Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum allo Spazio espositivo dell’Ara Pacis — dal 6 novembre 2026 al 2 maggio 2027
La mostra Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum si tiene nello Spazio espositivo del Museo dell'Ara Pacis, sul Lungotevere in Augusta, a Roma, dal 6 novembre 2026 al 2 maggio 2027. Il sito del museo, nell'avviso pubblicato il 6 ottobre 2026, indica come primo giorno il 6 novembre; la stampa specializzata, per esempio Finestre sull'Arte e Cose di Casa, riporta invece il 5 novembre: le fonti non concordano, e conviene verificare la data prima di muoversi. Il biglietto intero open solo mostra costa 17,00 euro e la prevendita online è già attiva sul circuito dei Musei in Comune di Roma, la rete dei musei civici, oppure tramite la pagina Acquista del sito del museo. Gli orari di apertura non sono riportati nell'avviso ufficiale; per arrivare usa il calcolatore di percorso dell'ATAC, che indica linee e fermate aggiornate. Il sito ufficiale del museo è arapacis.it, e per la sede vedi la scheda dedicata all'Ara Pacis.

La mostra in breve
Il progetto riunisce oltre 110 opere: tavole dipinte, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche. Al centro della mostra si collocano quasi 50 ritratti del Fayum, il corpus di pittura funeraria realizzato per i defunti dell'Egitto romano dalla fine del I secolo a.C. alla metà del III secolo d.C.. I curatori sono Claudio Parisi Presicce e Laura Petacco; la promozione è di Roma Capitale e della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l'organizzazione di un raggruppamento che comprende MondoMostre, Civita Mostre e Musei e Zètema Progetto Cultura, mentre il catalogo è pubblicato da Allemandi.
I numeri del progetto
Le cifre pubblicate parlano di oltre 110 opere e di quasi 50 ritratti. Finestre sull'Arte ricorda che al mondo se ne conservano meno di mille: quasi 50 riuniti in una sola mostra sono una quota rara.
Il titolo e la sua tesi
Il titolo mette l'accento sulla funzione dell'immagine del volto nel mondo romano d'Egitto, più che sull'aspetto estetico. Non è un dettaglio: il ritratto, a Roma, era un atto pubblico e familiare insieme, legato alla memoria degli antenati, e in Egitto incontrava una tradizione funeraria millenaria. La mostra fa dialogare i due mondi nello stesso spazio.
Il contesto: l'Egitto sotto Roma
Per capire la mostra bisogna partire da una data: Augusto iniziò a costruire la propria tomba nel 28 a.C., al ritorno da Alessandria d'Egitto. Il legame tra Roma e l'Egitto, nello stesso Campo Marzio che oggi ospita la mostra, è quindi scritto fin dall'inizio nella topografia del luogo: due obelischi di granito portati dall'Egitto ornavano l'ingresso del Mausoleo, a poche centinaia di metri dallo Spazio espositivo.
Un Egitto di culture mescolate
Gli studiosi concludono in genere che le persone ritratte fossero egiziani che avevano adottato la cultura greco-romana. In età romana la popolazione detta greca era in gran parte composta da egiziani ellenizzati o di origine mista, e veterani dell'esercito romano di origini diverse si stabilirono nell'area, imparentandosi con la gente del posto. Nelle iscrizioni compaiono nomi egizi, greci e romani.
I nomi come segno di rango
Nomi greci o latini venivano spesso adottati come simboli di status. Un ritratto con un nome romano non dice dunque, da solo, nulla sull'origine di chi lo porta, e per questo il titolo della mostra evita di separare nettamente Egitto e Roma.
Cosa sono i ritratti del Fayum
Il nome deriva dall'oasi del Fayum, dove è stata trovata la maggior parte dei ritratti, ma «ritratti del Fayum» è un'etichetta di stile più che di luogo: questo tipo di ritratto era diffuso in tutto l'Egitto d'età romana. Erano dipinti su tavole di legno spesse pochi millimetri e collocati sul volto del defunto, inseriti tra le bende della mummia.
