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Teatro Belli

Il Teatro Belli occupa dal 1972 un edificio di piazza di Sant'Apollonia, nel cuore di Trastevere, che nell'Ottocento era già una sala di spettacolo e che prima ancora, dal Cinquecento, era stato un complesso monastico. Centoquarantasette posti, un palcoscenico a pochi passi dalle prime file, un nome che richiama il poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli: bastano questi tre dati per capire perché generazioni di romani considerino questo teatro un punto fermo della città, ben oltre il perimetro dei grandi cartelloni. Intorno, il quartiere offre altri motivi per fermarsi: la Basilica di Santa Maria in Trastevere, la Basilica di Santa Cecilia, il Museo di Roma in Trastevere e la salita verso il Gianicolo.

Chi conosce Trastevere solo per i suoi vicoli affollati la sera fatica a immaginare che, a due passi da quella confusione, esista una piazzetta quasi silenziosa dove da più di cinquant'anni va in scena teatro di prosa e drammaturgia contemporanea. Il Teatro Belli non compare nelle guide turistiche generaliste con la stessa frequenza di Santa Maria in Trastevere o del Gianicolo, eppure per chi si occupa di teatro romano rappresenta un punto di riferimento tanto solido quanto le grandi istituzioni cittadine, proprio in virtù della sua storia lunga e della continuità della sua gestione artistica.

Dove si trova il Teatro Belli e come arrivarci

Il Teatro Belli si trova in piazza di Sant'Apollonia 11/a, 00153 Roma, in pieno rione Trastevere, a poche decine di metri da Ponte Garibaldi e dal reticolo di vicoli che porta verso Santa Maria in Trastevere. L'indirizzo non è quello di un teatro nato in un quartiere periferico e poi assorbito dalla città: è quello di una piazza che ha sempre avuto una sua fisionomia precisa, chiusa, raccolta, e che oggi convive con i tavolini dei locali e con il viavai serale tipico di questa parte di Roma.

La facciata del Teatro Belli a Trastevere
La facciata del Teatro Belli in piazza Sant'Apollonia, a Trastevere. Foto di Lalupa, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

In autobus e in tram

Il modo più pratico per raggiungere piazza di Sant'Apollonia resta il trasporto pubblico di superficie. Le linee che attraversano viale di Trastevere e i lungoteveri adiacenti fermano a poche centinaia di metri dal teatro, e da lì si prosegue a piedi lungo un percorso breve ma denso di scorci, fra facciate basse, edicole votive e insegne di trattorie storiche. Chi arriva dal centro, da piazza Venezia o dal Corso, può scendere a Largo Argentina e attraversare Ponte Garibaldi: sono dieci minuti a piedi che vale la pena fare con calma, senza fretta, perché l'ingresso in Trastevere da questo lato regala uno dei primi sguardi migliori sul quartiere.

In auto e a piedi da Trastevere

Arrivare in auto non è la scelta più comoda: l'area intorno al teatro rientra nella zona a traffico limitato di Trastevere, e la sosta nelle strade circostanti è scarsa e spesso riservata ai residenti. Chi viaggia con la propria vettura fa meglio a lasciarla in uno dei parcheggi a pagamento lungo il Tevere o oltre viale Trastevere e a raggiungere piazza di Sant'Apollonia a piedi. Chi invece alloggia già a Trastevere, come capita a molti visitatori che scelgono il quartiere proprio per la sua atmosfera serale, trova il teatro a distanza di passeggiata da quasi ogni indirizzo del rione: la piazza è un piccolo slargo appartato, defilato rispetto alle strade più battute, e proprio per questo la prima volta capita di passarci davanti senza accorgersene.

Da fuori Roma: aeroporti e stazione Termini

Chi arriva a Roma dall'aeroporto di Fiumicino può prendere il treno Leonardo Express fino a Termini e da lì proseguire in taxi o con i mezzi di superficie fino a Trastevere; il tragitto complessivo, aeroporto compreso, richiede in genere fra i cinquanta minuti e un'ora e un quarto a seconda del traffico e delle coincidenze. Da Ciampino il collegamento più comodo è un bus diretto verso il centro oppure un taxi, mentre chi soggiorna già in centro storico o a Trastevere può raggiungere piazza di Sant'Apollonia con una semplice passeggiata, spesso la soluzione più rapida vista la vicinanza dei principali quartieri turistici al fiume.

Trastevere prima di arrivare a teatro

Chi arriva con qualche minuto di anticipo, cosa consigliata viste le dimensioni ridotte della sala, può usare il tempo per attraversare piazza Trilussa e il tratto di lungotevere che porta verso Ponte Sisto, oppure inoltrarsi nei vicoli minori che collegano viale di Trastevere a piazza di Sant'Apollonia. È un tragitto breve, dieci minuti a passo lento, ma sufficiente a percepire il carattere del rione: case basse, intonaci scrostati con cura, edicole sacre agli angoli delle strade, biciclette appoggiate ai muri. Non è un quartiere pensato per la fretta, e il Teatro Belli, con il suo ingresso discreto su una piazza minore, ne è probabilmente l'espressione più coerente.

La storia del Teatro Belli, da chiesa a palcoscenico

Prima di essere un teatro, l'edificio di piazza di Sant'Apollonia era un luogo di culto. Sul sito sorgeva in origine una piccola chiesa dedicata a Santa Maria de Oliva, con annesso un monastero; nel 1582 la nobildonna Paluzza Pierleoni fece costruire in quello stesso luogo la nuova chiesa dedicata a Sant'Apollonia, martire cristiana del terzo secolo venerata come protettrice dal mal di denti, e la piazza ne prese il nome che porta ancora oggi. Gli spazi del monastero, retto da un ramo del Terzo Ordine Francescano, restarono attivi per secoli come luogo di clausura.

