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Sarfatti al Teatro Belli — dal 24 al 29 novembre 2026

Sarfatti, il monologo di Angela Dematté con Claudia Coli diretto da Andrea Chiodi, è in scena al Teatro Belli di Trastevere da martedì 24 a domenica 29 novembre 2026: da martedì a venerdì alle 21, sabato alle 19, domenica alle 17.30. Il teatro si trova in piazza di Sant'Apollonia 11/a, 00153 Roma, nei vicoli fra piazza di Santa Maria in Trastevere e viale di Trastevere, dove passa il tram 8; il calcolatore di percorso dell'ATAC indica le combinazioni aggiornate con bus e tram. Il biglietto costa 20 euro intero e 15 euro ridotto, secondo il sito ufficiale del teatro, e si compra dalla scheda dello spettacolo sul sito del Teatro Belli, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, oppure al botteghino (06 5894875, botteghino@teatrobelli.it), aperto dal martedì alla domenica prima delle rappresentazioni. Produce Golden Art.

Il Teatro Belli in piazza di Sant'Apollonia a Trastevere
Il Teatro Belli in piazza di Sant'Apollonia a Trastevere Foto: Foto: Air fans, CC0, via Wikimedia Commons

Sarfatti al Teatro Belli in breve

Sarfatti è un assolo teatrale sulla vita di Margherita Sarfatti, critica d'arte, fondatrice del gruppo Novecento e compagna di Benito Mussolini per vent'anni, e resta al Teatro Belli per sei giorni consecutivi, con sei repliche.

Le date e gli orari

Martedì 24, mercoledì 25, giovedì 26 e venerdì 27 novembre alle 21; sabato 28 novembre alle 19; domenica 29 novembre alle 17.30. È lo schema abituale del Belli: serale nei giorni feriali, anticipo al sabato, pomeridiana la domenica. La durata non è indicata sul sito del teatro.

Il prezzo

Il Teatro Belli indica un biglietto intero a 20 euro e un ridotto a 15 euro. Le condizioni per il ridotto si chiedono al botteghino.

La locandina

Il testo è di Angela Dematté, da un'idea di Massimo Mattioli e Claudia Coli, che ne è anche l'unica interprete. La regia è di Andrea Chiodi, le scene di Guido Buganza, i costumi di Ilaria Ariemme, le musiche di Daniele D'Angelo, le luci di Orlando Cainelli. La produzione è di Golden Art.

Sarfatti di Angela Dematté: di che cosa parla lo spettacolo

Sarfatti comincia con una donna che entra nella redazione del Popolo d'Italia, il quotidiano che Mussolini fondò dopo essere stato allontanato dall'Avanti!, e da quella soglia ripercorre una vita intera.

La redazione del Popolo d'Italia

La presentazione ufficiale descrive la protagonista come un'intellettuale colta e benestante, collezionista, critica d'arte, fondatrice del gruppo Novecento e mecenate di artisti come Boccioni, Sironi e Funi, e dello stesso Mussolini, che contribuì a trasformare nel Dux. La scelta di aprire in una redazione non è casuale in senso narrativo: il giornale è il luogo dove la sua intelligenza e la carriera politica di lui si intrecciano, e dove, anni dopo, quella stessa intelligenza verrà messa alla porta.

Arte e potere

Secondo il teatro la drammaturgia esplora la relazione fra arte e potere durante il fascismo. Racconta una donna che, cercando di dare senso alla propria vita artistica, materna e amorosa, attraversa i momenti cruciali della storia italiana. Tre dimensioni che nello spettacolo non sono separate: il lutto di madre, la passione per l'arte moderna, l'amore per un uomo che diventa dittatore.

Le parole dell'autrice

Angela Dematté spiega così l'origine del testo, nella presentazione pubblicata dal Teatro Belli: «Che una donna abbia contribuito in modo determinante, ma anche inquietante, alla costruzione del mito del Duce e dell'arte del Novecento è ciò che mi ha spinto a raccontare questa storia». In quella coppia di aggettivi, determinante e inquietante, c'è tutto lo spettacolo: nessuna riabilitazione, nessuna condanna sbrigativa.

Lo sguardo della regia

Andrea Chiodi, sempre secondo la presentazione, restituisce un ritratto complesso e umano: non soltanto l'amante del Duce, ma una figura visionaria capace di influenzare cultura e politica, poi esclusa dal potere che aveva contribuito a creare. In scena Sarfatti si confronta con la propria memoria e con un destino che intreccia arte, ideologia e sentimento.

