Ex Mattatoio di Testaccio
L’Ex Mattatoio di Testaccio è il complesso dell’antico macello comunale di Roma, affacciato sul Tevere fra piazza Orazio Giustiniani e il rione Testaccio. Fu costruito fra il 1888 e il 1891 su progetto dell’architetto Gioacchino Ersoch e restò in funzione come macello cittadino fino al 1975. Da allora l’area, circa venticinquemila metri quadrati di padiglioni in mattoni e tufo, ha cambiato pelle più volte: oggi ospita il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre, gli spazi espositivi del Mattatoio gestiti da Palaexpo (con La Pelanda), la Città dell’Altra Economia e lo storico centro sociale Villaggio Globale. È uno dei recuperi di archeologia industriale più riusciti di Roma, e insieme uno dei luoghi che meglio racconta come Testaccio, da rione operaio legato alla carne e al fiume, sia diventato un quartiere di cultura contemporanea senza rinnegare la propria storia. Chi organizza un soggiorno romano su misura, con guide e transfer privati, trova utili i servizi di Tour Leader Pro, mentre per costruire l’itinerario completo su Roma e sul Lazio è una buona base Italy Planner. Quello che colpisce di più, camminando lungo i suoi viali interni, è la scala industriale dell’insieme: non un singolo edificio monumentale, ma un piccolo villaggio produttivo autosufficiente, pensato per far entrare il bestiame da un lato e far uscire carne lavorata dall’altro, con officine, cisterne, uffici e alloggi per il personale. Capire l’Ex Mattatoio di Testaccio significa capire come una capitale in piena espansione, quella dell’Italia appena unificata, abbia deciso di affrontare un problema molto concreto, cioè dove e come macellare in sicurezza migliaia di capi di bestiame ogni settimana, con un progetto che univa igiene pubblica, architettura e organizzazione del lavoro in un solo gesto urbanistico. Le pagine che seguono ripercorrono la storia del complesso dalla costruzione ottocentesca fino agli usi di oggi, spiegano come arrivarci, cosa aspettarsi da una visita e quali angoli meritano più attenzione, con l’obiettivo di restituire un quadro completo a chi lo visita per la prima volta.
Dove si trova l’Ex Mattatoio di Testaccio e come arrivarci
L’indirizzo ufficiale degli spazi espositivi è piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma, ma il complesso occupa un’area molto più ampia, delimitata da via Beniamino Franklin, dal Lungotevere Testaccio e da largo Dino Frisullo. Si trova nella parte bassa del rione Testaccio, fra il fiume e il colle artificiale di Monte dei Cocci, a pochi minuti a piedi dalla base della Piramide Cestia e dal Nuovo Mercato di Testaccio.
In metro, tram e autobus
Il modo più semplice per arrivare resta la metropolitana: la fermata Piramide, sulla linea B, dista circa dieci minuti a piedi lungo via Marmorata e il Lungotevere. Chi preferisce la superficie può usare il tram 3, che ferma a Marmorata/Galvani, oppure gli autobus: la linea 719 si ferma a Galvani/Zabaglia, mentre le linee 170 e 781 fermano a largo Marzi, a un passo dall’ingresso principale. Da Termini il tragitto in metro più tram richiede in genere una ventina di minuti, traffico permettendo.
In auto e in bicicletta
Chi arriva in auto trova parcheggi a pagamento nelle strade circostanti e, nei giorni feriali, la pressione degli studenti di Roma Tre rende la sosta più difficile nelle ore centrali della mattina. Il Lungotevere Testaccio corre proprio a ridosso del complesso ed è la strada più comoda per chi arriva da sud, dal Lungotevere Aventino, o da nord, dal Lungotevere Ripa. La pista ciclabile che costeggia il Tevere passa esattamente davanti alla facciata principale, ed è probabilmente il modo più piacevole per arrivarci in una giornata di primavera o di autunno, con il fiume da un lato e la mole dei padiglioni ottocenteschi dall’altro.
Da dove arrivano i visitatori: aeroporti, stazioni e crociere
Chi atterra a Fiumicino trova un collegamento diretto e comodo: il treno Leonardo Express porta a Termini in circa mezz’ora, e da lì l’Ex Mattatoio di Testaccio si raggiunge con la metro B in un altro quarto d’ora abbondante, fermata Piramide. Da Ciampino il collegamento più semplice resta un autobus o un taxi fino a Termini o direttamente fino alla zona di Testaccio, con un tempo di percorrenza che nei giorni feriali si aggira sui quaranta minuti. Chi sbarca da una nave da crociera al porto di Civitavecchia ha davanti un’ora abbondante di treno regionale fino a Roma Termini, un tempo che rende l’Ex Mattatoio di Testaccio una tappa possibile solo per chi dispone di una giornata intera libera prima dell’imbarco o dello sbarco, non per una sosta rapida di poche ore.
Che cos’era il Mattatoio di Testaccio: la storia e l’architettura di Gioacchino Ersoch
Per capire l’Ex Mattatoio di Testaccio bisogna partire da un dato semplice: Roma, nella seconda metà dell’Ottocento, non aveva un macello pubblico moderno. Gli animali venivano macellati in piccole botteghe sparse per la città, in condizioni igieniche discutibili e con un impatto pesante sulla vita urbana. Il nuovo Comune, dopo il 1870, decise di costruire un impianto unico, centralizzato, costruito secondo criteri igienici e industriali moderni, e scelse l’area di Testaccio proprio per la vicinanza al fiume, utile allo smaltimento, e alla ferrovia, utile al trasporto del bestiame.
