Festa del Cinema di Roma 2026 — la ventunesima edizione all’Auditorium
L’evento. Dal 14 al 25 ottobre 2026 torna la Festa del Cinema di Roma, ventunesima edizione: quasi due settimane di anteprime internazionali, red carpet, incontri con gli autori, restauri e retrospettive all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e in altre sale della città. Con una novità che vale la pena mettere subito in chiaro, perché cambia i piani a chi aveva già segnato le date sul calendario: il 4 settembre la Fondazione Cinema per Roma ha annunciato un giorno in più di programmazione, e l’inaugurazione è stata anticipata a martedì 13 ottobre. La chiusura resta domenica 25. Quindi tredici giorni pieni, non dodici, e una serata di apertura che cade il giorno prima di quello che molti avevano in testa.
Di cosa si tratta. Organizzata dalla Fondazione Cinema per Roma, riconosciuta dalla FIAPF come festival competitivo, la Festa è il grande appuntamento cinematografico della capitale: un concorso internazionale, sezioni parallele non competitive, incontri con il pubblico, proiezioni speciali, omaggi e restauri. La parola che la Fondazione usa nei suoi documenti è sintesi: programmazione di qualità e fruizione popolare insieme. Tradotto per chi legge: la stragrande maggioranza degli eventi in programma è rivolta agli spettatori normali, non agli addetti ai lavori, e ogni anno una parte del cartellone è a ingresso gratuito. Non è un dettaglio di facciata, è la ragione per cui questa manifestazione si chiama Festa e non Festival.
La location. Il cuore è l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone (Viale Pietro de Coubertin 30), con le sue sale di proiezione e con il red carpet allestito lungo il viale che porta alla Cavea, uno dei più lunghi al mondo. Tutti gli spazi dell’Auditorium sono accessibili alle persone con disabilità. Il programma coinvolge poi altri luoghi e realtà culturali della città: negli anni hanno ospitato proiezioni il MAXXI, la Casa del Cinema di Villa Borghese, il Teatro Palladium, il Nuovo Cinema Aquila, il carcere di Rebibbia, il Policlinico Gemelli, le case rifugio della Regione Lazio e una rete di librerie indipendenti sparse per i quartieri.
Le date esatte, e perché sono cambiate a settembre
Le date della ventunesima edizione erano state annunciate a febbraio. Poi, il 4 settembre 2026, il Presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, e la Direttrice Artistica, Paola Malanga, hanno comunicato che la Festa sarebbe stata inaugurata martedì 13 ottobre, con un giorno in più di programmazione. La motivazione dichiarata è concreta e dice molto sullo stato di salute della manifestazione: l’aumento del numero di film iscritti nel corso dell’anno e le richieste arrivate dai produttori e dai distributori del cinema indipendente. In altre parole, c’erano troppi film buoni per lo spazio disponibile, e invece di tagliare hanno allungato.

Per chi si organizza adesso la conseguenza pratica è semplice. Se avete in testa il 14 ottobre come primo giorno, sappiate che la serata inaugurale e il primo red carpet cadono la sera prima. Se arrivate a Roma apposta, il martedì 13 è il giorno da bloccare; se invece venite per il grosso del programma, il periodo denso resta quello centrale, fra il giovedì e il fine settimana successivo, quando le sale lavorano dalla mattina alla notte e i doppioni di proiezione permettono di recuperare quello che si era perso.
Il film di apertura è già stato annunciato a luglio: Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, presentato nella sezione Grand Public durante la cerimonia inaugurale, condotta dalla dj e conduttrice televisiva e radiofonica Ema Stokholma. È un film corale con Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce e con la partecipazione di Claudio Santamaria; racconta tre coppie che non si conoscono e che hanno in comune la gabbia che si sono costruite intorno, finché un evento inatteso non le costringe a rimettere tutto in discussione. Uscirà nelle sale italiane il 12 novembre 2026, distribuito da 01 Distribution. Questo dato, per chi deve decidere se spendere una serata alla Festa, conta: significa che il 13 ottobre lo vedete con quasi un mese di anticipo sul resto del paese, e con il regista e il cast in sala.
Il resto del programma arriva più tardi. La Fondazione lo scrive in modo esplicito sulla propria pagina: il programma della ventunesima edizione sarà disponibile nei primi giorni di ottobre e diffuso attraverso tutti i canali della manifestazione. Chi si sta organizzando a metà settembre, quindi, lavora ancora al buio sui titoli. Non è un difetto di comunicazione, è il funzionamento normale di un festival che chiude le selezioni a fine estate: il bando per l’iscrizione dei film si è chiuso il 30 luglio 2026, e il comitato di selezione lavora fino all’ultimo.
Come funziona la Festa per chi non è del mestiere
Qui c’è il malinteso più diffuso, e vale la pena smontarlo con calma. Molte persone pensano che un festival internazionale sia un recinto per giornalisti, produttori e distributori, e che il pubblico possa al massimo guardare le star da dietro una transenna. Alla Festa del Cinema di Roma non funziona così, e non ha mai funzionato così: la biglietteria è aperta a chiunque, le proiezioni ufficiali hanno posti in vendita normalmente, gli incontri con gli autori sono pensati per la platea e non per la sala stampa, e una parte del cartellone non costa nulla.
Il meccanismo dei biglietti è quello che spiazza i visitatori occasionali. La prevendita non apre a luglio come per un concerto: apre circa una settimana prima dell’inaugurazione, e la data precisa viene comunicata attraverso i canali ufficiali della manifestazione. Con l’apertura del 13 ottobre, questo significa che il momento buono per stare con il telefono in mano cade intorno ai primi giorni di ottobre, cioè più o meno quando esce il programma. Le due cose sono collegate e succedono a stretto giro: prima si scopre che cosa c’è, poi si corre a prendere il posto.
Consiglio operativo, perché su questo si perdono le proiezioni migliori: iscrivetevi alla newsletter della Fondazione e seguite i canali social ufficiali adesso, non a ottobre. La comunicazione dell’apertura della biglietteria passa di lì, e la differenza fra chi entra nella Sala Sinopoli per un evento atteso e chi resta fuori si misura in poche ore, non in giorni. La biglietteria resta comunque attiva per tutta la durata della manifestazione, quindi anche chi si sveglia tardi qualcosa lo trova, ma raramente sono i titoli con il tappeto rosso davanti.
