Francesco De Gregori a Roma — Teatro Sala Umberto — dal 27 ottobre al 15 novembre 2026
Ci sono concerti che si costruiscono sull'ampiezza e concerti che si costruiscono sulla distanza. Quello che Francesco De Gregori porterà al Teatro Sala Umberto di Roma fra la fine di ottobre e la metà di novembre del 2026 appartiene decisamente alla seconda categoria: quindici serate in una sala del centro storico, con il palco a pochi metri dalla prima fila e un repertorio costruito attorno alle canzoni che negli anni sono rimaste ai margini delle scalette.
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✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il titolo dell'operazione è “Nevergreen (Perfette sconosciute)”, e già dice quasi tutto. Se gli evergreen sono le canzoni che restano, quelle che il pubblico canta prima ancora che l'artista attacchi, i nevergreen sono l'esatto rovescio: pezzi incisi, pubblicati, a volte perfino amati dai fedelissimi, che però non hanno mai preso la via del ritornello collettivo. De Gregori ne ha molti, perché il suo catalogo copre oltre cinquant'anni di lavoro e più di venti album di inediti. Portarli in scena per quindici sere di fila, davanti a una platea raccolta, è una scelta che di solito non fanno gli artisti del suo livello di popolarità.
Le date vanno dal 27 ottobre al 15 novembre 2026, tutte con inizio alle 21:00. Il teatro si trova in via della Mercede 50, a metà strada fra piazza San Silvestro e il Tridente, in una zona che di sera cambia completamente rapporto con chi la attraversa: di giorno è traffico, uffici, vetrine e turismo di passaggio, dopo le otto diventa un reticolo di strade quasi silenziose a due minuti dalle scalinate più fotografate d'Europa. Quello che segue serve a inquadrare il ciclo di concerti, a raccontare la sala che lo ospita, a spiegare come ci si arriva e cosa aspettarsi da una serata in un teatro di questo tipo, oltre che a dare qualche coordinata su cosa vale la pena vedere prima o dopo, visto che si tratta di uno degli angoli più densi del centro di Roma.
Che cos'è questa residenza teatrale e perché è un formato raro
La parola residenza, applicata alla musica dal vivo, indica una cosa precisa: un artista che invece di spostarsi ogni sera in una città diversa si ferma in un unico luogo per una serie prolungata di serate. È una formula nata nei teatri e nei club anglosassoni, diffusa soprattutto a Londra, a New York e a Las Vegas, e in Italia rimasta a lungo marginale perché il mercato dei concerti si è organizzato attorno al tour: furgoni, palasport, una città al giorno, la stessa scaletta ripetuta con minime variazioni.
Quindici serate consecutive nello stesso teatro rovesciano quella logica. La produzione monta una volta sola, il suono viene tarato sulla sala e non su un capannone diverso ogni notte, e soprattutto la scaletta può cambiare senza che nessuno debba rifare il disegno luci da zero. Il teatro comunica esplicitamente che la scaletta sarà sempre diversa, e questo è il punto centrale del progetto: chi va due sere di seguito non assiste due volte allo stesso concerto.
C'è poi un tema di scala. La Sala Umberto è un teatro di dimensioni contenute, e la comunicazione ufficiale parla di una capienza limitata per ogni serata. Un artista che riempie i palazzetti sceglie di suonare per un numero di persone che in un palasport occuperebbero una manciata di settori. Non è una scelta neutra: cambia il modo di cantare, cambia il volume degli strumenti, cambia la possibilità di tenere in scaletta brani che dal vivo, in un impianto da diecimila persone, non reggerebbero il confronto con i cori del pubblico.
Il progetto non nasce a Roma. “Nevergreen (Perfette sconosciute)” era già andato in scena nel 2024 al Teatro Out Off di Milano, una sala altrettanto piccola e con una tradizione di teatro di ricerca, e da quelle serate è stato tratto un film documentario diretto da Stefano Pistolini, presentato in anteprima fuori concorso alla 82ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel settembre del 2025. La versione romana, quindi, arriva dopo un rodaggio e dopo un racconto cinematografico dello stesso formato: non si tratta di un esperimento improvvisato ma di una forma che l'artista ha già messo alla prova e che evidentemente gli interessa ripetere.
Le date, gli orari e i giorni di riposo
Il calendario diffuso dal teatro prevede quindici recite, tutte con inizio alle 21:00. Queste le date: martedì 27, mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre; sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre; martedì 3 e mercoledì 4 novembre; venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 novembre; martedì 10 e mercoledì 11 novembre; venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 novembre.
I giorni di riposo, cioè le date in cui non è prevista alcuna recita, risultano venerdì 30 ottobre, lunedì 2 novembre, giovedì 5 novembre, lunedì 9 novembre e giovedì 12 novembre. Conviene tenerli a mente, perché la distribuzione non segue lo schema abituale dei teatri romani, dove il giorno di chiusura è quasi sempre il lunedì e basta: qui saltano anche un venerdì e due giovedì, e chi si organizza a memoria rischia di presentarsi davanti a un portone chiuso.
Sull'orario: le 21:00 indicate sono l'orario di inizio dello spettacolo, non l'orario in cui conviene arrivare. In un teatro del centro storico, con la platea che si riempie tutta nello stesso quarto d'ora e il foyer che ha lo spazio che ha, presentarsi alle nove meno cinque significa entrare con le luci già in calando. Mezz'ora di anticipo è la misura ragionevole; quaranta minuti se si vuole anche lasciare il cappotto al guardaroba senza fare coda due volte.
Sulla durata non circolano indicazioni ufficiali, e non conviene fidarsi di stime lette in giro. Un concerto di questo tipo, senza intervallo dichiarato e con una scaletta variabile, può ragionevolmente occupare la serata fino a tarda ora, ma la cosa sensata è organizzare il rientro sapendo che l'ultima corsa della metropolitana romana, nei giorni feriali, non è mai particolarmente tarda. Chi conta sul trasporto pubblico farebbe bene a verificare gli orari del giorno prima di uscire di casa.