Perché proprio Testaccio
La scelta del sito non fu casuale. Testaccio, alla fine dell’Ottocento, era ancora una zona periferica rispetto al centro storico di Roma, poco urbanizzata, attraversata dal fiume e già segnata dalla presenza del Monte dei Cocci e dei magazzini generali legati ai traffici fluviali. Costruire qui un impianto rumoroso, maleodorante e potenzialmente pericoloso per l’igiene pubblica significava tenerlo lontano dai quartieri residenziali del centro senza però allontanarlo troppo dai mercati cittadini. Attorno al nuovo macello sorse rapidamente un quartiere operaio pensato per ospitare le famiglie dei lavoratori del comparto, con edilizia popolare a basso costo, e questo spiega ancora oggi perché Testaccio abbia un tessuto urbano così diverso, più regolare e meno stratificato, rispetto ai rioni del centro storico.
Un modello europeo: i macelli pubblici dell’Ottocento
Il Mattatoio di Testaccio non nasce nel vuoto: si inserisce in una stagione europea in cui molte grandi città, da Parigi a Londra, avevano già affrontato o stavano affrontando lo stesso problema, cioè come sottrarre la macellazione degli animali alle strade cittadine e concentrarla in impianti pubblici sorvegliati. L’idea del macello centralizzato, con veterinari di controllo, percorsi separati per il bestiame vivo e per le carni lavorate e sistemi di smaltimento degli scarti, era considerata all’epoca un segno di modernità amministrativa. Roma, diventata da poco capitale del Regno d’Italia, aveva bisogno di dimostrare di saper gestire i propri servizi pubblici con gli stessi standard delle grandi capitali europee, e il Mattatoio di Testaccio fu concepito anche con questo obiettivo simbolico, oltre che sanitario.
Il progetto e i tempi di costruzione
Il progetto fu affidato a Gioacchino Ersoch, architetto capo del Comune di Roma, che lo elaborò a partire dal 1888 rispettando le nuove norme igieniche allora vigenti per gli edifici destinati alla macellazione. I lavori si conclusero formalmente nel 1891, ma i primi reparti entrarono già in funzione nei primi mesi del 1890: un cantiere rapido per l’epoca, reso possibile dall’uso di strutture prefabbricate in ferro e ghisa accanto alla muratura tradizionale. All’impianto lavorò anche l’ingegnere Filippo Laccetti, che ideò il sistema per l’eliminazione degli scarti di lavorazione nel vicino Tevere, una soluzione tecnica giudicata all’avanguardia al momento dell’inaugurazione.
I padiglioni, i materiali, il fregio con il genio e il toro
L’impianto originario occupava circa venticinquemila metri quadrati, organizzati con un rigore quasi urbanistico: quattro padiglioni identici destinati alla macellazione dei bovini definivano la piazza centrale, mentre la tripperia e il macello dei capretti sorgevano di fronte, fiancheggiati dalla Pelanda, destinata alla lavorazione dei suini, e dalle cisterne per l’acqua. Le pareti sono in filari di mattoni alternati a blocchi di tufo, i tetti a doppia falda sono retti da semplici capriate in ferro di tipo Polonceau, e le aperture arcuate, regolari e ripetute su ogni fronte, danno all’insieme quell’aria di razionalità industriale che oggi lo rende un caso da manuale di archeologia industriale romana.
Sopra l’arco centrale d’ingresso, l’attico è decorato da un gruppo scultoreo che rappresenta un genio alato nell’atto di scagliare a terra una testa di toro: è il dettaglio decorativo più fotografato di tutto il complesso, e da solo racconta il senso simbolico che l’architettura ottocentesca voleva dare a un luogo di lavoro duro come il macello pubblico.
Il Campo Boario, la porta del bestiame vivo
A monte dei padiglioni di macellazione, verso Monte dei Cocci, si estendeva il Campo Boario, l’area destinata alla sosta e alla vendita del bestiame vivo prima della macellazione: qui gli animali arrivavano dalle campagne del Lazio, spesso dopo giorni di cammino, e venivano radunati sotto grandi tettoie in attesa del turno. Il Campo Boario aveva una vita propria, quasi da fiera di paese trasferita dentro la città, con mercanti, sensali e veterinari che negoziavano prezzi e condizioni sanitarie prima di far entrare gli animali nei recinti definitivi, in un via vai di carri e mandrie che per decenni ha scandito le prime ore del mattino di questa parte di Testaccio, ben prima che il resto della città si svegliasse. Oggi, sotto le stesse tettoie ristrutturate, si tiene il mercato della Città dell’Altra Economia: la funzione è cambiata radicalmente, dalla compravendita di bestiame alla vendita di prodotti equosolidali, ma la struttura fisica, e in parte anche la vocazione di luogo di scambio popolare, è rimasta sorprendentemente la stessa.
Dalla chiusura del macello nel 1975 a oggi: come è rinato il complesso
Il macello comunale restò attivo fino al 1975, quando l’attività di macellazione fu trasferita in un nuovo impianto sorto in zona Prenestino, verso viale Palmiro Togliatti. Per anni i padiglioni di Testaccio rimasero in gran parte inutilizzati, con qualche funzione tecnica residua, mentre la città discuteva che cosa farne di uno spazio tanto vasto quanto fuori scala rispetto al tessuto minuto del rione.
Gli anni fra la dismissione e il primo recupero non furono facili per il complesso. Parte dei padiglioni fu occupata spontaneamente da realtà sociali e culturali del quartiere, in un periodo in cui Roma viveva una fase intensa di occupazioni di spazi pubblici dismessi, dagli ex fabbricati industriali alle caserme. Fu proprio in questa fase, fra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta, che nacque il Villaggio Globale, in un momento in cui il futuro istituzionale dell’area era ancora tutto da scrivere. La convivenza fra il vuoto amministrativo, le occupazioni sociali e i primi progetti di recupero pubblico ha segnato in profondità l’identità del complesso, che ancora oggi mescola una gestione istituzionale, quella di Roma Tre e di Palaexpo, con una gestione autogestita, quella del Villaggio Globale: due modelli molto diversi che convivono sotto gli stessi tetti a doppia falda.
