Museo storico e Archivio di Fiume
Il Museo storico e Archivio di Fiume occupa due piani di un edificio residenziale in via Antonio Cippico 10, 00143 Roma, nel quartiere Giuliano-Dalmata, il trentunesimo quartiere della città, fra la via Laurentina e l'EUR. L'ingresso è gratuito e non esiste biglietteria. Il sito ufficiale indica apertura dal lunedì al venerdì con orario spezzato: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 19, martedì dalle 10 alle 13.30, giovedì la mattina a partire dalle 10; sabato e domenica chiuso. Il telefono è 06 5923485, la posta elettronica info@fiume-rijeka.it, la posta certificata societastudifiumani@legalmail.it, il sito fiume-rijeka.it. Nelle ore di apertura si entra a vedere il museo senza formalità; per consultare l'archivio, la biblioteca o l'emeroteca conviene scrivere o telefonare prima, perché i materiali vanno preparati e i curatori ricevono negli orari di servizio, e le visite di scuole e gruppi si concordano con la direzione. La stazione di metropolitana di riferimento è Laurentina, capolinea meridionale della linea B, dalla quale parte il fascio di autobus che serve tutto il quadrante sud: i numeri delle linee cambiano con gli orari e con i cantieri, e vanno controllati sul sito dell'azienda dei trasporti il giorno stesso. Chi cerca altre mete romane nella stessa giornata trova un indice ragionato nella pagina delle attrazioni turistiche.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Che cos'è il Museo storico e Archivio di Fiume e chi lo gestisce
Conviene chiarire subito la natura giuridica, perché cambia tutto: il Museo storico e Archivio di Fiume non è un museo civico e non è un museo statale. È un istituto privato, di proprietà della Società di Studi Fiumani, un'associazione culturale con codice fiscale 80254230586, affiancata dal 1998 nella gestione del patrimonio culturale dall'Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio, nata nel 1995. Da questo discendono tre conseguenze pratiche che vale la pena avere in testa prima di partire. La prima: nessuna tessera museale comunale o statale serve a qualcosa qui, perché l'ingresso è già gratuito. La seconda: le domeniche gratuite dei musei statali e le aperture straordinarie della rete capitolina non riguardano questo indirizzo, che segue il proprio calendario. La terza: gli orari sono quelli di una struttura tenuta in piedi da un organico ristretto, quindi una telefonata prima di mettersi in strada è sempre denaro risparmiato.
L'assetto attuale vede Giovanni Stelli presidente della Società, Roberto Serdoz vicepresidente e Marino Micich segretario generale e tesoriere, che dell'Archivio Museo è anche il direttore. La biblioteca è curata da Franco Laicini, l'archivio da Emiliano Loria. Sono nomi che il visitatore incontrerà nei frontespizi dei volumi esposti e nei colophon della rivista: qui chi conserva è anche chi studia e chi pubblica, e la cosa si sente nel modo in cui il materiale è ordinato.
Dove si trova il Museo storico e Archivio di Fiume: il quartiere Giuliano-Dalmata
Non è un dettaglio di contorno. L'istituto non è finito qui per caso urbanistico: è qui perché qui, dal dopoguerra, si è depositata una comunità. Il quartiere nacque come Villaggio operaio E42, cioè come alloggio per le maestranze che stavano allestendo l'Esposizione universale di Roma del 1942, l'evento mai celebrato che ci ha lasciato l'EUR. La guerra svuotò il villaggio. Nel 1947 vi si insediarono dodici famiglie di profughi giuliani, e il 7 novembre 1948 l'insediamento fu inaugurato ufficialmente alla presenza di Giulio Andreotti e di Francesca Romani, moglie di Alcide De Gasperi. Nel 1955, con l'arrivo di circa duemila profughi giuliani e dalmati, il villaggio prese il nome attuale.
Il risultato è un pezzo di Roma che si legge come un documento. La toponomastica è quasi tutta dedicata a persone e fatti dell'Adriatico orientale, con qualche innesto di strade militari e di astronomi. C'è un largo Vittime delle Foibe Istriane e un largo Eccidio di Malga Bala. Sulla via Laurentina fu collocato un cippo carsico, inaugurato il 4 novembre 1961. Un bassorilievo con il Leone di San Marco risale al 1953. Il monumento alle vittime delle foibe, in largo Vittime delle Foibe Istriane, fu inaugurato il 10 febbraio 2008, cioè in un Giorno del Ricordo. Le chiese principali sono San Marco Evangelista in Agro Laurentino, in piazza Giuliani e Dalmati, San Giuseppe da Copertino in via dei Genieri, elevata a chiesa titolare nel 2015, e le Sante Perpetua e Felicita in via Mentore Maggini.
Via Antonio Cippico, il nome della strada
Antonio Cippico nacque a Zara il 20 marzo 1877 e morì a Roma il 17 gennaio 1935. Discendeva da una famiglia nobile di Traù che aveva dato alla cultura umanistica i nomi di Pietro, Alvise e Coriolano Cippico. Fu professore di letteratura italiana all'Università di Londra dal 1911 al 1928, membro della Royal Literary Society, senatore del Regno nella XXVI legislatura, delegato all'assemblea della Società delle Nazioni fra il 1925 e il 1928. Nel 1925 fondò e diresse l'Archivio storico della Dalmazia. Nel 1906, insieme a Tito Marrone, tradusse in versi l'Orestea per una messinscena al Teatro Argentina di Roma. Un istituto che conserva le carte dell'Adriatico orientale ha dunque per indirizzo il nome di un dalmata che quelle carte le raccoglieva già un secolo fa: la coincidenza è degna di nota e quasi nessuno la fa notare.
