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Obelisco del Quirinale

L’Obelisco del Quirinale si alza al centro della piazza più alta di Roma, incastrato fra i due colossi dei Dioscuri che trattengono i cavalli e appoggiato sul bordo di una vasca circolare di granito grigio. È il monumento che chiude la prospettiva di via del Quirinale e di via XX Settembre, quello che si vede spuntare da lontano salendo dalla Fontana di Trevi, e allo stesso tempo è uno dei pezzi più fraintesi della città: quasi tutti lo prendono per un obelisco egizio portato a Roma come bottino di guerra, e invece è un obelisco fatto costruire dai romani, senza una sola riga di geroglifici sopra, che per quindici secoli è rimasto sdraiato nel terreno prima di essere tirato su nel 1786. La cosa che rende questa piazza diversa da tutte le altre piazze monumentali di Roma è proprio questa: quella che chiamiamo fontana dei Dioscuri o fontana di Monte Cavallo non è un’opera, è un montaggio. Tre pezzi antichi di provenienza diversa, arrivati qui da tre punti diversi della città, assemblati nell’arco di trent’anni da papi diversi e da architetti diversi, con in mezzo un’occupazione militare che fermò tutto per vent’anni. Le righe che seguono raccontano che cos’è davvero questo obelisco, da dove viene, chi lo ha rialzato e come, che cosa ci fanno accanto a lui due statue colossali e una vasca da abbeveratoio, e come si visita oggi una piazza che è insieme un belvedere, un museo all’aperto e la soglia della residenza del Presidente della Repubblica.

Dove si trova l’Obelisco del Quirinale e come arrivare

L’Obelisco del Quirinale si trova al centro di piazza del Quirinale, sulla sommità del colle Quirinale, davanti alla facciata del Palazzo del Quirinale, fra il Palazzo della Consulta e le Scuderie del Quirinale. La piazza è un’area pubblica all’aperto, accessibile liberamente e gratuitamente, senza biglietto, senza tornelli e senza orari di apertura, salvo le chiusure temporanee decise per motivi di sicurezza o per le cerimonie ufficiali. È una precisazione che conviene fare subito, perché molti confondono la visita alla piazza, che non richiede nulla, con la visita agli appartamenti del palazzo presidenziale, che invece si prenota e segue un calendario preciso.

A piedi dal centro storico

La salita più frequentata parte dalla Fontana di Trevi: si imbocca via della Dataria, si affronta una rampa di scalini e in poco più di cinque minuti si sbuca direttamente sul lato panoramico della piazza, esattamente nel punto in cui il colpo d’occhio è migliore, con l’obelisco e i cavalli che compaiono tutti insieme di fronte alla balaustra. È un arrivo teatrale, e non è un caso: il dislivello fra il livello di Trevi e la sommità del colle è sensibile, e chi arriva da lì passa in pochi minuti dal frastuono della fontana più affollata di Roma al silenzio quasi provinciale del piazzale. Chi parte invece da piazza di Spagna può salire per via Sistina e attraversare il quartiere alto verso via del Quirinale, mentre dal Campidoglio si arriva percorrendo via XXIV Maggio, che sale ripida dal lato di largo Magnanapoli.

Con i mezzi pubblici

La fermata della metropolitana più vicina è Barberini, sulla linea A, da cui si cammina per una decina di minuti passando davanti alla Fontana del Tritone e risalendo via delle Quattro Fontane fino al crocevia omonimo, per poi svoltare in via del Quirinale. Un’alternativa è la fermata Repubblica, sempre sulla linea A, che permette di scendere lungo via Nazionale e poi salire per via della Consulta. In superficie, la dorsale di via Nazionale è servita da numerose linee di autobus che collegano Termini al centro storico, e dalla parte alta di via Nazionale la piazza dista pochi minuti a piedi. Chi arriva dalla stazione Termini può scegliere indifferentemente la metro o l’autobus: la distanza reale è di poco più di un chilometro e mezzo, e a piedi il percorso richiede circa venti minuti in leggera salita.

L'obelisco del Quirinale tra le statue dei Dioscuri
L'obelisco del Quirinale fra i Dioscuri e la vasca della fontana, al centro della piazza davanti alle Scuderie. Foto di Wolfgang Moroder, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Che cos’è davvero l’Obelisco del Quirinale: romano, non egizio

L’Obelisco del Quirinale è uno dei tredici obelischi antichi di Roma, ma appartiene alla categoria meno conosciuta fra quelle presenti in città: non è un monumento faraonico trasportato dall’Egitto dopo una conquista, bensì un obelisco realizzato in età romana imperiale, lavorato in granito rosso di Assuan e portato a Roma nel primo secolo dopo Cristo, probabilmente sotto Domiziano, per essere collocato in un contesto funerario già romano. La differenza non è un dettaglio da specialisti: cambia completamente il significato dell’oggetto, che non è una preda di guerra ma una citazione, un pezzo di Egitto fabbricato su misura per un’esigenza tutta romana di prestigio dinastico.

Le misure: quanto è alto

Il fusto dell’obelisco misura 14,63 metri, e l’insieme del monumento, contando il basamento e l’alzata su cui poggia, raggiunge i 28,94 metri di altezza complessiva. Sono dati che le fonti riportano in modo concorde, con minime oscillazioni al centimetro nelle diverse guide, dove il fusto compare talvolta arrotondato a 14,64 metri. Per dare una misura di confronto immediata, il solo fusto supera l’altezza di un palazzo di quattro piani, e il complesso finale è più alto di un edificio di nove piani. Questo spiega perché l’operazione di rialzamento del Settecento fu un’impresa ingegneristica vera, non una semplice sistemazione decorativa.

