Villa Ada
Villa Ada si estende nella zona settentrionale di Roma, a cavallo fra i quartieri Trieste e Parioli e la lunga direttrice della via Salaria, nel territorio del Municipio II. Gli ingressi principali si aprono su via Salaria ai civici 267, 273 e 275; altri accessi sono su via di Ponte Salario, su via di Monte Antenne e su via Panama, sul versante che guarda i Parioli. Il parco è pubblico e gratuito, aperto dalle prime luci fino al tramonto con orari che si allungano d'estate e si accorciano d'inverno. Per arrivarci senza auto conviene puntare sulla via Salaria: la percorrono le linee di superficie che collegano il centro con la periferia nord, mentre le stazioni della metropolitana più vicine sono Sant'Agnese/Annibaliano e Libia sulla linea B1, dal lato di Trieste, a una quindicina di minuti a piedi dagli ingressi orientali. Chi arriva in bici trova rastrelliere agli ingressi e chilometri di viali interni. Due cose vanno prenotate a parte e non seguono gli orari del parco: la visita al bunker sotterraneo, che si effettua in gruppi accompagnati dall'associazione che lo gestisce, e la Catacomba di Priscilla, che si trova sulla via Salaria quasi di fronte al parco ed è aperta con ingresso a pagamento e visita guidata. D'estate il laghetto si trasforma nel palco del festival di musiche dal mondo che anima Villa Ada da metà giugno ad agosto.
Chi ama i grandi spazi verdi romani trova qui uno dei pochi parchi in cui si cammina per un'ora senza rivedere lo stesso scorcio. Se questa parte di Roma vi interessa, vale la pena mettere in fila anche Villa Torlonia, poco più a est verso Nomentana, e le altre grandi ville storiche della città come Villa Borghese e Villa Doria Pamphilj.

Dove si trova Villa Ada e come muoversi dentro il parco
La tenuta occupa il tratto in cui la campagna romana antica scendeva verso la confluenza dell'Aniene nel Tevere. Oggi è un rettangolo verde incuneato fra la via Salaria, che la borda a ovest, e i quartieri residenziali che le sono cresciuti intorno nel Novecento. Il perimetro raggiunge i centosessanta ettari complessivi, ma non tutto è camminabile: una porzione, quella della villa reale e del suo giardino, è occupata dalla sede diplomatica egiziana e resta chiusa al pubblico. La parte aperta è comunque vastissima, con dislivelli veri, un colle, valli, radure e boschi fitti.
Il modo più semplice per non perdersi è affidarsi al percorso anulare che la Sovraintendenza ha attrezzato: un anello di circa quattro chilometri, con scorciatoie trasversali e pannelli che spiegano le caratteristiche delle diverse zone. Da quell'anello si diramano i sentieri sterrati verso il laghetto, verso il colle di Monte Antenne e verso le radure interne. Chi entra da via Salaria si trova quasi subito davanti al laghetto e alla zona più frequentata; chi entra da via di Monte Antenne parte invece dall'alto, dal punto archeologicamente più interessante, e scende. Consiglio a chi viene per la prima volta di entrare da Salaria e salire piano verso il forte: il parco si legge meglio dal basso verso l'alto.
Perché Villa Ada è uno dei grandi parchi di Roma
La classifica dipende da cosa si decide di contare. Se si mettono in fila tutte le aree verdi pubbliche della città, davanti a Villa Ada rimangono i due grandi parchi regionali, quello dell'Appia Antica e quello del Pineto, e la vicina Villa Doria Pamphilj: in quel conteggio Villa Ada figura fra i primi quattro parchi pubblici di Roma per superficie. Se invece si guarda soltanto alle ville storiche urbane, quelle nate come tenute nobiliari e poi diventate parchi cittadini, allora Villa Ada è seconda soltanto a Villa Doria Pamphilj. In entrambi i casi si parla di un verde di prima grandezza, molto più esteso e molto più selvatico, per esempio, di quanto lo sia il giardino ordinato di Villa Borghese.
La differenza che si sente sotto i piedi è proprio questa: Villa Ada non è un giardino disegnato in ogni aiuola, è un pezzo di paesaggio. Ci sono tratti in cui il bosco si chiude sopra la testa, sentieri che salgono ripidi, punti in cui il rumore del traffico della Salaria scompare del tutto. Per un romano che voglia correre a lungo o portare i figli a scoprire un sottobosco vero senza uscire dal Grande Raccordo, è uno dei posti migliori che ci siano.
Il nome di Villa Ada e le sue origini
Il nome tradisce una storia poco lineare. La collina su cui sorge il parco custodisce i resti di Antemnae, un abitato del Lazio antico anteriore a Roma; il toponimo latino nasce da ante amnes, cioè davanti ai fiumi, a indicare la posizione del centro proprio sopra il punto in cui l'Aniene si getta nel Tevere. Ma il nome moderno, quello che diciamo oggi, non ha nulla a che vedere con la storia antica: viene da una persona. Nel 1878 la tenuta passò al conte Giuseppe Telfener, ingegnere e imprenditore ferroviario, che la intitolò alla moglie, la nobildonna russa Ada. Da lei, Villa Ada.