Il nome di Sant'Apollonia e la piazza

Sant'Apollonia, la martire cristiana del terzo secolo a cui era dedicata la chiesa originaria, viene ricordata dalla tradizione per il supplizio subito prima del martirio, che secondo l'agiografia prevedeva la frantumazione dei denti: da qui la sua invocazione tradizionale come protettrice dal mal di denti, un culto molto diffuso nella Roma di età moderna. La piazza che oggi ospita il teatro conserva il nome di quella chiesa scomparsa da secoli, in uno dei tanti casi romani in cui la toponomastica sopravvive all'edificio che l'ha generata. Camminando oggi su piazza di Sant'Apollonia non resta più nulla della facciata cinquecentesca della chiesa, ma il nome, inciso sulla targa della via, continua a raccontare quella prima fase della storia del luogo.

Dal convento alla sala teatrale ottocentesca

Nell'Ottocento la chiesa venne demolita e il piano terra del complesso conventuale fu trasformato in una sala di spettacolo. È un passaggio che riguarda molti edifici religiosi romani nel corso del secolo, ma che qui ha lasciato una traccia particolarmente solida: sul palco di quella sala si esibirono attori di primo piano del teatro italiano dell'epoca, fra cui Gustavo Modena, uno dei riformatori della recitazione ottocentesca, ed Ermete Novelli, fra i mattatori più celebri del teatro di fine secolo. Vi si esibì anche Leopoldo Fregoli, l'inventore della trasformazione rapidissima che avrebbe dato il nome al fregolismo, insieme ad altri interpreti del varietà e della rivista, fra cui Ettore Petrolini.

Questo passaggio, da spazio religioso a sala di spettacolo, non è un episodio isolato nella Roma ottocentesca. Con la fine dello Stato pontificio e i mutamenti amministrativi del secolo, diversi conventi e chiese sconsacrate della città cambiarono destinazione, e Trastevere, quartiere popolare per eccellenza, vide diversi di questi edifici trasformarsi in luoghi di intrattenimento popolare, teatri di posa, piccole sale per il varietà. La differenza, nel caso di piazza di Sant'Apollonia, è che quella vocazione teatrale non si è mai davvero spenta, nemmeno negli anni in cui la sala ha cambiato nome e funzione.

Il Novecento: il cinema Amor e il nightclub

Con l'arrivo del cinematografo la sala cambiò ancora funzione: nel 1910 diventa una sala cinematografica con il nome di Amor, uno dei tanti piccoli cinema di quartiere che punteggiavano Roma nei primi decenni del secolo. Passato qualche decennio, lo spazio conosce un'ulteriore trasformazione, diventando un locale notturno. È la fase più opaca della sua storia, quella meno documentata e meno raccontata dalle fonti disponibili, prima del ritorno alla vocazione teatrale che ne avrebbe fissato il nome attuale.

Le fonti disponibili non permettono di ricostruire con precisione la durata esatta di questa parentesi da locale notturno, né i nomi di chi lo gestì. È un vuoto documentario che riguarda diversi piccoli spazi romani di quel periodo, spesso trasformati e ritrasformati più volte in pochi decenni, e che rende ancora più significativo il lavoro di recupero avviato alla fine degli anni sessanta, quando l'edificio versava ormai in condizioni di degrado evidente.

Il recupero di Antonio Salines

Alla fine degli anni sessanta l'attore e regista Antonio Salines, nato a La Spezia nel 1936 e diplomato all'Accademia Silvio D'Amico nel 1959, rileva l'edificio insieme a Magda Mercatali. Lo spazio versava in condizioni difficili, e il lavoro di recupero richiede tempo: il teatro riapre al pubblico nel gennaio 1972 con il nome di Teatro Belli. Da quel momento Salines ne diventa il direttore artistico per oltre quarant'anni, dedicandosi con continuità alla programmazione e alla cura della sala fino agli ultimi anni della sua vita.

Va detto che le fonti disponibili collocano l'acquisizione dell'edificio fra il 1969 e il 1970, con la riapertura ufficiale fissata al gennaio 1972: un margine di uno o due anni fra l'acquisto e la data di inaugurazione che corrisponde al tempo materialmente necessario per un restauro condotto su un edificio in condizioni compromesse, senza le risorse di un grande ente pubblico ma con il lavoro diretto di chi lo avrebbe poi diretto artisticamente per quattro decenni.

Una curiosità sul Teatro Belli

Fra il 1910 e il ritorno alla vocazione teatrale nel 1972, la sala di piazza di Sant'Apollonia portò per un periodo il nome di Amor, come cinema di quartiere: pochi fra chi oggi acquista un biglietto per il Teatro Belli sanno che, sessant'anni prima, lo stesso ambiente proiettava pellicole sotto un'insegna che non aveva nulla a che vedere con il poeta romanesco né con il teatro di prosa. La curiosità vera riguarda la continuità fisica: le stesse mura hanno ospitato in successione un convento di clausura, una sala per il varietà ottocentesco, un cinema di quartiere, un locale notturno e infine un teatro stabile, senza che l'edificio cambiasse mai sostanzialmente posto né perdesse del tutto la sua vocazione di spazio pubblico per lo spettacolo.

