Chiesa di San Silvestro al Quirinale
La Chiesa di San Silvestro al Quirinale si trova nella parte centrale di via Ventiquattro Maggio, sul colle del Quirinale, nel rione Trevi, a metà strada fra il Palazzo del Quirinale e lo sbocco di via Nazionale. È una delle chiese romane che quasi nessuno vede, e non per modo di dire: l’espansione urbanistica della capitale, alla fine dell’Ottocento, le ha portato via la facciata e la prima campata, l’ha lasciata sospesa una decina di metri sopra il livello della strada e le ha imposto un ingresso laterale che chi passa di lì non riconosce come tale. Eppure dentro ci sono due cose che valgono da sole il viaggio: gli affreschi con paesaggio di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze, fra le prime testimonianze di paesaggio autonomo nella pittura italiana, e la memoria di un luogo dove nel Cinquecento si riuniva un circolo spirituale e intellettuale attorno a Vittoria Colonna, frequentato da Michelangelo. Le righe che seguono raccontano che cosa c’è davvero in questa chiesa, come ci si entra, che cosa è andato perduto e che cosa resta, distinguendo con cura i dati verificati dalle questioni ancora aperte fra gli studiosi.
Dove si trova la Chiesa di San Silvestro al Quirinale e come raggiungerla
La Chiesa di San Silvestro al Quirinale ha indirizzo in via Ventiquattro Maggio 10, nel rione Trevi, sul fianco settentrionale del colle del Quirinale. Via Ventiquattro Maggio è la strada che scende dalla piazza del Quirinale verso largo Magnanapoli: un tratto breve, in pendenza, incassato fra muraglioni e palazzi alti, che la maggior parte dei visitatori percorre distrattamente andando da una parte all’altra senza accorgersi che uno di quei muraglioni non è un muro di contenimento ma il fianco di una chiesa.
A piedi dal centro
Dalla Fontana di Trevi si arriva in una decina di minuti salendo per via della Dataria o per la scalinata che porta in piazza del Quirinale, e da lì imboccando via Ventiquattro Maggio verso est. Dal Colosseo e dai Fori il percorso naturale passa per via dei Fori Imperiali e via Nazionale, oppure per il Campidoglio e via Quattro Novembre, costeggiando i Mercati di Traiano e la Torre delle Milizie. Da largo Magnanapoli la chiesa si trova poche decine di metri più avanti, sul lato destro salendo.
Con i mezzi pubblici
La fermata della metropolitana più vicina è Repubblica, sulla linea A, da cui si scende lungo via Nazionale per un quarto d’ora circa di cammino in discesa. In alternativa si può usare la fermata Cavour della linea B, risalendo verso largo Magnanapoli, oppure Termini, che serve entrambe le linee e da cui parte l’intera via Nazionale. Diverse linee di autobus urbani percorrono via Nazionale per tutta la sua lunghezza e fermano a poche decine di metri dall’incrocio con via Ventiquattro Maggio, che resta il riferimento più semplice da dare a chi chiede indicazioni.
I punti di riferimento per non sbagliare portone
Il rischio concreto, qui, è passare davanti alla chiesa senza riconoscerla, e capita a moltissimi. La facciata ottocentesca si trova molto in alto rispetto al marciapiede, arretrata e schiacciata fra edifici più recenti, e il grande portale centrale che si vede dalla strada non è l’ingresso della chiesa: conduce alla cripta ed è di norma chiuso. L’accesso reale è una porta molto più piccola e dimessa, sulla sinistra, oltre la quale parte una scala che sale fino al transetto sinistro. Chi cerca un ingresso monumentale non lo trova e tira dritto, ed è il motivo per cui questa chiesa risulta invisibile anche a chi passa lì sotto ogni giorno.

Una chiesa rialzata di nove metri: che cosa è successo con via Nazionale
La Chiesa di San Silvestro al Quirinale si trova oggi sopraelevata di circa nove metri rispetto al piano stradale di via Ventiquattro Maggio, e questo dislivello non è un fatto naturale del colle ma il risultato diretto dei lavori urbanistici condotti a Roma dopo il 1870. Quando la città divenne capitale del Regno d’Italia, l’amministrazione aprì il grande asse di via Nazionale per collegare la stazione Termini al centro rinascimentale, e ribassò e allargò le strade di raccordo che vi confluivano, fra cui appunto via Ventiquattro Maggio.
La facciata e le campate perdute
Per fare spazio alla nuova sezione stradale si demolì la parte anteriore della chiesa. Le fonti non concordano sull’entità esatta della perdita: alcune descrizioni parlano della demolizione della facciata e della prima campata della navata, altre della facciata e delle prime due cappelle. Quello che è certo è che la chiesa perse il proprio fronte originario e una porzione del corpo longitudinale, e che l’impianto a croce latina risultò accorciato al punto da avvicinarsi, nella percezione di chi entra oggi, a una pianta più compatta, quasi a croce greca.
La nuova facciata fu progettata da Andrea Busiri Vici e realizzata negli anni Settanta dell’Ottocento, con datazioni che oscillano fra il 1873 e il 1879 a seconda delle fonti consultate. Busiri Vici scelse un linguaggio deliberatamente storicista, ispirato ai modelli del tardo Cinquecento romano, per non creare uno stacco troppo violento rispetto all’interno cinquecentesco: una scelta di buon senso professionale che però non poté nulla contro il problema di fondo, cioè che la chiesa si trovava ormai molto più in alto della strada e che una facciata, per funzionare, deve stare alla stessa quota di chi la guarda.
