Teatro Sala Umberto

Il Teatro Sala Umberto è in Via della Mercede 50, a Roma, cap 00187, rione Colonna: la traversa che collega via del Corso alla salita di via di Propaganda, cento metri scarsi da piazza San Silvestro e due minuti da Montecitorio. Si arriva con la metro A, fermata Spagna o fermata Barberini, entrambe a sei o sette minuti di cammino, oppure scendendo al nodo di autobus di piazza San Silvestro, che è il capolinea urbano più vicino; i posteggi di taxi utilizzabili all'uscita sono quelli di piazza San Silvestro, di piazza Mignanelli e di Largo Chigi. La sala conta 450 posti e la gestione è di Viola Produzioni, la società che governa anche il Brancaccio; la direzione artistica è di Alessandro Longobardi dal settembre 2002. Il botteghino è nell'atrio, sulla strada, e apre nelle ore che precedono le recite: orari, prezzi, riduzioni e cartellone cambiano di stagione in stagione e si leggono sul sito ufficiale del teatro, salaumberto.com. Non esiste parcheggio proprio e l'intera area è dentro la Zona a Traffico Limitato del Tridente: arrivare in automobile è una pessima idea, arrivare a piedi da Via del Corso è la soluzione naturale.

Confronta le esperienze a Roma

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Chi prepara una serata in centro trova nella pagina di Piazza di Spagna il contesto del quartiere, e nella pagina di Montecitorio il palazzo che chiude l'isolato sul lato opposto.

Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma
Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma

Che cos'è oggi il Teatro Sala Umberto

Il Teatro Sala Umberto ha un fascino tutto suo, e la prima cosa da capire è che non è un teatro monumentale. Non ha una facciata da fotografare, non ha una piazza davanti, non ha il colonnato che annuncia l'evento. È una porta in una strada stretta, sotto un palazzo ottocentesco, incastrata fra un portone e una vetrina. Chi passa in via della Mercede senza sapere che cosa cerca gli cammina davanti e non lo vede. Poi si entra, si scende di qualche gradino, e la sala si apre: rossa, raccolta, con la platea che arriva addosso al palcoscenico.

La produzione artistica spazia dalla comicità al teatro di prosa, con una tenuta di livello che in centro pochi mantengono. Nel corso di una stagione il cartellone alterna monologhi comici di attori televisivi, prosa contemporanea, testi di repertorio riletti da compagnie di produzione, recital musicali e progetti dedicati alle scuole. È un teatro di media capienza che lavora su turni lunghi: uno spettacolo che funziona resta in cartellone per due o tre settimane, non per due sere.

Appena arrivati di fronte al teatro si capisce che il passo successivo entra dentro un pezzo della storia della città. Quella soglia, nell'ultimo secolo e mezzo, è stata varcata da persone che hanno fatto la storia del teatro, della cultura e dell'Italia stessa. Non è retorica: è un elenco di nomi che sta più avanti in questa guida, e che comincia con Ettore Petrolini.

La mia opinione, netta: il Teatro Sala Umberto è la sala di centro con il miglior rapporto fra distanza dal palco e prezzo del biglietto. Non ha il blasone di altre, non ha il palchettone dorato, ma dalla decima fila si vedono le espressioni di un attore senza binocolo. In un teatro da millecinquecento posti quella stessa serata costa di più e si vede peggio.

Il dossier pratico del Teatro Sala Umberto

Come arrivare al Teatro Sala Umberto

L'indirizzo è Via della Mercede 50, 00187 Roma. Il modo più pulito di arrivarci è la metropolitana linea A: si scende a Spagna e si percorre via di Propaganda fino a incrociare via della Mercede, oppure si scende a Barberini e si scende lungo via del Tritone fino a via dei Due Macelli. In entrambi i casi si tratta di sei o sette minuti a passo normale, meno di quanto serve a trovare un parcheggio che qui non esiste. Chi arriva da Termini può prendere la linea A in direzione Battistini e fare tre fermate.

La seconda via è piazza San Silvestro, il nodo di autobus urbani più vicino al teatro: dalla piazza si imbocca via della Mercede e in centocinquanta metri si è davanti alla porta. È la soluzione di chi arriva dal Tevere, dalla stazione Trastevere o dalla zona di San Giovanni. Le linee che servono la piazza cambiano con le deviazioni del centro storico e conviene controllarle il giorno stesso sull'applicazione dell'azienda dei trasporti.

Listing Single Template 6 In taxi si scende in uno dei tre posteggi vicini: piazza San Silvestro, piazza Mignanelli a ridosso di piazza di Spagna, Largo Chigi sul Corso. Listing Single Template 8 Attenzione a un dettaglio che rovina molte serate: all'uscita di uno spettacolo, verso le ventidue e trenta, i posteggi del Tridente si svuotano in pochi minuti. Chi ha un treno o un aereo prenoti la corsa prima dell'intervallo, non dopo gli applausi.

In automobile, semplicemente, non si viene. L'intera area è dentro la Zona a Traffico Limitato del Tridente, attiva nelle fasce serali nei giorni di maggiore affluenza, e i garage privati della zona applicano tariffe orarie che superano il prezzo del biglietto. Chi proprio deve usare la macchina la lasci in un parcheggio di scambio sulla linea A e faccia l'ultimo tratto in metropolitana.

Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma
Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma

Il botteghino del Teatro Sala Umberto e la prevendita

Il botteghino è dentro l'atrio del teatro, su via della Mercede, e apre nelle ore che precedono le recite oltre che in fasce pomeridiane nei giorni feriali. Gli orari di apertura al pubblico vengono aggiornati a ogni stagione e vanno letti sul sito ufficiale del teatro prima di presentarsi allo sportello: capita che nelle settimane senza spettacolo la biglietteria fisica riduca l'apertura ai soli pomeriggi. Il teatro autorizza inoltre un rivenditore online indicato sulla propria pagina ufficiale, ed è da lì che si compra quando si vuole scegliere il posto in pianta.

Consiglio pratico che vale soldi veri: al botteghino si vede la mappa della sala sul monitor e si può chiedere di spostarsi di due file o di due poltrone senza sovrapprezzo, cosa che online raramente accade. Se abitate a Roma e passate per il centro, comprare allo sportello conviene quasi sempre.