Chi è Francesco De Gregori, in breve e senza retorica
Francesco De Gregori è nato a Roma il 4 aprile 1951, figlio del bibliotecario Giorgio De Gregori e dell'insegnante Rita Grechi. Porta il nome di uno zio paterno, ufficiale degli alpini e poi partigiano vicecomandante delle brigate Osoppo, ucciso a Porzûs nel 1945. Per il lavoro del padre crebbe a Pescara fino ai dieci anni circa, poi la famiglia rientrò a Roma; frequentò il liceo classico Virgilio e in seguito un corso universitario che completò negli esami senza arrivare alla tesi, concordata con lo storico Renzo De Felice.
Cominciò a suonare la chitarra nel 1966, a quindici anni, e il primo brano che imparò fu “Il ragazzo della via Gluck” di Celentano. Nello stesso anno andò con il padre e con il fratello maggiore Luigi a Firenze, fra i volontari accorsi dopo l'alluvione di novembre. Luigi, di sette anni più grande, sarebbe diventato anche lui cantautore scegliendo come nome d'arte il cognome materno, Grechi.
L'esordio pubblico avviene nel 1969 al Folkstudio, il locale romano che in quegli anni funzionava da laboratorio per una generazione intera. Lì De Gregori incontra Caterina Bueno, Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli, Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis, Giorgio Lo Cascio. Con quest'ultimo forma per un periodo un duo di impianto dichiaratamente folk, con un repertorio che comprende Bob Dylan e Leonard Cohen. Con Venditti incide nel giugno del 1972 “Theorius Campus”, disco a due firme che oggi viene ricordato soprattutto per i brani di Venditti ma che contiene anche le prime prove discografiche del De Gregori compositore.
Il primo album solista, “Alice non lo sa”, esce nel 1973 e divide la critica per la sua vena ermetica. Segue nel 1974 un disco senza titolo, comunemente chiamato album della pecora per via della copertina, che lo stesso autore ha in seguito giudicato con severità. Il successo arriva nel 1975 con “Rimmel”, uno dei dischi più venduti del decennio, e prosegue nel 1976 con “Bufalo Bill”. In mezzo ci sono la collaborazione con Fabrizio De André, la traduzione di “Desolation Row” di Dylan e il lavoro a quattro mani che porta a brani come “Le storie di ieri” e “La cattiva strada”.
Nell'aprile del 1976 avviene l'episodio del Palalido di Milano, quando alcuni militanti dei collettivi studenteschi salirono sul palco interrompendo il concerto per leggere un comunicato politico. Fu un passaggio duro nella biografia dell'artista, che nei mesi successivi ridusse drasticamente le apparizioni dal vivo. Ne uscì con “De Gregori” del 1978 e soprattutto con “Viva l'Italia” del 1979, anno in cui affronta anche la tournée “Banana Republic” insieme a Lucio Dalla, una operazione che porta per la prima volta la canzone d'autore negli stadi italiani e che vende mezzo milione di copie fra disco e film.
Gli anni ottanta si aprono con l'unica esperienza sanremese, peraltro solo da autore: nel 1980 scrive il testo di “Mariù”, musica di Ron, portata al festival da Gianni Morandi con un quarto posto. Nel 1982 esce “Titanic”, nel 1983 il mini album “La donna cannone” con i brani scritti per il film “Flirt” di Roberto Russo con Monica Vitti. Seguono “Scacchi e tarocchi” nel 1985 e “Terra di nessuno” nel 1987, quest'ultimo premiato con la Targa Tenco come miglior album dell'anno.
La produzione successiva copre decenni: “Prendere e lasciare” nel 1996, “Amore nel pomeriggio” nel 2001, “Il fischio del vapore” con Giovanna Marini nel 2002 (Targa Tenco ai migliori interpreti nel 2003), “Pezzi” nel 2005 (Targa Tenco come miglior album), “Sulla strada” nel 2012, “Vivavoce” nel 2014, “De Gregori canta Bob Dylan: Amore e furto” pubblicato il 30 ottobre 2015. Nel 2024 arriva “Pastiche”, realizzato in coppia con Checco Zalone. È fra gli artisti più premiati dal Club Tenco, con sei Targhe ricevute, ed è stato nominato Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana il 26 maggio 2005. Nel 1984, insieme a Lucio Dalla, gli è stata dedicata la denominazione dell'asteroide 6114 Dalla-Degregori.
Sul piano dei concerti, gli ultimi quindici anni lo hanno visto alternare formati molto diversi: il tour nei club e nei teatri del 2016 dopo il disco dylaniano, le date internazionali dell'autunno 2017 fra il Bataclan di Parigi, lo Shepherd's Bush Empire di Londra e la Town Hall di New York, il ritorno agli stadi con Antonello Venditti nel 2022 e nel 2023, e infine il formato raccolto di “Nevergreen”. Chi lo segue da tempo sa che questa oscillazione fra il grande e il piccolo non è una contraddizione ma un metodo di lavoro.
Un'ultima nota utile per capire cosa aspettarsi. De Gregori non è un interprete che riempie la scena di gesti: la sua presenza è asciutta, il tono di voce dal vivo resta vicino a quello del disco, e il peso della serata cade sulle canzoni e sull'arrangiamento. In una sala piccola questo diventa un vantaggio evidente, perché ciò che in un palasport si perde nel riverbero qui arriva intero.
Una curiosità su Francesco De Gregori a Roma — Teatro Sala Umberto — dal 27 ottobre al 15 novembre 2026
La curiosità riguarda il titolo. “Nevergreen” è una parola che in inglese non esiste come termine corrente: è costruita per opposizione a evergreen, e funziona solo se chi ascolta conosce il modello. Applicata a un repertorio come quello di De Gregori, che ha prodotto alcuni degli evergreen più solidi della canzone italiana, la parola diventa una dichiarazione programmatica: la serata non sarà costruita sui titoli che tutti si aspettano.
Il sottotitolo aggiunge un secondo livello. “Perfette sconosciute” è un gioco di parole che ribalta un'espressione familiare e la applica alle canzoni, trattate come persone: brani che esistono da quarant'anni, che chiunque potrebbe avere sentito una volta, e che però restano estranei alla memoria collettiva. Chiamarle perfette, e non semplicemente sconosciute, sposta il giudizio: non sono scarti, sono pezzi che il meccanismo della popolarità ha lasciato indietro.
