La banalità del male al Teatro Belli — dal 29 al 31 gennaio 2027
La banalità del male, spettacolo tratto dall'opera di Hannah Arendt, scritto e diretto da Paola Bigatto e Anna Gualdo e interpretato da Anna Gualdo, va in scena al Teatro Belli, in piazza di Sant'Apollonia 11/a a Trastevere, da venerdì 29 a domenica 31 gennaio 2027. Le recite sono venerdì alle 21, sabato alle 19 e domenica alle 17:30; i prezzi ufficiali pubblicati dal teatro sono 20 euro per l'intero e 15 euro per il ridotto. I biglietti si comprano al botteghino di piazza Sant'Apollonia, aperto dal martedì alla domenica prima dell'inizio delle rappresentazioni (06 5894875, botteghino@teatrobelli.it), oppure sul circuito di prevendita autorizzato indicato nella scheda dello spettacolo sul sito del Belli. Il teatro si raggiunge con il tram 8, scendendo alla fermata di piazza Belli su viale di Trastevere, o a piedi dal centro attraversando Ponte Sisto. La produzione è di Società per Attori, con l'aiuto regia di Elisa Menchicchi e Ania Rizzi Bogdan come direttrice di scena.

La banalità del male al Teatro Belli: date, orari e prezzi
La banalità del male resta in scena al Teatro Belli per tre recite, dal 29 al 31 gennaio 2027, con biglietti a 20 euro interi e 15 euro ridotti.
Le tre repliche
Il teatro indica tre orari diversi: venerdì 29 gennaio alle 21, sabato 30 alle 19, domenica 31 alle 17:30. La replica del sabato permette di cenare dopo lo spettacolo senza fare tardi; quella della domenica pomeriggio è la più adatta a chi arriva da fuori Roma o a chi vuole portare a teatro ragazzi delle superiori.
I prezzi
Le tariffe ufficiali del Belli per La banalità del male sono 20 euro per il biglietto intero e 15 euro per il ridotto. Sono prezzi da piccola sala di ricerca, coerenti con la storia del teatro.
Il botteghino
Il botteghino del Belli apre dal martedì alla domenica prima dell'inizio delle rappresentazioni; il numero è 06 5894875, l'indirizzo di posta botteghino@teatrobelli.it. Per una sala di queste dimensioni la telefonata resta il modo più rapido per sapere quanti posti rimangono.
Lo spettacolo: Hannah Arendt al processo Eichmann
La banalità del male porta in scena il resoconto che Hannah Arendt scrisse sul processo ad Adolf Eichmann, celebrato a Gerusalemme nel 1961, e che uscì nel 1963 prima sul New Yorker e poi in volume.
Il testo
Lo spettacolo è tratto dall'opera di Hannah Arendt, scritto e diretto da Paola Bigatto e Anna Gualdo e affidato alla voce e al corpo di Anna Gualdo, unica interprete. È una forma di teatro civile che parte da un libro, e da un libro di pensiero, non da un romanzo: la drammaturgia deve trasformare un reportage filosofico in un'azione teatrale.
Lo sguardo di Arendt
La presentazione del Teatro Belli ricorda che Arendt osserva la macchina della giustizia di Israele con implacabile occhio critico. Non esita, lei ebrea, a indagare le responsabilità morali del popolo ebraico nella tragedia dell'Olocausto, né ad attribuire a tutto il popolo tedesco pesanti responsabilità durante il nazismo e ipocriti sensi di colpa durante la ricostruzione. È questa libertà di giudizio, scomoda per tutti, che lo spettacolo restituisce.
La produzione
Lo spettacolo è una produzione di Società per Attori. In scena c'è soltanto Anna Gualdo; l'aiuto regia è di Elisa Menchicchi, la direzione di scena di Ania Rizzi Bogdan. Una squadra essenziale per una sala raccolta come il Belli, in cui la parola arriva senza filtri.