Come si arriva al Museo storico e Archivio di Fiume
Il riferimento su ferro è la stazione Laurentina, capolinea sud della linea B della metropolitana, aperta in origine nel 1955 e ricostruita nella forma attuale con lavori completati nel 1990. Da lì si prosegue con le linee di superficie che servono il quadrante meridionale: sono numerose e vengono riorganizzate spesso, quindi il numero giusto si verifica sul sito dell'azienda dei trasporti il giorno della visita. In auto il quartiere si raggiunge dalla via Laurentina, con l'avvertenza che l'area è residenziale e la sosta va cercata con pazienza nelle strade interne. A piedi, chi arriva dall'EUR fa una camminata piana e senza scale, il che rende il tragitto ragionevole anche per chi ha problemi di mobilità. Un consiglio da chi accompagna gruppi: il pomeriggio del lunedì, del mercoledì e del venerdì è la fascia più comoda, perché l'apertura dura quattro ore e permette di combinare la visita con l'EUR nella stessa giornata.
Cosa c'è intorno al Museo storico e Archivio di Fiume
Nel raggio di pochi minuti in auto o di una passeggiata volenterosa c'è l'intero comparto dell'EUR, con il suo laghetto e con il grande polo del Museo delle Civiltà, che ingloba le raccolte preistoriche ed etnografiche un tempo divise in istituti autonomi. Sul versante della memoria del Novecento, spostandosi verso l'Ardeatino, ci sono il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e, in città, il Museo storico della Liberazione di via Tasso e la Casa della Memoria e della Storia. Chi vuole allungare verso il verde e l'archeologia cristiana ha l'abbazia delle Tre Fontane a pochi chilometri.
La visita al Museo storico e Archivio di Fiume, piano per piano
La struttura è semplice e va spiegata bene, perché il visitatore che arriva impreparato rischia di fermarsi al primo livello e di perdere la parte che vale di più. Due piani, circa 250 metri quadrati ciascuno. Il primo è il museo vero e proprio. Il secondo raccoglie archivio, biblioteca, emeroteca, pinacoteca, sala riunioni e uffici. La visita completa, fatta con calma e con qualcuno che racconta, occupa un'ora e mezza abbondante; chi si limita alle vetrine ne impiega quaranta minuti.
Il primo piano e il sacrario del Museo storico e Archivio di Fiume
L'esposizione è organizzata intorno a un sacrario centrale dedicato ai giuliano-dalmati caduti per la patria italiana. È il punto attorno al quale ruota tutto il resto, ed è anche il punto in cui conviene abbassare la voce e leggere invece di fotografare. Il percorso si apre con la documentazione sull'esodo adriatico e prosegue con cimeli e documenti originali che raccontano la storia di Fiume dalle origini romane alla seconda guerra mondiale. Le sezioni tematiche coprono l'urbanistica, i monumenti, la vita associativa, la scuola, l'amministrazione, la religione e la cultura della città, con l'accento posto sulla componente italiana. È un allestimento di impianto tradizionale, fatto di vetrine, pannelli e oggetti: nessuna proiezione immersiva, nessuna scenografia. Chi cerca il museo spettacolo resta deluso; chi cerca documenti trova una densità rara.
Il secondo piano: sala riunioni e pinacoteca
Al piano superiore si trova una sala riunioni con trenta posti a sedere e mezzi audiovisivi, che ospita convegni, seminari e presentazioni. Le pareti di quella sala fanno da pinacoteca: la raccolta pittorica dell'istituto conta circa duecento opere di artisti fiumani, istriani e dalmati che coprono un arco lunghissimo, dal Settecento ai giorni nostri. È la parte del museo che i visitatori frettolosi ignorano e che invece racconta una storia parallela, quella di una scuola artistica adriatica che il Novecento ha disperso insieme alle persone. Sullo stesso piano ci sono postazioni informatiche e l'ufficio amministrativo, oltre agli spazi di deposito e consultazione.
L'archivio del Museo storico e Archivio di Fiume
L'archivio conserva oltre ottantamila documenti. Il numero, da solo, dice poco: quello che conta è la qualità dei nuclei. Ci sono le carte di Riccardo Zanella, di Antonio Grossich, di Riccardo Gigante, di Gabriele d'Annunzio, di Icilio Bacci, di Andrea Ossoinack, di Maria Vitali, di Giovanni Giurati, di Oscar Sinigaglia, di Armando Odenigo, di Michele Maylender. Fra i pezzi più notevoli figurano due versioni italiane manoscritte dello Statuto concesso da Ferdinando I nel 1530, le lettere autografe di d'Annunzio ad Antonio Grossich e i verbali dell'associazione Giovine Fiume. Il fondo fotografico conta circa un migliaio di immagini. Fra il 2019 e il 2022 sono state condotte campagne continuative di digitalizzazione di documenti dal Cinquecento al Novecento, periodici, mappe antiche, fotografie e manoscritti, sostenute da contributi della Regione Lazio.
La biblioteca e l'emeroteca del Museo storico e Archivio di Fiume
La biblioteca conta circa settemila volumi, con manoscritti rari, opere di d'Annunzio con dediche autografe e una sezione ampia sulla letteratura dell'esodo. Il catalogo è informatizzato e in parte riversato nel Sistema bibliotecario nazionale, il che significa che una ricerca fatta da casa può già dire se il volume che cercate è qui. L'emeroteca conserva testate storiche fiumane che da sole valgono il viaggio a chi lavora sull'Adriatico: La Vedetta d'Italia, dal 1919 al 1943, L'Eco di Fiume, dal 1858 al 1860, La Giovine Fiume, dal 1907 al 1910, oltre a ritagli di stampa internazionale. Si sono aggiunte, per riordino e per donazione, le testate prodotte dalle associazioni dell'esodo, come Difesa Adriatica e L'Arena di Pola, e quelle delle comunità italiane rimaste in Istria e a Fiume, come La Battana e gli Atti e i Quaderni del Centro di ricerche storiche di Rovigno. Vale la pena soffermarsi su questo accostamento, perché è una scelta culturale precisa: sugli stessi scaffali convivono la voce di chi partì e la voce di chi restò.