La Facoltà di Architettura di Roma Tre
La svolta comincia negli anni novanta, quando il Comune assegna una parte dei padiglioni alla nascente Università degli Studi Roma Tre: le prime aule per la Facoltà di Architettura aprono nel 1992. Il trasferimento e il restauro degli spazi proseguono per anni, con un intervento firmato dallo studio Insula fra il 2001 e il 2013 e la sistemazione dell’auditorium, disegnata dall’architetto Stefano Cordeschi, completata nel 2013, anno in cui il trasferimento del dipartimento nell’ex mattatoio può dirsi concluso. Oggi camminare fra i padiglioni della Facoltà, con gli studenti che discutono progetti appoggiati ai muri di mattoni ottocenteschi, è uno dei modi più efficaci per capire come Roma sappia riusare la propria archeologia industriale senza snaturarla.
Il Dipartimento di Architettura di Roma Tre occupa oggi una parte consistente del comparto verso il Lungotevere, con aule, laboratori di modellistica, biblioteca dedicata e sale per le sessioni di laurea. Gli spazi conservano volutamente le tracce della destinazione originaria: colonne in ghisa, capriate a vista, pavimenti industriali, in un dialogo continuo fra il progetto contemporaneo che gli studenti disegnano sui banchi e l’architettura ottocentesca che li circonda. Per chi si occupa di didattica dell’architettura, questo è considerato uno dei casi di riuso universitario più coerenti in Italia, proprio perché l’edificio non è stato svuotato del suo carattere ma trasformato mantenendo leggibile la sua storia.
Il Mattatoio Palaexpo e La Pelanda
Nel 2002 una parte dei padiglioni diventa sede distaccata del museo di arte contemporanea della città, prima come Macro Future e poi come Macro Testaccio. Fra il 2006 e il 2010 un progetto di restauro conservativo interessa l’intero comparto, e nel 2010 apre La Pelanda, cinquemila metri quadrati più altri millequattrocento destinati a mostre, spettacoli e residenze artistiche, ricavati proprio nel padiglione un tempo riservato alla lavorazione dei suini, da cui prende il nome. Dal 2018 la gestione degli spazi espositivi è affidata all’Azienda Palaexpo, la stessa che gestisce il Palazzo delle Esposizioni, e il complesso viene oggi indicato semplicemente come Mattatoio, polo di ricerca e produzione artistica contemporanea.
La Pelanda, in particolare, si distingue dalle sale espositive tradizionali per l’altezza dei soffitti e per la struttura aperta, priva di divisioni interne rigide, che permette di ospitare sia mostre di arte visiva sia spettacoli teatrali e performance dal vivo. Il nome stesso, Pelanda, ricorda la funzione originaria del padiglione, destinato alla scottatura e alla depilazione delle carcasse suine prima della lavorazione: anche qui, come nel caso del genio con la testa di toro, il complesso non nasconde la propria origine, la trasforma in un elemento identitario del programma culturale che ospita.
La Città dell’Altra Economia e il Villaggio Globale
Nel 2007 apre, sotto le tettoie del vecchio Campo Boario, la Città dell’Altra Economia: tremilacinquecento metri quadrati dedicati al commercio equo, al biologico e all’economia solidale, con un mercato, uno spazio ristoro e sale per eventi e formazione. Accanto, in un’altra porzione del complesso, ha trovato casa da decenni il Villaggio Globale, uno dei centri sociali autogestiti più noti di Roma, che nel corso degli anni ha ospitato concerti, rassegne musicali e iniziative culturali e sociali, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di romani. Nello stesso comparto hanno inoltre sede un’Accademia di Belle Arti, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e alcuni uffici della Polizia Roma Capitale: raramente un solo complesso ottocentesco riesce a tenere insieme università, arte contemporanea, economia solidale, musica dal vivo e servizi pubblici senza sembrare un accostamento forzato.
Questa sovrapposizione di funzioni, che a prima vista può sembrare disordinata, è in realtà il motivo per cui l’Ex Mattatoio di Testaccio funziona come esperimento urbano riuscito: non è un museo asettico né un centro sociale isolato né un campus universitario chiuso al pubblico, ma un unico grande spazio in cui pubblici molto diversi, studenti, appassionati d’arte, famiglie in cerca di un mercato biologico e ragazzi in cerca di un concerto, finiscono per incrociarsi negli stessi cortili, spesso senza nemmeno accorgersene.
Una curiosità su Ex Mattatoio di Testaccio
Chi si ferma a guardare l’ingresso principale dell’Ex Mattatoio di Testaccio nota quasi sempre il grande arco centrale, ma pochi alzano davvero lo sguardo fino all’attico. Lì, sopra il portale, un genio alato scaglia a terra una testa di toro: un’immagine potente, quasi teatrale, pensata apposta per chi entrava ogni mattina a lavorare fra il sangue e il fumo del macello. Non è un caso isolato: lungo tutto il perimetro dei padiglioni tornano teste bovine scolpite, riferimento diretto e mai nascosto alla funzione originaria dell’edificio. Gioacchino Ersoch, che pure lavorava a un impianto industriale nel senso più letterale del termine, non rinunciò a un apparato decorativo degno di un edificio pubblico monumentale: una scelta tipica dell’urbanistica umbertina, che voleva le infrastrutture della nuova capitale visibili e riconoscibili tanto quanto i suoi palazzi istituzionali. Oggi, con le vetrate dei laboratori di architettura al posto delle celle di macellazione, quelle teste di toro raccontano una storia che il complesso non ha mai smesso di rivendicare, anche mentre cambiava mestiere. Vale la pena aggiungere che, a differenza di molti altri edifici industriali dismessi e poi restaurati, qui non è stato scelto di ripulire ogni traccia della funzione originaria per renderla più presentabile: ganci, binari sospesi, canaline e persino alcune vecchie iscrizioni murarie sono stati in gran parte conservati proprio come elementi di arredo, quasi delle installazioni permanenti che convivono con le mostre temporanee ospitate al loro fianco.
