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WeGil

WeGil è in Largo Ascianghi 5, a Trastevere, angolo Viale Trastevere, e apre tutti i giorni dalle 10 alle 19. L'ingresso all'edificio è libero; alcune mostre e alcuni spettacoli ospitati negli spazi interni prevedono un biglietto o una prenotazione, indicati di volta in volta sul sito ufficiale wegil.it e ai contatti della struttura (info@wegil.it, telefono 334 6841506, attivo dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 19). Ci si arriva con il tram 8 lungo Viale Trastevere, fermata Trastevere/Ministero della Pubblica Istruzione, che è a meno di cento metri; con gli autobus che percorrono Viale Trastevere, fra cui la linea H, la 780 e la 44; a piedi in otto o dieci minuti dalla stazione Roma Trastevere, servita dalle linee regionali che collegano Fiumicino, Ostiense e il litorale. La gestione è della società regionale LAZIOcrea, per conto della Regione Lazio. Non c'è parcheggio dedicato: l'area intorno è a sosta tariffata e quasi sempre satura, e il consiglio pratico è arrivare con il tram.

Per inquadrare WeGil nel resto della città conviene partire dalla pagina delle attrazioni turistiche di Roma, dove i luoghi del Novecento romano compaiono accanto a quelli antichi.

WeGil - EX GIL
WeGil – EX GIL

Che cosa è WeGil oggi

WeGil è l'hub culturale della Regione Lazio: un edificio di circa ottomila metri quadrati riaperto al pubblico nel dicembre del 2017 dopo decenni di abbandono, dove convivono mostre temporanee, rassegne, presentazioni, concerti, convegni, tre poli di formazione e un bar ristorante. Non è un museo. Non ha una collezione permanente, non ha un percorso obbligato, non ha biglietteria fissa. È un contenitore, e il contenitore è la cosa più interessante che contiene.

Chi entra a WeGil per vedere la mostra del momento e non alza mai lo sguardo ha sprecato il viaggio. L'edificio è l'ex Casa della Gioventù Italiana del Littorio di Trastevere, progettata da Luigi Moretti a partire dal 1933 e inaugurata il 5 novembre 1937: una delle architetture razionaliste più studiate d'Italia, commissionata dall'Opera Nazionale Balilla in pieno regime fascista per l'inquadramento fisico, militare e politico dei ragazzi. Le due cose vanno tenute insieme senza sconti: la qualità del progetto e la natura della committenza. Si può ammirare una scala e sapere benissimo chi la fece costruire, e perché.

Il calendario di WeGil cambia in continuazione, perché la Regione Lazio assegna gli spazi con bandi e convenzioni di durata breve ad associazioni, enti di ricerca, università, imprese e realtà del terzo settore. Questa rotazione è la ragione stessa del nome: uno spazio che cambia inquilino ogni poche settimane non può chiamarsi come una collezione.

Come arrivare a WeGil

WeGil con il tram e con l'autobus

La soluzione più pulita è il tram 8, che da Piazza Venezia scende lungo Viale Trastevere fino a Casaletto. La fermata utile è quella del Ministero della Pubblica Istruzione, sul viale: scesi, si attraversa e si ha WeGil davanti, con la facciata curva che si affaccia sul largo. Sono meno di due minuti a piedi. Chi arriva dal Vaticano o dal centro storico può usare la linea H, che percorre Viale Trastevere in direzione Capannelle, oppure le linee di superficie che servono il viale, fra cui la 780 dall'Ostiense e la 44 dal Gianicolense.

Un avvertimento che vale la pena dare: il tram 8 subisce con una certa regolarità sostituzioni con bus navetta per lavori sull'armamento. Quando accade, la fermata resta più o meno nello stesso punto ma i tempi si allungano. Prima di partire conviene controllare il servizio sul sito dell'azienda di trasporto.

Arrivare a WeGil in treno

La stazione Roma Trastevere è a otto o dieci minuti di cammino, seguendo Viale Trastevere verso il fiume. Da lì passano le linee regionali che collegano l'aeroporto di Fiumicino, Ostiense, il litorale e la valle del Tevere. Per chi arriva da fuori Roma è spesso la via più rapida e la meno costosa, e ha il vantaggio di evitare del tutto il traffico del centro.

A piedi e in bicicletta

Da Piazza Trilussa e dal ponte Sisto si arriva a WeGil in un quarto d'ora di passeggiata lungo le strade interne di Trastevere, che è il modo migliore di avvicinarsi: si attraversa il rione medievale e si sbuca davanti a un edificio degli anni Trenta, e lo scarto fa capire meglio di qualunque didascalia che cosa volesse dire, allora, costruire moderno dentro Roma. In bicicletta il percorso lungotevere è piano e continuo; le rastrelliere pubbliche intorno al largo sono poche, conviene un antifurto serio.

Parcheggio e automobile

Venire in auto è la scelta peggiore. Trastevere ha varchi di accesso controllati in alcune fasce orarie, la sosta intorno a Largo Ascianghi è a pagamento e occupata, e il parcheggio di scambio più comodo per questa zona resta quello vicino alla stazione. Se proprio serve l'auto, si lascia lontano e si completa con il tram.