Compra QUI il tuo ticket online per lo spettacolo al Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma
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Quanto costa una serata al Teatro Sala Umberto

I prezzi cambiano per titolo, per settore e per giorno della settimana, e per questa ragione non li trovate scritti qui come se fossero un listino fisso: il teatro pubblica il prezzo di ogni spettacolo sulla scheda del titolo, e quella è l'unica fonte che regge. Quello che si può dire senza sbagliare è la struttura: platea divisa in almeno due settori, galleria a prezzo inferiore, riduzioni per under trenta, over sessantacinque, gruppi e scuole, abbonamenti a pacchetto per chi prende più titoli nella stessa stagione. Le formule di abbonamento del Teatro Sala Umberto sono storicamente convenienti rispetto ai biglietti singoli, e chi vive a Roma dovrebbe almeno guardarle a settembre, quando escono.

La sala del Teatro Sala Umberto, poltrona per poltrona

La platea del Teatro Sala Umberto

La platea è il cuore della sala e la ragione per cui questo teatro funziona. È larga, poco profonda, leggermente inclinata: dal fondo si vede il palco per intero senza sporgersi. Le file centrali, fra la quinta e la dodicesima, sono il settore da chiedere: la voce arriva pulita anche senza amplificazione e la distanza dal boccascena resta sotto i quindici metri. Le prime due file, invece, sono sopravvalutate: si sta sotto il livello del palcoscenico e si guarda in su, e in uno spettacolo di parola questo stanca dopo mezz'ora.

Le poltrone di parte della platea sono state sostituite di recente: 175 sedute nuove installate nell'ambito di un progetto di riqualificazione finanziato con fondi europei del programma regionale FESR. Chi ricorda la sala di quindici anni fa nota la differenza subito, soprattutto nello spazio per le gambe.

La galleria e i settori alti del Teatro Sala Umberto

Sopra la platea corre la galleria, che è il settore economico e che ha una sua dignità: la sala è abbastanza stretta da mantenere una visuale frontale anche dall'alto, e l'acustica in galleria è sorprendentemente piena. Il difetto è l'inclinazione delle prime file, che obbliga a guardare leggermente verso il basso. Per uno spettacolo comico va benissimo, per una prosa con scene profonde si perde qualche piano del fondale.

Il palcoscenico e il boccascena di dodici metri

Il dato tecnico che spiega tutto il resto è questo: il palcoscenico attuale nasce dalla ristrutturazione del 1928, che dotò il teatro di un ampio palcoscenico con boccascena di dodici metri e di moderne attrezzature per la proiezione dei film. Dodici metri di apertura, per una sala di questa capienza, sono tanti: è la proporzione di un teatro di rivista, dove la scena deve reggere un corpo di ballo schierato, non la proporzione di una sala di prosa da camera. È il motivo per cui ancora oggi al Teatro Sala Umberto stanno bene i musical piccoli, i concerti d'attore e gli spettacoli con band sul palco, mentre un monologo nudo rischia di apparire minuscolo se la regia non chiude lo spazio con le quinte.

L'atrio, il foyer e lo spazio della ristorazione

L'ingresso è un atrio stretto che nelle sere di tutto esaurito diventa un imbuto. Qui ci sono il botteghino, il guardaroba e il banco dei programmi di sala. Dal 2002 in poi il teatro ha affiancato all'attività di palcoscenico uno spazio dedicato alla ristorazione, nato con il nome di sUeat, pensato per chi voleva mangiare qualcosa prima o dopo la recita senza uscire dall'edificio: una formula che negli anni ha cambiato più volte gestione e denominazione, e che va verificata sul sito ufficiale prima di contarci per la cena.

Una curiosità su Teatro Sala Umberto

La curiosità riguarda il nome, ed è più torbida di come viene raccontata di solito. Questo teatro non è nato Sala Umberto: è nato nel 1882 come Teatro della Piccola Borsa, cioè come sala da concerti al pianterreno di un palazzo di via della Mercede. Il nome attuale arriva dopo, nel giro degli anni intorno al 1900, ed è un omaggio a Umberto I di Savoia. Il dettaglio che quasi nessuno mette in fila è la coincidenza cronologica: Umberto I fu ucciso a Monza da Gaetano Bresci il 29 luglio 1900. Una sala da spettacolo romana che assume il nome del re proprio in quel torno d'anni non sta facendo pubblicità: sta facendo una dichiarazione politica, in una città che vent'anni prima era ancora pontificia e in cui l'insegna monarchica su un locale di intrattenimento valeva come una bandiera esposta alla finestra.

C'è un secondo strato, e riguarda chi quel nome lo rivendica. Le ricostruzioni storiche non concordano del tutto: alcune attribuiscono l'intitolazione al passaggio del 1900, altre la collegano al 1928, quando la sala fu rilevata dai fratelli Marino, gli stessi che gestivano il Salone Margherita, e riportata alla funzione di teatro con il nome che porta ancora. Le due versioni non si escludono: è del tutto verosimile che l'insegna dinastica sia comparsa presto e che i Marino l'abbiano consolidata quando il locale tornò a fare spettacolo dal vivo. Quello che conta, per chi entra oggi, è che il nome di questo teatro è l'ultimo pezzo di Ottocento sabaudo rimasto acceso in una strada dove tutto il resto parla di papi, di baroni e di barocco.

Terza curiosità, e questa è tecnica: nel 1906 la sala fu attrezzata come Cinemofono. Era il tentativo, quindici anni prima che il sonoro esistesse davvero, di sincronizzare la proiezione con un grammofono dietro lo schermo. Funzionava male, il disco andava fuori passo dopo pochi minuti, e proprio per questo il pubblico dell'epoca ci andava: per vedere fino a dove reggeva. Il Teatro Sala Umberto è stato, in senso stretto, uno dei laboratori romani del cinema sonoro prima del cinema sonoro.

Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma
Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma

La storia del Teatro Sala Umberto, fase per fase

1882: nasce la Sala della Piccola Borsa

L'edificio nasce come sala da concerti al pianterreno di un palazzo di via della Mercede, per volontà e su progetto dell'architetto Andrea Busiri Vici, con decorazioni dello scenografo Alessandro Bazzani. Busiri Vici non era un professionista qualunque: nato a Roma nel 1818 e morto nel 1911, fu primo architetto della Fabbrica di San Pietro sotto Pio IX e Leone XIII, lavorò a piazza Mastai in Trastevere, al Palazzo della Dataria, ai restauri di San Lorenzo in Lucina e di Santa Maria in Trastevere, e a Palazzo Doria Pamphilj. Che un uomo di quel rango firmi una sala da concerti privata dice quanto la Roma appena diventata capitale avesse fame di luoghi di ritrovo borghese. Il nome scelto, Piccola Borsa, è programmatico: qui si veniva a sentire musica e a fare affari, nello stesso pomeriggio.

La programmazione delle origini non era teatro di prosa: concerti, operette, commedie leggere. Un pubblico di professionisti, impiegati ministeriali, giornalisti del quartiere: il rione Colonna, in quegli anni, si stava riempiendo di redazioni.

1890: Giulio Podesti allarga la sala

Otto anni dopo l'inaugurazione, l'architetto Giulio Podesti mette mano all'ambiente e lo amplia. La platea viene ingrandita e riorganizzata per servire anche da teatro vero e proprio, con un palcoscenico degno di questo nome. Sulla capienza raggiunta con quell'intervento le fonti divergono, e chi scrive preferisce dare il dato che il teatro dichiara oggi per sé stesso: 450 posti. È la cifra che conta quando si sceglie una poltrona.

Il nome di Umberto e il Cinemofono del 1906

Intorno al 1900 la sala cambia insegna e diventa Sala Umberto. Nel 1906 arriva l'attrezzatura da Cinemofono: proiezione più suono meccanico sincronizzato. Il Teatro Sala Umberto diventa uno dei locali romani dove il pubblico prova per la prima volta l'idea di un'immagine che parla. È una fase breve ma decisiva, perché stabilisce una doppia vocazione, palcoscenico e schermo, che accompagnerà l'edificio per tutto il Novecento e che spiega le sue continue conversioni.

25 maggio 1911: Ettore Petrolini su questo palcoscenico

Il 25 maggio 1911 su questo palcoscenico sale Ettore Petrolini. È la data che il teatro conserva come il proprio atto di nascita artistica. Petrolini, romano del rione Monti, classe 1884, veniva dai caffè concerto e dalle piazze di provincia; aveva già inventato il bell'Arturo, avrebbe inventato Fortunello, Gastone e Nerone. Il 1911 è l'anno in cui il varietà romano smette di essere intrattenimento di contorno e diventa una forma d'arte con un autore dentro. Curiosità che si incastra da sola: nello stesso 1911, il 12 novembre, muore a Roma Andrea Busiri Vici, l'architetto che quella sala l'aveva disegnata trent'anni prima. Il progettista esce di scena nell'anno in cui la sua sala entra nella storia del teatro italiano.

1913: il cantiere dell'Esposizione

Subito dopo, il locale viene rimaneggiato in occasione dell'Esposizione Universale per i cinquant'anni dall'Unità d'Italia. I lavori terminano nel 1913 e portano la firma di Attilio Spaccarelli e Arnaldo Foschini, due nomi che nella Roma dei decenni successivi avrebbero contato parecchio: Spaccarelli è l'uomo di via della Conciliazione, Foschini sarebbe diventato una figura centrale dell'architettura italiana fra le due guerre. Nello stesso giro d'anni la sala viene riconvertita a cinematografo, segno che il pubblico del muto pagava più del pubblico del palcoscenico.

1928: i fratelli Marino, il varietà e la rivista

Nel 1928 arrivano i fratelli Marino, già proprietari del Salone Margherita, e riportano la sala alla funzione teatrale con il nome attuale. È l'intervento che le dà la forma che ancora si vede: ampio palcoscenico, boccascena di dodici metri, attrezzature moderne per la proiezione dei film. I Marino applicano alla Sala Umberto la stessa programmazione del Salone Margherita, cioè artisti internazionali, comici di varietà, canzonettiste. Fra gli anni Dieci e gli anni Quaranta il Teatro Sala Umberto si impone come tempio del varietà e della rivista italiana: un'etichetta che oggi suona folcloristica e che allora significava essere il locale dove si decidevano le carriere.

Dal dopoguerra al 1980: trent'anni di schermo

Passata la guerra, la formula del varietà si esaurisce: il cinema e poi la televisione portano via il pubblico. Dagli anni Cinquanta in poi la Sala Umberto viene destinata ad attività cinematografica e ci resta fino al 1980, quando un restauro completo la restituisce al teatro. Sono trent'anni di quasi invisibilità, e sono la ragione per cui due generazioni di romani hanno conosciuto questo indirizzo come una sala di proiezione e non come un palcoscenico.

1981: Domenico Modugno riapre il Teatro Sala Umberto

La prima stagione teatrale della rinascita è diretta da Luigi Longobardi e viene inaugurata nel 1981 da Domenico Modugno in L'uomo che incontrò se stesso di Luigi Antonelli, con la regia di Edmo Fenoglio. La scelta è tutt'altro che casuale: Modugno in quegli anni stava spostando il proprio peso dalla canzone al teatro, e affidargli la riapertura significava dichiarare che la nuova Sala Umberto avrebbe parlato a un pubblico largo, non a una nicchia.

1983-1991: gli anni dell'Ente Teatrale Italiano

Dal 1983 al 1991 la programmazione artistica viene assunta dall'ETI, l'Ente Teatrale Italiano, guidato da Bruno D'Alessandro. Sono gli anni in cui il teatro entra nel circuito pubblico nazionale e ospita prosa di vario genere, con la logica di cartellone degli enti di Stato: molti titoli, molte compagnie di giro, poca produzione propria.

1991-2001: il ritorno dello schermo, con l'Istituto Luce

Nel 1991 la struttura torna a essere un cinema d'essai, programmato dall'Istituto Luce e in seguito da Medusa. Per dieci anni via della Mercede 50 è uno degli indirizzi della Roma dei cinema di qualità, quelli dove si andava a vedere il film in lingua originale o la retrospettiva. È l'ultima delle molte oscillazioni fra palco e proiettore che attraversano la storia di questo edificio.