È una di quelle sovrapposizioni che rendono i toponimi romani difficili da decifrare: sotto lo stesso perimetro convivono un oppidum dell'ottavo secolo avanti Cristo, una villa nobiliare di paesaggio del Settecento, una residenza reale sabauda e il nome affettuoso di una signora dell'Ottocento. Quando entrate, tenete presente che state camminando su almeno tremila anni di storie diverse messe una sopra l'altra.
La storia di Villa Ada, dai Savoia all'ambasciata d'Egitto
La vicenda del parco è la vicenda di chi lo ha posseduto, e sono passati in molti.
Antemnae e il colle di Monte Antenne
Sul rilievo che oggi chiamiamo Monte Antenne sorgeva Antemnae, uno degli abitati fortificati del Latium vetus. Le fonti antiche la ricordano soprattutto per un episodio: dopo il ratto delle Sabine, gli Antemnati razziarono il territorio di Roma approfittando dell'assenza degli uomini, e Romolo li affrontò, occupò la loro città e vi mandò coloni romani. Dionigi di Alicarnasso, Livio e Plutarco raccontano quelle lotte con dettagli diversi, segno che l'episodio circolava già come materia leggendaria nell'antichità. A partire dal terzo secolo avanti Cristo il centro decadde, e verso l'età di Cesare al suo posto era sorta una villa romana. Del sito antico oggi si vede poco: fu in gran parte cancellato alla fine dell'Ottocento dalla costruzione del forte militare, ma il colle conserva ancora la sua forma e la sua posizione dominante sui due fiumi.
I Pallavicini e il giardino di paesaggio
Nel corso dei secoli l'area cambiò molte mani. Nel Seicento vi ebbe sede il Collegio Irlandese; verso la fine del Settecento la tenuta apparteneva ai Pallavicini, che la riorganizzarono secondo il gusto del tempo come giardino di paesaggio, cioè un parco pensato per sembrare natura spontanea, con radure, boschetti e scorci studiati per apparire casuali. Questa impostazione informale, molto diversa dai giardini geometrici all'italiana, è arrivata quasi intatta fino a noi ed è il motivo per cui Villa Ada somiglia più a un pezzo di campagna che a un giardino di rappresentanza.
I Savoia e la nascita di Villa Savoia
La svolta arriva con la casa reale. Nel 1872 la tenuta fu acquistata dai Savoia: Vittorio Emanuele II ne amava il parco vasto e comprò altri terreni intorno per ingrandirla fino ai centosessanta ettari che conosciamo. Pochi anni dopo, nel 1878, la villa passò al conte Telfener, che le diede il nome di Ada. Ma la corona non aveva chiuso con questo posto: nel 1904 Vittorio Emanuele III la riacquistò, e la tenuta tornò a essere residenza reale con il nome di Villa Savoia. Per oltre quarant'anni fu una delle dimore della famiglia regnante, con le sue scuderie, i suoi edifici di servizio e i suoi padiglioni neoclassici disseminati nel verde.
Il 25 luglio 1943
Qui si consumò uno degli snodi della storia italiana del Novecento. Il 25 luglio 1943, dopo la seduta notturna del Gran Consiglio del Fascismo che aveva sfiduciato Mussolini, il re Vittorio Emanuele III convocò il capo del governo proprio a Villa Savoia. Al termine del colloquio Mussolini fu arrestato e portato via, si racconta, a bordo di un'autoambulanza per non dare nell'occhio. Camminando oggi fra gli alberi è difficile immaginare che uno dei momenti decisivi della caduta del regime sia avvenuto dentro il perimetro di questo parco: eppure è successo qui.
La donazione all'Egitto e l'ambasciata
Con la fine della monarchia la storia della villa reale prende l'ultima piega. Nel dopoguerra la villa fu ceduta all'Egitto in cambio dell'ospitalità che la corte reale in esilio aveva ricevuto ad Alessandria: da allora l'edificio principale e il suo giardino privato ospitano la sede dell'Ambasciata e del Consolato della Repubblica Araba d'Egitto. È per questo che una parte consistente della tenuta resta chiusa e sorvegliata: quando dai viali del parco intravedete un cancello serio e una recinzione, dall'altra parte siete davanti a territorio diplomatico egiziano, non a un semplice settore chiuso per manutenzione.

Gli edifici neoclassici di Villa Ada
Dentro il verde di Villa Ada non ci sono soltanto boschi e prati: la tenuta conserva un discreto numero di edifici neoclassici, disseminati fra gli alberi come piccole quinte architettoniche. Il più importante è la villa reale, quella oggi occupata dalla rappresentanza egiziana, ma il gusto ottocentesco per il giardino punteggiato di manufatti eleganti ha lasciato altre costruzioni: casini, padiglioni e strutture di servizio nate quando la tenuta era residenza dei re. Sono l'eredità di quel modo di concepire il parco come uno spazio da abitare e da mettere in scena, non come una semplice riserva di verde.
