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Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe — dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027

Et in Arcadia ego. Goethe in dialogo con Guercino, Raffaello e Poerio è la mostra che la Casa di Goethe apre dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027 nell'appartamento di via del Corso 18, a due passi da Piazza del Popolo, con inaugurazione martedì 1 dicembre 2026. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30, ed è chiuso il lunedì; durante le feste resta chiuso dal 24 al 26 dicembre e dal 29 dicembre al 1 gennaio. La fermata della metro più vicina è Flaminio, sulla linea A; per gli autobus il museo rimanda al calcolatore di percorso di ATAC, e chi arriva in auto può lasciarla al parcheggio di Villa Borghese. Il biglietto intero costa 6 euro, il ridotto 5 euro, la carta famiglia 17 euro; entrano gratis i bambini fino a 10 anni. I biglietti si acquistano alla cassa del museo, e tutte le condizioni sono pubblicate sul sito ufficiale della Casa di Goethe.

La facciata del palazzo di via del Corso 18, sede della Casa di Goethe
La facciata del palazzo di via del Corso 18, sede della Casa di Goethe Foto: Foto: Tom86, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe: la mostra in breve

Et in Arcadia ego è la mostra che, per la prima volta, esplora in modo sistematico l'incontro di Goethe con l'arte italiana durante il viaggio del 1786-1788.

Il tema

Il punto di vista è quello del poeta tedesco arrivato in Italia per ritrovare sé stesso e per saziare quella che lui stesso chiamava la sete di «vera arte». Il percorso mette al centro le opere e gli artisti che hanno formato il suo modo di guardare l'arte, la natura e la cultura: Guercino, Raffaello, Giovanni Battista Piranesi. La presentazione ufficiale insiste su un punto preciso: Goethe trovava la vera arte soprattutto in tre stagioni, l'antichità, il Rinascimento e il Barocco, e la mostra segue proprio questo triplice filo.

Le date

La mostra resta aperta dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027, cioè per quattro mesi pieni che attraversano le feste di fine anno, il Carnevale e la primavera. L'inaugurazione è fissata per martedì 1 dicembre 2026, la sera prima dell'apertura al pubblico.

I partner

Il progetto è realizzato dalla Casa di Goethe insieme alla Klassik Stiftung Weimar, all'Istituto Italiano di Studi Germanici e alla Bibliotheca Hertziana, l'Istituto Max Planck per la storia dell'arte che ha sede a Roma. La mostra rientra nelle celebrazioni per il settantacinquesimo anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Germania e Italia.

Cosa si vede nella mostra Et in Arcadia ego

La mostra mette in dialogo dipinti, stampe, oggetti storici e manoscritti con le lettere e gli scritti di Goethe, in modo che l'esperienza italiana del poeta diventi concreta, sala dopo sala.

Il dipinto di Guercino

Il punto di partenza del racconto è Et in Arcadia ego, il dipinto di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Nella tela il motivo dell'Arcadia, il paese ideale dei pastori e della poesia, si intreccia con il pensiero della caducità e della morte: la bellezza del luogo felice e la consapevolezza della fine convivono nella stessa immagine. Sulla data le indicazioni del museo non coincidono: il testo di presentazione parla di un'opera realizzata intorno al 1620, la didascalia dell'immagine ufficiale indica il 1618. La stessa didascalia precisa le misure, 82 per 91 centimetri, e la collocazione della tela, che appartiene a Palazzo Barberini a Roma.

Il motto del Viaggio in Italia

Per Goethe Roma fu il luogo di una «vera rinascita», la sua Arcadia personale. La mostra lo ricorda attraverso il motto che il poeta pose in epigrafe al Viaggio in Italia, pubblicato nel 1816-1817: «Anch'io in Arcadia!». È il filo che lega il titolo della mostra, preso dal dipinto di Guercino, alla vicenda umana e letteraria dello scrittore.