C'è un dato che rende l'operazione meno scontata di quanto sembri. Un artista con un catalogo ampio, arrivato a un livello di riconoscibilità molto alto, ha di fatto un obbligo implicito verso il pubblico: i brani che la gente ha pagato per sentire. Ogni scaletta è una negoziazione fra quello che l'artista vorrebbe suonare e quello che il pubblico si aspetta. Una residenza dichiaratamente costruita sui brani minori sospende quella negoziazione, e lo fa in anticipo, nel titolo stesso, così che nessuno possa lamentarsi di non essere stato avvisato.
Dietro questa scelta si intravede anche una questione pratica di catalogo. Nel corso di oltre cinquant'anni di carriera, con più di venti album di inediti, un autore accumula decine di brani che non sono mai entrati in una raccolta, non hanno avuto un singolo, non sono stati usati in un film. Molti di quei pezzi non sono mai stati eseguiti dal vivo o lo sono stati pochissime volte. Riportarli in scena significa rimetterli in circolo, e in qualche caso significa suonarli davanti a un pubblico per la prima volta a distanza di decenni dall'incisione.
Il Teatro Sala Umberto, storia e forma di una sala del centro
Il Teatro Sala Umberto si trova in via della Mercede 50, nel rione Colonna, al pianterreno di un palazzo che affaccia su una strada stretta a senso unico. Chi passa di lì senza sapere cosa cerca rischia di non accorgersene: l'ingresso non ha la monumentalità dei teatri ottocenteschi con il colonnato e la scalinata, e la facciata si legge come un fronte di palazzo qualsiasi con una insegna.
La sala nacque nel 1882 per volere di Andrea Busiri Vici, che ne fece decorare gli interni da Alessandro Bazzani. All'origine l'uso previsto era quello di sala da concerto, con operette e commedie. Nel 1890 l'architetto Giulio Podesti curò i lavori di ampliamento, ricavando una capienza di 650 posti; in quella fase la sala veniva probabilmente chiamata Sala della Piccola Borsa, un nome che racconta molto del quartiere di allora, fatto di uffici, banche e attività commerciali a ridosso del centro del potere.
Nel 1913 una nuova ristrutturazione trasformò lo spazio in cinematografo. La svolta arrivò nel 1928, quando la gestione passò ai fratelli Marino, già proprietari del Salone Margherita: il locale tornò a essere teatro e prese il nome di Sala Umberto, in onore del re d'Italia. I Marino vi portarono la stessa programmazione del Salone Margherita, cioè varietà e rivista, con vedettes dai nomi d'arte esotici che nella maggior parte dei casi nascondevano artisti italiani, comici e sciantose. Quella stagione durò fino al 1930 circa, poi la sala tornò al cinema.
La riapertura come teatro avviene nel 1981, dopo lavori di ristrutturazione e ammodernamento, con la direzione assunta dall'Ente teatrale italiano e una programmazione orientata alla prosa. Dura poco: nel 1991 un ulteriore cambio di destinazione riporta la Sala Umberto al cinema. Solo dal 2002 lo spazio è tornato stabilmente teatro, con la direzione artistica di Alessandro Longobardi, e da allora la programmazione si muove fra comicità, prosa contemporanea e, con crescente frequenza negli ultimi anni, concerti.
Proprio la scala della sala è la caratteristica decisiva per un concerto come questo. In una platea di poche centinaia di posti la distanza fra l'ultima fila e il palco resta ridotta, e il suono non deve compiere il percorso lunghissimo che compie in un palazzetto. Non c'è il ritardo fra quello che si vede e quello che si sente, non ci sono i maxischermi, non c'è la necessità di spingere l'impianto per coprire uno spazio ostile. Chi si occupa di audio lo sa bene: un teatro di questa dimensione perdona pochissimo, perché ogni imprecisione arriva nitida, ma in cambio restituisce dettagli che altrove si perdono.
La divisione dei settori, per questo spettacolo, è indicata dal teatro in poltronissima, poltrona e prima balconata. Sono le tre fasce classiche delle sale romane di dimensioni medie: le prime file della platea, il resto della platea, e il settore rialzato. Vale la pena sapere fin da subito che la balconata, in una sala così, non è un ripiego: l'altezza è modesta e la visuale sul palco risulta pulita, anche se cambia la prospettiva sul suono, che arriva un po' più composto e un po' meno diretto.
La gestione è affidata a Viola Produzioni, società che ha sede in via Mecenate 2 e che cura anche altre sale romane. È un dettaglio amministrativo, ma spiega perché l'indirizzo che compare in fondo al sito ufficiale non coincide con l'indirizzo del teatro: chi cerca la sala partendo da quella riga si ritroverebbe dalle parti dell'Esquilino, a un paio di chilometri di distanza.
Una cosa che non ti dice nessuno su Francesco De Gregori a Roma — Teatro Sala Umberto — dal 27 ottobre al 15 novembre 2026
La cosa che quasi nessuno spiega riguarda la strada, non il teatro. Via della Mercede è una via stretta, a senso unico, con marciapiedi sottili e una circolazione serale che non è mai davvero calma perché collega il Tridente a via del Tritone. Quando quindici serate di fila portano diverse centinaia di persone a convergere sullo stesso portone nello stesso quarto d'ora, il marciapiede davanti all'ingresso diventa il punto critico della serata.
La conseguenza pratica: chi arriva a ridosso dell'orario si trova a fare la fila in strada, non in un foyer ampio, e in una sera di novembre questo significa venti minuti al freddo. Chi arriva con mezz'ora di anticipo entra senza attesa, deposita il cappotto e si siede con calma. La differenza fra le due esperienze è tutta in trenta minuti di anticipo, e non dipende dall'organizzazione del teatro ma dalla geometria della via.
Seconda cosa poco detta: l'uscita. Alla fine di un concerto in una sala del centro storico, diverse centinaia di persone escono contemporaneamente su una via stretta e si dirigono quasi tutte nella stessa direzione, cioè verso piazza San Silvestro o verso la metropolitana. Chi ha fretta di prendere l'ultima corsa farebbe bene a mettere in conto qualche minuto di deflusso. Chi invece non ha fretta scoprirà che restare indietro di cinque minuti significa uscire su una strada quasi vuota, e a quel punto la passeggiata verso il Tridente è una delle più belle che il centro di Roma offra di notte.
