Museo della Shoah di Roma
Il Museo della Shoah di Roma, oggi, è la sede espositiva della Fondazione Museo della Shoah alla Casina dei Vallati, in via del Portico d'Ottavia 29, nel Ghetto. L'ingresso è libero, senza biglietto. Si entra dalla domenica al giovedì dalle 10 alle 18 e il venerdì dalle 10 alle 13, festività ebraiche escluse. Il sabato è chiuso. I gruppi e le scuole devono prenotare. Il museo definitivo, previsto a Villa Torlonia, non è aperto e non ha una data di inaugurazione pubblicata.
Alla Casina dei Vallati non si trova una collezione permanente in senso classico, ma una sequenza di mostre curate dalla Fondazione sulla persecuzione e lo sterminio degli ebrei d'Europa, con un'attenzione particolare all'Italia e a Roma. La mostra che il sito della Fondazione indica come in corso è La fine dei lager nazisti, aperta dal 24 gennaio 2025, a cura di Marcello Pezzetti. Accanto alle mostre la Fondazione organizza attività per le scuole, corsi di formazione e viaggi della memoria.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito della Fondazione Museo della Shoah, sulla pagina della mostra in corso, sulla scheda della Casina dei Vallati pubblicata dal Ministero della Cultura e sulla stampa che ha seguito il cantiere del museo definitivo. La Fondazione non pubblica una data di apertura della nuova sede. Per variazioni di orario, soprattutto nei giorni delle feste ebraiche, il riferimento resta il telefono del museo, 06 68139598, oppure l'indirizzo info@museodellashoah.it indicato sul sito.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Indirizzo: Casina dei Vallati, via del Portico d'Ottavia 29, 00186 Roma, nel Ghetto ebraico.
- Gestore: Fondazione Museo della Shoah, che organizza le mostre, le attività per le scuole e i corsi di formazione.
- Prezzo: ingresso libero, come indica la pagina della mostra in corso pubblicata dalla Fondazione.
- Orari: dalla domenica al giovedì dalle 10 alle 18, il venerdì dalle 10 alle 13, festività ebraiche escluse. Sabato chiuso.
- Prenotazione: non richiesta per i singoli visitatori, obbligatoria per gruppi e scuole attraverso la sezione Prenotazione scuole del sito della Fondazione.
- Contatti: museo 06 68139598, ufficio 06 68805806, info@museodellashoah.it.
- Accessibilità: secondo il Ministero della Cultura l'edificio è su tre piani, con servizi igienici e un montacarichi per il primo piano.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
La Casina dei Vallati si trova in fondo a via del Portico d'Ottavia, la strada principale del Ghetto ebraico di Roma, sul lato verso il Teatro di Marcello. Dall'ingresso si vedono le colonne del Portico d'Ottavia e lo slargo intitolato al 16 ottobre 1943. È un edificio in muratura di dimensioni contenute, isolato rispetto alle case del rione, che si riconosce più per la posizione che per la facciata.
Dentro non ci sono sale monumentali. La scheda del Ministero della Cultura descrive tre piani con servizi igienici e un montacarichi che serve il primo piano. Le mostre della Fondazione occupano questi ambienti con pannelli, fotografie, filmati d'epoca, mappe, documenti ufficiali e testimonianze dirette dei sopravvissuti. Il materiale si legge in piedi, pannello dopo pannello, e richiede attenzione più che spazio. Chi entra aspettandosi oggetti in vetrina come in un museo archeologico trova un allestimento fatto soprattutto di immagini e parole.
Il contesto conta quanto l'allestimento. A pochi minuti a piedi, sul lungotevere, si trovano la Sinagoga di Roma e il Museo Ebraico di Roma, che sono un'altra istituzione, con un altro gestore e un biglietto a pagamento. La Casina dei Vallati racconta invece il Novecento, la persecuzione e la deportazione. Visitare le due sedi nella stessa mattinata dà un quadro completo, dalla comunità ebraica più antica d'Europa occidentale fino ai lager nazisti.
Il Ghetto si trova nel rione Sant'Angelo, uno dei ventidue rioni storici di Roma, fra il Tevere, via Arenula e il rione Campitelli. Il nome del rione viene dalla chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, costruita fra le colonne del Portico d'Ottavia, dove per secoli si tenne il mercato del pesce. La Casina dei Vallati occupa l'estremità del rione verso il Teatro di Marcello, dove le case lasciano spazio alle rovine antiche e ai vuoti delle demolizioni del Novecento.
Una curiosità sul Museo della Shoah di Roma
L'edificio che ospita la Fondazione esiste come lo vedete per effetto di una distruzione. La pagina del Ministero della Cultura spiega che la Casina dei Vallati risale al periodo medievale e che fu rimessa in luce durante le demolizioni avviate a partire dagli anni Venti del Novecento nella zona del Teatro di Marcello. Le case che la stringevano furono abbattute, e la costruzione medievale rimase isolata, così come si presenta oggi sul fondo della strada.