La politica dei prezzi merita un paragrafo a sé, perché è uno dei tratti distintivi della manifestazione. La Fondazione dichiara una particolare attenzione al prezzo e la presenza di numerosi eventi a ingresso gratuito. A questo si aggiunge una rete di convenzioni davvero larga, che ogni anno viene aggiornata e pubblicata sul sito: l’elenco comprende associazioni di categoria del cinema come ANAC, ANCCI, ANEC Lazio, ARCI UCCA, FICE, FIC, FEDIC e FICC, ma anche realtà culturali cittadine come il MAXXI, il Palazzo delle Esposizioni, la Galleria Borghese, il Romaeuropa Festival, il Teatro Olimpico, la Casa del Cinema, le Biblioteche di Roma con la Bibliocard, la MIC Card, il Roma Pass 48 e 72 ore, e poi FAI, Feltrinelli e IBS, ACI, NABA, IED, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Lo sconto tipico è del venti per cento; per gli abbonati di Santa Cecilia, per esempio, è del dieci.
Vale la pena controllare quella pagina prima di comprare, perché quasi tutti abbiamo in tasca almeno una di quelle tessere senza saperlo. Chi ha la Bibliocard perché prende libri in prestito a Trastevere, chi ha la MIC Card perché va nei musei civici, chi ha il Roma Pass perché è arrivato da fuori: sono tutte carte che valgono uno sconto sul biglietto della Festa.
Gli accrediti: chi può chiederli, e il 29 settembre da segnare
Se invece lavorate nel settore, o studiate cinema, il discorso cambia. Gli accrediti per la ventunesima edizione sono riservati alla stampa e ai media, ai professionisti dell’industria cinematografica, agli studenti universitari e alle associazioni e organizzazioni di cultura cinematografica. La scadenza per la richiesta è il 29 settembre 2026. È una data secca, arriva prima dell’apertura della biglietteria e prima della pubblicazione del programma, e questo è il motivo per cui ogni anno qualcuno la manca: si aspetta di sapere che film ci sono per decidere se vale la pena, e quando il programma esce la finestra per accreditarsi si è già chiusa.
Il punto che spesso sfugge riguarda gli studenti universitari. Non serve essere iscritti a un corso di cinema in senso stretto né avere pubblicazioni alle spalle: la categoria è prevista esplicitamente fra quelle accreditabili. Per chi studia a Roma, e ha lezioni a due fermate di autobus dal Flaminio, è probabilmente il modo più economico che esista in Italia per vedere venti film internazionali in dodici giorni. Le regole precise, i documenti richiesti e le modalità di ritiro del badge cambiano di anno in anno e vengono pubblicate sulla pagina degli accrediti del sito ufficiale: conviene leggerle lì, e conviene farlo prima della scadenza di fine settembre.
Una raccomandazione da chi ha visto parecchia gente arrivare impreparata: l’accredito non è un lasciapassare universale. Dà diritto all’accesso secondo un sistema di priorità e di prenotazione delle sale, che a Roma è tradizionalmente più generoso che in altri festival, ma nelle giornate di punta le proiezioni di gala si riempiono lo stesso. Chi ha il badge e vuole vedere il film dell’attore famoso deve comunque prenotare con anticipo e presentarsi presto.
Una curiosità su Festa del Cinema di Roma 2026 — la ventunesima edizione all’Auditorium
Questa manifestazione ha cambiato nome tre volte in vent’anni, e il nome non è mai stato una questione di marketing: è stata ogni volta una dichiarazione di guerra o di pace con l’idea stessa di festival.
Nel 2006 la prima edizione si chiamava Cinema. Festa Internazionale di Roma. Il sostantivo scelto era Festa, con la maiuscola, e la giuria che assegnava il premio principale era una giuria popolare, presieduta da Ettore Scola. Il premio si chiamava Marco Aurelio, come la statua equestre del Campidoglio, e andò a un film russo, Izobrajaya Zhertvy di Kirill Serebrennikov. Roma diceva al mondo del cinema: qui decidono gli spettatori, non i critici.
Nel 2008 la manifestazione cambia pelle e diventa Festival Internazionale del Film di Roma. Presidente Gian Luigi Rondi, poi Paolo Ferrari; dal 2012 al 2014 la direzione artistica passa a Marco Müller, che arriva dalla Mostra di Venezia e porta con sé un’idea molto più competitiva e molto più orientata al mercato. Sono gli anni dei Marc’Aurelio d’Oro, delle giurie internazionali presiedute da James Gray e Jeff Nichols, di Matthew McConaughey premiato come miglior attore per Dallas Buyers Club e di Scarlett Johansson premiata come miglior attrice per Her, nel 2013. Sulla carta era il festival più ambizioso che Roma abbia mai avuto.
Nel 2015 si torna indietro, e il nome torna a essere Festa del Cinema di Roma. Direttore artistico Antonio Monda, che resta fino al 2021 e costruisce la manifestazione intorno agli incontri con il pubblico, alle grandi personalità invitate a raccontarsi sul palco, a un’idea di cinema come conversazione più che come gara. Nel 2022 la direzione passa a Paola Malanga, che reintroduce nel regolamento un concorso internazionale vero e proprio, il Concorso Progressive Cinema, con una giuria di professionisti. La Festa di oggi vive dentro questa doppia natura: una competizione riconosciuta dalla FIAPF e, allo stesso tempo, un evento cittadino in cui il pubblico gioca la parte del protagonista.
C’è una seconda curiosità dentro la prima, ed è il posto che occupa nel calendario. Roma arriva dopo Venezia, dopo Toronto, dopo San Sebastián, e questo per anni è stato raccontato come una condanna: i film migliori sarebbero già passati altrove. Nella pratica è successo l’opposto. Arrivare a ottobre significa intercettare i titoli che escono nelle sale italiane fra novembre e Natale, e infatti alla Festa si vedono in anteprima i film che il mese dopo trovate al cinema sotto casa. Per lo spettatore romano questo è un vantaggio enorme, e spiega perché la platea sia fatta soprattutto di gente della città e non di turisti del festival.
Come si arriva all’Auditorium, e come si torna a casa a mezzanotte
L’Auditorium si trova nel quartiere Flaminio, fra il Villaggio Olimpico e il Tevere, in una zona che di sera non ha una fermata della metropolitana a portata di mano. Questo è il singolo dato logistico che rovina più serate, perché nessuno ci pensa finché non si ritrova fuori dalla Sala Santa Cecilia alle undici e mezza di sera con la voglia di tornare a casa in fretta.