2002: Alessandro Longobardi e la Sala Umberto di oggi

Nel settembre 2002, dopo un'ulteriore ristrutturazione, riprende l'attività teatrale sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi, che inaugura la stagione con lo spettacolo di Maddalena Crippa in Femmine fatali, ideato e diretto da Peter Stein. Non è un debutto qualunque: Stein è il regista tedesco che ha ridisegnato il teatro europeo del secondo Novecento, e portarlo in una sala da 450 posti in via della Mercede fu un modo di dire che la nuova gestione non intendeva fare cabaret.

Longobardi affianca alle stagioni di prosa una serie di iniziative parallele: l'apertura di un'intensa attività di formazione con il Teatro Ragazzi, diretto da Livia Clementi, progetti culturali che vanno dal teatro contemporaneo alla danza, dai recital ai concerti, e l'apertura dello spazio di ristorazione interno. È grazie a questa complessità di iniziative che la Sala Umberto diventa una realtà consolidata nel panorama dei teatri romani, sia per la qualità degli spettacoli sia per l'affluenza di pubblico.

2014: Officine del Teatro Italiano

Nel 2014 nasce Officine del Teatro Italiano, il centro di produzione teatrale del Teatro Brancaccio per il musical e la prosa, che si avvale delle nove sale prove dello Spazio Impero e lavora in sinergia con gli altri spazi culturali del gruppo, fra cui la Sala Umberto e lo Spazio Diamante. Da quel momento il Teatro Sala Umberto smette di essere una sala isolata e diventa un anello di una filiera: si prova all'Impero, si produce con le Officine, si debutta al Brancaccio o alla Sala Umberto a seconda del formato. La gestione fa capo a Viola Produzioni, la società che oggi governa il gruppo.

Il cantiere delle poltrone

L'intervento più recente che il pubblico percepisce sul corpo è la sostituzione di 175 poltrone, realizzata nell'ambito di un progetto di riqualificazione sostenuto da fondi europei del programma regionale FESR. Poltrone nuove in un teatro storico non sono un dettaglio cosmetico: cambiano l'assorbimento acustico della sala, e chi ha l'orecchio allenato lo sente nei silenzi.

Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma
Teatro Sala Umberto in via della Mercede a Roma

Una cosa che non ti dice nessuno su Teatro Sala Umberto

Nessuno vi dirà che la sala non è al livello della strada. Si entra da via della Mercede e si scende: il piano della platea è sotto la quota del marciapiede, perché l'ambiente fu ricavato al pianterreno e nei sotterranei di un palazzo preesistente, non costruito come teatro autonomo. Questa è la chiave per capire tre cose che altrimenti sembrano difetti inspiegabili.

La prima: l'atrio è piccolo perché non c'era spazio per farlo grande. Un teatro nato dentro un edificio d'abitazione non può permettersi il foyer monumentale, e infatti l'attesa, nelle sere di tutto esaurito, si fa in parte sul marciapiede. Arrivare venti minuti prima, e non cinque, cambia completamente l'esperienza della serata.

La seconda: l'acustica della sala è naturalmente calda e un po' compressa, tipica degli ambienti bassi e raccolti. È il motivo per cui gli attori al Teatro Sala Umberto sembrano sempre più vicini di quanto siano: le riflessioni arrivano presto, la voce non si disperde in volume. Per la prosa è un vantaggio enorme. Per un concerto amplificato è un vincolo, e i fonici che ci lavorano lo sanno: qui si tiene il volume basso, altrimenti la sala impasta.

La terza: le uscite sono poche e strette, come in tutti gli ambienti storici incastrati in un tessuto edilizio del Seicento e dell'Ottocento. Alla fine dello spettacolo il deflusso richiede qualche minuto. Chi ha fretta si sieda vicino a un corridoio laterale, non al centro della fila.

Aggiungo una quarta cosa, che è pratica e che nessuno scrive mai: in via della Mercede non c'è un vero slargo davanti alla porta. Se date appuntamento a qualcuno, non ditegli davanti al teatro, perché davanti al teatro ci sono un metro e mezzo di marciapiede e una fila di gente. Date appuntamento all'angolo di piazza San Silvestro o sotto la Galleria del Corso: funziona sempre.

Il Teatro Sala Umberto e il Salone Margherita: due sale diverse che si confondono

Questa confusione va sciolta una volta per tutte, perché ricorre di continuo. Il Teatro Sala Umberto e il Salone Margherita sono due locali distinti, in due strade diverse, con due storie diverse, legati da un unico filo: i fratelli Marino, che negli anni Venti gestivano entrambi.

Il Salone Margherita è in via dei Due Macelli, dentro Palazzo Marignoli, e apre nel 1898 come principale café-chantant della capitale: uno dei maggiori esempi romani di gusto liberty, con la sala sotterranea, i tavolini e la ribalta bassa, una struttura fatta per bere e guardare, non per sedersi in poltrona. Ci passarono la Bella Otero, Lina Cavalieri, lo stesso Petrolini. Nel 1909 riaprì completamente rinnovato con più posti e un palcoscenico vero. Dopo la guerra diventò cinema, nel 1972 tornò locale di cabaret e rivista, e per molti anni fu la casa del Bagaglino prima di riprendere il nome storico. Dal 2020 la proprietà dell'immobile fa capo alla Banca d'Italia.

Il Teatro Sala Umberto è in via della Mercede 50, nasce sedici anni prima, nel 1882, come sala da concerti, e non è mai stato un café-chantant: è sempre stato una sala con file di poltrone rivolte a un palcoscenico. Le due strade distano fra loro trecento metri, il che spiega perché la memoria collettiva romana le abbia sovrapposte. Chi cerca il teatro di via della Mercede e finisce in via dei Due Macelli ha sbagliato locale di un isolato e di sedici anni.

