Cinema Troisi
Il Cinema Troisi si trova in via Girolamo Induno 1, a Trastevere, ed è aperto: lo gestisce la Fondazione Piccolo America, cioè i ragazzi del Cinema America, in una sala di proprietà di Roma Capitale. Il biglietto intero costa otto euro, il ridotto cinque per chi ha meno di venticinque anni o più di sessantacinque, e si compra online su Liveticket oppure al botteghino. L’aula studio è gratuita e il gestore la dichiara aperta a ogni ora, tutti i giorni dell’anno.
La sala ha riaperto il 21 settembre 2021 dopo otto anni di buio, con la Palma d’oro Titane in anteprima nazionale. Da allora è diventata la monosala più discussa di Roma, per due ragioni che con il cinema in senso stretto c’entrano poco: la terrazza piena di studenti a mezzanotte e il modello di gestione, un bene comunale affidato con un bando a un gruppo nato da un’occupazione e diventato fondazione.
Le informazioni pratiche provengono dal sito del cinema, dalla piattaforma di vendita dei biglietti e dal portale turistico di Roma Capitale, alla data del 28 settembre 2026. Prezzi, rassegne e regole dell’aula studio cambiano con la stagione e con i lavori annunciati sull’edificio: prima di organizzare una serata o una giornata di studio, controllate il sito ufficiale o scrivete al gestore all’indirizzo info@cinematroisi.it.

Dove si trova e che cosa si trova dentro
Via Girolamo Induno è una traversa di viale di Trastevere, la parte del rione che guarda verso Porta Portese e verso il fiume, lontana dai vicoli fotografati di piazza di Santa Maria in Trastevere. Il cinema occupa un’ala dell’ex Casa della GIL progettata da Luigi Moretti, lo stesso complesso razionalista che sul lato di largo Ascianghi ospita oggi il WeGil. Dall’esterno si riconosce la linea curva del corpo di fabbrica, più che un’insegna.
Dentro ci sono quattro spazi distinti. La sala cinematografica, con 298 poltrone color amaranto più due posti riservati alle persone con disabilità, secondo i dati del gestore. Il foyer con il bar, che si chiama Troisi Caffè. La terrazza, luminosa, usata come prolungamento dell’aula studio. E l’aula studio stessa, che è diventata la parte più frequentata di tutto il complesso, al punto che molti ragazzi del quartiere conoscono il Troisi per quella e non per i film.
La dotazione tecnica è quella di una sala di prima visione seria, non di un cineclub ricavato in una cantina. Il gestore indica un proiettore Barco 4K, uno schermo Harkness da tredici metri e un impianto audio Dolby 7.1 in surround, con accorgimenti di accessibilità per persone con disabilità motoria e per ipovedenti. Le poltrone sono state realizzate su misura. Per chi ha frequentato le vecchie sale parrocchiali di Roma, la differenza si sente al primo rullo, anzi al primo file digitale.
Esiste poi uno spazio polifunzionale per mostre ed eventi, che il sito presenta come Spazio Mostre, e una piccola videoteca ricavata nel foyer. Non aspettatevi però un museo del cinema: le fotografie storiche e i materiali sulla vita precedente della sala sono pochi. Il Troisi racconta la propria storia più sul sito che sulle pareti, e questo è un limite che il gruppo potrebbe correggere con poco, visto quanto ha da raccontare.
Una curiosità sul Cinema Troisi
La sala esisteva prima di essere un cinema. Nella Casa della GIL progettata da Moretti quello spazio nasce come sala per conferenze e teatro, destinata alle adunate e alle attività della gioventù inquadrata dal regime. Solo dopo la guerra diventa una sala di proiezione parrocchiale, con il nome della strada: Cinema Induno. Il pubblico del quartiere la conosceva così, e molti anziani di Trastevere continuano a chiamarla con quel nome.
Il cinema Induno aveva una fama precisa. Era una sala popolare, con biglietti a prezzo ridotto rispetto alle prime visioni del centro, il posto dove si recuperavano i film usciti mesi prima. Il gestore attuale racconta anche che l’edificio compare in un film del 1952, Buongiorno, elefante!, alle spalle di Vittorio De Sica. È un cameo architettonico, niente di più, ma dice quanto questa facciata facesse parte del paesaggio quotidiano della Roma del dopoguerra.
L’intitolazione a Massimo Troisi arriva molto dopo, nel 1997, quando la gestione passa al gruppo Cecchi Gori, che ristruttura la sala e la dedica all’attore napoletano morto tre anni prima. È una dedica che a Roma pochi mettono in discussione, eppure è curiosa: Troisi con Trastevere non aveva legami particolari. Fu una scelta di distribuzione e di affetto per un volto amato, non un omaggio a una biografia romana.