Una sola attrice

Il formato è quello del monologo. Tutta la vicenda passa attraverso il corpo e la voce di Claudia Coli, sostenuta dalle scene di Guido Buganza e dalle musiche di Daniele D'Angelo. In una sala raccolta come il Belli, il monologo trova la misura più adatta: l'attrice parla a una platea che è quasi alla sua altezza.

Chi era Margherita Sarfatti

Margherita Sarfatti, nata Grassini a Venezia l'8 aprile 1880 e morta a Cavallasca, in provincia di Como, il 30 ottobre 1961, è considerata la prima donna in Italia a fare della critica d'arte un mestiere praticato con competenza.

Venezia e una famiglia importante

Ultima di quattro figli, nacque in una ricca famiglia ebraica veneziana. Il padre, Amedeo Grassini, era avvocato e imprenditore: fondò la prima società di vaporetti di Venezia e partecipò alla trasformazione del Lido in località turistica. Nel 1894 la famiglia lasciò il Ghetto per il palazzo Bembo sul Canal Grande. La madre, Emma Levi, era cugina dello scienziato Giuseppe Levi, padre di Natalia Ginzburg. Margherita studiò in casa, imparò a usare correntemente quattro lingue e conobbe giovanissima scrittori come Gabriele D'Annunzio e Antonio Fogazzaro. Si formò sugli scritti di John Ruskin.

Milano e il socialismo

Nel 1898, contro il parere dei genitori, sposò l'avvocato socialista Cesare Sarfatti e ne prese il cognome. Nel 1902 si trasferì a Milano e cominciò a scrivere sull'Avanti! della domenica; nel 1909 divenne responsabile della critica d'arte dell'Avanti!, il giornale del Partito socialista. Collaborò con il periodico Unione femminile e, dal 1912, con La difesa delle lavoratrici di Anna Kuliscioff. In quello stesso 1912 conobbe Mussolini, non ancora trentenne, dirigente socialista in procinto di assumere la direzione dell'Avanti!. Nel 1918 entrò come redattrice al Popolo d'Italia.

Il lutto del 1918

Il 28 gennaio 1918 il figlio Roberto, volontario e caporale degli alpini, fu ucciso sul Col d'Echele, sull'altopiano di Asiago, prima di compiere diciotto anni. Ebbe la medaglia d'oro al valor militare. Sul luogo della morte la madre fece erigere un monumento funebre progettato da Giuseppe Terragni. È la ferita materna che lo spettacolo mette accanto all'arte e alla politica.

Il salotto e il Novecento

Negli anni Venti il suo salotto milanese, al numero 93 di corso Venezia, era fra i più esclusivi della città: vi passavano futuristi, Massimo Bontempelli, Ada Negri, gli scultori Medardo Rosso e Arturo Martini, talvolta lo stesso Mussolini. Nel 1922, con il gallerista Lino Pesaro e i pittori Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Pietro Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi, fondò il gruppo del Novecento, che espose per la prima volta nel 1923 alla galleria Pesaro di Milano. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti, e alcuni artisti si allontanarono da lei.

Dux

Rimasta vedova nel 1924, scrisse la prima biografia autorizzata di Mussolini, rivista dallo stesso Mussolini. Uscì nel 1925 in Inghilterra come The Life of Benito Mussolini e nel 1926 in Italia con il titolo Dux. Fu un successo enorme: un milione e mezzo di copie vendute in Italia, diciassette edizioni, traduzioni in diciotto lingue, compresi il turco e il giapponese.

Il distacco e l'esilio

Nel 1932 fu allontanata dal Popolo d'Italia e passò alla Stampa di Torino. Nel 1934 viaggiò negli Stati Uniti e fu ricevuta alla Casa Bianca da Eleanor Roosevelt. Contraria all'impresa coloniale e all'alleanza con Hitler, nel 1936 capì che non sarebbe più stata ricevuta a Palazzo Venezia. Con le leggi razziali del 1938 lasciò l'Italia: Parigi, poi sei anni fra Uruguay e Argentina, dove scrisse le memorie intitolate infine My Fault. La sorella Nella, rimasta in Italia, morì ad Auschwitz con il marito. Margherita rientrò nel 1947, pubblicò Acqua passata nel 1955 e visse appartata a Cavallasca fino alla morte. Il suo archivio è conservato al Mart di Rovereto.