Quelle demolizioni appartengono alla stagione in cui il regime fascista ridisegnava il centro di Roma attorno ai monumenti antichi, liberandoli dalle abitazioni che li circondavano. Poco più di un decennio dopo lo stesso regime varò le leggi razziali del 1938. Che la memoria della persecuzione sia oggi raccontata in un edificio sopravvissuto agli sventramenti di quegli anni non è un simbolo costruito a tavolino, è una coincidenza di luogo che vale la pena conoscere prima di entrare.
Anche il nome inganna chi arriva senza informazioni. Si parla di Museo della Shoah di Roma, ma il soggetto che apre le porte è la Fondazione Museo della Shoah, e la Casina dei Vallati è la sua sede espositiva in attesa della costruzione del museo vero e proprio. Per questo sulle mappe e nelle guide compaiono nomi diversi per lo stesso indirizzo: Casina dei Vallati, Fondazione Museo della Shoah, Museo della Shoah. Il luogo è uno solo, in via del Portico d'Ottavia 29.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Museo della Shoah di Roma
Il sabato è chiuso, e il venerdì chiude all'una. Sembra un dettaglio, ma è la ragione più comune per cui si trova la porta sbarrata. Il calendario segue la settimana ebraica, con lo Shabbat che comincia il venerdì al tramonto, e il gestore indica che le festività ebraiche sono escluse dall'apertura. Chi organizza la giornata nel Ghetto di sabato, quando molti romani vanno in centro, trova chiusi sia la Casina dei Vallati sia buona parte della vita del quartiere ebraico.
C'è poi una confusione frequente fra le due istituzioni del quartiere. Il Museo Ebraico di Roma, sotto il Tempio Maggiore, fa capo alla Comunità ebraica, ha una biglietteria e una visita della Sinagoga compresa nel percorso. La Fondazione Museo della Shoah è un ente distinto, con sede alla Casina dei Vallati e ingresso libero. Chi compra un biglietto per il Museo Ebraico pensando di vedere anche le mostre sulla Shoah, o viceversa, sbaglia indirizzo. Sono due visite diverse, entrambe utili.
Infine, le mostre non sono tutte uguali per durata. Il sito della Fondazione elenca esposizioni aperte da anni accanto ad altre temporanee, con date di inizio e di fine. Una mostra vista due anni fa può non esserci più, e una pagina di viaggio non aggiornata può descrivere un allestimento chiuso. Prima di andare conviene aprire la sezione Mostre in sede del sito ufficiale e controllare che cosa è segnato come in corso.
Un altro aspetto pratico riguarda la sicurezza. Come per gli altri luoghi ebraici della città, nel quartiere è normale vedere presidi delle forze dell'ordine, e all'ingresso delle sedi comunitarie possono essere richiesti controlli. Non è un segnale di pericolo imminente, è una misura stabile da anni. Conviene arrivare senza valigie o zaini ingombranti, avere con sé un documento e mettere in conto qualche minuto di attesa, soprattutto nei giorni delle commemorazioni e quando arrivano più classi insieme.
Quali mostre si vedono alla Casina dei Vallati?
La mostra che il sito della Fondazione presenta come principale è La fine dei lager nazisti, aperta il 24 gennaio 2025 e curata da Marcello Pezzetti. Racconta la liberazione dei campi fra il 1944 e il 1945 con fotografie, filmati d'epoca, mappe geografiche, documenti ufficiali e testimonianze dirette. Le sezioni riguardano Majdanek, Auschwitz-Birkenau, le marce della morte, l'arrivo degli Alleati e i campi in Italia, fra cui Bolzano-Gries e la Risiera di San Sabba.
La pagina della mostra elenca un lungo gruppo di promotori istituzionali: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero degli Affari Esteri, Ministero della Cultura, Regione Lazio, Roma Capitale, Città Metropolitana di Roma Capitale, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comunità Ebraica di Roma, Associazione Figli della Shoah, CDEC e ANED. La pagina non indica una data di chiusura, e al 29 settembre 2026 la mostra risulta ancora fra quelle in corso nel sito della Fondazione.
Nella stessa sezione il sito segna come in corso altre due esposizioni: Dall'Italia ad Auschwitz, aperta il 27 gennaio 2021, e 16 ottobre 1943. Geografia di una Deportazione, aperta il 16 ottobre 2021. Fra le mostre concluse compaiono Il viaggio più lungo, sulla deportazione ad Auschwitz degli ebrei di Rodi e Kos, dal 20 settembre 2024 al 7 gennaio 2025, e L'inferno nazista, sui campi di Belzec, Sobibor e Treblinka, dal 27 gennaio 2023 al 6 gennaio 2025.
La scelta dei temi dice molto dell'impostazione della Fondazione. Si parte dalla storia italiana e romana, dalle leggi razziali e dalla razzia del Ghetto, e si allarga lo sguardo ai centri di sterminio dell'Europa orientale. Il linguaggio è quello della documentazione storica, senza ricostruzioni scenografiche. Chi cerca un'esperienza immersiva resta deluso, chi vuole capire date, luoghi e responsabilità trova materiale denso, da leggere con calma e senza fretta.
La mostra sulla deportazione degli ebrei di Rodi e Kos, chiusa nel gennaio 2025, affrontava un capitolo poco conosciuto. Le due isole del Dodecaneso erano allora possedimenti italiani, e le loro comunità ebraiche furono deportate ad Auschwitz nell'estate del 1944, con un viaggio per mare e poi in treno fra i più lunghi di tutta la deportazione. Il titolo, Il viaggio più lungo, si riferisce proprio a questo. Che la mostra non sia più aperta conferma quanto conviene controllare il sito prima di andare.