Il nome è rimasto anche dopo il fallimento di quella gestione e dopo la chiusura, e i ragazzi che hanno riaperto la sala lo hanno tenuto senza discutere. Ha funzionato. In una città dove i cinema chiusi diventano supermercati o sale giochi, un nome di persona sulla facciata ha aiutato a far percepire la sala come qualcosa da difendere, non come un locale commerciale vuoto da riconvertire.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Cinema Troisi
Il Troisi non è del Piccolo America. È di Roma Capitale, che lo ha assegnato con un bando, e la fondazione paga un affitto. Secondo la ricostruzione pubblicata dal gestore, il contratto firmato il 25 gennaio 2018 dura dodici anni con un canone di 2.800 euro al mese. È un dettaglio che nessun articolo celebrativo mette in primo piano, ed è invece il cuore della faccenda: questo è un esperimento di gestione di un bene pubblico con una scadenza scritta.
Il bando si chiamava Patrimonio Comune e il gruppo lo ha vinto nel 2016. Fra la vittoria e l’apertura sono passati cinque anni: ricorsi amministrativi, verifiche strutturali, la ricerca dei fondi, il cantiere, e in mezzo la pandemia. Chi guarda il Troisi di oggi vede il risultato, non la corsa a ostacoli. Chi lavora nella cultura a Roma sa che cinque anni per riaprire una sala comunale sono, paradossalmente, un tempo quasi rapido.
Il secondo dettaglio che resta in ombra è il conto dei lavori. Il gestore indica circa un milione e mezzo di euro complessivi, coperti in larga parte dal Ministero della Cultura con 1.041.554 euro, dalla Regione Lazio con centomila euro, poi da SIAE, BNL e risorse proprie dell’associazione. La storia dei ragazzi che salvano il cinema è vera, ma è anche una storia di finanziamento pubblico ben speso, e va raccontata tutta.
Il terzo riguarda l’aula studio. La si racconta come un regalo ai ragazzi del quartiere, e lo è, ma è anche il pezzo del progetto che ha reso sostenibile tutto il resto: presenza continua, sponsor tecnologico, visibilità nazionale. Una sala che vive solo la sera, in un rione con affitti altissimi, fatica. Una sala che non chiude mai e che ha sempre qualcuno dentro diventa un presidio, e un presidio è più difficile da mettere in discussione.
Orari, biglietti e abbonamenti
La pagina dei biglietti del cinema indica otto euro per l’intero e cinque euro per il ridotto, riservato a chi ha meno di venticinque anni o più di sessantacinque. Il ridotto si compra soltanto al botteghino, non online. Il gestore non pubblica sul sito un orario fisso di cassa distinto dagli spettacoli: la pagina degli abbonamenti dichiara il botteghino aperto tutti i giorni, festivi compresi. Gli orari delle proiezioni cambiano ogni settimana e si trovano nella griglia sul sito.
I biglietti si comprano davvero in due posti. Il primo è la cassa in via Induno, l’unica che vende ridotti e abbonamenti. Il secondo è la pagina di vendita ufficiale su Liveticket, che il sito del cinema indica come canale online e che apre direttamente dai titoli in programmazione sulla pagina Biglietti del Cinema Troisi. Altri rivenditori non risultano indicati dal gestore, quindi diffidate di chi propone pacchetti con ingresso incluso.
L’abbonamento standard costa quarantacinque euro per dieci ingressi, vale dodici mesi dall’attivazione ed è nominativo. Il gestore scrive che copre i film di nuova uscita, le retrospettive e gli eventi con ospiti e dibattiti. Con l’abbonamento si prenota un solo biglietto per spettacolo, e la prenotazione si fa al botteghino, non online. Esiste anche un abbonamento acquistabile con i buoni culturali statali, come la carta docente, di cui la pagina di vendita dà notizia.
Per chi vuole regalarlo a distanza, il sito spiega che si può comprare online e ritirare poi alla cassa mostrando la ricevuta. Sulla piattaforma di vendita compare anche una formula chiamata CINEMINI, pensata per le famiglie con bambini. Il gestore non pubblica condizioni di rimborso sulla pagina dei biglietti: se avete un dubbio su un cambio di data o su un evento annullato, chiedete per posta prima di comprare, non dopo.
Una nota sulle tariffe speciali estive. Nell’agosto 2026 la fondazione ha trasformato la sala in un rifugio climatico con l’iniziativa Allerta Fresco, ispirata ai Ciné-clim di Parigi: trentacinque film alle 13.30 ogni giorno, dal primo al trentuno del mese, gratuiti per under 25, over 65, donne in gravidanza e persone con disabilità, a prezzo ridotto per tutti gli altri. Se l’iniziativa tornerà negli anni prossimi lo dirà il sito.
L’aula studio aperta giorno e notte
L’aula studio è gratuita e aperta a tutti, senza tessera, senza prenotazione e senza documento. Il regolamento pubblicato dal gestore dice che i posti si occupano in ordine di arrivo e che lo spazio è aperto ogni giorno, a ogni ora. È stata presentata nel 2021 come la prima aula studio d’Italia aperta ventiquattro ore su ventiquattro per tutto l’anno, e alla verifica di fine settembre 2026 il sito continua a dichiararla così.
I numeri, secondo le pagine del gestore, sono questi: quarantacinque postazioni interne con sedute ergonomiche e un totale di ottanta contando la terrazza. Sulle superfici le fonti del gestore non concordano, perché una pagina del 2021 parla di centocinquanta metri quadri e un annuncio del 2025 di centoventi. Le postazioni hanno prese elettriche, attacchi di rete e porte USB, la rete senza fili è dichiarata a un gigabit, e ci sono dieci portatili in prestito gratuito.