Una cronologià che si è accorciata
I ritratti coprono un arco che va dalla fine del I secolo a.C. alla metà del III secolo d.C. Le ragioni della fine, ricorda Finestre sull'Arte, non sono note.
Legni importati e gesso
I supporti sono tavole sottili di legno, in parte importato. La superficie poteva essere preparata con uno strato di gesso e, in alcuni casi, sotto il colore restano tracce di un disegno preparatorio.
Encausto e tempera
Le tecniche principali sono due. L'encausto mescola i pigmenti con cera calda e produce colori intensi e pennellate più ampie, con un effetto quasi impressionistico. La tempera, a base di colla animale secondo Finestre sull'Arte, restituisce passaggi tonali più sottili e una cromia più opaca, quasi gessosa. In alcuni casi compare la foglia d'oro per gioielli e ghirlande. Esistono anche tecniche miste.
La luce dipinta
Le variazioni di tono indicano la provenienza della luce, e la modellazione con luci e ombre dà alla maggior parte delle figure un aspetto tridimensionale. È la ragione per cui questi volti sembrano parlare con una immediatezza che nella pittura antica quasi non ha eguali.
Il percorso della mostra
Una sequenza ufficiale per sale non è pubblicata. Le fonti dicono che il percorso è dedicato al ritratto nell'Egitto romano e al contatto fra tradizioni egiziane e cultura romana, e che le tavole sono affiancate da sudari, maschere funerarie e altri oggetti legati alle pratiche funerarie per allargare il discorso oltre il singolo ritratto.
Tavole, sudari e maschere
La compresenza di tre generi di oggetti serve a mostrare tre risposte diverse allo stesso problema, come dare un volto ai morti. La maschera funebre era già usata in epoca faraonica; in età romana veniva realizzata secondo canoni greco-romani, e le maschere dorate erano preferite da chi poteva permettersele.
Marmi e calchi in gesso
I marmi e i calchi in gesso annunciati fra le opere portano il discorso sul versante romano. Il ritratto scolpito, con i tratti del volto resi con precisione, è l'altro polo del confronto, e lo Spazio espositivo, a due passi dall'altare di Augusto, offre un contrappunto naturale.
Le oreficerie
Fra le opere sono elencate oreficerie antiche. Nei ritratti, con poche eccezioni, portano gioielli solo le donne; molti uomini indossano invece corone d'oro.
I prestiti: da dove arrivano le opere
La mostra è costruita su prestiti internazionali. Dal Louvre arrivano 23 opere, fra tavole dipinte e rari sudari di lino. Altri prestatori sono il Getty Museum, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Landesmuseum Württemberg di Stoccarda, l'Eton College con la Collezione Myers, il Museo Lugdunum di Lione, il Kom Aushim Museum e il Museo di Hurghada.
Il contributo dell'Egitto
Secondo Finestre sull'Arte, per la prima volta l'Egitto presta quasi tutte le tavole di ritratti del Fayum delle proprie collezioni. Fra le opere mai uscite dall'Egitto c'è il Tondo dei Due Fratelli, conservato al Museo Egizio del Cairo e considerato uno dei capolavori della pittura antica. Il dipinto è stato restaurato in Egitto da restauratori italiani nell'ambito del progetto espositivo.
Le collezioni italiane
I prestatori italiani sono il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, i Musei Capitolini, la Centrale Montemartini, il Museo di scultura antica Giovanni Barracco, il Museo della Fabbrica di San Pietro, i Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano e il Museo Libero D'Orsi. Tre di questi musei si trovano a Roma e possono essere visitati a parte.
Un ritratto mai esposto
Un ritratto giovanile, scoperto di recente negli scavi della missione archeologica italiana dell'Università del Salento in Egitto, sarà esposto al pubblico per la prima volta. Il dato mostra come la ricerca sul campo sia ancora attiva e come il corpus continui ad allargarsi.