Se si prova a mettere in fila tutte le funzioni che questo unico indirizzo ha avuto, il risultato è quasi comico nella sua varietà: chiesa dedicata a una santa protettrice dei denti, monastero di clausura francescana, sala di prosa e varietà ottocentesca, cinema di quartiere intitolato Amor, locale notturno di cui si sa poco, e infine teatro stabile dedicato a uno dei massimi poeti dialettali italiani. Difficilmente un altro indirizzo di Trastevere può vantare una sequenza altrettanto lunga di reinvenzioni, tutte racchiuse nello spazio di un singolo edificio che non ha mai smesso di essere, in fondo, un luogo dove le persone si radunano.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Belli

Attorno a piazza di Sant'Apollonia circola da tempo una tradizione locale, riportata da diverse fonti di storia di quartiere, secondo cui negli ambienti del vecchio monastero avrebbero trovato ospitalità, in epoche diverse, due figure femminili legate a personaggi celebri della Roma del Settecento e dell'Ottocento: la Fornarina, la donna amata da Raffaello secondo la tradizione popolare, e Lorenza Feliciani, moglie del celebre avventuriero e occultista Cagliostro. Va detto con chiarezza che si tratta di una tradizione locale, non di un dato documentato con certezza dalle fonti storiche primarie, e va trattata come tale: una leggenda di quartiere, non un fatto acclarato. Resta però un dettaglio che quasi nessuno racconta a chi entra in sala la sera dello spettacolo, ed è proprio il genere di informazione che rende piazza di Sant'Apollonia meno anonima di come appare a un primo passaggio distratto.

Il monastero delle clarisse e la vita di clausura

Oltre alla leggenda, restano dati più solidi sulla vita quotidiana del monastero prima della sua trasformazione: come molti conventi femminili romani di età moderna, quello annesso alla chiesa di Sant'Apollonia seguiva una regola di clausura rigida, con un giardino interno, celle disposte attorno a un chiostro e un accesso alla chiesa riservato alle religiose attraverso una grata separata dalla navata pubblica. Di quell'impianto originario, dopo secoli di trasformazioni successive, non resta quasi più nulla visibile dall'esterno: l'edificio che oggi ospita il teatro ha una facciata sobria, quasi anonima, che non lascia intuire la stratificazione di funzioni che racchiude.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Belli

Il Teatro Belli ha centoquarantasette posti, e questo cambia in modo sostanziale il modo in cui conviene organizzarsi rispetto a un grande teatro romano. Con una sala così raccolta ogni fila è vicina al palco, ma i posti si esauriscono in fretta quando il titolo in cartellone è molto atteso o quando si tratta dell'ultima replica di una rassegna storica come Trend.

Come e quando prenotare

Il consiglio pratico è semplice: prenotare con almeno una settimana di anticipo per gli spettacoli del fine settimana, e verificare direttamente sul sito del teatro gli orari del botteghino, aperto dal martedì alla domenica prima dell'inizio delle rappresentazioni. Chi arriva a Roma per pochi giorni e vuole inserire una serata di teatro dentro un itinerario già fitto di visite fa bene a controllare il cartellone prima di partire, perché la programmazione cambia di settimana in settimana e alcuni titoli restano in scena solo pochi giorni.

Che cosa aspettarsi dalla sala

Chi è abituato ai grandi teatri all'italiana, con palchi e loggioni, troverà qui un'esperienza diversa: una platea unica, vicina al palcoscenico, dove l'attore si vede e si sente senza filtri. È un formato che premia la prosa contemporanea e i testi che lavorano sulla parola più che sull'apparato scenico, ed è anche il motivo per cui il Teatro Belli è considerato, da decenni, uno spazio di riferimento per la drammaturgia meno convenzionale a Roma. Consiglio di arrivare con un margine di dieci o quindici minuti, perché l'ingresso in sala è ordinato ma lo spazio dell'atrio è piccolo, e chi arriva all'ultimo rischia di dover attendere fuori.

Con chi conviene andarci

Il Teatro Belli si presta bene a un pubblico che apprezza il teatro di parola, la drammaturgia contemporanea e i testi meno immediati rispetto al grande repertorio classico. Non è, in altre parole, il teatro giusto per chi cerca uno spettacolo di intrattenimento leggero da abbinare a una serata turistica generica: la programmazione richiede un minimo di curiosità verso testi spesso poco noti al grande pubblico, e proprio per questo premia chi ci arriva con la voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Consiglio di guardare con attenzione la sinossi dello spettacolo prima di prenotare, soprattutto durante la rassegna Trend, dove i testi britannici proposti sono spesso inediti in Italia e il livello di sperimentazione può essere alto.

Il periodo migliore per andarci

La stagione del Teatro Belli copre in genere il periodo che va dall'autunno alla primavera, con l'apertura ufficiale collocata all'inizio di ottobre e la chiusura verso la fine della primavera successiva. Chi visita Roma in estate trova quindi la sala solitamente ferma dal cartellone regolare, anche se non è escluso che vengano organizzati eventi occasionali fuori stagione: il consiglio, in questo caso, è di verificare direttamente il calendario del teatro prima di pianificare la visita, soprattutto se il viaggio è concentrato nei mesi più caldi dell'anno.

Chi era Antonio Salines e la rinascita del teatro

La storia recente del Teatro Belli coincide in larga parte con la biografia di un solo uomo. Antonio Salines nasce a La Spezia il primo luglio 1936 e si diploma all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico nel 1959. Nello stesso anno fonda con Carmelo Bene la compagnia I Ribelli, una delle prime esperienze di teatro autogestito in Italia, debuttando nei panni di Scipione nel Caligola di Camus. Negli anni seguenti lavora con Vittorio Gassman, porta in televisione adattamenti da Pirandello e da Rozov, e recita su palcoscenici prestigiosi come il Piccolo Teatro di Milano e l'Arena di Verona.

La compagnia I Ribelli e gli esordi con Carmelo Bene

La fondazione della compagnia I Ribelli, nel 1959, insieme a Carmelo Bene, colloca Salines fin dagli esordi in una linea di teatro indipendente, lontano dalle grandi strutture pubbliche e dai circuiti più tradizionali. È un dato biografico che aiuta a capire, molti anni dopo, la scelta di rilevare e rilanciare da solo un piccolo teatro di quartiere come quello di piazza di Sant'Apollonia, invece di limitarsi a una carriera di interprete nei grandi teatri istituzionali dove pure aveva lavorato. Il Teatro Belli nasce, in questo senso, come la naturale prosecuzione di un percorso iniziato negli anni cinquanta: quello di un attore che ha sempre cercato uno spazio proprio, gestito in autonomia, dove costruire una linea artistica coerente nel tempo.