Una mostra documentaria si legge in modo diverso da una collezione d'arte. Conviene seguire l'ordine cronologico proposto dall'allestimento, senza saltare i pannelli introduttivi, che danno le date e i nomi necessari per capire le fotografie. Le mappe sono spesso la parte più trascurata e la più utile: mostrano le distanze fra Roma, i campi di transito italiani e i centri di sterminio. Se il tempo è poco, meglio vedere bene una sezione che scorrere in fretta tutte le altre.
Il consiglio che ti do per visitare il Museo della Shoah di Roma
Il consiglio è di andare in un giorno feriale, di mattina, fra la domenica e il giovedì, e di mettere in conto un'ora abbondante per la mostra principale. Prima di partire aprite la sezione Mostre in sede del sito della Fondazione, per sapere che cosa troverete, e telefonate al museo se la data cade vicino a una festa ebraica. Il venerdì resta la giornata peggiore: la chiusura alle 13 lascia poco margine se si arriva tardi.
Poi uscite e camminate. La visita ha senso soprattutto se il racconto dei pannelli si collega alla strada. Davanti alla Casina si apre lo slargo del 16 ottobre 1943, lungo via del Portico d'Ottavia e nelle vie vicine si incontrano nel selciato le pietre d'inciampo, piccole targhe d'ottone posate davanti alle case di chi fu deportato. Leggerle dopo aver visto la mostra cambia il modo di attraversare il quartiere.
Se avete in programma anche il Museo Ebraico, l'ordine conta. Conviene cominciare dal Museo Ebraico e dalla Sinagoga, che raccontano secoli di vita della comunità romana, e finire alla Casina dei Vallati, dove quella storia viene spezzata dalla persecuzione. Il percorso inverso funziona peggio, perché si arriva alla storia lunga dopo il suo capitolo più duro. Controllate però gli orari di entrambe le sedi, che non coincidono, e ricordate che il venerdì la Casina chiude alle 13.
A nostro giudizio l'errore più diffuso è rimandare la visita in attesa del grande museo di Villa Torlonia. La sede è provvisoria, ma le mostre sono curate con rigore e l'ingresso è libero. Aspettare un edificio nuovo, senza una data di apertura pubblicata, significa rinunciare a una visita che si può fare adesso, nel quartiere dove la persecuzione è avvenuta. Il nuovo museo, quando aprirà, racconterà la stessa storia in un luogo più lontano da quelle strade.
Quanto costa e come si prenota?
Non costa nulla. La pagina della mostra La fine dei lager nazisti riporta ingresso libero, e il sito della Fondazione non pubblica tariffe per i visitatori singoli. La scheda del Ministero della Cultura aggiunge che per il pubblico generale la prenotazione non è richiesta, mentre per le scuole è obbligatoria attraverso il sito della Fondazione. I gruppi, secondo la Fondazione, devono sempre prenotare, anche quando non si tratta di classi scolastiche.
Non esiste quindi un biglietto da comprare, né online né sul posto, e per questo non trovate link di vendita. L'unico canale ufficiale è il sito della Fondazione Museo della Shoah, con la sezione Prenotazione scuole per le classi e i gruppi. Diffidate di chi propone biglietti salta fila o ingressi a pagamento per la Casina dei Vallati: si entra liberamente negli orari di apertura, senza intermediari.
| Giorno | Orario pubblicato dalla Fondazione |
|---|---|
| Domenica | 10.00 - 18.00 |
| Lunedì | 10.00 - 18.00 |
| Martedì | 10.00 - 18.00 |
| Mercoledì | 10.00 - 18.00 |
| Giovedì | 10.00 - 18.00 |
| Venerdì | 10.00 - 13.00 |
| Sabato | Chiuso |
Gli orari della tabella sono quelli del sito della Fondazione, validi con l'esclusione delle festività ebraiche. La scheda del Ministero della Cultura riporta orari diversi per alcuni giorni, e le fonti quindi non concordano: fa fede il gestore, cioè la Fondazione. Per le date delle feste ebraiche, che cambiano ogni anno secondo il calendario lunare, conviene chiamare il museo allo 06 68139598 o l'ufficio allo 06 68805806 prima di muoversi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il 16 ottobre 1943 i nazisti abbiano rastrellato il Ghetto di Roma lo sanno quasi tutti. Meno spesso si ricorda che la persecuzione degli ebrei in Italia era cominciata cinque anni prima, per decisione italiana, con le leggi razziali del 1938. Espulsioni da scuole e università, licenziamenti, divieti professionali, censimenti: tutto questo avvenne prima dell'occupazione tedesca, e gli elenchi compilati in quegli anni pesarono poi sugli arresti.
Il titolo di una delle mostre elencate dalla Fondazione, Dall'Italia ad Auschwitz, va in questa direzione: il percorso della deportazione comincia in Italia. Anche la sezione della mostra in corso dedicata ai lager italiani, con Bolzano-Gries e la Risiera di San Sabba, ricorda che i campi di transito e di detenzione esistevano anche entro i confini nazionali. È una parte della storia che i racconti centrati solo sull'occupazione tedesca tendono a lasciare in ombra.