I fondi archivistici del Museo storico e Archivio di Fiume, uno per uno
L'archivio è diviso in fondi storici in continuo accrescimento. Elencarli non è un esercizio da inventario: ciascuno apre una porta diversa sulla storia della città.
Il fondo Riccardo Zanella
Zanella fu il presidente eletto dello Stato libero di Fiume, il politico autonomista che si oppose sia all'annessione all'Italia sia all'assorbimento nel regno dei serbi, croati e sloveni. Le sue carte sono la fonte principale per capire la terza via fiumana, quella che voleva una città indipendente e bilingue. È il fondo che smonta con maggiore efficacia la lettura a due colori del 1919-1924.
Il fondo Antonio Grossich
Chirurgo di fama europea, legato alla diffusione della disinfezione del campo operatorio con la tintura di iodio, Grossich presiedette nel 1918 il Consiglio Nazionale Italiano che proclamò l'annessione all'Italia. Il suo carteggio comprende le lettere autografe di d'Annunzio, materiale che gli studiosi dell'impresa consultano regolarmente.
Il fondo Attilio Depoli e le carte dannunziane
Attilio Depoli, primo presidente della Società dopo la ricostituzione romana, lasciò un fondo che riguarda in particolare l'impresa di Fiume e comprende autografi di Gabriele d'Annunzio. È il nucleo che collega direttamente l'istituto agli eventi del 1919 e del 1920.
Il fondo Whitehead
Documenta la storia del silurificio, l'industria che fece di Fiume una città manifatturiera di rilievo internazionale e non soltanto un porto. È il fondo che ricorda una cosa che si dimentica facilmente: prima di essere un simbolo politico, Fiume era una macchina economica.
Il fondo Sport giuliano-dalmata
Circa seimila documenti sulle società sportive dell'Adriatico orientale e su quelle rifondate in esilio. Sembra materia minore. Non lo è: le società sportive sono state, per la comunità dispersa, uno dei pochi luoghi in cui una identità collettiva ha continuato a esistere in forma quotidiana e non commemorativa.
Il fondo Esodo giuliano-dalmata e le fonti orali
Cinquanta faldoni sui profughi e sulle associazioni assistenziali, ai quali si affianca un fondo di fonti orali costituito da interviste a testimoni. Quest'ultimo è forse il materiale più fragile e più prezioso dell'intero istituto, per una ragione anagrafica evidente: le voci registrate sono ormai quasi tutte voci di persone che non ci sono più.
La storia di Fiume che il Museo storico e Archivio di Fiume racconta
Per capire le vetrine serve la cronologia. La riassumo con le date documentate, senza scorciatoie.
Da Tarsatica al corpo separato
Alle origini c'è Tarsatica, insediamento romano la cui fondazione viene ricondotta al 33 avanti Cristo. Il nome Flumen riemerge nel Duecento. Nel medioevo la città passa di mano più volte: dai Franchi al vescovo di Pola, ai Frangipane nel 1337, agli Walsee nel 1399, agli Asburgo nel 1465. Nel 1530 l'imperatore Ferdinando I concede uno statuto che conferma l'autonomia cittadina, ed è proprio di quello statuto che l'archivio conserva due versioni italiane manoscritte. Nel 1719 Fiume diventa porto franco insieme a Trieste. Nel 1779 Maria Teresa le riconosce lo status di corpo separato annesso direttamente alla corona ungherese: è la formula giuridica che spiegherà un secolo e mezzo di rivendicazioni.
L'idillio ungherese e il 1918
Nel 1809 Napoleone la assegna alla Francia; nel 1813 torna all'Austria, nel 1822 al regno d'Ungheria. Gli anni fra il 1868 e il 1895 vengono chiamati idillio ungherese: sono quelli della grande crescita economica, del porto, delle industrie, del silurificio. Nel 1940 la città conta 59.332 abitanti, dei quali 41.314 italiani. La lingua delle scritture pubbliche era stata a lungo il latino; per strada si parlava una koinè veneta, e nel circondario il dialetto ciacavo croato. Nel 1918, dissolto l'impero, si costituisce un Consiglio Nazionale Italiano presieduto da Antonio Grossich, che proclama l'annessione all'Italia.
Il 1919 e l'impresa dannunziana
Il 12 settembre 1919 Gabriele d'Annunzio entra in città alla testa di reparti ribelli del Regio Esercito, granatieri, bersaglieri e arditi, e proclama l'annessione dalla sede del governatore. Nei mesi successivi i legionari arrivano a contarsi fra le ottomila e le novemila unità; gli arditi presenti sono 2.065, fra loro Ettore Muti e Renato Ricci. Alceste De Ambris giunge a Fiume nel gennaio 1920 come capo di gabinetto politico e collabora alla stesura del documento costituzionale. Il 12 agosto 1920 viene proclamata la Reggenza italiana del Carnaro; l'8 settembre 1920 viene promulgata la Carta del Carnaro. Il 12 novembre 1920 il Trattato di Rapallo fra Italia e Jugoslavia stabilisce l'indipendenza dello Stato libero di Fiume. Fra il 24 e il 29 dicembre 1920 l'esercito regolare interviene: è il Natale di sangue, con la corazzata Andrea Doria che bombarda le posizioni dei legionari, colpendo anche il palazzo del Governo, e con morti e feriti anche fra la popolazione civile. Il 28 dicembre d'Annunzio rassegna le dimissioni, il 31 firma la resa, il 18 gennaio 1921 parte per Venezia.