Raffaello e il calco del cranio

Un posto centrale è riservato a Raffaello, che Goethe venerava come il più grande di tutti gli artisti. Incisioni su rame tratte dalle sue opere sono affiancate a un calco storico in gesso che il poeta riteneva essere il calco del cranio di Raffaello, e che ammirò a Roma nel 1787. È uno degli oggetti più curiosi del percorso, perché misura la devozione di Goethe per il pittore urbinate.

Roma e l'antichità secondo Piranesi

Una sezione sposta lo sguardo sulla città e sull'antico. Vedute di Roma e rare lastre incise di Giovanni Battista Piranesi restituiscono la percezione che Goethe aveva della Città Eterna. Le opere sono affiancate da citazioni tratte dalle lettere e dagli scritti del poeta, così che il visitatore possa leggere le sue parole accanto alle immagini che le avevano ispirate.

Il manoscritto di Alessandro Poerio

Un altro capitolo riguarda il cammino inverso: la fortuna di Goethe in Italia. Le sue opere furono tradotte più volte in italiano, e la mostra presenta per la prima volta il manoscritto della prima traduzione italiana dell'Ifigenia in Tauride, realizzata nel 1826 dallo scrittore e patriota napoletano Alessandro Poerio (1802-1848). Il manoscritto è stato ritrovato solo di recente nella Biblioteca della Duchessa Anna Amalia di Weimar.

Il mantello da viaggio

Tra gli oggetti più evocativi c'è il mantello da viaggio di Goethe, esposto in una copia fedele all'originale concessa in prestito dalla Klassik Stiftung Weimar. È il simbolo del viaggio che fu decisivo per la crescita personale del poeta e che lasciò un segno profondo in tutta la sua produzione.

Chi era Johann Wolfgang von Goethe

Johann Wolfgang von Goethe nacque a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 e morì a Weimar il 22 marzo 1832: fu poeta, romanziere, drammaturgo, saggista, scienziato, critico d'arte, e anche disegnatore.

Gli studi e il giovane scrittore

La formazione di Goethe passa per Lipsia, dove studiò dal 1765 al 1768, e per Strasburgo, dove soggiornò nel 1770-1771. Negli anni successivi arrivarono il dramma Götz von Berlichingen e il soggiorno a Wetzlar nel 1772, da cui nacque l'esperienza che lo scrittore trasformò in romanzo. I dolori del giovane Werther, del 1774, racconta l'amore infelice di un giovane intellettuale per Charlotte, promessa sposa di un altro, e lo rese celebre in tutta Europa.

Weimar prima dell'Italia

Dal 1775 al 1786 Goethe visse a Weimar, dove ricopriva incarichi pubblici. In quegli anni conobbe tra gli altri il poeta Klopstock, il teologo svizzero Johann Caspar Lavater, appassionato di fisiognomica, e il filosofo Jacobi, che lo spinse ad approfondire Spinoza. Da Roma, in una lettera al duca Carl August del 25 gennaio 1788 citata dal museo, scrisse che lo scopo principale del viaggio era guarire dai mali fisici e morali che lo tormentavano in Germania e placare la sete di vera arte.

Il viaggio in Italia

Il viaggio in Italia durò dal 3 settembre 1786 al 18 giugno 1788. Goethe arrivò a Trento il 10 settembre, proseguì per Rovereto e Torbole; a Malcesine fu fermato perché sospettato di essere una spia mentre disegnava il castello, e liberato appena chiarita la sua identità. Il lago di Garda lo conquistò, Verona e la sua Arena lo entusiasmarono; a Vicenza studiò le architetture di Andrea Palladio e ammirò Villa Valmarana ai Nani con gli affreschi dei Tiepolo. Il 28 settembre arrivò a Venezia, dove rimase sedici giorni e dove, al Lido, vide il mare per la prima volta.

