Max Gazzè in concerto a Roma — Auditorium — dal 26 al 30 dicembre 2026

Cinque serate all’Auditorium. Max Gazzè suona a Roma dal 26 al 30 dicembre 2026, cinque sere consecutive: 26, 27, 28, 29 e 30. È la residenza natalizia del cantautore romano nel complesso di Viale Pietro de Coubertin, e non è una data qualsiasi incastrata a fine calendario: è la coda lunga di un tour costruito apposta per fermarsi a lungo nello stesso posto, e Roma è l’unica città italiana dove il numero di sere sale da tre a cinque. Il calendario ufficiale dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone indica per tutte e cinque le serate la Sala Petrassi, con inizio alle 20:00. Il titolo dello spettacolo è lo stesso del nuovo disco: L’ornamento delle cose secondarie.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Chi è. Romano, classe 1967, bassista prima che cantautore: da Cara Valentina a La favola di Adamo ed Eva, Massimiliano Gazzè ha costruito un pop d’autore colto e ritmico, con incursioni sinfoniche e teatrali. Nato a Roma il 6 luglio 1967, da famiglia di origini siciliane, comincia a studiare pianoforte a sei anni e passa al basso elettrico a tredici, l’età in cui si trasferisce a Bruxelles con il padre, che lavorava all’ambasciata italiana. La carriera parte da lì: prima i locali belgi, poi cinque anni da bassista, arrangiatore e coautore in una formazione inglese di northern soul con escursioni nell’acid jazz, i 4 Play 4, e infine il rientro a Roma nel 1992 con uno studio di registrazione piccolo e una voglia precisa di sperimentare.

La location. L’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Viale Pietro de Coubertin 30, codice di avviamento postale 00196, è il complesso di Renzo Piano con tre sale a forma di scarabeo disposte a raggiera attorno a un teatro all’aperto. Tram 2 da Piazzale Flaminio, oppure autobus dal centro lungo l’asse di Viale Tiziano. La sala di queste cinque sere, la Petrassi, è la più piccola delle tre: 673 posti. Tenete a mente questo numero, perché spiega quasi tutto quello che verrà dopo.

Le cinque serate, una per una: date, sala e orario

Metto subito in fila quello che serve a chi deve prenotare un volo, un treno o una cena, perché il resto viene dopo. Le cinque date sono sabato 26 dicembre 2026, domenica 27 dicembre 2026, lunedì 28 dicembre 2026, martedì 29 dicembre 2026 e mercoledì 30 dicembre 2026. Cinque schede distinte sul calendario dell’Auditorium, cinque titoli di accesso distinti, cinque serate che il cartellone classifica alla voce pop e rock. Per tutte e cinque la sala indicata è la Sala Petrassi e l’orario di inizio è le 20:00.

Il dettaglio dei giorni della settimana non è un dato decorativo, e chi organizza un viaggio se ne accorge subito. Il 26 dicembre 2026 cade di sabato: Santo Stefano e weekend insieme, la sera in cui Roma è più piena di famiglie in giro e di ristoranti con il turno unico. Il 27 è domenica, e la domenica romana di fine dicembre ha un ritmo tutto suo, con i musei affollati di pomeriggio e le strade che si svuotano presto. Il 28, 29 e 30 sono giorni feriali sulla carta, ma di feriale in quella settimana non hanno quasi niente: sono i giorni morbidi fra Natale e Capodanno, quando gli uffici lavorano al minimo, il traffico cambia forma e la città si riempie di chi è arrivato per le feste. Scegliere una sera invece di un’altra significa scegliere anche una versione diversa di Roma attorno al concerto.

Che cosa significa davvero la formula della residenza

L’idea attorno a cui è costruito il tour ha un nome preciso: residenza. La presentazione ufficiale la spiega senza giri di parole. In ogni città il cantautore si ferma per tre sere consecutive, con l’unica eccezione della lunga chiusura romana, e trasforma ogni tappa in un racconto a più capitoli, capace di evolvere sera dopo sera. Non una replica, ma una permanenza: un modo per abitare i palchi, stratificare il repertorio, lasciare spazio alla variazione e all’imprevisto.

Tradotto per chi compra un biglietto, il ragionamento è questo. Un tour normale passa da una città, monta il palco, suona la scaletta costruita in prova, smonta e riparte. La logistica impone una certa rigidità: il service è lo stesso, le luci sono programmate, gli spostamenti sono lunghi, e il margine di improvvisazione si riduce alla scelta di due o tre pezzi. Quando invece il palco resta montato per tre o cinque sere di fila nello stesso teatro, cambia l’economia interna dello spettacolo. Il tecnico del suono ha già tarato la sala. Il gruppo conosce il riverbero, i punti morti, la reazione del pubblico. E soprattutto nessuno deve rifare tutto da capo il giorno dopo, quindi si può permettere di cambiare qualcosa.

Il corollario pratico per Roma è evidente: cinque sere sono il doppio abbondante del formato standard di questo tour. Chi vive in città e ha un rapporto di lunga data con questo repertorio può ragionevolmente pensare di andarci due volte, in due sere diverse, e trovare due serate che non coincidono. Chi invece arriva da fuori per una sera sola dovrebbe semplicemente scegliere la data che gli funziona meglio dal punto di vista logistico, senza cercare la sera migliore: non esiste, o meglio, non è conoscibile in anticipo.

Il tour che porta a Roma: da Spoleto alle cinque sere dell’Auditorium

Le cinque serate romane sono la conclusione di un percorso lungo, e vale la pena vederlo per intero perché spiega in che stato arriverà lo spettacolo a fine dicembre. Il calendario annunciato parla di oltre quaranta date fra ottobre e dicembre, quasi tutte raggruppate in blocchi da tre sere nella stessa città.

Si parte il 10 ottobre al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto, con quella che in gergo si chiama data zero: la prova generale davanti al pubblico vero, quella in cui si scopre che cosa funziona e che cosa va rifatto. Poi comincia la serie delle residenze nei teatri italiani. Tre concerti consecutivi a Mestre, dal 14 al 16 ottobre al Teatro Toniolo. Palermo dal 22 al 24 ottobre al Teatro al Massimo. Napoli dal 26 al 28 ottobre al Teatro Bellini.