Le regole sono poche e chiare. Non si mangia all’interno, solo in terrazza. Il telefono va tenuto in silenzioso, anche senza vibrazione. Video e musica solo in cuffia, e comunque a volume basso. Le discussioni di gruppo si fanno fuori, in terrazza, sempre senza disturbare. La postazione va lasciata pulita. Sono regole da biblioteca, applicate da una comunità di studenti che in genere le fa rispettare da sola, con uno sguardo più che con un cartello.
Nell’aprile 2025 la fondazione ha annunciato un ampliamento molto consistente: da centoventi a seicentosettanta metri quadri, in ambienti adiacenti alla terrazza, con una collaborazione annunciata con le Biblioteche di Roma. Altre fonti parlano di duecento posti in più. Il gestore scriveva che i lavori sarebbero durati alcuni mesi. Il gestore non indica lo stato di avanzamento sulla pagina dell’aula studio, quindi chiedete prima di contare su quei posti.
Il giudizio controcorrente riguarda proprio la terrazza. Sui social passa come un rooftop di Trastevere dove prendere il fresco con vista, e c’è chi ci arriva con lo spritz in mano e il gruppo di amici. È un errore. Quella terrazza è un’aula studio all’aperto, con ragazzi che preparano esami di diritto privato alle due di notte, e trattarla come un locale è maleducazione. Per l’aperitivo Trastevere offre cento posti migliori.
Il consiglio che ti do per visitare il Cinema Troisi
Andate a una proiezione con ospite, non a una qualunque. Il valore del Troisi rispetto a una multisala è la sala piena di gente che resta seduta dopo i titoli di coda ad ascoltare il regista o l’attore che risponde alle domande. Il gestore elenca più di settecento ospiti passati da qui. Gli incontri vengono annunciati sul sito e sui canali social del cinema, di solito con pochi giorni di anticipo, e vanno esauriti in fretta.
Comprate online se potete pagare l’intero, e presentatevi comunque presto. La sala è una sola, i posti sono meno di trecento, e nelle serate con ospiti o nelle anteprime il pubblico arriva in anticipo per scegliere la fila. Chi ha diritto al ridotto deve passare dalla cassa, e il consiglio vale doppio: nelle sere affollate la fila al botteghino si mescola con il via vai del bar e dell’aula studio.
Se siete in viaggio e non parlate italiano, puntate sulle proiezioni in versione originale con sottotitoli, che la programmazione segnala con la sigla VOS accanto al titolo. Alla verifica di fine settembre 2026 il cartellone ne contava diverse nella stessa settimana. Per un turista è il modo più semplice di vedere come passano la serata i ragazzi romani, senza dover capire un film doppiato. Controllate la sigla prima di comprare, perché gli stessi titoli possono girare anche doppiati.
Se volete vedere l’aula studio e la terrazza senza disturbare, passate di giorno, a metà mattina, entrate dal foyer, prendete un caffè al bar e guardate. Non occupate una postazione per fare una foto e non girate video fra i tavoli. Chi studia lì dentro ci passa giornate intere prima di un esame, e un visitatore rumoroso rovina il lavoro di trenta persone. Il bar è il punto giusto per osservare senza invadere.
Ultimo consiglio, pratico: la domenica mattina. Il cartellone della stagione 2026-2027 annuncia una retrospettiva Disney la domenica alle undici e una dedicata a Nicolas Winding Refn il sabato alla stessa ora. Sono appuntamenti pensati per pubblici diversissimi, famiglie da una parte e cinefili dall’altra, e danno l’idea della linea del cinema: popolare e d’autore nella stessa settimana, senza separare i due mondi.
La programmazione e la lingua originale
Il Troisi lavora come una sala di prima visione con una forte componente d’autore. Nella griglia convivono uscite nuove, anteprime, retrospettive e versioni originali. Nella stagione 2026-2027 il cartellone annuncia, fra le altre cose, titoli in versione originale come The Dreamers e We’re All Going to the World’s Fair, e la proiezione di episodi della serie Un Prophète in originale. I titoli cambiano di settimana in settimana, quindi la fonte è sempre la griglia sul sito.
Le rassegne sono l’ossatura dell’identità del cinema. L’archivio pubblicato dal gestore elenca retrospettive dedicate a Rohmer, Tarkovskij, Kieślowski, Hitchcock, Kubrick, Pasolini, Bresson, Miyazaki, Lynch, Sorrentino, Almodóvar, Fellini, Spielberg, Truffaut, Woody Allen e Joachim Trier, oltre a tre edizioni di FR*CINEMA dedicate al cinema francese. Ci sono state anche rassegne più giocose, dalle maratone di Halloween alle notti con i mostri della Universal, e un omaggio a Shinji Sōmai.
La sigla VOS indica la versione originale sottotitolata in italiano. Per chi studia una lingua è un buon esercizio, per chi è straniero è un modo di andare al cinema a Roma senza il doppiaggio, che resta la regola nelle multisale italiane. Il gestore non pubblica un giorno fisso dedicato alla lingua originale: la sigla compare accanto ai singoli spettacoli, e bisogna leggere la griglia con attenzione, orario per orario.