Il portale che non si apre
Il risultato più curioso di quell’intervento è il portale principale. Lo si vede benissimo dalla strada, incorniciato e monumentale come ci si aspetta da un ingresso di chiesa, ma non porta in chiesa: conduce alla cripta, cioè al livello inferiore che dopo il ribassamento stradale è finito a quota di strada mentre l’aula si è ritrovata al piano superiore. Per questo il portale resta di norma chiuso e chi lo prende per l’ingresso sbaglia strada. L’accesso effettivo è una porta laterale minore, da cui si sale per una scala interna fino al transetto sinistro.
La storia della Chiesa di San Silvestro al Quirinale, dai Domenicani ai Lazzaristi
Le origini della Chiesa di San Silvestro al Quirinale risalgono probabilmente al IX secolo, ma la prima menzione documentaria certa è del terzo decennio dell’XI secolo: le fonti riportano l’anno 1030 oppure il 1039 a seconda della tradizione seguita, e la differenza di un anno non cambia la sostanza, cioè che l’edificio esisteva già in pieno Medioevo con un’altra dedicazione.
Santo Stefano in Caballo, poi San Silvestro in Biberatica
Il primo nome documentato è Santo Stefano in Caballo, o de Cavallo, un appellativo che deriva dal toponimo medievale del colle: il Quirinale era chiamato Monte Cavallo per via delle due colossali statue di Dioscuri con i loro cavalli che dominavano la sommità, oggi ai lati dell’Obelisco del Quirinale nella piazza davanti al palazzo presidenziale. La chiesa risulta indicata anche come Santo Stefano in Arcioni, da un altro toponimo locale. Dal XII secolo compare la dedicazione a San Silvestro con la specificazione in Biberatica, e in questa forma la si trova documentata verso la fine di quel secolo.
I Domenicani e la ricostruzione cinquecentesca
Nel 1507 papa Giulio II affidò la chiesa ai frati domenicani, secondo le fonti più dettagliate a quelli della congregazione riformata di area toscana. I Domenicani ricostruirono l’edificio e vi annessero un convento, con un cantiere che si concluse intorno al 1524: da qui la doppia datazione che si incontra nelle guide, alcune delle quali indicano direttamente il 1524 come anno della ricostruzione e dell’affidamento ai Domenicani, altre distinguono fra la concessione del 1507 e il completamento dei lavori un quindicennio più tardi. Le due versioni non sono in contraddizione: descrivono lo stesso processo dal suo inizio o dalla sua conclusione.
Una fonte riferisce che intorno al 1540 la responsabilità del complesso passò temporaneamente a un cardinale di casa Sforza, ma l’identificazione precisa del personaggio è problematica, perché il cardinale Ascanio Sforza più noto era morto nel 1505 e non può essere quello indicato: si tratta con ogni probabilità di un omonimo o di un membro successivo della stessa casata, e il dato va preso con la cautela che merita un’informazione tramandata senza riferimento archivistico esplicito.
I Teatini e il novizio che diventa chiesa di formazione
Il passaggio successivo è quello che ha dato alla chiesa l’assetto che ancora oggi si riconosce. La chiesa e il convento furono affidati ai padri teatini, l’ordine dei Chierici Regolari fondato da Gaetano Thiene e da Gian Pietro Carafa, il futuro papa Paolo IV. Sulla data le fonti divergono in modo netto: alcune indicano il 1555, l’anno dell’elezione di Paolo IV, altre il 1566. Poiché l’attribuzione del trasferimento a Paolo IV è ricorrente e quel pontificato si colloca fra il 1555 e il 1559, la datazione al 1555 appare la più coerente con il resto del racconto, ma la divergenza va segnalata anziché nascosta.
Dall’occupazione francese ai Lazzaristi
L’occupazione francese di Roma del 1798 comportò la chiusura del convento, come accadde a decine di altre comunità religiose romane in quegli anni convulsi. Nel 1801 il complesso passò alla Società della Fede di Gesù, la congregazione fondata da Niccolò Paccanari che in quegli anni raccoglieva parte dell’eredità dei gesuiti soppressi. Dopo la caduta di Napoleone, nel 1814, la chiesa fu affidata ai Lazzaristi, cioè ai padri della Congregazione della Missione fondata da san Vincenzo de’ Paoli, che ne hanno mantenuto la cura da allora.
Nel 1873 il convento annesso fu sequestrato dallo Stato italiano nell’ambito delle leggi eversive sull’asse ecclesiastico e trasformato in caserma, destinazione che ne cancellò gran parte degli ambienti conventuali originari. È in quel contesto, e a pochi anni di distanza, che si collocano le demolizioni per il riassetto stradale descritte più sopra: la chiesa perse quindi, nel giro di un decennio, prima il convento e poi la facciata, restando come corpo isolato e rialzato in un tessuto urbano completamente ridisegnato attorno a lei.
Una curiosità sulla Chiesa di San Silvestro al Quirinale
La curiosità più immediata riguarda una porta che non si apre mai. Il grande portale al centro della facciata ottocentesca di San Silvestro al Quirinale, quello che qualunque passante identificherebbe come ingresso della chiesa, non conduce all’aula liturgica ma alla cripta sottostante, e resta abitualmente chiuso: una facciata perfettamente funzionante dal punto di vista compositivo e completamente inutilizzabile dal punto di vista pratico.