Claudia Coli, l'interprete di Sarfatti

Claudia Coli, nata a Milano il 4 maggio 1976, è un'attrice di teatro, cinema e televisione che ha lavorato con registi come Luca Ronconi, Patrice Chéreau, Massimo Castri e Francesca Comencini.

La formazione

Si è diplomata nel 2001 alla scuola del Teatro Stabile di Genova e ha completato la formazione in Francia allo Studio Pygmalion e in Italia al Centro Teatrale Santa Cristina diretto da Luca Ronconi. Ha debuttato nel 2000 al Teatro di Genova in I reverendi di Mrożek con la regia di Jerzy Stuhr, poi si è trasferita a Roma, dividendosi fra teatro e cinema.

Il cinema

L'esordio è da protagonista, in Le parole di mio padre di Francesca Comencini, selezionato a Cannes nella sezione Un certain regard. Seguono Il fuggiasco di Andrea Manni, Gabrielle di Patrice Chéreau, in cui recita in francese accanto a Isabelle Huppert, La prima linea di Renato De Maria, Cosa voglio di più di Silvio Soldini, Io e lei di Maria Sole Tognazzi, Nome di donna di Marco Tullio Giordana, Eravamo bambini di Marco Martani.

Il teatro

Con Valerio Binasco è stata Nina nel Gabbiano di Čechov e protagonista di Cara professoressa; nel 2003 è stata candidata al Premio Ubu come nuova attrice under 30. Ha lavorato con Nikita Michalkov in Mastroianni e Čechov, con Ronconi in La mente da sola, con Massimo Castri nelle Tre sorelle, dove era Natasha. Con Elio De Capitani e Ferdinando Bruni ha recitato in Frost/Nixon e Afghanistan: Il grande gioco, produzioni del Teatro dell'Elfo. Ha firmato con il musicista Arturo Annecchino La signorina Else... e di alcuni piccoli valzer, da Schnitzler.

La televisione

In televisione è stata Liliana Ungari in Amanti e segreti, ha recitato in Medicina generale, nel film su Carla Fracci Carla, in Romanzo radicale di Mimmo Calopresti e nella serie Una finestra vista lago di Marco Pontecorvo.

Il percorso di Sarfatti

Sarfatti è nel repertorio dell'attrice dal 2024: lo spettacolo è stato presentato all'inaugurazione di un'esposizione al Mart di Rovereto, cioè nel museo che custodisce l'archivio della Sarfatti, poi al Teatro Franco Parenti di Milano e, nel 2026, a Roma al Teatro Torlonia per il Teatro di Roma. Il ritorno in città al Belli, in una sala di un altro quartiere e di un'altra scala, offre una seconda occasione a chi lo ha mancato.

Angela Dematté e Andrea Chiodi, un sodalizio

Sarfatti è l'ultima tappa di una collaborazione lunga fra la drammaturga Angela Dematté e il regista Andrea Chiodi, che insieme hanno firmato riscritture di classici e testi originali.

Andrea Chiodi

Nato a Varese nel 1979, allievo di Piera Degli Esposti, laureato in giurisprudenza con una tesi sulla tragedia greca seguita da Eva Cantarella, Chiodi è stato nel 2006 assistente alla regia di Gabriele Lavia al Teatro Argentina di Roma. Ha vinto il premio Alfonso Marietti dell'Accademia dei Filodrammatici, il Golden Graal come regista emergente nel 2012 e il Premio Mario Mieli nel 2019; con La bisbetica domata è stato finalista ai premi Ubu e Hystrio. Dal 2023 dirige il teatro Giuditta Pasta, dal 2018 la stagione di prosa del teatro di Varese, dal 2010 il festival Tra Sacro e Sacro Monte.

Le regie

Fra i suoi lavori: Giovanna d'Arco di Maria Luisa Spaziani, Medea, I Persiani di Eschilo con Elisabetta Pozzi, La locandiera di Goldoni, The Children di Lucy Kirkwood, Innamorati di Goldoni, Le allegre comari di Windsor al Teatro Romano di Verona, Il malato immaginario con Lucia Lavia e Tindaro Granata, Riccardo III con Maria Paiato, coprodotto anche dal Teatro di Roma. A Roma ha diretto nel 2010 Cara beltà al Teatro Eliseo, con Leo Gullotta, Paolo Poli, Maria Paiato e altri.