Chi viene dalla scena delle arene estive troverà una continuità diretta. Il gruppo che gestisce la sala organizza d’estate Il Cinema in Piazza, e nel 2026 la dodicesima edizione si è svolta dal 28 maggio al 12 luglio fra piazza San Cosimato, il Parco della Cervelletta e Monte Ciocci, con ingresso gratuito, film alle 21.15 e versioni originali sottotitolate. Per il quadro completo delle proiezioni all’aperto c’è la nostra pagina sulle arene estive di Roma.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il Troisi ha vinto un Biglietto d’Oro nel 2022 come monosala con più spettatori in Italia, con oltre sessantamila presenze nel primo anno di attività secondo la ricostruzione disponibile. Lo sanno tutti quelli che seguono il cinema a Roma, ma si cita poco il contesto: quell’anno le sale italiane uscivano dalla pandemia con numeri disastrosi. Una monosala di quartiere che riempie le poltrone in quella stagione è un caso di studio, non un aneddoto.
Il secondo fatto noto e poco citato è che la sala, prima di questa gestione, è stata chiusa con uno sgombero. Secondo la ricostruzione del gestore, il 6 marzo 2015 Roma Capitale eseguì lo sgombero forzoso nei confronti della società che aveva avuto in mano la sala nell’ultima fase, collegata al circuito di sale del produttore Massimo Ferrero. Il cinema era chiuso dal 2013. La riapertura del 2021 chiude quindi una vicenda cominciata con un’aula di tribunale, non con una festa.
Terzo fatto: la sala che vedete non è una ricostruzione moderna dentro un guscio antico. Il gestore scrive che durante il cantiere sono stati restaurati i pavimenti originali in marmo di Carrara del 1933, i bassorilievi e la vetrata originaria, con la supervisione della Soprintendenza. Gli impianti invece sono stati demoliti e rifatti da zero. L’intervento porta la firma delle architette Raffaella Moscaggiuri e Claudia Tombini.
Il quarto fatto riguarda la parte più militante del progetto. L’associazione nasce dall’esperienza di un collettivo di studenti del centro, attivo dal 2011, che cercava spazi di cultura alternativi alla movida e al consumo turistico del rione. Quel collettivo ha occupato il Cinema America nel novembre 2012. Il Troisi è la risposta istituzionale a quella stagione: gli stessi volti, con un contratto invece di un’occupazione.
La foto giusta da fare al Cinema Troisi
La foto giusta la fate dentro la sala, prima che si spengano le luci, dalla fila più alta verso lo schermo. Le poltrone amaranto disposte in file ordinate, lo schermo bianco enorme e le pareti chiare restituiscono l’immagine della sala cinematografica come la si ricorda, quella dei film di Tornatore. Scattate quando la sala è vuota per metà: piena è anonima, vuota è triste, a metà racconta l’attesa.
La seconda è in terrazza, di sera, con discrezione e senza persone riconoscibili in primo piano. Le lampade sui tavoli, i portatili accesi e il cielo di Trastevere sullo sfondo danno un’immagine che dice più di qualunque articolo su che cosa sia diventato questo posto. Chiedete il permesso se inquadrate qualcuno. Chi studia qui non ha scelto di diventare parte del vostro racconto di viaggio.
La terza è fuori, e riguarda l’architettura. Il volume dell’ex Casa della GIL si legge meglio da largo Ascianghi, sul lato del WeGil, dove la torre e le superfici bianche di Moretti mostrano il razionalismo romano degli anni Trenta. Mettetevi sull’altro lato della strada, nel primo mattino, quando la luce radente disegna gli spigoli e il traffico non ha ancora riempito il marciapiede di motorini.
Evitate la foto dell’insegna fatta con il flash di sera. È quella che fanno tutti, viene piatta, e l’insegna in sé non ha niente di storico. Meglio una foto del foyer, con il bancone del bar e le locandine, che racconta la vita quotidiana della sala. Se volete un ricordo con il nome dell’attore, fotografate il biglietto stampato dalla cassa: occupa poco spazio e dice tutto.
Come si arriva
Il gestore indica come linee di superficie utili l’8, il 3, riattivato dal 7 settembre 2026 solo in parte del percorso, l’H, il 44, il 75, il 115 e il notturno N3. Il tram 8 è il collegamento più comodo per chi arriva dal centro storico, perché scende lungo viale di Trastevere e ferma a pochi minuti a piedi dalla sala. La stazione della metropolitana più vicina, secondo il gestore, è Piramide sulla linea B, da cui conviene proseguire in autobus o a piedi attraversando il fiume.
In treno il riferimento è la stazione di Trastevere, che il gestore dà a una decina di minuti a piedi, oppure a pochi minuti con le linee 8, 3 e H. È la scelta giusta per chi arriva da fuori città con i treni regionali. Per le serate che finiscono tardi ricordate che le corse diurne si diradano e che resta il servizio notturno: controllate gli orari sul sito dell’azienda dei trasporti prima di uscire.