C'è un secondo fatto noto e raramente messo in fila con gli altri. Alla fine di settembre 1943, poche settimane prima della razzia, il comando tedesco di Roma impose alla comunità ebraica la consegna di una grande quantità d'oro, con la promessa di risparmiare le famiglie. Molti romani, anche non ebrei, contribuirono alla raccolta, e l'oro fu consegnato nei tempi richiesti. La promessa non fu mantenuta: all'alba del 16 ottobre il rastrellamento cominciò lo stesso, strada per strada.
La foto giusta da fare al Museo della Shoah di Roma
La foto giusta si fa fuori, dalla strada. Dallo slargo del 16 ottobre 1943 si inquadra la Casina dei Vallati con alle spalle il profilo del Teatro di Marcello, e ruotando si hanno le colonne del Portico d'Ottavia. È un'immagine che racconta il luogo senza bisogno di spiegazioni: una costruzione medievale isolata, i resti della Roma antica, le case del Ghetto. La luce migliore sulla strada arriva di mattina, quando il quartiere è ancora tranquillo.
Una seconda inquadratura sensata è quella della strada vista dall'altro capo, con la prospettiva di via del Portico d'Ottavia che si chiude sulle colonne antiche. È la strada della vita quotidiana del quartiere, con i negozi, le scuole e le panchine, e mostra il Ghetto come un luogo abitato, non come un museo all'aperto. In queste immagini evitate di riprendere in primo piano i volti dei residenti o dei bambini che escono da scuola senza chiedere il permesso.
Dentro la sede espositiva il gestore non pubblica regole sulle fotografie, e conviene chiedere al personale prima di scattare. Molte immagini esposte provengono da archivi con diritti propri, e le testimonianze riguardano persone reali e famiglie che vivono ancora nel quartiere. Niente pose sorridenti davanti ai pannelli, niente selfie sulle pietre d'inciampo. La fotografia più rispettosa di una pietra d'inciampo è quella dall'alto, con il nome leggibile, senza piedi o ombre sopra.
Come si arriva dal centro di Roma?
Via del Portico d'Ottavia si raggiunge a piedi da molte direzioni. Da piazza Venezia si scende lungo via del Teatro di Marcello e si entra nel Ghetto dal lato del teatro. Da Largo Argentina si attraversano le strade di Sant'Angelo passando dalla Fontana delle Tartarughe. Da Trastevere si passa sull'Isola Tiberina e si esce sul lungotevere davanti alla Sinagoga.
Il sito della Fondazione non pubblica linee di autobus o tram né fermate consigliate. Il modo corretto per scegliere il mezzo è il calcolatore di percorso di Atac o il numero informativo di Roma Capitale 060608. Il Ghetto si trova in una zona a traffico limitato, con strade strette e pavimentazione in sampietrini: in auto non conviene arrivare, e anche con il passeggino o la sedia a rotelle il fondo stradale richiede attenzione negli ultimi metri.
Chi arriva dalla stazione Termini ha davanti un tragitto urbano di alcuni chilometri, che si può fare con i mezzi pubblici fino a piazza Venezia o a Largo Argentina e poi a piedi. Anche in questo caso le linee vanno scelte con il calcolatore di Atac, che tiene conto delle deviazioni e dei cantieri in corso. Da piazza Venezia il percorso a piedi richiede pochi minuti ed è il modo più semplice per entrare nel quartiere dal lato del Teatro di Marcello.
Per l'accessibilità interna l'unico dato pubblicato viene dal Ministero della Cultura, che segnala un montacarichi al primo piano e servizi igienici su tre piani. Il gestore non indica in modo dettagliato quali ambienti espositivi siano raggiungibili senza scale. Chi ha esigenze di mobilità ridotta fa bene a telefonare allo 06 68139598 prima della visita, così da sapere quali spazi della mostra in corso sono accessibili e se serve assistenza all'ingresso.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 1555 papa Paolo IV, con la bolla Cum nimis absurdum, istituì il recinto del Ghetto, dove gli ebrei di Roma furono obbligati a vivere per oltre tre secoli. Il recinto cadde dopo la presa di Roma del 1870. Fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento una parte delle vecchie case fu demolita, e nel 1904 fu inaugurato il Tempio Maggiore sul lungotevere. Dagli anni Venti del Novecento le demolizioni attorno al Teatro di Marcello isolarono la Casina dei Vallati.
La forma attuale del quartiere dipende in buona parte da quei lavori di fine Ottocento. Dopo l'inondazione del dicembre 1870 Roma costruì i muraglioni del Tevere e i nuovi lungotevere, e il piano urbanistico della capitale portò alla demolizione di gran parte delle case più vicine al fiume. Sulle aree liberate sorsero isolati nuovi e il Tempio Maggiore. Il Ghetto di oggi è quindi ciò che resta del recinto storico, più piccolo e più ordinato di quello in cui la comunità visse fino al 1870.