Anepigrafe: perché non ha geroglifici

L’obelisco è anepigrafe, cioè privo di iscrizioni: sulle sue quattro facce non compare alcun geroglifico. È esattamente il contrario di quello che la maggior parte dei visitatori si aspetta, e resta uno dei motivi per cui davanti a questo monumento si sente spesso ripetere che i geroglifici si sono cancellati con il tempo. Non è andata così. L’assenza di iscrizioni è originaria ed è proprio l’indizio principale su cui si fonda la datazione romana: un obelisco faraonico autentico portava, di norma, i cartigli e le formule celebrative del sovrano che lo aveva fatto erigere, mentre qui la superficie liscia indica che il monolite fu tagliato e rifinito per un committente che voleva la forma egizia senza il contenuto egizio.

Il gemello: l’Obelisco Esquilino e il Mausoleo di Augusto

L’Obelisco del Quirinale ha un gemello, l’Obelisco Esquilino, che oggi si trova alle spalle della basilica di Santa Maria Maggiore, in piazza dell’Esquilino: i due monoliti erano una coppia, realizzati insieme e collocati insieme ai lati dell’ingresso del Mausoleo di Augusto, il grande sepolcro dinastico della prima famiglia imperiale nel Campo Marzio settentrionale. Oggi distano fra loro più di due chilometri e si trovano su due colli diversi, uno davanti alla residenza del Presidente della Repubblica e l’altro dietro una delle quattro basiliche papali: pochi visitatori sanno di averli visti tutti e due nello stesso viaggio.

Due obelischi per la tomba del primo imperatore

Il Mausoleo di Augusto era, per dimensioni e per ambizione, il monumento funerario più imponente della Roma del primo secolo. I due obelischi ne segnavano l’ingresso come una porta simbolica, inquadrando il varco di accesso e dichiarando visivamente, a chiunque si avvicinasse, che quello era un luogo di rango faraonico. Il rimando all’Egitto non era casuale: l’Egitto era la conquista simbolo del principato augusteo, la terra strappata ad Antonio e Cleopatra, e citarne il linguaggio monumentale davanti alla tomba di Augusto significava dire una cosa precisa sul potere di chi vi era sepolto. La datazione più accreditata colloca la realizzazione della coppia in età imperiale, probabilmente al tempo di Domiziano, quindi in un momento successivo alla costruzione del mausoleo stesso: un’aggiunta, non un elemento del progetto originario.

1527: ritrovati insieme, rialzati a due secoli e mezzo di distanza

I due obelischi vennero individuati nel 1527, l’anno del Sacco di Roma, sotto il livello del terreno nella zona del mausoleo ormai ridotto a rudere e inglobato nel tessuto urbano di Ripetta. Da quel momento le due storie si separano in modo clamoroso. L’Esquilino fu rialzato già nel 1587 da Sisto V, che affidò l’operazione a Domenico Fontana nell’ambito del suo grande programma di riqualificazione urbanistica di Roma: lo stesso papa e lo stesso architetto che pochi mesi prima avevano compiuto l’impresa clamorosa di spostare l’Obelisco Vaticano davanti alla basilica di San Pietro. Il gemello del Quirinale, invece, rimase dove si trovava per altri due secoli abbondanti, e fu rimesso in piedi soltanto nel 1786. Duecentocinquantanove anni separano il ritrovamento comune dalla seconda erezione.

Alcune fonti turistiche raccontano una vicenda di riscoperte ripetute, con un primo avvistamento intorno al 1520 sotto Leone X, un successivo ritrovamento a metà Cinquecento e una definitiva rimessa in luce nel 1781 durante lavori edilizi. Le versioni non coincidono nel dettaglio e conviene prenderle per quello che sono: indizi di un monumento che restò a lungo semisepolto, riemergendo a tratti ogni volta che qualcuno scavava in quell’angolo di Campo Marzio, senza che nessuno avesse i mezzi o la volontà di tirarlo fuori per intero.

Una curiosità sull'Obelisco del Quirinale

L’Obelisco del Quirinale non venne alzato dove era stato ritrovato: dovette attraversare Roma, dal Campo Marzio fino alla cima del colle, e la cosa curiosa è che a scovarlo fu lo stesso architetto che poi lo avrebbe rialzato. Giovanni Antinori, architetto di Pio VI, fu messo a capo di uno scavo archeologico nell’area della chiesa di San Rocco, accanto al Mausoleo di Augusto, e da quello scavo venne fuori il grosso monolite di granito rosso. Chi lo trovò fu anche chi lo mise in piedi, e questa continuità fra scoperta e destinazione è rara nella storia degli obelischi romani, dove di solito il ritrovamento e la rierezione sono separati da decenni e da protagonisti diversi.

La battuta dei romani sull’architetto

La sistemazione del 1786 comportò anche la rotazione dei due gruppi scultorei dei Dioscuri, che in origine erano affiancati e paralleli fra loro e che vennero separati e girati in modo da disporsi ad angolo retto, lasciando in mezzo lo spazio per l’obelisco. L’operazione si rivelò molto più complicata del previsto, e i romani, che sulle imprese dei papi hanno sempre avuto l’ultima parola, se ne uscirono con una battuta rimasta celebre: un asino non poteva spostare un cavallo. Il bersaglio era Antinori, e la frase resta una delle testimonianze più efficaci di quanto il cantiere fosse seguito e commentato dalla città.

Non l’unico obelisco di Antinori

Giovanni Antinori, nato a Camerino nel 1734 e morto a Roma nel 1792, sovrintese all’erezione di tre obelischi romani nel giro di pochi anni: quello del Quirinale, l’Obelisco Sallustiano di piazza Trinità dei Monti fra il 1787 e il 1789, e l’Obelisco di Montecitorio fra il 1790 e il 1792, cantiere che lo colse la morte e che fu portato a termine dal suo assistente Pasquale Belli. Su quest’ultimo obelisco compare ancora, incisa in suo onore, un’iscrizione che ne ricorda il nome e la città d’origine. Chi cammina fra piazza del Quirinale, piazza Trinità dei Monti e piazza di Montecitorio attraversa quindi, senza saperlo, il catalogo completo delle imprese di un solo uomo, concentrate in un arco di sei anni sotto il pontificato di Pio VI.

