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La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli — dall’8 all’11 ottobre 2026

La figlia di Kioto Zhang, commedia scritta da Massimo Odierna e prodotta da Golden Art, va in scena al Teatro Belli di Trastevere, in Piazza di Sant'Apollonia 11/a, da giovedì 8 a domenica 11 ottobre 2026: giovedì e venerdì alle 21, sabato alle 19, domenica alle 17.30. Il biglietto ufficiale costa 20 euro intero e 15 euro ridotto, secondo la scheda pubblicata dal teatro; si acquista al botteghino di piazza Sant'Apollonia (telefono 06 5894875, aperto dal martedì alla domenica prima delle rappresentazioni) oppure sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal sito ufficiale della sede. In scena Irene Ciani, Enoch Marrella, Francesco Petruzzelli, Maria Giulia Scarcella, Giovanni Serratore e Sofia Elena Taglioni. Il teatro si raggiunge col tram 8 e con le linee di superficie che percorrono viale di Trastevere, scendendo all'altezza di piazza Belli e proseguendo a piedi per pochi minuti nei vicoli verso piazza di Santa Maria in Trastevere.

Quattro sere, una sala piccola e un testo che dichiara fin dalla trama la propria vocazione all'assurdo. Chi sceglie il Belli sceglie la distanza corta: gli attori sono a un paio di metri, le battute arrivano senza microfono, e una commedia grottesca in un ambiente così raccolto funziona per contagio. Sotto trovate tutto quello che serve per organizzare la serata, il racconto della sala e del quartiere, e il ritratto dell'autore.

La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli in breve

Lo spettacolo resta in cartellone per quattro repliche consecutive, dall'8 all'11 ottobre 2026, ed è il titolo che apre la stagione autunnale in evidenza sul sito del Teatro Belli. Il cartellone della sala prosegue poi con Le statue di sale di Marianna Adamo dal 23 al 25 ottobre, segno che la finestra per vedere il lavoro di Odierna è stretta e non si allunga.

Date e orari delle quattro repliche

Giovedì 8 e venerdì 9 ottobre sipario alle 21. Sabato 10 ottobre alle 19, orario che permette di cenare dopo con calma in Trastevere. Domenica 11 ottobre alle 17.30, la replica più comoda per chi arriva da fuori Roma o per chi preferisce il pomeriggio. Gli orari sono quelli indicati dalla scheda spettacolo del teatro e dal portale turistico di Roma Capitale, che coincidono.

Prezzi pubblicati dal teatro

La scheda ufficiale riporta due tariffe: 20 euro il biglietto intero, 15 euro il ridotto. Le condizioni per il ridotto non sono dettagliate nella scheda; conviene chiederle al botteghino al momento dell'acquisto o per telefono.

Compagnia e produzione

Il testo è di Massimo Odierna, la produzione è di Golden Art, la stessa sigla che porta al Belli, a fine novembre, Sarfatti di Angela Dematté con Claudia Coli per la regia di Andrea Chiodi. Sei gli interpreti in locandina: Irene Ciani, Enoch Marrella, Francesco Petruzzelli, Maria Giulia Scarcella, Giovanni Serratore, Sofia Elena Taglioni.

La trama di La figlia di Kioto Zhang

La figlia di Kioto Zhang racconta la ricerca di una ragazza scomparsa, la «dolce Noa», attraverso tre personaggi che non hanno alcuna attitudine all'eroismo. Il materiale di presentazione diffuso dal teatro descrive una pièce volutamente assurda, affollata di figure eccentriche.

Thomas, Libero e la dolce Noa

Thomas vive alla giornata, fra donne conosciute di sera in sera e alcol in abbondanza. Durante uno dei suoi appuntamenti lo avvicina Libero, compagno d'avventure dei tempi degli scout, che lo implora di aiutarlo a ritrovare Noa, una ragazza di sedici anni di cui si è invaghito e di cui si sono perse le tracce. Noa è la figlia di Kioto Zhang, il temibile capo delle guardie del Palazzo Imperiale. Thomas in un primo momento respinge la richiesta come un'assurdità.

Amèlie e il rovesciamento

Poi il meccanismo si ribalta: è Thomas stesso a servirsi della vicenda per riconquistare Amèlie, la sua ex fidanzata, una ragazza che pratica la gentilezza, si mette dalla parte dei più deboli ed è pronta a salvare il mondo. Le tre vite finiscono per convergere nella ricerca della ragazza scomparsa. È la molla classica della commedia: un uomo che finge una causa nobile per un fine privato e che la causa, strada facendo, trascina altrove.