Terza cosa: il parcheggio. La zona ricade in area a traffico limitato, il numero di posti in strada è vicino allo zero e i parcheggi in struttura della zona hanno tariffe da centro storico. Arrivare in auto, per un concerto qui, è la scelta meno pratica in assoluto. Anche il taxi ha un limite, perché non può fermarsi ovunque in una via stretta: le postazioni utili risultano quelle di San Silvestro, Mignanelli e largo Chigi, tutte a pochi minuti a piedi.
Come ci si arriva
L'indirizzo è via della Mercede 50, 00187 Roma. Le indicazioni ufficiali del teatro elencano con precisione i mezzi utili, e conviene seguirle invece di improvvisare, perché la zona è uno dei nodi di superficie più intricati della città.
Metropolitana. La linea A serve la zona con due fermate: Spagna e Barberini. Dalla prima si scende verso piazza Mignanelli e si prosegue lungo via di Propaganda, arrivando in via della Mercede da ovest; dalla seconda si scende per via del Tritone e si gira a destra. In entrambi i casi si tratta di una camminata breve, dell'ordine di una decina di minuti a passo normale. La fermata Spagna ha il vantaggio dell'uscita che sbuca direttamente in piazza, quella di Barberini il vantaggio di un percorso tutto su strade larghe e illuminate.
Autobus. Le fermate utili indicate dal teatro sono quattro. Alla fermata San Claudio passano le linee 3, 71, 80, 160F, 63, 175 e 492. A largo Chigi transitano 53, 71, 80L, 85, 117, 630, 119 e 628. Alla fermata Tritone passano 62, 116, 175, 492, 590, 630 e 119. Alla fermata Mercede, la più vicina in assoluto, transita il 116. Va detto che la rete di superficie del centro subisce deviazioni frequenti per manifestazioni, cortei e cantieri, e che una verifica sul percorso del giorno stesso risparmia sorprese.
Taxi. Le piazze di riferimento sono San Silvestro, Mignanelli e largo Chigi. Tutte e tre distano pochi minuti a piedi dall'ingresso del teatro. A fine spettacolo, in una serata di novembre e con altri locali della zona che chiudono nello stesso momento, l'attesa può allungarsi: chi ha un rientro complicato farebbe bene a organizzarsi in anticipo.
A piedi. È la modalità che funziona meglio, e non solo per ragioni di traffico. Dal Pantheon si arriva in un quarto d'ora scarso passando per piazza Colonna e per la Galleria Alberto Sordi. Da piazza di Spagna sono cinque minuti. Da piazza del Popolo, scendendo lungo via del Corso e girando all'altezza di San Silvestro, si arriva in venti minuti abbondanti. Dalla Fontana di Trevi bastano otto o dieci minuti risalendo verso via del Tritone.
Auto. Sconsigliata senza mezzi termini. L'area è soggetta a limitazioni del traffico, la sosta su strada è sostanzialmente inesistente e i parcheggi in struttura più vicini applicano le tariffe del centro storico. Chi proprio deve usare l'auto farebbe meglio a lasciarla in un parcheggio di scambio lungo la linea A della metropolitana e coprire l'ultimo tratto su rotaia.
Il consiglio che ti do per visitare Francesco De Gregori a Roma — Teatro Sala Umberto — dal 27 ottobre al 15 novembre 2026
Il consiglio è uno solo e riguarda la scelta della sera. Poiché la scaletta cambia a ogni recita, la data che si sceglie determina il concerto che si ascolta, e questo capovolge il criterio abituale con cui si prenota. Di solito si sceglie la data più comoda; qui conviene ragionare anche su che tipo di serata si vuole.
Le serate infrasettimanali, martedì e mercoledì, tendono ad avere un pubblico più locale e più concentrato: gente che esce da lavoro, che conosce il repertorio, che non è lì per l'evento ma per le canzoni. Le serate del fine settimana hanno un pubblico più misto, spesso con persone arrivate da fuori Roma, e un'atmosfera più festosa. Nessuna delle due è meglio dell'altra, ma sono diverse, e chi ha una preferenza farebbe bene a tenerne conto prima di scegliere.
Secondo consiglio: prendersi la serata intera, non solo le due ore di concerto. Il teatro si trova in mezzo a uno degli angoli più densi del centro storico, e alle sette di sera la zona fra via della Mercede, piazza di Spagna e la Fontana di Trevi è in un momento di passaggio interessante, con i negozi che chiudono e i turisti che si diradano. Arrivare in centro un'ora e mezza prima, fare il giro breve fra Sant'Andrea delle Fratte, piazza di Spagna e via dei Condotti, e poi entrare a teatro, trasforma una serata in una giornata.
Terzo consiglio, sul posto. Se si può scegliere il settore, in una sala di queste dimensioni il criterio non è la vicinanza assoluta ma la centralità. Una poltrona centrale in fondo alla platea, per un concerto acustico con una band di sette elementi, funziona spesso meglio di una prima fila laterale, dove si sente più l'amplificatore vicino che l'insieme. La stessa cosa vale per la balconata: le file centrali offrono una resa d'insieme ottima.
Quarto consiglio, per chi non conosce il repertorio minore. Vale la pena arrivare avendo ascoltato almeno un paio di album non celebri, per esempio “Terra di nessuno” o “Prendere e lasciare”, invece di ripassare le raccolte. Una serata dedicata ai brani poco eseguiti ricompensa chi ha qualche riferimento, e il rischio opposto, cioè aspettare per due ore i titoli famosi, è il modo più sicuro per non godersi il concerto.
Come funziona un concerto in teatro, se non ci sei mai stato
Un concerto in un teatro di prosa segue regole diverse da quelle di un club o di un palazzetto, e vale la pena conoscerle in anticipo perché incidono parecchio sulla serata.
Il primo punto è il posto assegnato. In teatro non esiste il posto unico in piedi: ogni biglietto corrisponde a una poltrona precisa, con fila e numero, e non ci si sposta. Questo elimina la corsa sotto il palco, la fila di ore prima dell'apertura e tutta la dinamica di conquista dello spazio tipica dei concerti in piedi. Chi arriva dieci minuti prima dell'inizio ha esattamente lo stesso posto di chi arriva due ore prima.