Fra queste presenze architettoniche il visitatore attento nota strutture dal sapore di tempietto, memori del giardino di paesaggio settecentesco, quando era di moda disseminare i parchi di finte rovine e di piccoli edifici classicheggianti per creare scorci pittoreschi. Non tutti gli edifici sono accessibili o valorizzati allo stesso modo, e alcuni ricadono nella zona chiusa della sede diplomatica. Ma anche solo intravederli fra i tronchi aiuta a capire che Villa Ada non è un bosco spontaneo: è un giardino storico, progettato, in cui la natura è stata addomesticata con secoli di lavoro.
Il bunker di Villa Ada, il rifugio sotterraneo dei Savoia
Sotto il parco corre una delle strutture più affascinanti e meno conosciute di Roma sotterranea: il bunker antiaereo fatto scavare dalla famiglia reale. Fu realizzato fra il 1941 e il 1942, quando la guerra si avvicinava alla capitale e la corte volle un riparo sicuro. I costruttori sfruttarono il banco di tufo su cui poggia il colle e vi scavarono un rifugio insolito per concezione: non le solite stanzette, ma un gigantesco camminamento carrabile, cioè una galleria abbastanza larga da farci passare le automobili, chiusa da porte blindate.
La progettazione fu tutt'altro che improvvisata. La struttura prevedeva un impianto di filtraggio dell'aria, con prese che sbucavano in superficie per garantire il ricambio anche a rifugio sigillato, e un'uscita secondaria di emergenza raggiungibile tramite scale a chiocciola. In altre parole, un piccolo sistema autosufficiente pensato per resistere a un bombardamento e per permettere alla famiglia reale di entrare e uscire perfino in automobile. Dal 2016 il bunker restaurato è aperto alle visite grazie a una convenzione fra il Comune di Roma e l'associazione che si occupa del sotterraneo romano. Non si entra passeggiando: le visite sono accompagnate, in gruppi, su prenotazione, con calendari che cambiano di stagione. Chi vuole vederlo faccia riferimento all'associazione che lo gestisce per date e disponibilità. Vale la fatica della prenotazione: scendere in quella galleria è un'esperienza diversa da qualunque altra passeggiata nel parco.
Il laghetto di Villa Ada e il festival Roma incontra il mondo
Nella parte pubblica del parco, non lontano dall'ingresso di via Salaria, si apre il laghetto, uno specchio d'acqua contornato di canne e alberi che è diventato negli anni il cuore sociale di Villa Ada. Ci girano intorno famiglie, corridori e chi porta il cane; d'inverno riflette gli alberi spogli, d'estate diventa un palcoscenico.
Dal 1994, infatti, il laghetto ospita ogni estate la rassegna Villa Ada Roma incontra il mondo, una lunga stagione di concerti che ha fatto della world music la sua cifra e che negli anni ha portato sul palco musicisti da ogni continente. La formula è quella di un festival diffuso su settimane, da metà giugno fino ad agosto, con serate quasi tutte a pagamento e un pubblico che si siede sull'erba davanti all'acqua. Le date e il cartellone cambiano ogni anno: chi vuole andarci controlli il programma della stagione in corso. Se il festival vi interessa, sul portale trovate la pagina dedicata all'edizione di quest'anno, Villa Ada Roma incontra il mondo, con il calendario aggiornato.
Forte Antenne, la fortezza ottocentesca dentro Villa Ada
Salendo verso il punto più alto del parco si incontra il Forte Antenne, uno dei quindici forti che cingevano Roma nel campo trincerato costruito dopo l'Unità. Fu edificato fra il 1877 e il 1891 proprio sul colle di Monte Antenne, e la sua costruzione cancellò gran parte dei resti dell'antica Antemnae. Il forte non nacque mai per combattere una battaglia campale: faceva parte di un anello difensivo pensato a tavolino, e come i suoi fratelli sparsi intorno alla città finì presto per avere un ruolo più logistico che bellico.
Oggi l'area del forte è di norma recintata e non liberamente accessibile, ma nella bella stagione ospita rassegne culturali e arene all'aperto che aprono temporaneamente il colle al pubblico. Chi vuole vederlo dal di dentro deve puntare su una di quelle occasioni: per esempio le arene estive che si tengono dentro il forte, come l'arena di Forte Antenne, o le altre iniziative che di volta in volta lo animano. Dall'alto del colle, quando è aperto, si gode una delle viste più ampie sul parco e sulla confluenza dei fiumi.
La Catacomba di Priscilla accanto a Villa Ada
Uscendo dal parco sulla via Salaria, quasi di fronte agli ingressi, si trova un luogo che con Villa Ada non ha legami amministrativi ma ne condivide la storia del sottosuolo: la Catacomba di Priscilla, uno dei cimiteri cristiani più antichi e importanti di Roma. Scavata a partire dal secondo secolo su tre livelli, è chiamata dagli studiosi la regina delle catacombe per la qualità delle sue pitture.