Il rialzamento del 1786: Pio VI, Antinori e un cantiere lunghissimo

L’Obelisco del Quirinale fu eretto nel 1786 per volere di papa Pio VI, all’interno di un progetto complessivo di risistemazione della piazza avviato nel 1782 e affidato all’architetto Giovanni Antinori. Il dato è importante perché chiarisce che l’obelisco non fu un’aggiunta improvvisata, ma il perno di un ripensamento dell’intero spazio urbano davanti alla residenza estiva dei papi, nel momento in cui il Quirinale era diventato di fatto il palazzo del potere temporale pontificio.

Perché proprio qui, e perché proprio allora

Alla fine del Settecento piazza del Quirinale aveva già i suoi protagonisti: i Dioscuri con i cavalli, spostati e restaurati da Domenico Fontana due secoli prima, e una fontana cinquecentesca ai loro piedi. Quello che mancava era un elemento verticale capace di dare alla piazza un asse e una misura, e di reggere il confronto con la mole della facciata del palazzo. Il gusto urbanistico dell’epoca, erede diretto delle scelte sistine, vedeva nell’obelisco lo strumento perfetto per questo compito: un segno alto, visibile da lontano, capace di chiudere prospettive stradali e di funzionare da punto di riferimento per chi si muoveva in città. Pio VI, che di operazioni di prestigio urbano se ne intendeva, ne fece un programma.

Lo scavo di San Rocco e il recupero del monolite

Il monolite venne recuperato alla base della chiesa cinquecentesca di San Rocco a Ripetta, accanto al Mausoleo di Augusto, nel corso di uno scavo archeologico diretto dallo stesso Antinori per conto del pontefice. Il fusto era in cattive condizioni e la base risultò danneggiata: parte del lavoro dei cinque anni successivi consistette proprio nel ricostruire e integrare le parti mancanti, un’operazione delicatissima su un materiale duro come il granito e su un pezzo di quelle dimensioni. È una fase che le guide saltano quasi sempre, ma che spiega perché fra l’avvio del progetto nel 1782 e l’erezione del 1786 siano passati quattro anni pieni.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'Obelisco del Quirinale

L’Obelisco del Quirinale rimase per vent’anni al centro di una piazza senza fontana, perché il cantiere che doveva completarlo fu interrotto dall’arrivo delle truppe di Napoleone a Roma il 15 febbraio 1798, proprio mentre era in corso il trasferimento della grande vasca di granito destinata a chiudere l’opera. La fontana cinquecentesca di Domenico Fontana era già stata smantellata e andò definitivamente perduta; la vasca nuova era ancora per strada. Il risultato fu una piazza mutilata, con l’obelisco e i cavalli in piedi e niente acqua ai loro piedi, per un tempo lunghissimo.

Vent’anni di attesa, e la fine di Napoleone

I lavori poterono riprendere soltanto dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815 e la fine dell’occupazione francese, e furono conclusi nel 1818. Significa che chi passò per piazza del Quirinale fra il 1798 e il 1818, in uno dei ventenni più turbolenti della storia europea, vide una piazza incompiuta. Vent’anni sono tanti: un bambino nato all’arrivo dei francesi era un uomo adulto quando l’acqua tornò a scorrere. La storia della fontana del Quirinale è, in questo senso, un calco esatto della storia politica romana di quegli anni, con la stessa cesura e la stessa ripresa.

La fontana cinquecentesca che nessuno vedrà più

C’è un secondo aspetto che quasi nessuno racconta: la sistemazione settecentesca e ottocentesca comportò la distruzione di un’opera precedente. La fontana realizzata da Domenico Fontana alla fine del Cinquecento, una vasca quadrilobata al cui centro un pilastro reggeva un catino da cui precipitava l’acqua, poggiata su tre gradini e circondata da un’ulteriore vasca stretta e interrata, venne smantellata per fare posto alla nuova sistemazione e andò perduta. Di quell’opera restano oggi le incisioni e le testimonianze grafiche, fra cui le vedute di Giovanni Battista Piranesi, ma non un solo pezzo in loco. Chi guarda la fontana odierna guarda quindi anche il posto di un’altra fontana che non esiste più.

I Dioscuri e i cavalli: i colossi delle Terme di Costantino

I due gruppi scultorei che affiancano l’Obelisco del Quirinale raffigurano i Dioscuri, cioè i gemelli Castore e Polluce, ciascuno dei quali trattiene per le redini un cavallo, e sono sculture colossali di età imperiale provenienti dalle vicine Terme di Costantino. Raggiungono i cinque metri e sessanta di altezza, misura che li colloca fra le sculture antiche più grandi visibili all’aperto a Roma, e sono considerate copie romane realizzate a partire da originali greci del quinto secolo avanti Cristo. Alcuni studiosi hanno proposto letture diverse del soggetto, suggerendo che si tratti in realtà di un gruppo del terzo secolo raffigurante due volte Alessandro Magno con il cavallo Bucefalo: l’identificazione tradizionale con i Dioscuri resta però quella corrente e quella che ha dato il nome alla fontana.

Le Terme di Costantino, il complesso scomparso

Le Terme di Costantino furono l’ultimo grande complesso termale costruito nella Roma antica, edificato sul colle Quirinale intorno al 315 dopo Cristo da Costantino, forse su un cantiere avviato già sotto Massenzio. Occupavano l’area oggi compresa fra piazza del Quirinale, via XXIV Maggio, via della Consulta e via Nazionale, in corrispondenza dei giardini di palazzo Rospigliosi. Erano terme relativamente piccole e destinate a un pubblico di élite, molto diverse per scala e per clientela dalle vicine Terme di Diocleziano, grandiose e popolari. Subirono un incendio nel 367, il saccheggio dei Goti di Alarico nel 410 e un restauro nel 443, per poi essere abbandonate all’inizio del Medioevo e spogliate dei materiali.