I testi di Dematté per Chiodi

La collaborazione con Angela Dematté parte almeno dal 2011, con Stragiudamento presentato nella stagione Tra Sacro e Sacro Monte, e prosegue con l'adattamento della Bisbetica domata per LuganoInScena nel 2017 e con la traduzione e l'adattamento delle Troiane da Euripide nel 2020, con Elisabetta Pozzi e Federica Fracassi. Sarfatti porta questo metodo di lavoro, riscrittura rigorosa e grande attenzione all'interprete, su una figura storica del Novecento.

Il Teatro Belli: la sala di piazza di Sant'Apollonia

Il Teatro Belli è una delle sale storiche del teatro di ricerca romano; il nome ufficiale di oggi è Teatro Belli di Antonio Salines, in omaggio all'attore e regista che lo riaprì nel 1972.

Un'ex chiesa conventuale

Secondo la storia pubblicata dal teatro, la sala occupa quella che fu la chiesa del monastero di Sant'Apollonia, da cui prende nome la piazza, ed era già attiva come teatro nella seconda metà dell'Ottocento. Negli anni Dieci del Novecento divenne un cinema con l'insegna AMOR; negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta ospitò locali notturni, l'ultimo dei quali chiuse dopo un fatto di sangue all'ingresso.

Antonio Salines

Nel 1969 Antonio Salines rilevò la sala, ridotta a un cumulo di macerie quando la trasformazione in ristorante sembrava decisa, la restaurò e la riaprì nel gennaio 1972. Per oltre quarant'anni ne fu il direttore artistico.

Le misure della sala

La scheda tecnica descrive un palcoscenico largo 9,25 metri e profondo 5, con uno spazio utile di 8 metri per 4,54, un boccascena di 6 metri per 4,30 e il sipario manuale. Il teatro stesso sottolinea che ogni poltrona è a stretto contatto con il palcoscenico: per un monologo come Sarfatti è la condizione ideale.

Trastevere intorno al Teatro Belli

Piazza di Sant'Apollonia è uno slargo dei vicoli di Trastevere a pochi passi da piazza di Santa Maria in Trastevere, e prima di una replica serale la zona offre una passeggiata breve e densa.

Santa Maria in Trastevere

La basilica di Santa Maria in Trastevere è la meta più naturale: la facciata con i mosaici è illuminata la sera e la piazza, con la fontana, è da secoli il salotto del rione.

Verso il Tevere

Scendendo verso il fiume si arriva a Ponte Sisto, che collega Trastevere con via Giulia e Campo de' Fiori, e al Museo di Roma in Trastevere in piazza di Sant'Egidio, a pochi minuti dal teatro.

Il Gianicolo

Per chi va alla pomeridiana della domenica, la salita al Gianicolo è la passeggiata giusta: dall'alto si vedono cupole e tetti del centro storico, la città in cui Margherita Sarfatti visse dal 1929.

Come arrivare al Teatro Belli per Sarfatti

Il Teatro Belli si raggiunge con il tram 8, che percorre viale di Trastevere, e poi con un breve tratto a piedi nei vicoli; per la combinazione migliore dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso dell'ATAC.

Tram e bus

Viale di Trastevere è servito dal tram 8 e da diverse linee di autobus. Dal viale a piazza di Sant'Apollonia sono pochi minuti a piedi passando per piazza di Santa Maria in Trastevere. Le sere di sabato e domenica le frequenze cambiano: meglio verificarle prima.

A piedi dal centro

Da Campo de' Fiori si attraversa Ponte Sisto e in una decina di minuti si è in piazza di Santa Maria in Trastevere. È spesso la soluzione più rapida, perché il traffico serale sul lungotevere può essere intenso.

In auto e in taxi

Trastevere è in gran parte zona a traffico limitato nelle ore serali e il parcheggio nei vicoli è quasi impossibile. Conviene lasciare l'auto fuori dal rione e completare a piedi, oppure farsi lasciare dal taxi su viale di Trastevere.

Organizzare la serata di Sarfatti

Con sei repliche in sei giorni e tre orari diversi, Sarfatti al Teatro Belli si adatta a quasi ogni programma: la scelta dipende da come si vuole cenare.

Da martedì a venerdì alle 21

Con l'inizio alle 21 conviene cenare presto, oppure puntare su un aperitivo e rimandare la cena a dopo lo spettacolo. Trastevere resta vivo fino a tardi anche nei giorni feriali di fine novembre.