Le linee di superficie indicate dalla Fondazione sono queste: il 2, che collega Piazzale Flaminio a Piazza Mancini con fermata a Piazza Apollodoro, attivo nei feriali e nei festivi; il 910, da Piazza Indipendenza a Piazza Mancini; il 53, da Piazza Mancini a Largo Chigi; il 982, da Viale XVII Olimpiade alla stazione Quattro Venti; il 168, da Largo Maresciallo Diaz alla stazione Tiburtina, feriale; il 223, da Termini alla stazione La Giustiniana, feriale. Il 2 è quello che usa quasi tutti: si prende sotto Piazza del Popolo, alla stazione Flaminio della metro A, e in pochi minuti scarica a due passi dall’ingresso.
Il trucco per le serate lunghe è un altro, e non compare in nessuna brochure: tornare a piedi verso il centro passando per il Ponte della Musica, il ponte pedonale bianco che collega il Flaminio a Piazzale Maresciallo Diaz, dall’altra parte del fiume. Sono dieci minuti di camminata, il ponte è illuminato, e dall’altra sponda si trovano le linee che portano a Prati e al Vaticano. In alternativa, sempre a piedi, si scende verso Ponte Milvio in un quarto d’ora abbondante, e lì di sera la città è viva fino a tardi.
Chi arriva in macchina deve mettere in conto il parcheggio interrato dell’Auditorium, che nelle sere di gala si riempie, e la caccia al posto lungo Viale de Coubertin e Viale Tiziano, che nelle stesse sere è una guerra civile. Se potete, lasciate l’auto a Piazza Mancini o al parcheggio di scambio e fate l’ultimo pezzo con il 2. Se venite in taxi, l’indirizzo da dare è Viale Pietro de Coubertin 30, ma nelle sere di red carpet la viabilità intorno alla Cavea viene modificata e il conducente vi lascia più lontano del previsto: calcolate dieci minuti di margine.
Ultima nota sull’accessibilità, perché la Fondazione la dichiara nero su bianco e vale la pena ripeterla: tutti gli spazi dell’Auditorium sono accessibili alle persone con disabilità. Le sale, i foyer, i percorsi esterni. Per le postazioni dedicate in sala conviene comunque segnalarlo al momento dell’acquisto del biglietto o alla biglietteria fisica, così vi assegnano i posti giusti senza rincorse dell’ultimo minuto.
Una cosa che non ti dice nessuno su Festa del Cinema di Roma 2026 — la ventunesima edizione all’Auditorium
Le repliche. Nessuno ne parla, tutti inseguono la proiezione ufficiale con il tappeto rosso, e intanto il modo più intelligente di vivere la Festa è quasi sempre il secondo passaggio.
Funziona così: i film del programma hanno la loro proiezione ufficiale, quella con il regista, il cast, i fotografi e la sala piena di accrediti, e poi hanno una o più repliche nei giorni successivi, in sale più piccole e in orari meno contesi. La proiezione ufficiale è un evento sociale, e come tutti gli eventi sociali è rumorosa: gente che entra tardi, telefoni alzati per riprendere l’attore sul palco, applausi a comando, presentazioni che mangiano venti minuti. La replica è un cinema normale, con lo stesso film, a metà dell’affollamento, e spesso a un prezzo più basso. Chi va alla Festa per vedere i film, e non per vedere chi guarda i film, impara presto a costruire la propria giornata sulle repliche.
C’è anche una versione estrema di questo consiglio, riservata all’ultimo giorno. Nelle edizioni recenti la giornata conclusiva ha ospitato un ampio programma di repliche dei film vincitori, subito dopo la cerimonia di premiazione: nel 2025, per esempio, le repliche dei titoli premiati sono state programmate nell’ultima giornata, con proiezioni anche al Teatro Olimpico. Se avete un solo giorno da dedicare alla Festa e non volete giocarvelo a scatola chiusa, la domenica finale è statisticamente il giorno in cui si vedono i film migliori dell’intera edizione, perché sono già stati selezionati da una giuria al posto vostro.
Seconda cosa che non vi dirà nessuno: gli Incontri. Ogni anno una parte consistente del programma è fatta di conversazioni con registi, attori, sceneggiatori, spesso in sale grandi e spesso con un prezzo simbolico o nullo. Sono gli eventi in cui una persona che ha fatto la storia del cinema parla per un’ora e mezza senza il filtro di un ufficio stampa, risponde alle domande della platea e racconta cose che nelle interviste non dice. Costano meno di una proiezione e valgono il doppio, e nella maggior parte dei casi si esauriscono per ultimi, perché il pubblico occasionale guarda solo i titoli dei film.
Terza, e più prosaica: il cibo. L’Auditorium ha bar e ristorazione interna, ma nei giorni della Festa le code al bancone fra una proiezione e l’altra sono lunghe quanto quelle per entrare in sala. Chi ha in programma tre film in un giorno si porta qualcosa da mangiare, oppure esce dal complesso e cammina cinque minuti verso Viale Tiziano e le strade del Villaggio Olimpico, dove ci sono bar di quartiere con prezzi normali e nessuna fila.
Le sale dell’Auditorium, e come scegliere dove sedersi
Il complesso progettato da Renzo Piano ha una forma che tutti a Roma riconoscono: tre grandi volumi rivestiti di piombo, disposti intorno a una cavea all’aperto, e sotto di loro un livello di foyer, spazi espositivi e servizi. Durante gli scavi delle fondazioni emersero i resti di un insediamento antico, che invece di essere rimossi furono conservati e resi visitabili in un’area archeologica incastonata fra le sale: è uno dei pochi cantieri romani in cui l’archeologia non ha fermato i lavori ma li ha modificati. Durante la Festa quell’area resta lì, a pochi metri dal tappeto rosso, e quasi nessuno la guarda.
Delle sale, la più grande è la Sala Santa Cecilia, quella pensata per la grande orchestra sinfonica: nei giorni della Festa ospita gli eventi con il pubblico più numeroso e le proiezioni di gala. La Sala Sinopoli è la sala di mezzo, e per il cinema è probabilmente la migliore del complesso come rapporto fra dimensione e resa. La Sala Petrassi è la più raccolta delle tre, e ha una tradizione precisa dentro la manifestazione: nel 2025 la cerimonia di premiazione della ventesima edizione si è svolta proprio lì, il 25 ottobre alle diciassette. Ci sono poi il Teatro Studio, gli spazi espositivi e le sale minori che durante la Festa vengono riconvertiti a proiezione o a incontro.