Opus Fidiae e Opus Praxitelis: le firme sbagliate

Sui basamenti delle due statue si leggono le iscrizioni Opus Fidiae e Opus Praxitelis, cioè opera di Fidia e opera di Prassitele, due fra i più celebri scultori greci dell’antichità. Le iscrizioni sono antiche, ma l’attribuzione è insostenibile sul piano storico: Fidia e Prassitele operarono in epoche diverse e nessuno dei due può aver realizzato queste sculture, che sono copie romane. Già gli studi filologici del Cinquecento avevano chiarito la questione. Le due firme hanno però avuto una fortuna straordinaria nell’immaginario romano, tanto da entrare stabilmente nella toponomastica orale della città e da alimentare per secoli una serie di racconti sul significato dei due colossi.

Monte Cavallo: come due statue hanno dato il nome a un colle

Dal Medioevo e fino a tutto l’Ottocento la piazza non si chiamava piazza del Quirinale ma piazza di Monte Cavallo, e Monte Cavallo era il nome popolare del colle stesso e delle sue vigne. Il toponimo nasce direttamente dai due cavalli marmorei, che per secoli furono l’unica cosa riconoscibile in cima alla collina. Il nome non è scomparso del tutto: resta nella salita di Montecavallo, la via in discesa verso via della Dataria, ed è ancora il nome ufficiale con cui la Sovrintendenza capitolina indica la fontana, che nei documenti amministrativi si chiama fontana di Monte Cavallo. Chi cerca informazioni su questa piazza farà bene a tenere a mente entrambe le denominazioni, perché le fonti le usano indifferentemente.

Sisto V e Domenico Fontana, 1588

Le statue si trovavano già sul colle, in posizione più arretrata e rivolte verso il sito delle antiche terme, cioè verso l’inizio dell’attuale via Nazionale. Nel 1588 Domenico Fontana, per conto di Sisto V, ne dispose il restauro, le trasferì in posizione più centrale nella piazza e le girò in modo che guardassero verso il palazzo, così da chiudere la prospettiva della lunga via Pia, corrispondente alle attuali via del Quirinale e via XX Settembre. Ai loro piedi collocò poi la nuova fontana, e le statue vennero poste su un alto piedistallo. Fu il primo dei tre montaggi successivi che hanno prodotto quello che vediamo oggi, e fu anche il momento in cui la piazza cominciò a diventare uno spazio progettato invece che un semplice slargo.

La vasca di granito arrivata dal Foro Romano nel 1818

La grande vasca circolare di granito grigio che raccoglie l’acqua ai piedi dell’Obelisco del Quirinale è un labrum romano antico proveniente dalla zona del Foro Romano, collocato qui soltanto nel 1818, trentadue anni dopo l’obelisco e duecentotrent’anni dopo le statue. Misura circa ventiquattro metri di circonferenza, e la sua presenza in questa piazza è il risultato di uno dei recuperi più bizzarri della storia urbanistica romana: prima di diventare il catino di una fontana monumentale davanti alla residenza dei papi, quella vasca era stata per anni un abbeveratoio per il bestiame.

Da fontana romana ad abbeveratoio

La vasca era stata ritrovata nel 1587, probabilmente proprio durante i lavori per la costruzione del condotto secondario dell’acquedotto dell’Acqua Felice, e si trattava con ogni probabilità di una fontana di epoca romana. Sisto V, invece di farne una fontana ornamentale, ritenne più utile impiegarla come abbeveratoio per gli animali nella zona del Campo Vaccino, che all’epoca ospitava ancora il mercato del bestiame, e ne affidò la realizzazione a Giacomo Della Porta, il quale la ornò di un semplice mascherone da cui usciva l’acqua. Nel giro di pochi anni la vasca si riempì di rifiuti e di fango, smise di essere utilizzata e finì di nuovo semisepolta.

Campo Vaccino, cioè il Foro Romano

Conviene chiarire un punto che genera confusione nelle fonti. Campo Vaccino è il nome con cui dal Medioevo fino all’Ottocento si indicava il Foro Romano, ridotto a pascolo e a mercato del bestiame, interrato sotto metri di detriti e attraversato da strade sterrate. La Sovrintendenza capitolina e il sito ufficiale della Presidenza della Repubblica indicano concordemente il Foro Romano come luogo di provenienza della vasca. Alcune schede divulgative collocano invece il ritrovamento nell’area fra il Circo Massimo e il Tevere, che è però il Foro Boario, un’altra area di mercato del bestiame poco distante. Le due localizzazioni non coincidono e la discrepanza va segnalata: l’indicazione più autorevole resta quella del Foro Romano.

Raffaele Stern e la fontana attuale

Fu Pio VI a decidere di recuperare la vasca e di portarla in piazza del Quirinale al posto della fontana cinquecentesca, ma l’operazione si interruppe con l’arrivo dei francesi. Ripresa dopo il 1815, venne completata nel 1818 sotto il pontificato di Pio VII dall’architetto Raffaele Stern, al quale si deve di fatto la paternità della fontana che vediamo: una grande vasca circolare al cui centro un balaustro sorregge il catino di granito. Stern è lo stesso architetto che in quegli anni lavorò ad alcuni degli interventi più delicati di conservazione dell’antico a Roma, in una stagione in cui la tutela dei monumenti cominciava a diventare una disciplina.

Il restauro del 2016 e la manutenzione recente

La fontana è stata sottoposta a un restauro completo concluso nel 2016 e inaugurato il 31 marzo di quell’anno dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presenza del commissario straordinario di Roma e del sovrintendente capitolino ai beni culturali. Un ulteriore intervento di manutenzione straordinaria, con trattamento biocida e pulitura delle superfici, è stato eseguito in seguito per contrastare le colonizzazioni biologiche che su un monumento all’aperto e alimentato ad acqua si riformano rapidamente. Chi visita la piazza oggi vede quindi un complesso in buone condizioni conservative, con le superfici del granito leggibili e i dettagli dei marmi delle statue tornati visibili.