Hannah Arendt, l'autrice
Hannah Arendt, nata Johanna Arendt a Linden, oggi parte di Hannover, il 14 ottobre 1906 e morta a New York il 4 dicembre 1975, è stata una storica, filosofa e politologa tedesca naturalizzata statunitense, uno dei teorici politici più influenti del Novecento.
La formazione
Crebbe a Königsberg, la città di Kant, in una famiglia ebraica laica e progressista. Studiò filosofia a Marburgo, dove fu allieva di Martin Heidegger, e poi a Heidelberg, dove si laureò nel 1929 con una tesi sul concetto di amore in sant'Agostino. La presentazione del Belli ricorda che fu allieva di Heidegger e di Jaspers.
L'esilio
A causa delle persecuzioni razziali emigrò nel 1933 dalla Germania alla Francia, e da qui nel 1940 negli Stati Uniti. Dal 1941, ricorda il teatro, insegnò nelle più prestigiose università americane, rifiutando tuttavia gli incarichi permanenti, e pubblicò alcuni dei testi più importanti del Novecento sul rapporto fra etica e politica.
Le opere
Arendt si affermò come teorica politica con Le origini del totalitarismo, del 1951. Seguirono Vita activa. La condizione umana nel 1958, La banalità del male nel 1963, L'umanità in tempi bui nel 1968. Morì improvvisamente nel 1975, lasciando incompiuto il suo ultimo lavoro, La vita della mente.
La banalità del male: il libro e la polemica
Eichmann a Gerusalemme. Resoconto sulla banalità del male è il diario di Hannah Arendt, inviata del settimanale The New Yorker, sulle sedute del processo ad Adolf Eichmann: cinque articoli usciti fra febbraio e marzo 1963 e raccolti in volume nel maggio dello stesso anno.
Il processo
Adolf Eichmann, nato a Solingen nel 1906, fu l'uomo che nella macchina organizzativa della Germania hitleriana aveva il compito di realizzare logisticamente la soluzione finale. Sfuggito al processo di Norimberga, si era rifugiato in Argentina; nel 1960 fu catturato dal servizio segreto israeliano, processato a Gerusalemme nel 1961 per genocidio e condannato a morte. La sentenza fu eseguita il 31 maggio 1962.
Un uomo mediocre
Dal dibattimento Arendt ricavò l'idea che il male commesso da Eichmann non nascesse da un'indole maligna, ma da una completa inconsapevolezza del significato delle proprie azioni. Il ritratto che ne esce non è quello di un criminale feroce, ma di un uomo semplice, privo di iniziativa e di spessore culturale e morale, che visse per inerzia, guidato dalle circostanze. È qui che nasce la formula del titolo.
La polemica
Il libro suscitò, come ricorda il Belli, una grande ondata di proteste e un'accesa polemica, soprattutto da parte della comunità ebraica internazionale, per la lettura che Arendt, ebrea e tedesca, dava dell'Olocausto e dell'antisemitismo in Germania. Arendt criticò anche l'impostazione del processo e il discorso d'apertura del pubblico ministero Gideon Hausner.
Perché il titolo è cambiato
Il titolo originale è Eichmann in Jerusalem. A Report on the Banality of Evil; l'editore italiano scelse di invertire l'ordine, mettendo in primo piano la banalità del male. Oggi quella formula è entrata nel linguaggio comune, spesso usata anche da chi il libro non l'ha mai letto.
Perché vedere La banalità del male oggi
La banalità del male resta attuale perché descrive un meccanismo che non riguarda solo il passato: persone ordinarie, non necessariamente fanatiche o crudeli, che collaborano al male obbedendo, conformandosi e smettendo di pensare con la propria testa.
Una lezione sul pensiero
È il nucleo del libro: i regimi totalitari funzionano perché trovano esecutori zelanti fra le persone comuni. Lo spettacolo non propone risposte facili, ma costringe lo spettatore a chiedersi dove passi il confine fra obbedienza e responsabilità.