Nel 1938 le leggi razziali colpirono gli ebrei italiani, compresi quelli romani. All'alba del 16 ottobre 1943 le truppe tedesche rastrellarono il Ghetto e altre zone della città: centinaia di persone furono arrestate e deportate ad Auschwitz, e pochissime tornarono. La data dà oggi il nome allo slargo davanti alla Casina dei Vallati. Ogni anno, in quel giorno, il quartiere ospita commemorazioni pubbliche, e la Fondazione le affianca con le sue iniziative.
Nel 2021 la Fondazione apre due delle mostre tuttora segnalate in corso, il 27 gennaio e il 16 ottobre, le due date della memoria. Il 18 ottobre 2023 la Camera approva la legge sul museo da costruire a Villa Torlonia, pochi giorni dopo l'ottantesimo anniversario della razzia. Il 24 gennaio 2025 si inaugura La fine dei lager nazisti. Il 14 marzo 2025 il TAR del Lazio sospende i lavori preparatori del cantiere di via Alessandro Torlonia.
Il 27 gennaio, data dell'apertura dei cancelli di Auschwitz nel 1945, è in Italia il Giorno della Memoria, istituito per legge nel 2000. Non a caso la Fondazione ha scelto quella data, o i giorni vicini, per inaugurare diverse mostre, da Dall'Italia ad Auschwitz a L'inferno nazista, fino a La fine dei lager nazisti. Il 16 ottobre è invece la data romana. Fra queste due ricorrenze si concentra gran parte del calendario pubblico della memoria in città, e anche l'affluenza alla Casina dei Vallati.
Chi è passato dal Museo della Shoah di Roma
Prima di tutto, le famiglie del Ghetto. Le strade intorno alla Casina dei Vallati sono quelle da cui partirono i camion del 16 ottobre 1943, e i nomi incisi sulle pietre d'inciampo appartengono a persone che abitavano a pochi metri dalla sede espositiva. Il museo racconta una storia avvenuta esattamente in quelle case. È un rapporto diverso da quello di un museo costruito lontano dai fatti, e chi entra lo percepisce subito.
Poi gli studiosi che hanno costruito le mostre. La mostra in corso è curata da Marcello Pezzetti, storico della Shoah indicato già nel 2013 come futuro direttore del museo e responsabile del comitato per le mostre e la ricerca. Con lui lavorano enti di ricerca e associazioni della memoria, fra cui il CDEC, l'ANED e l'Associazione Figli della Shoah, citati fra i promotori. Infine le scuole, che sono il pubblico più numeroso: classi che arrivano su prenotazione e studenti che partecipano ai percorsi formativi proposti dalla Fondazione.
Nelle sale passano anche le voci di chi è tornato dai campi. La pagina della mostra in corso cita testimonianze dirette accanto alle fotografie e ai documenti d'archivio. Con il passare degli anni i sopravvissuti sono sempre meno, e le loro parole arrivano ai visitatori attraverso registrazioni e testi. È uno dei motivi per cui un luogo come la Casina dei Vallati serve: conserva e rende leggibile una memoria che presto non potrà più essere raccontata da chi l'ha vissuta.
A che punto è il museo di Villa Torlonia?
Il museo definitivo non è aperto. L'idea di un museo della Shoah a Roma risale alla metà degli anni Duemila, e il Consiglio comunale approvò il progetto nel 2012. Nel marzo 2023 il governo annunciò uno stanziamento di dieci milioni di euro, e il 18 ottobre 2023 la Camera approvò definitivamente la legge che istituisce il museo. L'area scelta è quella di Villa Torlonia, con il cantiere in via Alessandro Torlonia, nel quartiere Nomentano.
Il 14 marzo 2025, secondo l'agenzia Adnkronos, il TAR del Lazio sospese i lavori in corso nel cantiere, che in quella fase riguardavano la bonifica da ordigni bellici. Gli scavi per l'edificio non erano ancora cominciati. Il ricorso era stato presentato dalla proprietaria di due immobili nel palazzo accanto, preoccupata per il rischio di smottamenti legato a un complesso sistema di cavità nel sottosuolo. Il Comune doveva depositare una relazione tecnica entro il 19 marzo.
Pochi giorni prima, all'inizio di marzo 2025, la stampa aveva dato notizia di un atto di stampo antisemita contro lo stesso cantiere, su cui ha indagato la Digos. Nei mesi successivi la stampa romana ha riferito della possibilità di riprendere i lavori dopo le verifiche sul terreno. Al 29 settembre 2026 né la Fondazione né altre fonti ufficiali consultate pubblicano una data di fine lavori o di apertura del nuovo museo. Qualsiasi previsione, fino a quel momento, resta una stima giornalistica.
Villa Torlonia, del resto, è un luogo con molti strati. Sotto il parco si estendono le catacombe ebraiche di Villa Torlonia, oggi non visitabili, e nel Casino Nobile abitò Mussolini fino al 1943. Il futuro museo e il cimitero sotterraneo sono due progetti distinti, con enti diversi. Chi va a Villa Torlonia per il museo della Shoah trova oggi un parco pubblico, i musei della villa e un cantiere recintato.
