonare.

Che cosa sappiamo degli orari

Il portale turistico ufficiale di Roma Capitale indica per questa chiesa le messe feriali dal lunedì al venerdì alle 19:00, la messa del sabato e delle vigilie alle 19:00 e quella della domenica e dei giorni festivi alle 10:00, precisando che gli orari possono variare e invitando a contattare la chiesa. Il recapito telefonico pubblicato è 06 69797832. Un repertorio specializzato riporta invece un quadro diverso e più ampio, con apertura quotidiana la mattina e il pomeriggio e messe feriali alle 9:00 e alle 18:30: è un’informazione risalente a qualche anno fa e non coincide con quella ufficiale. In una situazione così, l’unica cosa sensata è chiamare: inventare un orario sarebbe peggio che non darlo.

Come incastrarla in un giro sensato

Non ha senso venire fin qui soltanto per questa chiesa. Ha molto senso, invece, inserirla in un percorso che parta dal Foro Romano e dalla Basilica di Massenzio, risalga verso il Foro di Traiano e la Colonna Traiana e poi si infili nel rione Monti passando proprio da via Tor de’ Conti. Da qui, in cinque minuti di salita, si arriva a San Pietro in Vincoli; con altri dieci si raggiunge la basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, che ha a sua volta un livello sotterraneo di grande interesse. È un itinerario di mezza giornata che alterna monumenti molto frequentati e luoghi quasi deserti, e che funziona bene proprio per questo contrasto.

Il capovolgimento del 1584 e il titolo cardinalizio

Nel 1584 la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta venne girata: l’ingresso fu spostato dove si trovava l’abside, che venne demolita, e l’antico portico diventò il presbiterio. È l’intervento che ha determinato l’aspetto attuale dell’edificio.

Perché capovolgere una chiesa

Le inversioni di orientamento non sono rare nella Roma di fine Cinquecento, e rispondono quasi sempre a ragioni urbanistiche: una strada cambia importanza, un fronte diventa più visibile dell’altro, e conviene aprire la porta dove passa la gente. Qui il nuovo ingresso guarda su via Tor de’ Conti, cioè sulla strada del quartiere, mentre il vecchio guardava verso l’area dei Fori, ormai occupata dal tessuto edilizio dei Pantani. L’operazione fu seguita da Alessandro de’ Medici, che era stato creato cardinale proprio nel 1584 e che molti anni dopo, nel 1605, sarebbe diventato papa per ventisei giorni con il nome di Leone XI.

Un titolo cardinalizio arrivato da un’altra chiesa

La storia del titolo cardinalizio dei Santi Quirico e Giulitta è più intricata di quanto sembri, e nasce da una confusione di nomi. Esisteva a Roma un antico titolo, Sancti Ciriaci in Thermis, legato a una chiesa dedicata a san Ciriaco nella zona delle Terme di Diocleziano, poi scomparsa. Esisteva inoltre un monastero benedettino di San Ciriaco de Camilliano, soppresso con decreto di Eugenio IV nel 1435. Nel 1587 il vecchio titolo di San Ciriaco alle Terme fu formalmente trasferito a questa chiesa, che da allora è sede del titolo dei Santi Quirico e Giulitta. Il primo titolare fu appunto Alessandro de’ Medici.

Che cos’è un titolo cardinalizio

Vale la pena spiegarlo, perché è una formula che si legge spesso sulle targhe delle chiese romane senza che sia chiara. Ogni cardinale, in quanto membro del clero di Roma, riceve una chiesa della città come titolo simbolico: non ne diventa il parroco né il proprietario, ma ne assume il patrocinio e ne diventa il rappresentante nel collegio cardinalizio. Il titolo dei Santi Quirico e Giulitta è stato assegnato nel 2007 al cardinale irlandese Seán Brady. Le assegnazioni cambiano con i concistori e con le morti dei titolari, quindi il dato va inteso come riferito a quella data e verificato per l’oggi presso le fonti ufficiali della Santa Sede.

Gli interventi barocchi e la ricostruzione settecentesca

La chiesa che si visita oggi è, nella sostanza, un edificio del Settecento costruito dentro il perimetro di uno molto più antico. La ragione ha una data: il 1716.