Novembre è il mese più fitto: Bologna dal 5 al 7 al Teatro Duse, Milano dal 9 all’11 al Teatro Dal Verme, Genova dal 12 al 14 al Verdi Teatro, Firenze dal 16 al 18 al Teatro Puccini. Poi Ascoli Piceno dal 19 al 21 novembre al Teatro Ventidio Basso e Bari dal 23 al 25 al Teatro Piccinni.

Dicembre apre con Torino dal 2 al 4 al Teatro Colosseo e Trento dal 5 al 7 al Teatro Sociale. Dopo la pausa di metà mese arriva Cagliari, dal 21 al 23 dicembre al Teatro Massimo. E infine Roma, dal 26 al 30, cinque sere all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

Il conto dei giorni dice una cosa che conviene tenere presente: quando lo spettacolo arriva in Sala Petrassi avrà alle spalle quasi tre mesi di repliche e almeno una dozzina di residenze. Non sarà uno spettacolo in rodaggio. Sarà uno spettacolo stratificato, cresciuto, con dentro tutte le correzioni accumulate da Spoleto in poi, e con un gruppo che a quel punto conosce il materiale a memoria abbastanza da potersene allontanare. Le ultime date di un tour teatrale sono spesso le migliori proprio per questo, e la coda romana è letteralmente l’ultima.

Il disco da cui nasce il tour

Lo spettacolo prende il titolo dal nuovo album, L’ornamento delle cose secondarie, annunciato in uscita il 15 maggio. È il dodicesimo album di inediti di una discografia che parte nel gennaio del 1996 con Contro un’onda del mare, e il titolo, comunque lo si giri, dichiara una poetica: le cose secondarie, gli ornamenti, i dettagli che di solito si tagliano. In una serata di teatro, e ancora di più in una residenza di cinque sere, è esattamente il tipo di materiale che può emergere.

Dove si trova l’Auditorium Parco della Musica e come ci si arriva davvero

L’indirizzo è Viale Pietro de Coubertin 30, codice di avviamento postale 00196, quartiere Flaminio, zona Parioli, municipio II. Il complesso occupa un’area di circa 55.000 metri quadrati compresa fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico, il viadotto di Corso di Francia e Viale Maresciallo Pilsudski. Chi non conosce Roma faccia mente locale così: è la fascia di città a nord di Piazza del Popolo, oltre il Tevere rispetto al centro monumentale, in un quadrante costruito quasi per intero nel Novecento fra impianti sportivi, palazzine razionaliste e viali larghi.

La prima cosa da sapere, e la più sgradevole, è che l’Auditorium non ha una stazione della metropolitana davanti alla porta. La fermata utile è Flaminio, capolinea nord della linea A, e da lì mancano ancora un paio di chilometri. Questo non è un difetto di gestione: è una conseguenza della scelta dell’area, fatta dal consiglio comunale nel 1992 dopo un dibattito lungo anni, e criticata già allora proprio per la distanza dalla metropolitana e dalle direttrici del trasporto pubblico. Trent’anni dopo il problema è ancora quello.

In tram e in metropolitana

La soluzione che uso io, e che consiglio a chiunque arrivi dal centro, è la più vecchia: metropolitana linea A fino a Flaminio, uscita su Piazzale Flaminio, e poi il tram 2. Il tram parte proprio da lì, risale Viale del Vignola e poi Viale Tiziano, e ha una fermata a poca distanza dall’ingresso dell’Auditorium. Il percorso è breve, il tram è frequente nelle ore di punta serali, e il tragitto è interamente in superficie, il che aiuta a orientarsi.

Dal centro esistono anche collegamenti di superficie diretti, compresa una linea siglata M che risale verso il Villaggio Olimpico. Le linee di autobus di questo quadrante vengono però riorganizzate con una certa frequenza, e i percorsi serali non coincidono sempre con quelli diurni: la verifica sul servizio informativo dell’azienda di trasporto romana, il giorno stesso, resta l’unica mossa sensata. Il tram 2 invece è un punto fermo da anni, ed è la ragione per cui lo indico per primo.

Il problema vero del trasporto pubblico non è l’andata, è il ritorno. Un concerto che comincia alle 20:00 in un teatro da 673 posti finisce con ogni probabilità fra le 22:00 e le 23:00, a seconda di bis e presentazioni. La metropolitana A chiude a mezzanotte nelle sere feriali e più tardi il venerdì e il sabato, quindi per la maggior parte di queste cinque serate il margine c’è, ma non è abbondante. Chi ha un treno da prendere a Termini dopo lo spettacolo faccia i conti con calma, perché il tragitto Auditorium-Flaminio-Termini non è istantaneo.

In automobile e il capitolo parcheggio

In automobile si arriva dalla Tangenziale Est uscendo verso il Villaggio Olimpico e il Flaminio, oppure risalendo dal centro lungo il Lungotevere e attraversando il fiume. Viale De Coubertin è chiuso al traffico automobilistico in un tratto, conseguenza delle modifiche alla viabilità imposte quando i due scarabei furono spostati a ovest per i ritrovamenti archeologici: il navigatore, se non è aggiornato, può provare a farvi imboccare un tratto che non esiste più come strada percorribile.

Il parcheggio interno esiste ed è sotterraneo, ma da sempre il pubblico lo considera caro, e il risultato è che nelle sere di grande affluenza le automobili si spargono nel Villaggio Olimpico. È un problema riconosciuto da anni e mai risolto. Nella settimana fra Natale e Capodanno la pressione sul quartiere è diversa dal solito, perché gli spostamenti per lavoro crollano, ma il consiglio pratico non cambia: se venite in automobile, mettete in conto trenta minuti di margine solo per la sosta, e non contate di trovare posto a ridosso dell’ingresso.

A piedi, dal Ponte della Musica

C’è un modo di arrivarci che consiglio a chi ha tempo e scarpe comode, e riguarda chi si trova sulla sponda opposta del Tevere. Il Ponte della Musica collega il quartiere Flaminio al Foro Italico, ed è riservato a pedoni, ciclisti e mezzi pubblici. Attraversarlo a piedi in una sera di fine dicembre, con il fiume sotto e le luci dei due lati, è un modo di entrare nella serata molto migliore di venti minuti chiusi in automobile a cercare posto. Dal ponte all’ingresso dell’Auditorium si cammina pochi minuti.