Per seguire l'evoluzione del cantiere conviene affidarsi ai canali istituzionali: il sito della Fondazione Museo della Shoah, il portale di Roma Capitale e il numero 060608. Negli anni la stampa romana ha pubblicato molte previsioni di inizio e fine lavori, poi superate dai fatti. A nostro giudizio la scelta di costruire il museo lontano dal Ghetto ha ragioni di spazio e di visibilità, ma separa il racconto dal luogo dei fatti. Per questo la sede di via del Portico d'Ottavia dovrebbe conservare un ruolo anche dopo l'apertura.
Che cosa offre la Fondazione alle scuole e ai docenti?
La parte più ampia dell'attività della Fondazione riguarda la scuola. Il sito presenta una sezione Prenotazione scuole per le visite alle mostre, obbligatoria per le classi, uno Sportello didattico, percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento, i cosiddetti PCTO, corsi di formazione per insegnanti e viaggi della memoria. Le modalità precise, dal numero massimo di studenti per turno ai tempi di risposta, vanno lette nei moduli del sito o chieste all'ufficio della Fondazione.
Per un docente che prepara la visita conviene lavorare prima in classe. Le mostre della Casina dei Vallati usano documenti, mappe e testimonianze, e danno il meglio con studenti che conoscono già il quadro delle leggi razziali e dell'occupazione tedesca di Roma. Una lezione introduttiva, una lettura comune dei nomi sulle pietre d'inciampo davanti alla scuola o nel proprio quartiere, e una domanda precisa da portare in mostra rendono la mattinata molto più utile.
Le visite con operatori sono segnalate fra i servizi dalla scheda del Ministero della Cultura, ma il gestore non pubblica un listino o un calendario aperto al pubblico. Per un gruppo di adulti, un'associazione o un circolo culturale, la strada è la stessa delle scuole: scrivere a info@museodellashoah.it o chiamare l'ufficio, indicando numero di persone, data e interesse, e aspettare la conferma prima di organizzare trasporti e pranzi.
Fra le attività elencate sul sito compaiono anche i viaggi della memoria, cioè le visite organizzate ai luoghi della deportazione in Europa, e i corsi di formazione dedicati alla storia della Shoah. Destinazioni, costi, date e requisiti di partecipazione cambiano da un anno all'altro e sono pubblicati di volta in volta dalla Fondazione. Per una scuola che vuole inserire la visita alla Casina dei Vallati in un progetto più lungo, è il punto di partenza più concreto da cui informarsi.
Il museo dentro i luoghi della memoria di Roma
La Casina dei Vallati è una tappa di un percorso più lungo. Tra le nostre pagine trovate i luoghi della memoria a Roma, con le sedi da mettere insieme in una o più giornate. La più vicina per tema è la Casa della memoria e della storia, sede di archivi e associazioni della Resistenza e della deportazione, dove si svolgono incontri e presentazioni.
Sulla via Ardeatina il Mausoleo delle Fosse Ardeatine ricorda l'eccidio del marzo 1944, in cui furono uccisi anche ebrei romani arrestati nei mesi precedenti. A Porta San Paolo si ricorda la resistenza del settembre 1943 contro l'occupazione tedesca. Sul Gianicolo il Mausoleo Ossario Gianicolense e il Museo della Repubblica Romana portano la memoria civile più indietro, al Risorgimento.
Per la storia ebraica di Roma nel lungo periodo servono altre tappe. Oltre al Museo Ebraico, le catacombe ebraiche di Vigna Randanini e quelle di Villa Torlonia documentano la comunità della Roma antica. Il Verano conserva un settore ebraico del cimitero monumentale. Mettere in fila questi luoghi aiuta a capire che la Shoah colpì una comunità radicata in città da oltre due millenni, e non un gruppo arrivato da poco.
I luoghi della memoria chiedono un comportamento diverso da quello di un'attrazione qualunque. Voce bassa, niente fotografie in posa, attenzione alle cerimonie e alle commemorazioni in corso. Lo stesso vale per le pietre d'inciampo: non sono un elemento decorativo del selciato, sono il ricordo di persone precise con un nome, una data di nascita e una di deportazione. Fermarsi a leggerle è il modo più semplice per rispettarle, e non richiede biglietti né prenotazioni.
Per capire la città del 1943 e del 1944 aiutano anche i nomi delle strade e le pietre nel selciato. Lo slargo del 16 ottobre 1943 davanti alla Casina, le lapidi del Ghetto e le pietre d'inciampo posate in molti quartieri disegnano una mappa della deportazione più ampia del vecchio recinto. Dopo il 1870 molti ebrei romani vivevano ormai fuori da quelle strade, e furono arrestati nelle loro case in altre zone della città, da Monti a Trastevere.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?
La Casina dei Vallati è chiusa il sabato e nelle festività ebraiche, e il venerdì apre solo la mattina, dalle 10 alle 13. Nei mesi autunnali cadono diverse feste del calendario ebraico, e le date cambiano ogni anno: il modo sicuro per non trovare chiuso è telefonare al museo prima di muoversi. La Fondazione non pubblica chiusure estive, ma le variazioni straordinarie vengono indicate sul sito e sui suoi canali.