Un avvertimento che vale per tutte: queste sale nascono per la musica, non per il cinema. L’acustica è straordinaria, la pendenza delle file e la distanza dallo schermo sono pensate per un palco, non per un telo. Tradotto in consigli pratici, nelle sale grandi evitate le prime file laterali, che per un concerto sono ottime e per un film sono una tortura, e puntate al centro del settore centrale o alle prime file della galleria. Se il biglietto è numerato, sceglietelo con calma sulla mappa; se non lo è, arrivate venti minuti prima e lasciate che gli altri si accomodino ai lati.
Fuori dalle sale, il livello inferiore ospita la libreria, i banchi informazioni e i punti di ritiro dei biglietti. Nei giorni della Festa lo spazio cambia faccia: compaiono i desk degli accrediti, gli allestimenti dei partner, i punti dove si ritirano le pettorine per i fotografi. È un buon posto per capire come funziona la macchina, se la cosa vi incuriosisce, e per rendersi conto di quanta gente lavori dietro una manifestazione di questa dimensione.
Il consiglio che ti do per visitare Festa del Cinema di Roma 2026 — la ventunesima edizione all’Auditorium
Non costruite la giornata intorno alle star. Costruitela intorno a una sezione.
Vale la pena spiegarlo, perché è il consiglio più utile per chi arriva alla Festa per la prima volta. Il programma è organizzato in sezioni con criteri precisi: il Concorso Progressive Cinema raccoglie i film in gara davanti alla giuria internazionale, Freestyle tiene insieme le opere più irregolari e i formati che il cinema tradizionale fatica a contenere, Grand Public è la sezione dei film destinati al pubblico largo, dove nel 2026 è stato collocato il film di apertura, e poi ci sono le Proiezioni Speciali, i Restauri, gli Omaggi, le Retrospettive e gli Incontri. Chi sceglie i film uno per uno, in base al nome dell’attore sul manifesto, finisce per vedere cinque titoli che non hanno niente in comune e torna a casa con la sensazione di aver fatto zapping. Chi sceglie una sezione e la segue per due o tre giorni capisce che cosa stava pensando il comitato di selezione, e quello è il vero contenuto di un festival.
Il secondo pezzo del consiglio riguarda il ritmo. Tre film al giorno sono il massimo sostenibile per una persona normale, e sto già esagerando. Fra un film e l’altro servono almeno quaranta minuti: per uscire dalla sala, fare la fila del bagno, bere qualcosa, riattraversare il foyer e rimettersi in coda. Se pianificate due proiezioni attaccate, con venti minuti di scarto, la seconda la perdete o la guardate in piedi in fondo alla sala. Meglio due film e un incontro, con una passeggiata in mezzo.
Terzo pezzo: le mattine. Le proiezioni della mattina, soprattutto nei giorni feriali, sono il segreto meglio custodito della manifestazione. Sale mezze vuote, nessuna coda, pubblico fatto di persone che sono lì per vedere il film e non per l’evento, biglietti che si trovano anche all’ultimo. Se avete la possibilità di prendere una mattinata libera fra il 14 e il 23 ottobre, è lì che la Festa dà il meglio di sé come esperienza di cinema.
Quarto, e ultimo: portate una felpa. L’Auditorium tiene le sale a temperatura da concerto e i foyer sono spesso più freschi di quanto l’ottobre romano faccia pensare. Chi passa sei ore dentro il complesso esce con il collo rigido, e non per colpa dei film.
Il red carpet, la Cavea e il gioco delle transenne
Il tappeto rosso della Festa si sviluppa lungo il viale che porta alla Cavea, ed è uno dei più lunghi al mondo. Questa lunghezza non è una vanteria, è una scelta di regia urbana: il percorso permette al pubblico di affiancare gli ospiti per decine di metri, invece di stringersi in un imbuto davanti a una porta come succede nella maggior parte dei festival. È anche il motivo per cui a Roma le foto degli attori vengono diverse: c’è aria intorno, c’è la città sullo sfondo, e c’è una folla che non è tenuta a cinquanta metri di distanza.
Per assistere al passaggio degli ospiti non serve il biglietto della proiezione. Serve arrivare presto, capire da che parte arrivano le auto e scegliere il lato giusto delle transenne. Gli orari dei red carpet vengono pubblicati giorno per giorno sui canali della manifestazione, di solito con il dettaglio dei nomi attesi e dell’ora: chi vuole vedere qualcuno in particolare controlla quella lista la mattina stessa, perché i cambi dell’ultimo minuto sono la norma. Nelle giornate piene i passaggi sono due, uno nel primo pomeriggio e uno in serata, e quello serale è sempre il più affollato.
La Cavea, il grande anfiteatro all’aperto fra i tre volumi, d’estate ospita concerti e rassegne come il Roma Summer Fest. In ottobre è il fondale del red carpet e lo spazio in cui si riversa la gente fra una proiezione e l’altra. Salire sui gradoni più alti nel tardo pomeriggio, con la luce che cala dietro i tetti del Flaminio, è la cosa più bella che si possa fare all’Auditorium senza pagare un biglietto.
Una raccomandazione da persona che ha visto troppe serate finire male: non spingete. Le transenne di un red carpet sono l’ambiente più scortese che conosca, e la sicurezza ha il diritto di allontanare chi crea problemi. Se siete con bambini, cercate i tratti iniziali del percorso, quelli vicini all’arrivo delle auto, dove la folla è meno compatta e la vista è comunque buona.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
La Festa del Cinema non resta all’Auditorium. Esce, e va in posti dove il cinema di solito non arriva.
Basta scorrere l’elenco dei luoghi delle edizioni passate, pubblicato dalla Fondazione, per rendersene conto. Accanto all’Auditorium, al MAXXI, alla Casa del Cinema e alle sale del circuito cittadino compaiono da anni il Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso e la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli insieme a MediCinema Italia, le case rifugio della Regione Lazio, il Teatro di Tor Bella Monaca, il Teatro Palladium alla Garbatella, la Casa di Reclusione di Civitavecchia. Nel 2022 la manifestazione ha coinvolto anche una rete di librerie indipendenti sparse per i quartieri, da Ottimomassimo a Tomo Libreria Caffè, da Acilia Libri alla Libreria Fahrenheit.
Questa parte del programma non fa notizia, non produce fotografie con le star e non compare quasi mai nei riassunti che leggete il giorno dopo. Eppure è la ragione per cui la manifestazione ha il diritto di chiamarsi Festa di una città e non di un auditorium. Un film proiettato nella sezione femminile di Rebibbia, con la regista presente a rispondere alle domande, è un evento culturale a tutti gli effetti, e da vent’anni succede ogni ottobre a pochi chilometri dal tappeto rosso.