Il teatro come tribunale
Portare in scena un processo significa trasformare la platea in un'aula. Nella sala raccolta del Belli, con il pubblico a pochi metri dall'attrice, questa dimensione diventa concreta: a nostro giudizio è la condizione ideale per un testo che chiede di giudicare e di essere giudicati. Il fatto che in scena ci sia una sola attrice, a dare voce al resoconto della filosofa tedesca davanti a una platea di pochi metri, rende ancora più evidente che il vero dibattimento avviene nella testa dello spettatore, e che a lui spetta l'ultima parola.
Il Teatro Belli: la sala di piazza Sant'Apollonia
Il Teatro Belli è una delle sale storiche del teatro di ricerca romano, in piazza di Sant'Apollonia 11/a, a Trastevere; il nome ufficiale di oggi è Teatro Belli di Antonio Salines, in omaggio all'attore e regista che lo riaprì nel 1972.
Una chiesa diventata palcoscenico
Secondo la storia pubblicata dal teatro, la sala occupa quella che fu la chiesa del monastero di Sant'Apollonia, da cui prende nome la piazza, ed era già attiva come teatro nella seconda metà dell'Ottocento. Negli anni Dieci del Novecento divenne un cinema chiamato AMOR; negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta ospitò locali notturni.
Antonio Salines
Nel 1969 Antonio Salines rilevò il Belli, chiuso da tempo e ridotto in rovina, quando la sua trasformazione in ristorante sembrava decisa. Lo restaurò e lo riaprì nel gennaio 1972, restandone direttore artistico per oltre quarant'anni.
Com'è fatta la sala
La scheda tecnica descrive un palcoscenico largo 9,25 metri e profondo 5, con boccascena di 6 metri per 4,30 e sipario manuale. Per lo spettatore significa una scatola scenica piccola, con il pubblico quasi a contatto con l'interprete: per un monologo di parola come La banalità del male è la dimensione giusta.
Trastevere intorno al Teatro Belli
Piazza di Sant'Apollonia è uno slargo fra i vicoli di Trastevere, a due passi da piazza di Santa Maria in Trastevere, la piazza della basilica e della fontana.
Santa Maria in Trastevere
La basilica di Santa Maria in Trastevere è la meta più naturale prima dello spettacolo: la facciata con i mosaici illuminati la sera è l'immagine che molti associano al rione.
Verso il Tevere
Scendendo verso il fiume si incontrano la basilica di Santa Cecilia e, oltre il lungotevere, l'Isola Tiberina. Verso nord Ponte Sisto collega il rione a via Giulia e a Campo de' Fiori.
Musei e colline
Il Museo di Roma in Trastevere, in piazza di Sant'Egidio, è a pochi minuti a piedi. Per chi ha la domenica libera prima della replica delle 17:30, la salita al Gianicolo è la passeggiata migliore della zona.
Come arrivare al Teatro Belli per La banalità del male
Il Teatro Belli si raggiunge con il tram 8, che percorre viale di Trastevere, scendendo alla fermata di piazza Belli e proseguendo a piedi verso piazza di Sant'Apollonia in pochi minuti.
In tram e bus
Il tram 8 collega piazza Venezia e largo di Torre Argentina con viale di Trastevere e Monteverde: dal centro storico è il modo più semplice, a patto di controllare prima che la linea sia in servizio regolare. Diverse linee di autobus percorrono viale di Trastevere e i lungotevere; il percorso aggiornato si verifica sui canali ufficiali del trasporto pubblico romano.
A piedi dal centro
Da Campo de' Fiori si attraversa Ponte Sisto e in una decina di minuti si arriva a piazza di Santa Maria in Trastevere; da lì piazza di Sant'Apollonia è a un passo. Spesso è la soluzione più veloce, perché il traffico serale su viale di Trastevere può essere intenso.
In auto e taxi
Trastevere è in gran parte zona a traffico limitato nelle ore serali e parcheggiare nei vicoli è quasi impossibile. Conviene lasciare l'auto fuori dal rione; in taxi ci si fa lasciare su viale di Trastevere o in piazza Trilussa.