Sabato alle 19

L'orario del sabato permette di uscire dalla sala in tempo per una cena all'ora dei romani. Il sabato sera il rione è molto affollato: il consiglio è prenotare il tavolo.

Domenica alle 17.30

La pomeridiana della domenica si presta a una giornata completa: mattina al museo, passeggiata al Gianicolo, spettacolo e cena presto.

Biglietti per Sarfatti al Teatro Belli

Il biglietto per Sarfatti costa 20 euro intero e 15 euro ridotto, secondo la scheda ufficiale del Teatro Belli.

Dove comprarli

La pagina dello spettacolo sul sito del Teatro Belli rimanda al circuito di prevendita autorizzato. In alternativa si acquista al botteghino, aperto dal martedì alla domenica prima delle rappresentazioni, o si chiedono informazioni allo 06 5894875.

Quando prenotare

In una sala di queste dimensioni le repliche del fine settimana si riempiono prima delle feriali. Chi ha una data sola a disposizione fa bene a comprare in anticipo.

Accessibilità e informazioni pratiche

Il Teatro Belli è una sala storica ricavata in un edificio antico: chi ha esigenze di mobilità ridotta fa bene a telefonare al botteghino prima dell'acquisto per concordare l'accesso.

Con i ragazzi

Sarfatti parla di fascismo, di potere, di leggi razziali e di un amore adulterino: è uno spettacolo per adulti e per ragazzi delle superiori che studiano il Novecento. Per loro è un modo concreto di mettere una persona dentro un capitolo di storia.

Il selciato

I sampietrini di Trastevere sono irregolari e, dopo la pioggia di novembre, scivolosi. Scarpe comode e qualche minuto di margine.

Dove mangiare prima o dopo lo spettacolo

Trastevere è la zona di Roma con la più alta densità di trattorie, pizzerie e osterie, e intorno a piazza di Sant'Apollonia la scelta non manca.

I locali dei romani

Nelle strade verso viale di Trastevere e verso piazza di San Cosimato si trovano i locali più frequentati da chi abita nel quartiere, con prezzi più onesti rispetto alle piazze principali.

Il dopoteatro

Dopo le repliche delle 21 i vicoli fra piazza Trilussa e Santa Maria in Trastevere restano animati: è la zona giusta per un bicchiere e una discussione sullo spettacolo, che ne offre parecchi spunti.

Una curiosità su Sarfatti al Teatro Belli — dal 24 al 29 novembre 2026

La curiosità più sorprendente riguarda i tempi editoriali. Le memorie che Margherita Sarfatti scrisse in Sudamerica, intitolate prima Mea culpa e poi, in inglese, My Fault, sono state pubblicate in Italia soltanto nel 2026, con il titolo È colpa mia. Mussolini come l'ho conosciuto, a cura di Pierfrancesco De Robertis per Paesi Edizioni. Nello stesso anno Mondadori ha ripubblicato Dux negli Oscar, con un'introduzione di Rachele Ferrario. Lo spettacolo arriva al Belli, dunque, proprio mentre il pubblico italiano può leggere per la prima volta la versione dei fatti che la Sarfatti diede dopo la rottura, accanto al libro che quella storia l'aveva costruita. È un'occasione rara: il testo di Dematté si confronta con due libri della stessa autrice che si contraddicono a distanza di vent'anni. Una seconda curiosità: la prima edizione di Dux non uscì in Italia ma a Londra, nel settembre 1925, tradotta da Frederic Whyte e con una prefazione di Mussolini. Il mito del Duce, in altre parole, fu confezionato anche per l'estero, e da una donna che parlava quattro lingue. La terza riguarda l'interprete: Claudia Coli ha recitato in francese accanto a Isabelle Huppert, e ha una familiarità con le lingue che ricorda quella della donna che porta in scena.