Una facciata che racconta un compromesso
Guardare la facciata di San Silvestro al Quirinale con questa consapevolezza cambia completamente il modo in cui la si legge. Non è un fronte ecclesiastico costruito per accompagnare i fedeli verso l’interno, ma un elemento di arredo urbano progettato per dare un volto presentabile a una chiesa amputata, in un momento storico in cui la nuova capitale voleva presentarsi ordinata e coerente lungo le proprie arterie principali. Il linguaggio tardo cinquecentesco scelto dal progettista serviva a suggerire una continuità stilistica con l’edificio storico, ma la funzione reale di quel fronte era di mascherare una ferita.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Chiesa di San Silvestro al Quirinale
Nella prima cappella a sinistra di San Silvestro al Quirinale si conservano affreschi di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze, databili alla metà degli anni Venti del Cinquecento, in cui il paesaggio smette di essere un semplice sfondo e diventa il vero soggetto della scena: gli storici dell’arte li considerano fra le prime testimonianze di paesaggio autonomo nella pittura italiana. È un primato che non compare quasi mai nelle guide generaliste della città e che colloca questa chiesa piccola e nascosta in un punto di svolta della storia della pittura europea.
Che cosa significa paesaggio autonomo
Per capire perché quegli affreschi contino tanto bisogna ricordare come funzionava normalmente la pittura del primo Cinquecento. Una scena sacra si costruiva attorno alle figure: i santi, la Vergine, i protagonisti dell’episodio narrato occupavano il primo piano e la parte centrale della composizione, e dietro di loro il pittore inseriva rocce, alberi, corsi d’acqua, edifici lontani, con la funzione di dare profondità e verosimiglianza. Il paesaggio, insomma, esisteva ma serviva la narrazione, non la guidava.
Nelle scene dipinte a San Silvestro il rapporto si rovescia. Le figure dei santi diventano piccole, quasi assorbite dallo spazio naturale, mentre la composizione si organizza attorno a rocce, alberature, distese, presenze architettoniche sparse: l’occhio dello spettatore non è guidato verso un protagonista ma invitato a percorrere lo spazio. È esattamente il meccanismo che, un secolo più tardi, avrebbe fondato il genere del paesaggio classico nella Roma di Annibale Carracci, di Claude Lorrain e di Nicolas Poussin, e che qui compare con un anticipo notevolissimo.
I soggetti delle scene
Le scene affrescate sulle pareti laterali della cappella riguardano episodi della vita di due sante, tradizionalmente identificate come Maria Maddalena e Caterina, mentre ai lati dell’altare sono dipinte le figure delle stesse sante e putti monocromi. La lettura dei soggetti varia leggermente da fonte a fonte, e in particolare l’identificazione della seconda santa oscilla nelle descrizioni fra Caterina da Siena, coerente con la committenza domenicana della cappella, e altre Caterine: chi visita la chiesa farà bene a non affezionarsi a una sola versione.
Un dettaglio sull’attribuzione
Polidoro Caldara da Caravaggio e Maturino da Firenze lavorarono in coppia per anni, soprattutto sulle facciate affrescate a monocromo dei palazzi romani, un genere di cui furono i maggiori specialisti della loro generazione e di cui oggi resta pochissimo, perché le facciate esposte alle intemperie si sono quasi tutte perdute e ci sono note soprattutto attraverso incisioni. Nelle fonti moderne il ciclo di San Silvestro viene talvolta attribuito alla coppia, talvolta al solo Polidoro con l’intervento parziale del compagno: la questione della ripartizione esatta delle mani resta discussa e nessuna guida dovrebbe presentarla come risolta.
La cappella di Fra Mariano, il pavimento in maiolica e Polidoro
La prima cappella a sinistra della navata di San Silvestro al Quirinale, nota nelle fonti anche come cappella Sannesio dal nome di un successivo patrono, fu in origine la cappella di Fra Mariano Fetti, il frate domenicano che negli anni di Leone X ricoprì a Roma un ruolo del tutto singolare fra la corte pontificia e il convento.
Chi era Fra Mariano Fetti
Fra Mariano Fetti è una figura che la storiografia ricorda soprattutto per il suo ruolo di intrattenitore e buffone di corte presso Leone X, il papa mediceo che fece della propria corte uno dei centri più brillanti e mondani dell’Europa del primo Cinquecento. Entrò nell’ordine domenicano e ottenne l’ufficio del piombo, la carica che sovrintendeva all’apposizione dei sigilli sui documenti pontifici, un incarico redditizio che gli permise di finanziare la decorazione della propria cappella. Le fonti gli attribuiscono un soprannome autoironico che lo definiva principe dei matti, coerente con il personaggio pubblico che aveva costruito.
Il pavimento in maiolica
La cappella conserva un pavimento in mattonelle di maiolica databile attorno al 1525, descritto nelle fonti come realizzato nello stile della bottega dei Della Robbia. È un elemento che si nota poco perché si guarda sempre in alto, verso gli affreschi, e che invece merita uno sguardo attento: la ceramica pavimentale invetriata di questa qualità e di questa data si è conservata in pochissimi casi nelle chiese romane, perché i pavimenti sono la parte di un edificio più esposta all’usura e più frequentemente rifatta nei rifacimenti successivi.
Il destino degli affreschi nelle demolizioni
Un dubbio che si pone naturalmente, sapendo che l’Ottocento portò via la facciata e almeno una parte del corpo anteriore della chiesa, riguarda la sopravvivenza di questi affreschi. Le descrizioni moderne dell’interno collocano gli affreschi di Polidoro e Maturino nella prima cappella a sinistra della chiesa attuale, il che indica che il ciclo si è conservato in situ; le fonti che parlano della demolizione di due cappelle non chiariscono però con precisione quali ambienti fossero coinvolti, e la numerazione delle cappelle nelle guide moderne si riferisce ovviamente all’assetto post ottocentesco. Chi voglia ricostruire con esattezza che cosa sia andato perduto in quel cantiere deve rivolgersi alla bibliografia specialistica, perché le fonti divulgative disponibili non bastano.