Una curiosità sulla banalità del male al Teatro Belli — dal 29 al 31 gennaio 2027
La curiosità più significativa riguarda il calendario. Le tre recite al Teatro Belli cadono dal 29 al 31 gennaio 2027, pochi giorni dopo il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, la ricorrenza internazionale designata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005 per commemorare le vittime dell'Olocausto. In quei giorni Roma si riempie di incontri, letture e spettacoli dedicati alla Shoah, e La banalità del male arriva come una voce diversa: non una testimonianza delle vittime, ma un'indagine sul carnefice e sui meccanismi che lo hanno reso possibile. È una prospettiva che nel 1963 fece scandalo e che ancora oggi spiazza. La seconda curiosità riguarda il titolo stesso. Nell'originale inglese il libro si chiama Eichmann in Jerusalem, e la banalità del male compare solo nel sottotitolo; fu l'editore italiano a scegliere di invertire l'ordine. Così, almeno in Italia, la formula di Arendt è diventata il titolo, e poi un modo di dire. La terza curiosità è biografica: Eichmann e Arendt erano nati nello stesso anno, il 1906. L'imputato e la filosofa che lo osservava da inviata appartenevano alla stessa generazione tedesca, e avevano fatto scelte opposte.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla banalità del male al Teatro Belli — dal 29 al 31 gennaio 2027
Quello che le presentazioni non dicono è che La banalità del male è un libro molto più ironico di quanto la sua fama lasci pensare. Arendt descrive Eichmann con una precisione quasi comica: lo studente poco brillante, il rappresentante di commercio, l'uomo che entra nelle SS quasi per caso, su suggerimento di un amico, e che si iscrive al servizio di sicurezza confondendolo con quello di scorta delle alte personalità del partito. Proprio questa mediocrità, raccontata con distacco, è ciò che rende il libro così inquietante. Chi va a teatro aspettandosi soltanto un racconto doloroso scoprirà anche un ritratto grottesco, in cui l'orrore nasce dalla normalità. La seconda cosa riguarda la preparazione: non serve aver letto il libro per seguire lo spettacolo, ma conoscere a grandi linee chi era Eichmann e che cosa fu il processo di Gerusalemme aiuta a cogliere i passaggi più densi. La terza riguarda il pubblico. In una sala piccola come il Belli, uno spettacolo del genere crea un'atmosfera molto concentrata, a volte carica di emozione; a fine recita è naturale sentire il bisogno di parlarne. È un buon segno: vuol dire che la domanda di Arendt, come si diventa complici, è arrivata.
Il consiglio che ti do per visitare La banalità del male al Teatro Belli — dal 29 al 31 gennaio 2027
Il consiglio è costruire un pomeriggio della memoria prima dello spettacolo, approfittando della vicinanza di Trastevere con alcuni dei luoghi più importanti della storia ebraica di Roma. Dal Teatro Belli si arriva a piedi, attraversando l'Isola Tiberina, al Ghetto ebraico di Roma e al Museo Ebraico: prima di organizzare la visita conviene verificare giorni e orari di apertura sul sito del museo. Per chi vuole allargare lo sguardo, la scheda sui luoghi della memoria a Roma raccoglie le tappe principali, dalle pietre d'inciampo ai luoghi della Resistenza. Il secondo consiglio riguarda la replica: a nostro giudizio la domenica alle 17:30 è la più adatta, perché lascia il tempo di una visita al mattino e di una cena tranquilla dopo; il venerdì alle 21 è la più raccolta. Il terzo consiglio è di lettura: anche un solo capitolo del libro di Arendt, quello dedicato al ritratto dell'imputato, prepara bene alla serata.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che Hannah Arendt fu allieva di Martin Heidegger a Marburgo; si ricorda meno spesso che la sua tesi di laurea, discussa a Heidelberg nel 1929, era dedicata al concetto di amore in sant'Agostino. La filosofa che avrebbe descritto il totalitarismo e la banalità del male cominciò la sua carriera studiando l'amore in un padre della Chiesa. È un dettaglio che aiuta a capire il suo metodo: Arendt non parte mai dal male in astratto, ma dalle relazioni fra le persone, da ciò che le unisce e da ciò che le rende indifferenti le une alle altre. Un secondo fatto poco citato riguarda il suo modo di lavorare. Arendt insegnò in diverse università americane ma rifiutò sempre gli incarichi permanenti: preferiva restare libera. Anche il reportage per il New Yorker nasce da questa libertà, e la polemica che seguì il libro, ricordata dallo stesso Teatro Belli, fu il prezzo di quell'indipendenza. Uno spettacolo che porta in scena quel testo, oggi, rende omaggio anche al coraggio di chi scrive ciò che pensa, sapendo che non piacerà a nessuno.