Lo Stato libero, Zanella e il 1924
Nel 1921 si tengono le prime elezioni parlamentari fiumane e Riccardo Zanella, alla testa degli autonomisti, diventa presidente. Il suo governo dura poco: il 3 marzo 1922 viene rovesciato da ex legionari e fascisti guidati da Francesco Giunta. Il 27 gennaio 1924 il Trattato di Roma sancisce l'annessione all'Italia, proclamata solennemente il 16 marzo dal governatore Giardino alla presenza di Vittorio Emanuele III. Seguono le politiche di italianizzazione, che colpiscono cognomi, toponimi, scuole e associazioni della componente croata e slovena.
1943, 1945 e l'esodo
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 Fiume entra nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico, sotto controllo tedesco. Il 3 maggio 1945 l'esercito partigiano di Tito occupa militarmente la città. Le ricerche condotte dalla Società di Studi Fiumani contano circa 650 italiani che persero la vita fra il maggio 1945 e il dicembre 1947. Il Trattato di pace firmato il 10 febbraio 1947 assegna Fiume, con l'Istria e Zara, alla Jugoslavia. La grande maggioranza dei fiumani sceglie la via dell'esodo: non meno di 36.500 persone, pari a circa il 94 per cento della popolazione italiana della città. Oggi Rijeka appartiene alla Croazia, conta circa 173.000 abitanti e ospita una minoranza italiana ufficialmente riconosciuta di circa tremila persone.
Le letture storiografiche, presentate come letture
Su questa materia non esiste una sola interpretazione, e un istituto serio non finge il contrario. L'impresa del 1919 viene letta da una parte della storiografia come un laboratorio politico e culturale anomalo, con la Carta del Carnaro e il contributo del sindacalismo rivoluzionario di De Ambris; da un'altra parte come il cantiere in cui furono collaudate liturgie, forme di mobilitazione e pratiche di milizia poi entrate nel repertorio del fascismo. Le due letture insistono su elementi entrambi documentati e vanno tenute presenti insieme. Sulle violenze del 1945 e sull'esodo, allo stesso modo, convivono la lettura che ne sottolinea il carattere di persecuzione politica e nazionale da parte del nuovo potere jugoslavo e quella che le colloca dentro la catena aperta dall'occupazione italiana della Jugoslavia nel 1941 e dalla snazionalizzazione degli slavi durante il ventennio. Riconoscere il contesto non toglie nulla al lutto delle vittime, e ricordare le vittime non obbliga a cancellare il contesto. Il segno più concreto che questa strada è percorribile lo ha dato proprio l'istituto di via Cippico, come si vedrà più avanti, con la ricerca condotta insieme agli storici croati.
La Società di Studi Fiumani, dal 1923 a oggi
La Società nacque a Fiume nel 1923, raccogliendo l'eredità della Deputazione fiumana di storia patria attiva dal 1910, e sostituendone il Bullettino con la rivista Fiume. Il fondatore fu Guido Depoli. Dopo la guerra e l'esodo, la Società fu ricostituita a Roma il 27 novembre 1960 per iniziativa di intellettuali fiumani in esilio, fra i quali Enrico Burich, Giorgio Radetti e Gian Proda. Primo presidente della fase romana fu Attilio Depoli, cui successe Burich.
L'idea di creare un archivio museo risale al 1956; l'inaugurazione della sede nel quartiere Giuliano-Dalmata avvenne nel 1964. L'acquisto dell'immobile di via Cippico 10 fu perfezionato nel 1978, reso possibile dal contributo di Oscarre Fabietti, che fu sindaco del Libero Comune di Fiume in esilio e visse dal 1912 al 1993. Nel 1972 il patrimonio fu dichiarato di eccezionale interesse storico e artistico; nel 1986 la Presidenza del Consiglio assegnò alla Società il Premio della Cultura; nel 1987 la Soprintendenza riconobbe il notevole interesse storico dei materiali. Nel 1998 fu redatto il Manifesto culturale fiumano. La legge 92 del 30 marzo 2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo il 10 febbraio di ogni anno, ha portato anche il riconoscimento ufficiale dell'Archivio museo storico di Fiume.
La rivista Fiume
Nata nel 1923 e pubblicata regolarmente fino al 1940, la rivista riprese a uscire a Roma nel 1952 con il sottotitolo Rivista di studi fiumani. Ebbe sede a Padova fra il 1981 e il 1989, poi tornò a Roma. Nel 1955 la direzione passò a Giorgio Radetti. Dal 2000 il sottotitolo è diventato Rivista di studi adriatici, a segnalare un allargamento dell'orizzonte. Esce due volte l'anno, in formato sedici per ventiquattro centimetri, con una media di centocinquanta pagine e una tiratura di circa 1.100 copie, gratuita per i soci e distribuita a numerose istituzioni accademiche. Il direttore responsabile è Giovanni Stelli, il direttore editoriale Emiliano Loria, la redazione comprende Marino Micich, Franco Laicini, Federico Carlo Simonelli e Simone Conversi. Gli indici per autore, per soggetto e cronologici coprono il periodo 1910-2002, e gli indici dei numeri dal 2000 in poi sono consultabili in rete. Il numero 55 è uscito nel giugno 2026.