Dentro vi si conservano affreschi celebri: la Cappella Greca, con le scene dell'Adorazione dei Magi e di episodi biblici; il cubicolo della Velata, con la figura di una donna orante; e soprattutto quella che è considerata la più antica raffigurazione della Madonna con il Bambino a noi giunta, con accanto la figura di un profeta che indica una stella. Il complesso è oggi curato da una comunità di religiose benedettine, che ne cura l'ingresso presso la casa delle catacombe. Si visita solo con accompagnamento, con orari e giorni di chiusura propri e un biglietto a parte: chi vuole abbinarla alla passeggiata nel parco controlli in anticipo aperture e modalità. Se il tema dei cimiteri sotterranei vi appassiona, Roma ne ha molti altri: dalla Catacomba di Priscilla stessa fino alle grandi catacombe dell'Appia come quelle di San Callisto, o l'insieme raccontato nella pagina delle catacombe di Roma.

La vegetazione di Villa Ada, dai pini domestici alla metasequoia
Chi arriva a Villa Ada con occhio da botanico ha di che divertirsi. Il territorio del parco è alberato per circa l'ottanta per cento, mentre il restante quinto è a vegetazione erbacea, fra prati e arbusti. L'essenza che domina il paesaggio è il pino domestico, la pianta che disegna l'orizzonte di mezza Roma con le sue chiome a ombrello; ma sotto quel cielo di pini convive una varietà notevole di specie autoctone o di antica naturalizzazione: lecci, allori, olivi, olmi, aceri, pioppi e molte varietà di quercia. A queste si aggiungono presenze meno prevedibili, frutto delle mode botaniche ottocentesche e novecentesche, come alberi tropicali e palme.
Il pezzo forte, per chi sa cosa cercare, è un albero solo: una rarissima metasequoia, una conifera che si credeva estinta e nota a lungo soltanto come fossile, prima che qualche esemplare vivo venisse ritrovato in Oriente nel Novecento. Quella di Villa Ada fu messa a dimora attorno al 1940, e resta uno degli esemplari storici piantati a Roma. Non è segnalata da grandi cartelli: bisogna cercarla, ed è proprio questo a renderla un piccolo premio per chi cammina con attenzione anziché di fretta.
La fauna di Villa Ada, scoiattoli, istrici e la colonia di pappagalli
La popolazione animale del parco è più ricca di quanto ci si aspetti da un verde urbano. Ci vivono molti scoiattoli, facili da avvistare al mattino presto, e poi talpe, ricci, conigli selvatici e istrici, che escono soprattutto al crepuscolo. Il cielo del parco è animato da comunità di uccelli numerose e varie.
La sorpresa che diverte di più i visitatori è però un'altra: una colonia ben nutrita di pappagalli verdi, i parrocchetti dal collare, che hanno colonizzato gli alberi vicini all'ex villa reale. Sono uccelli originari dell'Africa e dell'Asia, sfuggiti nei decenni a gabbie domestiche e naturalizzatisi nei parchi romani, dove ormai nidificano stabilmente. Sentirli stridere fra i pini mentre si cammina è un'esperienza che spiazza chi non se l'aspetta: sembra di essere finiti molto più a sud di Roma.
Correre, pedalare e andare a cavallo a Villa Ada
Villa Ada è, prima di ogni altra cosa, il parco sportivo dei romani del quadrante nord. Il percorso anulare di circa quattro chilometri è il tracciato preferito da chi corre: fondo misto, dislivelli veri, ombra quasi ovunque, tanto che d'estate è uno dei pochi posti dove allenarsi senza cuocere al sole. Le scorciatoie trasversali permettono di accorciare o allungare il giro a piacere, mentre i pannelli lungo il percorso raccontano le diverse zone.
Chi va in bicicletta ha a disposizione chilometri di viali e sterrati, dai tratti facili adatti ai bambini alle salite verso il forte che mettono alla prova le gambe. C'è poi una tradizione più antica: quella dell'equitazione. Fin dai tempi delle scuderie reali il parco è legato al cavallo, e ancora oggi la zona conserva strutture e maneggi dove si monta e si fanno passeggiate a cavallo. Per chi corre o pedala conviene evitare la domenica mattina di primavera, quando i viali principali si riempiono: chi cerca la solitudine trova molto meglio nelle prime ore di un giorno feriale.
Villa Ada con i bambini
Per una famiglia il parco è una scelta comoda e sicura. Gli spazi sono enormi, il traffico interno inesistente, e i bambini possono correre su prati veri invece che su aiuole recintate. Ci sono aree gioco, spazi per il pallone e sentieri abbastanza larghi da affrontare con il passeggino, almeno nella parte bassa vicino al laghetto; salendo verso il forte i tracciati diventano sterrati e più impegnativi. Il laghetto, con le sue anatre e i suoi pappagalli fra gli alberi, è una piccola caccia al tesoro naturalistica a costo zero. Portate acqua e una merenda: i punti di ristoro esistono ma sono radi, e nella parte alta del parco si cammina a lungo prima di ritrovarne uno.