Cosa vedere oggi dentro l’Ex Mattatoio di Testaccio
Visitare l’Ex Mattatoio di Testaccio oggi significa in realtà visitare quattro luoghi diversi dentro lo stesso recinto, e conviene sapere in anticipo cosa aspettarsi da ciascuno.
Le mostre del Mattatoio e de La Pelanda
Il calendario espositivo del Mattatoio, curato dall’Azienda Palaexpo, alterna mostre di arte contemporanea, fotografia, architettura e cultura visiva, spesso ospitate proprio ne La Pelanda, con le sue sale ampie e i soffitti alti ricavati dal vecchio padiglione dei suini. Le rassegne cambiano più volte l’anno, quindi conviene controllare il calendario ufficiale prima di partire per sapere cosa è aperto nei giorni della visita.
Eventi, rassegne e la vita fuori dalle mostre
Oltre alle mostre temporanee, il calendario del Mattatoio include con regolarità rassegne cinematografiche, festival dedicati alla fotografia e all’architettura, incontri con curatori e artisti, e iniziative organizzate insieme al Dipartimento di Architettura di Roma Tre, che spesso apre al pubblico esterno lezioni, workshop e mostre di fine anno degli studenti. Nei mesi caldi, fra giugno e settembre, gli spazi esterni del complesso ospitano spesso eventi serali nell’ambito della programmazione culturale estiva della città, con proiezioni all’aperto e concerti che approfittano dei grandi cortili interni, naturalmente predisposti a diventare arene a cielo aperto grazie alla scala industriale dei padiglioni che li circondano.
La Città dell’Altra Economia
Sotto le tettoie del Campo Boario, la Città dell’Altra Economia funziona come un piccolo mercato permanente dedicato al biologico, al commercio equo e solidale e ai piccoli produttori, con uno spazio ristoro aperto anche a pranzo. È un buon punto di sosta fra una mostra e l’altra, soprattutto per chi viaggia con bambini o cerca un pasto leggero senza allontanarsi dal complesso.
La Città dell’Altra Economia ospita inoltre botteghe stabili dedicate all’artigianato equosolidale, ai tessuti naturali e ai prodotti cosmetici biologici, oltre a spazi affittabili per formazione e presentazioni: nel corso dell’anno vi si tengono mercatini a tema, incontri sull’economia circolare e iniziative promosse da associazioni ambientaliste e cooperative sociali del territorio. È uno spazio che vive soprattutto nel weekend, quando il mercato attira sia i residenti del quartiere sia i visitatori di passaggio, attirati dall’insegna sotto le vecchie tettoie del Campo Boario.
Il Villaggio Globale e la vita serale
La sera, e soprattutto nei fine settimana, il Villaggio Globale anima la parte del complesso più vicina al fiume con concerti e serate di musica dal vivo: un’anima completamente diversa da quella diurna, più istituzionale, delle sale espositive e dell’università. Chi vuole vedere l’Ex Mattatoio di Testaccio nei suoi due volti, quello colto della mostra pomeridiana e quello popolare del concerto serale, deve semplicemente tornarci due volte in momenti diversi della giornata.
La Scuola Popolare di Musica e l’Accademia di Belle Arti
Meno noti al grande pubblico, ma altrettanto radicati nel complesso, sono la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e l’Accademia di Belle Arti che hanno sede in un’altra porzione dei padiglioni. La prima offre corsi di musica aperti a tutte le età, dai bambini agli adulti, e organizza periodicamente saggi e concerti che coinvolgono gli allievi in prima persona; la seconda porta ogni giorno decine di studenti d’arte a lavorare fra gli stessi cortili dove un tempo si radunava il bestiame. Chi visita l’Ex Mattatoio di Testaccio in un pomeriggio feriale può facilmente imbattersi in un gruppo di studenti che esce da una lezione di disegno o in un accordo di pianoforte che arriva da una finestra aperta: sono i segnali più immediati di quanto il complesso sia oggi, prima ancora che un museo, un luogo di vita quotidiana.
L’Ex Mattatoio di Testaccio nel quartiere di oggi
Capire l’Ex Mattatoio di Testaccio significa anche capire il quartiere che gli cresce attorno. Testaccio, negli ultimi vent’anni, ha vissuto una trasformazione profonda: da rione popolare legato alla lavorazione della carne e ai magazzini fluviali è diventato uno dei quadranti più vivaci di Roma per vita notturna, gastronomia di qualità e turismo di prossimità, senza però perdere del tutto il proprio carattere originario. L’Ex Mattatoio di Testaccio è al tempo stesso testimone e motore di questa trasformazione: da una parte conserva nella pietra la memoria del vecchio quartiere operaio, dall’altra funziona come uno dei motori culturali che hanno reso Testaccio attraente per un pubblico più giovane e internazionale.