La Sala Petrassi: 673 posti, la più piccola delle tre

Qui sta il punto che fa la differenza fra queste cinque serate e un concerto qualunque, e merita spazio. L’Auditorium ha tre sale da concerto e due spazi aggiuntivi. La Sala Santa Cecilia, la più grande, ha 2756 posti. La Sala Sinopoli, quella intermedia, ne ha 1133. La Sala Petrassi, la più piccola, ne ha 673. A queste si aggiungono la Cavea, il teatro all’aperto da circa 3000 posti intitolato a Luciano Berio, e il Teatro Studio da 308 posti intitolato a Gianni Borgna.

Gazzè suona nella più piccola. Cinque sere da 673 posti fanno, in totale, meno spettatori di quanti ne entrino in una singola serata in Sala Santa Cecilia. È una scelta artistica prima che commerciale, e racconta esattamente che cosa è questo tour: non un giro di palazzetti, ma una serie di serate teatrali in sale dove il rapporto fra chi suona e chi ascolta resta corto.

La Petrassi ha una storia curiosa anche nel nome. All’epoca dell’inaugurazione si chiamava genericamente Sala Settecento, dal numero approssimativo di posti a sedere. Fu intitolata a Goffredo Petrassi dopo la morte del compositore, avvenuta nel 2003. Petrassi, che era molto anziano, volle comunque assistere all’inaugurazione del complesso, ed ebbe l’onore della prima assoluta, in Sala Sinopoli, della sua Ouverture da Concerto per Orchestra, composta nel 1931.

Perché la sala cambia il concerto

Il repertorio a cui la Petrassi si dedica abitualmente è fatto di musica lirica, jazz, teatro, danza e proiezioni cinematografiche. Per assecondare le necessità teatrali ha una fossa d’orchestra e pareti laterali del palco semoventi, che permettono di ridurre le dimensioni del boccascena e ricavare spazio ai lati per l’ingresso in scena degli attori. In altre parole: è la sala dell’Auditorium pensata per lo spettacolo, non per la sinfonica pura.

Questo ha conseguenze concrete su una serata come quella di Gazzè. In una sala da 673 posti la voce arriva senza dover essere spinta, il basso non ha bisogno di riempire un volume enorme, e la dinamica può scendere davvero: un passaggio suonato piano resta piano e si sente lo stesso, cosa che in un palasport semplicemente non accade. Per un musicista che ha costruito la propria identità su arrangiamenti stratificati, con il basso in primo piano e una scrittura che gioca sui dettagli, è la condizione ideale.

C’è anche un rovescio della medaglia, ed è giusto dirlo. In una sala piccola non esistono posti anonimi, ma esistono posti molto diversi fra loro. Le prime file offrono una vicinanza che in un teatro di queste dimensioni è quasi da prova generale. Le file di fondo e i lati offrono una visione d’insieme migliore dello spettacolo, luci comprese, ma perdono qualcosa in intimità. Non c’è una posizione giusta in assoluto: c’è quella che corrisponde a che cosa siete venuti a cercare.

Chi è Max Gazzè: la carriera in ordine, senza leggende

Il vecchio testo liquidava la biografia in due righe. Vale la pena aprirla, perché senza quella non si capisce perché cinque sere in un teatro da 673 posti abbiano senso.

Gli esordi: Bruxelles, il basso, la Francia

Massimiliano Gazzè nasce a Roma il 6 luglio 1967. Il padre è di Scicli, in provincia di Ragusa, la madre di Catania: origini siciliane in una famiglia romana. A sei anni comincia a studiare pianoforte, a tredici passa al basso elettrico. Sempre a tredici anni, dopo la separazione dei genitori, si trasferisce da Roma a Bruxelles con il padre, che lavorava all’ambasciata italiana. Frequenta la scuola europea e comincia a esibirsi nei locali con diversi gruppi.

Per cinque anni è bassista, arrangiatore e coautore dei 4 Play 4, formazione inglese di northern soul con escursioni pionieristiche nell’acid jazz. Con il gruppo si trasferisce nel sud della Francia, dove lavora anche come produttore artistico; varie tournée lo portano nei Paesi Bassi. È un dettaglio biografico che spiega molto del suono che avrebbe costruito dopo: prima di essere un cantautore italiano è stato un bassista di scuola anglosassone, dentro un genere, il northern soul, che vive di groove e di sezione ritmica.

Rientra a Roma nel 1992 e si dedica alla sperimentazione nel suo piccolo studio, componendo colonne sonore e cominciando a collaborare con Frankie hi-nrg mc, Alex Britti, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Con gli ultimi due, in particolare, nascerà un sodalizio che dura ancora oggi. Fra il 1990 e il 1992 suona anche nel trio Leone-Sorrenti-Gazzè con Gianni Leone e Duilio Sorrenti, proponendo a Roma e nei dintorni cover di artisti stranieri e del Balletto di Bronzo: dettaglio che a chi conosce il rock progressivo italiano dice parecchio.

Il successo: dal 1996 al 2004

Fra il 1994 e il 1995 lavora al primo album, Contro un’onda del mare, pubblicato nel gennaio 1996 e presentato in versione acustica nel tour di Franco Battiato. L’album inaugura il sodalizio con la Virgin e si fa notare dalla critica per la diversità di climi musicali e l’originalità dei testi.

Nel 1997 presenta Cara Valentina a Sanremo Giovani, dove arriva ventisettesimo. Nel 1998 Vento d’estate, cantata insieme a Niccolò Fabi, vince l’edizione di quell’anno di Un disco per l’estate. I due singoli anticipano il secondo album, La favola di Adamo ed Eva, uscito nell’ottobre del 1998, i cui testi sono scritti insieme al fratello Francesco Gazzè. Sempre nel 1998 partecipa all’album tributo a Robert Wyatt The Different You con il brano O Caroline, e partecipa al Premio Tenco.