Accessibilità di Villa Ada
La parte pianeggiante vicino agli ingressi di via Salaria e intorno al laghetto è la più agevole per chi ha problemi di mobilità o spinge una carrozzina: viali larghi, pendenze contenute, fondo compatto. Salendo verso Monte Antenne e il forte, invece, il terreno diventa sterrato, in salita e a tratti sconnesso, e richiede più attenzione. La visita al bunker sotterraneo comporta scale e ambienti angusti, quindi non è adatta a tutti: chi ha esigenze particolari lo chieda in fase di prenotazione all'associazione che organizza le discese.
Quando andare a Villa Ada e quando evitarla
Il parco cambia molto con le stagioni e con le ore. La primavera è la stagione più bella per la vegetazione, ma anche la più affollata nei fine settimana. L'estate romana qui si sopporta meglio che altrove grazie all'ombra dei pini, e le sere si riempiono per i concerti al laghetto. L'autunno, con i colori e la luce bassa, è forse il momento migliore in assoluto per chi fotografa o cammina in cerca di quiete. L'inverno svuota i viali e regala il parco a chi corre.
Il momento da evitare, se cercate silenzio, è la domenica pomeriggio di bel tempo, quando tutta la zona nord sembra darsi appuntamento qui. Il momento d'oro, invece, è il mattino presto di un giorno feriale: gli scoiattoli sono in movimento, la luce filtra bassa fra i pini e per un'ora avete l'impressione che il parco sia soltanto vostro.
La via Salaria, l'antica strada del sale accanto a Villa Ada
Il lato ovest del parco corre lungo la via Salaria, e non è una strada qualunque. È una delle più antiche vie consolari di Roma, e il suo nome dice tutto: era la strada del sale, il percorso lungo il quale il prezioso minerale risaliva dalle saline della foce del Tevere verso l'interno dell'Appennino e i territori dei Sabini. Molto prima che diventasse un asse di scorrimento del traffico moderno, era una direttrice commerciale antichissima, più vecchia della stessa Roma repubblicana.
Camminare oggi lungo questo tratto significa seguire, in buona sostanza, lo stesso corridoio che percorrevano i carri del sale e, più tardi, i pellegrini e i viaggiatori diretti a nord. Lungo la Salaria, oltre alla Catacomba di Priscilla, si aprono altri complessi cimiteriali paleocristiani, perché fuori dalle mura, ai lati delle grandi strade consolari, i romani seppellivano i loro morti. Villa Ada, con il suo colle e la sua confluenza di fiumi, era un punto di controllo naturale su questa via: chi teneva Antemnae teneva l'accesso settentrionale alla valle del Tevere.
Cosa c'è intorno a Villa Ada
Il parco è incastonato in una parte di Roma poco turistica e molto vivibile. A ovest corre la via Salaria, l'antica strada del sale, lungo la quale, oltre alla Catacomba di Priscilla, si allineano altri complessi cimiteriali cristiani. A est si aprono i quartieri Trieste e Parioli, con i loro palazzi anni Trenta, i villini in stile e i corsi alberati; poco più in là, verso la Nomentana, si arriva a Villa Torlonia, con i suoi musei e la Casina delle Civette. Per chi voglia costruire una giornata intera all'aria aperta, la città offre altri grandi polmoni verdi come il Parco del Pineto o, più a sud, il Parco dell'Appia Antica. Tutto intorno a Villa Ada, comunque, si mangia bene nei quartieri residenziali senza le trappole per turisti del centro: è uno dei vantaggi di stare fuori dai circuiti battuti.
Una curiosità sulla Villa Ada
La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda proprio il nome. Villa Ada non prende il nome da una santa, da una nobildonna romana o da un episodio antico, come si sarebbe tentati di pensare passeggiando fra i resti di Antemnae. Prende il nome dalla moglie di un ingegnere ferroviario. Nel 1878 la tenuta fu acquistata dal conte Giuseppe Telfener, un imprenditore che aveva fatto fortuna costruendo ferrovie perfino in America, e che intitolò la proprietà alla consorte, la nobildonna russa Ada. Il nome è rimasto appiccicato al parco anche dopo che i Savoia lo riacquistarono e lo ribattezzarono Villa Savoia, e ha finito per prevalere su tutti gli altri.
C'è una piccola ironia storica in questo. Sotto lo stesso perimetro convivono un abitato dell'ottavo secolo avanti Cristo con un nome latino legato ai fiumi, una residenza di re con un nome dinastico, e alla fine ha vinto il nome affettuoso di una signora dell'Ottocento di cui i più non sanno quasi nulla. Quando qualcuno vi dirà che va a correre a Villa Ada, ricordatevi che sta pronunciando, senza saperlo, il nome di battesimo di Ada Telfener.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Villa Ada
La cosa che le guide veloci saltano quasi sempre è che una fetta importante del parco non è affatto pubblica, ed è territorio di un altro Stato. La villa reale, quella che dà il nome storico di Villa Savoia, con il suo giardino privato, è la sede dell'Ambasciata e del Consolato della Repubblica Araba d'Egitto. Non è una porzione chiusa per lavori: è suolo diplomatico egiziano, arrivato qui perché nel dopoguerra l'edificio fu ceduto all'Egitto in cambio dell'ospitalità offerta alla corte italiana in esilio ad Alessandria.