Una cosa che non ti dice nessuno su Sarfatti al Teatro Belli — dal 24 al 29 novembre 2026

Nessuno lo dice, ma Margherita Sarfatti ha un legame preciso con la pittura romana. Nel 1927, dentro la XCIII Esposizione degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, organizzò la mostra Dieci artisti del Novecento italiano, in cui fece esporre i principali pittori romani del momento, fra i quali Amerigo Bartoli, Gisberto Ceracchini, Virgilio Guidi, Carlo Socrate, Francesco Trombadori e Luigi Trifoglio. Chi pensa al Novecento come a un fenomeno solo milanese dimentica questo capitolo. Carlo Socrate, fra l'altro, dipinse intorno al 1929 un ritratto di Margherita Sarfatti con la figlia Fiammetta. E nel 1929 la Sarfatti si trasferì a Roma con i figli: la città dello spettacolo è anche una delle città della sua vita, quella in cui visse gli anni del massimo potere e del primo allontanamento. Una seconda cosa che si dice poco: il biglietto intero a 20 euro per un lavoro che ha debuttato al Mart e poi è passato per il Franco Parenti e per il Teatro di Roma è una delle occasioni più convenienti della prosa romana di novembre. Terza: nelle prime file del Belli la distanza dall'attrice è minima. In un monologo che vive di sguardi e di pause, conviene scegliere il centro della platea, dove si vede bene il volto senza sentirsi chiamati in causa.

Il consiglio che ti do per visitare Sarfatti al Teatro Belli — dal 24 al 29 novembre 2026

Il consiglio è arrivare con qualche nome in testa. Non serve leggere una biografia intera: bastano dieci minuti su tre figure che lo spettacolo evoca senza spiegarle, cioè Mario Sironi, Achille Funi e Umberto Boccioni, i pittori che la Sarfatti sostenne. Chi ha tempo, nei giorni prima, può cercare le loro opere nelle collezioni del Novecento dei musei romani, controllando sul sito di ciascun museo che cosa è esposto: vedere la pittura di quegli anni cambia il modo di ascoltare le parole di una donna che la difendeva e la promuoveva. Sulla replica, a nostro giudizio la migliore è il sabato alle 19: si esce con il tempo di cenare e di parlarne, e Sarfatti è uno spettacolo che chiede di essere discusso. Chi preferisce il silenzio delle sere feriali scelga il martedì o il mercoledì. Prima di entrare, una deviazione di dieci minuti su viale di Trastevere e ritorno per i vicoli permette di arrivare in piazza di Sant'Apollonia senza fretta. Infine, conviene entrare in sala qualche minuto prima dell'inizio: nelle sale piccole i ritardatari si notano, e in un monologo il silenzio iniziale fa parte dello spettacolo. Chi desidera abbinare lo spettacolo a una giornata costruita su misura intorno all'arte del Novecento a Roma può rivolgersi a Tour Leader Pro, che organizza esperienze private su misura.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che Margherita Sarfatti fu l'amante di Mussolini. È molto meno citato che per anni fu una giornalista socialista impegnata sull'emancipazione femminile. Fra il 1902 e il 1905 collaborò con il periodico Unione femminile, organo dell'associazione omonima; nel 1912 sostenne con articoli e con denaro la rivista La difesa delle lavoratrici fondata da Anna Kuliscioff, alla quale collaboravano le donne socialiste italiane. Studiava Pareto, Sorel, Bergson e Péguy, ed era convinta che occorresse educare attraverso l'arte, la letteratura e le iniziative filantropiche. Ada Negri le dedicò la sua prima raccolta di prose, Le solitarie. Il percorso che la portò al fascismo parte dunque da sinistra, come quello dello stesso Mussolini, e questo spiega perché la sua figura sia così scomoda: non la si può archiviare né come semplice cortigiana del regime né come vittima. Un secondo fatto poco citato: la Sarfatti si oppose all'avventura coloniale e all'alleanza con Hitler, e fu progressivamente messa da parte mentre Clara Petacci ne prendeva il posto. Le leggi razziali del 1938 la costrinsero all'esilio, e la sorella Nella morì ad Auschwitz. La donna che aveva contribuito a creare il mito del Duce ne subì le conseguenze più estreme.