Il restauro e le successive ristrutturazioni

Dopo l'acquisizione dell'edificio alla fine degli anni sessanta e la riapertura nel gennaio 1972, Salines torna più volte a mettere mano alla sala: nel 1984, nel 1988, nel 1999 e nel 2010 il teatro viene ristrutturato per adeguarlo agli standard di comfort e sicurezza, senza rinunciare al carattere raccolto che lo contraddistingue fin dall'origine. È un lavoro fatto per stratificazioni successive, non con un intervento unico, ed è coerente con la storia di un edificio che nei secoli precedenti aveva già cambiato più volte funzione restando però sempre uno spazio pubblico.

Il riconoscimento e la scomparsa

Nel 2019 Antonio Salines riceve la Maschera d'oro come migliore interprete protagonista di teatro, un riconoscimento che arriva a coronamento di una carriera durata oltre sessant'anni. Salines muore il 22 giugno 2021 all'età di ottantaquattro anni. Dal 2015 aveva anche assunto la direzione della stagione teatrale del Teatro Gentile di Cittanova, mantenendo comunque il legame primario con la sala romana che aveva fatto rinascere. Oggi la compagnia che porta avanti l'attività del Teatro Belli fa riferimento, insieme alla figura storica di Salines, a interpreti come Carlo Emilio Lerici e Francesca Bianco, che ne hanno affiancato per anni il lavoro artistico.

Un teatro pensato per durare

Colpisce, ripercorrendo questa biografia, la coerenza con cui un solo direttore artistico ha guidato una sala di queste dimensioni per un periodo così lungo, superiore ai quaranta anni. Nel panorama dei piccoli teatri romani, spesso segnati da cambi di gestione frequenti, chiusure temporanee e riaperture sotto nomi diversi, la continuità garantita da Antonio Salines rappresenta un'eccezione. È anche il motivo per cui, ancora oggi, molti romani associano il nome del Teatro Belli non soltanto al poeta romanesco ma anche, inevitabilmente, alla figura dell'attore che lo ha fatto rinascere e che lo ha guidato fino quasi alla soglia dei novant'anni.

Il nome del teatro e il legame con Giuseppe Gioachino Belli

Il nome scelto per il teatro rinato nel 1972 non è casuale: richiama Giuseppe Gioachino Belli, il poeta romano vissuto fra il 1791 e il 1863, autore di oltre duemila sonetti in romanesco che raccontano la Roma popolare del suo tempo con un realismo crudo e diretto. Belli è la voce letteraria più identificata con Trastevere e con i rioni popolari della Roma ottocentesca, il cronista in versi di osterie, mercati, preti, popolane e nobili, scritto in una lingua che oggi si studia nelle università e si recita ancora nei teatri romani.

Trastevere, il romanesco e la lingua del Belli

Aprire un teatro a due passi da Santa Maria in Trastevere e intitolarlo al poeta che più di ogni altro ha dato voce a questo tessuto sociale è una scelta che si spiega da sola con la geografia. Il quartiere che circonda piazza di Sant'Apollonia è lo stesso che Belli descriveva nei suoi sonetti: vicoli stretti, botteghe, il fiume a due passi, una parlata precisa e riconoscibile che ancora oggi si sente nei mercati e nelle trattorie storiche del rione. Non è un caso, del resto, che a poca distanza da qui, oltre Ponte Garibaldi, sorga il monumento dedicato al poeta, uno dei punti di riferimento simbolici per chi vuole capire il legame fra Trastevere e la sua tradizione letteraria in dialetto.

Dove approfondire la figura del poeta

Chi vuole approfondire la figura di Giuseppe Gioachino Belli trova a Trastevere numerosi punti di partenza naturali: il monumento a lui dedicato oltre Ponte Garibaldi, le targhe che ricordano i luoghi legati alla sua biografia nel rione, e la stessa atmosfera del quartiere, che a distanza di due secoli conserva ancora tracce riconoscibili della Roma popolare raccontata nei suoi sonetti. Il Teatro Belli, con il suo nome e la sua collocazione, si inserisce naturalmente in questo percorso, pur restando prima di tutto un luogo di produzione teatrale contemporanea e non un museo dedicato al poeta.

Chi era Giuseppe Gioachino Belli

Nato a Roma nel 1791 e morto nel 1863, Giuseppe Gioachino Belli condusse per gran parte della vita un'esistenza da funzionario, prima di dedicarsi con crescente intensità alla scrittura in dialetto romanesco. I suoi sonetti, oltre duemila secondo la tradizione critica, ritraggono con precisione da cronista la Roma popolare del suo tempo: il linguaggio delle osterie, la vita nei rioni, i mestieri minori, il rapporto quotidiano con il potere ecclesiastico che governava la città. Belli scrisse in un dialetto vivo, colto e insieme popolare, e proprio per questa doppia natura la sua opera è arrivata fino a oggi come uno dei documenti più ricchi sulla parlata e sulla mentalità della Roma ottocentesca. I versi originali del poeta non vengono qui riportati, ma chi vuole avvicinarsi alla sua opera trova un punto di partenza naturale proprio in un teatro che porta il suo nome, nel cuore del quartiere che quei versi raccontavano.

