Antonio Marras, Vorrei riempire la tua stanza di rose alla Galleria Valentina Bonomo — dal 20 ottobre 2026 al 10 febbraio 2027
Vorrei riempire la tua stanza di rose, mostra personale di Antonio Marras a cura di Lorenzo Madaro, apre alla Galleria Valentina Bonomo di Roma martedì 20 ottobre 2026 con un'inaugurazione dalle 15 alle 21 e resta visibile fino al 10 febbraio 2027. La galleria è in Via del Portico d'Ottavia 13, nel rione Sant'Angelo, l'area dell'antico Ghetto. Secondo il portale turistico di Roma Capitale la galleria è aperta dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, oppure su appuntamento. Si arriva con il tram 8, fermata Arenula/Cairoli, a pochi minuti a piedi, oppure dagli autobus che fanno capo a Largo di Torre Argentina, a dieci minuti di cammino; dalla metro B, stazione Circo Massimo, si arriva a piedi in circa un quarto d'ora passando per la Bocca della Verità e il Teatro di Marcello. Per informazioni su ingresso e visite la galleria risponde allo 06 6832766 e all'indirizzo info@galleriabonomo.com; notizie e aggiornamenti sono sul sito ufficiale della Galleria Valentina Bonomo.
Uno stilista che disegna ogni giorno da quarant'anni, una galleria che ha portato a Roma artisti come Sol LeWitt, Jannis Kounellis e Mimmo Paladino, una sala al pianterreno di un'antica casa romana a pochi passi dal Portico d'Ottavia. Vorrei riempire la tua stanza di rose riunisce opere su carta e ceramiche nate apposta per questi spazi, intorno a un'unica figura: la rosa. Qui sotto trovi cosa si vedrà, chi è Antonio Marras fuori dalla moda, com'è la galleria, come arrivare, cosa vedere intorno nel Ghetto, dove mangiare, come organizzare la visita.

Antonio Marras alla Galleria Valentina Bonomo: date, orari, inaugurazione
La mostra di Antonio Marras alla Galleria Valentina Bonomo si inaugura martedì 20 ottobre 2026 dalle 15 alle 21 e chiude il 10 febbraio 2027. Quasi quattro mesi, a cavallo fra l'autunno e l'inverno romano.
L'inaugurazione
L'opening di martedì 20 ottobre dura sei ore, dalle 15 alle 21: un orario lungo, pensato per chi lavora e per chi vuole passare più volte. Il portale turistico di Roma Capitale segnala che il programma può subire variazioni.
Gli orari della galleria
Il portale di Roma Capitale indica come orario della galleria il pomeriggio, dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, oppure su appuntamento. Il sabato, la domenica e il lunedì conviene quindi telefonare prima: una visita concordata è spesso l'occasione migliore per vedere le opere con calma.
La chiusura
La mostra resta aperta fino al 10 febbraio 2027 secondo le schede delle riviste d'arte che hanno pubblicato il comunicato della galleria. Nelle settimane delle feste di fine anno gli orari delle gallerie private possono cambiare: verificate con la galleria prima di andare.
Vorrei riempire la tua stanza di rose: cosa si vedrà
La mostra riunisce un ampio nucleo di opere su carta e una serie di ceramiche concepite e realizzate da Antonio Marras appositamente per gli spazi della Galleria Valentina Bonomo. Tutto ruota intorno a una figura, la rosa, che il comunicato definisce fragile e ostinata.
La rosa come figura
Nel lavoro di Marras la rosa diventa presenza, promessa, ferita, apparizione domestica. Più che un tema, scrive la galleria, è una forma capace di attraversare immagini, materie e memorie, cambiando statuto: fiore offerto, corpo trattenuto, volto, ornamento, reliquia, frammento di una scena rimasta in sospeso.