La foto giusta da fare alla banalità del male al Teatro Belli — dal 29 al 31 gennaio 2027
Durante lo spettacolo nessuna fotografia. È una regola di rispetto verso l'interprete, e in una sala così piccola il bagliore di un telefono si vede dal palco e rompe la concentrazione di un testo che chiede silenzio. La foto giusta si fa fuori. La prima è l'ingresso del teatro in piazza di Sant'Apollonia al calar della sera, con l'insegna e la locandina di La banalità del male, quella con le arance su fondo grigio: la piazzetta è raccolta, la luce dei lampioni cade radente sulle facciate, e l'inquadratura restituisce l'idea del teatro di rione. La seconda è la facciata di Santa Maria in Trastevere vista dalla fontana, a pochi passi: i mosaici illuminati nel buio di fine gennaio sono una delle immagini più riconoscibili di Roma. La terza, per chi ha fatto il percorso della memoria nel pomeriggio, è il Tevere visto dall'Isola Tiberina, fra Trastevere e il Ghetto: due rioni che si guardano da una riva all'altra. Dopo la recita, se l'attrice esce a salutare il pubblico nel foyer, una foto con il foglio di sala è un gesto comune e ben accolto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Teatro Belli si legge per strati, come quella di Trastevere. Il primo strato è religioso: la sala occupa quella che fu la chiesa del monastero di Sant'Apollonia, dal quale ha preso il nome anche la piazza. Il secondo è ottocentesco: nella seconda metà del secolo l'edificio era già un teatro attivo, e sul suo palcoscenico passarono alcuni fra i grandi nomi della scena italiana. Il terzo è il cinema: negli anni Dieci del Novecento la sala divenne un cinematografo con l'insegna AMOR, come accadde a molti piccoli teatri quando il cinema muto conquistava il pubblico popolare. Il quarto è notturno: negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta vi si susseguirono locali notturni, fino alla chiusura dell'ultimo e all'abbandono. Il quinto strato comincia nel 1969, quando Antonio Salines rileva l'edificio in rovina, destinato a diventare un ristorante, e lo restaura. La riapertura del gennaio 1972 fa del Belli uno dei luoghi del teatro di ricerca romano. Da allora la sala ha accolto per decenni compagnie, autori e registi; il cartellone 2026/2027, con produzioni indipendenti, il Théâtre Français de Rome e spettacoli di teatro civile come La banalità del male, prosegue quella vocazione.