Una galleria di figure grottesche

Intorno ai tre protagonisti la presentazione elenca un padre pederasta, una madre devota, una maga scorbutica, e poi Jasmine, Sharon, Tinetta, Clotide, Brooke e un maestro spirituale. Sei attori per una popolazione così numerosa significa quasi certamente ruoli multipli e cambi rapidi: su un palcoscenico di otto metri utili il ritmo dipende da questo. Il tono è quello del grottesco, con un tema scomodo trattato attraverso la deformazione; chi porta ragazzi deve tenerne conto.

Massimo Odierna, autore di La figlia di Kioto Zhang

Massimo Odierna è attore, drammaturgo e docente, formato in Accademia e poi scelto da Luca Ronconi in uno dei suoi ultimi laboratori. La sua scrittura teatrale è segnata dal gusto per il grottesco e per i personaggi che oscillano fra vittima e carnefice, come ha raccontato lui stesso in una lunga intervista alla webzine Theatron 2.0 nel 2019.

La scuola di Ronconi

Dopo l'Accademia Odierna ha partecipato a quattro laboratori con Luca Ronconi, al Centro Teatrale Santacristina, la residenza umbra che il regista aveva fondato per lavorare con gli attori fuori dalla pressione della produzione. In quel primo laboratorio Ronconi individuò un piccolo gruppo, di cui facevano parte Odierna, Fabrizio Falco, Sara Putignano e Lucrezia Guidoni, con cui sviluppò poi i Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello, debuttati a Spoleto. Odierna ricorda quella stagione come la sua vera formazione: il rigore quasi maniacale sul testo, la capacità del maestro di parlare con l'ultimo arrivato con la stessa attenzione riservata ai nomi celebri.

La trilogia del disagio

Come autore Odierna ha firmato tre testi riuniti sotto il titolo Disalogy, una trilogia del disagio: Toy Boy (2016), coprodotto con BluTeatro e Progetto Goldstein, dramma grottesco su una coppia che affitta un giovane per una sera per sfogare fantasie represse; Posso lasciare il mio spazzolino da te? (2017), dove tre individui si danno una sorta di addio, con un mostro in scena trattato come parodia da film horror; Signorotte (2019), nato con più di cento pagine e poi asciugato, sull'incontro di tre amiche dopo molti anni. Tutti e tre scritti e diretti da lui nei teatri romani.

Il cre-attore

Odierna si definisce un «cre-attore»: un attore che crea i mondi che poi porta in scena, regista soltanto dei propri testi. Racconta di scrivere in modo compulsivo, di lasciarsi guidare dalle visioni e dai dialoghi, di cercare storie dove personaggi molto diversi si incontrano a causa di un disagio comune. Evita il taglio morale e non vuole lasciare messaggi; gli interessano la paura, la solitudine, l'amicizia, il contrasto tra forza e debolezza.

BluTeatro e l'insegnamento

È socio fondatore di BluTeatro, compagnia di giovani attori professionisti under 35, e ha insegnato improvvisazione e scrittura creativa alla scuola del Teatro dell'Orologio. Dice che insegnare lo aiuta a scrivere meglio e che scrivere gli serve per essere un attore migliore.

L'anima pop e partenopea

Nell'intervista del 2019 Odierna rivendica una quota di teatralità partenopea e la passione per gli anni Ottanta e Novanta, fra Ritorno al futuro e i video di Michael Jackson: quando può inserisce un passaggio musicale, quasi un videoclip, in cui all'improvviso si balla, anche il personaggio più cattivo. È un indizio utile per La figlia di Kioto Zhang: una galleria di figure come quella della trama si presta a questo tipo di rottura.

Golden Art e gli interpreti

La produzione è firmata Golden Art, sigla presente più volte nel cartellone 2026/27 del Belli: oltre a questo titolo, Sarfatti dal 24 al 29 novembre e, come Goldenart Production insieme ad altri partner, Re_Mare di Francesco Bonomo e Daniel Dwerryhouse dall'1 al 6 dicembre.