Carte e ceramiche insieme
Disegno e materia plastica non sono presentati come ambiti separati, ma come parti di un unico organismo visivo, dentro un progetto espositivo e installativo complesso. Le opere occupano lo spazio secondo una trama di prossimità, interruzioni, addensamenti e aperture, e trasformano le sale in una stanza mentale da percorrere lentamente. Il visitatore è invitato a cercare gli indizi e a costruire una sequenza fra ciò che è appeso alle pareti e ciò che prende corpo nell'ambiente.
Le opere su carta
Per Marras il disegno è una pratica primaria: nasce nel tempo quotidiano, in viaggio, su un tavolo di lavoro, nel margine di un appuntamento, e conserva la rapidità di un pensiero che si forma mentre la mano va avanti. Sulle carte la linea si interrompe, devia, affonda nel colore o lascia ampie zone vuote. Ne escono rose isolate, mazzi trattenuti da vasi esili, sedie, figure, profili, anatomie incerte, presenze che sembrano affiorare da un ricordo.
Le ceramiche
Le ceramiche portano la stessa energia verso il peso, la cavità, la resistenza della superficie. Il segno si incide, si deforma, si aggruma; la rosa acquista volume ma resta vulnerabile, come se fosse appena uscita dal forno e potesse ancora trasformarsi. Nella ceramica, secondo la presentazione, Marras trova un terreno dove il controllo convive con il caso e il gesto resta inscritto nella materia.
Il titolo
Vorrei riempire la tua stanza di rose suggerisce un dono, ma anche un'invasione affettuosa. La stanza del titolo può essere intima, reale, perduta, desiderata; in mostra diventa la galleria stessa, occupata da immagini che chiedono vicinanza. Le rose di Marras hanno spine, sfioriscono, si piegano, a volte si confondono con un corpo o con un volto: custodiscono la bellezza senza sottrarla alla precarietà, e per questo sfuggono a ogni funzione decorativa. È la chiave più utile per guardarle.
Lorenzo Madaro, il curatore
La mostra è curata da Lorenzo Madaro, che secondo la galleria asseconda la natura espansiva del lavoro di Marras, lasciando che le opere costruiscano una visione d'insieme e, insieme, una ricerca del dettaglio.
Una regia dello spazio
In una galleria di dimensioni domestiche, il lavoro del curatore è soprattutto di montaggio: decidere dove addensare e dove lasciare respirare. Il comunicato insiste sull'idea della stanza da percorrere lentamente, e sulla sequenza di indizi che il visitatore ricompone da sé.
Il disegno come scrittura
La scelta di dare tanto spazio alle carte avvicina la mostra ad altri progetti di Marras centrati sul disegno, come quello alla Triennale di Milano del 2016, intitolato Nulla dies sine linea: nessun giorno senza una linea. È un motto che descrive bene la sua pratica.
Chi è Antonio Marras: biografia dello stilista e artista
Antonio Marras, nato ad Alghero il 21 gennaio 1961, è uno stilista, costumista e artista italiano; vive e lavora in una fattoria laboratorio nelle campagne a sud di Alghero.
Gli inizi e Roma
Disegna la sua prima collezione nel 1987. Nel 1991 viene selezionato per sfilare durante l'Alta Moda a Roma, e l'anno dopo presenta a Parigi la collezione Le nuvole. Dal 1996 al 1998 sfila di nuovo a Roma con l'Alta Moda; dal 1998 disegna Sans Titre, un'etichetta dedicata solo alle camicie bianche. Roma, quindi, è una delle prime città della sua carriera.
Il prêt-à-porter e Kenzo
La prima collezione di prêt-à-porter donna con il suo nome sfila a Milano nel 1999, quella uomo nel 2002. Nel 2003 viene nominato direttore artistico di Kenzo, e nel 2004 presenta a Parigi la prima collezione Kenzo con la sua firma; la collaborazione dura fino al 2011. Per quasi dieci anni uno stilista di Alghero guida una delle grandi maison parigine.