Per chi organizza un soggiorno a Roma e vuole costruire un itinerario coerente fra teatro, storia e quartiere, può essere utile affidarsi a strumenti pensati apposta per muoversi nella città con criterio, come le risorse di pianificazione di viaggio di Italy Planner, oppure, per chi accompagna gruppi organizzati o lavora nel settore dell'accoglienza turistica, i materiali professionali messi a disposizione da Tour Leader Pro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Molti dei visitatori che assistono oggi a uno spettacolo al Teatro Belli sanno che la sala è legata alla figura di Antonio Salines, ma pochi si soffermano su un dato che pure è scritto, con qualche variazione, in diverse fonti dedicate alla storia del teatro romano: il palco di piazza di Sant'Apollonia ospitava già nell'Ottocento, un secolo prima della gestione Salines, alcuni fra i più importanti interpreti del teatro e del varietà italiano, da Gustavo Modena a Ermete Novelli, da Leopoldo Fregoli a Ettore Petrolini. La storia del Teatro Belli, insomma, non comincia nel 1972: comincia molto prima, con un secolo di spettacolo che ha preceduto il nome attuale e che ha reso quella sala, già prima di chiamarsi così, un luogo dove la Roma teatrale si dava appuntamento.

La programmazione, Trend e le rassegne del Teatro Belli

Il Teatro Belli è oggi uno spazio che alterna prosa contemporanea, rielaborazioni di classici, teatro civile e linguaggi più sperimentali, con una stagione che tradizionalmente si apre in autunno e prosegue fino a primavera inoltrata. La stagione 2025 e 2026, per esempio, ha preso avvio il primo ottobre 2025 con un cartellone descritto dallo stesso teatro come un percorso fra emozioni, riletture di classici, teatro civile e nuovi linguaggi, capace di rivolgersi a pubblici diversi nel corso della stagione.

Trend, nuove frontiere della scena britannica

Fra le rassegne storiche ospitate al Teatro Belli, la più riconoscibile è Trend, nuove frontiere della scena britannica, una panoramica annuale dedicata alla drammaturgia contemporanea di lingua inglese proveniente dal Regno Unito. La rassegna ha raggiunto negli anni più edizioni, con documentazione disponibile per la quattordicesima, la sedicesima e la diciassettesima edizione, segno di una continuità che ha attraversato più di un decennio e mezzo di programmazione. È proprio questa apertura sistematica alla scena anglosassone, mantenuta con costanza stagione dopo stagione, a distinguere il Teatro Belli dalla gran parte delle altre sale romane di dimensioni simili, e a farne un punto di riferimento per chi segue la drammaturgia internazionale contemporanea anche fuori dai confini italiani.

Come funziona la rassegna

Ogni edizione di Trend propone una selezione di testi teatrali britannici recenti, spesso in prima rappresentazione italiana, portati in scena con letture sceniche, messe in scena vere e proprie o incontri con traduttori e studiosi di teatro anglosassone. Il taglio della rassegna è insieme divulgativo e specialistico: da un lato introduce al pubblico romano autori che raramente arrivano nei cartelloni dei teatri più grandi, dall'altro costruisce nel tempo un piccolo osservatorio permanente sulla nuova scrittura teatrale del Regno Unito. Le edizioni documentate, dalla quattordicesima alla diciassettesima, si collocano tipicamente nella parte finale dell'anno solare, fra ottobre e dicembre, un periodo che negli anni è diventato un punto fermo per chi segue con continuità la programmazione del teatro.

Il resto del cartellone

Accanto a Trend, la programmazione ordinaria del teatro comprende produzioni proprie della compagnia storica e spettacoli ospiti, spesso firmati da nomi che frequentano da anni la scena indipendente romana. La dimensione ridotta della sala permette di ospitare anche progetti che difficilmente troverebbero spazio in teatri più grandi, dedicati a un pubblico più di nicchia ma non per questo meno fedele: è un tratto che il Teatro Belli condivide con altri piccoli teatri storici di Roma, ma che qui si accompagna a una continuità di gestione artistica raramente eguagliata nel panorama cittadino.

La foto giusta da fare al Teatro Belli

La foto giusta da fare al Teatro Belli non si scatta dentro la sala, dove peraltro le riprese durante lo spettacolo non sono permesse, ma fuori, nella piccola piazza di Sant'Apollonia, con l'insegna del teatro e la facciata sobria dell'edificio sullo sfondo. È uno scorcio piccolo e appartato, molto diverso dalle cartoline più scontate di Trastevere: niente fontane monumentali, niente scalinate affollate, solo un angolo di quartiere autentico, con le imposte colorate delle case circostanti e la luce che nel tardo pomeriggio filtra bassa fra gli edifici stretti.

Il momento migliore della giornata

Il momento migliore per questa foto è l'ora che precede l'inizio degli spettacoli serali, quando la piazza si anima di persone in attesa fuori dal botteghino e le luci del teatro cominciano ad accendersi mentre fuori non è ancora buio del tutto. È un'immagine che racconta bene che cosa significhi andare a teatro a Trastevere: non l'ingresso solenne di un grande teatro all'italiana, ma un momento quasi domestico, di quartiere, che vale la pena fissare proprio per questa sua misura piccola.

Un dettaglio da cercare con lo sguardo

Vale la pena, prima o dopo lo scatto, alzare gli occhi verso i piani superiori dell'edificio che ospita il teatro: le finestre e le proporzioni della facciata conservano ancora, in filigrana, la sobrietà tipica dell'architettura conventuale romana, ben diversa dalla facciata scenografica che ci si aspetterebbe da un teatro nato come tale. È un piccolo indizio visivo della stratificazione di funzioni raccontata in queste pagine, ed è la ragione per cui, fotografando il Teatro Belli, si finisce sempre per fotografare anche un pezzo di storia religiosa e sociale di Trastevere.

La luce serale su piazza di Sant'Apollonia

Nelle sere d'estate, quando le rappresentazioni iniziano più tardi per via del caldo, la luce che filtra fra gli edifici della piazza assume una tonalità calda che molti fotografi amatoriali cercano istintivamente, senza sapere in anticipo che quella particolare inquadratura funziona meglio proprio davanti all'ingresso del teatro. È un dettaglio che vale la pena tenere a mente per chi visita Trastevere nei mesi più caldi dell'anno e vuole portarsi a casa un'immagine diversa dalle solite cartoline del quartiere.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La sequenza degli avvenimenti che hanno segnato la storia dell'edificio di piazza di Sant'Apollonia attraversa quattro secoli e mezzo, e vale la pena ripercorrerla in ordine per capire quanto sia stratificato questo angolo di Trastevere.