Chi sono i volti: soggetti e funzione
I soggetti sono in prevalenza molto giovani, spesso bambini; raramente si superano i 35 o 40 anni, dato che si collega alla bassa aspettativa di vita dell'epoca. Le tomografie delle mummie mostrano una corrispondenza di età e sesso fra il corpo e il ritratto.
Chi poteva permetterseli
Non tutti potevano permettersi un ritratto. Flinders Petrie riferì di aver trovato una tavola dipinta soltanto sull'1 o 2 per cento delle mummie scavate. I committenti sembrano essere stati benestanti, tra cui militari, funzionari e dignitari religiosi.
Abiti e acconciature come orologio
Le acconciature seguono la moda romana e servono da strumento di datazione, soprattutto quelle femminili: dalla riga centrale semplice dell'età di Tiberio ai riccioli di fine I secolo, fino alle acconciature più complesse dell'età di Settimio Severo. Nelle province le mode duravano più a lungo che a Roma, e gli stili si sovrappongono.
Dipinti in vita o dopo la morte
In passato si pensava che i ritratti fossero eseguiti in vita, sul modello greco. Le ricerche più recenti fanno pensare piuttosto a una realizzazione dopo la morte, anche per la corrispondenza di età e sesso con le mummie. Il significato religioso non è del tutto chiarito.
Lo sguardo di chi guarda
Le composizioni mostrano di solito una sola persona, a testa o a mezzo busto, di fronte o leggermente ruotata, su fondo monocromo, a volte con elementi decorativi. Prevalgono i canoni greco-romani su quelli egizi. Il rapporto frontale con chi osserva ricorda la pittura delle icone successive, anche se i ritratti fanno parte di una tradizione greco-romana più ampia.
La scoperta dei ritratti: da Della Valle a Petrie
La storia della riscoperta comincia nel 1615 con Pietro Della Valle, primo europeo a registrare un ritratto di mummia: a Saqqara-Memphis un mercante gli vendette in segreto una mummia con ritratto dipinto, per sei piastre; la descrisse nel suo resoconto di viaggio del 1650, e le due mummie acquistate sono oggi all'Albertinum di Dresda.
Theodor Graf e il mercato antiquario
Alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento il mercante d'arte viennese Theodor Graf trovò ritratti a er-Rubayat e li fece pubblicare da Georg Ebers; attribuì le tavole ai faraoni tolemaici, per analogia con i ritratti sulle monete, una tesi debole che ebbe comunque grande eco.
Flinders Petrie a Hawara
Flinders Petrie scavò a Hawara, all'ingresso della depressione del Fayum, accanto alla piramide di Amenemhat III alla fine dell'Ottocento, e vi tornò nel 1910 e 1911. Il suo lavoro resta la principale fonte sistematica sui contesti di ritrovamento.
La Tomba di Aline
Nel 1892 fu scoperta la Tomba di Aline, che conteneva tre ritratti: la moglie e i figli avevano ritratti dipinti, mentre il marito aveva una maschera tridimensionale dorata.
Il problema dei contesti perduti
Gran parte dei ritratti fu recuperata da esploratori e mercanti con metodi inadeguati, e quasi sempre manca un contesto di ritrovamento preciso. Le registrazioni di Petrie a Hawara sono un'eccezione, ma coprono solo una piccola parte del totale.
L'Ara Pacis: da altare di Augusto a museo
La mostra non è ospitata in un luogo qualunque. Lo Spazio espositivo fa parte del Museo dell'Ara Pacis, che custodisce l'altare che il Senato decise di costruire il 4 luglio 13 a.C. per celebrare il ritorno di Augusto da una campagna pacificatrice durata tre anni in Spagna e nella Gallia meridionale. La dedica solenne si svolse il 30 gennaio 9 a.C., giorno scelto anche perché coincideva con il compleanno di Livia. L'altare sorgeva nel Campo Marzio, a un miglio romano dal pomerium.