L’incendio del 1716

In quell’anno la chiesa fu devastata da un incendio che ne compromise gli interni. La ricostruzione partì dodici anni dopo, nel 1728, su progetto di Filippo Raguzzini, e riutilizzò gran parte delle strutture superstiti invece di ripartire da zero. La chiesa venne riconsacrata nel 1734 e la facciata fu terminata l’anno successivo. Sull’autore della facciata le fonti non concordano: alcune la assegnano a Raguzzini stesso, altre a Gabriele Valvassori.

Il convento di Valvassori e la nascita dell’albergo

Fra il 1750 e il 1753 Gabriele Valvassori costruì il convento a sud della chiesa: per la prima volta nella sua storia l’edificio diventava conventuale. Il convento fu secolarizzato nel 1873, dopo l’annessione di Roma allo Stato italiano, e nel corso del Novecento cambiò destinazione più volte. Fra il 1965 e il 1970, nello stesso periodo in cui i religiosi conducevano un restauro della chiesa, l’ex convento diventò l’Hotel Forum, che occupa ancora oggi quel corpo di fabbrica. È per questo che il campanile romanico si trova dentro un albergo.

Domenicani, clero diocesano, francescani

La chiesa ha cambiato più volte custodia. Nel Settecento e nell’Ottocento fu officiata dai Domenicani, che nel 1856 promossero un importante restauro degli interni e ne segnarono la decorazione. I frati rimasero fino al 1921, quando subentrò il clero diocesano; la parrocchia, che serviva un’area ormai troppo piccola dopo gli sventramenti, era già stata soppressa nel 1910. Dal 1951 la chiesa è affidata ai frati del Terz’Ordine Regolare di San Francesco, che la reggono tuttora come rettoria dipendente dalla parrocchia di Santa Maria ai Monti.

Che cosa si vede dentro

L’interno della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è a navata unica di quattro campate, coperta da una volta a botte lunettata, con quattro altari laterali e un presbiterio quadrangolare chiuso da una balaustra marmorea. È uno spazio piccolo, che si percorre in pochi passi, e proprio per questo va guardato con calma.

La volta di Pietro Gagliardi

La volta della navata porta al centro un affresco di Pietro Gagliardi, datato 1856, che raffigura la Gloria dei Santi Quirico e Giulitta: i due martiri, cioè un bambino piccolo e sua madre, circondati da angeli e putti. Gagliardi fu uno dei decoratori più attivi nella Roma della metà dell’Ottocento, in una stagione in cui la pittura religiosa romana guardava con insistenza ai modelli del Cinquecento. Il resto della decorazione della volta si deve a Giovanni Luciani. Nei pennacchi degli archi restano affreschi con putti, oggi molto sbiaditi.

L’altare maggiore e la pala del martirio

Il presbiterio è occupato dall’antico altare maggiore, di impianto secentesco, con un’ancona formata da un timpano spezzato sostenuto da quattro colonne corinzie in alabastro. L’altare risale al 1600 e fu rimaneggiato nei marmi nel 1736. Al centro dell’ancona sta una pala con il Martirio dei Santi Quirico e Giulitta, datata 1631 e di autore non identificato: in bibliografia compare come possibile attribuzione il nome di Mattia Preti, ma si tratta di un’ipotesi non confermata. Il presbiterio è rialzato di due gradini rispetto alla navata. Un altare rivolto verso l’assemblea è stato collocato nel 2017.

Gli altari laterali

Gli altari laterali sono quattro, due per lato. Sul lato destro il primo accoglie una tela del XVII secolo con la Madonna e San Giuseppe; il secondo, dedicato a san Domenico di Guzmán, ospita una Predica di San Domenico di Ercole Ruspi, pittore ottocentesco attivo nella cerchia dei decoratori romani. Sul lato sinistro il primo altare presenta una tela della metà del Settecento con San Vincenzo Ferrer e San Nicola di Bari in adorazione del Bambino Gesù, mentre il secondo porta una Madonna del Rosario tra i Santi Domenico e Caterina della prima metà del Settecento. La presenza così marcata di santi domenicani si spiega con i secoli in cui l’ordine officiò la chiesa.