Le pubblicazioni della collana Studi storici fiumani
La collana, attiva soprattutto fra il 1995 e il 2007, comprende fra gli altri Riccardo Zanella, l'antidannunzio a Fiume di Amleto Ballarini (1995), Heinrich von Littrow. Fiume e dintorni di Giovanni Stelli (1995), gli atti del convegno L'autonomia fiumana 1896-1947 (1996), Italiani e ungheresi nelle lotte risorgimentali di Katalin Mellace (2003), Quell'uomo dal fegato secco di Amleto Ballarini (2003), Le comunità ebraiche della Provincia italiana del Carnaro di Silva Bon (2004), Fiume crocevia di popoli e culture (2007), Come parlavamo di Franco Gottardi (2007) e Fiume, una città dimenticata a cura di L. Chiarappa (2007). Fra le uscite recenti figurano Prendiamo la vittoria, catalogo dei volantini e dei manifesti dannunziani del 1919-1921, il volume didattico Fiume a scuola! sulla storia della scuola italiana a Fiume e la riedizione, curata da Giovanni Stelli ed Emiliano Loria, di Italia e Fiume 1921-1924 di Danilo Luigi Massagrande.
Come si consulta l'archivio del Museo storico e Archivio di Fiume
Chi arriva per ricerca deve regolarsi come farebbe in qualunque archivio privato aperto agli studiosi: si scrive o si telefona prima, si spiega l'oggetto della ricerca, si concorda il giorno. Le fasce orarie utili sono quelle di apertura, e i pomeriggi lunghi del lunedì, del mercoledì e del venerdì permettono di lavorare quattro ore filate. La sala di consultazione condivide gli spazi con la sala riunioni, quindi nei giorni di convegno o di presentazione la disponibilità può cambiare: un'altra ragione per accordarsi in anticipo. Il catalogo della biblioteca, parzialmente riversato nel Sistema bibliotecario nazionale, consente una prima verifica a distanza; per l'archivio, invece, l'interlocuzione diretta con il curatore resta il modo più rapido di sapere che cosa esiste. Un'avvertenza pratica per chi viene da fuori Roma: la digitalizzazione ha riguardato quote crescenti del materiale, quindi conviene chiedere se il pezzo che interessa è già disponibile in formato digitale prima di comprare il biglietto del treno.
Il Museo storico e Archivio di Fiume con le scuole e con i gruppi
Le scuole di Roma e del Lazio sono l'interlocutore privilegiato di questo istituto, che promuove gratuitamente convegni e seminari sulla storia dei fiumani, degli istriani e dei dalmati, e mette a disposizione degli insegnanti materiali didattici scaricabili sui temi del confine orientale, delle foibe e dell'esodo. Le visite dedicate si organizzano contattando la direzione. Il consiglio che darei a un docente è di non arrivare con la classe a freddo: un'ora di preparazione in aula sulla cronologia essenziale, dal corpo separato al 1947, trasforma la visita da elenco di cimeli a lezione di storia. Per i gruppi adulti vale lo stesso principio. La sala con trenta posti permette di chiudere la visita con una discussione, ed è la parte che di solito funziona meglio.
Una curiosità su Museo storico e Archivio di Fiume
La curiosità più bella riguarda due quaderni. Fra i pezzi conservati ci sono due versioni italiane manoscritte dello Statuto concesso da Ferdinando I nel 1530, il documento che sanciva l'autonomia della città. Fermatevi un attimo su questa combinazione di date e di luoghi: un testo prodotto nell'orbita asburgica del pieno Cinquecento, copiato a mano in italiano, sopravvissuto a quattro secoli di passaggi di sovranità, a due guerre mondiali, a un esodo di massa, e finito in un palazzo di via Cippico costruito per gli operai di un'esposizione universale che non si tenne mai. Nessun museo statale lo espone, nessuna guida generalista lo cita. La cosa dice molto su come funzionano gli archivi delle comunità disperse: quando una popolazione parte, porta con sé le carte prima dei mobili, perché le carte sono l'unica prova che quella comunità è esistita con quel nome e con quelle regole. E poi c'è il dettaglio dell'indirizzo, che merita di essere ripetuto: la strada porta il nome di Antonio Cippico, dalmata di Zara, senatore e professore a Londra, fondatore nel 1925 dell'Archivio storico della Dalmazia. Un archivista dell'Adriatico dà il nome alla via di un archivio dell'Adriatico. Nella toponomastica del quartiere, dove ogni targa è stata scelta con intenzione, è una rima interna che nessuno segnala e che invece vale il viaggio.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo storico e Archivio di Fiume
Che l'emeroteca tiene sugli stessi scaffali i giornali di chi partì e i giornali di chi restò. Provate a misurare quanto è insolita questa scelta. Da un lato ci sono le testate delle associazioni dell'esodo, Difesa Adriatica, L'Arena di Pola, nate per tenere insieme comunità sparpagliate fra Roma, Trieste, Torino, l'Australia e il Sudamerica. Dall'altro ci sono le pubblicazioni delle comunità italiane rimaste in Istria e a Fiume dopo il 1947, La Battana, gli Atti e i Quaderni del Centro di ricerche storiche di Rovigno. Per decenni questi due mondi si sono guardati con diffidenza reciproca: chi era partito considerava chi era rimasto un compromesso con il potere jugoslavo, chi era rimasto considerava chi era partito un fuggiasco che aveva ceduto la terra. Mettere le due serie una accanto all'altra, in una sala di consultazione, significa dichiarare che la storia si scrive con entrambe. La seconda cosa che nessuno dice: l'ingresso costa zero. In una città dove un museo minore chiede sette o otto euro, qui si entra gratis, e questa gratuità non è una promozione ma una scelta di missione, perché l'istituto vive di quote sociali, contributi pubblici a progetto e donazioni. Se la visita vi lascia qualcosa, il modo di ringraziare è comprare un volume o associarsi, non lasciare un like.