I rilievi dell'altare
Il pannello meglio conservato è la Saturnia tellus, allegoria dell'età dell'oro con una figura matronale e due putti. Sui lati lunghi corre la processione, con Augusto come pontefice massimo e i membri della famiglia imperiale, letta oggi più come immagine politica della successione che come cronaca di un corteo reale. Sul lato principale compaiono il Lupercale e il sacrificio di Enea ai Penati.
Il ritrovamento a pezzi
I primi frammenti vennero alla luce nel 1568 (per altre fonti nel 1536) sotto Palazzo Peretti, in via in Lucina, e si dispersero: la Saturnia tellus finì agli Uffizi, altri pezzi al Louvre e ai Musei Vaticani. Scavi più sistematici si svolsero nel 1903 e 1905 e poi nel 1937 e 1938, sotto Palazzo Fiano, con il congelamento del terreno per preservare le strutture.
La teca del 1938
Il regime fascista scelse il sito accanto al Mausoleo di Augusto nell'ambito del bimillenario della nascita di Augusto. L'altare fu inaugurato il 23 settembre 1938 insieme alla teca progettata da Vittorio Ballio Morpurgo. Durante la guerra le vetrate furono rimosse e l'ara fu protetta, e il 19 luglio 1943 le vetrate furono distrutte nel bombardamento del quartiere San Lorenzo. Per approfondire il monumento c'è anche la scheda sul videomapping sull'Ara Pacis.
Il museo di Richard Meier
Il museo attuale è opera dell'architetto americano Richard Meier. Il progetto fu assegnato senza concorso e i lavori durarono dal 2000 al 2006 e il museo aprì il 21 aprile 2006. Dell'edificio precedente restò soltanto la parete est del basamento, con l'iscrizione delle Res Gestae.
Travertino, vetro, acciaio
I materiali citati sono acciaio, travertino, vetro e intonaco. Inizialmente erano previste superfici in alluminio, poi sostituite dal travertino dopo le critiche all'impatto visivo dell'edificio.
Le polemiche
Il museo ha diviso la critica. Il New York Times lo definì un fallimento; Vittorio Sgarbi lo paragonò a una pompa di benzina texana; tra i critici ci furono anche Massimiliano Fuksas, Paolo Portoghesi e Adriano La Regina, mentre Achille Bonito Oliva difese il progetto. Nel 2008 il sindaco Gianni Alemanno annunciò l'intenzione di trasferire o abbattere il museo, ma ridimensionò poi il progetto.
Il Campo Marzio intorno alla mostra
Lo Spazio espositivo si trova nel rione Campo Marzio, a pochi passi dal Mausoleo di Augusto e dalla piazza intitolata all'imperatore. Chi esce dalla mostra trova un tratto di città in cui l'epoca augustea è ancora leggibile.
Il Mausoleo di Augusto
Il Mausoleo di Augusto, iniziato nel 28 a.C., ha un diametro di 300 piedi romani, circa 87 metri, ed è il più grande sepolcro circolare noto. Ospitò Augusto e i membri della famiglia, fino a Nerva nel 98 d.C., ultimo imperatore sepolto. Nel XII secolo i Colonna lo trasformarono in roccaforte, poi divenne giardino e poi, fra Ottocento e 1936, sala da concerti. La riapertura al pubblico dopo il restauro è del 1° marzo 2021.
Gli obelischi egizi
Dei due obelischi di granito che ornavano l'ingresso del Mausoleo, uno fu scoperto nel 1519 e trasferito da Sisto V nel 1587 presso Santa Maria Maggiore; oggi i due obelischi si trovano in piazza del Quirinale e in piazza dell'Esquilino. Il Campo Marzio conserva così una traccia dell'Egitto di Augusto, tema che la mostra riprende in chiave diversa.