Il secondo punto è la relazione con il silenzio. In una sala da poche centinaia di posti il pubblico si sente, e si sente molto: un cellulare che vibra, una conversazione a mezza voce, una bottiglietta che rotola sotto le poltrone. In un palazzetto tutto questo scompare nel rumore di fondo; qui no. Per un concerto costruito su brani poco noti, dove l'ascolto è la sostanza della serata, la differenza è sostanziale.
Terzo punto: il bis. Nei teatri il bis esiste eccome, ma si svolge con una dinamica diversa da quella dei grandi spazi. Non c'è il buio totale con le torce dei telefoni accese; c'è un applauso che continua, le luci di sala che non si accendono e l'artista che rientra. Chi si alza per uscire appena finisce l'ultimo brano rischia semplicemente di perdersi la parte finale.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che De Gregori sia romano. Quello che quasi mai viene aggiunto è che la sua formazione musicale è avvenuta a pochi minuti a piedi dal luogo dove si terranno questi concerti, in un raggio che comprende il Folkstudio e i locali del centro storico dove a cavallo fra gli anni sessanta e settanta si suonava musica popolare e canzone d'autore davanti a poche decine di persone.
Il Folkstudio è il nodo di quella storia. Era un locale piccolo, con un pubblico ridotto, una programmazione che mescolava blues, folk americano, canto popolare italiano e le prime prove dei cantautori romani. De Gregori vi ha debuttato nel 1969 presentando un brano inedito, e lì ha conosciuto Caterina Bueno, Antonello Venditti, Giorgio Lo Cascio, Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis e Mimmo Locasciulli. È lo stesso ambiente che Venditti avrebbe poi evocato nei versi iniziali di “Notte prima degli esami”, dove quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla sono il ritratto di quel gruppo.
Il dettaglio che rende la cosa pertinente a queste serate riguarda la scala. Al Folkstudio si suonava per un pubblico che stava nelle dita di due mani moltiplicate per pochi. Poi è arrivato il successo di “Rimmel”, poi “Banana Republic” nel 1979 ha portato la canzone d'autore negli stadi italiani per la prima volta, e la dimensione dei concerti è cambiata in modo irreversibile per un'intera generazione di artisti. Una residenza in un teatro da poche centinaia di posti, cinquant'anni dopo, riporta la misura del pubblico a qualcosa di più vicino agli esordi che al resto della carriera.
Un secondo elemento poco citato riguarda la prima recensione di un suo concerto, uscita dopo un'esibizione al Folkstudio del 23 maggio 1971, che conteneva un errore clamoroso nella trascrizione del titolo di “Signora Aquilone”, diventato nell'articolo “La signora Piloni”. È un aneddoto minore, ma racconta bene quanto poco strutturato fosse il sistema in cui quei musicisti si muovevano.
Terzo elemento: il rapporto fra De Gregori e il cinema, che a Roma ha lasciato tracce concrete. Poco prima di diventare noto fu contattato per un provino come protagonista di un film di Federico Fellini, e venne scartato. Nel 2003 ha recitato nel primo film diretto da Franco Battiato. Nel 1983 ha firmato le musiche di “Flirt”, che gli sono valse nel 1984 una nomination al David di Donatello per la migliore colonna sonora. Fra il 2013 e il 2016 ha condotto per tre volte il programma radiofonico “Hollywood Party” su Rai Radio 3 insieme a Steve Della Casa. È una linea di lavoro parallela che difficilmente compare nei profili sintetici.
Biglietti e accesso, in linea generale
La vendita dei biglietti per questo ciclo di concerti è gestita dal teatro attraverso i propri canali ufficiali, con i settori indicati in poltronissima, poltrona e prima balconata. Il sito di riferimento è salaumberto.com, che ospita la pagina dello spettacolo con il calendario completo delle recite.
Il botteghino del teatro risulta aperto dal martedì al sabato dalle 16:00 alle 19:00, e la domenica in orario di spettacolo. Il call center del teatro risponde allo 06 6794753, negli stessi giorni e negli stessi orari, cioè dal martedì al sabato dalle 16:00 alle 19:00; esiste anche un contatto WhatsApp al numero 345 9409718 e un indirizzo di posta elettronica, prenotazioni@salaumberto.com.
Su prezzi, disponibilità residua ed eventuali esaurimenti non ha senso riportare numeri: cambiano nel tempo e dipendono dal settore e dalla data. L'unica informazione affidabile è quella che compare sui canali ufficiali nel momento in cui si consulta. Per uno spettacolo distribuito su quindici serate, con una capienza che il teatro stesso descrive come limitata, la variabilità fra una data e l'altra può essere notevole.
Una avvertenza di metodo che vale per qualunque concerto e non solo per questo: i canali ufficiali sono quelli indicati dal teatro o dalla produzione. I circuiti di rivendita secondaria, quelli dove i biglietti compaiono a prezzi diversi da quelli di listino, non offrono alcuna garanzia di validità del titolo di accesso, e i teatri non sono tenuti a riconoscerli. Vale la pena partire dalla pagina ufficiale dello spettacolo e proseguire da lì.
Accessibilità
Il teatro pubblica indicazioni dettagliate sull'accessibilità, ed è utile riportarle con precisione perché sono più articolate della media delle sale romane.
La platea dispone di un'area dedicata al posizionamento delle sedie a ruote, raggiungibile tramite una apposita rampa. Risultano disponibili, fino a esaurimento, tre posti in platea per persone con disabilità motoria in sedia a ruote, con i rispettivi accompagnatori, e un posto in platea per persone con difficoltà di deambulazione. Sono inoltre previsti posti riservati in platea per spettatori con disabilità visiva e uditiva, accessibili previa prenotazione.
Il bagno per persone con disabilità motoria e per chi utilizza la sedia a ruote si trova al piano terra ed è accessibile dal foyer di platea.
