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Isola del Cinema

L’Isola del Cinema è la rassegna di cinema all’aperto che ogni estate occupa l’Isola Tiberina e le banchine del Tevere che la circondano, con schermi montati in mezzo al fiume e proiezioni serali che vanno da giugno all’inizio di settembre. È nata nella seconda metà degli anni Novanta e da allora è diventata il cartellone estivo più riconoscibile del cinema romano all’aperto, quello che regge anche ad agosto, quando gran parte delle altre arene chiude. Le pagine che seguono spiegano che cosa è questa manifestazione, come funziona una serata, come ci si arriva e che cosa aspettarsi stando seduti su una banchina fluviale in una notte romana di luglio. Una premessa: programma, date esatte, numero degli schermi, tariffe e formule di ingresso cambiano a ogni edizione, e qui non li troverai scritti come se fossero fissi. Qui c’è quello che resta vero da un’estate all’altra, e l’indicazione di dove controllare il resto.

Isola Tiberina
Foto: Diego Delso, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Che cos’è l’Isola del Cinema e che cosa non è

L’Isola del Cinema è un festival di cinema estivo a ingresso in gran parte controllato che si svolge sull’isola in mezzo al Tevere, fra ponte Fabricio e ponte Cestio, e sulle banchine ribassate del fiume. L’allestimento è temporaneo e smontabile, costruito all’inizio dell’estate e rimosso a settembre, e cambia forma ogni anno a seconda delle autorizzazioni, dei lavori sulle banchine e del livello del fiume.

La programmazione tipica mette insieme anteprime e film italiani della stagione appena conclusa, una sezione internazionale, documentari, cortometraggi e serate tematiche, con incontri prima o dopo la proiezione. Non tutte le edizioni hanno lo stesso equilibrio fra queste componenti, né lo stesso numero di spazi attivi.

La differenza fra questa pagina e la panoramica sulle arene estive

Sul sito esiste già una pagina che mette in fila tutto il cinema all’aperto romano, quartiere per quartiere: è Le arene estive di Roma, da leggere per capire quante arene ci sono in città, quali sono gratuite, come funziona l’avviso pubblico del Comune e dove trovare i cartelloni. Questa pagina invece tratta una sola manifestazione, quella dell’Isola Tiberina: la panoramica dice quali sono le opzioni, questa dice come si vive una di quelle opzioni e che cosa mettere in conto prima di andarci.

Un festival che cambia ogni anno, e perché conviene saperlo

La caratteristica operativa più importante dell’Isola del Cinema è la variabilità. Spazi occupati, numero degli schermi, perimetro dell’area, orario di apertura dei varchi, presenza dei punti ristoro, sistema di biglietteria e perfino il nome con cui la manifestazione viene comunicata sono cambiati più volte. Negli anni recenti l’assetto è stato particolarmente mobile, fra procedure amministrative, cantieri sulle banchine e messa in sicurezza delle sponde. La conseguenza pratica è una sola: qualsiasi informazione raccolta l’estate precedente, compresi i prezzi che un amico ricorda di avere pagato, va considerata scaduta.

Che cosa resta stabile da un’edizione all’altra

Tre cose reggono da quasi trent’anni. Il periodo: apertura nella seconda metà di giugno, chiusura fra fine agosto e i primi di settembre, Ferragosto compreso. Il luogo: l’isola e le sue banchine, senza spostamenti altrove. La formula: si proietta col buio, all’aperto, seduti su sedie montate sulla pietra. Tutto il resto si verifica ogni volta.

Dove si trova l’Isola del Cinema e come si arriva

L’Isola del Cinema si svolge sull’Isola Tiberina, che si raggiunge esclusivamente a piedi da due ponti: ponte Fabricio dal lato del Ghetto e ponte Cestio dal lato di Trastevere. Non esiste un terzo accesso e non si arriva in auto fino all’ingresso: l’isola è chiusa al traffico ordinario e i mezzi che vi accedono sono quelli di servizio dell’ospedale.

A piedi dal centro storico

Da piazza Venezia si cammina per una quindicina di minuti scendendo lungo via del Teatro di Marcello, costeggiando il Teatro di Marcello e il Portico di Ottavia, e si sbuca su lungotevere de’ Cenci davanti all’imbocco di ponte Fabricio. Da Campo de’ Fiori il tempo è simile, passando per via dei Giubbonari e per il Ghetto. Da piazza Navona si mettano in conto venti minuti buoni, attraversando ponte Sisto e risalendo la sponda trasteverina, oppure restando sulla sponda sinistra lungo via Arenula.

Dal lato di Trastevere si parte da piazza Sonnino o da Santa Maria in Trastevere e in cinque o dieci minuti si è a ponte Cestio. Chi arriva dall’Aventino o dal Circo Massimo scende verso la Bocca della Verità, risale il lungotevere costeggiando il Ponte Rotto e trova ponte Fabricio dopo poche centinaia di metri.

Con i mezzi pubblici

La fermata utile più vicina è quella del tram 8 a piazza Sonnino, sulla sponda di Trastevere, da cui si cammina cinque minuti fino a ponte Cestio. Sul lungotevere passano le linee di autobus che percorrono la sponda sinistra fra il Vaticano e la Piramide, fra cui la 23 e la 280, con fermate a ridosso di ponte Garibaldi. La linea H collega Termini a Trastevere lungo viale Trastevere e ferma anch’essa a piazza Sonnino.