Dentro la stessa logica va letta la presenza storica di Alice nella città, la sezione autonoma e parallela dedicata ai ragazzi, che accompagna la manifestazione fin dai primi anni. Nei verbali delle vecchie edizioni si leggono premi assegnati da giurie composte da bambini e adolescenti, divise per fasce d’età, con decine di ragazzi selezionati su tutto il territorio nazionale. Nel 2009, per dire, le due giurie erano formate da ventinove ragazzi fra gli otto e i tredici anni e da trentacinque fra i quattordici e i diciassette. Una parte del pubblico che oggi riempie le sale dell’Auditorium ha cominciato così, da ragazzino, a votare film in una giuria di coetanei.
C’è poi il lato industriale, altrettanto poco citato. Per anni la manifestazione ha ospitato The Business Street e New Cinema Network, cioè il mercato e la fabbrica dei progetti, ospitati negli alberghi intorno a Via Veneto e nelle sale del centro; nel 2015 e nel 2016 si sono svolte le prime due edizioni del MIA, il Mercato Internazionale dell’Audiovisivo, che per la prima volta in Italia metteva insieme cinema, serie televisive, documentari e videogiochi. Quella parte oggi ha vita propria e un calendario suo, ma è nata qui, e spiega perché ogni ottobre a Roma girino tanti professionisti che non hanno alcuna intenzione di mettersi in fila per un red carpet.
La foto giusta da fare a Festa del Cinema di Roma 2026 — la ventunesima edizione all’Auditorium
La foto che tutti provano a fare è quella dell’attore sul tappeto rosso, con il telefono alzato sopra la testa della persona davanti. Viene male sempre: controluce, teste, un puntino lontano che potrebbe essere chiunque. Lasciate perdere.
La foto giusta, alla Festa del Cinema, è dall’alto dei gradoni della Cavea, al tramonto, con il red carpet che taglia in diagonale l’inquadratura e i tre gusci di piombo che chiudono la scena. Si sale dalla parte opposta all’ingresso principale, ci si siede sui gradoni più alti e si aspetta che la luce scenda. In ottobre, a Roma, il momento buono cade fra le sei e le sei e mezza di sera: il cielo diventa arancione dietro il Monte Mario, le luci del percorso si accendono, la folla in basso comincia a compattarsi e si vede il disegno intero della manifestazione, il tappeto, la gente, i fotografi schierati, l’architettura. È una fotografia che racconta un evento, non un volto.
La seconda foto che consiglio è notturna e più intima: il profilo dei volumi dell’Auditorium visto dal Ponte della Musica, con il fiume in primo piano. Dieci minuti a piedi dall’ingresso, nessuna calca, e una prospettiva che quasi nessuno degli spettatori della Festa si prende la briga di cercare. Serve appoggiare il telefono al parapetto per tenere ferma la posa lunga, perché il ponte vibra quando ci passa qualcuno.
La terza, per chi ha voglia di giocare, è dentro il complesso: il riflesso delle luci sul rivestimento di piombo dei tre volumi, ripreso da vicino in una sera umida. Il piombo con il tempo ha preso una patina irregolare, grigia e bruna, e con l’illuminazione notturna restituisce una texture che nelle foto diurne non si vede. Non è una cartolina, è un dettaglio, e funziona molto meglio di un red carpet mosso.
Una regola di buona educazione, che vale sempre e qui più che altrove: nelle sale non si fotografa e non si filma durante le proiezioni. Lo schermo è coperto da diritti, il personale interviene, e soprattutto rovinate la visione a chi ha pagato il biglietto per guardare un film e non lo schermo del vostro telefono. Le foto si fanno prima, dopo e fuori.
Il quartiere intorno: che cosa fare fra una proiezione e l’altra
Il Flaminio, in ottobre, è uno dei quartieri più piacevoli di Roma. Non ha l’assedio del centro storico, ha marciapiedi larghi, platani, e una concentrazione di cultura che pochi altri pezzi di città possono vantare. Se avete tre ore di buco fra due film, non restate a girare nei foyer.
A cinque minuti a piedi dall’Auditorium, in Via Guido Reni, c’è il MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid, che negli anni ha ospitato regolarmente proiezioni e incontri della Festa e che resta una delle visite più interessanti della città contemporanea. Poco oltre si apre il Villaggio Olimpico, il quartiere costruito per i Giochi del 1960, con i suoi palazzi su pilotis e i suoi giardini: una passeggiata di venti minuti dentro un pezzo di storia dell’architettura italiana che i romani attraversano in macchina senza guardarlo.
Verso il fiume, il Ponte della Musica porta sull’altra sponda, verso il Foro Italico e lo Stadio Olimpico. Verso sud, camminando lungo Viale Tiziano, si arriva a Piazza Apollodoro e da lì in una decina di minuti a Piazzale Flaminio, cioè alle porte di Villa Borghese e di Piazza del Popolo. Dentro Villa Borghese, la Casa del Cinema è il presidio cinematografico permanente della Fondazione: durante la Festa ospita eventi, e per il resto dell’anno porta avanti rassegne e omaggi che valgono il viaggio anche quando l’Auditorium è chiuso.
Per mangiare, la regola è allontanarsi. I locali immediatamente attaccati al complesso lavorano su un pubblico che ha quaranta minuti e nessuna alternativa, e si comportano di conseguenza. Basta risalire verso il Villaggio Olimpico o scendere verso Viale del Vignola per trovare bar di quartiere, forni, trattorie con prezzi da zona residenziale. Se avete solo mezz’ora, un tramezzino e un caffè in un bar qualsiasi di Via Guido Reni costano un terzo di quanto pagherete nel foyer, e la fila è più corta.
Un’ultima idea, per chi viene da fuori e ha una giornata intera. La mattina al MAXXI, pranzo leggero al Villaggio Olimpico, pomeriggio e sera alla Festa: si copre a piedi tutto, non si prende un mezzo, e si vede un pezzo di Roma che nessun itinerario turistico standard include. In una città in cui gli spostamenti mangiano ore, un programma che si regge su cinque minuti di camminata è un lusso raro.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Vent’anni di edizioni hanno lasciato dietro di sé un archivio che la Fondazione pubblica integralmente, edizione per edizione, con luoghi, giurie e premi. Vale la pena scorrerlo, perché racconta non soltanto la storia di una manifestazione, ma la storia di come Roma ha provato a stare nel cinema mondiale.