Il costume e il teatro
Nel 2008 firma i costumi del musical Orfeo ed Euridice rappresentato ad Alghero, nel 2009 quelli di Sogno di una notte di mezza estate di Luca Ronconi. Al Festival di Sanremo del 2015 veste Bianca Atzei con quattro abiti diversi, uno per sera, e l'esperimento si ripete nel 2017.
Nonostante Marras e l'impresa
Nel 2012 apre a Milano il concept store Nonostante Marras, inaugurato con una mostra di Claudia Losi: uno spazio dove moda, arte e incontri convivono. Nel settembre 2022 viene annunciato l'ingresso del gruppo Calzedonia di Sandro Veronesi, poi rinominato Oniverse, con l'80 per cento della società; Marras resta direttore creativo. Condivide la gestione delle sue attività con la moglie, Patrizia Sardo.
Le figure che lo ispirano
Le sue icone sono figure anarchiche e irregolari, difficili da classificare: Eleonora d'Arborea, Adelasia di Torres, Annemarie Schwarzenbach, Rina De Liguoro, Tina Modotti, Amelie Posse Brázdová. Nelle sue collezioni tornano l'identità, l'esilio, i rifugiati, il multiculturalismo, e una ribellione dichiarata contro ogni idea di purezza.
Antonio Marras artista: le mostre
Accanto alla moda, Antonio Marras ha costruito in oltre vent'anni un percorso espositivo che va dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino alla Biennale di Venezia del 2011.
Il racconto della forma e Trama doppia
La prima mostra, Il racconto della forma, è del 2003, nell'ex saponificio Masedu di Sassari, con abiti, disegni, fotografie, video e installazioni. Poi ad Alghero avvia Trama doppia, una serie di mostre annuali in dialogo con altri artisti: la prima, Llencols de aigua, con Maria Lai; la seconda, Uno più uno meno, nel 2004, con Claudia Losi; la terza, Minyonies, nel 2005, sull'infanzia; la quarta, Noi facciamo. Loro guardano, nel 2006, con Carol Rama.
Torino, Venezia, Rovereto
È il primo stilista ospitato dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che nel 2006 presenta la mostra fotografica Antonio Marras, dieci anni dopo. Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia con l'installazione Archivio provvisorio nel Padiglione Italia. Nel 2012 cura l'allestimento al Mart di Rovereto della mostra di Lea Vergine Un altro tempo, e lo stesso anno è protagonista con Lucia Pescador di Vedetti, credetti, a cura di Francesca Alfano Miglietti.
Milano, Matera, Sassari, Roma
Dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017 la Triennale di Milano ospita Antonio Marras: Nulla dies sine linea, a cura di Francesca Alfano Miglietti. Dal dicembre 2019 al marzo 2020 Palazzo Lanfranchi a Matera presenta Trama doppia, con Maria Lai e Antonio Marras. Nel 2022 progetta a Sassari una mostra per anticipare la riapertura della sezione etnografica del Museo Sanna. Nell'estate 2024 la sua boutique romana di via dei Condotti ospita Linea d'ombra, con disegni, foto e video.
I riconoscimenti
Nel 2001 riceve il Premio Francesca Alinovi, nel 2013 la laurea honoris causa in Arti visive dall'Accademia di Belle Arti di Brera, nel 2015 il Milano Design Award, nel 2020 il Tao Award Excellence per la moda, nel 2022 il titolo di Alfiere del made in Italy nel mondo.