Un collage di tre pezzi antichi assemblati in trent’anni

La fontana di piazza del Quirinale non è un’opera d’arte unitaria ma un montaggio di tre reperti antichi di provenienza diversa, messi insieme in trent’anni da papi diversi e da architetti diversi: le statue dei Dioscuri con i cavalli vengono dalle Terme di Costantino e furono spostate nella loro posizione attuale nel 1588, l’obelisco viene dal Mausoleo di Augusto e fu eretto nel 1786, la vasca di granito viene dal Foro Romano e fu collocata nel 1818. È il punto più interessante di tutta la piazza, e curiosamente è quello di cui si parla meno.

Tre provenienze, tre secoli di distanza

Se si prendono i tre pezzi separatamente, il quadro diventa chiaro. Le sculture sono copie romane di età imperiale da originali greci del quinto secolo avanti Cristo, e stavano su un colle a poche centinaia di metri da qui. L’obelisco è un manufatto romano imperiale in granito egiziano, arrivato dal Campo Marzio, cioè da un’altra parte della città e da un contesto funerario. La vasca è un labrum romano recuperato dall’area del Foro. Tre oggetti antichi che nell’antichità non si sono mai visti, appartenuti a tre edifici diversi con funzioni diverse, riuniti in un unico monumento moderno che li fa sembrare nati insieme.

Trent’anni, quattro pontificati e un’occupazione militare

La cronologia dell’assemblaggio è altrettanto istruttiva. Sisto V e Domenico Fontana sistemano le statue nel 1588; due secoli dopo Pio VI e Giovanni Antinori infilano l’obelisco in mezzo nel 1786; il cantiere si blocca nel 1798 con l’arrivo delle truppe napoleoniche; riprende dopo il 1815 e si chiude nel 1818 con Pio VII e Raffaele Stern. Fra il primo intervento e l’ultimo passano duecentotrent’anni; fra l’arrivo dell’obelisco e la chiusura definitiva del cantiere ne passano trentadue, di cui venti di sospensione totale. Non esiste a Roma un monumento celebre che sia stato composto con questa lentezza e con questa quantità di interruzioni.

Perché il montaggio funziona lo stesso

La cosa notevole è che, nonostante tutto, il risultato regge benissimo. I tre pezzi hanno scale molto diverse fra loro, materiali diversi e superfici diverse, ma la composizione trova un equilibrio grazie a una scelta semplice: l’obelisco fornisce la verticale, le due statue la base larga e simmetrica, la vasca l’elemento orizzontale che tiene tutto a terra. È un caso da manuale di riuso intelligente dell’antico, e spiega perché generazioni di pittori e incisori, da Piranesi a Ippolito Caffi, abbiano continuato a ritrarre questa piazza come se si trattasse di un’opera unica progettata da una sola mente.

Il consiglio che ti do per visitare l'Obelisco del Quirinale

Il consiglio più utile per visitare l’Obelisco del Quirinale è arrivare nel tardo pomeriggio e salire dal lato della Fontana di Trevi, perché la piazza è orientata in modo che la luce del tramonto colpisca in pieno la facciata del palazzo e il fianco dell’obelisco, mentre la balaustra panoramica si apre proprio verso ovest. È l’unico momento della giornata in cui i tre elementi del monumento, granito rosso, marmo bianco e granito grigio, si distinguono nettamente l’uno dall’altro per colore.

L’ora giusta, stagione per stagione

In estate il sole tramonta tardi e conviene presentarsi verso le sette e mezzo di sera per prendere l’ultima ora di luce radente, mentre in inverno la stessa condizione si verifica già a metà pomeriggio. La mattina presto ha un vantaggio diverso: la piazza è quasi vuota, il traffico pedonale è minimo e si può girare intorno al gruppo scultoreo con calma, cosa che nelle ore centrali diventa più difficile per la presenza di gruppi e di bus turistici in sosta nelle vie limitrofe. Le ore centrali, con il sole alto, sono invece le peggiori: la luce appiattisce i volumi e il granito perde completamente il colore.

Da quale punto guardarlo

Il punto di osservazione migliore non è davanti al palazzo ma sul lato opposto, all’altezza della balaustra: da lì l’obelisco si staglia contro la facciata e i due gruppi dei Dioscuri si leggono come due sagome distinte invece di sovrapporsi. Il secondo punto interessante è l’imbocco di via del Quirinale, da cui si coglie l’effetto prospettico voluto nel Cinquecento, con l’intero gruppo che chiude la strada in fondo. Il terzo, meno frequentato, è l’angolo verso le Scuderie, da cui si vede insieme l’obelisco e lo scorcio della città in basso.

Il belvedere: uno dei migliori panorami di Roma

Il lato occidentale di piazza del Quirinale è chiuso da una balaustra che si affaccia sul panorama della città, e questo fa della piazza uno dei belvedere più alti e meno affollati del centro storico. Non è un punto panoramico attrezzato né una terrazza a pagamento: è semplicemente il bordo del colle, dove la piazza finisce e comincia il vuoto sopra i tetti del rione Trevi.

Che cosa si vede dalla balaustra

Lo sguardo scende sui tetti del centro, sulle terrazze e sui campanili della zona fra Trevi e il Campo Marzio, e nelle giornate limpide si spinge fino alle cupole che punteggiano il profilo della città, con la mole della cupola di San Pietro riconoscibile sulla destra oltre il Tevere. È una vista diversa da quella del Gianicolo o del Pincio, più ravvicinata e più urbana: qui non si guarda Roma da fuori, la si guarda da dentro, con i palazzi a portata di sguardo e la sensazione fisica di stare sul punto più alto di un quartiere abitato.