Verso piazza del Popolo
Continuando verso nord si arriva a piazza del Popolo, mentre in direzione opposta si raggiungono il Pantheon e piazza di Spagna. A due passi dalla mostra c'è anche la chiesa di San Rocco all'Augusteo.
Un altro indirizzo egizio a Roma
Chi vuole proseguire il tema può visitare il Museo del Vicino Oriente, Egitto e Mediterraneo, scheda a cui rimandiamo per orari e collezioni aggiornati.
Informazioni pratiche
Dal 6 novembre 2026 al 2 maggio 2027 la mostra è nello Spazio espositivo dell'Ara Pacis, sul Lungotevere in Augusta. Il biglietto intero open solo mostra costa 17,00 euro. Finestre sull'Arte riferisce una commissione di prevendita di 1 euro. Per l'acquisto online si usa il circuito dei Musei in Comune di Roma, la pagina Acquista del sito del museo rimanda agli stessi canali; la MIC Card, che costa 5 euro e dà diritto alla riduzione del biglietto per le mostre con bigliettazione separata, è descritta nella stessa pagina.
Orari
Secondo la stampa (Finestre sull'Arte, Cose di Casa) la mostra è aperta tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; l'avviso ufficiale sul sito del museo non riporta gli orari, quindi vanno confermati prima della visita. Telefono per informazioni: 06 0608, come indicato da Cose di Casa.
Come arrivare
Per i collegamenti pubblici aggiornati usa il calcolatore di percorso dell'ATAC inserendo come destinazione il Lungotevere in Augusta, Roma.
Una curiosità sul Museo dell'Ara Pacis
Dell'edificio del 1938 progettato da Vittorio Ballio Morpurgo, demolito per far posto al museo di Richard Meier, si è conservato un solo elemento: la parete est del basamento, che porta l'iscrizione delle Res Gestae secondo il testo curato da Enrica Malcovati. È il documento in cui Augusto ricorda le proprie imprese, e ricorda anche che il Senato aveva deciso di consacrare l'Ara Pacis Augustae. In altre parole, il racconto che l'imperatore volle consegnare alla storia è rimasto scritto sul muro del museo che custodisce l'altare.
Le Res Gestae altrove
Le tavole bronzee con l'autobiografia di Augusto stavano davanti all'ingresso del Mausoleo e furono fuse. Una copia sopravvive sul tempio di Augusto e di Roma ad Ankara: è la ragione per cui il testo si conosce oggi.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Museo dell'Ara Pacis
L'altare che si vede oggi è in parte una ricostruzione per ipotesi. Nel 1937 e 1938 le lacune vennero integrate con pochi riferimenti, fra cui due monete antiche, una neroniana e una domizianea. Per i pezzi conservati all'estero, al Louvre e a Villa Medici, si usarono calchi.
I calchi, ieri e oggi
C'è una coincidenza curiosa: nel 1938 i calchi in gesso permisero di completare l'ara con i pezzi che erano finiti lontano, e nella mostra del 2026 compaiono fra le opere anche calchi in gesso. Il gesso, in questo luogo, è sempre servito a ricucire ciò che il tempo e i collezionisti avevano separato.
Il danno dei sacchi di sabbia
Dopo la guerra si scoprì che i sacchi di sabbia usati per proteggere l'ara avevano distrutto la trabeazione, poi ricostruita in gesso. La protezione, insomma, ebbe un costo.
Il consiglio che ti do per visitare il Museo dell'Ara Pacis
Il mio consiglio è di prenotare in anticipo il biglietto open online, perché la prevendita è già attiva, e di controllare gli orari sul sito del museo prima di muoverti: l'avviso ufficiale non li riporta. Dentro la mostra, rallenta davanti ai particolari più che alle facce nel loro insieme.