Una curiosità su Antonio Marras, Vorrei riempire la tua stanza di rose alla Galleria Valentina Bonomo — dal 20 ottobre 2026 al 10 febbraio 2027
La curiosità più bella riguarda il rapporto fra Antonio Marras e Maria Lai, l'artista sarda che è stata una delle voci più originali dell'arte italiana del Novecento. La prima edizione di Trama doppia, il progetto di mostre annuali che Marras avviò ad Alghero dopo il 2003, fu costruita proprio con lei, e si intitolava Llencols de aigua, lenzuola d'acqua, in algherese, la variante di catalano che si parla nella sua città. Quindici anni dopo, fra il 2019 e il 2020, i due nomi tornano insieme a Matera, a Palazzo Lanfranchi, in una mostra che riprende lo stesso titolo. È un legame che spiega molto del Marras artista: il filo, il tessuto, la memoria domestica, la Sardegna come luogo di un sapere delle mani. Le rose della mostra romana, disegnate e poi cotte nella ceramica, appartengono alla stessa famiglia di gesti. C'è poi una seconda curiosità, tutta romana. Il primo grande palcoscenico di Marras fu Roma: nel 1991 fu selezionato per sfilare all'Alta Moda nella capitale, e vi tornò dal 1996 al 1998. Trentacinque anni dopo lo stilista torna in città, ma questa volta senza passerella, con carte e ceramiche in una galleria del Ghetto.
La Galleria Valentina Bonomo, al pianterreno della casa dei Fabi
La Galleria Valentina Bonomo occupa le sale al pianterreno dell'antica casa dei Fabi, divenuta convento nel XV secolo, in Via del Portico d'Ottavia 13.
Gli artisti passati di qui
Il portale turistico di Roma Capitale elenca alcuni degli artisti italiani e internazionali che vi hanno esposto: Liliana Moro, Enzo Cucchi, Franz West, David Tremlett, Glen Rubsamen, Brian McKee, Mimmo Paladino, Sol LeWitt, Julian Opie, Jannis Kounellis, Moshekwa Langa, Dayanita Singh, Shahzia Sikander, Irene Kung, Stephan Balkenhol, Nunzio.
Progetti per lo spazio
La caratteristica della galleria, sottolineata dal portale, è che gli artisti presentano progetti realizzati apposta per il suo spazio. Le ceramiche di Marras, concepite per queste sale, seguono esattamente questa linea.
Un archivio dal 2002
L'archivio delle mostre pubblicato sul sito della galleria parte dal 2002: più di vent'anni di programmazione in un luogo che è anche un pezzo di storia della città.
Una cosa che non ti dice nessuno su Antonio Marras, Vorrei riempire la tua stanza di rose alla Galleria Valentina Bonomo — dal 20 ottobre 2026 al 10 febbraio 2027
Quello che raramente si dice delle gallerie private di Roma è che gli orari sono pensati per chi le frequenta, non per il turista. Alla Galleria Valentina Bonomo, secondo il portale di Roma Capitale, si entra dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, oppure su appuntamento: niente mattine, niente fine settimana senza telefonata. Chi passa per il Ghetto il sabato mattina, come fanno quasi tutti, trova la porta chiusa. Il consiglio è banale ma decisivo: chiamate lo 06 6832766 o scrivete alla galleria, e fissate la visita. Spesso l'appuntamento diventa un piccolo privilegio, perché si vedono le opere con qualcuno che le conosce. La seconda cosa riguarda il tipo di mostra. Chi conosce Marras per gli abiti si aspetta tessuti, manichini, forse una sfilata in miniatura. Non ci sono: ci sono disegni su carta e ceramiche. È il Marras meno noto e forse il più autentico, quello che disegna ogni giorno in viaggio e al tavolo di lavoro. La terza: il giorno dell'inaugurazione, martedì 20 ottobre dalle 15 alle 21, la galleria sarà piena. Se volete vedere le opere, tornate un pomeriggio feriale di novembre. Se volete vedere l'ambiente e forse l'artista, andate al vernissage.