In bicicletta il sito suggerisce le ciclabili del Lungotevere fino all’altezza di Porta Portese, da cui la sala dista tre minuti. In auto la situazione è quella di tutta Trastevere: il gestore rimanda al car sharing e ai parcheggi su strada nelle vie vicine, e di sera cercare posto in quella zona è un esercizio di pazienza. Prima di entrare in auto nel rione controllate gli orari dei varchi elettronici del Comune.
Dal Troisi il resto del rione si gira a piedi. In dieci minuti si arriva a Porta Portese e alla chiesa di San Francesco a Ripa, in un quarto d’ora alla basilica di Santa Cecilia e ai chiostri di San Cosimato, la piazza dove d’estate il gruppo monta lo schermo gratuito. Oltre il fiume si raggiunge Testaccio in una ventina di minuti.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 1933 l’Opera Nazionale Balilla affida al giovane Luigi Moretti il progetto della Casa della Gioventù Italiana del Littorio di Trastevere. L’edificio viene inaugurato nel 1937, secondo la scheda del Ministero sulla piattaforma Art Bonus e il sito del WeGil. Il sito del cinema scrive invece che la struttura venne completata nel 1933: le fonti non concordano, e la versione più documentata è quella del progetto avviato nel 1933 e dell’apertura quattro anni dopo.
Negli anni Cinquanta la sala per conferenze e teatro della GIL diventa il Cinema Induno, sala parrocchiale di quartiere, con biglietti economici e un pubblico fedele. È la stagione in cui il cinema a Roma è un’abitudine quotidiana e ogni rione ha le sue sale di seconda e terza visione. Nel 1952 la facciata compare sullo sfondo di una scena di Buongiorno, elefante!, con Vittorio De Sica.
Nel 1975, con la soppressione dell’ente che ne aveva ereditato la proprietà, il palazzo principale della ex GIL passa alla Regione Lazio ed entra in una lunga fase di abbandono. La sala di via Induno segue una strada diversa: oggi risulta di proprietà di Roma Capitale, e non della Regione. Nel 1997 la gestione passa a Cecchi Gori, che ristruttura il cinema e lo intitola a Massimo Troisi.
Dopo il fallimento del circuito legato a quella gestione, la sala passa a una società collegata al circuito di Massimo Ferrero e chiude definitivamente nel 2013. Il 6 marzo 2015 Roma Capitale procede allo sgombero. Nel 2016 il Piccolo America vince il bando Patrimonio Comune, il 25 gennaio 2018 firma il contratto, e dopo il cantiere e la pandemia la sala riapre il 21 settembre 2021 con Titane, seguito dal 30 settembre da No Time to Die.
Il 7 dicembre 2017, pochi mesi prima della firma del contratto per la sala, la Regione Lazio riapre il palazzo principale della ex GIL come WeGil, dopo oltre quarant’anni di abbandono. Il 12 dicembre 2022 l’associazione Piccolo America diventa fondazione del Terzo Settore. Nell’aprile 2025 viene annunciato l’ampliamento dell’aula studio. Tre date che raccontano come un intero isolato di Trastevere sia tornato pubblico in meno di dieci anni.
Chi è passato dal Cinema Troisi
La lista degli ospiti pubblicata dal gestore supera le settecento persone, e basta scorrerla per capire il peso che la sala ha preso in pochi anni. Fra i registi ci sono Francis Ford Coppola, Paolo Sorrentino, Luc Besson, Michel Gondry, Darren Aronofsky, Spike Lee, Gus Van Sant, Sally Potter, Gaspar Noé, Emir Kusturica, M. Night Shyamalan, Damien Chazelle, Ken Loach e Luca Guadagnino. Il sito non indica le date dei singoli incontri.
Fra gli attori la stessa lista riporta Isabella Rossellini, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Edward Norton, Austin Butler, Paola Cortellesi, Riccardo Scamarcio, Viggo Mortensen, Tony Leung Chiu-wai, Léa Seydoux e Rosario Dawson. Per una monosala di trecento posti in una traversa di viale di Trastevere è una collezione di nomi che molti festival invidierebbero, ed è il risultato di anni di relazioni costruite con le arene estive.
Una parte di quei nomi arriva dalle arene estive del gruppo, che hanno preceduto la sala di diversi anni. Nella pagina di presentazione il gestore ricorda che Il Cinema in Piazza ha portato a Roma, fra gli altri, Asghar Farhadi, Paul Schrader, Ken Loach e Wim Wenders. Il Troisi ha ereditato quella rete di contatti e l’ha trasformata in una programmazione di incontri che durante l’inverno continua quello che d’estate succede all’aperto.
Prima di loro, in questa sala sono passati gli iscritti della GIL, con le divise e le adunate che l’edificio di Moretti era nato per ospitare. Poi le famiglie del quartiere del Cinema Induno, che pagavano poco e vedevano i film con mesi di ritardo. Poi il pubblico della gestione Cecchi Gori. Tre pubblici diversissimi nello stesso spazio, e nessuna targa che li ricordi tutti insieme. Sarebbe un’aggiunta semplice e utile.