Sei attori in scena

Irene Ciani, Enoch Marrella, Francesco Petruzzelli, Maria Giulia Scarcella, Giovanni Serratore e Sofia Elena Taglioni compongono il cast indicato dal teatro. La distribuzione dei ruoli non è pubblicata: chi interpreta Thomas, Libero o Amèlie si scopre in sala. Con una quindicina di personaggi citati e sei interpreti, il lavoro di trasformazione è parte dello spettacolo.

Perché conta la sala

Un cast di questa misura su un boccascena largo sei metri costringe a una recitazione di precisione: nessuno può nascondersi, ogni cambio di costume deve essere rapido. È il tipo di prova in cui le compagnie giovani mostrano di che pasta sono fatte.

Il Teatro Belli: la sala di piazza Sant'Apollonia

Il Teatro Belli è una delle sale storiche del teatro di ricerca a Roma, in Piazza di Sant'Apollonia 11/a, a Trastevere. Il nome ufficiale di oggi è Teatro Belli di Antonio Salines, in omaggio all'attore e regista che lo riaprì nel 1972.

Da chiesa conventuale a palcoscenico

Secondo la storia pubblicata dal teatro, la sala occupa quella che fu la chiesa del monastero di Sant'Apollonia, da cui prende nome anche la piazza, ed era già attiva come teatro nella seconda metà dell'Ottocento. Nei decenni successivi è passata per molte vite: negli anni Dieci del Novecento divenne un cinema chiamato AMOR, negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta ospitò locali notturni, l'ultimo dei quali chiuse dopo un fatto di sangue avvenuto proprio all'ingresso.

La rinascita con Antonio Salines

Nel 1969 Antonio Salines rilevò il Belli, chiuso da tempo e ridotto a un cumulo di macerie, quando la sua trasformazione in ristorante sembrava decisa. Lo restaurò completamente e lo riaprì al pubblico nel gennaio 1972. Per oltre quarant'anni Salines ne fu il direttore artistico, ospitando e producendo attori, registi e autori che fecero del Belli uno dei teatri storici dell'avanguardia italiana.

Com'è fatta la sala

La scheda tecnica descrive un palcoscenico largo 9,25 metri e profondo 5, con uno spazio utile di 8 metri per 4,54, un leggero declivio del 2,5 per cento, graticcia a 6,80 metri e boccascena di 6 metri per 4,30, con sipario manuale. La scheda indica anche un'altezza di un metro per il piano della platea. Tradotto per lo spettatore: una scatola scenica piccola, con il pubblico quasi a contatto con gli attori, come sottolinea il teatro stesso. Cinque camerini, un proiettore e uno schermo sul fondale per chi lavora con il video.

Trastevere intorno al Teatro Belli

Piazza di Sant'Apollonia è uno slargo dei vicoli trasteverini a due passi da piazza di Santa Maria in Trastevere, la piazza della basilica e della fontana, il centro sociale del rione da secoli. Arrivare mezz'ora prima permette di vederla con le luci della sera.

Santa Maria in Trastevere

La basilica di Santa Maria in Trastevere è la meta più naturale prima dello spettacolo: la facciata con i mosaici illuminati la sera è il fondale che molti romani associano al quartiere. Entrare dipende dagli orari della chiesa; guardarla dalla piazza è sempre possibile.

Verso il Tevere e l'Isola Tiberina

Scendendo verso il fiume si incontrano Santa Cecilia in Trastevere, Sant'Agata e, oltre il lungotevere, l'Isola Tiberina. Verso nord, Ponte Sisto collega il rione a via Giulia e a Campo de' Fiori.

Musei e colline

Il Museo di Roma in Trastevere in piazza di Sant'Egidio è a pochi minuti a piedi, così come Santa Maria della Scala. Per chi ha la domenica pomeriggio libera prima della replica delle 17.30, la salita al Gianicolo passando per San Pietro in Montorio è la passeggiata migliore della zona.

Come arrivare al Teatro Belli

Il Teatro Belli si raggiunge con il tram 8, che percorre viale di Trastevere, scendendo alla fermata di piazza Belli e proseguendo a piedi verso piazza di Sant'Apollonia. Il tratto a piedi passa per i vicoli e richiede pochi minuti.