Non c’è una fermata della metropolitana vicina. La più prossima è Circo Massimo sulla linea B, da cui servono circa quindici minuti a piedi lungo il lungotevere, oppure Colosseo, che è più lontana. Chi arriva da Termini fa prima con l’autobus H o con il tram 8 preso a piazza Venezia che scendendo in metropolitana. Le linee e i percorsi degli autobus romani vengono riorganizzati con una certa frequenza, soprattutto d’estate quando entrano in vigore gli orari ridotti: conviene controllare il percorso sull’applicazione dell’azienda di trasporto la sera stessa. Chi si muove poco in città può trovare utile la nostra pagina su come muoversi a Roma.

Il ritorno a notte fonda, che è il vero problema

Una proiezione che comincia alle nove e mezza finisce fra le undici e mezza e mezzanotte, quando il servizio diurno degli autobus è chiuso o molto diradato. Il tram 8 smette di circolare a tarda sera e viene sostituito da una linea notturna sullo stesso percorso; sul lungotevere le corse notturne sono poche e le attese lunghe. Il consiglio operativo è di decidere il rientro prima di entrare, non all’uscita. Verso il centro storico la camminata è breve e le strade restano frequentate fino a ponte Sisto. Verso un quartiere periferico si valuta il taxi: le postazioni più vicine sono a piazza Sonnino e a largo Argentina, e a quell’ora si trova più facilmente una vettura lì che chiamandola dal lungotevere. Su come funziona la città nelle ore piccole abbiamo una pagina dedicata, Roma di notte.

In auto, in scooter, in bicicletta

Arrivare in auto è la soluzione peggiore. Tutta l’area è dentro o a ridosso della zona a traffico limitato del centro storico, i lungotevere sono a scorrimento e la sosta lungo il fiume è a pagamento dove esiste, con stalli che d’estate si riducono per via degli allestimenti. Lo scooter risolve il rientro ma non la sosta: i posti per i motocicli sul lungotevere finiscono presto. La bicicletta arriva fin sotto l’isola lungo la ciclabile del Tevere, che però nelle sere di manifestazione viene deviata nel tratto occupato: la bici si lega prima e si lascia lì.

Come è nata la rassegna dell’Isola Tiberina

L’Isola del Cinema nasce nella seconda metà degli anni Novanta, come iniziativa di un gruppo di operatori culturali romani che ottiene di montare uno schermo sull’isola in mezzo al fiume. La data che ricorre più spesso nelle ricostruzioni è il 1995, ma è un dato che circola nelle presentazioni della manifestazione e lo riportiamo come tale: chi vuole la cifra esatta la trova nelle pagine di storia del sito ufficiale del festival.

L’eredità dell’Estate Romana

La manifestazione arriva dentro una tradizione precisa: quella dell’Estate Romana, il programma di eventi estivi inventato dal Comune di Roma nel 1977. Fu quella stagione a stabilire che d’estate la città si guarda i film all’aperto e dentro i monumenti, e a creare il pubblico che vent’anni dopo si sarebbe seduto sulle banchine.

Che cosa è cambiato negli ultimi anni

Dalla fine degli anni Dieci in avanti l’assetto ha subito diverse trasformazioni: procedure di assegnazione degli spazi, interruzioni e riprese, cantieri sulle sponde, verifiche strutturali sui muraglioni, modifiche al perimetro. Ci sono state edizioni ridotte e edizioni riallargate. Non ricostruiamo qui la cronologia amministrativa, perché cambia mentre la si scrive. Quello che conta per chi ci deve andare è la regola pratica: si guarda il programma di quest’anno, non quello che si ricorda.

Come funziona una serata all’Isola del Cinema

Una serata all’Isola del Cinema comincia quando fa buio: le proiezioni partono dopo il tramonto, indicativamente fra le nove e le nove e mezza di sera nei mesi centrali dell’estate, e l’orario si sposta leggermente con l’avanzare della stagione, perché a fine agosto il sole cala prima che a fine giugno. L’orario esatto di ogni proiezione è pubblicato nel programma giornaliero e non si deduce: va letto.

L’arrivo e l’attesa

I varchi aprono con un’ora o due di anticipo, e in quel tempo l’area funziona come una passeggiata serale: si cammina sulla banchina, ci si siede, si guarda il fiume. Molti arrivano presto proprio per questo. Chi arriva all’orario stampato sul biglietto trova le file occupate e si accomoda ai bordi o dietro.

La quantità di persone varia moltissimo da sera a sera. Un film italiano di richiamo con un ospite riempie tutto; un documentario di mercoledì a metà luglio si vede in venti. Non esiste un affollamento medio: dipende dal titolo.

Gli spazi e gli schermi

La manifestazione usa più di uno spazio, distribuito fra il piazzale dell’isola e i tratti di banchina adiacenti. Quanti siano gli schermi attivi cambia di edizione in edizione e anche in corso di stagione. Per questo qui non trovi un numero: sarebbe sbagliato l’anno prossimo.

La differenza di carattere fra le due collocazioni, però, si può dire. Lo spazio sul piano dell’isola, davanti alla basilica, è più raccolto e riparato dal vento; quelli sulla banchina, sotto il livello stradale, sono più larghi, più esposti all’aria del fiume e più rumorosi, perché il traffico dei lungotevere passa sopra la testa. La prima collocazione è più comoda per sentire i dialoghi, la seconda è più bella da guardare.