Le cantorie e l’organo Pantanella

In prossimità della parete di fondo si trovano due cantorie contrapposte, dipinte a finto marmo, sostenute da mensole e chiuse da balaustre a balaustrini. Sulla cantoria di destra c’è l’organo a canne, costruito nel 1859 da Pietro Pantanella e restaurato nel 2006 dalla ditta Inzoli. Lo strumento ha trasmissione integralmente meccanica, una tastiera di cinquanta note con prima ottava scavezza e una pedaliera a leggio di quattordici note costantemente unita al manuale. È un organo ottocentesco di scuola romana, del tipo che raramente viene segnalato nelle guide.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo, e quasi mai ricordato quando si parla di questa chiesa, è che i Fori Imperiali non sono crollati da soli: sono stati demoliti due volte, la prima dal tempo e la seconda dagli uomini. Di tutte le chiese che sorgevano sull’area dei Fori all’inizio dell’Ottocento, questa è l’unica ancora in piedi e in uso, e non c’è nessuna targa in via Tor de’ Conti che lo ricordi.

Le demolizioni ottocentesche

L’apertura di via Cavour, alla fine dell’Ottocento, fu il primo taglio profondo nel rione Monti. Serviva a collegare la nuova stazione Termini con il centro, e tracciò una direttrice rettilinea attraverso un quartiere fatto di vicoli, dislivelli e case addossate. In quel passaggio la Torre dei Conti rimase isolata rispetto agli edifici che la circondavano, e la trama del rione fu spezzata per la prima volta.

Le demolizioni degli anni Trenta

Il secondo taglio fu molto più radicale. L’apertura di via dei Fori Imperiali negli anni Trenta comportò l’abbattimento di un intero quartiere abitato, con la perdita di case, chiese e memorie urbane stratificate. Le chiese demolite in questa fase o poco prima sono quelle già elencate. Il risultato è l’area archeologica che oggi si attraversa: uno spazio ordinato e leggibile, ottenuto però cancellando quindici secoli di stratificazione.

Perché conta, qui

Conta perché la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è l’unico frammento superstite di quella città intermedia. Chi la guarda oggi non vede soltanto una chiesa barocca: vede l’ultimo pezzo di un quartiere che non esiste più. Lo stesso vale, in altra forma, per la torre pendente di Roma, un altro di quegli edifici che sopravvivono per caso dentro un contesto completamente trasformato, e per la basilica dei Santi Cosma e Damiano, che si è salvata perché occupava direttamente un’aula antica e quindi non poteva essere separata da essa.

Il culto di Quirico e Giulitta e la sua diffusione in Italia

Quirico e Giulitta sono, nella tradizione cristiana, un bambino di tre anni e sua madre, martirizzati probabilmente nel 304 durante la persecuzione di Diocleziano. Il loro culto è fra i più diffusi e insieme fra i meno noti d’Italia: decine di comuni e di frazioni li hanno come patroni, e almeno quaranta chiese in Italia e in Svizzera portano il loro nome.

La Passio e le sue quaranta versioni

Degli atti del loro martirio si conoscono circa quaranta versioni, in gran parte elencate nella Bibliotheca hagiographica latina. Molte contengono episodi chiaramente leggendari, al punto che già a metà del IV secolo emersero dubbi sulla loro attendibilità. La prima indagine seria fu condotta dal vescovo Teodoro di Ionico, che su sollecitazione del vescovo Zosimo ripulì il racconto dagli elementi spuri e propose una versione più sobria, giunta fino a noi attraverso la sua Lettera a Zosimo. Chi legge una vita dei santi deve sapere che si tratta di una tradizione agiografica, con un nucleo antico e una lunga stratificazione narrativa, non di una cronaca.

Il racconto nella versione più sobria

Secondo la Passio ritenuta più attendibile, Giulitta era una vedova di famiglia agiata che viveva a Iconio, in Licaonia, l’attuale Konya in Turchia. Convertitasi al cristianesimo e temendo per sé e per il figlio, lasciò ogni avere e fuggì con due ancelle e con il bambino di tre anni. Fu scoperta e catturata mentre raggiungeva Tarso, e processata per ordine del governatore della Cilicia. Il racconto vuole che il bambino, vedendo la madre torturata, dichiarasse a sua volta di essere cristiano, e che il governatore lo uccidesse sul colpo; la madre fu poi decapitata. I corpi, secondo la tradizione, furono recuperati da una delle ancelle e tenuti nascosti fino all’età costantiniana. Alcune versioni collocano il martirio ad Antiochia anziché a Tarso.