Il 2006 è l’anno zero. La prima edizione, dal 13 al 21 ottobre, si chiama Cinema. Festa Internazionale di Roma ed è prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, con Goffredo Bettini presidente e una direzione artistica collegiale composta da Maria Teresa Cavina, Piera Detassis, Gianluca Giannelli, Giorgio Gosetti e Mario Sesti. La giuria è popolare, la presiede Ettore Scola, e assegna il Premio Marco Aurelio al miglior film a Izobrajaya Zhertvy di Kirill Serebrennikov; premiati anche Ariane Ascaride per Le voyage en Arménie e Giorgio Colangeli per L’aria salata, mentre This Is England di Shane Meadows riceve il premio speciale della giuria. I luoghi della prima edizione includono già l’Auditorium, il Villaggio del Cinema, la Casa del Cinema, il Teatro di Tor Bella Monaca, Cinecittà e una lunga fila di sale periferiche, da Ostia a Frascati a Guidonia.
Nel 2008 arriva il cambio di nome e di impostazione: Festival Internazionale del Film di Roma, presidente Gian Luigi Rondi, direzione artistica coordinata da Piera Detassis. Quell’anno il Premio Marc’Aurelio d’Oro alla carriera va all’Actors Studio, e a ritirarlo sale sul palco Al Pacino; un secondo premio alla carriera va a Gina Lollobrigida. L’anno dopo, nel 2009, la giuria internazionale è presieduta da Milos Forman e comprende Gabriele Muccino, Gae Aulenti, Jean-Loup Dabadie, Pavel Lungin e Senta Berger; Helen Mirren viene premiata come migliore attrice per The Last Station, Sergio Castellitto come migliore attore per Alza la testa, e il premio alla carriera va a Meryl Streep, l’attrice con più candidature agli Oscar nella storia dell’Academy. Lo stesso anno il pubblico premia L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, un film che era passato per New Cinema Network, cioè per la fabbrica dei progetti della manifestazione, tre anni prima.
Il 2011 è l’edizione della giuria più singolare di sempre: la presiede Ennio Morricone, e ne fanno parte Susanne Bier, Roberto Bolle, Carmen Chaplin, David Puttnam, Pierre Thoretton e Debra Winger. Vince Un cuento chino di Sebastián Borensztein, che si porta a casa anche il premio del pubblico. Quell’anno il Marc’Aurelio all’attore va a Richard Gere. Il nome di Ennio Morricone, oggi, è quello che l’Auditorium porta nella sua denominazione ufficiale: un cerchio che si chiude.
Fra il 2012 e il 2014 la direzione artistica è di Marco Müller, e l’impronta è nettamente competitiva. Nel 2012 la giuria presieduta da Jeff Nichols premia Marfa Girl di Larry Clark e assegna a Isabella Ferrari il premio per la migliore interpretazione femminile per E la chiamano estate, mentre Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi ottiene il premio speciale della giuria e quello per la migliore opera prima o seconda. Nel 2013, con la giuria presieduta da James Gray, il Marc’Aurelio d’Oro va a Tir di Alberto Fasulo; Matthew McConaughey è premiato come migliore interprete maschile per Dallas Buyers Club e Scarlett Johansson come migliore interprete femminile per Her; Dallas Buyers Club vince anche il premio del pubblico. Sono, con ogni probabilità, i due anni in cui la manifestazione ha avuto la platea internazionale più larga.
Dal 2015 si torna al nome Festa del Cinema e alla direzione artistica di Antonio Monda, che resta in carica fino al 2021 con Richard Peña, Giovanna Fulvi, Alberto Crespi, Francesco Zippel e Valerio Carocci nel comitato di selezione. Sono gli anni del Premio del Pubblico come riconoscimento centrale, vinto fra gli altri da Captain Fantastic di Matt Ross nel 2016, da Borg McEnroe nel 2017, da Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis nel 2018, da Santa subito di Alessandro Piva nel 2019, da Été 85 di François Ozon nel 2020 e da Mediterráneo di Marcel Barrena nel 2021. L’edizione del 2020, va ricordato, si è svolta regolarmente in mezzo alla pandemia, dal 15 al 25 ottobre, con le sale contingentate e il pubblico in mascherina: una delle poche grandi manifestazioni culturali italiane a non aver saltato quell’anno.
Il 2022 segna l’arrivo di Paola Malanga alla direzione artistica e l’introduzione nel regolamento di un concorso internazionale, il Concorso Progressive Cinema. La prima giuria comprende Marjane Satrapi, Louis Garrel, Juho Kuosmanen, Pietro Marcello e Gabrielle Tana, e premia come miglior film Janvāris di Viesturs Kairišs. Nascono in quegli anni i premi intitolati a Monica Vitti per la migliore attrice e a Vittorio Gassman per il miglior attore, e il premio alla migliore commedia intitolato a Ugo Tognazzi, assegnato nel 2022 da una giuria presieduta da Carlo Verdone con Marisa Paredes e Teresa Mannino.
La ventesima edizione, quella del 2025, si è chiusa il 25 ottobre con una cerimonia nella Sala Petrassi. La giuria del Concorso Progressive Cinema, presieduta da Paola Cortellesi, ha assegnato il premio per il miglior film a Left-Handed Girl di Shih-Ching Tsou e il Gran Premio della Giuria a Nino di Pauline Loquès; il premio per la migliore regia è andato a Wang Tong, quello per la sceneggiatura ad Alireza Khatami, il Premio Monica Vitti a Jasmine Trinca per Gli occhi degli altri e il Premio Vittorio Gassman ad Anson Boon per Good Boy, con un premio speciale al cast di 40 secondi. Il premio per la migliore opera prima è andato a Tienimi presente di Alberto Palmiero; per la prima volta è stato assegnato anche un premio al miglior documentario, andato a Cuba & Alaska di Yegor Troyanovsky. Il premio del pubblico ha scelto Roberto Rossellini, più di una vita. Nel corso della stessa edizione la Festa ha consegnato i premi alla carriera a Richard Linklater e a Jafar Panahi, il Master of Film a Edgar Reitz, il Progressive alla Carriera a Nia DaCosta e l’Industry Lifetime Achievement Award a Lord David Puttnam.