Lingua originale e sottotitoli

Una parte della programmazione è in lingua originale con sottotitoli in italiano e una parte è in italiano, doppiata. Quale sia quale è scritto nel programma accanto al titolo, di solito con la sigla che indica la versione. Chi viene da fuori Italia e non parla italiano deve controllare questa riga prima di comprare: capita regolarmente di vedere turisti sedersi davanti a una commedia italiana doppiata e uscire a metà.

I sottotitoli in inglese non sono garantiti: nelle serate in lingua originale sono quasi sempre in italiano, perché il pubblico di riferimento è italiano.

Gli incontri con autori e interpreti

Molte serate prevedono una presentazione prima della proiezione, con il regista, una parte del cast o un critico. Dura dai dieci ai trenta minuti, si svolge davanti allo schermo e non ha traduzione. È la parte che distingue una rassegna di festival da un’arena di quartiere, ed è anche la ragione per cui certe serate cominciano in ritardo: un quarto d’ora di scarto è normale.

Biglietti, ingressi e prenotazioni

I biglietti dell’Isola del Cinema si comprano sul sito ufficiale della manifestazione oppure alla cassa sul posto nelle sere di programmazione, e il sistema adottato cambia di edizione in edizione. Questa è l’unica risposta che possiamo dare che resti valida nel tempo, ed è anche l’unica onesta.

Perché su questa pagina non trovi un prezzo

Le tariffe sono state riviste più volte, con differenze fra proiezione ordinaria, anteprima, evento speciale, ridotto e abbonamento. Scrivere qui una cifra significherebbe consegnare un numero che fra sei mesi sarà falso e che verrebbe comunque citato come aggiornato. La struttura ricorrente è questa: si paga la singola proiezione, esistono riduzioni per alcune categorie, in certe edizioni esistono carnet o abbonamenti, e le anteprime possono costare più di una serata ordinaria. L’accesso alla sola passeggiata sulla banchina, dove previsto, ha un trattamento diverso.

Prenotare o presentarsi

Per le serate ordinarie basta la cassa sul posto. Per le anteprime, per le serate con ospiti annunciati e per i fine settimana di luglio la prenotazione anticipata evita di restare fuori. Nessun posto è numerato nella formula abituale: il biglietto dà diritto a entrare, non a una sedia, e la sedia la si prende arrivando presto.

Dove controllare, in concreto

Il riferimento è il sito ufficiale della manifestazione e i suoi canali social, dove esce il programma giornaliero. Il cartellone completo arriva poche settimane prima dell’apertura e cambia in corso di stagione. Per il quadro generale delle rassegne estive romane, incluse quelle gratuite, resta utile la pagina sulle arene estive di Roma e il calendario dell’Estate Romana.

Una curiosità sull'Isola del Cinema

Chi si siede sulla banchina a valle dell’isola guarda il film appoggiato a una nave di pietra: il lato sud est dell’Isola Tiberina conserva un rivestimento in travertino di età romana modellato a forma di prua, con tanto di rostro, e sopra il fianco corre il rilievo di un bastone attorcigliato da un serpente. È il bastone di Esculapio, il dio della medicina, e la nave allude al viaggio con cui il suo culto sarebbe arrivato a Roma dalla Grecia.

La prua di travertino

Il rivestimento non è un monumento isolato messo lì a decorazione: gli antichi rivestirono l’intera isola per farle assumere l’aspetto di una nave ancorata in mezzo al fiume, con la prua rivolta a valle e la poppa a monte, e al centro, secondo la ricostruzione più diffusa, un obelisco a fare da albero maestro. Di tutto questo resta oggi il frammento di prua, visibile dalla banchina e dal ponte Palatino, eroso, annerito e spesso in parte coperto dai detriti che il fiume deposita.

Quel frammento si vede meglio di sera, quando le luci dell’allestimento illuminano la banchina dal basso e il rilievo prende ombra. Di giorno, col sole alto, la pietra è piatta e non si distingue quasi nulla.

Il serpente e la pestilenza

La tradizione racconta che durante un’epidemia i romani mandarono un’ambasceria a Epidauro per portare a Roma il culto di Asclepio, e che il serpente sacro imbarcato sulla nave, risalito il Tevere, si sarebbe gettato in acqua per approdare proprio sull’isola, indicando dove costruire il tempio. Questa è tradizione antica, non cronaca: va presa come il racconto di fondazione che i romani si tramandavano, non come una ricostruzione dei fatti.

Il dato storico solido è che sull’isola esistette un santuario di Esculapio e che da allora la vocazione sanitaria non si è mai interrotta: l’ospedale che occupa metà della superficie è l’erede diretto di quella funzione. Ventitré secoli di malati nello stesso pezzo di terra in mezzo a un fiume. Il cinema, lì sopra, è arrivato l’altro ieri.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'Isola del Cinema

A meno di cinquanta metri dagli schermi c’è un ospedale in funzione, con un pronto soccorso attivo ventiquattro ore su ventiquattro: il Fatebenefratelli occupa buona parte dell’Isola Tiberina, e le ambulanze entrano ed escono durante tutta la serata, sirene comprese. Nessuna locandina lo scrive, ed è la prima informazione che cambia l’idea che uno si fa del posto.