Il consiglio che ti do per visitare Antonio Marras, Vorrei riempire la tua stanza di rose alla Galleria Valentina Bonomo — dal 20 ottobre 2026 al 10 febbraio 2027
Il consiglio è di trattare la mostra come il centro di un pomeriggio nel Ghetto, non come una visita isolata. Arrivate verso le 15, all'apertura, e dedicate alla galleria mezz'ora abbondante: le carte di Marras chiedono di avvicinarsi, e le ceramiche vanno girate intorno. Poi uscite su Via del Portico d'Ottavia e fate un giro breve e denso: il Portico d'Ottavia con la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, la Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei, il Teatro di Marcello al tramonto, la Sinagoga sul Lungotevere. Chiudete con un fritto o un dolce in una delle botteghe del quartiere. Se potete scegliere il periodo, evitate le settimane delle feste e preferite novembre: le giornate sono corte, ma la luce radente del pomeriggio romano sulle pietre del Portico è la migliore dell'anno. Se venite in gruppo, anche piccolo, telefonate alla galleria prima: una visita concordata permette di entrare tutti insieme e di ascoltare qualcuno che racconta le opere. Nelle gallerie private la regola è: appuntamento, puntualità, voce bassa, e nessuna fretta davanti ai disegni.
Come arrivare alla Galleria Valentina Bonomo
La Galleria Valentina Bonomo è in Via del Portico d'Ottavia 13, nel rione Sant'Angelo, e si raggiunge comodamente con il tram 8 o a piedi da Largo di Torre Argentina.
In tram
Il tram 8 ferma in piazza Benedetto Cairoli, fermata Arenula/Cairoli, lungo Via Arenula. Da lì si entra nel Ghetto per le strade di Sant'Angelo e si arriva al Portico d'Ottavia in pochi minuti. Il tram 8 collega Largo di Torre Argentina con Trastevere e Monteverde.
In autobus
Largo di Torre Argentina è il grande nodo degli autobus del centro storico: da lì la galleria è a dieci minuti a piedi, passando per via Arenula o per le strade intorno a piazza Mattei. Per le linee aggiornate conviene usare il calcolo percorso dell'azienda dei trasporti di Roma.
In metropolitana
La stazione più vicina della metro B è Circo Massimo: da lì si raggiunge la galleria in circa un quarto d'ora a piedi, passando per piazza della Bocca della Verità e costeggiando il Teatro di Marcello.
In auto
Il rione è dentro la Zona a Traffico Limitato del centro storico. L'auto è sconsigliata: meglio lasciarla fuori dal centro e usare tram, autobus o le gambe.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Ghetto di Roma sia uno dei quartieri più antichi e vivi della città lo sanno tutti. Meno spesso si ricorda che la via dove si trova la galleria prende il nome da un monumento augusteo: il Portico d'Ottavia, voluto da Augusto e dedicato alla sorella Ottavia, di cui restano le colonne e il frontone d'ingresso a pochi metri dalla porta della Galleria Valentina Bonomo. Dentro le sue rovine, nel Medioevo, si costruì la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, e fra le colonne si tenne per secoli il mercato del pesce, da cui il nome della chiesa. Un altro fatto noto e poco citato riguarda il quartiere: nel 1555 papa Paolo IV istituì il Ghetto, chiudendo la comunità ebraica romana in un recinto fra il Portico d'Ottavia e il fiume; il recinto fu abolito solo con la fine del potere temporale dei papi. Una mostra che parla di una stanza da riempire di rose, di un dono e di un'invasione affettuosa dello spazio, si trova quindi in una delle strade di Roma dove lo spazio è stato per secoli un confine imposto. Non è una lettura che la galleria propone, ma è impossibile camminare qui senza pensarci. Infine, un fatto sulla moda: Antonio Marras è stato per quasi un decennio il direttore artistico di Kenzo a Parigi, dal 2003 al 2011, uno dei pochi stilisti italiani alla guida creativa di una grande maison francese in quegli anni.
Il Ghetto e il rione Sant'Angelo, il quartiere della galleria
La Galleria Valentina Bonomo si trova nel rione Sant'Angelo, il più piccolo dei rioni storici di Roma, che comprende l'area dell'antico Ghetto ebraico.
Il Portico d'Ottavia
Il Portico d'Ottavia è a pochi passi dalla galleria: colonne antiche, il frontone, la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria incastrata nelle rovine. È il monumento che dà il nome alla strada.