In tram e bus

Il tram 8 collega piazza Venezia e largo di Torre Argentina con viale di Trastevere e Monteverde: dal centro storico è il modo più semplice, a patto di controllare prima che la linea sia in servizio regolare, perché negli ultimi anni è stata più volte sostituita da bus durante i lavori. Anche diverse linee di autobus percorrono viale di Trastevere e i lungotevere; conviene verificare il percorso aggiornato sui canali ufficiali del trasporto pubblico romano, soprattutto nelle sere di sabato e domenica.

A piedi dal centro

Da Campo de' Fiori si attraversa Ponte Sisto e in una decina di minuti si raggiunge piazza di Santa Maria in Trastevere; da lì piazza di Sant'Apollonia è a un passo. È la soluzione più romana e spesso la più veloce, perché il traffico serale su viale di Trastevere può essere intenso.

In auto e taxi

Trastevere è in gran parte zona a traffico limitato nelle ore serali, e il parcheggio nei vicoli è quasi impossibile. Chi arriva in auto fa meglio a lasciarla fuori dal rione, sul lungotevere o verso viale di Trastevere, e completare a piedi. In taxi conviene farsi lasciare su viale di Trastevere o in piazza Trilussa.

Organizzare la serata a Trastevere

Una replica del Belli si incastra bene in una serata trasteverina: lo spettacolo, di durata non comunicata ma prevedibilmente compatibile con una cena, lascia tempo prima o dopo.

Giovedì e venerdì alle 21

Con l'inizio alle 21 conviene cenare prima, presto, oppure puntare su un aperitivo robusto e rimandare a dopo. Trastevere resta vivo fino a tardi e a fine replica trovare un tavolo è possibile anche dopo le 23 in molti locali.

Sabato alle 19

L'orario del sabato è il più furbo: si esce dalla sala verso le 20.30 o poco dopo e si cena all'ora giusta, quando il quartiere è nel suo momento migliore. Prenotare la cena è comunque prudente: il sabato sera Trastevere è la zona più affollata di Roma.

Domenica alle 17.30

La replica della domenica pomeriggio si presta a una giornata completa: passeggiata al Gianicolo o visita a un museo del rione, spettacolo, poi cena presto.

Biglietti per La figlia di Kioto Zhang

I biglietti per La figlia di Kioto Zhang costano 20 euro interi e 15 euro ridotti, secondo le tariffe ufficiali indicate dal Teatro Belli. Si comprano al botteghino di piazza Sant'Apollonia o sul circuito di prevendita autorizzato che il teatro indica nella scheda dello spettacolo.

Il botteghino

Il botteghino del Belli è aperto dal martedì alla domenica prima dell'inizio delle rappresentazioni; il numero è 06 5894875 e l'indirizzo di posta è botteghino@teatrobelli.it. Per una sala di queste dimensioni la telefonata resta il modo più rapido per sapere quanti posti restano.

Posti e visibilità

In una sala raccolta come questa quasi tutti i posti hanno buona visibilità. Le prime file sono molto vicine agli attori: chi ama il teatro fisico le preferisce, chi teme il coinvolgimento sceglie le file centrali.

Accessibilità e informazioni pratiche

Il Teatro Belli è una sala storica ricavata in un edificio antico nei vicoli di Trastevere: chi ha esigenze di mobilità ridotta fa bene a telefonare al botteghino prima dell'acquisto per concordare l'accesso.

Il selciato del rione

I sampietrini di Trastevere sono irregolari e, dopo la pioggia, scivolosi. Scarpe comode e un po' di margine sull'orario sono il consiglio più pratico per tutti.

Con i ragazzi

La trama include temi adulti trattati in chiave grottesca, fra cui la figura di un padre pederasta: lo spettacolo è pensato per un pubblico adulto. Per i più piccoli il Belli propone a dicembre le fiabe in inglese di Extrateatro.

Dove mangiare prima o dopo lo spettacolo

Trastevere è la zona di Roma con la più alta densità di trattorie, pizzerie e osterie, e intorno a piazza di Sant'Apollonia se ne trovano a ogni angolo. Il problema non è trovare un posto, è evitare quelli che vivono di turisti di passaggio.

Trattorie e pizzerie

Nelle strade verso viale di Trastevere e verso piazza di San Cosimato si trovano i locali frequentati dai romani, con prezzi più onesti rispetto alla piazza principale. La pizza al taglio o una supplì prima dello spettacolo delle 21 sono la soluzione più rapida.