Le sirene, e perché non è un difetto dell’organizzazione

Durante un film può passare un’ambulanza. Può passarne più di una. Il traffico sanitario dell’isola non si sospende per una proiezione, e sarebbe sbagliato che lo facesse. Chi si siede lì lo mette in conto come mette in conto le zanzare.

La convivenza impone anche limiti sui volumi e sugli orari. Un’arena in un parco può alzare l’audio; questa deve restare dentro soglie compatibili con reparti di degenza a poche decine di metri, ed è una delle ragioni per cui in certe serate i dialoghi si sentono meno di quanto ci si aspetterebbe.

Le zanzare, dette come stanno

La banchina del Tevere a luglio e agosto è un ambiente umido, a livello dell’acqua, con vegetazione spontanea sui muraglioni. La zanzara tigre lì c’è e si fa sentire dalle prime ore della sera, cioè esattamente nell’orario delle proiezioni. Il repellente è la cosa più utile che si può mettere in borsa, insieme a qualcosa che copra le caviglie, la parte che viene punta per prima da chi sta seduto.

Due ore ferme su una sedia in quel punto, senza protezione, si pagano l’indomani.

La banchina è un letto di piena

Le banchine su cui si monta l’arena sono nate come opera idraulica, non come spazio per il pubblico: fanno parte del sistema dei muraglioni costruito dopo la grande alluvione del 1870 e sono progettate per andare sott’acqua quando il fiume cresce. In autunno e in inverno finiscono regolarmente sommerse, e ogni primavera vanno ripulite dal fango e dai detriti prima di poterci rimettere qualcosa sopra.

Questo ha due conseguenze concrete. La prima è che lo stato della banchina all’inizio dell’estate dipende da come è andato l’inverno: dopo una stagione di piene forti i lavori di ripristino sono più lunghi e l’apertura può slittare o l’area utilizzabile può ridursi. La seconda è che l’assetto dell’allestimento non è mai identico a quello dell’anno prima, perché si adatta a quello che il fiume ha lasciato. Se in una certa edizione una parte dell’area non c’è, la ragione spesso è questa, e non una scelta artistica.

I cantieri sulle sponde

Sui muraglioni e sui ponti del tratto centrale del Tevere sono in corso da anni verifiche e interventi di messa in sicurezza, con transenne e tratti interdetti che compaiono e scompaiono. Quando un cantiere interessa una sponda a ridosso dell’isola l’accesso cambia: si entra da un solo ponte, il percorso pedonale devia, la rampa abituale è chiusa. Determina se ci metti cinque minuti o venti a entrare.

Il consiglio che ti do per visitare l'Isola del Cinema

Il consiglio operativo vale più di tutti gli altri messi insieme: arriva almeno quaranta minuti prima dell’orario stampato, perché i posti non sono numerati e le file buone si esauriscono nella prima mezz’ora di apertura dei varchi.

Dove sedersi, e dove non sedersi

Le file migliori sono quelle centrali arretrate, non la prima. Sulla prima fila lo schermo si guarda dal basso e si tiene il collo piegato per due ore; nelle file centrali la distanza è quella giusta e si è lontani dai bordi, cioè da dove passa la gente e da dove arriva più forte il rumore del lungotevere.

Il lato da evitare, sulla banchina, è quello verso il muraglione più vicino alla carreggiata: da lì il traffico copre i dialoghi bassi. Il lato verso l’acqua è più fresco e silenzioso, ed è anche quello dove le zanzare sono più aggressive. Il compromesso ragionevole resta la zona centrale, qualche fila indietro.

Che cosa portarsi

Repellente antizanzare, una felpa leggera, una bottiglia d’acqua e, per chi ha problemi di schiena, un cuscino da sedia. Sul fiume, anche a luglio, dopo mezzanotte la temperatura scende di qualche grado e l’umidità si sente: chi arriva in maglietta a fine agosto esce infreddolito.

Scarpe chiuse, non infradito: si cammina su pietra irregolare, si scendono rampe e c’è poca luce.

Da che ponte conviene scendere

Ponte Cestio, lato Trastevere, è il più comodo per chi arriva col tram o con l’autobus H e per chi cena prima in zona. Ponte Fabricio, lato Ghetto, è più diretto dal centro storico e dà sulla parte dell’isola dove di solito ci sono cassa e ingresso. Se l’area attiva è una sola, però, l’ingresso può spostarsi: conviene guardare la mappa pubblicata dagli organizzatori.

La sera giusta della settimana

Il venerdì e il sabato di luglio sono le sere più piene e più rumorose. Il martedì e il mercoledì si trova posto senza correre e si sente meglio. Ad agosto il pubblico romano cala e quello straniero aumenta: chi cerca l’atmosfera di quartiere la trova più a giugno e a settembre che a Ferragosto. Sulla città in quel periodo abbiamo una pagina apposta, Roma ad agosto.

Un giudizio, visto che serve

Se cerchi la migliore esperienza tecnica di visione, questa non è. L’audio all’aperto su una banchina fluviale, con il traffico sopra e un ospedale accanto, non regge il confronto con una sala. Il valore dell’Isola del Cinema è il posto: due ore sedute sotto le arcate di un ponte del 62 avanti Cristo, con l’acqua che scorre a tre metri e le finestre di Trastevere accese sopra il muraglione. Chi va per il film e basta farebbe meglio ad andare in sala. Chi va per stare lì, ha ragione ad andarci.