Da Antiochia a Marsiglia, da Marsiglia a Roma

L’introduzione del culto in Europa occidentale è tradizionalmente attribuita a sant’Amatore, vescovo di Auxerre morto nel 418, che avrebbe portato le reliquie dei due martiri da Antiochia a Marsiglia. Da lì, sempre secondo la tradizione, sarebbero state traslate a Roma da papa Vigilio, lo stesso papa cui si fa risalire la prima chiesa in questo luogo, che avrebbe fatto erigere un edificio a loro dedicato nella zona allora detta dei Pantani. È il racconto che chiude il cerchio fra la storia dei santi e la storia di via Tor de’ Conti, e va preso per quello che è: una tradizione devozionale, non un dato documentato.

16 giugno o 15 luglio

La Chiesa cattolica celebra i due santi il 16 giugno; le Chiese orientali il 15 luglio. Sulla data esatta del martirio si confrontano quindi due tradizioni, e la critica tende a considerare più probabile quella orientale, perché il 15 luglio compare già nella Lettera di Teodoro, mentre il 16 giugno si affaccia per la prima volta nel Catalogus Sanctorum di Pietro de Natali, del 1493. Curiosamente, anche in Occidente sopravvivono tradizioni liturgiche legate al 15 luglio: succede a Lapedona nelle Marche, a Serra San Quirico, a Santa Giuletta in provincia di Pavia, a San Chirico Raparo in Basilicata, a Castelnuovo Bormida, ad Ardauli e a Cargeghe in Sardegna.

I paesi che portano il loro nome

La geografia del culto è sorprendente per ampiezza. I due martiri sono patroni, fra gli altri, di San Quirico d’Orcia in Val d’Orcia, di Serra San Quirico nelle Marche, di San Chirico Raparo in Basilicata, di Cisternino in Puglia, di Collesalvetti in Toscana, di Corvino San Quirico e di Santa Giuletta in provincia di Pavia, di Bagnasco e di Castelnuovo Bormida in Piemonte, di Cargeghe e di Norbello in Sardegna, di Lezzeno e di Locate Varesino in Lombardia, di Castellavazzo e di Cavarzano nel Bellunese, di Montelabbate nelle Marche. Il quartiere genovese di San Quirico in Val Polcevera, già comune autonomo fino al 1926, porta lo stesso nome. È una diffusione capillare, che attraversa tutta la penisola e che si spiega con l’antichità del culto e con la sua forza popolare: la storia di una madre e di un bambino piccolo ha una presa immediata, molto più di quella di un martire adulto.

La foto giusta da fare alla Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

La foto giusta non è la facciata frontale, che in una strada stretta come via Tor de’ Conti è quasi impossibile da inquadrare per intero senza deformarla. La foto giusta è quella che tiene insieme la chiesa e il muraglione antico di fronte.

L’inquadratura che racconta il luogo

Ci si mette sul lato opposto della strada, all’altezza del muro di recinzione del Foro di Augusto, e si inquadra in diagonale: da un lato il blocco di pietra antica, dall’altro la facciata chiara del Settecento, e nel mezzo la striscia di asfalto in pendenza. È l’immagine che spiega in un colpo solo che cos’è questo posto, cioè un luogo dove una chiesa moderna convive a contatto con un muro di duemila anni fa. Una focale leggermente grandangolare aiuta, ma senza esagerare, perché le linee verticali si piegano subito.

Il campanile, se si riesce

Il terzo soggetto è il più difficile: il campanile romanico, visibile soltanto in parte e da alcuni scorci laterali, sopra il corpo dell’ex convento. Non esiste un punto di ripresa comodo dalla strada, e il risultato dipende molto dal punto esatto in cui ci si mette e dalla stagione, perché la vegetazione e le coperture cambiano quello che si vede. Chi ci riesce porta a casa un’immagine che quasi nessuno ha.