Massimo Troisi, a cui la sala è dedicata, qui non è mai entrato da vivo con questo nome sopra la porta: l’intitolazione è del 1997, tre anni dopo la sua morte. È giusto dirlo, perché molti visitatori immaginano un legame biografico che non c’è. C’è invece un legame di pubblico: i film di Troisi, a partire da quelli girati a Napoli, hanno avuto a Roma platee affezionatissime, e la sala ne tiene viva la memoria con la programmazione.
Poi ci sono gli sconosciuti, che sono il vero pubblico del Troisi. Gli studenti che passano la notte in aula studio, i pensionati del rione alle proiezioni del pomeriggio, le famiglie delle matinée, i cinefili stranieri che cercano la versione originale. Il gruppo che gestisce la sala è nato proprio dalla convinzione che uno spazio culturale in un rione turistico debba servire prima di tutto chi ci vive.
Il Piccolo America, dall’occupazione alla fondazione
Il gruppo che gestisce il Troisi viene da lontano. Secondo la pagina di presentazione del gestore, l’associazione nasce nel settembre 2014 dall’esperienza di un movimento di studenti del centro di Roma attivo dal 2011. Nel novembre 2012 quei ragazzi occupano il Cinema America, una sala chiusa di Trastevere destinata alla demolizione. L’occupazione dura quasi due anni e finisce con lo sgombero, ma l’edificio ottiene un vincolo culturale.
Dopo lo sgombero l’associazione ottiene in comodato d’uso un ex forno accanto al cinema chiuso e comincia a portare il cinema all’aperto. Nel 2014 nasce Il Cinema in Piazza, in piazza San Cosimato, e dal 2018 le arene si moltiplicano in altri quartieri. Il gruppo porta avanti anche le proiezioni chiamate Schermi Pirata, con immagini proiettate su muri e monumenti della città. È da questo lavoro che nasce la credibilità spesa poi per il Troisi.
Il Cinema America, l’edificio da cui il gruppo ha preso il nome, è un’altra sala, in un’altra strada del rione, e non va confuso con il Troisi. È uno degli errori più frequenti che sento fare dai visitatori: arrivano in via Induno convinti di entrare nel cinema dell’occupazione. Il Troisi è la sede istituzionale del gruppo, ottenuta con un bando pubblico, non il luogo della protesta.
Il 12 dicembre 2022 l’associazione si trasforma in Fondazione del Terzo Settore. Il gestore spiega la scelta con la necessità di allineare la forma giuridica alla crescita delle attività e a una prospettiva nazionale. Tradotto dal linguaggio statutario: più personale, più spazi, più finanziatori, e la necessità di una struttura capace di reggere contratti pubblici pluriennali come quello della sala di via Induno.
L’edificio di Luigi Moretti e il WeGil
Il Troisi fa parte di un complesso che è uno dei testi fondamentali dell’architettura razionalista a Roma. La Casa della GIL di Trastevere fu progettata da Luigi Moretti per l’educazione politica, militare e sportiva dei giovani, con palestre, spazi sanitari e sale per le riunioni. Il progetto venne esposto già nel 1933 e divenne un modello per edifici simili in altre città. La parte più celebre è la scala elicoidale del palazzo principale.
Chi vuole vedere l’architettura di Moretti deve entrare dal lato di largo Ascianghi, nel WeGil, lo spazio culturale della Regione Lazio aperto nel dicembre 2017. Il sito del WeGil indica apertura tutti i giorni dalle 10 alle 19 in largo Ascianghi 5. La proprietà è diversa da quella della sala: il palazzo è della Regione, il cinema è di Roma Capitale, e le due gestioni non sono collegate.
Dal cinema, dell’architettura originale si vedono i pavimenti in marmo restaurati, le superfici della sala e la vetrata recuperata. Non si vede la scala elicoidale, non si vedono le palestre, non si vede la torre dall’interno. Se l’interesse è architettonico, la sequenza giusta è WeGil prima e Troisi dopo, magari con un film serale per chiudere la giornata dentro lo stesso edificio da un altro ingresso.
Moretti è un architetto che ha lavorato a lungo anche nel dopoguerra, e il suo nome resta legato al razionalismo romano più che a qualunque altro. La sua biografia politica, legata al regime negli anni Trenta, è parte del racconto di questo edificio e non va rimossa. Un cinema gestito da un gruppo nato in un’occupazione dentro un’architettura del regime è una sovrapposizione che a Roma succede spesso, e che vale la pena notare.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi
La sala cinematografica segue la programmazione, quindi è chiusa quando non ci sono spettacoli, mentre l’aula studio è dichiarata sempre aperta. Il gestore non pubblica un giorno di riposo settimanale per il cinema. Negli ultimi anni la sala ha lavorato anche d’estate, con iniziative come Allerta Fresco nell’agosto 2026, mentre il gruppo teneva le arene all’aperto. Per le festività di fine anno conviene guardare la griglia, perché gli orari cambiano.