Orari, biglietti e prenotazioni a WeGil

L'edificio è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19. L'accesso agli spazi comuni, all'atrio e al bar è libero. Le mostre ospitate possono essere gratuite oppure a pagamento, e in questo secondo caso il biglietto si acquista in loco o attraverso il canale di vendita indicato sul sito ufficiale dell'ente: dato che gli allestimenti si avvicendano ogni poche settimane, qualunque prezzo scritto qui rischierebbe di essere vecchio domani. La regola pratica è una sola: si controlla wegil.it prima di uscire di casa, oppure si telefona al 334 6841506 negli orari di apertura.

Per i gruppi scolastici e per le visite guidate all'architettura la struttura lavora su prenotazione: le scuole hanno un canale dedicato e una brochure dedicata, e le aperture straordinarie dei corpi non sempre accessibili vengono comunicate sui canali dell'ente. Chi vuole entrare nel Salone d'Onore deve verificare prima: quella sala è spesso occupata da eventi privati e convegni, e in quei giorni non è visitabile.

L'edificio: la Casa della GIL di Luigi Moretti

Il committente e il programma

Nel 1933 l'Opera Nazionale Balilla, l'ente che il regime aveva costruito per l'inquadramento dei giovani, affidò a un architetto di ventisei anni il progetto di una Casa della Gioventù per Trastevere. Il programma funzionale era esplicito e va riportato per quello che era: fornire ambienti e attrezzature per l'educazione e la preparazione politico militare e ginnico sportiva dei ragazzi. Uffici di rappresentanza, dopolavoro, palestre, piscina, refettorio, aule, un cinema teatro, servizi sanitari e assistenziali. Un edificio totale, che prendeva in carico il tempo libero di un'intera generazione e lo organizzava. Nel 1937, con la riforma degli enti giovanili, la gestione passò alla Gioventù Italiana del Littorio, e da qui il nome con cui l'edificio è entrato nel linguaggio dei romani: l'ex GIL.

L'area scelta era l'isolato stretto e allungato compreso fra Porta Portese, le Mura Gianicolensi e Viale Trastevere, ancora in buona parte libero e riempito proprio in quegli anni. Era una zona di margine: officine, orti, casupole, il capolinea dei tram. Costruirci una Casa della Gioventù significava anche marcare un territorio popolare con un segno del regime, e la scelta non fu casuale.

Luigi Moretti a ventisei anni

Luigi Moretti, romano, nato nel 1907 e morto nel 1973 al largo dell'isola di Capraia, è uno dei pochi architetti italiani del Novecento la cui carriera attraversa per intero il secolo e ne attraversa anche le fratture politiche. Cominciò qui, con la Casa della GIL, e il progetto ebbe subito una fortuna critica che oggi si fatica a immaginare: fu esposto nella sezione dedicata all'Italia che si rinnova alla Mostra di Architettura Italiana della V Triennale del 1933, e diventò il modello di riferimento per le case della gioventù costruite in tutta Italia negli anni successivi.

Dopo la guerra Moretti non sparì, come accadde ad altri. Fondò la rivista Spazio, teorizzò l'architettura parametrica, costruì il complesso di Corso Italia a Milano, la Casa del Girasole ai Parioli, Villa La Saracena sul litorale laziale, e alla fine degli anni Sessanta firmò a Washington il complesso del Watergate, quello che sarebbe diventato famoso per ragioni che con l'architettura non c'entrano nulla. È una traiettoria che merita di essere raccontata per intero, senza nasconderne l'inizio.

Il cantiere e l'inaugurazione

La costruzione occupò gli anni fra il 1933 e il 1936, e l'inaugurazione ufficiale avvenne il 5 novembre 1937. Le fonti oscillano fra 1936 e 1937 come data di fine lavori: la differenza dipende da che cosa si conti, la struttura o gli allestimenti interni, che furono completati più tardi. La data pubblica, quella incisa nella memoria dell'edificio, resta il novembre del 1937.

I tre corpi di fabbrica di WeGil, uno per uno

Il complesso è fatto di tre volumi distinti per forma, dimensione e funzione, incastrati su un lotto difficile. È il punto dove il progetto di Moretti smette di essere abile e diventa magistrale: invece di livellare tutto in un blocco unico, ha dato a ogni funzione il suo corpo e ha lasciato che i corpi si toccassero.

Il corpo quadrangolare di WeGil: piscina, refettorio, aule, cinema teatro

Il volume quadrangolare, verso il palazzo preesistente di Viale Trastevere, si organizza attorno a un cortile interno. Qui erano la piscina coperta, il refettorio, le aule e il cinema teatro. La piscina coperta, in un edificio per ragazzi del 1937, era un lusso da metropoli europea: a Roma ce n'erano pochissime, e questa aveva spogliatoi, tribuna e una copertura pensata per la luce dall'alto. Il cortile centrale è la citazione più classica di tutto il complesso, un impianto rinascimentale travestito da moderno, e serviva anche a portare aria e luce dentro un lotto stretto.