Dal Cinquecento all'Ottocento

Nel 1582 la nobildonna Paluzza Pierleoni fa costruire la chiesa di Sant'Apollonia sul sito di una precedente chiesa dedicata a Santa Maria de Oliva, con annesso un monastero affidato a un ramo del Terzo Ordine Francescano. Il complesso resta attivo come luogo di culto e di clausura per oltre due secoli. Nel corso dell'Ottocento la chiesa viene demolita e il piano terra dell'edificio conventuale diventa una sala di spettacolo, che ospita interpreti come Gustavo Modena, Ermete Novelli, Leopoldo Fregoli ed Ettore Petrolini.

Il Novecento e la rinascita come Teatro Belli

Nel 1910 la sala diventa il cinema Amor. Passa poi, in un periodo successivo meno documentato, a locale notturno. Alla fine degli anni sessanta Antonio Salines e Magda Mercatali acquistano l'edificio, versione ormai degradata, e ne avviano il recupero. Il teatro riapre al pubblico nel gennaio 1972 con il nome di Teatro Belli. Negli anni successivi la sala viene ristrutturata quattro volte, nel 1984, nel 1988, nel 1999 e nel 2010, per adeguarla agli standard di comfort senza alterarne il carattere storico.

Gli anni più recenti

Nel 2019 Antonio Salines riceve la Maschera d'oro come migliore interprete protagonista di teatro. Il 22 giugno 2021 Salines muore all'età di ottantaquattro anni, dopo oltre quarant'anni alla guida artistica del teatro che aveva fatto rinascere. La compagnia storica prosegue l'attività del Teatro Belli, che nella stagione 2025 e 2026, aperta il primo ottobre 2025, continua a proporre un cartellone fra prosa contemporanea, riletture di classici e rassegne internazionali come Trend, nuove frontiere della scena britannica.

Chi è passato dal Teatro Belli

Attraverso i suoi vari secoli di vita, la sala di piazza di Sant'Apollonia ha visto sfilare alcune delle figure più importanti della scena italiana. Nell'Ottocento, quando l'edificio era ancora una sala senza il nome attuale, vi si esibirono Gustavo Modena, uno dei padri della recitazione moderna italiana, ed Ermete Novelli, fra gli attori più celebrati del teatro di fine secolo. Nello stesso periodo vi passarono anche Leopoldo Fregoli, il trasformista che diede il nome al fregolismo, ed Ettore Petrolini, futuro gigante della rivista e del teatro comico romano.

Vale la pena ricordare, anche solo per contestualizzare questi nomi, che si tratta di alcune delle figure più importanti della storia dello spettacolo italiano fra Otto e Novecento. Gustavo Modena è considerato uno dei fondatori della recitazione moderna italiana, capace di superare la declamazione enfatica tipica del teatro di inizio Ottocento in favore di una recitazione più naturale e misurata. Ermete Novelli, mattatore e capocomico, guidò per decenni una delle compagnie più importanti del teatro italiano. Leopoldo Fregoli portò a livello internazionale l'arte della trasformazione scenica rapidissima. Ettore Petrolini, infine, sarebbe diventato uno dei simboli assoluti della romanità teatrale del Novecento, con personaggi rimasti nella memoria collettiva ben oltre la sua epoca. Sapere che tutti loro, in momenti diversi, calcarono lo stesso palco che oggi ospita il Teatro Belli aggiunge un peso storico non da poco a una sala che, vista da fuori, potrebbe sembrare soltanto un piccolo teatro di quartiere.

La stagione di Antonio Salines

Con la riapertura del 1972, il nome che più di ogni altro resta legato al Teatro Belli è quello di Antonio Salines, che ne fu direttore artistico per oltre quarant'anni. Prima di dedicarsi al teatro romano, Salines aveva fondato con Carmelo Bene la compagnia I Ribelli, una delle prime esperienze italiane di teatro autogestito, e aveva lavorato al fianco di Vittorio Gassman, portando in scena e in televisione adattamenti da Pirandello. Accanto a lui, nella conduzione artistica del teatro, si sono affiancati nel tempo interpreti come Carlo Emilio Lerici e Francesca Bianco.

Gli autori internazionali della rassegna Trend

Grazie alla rassegna Trend, nuove frontiere della scena britannica, il Teatro Belli è passato negli anni anche a essere un punto di contatto fra Roma e la nuova drammaturgia inglese, ospitando testi e autori del teatro contemporaneo del Regno Unito lungo edizioni successive che hanno superato il traguardo dei quindici anni di attività continuativa.

Il pubblico fedele del Belli

Chi frequenta il Teatro Belli da anni racconta spesso la stessa sensazione: quella di entrare in un luogo dove il pubblico si conosce, dove il botteghino ricorda i volti degli abbonati, dove la distanza fra chi siede in platea e chi recita sul palco è ridotta al minimo indispensabile. È un tratto che appartiene più alla cultura dei piccoli teatri di quartiere che a quella dei grandi cartelloni cittadini, e che il Teatro Belli ha conservato con continuità dal 1972 a oggi, nonostante i cambi generazionali nella conduzione artistica e i quattro interventi di ristrutturazione che la sala ha attraversato.

Il teatro indipendente romano e il ruolo del Teatro Belli

Roma ha una fitta rete di teatri di piccole e medie dimensioni, nati spesso da iniziative private e sostenuti da compagnie stabili che ne curano la programmazione stagione dopo stagione. In questo panorama il Teatro Belli occupa una posizione particolare, per la combinazione fra la storia lunga dell'edificio, che precede di un secolo la nascita del teatro come lo conosciamo oggi, e la continuità di una gestione artistica che ha attraversato oltre quattro decenni sotto la stessa guida.