Il rapporto con il Monte dei Cocci e con il Tevere
Il complesso del Mattatoio non può essere letto isolatamente dal resto del paesaggio testaccino: il Monte dei Cocci, che sorge a ridosso dei padiglioni, e il fiume, che scorre lungo l’intero fronte occidentale del complesso, sono i due elementi geografici che hanno reso possibile la nascita stessa del macello in questo punto della città. Il fiume garantiva il trasporto e lo smaltimento, il colle segnava un confine naturale rispetto ai quartieri più antichi, e ancora oggi, camminando lungo il Lungotevere Testaccio, si percepisce con chiarezza come l’intero settore sia stato pensato come un sistema unico, non come una somma di edifici isolati.
Un modello studiato anche fuori Roma
Il recupero dell’Ex Mattatoio di Testaccio è oggi citato con una certa frequenza, negli studi di architettura e urbanistica, come esempio di rigenerazione urbana che ha saputo tenere insieme più funzioni pubbliche senza ricorrere a una demolizione integrale né a un restauro puramente museale. La compresenza di un’università, di un polo museale, di un mercato equosolidale e di un centro sociale autogestito, tutti dentro lo stesso perimetro ottocentesco, è considerata un caso di studio ricorrente nei corsi universitari di rigenerazione urbana, proprio per la sua complessità: non un modello semplice da replicare, ma un esempio concreto di come un grande vuoto industriale possa tornare a vivere restando fedele, almeno nella forma, a ciò che era stato costruito per fare. Ciò che colpisce di più gli studiosi che si occupano di riuso dell’architettura industriale in Italia è proprio la varietà delle funzioni ospitate sotto lo stesso tetto, più che la sola qualità del restauro: raramente un singolo intervento riesce a tenere insieme didattica universitaria, produzione artistica, economia solidale e autogestione sociale senza che una delle funzioni finisca per schiacciare le altre.
Orari, biglietti e informazioni pratiche per visitare l’Ex Mattatoio di Testaccio
Gli spazi espositivi del Mattatoio sono aperti dal martedì alla domenica dalle undici alle venti, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura; il lunedì il museo resta chiuso. L’ingresso alle mostre in corso è generalmente libero, ma alcune rassegne temporanee o gli eventi speciali possono avere biglietti o prenotazioni dedicate: la pagina Visita del sito ufficiale del Mattatoio riporta caso per caso le condizioni di accesso della mostra del momento, ed è la fonte da controllare prima di organizzare la visita. Nei periodi tra una mostra e l’altra, quando gli allestimenti vengono smontati e rimontati, gli spazi possono restare temporaneamente chiusi al pubblico anche in giorni normalmente di apertura: un motivo in più per verificare il calendario aggiornato prima di mettersi in viaggio verso Testaccio con l’idea fissa di visitare proprio quella sala.
Regole di accesso
All’interno delle sale espositive e dei teatri non è consentito l’ingresso con animali di qualunque taglia, salvo i cani guida. Gli orari della Città dell’Altra Economia e del Villaggio Globale seguono calendari propri, spesso legati agli eventi in programma, e vanno verificati separatamente rispetto agli orari delle mostre: sono due realtà autonome che condividono lo spazio fisico con il polo museale, non due sezioni dello stesso ente.
Accessibilità e servizi per il visitatore
I padiglioni espositivi, ristrutturati negli anni duemila, sono stati adeguati con percorsi in piano e rampe che rendono l’accesso possibile anche a chi si muove con difficoltà motorie, anche se alcune parti del complesso più legate alla gestione autogestita, come il Villaggio Globale, mantengono un carattere più informale e meno regolamentato. Chi ha esigenze specifiche di accessibilità fa bene a contattare in anticipo la biglietteria del Mattatoio per conoscere il percorso più adatto alla mostra in corso, soprattutto quando l’allestimento occupa spazi meno regolari come i corridoi porticati o le sale ricavate dai vecchi reparti di lavorazione. All’interno del complesso si trovano inoltre un bookshop legato alle mostre temporanee e uno spazio ristoro nella zona della Città dell’Altra Economia, utile per una pausa senza dover uscire dal recinto dei padiglioni, e comodo anche solo per un caffè fra una visita alla Pelanda e una passeggiata fra le aule della Facoltà di Architettura.
Parcheggio, sosta e consigli logistici
Chi arriva in auto trova la sosta più semplice lungo le strade a monte del complesso, verso via Galvani e via Zabaglia, mentre il Lungotevere, per la presenza di corsie di scorrimento, offre meno possibilità di parcheggio nelle ore diurne. Nei fine settimana, quando la Città dell’Altra Economia richiama più pubblico, conviene arrivare con un margine di tempo per trovare posto, oppure affidarsi ai mezzi pubblici descritti in apertura: la fermata Piramide della metro B resta comunque, nella maggior parte dei casi, la soluzione più rapida e affidabile per raggiungere l’Ex Mattatoio di Testaccio senza pensieri di parcheggio, soprattutto in un quartiere dove la sosta regolare è ormai quasi ovunque a pagamento e la disponibilità di posti liberi cambia molto a seconda dell’orario e del giorno della settimana.