Dopo teatro

Dopo le repliche serali i vicoli fra piazza Trilussa e Santa Maria in Trastevere restano pieni fino a tardi: per un bicchiere e due chiacchiere sullo spettacolo è la zona giusta. Il sabato conviene prenotare.

Una curiosità su La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli — dall'8 all'11 ottobre 2026

Il titolo stesso è un piccolo caso. Sul sito del Teatro Belli lo spettacolo si chiama La figlia di Kioto Zhang, con la g finale, mentre il portale turistico di Roma Capitale lo registra nel titolo come Kioto Zhan, pur scrivendo Zhang nella sinossi. È la grafia del teatro quella da tenere a mente, anche per cercare lo spettacolo al botteghino. Il nome del personaggio, un capo delle guardie di un Palazzo Imperiale, è già una dichiarazione di poetica: un orientalismo di fantasia, volutamente fuori contesto, che colloca la vicenda in una geografia da fumetto più che in un luogo reale. Accanto a lui Odierna mette uno scout adulto, un seduttore alcolizzato, una ragazza votata alla gentilezza universale e una maga scorbutica, cioè figure prese da immaginari diversissimi e costrette a condividere la stessa scena. È la stessa strategia che l'autore descriveva nel 2019 parlando della sua trilogia del disagio: personaggi lontani tra loro che si incontrano, si scontrano e vanno per la loro strada a causa di un disagio comune. C'è poi un dettaglio che chi conosce il Belli apprezzerà: una commedia così popolata, con una quindicina di personaggi nominati, affidata a sei interpreti su una scena utile di otto metri per quattro e mezzo. In sale più grandi il trasformismo passa inosservato; qui, a pochi metri, ogni cambio d'identità diventa parte dello spettacolo e il pubblico lo vede nascere. È un gioco d'attore antico, che nel teatro di rivista e nel varietà aveva i suoi maestri, e in questa sala trova la misura adatta.

Una cosa che non ti dice nessuno su La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli — dall'8 all'11 ottobre 2026

La cosa che nessuno dice è che al Belli l'orario del sabato vale più degli altri. La replica delle 19 è la meno ovvia e spesso la più piacevole: si esce quando Trastevere si accende davvero e si cena all'ora in cui i romani si siedono a tavola, senza dover scegliere fra un pasto frettoloso prima e uno tardissimo dopo. Il giovedì e il venerdì alle 21 funzionano per chi abita vicino; la domenica alle 17.30 è perfetta per chi viene da fuori. Un secondo punto riguarda la sala: le dimensioni raccolte rendono buone quasi tutte le file, ma le prime sono davvero vicine agli attori. In una commedia grottesca con una galleria di personaggi stravaganti, sedere lì significa diventare parte della scena, volenti o nolenti. Chi preferisce osservare senza essere guardato scelga il centro della platea. Terzo: il biglietto intero a 20 euro è fra i più bassi della prosa romana per uno spettacolo con sei attori in scena, e il ridotto a 15 euro rende la serata accessibile anche a studenti e giovani. Le condizioni del ridotto si chiedono al botteghino. Infine, il consiglio più pratico: i vicoli intorno a piazza di Sant'Apollonia sono stretti e bui, e la prima volta si sbaglia strada. Chi arriva col tram 8 da piazza Belli tenga come riferimento piazza di Santa Maria in Trastevere e, da lì, cerchi la piazzetta laterale. Cinque minuti di margine evitano di entrare a luci spente.

Il consiglio che ti do per visitare La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli — dall'8 all'11 ottobre 2026