Nel febbraio 1999 va al Festival di Sanremo fra le Nuove Proposte con Una musica può fare, ottavo, brano poi inserito nella ristampa de La favola di Adamo ed Eva. L’anno successivo torna al festival, stavolta fra i big, con Il timido ubriaco, quarto. Il 13 marzo 2000 pubblica il terzo album, intitolato semplicemente Max Gazzè e conosciuto anche come Gadzilla, titolo che l’autore avrebbe inizialmente voluto dargli. Nell’estate dello stesso anno partecipa al Festivalbar con L’uomo più furbo.

Nell’ottobre 2001 esce il quarto album, Ognuno fa quello che gli pare?, un disco costruito su collaborazioni: Il debole fra i due è cantato con Paola Turci, in Il motore degli eventi duetta con Carmen Consoli, Non era previsto è coprodotto con Francesco Magnelli dei CSI, Il dolce della vita è realizzato con Stephan Eicher. Anche qui i testi sono scritti a quattro mani con il fratello Francesco.

Dal 2010 al 2013: cinema, teatro, Sanremo

Il 9 aprile 2010 esce il primo film che lo vede attore, Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo, per il quale compone con Gimmi Santucci la canzone Mentre dormi. Il brano vince il premio Mario Camerini per la miglior canzone all’interno di un film e, l’anno dopo, il David di Donatello 2011 come miglior canzone originale. Il 4 maggio 2010 esce l’album Quindi?, che debutta al sesto posto della classifica ufficiale italiana. Fra ottobre e novembre dello stesso anno interpreta Erode nel musical Jesus Christ Superstar, in scena al Teatro Sistina di Roma: una parentesi teatrale che, con il senno di poi, sembra un’anticipazione del rapporto che avrebbe costruito con i palcoscenici.

Nel 2012 parte l’Over Tour, progetto in trio con Rita Marcotulli al pianoforte e Roberto Gatto alla batteria: due nomi di primo piano del jazz italiano, il che dice quanto poco Gazzè si consideri prigioniero di un formato. Nel 2013 torna a Sanremo con I tuoi maledettissimi impegni e Sotto casa: il meccanismo della gara sceglie il secondo, che arriva settimo e dà il titolo al disco uscito il 14 febbraio. È il momento di maggiore successo commerciale della sua carriera, con il disco d’oro per l’album e il disco di platino per il singolo. A giugno riceve a Lamezia Terme il Riccio d’Argento della rassegna Fatti di Musica, premio ai migliori live d’autore dell’anno. Nel 2014 si aggiudica il Premio Amnesty Italia per Atto di forza, canzone scritta con il fratello Francesco.

Il trio, gli anni sinfonici e l’ultimo decennio

Nella primavera del 2014 nasce il gruppo Fabi Silvestri Gazzè con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Il 25 aprile 2014 esce il singolo Life is Sweet, che anticipa l’album Il padrone della festa. Il trio parte con un tour europeo il 26 settembre da Colonia, con tappe in Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Spagna, poi arriva il tour italiano, che si chiude a Roma il 30 luglio 2015 davanti a circa diciottomila persone.

Nel 2017 collabora con Caparezza e con Levante, recita nel film Lasciami per sempre di Simona Izzo, e soprattutto lancia l’Alchemaya Tour: un progetto in cui i suoi brani vengono riarrangiati in chiave, come la definisce lui, sintonica, cioè suonati insieme dall’orchestra sinfonica e dai sintetizzatori, con la voce narrante di Ricky Tognazzi e la Bohemian Symphony Orchestra di Praga diretta dal maestro Clemente Ferrari. Il progetto sfocia nel doppio album Alchemaya, pubblicato il 9 febbraio 2018, e nella partecipazione al Festival di Sanremo 2018 con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, sesto posto e Premio Giancarlo Bigazzi alla miglior composizione musicale. Il tour riparte il 5 agosto dalle Terme di Caracalla e si chiude il 2 settembre all’Arena di Verona.

Il 16 novembre 2018 collabora con Carl Brave al singolo Posso. Per festeggiare i vent’anni de La favola di Adamo ed Eva annuncia per il 2019 un tour europeo nei club in cui esegue soltanto i brani di quell’album, preceduto da una tripla data all’Auditorium Parco della Musica di Roma con una seconda parte dedicata ad altri successi. Tenete a mente questo dettaglio: la tripla data romana del 2019 è il precedente diretto delle cinque sere del 2026. Nell’estate 2019 parte il tour On the Road.

Nel 2020 collabora con Francesca Michielin al brano La vie ensemble ed è il primo artista italiano a far ripartire la musica dal vivo dopo il blocco dovuto alla pandemia: interrompe le registrazioni del disco in preparazione, accoglie la proposta del suo manager Francesco Barbaro e dell’agenzia OTR Live, e torna in concerto con posti limitati ma con formazione completa di musicisti, crew tecnica e produzione, rinunciando al proprio cachet perché il settore potesse ripartire. È il tipo di gesto che in una biografia si riassume in una riga e che nel settore viene ricordato per anni.

Nel 2021 torna a Sanremo con Il farmacista, presentandosi come Max Gazzè e La Trifluoperazina Monstery Band, una band di cartonati che raffiguravano la Regina Elisabetta alla batteria, Marilyn Monroe ai cori, Jimi Hendrix alla chitarra, Paul McCartney al basso e Igor di Frankenstein Junior alle tastiere. Nel corso delle serate si presenta vestito da Leonardo da Vinci, poi seduto su una poltrona nei panni di Salvador Dalì, e infine come Clark Kent che scopre la S di Superman sotto la camicia e si getta sulle poltrone vuote dell’Ariston. Il 9 aprile dello stesso anno pubblica La matematica dei rami, prodotto e suonato con la Magical Mystery Band, titolo che riprende la tesi leonardesca secondo cui i rami degli alberi crescono in modo equilibrato per resistere al vento.

Da lì in poi: Considerando nell’aprile 2021, Il vero amore con Greta Zuccoli a luglio, il ritorno in tour nel 2022 con Cristo di Rio insieme a Carl Brave e il concerto-evento nell’Anfiteatro del Parco Archeologico di Pompei dedicato ai Pink Floyd. Nel 2023 arrivano Riviera con Frenetik & Orang3, il progetto estivo Musicae Loci con Max Dedo e orchestre locali diverse per ogni tappa, il singolo Che c’è di male e poi L’epica della guerra, entrambi legati all’album Amor Fabulas, il tour teatrale Amor Fabulas - Preludio e una parte nel film Diabolik - Chi sei? dei Manetti Bros. Sempre nel 2023 firma, con il fratello Francesco e con Francesco De Benedettis, la canzone vincitrice dello Zecchino d’Oro, Non ci cascheremo mai.