La conseguenza pratica è che, camminando, a un certo punto incontrerete recinzioni e cancelli sorvegliati oltre i quali non si passa, e non per capriccio dell'amministrazione comunale. Vale la pena saperlo prima, per non consumare tempo cercando un ingresso che non esiste. E vale la pena tenerlo a mente come chiave di lettura del parco: quella parte di verde che non potete calpestare è, in un certo senso, la ragione per cui il resto della tenuta è arrivato integro fino a noi come spazio pubblico.
Il consiglio che ti do per visitare la Villa Ada
Il consiglio per sfruttare Villa Ada è di non trattarla come un giardino da attraversare in mezz'ora, ma come una piccola gita. Entrate dalla via Salaria al mattino presto, prendetevi il laghetto con calma, poi imboccate i sentieri che salgono verso Monte Antenne. È lassù che il parco dà il meglio: il colle dell'antica Antemnae, la mole del forte ottocentesco, e la vista che si apre sulla valle dei due fiumi. La parte bassa vicino agli ingressi è piacevole ma somiglia a tanti altri parchi; la parte alta è quella che nessun'altra villa romana possiede.
Il secondo consiglio è di abbinare, se potete, una visita prenotata. Il bunker sotterraneo e la Catacomba di Priscilla non seguono gli orari del parco e vanno organizzati in anticipo, ma sono proprio loro a trasformare una passeggiata in una giornata che si ricorda. Portate scarpe da terreno vero, non da passeggio in centro: qui si cammina sullo sterrato, e nella parte alta si suda per davvero.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno, almeno vagamente, che il 25 luglio 1943 Mussolini fu arrestato. Molti meno collegano quel fatto a questo parco. Eppure fu proprio a Villa Savoia, cioè dentro il perimetro dell'attuale Villa Ada, che il re Vittorio Emanuele III convocò il capo del governo il pomeriggio di quel giorno, all'indomani della seduta del Gran Consiglio che lo aveva sfiduciato. Al termine del colloquio Mussolini fu fermato dai carabinieri e allontanato, secondo il racconto tramandato, a bordo di un'autoambulanza per non attirare l'attenzione.
È uno di quei fatti che tutti hanno studiato a scuola senza sapere dove sia avvenuto materialmente. Camminando oggi fra i pini è difficile immaginare che uno degli snodi della fine del fascismo si sia consumato qui, in un pomeriggio d'estate, dietro i cancelli che oggi appartengono all'ambasciata egiziana. La memoria di quel giorno non è segnalata da grandi monumenti dentro il parco, e forse è per questo che il legame fra il luogo e l'evento resta così poco presente nella mente di chi ci passa.
La foto giusta da fare alla Villa Ada
La fotografia che porta a casa il carattere del parco non è quella del laghetto, per quanto sia il soggetto più immediato. È lo scatto che si fa salendo verso Monte Antenne, quando i pini domestici si aprono e incorniciano la salita verso il forte. Cercate la luce bassa del primo mattino o del tardo pomeriggio, quando i raggi entrano radenti fra i tronchi e il sottobosco si accende: è la luce che i pittori del giardino di paesaggio settecentesco avevano in mente quando disegnarono questi scorci per sembrare natura spontanea.
Se invece cercate lo scatto insolito, puntate sui pappagalli verdi fra i rami vicino all'ex villa reale: coglierli in volo richiede pazienza e un teleobiettivo, ma il contrasto fra il verde tropicale delle piume e il bruno dei pini romani è un'immagine che spiazza chiunque la guardi senza sapere dove sia stata scattata. Il laghetto, semmai, riservatelo per il tramonto d'estate, con il palco del festival che si riflette nell'acqua: quello sì è un soggetto, ma è il più prevedibile dei tre.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Poche aree verdi di Roma hanno visto passare tanta storia quanta ne ha attraversata questo colle. Il primo grande capitolo è quello di Antemnae: l'abitato del Lazio antico che, secondo il racconto tramandato da Livio e da Plutarco, prese parte alle lotte contro Roma dopo il ratto delle Sabine e fu sottomesso da Romolo, che vi inviò coloni. Fu uno dei primi centri assorbiti dalla Roma delle origini, e la sua fine segna simbolicamente l'espansione della città nascente.