Il consiglio che ti do per visitare Teatro Sala Umberto

Il primo consiglio è sul posto, e vale per ogni titolo: chiedete la platea centrale fra la quinta e la dodicesima fila. Non la prima fila, che è il posto che tutti chiedono e che qui è il peggiore, perché si guarda verso l'alto e si perde metà della recitazione del corpo. Non il fondo platea sotto la galleria, dove il soffitto basso taglia le riflessioni alte e le voci femminili perdono brillantezza. Il settore centrale, in questa sala, è oggettivamente superiore: il boccascena da dodici metri si abbraccia con lo sguardo senza girare la testa.

Il secondo consiglio è sull'orario. Arrivate venticinque minuti prima. Non è pignoleria: l'atrio è stretto, il guardaroba è uno, e se piove la fila si forma sotto il portico di fronte. Venticinque minuti vi danno il tempo di lasciare il cappotto, comprare il programma di sala e sedervi senza passare davanti a dodici persone già accomodate.

Il terzo consiglio è sulla scelta del titolo, e qui rischio un'opinione netta. Al Teatro Sala Umberto conviene scegliere gli spettacoli di parola: monologhi, prosa contemporanea, teatro d'attore. La sala li esalta. Conviene invece essere più prudenti con i musical di grande formato che passano di qui in versione ridotta: dodici metri di boccascena sono tanti per una sala di prosa ma pochi per un allestimento nato per un teatro da millecinquecento posti, e la compressione si vede.

Il quarto consiglio riguarda la settimana. Il mercoledì e il giovedì sono le serate migliori: sala piena ma non stipata, pubblico attento, deflusso rapido. Il sabato sera, in questo teatro come in tutto il Tridente, si somma il pubblico dello spettacolo a quello dello shopping serale, e via della Mercede alle ventidue diventa un imbuto. La domenica pomeriggio è l'opzione più civile per chi viene con i genitori anziani.

Quinto, e ultimo: se lo spettacolo vi è piaciuto, restate in sala fino alla terza chiamata. In una sala da 450 posti gli attori vedono chi resta, e la qualità degli applausi in un teatro di questa misura cambia davvero il finale della serata. È una cosa che in un teatro da duemila posti non succede.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Teatro Sala Umberto sia stato il tempio del varietà lo sanno in molti. Quello che si cita di rado è il prezzo che quella vocazione gli è costato: questo edificio ha passato più tempo a fare il cinema che a fare il teatro. Si conti: cinematografo dal 1913 circa, teatro dal 1928 al 1930, poi di nuovo schermo dagli anni Cinquanta fino al 1980, poi teatro dal 1981 al 1991, poi ancora cinema d'essai dal 1991 al 2001, e teatro stabilmente solo dal settembre 2002. Sommando i periodi, lo schermo vince nettamente sul palcoscenico.

È un fatto risaputo nel senso che tutte le cronologie lo riportano, ed è poco citato nel senso che nessuno ne trae la conseguenza. La conseguenza è che la Sala Umberto è sopravvissuta proprio perché non è stata fedele a sé stessa. Decine di teatri romani di fine Ottocento sono scomparsi per rigidità: erano nati teatri, non hanno saputo diventare altro, e sono stati demoliti o trasformati in negozi. Questo indirizzo ha fatto il contrario. Ha accettato di diventare cinematografo quando il muto pagava, sala da rivista quando la rivista pagava, cinema d'essai quando il mercato del teatro di giro si era prosciugato, e teatro di produzione quando il centro storico ha ricominciato a comprare biglietti.

C'è una lettura anche architettonica di questo camaleontismo. Un ambiente ricavato dentro un palazzo, senza volumi propri, senza torre scenica monumentale, senza facciata da difendere, è un ambiente che si riadatta a costi ragionevoli. La stessa modestia che gli impedisce di essere un monumento gli ha permesso di attraversare centoquarant'anni di cambi di gusto. Il Teatro Sala Umberto è la prova che in una città come Roma la sopravvivenza premia la flessibilità e non la monumentalità.

Aggiungo l'opinione: è anche il motivo per cui questo teatro non ha una mitologia sentimentale paragonabile a quella di altre sale romane. Chi è cresciuto qui negli anni Sessanta ci ricorda un film, non uno spettacolo. La memoria collettiva della Sala Umberto è spezzata in tronconi che non comunicano, e questo è un peccato che nessuna targa ha ancora riparato.

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La foto giusta da fare a Teatro Sala Umberto

La foto sbagliata è quella che fanno tutti: l'insegna presa di fronte, con il flash, dal marciapiede opposto. Via della Mercede è larga sette o otto metri, il grandangolo del telefono deforma il palazzo, e il risultato è una facciata schiacciata con sopra un rettangolo luminoso illeggibile.

La foto giusta al Teatro Sala Umberto si fa in diagonale, da monte, cioè scendendo da via di Propaganda o dall'angolo con via dei Due Macelli, tenendo il telefono in verticale e appoggiando la spalla al muro per stabilizzare. Da quell'angolo l'insegna entra in scorcio, la fila di gente davanti alla porta diventa una linea che accompagna l'occhio, e sul fondo si legge la prospettiva della strada verso il Corso. È una foto che racconta un teatro di quartiere in un rione monumentale, che è esattamente quello che questo teatro è.

Il momento migliore è l'ora blu, i venti minuti dopo il tramonto in cui il cielo è ancora azzurro scuro e le luci dell'insegna sono già accese. In quella finestra i due valori si bilanciano e non serve alcun ritocco. D'inverno, a Roma, significa fra le diciassette e trenta e le diciotto; d'estate fra le venti e trenta e le ventuno. Coincide quasi sempre con l'apertura delle porte, quindi si scatta e si entra.

Secondo scatto, quello che quasi nessuno fa: la sala vuota vista dalla galleria, prima che entri il pubblico. Se il personale di sala lo consente, e nella maggior parte dei casi lo consente se si chiede con garbo e senza flash, si sale in galleria e si inquadra il sipario con le file di poltrone rosse in primo piano. È la fotografia che restituisce la proporzione vera dell'ambiente, quella larghezza inattesa rispetto alla profondità.