Chi è passato dalla banalità del male al Teatro Belli — dal 29 al 31 gennaio 2027
Il palcoscenico di piazza di Sant'Apollonia ha visto passare, fra Ottocento e primo Novecento, alcuni fra i nomi più grandi del teatro italiano. La storia pubblicata dal teatro cita Gustavo Modena, il grande attore risorgimentale; Ermete Novelli, fra i mattatori della scena fra Otto e Novecento; Leopoldo Fregoli, l'inventore del trasformismo teatrale; Lina Cavalieri, soprano e diva della Belle Époque; Ettore Petrolini, il comico romano che ha segnato il varietà del Novecento. Dopo la rinascita del 1972, per oltre quarant'anni la sala ha ospitato attori, registi e autori della ricerca italiana sotto la direzione di Antonio Salines. Nella stagione 2026/2027 sono passati dal Belli, fra gli altri, Massimo Odierna con La figlia di Kioto Zhang, Marianna Adamo con Le statue di sale, Claudia Coli con Sarfatti. Dal 29 al 31 gennaio 2027 tocca ad Anna Gualdo e Paola Bigatto, con la loro squadra, e con loro passano idealmente Hannah Arendt, inviata a Gerusalemme, e la domanda che lasciò al Novecento: come possono persone comuni diventare strumenti del male.
Organizzare la serata di La banalità del male a Trastevere
Le tre repliche di La banalità del male al Teatro Belli hanno orari diversi, e ognuna suggerisce un modo diverso di vivere Trastevere a fine gennaio.
Venerdì alle 21
È la replica della sera piena. Conviene arrivare nel rione verso le 19:30, mangiare qualcosa di veloce nelle strade verso piazza di San Cosimato e raggiungere piazza di Sant'Apollonia con un quarto d'ora di anticipo. All'uscita Trastevere è ancora animato, e un bicchiere nei vicoli verso piazza Trilussa chiude la serata.
Sabato alle 19
È la replica più comoda per chi vuole cenare dopo lo spettacolo senza fare tardi. Il sabato sera il rione si riempie presto e i locali migliori vanno prenotati: meglio fissare il tavolo prima di entrare in sala.
Domenica alle 17:30
È la replica ideale per chi arriva da fuori Roma, per le famiglie con ragazzi e per chi vuole dedicare la giornata a un percorso della memoria fra Trastevere e il Ghetto. Si esce all'ora di cena, con il buio già calato sui mosaici di Santa Maria in Trastevere.
Posti e visibilità
In una sala raccolta come il Belli quasi tutti i posti hanno buona visibilità. Le prime file sono molto vicine all'interprete e rendono l'esperienza più intensa; chi preferisce una visione d'insieme sceglie le file centrali.
Il cartellone del Teatro Belli a gennaio
La banalità del male chiude un mese di gennaio in cui il Teatro Belli alterna commedia contemporanea e teatro civile, con tariffe ufficiali di 20 euro interi e 15 ridotti anche per gli altri titoli.
Due settimane prima
Dal 15 al 17 gennaio il Belli ospita Non sono cento volte, scritto e diretto da Emiliano De Martino per EDM Factory, con Lucrezia Calzoni, Domiziano Toniolo, Roberta Pinto, Alfonso Brescia, Vincenzo Longobardi e la partecipazione di Marina Vitolo. La presentazione del teatro la descrive come una vera commedia fondata sui ritmi serrati della scrittura pinteriana.
Due modi di stare in sala
Chi segue il cartellone può vedere nello stesso mese due volti della piccola sala di piazza Sant'Apollonia: la commedia corale e il monologo di pensiero. È una varietà che appartiene alla storia del Belli fin dalla riapertura di Antonio Salines.
Dove mangiare prima o dopo La banalità del male
Trastevere è la zona di Roma con la più alta densità di trattorie, pizzerie e osterie, e intorno a piazza di Sant'Apollonia se ne trovano a ogni angolo; il punto è evitare quelle che vivono di turisti di passaggio.
Trattorie e pizzerie
Nelle strade verso viale di Trastevere e verso piazza di San Cosimato si trovano i locali frequentati dai romani, con prezzi più onesti rispetto alla piazza principale. Una pizza al taglio o un supplì prima della replica delle 21 sono la soluzione più rapida.
Dopo teatro
Dopo le repliche serali i vicoli fra piazza Trilussa e Santa Maria in Trastevere restano animati fino a tardi: per un bicchiere e per discutere di quello che si è visto, è la zona giusta.