Non aspettatevi un grande museo nazionale. Le sale sono poche, gli allestimenti sono temporanei e il materiale è documentario. Non aspettatevi nemmeno di trovare a Villa Torlonia il nuovo museo: al 29 settembre 2026 non ha una data di apertura pubblicata. E non aspettatevi che il biglietto del Museo Ebraico copra questa visita, o il contrario. Sono due enti diversi, con orari e regole proprie, e la visita alla Casina dei Vallati resta gratuita.
Non aspettatevi infine un quartiere silenzioso. Via del Portico d'Ottavia è una strada abitata, con negozi, scuole e un traffico pedonale continuo. Le commemorazioni del 16 ottobre e del 27 gennaio richiamano molte persone, e in quei giorni la visita può essere più affollata o soggetta a limitazioni. Se volete leggere i pannelli con calma, scegliete un giorno qualsiasi della settimana, lontano dalle ricorrenze, e arrivate all'apertura.
Non aspettatevi neppure che il personale possa rispondere a domande sul cantiere di Villa Torlonia o sui tempi del nuovo museo. Le decisioni dipendono da più enti, e la sede espositiva si occupa delle mostre e delle attività didattiche. Per le informazioni istituzionali sul progetto i canali sono il sito della Fondazione e quello di Roma Capitale. Alla Casina dei Vallati si va per le mostre, e su quelle il personale sa dare indicazioni precise su percorso, sezioni e tempi di visita.
Mangiare in zona
Il Ghetto è una delle zone di Roma più frequentate per mangiare, e proprio per questo richiede attenzione. Diffidate dei locali con il menù fotografico in quattro lingue, di chi vi ferma sulla porta per invitarvi a sedere, delle voci senza prezzo scritto e delle cucine aperte senza pausa dalla mattina alla notte. Sono segnali di una ristorazione pensata per chi passa una volta, con prezzi adattati al cliente e piatti tipici svuotati del loro senso.
Un'indicazione di orario aiuta a evitare delusioni. Le cucine romane servono il pranzo più o meno fra le 12.30 e le 14.30 e la cena dalle 19.30 in poi. Se visitate la Casina dei Vallati la mattina, uscite verso l'ora di pranzo e scegliete con calma, invece di sedervi nel primo locale con i tavoli in strada. Nel Ghetto i tavolini all'aperto lungo la via principale sono comodi e molto richiesti, ma non sono di per sé un indice di qualità della cucina.
Il carciofo romanesco ha una stagione, grosso modo dall'autunno alla primavera, e i romani lo ordinano quando c'è. I locali che seguono le regole alimentari ebraiche chiudono per lo Shabbat, dal venerdì sera al sabato sera, un'altra ragione per non concentrare la visita nel fine settimana. Nessuno snobismo: conta il rapporto fra prezzo e piatto. Per indirizzi precisi c'è la lista di indirizzi su Google Maps curata dalla redazione.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento più naturale è il Museo Ebraico con la visita alla Sinagoga, sul lungotevere, a pagamento e con orari propri. Poi il Portico d'Ottavia, con la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria costruita fra le colonne, e il Teatro di Marcello, che si guarda dal percorso pedonale lungo via del Teatro di Marcello. A pochi minuti si trova piazza Mattei con la Fontana delle Tartarughe, una delle fontane più eleganti del Rinascimento romano.
Verso il Campo Marzio si raggiungono la Crypta Balbi, sede del Museo Nazionale Romano, e l'area sacra di Largo Argentina. Verso il fiume ci sono l'Isola Tiberina e, oltre il ponte, Trastevere. Verso sud, lungo il Tevere, si arriva a San Nicola in Carcere, al Foro Boario con il Tempio di Ercole Vincitore e alla Bocca della Verità in Santa Maria in Cosmedin.
Chi preferisce restare nel rinascimento dei rioni vicini può salire verso Campo de' Fiori e piazza Farnese, passando per San Paolo alla Regola e Santa Maria in Monticelli, e chiudere su via Giulia e Ponte Sisto. Verso il Campidoglio i Musei Capitolini completano la giornata con la Roma antica, a pochi minuti a piedi dal Ghetto.
Se la giornata continua oltre il fiume, in Trastevere si raggiungono in pochi minuti la basilica di Santa Cecilia, Santa Maria in Trastevere e il Museo di Roma in Trastevere. Il passaggio più comodo è attraverso l'Isola Tiberina, uscendo dal Ghetto sul lungotevere davanti alla Sinagoga. È un modo per chiudere la giornata in un quartiere diverso, dopo una mattinata che chiede concentrazione e silenzio.
Per chi costruisce la visita attorno ai luoghi gratuiti, la Casina dei Vallati entra bene nella pagina su Roma gratis e nell'elenco dei musei gratis a Roma. Una seconda giornata, sul tema della memoria, può portare a Villa Torlonia per il parco, i musei della villa e gli obelischi, con una passeggiata nel vicino quartiere Coppedè, per vedere anche il luogo dove sorgerà il nuovo museo.
Domande frequenti
L'ingresso al Museo della Shoah di Roma è gratuito?
Sì. La pagina della mostra La fine dei lager nazisti, pubblicata dalla Fondazione Museo della Shoah, riporta ingresso libero, e il sito non indica tariffe per i visitatori singoli. Non esiste un biglietto da acquistare, né online né in sede. Per i singoli la prenotazione non è richiesta, mentre per i gruppi e le scuole è obbligatoria attraverso la sezione Prenotazione scuole del sito ufficiale della Fondazione.