Una sala fra le più piccole e fra le più longeve

Con centoquarantasette posti, il Teatro Belli si colloca fra le sale più raccolte del circuito teatrale romano, ben lontano dalle dimensioni dei grandi teatri di tradizione come l'Argentina o l'Eliseo. È proprio questa misura ridotta, unita alla continuità della direzione artistica, ad avere permesso al teatro di costruire nel tempo un'identità precisa, legata alla prosa contemporanea e alla drammaturgia meno battuta dai grandi circuiti, senza doversi piegare alle logiche di cassetta che condizionano necessariamente le sale di dimensioni maggiori.

Il rapporto con le istituzioni cittadine

Nel corso degli anni il Teatro Belli ha costruito rapporti di collaborazione anche con il mondo accademico romano: l'accordo stipulato con l'Università Sapienza, che prevede tariffe agevolate per studenti e personale universitario nell'acquisto dei biglietti, è un esempio concreto di come una piccola sala indipendente possa restare aperta al pubblico più giovane senza rinunciare alla propria linea artistica. È un modello di gestione che molti piccoli teatri romani hanno adottato negli ultimi anni, ma che al Teatro Belli affonda le radici in una tradizione di apertura al pubblico universitario e studentesco che risale a molto prima della formalizzazione di questi accordi.

Trastevere intorno al Teatro Belli, cosa vedere prima e dopo

Una serata al Teatro Belli si presta naturalmente a essere accompagnata da una passeggiata nel resto di Trastevere, un quartiere che offre in pochi isolati alcune delle testimonianze più importanti della Roma medievale e barocca.

Chiese e musei a pochi minuti a piedi

A pochi passi dal teatro si trova la Basilica di Santa Maria in Trastevere, una delle chiese più antiche della città dedicate alla Madonna, con i celebri mosaici che ne decorano l'abside. Proseguendo verso sud si raggiunge la Basilica di Santa Cecilia, costruita secondo la tradizione sulla casa della santa martire romana. Chi ha tempo per una tappa museale può visitare il Museo di Roma in Trastevere, dedicato alla vita quotidiana e alle tradizioni popolari del rione, comprese quelle raccontate proprio nei versi di Giuseppe Gioachino Belli. Altre due chiese meno note ma di grande fascino, la Chiesa di Sant'Agata in Trastevere e la Chiesa di San Francesco a Ripa, completano un percorso che si può fare interamente a piedi in meno di un'ora. Quest'ultima conserva al suo interno una delle opere scultoree più intense di Gian Lorenzo Bernini, la statua della beata Ludovica Albertoni, visibile in una cappella laterale scarsamente illuminata che ne accentua il carattere drammatico.

Trattorie e vita serale del rione

Trastevere è anche, da sempre, uno dei quartieri romani con la maggiore concentrazione di trattorie storiche e osterie, molte delle quali servono ancora oggi piatti della tradizione popolare romana che lo stesso Giuseppe Gioachino Belli descriveva nei suoi sonetti: la pajata, la coda alla vaccinara, i rigatoni con la pajata, i carciofi alla romana in stagione. Cenare in una di queste trattorie prima o dopo uno spettacolo al Teatro Belli è un modo naturale per chiudere la serata, ed è un'abitudine che moltissimi spettatori abituali del teatro mantengono da anni, spostandosi a piedi fra la sala e i tavoli di qualche locale a due passi da piazza di Sant'Apollonia.

Verso il Gianicolo

Per chi ha voglia di allontanarsi un poco dal reticolo di vicoli e cercare una vista sulla città, la salita verso il Gianicolo parte a pochi minuti dal teatro e regala, in cima, uno dei panorami più ampi su Roma, con la cupola di San Pietro da un lato e il centro storico dall'altro. È una salita che molti abbinano a una serata di teatro proprio perché permette di vedere la città dall'alto prima o dopo lo spettacolo, chiudendo la giornata con un punto di vista diverso da quello raccolto della sala di piazza di Sant'Apollonia.

La Fontana dell'Acqua Paola

Lungo la salita verso il Gianicolo, chi parte dal Teatro Belli incontra la Fontana dell'Acqua Paola, una delle grandi fontane monumentali di Roma, costruita nel Seicento a coronamento dell'antico acquedotto Traiano poi restaurato in epoca barocca. È una tappa che molti visitatori scoprono per caso proprio mentre affrontano la salita verso il belvedere, e che merita una sosta di qualche minuto prima di proseguire verso la cima del colle.

Domande frequenti sul Teatro Belli

Dove si trova esattamente il Teatro Belli?

Il Teatro Belli si trova in piazza di Sant'Apollonia 11/a, nel cuore del rione Trastevere, a pochi minuti a piedi da Ponte Garibaldi e da Santa Maria in Trastevere. La piazza è piccola e appartata, raggiungibile facilmente sia a piedi dal centro storico sia con le linee di superficie che fermano lungo viale di Trastevere.

Quanti posti ha il Teatro Belli?

Il Teatro Belli conta centoquarantasette posti, una capienza contenuta che lo colloca fra i teatri più intimi di Roma. La sala unica, senza palchi né gallerie, mette ogni spettatore a distanza ravvicinata dal palcoscenico, un formato che favorisce la prosa contemporanea rispetto agli allestimenti di grande scala.

Perché si chiama Teatro Belli?

Il Teatro Belli deve il suo nome a Giuseppe Gioachino Belli, il poeta romano autore di oltre duemila sonetti in romanesco che hanno raccontato la Roma popolare dell'Ottocento. Il nome fu scelto alla riapertura del 1972 e riflette il legame diretto fra il teatro, Trastevere e la tradizione dialettale che quella zona di Roma ha sempre custodito.