Il secondo capitolo è quello sabaudo. Dopo l'acquisto del 1872 e il ritorno alla corona nel 1904, la tenuta divenne una delle residenze dei re d'Italia per oltre quarant'anni, con il nome di Villa Savoia. Il terzo e più drammatico avvenimento è l'arresto di Mussolini del 25 luglio 1943, deciso al termine del colloquio con il re proprio in questa villa. Il quarto è la costruzione, fra il 1941 e il 1942, del bunker antiaereo scavato nel tufo, un rifugio pensato per proteggere la famiglia reale dai bombardamenti sulla capitale. C'è poi la lunga vicenda militare del Forte Antenne, edificato fra il 1877 e il 1891 come parte del campo trincerato di Roma. E infine, in tempo di pace, la nascita nel 1994 del festival estivo al laghetto, che ha reso Villa Ada uno dei luoghi della musica dal vivo romana. Sono strati diversi, sovrapposti sullo stesso terreno: guerra antica, monarchia, seconda guerra mondiale, e la Roma dei concerti d'estate.
Chi è passato dalla Villa Ada
La galleria di personaggi che hanno calpestato questo terreno è lunga e insolitamente varia. Se si parte dalla leggenda, il primo nome è quello di Romolo, che secondo la tradizione affrontò e sottomise gli Antemnati insediati proprio su questo colle. Facendo un salto di secoli si arriva ai proprietari nobiliari: i Pallavicini, che nel Settecento riorganizzarono la tenuta come giardino di paesaggio, e il conte Giuseppe Telfener, l'imprenditore ferroviario che nel 1878 le diede il nome della moglie Ada.
Poi vengono i re. Vittorio Emanuele II amava questo parco e lo ingrandì fino ai centosessanta ettari attuali; Vittorio Emanuele III lo riacquistò nel 1904 e ne fece la sua Villa Savoia, dimora reale fino al 1946. Fra le mura di quella villa passarono i protagonisti della politica italiana, fino al colloquio decisivo con Benito Mussolini del luglio 1943. Con la donazione all'Egitto sono arrivati gli ambasciatori e i diplomatici della Repubblica Araba d'Egitto, che ancora oggi abitano la parte reale della tenuta. E dagli anni Novanta, ogni estate, sul palco del laghetto passano musicisti da ogni parte del mondo: la lista dei nomi cambia ogni stagione, ma il flusso di artisti internazionali che hanno suonato qui è ormai lunghissimo. Re, imperatori mitici, imprenditori, diplomatici e musicisti: pochi parchi possono vantare un elenco così eterogeneo.
Domande veloci sulla Villa Ada
Quanto costa entrare a Villa Ada?
L'ingresso al parco è gratuito. Si paga a parte solo per le esperienze che non seguono gli orari del parco, cioè la visita guidata al bunker sotterraneo e la Catacomba di Priscilla sulla via Salaria.
Quali sono gli orari di Villa Ada?
Il parco apre al mattino e chiude al tramonto, con orari che si allungano d'estate e si accorciano d'inverno. Non essendoci un biglietto, non c'è un orario rigido come per un museo: conviene comunque non entrare a ridosso del calare del buio, quando i cancelli iniziano a chiudere.
Come si arriva a Villa Ada con i mezzi pubblici?
Gli ingressi principali sono su via Salaria, percorsa dalle linee di superficie che vanno verso la periferia nord. Le stazioni della metropolitana più vicine sono Sant'Agnese/Annibaliano e Libia sulla linea B1, dal lato di Trieste, a una quindicina di minuti a piedi dagli accessi orientali.
Dove sono gli ingressi di Villa Ada?
I principali sono su via Salaria ai civici 267, 273 e 275. Altri accessi si trovano su via di Ponte Salario, su via di Monte Antenne e su via Panama, dal lato dei Parioli.
Quanto è grande Villa Ada?
La tenuta raggiunge circa centosessanta ettari complessivi, anche se una parte, quella della villa reale, è occupata dalla sede diplomatica egiziana e resta chiusa al pubblico.
Villa Ada è il parco più grande di Roma?
No. Contando anche i grandi parchi regionali dell'Appia Antica e del Pineto e la vicina Villa Doria Pamphilj, Villa Ada figura fra i primi quattro parchi pubblici della città per superficie. Fra le sole ville storiche urbane è però seconda soltanto a Villa Doria Pamphilj.
Si può visitare il bunker di Villa Ada?
Sì, dal 2016 il bunker antiaereo restaurato è aperto alle visite, ma solo in gruppi accompagnati e su prenotazione, gestiti dall'associazione che si occupa del sotterraneo romano. Date e disponibilità cambiano di stagione.
Perché una parte di Villa Ada è chiusa?
Perché la villa reale e il suo giardino sono la sede dell'Ambasciata e del Consolato della Repubblica Araba d'Egitto. È territorio diplomatico, ceduto all'Egitto nel dopoguerra, e non è accessibile al pubblico.
Da dove viene il nome Villa Ada?
Dal nome della moglie del conte Giuseppe Telfener, la nobildonna russa Ada, che acquistò la tenuta nel 1878 e la intitolò a lei. Il nome è sopravvissuto anche al successivo periodo sabaudo, quando la villa fu ribattezzata Villa Savoia.
Cosa c'entra Mussolini con Villa Ada?
Fu proprio qui, allora Villa Savoia, che il 25 luglio 1943 il re Vittorio Emanuele III convocò Mussolini e ne dispose l'arresto al termine del colloquio, uno degli snodi della caduta del fascismo.