Una regola sola, non negoziabile: durante lo spettacolo il telefono resta spento. In una sala da 450 posti uno schermo acceso in decima fila lo vedono trecento persone e lo vede l'attore. Le foto si fanno prima del buio e dopo gli applausi, mai in mezzo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è l'inaugurazione del 1882. Roma era capitale da dodici anni e stava inventando la propria vita borghese: una sala da concerti privata in via della Mercede, firmata dall'architetto della Fabbrica di San Pietro, è un episodio di quella trasformazione. La Piccola Borsa nasce per un pubblico che prima non esisteva, quello degli impiegati dei ministeri nuovi e dei giornalisti delle redazioni che si stavano insediando nel rione Colonna.

Il secondo è il 25 maggio 1911, la data di Petrolini su questo palcoscenico, che il teatro considera il proprio momento fondativo. Da lì passa la linea che porta al varietà romano come forma d'arte riconosciuta e, più avanti, alla comicità italiana del Novecento.

Il terzo è la campagna di lavori del 1913, legata all'Esposizione Universale per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia, con Attilio Spaccarelli e Arnaldo Foschini. Quell'anno Roma si rifà il trucco per l'anniversario nazionale e anche questa sala entra nel cantiere collettivo della città.

Il quarto è la ristrutturazione del 1928 voluta dai fratelli Marino, che porta il boccascena a dodici metri e installa le attrezzature per il cinema sonoro. È il momento in cui la sala assume la fisionomia tecnica che ha ancora oggi, ed è anche il momento in cui l'insegna Sala Umberto si fissa definitivamente.

Il quinto è la riapertura del 1981 con Domenico Modugno in L'uomo che incontrò se stesso di Luigi Antonelli, regia di Edmo Fenoglio: dopo trent'anni di proiezioni, il ritorno del sipario. Per la Roma teatrale di quegli anni fu una notizia vera.

Il sesto è il settembre 2002, con Femmine fatali di Maddalena Crippa, ideato e diretto da Peter Stein, spettacolo inaugurale della gestione Longobardi. Una sala di media capienza che riapre con la firma di Stein dichiara un'ambizione precisa, e quella dichiarazione ha retto.

Il settimo è il 2014, la nascita di Officine del Teatro Italiano: da quel momento la Sala Umberto lavora dentro un sistema di produzione insieme al Brancaccio, allo Spazio Impero e allo Spazio Diamante, e smette di dipendere soltanto dalle compagnie di giro.

L'ottavo è il cantiere recente delle 175 poltrone nuove con fondi europei FESR, che chiude l'elenco con un fatto minore e concreto: dopo centoquarant'anni, questa sala continua a essere manutenuta come un organismo vivo e non come un reperto.

Chi è passato da Teatro Sala Umberto

L'elenco di chi ha calcato questo palcoscenico è la vera ricchezza del Teatro Sala Umberto, e va letto come una carta geologica della scena italiana.

Il primo nome è Ettore Petrolini (Roma 1884 - Roma 1936), il romano di Monti che inventò Fortunello, Gastone e Nerone e che qui salì il 25 maggio 1911. Con lui, negli stessi decenni, il napoletano Raffaele Viviani, autore e attore che portò sul palco la plebe di Napoli con una durezza che il varietà non conosceva, e Nicola Maldacea, il creatore della macchietta come genere.

Poi la generazione che avrebbe fatto il cinema italiano: Totò, Aldo Fabrizi, i fratelli De Filippo, Anna Magnani. Sono passati di qui quando erano ancora attori di rivista, prima che lo schermo li trasformasse in monumenti. È il dettaglio che rende questo indirizzo speciale: la Sala Umberto li ha visti nella fase in cui si formavano, non in quella in cui erano già celebri.

Accanto a loro il firmamento del varietà: Anna Fougez, la diva della canzone italiana degli anni Dieci e Venti; Odoardo Spadaro, il fiorentino che cantava e recitava in frac; i fratelli De Rege, la coppia comica che codificò lo schema dello spalla e del comico; Lydia Johnson, la soubrette di origine russa che fu un fenomeno di costume; il gruppo delle Riviera Five; Renato Rascel, che dal varietà passò alla rivista, al cinema e alla canzone; Rossano Brazzi, che da qui sarebbe arrivato a Hollywood; i tre fratelli Bonos, Cuttica, Alfredo Bambi, i fratelli De Vico, la compagnia di Isa Lysette. Sul versante degli autori, Michele Galdieri, il librettista che scrisse per Totò e per Anna Magnani, e Libero Bovio, il poeta napoletano della canzone classica. E Walter Chiari, che di quella scuola fu l'ultimo grande erede.

Dopo la lunga parentesi cinematografica, la storia riprende con Domenico Modugno nel 1981 e con la regia di Edmo Fenoglio; prosegue con gli anni dell'Ente Teatrale Italiano diretto da Bruno D'Alessandro; e ricomincia davvero nel settembre 2002 con Maddalena Crippa diretta da Peter Stein. Dal 2002 a oggi il palcoscenico del Teatro Sala Umberto ha ospitato buona parte della prosa e della comicità italiana contemporanea, con stagioni costruite da Alessandro Longobardi, e con un'attività per le nuove generazioni curata da Livia Clementi. Fra i nomi della musica d'autore passati di qui in tempi recenti c'è anche Francesco De Gregori, che ha scelto questa sala per una lunga residenza di concerti.

La mia opinione su questo elenco: vale più di molte targhe. In una città che celebra soprattutto pietre, il Teatro Sala Umberto conserva una genealogia di persone, e la conserva perché non si è mai fermato abbastanza a lungo da diventare un museo di sé stesso.

Che spettacoli si vedono al Teatro Sala Umberto

Il cartellone del Teatro Sala Umberto si muove su quattro binari. Il primo è la prosa contemporanea, spesso con attori noti al pubblico televisivo ma con testi di sostanza. Il secondo è la comicità d'autore, che in questa sala ha una tradizione che risale al varietà e che trova nella dimensione da 450 posti la sua misura ideale: il comico vede la sala, la sala vede il comico. Il terzo è il teatro musicale di piccolo formato, recital d'attore e concerti in forma teatrale. Il quarto è il teatro per le nuove generazioni, con una programmazione dedicata alle scuole in orario mattutino.