Accessibilità, età e informazioni pratiche
Il Teatro Belli è una sala storica ricavata in un edificio antico fra i vicoli di Trastevere: chi ha esigenze di mobilità ridotta fa bene a telefonare al botteghino prima dell'acquisto per concordare l'accesso.
Il selciato del rione
I sampietrini di Trastevere sono irregolari e, dopo la pioggia, scivolosi. A fine gennaio scarpe comode e un ombrello pieghevole sono il consiglio più pratico.
Con i ragazzi
La banalità del male è uno spettacolo adatto agli studenti delle superiori, soprattutto a quelli che studiano la storia del Novecento o filosofia: lo spettacolo offre un accesso diretto a un testo fondamentale. Per i più piccoli il tema è troppo impegnativo, e conviene rimandare l'incontro con questo testo agli anni delle superiori.
Domande frequenti su La banalità del male
Quando va in scena La banalità del male al Teatro Belli?
La banalità del male va in scena al Teatro Belli di Roma dal 29 al 31 gennaio 2027: venerdì alle 21, sabato alle 19 e domenica alle 17:30.
Quanto costano i biglietti per La banalità del male?
Per La banalità del male il Teatro Belli pubblica tariffe ufficiali di 20 euro per l'intero e 15 euro per il ridotto. I biglietti si acquistano al botteghino di piazza Sant'Apollonia o sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal teatro.
Chi ha scritto e chi interpreta lo spettacolo?
Lo spettacolo La banalità del male è scritto e diretto da Paola Bigatto e Anna Gualdo, tratto dall'opera di Hannah Arendt; in scena c'è Anna Gualdo. La produzione è di Società per Attori.
Di cosa parla La banalità del male di Hannah Arendt?
La banalità del male di Hannah Arendt è il resoconto del processo ad Adolf Eichmann, celebrato a Gerusalemme nel 1961, scritto per il New Yorker e pubblicato in volume nel 1963. Arendt vi sostiene che il male di Eichmann nascesse dall'incapacità di pensare, più che da un'indole malvagia.
Dove si trova il Teatro Belli?
Il Teatro Belli si trova in piazza di Sant'Apollonia 11/a, a Trastevere, a pochi passi da piazza di Santa Maria in Trastevere. Si raggiunge con il tram 8, fermata piazza Belli, o a piedi dal centro attraverso Ponte Sisto.
Lo spettacolo è adatto agli studenti?
La banalità del male è adatto agli studenti delle superiori e dell'università, in particolare a chi studia storia del Novecento e filosofia. La replica della domenica alle 17:30 è la più comoda per le famiglie e per chi arriva da fuori Roma.
Perché lo spettacolo è in scena a fine gennaio?
Le date di La banalità del male al Teatro Belli, dal 29 al 31 gennaio 2027, cadono pochi giorni dopo il 27 gennaio, Giorno della Memoria dedicato alle vittime dell'Olocausto. Il teatro non collega esplicitamente le due cose, ma la vicinanza rende lo spettacolo particolarmente attuale.
Il consiglio finale su La banalità del male
Pochi libri del Novecento sono stati tanto citati e così poco letti come La banalità del male. Uno spettacolo che lo porta in scena, in una sala raccolta come il Belli e nella settimana del Giorno della Memoria, è un'occasione per scoprire che cosa scrisse davvero Hannah Arendt, al di là della formula. A nostro giudizio è una serata adatta a chi ama il teatro di parola e il teatro civile, e soprattutto ai ragazzi che studiano il Novecento: tre repliche soltanto, prezzi contenuti, un'interprete sola davanti al pubblico. Il consiglio è abbinare lo spettacolo a una visita al Ghetto e al Museo Ebraico, dall'altra parte del Tevere, scegliere la replica della domenica pomeriggio se si viene con i ragazzi e fermarsi dopo, a Trastevere, a parlarne. È quello che Arendt chiedeva ai suoi lettori: pensare, e non smettere di farlo.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.