Che cos'è il festival di Villa Ada?
È la rassegna estiva Villa Ada Roma incontra il mondo, nata nel 1994, dedicata soprattutto alle musiche dal mondo. Si tiene sul laghetto da metà giugno ad agosto, con serate perlopiù a pagamento e un programma che cambia ogni anno.
Si può andare in bici a Villa Ada?
Sì. Il parco ha chilometri di viali e sterrati adatti alla bicicletta, dai tratti facili vicino al laghetto alle salite più impegnative verso il forte.
Si può correre a Villa Ada?
È uno dei parchi preferiti dai runner romani. Il percorso anulare misura circa quattro chilometri, con fondo misto, dislivelli e molta ombra, e ha scorciatoie trasversali per accorciare o allungare il giro.
Si può andare a cavallo a Villa Ada?
Sì. Il parco conserva una tradizione equestre che risale alle scuderie reali, e nella zona esistono strutture dove si monta e si fanno passeggiate a cavallo.
Villa Ada è adatta ai bambini?
Molto. Gli spazi sono ampi e senza traffico, ci sono aree gioco e prati veri, e il laghetto con le anatre e i pappagalli è una piccola avventura naturalistica. La parte bassa è comoda anche con il passeggino.
Ci sono animali a Villa Ada?
Sì: scoiattoli, ricci, conigli selvatici, istrici, talpe e molti uccelli. La sorpresa è una colonia di pappagalli verdi, i parrocchetti dal collare, naturalizzati fra gli alberi vicino all'ex villa reale.
Che cos'è il Forte Antenne?
È un forte militare costruito fra il 1877 e il 1891 sul colle di Monte Antenne, parte del sistema difensivo di Roma dopo l'Unità. Di norma è recintato, ma d'estate ospita arene e rassegne culturali che lo aprono al pubblico.
La Catacomba di Priscilla è dentro Villa Ada?
No, ma è vicinissima: si trova sulla via Salaria, quasi di fronte agli ingressi del parco. Si visita con accompagnamento, con biglietto e orari propri, ed è curata da una comunità di religiose benedettine.
Villa Ada è accessibile in sedia a rotelle?
La parte pianeggiante vicino agli ingressi di via Salaria e intorno al laghetto è agevole, con viali larghi e fondo compatto. La zona alta verso il forte è sterrata e in salita, quindi più difficile. Il bunker, con le sue scale, non è adatto a chi ha problemi di mobilità.
Quando conviene andare a Villa Ada?
Il mattino presto di un giorno feriale è il momento migliore per il silenzio e la luce. L'autunno è la stagione più bella per camminare e fotografare. Da evitare, se cercate quiete, la domenica pomeriggio di bel tempo, quando la zona nord si dà appuntamento qui.
C'è un laghetto a Villa Ada?
Sì, nella parte pubblica vicino agli ingressi di via Salaria. È il centro sociale del parco e d'estate diventa il palco del festival di musiche dal mondo.
Cosa resta dell'antica Antemnae a Villa Ada?
Poco di visibile: il sito dell'abitato del Lazio antico, sul colle di Monte Antenne, fu in gran parte cancellato dalla costruzione del forte militare fra il 1877 e il 1891. Restano la posizione dominante del colle sulla confluenza dell'Aniene nel Tevere e alcuni resti dentro il parco.
Perché la via Salaria si chiama così?
Era la strada del sale: lungo questo antico percorso consolare il sale delle saline alla foce del Tevere risaliva verso l'interno e verso i territori dei Sabini. È una delle vie più antiche di Roma e costeggia il lato ovest di Villa Ada.
Ci sono edifici da vedere dentro Villa Ada?
Sì, la tenuta conserva alcuni edifici neoclassici eredità del periodo reale, fra cui la villa principale, oggi occupata dalla rappresentanza egiziana e non accessibile. Altre strutture minori sono disseminate nel parco secondo il gusto del giardino storico ottocentesco.
Quanto tempo serve per visitare Villa Ada?
Per una passeggiata rilassata nella parte bassa bastano un paio d'ore; per salire fino al forte, girare l'anello e godersi il colle conviene mettere in conto mezza giornata. Se si prenota anche il bunker, la visita diventa facilmente una giornata intera.
Si possono portare i cani a Villa Ada?
Il parco è molto frequentato da chi porta il cane, soprattutto intorno al laghetto e sui viali principali. Come in tutte le aree verdi pubbliche, valgono le regole comunali sull'uso del guinzaglio e sulla pulizia: conviene informarsi sulla cartellonistica agli ingressi.
L'ultimo consiglio su Villa Ada
Se dovessi riassumere in una frase perché torno a Villa Ada, direi che è il posto in cui Roma smette di comportarsi da capitale e torna a essere campagna. Datele più tempo di quello che pensate di dedicarle, salite fino al forte, prenotate se potete il bunker, e camminate piano: è un parco che premia chi lo attraversa con calma e punisce chi lo taglia di fretta pensando di averlo già visto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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