Il consiglio che ti do per visitare la Chiesa di San Silvestro al Quirinale
Il consiglio decisivo per visitare la Chiesa di San Silvestro al Quirinale è uno solo: telefonare o scrivere prima, perché questa chiesa non ha un orario di apertura continuativo e affidabile come una basilica del centro, e le fonti disponibili si contraddicono apertamente sul punto. Alcune indicano una apertura mattutina e pomeridiana in fascia oraria standard, precisando però che nei giorni feriali la chiesa risulta spesso chiusa; altre descrivono la chiesa come normalmente non accessibile e aperta soltanto in occasione di concerti e visite guidate.
Che cosa fare prima di andarci
Di fronte a fonti così divergenti, la sola condotta sensata è contattare direttamente la struttura prima di mettersi in cammino. I recapiti pubblicati dal portale turistico comunale comprendono un numero di telefono fisso, un numero di cellulare e un indirizzo di posta elettronica intestato alla chiesa: sono i canali da usare per chiedere se l’edificio sarà aperto nella data prevista e se è possibile visitare le cappelle. Vale la pena farlo con qualche giorno di anticipo, perché la gestione dipende da una comunità religiosa e da volontari, non da un ufficio con personale dedicato all’accoglienza turistica.
La strada dei concerti
Una delle occasioni più realistiche per entrare è un concerto. La chiesa viene utilizzata con una certa regolarità come sede di eventi musicali, complice l’acustica dell’aula e la posizione centrale, e in quelle serate l’interno risulta aperto e illuminato. Chi ha un interesse specifico per gli affreschi farà bene a considerare che l’illuminazione predisposta per un concerto non è quella ideale per osservare la pittura, e che conviene comunque arrivare con largo anticipo rispetto all’inizio per avere il tempo di guardarsi attorno.
Combinare la visita con il resto del Quirinale
Il consiglio operativo per i gruppi in questa zona è di non costruire mai una uscita attorno a questa sola chiesa, proprio per l’incertezza dell’accesso, ma di inserirla in un itinerario di colle che funziona anche se la porta resta chiusa. Un percorso efficace parte dalla piazza del Quirinale con la vista sulla città e l’Obelisco del Quirinale fra i Dioscuri, prosegue lungo via del Quirinale con la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale del Bernini e la Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane del Borromini, e torna indietro per via Ventiquattro Maggio fino a San Silvestro e a largo Magnanapoli. In poco più di un chilometro si attraversano il barocco più celebre di Roma e una chiesa che del Cinquecento conserva quello che il barocco non ha cancellato.
La cappella Bandini: Mascherino, Algardi, Mochi e Domenichino
La cappella Bandini di San Silvestro al Quirinale è un ambiente a pianta ottagonale coperto da cupola e lanternino, aperto in fondo al transetto sinistro, e fu progettata da Ottaviano Nonni detto il Mascherino nella prima metà degli anni Ottanta del Cinquecento, con datazioni che le fonti collocano fra il 1580 e il 1585. Prende il nome dal cardinale Ottavio Bandini, che vi collocò il proprio monumento sepolcrale e quello dei genitori. La pala d’altare è un’Assunzione di Scipione Pulzone dipinta su lavagna, cioè su lastra di ardesia anziché su tela, secondo una moda tecnica del tardo Cinquecento che attribuiva alla pietra una durata maggiore; la cupola della cappella dovette essere ricostruita nel 1823 dopo la comparsa di lesioni.
Le sculture di Alessandro Algardi
Le sculture in stucco della cappella sono attribuite ad Alessandro Algardi e datate al 1628: raffigurano la Maddalena e san Giovanni Evangelista. Algardi, bolognese di formazione, è insieme a Gian Lorenzo Bernini il grande scultore della Roma del Seicento, e rappresenta rispetto al rivale un temperamento artistico opposto, più contenuto, più classicamente misurato, meno interessato all’effetto drammatico immediato. Le opere di San Silvestro appartengono a una fase relativamente precoce della sua carriera romana, quando lo stucco era per lui un materiale di lavoro frequente, più economico e più rapido del marmo e adatto a integrarsi con la decorazione architettonica. Altre due figure della stessa cappella, san Giuseppe e santa Marta, sono state riferite a Francesco Mochi, ma su queste l’attribuzione non è consolidata e alcune descrizioni parlano di opere soltanto nello stile di Mochi, oggi di autore non identificato.
I tondi di Domenichino
Nei pennacchi della cupola, il Domenichino affrescò nel 1628 quattro tondi con episodi dell’Antico Testamento: Davide che danza davanti all’Arca, Giuditta che mostra la testa di Oloferne, Ester che sviene davanti ad Assuero e Salomone che intronizza Betsabea come regina madre. È un ciclo che gli specialisti considerano importante nel percorso del pittore, e che appartiene alla stagione romana matura di Domenico Zampieri, il caposcuola del classicismo bolognese trapiantato a Roma.
Il soffitto a cassettoni, la parte che tutti fotografano
Il soffitto ligneo a cassettoni di San Silvestro al Quirinale, dorato e decorato con scene bibliche, risale alla seconda metà del XVI secolo ed è attribuito a Flaminio Boulanger. È l’elemento che colpisce di più chi entra, perché copre l’intera aula con una superficie continua di intagli e dorature che riflettono qualunque luce disponibile.
Come è fatto
Le descrizioni concordano su una struttura di cassettoni intagliati con predominanza di azzurro e oro, con qualche inserto di rosso, e con alcuni scomparti ovali di maggiori dimensioni occupati da rilievi o dipinti. Fra i soggetti riconosciuti nelle fonti compaiono la consegna delle chiavi a san Pietro e una Madonna con il Bambino. Un terzo scomparto principale risulta perduto nel 1877, cioè proprio in occasione del cantiere di rifacimento del fronte e di accorciamento della navata: quando si demolisce la prima campata di una chiesa, si porta via inevitabilmente anche la porzione di soffitto che la copriva.