Quali sono gli orari di apertura?
Secondo il sito della Fondazione, la Casina dei Vallati apre dalla domenica al giovedì dalle 10 alle 18 e il venerdì dalle 10 alle 13, con l'esclusione delle festività ebraiche. Il sabato è chiuso. La scheda del Ministero della Cultura riporta orari in parte diversi, e fa fede il gestore. Nei periodi delle feste ebraiche conviene telefonare al museo allo 06 68139598 prima di partire, per evitare di trovare chiuso.
Dove si trova la sede espositiva?
In via del Portico d'Ottavia 29, 00186 Roma, nella Casina dei Vallati, un edificio medievale che si trova in fondo alla strada principale del Ghetto, verso il Teatro di Marcello. Davanti si apre lo slargo intitolato al 16 ottobre 1943, a pochi metri dalle colonne del Portico d'Ottavia. La Sinagoga e il Museo Ebraico si raggiungono in pochi minuti a piedi, sul lato del lungotevere.
Museo della Shoah e Museo Ebraico sono la stessa cosa?
No. Il Museo Ebraico di Roma, sotto il Tempio Maggiore, racconta la storia della comunità ebraica romana, ha una biglietteria e comprende la visita della Sinagoga. La Fondazione Museo della Shoah è un ente distinto, con sede alla Casina dei Vallati, ingresso libero e mostre dedicate alla persecuzione e alla deportazione. Si trovano nello stesso quartiere, a pochi minuti l'uno dall'altra, e conviene visitarli entrambi nella stessa mattinata.
Quando aprirà il museo a Villa Torlonia?
Al 29 settembre 2026 non c'è una data di apertura pubblicata. La legge sul museo è stata approvata il 18 ottobre 2023, e il cantiere si trova in via Alessandro Torlonia. Il 14 marzo 2025 il TAR del Lazio ha sospeso i lavori preparatori di bonifica, dopo un ricorso legato al rischio di smottamenti. Fino a una comunicazione ufficiale della Fondazione o di Roma Capitale, qualsiasi data di inaugurazione resta una previsione giornalistica.
Si può visitare di sabato?
No. La sede espositiva è chiusa il sabato, giorno dello Shabbat, e il venerdì apre soltanto la mattina, dalle 10 alle 13. Chi ha solo il fine settimana a disposizione può organizzarsi per la domenica, quando la Casina dei Vallati è aperta dalle 10 alle 18. Anche parte della vita del quartiere ebraico si ferma il sabato, per cui la domenica è in genere la giornata più adatta per visitare il Ghetto.
Quanto tempo serve per la visita?
Il gestore non indica una durata. Per la mostra principale conviene calcolare un'ora abbondante, di più se si leggono con attenzione tutti i pannelli e si guardano i filmati. Se alla Casina dei Vallati si abbinano il Museo Ebraico con la Sinagoga e una passeggiata nel Ghetto, la visita occupa facilmente una mattinata intera. Il venerdì, con la chiusura alle 13, conviene arrivare all'apertura per non restringere troppo i tempi.
La visita è adatta ai ragazzi?
Il gestore non indica un'età minima. Le mostre usano fotografie e filmati d'epoca sui campi di concentramento e di sterminio, e alcune immagini sono dure. Per le classi la Fondazione organizza percorsi specifici su prenotazione, con attività preparate per le scuole. Per i bambini più piccoli la scelta spetta ai genitori, che possono telefonare al museo per sapere quali sezioni della mostra in corso sono più adatte e quali conviene saltare.
La sede è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
La scheda del Ministero della Cultura segnala un montacarichi per il primo piano e servizi igienici su tre piani. La Fondazione non pubblica informazioni dettagliate sui singoli ambienti espositivi. Le strade del Ghetto hanno una pavimentazione in sampietrini che richiede attenzione con carrozzine e passeggini. Conviene telefonare prima allo 06 68139598 per sapere quali sale della mostra in corso sono raggiungibili senza scale e se serve assistenza all'arrivo.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: il sito della Fondazione Museo della Shoah, la pagina della mostra in corso, la scheda del Ministero della Cultura e la stampa sul cantiere di Villa Torlonia. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una mattinata alla Casina dei Vallati, per sé o per un gruppo, significa fare i conti con un calendario particolare: sabato chiuso, venerdì solo la mattina, feste ebraiche escluse, prenotazione obbligatoria per classi e comitive. Per chi organizza viaggi di gruppo, una risorsa utile per impostare visite e prenotazioni con criterio, anche sui luoghi della memoria, è Tour Leader Pro, con materiali pensati per chi pianifica itinerari culturali a Roma.
Il Ghetto si presta a una mezza giornata, ma chi resta a Roma più giorni può costruire un itinerario più ampio, fra il centro storico, i quartieri del Novecento come il Nomentano di Villa Torlonia e i luoghi della memoria sparsi per la città. Mettere insieme orari, trasporti e chiusure richiede un minimo di pianificazione. Per chi vuole un quadro più ampio del viaggio, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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Biglietti e salta-fila
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