Due lutti recenti hanno toccato da vicino la manifestazione. Il 6 marzo 2026 è scomparso Giorgio Gosetti, giornalista e critico cinematografico, direttore di festival e docente: fu tra i fondatori della Festa del Cinema di Roma, di cui fra il 2006 e il 2008 fu Direttore Generale e Direttore Artistico, e dal 2014 al 2022 diresse la Casa del Cinema. Il nome di Ennio Morricone, presidente di giuria nel 2011 e scomparso nel 2020, è invece entrato nella denominazione ufficiale dell’Auditorium. Sono due modi diversi in cui una manifestazione si porta dietro la propria storia.
Un ultimo elemento di cronaca utile a inquadrare il 2026: dal 28 maggio è stato annunciato che Banca Ifis sarà Main Partner della Festa per il prossimo triennio, a partire proprio da questa ventunesima edizione, dopo gli anni di BNL BNP Paribas. Per lo spettatore cambia poco, per la manifestazione cambia parecchio: significa tre anni di programmazione con una base finanziaria definita, che in Italia, per un evento culturale, non è affatto scontato.
Chi è passato da Festa del Cinema di Roma 2026 — la ventunesima edizione all’Auditorium
Il modo più onesto di rispondere è guardare l’archivio delle edizioni passate, che la Fondazione pubblica per esteso. Il red carpet dell’Auditorium, in vent’anni, ha visto sfilare centinaia di attori, registi e protagonisti del mondo del cinema, dell’arte e della cultura. Qui compaiono solo i nomi che risultano dai documenti ufficiali della manifestazione, perché sul resto circolano molte leggende.
Fra i premi alla carriera, la manifestazione ha omaggiato Sean Connery, Sophia Loren e Al Pacino nelle sue prime stagioni, Gina Lollobrigida nel 2008, Meryl Streep nel 2009. Nel 2011 il Marc’Aurelio all’attore è andato a Richard Gere. Nel 2025 i premi alla carriera sono andati a Richard Linklater e a Jafar Panahi, il Master of Film a Edgar Reitz, il Progressive alla Carriera a Nia DaCosta, l’Industry Lifetime Achievement Award a Lord David Puttnam, mentre la Regione Lazio ha assegnato il premio Lazio Terra di Cinema a Can Yaman.
Le giurie raccontano un’altra storia ancora. Ettore Scola presiedette la giuria popolare della primissima edizione, nel 2006. Milos Forman presiedette quella del 2009, con Gae Aulenti, Senta Berger, Gabriele Muccino, Jean-Loup Dabadie e Pavel Lungin. Sergio Castellitto guidò la giuria del 2010, Ennio Morricone quella del 2011, insieme a Roberto Bolle, Susanne Bier, David Puttnam, Carmen Chaplin, Debra Winger e Pierre Thoretton. Poi Jeff Nichols nel 2012, con Timur Bekmambetov, Valentina Cervi e Leila Hatami; James Gray nel 2013, con Luca Guadagnino, Verónica Chen, Noémie Lvovsky, Amir Naderi, Aleksei Guskov e Zhang Yuan; Larry Clark alla guida della giuria di CinemaXXI, dopo esserne stato premiato come regista l’anno prima. Nel 2022 la giuria del Concorso Progressive Cinema era composta da Marjane Satrapi, Louis Garrel, Juho Kuosmanen, Pietro Marcello e Gabrielle Tana, mentre Carlo Verdone presiedeva quella del premio alla commedia con Marisa Paredes e Teresa Mannino. Nel 2025 la presidenza è toccata a Paola Cortellesi, con Teemu Nikki, William Oldroyd, Brian Selznick e Nadia Tereszkiewicz.
Fra gli attori premiati per le loro interpretazioni compaiono Helen Mirren e Sergio Castellitto nel 2009, Toni Servillo nel 2010, Isabella Ferrari nel 2012, Matthew McConaughey e Scarlett Johansson nel 2013, Jasmine Trinca e Anson Boon nel 2025. Kiyoshi Kurosawa ha vinto il premio per la migliore regia nel 2013. Negli anni hanno fatto parte delle giurie anche Matthew Modine, Alice Rohrwacher, Stefania Rocca, Valerio Mastandrea, Cristiana Capotondi, Sydney Sibilia, Jonathan Nossiter, Francesca Comencini, Roberto Faenza, Julie Bertuccelli, Santiago Mitre, Barbara Ronchi, Alexander Nanau.
L’edizione 2025 ha portato sul tappeto rosso, fra gli altri, il cast di No Place Like Rome con Stephen Dorff, Cristiana Capotondi, Radha Mitchell e Sebastiano Pigazzi, e ha visto in programma California Schemin’ diretto da James McAvoy, che ha ottenuto una menzione speciale per i suoi due giovani interpreti.
Per il 2026, alla data in cui scrivo, l’unico nome ufficiale è quello della serata inaugurale: Paolo Genovese con il cast del suo Il rumore delle cose nuove, cioè Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce e Claudio Santamaria, con la cerimonia condotta da Ema Stokholma. Tutto il resto arriverà con la conferenza stampa di presentazione e con il programma, nei primi giorni di ottobre. Diffidate, da qui ad allora, di qualunque elenco di ospiti che giri in rete: ogni anno ne circolano a decine, e ogni anno sono quasi tutti inventati.
Domande frequenti sulla Festa del Cinema 2026
Quando si svolge esattamente la ventunesima edizione?
Dal 13 al 25 ottobre 2026. L’apertura era prevista per il 14, poi il 4 settembre la Fondazione Cinema per Roma ha aggiunto un giorno di programmazione e ha anticipato l’inaugurazione a martedì 13. La chiusura resta domenica 25.
Serve un accredito per entrare?
No. La gran parte degli eventi è aperta al pubblico con biglietto, e ogni anno una quota del programma è a ingresso gratuito. Gli accrediti sono riservati a stampa e media, professionisti dell’industria, studenti universitari e associazioni di cultura cinematografica.
Quando aprono le vendite dei biglietti?
Circa una settimana prima dell’inaugurazione, quindi presumibilmente nei primi giorni di ottobre. La data esatta viene annunciata sui canali ufficiali della manifestazione e la biglietteria resta poi attiva per tutta la durata della Festa.
Quanto costa un biglietto?
I prezzi vengono pubblicati insieme al programma. La Fondazione dichiara una politica di prezzi contenuti e la presenza di numerosi eventi gratuiti; esiste inoltre una lista molto lunga di convenzioni, con sconti che in genere arrivano al venti per cento, valide per soci di associazioni, possessori di Bibliocard, MIC Card, Roma Pass e diverse altre tessere culturali.