Gli altri dipinti dell’aula
Oltre al soffitto, l’aula conserva un apparato pittorico che copre più di due secoli. Le fonti citano opere e interventi di Marcello Venusti, il pittore lombardo che lavorò a stretto contatto con Michelangelo e ne tradusse in piccolo formato alcune invenzioni, di Jacopo Zucchi, di Raffaellino da Reggio, del Cavalier d’Arpino, di Giacinto Gimignani, di Avanzino Nucci, di Giovanni e Cherubino Alberti, di Lazzaro Baldi e di Antonio Barbalonga. A Stefano Pozzi, pittore del pieno Settecento, sono riferiti sei ovali distribuiti fra la controfacciata e i due lati della navata. Sulla controfacciata si trovano inoltre i monumenti funebri al cardinale Federico Cornaro e al giurista Prospero Farinacci; l’attribuzione del monumento Cornaro oscilla nelle fonti fra Giovan Battista Della Porta e Giacomo Della Porta, due scultori e architetti della stessa numerosa famiglia di artisti, e il punto meriterebbe una verifica documentaria.
Vittoria Colonna, Michelangelo e i dialoghi di Francisco de Holanda
Nel Cinquecento San Silvestro al Quirinale fu luogo di riunione di un circolo spirituale e intellettuale che ruotava attorno alla figura di Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, e che secondo la tradizione ebbe fra i propri frequentatori Michelangelo Buonarroti. La testimonianza più celebre di quelle riunioni è contenuta nei dialoghi romani del portoghese Francisco de Holanda, ed è proprio su questa testimonianza che gli studiosi discutono da tempo.
Chi era Vittoria Colonna
Vittoria Colonna nacque a Marino nel 1490 o nel 1492, secondo le fonti, e morì a Roma il 25 febbraio 1547. Vedova di Ferrante Francesco d’Avalos, marchese di Pescara, caduto nel 1525, fu la poetessa più autorevole dell’Italia del suo tempo e una figura centrale del movimento spirituale che cercava una riforma interiore della Chiesa senza rompere con Roma, quello che gli storici chiamano ambiente degli spirituali. Fu in rapporto con Juan de Valdés, con Bernardino Ochino e, negli anni viterbesi successivi al 1541, con il cardinale inglese Reginald Pole.
Un punto va chiarito subito perché genera confusione costante: il convento romano in cui Vittoria Colonna si ritirò e in cui trascorse lunghi periodi fino alla morte era quello annesso alla chiesa di San Silvestro in Capite, in Campo Marzio, retto dalle Clarisse, e non San Silvestro al Quirinale. Sono due chiese diverse, in due punti diversi della città, accomunate solo dalla dedicazione al papa Silvestro. Le riunioni descritte da Francisco de Holanda sono invece ambientate sul colle, nella chiesa di cui si parla in queste righe, allora conosciuta anche come San Silvestro a Monte Cavallo.
I dialoghi romani e il dibattito sulla loro attendibilità
Francisco de Holanda, pittore e scrittore portoghese nato a Lisbona nel 1517 e morto nella stessa città nel 1585, soggiornò a Roma verso la fine degli anni Trenta del Cinquecento e frequentò l’ambiente di Vittoria Colonna. Anni dopo scrisse il trattato Da pintura antiga, il primo trattato sulla pittura composto nella penisola iberica, che le fonti datano al 1548 o al 1549. La seconda parte dell’opera contiene quattro dialoghi in cui Michelangelo compare come personaggio ed espone le proprie idee sull’arte, in conversazioni ambientate appunto a San Silvestro, alla presenza di Vittoria Colonna e di altri interlocutori.
Qui va detto con chiarezza quello che le guide turistiche di solito tacciono: il valore documentario di quei dialoghi è oggetto di discussione fra gli studiosi. Da un lato è fuori discussione che de Holanda sia stato realmente a Roma in quegli anni, che abbia avuto accesso all’ambiente di Vittoria Colonna e che il circolo si riunisse effettivamente in questa chiesa: su questo le fonti convergono. Dall’altro, una parte della critica considera i dialoghi non un verbale di conversazioni realmente avvenute ma una costruzione letteraria, secondo un genere, quello del dialogo filosofico, che nel Cinquecento prevedeva esplicitamente la messa in scena di personaggi reali con discorsi composti dall’autore. Perfino le voci enciclopediche di riferimento, quando riassumono il contenuto dell’opera, usano formule prudenti e parlano di dialoghi presunti con Michelangelo.
La posizione più equilibrata, e quella che conviene adottare in una visita, è la seguente: le riunioni del circolo di Vittoria Colonna a San Silvestro appartengono alla storia documentata del luogo, mentre le singole battute attribuite a Michelangelo nei dialoghi di de Holanda vanno trattate come testimonianza indiretta e filtrata dalla scrittura di un autore che aveva le proprie tesi da sostenere sulla pittura antica e sul primato del disegno. Chi racconta questa chiesa affermando che Michelangelo disse esattamente questo o quello, citando de Holanda come se fosse una registrazione, sta saltando un passaggio critico che la storiografia non salta.
Il chiostro detto di Michelangelo
Al complesso è annesso un piccolo ambiente a terrazza, indicato nelle descrizioni come chiostro di Michelangelo, identificato come il luogo in cui il circolo cinquecentesco si radunava. La denominazione è tradizionale e commemorativa, cioè lega lo spazio alla memoria delle riunioni, e non implica che Michelangelo ne sia stato il progettista. Va inoltre tenuto distinto dall’omonimo e ben più celebre Chiostro di Michelangelo alle Terme di Diocleziano, che è tutt’altra cosa per dimensioni, storia e attribuzione: la coincidenza del nome ha generato più di un equivoco nelle descrizioni divulgative.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
L’altare maggiore di San Silvestro al Quirinale fu consacrato nel 1584 da Thomas Goldwell, vescovo di St Asaph, che in quel momento era l’ultimo vescovo superstite della gerarchia cattolica inglese precedente alla rottura con Roma e che risiedeva in questa chiesa come superiore della comunità.