Una cosa che non ti dice nessuno su Ex Mattatoio di Testaccio
Quasi tutti sanno che l’Ex Mattatoio di Testaccio è un ex macello diventato museo. Molti meno sanno che la cucina romana più celebrata, quella della coda alla vaccinara, della pajata, della coratella e della trippa, nasce direttamente dal modo in cui venivano pagati gli operai di questo edificio. I lavoratori più umili del macello, chiamati vaccinari o scortichini, ricevevano come parte del compenso il cosiddetto quinto quarto: tutto ciò che restava dopo aver diviso la carcassa in quattro quarti nobili, dalla testa alla coda, dalle zampe alle interiora, valido per bovini, ovini e suini. Invece di scartarlo, i vaccinari portavano queste parti nelle osterie del quartiere perché venissero cucinate, e da quella necessità pratica nacque un intero repertorio gastronomico che oggi è considerato l’essenza della cucina popolare romana. A poca distanza dai padiglioni, il ristorante Checchino dal 1887, gestito dalla stessa famiglia da sei generazioni, è nato proprio per servire i lavoratori del mattatoio e resta oggi uno dei luoghi dove questa tradizione culinaria si può ancora assaggiare nella sua forma più autentica. Chi guarda l’Ex Mattatoio di Testaccio solo come contenitore di mostre d’arte contemporanea si perde metà della storia: qui è nata anche una parte importante di quello che oggi si mangia a Roma.
C’è un secondo aspetto, meno noto, che riguarda il rapporto fra il macello e il quartiere circostante. Le case popolari costruite attorno all’Ex Mattatoio di Testaccio negli stessi decenni non erano semplicemente residenze per operai generici: erano pensate, fin dal principio, per ospitare in prevalenza le famiglie di chi lavorava all’interno dell’impianto, dai macellatori ai veterinari, dagli addetti al trasporto agli impiegati amministrativi. Questo ha prodotto per decenni una comunità particolarmente coesa, in cui il lavoro all’interno dei padiglioni non era un’attività lontana dalla vita di quartiere, ma la sua ragione d’essere quotidiana: intere generazioni di famiglie testaccine hanno vissuto, mangiato e cresciuto figli attorno ai ritmi di apertura e chiusura del macello, in un legame fra edificio e comunità che oggi, con il complesso trasformato in polo culturale, sopravvive soprattutto nella memoria orale del quartiere e nei racconti dei ristoratori storici.
Il consiglio che ti do per visitare Ex Mattatoio di Testaccio
Il consiglio pratico che do sempre a chi mi chiede come organizzare la visita è di non trattare l’Ex Mattatoio di Testaccio come una tappa isolata da spuntare in mezz’ora. Il complesso ha senso solo se lo si attraversa con calma, magari cominciando dalla facciata sul Lungotevere per ammirare il fregio con il genio e il toro, proseguendo poi verso La Pelanda per vedere cosa espone in quel momento e chiudendo con una sosta alla Città dell’Altra Economia per un caffè o un pasto leggero. Chi ha più tempo può abbinare la visita a una salita su Monte dei Cocci, a due passi, per guardare l’area da un punto di vista alto, oppure a un giro fra i banchi del Nuovo Mercato di Testaccio, dove il quinto quarto e la cucina romana raccontata sopra si trovano ancora nei banchi di alcuni ambulanti storici. Un errore comune è arrivare di lunedì: il museo è chiuso, e chi non lo sa fa il viaggio a vuoto. Un altro errore, meno grave ma frequente, è programmare la visita nelle ore più calde di un pomeriggio d’agosto: i padiglioni non hanno grande ombra all’esterno, e l’area va vissuta meglio nel tardo pomeriggio o in una mattina fresca.
Se dovessi indicare un solo momento della settimana per visitare l’Ex Mattatoio di Testaccio, sceglierei un sabato pomeriggio: la Città dell’Altra Economia è nel pieno della sua vita di mercato, le mostre sono aperte con calma fino a sera, e se la programmazione lo prevede si può chiudere la giornata con un evento serale al Villaggio Globale, senza dover cambiare zona. È l’unico momento della settimana in cui tutte le anime del complesso, quella universitaria esclusa perché il sabato le aule sono chiuse, sono contemporaneamente accessibili. Chi viaggia con un itinerario più ampio può facilmente combinare la mattinata con una passeggiata al Nuovo Mercato di Testaccio, che al sabato è nel suo momento migliore, per poi scendere verso l’Ex Mattatoio di Testaccio nel primo pomeriggio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno, più o meno, che l’Ex Mattatoio di Testaccio è vicino alla Piramide e a Monte dei Cocci. Meno persone si fermano a considerare quanto questa vicinanza fisica sia in realtà una continuità funzionale, non un caso geografico. Monte dei Cocci, l’altura artificiale che sorge a poca distanza, si è formato con gli scarti delle anfore che portavano l’olio scaricato dal porto fluviale antico di questo tratto di Tevere: un’economia dello scarto e del riuso che attraversa i secoli fino ad arrivare, quasi senza soluzione di continuità, al quinto quarto degli operai del macello ottocentesco. Il rione Testaccio è nato e cresciuto attorno all’idea che qui, sulla riva del fiume, si lavorasse ciò che altrove sarebbe stato buttato: prima le anfore vuote, poi le carni meno nobili degli animali macellati. L’Ex Mattatoio di Testaccio non è quindi un episodio isolato nella storia del quartiere, ma l’ultimo, grande capitolo industriale di una vocazione che il rione ha coltivato per duemila anni, e che oggi prosegue in forma diversa con il riuso culturale degli stessi edifici.
C’è anche un legame più diretto, spesso trascurato, fra il macello e la Piramide Cestia che sorge poco distante. La piramide, tomba del magistrato Gaio Cestio del I secolo avanti Cristo, fu inglobata nelle Mura Aureliane proprio perché segnava un punto strategico lungo il percorso che collegava il fiume alla via che usciva verso sud: lo stesso corridoio geografico che, secoli dopo, i progettisti ottocenteschi scelsero per far arrivare il bestiame al macello. Camminare oggi dall’Ex Mattatoio di Testaccio alla Piramide significa ripercorrere, senza saperlo, un asse di transito che la città ha riutilizzato per funzioni diverse per oltre duemila anni: prima un percorso funerario e di confine, poi una via di accesso commerciale, oggi un tragitto turistico a piedi fra due dei monumenti più fotografati del quadrante sud di Roma.