La foto giusta da fare a Sarfatti al Teatro Belli — dal 24 al 29 novembre 2026

Durante lo spettacolo niente fotografie: in una sala raccolta il bagliore di un telefono si vede dal palco, e in un monologo spezza la concentrazione dell'attrice. La foto giusta si fa fuori. La prima è l'ingresso del teatro in piazza di Sant'Apollonia, con la locandina di Sarfatti, al calar della sera: la piazzetta è piccola e la luce dei lampioni cade radente sulle facciate. Conviene scattare in orizzontale includendo un pezzo di selciato, che racconta il rione meglio di qualsiasi didascalia. La seconda è la facciata di Santa Maria in Trastevere dalla fontana, con i mosaici illuminati. La terza foto ha un senso particolare con questo spettacolo: chi il giorno dopo passa da piazza Venezia può fotografare la facciata di Palazzo Venezia, il palazzo dove la Sarfatti incontrava Mussolini e dove, nel 1936, capì di non essere più ricevuta. È una foto che chiude il racconto. Per un ricordo più personale, a fine replica si può chiedere all'attrice una foto nel foyer, se disponibile: nelle sale di questa dimensione è un gesto comune e ben accolto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Teatro Belli si legge per strati. Il primo è religioso: la sala occupa la chiesa del monastero di Sant'Apollonia, da cui prende il nome la piazza. Il secondo è ottocentesco: nella seconda metà del secolo l'edificio era già un teatro, e sul suo palcoscenico passarono alcuni dei nomi più importanti della scena italiana. Il terzo è quello del cinema: negli anni Dieci del Novecento la sala divenne un cinematografo con l'insegna AMOR, negli stessi anni in cui la Sarfatti firmava la critica d'arte dell'Avanti!. Il quarto è notturno: negli anni Cinquanta e nei primi Sessanta vi si susseguirono locali notturni, fino alla chiusura dell'ultimo dopo un fatto di sangue all'ingresso. Seguì l'abbandono. Il quinto strato comincia nel 1969, quando Antonio Salines rilevò l'edificio in rovina, già destinato a diventare un ristorante, e lo restaurò; la riapertura del gennaio 1972 fece del Belli uno dei luoghi del teatro di ricerca romano. Per più di quarant'anni Salines ne fu il direttore artistico. Oggi il cartellone ospita produzioni come quelle di Golden Art, compagnie di danza e circo contemporaneo, il Théâtre Français de Rome: una vocazione all'ospitalità che Sarfatti conferma, portando in un teatro di rione uno spettacolo nato in un museo.

Chi è passato da Sarfatti al Teatro Belli — dal 24 al 29 novembre 2026

La storia pubblicata dal teatro cita, fra i nomi passati dal palcoscenico di piazza di Sant'Apollonia fra Otto e Novecento, Gustavo Modena, il grande attore risorgimentale; Ermete Novelli, fra i mattatori della scena a cavallo dei due secoli; Leopoldo Fregoli, inventore del trasformismo teatrale; Lina Cavalieri, soprano e diva della Belle Époque; Ettore Petrolini, il comico romano che ha segnato il varietà del Novecento. C'è una coincidenza cronologica che vale la pena notare: Petrolini e Margherita Sarfatti appartengono alla stessa stagione italiana, quella in cui il teatro, la pittura e la politica si contendevano il pubblico nelle stesse città. Dopo il 1972, sotto la direzione di Antonio Salines, la sala ha ospitato per decenni attori, registi e autori della ricerca italiana. Nella stagione 2026 e 2027 il cartellone porta nomi e compagnie diversissimi, dalle produzioni di Golden Art alla compagnia blucinQue di Caterina Mochi Sismondi, in scena con DansCirque appena prima di Sarfatti. Dal 24 al 29 novembre passano dal Belli Claudia Coli, Angela Dematté, Andrea Chiodi e la squadra creativa dello spettacolo; e con loro, in scena, una galleria di presenze evocate: Mussolini, Sironi, Funi, Boccioni, il figlio Roberto, la sorella Nella.

Margherita Sarfatti e Roma

Roma entra nella vita di Margherita Sarfatti in due modi: come città della pittura del Novecento e come città del potere.

La mostra del 1927

Nel 1927 organizzò a Roma la mostra Dieci artisti del Novecento italiano, nell'ambito della XCIII Esposizione degli Amatori e Cultori di Belle Arti, con i pittori romani del momento. Fu uno dei modi con cui cercò di dare al Novecento una dimensione nazionale.

Il trasferimento del 1929

Nel 1929 si trasferì a Roma con i figli. Sono gli anni dei colloqui a Palazzo Venezia, della Storia della pittura moderna pubblicata a Roma nel 1930, ma anche quelli in cui, nel 1932, Mussolini la allontanò dal Popolo d'Italia.

Oggi

Vedere Sarfatti a Roma significa ascoltare questa storia a pochi chilometri dai luoghi dove si svolse. Per chi vuole approfondire, le collezioni del Novecento dei musei romani sono il complemento naturale dello spettacolo.

Il cartellone del Teatro Belli intorno a Sarfatti

Sarfatti chiude il mese di novembre del Teatro Belli, che nelle settimane precedenti ospita titoli molto diversi fra loro.