Quanto si sta comodi, detto senza girarci intorno

L’esperienza dell’Isola del Cinema vale per l’ambiente, non per il comfort: le sedute sono sedie da esterno montate su una superficie di pietra, non poltrone, e due ore di film si sentono tutte. Diciamolo prima che lo scopra chi ci va.

Le sedute

Sedie impilabili in plastica o in metallo, in file, senza braccioli imbottiti e senza schienale inclinato. Sulla banchina il piano non è livellato, quindi capita la sedia che balla. Chi ha problemi lombari porti un cuscino: è la differenza fra arrivare ai titoli di coda e alzarsi a metà.

Il rumore

Sopra la banchina passano i lungotevere, strade a scorrimento veloce aperte tutta la notte. Il rumore di fondo c’è sempre e nelle ore di punta si alza, e a quello si aggiungono le sirene dell’ospedale e gli scooter che accelerano sui ponti. L’impianto audio compensa fino a un certo punto, perché i volumi sono vincolati dalla presenza dei reparti.

Il risultato pratico: i film con dialoghi molto bassi o con sonoro raffinato si apprezzano poco, mentre le commedie, i film di genere e i documentari con voce fuori campo reggono benissimo. È un criterio di scelta che conviene usare guardando il programma.

Il caldo, l’umidità, l’odore del fiume

Sulla banchina l’aria è più fresca che in strada di qualche grado: è il vantaggio vero delle arene fluviali rispetto a quelle nei piazzali. Il rovescio è l’umidità. Nelle settimane di magra, con il livello del fiume basso e la corrente lenta, l’acqua ferma vicino alle rive può avere un odore percepibile: capita, e conviene saperlo prima di sedersi.

Isola Tiberina
Foto: Federicoradicicampus, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Accessibilità, bambini, animali

L’accesso alle banchine del Tevere avviene tramite rampe e scalinate che scendono dal livello stradale a quello del fiume, e questo rende l’Isola del Cinema un luogo con accessibilità parziale, da verificare ogni anno con gli organizzatori prima di andarci.

Sedia a rotelle e mobilità ridotta

Le rampe che collegano il lungotevere alla banchina hanno pendenze non uniformi e fondo in pietra o in porfido; alcune sono percorribili con assistenza, altre no. Il piano dell’isola, sopra, si raggiunge invece in piano dai due ponti ed è la parte più praticabile. Dove sia collocato lo schermo accessibile in una data edizione, e se esista un percorso dedicato, è informazione che va chiesta direttamente alla manifestazione: non esiste una risposta valida per tutte le stagioni, e daremmo un’indicazione sbagliata a scriverne una.

Chi arriva in sedia a rotelle faccia una telefonata prima: di solito l’organizzazione risponde con precisione, perché la domanda gliela fanno in tanti.

Bambini

La formula serale non aiuta i bambini piccoli: si comincia col buio, si finisce a mezzanotte passata, seduti su sedie rigide, con le zanzare. Dai dieci anni in su funziona bene quando il titolo è adatto. Il passeggino sulle rampe è scomodo. Chi cerca attività pensate per i più piccoli trova un quadro più ampio nella pagina Roma con i bambini.

Mangiare prima o dopo il film, senza cadere nelle trappole

L’Isola del Cinema si trova fra il Ghetto e Trastevere, due zone dove la densità di locali per turisti è fra le più alte di Roma, e dove la differenza fra una cena buona e una cena cara e mediocre si gioca su duecento metri. Qui non nominiamo insegne, per scelta: gli elenchi di nomi invecchiano in pochi mesi e cambiano gestione. Diamo invece i criteri, che restano.

I chioschi della manifestazione

Dentro l’area di solito ci sono punti ristoro temporanei: chioschi per bevande, qualcosa di veloce, gelati. Servono a non muoversi fra una proiezione e l’altra. Costano più della media del quartiere, come ovunque dentro un perimetro recintato, e la scelta è limitata. Chi vuole cenare davvero cena prima, fuori, e usa i chioschi per il bicchiere dopo il film. Non li nominiamo uno per uno perché cambiano ogni stagione insieme agli affidamenti.

I cinque segnali che sei davanti a una trappola

Sono sempre gli stessi, in tutta la città, e nel raggio di dieci minuti a piedi dall’isola si incontrano tutti nella stessa sera. Il primo: la signora che tira la pasta fresca in vetrina o direttamente sul marciapiede. È un richiamo pubblicitario, non una cucina, e va letto come tale. Il secondo: il menu con le fotografie dei piatti, spesso plastificato e tradotto in cinque lingue. Un locale che ha bisogno di mostrarti la foto della carbonara sta parlando a qualcuno che non tornerà mai più. Il terzo: l’acchiappino sulla porta che ti invita a sederti, ti mostra il tavolo libero, ti dice che hanno il miglior qualcosa della zona.

Il quarto: la cucina aperta senza interruzione dalla mattina alla notte. Una cucina che non chiude mai è una cucina che riscalda, perché nessuna brigata regge quindici ore di servizio continuo. Il quinto: la posizione davanti al monumento famoso. I locali affacciati direttamente sulle vedute più fotografate applicano spesso un prezzo tarato sul turista che hanno davanti, con voci non prezzate sul menu, coperti e servizi che compaiono solo sul conto, e listini diversi fra dentro e fuori. Vale per il lungotevere davanti all’isola come vale per le piazze del centro.