Il cambio della guardia in piazza del Quirinale

In piazza del Quirinale si svolge il cambio della guardia d’onore al palazzo presidenziale, che nelle occasioni solenni prende la forma di una cerimonia con lo schieramento e lo sfilamento del Reggimento Corazzieri e della Fanfara del Quarto Reggimento Carabinieri a cavallo. È l’unico appuntamento regolare che anima la piazza, e per molti visitatori è la ragione stessa della salita al Quirinale.

Il cambio solenne nelle ricorrenze nazionali

Le versioni solenni della cerimonia sono legate alle grandi ricorrenze nazionali e vengono annunciate di volta in volta dalla Presidenza della Repubblica: la Festa della Repubblica del 2 giugno e l’anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia del 17 marzo sono le due occasioni ricorrenti. Per la Festa della Repubblica del 2026, in coincidenza con l’ottantesimo anniversario, la cerimonia è stata annunciata in piazza del Quirinale con la partecipazione del Reggimento Corazzieri e della Fanfara a cavallo, che in queste occasioni esegue un programma musicale di una quindicina di brani fra inni nazionali, inni reggimentali e composizioni classiche. Chi vuole assistere a questa versione deve controllare i comunicati ufficiali nei giorni precedenti, perché data e orario vengono confermati volta per volta.

Gli orari ordinari: quello che risulta e quello che non è confermato

Sugli orari del cambio della guardia ordinario le informazioni disponibili non sono omogenee. Diverse fonti turistiche romane indicano un appuntamento domenicale, con orario invernale alle sedici e orario estivo alle diciotto, e collocano il passaggio all’orario estivo all’inizio di giugno. Questa indicazione non trova però un riscontro in un calendario ufficiale stabile pubblicato dalla Presidenza della Repubblica, che comunica caso per caso le cerimonie solenni. Il consiglio è quindi di non dare per scontato l’orario e di verificare sul sito ufficiale del Quirinale nei giorni immediatamente precedenti alla visita, soprattutto se il cambio della guardia è il motivo principale per cui si sale sul colle. Le cerimonie possono inoltre essere annullate o modificate per motivi di ordine pubblico, per condizioni meteorologiche o per impegni istituzionali del Capo dello Stato.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È noto che il Palazzo del Quirinale è stato per quasi tre secoli la residenza dei papi, ma si cita di rado la conseguenza più concreta di quel fatto: dentro questo palazzo si sono svolti quattro conclavi, e quattro papi sono stati eletti qui invece che in Vaticano. Significa che la piazza in cui si trova l’obelisco è stata, per quattro volte nell’Ottocento, il luogo in cui Roma ha atteso la fumata e ha ascoltato l’annuncio del nuovo pontefice.

I quattro conclavi del Quirinale

I conclavi svoltisi al Quirinale portarono all’elezione di Leone XII il 28 settembre 1823, di Pio VIII il 31 marzo 1829, di Gregorio XVI il 2 febbraio 1831 al termine di un conclave durato una cinquantina di giorni, e di Pio IX il 16 giugno 1846, in una votazione risolta in appena due giorni. Le elezioni si tennero nella Cappella Paolina, costruita da Paolo V Borghese all’inizio del Seicento su progetto di Carlo Maderno con dimensioni quasi identiche a quelle della Cappella Sistina in Vaticano: un vano lungo circa quarantadue metri, largo tredici e alto venti. Non fu una coincidenza: la cappella era stata pensata fin dall’origine per poter ospitare le stesse funzioni della sua gemella vaticana.

La foto giusta da fare all'Obelisco del Quirinale

La foto giusta da fare all’Obelisco del Quirinale si scatta dal lato della balaustra panoramica nel tardo pomeriggio, tenendosi bassi e inquadrando il gruppo in verticale: da quel punto la vasca di granito occupa il primo piano, i due Dioscuri con i cavalli chiudono i lati e l’obelisco sale al centro contro il cielo, con la facciata del palazzo che fa da fondale senza rubare la scena. È l’unica inquadratura che restituisce in un solo scatto la natura composita del monumento.

L’inquadratura classica, in verticale

Per fare entrare tutto serve il formato verticale e una focale piuttosto ampia, perché l’insieme supera i ventotto metri di altezza e la piazza, per quanto grande, non consente di allontanarsi quanto si vorrebbe. Chi scatta con il telefono può usare la modalità grandangolare e correggere poi la convergenza delle verticali, che con l’obiettivo inclinato verso l’alto diventa evidente. Un accorgimento utile è tenere l’orizzonte basso nel fotogramma, dando più spazio al cielo: l’obelisco guadagna e la composizione respira.

Il dettaglio che fa la differenza

La fotografia più interessante, però, non è quella d’insieme ma quella che mette a confronto i materiali. Avvicinandosi a uno dei due gruppi si può inquadrare in diagonale il marmo bianco della statua, il granito rosso del fusto dell’obelisco e il granito grigio del bordo della vasca nello stesso fotogramma: tre pietre diverse, tre secoli di montaggi diversi, un solo scatto. È il modo più diretto per raccontare visivamente che cosa sia davvero questa fontana, ed è un’immagine che quasi nessuno porta a casa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Piazza del Quirinale è stata per quattro secoli uno dei punti in cui la storia politica di Roma si è decisa, e alcuni degli avvenimenti che vi si sono svolti hanno cambiato l’assetto dello Stato. L’obelisco, eretto nel 1786, è stato testimone diretto di tutto quello che è successo qui dalla Rivoluzione francese in avanti.