Il Ghetto ebraico
Il Ghetto ebraico di Roma è oggi uno dei quartieri più vivi del centro, con botteghe, forni e ristoranti. Sul Lungotevere sorge il Tempio Maggiore, la Sinagoga di Roma, inaugurata nel 1904, con il Museo Ebraico.
Piazza Mattei e la Fontana delle Tartarughe
A pochi minuti c'è piazza Mattei con la Fontana delle Tartarughe, una delle fontane più eleganti della Roma del Cinquecento.
Il Teatro di Marcello e l'Isola Tiberina
Il Teatro di Marcello chiude il quartiere verso sud; poco oltre, attraverso Ponte Fabricio, si raggiunge l'Isola Tiberina.
La foto giusta da fare a Antonio Marras, Vorrei riempire la tua stanza di rose alla Galleria Valentina Bonomo — dal 20 ottobre 2026 al 10 febbraio 2027
In galleria chiedete sempre prima di fotografare: molte gallerie lo permettono senza flash, ma è una cortesia verso chi vi accoglie e verso l'artista. Se il permesso c'è, la foto giusta non è l'opera singola ma il dialogo: una carta alle pareti con una ceramica in primo piano, cioè esattamente la sequenza fra muro e ambiente che il comunicato invita a ricostruire. In una mostra pensata come stanza mentale, l'inquadratura più fedele è quella che mette in relazione due cose. La seconda foto si fa fuori, a pochi passi: il Portico d'Ottavia, con le colonne antiche e il frontone, nella luce del pomeriggio. Ha una logica precisa: una mostra sulla bellezza fragile e sulla precarietà, a pochi metri da un monumento che è sopravvissuto per duemila anni in rovina, riutilizzato, abitato. La terza è per chi ama i dettagli: le rose. A Roma fra ottobre e febbraio le rose fioriscono ancora in qualche giardino e in qualche vaso sui davanzali del Ghetto; una rosa vera fotografata sulla strada, prima o dopo la visita, dialoga con quelle di Marras meglio di qualsiasi didascalia. E alla sera dell'inaugurazione, se c'è l'artista, chiedete prima di fotografarlo.
Cosa vedere intorno alla Galleria Valentina Bonomo
Intorno alla Galleria Valentina Bonomo, a meno di dieci minuti a piedi, ci sono alcuni dei luoghi più belli del centro storico, dal Campidoglio alla Crypta Balbi.
La Crypta Balbi
La Crypta Balbi, sede del Museo Nazionale Romano, racconta la stratificazione di un isolato romano dall'antichità al Medioevo: una visita che dialoga bene con una mostra sulla memoria delle cose.
Santa Maria in Campitelli
La chiesa di Santa Maria in Campitelli, capolavoro barocco di Carlo Rainaldi, è a due passi dalla galleria.
Il Campidoglio
Salendo per la cordonata si arriva al Campidoglio: in dieci minuti si passa dal Ghetto alla piazza di Michelangelo.
Dove mangiare vicino alla Galleria Valentina Bonomo
Il Ghetto intorno a Via del Portico d'Ottavia è una delle zone di Roma più note per la cucina giudaico romanesca, con trattorie, ristoranti e forni storici.
La cucina giudaico romanesca
Nelle strade intorno al Portico si trovano i piatti della tradizione ebraica romana: i carciofi alla giudia in stagione, i fritti, i filetti di baccalà. Alcuni locali seguono le regole della cucina kasher e restano chiusi il sabato e nelle festività ebraiche: tenetene conto se programmate un pranzo.
I forni
Per una sosta veloce ci sono i forni storici del quartiere, con dolci della tradizione ebraica romana: la merenda giusta dopo un pomeriggio in galleria.