Quando ha riaperto il Teatro Belli nella sua forma attuale?

Il Teatro Belli ha riaperto al pubblico nel gennaio 1972, dopo che Antonio Salines e Magda Mercatali avevano acquistato l'edificio, allora in condizioni degradate, e ne avevano curato il restauro. Da quella data la sala ha mantenuto una programmazione continuativa, interrotta soltanto per ulteriori lavori di ristrutturazione negli anni successivi.

Che cos'era l'edificio del Teatro Belli prima di diventare un teatro?

Prima di ospitare il Teatro Belli, l'edificio era stato una chiesa e un monastero dedicati a Sant'Apollonia, costruiti nel 1582 sul sito di una precedente chiesa dedicata a Santa Maria de Oliva. Nell'Ottocento la chiesa fu demolita e il piano terra divenne una sala di spettacolo, che nel Novecento passò anche a cinema di quartiere con il nome di Amor.

Chi ha suonato o recitato al Teatro Belli nell'Ottocento?

Prima ancora di chiamarsi Teatro Belli, la sala di piazza di Sant'Apollonia ospitò nell'Ottocento alcuni fra i più importanti interpreti del teatro italiano dell'epoca, fra cui Gustavo Modena, Ermete Novelli, Leopoldo Fregoli ed Ettore Petrolini. Questo secolo di attività precedente al nome attuale è spesso ignorato da chi frequenta oggi il teatro, ma è documentato dalle fonti dedicate alla storia della sala e ne rappresenta una parte fondamentale.

Che cos'è la rassegna Trend al Teatro Belli?

Trend, nuove frontiere della scena britannica, è la rassegna storica del Teatro Belli dedicata alla drammaturgia contemporanea proveniente dal Regno Unito. Ha raggiunto negli anni più edizioni successive, con un'attività continuativa che supera il quindicennio, e resta uno dei tratti che distinguono maggiormente la programmazione di questo teatro rispetto ad altre piccole sale romane.

Chi era Antonio Salines?

Antonio Salines fu l'attore e regista che rifondò il Teatro Belli nel 1972 e ne guidò la direzione artistica per oltre quarant'anni, fino alla sua morte nel giugno 2021. Prima di dedicarsi al teatro romano aveva fondato con Carmelo Bene la compagnia I Ribelli e aveva lavorato con Vittorio Gassman, ricevendo nel 2019 la Maschera d'oro come migliore interprete protagonista.

Il Teatro Belli è ancora attivo oggi?

Il Teatro Belli è pienamente attivo e propone ogni anno una nuova stagione, con la programmazione 2025 e 2026 avviata il primo ottobre 2025. Il cartellone alterna riletture di classici, teatro civile, nuovi linguaggi e la rassegna Trend dedicata alla scena britannica contemporanea, portata avanti dalla compagnia storica del teatro.

Come si acquistano i biglietti per il Teatro Belli?

I biglietti per il Teatro Belli si acquistano tramite il botteghino della sala, aperto dal martedì alla domenica prima dell'inizio delle rappresentazioni, oppure attraverso i canali di prenotazione online segnalati sul sito ufficiale del teatro. Con soli centoquarantasette posti disponibili, prenotare con qualche giorno di anticipo è particolarmente consigliato per gli spettacoli del fine settimana.

Che cosa si vede vicino al Teatro Belli?

Intorno al Teatro Belli si trovano alcuni dei luoghi più rappresentativi di Trastevere: la Basilica di Santa Maria in Trastevere con i suoi mosaici medievali, la Basilica di Santa Cecilia, il Museo di Roma in Trastevere e la salita che porta al Gianicolo. Chi arriva con un po' di anticipo o si trattiene dopo lo spettacolo può visitare uno di questi luoghi a piedi in pochi minuti.

Il Teatro Belli è adatto a chi non conosce bene l'italiano?

Il Teatro Belli propone principalmente spettacoli in lingua italiana, compresi quelli tratti da testi stranieri presentati in traduzione durante la rassegna Trend. Chi non ha una buona padronanza dell'italiano può comunque trovare interessante l'esperienza di assistere a uno spettacolo in una sala storica di Trastevere, ma è bene sapere in anticipo che non sono previsti sottotitoli o traduzioni simultanee.

Il Teatro Belli ha un legame diretto con l'opera di Giuseppe Gioachino Belli?

Il Teatro Belli prende il nome dal poeta ma non è un museo o un archivio dedicato alla sua opera: è un teatro di prosa a tutti gli effetti, con una programmazione che spazia su autori contemporanei italiani e stranieri. Il legame con il poeta romanesco resta soprattutto simbolico e geografico, legato al fatto di sorgere nel cuore dello stesso Trastevere che Belli raccontava nei suoi sonetti.

Quanto dura in media uno spettacolo al Teatro Belli?

Gli spettacoli del Teatro Belli seguono in genere la durata standard della prosa contemporanea italiana, fra un'ora e un quarto e le due ore, intervallo escluso quando previsto. Trattandosi di una sala di piccole dimensioni, gli orari di inizio sono rispettati con precisione, ed è quindi consigliabile presentarsi in largo anticipo per non perdere le prime scene.

Il Teatro Belli è raggiungibile da chi ha difficoltà motorie?

Il Teatro Belli, come molti edifici storici del centro di Roma nati per funzioni diverse da quella teatrale, presenta caratteristiche architettoniche legate alla sua origine conventuale ottocentesca. Chi ha esigenze specifiche di accessibilità fa bene a contattare direttamente il botteghino prima di prenotare, così da avere informazioni aggiornate su eventuali percorsi agevolati e sulla disposizione dei posti in sala.

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Contact Information

IndirizzoPiazza di Sant'Apollonia 11a Roma Roma Città 00153
CategorieSpettacoli

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