Nel marzo 2024 riparte con un tour internazionale che comincia da Bruxelles, la città della sua adolescenza, e si conclude a Roma. Il 24 maggio esce Sarà papà. Il 6 luglio 2024, giorno del suo cinquantasettesimo compleanno, si riunisce con Fabi e Silvestri per una data unica al Circo Massimo, per i dieci anni de Il padrone della festa. L’estate 2024 incrocia le tappe di Musicae Loci con quelle di Amor Fabulas - Interludio. Nel 2025 è protagonista, con Fabi e Silvestri, del docufilm Fabi Silvestri Gazzè - Un passo alla volta, che racconta trent’anni di amicizia fra i tre.

Una curiosità su Max Gazzè in concerto a Roma — Auditorium — dal 26 al 30 dicembre 2026

La curiosità riguarda il numero cinque, e non è un vezzo di programmazione. In tutto il tour la misura standard è tre sere consecutive per città: tre a Mestre, tre a Palermo, tre a Napoli, tre a Bologna, tre a Milano, tre a Genova, tre a Firenze, tre ad Ascoli Piceno, tre a Bari, tre a Torino, tre a Trento, tre a Cagliari. Roma è l’unica eccezione dichiarata, e passa a cinque. La presentazione ufficiale lo scrive proprio così: in ogni città tre sere consecutive, con l’unica eccezione della lunga chiusura romana.

La cosa curiosa non è l’eccezione in sé, è dove cade. Cade a Roma, che è la sua città, e cade nella settimana fra Natale e Capodanno, che è il periodo dell’anno in cui un romano fa meno fatica a riempire una sala perché sono tutti in città, e contemporaneamente il periodo in cui chi organizza concerti di solito si ferma. Il calendario dei grandi tour italiani, tradizionalmente, si chiude prima del 20 dicembre e riapre a gennaio: la settimana delle feste è territorio di veglioni, spettacoli per famiglie e concerti di Capodanno. Piazzare cinque serate teatrali fra il 26 e il 30 dicembre significa andare controcorrente rispetto a un’abitudine consolidata del settore.

E c’è un secondo strato, ancora più interessante. Cinque sere da 673 posti fanno poco più di tremila spettatori complessivi. Lo stesso artista, nella stessa città, ha riempito il Circo Massimo con il trio Fabi Silvestri Gazzè e ha chiuso un tour davanti a circa diciottomila persone nel 2015. Poteva scegliere una sala grande e una sera sola. Ha scelto la sala più piccola del complesso e cinque sere. In termini di incasso lordo potenziale non è la scelta ovvia: in termini di che cosa si riesce a fare sul palco, lo è eccome.

Terza curiosità, per chi tiene il conto delle ricorrenze: non è la prima volta che Gazzè occupa l’Auditorium per più sere di fila. Nel 2019, per festeggiare i vent’anni de La favola di Adamo ed Eva, aprì il tour europeo nei club con una tripla data proprio all’Auditorium Parco della Musica, strutturata in due parti: prima l’album per intero, poi i brani degli altri dischi. La formula della residenza, a Roma, l’aveva già sperimentata sette anni prima.

Una cosa che non ti dice nessuno su Max Gazzè in concerto a Roma — Auditorium — dal 26 al 30 dicembre 2026

La cosa che nessuno dice riguarda l’Auditorium in inverno, ed è una differenza enorme rispetto all’immagine che quasi tutti hanno di questo posto.

Nella testa della maggior parte delle persone l’Auditorium è d’estate: la Cavea all’aperto, tremila posti sotto il cielo, i grandi concerti di luglio, le serate in cui si arriva con la maglietta e si esce alle due. Quello è il volto più fotografato del complesso, quello del Roma Summer Fest, e per metà anno è il motivo principale per cui la gente ci va.

A fine dicembre l’Auditorium è un’altra cosa. La Cavea è vuota e battuta dal vento, le tre sale lavorano al chiuso, e il complesso si comporta come quello che è sempre stato sotto la pelle: un edificio pubblico coperto, con un foyer enorme, una libreria, i bar, il terrazzo praticabile che corre attorno agli edifici. La differenza pratica è che d’inverno il tempo che si passa qui prima e dopo il concerto cambia natura: non si sta seduti sui gradoni all’aperto, si sta dentro. E dentro c’è molto più spazio di quanto chi ci viene solo d’estate immagini.

C’è poi una cosa che davvero non trovate scritta quasi da nessuna parte: il complesso ha un piccolo museo archeologico ricavato sotto la Cavea, che espone i reperti della villa romana venuta alla luce durante i lavori. I resti della villa sono visibili all’aperto, fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli. Se arrivate con un’ora di anticipo, in una sera di fine dicembre, potete passare venti minuti a guardare i muri di una casa di campagna romana di duemila anni fa prima di entrare a sentire un disco uscito l’anno prima. La sovrapposizione è talmente romana da essere quasi banale, e infatti quasi nessuno ci fa caso.

Il consiglio che ti do per visitare Max Gazzè in concerto a Roma — Auditorium — dal 26 al 30 dicembre 2026

Il consiglio principale è uno solo e riguarda il tempo: arrivate presto. Non venti minuti prima, ma un’ora e mezza prima. Le ragioni sono tre e sono tutte concrete.

La prima riguarda il posto. Il quartiere attorno a De Coubertin non ha una riserva di parcheggi infinita, il parcheggio interno è percepito come caro e si riempie, e nelle sere di spettacoli in più sale il pubblico di tre eventi diversi arriva nello stesso mezz’ora. Chi arriva alle 19:50 per un concerto delle 20:00 rischia di entrare con il fiatone a luci già abbassate, che in una sala da 673 posti significa disturbare mezza fila.