16 novembre 1848: l’assalto al Quirinale

Il 15 novembre 1848 il ministro Pellegrino Rossi venne assassinato a coltellate mentre entrava al Parlamento romano. Il giorno successivo una folla tumultuosa, cui si erano uniti carabinieri e Guardia Civica, marciò per le strade di Roma e salì fino al Quirinale per chiedere un ministero democratico, la costituente italiana e la guerra all’Austria. I manifestanti trascinarono fin qui un cannone prelevato dal quartiere della Guardia Civica di piazza della Pilotta e lo puntarono contro il palazzo, senza però usarlo; si giunse comunque a uno scontro a fuoco con la Guardia Svizzera pontificia, al termine del quale restò ucciso un prelato addetto ai Sacri Palazzi, monsignor Palma. La sera del 24 novembre Pio IX fuggì da Roma travestito da semplice prete, in una carrozza chiusa, e la sera successiva era già al sicuro nel territorio del Regno delle Due Sicilie, a Gaeta. Da quella fuga nacque la Repubblica Romana del 1849.

20 settembre 1870: la fine del potere temporale

Con la presa di Roma del 20 settembre 1870 la città fu annessa al Regno d’Italia e il palazzo divenne residenza ufficiale del re. Il passaggio non fu immediato: anche dopo la breccia di Porta Pia il palazzo rimase presidiato dalle guardie svizzere al servizio di Pio IX fino al primo ottobre 1870, quando il generale Raffaele Cadorna, comandante del corpo di spedizione italiano, le fece allontanare con la forza. L’edificio era stato nel frattempo svuotato degli arredi, e venne riarredato con mobilio proveniente da altre regge della penisola, in particolare dalle residenze sabaude in Piemonte e dal Palazzo Ducale di Colorno.

2 giugno 1946: dalla monarchia alla Repubblica

Con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e la proclamazione della Repubblica il palazzo divenne la sede del Presidente della Repubblica Italiana. Vale la pena ricordare che nel biennio 1945-1946 alcuni studiosi, fra cui Emilio Lavagnino insieme ad Aldo De Rinaldis e a Federico Zeri, avevano elaborato una proposta per trasformare il Quirinale in un museo nazionale sul modello del Louvre e dell’Ermitage. La proposta non ebbe seguito e il palazzo mantenne la funzione istituzionale. Se avesse prevalso l’altra ipotesi, la piazza con l’obelisco sarebbe oggi il piazzale di uno dei musei più grandi d’Europa.

Chi è passato dall'Obelisco del Quirinale

Da piazza del Quirinale sono passati trenta papi, quattro re d’Italia e tutti i Presidenti della Repubblica italiana, ma l’elenco delle figure che hanno avuto a che fare con questo obelisco e con la sua piazza è molto più vario e comprende architetti, incisori, pittori e sovrani stranieri.

Gli architetti

La lista degli architetti che hanno lavorato qui è un compendio di quattro secoli di architettura romana. Ottaviano Mascherino e Martino Longhi il Vecchio per il nucleo originario del palazzo, Domenico Fontana per l’ampliamento sistino e per la prima sistemazione delle statue, Flaminio Ponzio e Carlo Maderno per il perimetro e per gli ambienti di rappresentanza, Gian Lorenzo Bernini per gli interventi seicenteschi, Ferdinando Fuga e Alessandro Specchi per le Scuderie e per il Palazzo della Consulta, Giovanni Antinori per l’obelisco e Raffaele Stern per la fontana. Chi si ferma in mezzo alla piazza si trova circondato dal lavoro di tutti loro contemporaneamente.

Gli artisti che l’hanno ritratta

La piazza è stata uno dei soggetti più incisi e dipinti di Roma. Giovanni Battista Piranesi ne ha lasciato una veduta che documenta la fontana cinquecentesca di Domenico Fontana prima della sua scomparsa, ed è oggi una delle fonti principali per sapere che aspetto avesse. Ippolito Caffi dipinse nel 1847 una Piazza di Monte Cavallo che mostra l’assetto ottocentesco già completo, con l’obelisco e la vasca di Stern al loro posto. A questi si aggiungono le stampe di Étienne Dupérac, che nel 1575 raffigurò i resti ancora in piedi delle Terme di Costantino, e i rilievi cinquecenteschi di Andrea Palladio sullo stesso complesso.

I capi di Stato e gli ospiti illustri

Come residenza prima reale e poi presidenziale, il palazzo ha accolto una lunghissima serie di ospiti di Stato che sono entrati e usciti da questa piazza. L’imperatore Guglielmo II di Germania vi soggiornò nel 1888 e nel 1893 negli appartamenti della Manica Lunga, e la sala del Bronzino fu rinnovata nei pavimenti e negli arredi in occasione della visita di Adolf Hitler nel 1938, un episodio che oggi si ricorda come uno dei capitoli più cupi della storia dell’edificio. Nel 1930 la Cappella Paolina ospitò le nozze fra Umberto di Savoia e Maria José del Belgio.

Che cosa vedere intorno a piazza del Quirinale

Piazza del Quirinale si trova al centro di uno dei tratti di città con la maggiore densità di architettura fra Cinquecento e Settecento, e questo la rende un ottimo punto di partenza per una passeggiata a piedi che non richiede mezzi pubblici.

Le due chiese di via del Quirinale

A pochi passi dalla piazza, lungo via del Quirinale, si affrontano due capolavori del barocco romano a poche decine di metri l’uno dall’altro: la Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, opera di Gian Lorenzo Bernini, e la Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, di Francesco Borromini. Il confronto ravvicinato fra i due architetti rivali è una delle esperienze più istruttive che si possano fare a Roma, e si compie in una passeggiata di cinque minuti. Poco oltre si raggiunge il crocevia delle Quattro Fontane, da cui partono le quattro prospettive volute da Sisto V.

Le Scuderie e il palazzo

Sul lato opposto della piazza rispetto alla residenza presidenziale si trovano le Scuderie del Quirinale, edificio settecentesco di Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga, restaurato integralmente fra il 1997 e il 1999 e oggi sede di grandi mostre temporanee. Sono due visite distinte da non confondere con quella alla piazza: sul nostro sito le Scuderie del Quirinale hanno una scheda dedicata al programma espositivo e alle informazioni pratiche, mentre il Palazzo del Quirinale ha la propria scheda con le modalità di visita agli appartamenti, ai giardini e alle collezioni. Questa pagina riguarda soltanto l’obelisco e il complesso monumentale all’aperto, che si vedono liberamente senza prenotazione.