Esiste un limite strutturale dichiarato: non sono presenti ascensori che conducano al settore galleria, e le sedie a ruote non possono accedere ai settori superiori. Chi ha esigenze di accessibilità deve quindi orientarsi sulla platea, e di conseguenza prenotare con il dovuto anticipo, visto il numero contenuto di posti disponibili.
È consentito l'accesso accompagnati da cani di servizio, previa richiesta.
La procedura indicata dal teatro prevede l'invio di una richiesta all'indirizzo prenotazioni@salaumberto.com, allegando il modulo compilato e la documentazione relativa all'invalidità oppure la Disability Card. Per le persone con invalidità al cento per cento o con necessità certificata di accompagnamento sono previste agevolazioni tariffarie concordate con la produzione dello spettacolo.
Un'osservazione pratica sul percorso esterno, che l'accessibilità della sala da sola non risolve. Via della Mercede ha marciapiedi stretti e fondo irregolare in alcuni tratti, e le strade che vi confluiscono presentano i sampietrini tipici del centro storico. Chi arriva in sedia a ruote farebbe bene a studiare il percorso in anticipo e a privilegiare l'avvicinamento da via del Tritone, che è la direttrice con i marciapiedi più larghi. Anche le stazioni della metropolitana meritano una verifica preliminare sulla disponibilità e sul funzionamento degli ascensori nel giorno prescelto.
La foto giusta da fare a Francesco De Gregori a Roma — Teatro Sala Umberto — dal 27 ottobre al 15 novembre 2026
Partiamo da quello che la foto giusta non è: non è la foto del palco durante il concerto. In una sala piccola le riprese sono regolamentate e comunque vengono male, perché la luce di scena di un concerto acustico è bassa e calda e nessun telefono la gestisce in modo decente. Il risultato standard è un rettangolo scuro con una macchia arancione al centro, e nel frattempo lo schermo acceso disturba quattro file di persone.
La foto giusta si fa fuori, e si fa prima. Il soggetto è l'ingresso del teatro in via della Mercede, di sera, con l'insegna accesa e la fila che si forma sul marciapiede stretto. È un'inquadratura che racconta esattamente il tema della serata: una sala di poche centinaia di posti incastrata al pianterreno di un palazzo del centro, senza scalinate monumentali e senza portico, riconoscibile solo perché c'è gente davanti. Conviene mettersi sul marciapiede opposto e riprendere in verticale, includendo un pezzo di facciata sopra l'insegna per dare la misura del palazzo.
La seconda fotografia buona si trova a due minuti di distanza, all'incrocio fra via di Propaganda e via Sant'Andrea delle Fratte. Da lì si inquadra il campanile di Sant'Andrea delle Fratte, opera di Francesco Borromini, con i capitelli del secondo ordine costituiti da erme di Giano bifronte, e alle spalle il tiburio rimasto in mattone a vista. Di sera, con l'illuminazione pubblica bassa, quel campanile ha un profilo che nelle guide compare raramente perché la chiesa è schiacciata fra i palazzi e non offre il colpo d'occhio frontale delle basiliche maggiori.
La terza è la più ovvia ma resta la migliore per chi arriva da fuori: piazza di Spagna dopo le dieci di sera, cioè dopo l'orario in cui il flusso turistico cala e la scalinata smette di essere una gradinata occupata su ogni gradino. La Fontana della Barcaccia in primo piano e la Trinità dei Monti in fondo compongono una prospettiva che di giorno è impossibile da isolare. Uscendo dal teatro alle undici, con cinque minuti di camminata, si arriva esattamente nel momento buono.
Un consiglio tecnico che vale per tutte e tre: in centro, di notte, il problema non è la mancanza di luce ma il suo squilibrio, con lampioni caldi e vetrine fredde nella stessa scena. Appoggiare il telefono a un parapetto o a un muretto, ridurre l'esposizione di uno scatto rispetto al valore automatico e fotografare quando non passano auto risolve la maggior parte dei difetti.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La cronologia della sala di via della Mercede è un riassunto in miniatura di come il centro di Roma ha usato i propri spazi di spettacolo negli ultimi centoquarant'anni.
1882. Nasce la Sala Umberto per volere di Andrea Busiri Vici, al pianterreno di un palazzo di via della Mercede, con gli interni decorati da Alessandro Bazzani. L'uso iniziale prevede concerti, operette e commedie. Sono gli anni immediatamente successivi al trasferimento della capitale a Roma, quando la città si riempie di uffici, ministeri e di un ceto impiegatizio che chiede intrattenimento serale.
1890. L'architetto Giulio Podesti cura i lavori di ampliamento e ricava una capienza di 650 posti. In quella fase la sala viene probabilmente chiamata Sala della Piccola Borsa, denominazione che colloca il locale nel tessuto commerciale e finanziario del rione Colonna.
1913. Una ristrutturazione trasforma lo spazio in cinematografo. È il momento in cui il cinema si impone nelle città italiane e molte sale teatrali di dimensioni medie cambiano destinazione, perché la proiezione richiede meno personale e riempie più repliche al giorno.
1928. I fratelli Marino, già proprietari del Salone Margherita, prendono in gestione la sala e la riportano al teatro con il nome di Sala Umberto, in onore del re d'Italia. La programmazione ricalca quella del Salone Margherita: varietà, rivista, vedettes internazionali (almeno stando alle locandine, perché era abitudine degli artisti adottare altisonanti nomi d'arte stranieri), comici e sciantose. È la stagione più caratterizzata della storia del locale.
1930 circa. Il varietà si esaurisce e la sala torna al cinema. Vi resterà per decenni, attraversando la guerra, la ricostruzione e il boom, nel periodo in cui le sale cinematografiche del centro di Roma erano decine e programmavano in prima visione.
1981. Dopo lavori di ristrutturazione e ammodernamento la Sala Umberto riapre come teatro, con la direzione affidata all'Ente teatrale italiano e una programmazione orientata principalmente alla prosa. È il decennio in cui l'intervento pubblico nel teatro italiano prova a recuperare gli spazi persi al cinema.
1991. Nuovo cambio di destinazione: la sala torna cinematografica. La parabola si ripete, e la spiegazione va cercata nella difficoltà di far quadrare i conti di un teatro di quelle dimensioni in una zona con i canoni del centro storico.