I locali a catena del centro

Nel centro di Roma si è moltiplicato un tipo di locale che replica la stessa insegna in più punti della città, con menu identico, arredo identico e spesso una coda gestita col numerino. Come operazione commerciale funzionano, e sono pieni. Non li consigliamo e non li nominiamo. L’osservazione che conta è verificabile da chiunque: i romani non ci vanno. Se in una fila di quaranta persone non senti una parola di italiano, hai già la risposta.

Il criterio più semplice che esista

Guarda chi è seduto e in che lingua ordina. Non serve altro. Un locale con tavoli occupati da gente del posto che parla italiano, con un menu corto e scritto male, con la cucina che chiude nel pomeriggio, è quasi sempre una scelta migliore di uno con la vetrina fotografata e il cameriere che ti chiama dalla strada. Funziona nel Ghetto, funziona a Trastevere, funziona a Testaccio e funziona ovunque.

La lista personale, dichiarata per quello che è

Chi preferisce partire da una selezione già fatta può guardare la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps: è una raccolta curata, non sponsorizzata, costruita sull’esperienza diretta e non su accordi commerciali. Non è un elenco esaustivo e non pretende di esserlo. È il punto di partenza di qualcuno che in quelle strade ci lavora.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il cinema all’aperto a Roma non nasce con l’Isola del Cinema: nasce nel 1977, quando il Comune di Roma inaugura l’Estate Romana e comincia a proiettare film nelle aree archeologiche e nelle piazze, con l’assessore alla cultura Renato Nicolini come regista politico dell’operazione. La rassegna dell’isola arriva quasi vent’anni dopo, dentro un terreno già arato.

Che cosa fu Massenzio

Le proiezioni della Basilica di Massenzio, ai Fori, furono il simbolo di quella stagione: schermi giganti dentro un monumento antico, ingresso popolare, migliaia di persone sedute per terra fino a notte. L’idea politica era che la cultura uscisse dalle sale per prendersi gli spazi della città, e che d’estate la città restasse viva per chi non partiva.

Quella stagione fu discussa aspramente da chi la considerava effimera. Il termine, usato allora come accusa, finì per diventare il nome di una categoria: cultura temporanea, montata e smontata. È la categoria a cui appartiene un’arena su una banchina.

Perché questo conta per chi va sull’isola

Il pubblico che oggi si siede sulle banchine è il prodotto di quella scelta amministrativa di quasi cinquant’anni fa. La continuità si vede anche nel meccanismo: le rassegne estive romane nascono in gran parte da avvisi pubblici comunali e da contributi, e la mappa delle arene cambia ogni anno perché cambiano gli assegnatari. Il quadro completo è nella pagina sulle arene estive di Roma e in quella sull’Estate Romana.

La foto giusta da fare all'Isola del Cinema

La fotografia che racconta davvero l’Isola del Cinema non è quella dello schermo: è quella dell’isola illuminata vista da fuori, con le arcate di ponte Fabricio o di ponte Cestio in primo piano e il riverbero delle luci dell’arena sull’acqua. Si fa dal ponte accanto, non da dentro l’area.

Da ponte Palatino, a valle

Il punto migliore è la spalletta di ponte Palatino, da cui si vede anche l’arcata superstite del Ponte Rotto. Da lì l’isola si inquadra per intero, di traverso, con la prua di travertino in basso e le luci dell’allestimento riflesse sul fiume. L’ora giusta è subito dopo il tramonto, col cielo ancora blu e le luci già accese: dura venti minuti, poi il cielo diventa nero e il contrasto si perde.

Serve un appoggio, perché i tempi sono lunghi e il ponte vibra al passaggio degli autobus: la spalletta in muratura fa da treppiede. Attenzione al traffico alle spalle, il marciapiede è stretto.

Quello che non si fotografa

Le proiezioni non si riprendono: filmare lo schermo è vietato per ragioni di diritti, e il flash, inutile a quella distanza, disturba chi hai intorno. Negli incontri con gli ospiti conviene chiedere prima, perché alcune presentazioni hanno restrizioni concordate con la produzione. I pazienti e il personale dell’ospedale, che passano di continuo, non sono soggetti da inquadrare.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

L’Isola Tiberina ha una storia documentata di oltre duemiladuecento anni, e quasi tutta ruota intorno a due funzioni: la cura dei malati e il passaggio del fiume. Il cinema è l’ultimo arrivato, e di gran lunga il più recente.

L’arrivo del culto di Esculapio

Dopo una grave epidemia che colpì Roma alla fine del quarto secolo avanti Cristo, la città importò da Epidauro il culto del dio greco della medicina e gli dedicò un santuario sull’isola. Le fonti moderne non concordano su una data unica: la pestilenza è collocata nel 293 avanti Cristo e la dedica del tempio viene posta fra il 291 e il 289, a seconda della ricostruzione. Riportiamo la forchetta, non una cifra sola.