Conviene andarci sapendo che cosa si va a vedere. La figlia di Kioto Zhang non è una commedia brillante da prima serata televisiva: è un testo di un autore che si definisce «cre-attore», cresciuto alla scuola di Luca Ronconi, e che nella sua trilogia del disagio ha lavorato sull'ambivalenza dei personaggi, sul grottesco, sulla risata che nasce dall'imbarazzo. La trama lo annuncia con chiarezza: un seduttore che strumentalizza la scomparsa di una sedicenne per riconquistare la ex, un padre pederasta fra le figure di contorno, un maestro spirituale. È materiale scomodo, messo in scena con il linguaggio dell'assurdo. Se questo registro vi incuriosisce, è la serata giusta; se cercate l'evasione pura, meglio altrove. Seconda indicazione: prenotate per telefono. Il Belli è una sala piccola, quattro repliche sono poche, e le compagnie giovani portano spesso in sala amici, colleghi e allievi delle scuole di recitazione, riempiendo le prime sere. Il sabato alle 19 è l'orario che consiglio a chi vuole unire teatro e cena; la domenica alle 17.30 a chi arriva da fuori città. Terzo: arrivate con un quarto d'ora di anticipo e fate il giro lungo, passando per piazza di Santa Maria in Trastevere. Vedere la facciata della basilica illuminata prima di entrare in una sala che fu chiesa di un monastero dà il senso della stratificazione di questo quartiere, dove un teatro d'avanguardia può abitare le mura di un convento. Infine, restate al bar di sala o in piazza qualche minuto dopo gli applausi: nelle sale di questa misura attori e autore spesso escono a salutare, e parlare con chi ha appena recitato è parte del piacere del teatro off.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Lo sanno gli appassionati, ma lo si dice poco: il Teatro Belli è sopravvissuto per un soffio. Nel 1969, quando Antonio Salines lo rilevò, la sala era chiusa da tempo, ridotta a un cumulo di macerie, e il suo destino sembrava segnato: la trasformazione in ristorante era data per certa. Salines, attore e regista, la restaurò completamente e la riaprì al pubblico nel gennaio 1972. Da quel momento, per più di quarant'anni, ne fu il direttore artistico, ospitando e producendo attori, registi e autori che fecero del Belli uno dei teatri storici dell'avanguardia italiana. Per questo oggi il nome ufficiale è Teatro Belli di Antonio Salines. È una vicenda tipica della Roma degli anni Settanta, quando le cantine, gli scantinati e le sale abbandonate del centro storico divennero i luoghi del nuovo teatro: spazi piccoli, spesso ricavati in edifici nati per tutt'altro, dove si sperimentava con pochi mezzi e molto pubblico giovane. Molte di quelle sale non esistono più; il Belli è fra quelle che hanno attraversato i decenni restando fedeli alla loro funzione. C'è un secondo fatto, meno noto ancora: prima di diventare un teatro di ricerca, il Belli era già stato un teatro ottocentesco, un cinema negli anni Dieci del Novecento con l'insegna AMOR, e poi un locale notturno fra gli anni Cinquanta e i primi Sessanta. L'ultimo night chiuse dopo un fatto di sangue accaduto all'ingresso. Ogni volta che si entra per uno spettacolo come La figlia di Kioto Zhang si calpesta anche questa storia, che la sala non racconta ma che è impressa nei suoi muri.

La foto giusta da fare a La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli — dall'8 all'11 ottobre 2026

Durante lo spettacolo niente fotografie: è una regola di rispetto verso gli attori prima ancora che un divieto, e in una sala così piccola il bagliore di un telefono si vede dal palco. La foto giusta si fa fuori, e ne suggerisco tre. La prima è l'ingresso del teatro in piazza di Sant'Apollonia al calar della sera, con l'insegna e la locandina dello spettacolo: la piazzetta è raccolta, la luce dei lampioni cade radente sulle facciate e l'inquadratura restituisce l'idea del teatro di rione meglio di qualsiasi immagine promozionale. Conviene scattare in orizzontale, includendo un pezzo di selciato. La seconda foto è la facciata di Santa Maria in Trastevere vista dalla fontana, a pochi passi: i mosaici illuminati nel buio sono una delle immagini più riconoscibili di Roma e danno il contesto della serata. La terza, per chi va alla replica della domenica alle 17.30, è quella dal Gianicolo nel primo pomeriggio: salendo da San Pietro in Montorio e dalla Fontana dell'Acqua Paola si ha davanti la distesa dei tetti del centro, con le cupole e il Vittoriano. È una passeggiata che si fa in un'ora, prima di scendere verso il teatro. Per un ricordo più personale, a fine replica si può chiedere agli attori una foto nel foyer o in piazza: nelle sale off è un gesto comune e ben accolto, e resta una testimonianza più viva della locandina.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Teatro Belli si legge per strati, come quella di Trastevere. Il primo strato è religioso: la sala occupa quella che fu la chiesa del monastero di Sant'Apollonia, dal quale ha preso il nome anche la piazza. È un'origine che il teatro ricorda nella sua storia ufficiale e che spiega la forma raccolta dell'ambiente. Il secondo strato è ottocentesco: nella seconda metà del secolo l'edificio era già un teatro attivo, e sul suo palcoscenico passarono alcuni fra i grandi nomi della scena italiana dell'epoca. Il terzo strato è quello del cinema: negli anni Dieci del Novecento la sala divenne un cinematografo con l'insegna AMOR, come accadde a molti piccoli teatri italiani nel momento in cui il cinema muto conquistava il pubblico popolare. Il quarto strato è notturno: negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta vi si susseguirono locali notturni, fino alla chiusura dell'ultimo dopo un fatto di sangue avvenuto all'ingresso. Seguì un periodo di abbandono. Il quinto strato comincia nel 1969, quando Antonio Salines rilevò l'edificio ormai in rovina, destinato a diventare un ristorante, e lo restaurò. La riapertura del gennaio 1972 fece del Belli uno dei luoghi del teatro di ricerca romano, in una stagione in cui la città era uno dei centri della sperimentazione scenica italiana. Da allora la sala ha accolto per decenni compagnie, autori e registi; il cartellone attuale, con le produzioni Golden Art, il Théâtre Français de Rome e le compagnie giovani, prosegue quella vocazione all'ospitalità.