Prima di Sarfatti

Il 21 e 22 novembre è in scena DansCirque della compagnia blucinQue, tre movimenti di danza e circo contemporaneo. A fine ottobre il cartellone si era aperto con Le statue di sale.

Dopo Sarfatti

A dicembre il teatro annuncia Re_Mare, Luci rotte e, sotto Natale, le fiabe in inglese di Extrateatro per i più piccoli. Il programma completo è sul sito del teatro.

Fine novembre a Roma

L'ultima settimana di novembre è un buon momento per Roma: la città è meno affollata, le giornate sono corte e le sere invitano a restare al chiuso, in teatro o a tavola.

Il clima

Le temperature serali sono fresche e la pioggia è frequente: un ombrello e un cappotto leggero bastano. Il sole tramonta presto, e alle cinque del pomeriggio è già buio.

Una settimana di teatro

Chi viene da fuori può costruire una settimana intorno ai teatri: fine novembre è pieno di prime e di riprese. A Trastevere, fra il Belli e le altre sale del rione, c'è un'offerta quasi quotidiana.

Domande frequenti su Sarfatti al Teatro Belli

Quando va in scena Sarfatti al Teatro Belli?

Sarfatti va in scena al Teatro Belli di Roma da martedì 24 a domenica 29 novembre 2026. Da martedì a venerdì lo spettacolo comincia alle 21, il sabato alle 19 e la domenica alle 17.30. Le repliche sono sei, una al giorno.

Quanto costa il biglietto di Sarfatti?

Il biglietto di Sarfatti al Teatro Belli costa 20 euro intero e 15 euro ridotto, secondo il sito ufficiale del teatro. Si acquista online dalla pagina dello spettacolo, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, oppure al botteghino prima delle rappresentazioni.

Chi è l'attrice di Sarfatti?

Sarfatti al Teatro Belli è interpretato da Claudia Coli, attrice milanese diplomata alla scuola del Teatro Stabile di Genova, che ha lavorato con Ronconi, Chéreau e Castri. Lo spettacolo è un monologo e l'idea è nata da Massimo Mattioli e dalla stessa Coli.

Chi ha scritto e diretto Sarfatti?

Il testo di Sarfatti è di Angela Dematté e la regia di Andrea Chiodi, che hanno già lavorato insieme su La bisbetica domata e sulle Troiane da Euripide. Scene di Guido Buganza, costumi di Ilaria Ariemme, musiche di Daniele D'Angelo, luci di Orlando Cainelli.

Chi era Margherita Sarfatti?

Margherita Sarfatti, protagonista dello spettacolo del Teatro Belli, fu una critica d'arte veneziana, fondatrice del gruppo Novecento nel 1922 e autrice di Dux, la biografia di Mussolini del 1926. Compagna del Duce per vent'anni, fu allontanata dal potere e lasciò l'Italia con le leggi razziali del 1938.

Dove si trova il Teatro Belli?

Il Teatro Belli si trova in piazza di Sant'Apollonia 11/a, a Trastevere, a pochi passi da piazza di Santa Maria in Trastevere. Il tram 8 percorre il vicino viale di Trastevere; dal centro storico si arriva a piedi attraversando Ponte Sisto.

Sarfatti è adatto ai ragazzi?

Sarfatti al Teatro Belli è pensato per un pubblico adulto, ma è adatto anche a ragazzi delle superiori interessati alla storia del Novecento. Parla di fascismo, arte, potere e leggi razziali attraverso la vita di una donna, senza scene esplicite segnalate dalla produzione.

Il consiglio finale su Sarfatti

Sarfatti al Teatro Belli è, a nostro giudizio, uno degli spettacoli più utili della fine di novembre a Roma: racconta una figura che la storia ufficiale ha lasciato a lungo ai margini, e lo fa senza scorciatoie, con una sola attrice e un testo che non cerca l'assoluzione. Il consiglio è di sceglierlo come serata di teatro vero, non come curiosità storica: sedersi al centro della platea, ascoltare, e uscire con qualche domanda sulla relazione fra arte e potere che vale ancora oggi. Il sabato alle 19 è la replica più comoda; il martedì è la più raccolta. Poi, se possibile, andare a vedere un quadro di Sironi.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento24 Novembre 2026 21:00 — 29 Novembre 2026
IndirizzoTeatro Belli, Piazza di Sant'Apollonia 11/a, 00153 Roma Trastevere, Roma, Roma Città

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