Cosa cercare in ogni tavola
Prova a riconoscere la tecnica: l'encausto, con colori intensi e pennellate più ampie, e la tempera, con tonalità più sottili e opache. Cerca la foglia d'oro nei gioielli e nelle ghirlande, le tracce del disegno sotto il colore, la direzione della luce segnata dalle variazioni di tono, e le acconciature, che permettono di collocare il ritratto in un periodo.
Un confronto con l'altare
Prima o dopo la mostra, guarda con calma i rilievi dell'altare: la processione della famiglia imperiale, in cui sono riconosciuti Agrippa, Livia e Tiberio, mostra il ritratto romano ufficiale, quello della corte. I volti del Fayum ne sono il rovescio privato e funerario.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il Mausoleo di Augusto, a pochi passi dalla mostra, fu iniziato nel 28 a.C. al ritorno da Alessandria d'Egitto, e due obelischi egizi ne ornavano l'ingresso. È un fatto noto agli storici dell'arte, ma raramente messo in relazione con le mummie dipinte: Augusto fa costruire la propria tomba a Roma con obelischi egizi all'ingresso, e la produzione dei ritratti funerari di gusto romano in Egitto comincia alla fine del I secolo a.C.
Uno scambio in due direzioni
Nei ritratti si legge l'incontro fra l'uso romano delle immagini degli antenati e la tradizione funeraria egizia. È il tema che il titolo della mostra, Egitto e Roma, dichiara nel modo più diretto.
La foto giusta da fare al Museo dell'Ara Pacis
La fotografia più interessante non riguarda per forza l'interno: all'esterno, la parete est con l'iscrizione delle Res Gestae mette insieme in un solo scatto l'architettura di Meier e la voce di Augusto. Dentro la mostra, informati prima sulle regole di sala: la possibilità di fotografare è stabilita dal museo e il dato non è pubblicato.
Il dettaglio da guardare, anche senza scattare
Se non si può fotografare, vale la pena fissare nella memoria un solo particolare per tavola: un orecchino, una corona d'oro, lo sguardo. La luce dipinta, che le fonti indicano come tratto distintivo di questi ritratti, si apprezza dal vivo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Una cronologia essenziale del luogo, con le sole date confermate dalle fonti.
Dall'età augustea al Rinascimento
Il 28 a.C. Augusto inizia il Mausoleo. Il 4 luglio 13 a.C. il Senato decide di costruire l'altare; il 30 gennaio 9 a.C. avviene la dedica solenne. Nel 410 durante il sacco di Alarico il Mausoleo viene spogliato e le ceneri disperse. Nel 1568 (o 1536) emergono i primi frammenti dell'ara sotto Palazzo Peretti.
Dal Novecento a oggi
Il 23 settembre 1938 si inaugura l'ara nella teca di Morpurgo. Il 19 luglio 1943 le vetrate sono distrutte nel bombardamento del quartiere San Lorenzo. Nel 1970 il restauro Morpurgo è ripristinato con il contributo del Rotary Club. Il 21 aprile 2006 apre il museo di Meier. Il 22 novembre 2009 le prime proiezioni digitali a colori sul monumento; il 14 ottobre 2016 l'iniziativa Ara com'era con la realtà virtuale.
Chi è passato dal Museo dell'Ara Pacis
Il luogo ha una lunga lista di nomi legati all'altare e al suo contorno.
Gli antichi
Sull'altare sono raffigurati Augusto, Agrippa, Livia, Tiberio, Antonia minore e maggiore, Germanico, Giulia e altri membri della famiglia imperiale, secondo le identificazioni correnti; sono letture degli studiosi, non certezze assolute.
I moderni
Per l'ara lavorarono nel Novecento Odoardo Ferretti e Vittorio Ballio Morpurgo; per il museo attuale Richard Meier, a cui il sindaco Francesco Rutelli commissionò il progetto, mentre all'inaugurazione partecipò il sindaco Walter Veltroni. Nel vicino Mausoleo, trasformato in sala da concerti, si esibirono Toscanini, Mahler, Stravinskij e Mascagni.