Entro quando si chiede l’accredito?
Entro il 29 settembre 2026, secondo quanto indicato dalla Fondazione sulla pagina dedicata. È una scadenza anteriore alla pubblicazione del programma.
Dove si svolge la manifestazione?
Il cuore è l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in Viale Pietro de Coubertin 30, con il red carpet lungo il viale che porta alla Cavea. Altre proiezioni ed eventi si svolgono in luoghi e realtà culturali della città, che cambiano di anno in anno e vengono indicati nel programma.
Come ci si arriva con i mezzi?
Con gli autobus indicati dalla Fondazione: il 2 da Piazzale Flaminio a Piazza Mancini con fermata Piazza Apollodoro, il 910 da Piazza Indipendenza, il 53 da Largo Chigi, e poi 982, 168 e 223. Non esiste una fermata della metropolitana davanti all’ingresso: la più vicina utile è Flaminio sulla linea A, da cui si prosegue con il 2 o a piedi in circa mezz’ora.
Qual è il film di apertura del 2026?
Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, presentato nella sezione Grand Public. Nelle sale italiane uscirà il 12 novembre 2026, quindi alla Festa lo si vede con quasi un mese di anticipo.
La Festa è adatta ai bambini?
Sì, e da sempre. La sezione autonoma e parallela Alice nella città è dedicata proprio ai ragazzi, con premi assegnati da giurie di bambini e adolescenti divise per fasce d’età. Il programma dettagliato esce insieme a quello generale.
Gli spazi sono accessibili alle persone con disabilità?
Sì. La Fondazione indica che tutti gli spazi dell’Auditorium sono accessibili. Per i posti dedicati in sala conviene segnalare l’esigenza al momento dell’acquisto o alla biglietteria.
Si possono vedere le star senza comprare un biglietto?
Sì, il passaggio sul red carpet si segue da dietro le transenne lungo il viale, senza titolo d’ingresso. Gli orari vengono pubblicati giorno per giorno, e la posizione conta più dell’anticipo con cui si arriva.
Che cosa si vede l’ultimo giorno?
Tradizionalmente la cerimonia di premiazione e un ampio programma di repliche dei film premiati. Per chi ha una sola giornata a disposizione è la scelta più sicura.
Che cosa aspettarsi da questa ventunesima edizione
Un festival si giudica dai film, e quelli ancora non li conosciamo. Però qualche indizio sulla direzione della manifestazione lo abbiamo già, e a metà settembre vale la pena metterlo in fila.
Il primo indizio è l’allungamento del calendario. Un giorno in più non si aggiunge per capriccio: la Fondazione ha dichiarato che i film iscritti sono aumentati e che le richieste dei produttori e dei distributori del cinema indipendente erano troppe per lo spazio disponibile. Significa una selezione più larga, più titoli piccoli, più esordi. Per lo spettatore curioso è una buona notizia, perché i film che sorprendono alla Festa non sono quasi mai quelli del tappeto rosso.
Il secondo indizio è il comitato di selezione che affianca Paola Malanga: Giovanna Fulvi, esperta di cinema asiatico e programmatrice al festival di Toronto; Enrico Magrelli, critico e già direttore della Settimana internazionale della critica; Emanuela Martini, già direttrice del Torino Film Festival; Alberto Pezzotta, critico e storico del cinema, già nel comitato di selezione della Mostra di Venezia; Alberto Libera, direttore della rivista Lo specchio scuro e del Brianza Corto Film Festival. Sono profili che spiegano bene perché negli ultimi anni il programma romano abbia pescato molto in Asia, molto nel documentario e molto nel cinema di genere rivisitato.
Il terzo indizio è il film di apertura. Mettere in apertura una commedia corale italiana di Paolo Genovese, nella sezione Grand Public e a un mese dall’uscita in sala, dice che la Festa continua a rivendicare la propria natura popolare. Non è una scelta da festival di soli cinefili, ed è coerente con vent’anni di storia della manifestazione.
Il quarto, meno visibile ma decisivo, è la stabilità economica: un nuovo Main Partner per il prossimo triennio, annunciato a maggio, dopo un ciclo lungo con lo sponsor precedente. Nel mondo dei festival italiani la continuità del sostegno è quasi sempre la differenza fra una manifestazione che cresce e una che sopravvive.
Se devo fare una previsione onesta, dico questo: la ventunesima edizione sarà più affollata delle precedenti, i biglietti per le proiezioni di gala voleranno via nelle prime ore, e la parte migliore del programma resterà quella di cui nessuno parla, cioè le repliche del pomeriggio e le proiezioni del mattino nei giorni feriali. Chi si organizza adesso ha ancora tutto il tempo per giocarsela bene.
Il consiglio finale sulla Festa del Cinema di Roma 2026
Questa manifestazione ha cambiato nome tre volte, è passata di mano fra sei presidenti e cinque direzioni artistiche diverse, si è ingrandita, si è ridimensionata, ed è stata data per morta almeno due volte da chi la confrontava con Venezia. È sopravvissuta a tutto per una ragione sola, che chi la frequenta conosce bene: a Roma il pubblico entra davvero in sala. Non è un festival che si guarda da fuori, è un evento che si consuma dentro, e questo lo si capisce soltanto comprando un biglietto e sedendosi in mezzo agli altri.
Quindi, se posso lasciarvi tre cose da fare nei prossimi giorni, sono queste. Primo: segnate sul calendario il 29 settembre, se rientrate in una delle categorie che possono chiedere l’accredito, e non aspettate di sapere i titoli per decidere. Secondo: nei primi giorni di ottobre, quando escono programma e biglietteria, dedicate mezz’ora seria alla scelta, con il programma aperto davanti, e prenotate subito gli incontri oltre ai film, perché sono la cosa che vi ricorderete fra dieci anni. Terzo: prendetevi almeno una mattina feriale. Una sala mezza vuota alle undici del mattino, un film che nessuno conosce, il regista che aspetta fuori per sentire che cosa ne pensa la gente: questa è la Festa del Cinema, non il tappeto rosso delle otto di sera.
E poi, quando uscite, non prendete subito l’autobus. Fate due passi fino al ponte, guardate il fiume e i tre gusci di piombo illuminati alle vostre spalle, e lasciate che il film si sistemi. Roma in ottobre, di sera, è alla sua temperatura migliore, e il Flaminio alle undici di notte è uno dei posti più civili della città. Vale quanto metà del biglietto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P.
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