Dopo le 19
La galleria chiude alle 19: l'ora ideale per un aperitivo nel quartiere o in piazza, prima di cena a Trastevere, oltre l'Isola Tiberina.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La strada della Galleria Valentina Bonomo è un condensato di storia di Roma. In età augustea Augusto dedica alla sorella Ottavia il grande portico che ancora dà il nome alla via, con templi e biblioteche al suo interno. Nel Medioevo, fra le rovine, nasce la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, e intorno alle colonne si tiene per secoli il mercato del pesce. La casa al numero 13, secondo il portale turistico di Roma Capitale, è l'antica casa dei Fabi, divenuta convento nel XV secolo. Nel 1555 papa Paolo IV istituisce il Ghetto e chiude la comunità ebraica di Roma in un recinto fra il Portico e il Tevere: per più di tre secoli questo è il confine della vita di migliaia di persone. Con la fine del potere temporale dei papi, dopo il 1870, il Ghetto viene abolito e il quartiere trasformato; nel 1904 si inaugura il Tempio Maggiore sul Lungotevere. Il 16 ottobre 1943 da queste strade parte la razzia nazista che deporta ad Auschwitz più di mille ebrei romani: è la ferita più profonda della storia del quartiere, e la ragione per cui camminando qui si trovano le pietre d'inciampo davanti alle porte. L'archivio della Galleria Valentina Bonomo, che occupa il pianterreno della casa dei Fabi, registra mostre a partire dal 2002. Il 20 ottobre 2026 vi entrano le rose di Antonio Marras.
Come organizzare la visita alla mostra
La visita alla mostra di Antonio Marras richiede da mezz'ora a un'ora, e si organizza bene in un pomeriggio feriale fra le 15 e le 19.
Quando andare
Un pomeriggio dal martedì al venerdì, possibilmente non nei giorni dell'inaugurazione né nelle settimane delle feste. Novembre e gennaio sono i mesi più tranquilli.
Quanto tempo
Mezz'ora basta per vedere le opere, un'ora per guardarle davvero, tornando sulle carte più di una volta e girando intorno alle ceramiche.
Con chi
Una galleria privata è un luogo raccolto: meglio andare in pochi. Per gruppi, anche piccoli, telefonate prima allo 06 6832766.
Accessibilità, bambini e consigli pratici
Per informazioni sull'accessibilità della Galleria Valentina Bonomo e sull'ingresso con sedia a rotelle, il riferimento è la galleria stessa, allo 06 6832766 o a info@galleriabonomo.com.
Con i bambini
Le rose di Marras, disegnate e modellate, possono incuriosire anche i più piccoli, ma una galleria privata con opere su carta e ceramiche fragili richiede attenzione. Con bambini piccoli, meglio una visita breve.
Il quartiere
Le strade del Ghetto sono in parte lastricate con sampietrini e molto frequentate nei fine settimana: per chi si muove con difficoltà, i pomeriggi feriali sono più comodi.
Il periodo
Fra ottobre e febbraio Roma ha pomeriggi corti e luminosi, poca folla nei quartieri del centro e un calendario ricco di mostre: il momento giusto per le gallerie.
Chi è passato da Antonio Marras, Vorrei riempire la tua stanza di rose alla Galleria Valentina Bonomo — dal 20 ottobre 2026 al 10 febbraio 2027
Dal pianterreno della casa dei Fabi sono passati alcuni dei nomi più importanti dell'arte contemporanea internazionale, ciascuno con un progetto pensato per queste sale. Il portale di Roma Capitale ne ricorda molti: Sol LeWitt, il padre dell'arte concettuale americana, con i suoi disegni murali; Jannis Kounellis, il maestro dell'Arte povera che ha scelto Roma come città; Mimmo Paladino ed Enzo Cucchi, due voci della Transavanguardia; Franz West, lo scultore viennese delle forme instabili; David Tremlett, l'inglese delle pitture murali; Julian Opie, con le sue figure essenziali; Stephan Balkenhol, lo scultore tedesco delle figure in legno. E poi Liliana Moro, Glen Rubsamen, Brian McKee, Moshekwa Langa, la fotografa indiana Dayanita Singh, la pittrice pakistana Shahzia Sikander, Irene Kung, Nunzio. Una galleria piccola con un elenco da museo. Dal 20 ottobre 2026 passa Antonio Marras, stilista di Kenzo per quasi un decennio, che ha costruito mostre insieme a Maria Lai e a Carol Rama, ospite della Triennale e della Biennale, che a Roma aveva mosso i primi passi all'Alta Moda nel 1991. Con lui il curatore Lorenzo Madaro. E con loro, come in ogni mostra in questa strada, la storia del Portico d'Ottavia e del Ghetto, che nessuna stanza, per quanto piena di rose, può lasciare fuori.