Che cosa non fotografare

Dentro la chiesa, niente flash e nessuno scatto durante le celebrazioni. E un’avvertenza che vale in questi mesi più che mai: il cantiere della Torre dei Conti è un luogo dove è morta una persona, e dove l’area a ridosso del monumento resta sotto sequestro. Fotografare il cantiere da vicino, oltre a essere poco opportuno, può non essere consentito. La torre si vede benissimo da largo Corrado Ricci e da via dei Fori Imperiali, a distanza, ed è da lì che va ripresa.

Il Museo del Presepio nei sotterranei

Nei sotterranei della chiesa, negli stessi ambienti scavati nel 1930 che conservano i resti dell’edificio del VI secolo, si trova il Museo tipologico internazionale del presepio Angelo Stefanucci, una delle collezioni di questo genere più importanti al mondo.

Che cos’è

Il museo raccoglie presepi provenienti da tutti i continenti, realizzati con materiali e tecniche diversissime, insieme a libri, medaglie, locandine e francobolli a tema. Il fondatore è Angelo Stefanucci, romano, vissuto fra il 1905 e il 1990, che diede vita anche all’Associazione italiana amici del presepio, costituita nel 1953 ed eretta canonicamente lo stesso anno. È l’associazione che tuttora gestisce la raccolta.

La differenza con la pagina dedicata al museo

Sul sito esiste già una pagina dedicata specificamente al Museo Internazionale del Presepio Angelo Stefanucci, che ne racconta la collezione, il percorso e le informazioni pratiche di visita. Questa pagina si occupa invece della chiesa che lo ospita: la sua storia, la sua architettura, i suoi dipinti e il contesto urbano in cui si trova. Chi è interessato soprattutto alla raccolta presepiale trova nella pagina dedicata le informazioni che qui vengono solo accennate.

Una nota sugli orari

Il museo è tradizionalmente aperto con orari molto ristretti, concentrati in pochi pomeriggi a settimana, con un’apertura estesa nel periodo natalizio e una chiusura in agosto. Trattandosi di una realtà gestita da un’associazione di volontari dentro una chiesa retta da una comunità religiosa, gli orari sono soggetti a variazioni, e le fonti che li riportano non sono tutte aggiornate alla stessa data. Chi vuole visitarlo faccia bene a contattare preventivamente la chiesa o l’associazione.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta non è stata teatro di grandi fatti politici, ma la sua cronologia interseca alcuni passaggi decisivi della storia di Roma, e va letta come una serie di date che raccontano la trasformazione di un pezzo di città.

Metà del VI secolo: la consacrazione dell’altare

La consacrazione di un altare dedicato a Stefano e Lorenzo da parte di papa Vigilio, fra il 537 e il 555, colloca la nascita dell’edificio in uno dei momenti più drammatici della storia della città: sono gli anni della guerra greco gotica, degli assedi, dello spopolamento. Che in quel contesto si consacri un altare nell’area dei Fori significa che quella zona era ancora viva.

IX secolo: il collasso dei Fori e la nascita della Torre

Nel IX secolo una serie di terremoti porta alla rovina definitiva dei Fori Imperiali. Nello stesso secolo, secondo la tradizione, viene eretto il primo nucleo fortificato della Torre dei Conti, costruito sopra una delle esedre del portico del Tempio della Pace e rivestito con travertino asportato dai fori vicini. Sono due facce dello stesso processo: la città antica smette di funzionare e diventa cava di materiali e base per la città nuova.

1203 e 1216: la Torre Maggiore

All’inizio del Duecento papa Innocenzo III promuove l’ampliamento del fortilizio per la propria famiglia, i Conti di Segni, con lavori che si concludono nel 1216, l’anno della sua morte. Alcune fonti attribuiscono invece la committenza a Riccardo, conte di Sora e fratello del papa. La torre raggiunge un’altezza stimata fra i cinquanta e i sessanta metri e diventa nota come Torre Maggiore. Francesco Petrarca la definirà Turris illa toto orbe unica, quella torre che è unica in tutto il mondo. Oggi la torre misura ventinove metri.

1584 e 1606 - 1608: il capovolgimento e il rialzamento

Nel giro di una generazione la chiesa cambia orientamento e quota: prima il ribaltamento dell’asse, con la demolizione dell’abside e la trasformazione del portico in presbiterio, poi il sollevamento del pavimento voluto da Paolo V per contrastare l’umidità. È il momento in cui la chiesa antica scompare sotto quella moderna.