Titoli, date e prezzi della stagione in corso non li trovate elencati qui, perché un cartellone cambia e una guida che lo congela invecchia in un mese: la programmazione aggiornata è sul sito ufficiale del teatro. Quello che si può dire con sicurezza è la logica del calendario: la stagione parte in ottobre, si interrompe intorno alle feste natalizie, riprende in gennaio e chiude fra aprile e maggio, con qualche appuntamento isolato fuori stagione.

Il Teatro Sala Umberto con i bambini e con le scuole

Il teatro porta avanti da anni una stagione dedicata ai ragazzi, con spettacoli pensati per gli studenti della scuola primaria e secondaria e per i loro insegnanti, e aderisce alle reti nazionali del settore. Le recite scolastiche si tengono di norma la mattina, su prenotazione delle classi, e non sono aperte al pubblico generico.

Per una famiglia che vuole portare un bambino a teatro in centro, la Sala Umberto ha due vantaggi concreti: la sala è piccola e quindi il bambino vede davvero, e i tempi di deflusso sono brevi. Il limite è l'atrio stretto, che con i passeggini è scomodo. Consiglio da professionista: per un bambino sotto i sette anni scegliete la matinée della domenica e prendete la platea laterale vicino al corridoio, così se serve uscire lo si fa senza disturbare venti persone.

Accessibilità del Teatro Sala Umberto

Come in quasi tutte le sale storiche ricavate dentro palazzi preesistenti, l'accessibilità del Teatro Sala Umberto va concordata in anticipo: il piano della sala non è a livello della strada e i percorsi interni sono stretti. Il teatro riserva posti per spettatori con disabilità motoria, ma il numero è limitato e la prenotazione telefonica o via posta elettronica è di fatto obbligatoria. Prima di acquistare online, chi ha bisogno di un posto accessibile o di un accompagnatore contatti direttamente la biglietteria del teatro attraverso i recapiti pubblicati sul sito ufficiale.

Per chi ha difficoltà uditive, la buona notizia è la misura della sala: a 450 posti, e con un'acustica raccolta, la comprensione del parlato è nettamente migliore che in un teatro grande. Chiedete comunque la platea centrale.

Cosa c'è intorno al Teatro Sala Umberto in dieci minuti a piedi

Il Teatro Sala Umberto è uno dei pochissimi teatri europei che si trova dentro un quadrato di quattrocento metri di lato che contiene cinque monumenti di prima grandezza. Vale la pena arrivare un'ora prima e sfruttare la posizione.

A due minuti, verso occidente, c'è Via del Corso e la Galleria Alberto Sordi, con il suo interno liberty che è il posto giusto per ripararsi se piove. Superato il Corso si è subito a Piazza Colonna, con la colonna di Marco Aurelio, e a Montecitorio, il palazzo di Bernini e Fontana che ospita la Camera dei Deputati.

A cinque minuti verso nord est si sale a Piazza di Spagna, con la scalinata e la chiesa della Trinità dei Monti in cima; a pochi passi dal teatro si affacciano il Palazzo di Propaganda Fide, con la facciata di Bernini su piazza di Spagna e quella di Borromini su via di Propaganda, due dei più formidabili fronti barocchi della città messi uno accanto all'altro come una sfida.

A sette minuti verso oriente c'è la Fontana di Trevi, e sulla strada si incontra la Galleria Sciarra, il cortile dipinto di fine Ottocento che quasi nessun turista trova. Poco più in là, verso piazza Barberini, c'è la Fontana del Tritone di Bernini.

A dieci minuti verso sud ovest si raggiunge il Pantheon. Se avete la serata libera prima dello spettacolo, il percorso che consiglio ai gruppi è questo: Pantheon, piazza Colonna, Galleria Alberto Sordi, via della Mercede. Quarantacinque minuti, tutto in piano, e si arriva a teatro senza fiatone.

Quando andare al Teatro Sala Umberto e quando evitarlo

Il periodo migliore per il Teatro Sala Umberto va da novembre a marzo: è la parte centrale della stagione, quella con i titoli più solidi, ed è anche il momento in cui il centro storico è meno affollato di turisti in transito. Le serate da evitare, se possibile, sono i sabati di dicembre, quando via del Corso e via del Tritone sono percorse da una massa che rende l'ultimo tratto a piedi un esercizio di pazienza.

La fascia oraria classica è quella delle ore ventuno, con la domenica pomeriggio alle diciassette. Chi viene da fuori Roma con il treno deve fare un conto onesto: uno spettacolo che comincia alle ventuno finisce intorno alle ventitré, e da via della Mercede a Termini a piedi ci vogliono venticinque minuti. Con la metropolitana meno, ma controllate l'orario dell'ultima corsa.

Ultima avvertenza stagionale: d'estate il teatro di norma non programma, e le attività culturali di Roma si spostano all'aperto. In quei mesi la porta di via della Mercede resta chiusa, e chi cerca spettacolo dal vivo guarda ai cartelloni estivi della città.

Il Teatro Sala Umberto e gli altri teatri di Roma

Per collocare il Teatro Sala Umberto nella geografia teatrale romana serve un paragone. Il Teatro Brancaccio, della stessa gestione, è la sala grande del gruppo, quella dei musical e dei grandi allestimenti: capienza molto superiore, palcoscenico attrezzato per macchine sceniche complesse. Il Teatro Sistina, a pochi minuti di strada, è la casa storica della commedia musicale italiana. Il Teatro Olimpico, al Flaminio, è la sala della danza e della musica. Il Teatro Ambra Jovinelli, all'Esquilino, viene anch'esso dal varietà e oggi fa prosa e comicità con una vocazione molto simile. Il Teatro Centrale presidia un'altra fetta di centro storico. Il Teatro dell'Opera di Roma gioca un campionato diverso, quello del melodramma e del balletto.

In questo quadro il Teatro Sala Umberto occupa una casella precisa: la sala media di centro, distanza corta dal palco, cartellone di parola e di comicità, prezzi che restano abbordabili. Non è il teatro dove si va per stupirsi dell'edificio. È il teatro dove si va per sentire bene un attore.

Domande veloci su Teatro Sala Umberto

Dove si trova esattamente il Teatro Sala Umberto?