2002. La Sala Umberto torna definitivamente teatro, con la direzione artistica di Alessandro Longobardi, e da allora non ha più cambiato funzione. La programmazione si muove fra comicità, prosa contemporanea, teatro ragazzi e, in misura crescente, musica dal vivo.
2026. Il cartellone della stagione 2026-2027 colloca fra i concerti la residenza di Francesco De Gregori, quindici recite dal 27 ottobre al 15 novembre. Nella storia del locale è una delle occasioni in cui la sala viene occupata da un solo nome per un periodo così prolungato.
Vale la pena aggiungere un elemento di contesto che riguarda il quartiere e non il teatro. Il rione Colonna, in cui la sala si trova, ha ospitato per secoli una concentrazione anomala di funzioni: il potere politico attorno a Montecitorio, l'editoria e la stampa lungo via del Tritone, il commercio del Tridente, e una densità di chiese barocche difficile da eguagliare altrove. Un teatro nato qui nel 1882 nasceva già dentro un sistema urbano complesso, e le sue oscillazioni fra cinema e teatro seguono da vicino le trasformazioni di quel sistema.
Chi è passato da Francesco De Gregori a Roma — Teatro Sala Umberto — dal 27 ottobre al 15 novembre 2026
Sul palco di queste quindici serate, accanto a Francesco De Gregori, il teatro indica una formazione di sette musicisti più due coriste. Guido Guglielminetti al basso e al contrabbasso, Primiano Di Biase alla direzione artistica, all'organo Hammond, alle tastiere e alla fisarmonica, Carlo Gaudiello al pianoforte e alle tastiere, Paolo Giovenchi alle chitarre, Alessandro Valle alla pedal steel guitar e al mandolino, Simone Talone alla batteria e alle percussioni. Ai cori Francesca La Colla e Cristina Greco. La produzione è di Friends and Partners.
È una formazione che chi segue De Gregori riconosce: diversi di questi musicisti lo accompagnano da molti anni, e la presenza contemporanea di pedal steel, mandolino, fisarmonica e Hammond dice già molto sul tipo di sonorità previsto, più vicino al folk e all'americana che al pop da grande impianto. In una sala raccolta una strumentazione di questo tipo funziona particolarmente bene, perché ogni timbro resta distinguibile.
Allargando lo sguardo alla storia della sala, l'elenco di chi vi è passato si costruisce per categorie più che per nomi, visto che le fonti sulla programmazione delle prime stagioni sono lacunose. Nel periodo dei fratelli Marino, fra il 1928 e il 1930 circa, sul palco si sono alternate le figure tipiche del varietà italiano di quegli anni: comici, sciantose, artiste presentate con nomi d'arte stranieri. Era la stessa formula del Salone Margherita, che ha attraversato buona parte della storia dello spettacolo leggero romano.
Dal 2002 in poi, cioè da quando la sala è tornata stabilmente teatro sotto la direzione di Alessandro Longobardi, il cartellone ha ospitato regolarmente prosa contemporanea e soprattutto comicità, un genere che a Roma ha una filiera consolidata e che nelle sale di questa dimensione trova la sua misura naturale. Negli ultimi anni si sono aggiunti i concerti, con una sezione dedicata all'interno della stagione.
Un confronto utile per capire dove si colloca la Sala Umberto nel sistema teatrale romano: il Teatro Sistina è la sala del grande musical e delle produzioni con orchestra, il Teatro Brancaccio lavora su una capienza maggiore e ospita molti concerti di cantautori, il Teatro Olimpico ha una vocazione fra danza, musica e spettacolo, il Teatro dell'Opera presidia lirica e balletto. La Sala Umberto occupa la fascia delle sale medio piccole del centro, quelle in cui il rapporto fra palco e platea resta stretto: una caratteristica che per una residenza come questa è esattamente il requisito.
Quanto alla carriera dell'artista, l'elenco di chi ha condiviso il palco con De Gregori negli anni è lungo e documentato: Lucio Dalla nella tournée “Banana Republic” del 1979, Giovanna Marini nel progetto “Il fischio del vapore” del 2002, Antonello Venditti nei tour del 2022 e del 2023, e nella serata “Rimmel 2015” all'Arena di Verona ospiti come Luciano Ligabue, Elisa, Malika Ayane, Fausto Leali, Renzo Zenobi e Giuliano Sangiorgi. Per le serate romane del 2026, però, nessun ospite risulta annunciato: la formazione comunicata dal teatro è quella della band.
Cosa c'è intorno: via della Mercede, il Tridente, Trevi
Il teatro si trova in uno dei punti meglio serviti del centro storico per chi voglia fare qualcosa prima o dopo il concerto. Nel raggio di dieci minuti a piedi si concentrano alcune delle cose più visitate di Roma e alcune fra le meno frequentate, il che rende la zona adatta sia a chi arriva per la prima volta sia a chi la conosce a memoria.
Via della Mercede e dintorni immediati. La via prende il nome dall'ordine religioso della Mercede, e corre parallela a via del Tritone collegando la zona di piazza San Silvestro a via di Propaganda. È una strada di servizio più che di passeggio, con palazzi alti, uffici e qualche bottega storica. A pochi passi si apre l'angolo dove si fronteggiano due dei protagonisti del barocco romano: il Collegio di Propaganda Fide, con la facciata su via di Propaganda progettata da Francesco Borromini, e la basilica di Sant'Andrea delle Fratte, dove Borromini realizzò il campanile a due ordini e il tamburo della cupola. All'interno della chiesa si trovano due statue monumentali di angeli con i simboli della Passione scolpite da Gian Lorenzo Bernini su commissione di Clemente IX per Ponte Sant'Angelo, ritenute troppo preziose per restare esposte alle intemperie e donate alla chiesa nel 1729 dagli eredi dello scultore, che abitavano poco distante. Nella cripta si conserva l'unico esempio di putridarium della città. La facciata attuale della basilica è invece ottocentesca, opera di Pasquale Belli, realizzata grazie a una donazione del cardinale Ercole Consalvi.
Piazza di Spagna. Cinque minuti a piedi. Piazza di Spagna di giorno è un flusso continuo, di sera dopo le dieci diventa un'altra cosa e vale il tempo di una sosta. Alla base della scalinata la Fontana della Barcaccia, in cima la chiesa della Trinità dei Monti con il suo obelisco. Da lì partono via dei Condotti e via del Babuino, le due direttrici che completano il Tridente insieme a via del Corso.