Il consiglio che ti do per visitare Museo storico e Archivio di Fiume
Telefonate. Non è una formula di cortesia: è il consiglio più concreto che posso darvi. Un istituto tenuto in piedi da un organico ristretto, che ospita convegni nella stessa sala in cui si consulta, può avere variazioni che nessun calendario in rete riesce a inseguire. Una chiamata al 06 5923485 nelle ore di apertura risolve tutto in due minuti e vi permette anche di chiedere se in quel giorno c'è qualcuno che vi accompagna, il che cambia la visita in modo radicale. Secondo consiglio: scegliete il pomeriggio lungo, lunedì, mercoledì o venerdì, e mettete in conto novanta minuti pieni. Terzo: salite subito al secondo piano. Lo dico contro l'ordine naturale del percorso, ma la pinacoteca e la sala della rivista sono la parte che i visitatori frettolosi si perdono, e sono anche la parte che spiega meglio che cosa sia stata la cultura fiumana prima e dopo il 1945. Quarto: portate un taccuino. Le didascalie sono asciutte, i documenti sono fitti, e la memoria non regge la quantità di date che questo posto rovescia addosso. Quinto, e vale come opinione netta: non venite qui il 10 febbraio se cercate una visita tranquilla. Nel Giorno del Ricordo l'istituto è impegnato in iniziative e la sala si riempie. Se invece volete capire che cosa significhi quella data per una comunità, allora è esattamente il giorno giusto, ma sappiate che vedrete una commemorazione, non un museo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il quartiere che ospita l'istituto è nato per ospitare gli operai dell'Esposizione universale del 1942. Lo sanno in molti, a Roma, e quasi nessuno collega i due fatti fino in fondo. L'E42 doveva celebrare il ventennale del regime con una città nuova, marmorea, definitiva. La guerra la interruppe a metà e lasciò in piedi un cantiere e un villaggio di baracche e casette per le maestranze. Nel 1947 quel villaggio abbandonato accolse dodici famiglie di profughi giuliani; il 7 novembre 1948 fu inaugurato ufficialmente con Giulio Andreotti e la moglie di De Gasperi; nel 1955, con l'arrivo di circa duemila profughi, prese il nome di Giuliano-Dalmata. Il ragionamento che ne segue è questo: lo stesso Novecento che aveva progettato l'EUR come vetrina di una politica di potenza produsse, nel giro di pochi anni, i profughi che andarono ad abitare le case dei suoi operai. Il quartiere e la città di marmo si guardano da due chilometri di distanza e raccontano le due facce della stessa vicenda. Aggiungo un fatto minore che quasi nessuno cita: il cippo carsico sulla via Laurentina fu inaugurato il 4 novembre 1961, e il bassorilievo con il Leone di San Marco risale al 1953. Sono i due segni più antichi della presenza giuliano-dalmata nella toponomastica romana, precedenti di mezzo secolo al monumento del 2008 in largo Vittime delle Foibe Istriane.
La foto giusta da fare a Museo storico e Archivio di Fiume
La foto giusta non è dentro. È fuori, ed è una foto di targhe. Percorrete a piedi le strade intorno a via Cippico e fotografate le insegne stradali una dopo l'altra: nomi di persone e di fatti dell'Adriatico orientale, largo Vittime delle Foibe Istriane, largo Eccidio di Malga Bala, piazza Giuliani e Dalmati. Messe in sequenza, quelle targhe compongono un indice geografico di una terra che non è più italiana, trapiantato in una periferia romana. È l'immagine più efficace di che cosa sia stato l'esodo, e non richiede alcun permesso. Dentro l'istituto, invece, la regola è semplice e la applico sempre con i gruppi: si chiede. È una struttura privata, alcuni documenti hanno vincoli, e il sacrario del primo piano è uno spazio commemorativo davanti al quale l'obiettivo va abbassato per rispetto, non per divieto. Se ottenete il permesso, il soggetto migliore del secondo piano è la parete della pinacoteca, con i dipinti di autori fiumani, istriani e dalmati che coprono tre secoli allineati sopra i trenta posti della sala riunioni: è un colpo d'occhio che spiega in un fotogramma la continuità di una scuola artistica dispersa. Il consiglio tecnico: luce naturale, niente flash sui documenti, e se potete tornate in una giornata coperta, perché il controluce delle finestre pomeridiane rovina qualunque inquadratura delle vetrine.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la fondazione stessa: l'idea di creare un archivio museo nasce nel 1956, undici anni dopo l'esodo, quando la comunità capisce che la memoria orale non basterà. L'inaugurazione della sede nel quartiere Giuliano-Dalmata avviene nel 1964. Nel 1972 il patrimonio viene dichiarato di eccezionale interesse storico e artistico. Nel 1978 la Società acquista l'immobile di via Cippico 10 grazie al contributo di Oscarre Fabietti, sindaco del Libero Comune di Fiume in esilio. Nel 1986 la Presidenza del Consiglio conferisce il Premio della Cultura. Nel 1987 la Soprintendenza dichiara i materiali di notevole interesse storico. Nel 1990 parte il primo viaggio ufficiale a Fiume, e nel 1991 riprende la celebrazione della festa di San Vito, patrono della città. Il 1996 è l'anno decisivo: viene siglato l'accordo con l'istituto croato per la ricerca congiunta sulle vittime, che porta nel 2002 alla pubblicazione bilingue italiano-croata di Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni 1939-1947, firmata da Amleto Ballarini e da Mihael Sobolevski. Nel 1998 viene redatto il Manifesto culturale fiumano. Nel 2004 la legge 92 istituisce il Giorno del Ricordo e riconosce ufficialmente l'Archivio museo. Nel 2006 il presidente Ciampi conferisce le medaglie ai congiunti degli infoibati; nel 2007 esce un francobollo dedicato a Fiume; nel 2013 arriva la visita dell'ambasciatore di Croazia. Nel 2018 viene dato il via libera al bilinguismo stradale a Fiume. Fra il 29 gennaio e il 20 febbraio 2026 la mostra Fiume. Città del Ricordo è stata ospitata nella Sala Alessandrina dell'Archivio di Stato di Roma.