1716 e 1728 - 1734: l’incendio e la rinascita

L’incendio del 1716 distrugge gli interni; la ricostruzione su progetto di Filippo Raguzzini comincia nel 1728 e si conclude con la riconsacrazione del 1734 e con il completamento della facciata l’anno successivo.

3 novembre 2025: il crollo della Torre dei Conti

Il crollo parziale della torre durante i lavori di restauro, con la morte dell’operaio Octay Stroici, è l’evento più recente che ha segnato questo angolo di città. Ha imposto la chiusura di largo Corrado Ricci, l’evacuazione di alcuni edifici e mesi di lavori di messa in sicurezza, conclusi nella primavera del 2026 con il progressivo ritorno alla normalità della viabilità e delle attività del quartiere.

Chi è passato dalla Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

Le chiese minori di Roma hanno spesso una lista di frequentatori più interessante di quella dei monumenti maggiori, perché la loro storia è fatta di presenze discrete e di passaggi obbligati. Qui il nome più importante è quello di un papa che lo è stato per meno di un mese.

Alessandro de’ Medici, poi Leone XI

Alessandro Ottaviano de’ Medici, fiorentino, fu creato cardinale nel 1584 e fu il primo titolare della chiesa quando il titolo cardinalizio le fu assegnato. Seguì personalmente il riordino dell’edificio e il capovolgimento dell’orientamento. Nell’aprile del 1605 venne eletto papa con il nome di Leone XI, e morì dopo ventisei giorni di pontificato: uno dei più brevi della storia della Chiesa. Il legame fra lui e questa chiesa è quindi antecedente alla sua elezione, e riguarda proprio l’aspetto che l’edificio ha oggi.

Papa Vigilio e papa Pasquale II

Due papi molto più antichi compaiono nella storia della chiesa: Vigilio, cui si deve la fondazione e la consacrazione dell’altare originario a metà del VI secolo, e Pasquale II, cui viene ricondotta la costruzione del campanile romanico all’inizio del XII secolo. Sono attribuzioni tradizionali, sostenute da fonti indirette più che da documenti, ma coerenti con la cronologia delle strutture.

Filippo Raguzzini e Gabriele Valvassori

I due architetti che hanno dato alla chiesa e al suo convento l’aspetto attuale sono fra i protagonisti del Settecento romano. Raguzzini, autore di piazza Sant’Ignazio, riprogettò la chiesa dopo l’incendio; Valvassori, che a Roma firmò fra l’altro la facciata di palazzo Doria Pamphilj sul Corso, costruì il convento a metà secolo e potrebbe avere avuto un ruolo anche nella facciata della chiesa.

Una nipote di Napoleone

Nella cripta si trova la tomba di Cristina Egitta Bonaparte Stuart, nipote di Napoleone, morta nel 1847. È una presenza inattesa in una chiesa così appartata, e dice quanto la Roma dell’Ottocento fosse attraversata da famiglie ed esuli europei che lasciavano traccia nei luoghi più improbabili.

Angelo Stefanucci

Infine, il personaggio che ha portato qui qualcosa che non c’era: Angelo Stefanucci, che fra gli anni Cinquanta e Sessanta scelse i sotterranei di questa chiesa come sede della sua collezione di presepi e dell’associazione che aveva fondato. Grazie a lui una cripta paleocristiana scavata nel 1930 è diventata, senza smettere di essere quello che era, un museo internazionale.

Domande frequenti sulla Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

Dove si trova la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta?

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta si trova in via Tor de’ Conti 31/a, nel rione Monti a Roma, alle spalle del Foro di Augusto e di fronte ai resti del Foro di Nerva. La fermata di metropolitana più comoda è Cavour, sulla linea B, da cui si scende lungo via Cavour per circa cinque minuti fino a largo Corrado Ricci, dove comincia via Tor de’ Conti.

Quanto costa entrare nella chiesa dei Santi Quirico e Giulitta?

L’ingresso nella chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è libero e gratuito, come in tutte le chiese di Roma aperte al culto. Non esiste biglietteria e non è previsto alcun ticket. Per il Museo tipologico internazionale del presepio allestito nei sotterranei la gestione è affidata a un’associazione di volontari e la formula tradizionale è quella dell’ingresso libero con offerta, ma conviene verificare le condizioni al momento della visita.