La foto giusta da fare a Ex Mattatoio di Testaccio
La foto che vale la pena portarsi a casa dall’Ex Mattatoio di Testaccio si fa dal Lungotevere, con la facciata principale e l’arco d’ingresso inquadrati di fronte e il fregio del genio con la testa di toro ben visibile sopra il portale: nel tardo pomeriggio, quando il sole basso illumina di taglio i mattoni e il tufo, la superficie muraria prende un colore caldo che rende benissimo in fotografia. Chi entra nel complesso trova un secondo scatto interessante nella successione ritmica delle arcate dei padiglioni, che creano un effetto prospettivo quasi ipnotico se fotografate in asse, dal centro della piazza interna verso uno dei corridoi porticati. Un terzo punto di vista, meno scontato, è quello da Monte dei Cocci: guardando verso il fiume da lassù, i tetti a doppia falda dei padiglioni si vedono in un unico colpo d’occhio, con il Tevere e i platani del Lungotevere sullo sfondo. Evitare, se possibile, le ore centrali della giornata: la luce piatta di mezzogiorno appiattisce i dettagli architettonici che rendono speciale questo complesso.
Per chi ha con sé un obiettivo grandangolare, vale la pena provare anche uno scatto dal basso, appoggiati quasi a terra davanti a una delle arcate, in modo da esaltare la ripetizione verticale delle aperture e la profondità dei tetti a doppia falda che si susseguono verso il fondo del cortile: è un’inquadratura meno immediata rispetto alla facciata principale, ma restituisce meglio la scala davvero industriale del complesso, che da fuori, guardando solo il fronte sul Lungotevere, si fa fatica a percepire fino in fondo. Portarsi dietro un obiettivo capace di lavorare bene anche con poca luce aiuta molto nelle giornate invernali, quando il sole tramonta presto e la finestra di luce calda utile per la facciata principale si riduce a pochi minuti.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia recente dell’Ex Mattatoio di Testaccio è scandita da alcune tappe che hanno cambiato in modo definitivo la funzione del complesso. L’inaugurazione del 1891, con l’impianto celebrato all’epoca come uno dei macelli pubblici più moderni d’Europa, resta il punto di partenza. Il 1975 segna la fine di quella storia industriale, con la dismissione del macello e il trasferimento dell’attività fuori città. Il 1992 apre la stagione del riuso, con le prime aule universitarie della Facoltà di Architettura di Roma Tre. Il 2002 porta per la prima volta l’arte contemporanea nei padiglioni, con l’apertura della sede distaccata del museo civico. Fra il 2006 e il 2010 il complesso viene restaurato in modo sistematico, un intervento che rende possibile, nel 2007, l’apertura della Città dell’Altra Economia e, nel 2010, l’inaugurazione de La Pelanda come nuovo spazio per mostre e spettacoli. Il 2013 chiude idealmente il trasferimento del Dipartimento di Architettura, con il nuovo auditorium e il completamento dei lavori guidati dallo studio Insula. Il 2018 porta infine la gestione degli spazi espositivi sotto l’Azienda Palaexpo, l’assetto che regge ancora oggi il calendario di mostre del Mattatoio.
Accanto a queste tappe ufficiali, il complesso ha attraversato anche una storia meno documentata ma altrettanto significativa, fatta di occupazioni, presidi e mobilitazioni cittadine per la difesa degli spazi autogestiti al suo interno: più volte, nel corso dei decenni, la sopravvivenza del Villaggio Globale è stata messa in discussione da procedimenti amministrativi legati alla gestione degli immobili pubblici, e altrettante volte il quartiere si è mobilitato per difendere la continuità di quello spazio. Non è un dettaglio secondario: racconta quanto l’Ex Mattatoio di Testaccio, a differenza di molti altri recuperi di archeologia industriale in Europa, non sia stato semplicemente pianificato dall’alto, ma sia stato in parte conquistato e difeso dal basso, dai cittadini che lo hanno abitato prima ancora che arrivassero i progetti istituzionali di restauro.
Chi è passato da Ex Mattatoio di Testaccio
Per quasi un secolo, dal 1890 al 1975, l’Ex Mattatoio di Testaccio è stato attraversato ogni giorno da centinaia di operai, vaccinari e scortichini, il cui lavoro duro ha lasciato in eredità alla città non solo l’edificio ma anche una cucina intera: molte delle famiglie che oggi gestiscono trattorie storiche a Testaccio discendono proprio da chi lavorava fra questi padiglioni, a cominciare dalla famiglia che dal 1887 gestisce il ristorante Checchino, nato per servire i lavoratori del macello e arrivato fino alla sesta generazione della stessa famiglia, un caso raro di continuità gestionale che a Roma si conta sulle dita di una mano, e che oggi porta ancora in tavola le stesse ricette nate dal quinto quarto degli operai del vicino macello ottocentesco. Dagli anni novanta a oggi, i padiglioni sono stati attraversati da altre migliaia di persone con un rapporto molto diverso con il luogo: gli studenti della Facoltà di Architettura di Roma Tre, che qui hanno discusso progetti e tesi per oltre trent’anni, e il pubblico delle mostre del Mattatoio e de La Pelanda, che negli ultimi vent’anni ha visto avvicendarsi rassegne di arte contemporanea, fotografia e architettura curate dall’Azienda Palaexpo, oltre a critici, curatori e artisti internazionali passati dalle sale de La Pelanda per allestire le proprie mostre in uno degli spazi espositivi più atipici e apprezzati della città, proprio per l’altezza dei soffitti e per il carattere industriale che nessun museo costruito ex novo potrebbe replicare. Nelle serate del Villaggio Globale, infine, sono passate generazioni di romani che qui hanno vissuto concerti e iniziative sociali, in un angolo di Testaccio che ha sempre saputo mescolare pubblico colto e pubblico popolare senza vera separazione fra i due.