Roma, Napoli, la Sicilia

A Roma abitò in via del Corso 18 e riscrisse in versi l'Ifigenia in Tauride. Tra febbraio e giugno 1787 fu a Napoli, dove conobbe il pittore Jakob Philipp Hackert e il giurista Gaetano Filangieri, salì due volte sul Vesuvio in eruzione, visitò Pompei, Ercolano, Paestum. Poi la Sicilia: Palermo, Segesta, Selinunte, Agrigento, Catania, Taormina, Messina. È di quel viaggio la frase secondo cui l'Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna, perché in Sicilia si trova la chiave di tutto. Dopo un secondo soggiorno a Napoli tornò a Roma, dove restò più di un anno, commissionò allo scultore Alexander Trippel il proprio busto in marmo e maturò le Elegie romane. In Italia portò a termine anche il dramma Torquato Tasso.

Il ritorno a Weimar e gli ultimi anni

Al ritorno a Weimar trovò un'accoglienza fredda. Rinunciò a quasi tutti gli incarichi e si legò a Christiane Vulpius, da cui ebbe cinque figli: sopravvisse solo August. Le Elegie romane suscitarono scandalo per la loro sensualità; Goethe si dedicò anche all'anatomia e all'ottica. Dal 1794 l'amicizia con Friedrich Schiller lo tolse da una lunga crisi creativa. Nel 1808 incontrò Napoleone, che gli rivolse la celebre frase «Voilà un homme» e lo nominò cavaliere della Legion d'onore il 14 ottobre di quell'anno.

La Casa di Goethe: l'appartamento di via del Corso 18

La Casa di Goethe è il museo che occupa l'appartamento in cui Goethe abitò durante il soggiorno romano, insieme all'amico pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, al primo piano del palazzo di via del Corso 18, nel rione Campo Marzio.

L'unico museo tedesco all'estero

Il museo è stato aperto il 30 maggio 1997 ed è l'unico museo tedesco fuori dalla Germania. Appartiene all'AsKI, l'associazione tedesca degli istituti di cultura autonomi con sede a Bonn, ed è finanziato dall'Incaricata del Governo federale per la Cultura e i Media. Dalla sua apertura ricorda con mostre e appuntamenti culturali l'ospite più famoso di questo indirizzo. Dal 1997 al 2013 è stato diretto da Ursula Bongaerts; oggi il direttore è Gregor H. Lersch.

La storia del palazzo

Per più di un secolo, dal 1824 al 1948, il palazzo fu proprietà della famiglia Bracci, discendenti dello scultore Pietro Bracci. Nel 1948 l'ultimo erede lasciò l'edificio alla Mensa Vescovile di Civita Castellana. Le vicende dell'edificio sono ricostruite nel volume di Dorothee Hock Via del Corso 18. Storia di un indirizzo, pubblicato dal museo nel 2013.

La collezione permanente

Le sale della collezione permanente raccontano il viaggio italiano e il soggiorno romano del poeta con lettere, quadri, disegni, libri e documenti. Ci sono disegni originali di Jakob Philipp Hackert, di Tischbein e di Christoph Heinrich Kniep. Accanto a questi, opere moderne che dialogano con il mito del poeta: il ritratto di Goethe firmato da Andy Warhol, un lavoro di Luigi Ontani, una scultura di Andreu Alfaro.

Le mostre temporanee e la biblioteca

Quattro sale sono destinate alle mostre temporanee, dedicate di solito ai rapporti culturali tra Italia e Germania e alla tradizione del viaggio in Italia fino ai giorni nostri: è qui che si allestisce Et in Arcadia ego. Una sala ospita la biblioteca con la collezione di Richard W. Dorn, che comprende prime edizioni delle opere di Goethe. Al secondo piano si trovano gli altri fondi della biblioteca specializzata e la storica biblioteca del Deutscher Künstlerverein, l'associazione degli artisti tedeschi fondata nel 1848. La biblioteca si consulta solo su appuntamento.

Come arrivare alla Casa di Goethe

La Casa di Goethe si trova in via del Corso 18, all'estremità del Corso verso Piazza del Popolo, e la fermata della metro indicata dal museo è Flaminio, sulla linea A.