L’ultimo vescovo dell’Inghilterra cattolica
La vicenda merita di essere raccontata per esteso, perché è uno di quei casi in cui la storia di una piccola chiesa romana si aggancia a un capitolo centrale della storia europea. Quando Elisabetta I consolidò la rottura con Roma, i vescovi cattolici inglesi che rifiutarono il giuramento vennero privati delle sedi, e quasi tutti morirono in carcere o agli arresti. Thomas Goldwell riuscì invece a lasciare l’Inghilterra e si stabilì in Italia, dove entrò nell’orbita dei Teatini e finì per risiedere proprio a San Silvestro al Quirinale.
Alla sua morte, nel 1585, con lui si estinse l’episcopato cattolico inglese di nomina precedente allo scisma: fino a quando visse, esisteva ancora un vescovo consacrato secondo l’ordinamento della Chiesa inglese prima della rottura, e con lui quella continuità si interruppe. Che la consacrazione dell’altare maggiore di questa chiesa sia opera sua significa che un gesto liturgico ordinario, compiuto in un edificio periferico rispetto alle grandi basiliche romane, porta la firma di una delle figure simbolo della vicenda religiosa inglese del Cinquecento.
La foto giusta da fare alla Chiesa di San Silvestro al Quirinale
La fotografia più efficace da fare a San Silvestro al Quirinale non è quella dell’interno, che richiede la chiesa aperta e una luce che non sempre c’è, ma quella che documenta dall’esterno il dislivello di circa nove metri fra il piano stradale di via Ventiquattro Maggio e la chiesa sopraelevata: è l’immagine che spiega in un solo scatto tutta la storia urbanistica del luogo.
L’inquadratura dal basso
Conviene attraversare la strada e cercare il punto di ripresa più arretrato possibile sul marciapiede opposto, poi puntare verso l’alto includendo nell’inquadratura sia il marciapiede in primo piano sia la facciata in cima. Un obiettivo grandangolare aiuta, a patto di accettare la convergenza delle verticali, che in questo caso non è un difetto ma un elemento espressivo: proprio la deformazione prospettica restituisce la sensazione di un edificio spinto verso l’alto e staccato dal suolo che lo reggeva.
Gli interni, quando si può
Se si riesce a entrare, il soggetto più remunerativo è il soffitto a cassettoni, che va fotografato in verticale dal centro dell’aula appoggiando la macchina su un banco o su una superficie stabile, perché la luce interna è scarsa e i tempi di posa si allungano. La cappella Bandini, con la cupola ottagonale e i tondi di Domenichino, richiede invece una inquadratura dal basso verso la calotta, e qui il problema principale è il contrasto fra le parti illuminate e quelle in ombra: conviene esporre per le zone chiare e recuperare le ombre in fase di sviluppo, anziché il contrario.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di San Silvestro al Quirinale si ordina attorno a una manciata di date verificabili: la prima menzione documentaria nel terzo decennio dell’XI secolo, l’affidamento ai Domenicani nel 1507 con la ricostruzione conclusa intorno al 1524, il passaggio ai Teatini a metà Cinquecento, la consacrazione dell’altare maggiore nel 1584, la campagna decorativa seicentesca del 1628, la chiusura del convento nel 1798, l’arrivo dei Lazzaristi nel 1814 e le demolizioni degli anni Settanta dell’Ottocento.
Il Sacco di Roma e la fine di una coppia di pittori
Il Sacco di Roma del 1527 rappresenta lo spartiacque per l’intero ambiente artistico della città e anche per i due autori degli affreschi di questa chiesa. La collaborazione fra Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze si interruppe con quell’evento: Polidoro lasciò Roma e si trasferì nel Mezzogiorno, arrivando poi a Messina, dove sarebbe morto nel 1543 ucciso, secondo la tradizione riportata dalle fonti, da un proprio collaboratore nel corso di un tentativo di rapina. Su Maturino le fonti divergono: alcune lo indicano morto nel corso stesso del Sacco del 1527, altre lo dicono vittima della pestilenza che seguì immediatamente il saccheggio. La differenza è di mesi e la sostanza non cambia: la coppia di specialisti del monocromo che aveva affrescato mezza Roma si dissolse in quel biennio, e con essa una intera stagione della decorazione urbana romana.
Il 1628, l’anno del Seicento
Un secondo momento di concentrazione artistica è il 1628, data a cui si riferiscono sia i tondi affrescati dal Domenichino nei pennacchi della cappella Bandini sia le sculture in stucco di Alessandro Algardi. Una campagna decorativa che in un solo anno mette al lavoro nello stesso ambiente due dei nomi maggiori della Roma del tempo indica una committenza di alto livello e una disponibilità economica notevole, coerenti con il rango cardinalizio del patrono della cappella.
Il 1798 e il 1814
L’occupazione francese del 1798 e la proclamazione della Repubblica Romana portarono alla chiusura del convento, come accadde in tutta la città alle comunità religiose. Il breve passaggio alla Società della Fede di Gesù nel 1801 e l’affidamento ai Lazzaristi nel 1814, dopo la caduta di Napoleone, sono i capitoli di una riorganizzazione generale del mondo religioso romano che segue il ritorno del papa. Chi visita anche il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina trova raccontata, per la stagione successiva del 1849, la stessa dinamica di conflitto fra potere civile e istituzioni ecclesiastiche che investì anche questa chiesa.