Vale la pena ricordare anche i progettisti che, in tempi diversi, hanno lasciato il proprio segno sul complesso dopo Gioacchino Ersoch: l’ingegnere Filippo Laccetti, autore del sistema di smaltimento degli scarti nel Tevere; lo studio Insula, che ha firmato oltre un decennio di restauri per conto di Roma Tre; l’architetto Stefano Cordeschi, autore dell’auditorium universitario inaugurato nel 2013. Sono nomi meno noti al grande pubblico rispetto a quelli dei grandi architetti che hanno firmato i musei e i monumenti del centro storico di Roma, ma sono i responsabili diretti di una delle trasformazioni urbane più riuscite della città contemporanea, ed è giusto che chi visita l’Ex Mattatoio di Testaccio sappia a chi deve, in buona parte, la qualità di quello che vede oggi. Accanto ai progettisti, meritano di essere ricordati anche i tanti docenti e ricercatori del Dipartimento di Architettura di Roma Tre che, dagli anni novanta a oggi, hanno costruito qui un percorso di studi riconosciuto a livello nazionale, formando generazioni di architetti che oggi lavorano in Italia e all’estero portando con sé, spesso senza dirlo, il ricordo di anni di lezioni passati fra i mattoni e le capriate in ferro dei vecchi padiglioni del macello.
Domande frequenti su Ex Mattatoio di Testaccio
Che cos’è oggi l’Ex Mattatoio di Testaccio?
L’Ex Mattatoio di Testaccio è l’antico macello comunale di Roma, oggi riconvertito in polo culturale: ospita gli spazi espositivi del Mattatoio gestiti da Palaexpo, con La Pelanda dedicata a mostre e spettacoli, il Dipartimento di Architettura dell’Università Roma Tre, la Città dell’Altra Economia, il centro sociale Villaggio Globale, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e un’Accademia di Belle Arti, tutti ospitati negli stessi padiglioni ottocenteschi affacciati sul Tevere.
Quando fu costruito il Mattatoio di Testaccio e chi lo progettò?
L’Ex Mattatoio di Testaccio fu progettato dall’architetto Gioacchino Ersoch a partire dal 1888 e i lavori si conclusero nel 1891, anche se i primi reparti entrarono in funzione già nei primi mesi del 1890, con la collaborazione tecnica dell’ingegnere Filippo Laccetti per lo smaltimento degli scarti nel Tevere.
Fino a quando ha funzionato come macello?
L’Ex Mattatoio di Testaccio ha funzionato come macello pubblico fino al 1975, anno in cui l’attività di macellazione fu trasferita in un nuovo impianto costruito in zona Prenestino, verso viale Palmiro Togliatti, lasciando libero l’intero complesso ottocentesco.
Quanto costa entrare al Mattatoio di Testaccio?
L’ingresso alle mostre in corso all’Ex Mattatoio di Testaccio è generalmente libero, ma alcune rassegne temporanee o eventi speciali possono prevedere un biglietto o una prenotazione dedicata: conviene controllare la pagina Visita del sito ufficiale del Mattatoio prima di organizzare la giornata.
Quali sono gli orari di apertura?
Gli spazi espositivi dell’Ex Mattatoio di Testaccio sono aperti dal martedì alla domenica, dalle undici alle venti, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura, mentre il lunedì il museo resta chiuso; gli orari della Città dell’Altra Economia e del Villaggio Globale seguono calendari propri.
Come si arriva all’Ex Mattatoio di Testaccio in metropolitana?
La fermata più vicina all’Ex Mattatoio di Testaccio è Piramide, sulla linea B della metropolitana, da cui si raggiunge il complesso in circa dieci minuti a piedi lungo via Marmorata e il Lungotevere Testaccio, oppure con il tram 3 fino alla fermata Marmorata/Galvani.
Perché l’Ex Mattatoio di Testaccio è legato alla cucina romana?
L’Ex Mattatoio di Testaccio è legato alla cucina romana perché gli operai del macello, i vaccinari, venivano pagati anche in quinto quarto, cioè le parti meno nobili degli animali macellati, che portavano nelle osterie del quartiere: da questa pratica nacquero piatti come la coda alla vaccinara, la pajata e la coratella.
Cosa vedere vicino all’Ex Mattatoio di Testaccio?
Vicino all’Ex Mattatoio di Testaccio si trovano a pochi minuti a piedi il colle artificiale di Monte dei Cocci, la Piramide Cestia, il Nuovo Mercato di Testaccio e, un poco più lontano verso l’Ostiense, la Centrale Montemartini, un’altra archeologia industriale romana riconvertita a museo.
Che differenza c’è tra il Mattatoio, La Pelanda e il Villaggio Globale?
Dentro l’Ex Mattatoio di Testaccio, il Mattatoio è il nome con cui oggi si indica il polo espositivo gestito da Palaexpo, che comprende anche La Pelanda come sala principale per mostre e spettacoli, mentre il Villaggio Globale è un centro sociale autogestito, indipendente dalla gestione museale, che occupa un’altra porzione del complesso e organizza concerti e serate con un proprio calendario.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. A temperatura costante tutto l’anno, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Sali e scendi dove vuoi: tra una tappa e l’altra ti siedi e guardi Roma dal piano di sopra.
Transfer dall’aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su più compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.