Chi è passato da La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli — dall'8 all'11 ottobre 2026

Il palcoscenico di piazza di Sant'Apollonia ha visto passare, già nell'Ottocento e nei primi anni del Novecento, alcuni fra i nomi più grandi del teatro italiano. La storia pubblicata dal teatro cita Gustavo Modena, il grande attore risorgimentale che rinnovò la recitazione tragica; Ermete Novelli, fra i mattatori della scena fra Otto e Novecento; Leopoldo Fregoli, l'inventore del trasformismo teatrale, capace di interpretare decine di personaggi in una sola serata; Lina Cavalieri, soprano e diva della Belle Époque; Ettore Petrolini, il comico romano che ha segnato il varietà e il teatro del Novecento. Il nome di Fregoli ha un'eco curiosa con La figlia di Kioto Zhang: una commedia con una quindicina di personaggi affidati a sei attori chiede proprio quella rapidità di trasformazione che Fregoli aveva portato all'estremo. E Petrolini, con le sue parodie e i suoi personaggi deformati, è un antenato naturale del grottesco che Massimo Odierna rivendica nella propria scrittura. Dopo la rinascita del 1972, per oltre quarant'anni la sala ha ospitato attori, registi e autori della ricerca italiana sotto la direzione di Antonio Salines. Oggi il cartellone porta nomi come Claudia Coli, protagonista di Sarfatti per la regia di Andrea Chiodi, Francesco Bonomo, Moisé Curia e compagnie come Blucinque e il Théâtre Français de Rome. In ottobre tocca a Odierna e ai sei interpreti di Golden Art: Irene Ciani, Enoch Marrella, Francesco Petruzzelli, Maria Giulia Scarcella, Giovanni Serratore e Sofia Elena Taglioni aggiungono il loro nome a questa lunga fila.

Il cartellone del Teatro Belli dopo La figlia di Kioto Zhang

La stagione 2026/27 del Teatro Belli prosegue dopo l'11 ottobre con una serie di titoli brevi, ciascuno in scena per pochi giorni, secondo la formula tipica della sala.

Ottobre e novembre

Dal 23 al 25 ottobre Le statue di sale, scritto e diretto da Marianna Adamo. Dal 5 all'8 novembre Vite da strada di Tommaso Agnese con Moisé Curia e Manuela Zero. Dal 10 al 15 novembre Je te donnerai une voix con il Théâtre Français de Rome. Dal 17 al 19 novembre Il calamaro di e con Lia Grieco, con musiche e canzoni di Lia Grieco e Fulminacci. Il 21 e 22 novembre Danscirque di Blucinque. Dal 24 al 29 novembre Sarfatti di Angela Dematté, altra produzione Golden Art.

Dicembre

Dall'1 al 6 dicembre Re_Mare di Francesco Bonomo e Daniel Dwerryhouse, dall'8 all'11 dicembre Luci rotte di Barbara Giordano, e a ridosso delle feste gli spettacoli in inglese per ragazzi di Extrateatro.

Ottobre a Roma: il periodo giusto

La seconda settimana di ottobre a Roma è un periodo favorevole per le serate a teatro: le temperature sono ancora miti, si può passeggiare in maniche di camicia o con una giacca leggera, e il rione di sera è vivo ma meno congestionato che in estate.