In metro

Dalla fermata Flaminio della linea A si raggiunge Piazza del Popolo attraverso la Porta del Popolo; dalla piazza si imbocca via del Corso, dove il civico 18 si trova sul primo tratto della strada, dal lato della piazza.

In autobus

Il museo non indica linee specifiche e rimanda al sito di ATAC: il consiglio è usare il calcolatore di percorso dell'azienda, inserendo come destinazione via del Corso 18, per avere le linee valide nel giorno della visita.

In auto

Via del Corso è nel centro storico e il museo indica come riferimento il parcheggio di Villa Borghese. Da lì si scende verso Piazza del Popolo a piedi. Conviene comunque considerare l'auto come ultima scelta: la metro porta praticamente alla porta.

Orari e biglietti di Et in Arcadia ego

Et in Arcadia ego si visita negli orari del museo: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30; il lunedì il museo è chiuso al pubblico, mentre gli uffici restano aperti.

Le chiusure durante la mostra

Nel periodo della mostra valgono le chiusure fisse pubblicate dal museo: dal 24 al 26 dicembre e dal 29 dicembre al 1 gennaio. Chi pensa di visitare la mostra durante le feste deve quindi scegliere tra il 27 e il 28 dicembre oppure i giorni dal 2 gennaio in poi.

Le tariffe

L'ingresso intero costa 6 euro. Il ridotto, a 5 euro, vale per studenti, persone con più di 65 anni, giornalisti e soci di varie associazioni e circuiti, tra cui ACI, ARCI, Bibliocard, FAI, Touring Club Italiano e titolari di Roma Pass. La carta famiglia, per due adulti con al massimo tre figli fino a 18 anni, costa 17 euro. Entrano gratis i bambini fino a 10 anni, le persone con disabilità insieme a chi le assiste e i soci ICOM.

Lo sconto con la Keats-Shelley House

Chi ha visitato la Keats-Shelley House nei tre giorni precedenti ha diritto a uno sconto di un euro. È un piccolo incentivo che mette in rete due case di poeti stranieri a Roma, e che suggerisce di dedicare una mattina a entrambe.

Durante i riallestimenti

Il museo precisa che, nei periodi di lavori di riallestimento delle mostre, l'ingresso è ridotto per tutti. Nei giorni a ridosso dell'apertura del 2 dicembre conviene quindi controllare il sito ufficiale, per sapere quali sale sono visitabili.

Accessibilità e visita con i bambini

La Casa di Goethe è al primo piano del palazzo di via del Corso 18 e si raggiunge con un ascensore, largo 59 centimetri, che ne limita l'accesso per le persone in carrozzina.

Ascensore e servizi

Il museo segnala la presenza di un ascensore e di una toilette per persone con disabilità. La misura dell'ascensore, 59 centimetri di larghezza, è però un dato da considerare con attenzione: chi si muove in carrozzina fa bene a contattare il museo prima della visita, al numero 06 326 504 12 o all'indirizzo info@casadigoethe.it.

Con i bambini

Per le famiglie il biglietto più conveniente è la carta famiglia da 17 euro, e i bambini fino a 10 anni entrano gratis. Il museo è raccolto e la visita non è lunga: per i più piccoli gli oggetti più facili da raccontare sono il mantello da viaggio e il calco che Goethe credeva fosse il cranio di Raffaello.

Cosa vedere intorno alla Casa di Goethe

La Casa di Goethe si trova a pochi passi da Piazza del Popolo, e la visita alla mostra si combina facilmente con altri luoghi del Tridente e di Villa Borghese.

Piazza del Popolo e le sue chiese

Uscendo dal museo verso nord si arriva in piazza, dove si affacciano Santa Maria del Popolo e le chiese gemelle che segnano l'imbocco di via del Corso.

Il Pincio e Villa Borghese

Dalla piazza si sale al Pincio e da lì si entra a Villa Borghese: una passeggiata che completa la visita con il verde e con una vista ampia sulla città.