Quali sono gli orari della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta?

Gli orari della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta seguono la vita liturgica della comunità che la officia e non sono quelli di un museo. Il portale turistico di Roma Capitale indica messe feriali dal lunedì al venerdì alle 19:00, messa del sabato e delle vigilie alle 19:00 e messa domenicale alle 10:00, precisando che gli orari possono variare. Altre fonti riportano un quadro diverso: prima di venire conviene telefonare al numero 06 69797832.

Il crollo della Torre dei Conti impedisce di visitare la chiesa?

No, il crollo parziale della Torre dei Conti del 3 novembre 2025 non impedisce oggi di raggiungere la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta. Il sequestro giudiziario ha riguardato la torre e la sua area immediata, non la chiesa. I collegamenti pedonali attorno a via Tor de’ Conti sono stati riaperti a scaglioni fra il marzo e il maggio 2026, quando è stata dichiarata conclusa la fase di emergenza, ma l’area resta un cantiere e la viabilità può cambiare.

Come si arriva alla chiesa dei Santi Quirico e Giulitta con i mezzi pubblici?

Alla chiesa dei Santi Quirico e Giulitta si arriva più comodamente con la metropolitana linea B, fermata Cavour, da cui si scende a piedi lungo via Cavour in circa cinque minuti. In alternativa si può scendere alla fermata Colosseo, sempre sulla linea B, e risalire via dei Fori Imperiali in poco più di dieci minuti. Gli autobus che servono via dei Fori Imperiali e piazza Venezia subiscono deviazioni frequenti: conviene controllare il percorso aggiornato.

Quanto tempo serve per visitare la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta?

Per visitare la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta bastano quindici o venti minuti, che salgono a circa quaranta includendo la discesa nella cripta con i resti dell’edificio del VI secolo e la visita al museo del presepio. È una tappa breve, pensata per essere inserita in un percorso più ampio fra i Fori Imperiali e il rione Monti, non per occupare da sola una mattinata.

Si può fotografare dentro la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta?

Dentro la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta la fotografia è generalmente tollerata come nelle altre chiese romane aperte al culto, purché senza flash, senza treppiede e mai durante le celebrazioni. Trattandosi di una rettoria piccola e frequentata da fedeli, è buona norma chiedere prima al personale religioso presente. Il cantiere della Torre dei Conti poco distante non va invece fotografato da vicino, perché l’area a ridosso del monumento resta interdetta.

Perché la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta ha una chiesa sotto?

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta ha una chiesa sotto perché all’inizio del Seicento, sotto papa Paolo V, il suo pavimento fu rialzato per difenderla dall’umidità, seppellendo l’edificio del VI secolo che oggi si visita come cripta. Le fonti divergono sull’entità del rialzamento, che i repertori italiani quantificano in circa quattro metri e quelli inglesi in quattro piedi.

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è adatta ai bambini?

Sì, la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è adatta ai bambini, soprattutto per il Museo tipologico internazionale del presepio allestito nei suoi sotterranei, che raccoglie migliaia di figure in miniatura provenienti da tutto il mondo. Anche la storia dei due santi titolari, una madre e un bambino di tre anni, si presta al racconto. L’unico punto di attenzione è la scala che porta nella cripta.

Un ultimo consiglio per chi organizza l’itinerario

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è una di quelle tappe che non reggono da sole ma che cambiano il senso di una giornata: dieci minuti dentro una chiesa vuota, fra un’area archeologica affollata e un rione pieno di gente, sono esattamente quello che serve per capire come Roma si è stratificata. Chi arriva per pochi giorni e deve scegliere farà bene a inserirla fra i Fori Imperiali e Monti, magari alla fine della mattinata, e a mettere in conto che potrebbe trovarla chiusa: in quel caso restano la facciata, il portale quattrocentesco e il muraglione antico di fronte, che da soli valgono la deviazione.

Chi organizza un itinerario più ampio nel centro di Roma, mettendo in fila i Fori Imperiali, il rione Monti e le tappe minori che si incontrano lungo il percorso, può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti, sulle stagioni e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.

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IndirizzoVia Tor de' Conti Roma Roma Città 00184

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