Chi è passato dalla Chiesa di San Silvestro al Quirinale
Da San Silvestro al Quirinale sono passate, in cinque secoli, figure che appartengono a storie molto diverse fra loro: pittori del primo Cinquecento come Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze, intellettuali e religiosi del circolo di Vittoria Colonna, Michelangelo Buonarroti secondo la tradizione consolidata, un vescovo inglese in esilio come Thomas Goldwell, architetti come Ottaviano Mascherino e artisti del pieno Seicento come Domenichino e Alessandro Algardi.
Gli artisti del cantiere cinquecentesco
Il primo gruppo è quello dei pittori che lavorarono qui negli anni Venti del Cinquecento e poi nella stagione teatina. Polidoro Caldara, detto da Caravaggio dal paese lombardo di origine, era arrivato a Roma giovanissimo e si era formato nel cantiere delle Logge vaticane sotto la direzione di Raffaello, come molti della sua generazione; Maturino da Firenze condivise con lui bottega e commissioni. Dopo di loro passarono da questa chiesa Marcello Venusti, il pittore che tradusse in dipinti di piccolo formato alcune composizioni di Michelangelo e che per questo è oggi una fonte preziosa per ricostruire opere perdute o modificate, e poi Jacopo Zucchi, Raffaellino da Reggio, Avanzino Nucci, Scipione Pulzone.
Thomas Goldwell e gli esuli
Il terzo gruppo è quello degli esuli religiosi. Thomas Goldwell, vescovo di St Asaph e ultimo superstite dell’episcopato cattolico inglese anteriore allo scisma, visse qui come superiore della comunità e consacrò l’altare maggiore nel 1584, morendo l’anno seguente. Attorno a figure come la sua gravitavano, nella Roma di fine Cinquecento, i collegi e le comunità nazionali che accoglievano chi lasciava i paesi passati alla Riforma, e che fecero della città uno dei nodi europei della mobilità religiosa forzata.
Gli artisti del Seicento
Il quarto gruppo è quello della campagna decorativa del 1628. Domenico Zampieri, il Domenichino, era in quegli anni uno dei pittori più stimati di Roma e il principale erede della lezione dei Carracci; Alessandro Algardi stava costruendo la carriera romana che ne avrebbe fatto l’alternativa classicista a Bernini. Averli entrambi al lavoro nella stessa cappella colloca San Silvestro, per un momento, al centro della scena artistica romana. Chi voglia proseguire il discorso su quella stagione trova a Palazzo Barberini e nella Galleria Nazionale di Arte Antica il contesto pittorico completo del Seicento romano.
Il Quirinale intorno alla chiesa: che cosa vedere a pochi passi
San Silvestro al Quirinale si trova al centro di una delle concentrazioni monumentali più fitte di Roma, in un raggio di trecento metri che comprende la sede della Presidenza della Repubblica, due capolavori assoluti del barocco, un complesso archeologico imperiale e una delle grandi arterie ottocentesche della capitale.
Le due chiese del barocco
Lungo via del Quirinale, che prosegue verso le Quattro Fontane, si affacciano a breve distanza l’una dall’altra la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale di Gian Lorenzo Bernini e la Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane di Francesco Borromini, cioè il confronto più ravvicinato e istruttivo che esista fra i due massimi architetti del barocco romano. Visitarle in sequenza dopo San Silvestro costruisce un percorso cronologico impeccabile: il Cinquecento sobrio e conventuale di San Silvestro, il Seicento teatrale e persuasivo delle due chiese berniniana e borrominiana.
Le Scuderie e le mostre
Sempre sulla piazza del Quirinale si affacciano le Scuderie del Quirinale, l’antico edificio delle scuderie papali convertito in spazio espositivo e oggi sede di alcune delle mostre più importanti che si tengono a Roma. È la tappa che si presta meglio a essere combinata con la visita al colle, perché ha orari regolari e una biglietteria vera e propria, e può quindi fare da ancora a una giornata in cui l’apertura di San Silvestro resta incerta.
Ai piedi del colle: i Fori e i Mercati
Scendendo verso largo Magnanapoli si arriva in pochi passi ai Mercati di Traiano e al Museo dei Fori Imperiali, che occupano il grande complesso in laterizio addossato al fianco del Quirinale, e da lì al Foro di Traiano con la Colonna Traiana. È il collegamento che dà senso storico all’antica denominazione della chiesa, San Silvestro in Biberatica, perché la via Biberatica è proprio la strada lastricata che attraversa quel complesso.
Via Nazionale
Sull’altro versante, l’incrocio con via Nazionale apre l’asse ottocentesco che sale verso piazza della Repubblica e le Terme di Diocleziano, passando davanti al Palazzo delle Esposizioni. È la strada che ha determinato il destino architettonico di San Silvestro, e percorrerla per intero, con la consapevolezza di che cosa sia costata al tessuto preesistente, è un esercizio utile per capire come si costruisce una capitale moderna dentro una città antica.
Palazzi e gallerie
Poco più in basso, verso piazza Santi Apostoli, si trova la Galleria Colonna, una delle grandi quadrerie private romane ancora visitabili, mentre risalendo verso le Quattro Fontane si raggiunge Palazzo Barberini. Sono due tappe che completano bene il quadro, perché mostrano il lato profano e residenziale della stessa committenza aristocratica che nelle chiese del colle finanziava cappelle e altari.
Domande frequenti sulla Chiesa di San Silvestro al Quirinale
Dove si trova la Chiesa di San Silvestro al Quirinale?