Fontana di Trevi. Otto o dieci minuti risalendo verso via del Tritone e poi scendendo. La Fontana di Trevi dopo le undici di sera resta illuminata e la folla si riduce sensibilmente rispetto alle ore diurne, anche se non scompare mai del tutto. Per chi esce dal teatro verso le undici, è una deviazione che costa poco e restituisce parecchio. Sulla strada si incontra la Galleria Sciarra, cortile liberty coperto con un ciclo di affreschi dedicato alla donna, aperto in orari limitati ma visibile dall'esterno.
Piazza Colonna e dintorni. Dieci minuti in direzione opposta. Piazza Colonna con la colonna di Marco Aurelio, accanto la Galleria Alberto Sordi, e subito dietro Montecitorio con l'obelisco. Proseguendo si arriva alla chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, con la celebre volta dipinta in prospettiva, e poi al Pantheon.
Verso nord. Un quarto d'ora buono lungo via del Corso porta a piazza del Popolo e alla chiesa di Santa Maria del Popolo, con le due tele di Caravaggio nella cappella Cerasi. Poco prima, sulla sinistra, si incontrano il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis. Da piazza del Popolo si sale a Villa Borghese per la rampa del Pincio, ma questa è una passeggiata da pomeriggio, non da dopo concerto.
Sul mangiare, una indicazione di metodo più che di indirizzo: la fascia immediatamente attorno a piazza di Spagna e a Trevi ha un rapporto qualità prezzo che peggiora man mano che ci si avvicina ai monumenti. Le strade dietro piazza San Silvestro e verso via del Gambero, cioè proprio la direzione del teatro, mantengono qualche insegna frequentata anche da chi in zona ci lavora. Dopo le undici di sera l'offerta si riduce parecchio, quindi chi conta di cenare dopo il concerto farebbe bene a verificare gli orari di chiusura invece di improvvisare.
Domande veloci
Quante serate sono in tutto?
Quindici, distribuite fra il 27 ottobre e il 15 novembre 2026.
A che ora iniziano i concerti?
Tutte le recite sono indicate con inizio alle 21:00.
Quali sono i giorni senza spettacolo?
Venerdì 30 ottobre, lunedì 2 novembre, giovedì 5 novembre, lunedì 9 novembre e giovedì 12 novembre.
La scaletta è sempre la stessa?
No. Il teatro indica espressamente che la scaletta cambierà a ogni serata, con l'obiettivo di far emergere brani raramente proposti dal vivo. Quali canzoni saranno eseguite in una data specifica non è pubblicato in anticipo, ed è parte del progetto.
Dove si trova esattamente il teatro?
Via della Mercede 50, 00187 Roma, rione Colonna. L'indirizzo di via Mecenate 2 che compare in fondo al sito ufficiale è quello della società di gestione, non della sala.
Qual è la fermata della metropolitana più comoda?
Linea A, fermate Spagna oppure Barberini. Entrambe a una decina di minuti a piedi.
Si può arrivare in auto?
Tecnicamente sì, praticamente conviene evitare: la zona è soggetta a limitazioni del traffico, la sosta su strada è quasi inesistente e i parcheggi in struttura hanno tariffe da centro storico.
Quanto dura il concerto?
Non risulta una durata ufficiale comunicata. Conviene organizzare il rientro senza contare su un orario di fine preciso, tenendo presenti gli orari dell'ultima corsa dei mezzi pubblici.
Quanto costano i biglietti?
I settori indicati sono poltronissima, poltrona e prima balconata. I prezzi e la disponibilità vanno verificati sui canali ufficiali del teatro, perché cambiano per settore e per data.
Il teatro è accessibile alle persone con disabilità motoria?
La platea sì, tramite una rampa e un'area dedicata alle sedie a ruote, con tre posti riservati più accompagnatori e un posto per chi ha difficoltà di deambulazione. La galleria no, perché non sono presenti ascensori.
Come si prenota un posto accessibile?
Scrivendo a prenotazioni@salaumberto.com, allegando il modulo compilato e la documentazione di invalidità oppure la Disability Card.
Sono ammessi i cani di servizio?
Sì, previa richiesta.
Quali sono gli orari del botteghino?
Dal martedì al sabato dalle 16:00 alle 19:00, e la domenica in orario di spettacolo. Il call center risponde allo 06 6794753 negli stessi orari.
Chi accompagna De Gregori sul palco?
Guido Guglielminetti, Primiano Di Biase, Carlo Gaudiello, Paolo Giovenchi, Alessandro Valle e Simone Talone, con Francesca La Colla e Cristina Greco ai cori.
È lo stesso spettacolo già visto altrove?
Il progetto “Nevergreen (Perfette sconosciute)” era già andato in scena nel 2024 al Teatro Out Off di Milano, e da quelle serate è stato tratto un documentario diretto da Stefano Pistolini presentato alla Mostra di Venezia nel 2025. La formula è la stessa, le scalette no, per definizione.
Conviene arrivare in anticipo?
Sì. Mezz'ora prima è la misura ragionevole, considerando la strada stretta, il guardaroba e il fatto che l'ingresso a spettacolo iniziato nei teatri è di norma regolamentato.
Prima di uscire di casa
Riassumendo l'essenziale: quindici serate, dal 27 ottobre al 15 novembre 2026, sempre alle 21:00, al Teatro Sala Umberto di via della Mercede 50. Scaletta diversa a ogni recita, costruita sui brani meno frequentati del repertorio. Sala piccola, posti assegnati, tre settori. Metropolitana linea A fino a Spagna o Barberini, e poi a piedi. Auto sconsigliata. Anticipo di mezz'ora consigliato.
Per tutto ciò che cambia nel tempo, cioè prezzi, disponibilità, eventuali variazioni di calendario e regole di accesso, la fonte da consultare resta il sito del teatro. Per l'accessibilità, la via corretta è la richiesta scritta all'indirizzo dedicato, con il dovuto anticipo, visto il numero contenuto di posti riservati in platea.
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