Ponte Fabricio, 62 avanti Cristo

Ponte Fabricio collega l’isola alla sponda del Campo Marzio ed è il ponte romano meglio conservato della città, ancora in uso con la sua struttura antica. L’iscrizione che ricorda Lucio Fabricio, il curatore delle strade che lo fece costruire, compare ripetuta sulle arcate. Da lì si passa entrando dal lato del Ghetto, e che una folla ci cammini sopra ogni sera d’estate, più di duemila anni dopo, resta il dato più sorprendente dell’intera faccenda.

I Pierleoni e la torre medievale

Nel Medioevo l’isola fu controllata dai Pierleoni, che ne fecero un caposaldo fortificato a guardia del passaggio sul fiume. Di quel sistema resta una torre verso ponte Cestio, nota come torre dei Caetani o torre della Pulzella per via di un piccolo rilievo con una testa femminile murato in facciata. Su chi raffiguri circolano tradizioni diverse e nessuna spiegazione accertata.

L’ospedale, dal Cinquecento a oggi

Nel 1584 l’ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli, ottenne la chiesa di San Giovanni Calibita sull’isola e vi impiantò un ospedale che da allora non ha mai smesso di funzionare. La continuità fra il santuario antico e l’ospedale moderno è il dato che rende questa isola diversa da qualsiasi altro pezzo di Roma: la stessa funzione, nello stesso posto, per più di venti secoli.

La piena del 1870 e i muraglioni

L’alluvione del dicembre 1870, pochi mesi dopo la presa di Roma, allagò il centro e convinse il nuovo Stato a costruire gli argini in muratura che oggi chiudono il fiume. I lavori, su progetto dell’ingegnere Raffaele Canevari, cancellarono il porto di Ripetta e i mulini, ricostruirono in gran parte ponte Cestio e crearono le banchine ribassate: lo spazio su cui oggi si montano gli schermi. L’arena estiva esiste perché nell’Ottocento si decise di incassare il Tevere fra due muri.

Ottobre 1943

Durante l’occupazione tedesca di Roma, nei giorni intorno al rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, alcuni medici dell’ospedale dell’isola ricoverarono persone in fuga inventando una malattia inesistente e altamente contagiosa, indicata nelle cartelle come sindrome di K, per scoraggiare i controlli nei reparti. L’episodio è documentato e riconosciuto, e riguarda un edificio che si vede da ogni punto dell’area della manifestazione. Il Ghetto comincia a cinquanta metri, dall’altra parte di ponte Fabricio.

Chi è passato dall'Isola del Cinema

Dall’Isola del Cinema passano ogni estate registi, attori, sceneggiatori e critici che presentano il proprio film prima della proiezione, ma l’elenco dei nomi cambia integralmente a ogni edizione e lo pubblicano gli organizzatori nel programma della stagione in corso. Qui non ne pubblichiamo uno, e la ragione è semplice.

Perché non trovi una lista di ospiti su questa pagina

Attribuire a una persona la presenza a una serata a cui non ha partecipato è un errore che si propaga: viene copiato, ripreso da altri siti e diventa un falso consolidato. Gli ospiti si verificano sul programma ufficiale dell’anno, non su una pagina scritta prima. Chi cerca chi ci sarà quest’anno guardi il cartellone; chi cerca chi c’è stato guardi gli archivi delle edizioni passate.

Chi passa da qui ogni sera, comunque

C’è il pubblico romano abituale, quello che d’estate resta in città e fa dell’arena un appuntamento settimanale; i cinefili che vengono per una sezione precisa del programma; i turisti che capitano lì dopo cena in Trastevere e comprano il biglietto sul momento; i medici e gli infermieri che smontano dal turno e attraversano l’area per andarsene. Quest’ultima è la categoria che nessuno nota e che dice più di tutte dove ti trovi.

Chi è passato dall’isola nei secoli

Molto prima del cinema, da questo scoglio in mezzo al fiume passavano i malati che cercavano la guarigione nel santuario, i pellegrini diretti alla basilica, i mercanti che attraversavano sui due ponti, i frati ospedalieri, i soldati della fortificazione medievale. E le persone che nell’ottobre del 1943 trovarono rifugio nei reparti.

L’isola di giorno e le altre arene della città

Chi arriva presto può usare l’ora prima del buio per vedere l’isola alla luce: la basilica di San Bartolomeo all’Isola, la vera da pozzo sul presbiterio, il passaggio sotto ponte Fabricio e la vista sul Ponte Rotto dalla punta a valle. A cinque minuti ci sono la Sinagoga e il Portico di Ottavia sul lato del Ghetto, la Fontana delle Tartarughe a piazza Mattei e, sul lato opposto, Santa Cecilia in Trastevere e il Museo di Roma in Trastevere. Chi ha tempo prima di cena può salire al Gianicolo per il tramonto e scendere poi verso ponte Cestio.

Le altre arene, se questa non fa al caso tuo

Roma ha molte arene estive e diverse sono gratuite. Nel quadrante del centro ci sono le Notti di Cinema a piazza Vittorio all’Esquilino e Il Cinema alle Mura sotto le Mura Aureliane; dentro Villa Borghese lavora l’arena della Casa del Cinema con il Teatro Ettore Scola, mentre in periferia ci sono Roma Cinema Arena al Parco degli Acquedotti, Cinema a Forte Antenne dentro Villa Ada e il Puntasacra Film Fest all’Idroscalo di Ostia. Sulla stessa sponda del fiume, fra ponte Sublicio e ponte Sisto, si monta ogni estate il villaggio di Lungo il Tevere Roma, che è una passeggiata con stand e non una rassegna cinematografica. In autunno il baricentro si sposta alla Festa del Cinema di Roma, all’Auditorium Parco della Musica.