Non aspettatevi una visita guidata. Il Troisi non organizza visite all’edificio e non vende ingressi per vedere la sala senza film. Per entrare in sala serve un biglietto per una proiezione. Il foyer, il bar e l’aula studio sono accessibili liberamente, secondo le regole dell’aula. Chi arriva sperando in un percorso sull’architettura di Moretti deve andare al WeGil, che ha orari di apertura propri.
Non aspettatevi nemmeno una cucina. Il Troisi Caffè è un bar ispirato al cinema, aperto tutti i giorni secondo il gestore, adatto per un caffè, una bibita o un aperitivo prima del film. Gli orari precisi e il listino non sono pubblicati. Per cenare si esce e si cammina: la zona offre molte possibilità, e ne parlo nel prossimo capitolo con qualche avvertenza sulle trappole del rione.
Sull’accessibilità il gestore dichiara che tutti gli spazi, terrazza compresa, sono privi di barriere architettoniche, e la sala ha due posti riservati alle persone con disabilità. Per le persone ipovedenti la sala è stata progettata con accorgimenti specifici, che il gestore cita senza dettagliarli. Se avete esigenze particolari, scrivete prima all’indirizzo info@cinematroisi.it e chiedete conferma per lo spettacolo che vi interessa.
Mangiare in zona
Trastevere è il rione dove a Roma si mangia peggio in proporzione al numero di ristoranti, e insieme uno dei pochi dove si può ancora mangiare molto bene. La differenza la fanno la strada che scegliete e i segnali che sapete leggere. La zona di via Induno e di viale di Trastevere è meno turistica del cuore del rione, e questo aiuta, ma basta attraversare il viale per ritrovare i menù in cinque lingue.
Primo segnale: il buttadentro. Un ragazzo sulla porta che vi ferma, vi mostra il menù e vi promette un tavolo subito lavora per un locale che vive di passaggio. I romani non ci vanno per una ragione semplice: un posto con clienti abituali non ha bisogno di fermare nessuno. Vale lo stesso per i locali con il menù fotografico plastificato, pensato per chi non conosce i piatti e non tornerà.
Secondo segnale: la signora che tira la sfoglia in vetrina o sul marciapiede. È una scena studiata per chi passa, non un indizio di qualità. La pasta fresca fatta bene si prepara in cucina, al mattino, lontano dalla polvere e dai motorini. Quando la trovate in scena all’ingresso, quello che sta funzionando è il richiamo visivo, e il conto finale di solito lo dimostra.
Terzo segnale: la cucina aperta senza interruzione dalle undici del mattino a mezzanotte. Una trattoria vera ha una pausa fra pranzo e cena, perché chi cucina deve riposare e preparare. Se il locale serve carbonara alle quattro del pomeriggio, sta lavorando con preparazioni tenute pronte. Non è un giudizio morale: è una questione di come funziona una cucina, e un romano lo capisce senza pensarci.
Quarto segnale, tipico delle piazze di Trastevere: il prezzo che cambia secondo il cliente. I locali con i tavoli davanti alle chiese e ai monumenti hanno spesso voci senza prezzo, pesce a peso non dichiarato, e a volte un menù dentro diverso da quello esposto fuori. Chiedete il prezzo di quello che ordinate prima di ordinarlo. Se il cameriere si irrita, avete già la risposta che vi serviva.
Il criterio è guardare chi è seduto. Se alle nove di sera di un martedì ci sono famiglie del quartiere, gente che si saluta per nome e un cameriere che parla romanesco, siete nel posto giusto. Dopo un film al Troisi il pubblico del cinema si sparpaglia proprio in quelle trattorie, e seguirlo è un metodo che funziona. Per non andare a tentativi, c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi.
Che cosa abbinare in giornata
Una giornata costruita intorno al Troisi comincia la mattina nel rione e finisce con il film serale. Partite dalla basilica di Santa Maria in Trastevere, proseguite verso la basilica di San Crisogono e la chiesa di Sant’Agata, poi il Museo di Roma in Trastevere. Per l’orientamento generale c’è la nostra guida a che cosa vedere a Trastevere.
Il pomeriggio può salire in alto. Dal rione si arriva al Gianicolo passando per San Pietro in Montorio e la Fontana dell’Acqua Paola, oppure si sceglie il verde di Villa Sciarra, a pochi minuti di salita da via Induno. Chi ha più tempo arriva fino a Villa Doria Pamphilj. Il ritorno verso il cinema è tutto in discesa.
Sul lato del fiume l’abbinamento classico è con la Villa Farnesina, la Galleria Corsini e l’Orto Botanico, tre visite nella stessa via. Da lì si passa il Ponte Sisto verso il centro, oppure si scende all’Isola Tiberina, dove d’estate lavora l’Isola del Cinema.
Chi viaggia per il cinema può costruire un itinerario tematico. La Casa del Cinema a Villa Borghese ha una programmazione di archivio, il MIAC racconta la storia dell’audiovisivo italiano, e gli studi di Cinecittà sono il capitolo industriale della stessa storia. Nella stessa zona del Troisi lavora anche il Nuovo Sacher, l’altra monosala del quartiere legata a Nanni Moretti.