Il Guercino a Palazzo Barberini

Chi vuole approfondire il tema della mostra può mettere in programma una visita a Palazzo Barberini, dove la didascalia ufficiale della mostra colloca la tela di Guercino Et in Arcadia ego.

Verso piazza di Spagna

Percorrendo via del Babuino si arriva a piazza di Spagna e alla Keats-Shelley House: con lo sconto reciproco sul biglietto, le due case museo formano un itinerario letterario compatto.

Dove mangiare vicino alla Casa di Goethe

La zona tra Piazza del Popolo, via del Corso e il Tridente offre bar, caffè storici e ristoranti di tutte le fasce di prezzo, per una pausa prima o dopo la mostra.

Una pausa veloce

Per un caffè o uno spuntino le strade laterali di via del Corso sono più tranquille dell'asse principale. Chi visita la mostra al mattino può arrivare all'apertura delle 10 e fermarsi a pranzo in zona.

Una cena dopo la visita

Il museo chiude alle 18: d'inverno è già buio, e il Tridente si presta a un aperitivo o a una cena. Nei fine settimana e sotto le feste conviene prenotare.

Una curiosità su Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe — dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027

La curiosità più sorprendente della mostra è un oggetto che, a rigore, non è ciò che Goethe credeva: il calco in gesso che il poeta considerava il calco del cranio di Raffaello. Goethe lo ammirò a Roma nel 1787, e la mostra lo espone accanto alle incisioni su rame tratte dalle opere del pittore urbinate. La formula scelta dal museo è precisa: si tratta di un calco che Goethe riteneva fosse quello del cranio di Raffaello. In quella prudenza c'è tutta la distanza fra la devozione settecentesca per i grandi artisti e la verifica storica.

Per Goethe Raffaello era il più grande di tutti gli artisti, e il contatto con un oggetto legato al suo corpo aveva il valore di una reliquia laica. Il poeta, che nella stessa Roma aveva ritrovato l'entusiasmo per l'arte, vedeva nel pittore del Rinascimento il punto più alto di un equilibrio tra natura e forma che cercava anche nella propria scrittura.

C'è poi un secondo elemento curioso, legato al titolo. Nel dipinto di Guercino, come spiega il museo, l'Arcadia come luogo ideale si intreccia con l'esperienza della caducità e della morte. Goethe rovesciò il senso di quel motto e lo trasformò in una dichiarazione di felicità personale, «Anch'io in Arcadia!», posta in epigrafe al Viaggio in Italia. La mostra gioca proprio su questo slittamento: dalla malinconia barocca alla gioia di un uomo che a Roma si sente rinato.

Una cosa che non ti dice nessuno su Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe — dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027

Quello che raramente si ricorda è che la Casa di Goethe è un museo piccolo, al primo piano di un palazzo privato, con un ascensore largo appena 59 centimetri. Non ha la scala delle grandi sedi espositive romane: le sale per le mostre temporanee sono quattro, e il percorso si visita con calma in poco tempo. Per chi arriva abituato ai grandi musei, questa dimensione è un vantaggio: si vedono le opere da vicino, si leggono le lettere di Goethe senza fretta, si torna indietro quando si vuole.

Una seconda cosa poco nota riguarda il biglietto. Il museo pratica il ridotto per tutti durante i lavori di riallestimento delle mostre, e offre uno sconto di un euro a chi ha visitato la Keats-Shelley House nei tre giorni precedenti. Sono dettagli minimi, ma dicono molto dello spirito del luogo, che si considera parte di una rete di case di scrittori stranieri a Roma.

Infine, il museo è anche un centro di studio. Al secondo piano, in un appartamento acquistato nel 2009 e inaugurato nel 2012, ci sono la biblioteca del Deutscher Künstlerverein, una foresteria per borsisti e una sala per gli incontri. Il programma di borse di studio, oggi sostenuto dalla Karin und Uwe Hollweg Stiftung di Brema, finanzia progetti di scambio culturale tra Italia e Germania. La mostra su Goethe e l'arte italiana è, in questo senso, la vetrina di un lavoro di ricerca che prosegue tutto l'anno.