Domande frequenti sulla mostra Il potere del ritratto
Quando si tiene la mostra Il potere del ritratto?
La mostra si tiene nello Spazio espositivo del Museo dell'Ara Pacis dal 6 novembre 2026 al 2 maggio 2027, secondo l'avviso ufficiale del museo del 6 ottobre 2026. Alcune testate, come Finestre sull'Arte e Cose di Casa, indicano il 5 novembre come primo giorno: le fonti non concordano, per cui conviene controllare sul sito del museo prima di organizzare la visita.
Quanto costa il biglietto?
Il biglietto intero open solo mostra costa 17,00 euro, come indicato dall'avviso ufficiale sul sito del museo. Finestre sull'Arte riferisce una commissione di prevendita di 1 euro. Il possessore della MIC Card, che costa 5 euro, ha diritto a una riduzione per le mostre con bigliettazione separata, secondo la pagina Acquista del museo.
Dove si comprano i biglietti?
I biglietti si acquistano online in prevendita sul circuito dei Musei in Comune di Roma, raggiungibile dal sito del Museo dell'Ara Pacis e dalla pagina Acquista. Sulla pagina del circuito il biglietto open per la mostra risulta in vendita. In alternativa si può chiamare il numero 06 0608, indicato da Cose di Casa, per informazioni.
Quante opere sono esposte?
Le opere sono oltre 110, tra tavole dipinte, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche. Di queste, quasi 50 sono ritratti del Fayum, a fronte di un corpus mondiale che Finestre sull'Arte stima in meno di mille esemplari. I curatori sono Claudio Parisi Presicce e Laura Petacco, e il catalogo è pubblicato da Allemandi.
Da quali musei arrivano i prestiti?
Dal Louvre arrivano 23 opere. Prestano anche il Getty Museum, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Landesmuseum Württemberg di Stoccarda, l'Eton College, il Museo Lugdunum di Lione, il Kom Aushim Museum e il Museo di Hurghada, oltre a istituzioni italiane come i Musei Capitolini e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Il Museo Egizio del Cairo presta il Tondo dei Due Fratelli.
Cosa sono i ritratti del Fayum?
Sono ritratti funerari dipinti su tavole di legno sottili, in encausto o a tempera, applicati sul volto delle mummie nell'Egitto d'età romana. Coprono un arco dalla fine del I secolo a.C. alla metà del III secolo d.C. Il nome viene dall'oasi del Fayum, dove ne è stata trovata la maggior parte, ma questo tipo di ritratto era diffuso in tutto l'Egitto.
Chi sono i curatori e chi organizza la mostra?
I curatori sono Claudio Parisi Presicce e Laura Petacco. La mostra è promossa da Roma Capitale con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzata dalla stessa Sovrintendenza insieme al raggruppamento formato da MondoMostre, Civita Mostre e Musei e Zètema Progetto Cultura. Il catalogo è pubblicato da Allemandi Editore, secondo quanto riferisce Finestre sull'Arte.
Quali sono gli orari di apertura?
L'avviso ufficiale del museo non riporta gli orari. Finestre sull'Arte e Cose di Casa parlano di apertura tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura, ma si tratta di fonti giornalistiche: prima della visita è bene confermare gli orari sul sito del Museo dell'Ara Pacis o al numero 06 0608.
Il consiglio finale sulla mostra Il potere del ritratto
Vai alla mostra con una domanda semplice: perché chi ha fatto dipingere questi volti volle somigliare a un romano? Le tavole non danno una risposta unica, ma la sequenza di tecniche, gioielli, acconciature e nomi mescolati permette di formarsene una. Poi esci e raggiungi il Mausoleo di Augusto, iniziato al ritorno da Alessandria: il confronto fra quei volti dipinti e la tomba dell'imperatore dice molto sul rapporto fra le due sponde del Mediterraneo. Ricordati di controllare le date e gli orari sul sito ufficiale prima di partire.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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