Verso il centro e verso i Fori

Scendendo per via della Dataria si raggiunge in pochi minuti la Fontana di Trevi, mentre imboccando via XXIV Maggio e poi via IV Novembre si arriva a largo Magnanapoli e da lì ai Mercati di Traiano e al Campidoglio. In direzione opposta, via XX Settembre conduce verso Porta Pia attraversando il quartiere dei ministeri. Chi vuole costruire un itinerario tematico sugli obelischi può proseguire fino a piazza di Montecitorio e poi a piazza Navona, dove si trova l’Obelisco Agonale al centro della Fontana dei Quattro Fiumi.

Domande frequenti sull'Obelisco del Quirinale

Quanto costa vedere l’Obelisco del Quirinale?

Vedere l’Obelisco del Quirinale è completamente gratuito, perché il monumento si trova al centro di una piazza pubblica all’aperto, senza biglietteria e senza recinzioni. Il biglietto serve soltanto per la visita agli interni del Palazzo del Quirinale e per le mostre alle Scuderie, che sono due cose diverse e vanno prenotate separatamente presso i rispettivi enti gestori.

Quanto è alto l’Obelisco del Quirinale?

L’Obelisco del Quirinale ha un fusto alto 14,63 metri e raggiunge i 28,94 metri considerando il basamento su cui poggia. Alcune guide arrotondano la misura del fusto a 14,64 metri. Il monolite è in granito rosso di Assuan e il suo gemello, l’Obelisco Esquilino, ha un fusto di 14,75 metri, quindi di pochi centimetri più alto.

L’Obelisco del Quirinale è egiziano o romano?

L’Obelisco del Quirinale è un obelisco romano di età imperiale, non un monumento faraonico: fu realizzato in Egitto con granito di Assuan ma per committenza romana, e portato a Roma nel primo secolo dopo Cristo, probabilmente sotto Domiziano. La prova principale è l’assenza totale di geroglifici sulle quattro facce, caratteristica che lo distingue dagli obelischi egizi autentici trasportati a Roma come bottino.

Da dove viene l’Obelisco del Quirinale?

L’Obelisco del Quirinale proviene dal Mausoleo di Augusto, dove insieme al gemello oggi in piazza dell’Esquilino inquadrava l’ingresso del sepolcro dinastico imperiale nel Campo Marzio. I due monoliti vennero ritrovati insieme nel 1527, ma le loro strade si separarono: l’Esquilino fu rialzato nel 1587 da Sisto V, il Quirinale solo nel 1786 da Pio VI.

Quanto tempo serve per visitare l’Obelisco del Quirinale?

Per l’Obelisco del Quirinale e la piazza bastano venti o trenta minuti, il tempo di girare intorno al gruppo scultoreo, leggere le iscrizioni sui basamenti e affacciarsi dalla balaustra panoramica. La visita diventa di mezza giornata se si aggiunge una mostra alle Scuderie del Quirinale o la visita prenotata agli appartamenti del palazzo presidenziale.

Si può fotografare l’Obelisco del Quirinale?

Fotografare l’Obelisco del Quirinale, la fontana e la facciata del palazzo dall’esterno è libero e non richiede autorizzazioni, trattandosi di uno spazio pubblico all’aperto. Valgono però le indicazioni del personale di sicurezza durante le cerimonie ufficiali, e per le riprese professionali con treppiedi o troupe serve un permesso preventivo. I droni non sono ammessi, perché l’area ricade in zona a volo interdetto.

A che ora si svolge il cambio della guardia al Quirinale?

Il cambio della guardia in piazza del Quirinale viene indicato da diverse fonti turistiche romane come appuntamento domenicale, alle sedici in inverno e alle diciotto in estate, ma questo orario non è confermato da un calendario ufficiale permanente della Presidenza della Repubblica, che annuncia caso per caso le cerimonie solenni. Conviene quindi controllare il sito ufficiale del Quirinale nei giorni precedenti alla visita.

Piazza del Quirinale è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Piazza del Quirinale è pianeggiante una volta raggiunta, ma i percorsi di avvicinamento comportano un dislivello importante, perché il Quirinale è il più alto dei colli storici di Roma. Chi ha difficoltà motorie o spinge un passeggino deve evitare la scalinata di via della Dataria e arrivare da via del Quirinale o da via XXIV Maggio, che sono in pendenza ma prive di gradini. Il selciato è in sanpietrini.

La visita all’Obelisco del Quirinale è adatta ai bambini?

L’Obelisco del Quirinale si presta bene a una sosta con i bambini, perché la piazza è ampia, chiusa al traffico di attraversamento e offre due cavalli marmorei colossali che catturano l’attenzione più di qualunque spiegazione. Non ci sono servizi igienici sulla piazza e l’area è priva di ombra, quindi nelle giornate calde conviene programmare la sosta nelle ore meno assolate.

Un ultimo consiglio per chi organizza l’itinerario

Piazza del Quirinale funziona meglio come tappa dentro un percorso che come meta a sé stante: chi ha pochi giorni a Roma farà bene a inserirla nel tragitto che collega la Fontana di Trevi alle chiese barocche di via del Quirinale, aggiungendo eventualmente una mostra alle Scuderie se il calendario espositivo lo consente. È un luogo che si gode in mezz’ora ma che cambia completamente a seconda dell’ora in cui ci si arriva, e per questo vale la pena programmarne la visita invece di capitarci per caso.

Chi sta costruendo un itinerario più ampio nel centro di Roma, mettendo in fila gli obelischi, le piazze barocche e i belvedere del centro storico, può trovare strumenti utili di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più generale sui trasporti e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.

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IndirizzoPiazza del Quirinale Roma Roma Città 00187

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