Il consiglio che ti do per visitare Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe — dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027

Il consiglio è di arrivare alla Casa di Goethe dopo aver letto qualche pagina del Viaggio in Italia, in particolare le lettere da Roma. La mostra lavora proprio sull'incontro tra le opere e le parole del poeta: le citazioni tratte dalle lettere e dagli scritti affiancano dipinti, stampe e oggetti, e l'effetto è molto più forte se quelle frasi suonano già familiari.

Sul piano pratico conviene scegliere un giorno feriale, al mattino, all'apertura delle 10. Il museo chiude il lunedì e durante le feste resta chiuso dal 24 al 26 dicembre e dal 29 dicembre al 1 gennaio: chi ha in programma una visita natalizia deve tenerne conto. L'ultimo ingresso è alle 17.30.

Un secondo consiglio riguarda l'itinerario. La mostra si presta a una mattina letteraria: prima la Keats-Shelley House a piazza di Spagna, poi la Casa di Goethe, sfruttando lo sconto di un euro previsto dal museo per chi ha visitato la casa di Keats nei tre giorni precedenti. In alternativa, dopo la mostra si può salire al Pincio e proseguire a Villa Borghese.

Infine, a nostro giudizio vale la pena dedicare qualche minuto anche alla collezione permanente, con i disegni di Hackert, Tischbein e Kniep e il ritratto di Goethe di Andy Warhol: completano il racconto della mostra e aiutano a capire perché proprio questo appartamento è diventato il luogo della memoria di Goethe a Roma.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È noto che Goethe amò l'Italia; molto meno citato è il fatto che l'Italia ricambiò traducendolo molto presto, e che la prima traduzione italiana dell'Ifigenia in Tauride è rimasta nascosta per due secoli. La realizzò nel 1826 Alessandro Poerio, scrittore e patriota vissuto tra il 1802 e il 1848, e il manoscritto è stato ritrovato solo di recente nella Biblioteca della Duchessa Anna Amalia di Weimar. Et in Arcadia ego lo presenta al pubblico per la prima volta.

Il legame fra l'opera e Roma è diretto. L'Ifigenia in Tauride era nata in prosa; fu durante il soggiorno italiano, e in particolare a Roma, che Goethe la riscrisse in versi, dandole la forma definitiva. Il dramma, giudicato il vangelo del moderno umanesimo, racconta una protagonista che con la propria forza morale salva il fratello dalla follia e il re Toante dall'ingiustizia. Che la prima versione italiana sia arrivata da un patriota del Risorgimento dice molto su come quella figura di dignità e libertà potesse parlare ai lettori italiani dell'Ottocento.

La mostra dedica a questo percorso di andata e ritorno un'intera sezione: l'esperienza italiana cambia la scrittura di Goethe, e le sue opere tornano in Italia attraverso le traduzioni. È il lato meno raccontato del mito del viaggio in Italia.

La foto giusta da fare a Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe — dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027

La foto più riconoscibile da fare è quella della facciata del palazzo di via del Corso 18, con l'ingresso del museo, prima di salire: è l'indirizzo esatto in cui Goethe visse a Roma, e l'immagine del portone sulla via più famosa del centro racconta meglio di ogni didascalia il rapporto fra il poeta e la città.

Una seconda immagine riguarda le finestre. Nel 1787 Tischbein, che divideva l'appartamento con Goethe, ritrasse l'amico affacciato alla finestra della casa romana: è uno dei ritratti più celebri del poeta. Una foto dalla strada verso le finestre del primo piano richiama quella scena.

Per le sale della mostra, le regole sulle fotografie vanno chieste al personale del museo all'ingresso, perché nelle esposizioni temporanee i prestatori possono porre condizioni diverse. Se la fotografia è consentita, il mantello da viaggio e il calco del presunto cranio di Raffaello sono i soggetti più forti.