In Via della Mercede 50, 00187 Roma, rione Colonna, fra via del Corso e via di Propaganda, a centocinquanta metri da piazza San Silvestro.

Quanti posti ha il Teatro Sala Umberto?

Il teatro dichiara oggi 450 posti fra platea e galleria. È una sala di media capienza, ed è il motivo per cui la visibilità è buona quasi ovunque.

Qual è la fermata della metro più vicina al Teatro Sala Umberto?

Spagna e Barberini, entrambe sulla linea A, a sei o sette minuti di cammino. Barberini conviene a chi arriva da Termini, Spagna a chi arriva da nord.

Si può arrivare in automobile al Teatro Sala Umberto?

Tecnicamente sì, praticamente no: l'area è dentro la Zona a Traffico Limitato del Tridente e non esiste parcheggio del teatro. Meglio metropolitana o taxi.

Dove si trova il posteggio dei taxi più vicino?

Piazza San Silvestro, piazza Mignanelli e Largo Chigi. Dopo lo spettacolo si svuotano rapidamente: prenotate la corsa prima della fine.

Quanto costa un biglietto per il Teatro Sala Umberto?

Il prezzo cambia per titolo, settore e giorno. Il teatro pubblica l'importo sulla scheda di ogni spettacolo sul proprio sito ufficiale, ed è lì che va controllato.

Ci sono riduzioni e abbonamenti al Teatro Sala Umberto?

Sì, il teatro prevede storicamente riduzioni per giovani, over sessantacinque, gruppi e scuole, oltre a formule di abbonamento stagionale. Le condizioni esatte sono sul sito ufficiale.

Dove si comprano i biglietti del Teatro Sala Umberto?

Al botteghino del teatro, in via della Mercede 50, oppure online attraverso il rivenditore autorizzato indicato sulla pagina ufficiale del teatro.

Che orari ha il botteghino del Teatro Sala Umberto?

Il botteghino apre in fasce pomeridiane nei giorni feriali e nelle ore che precedono le recite. Gli orari vengono riaggiornati a ogni stagione: controllateli sul sito ufficiale prima di presentarvi.

Serve prenotare per il Teatro Sala Umberto?

Per gli spettacoli di richiamo sì, e con qualche giorno di anticipo: 450 posti si esauriscono in fretta nei fine settimana. Per le repliche infrasettimanali si trova quasi sempre posto.

Qual è il posto migliore in sala al Teatro Sala Umberto?

Platea centrale fra la quinta e la dodicesima fila. Evitate la prima fila, che qui obbliga a guardare verso l'alto.

La galleria del Teatro Sala Umberto vale il risparmio?

Sì per gli spettacoli di parola e per la comicità, dove l'acustica raccolta compensa la distanza. Meno per le prose con scenografie profonde, dove si perde il fondale.

Quanto dura uno spettacolo al Teatro Sala Umberto?

La maggior parte dei titoli sta fra i settanta e i centoventi minuti, con o senza intervallo. La durata è indicata sulla scheda dello spettacolo.

Il Teatro Sala Umberto è accessibile in sedia a rotelle?

Il teatro riserva posti per spettatori con disabilità motoria, ma la sala non è a livello di strada e i posti sono pochi: la prenotazione diretta alla biglietteria è indispensabile.

C'è il guardaroba al Teatro Sala Umberto?

Sì, nell'atrio. È uno solo e nelle sere di tutto esaurito si forma la fila: arrivate venticinque minuti prima dell'inizio.

Si possono fare foto al Teatro Sala Umberto?

All'esterno sempre, in sala prima dell'inizio di norma sì e senza flash, durante lo spettacolo mai. Il telefono va spento, non silenziato.

Il Teatro Sala Umberto è adatto ai bambini?

Sì, e il teatro dedica ai ragazzi una programmazione specifica, anche in orario scolastico. Per le famiglie la matinée domenicale è la scelta più comoda.

Il Teatro Sala Umberto e il Salone Margherita sono lo stesso teatro?

No. Il Salone Margherita è in via dei Due Macelli, aperto nel 1898 come café-chantant; il Teatro Sala Umberto è in via della Mercede 50 e nasce nel 1882 come sala da concerti. Furono gestiti dagli stessi fratelli Marino negli anni Venti, e da lì viene la confusione.

Chi gestisce oggi il Teatro Sala Umberto?

Viola Produzioni, la società che governa anche il Teatro Brancaccio e gli altri spazi del gruppo. La direzione artistica è di Alessandro Longobardi dal settembre 2002.

Quando è nato il Teatro Sala Umberto?

Nel 1882, come Teatro della Piccola Borsa, su progetto di Andrea Busiri Vici con decorazioni di Alessandro Bazzani. Il nome attuale arriva intorno al 1900.

Chi ha debuttato al Teatro Sala Umberto?

La data che il teatro conserva è il 25 maggio 1911, con Ettore Petrolini. Dopo di lui sono passati Totò, Aldo Fabrizi, Anna Magnani, i fratelli De Filippo, Renato Rascel e Walter Chiari.

Il Teatro Sala Umberto è aperto d'estate?

Di norma no: la stagione va da ottobre ad aprile o maggio. D'estate lo spettacolo romano si sposta all'aperto.

Si mangia dentro il Teatro Sala Umberto?

Dal 2002 il teatro ha affiancato alla sala uno spazio di ristorazione interno, nato come sUeat. La gestione è cambiata più volte negli anni: verificate sul sito ufficiale prima di contarci.

Chiudo con un'opinione che mi sono fatto accompagnando gruppi da vent'anni. Roma è piena di teatri che si vendono per l'edificio: il palchetto dorato, il lampadario, il ridotto. Il Teatro Sala Umberto non ha niente di tutto questo e sopravvive dal 1882 perché ha sempre messo davanti la serata, non la cornice. Prendete un mercoledì di febbraio, una poltrona in ottava fila, uno spettacolo di parola, e uscite in via della Mercede alle ventitré con il centro vuoto davanti. Poche cose a Roma costano così poco e valgono così tanto.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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IndirizzoVia della Mercede, 50, 00187 Roma RM Centro storico, Roma, Roma Città
Telefono06 679 4753
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