Domande frequenti sulla mostra di Antonio Marras alla Galleria Valentina Bonomo
Quando è la mostra di Antonio Marras a Roma?
La mostra di Antonio Marras Vorrei riempire la tua stanza di rose si inaugura alla Galleria Valentina Bonomo martedì 20 ottobre 2026, dalle 15 alle 21, e resta aperta fino al 10 febbraio 2027. La galleria è in Via del Portico d'Ottavia 13, nel Ghetto.
Quali sono gli orari della Galleria Valentina Bonomo?
La Galleria Valentina Bonomo, secondo il portale turistico di Roma Capitale, è aperta dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19, oppure su appuntamento. Per visite in altri giorni o per gruppi conviene telefonare allo 06 6832766 o scrivere a info@galleriabonomo.com.
Cosa si vede nella mostra di Antonio Marras?
Nella mostra di Antonio Marras si vedono un ampio nucleo di opere su carta e una serie di ceramiche realizzate appositamente per la Galleria Valentina Bonomo. Tutto ruota intorno alla figura della rosa, disegnata e modellata, presentata in un allestimento pensato come una stanza da percorrere lentamente.
Chi è il curatore della mostra?
La mostra Vorrei riempire la tua stanza di rose è curata da Lorenzo Madaro. Secondo la presentazione della galleria il progetto asseconda la natura espansiva del lavoro di Marras, lasciando che le opere costruiscano una visione d'insieme e una ricerca del dettaglio.
Chi è Antonio Marras?
Antonio Marras è uno stilista, costumista e artista nato ad Alghero nel 1961. È stato direttore artistico di Kenzo dal 2003 al 2011, ha esposto alla Triennale di Milano e alla Biennale di Venezia e ha ricevuto nel 2013 la laurea honoris causa dall'Accademia di Brera.
Come si arriva alla Galleria Valentina Bonomo?
La Galleria Valentina Bonomo si raggiunge con il tram 8, fermata Arenula/Cairoli, a pochi minuti a piedi, oppure a piedi da Largo di Torre Argentina in circa dieci minuti. Dalla metro B, stazione Circo Massimo, si arriva in circa un quarto d'ora passando per il Teatro di Marcello.
Cosa vedere vicino alla Galleria Valentina Bonomo?
Vicino alla Galleria Valentina Bonomo ci sono il Portico d'Ottavia, la Sinagoga e il Museo Ebraico, la Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei, il Teatro di Marcello, la Crypta Balbi e l'Isola Tiberina, tutti a pochi minuti a piedi nel rione Sant'Angelo.
Il nostro parere sulla mostra di Antonio Marras
Le gallerie private del centro sono fra i luoghi più consigliati a chi vuole vedere arte senza code. Questa mostra ha un motivo in più: mostra il Marras che pochi conoscono, quello che disegna ogni giorno e che cuoce le sue rose nella ceramica. In pratica: telefonate alla galleria, andate un pomeriggio feriale di novembre, dedicate un'ora alle opere e poi camminate fino al Portico d'Ottavia. Le rose di Marras e le pietre di Augusto parlano della stessa cosa: di bellezze che resistono alla loro fragilità.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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