La seconda riguarda il complesso in sé. L’Auditorium non è un teatro con un atrio e una sala: è un pezzo di città. C’è il foyer comune alle tre sale, c’è una grande libreria, ci sono i bar, c’è il terrazzo praticabile che gira attorno agli scarabei, ci sono i resti archeologici. Se venite qui solo per il concerto vi perdete la metà del motivo per cui questo posto è stato costruito così: Renzo Piano lo ha progettato come un luogo in cui si entra ore prima e si esce ore dopo, non come una scatola in cui si sta due ore seduti.

La terza riguarda il freddo. Il terrazzo esterno, la sera del 28 dicembre, è ventoso. Il tragitto dalla fermata del tram all’ingresso si fa scoperti. Vestitevi da sera invernale romana vera, che significa temperature basse ma non glaciali e vento umido dal fiume, e mettete in conto che dentro la sala fa caldo: un cappotto pesante diventa un problema dopo due ore di poltrona. Il guardaroba, dove disponibile, risolve.

Come scegliere fra le cinque sere

Se avete libertà di scelta, ecco come ragionerei io. Il 26, sabato e Santo Stefano, è la sera più festiva e quella in cui la città attorno è più viva: buona se volete fare serata prima e dopo, meno buona se odiate la folla. Il 27, domenica, è la sera più comoda per chi arriva da fuori Roma con un treno di rientro il giorno dopo. Il 28 e il 29, lunedì e martedì, sono le sere più tranquille dal punto di vista logistico. Il 30, mercoledì, è l’ultima data dell’intero tour: chi va a caccia di serate memorabili sa che le ultime date hanno spesso qualcosa in più, ospiti compresi, ma è anche la sera in cui la città comincia a prepararsi al Capodanno e si muove peggio.

Una nota sulla prevendita. Cinque serate in una sala da 673 posti fanno un totale di poco superiore ai tremila titoli di accesso per un artista che a Roma gioca in casa e che nella stessa città ha riempito spazi molto più grandi. La matematica è semplice e vale la pena farla per tempo: l’acquisto si effettua sui canali indicati dall’Auditorium, e la biglietteria del complesso, nella stagione invernale, lavora tutti i giorni con orario continuato nel pomeriggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: l’Auditorium Parco della Musica esiste perché Roma, per più di sessant’anni, non ha avuto una sala da concerto degna del nome. La cosa è nota agli addetti ai lavori e viene citata pochissimo fuori.

Fino agli anni trenta del Novecento la sala sinfonica di riferimento della città era l’Augusteo, ricavato dentro il mausoleo augusteo. Quella sala fu demolita, e da quel momento fino al 2002 la capitale italiana, sede di una delle più antiche istituzioni musicali del mondo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, non ha avuto un auditorium progettato espressamente per la musica. Sessant’anni scarsi di provvisorio: sale improprie, adattamenti, spazi in prestito. L’Auditorium di Renzo Piano nasce per chiudere quella ferita.

Il percorso non fu semplice. Il concorso a inviti è del 1993, l’area del Villaggio Olimpico fu scelta dal consiglio comunale nel 1992 dopo un dibattito lungo, il cantiere durò dal 1995 al 2002 e fu molto travagliato: il contratto con la ditta aggiudicataria fu risolto in corso d’opera e fu indetta una nuova gara, con una conseguente lievitazione dei costi su cui si concentrarono critiche e accuse. Nel 1995 e nel 1997 il Consiglio superiore dei lavori pubblici emise pareri fortemente critici. E soprattutto, a metà scavo, spuntarono i resti di una villa romana: una scoperta che impose una modifica sostanziale del progetto originario, con due dei tre scarabei traslati verso ovest fino quasi a sfiorare il viadotto di Corso di Francia.

Piano lavorò in sinergia con Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM di Monaco di Baviera per l’acustica delle tre sale e con l’architetto paesaggista Franco Zagari per gli spazi esterni. L’Auditorium fu inaugurato il 21 aprile 2002 con l’apertura della Sala Sinopoli, e il 21 dicembre dello stesso anno con il resto del complesso e la Sala Santa Cecilia, aperta da un concerto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Chung Myung-whun. Dal 2003 il complesso è sede stabile della stagione concertistica dell’Accademia. Nel 2020 il consiglio comunale di Roma approvò l’intitolazione a Ennio Morricone.

C’è poi una polemica che accompagna il complesso dall’inizio e che quasi nessuno racconta: l’assenza totale di organi a canne nelle sale. L’appello fu lanciato nel 2002, a lavori non ancora ultimati, e il critico musicale Paolo Isotta arrivò a definire la Sala Santa Cecilia, per questo motivo, un salotto senza divano. Per lo strumento erano stati stanziati oltre un milione di euro e fu nominata una commissione di organisti, che venne però dimissionata all’improvviso proprio quando aveva raggiunto un’intesa difficoltosa sulle caratteristiche foniche. A più di vent’anni di distanza l’organo non c’è.

Un ultimo dato che di solito non si cita: nel 2016 la sola Fondazione Musica per Roma realizzò qui 608 eventi, esclusi quelli congressuali, vendendo 287.109 biglietti. I frequentatori complessivi del Parco della Musica, nel 2014, furono calcolati in più di due milioni, numero che ne fece la prima struttura culturale europea per numero di visitatori e la seconda al mondo dopo il Lincoln Center di New York. Detto in modo brutale: la sala dove Gazzè suonerà cinque sere di fila si trova dentro uno dei complessi culturali più frequentati del pianeta, e quasi nessuno lo sa.

La foto giusta da fare a Max Gazzè in concerto a Roma — Auditorium — dal 26 al 30 dicembre 2026

Partiamo dalla regola, perché senza quella il resto non serve: dentro la sala, durante il concerto, si fotografa solo se e come la produzione lo consente, e in un teatro da 673 posti uno schermo acceso in quinta fila lo vedono tutti. La foto che vale la pena portarsi a casa, in ogni caso, non è quella del palco.

La foto uno: gli scarabei dall’alto del terrazzo, di sera. Attorno agli edifici corre un terrazzo praticabile, e da lì i tre volumi coperti di piombo si vedono nella loro forma completa. Di giorno il piombo è grigio opaco e la fotografia risulta piatta. Di sera, con le luci del complesso accese e il cielo ancora non del tutto nero, i gusci diventano curve scure contro un fondo blu. La finestra buona, a fine dicembre, è strettissima: fra le 17:15 e le 17:45 circa, perché il sole tramonta presto. Se il concerto è alle 20:00 e voi arrivate alle 18:30, quella finestra l’avete già persa. È l’argomento più serio a favore dell’arrivare molto presto.