Il clima

Ottobre è però anche il mese delle prime piogge autunnali, spesso brevi e intense. Un ombrello pieghevole in borsa è una precauzione sensata, soprattutto per i vicoli di Trastevere, dove il selciato bagnato diventa insidioso.

La città in quei giorni

Nelle stesse settimane Roma è attraversata dalla stagione dei festival autunnali e dalla riapertura delle grandi sale: chi resta qualche giorno può comporre un piccolo itinerario teatrale fra le sale off e i palcoscenici maggiori.

Domande frequenti su La figlia di Kioto Zhang

Quando va in scena La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli?

La figlia di Kioto Zhang va in scena al Teatro Belli da giovedì 8 a domenica 11 ottobre 2026. Giovedì e venerdì il sipario si apre alle 21, sabato alle 19 e domenica alle 17.30, secondo la scheda pubblicata dal teatro.

Quanto costano i biglietti di La figlia di Kioto Zhang?

I biglietti di La figlia di Kioto Zhang costano 20 euro interi e 15 euro ridotti, secondo le tariffe ufficiali del Teatro Belli. Si acquistano al botteghino di piazza Sant'Apollonia o sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal teatro.

Dove si trova il Teatro Belli?

Il Teatro Belli si trova in Piazza di Sant'Apollonia 11/a, 00153 Roma, a Trastevere, a pochi passi da piazza di Santa Maria in Trastevere. Si raggiunge col tram 8, scendendo all'altezza di piazza Belli su viale di Trastevere e proseguendo a piedi.

Chi ha scritto La figlia di Kioto Zhang?

La figlia di Kioto Zhang è scritta da Massimo Odierna, attore e drammaturgo formato alla scuola di Luca Ronconi, autore della trilogia del disagio Disalogy con Toy Boy, Posso lasciare il mio spazzolino da te? e Signorotte. La produzione è di Golden Art.

Chi sono gli attori di La figlia di Kioto Zhang?

Il cast di La figlia di Kioto Zhang al Teatro Belli comprende Irene Ciani, Enoch Marrella, Francesco Petruzzelli, Maria Giulia Scarcella, Giovanni Serratore e Sofia Elena Taglioni. La distribuzione dei singoli ruoli non è indicata nella scheda del teatro.

La figlia di Kioto Zhang è adatto ai ragazzi?

La figlia di Kioto Zhang è una commedia grottesca con temi adulti, fra cui la ricerca di una sedicenne scomparsa e la figura di un padre pederasta, ed è pensata per un pubblico adulto. Per i più piccoli il Teatro Belli propone a dicembre spettacoli per ragazzi in inglese.

Come si contatta il botteghino del Teatro Belli?

Il botteghino del Teatro Belli risponde al numero 06 5894875 e all'indirizzo botteghino@teatrobelli.it. È aperto dal martedì alla domenica prima dell'inizio delle rappresentazioni, ed è il canale più diretto per chiedere posti e condizioni del ridotto.

Si può parcheggiare vicino al Teatro Belli?

Parcheggiare vicino al Teatro Belli è difficile: Trastevere ha varchi a traffico limitato nelle ore serali e i vicoli sono strettissimi. Conviene lasciare l'auto fuori dal rione, sul lungotevere o in zona viale di Trastevere, oppure usare il tram 8.

Il consiglio finale

Prenotate il sabato alle 19, telefonando al botteghino, e dedicate la mezz'ora prima a piazza di Santa Maria in Trastevere. Poi entrate in una sala che è stata chiesa, teatro ottocentesco, cinema, night e rovina, e che da cinquant'anni è di nuovo un palcoscenico: la commedia di Odierna, con il suo grottesco e la sua galleria di personaggi improbabili, è fatta per spazi come questo, dove la distanza fra chi recita e chi guarda si misura in passi. Per chi viaggia in gruppo e vuole costruire una serata teatrale su misura a Trastevere, dalla passeggiata al Gianicolo alla cena, il Teatro Belli è una base perfetta. E per altre idee sul rione, la guida a cosa vedere a Trastevere è il punto di partenza.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento8 Ottobre 2026 21:00 — 11 Ottobre 2026
IndirizzoTeatro Belli, Piazza di Sant'Apollonia 11/a, 00153 Roma Trastevere, Roma, Roma Città

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