La Chiesa di San Silvestro al Quirinale si trova in via Ventiquattro Maggio 10, nel rione Trevi, sul colle del Quirinale, fra la piazza del Quirinale e l’incrocio con via Nazionale. La fermata di metropolitana più comoda è Repubblica sulla linea A, a circa un quarto d’ora di cammino in discesa lungo via Nazionale; in alternativa si possono usare Cavour sulla linea B o Termini, oppure le numerose linee di autobus che percorrono via Nazionale.
Quali sono gli orari di apertura della Chiesa di San Silvestro al Quirinale?
Gli orari della Chiesa di San Silvestro al Quirinale non sono stabili e le fonti disponibili si contraddicono: alcune riportano una apertura mattutina e pomeridiana precisando che nei giorni feriali la chiesa risulta spesso chiusa, altre la descrivono come normalmente non accessibile e aperta soltanto per concerti e visite guidate. Prima di andarci conviene contattare direttamente la chiesa ai recapiti telefonici e di posta elettronica pubblicati dal portale turistico del Comune di Roma.
Si paga il biglietto per entrare alla Chiesa di San Silvestro al Quirinale?
La Chiesa di San Silvestro al Quirinale è un luogo di culto e non una sede museale con biglietteria, quindi non risulta previsto un biglietto d’ingresso ordinario. Possono invece avere un costo le visite guidate organizzate da associazioni culturali e i concerti che si tengono nell’aula, che restano fra le occasioni più concrete per entrare: le condizioni di partecipazione vanno verificate di volta in volta con chi organizza l’iniziativa.
Perché il portone principale della Chiesa di San Silvestro al Quirinale è sempre chiuso?
Il portale centrale della Chiesa di San Silvestro al Quirinale non conduce all’aula liturgica ma alla cripta, ed è per questo che resta abitualmente chiuso. Il motivo è il ribassamento di via Ventiquattro Maggio eseguito alla fine dell’Ottocento, che ha lasciato la chiesa sopraelevata di circa nove metri rispetto alla strada: l’ingresso reale è una porta laterale minore, da cui una scala interna sale fino al transetto sinistro.
Che cosa si vede dentro la Chiesa di San Silvestro al Quirinale?
Dentro la Chiesa di San Silvestro al Quirinale si vedono gli affreschi con paesaggio di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze nella prima cappella a sinistra, il soffitto ligneo a cassettoni dorato della seconda metà del Cinquecento attribuito a Flaminio Boulanger, e la cappella Bandini in fondo al transetto sinistro, ottagonale, progettata da Ottaviano Mascherino, con gli stucchi di Alessandro Algardi e i tondi affrescati dal Domenichino nel 1628.
Perché gli affreschi di Polidoro da Caravaggio a San Silvestro sono importanti?
Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze nella prima cappella a sinistra di San Silvestro al Quirinale sono considerati fra le prime testimonianze di paesaggio autonomo nella pittura italiana: risalgono alla metà degli anni Venti del Cinquecento e in essi lo spazio naturale smette di fare da sfondo alle figure e diventa il vero soggetto della composizione, anticipando di quasi un secolo la nascita del genere del paesaggio classico a Roma.
Michelangelo frequentava davvero la Chiesa di San Silvestro al Quirinale?
Secondo la tradizione consolidata Michelangelo frequentò il circolo spirituale che nel Cinquecento si riuniva a San Silvestro al Quirinale attorno a Vittoria Colonna, e la testimonianza più citata è quella dei dialoghi romani di Francisco de Holanda. Il valore documentario di quel testo è però discusso: una parte degli studiosi lo considera una costruzione letteraria, secondo un genere che nel Cinquecento prevedeva la messa in scena di personaggi reali con discorsi composti dall’autore, e non il resoconto fedele di conversazioni realmente avvenute.
La Chiesa di San Silvestro al Quirinale è la stessa dove visse Vittoria Colonna?
No, la Chiesa di San Silvestro al Quirinale non è il convento in cui visse Vittoria Colonna: la marchesa di Pescara si ritirò presso San Silvestro in Capite, in Campo Marzio, retto dalle Clarisse, e vi soggiornò a lungo fino alla morte avvenuta il 25 febbraio 1547. Le due chiese condividono soltanto la dedicazione a papa Silvestro e si trovano in punti diversi della città.
Quanto tempo serve per visitare la Chiesa di San Silvestro al Quirinale?
Per visitare la Chiesa di San Silvestro al Quirinale bastano venti o trenta minuti, perché l’aula è unica e le opere principali si concentrano nella prima cappella a sinistra, nel soffitto e nella cappella Bandini. Chi vuole dedicare una mattinata all’intero colle, aggiungendo la piazza del Quirinale, le due chiese barocche di via del Quirinale e una mostra alle Scuderie, deve invece mettere in conto almeno tre o quattro ore.
Un ultimo consiglio per chi organizza l’itinerario
San Silvestro al Quirinale funziona come tappa aggiuntiva dentro un percorso di colle già solido, non come meta principale di una uscita: l’incertezza dell’accesso sconsiglia di costruirci sopra una giornata, mentre la vicinanza a monumenti con orari affidabili la rende una deviazione a basso rischio. Chi la trova aperta porta a casa uno dei capitoli meno noti e più significativi della pittura del primo Cinquecento; chi la trova chiusa ha comunque camminato su uno dei tratti urbani più densi di Roma e può leggere dall’esterno, nel dislivello fra strada e facciata, tutta la storia del quartiere.
Chi mette insieme un itinerario più ampio fra il Quirinale, i Fori e via Nazionale, incrociando orari, distanze e giorni di apertura, trova strumenti utili di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più generale su trasporti, collegamenti e mete del Lazio resta una buona risorsa Italy Planner.
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