Chi è passato da Museo storico e Archivio di Fiume
Cominciamo da chi lo ha fatto nascere. Enrico Burich, Giorgio Radetti e Gian Proda sono i nomi legati alla ricostituzione romana della Società il 27 novembre 1960; Attilio Depoli ne fu il primo presidente e le sue carte, con gli autografi dannunziani, sono oggi uno dei fondi principali. Guido Depoli aveva fondato l'istituzione a Fiume nel 1923. Oscarre Fabietti, sindaco del Libero Comune di Fiume in esilio, è l'uomo grazie al quale nel 1978 la sede fu comprata invece che affittata. Amleto Ballarini ha firmato alcuni dei volumi più citati della collana e, insieme allo storico croato Mihael Sobolevski, il censimento delle vittime pubblicato nel 2002: due ricercatori di due paesi che per la prima volta hanno contato gli stessi morti sugli stessi elenchi. Giovanni Stelli, Marino Micich, Franco Laicini ed Emiliano Loria sono i nomi che oggi si incontrano tanto nelle sale quanto nei frontespizi. Poi ci sono i passaggi istituzionali: nel 2013 l'ambasciatore di Croazia in Italia ha visitato l'istituto, un fatto che dieci anni prima sarebbe parso improbabile e che segna il cambio di clima fra le due sponde. E ci sono, soprattutto, le persone che non hanno lasciato il nome in nessun elenco: i profughi che negli anni Sessanta e Settanta hanno portato qui una fotografia, un diploma scolastico, un giornale piegato in quattro, una lettera. Sono loro gli autori veri delle ottantamila carte dell'archivio. Le interviste del fondo di fonti orali conservano le loro voci.
Quando andare al Museo storico e Archivio di Fiume
La stagione conta poco, perché si visita al chiuso e l'affluenza è sempre contenuta. Contano invece il giorno e l'ora. I pomeriggi del lunedì, del mercoledì e del venerdì, dalle 15 alle 19, offrono la finestra più ampia e permettono di combinare la visita con una mattinata all'EUR. Il martedì mattina, dalle 10 alle 13.30, è la scelta di chi vuole lavorare in archivio con la luce migliore. Il giovedì mattina la finestra è più breve. Nei giorni intorno al 10 febbraio l'istituto è in piena attività commemorativa e la sala riunioni ospita iniziative: bella occasione per capire, cattiva occasione per una visita raccolta. Il mese di agosto è quello in cui è più probabile trovare variazioni di orario, quindi la telefonata preventiva diventa obbligatoria. Ultima nota per chi programma una giornata intera nel quadrante sud: mattina al Museo delle Civiltà, pranzo veloce, pomeriggio qui. Funziona, ed è uno degli itinerari romani meno battuti che conosca.
Domande veloci su Museo storico e Archivio di Fiume
Dove si trova il Museo storico e Archivio di Fiume
In via Antonio Cippico 10, 00143 Roma, nel quartiere Giuliano-Dalmata, fra la via Laurentina e l'EUR.
Quanto costa il biglietto del Museo storico e Archivio di Fiume
Nulla. L'accesso alla sede è gratuito e non esiste biglietteria.
Quali sono gli orari del Museo storico e Archivio di Fiume
Lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 19; martedì dalle 10 alle 13.30; giovedì la mattina a partire dalle 10. Sabato e domenica chiuso. Il sito ufficiale resta il riferimento da controllare prima della visita.
Serve prenotare per visitare il Museo storico e Archivio di Fiume
Per la sola visita al museo negli orari di apertura non serve. Per la consultazione di archivio e biblioteca, e per le visite di scuole e gruppi, ci si accorda prima con la direzione.
Qual è il numero di telefono del Museo storico e Archivio di Fiume
06 5923485. La posta elettronica è info@fiume-rijeka.it.
Chi gestisce il Museo storico e Archivio di Fiume
La Società di Studi Fiumani, proprietaria dell'istituto, affiancata dal 1998 dall'Associazione per la Cultura Fiumana, Istriana e Dalmata nel Lazio.
Il Museo storico e Archivio di Fiume è un museo comunale o statale
Nessuno dei due: è un istituto privato di un'associazione culturale, riconosciuto dalle istituzioni ma non inserito nei circuiti dei musei civici o statali.
Quanto dura la visita al Museo storico e Archivio di Fiume
Quaranta minuti per le sole vetrine del primo piano, novanta minuti abbondanti per una visita completa che comprenda pinacoteca e sale del secondo piano.
Quanti documenti conserva l'archivio del Museo storico e Archivio di Fiume
Oltre ottantamila, distribuiti in fondi storici in continuo accrescimento.
Quanti volumi ha la biblioteca del Museo storico e Archivio di Fiume
Circa settemila, con manoscritti rari e una sezione ampia sulla letteratura dell'esodo. Il catalogo è in parte riversato nel Sistema bibliotecario nazionale.
Che cosa si vede al primo piano
Il museo, organizzato intorno a un sacrario centrale dedicato ai giuliano-dalmati caduti, con sezioni sull'esodo e sulla storia di Fiume dalle origini romane alla seconda guerra mondiale.
Che cosa si trova al secondo piano
Archivio, biblioteca, emeroteca, pinacoteca, postazioni informatiche, ufficio amministrativo e una sala riunioni con trenta posti e mezzi audiovisivi.