La foto due: la Cavea vuota d’inverno. Il teatro all’aperto da tremila posti, deserto, con le gradinate bagnate e le tre sale che lo circondano, è un’immagine che nessuno scatta perché tutti fotografano la Cavea piena a luglio. La versione invernale è molto più interessante: si legge la geometria del progetto, si vede la disposizione a raggiera, e non ci sono teste davanti all’obiettivo.

La foto tre: i resti della villa romana. Fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli affiorano i muri della villa venuta alla luce durante il cantiere. Inquadrare i resti antichi con alle spalle il fianco curvo di piombo di uno scarabeo di Renzo Piano è la fotografia che riassume in un’immagine sola che cosa significhi costruire a Roma nel ventunesimo secolo. È anche l’unica foto di questo posto che non somiglia a nessun’altra.

La foto cinque, per chi ha tempo: il Ponte della Musica al tramonto. Arrivare a piedi dal Ponte della Musica con la luce che cala vuol dire avere il Tevere, l’arco bianco del ponte e, in lontananza, il profilo del Foro Italico. È il modo migliore di fotografare il contesto, non solo l’edificio.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del complesso è breve, perché ha poco più di vent’anni, ma è densa, e i passaggi che contano sono questi.

1992. Il consiglio comunale di Roma sceglie l’area del Villaggio Olimpico dopo un dibattito lungo anni. La scelta è contestata già allora, per la conformazione del terreno e per la distanza dalla metropolitana.

1993. Renzo Piano vince il concorso a inviti. Il progetto prevede tre sale distinte disposte attorno a un teatro all’aperto, una soluzione inusuale che nasce da un’esigenza acustica precisa: separare i volumi invece di comprimerli in un unico edificio.

1995. Apre il cantiere. Poco dopo gli scavi restituiscono i resti di una villa romana. La scoperta impone una revisione sostanziale del progetto: due dei tre scarabei vengono traslati verso ovest, e la viabilità del quartiere viene modificata di conseguenza, con la chiusura al traffico automobilistico di un tratto di Viale De Coubertin.

21 aprile 2002. Inaugurazione della Sala Sinopoli, la prima ad aprire. È in questa sala che Goffredo Petrassi, molto anziano, assiste alla prima assoluta della propria Ouverture da Concerto per Orchestra, scritta nel 1931. Morirà l’anno successivo, e la sala più piccola del complesso, fino ad allora chiamata Sala Settecento, prenderà il suo nome.

21 dicembre 2002. Apre il resto del complesso e viene inaugurata la Sala Santa Cecilia con un concerto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Chung Myung-whun.

2003. L’Auditorium diventa sede stabile della stagione concertistica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che porta qui anche la propria Bibliomediateca e il Museo degli Strumenti Musicali.

2006. L’Auditorium comincia a ospitare la Festa del Cinema di Roma, che da allora occupa il complesso ogni autunno e ne ha cambiato la percezione pubblica: da luogo per la musica a luogo per lo spettacolo in senso largo.

2019. Max Gazzè apre qui, con una tripla data, il tour per i vent’anni de La favola di Adamo ed Eva. È il precedente romano diretto delle cinque serate del 2026.

2020. Il consiglio comunale approva l’intitolazione del complesso a Ennio Morricone, scomparso quell’anno. Il nome ufficiale diventa Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

26-30 dicembre 2026. Cinque serate consecutive di Max Gazzè in Sala Petrassi, chiusura di un tour di oltre quaranta date costruito sulla formula della residenza.

Chi è passato da Max Gazzè in concerto a Roma — Auditorium — dal 26 al 30 dicembre 2026

La domanda si può leggere in due modi, e rispondo a entrambi.

Chi è passato da queste sale

L’Auditorium è la casa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, una delle istituzioni musicali più antiche del mondo, nata come congregazione di musici e oggi fondazione con un corpo accademico di settanta membri effettivi e trenta onorari. Da questo palcoscenico passa ogni anno la stagione sinfonica della capitale. Il direttore che inaugurò la Sala Santa Cecilia nel dicembre 2002 fu Chung Myung-whun.

Ma la vocazione del complesso è sempre stata doppia. Accanto alla programmazione dell’Accademia c’è quella della Fondazione Musica per Roma, che porta qui rock, pop, jazz, musica contemporanea, lirica, elettronica e musica etnica, oltre a teatro, danza, circo, letteratura, poesia, mostre, incontri con gli autori e festival dedicati alla scienza e al libro. Quattro orchestre residenti presidiano jazz, musica contemporanea e musica popolare.

Nel solo calendario recente il complesso ha ospitato nomi che dicono bene quanto sia largo il ventaglio: il metal dei Judas Priest, la canzone italiana di Fiorella Mannoia, il rock americano dei Wilco, la nuova canzone italiana di Angelina Mango, l’elettronica internazionale di Dissonanze. Aggiungete la Festa del Cinema ogni autunno e il Roma Summer Fest ogni estate, e avete il quadro di un luogo che non ha un genere.

Chi è passato dalla musica di Gazzè

Dal fronte cantautorale: Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, compagni di una amicizia trentennale diventata prima un disco e poi un gruppo, Fabi Silvestri Gazzè, con cui ha riempito il Circo Massimo nel 2024. Paola Turci e Marina Rei, con cui condivide palco e dischi dal 2007. Carmen Consoli, che sul suo disco del 2008 ha suonato buona parte delle chitarre. Franco Battiato, nel cui tour il primo album fu presentato in versione acustica nel 1996.

Dal fronte internazionale: lo svizzero Stephan Eicher, per cui ha fatto il bassista stabile e con cui ha scritto e cantato, insieme al tedesco Herbert Grönemeyer, la traccia che dà il titolo all’album Taxi Europa. Stewart Copeland dei Police, nella cover band Gizmo, insieme a Raiz degli Almamegretta e Vittorio Cosma.