Infine, fuori dal museo, la luce del tardo pomeriggio d'inverno su Piazza del Popolo, vista dall'imbocco di via del Corso, chiude la visita con un'inquadratura ampia, sul lato della piazza da cui parte via del Corso.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento che rende speciale via del Corso 18 è il soggiorno di Goethe, che visse qui durante il viaggio in Italia, tra il 1786 e il 1788, insieme al pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein. In queste stanze il poeta riscrisse in versi l'Ifigenia in Tauride; a Roma commissionò il busto in marmo ad Alexander Trippel e maturò l'esperienza che avrebbe dato vita alle Elegie romane.

Il palazzo passò poi alla famiglia Bracci, discendenti dello scultore Pietro Bracci, che ne fu proprietaria dal 1824 al 1948. Nel 1948 l'ultimo erede lo lasciò alla Mensa Vescovile di Civita Castellana.

Il 29 ottobre 1973 fu inaugurato un primo museo dedicato a Goethe, in alcune stanze prese in affitto al secondo piano. Era un'istituzione privata con pochi fondi pubblici e dall'estate del 1982 non fu più accessibile. Qualche anno dopo l'AsKI ricevette l'incarico di fondare un nuovo museo: nel 1990 acquistò l'intero primo piano e seguirono importanti restauri.

Il 30 maggio 1997 aprì la Casa di Goethe. Nel 2009, con il sostegno del Parlamento tedesco, l'AsKI acquistò un appartamento al secondo piano, inaugurato nel 2012: per coincidenza era lo stesso che aveva ospitato il primo museo goethiano del 1973. La mostra Et in Arcadia ego, legata al settantacinquesimo anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche fra Germania e Italia, si inserisce in questa lunga storia.

Chi è passato da Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe — dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027

Il primo nome è ovviamente quello di Johann Wolfgang von Goethe, che in questo appartamento visse durante il soggiorno romano. Con lui abitava Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, il pittore tedesco che ritrasse l'amico nel 1787 affacciato alla finestra della casa e che firmò anche il celebre ritratto di Goethe nella campagna romana.

Nelle sale del museo sono passati, attraverso le loro opere, altri protagonisti del viaggio di Goethe. Jakob Philipp Hackert, il pittore che il poeta conobbe a Napoli, è presente con disegni originali nella collezione permanente; lo stesso vale per Christoph Heinrich Kniep. Accanto a loro, la collezione ospita il ritratto di Goethe di Andy Warhol, un'opera di Luigi Ontani e una scultura di Andreu Alfaro.

Con Et in Arcadia ego arrivano a via del Corso anche i grandi nomi che Goethe ammirò: Guercino, con il dipinto che dà il titolo alla mostra; Raffaello, con le incisioni tratte dalle sue opere; Giovanni Battista Piranesi, con vedute e rare lastre incise. E arriva Alessandro Poerio, il traduttore napoletano dell'Ifigenia in Tauride, il cui manoscritto viene esposto per la prima volta.

Infine, fra le persone che hanno fatto la storia del museo, vanno ricordate Ursula Bongaerts, direttrice dal 1997 al 2013, e Dorothee Hock, autrice del volume dedicato alla storia dell'indirizzo di via del Corso 18.

Roma tra dicembre e aprile: il periodo della mostra

Et in Arcadia ego copre l'inverno e l'inizio della primavera, dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027, e questo cambia il modo di organizzare la visita.

Le feste di fine anno

Dicembre porta a Roma molti visitatori, e il centro storico intorno a via del Corso è particolarmente animato. Le chiusure del museo dal 24 al 26 dicembre e dal 29 dicembre al 1 gennaio restringono le possibilità: conviene fissare la visita prima del 24 dicembre o dopo il 2 gennaio.