Quante opere ha la pinacoteca del Museo storico e Archivio di Fiume
Circa duecento, di artisti fiumani, istriani e dalmati, dal Settecento a oggi.
Si possono fare fotografie al Museo storico e Archivio di Fiume
Si chiede al personale. Alcuni documenti hanno vincoli e il sacrario è uno spazio commemorativo davanti al quale la discrezione è d'obbligo.
Il Museo storico e Archivio di Fiume è accessibile alle persone con disabilità
L'esposizione occupa due piani di un edificio residenziale: chi ha problemi di mobilità faccia verificare per telefono la situazione di ascensore e accessi prima di partire.
Come si arriva al Museo storico e Archivio di Fiume con i mezzi pubblici
La stazione di riferimento è Laurentina, capolinea della linea B della metropolitana; da lì si prosegue con le linee di superficie del quadrante sud, i cui numeri vanno verificati sul sito dell'azienda dei trasporti.
Il Museo storico e Archivio di Fiume è adatto ai bambini
Più adatto ai ragazzi delle medie e delle superiori che ai bambini piccoli: è un museo di documenti, e i temi trattati sono duri. Con le scuole si organizzano percorsi dedicati.
Ci sono visite guidate al Museo storico e Archivio di Fiume
Si concordano con la direzione, in particolare per scuole e gruppi. Vale la pena chiedere anche per una visita individuale: cambia radicalmente la lettura delle vetrine.
Che rapporto c'è fra il Museo storico e Archivio di Fiume e il Giorno del Ricordo
La legge 92 del 30 marzo 2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo il 10 febbraio, ha riconosciuto ufficialmente l'Archivio museo. Ogni anno l'istituto partecipa alle iniziative della ricorrenza.
Che cos'è la rivista Fiume
Il semestrale della Società, nato nel 1923 e ripreso a Roma nel 1952, oggi sottotitolato Rivista di studi adriatici. Esce due volte l'anno, circa centocinquanta pagine, tiratura di circa 1.100 copie.
Si possono consultare i giornali storici fiumani
Sì, nell'emeroteca: fra le testate ci sono La Vedetta d'Italia dal 1919 al 1943, L'Eco di Fiume dal 1858 al 1860 e La Giovine Fiume dal 1907 al 1910.
Quali fondi archivistici sono i più richiesti
Quelli di Riccardo Zanella, di Antonio Grossich e di Attilio Depoli, il fondo Whitehead sul silurificio, il fondo Sport giuliano-dalmata con circa seimila documenti, il fondo Esodo con cinquanta faldoni e il fondo di fonti orali.
I documenti del Museo storico e Archivio di Fiume sono digitalizzati
In parte. Fra il 2019 e il 2022 sono state condotte campagne di digitalizzazione di documenti dal Cinquecento al Novecento, periodici, mappe, fotografie e manoscritti, con contributi della Regione Lazio. Conviene chiedere in anticipo se il pezzo che interessa è già disponibile in formato digitale.
C'è un bookshop o una caffetteria
No. I volumi della Società si acquistano rivolgendosi direttamente alla direzione. Per un caffè si esce nel quartiere.
Perché il Museo storico e Archivio di Fiume si trova nel quartiere Giuliano-Dalmata
Perché il quartiere, nato come villaggio operaio dell'Esposizione del 1942, accolse dal 1947 i profughi giuliani e dalmati e prese il nome attuale nel 1955: l'istituto è nato dentro la comunità che conserva.
Quanti italiani lasciarono Fiume
Non meno di 36.500 persone, pari a circa il 94 per cento della popolazione italiana della città, che nel 1940 contava 59.332 abitanti dei quali 41.314 italiani.
Che cosa vedere vicino al Museo storico e Archivio di Fiume
L'EUR con il laghetto e il Museo delle Civiltà, e, allargando di poco il raggio, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e l'abbazia delle Tre Fontane.
Quanto tempo serve per una ricerca in archivio
Dipende dal fondo, ma una prima ricognizione seria occupa almeno un pomeriggio intero: i pomeriggi lunghi del lunedì, del mercoledì e del venerdì sono la fascia migliore.
Se la visita vi ha messo voglia di continuare sulla storia italiana dell'Otto e Novecento, a Roma il percorso naturale prosegue con il Museo centrale del Risorgimento e con l'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, entrambi legati all'Altare della Patria, e poi con il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina sul Gianicolo. Per la storia militare ci sono il Museo storico della Fanteria e il Museo storico dei Carabinieri; per un'altra vicenda di comunità, memoria e persecuzione, il Museo Ebraico di Roma. Chi dopo l'archivio di via Cippico vuole allargare la ricerca sulle fonti a stampa trova in Biblioteca nazionale centrale di Roma il complemento ovvio.
Chiudo con un'opinione che non nascondo. Ho accompagnato gruppi in decine di musei romani, e pochissimi mi hanno lasciato la sensazione che lascia questo: qui non si visita una collezione, si visita il deposito di una comunità che ha perso la propria città e ha deciso di ricostruirla in forma di carte. È un posto scomodo, in una periferia che i turisti non toccano, con orari da ufficio e senza una sola concessione allo spettacolo. Proprio per questo funziona. Chi si occupa di storia contemporanea, chi insegna, chi ha una radice adriatica in famiglia dovrebbe metterlo in calendario e dedicargli un pomeriggio intero. E chi non ha nessuna di queste tre ragioni ci vada lo stesso: uscirà sapendo che il confine orientale non è un capitolo di manuale ma una faccenda di persone, di lingue mescolate, di lutti che chiedono di essere contati con precisione e nominati per intero, da tutte le parti.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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