Chi preferisce il teatro trova le grandi sale del centro a un tram di distanza: il Teatro Argentina, il Teatro Valle e il Teatro Eliseo, ciascuno con la propria storia e il proprio cartellone. Il tram 8 collega viale di Trastevere al centro storico, e rende comodo un doppio programma: film al pomeriggio in via Induno, spettacolo la sera oltre il fiume, oppure il contrario nei giorni di matinée.
Per chi studia a Roma, il Troisi non è l’unica possibilità. La Biblioteca Nazionale Centrale e la Biblioteca Casanatense offrono sale di lettura con orari e regole diversi, adatti a ricerche su fondi storici. Il Troisi resta imbattibile per gli orari, ma se vi servono libri antichi o periodici, la biblioteca è un’altra cosa, e lo spazio di via Induno non la sostituisce.
Chi vuole restare sul lato sud può chiudere oltre il fiume. La Piramide Cestia è vicina alla fermata della metro B indicata dal gestore, l’Ex Mattatoio ospita mostre ed eventi, il Monte dei Cocci e il Nuovo Mercato Testaccio raccontano un altro rione popolare. Più in là la street art dell’Ostiense merita una passeggiata.
Domande frequenti
Quanto costa un biglietto al Cinema Troisi?
Secondo la pagina dei biglietti del cinema, l’intero costa otto euro e il ridotto cinque euro, riservato a chi ha meno di venticinque anni o più di sessantacinque. Il ridotto si compra solo alla cassa di via Girolamo Induno 1, mentre l’intero si può acquistare anche online sulla pagina ufficiale di Liveticket. Le condizioni di eventi speciali e anteprime vanno controllate spettacolo per spettacolo.
L’aula studio del Cinema Troisi è davvero aperta di notte?
Sì, secondo il gestore l’aula studio è aperta ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni dell’anno, gratuitamente e senza prenotazione. I posti si occupano in ordine di arrivo: quarantacinque interni e altri in terrazza, per un totale dichiarato di ottanta. Nell’aprile 2025 è stato annunciato un ampliamento importante, il cui stato di avanzamento va chiesto direttamente al gestore.
Chi gestisce il Cinema Troisi?
Lo gestisce la Fondazione Piccolo America, nata come associazione nel 2014 dal gruppo di ragazzi che nel 2012 aveva occupato il Cinema America. La sala è di proprietà di Roma Capitale ed è stata assegnata con il bando Patrimonio Comune vinto nel 2016. Il contratto, firmato nel gennaio 2018, ha una durata di dodici anni secondo la ricostruzione del gestore.
Esiste un abbonamento?
Sì. L’abbonamento standard costa quarantacinque euro per dieci ingressi, vale dodici mesi dall’attivazione ed è nominativo. Copre film di nuova uscita, retrospettive ed eventi con ospiti. Con l’abbonamento si prenota un biglietto per spettacolo, alla cassa. La pagina di vendita segnala anche una versione acquistabile con i buoni culturali statali, come la carta docente, e la formula CINEMINI per le famiglie.
Al Cinema Troisi ci sono film in lingua originale?
Sì, la programmazione segnala con la sigla VOS i film proiettati in versione originale con sottotitoli in italiano. Non c’è un giorno fisso dedicato: la sigla compare accanto ai singoli spettacoli nella griglia settimanale pubblicata sul sito. Alla verifica di fine settembre 2026 la programmazione comprendeva diversi titoli in originale nella stessa settimana, insieme a film doppiati e a retrospettive.
Si può salire in terrazza anche senza studiare?
La terrazza fa parte degli spazi dell’aula studio e segue le sue regole: silenzio, telefoni senza suoneria, discussioni di gruppo a volume basso. Il regolamento consente di mangiare solo lì. Non è pensata come terrazza panoramica per aperitivi, e chi la usa così disturba chi studia. Per un caffè o una bibita il posto giusto è il Troisi Caffè nel foyer.
Come si arriva al Cinema Troisi con i mezzi pubblici?
Il gestore indica le linee 8, 3, H, 44, 75, 115 e il notturno N3. Il tram 8 lungo viale di Trastevere è il collegamento più comodo dal centro. La stazione ferroviaria di Trastevere dista circa dieci minuti a piedi, la stazione della metro più vicina è Piramide sulla linea B. In bicicletta si segue la ciclabile del Lungotevere fino a Porta Portese.
Il Cinema Troisi e il Cinema America sono la stessa sala?
No. Il Cinema America è la sala di Trastevere occupata nel 2012 dai ragazzi che hanno poi fondato il Piccolo America, e da cui il gruppo ha preso il nome. Il Troisi è un’altra sala, l’ex Cinema Induno in via Girolamo Induno 1, assegnata al gruppo con un bando comunale e riaperta il 21 settembre 2021 dopo un restauro durato anni.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Prezzi, regole dell’aula studio e programmazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: essendo una sala viva, con rassegne che cambiano ogni settimana e lavori annunciati sull’edificio, ricontrollateli prima di uscire. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Costruire una serata a Trastevere per un gruppo, o anche solo per sé, significa incastrare orari dei film, file alla cassa per i ridotti, trattorie che chiudono la cucina presto, tram che la sera si diradano e un rione dove le trappole per turisti sono dietro ogni angolo. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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