Dal fronte jazz: Rita Marcotulli al pianoforte e Roberto Gatto alla batteria, compagni dell’Over Tour del 2012. Dal fronte sinfonico: la Bohemian Symphony Orchestra di Praga diretta da Clemente Ferrari e la voce narrante di Ricky Tognazzi nel progetto Alchemaya, e poi le orchestre locali diverse città per città del progetto Musicae Loci, con lo storico collaboratore Max Dedo.

Dal fronte del pop contemporaneo: Carl Brave, con cui ha inciso due volte, Caparezza, Levante, Francesca Michielin, Greta Zuccoli, i produttori Frenetik & Orang3. E poi il fratello Francesco Gazzè, coautore dei testi fin dal secondo album e coautore, nel 2023, della canzone che ha vinto lo Zecchino d’Oro.

Non è l’elenco di collaborazioni di un cantautore che cerca il singolo: è la mappa di uno che si è mosso fra northern soul, progressive, jazz, sinfonica, rap romano e canzone d’autore senza mai chiedere il permesso. Cinque sere in una sala da 673 posti sono esattamente il posto in cui questa mappa si può aprire per intero.

Come costruire la serata attorno al concerto

Cinque sere fra il 26 e il 30 dicembre significano cinque occasioni di fare una cosa che a Roma riesce bene: trasformare uno spettacolo in una giornata.

Il pomeriggio prima

Chi arriva presto nel quadrante ha, a distanza di pochi minuti a piedi, il MAXXI, il museo nazionale delle arti del ventunesimo secolo, che è l’altro grande edificio contemporaneo del Flaminio. Vedere Zaha Hadid e Renzo Piano nello stesso pomeriggio è un esercizio che a Roma si può fare in un fazzoletto di quartiere, ed è una delle poche cose per cui vale la pena allontanarsi dal centro storico. Chi preferisce stare all’aperto può risalire verso Villa Glori, il parco sulla collina alle spalle del complesso, oppure scendere verso il Tevere e camminare lungo il fiume.

Chi invece viene dal centro e vuole una passeggiata con un senso può partire da Piazza del Popolo, risalire il quartiere Flaminio, attraversare il Ponte della Musica, dare un’occhiata al Foro Italico sull’altra sponda e rientrare verso De Coubertin. Sono circa un’ora e mezza di cammino con le soste, ed è la maniera migliore di capire com’è fatta questa parte di città.

Mangiare prima o dopo

La domanda me la fanno sempre, e la risposta onesta è che dipende dall’orario. Con inizio alle 20:00 la cena prima significa mangiare alle 18:30, il che a Roma vuol dire trovare aperto poco e male. La soluzione che uso è l’inverso: qualcosa di leggero prima, nei bar del complesso o nel quartiere, e cena vera dopo il concerto, verso le 22:30, che è un orario perfettamente normale per una trattoria romana. Nella settimana fra Natale e Capodanno però molti locali cambiano orario o chiudono, quindi prenotare è la mossa sensata, non un eccesso di zelo.

Le domande che mi fanno più spesso

Le cinque serate sono uguali? No, ed è il punto dichiarato del progetto. La formula della residenza prevede esplicitamente che ogni tappa diventi un racconto a più capitoli, che evolve sera dopo sera. Quanto cambi in concreto non è prevedibile in anticipo, ma l’intenzione è scritta nera su bianco nella presentazione ufficiale.

In quale sala si tiene il concerto? Sala Petrassi, per tutte e cinque le date. È la più piccola delle tre sale da concerto del complesso, 673 posti, quella attrezzata per il teatro con fossa d’orchestra e pareti del palco semoventi.

A che ora comincia? Il calendario ufficiale indica le 20:00 per tutte e cinque le serate. Considerate che l’ingresso in sala avviene prima e che in un teatro di queste dimensioni entrare a spettacolo iniziato è scomodo per tutti.

Come ci si arriva senza automobile? Metropolitana linea A fino a Flaminio, poi tram 2 lungo Viale Tiziano. In alternativa le linee di superficie dal centro, da verificare il giorno stesso perché cambiano spesso. A piedi da Piazza del Popolo sono circa venti minuti abbondanti.

L’evento è confermato? Tutte e cinque le date risultano regolarmente presenti nel calendario ufficiale dell’Auditorium, con sala e orario indicati, e nessuna delle cinque riporta indicazioni di annullamento o rinvio. Per date che cadono fra più di tre mesi resta comunque buona regola dare un’occhiata al calendario ufficiale prima di mettersi in viaggio.

Perché queste cinque sere valgono il viaggio

Un cantautore romano di cinquantanove anni, con trent’anni di carriera e dodici album alle spalle, chiude il proprio tour teatrale nella propria città, con cinque sere consecutive nella sala più piccola del principale complesso musicale della capitale. Non nella sala grande, non in un palasport, non in una data unica da diecimila persone: cinque sere da 673 posti, in un teatro attrezzato per la prosa, in una settimana dell’anno in cui il resto del settore è fermo. È l’ultima tappa di un percorso partito il 10 ottobre da Spoleto e passato per tredici città, dentro una formula pensata perché lo spettacolo cambi mentre va avanti.

Non serve altro per decidere. Serve solo scegliere la sera e muoversi per tempo.

Per organizzare il resto del viaggio

Quando la serata è fissata, resta tutto il contorno: quanti giorni fermarsi, come incastrare i musei con gli orari festivi, se vale la pena spostarsi fuori Roma per una giornata, come muoversi fra un quartiere e l’altro senza perdere mezze giornate nel traffico. Per la parte di pianificazione del viaggio in Italia, itinerari, tempi realistici e costruzione dei giorni, il riferimento che uso e che consiglio è italyplanner.com, che affronta esattamente questo tipo di problemi. Per chi invece lavora con i gruppi, accompagna persone o organizza visite e trasferimenti come mestiere, gli strumenti e i contenuti professionali si trovano su tourleaderpro.com.

Il resto, la sera del concerto, lo fanno la sala e chi ci sale sopra. Cinque volte di seguito, in una sala da 673 posti, fra il 26 e il 30 dicembre 2026.

Contact Information

Data Evento26 Dicembre 2026 20:00 — 30 Dicembre 2026
IndirizzoAuditorium Parco della Musica, Viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma Roma Città
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