Gennaio e febbraio

I mesi centrali dell'inverno sono i più tranquilli per una mostra raccolta come questa. Le giornate sono corte, e la visita del mattino permette di sfruttare la luce anche per una passeggiata al Pincio.

Le ultime settimane

La mostra chiude domenica 4 aprile 2027. Chi vuole vederla con calma farebbe bene a non ridursi agli ultimi giorni, quando a Roma cominciano ad arrivare i visitatori della primavera.

Domande frequenti su Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe

Quando è aperta la mostra Et in Arcadia ego alla Casa di Goethe?

La mostra Et in Arcadia ego è aperta alla Casa di Goethe dal 2 dicembre 2026 al 4 aprile 2027, con inaugurazione martedì 1 dicembre 2026. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30, ed è chiuso il lunedì.

Quanto costa il biglietto per la mostra su Goethe a Roma?

L'ingresso alla Casa di Goethe costa 6 euro intero e 5 euro ridotto per studenti, over 65 e soci di varie associazioni; la carta famiglia costa 17 euro. I bambini fino a 10 anni entrano gratis, e chi ha visitato la Keats-Shelley House nei tre giorni precedenti ha uno sconto di un euro.

Dove si trova la Casa di Goethe?

La Casa di Goethe si trova in via del Corso 18, a Roma, a pochi passi da Piazza del Popolo, al primo piano del palazzo in cui Goethe abitò durante il soggiorno romano. La fermata della metro indicata dal museo è Flaminio, sulla linea A.

La Casa di Goethe è aperta a Natale?

La Casa di Goethe resta chiusa dal 24 al 26 dicembre e dal 29 dicembre al 1 gennaio. Durante le feste la mostra Et in Arcadia ego si può quindi visitare il 27 e il 28 dicembre e, dopo Capodanno, dal 2 gennaio, sempre dal martedì alla domenica.

Il quadro di Guercino è esposto nella mostra?

Il dipinto Et in Arcadia ego di Guercino è il punto di partenza della mostra alla Casa di Goethe, che ne fa l'immagine simbolo. La didascalia ufficiale indica che la tela appartiene a Palazzo Barberini: per sapere se l'originale è in mostra a via del Corso conviene chiedere al museo.

La Casa di Goethe è accessibile in carrozzina?

La Casa di Goethe è al primo piano, con un ascensore largo 59 centimetri e una toilette per persone con disabilità. La larghezza ridotta dell'ascensore limita l'accesso: conviene contattare il museo prima della visita, al numero 06 326 504 12.

Quanto dura la visita alla mostra Et in Arcadia ego?

La durata della visita alla mostra Et in Arcadia ego non è indicata dal museo. La Casa di Goethe è raccolta, con quattro sale per le mostre temporanee e la collezione permanente: conviene comunque arrivare entro le 17, per avere tempo prima dell'ultimo ingresso delle 17.30.

Si può venire alla Casa di Goethe con i bambini?

La Casa di Goethe accoglie le famiglie con una carta dedicata da 17 euro, valida per due adulti e al massimo tre figli fino a 18 anni, mentre i bambini fino a 10 anni entrano gratis. Il mantello da viaggio di Goethe è uno degli oggetti più adatti ai più piccoli.

Il consiglio finale su Et in Arcadia ego

Il consiglio è di non trattare Et in Arcadia ego come una mostra minore solo perché la sede è piccola. È un'occasione rara per vedere il viaggio di Goethe raccontato nel luogo esatto in cui il poeta lo visse, con un manoscritto esposto per la prima volta, il mantello da viaggio arrivato da Weimar e il dialogo con Guercino, Raffaello e Piranesi. A nostro giudizio la visita dà il meglio in una mattina d'inverno, con il Viaggio in Italia fresco di lettura e una passeggiata al Pincio subito dopo: è il modo più semplice per capire che cosa intendesse Goethe quando chiamava Roma la sua Arcadia.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento2 Dicembre 2026 10:00 — 4 Aprile 2027
IndirizzoCasa di Goethe, Via del Corso 18, 00186 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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