Domande frequenti sull'Isola del Cinema

Che cos’è l’Isola del Cinema?

L’Isola del Cinema è la rassegna di cinema all’aperto che si svolge ogni estate sull’Isola Tiberina, a Roma, e sulle banchine del Tevere intorno all’isola, con proiezioni serali fra giugno e l’inizio di settembre. Il programma mette insieme film italiani recenti, titoli internazionali, documentari e cortometraggi, con incontri e presentazioni prima delle proiezioni. Date, spazi e formule di ingresso cambiano a ogni edizione e vanno verificati sul sito ufficiale della manifestazione.

Quanto costa il biglietto dell’Isola del Cinema?

Il prezzo del biglietto dell’Isola del Cinema cambia a ogni edizione e per tipo di serata, quindi non esiste una cifra valida nel tempo. La struttura ricorrente prevede il pagamento della singola proiezione, riduzioni per alcune categorie e tariffe più alte per anteprime ed eventi speciali. L’unico riferimento attendibile è il sito ufficiale della manifestazione, dove le tariffe vengono pubblicate all’apertura del cartellone.

Quando si svolge l’Isola del Cinema?

L’Isola del Cinema si svolge nella parte centrale dell’estate, di solito dalla seconda metà di giugno all’inizio di settembre, agosto compreso. Le date esatte di apertura e chiusura vengono annunciate dagli organizzatori poche settimane prima dell’avvio e sono cambiate più volte negli anni, anche in funzione dei lavori sulle banchine e dello stato del fiume dopo l’inverno. Conviene controllare il calendario ufficiale prima di programmare la serata.

Come si arriva all’Isola del Cinema con i mezzi pubblici?

All’Isola del Cinema si arriva a piedi da ponte Cestio, lato Trastevere, o da ponte Fabricio, lato Ghetto: non esistono altri accessi. La fermata utile più vicina è piazza Sonnino, servita dal tram 8 e dall’autobus H, a cinque minuti a piedi. Sul lungotevere passano linee di superficie come la 23 e la 280. La metropolitana più vicina è Circo Massimo, sulla linea B, a circa quindici minuti a piedi.

L’Isola del Cinema è adatta ai bambini?

L’Isola del Cinema è poco adatta ai bambini sotto i dieci anni, perché le proiezioni cominciano col buio, finiscono a mezzanotte passata e si assiste seduti su sedie rigide all’aperto, con le zanzare del fiume. Per i ragazzi più grandi funziona bene quando il titolo è adatto, e l’area di passeggio sulla banchina prima dell’inizio piace molto. I passeggini sulle rampe di accesso sono scomodi.

L’Isola del Cinema è accessibile alle persone in sedia a rotelle?

L’Isola del Cinema ha un’accessibilità parziale, perché le banchine del Tevere si raggiungono da rampe e scalinate con pendenze non uniformi e fondo in pietra, mentre il piano dell’isola è raggiungibile in piano dai due ponti. L’esistenza di un percorso dedicato e la collocazione degli spazi accessibili cambiano con l’allestimento di ogni edizione: conviene contattare direttamente l’organizzazione prima di andare.

I film all’Isola del Cinema sono in lingua originale?

All’Isola del Cinema una parte della programmazione è in lingua originale con sottotitoli in italiano e una parte è in italiano. La versione di ciascun titolo è indicata nel programma giornaliero accanto all’orario, ed è la riga da controllare prima di comprare il biglietto. I sottotitoli in inglese non sono garantiti e le serate che li prevedono sono una minoranza, da cercare nel cartellone dell’edizione.

Che differenza c’è fra l’Isola del Cinema e le altre arene estive di Roma?

L’Isola del Cinema è una singola rassegna con una sua direzione e un suo cartellone, mentre le arene estive di Roma sono l’insieme di tutti i cinema all’aperto che la città allestisce ogni estate, molti dei quali gratuiti e di quartiere. Chi vuole il quadro completo, con i criteri di scelta e la mappa per quadranti, trova tutto nella pagina dedicata alle arene estive di Roma.

Che cosa succede se piove o se il fiume è in piena?

In caso di pioggia le proiezioni dell’Isola del Cinema possono essere sospese o annullate, perché gli spazi sono all’aperto e senza copertura, e le condizioni di rimborso o recupero dipendono dal regolamento dell’edizione. Una piena del Tevere in estate è rara ma un innalzamento del livello può ridurre l’area utilizzabile sulle banchine. Nelle sere incerte conviene controllare i canali ufficiali poche ore prima.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Chi costruisce una serata intorno a una proiezione sull’isola, incrociandola con una passeggiata nel Ghetto o in Trastevere e con una cena prima del film, trova strumenti di pianificazione e supporto organizzativo su Tour Leader Pro, che lavora su itinerari costruiti sugli orari reali dei luoghi.

Per il quadro più ampio, cioè per chi sta organizzando un viaggio in Italia e vuole capire come incastrare Roma con il resto, comprese le distanze, i treni e le mete del Lazio raggiungibili in giornata, una risorsa utile è Italy Planner.

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IndirizzoIsola Tiberina Roma Roma Città
CategorieCinema

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