Il cinema teatro è la parte che ha subito più trasformazioni: nel 1952 venne convertito in sala cinematografica e ceduto a privati per ventinove anni, e quel cambio d'uso è la ragione per cui molti romani di una certa età ricordano l'ex GIL come un cinema e basta.

Il corpo centrale: le palestre di WeGil

Il corpo centrale, alto e allungato, è posto perpendicolarmente agli altri e ha la facciata ricurva che si affaccia su Largo Ascianghi. È il volume che si vede per primo arrivando dal tram, ed è quello che contiene le tre palestre. La scelta di impilare le palestre una sopra l'altra, invece di distenderle, è la mossa più audace del progetto: tre sale per la ginnastica, il pugilato e la scherma sovrapposte su un edificio in cemento armato, più due palestre all'aperto sulle coperture. Nel 1935 era una soluzione da ingegneria pesante, e richiedeva luci libere che solo il cemento armato permetteva.

La curva della facciata non è un vezzo. Serve a raccordare l'edificio con l'andamento dello slargo e a dare alla massa un movimento che le finestre a nastro accentuano. Guardata da sotto, di scorcio, quella parete si allunga.

Il corpo di rappresentanza e la torre di WeGil

Il terzo volume è quello di rappresentanza, culminante nella torre rivestita di travertino, alta all'incirca trenta metri. Contiene il Salone d'Onore, l'area espositiva, la biblioteca e la sala delle riunioni. La torre è l'elemento che più scopertamente dialoga con la Roma storica: è una torre, cioè la forma urbana medievale per eccellenza, ridotta a parallelepipedo nudo e rivestita di pietra romana. Le fonti tecniche segnalano che il rivestimento adotta correzioni ottiche pensate per farla apparire più slanciata di quanto sia, un artificio che viene dritto dalla tradizione classica.

All'interno, il corpo di rappresentanza è il più solenne e il più politico dell'intero complesso: qui si riceveva, qui si celebrava, qui la struttura mostrava il suo volto ufficiale.

WeGil - EX GIL
WeGil – EX GIL

La scala elicoidale di WeGil

Se WeGil avesse un solo pezzo da vedere, sarebbe questo. La scala elicoidale raccorda i piani nel corpo che contiene le aule e la zona sanitaria, e la sua particolarità non è la forma, che pure è splendida, ma il calcolo: è disegnata secondo una matrice logaritmica, con alzate decrescenti man mano che si sale, perché la salita risulti meno faticosa. Un ragazzo che saliva di corsa non se ne accorgeva, ma le gambe sì.

È un'idea che unisce due mondi che nel 1935 raramente si parlavano: il gusto barocco per la spirale, che a Roma ha precedenti illustri da Palazzo Barberini in avanti, e l'ergonomia applicata. Moretti non stava facendo decorazione, stava progettando il modo in cui un corpo umano consuma energia salendo. Trent'anni dopo avrebbe teorizzato l'architettura parametrica, e chi conosce quella parte della sua opera legge questa scala come un primo esperimento.

Senza mezzi termini: è una delle cinque migliori scale di Roma, e l'unica del Novecento che regge il confronto con quelle antiche. Vale il viaggio a prescindere dalla mostra in corso.

Il Salone d'Onore di WeGil e l'affresco di Mario Mafai

L'affresco ritrovato

Il Salone d'Onore, al primo piano del corpo di rappresentanza, conserva una pittura murale a tempera eseguita da Mario Mafai fra il 1936 e il 1937, raffigurante un corteo trionfale imperiale romano. L'opera era stata coperta e danneggiata dalle trasformazioni successive alla guerra, e il restauro condotto fra il 2005 e il 2007 l'ha riportata alla luce. Non è integra: le lacune sono ampie e visibili, e chi la guarda oggi vede una superficie ferita, non un dipinto restituito.

Chi era Mario Mafai

Mafai è uno dei nomi maggiori della pittura italiana del Novecento e uno dei fondatori della Scuola Romana, la corrente che negli anni Trenta oppose a Roma una pittura intima, tonale, antieroica, esattamente il contrario della retorica ufficiale. Che proprio Mafai, insieme a Scipione e ad Antonietta Raphaël, sia l'autore del corteo imperiale dentro una Casa della GIL è una contraddizione storica che merita di essere raccontata per intero e non appianata. Negli stessi anni Mafai dipingeva le sue Demolizioni, serie dolente e critica sugli sventramenti del centro di Roma; poco dopo avrebbe dipinto le Fantasie, dichiaratamente antinaziste. Gli artisti lavoravano dove c'erano le commesse, e la committenza pubblica era una sola. Non è un'assoluzione, è una precisazione sul contesto.

I bassorilievi e la carta d'Africa

Nella sala d'onore si trovano bassorilievi in stucco con i profili di sei imperatori romani: il repertorio classicista che il regime usava per costruire la propria linea di discendenza dall'antichità. Le fonti documentano inoltre, fra le decorazioni del 1936, una grande carta dell'Africa in stucco con l'indicazione dei possedimenti coloniali italiani, accompagnata da uno slogan del regime. Sono elementi di propaganda esplicita, e vanno guardati sapendo che cosa sono: parte dell'arredo ideologico di un edificio costruito per formare politicamente dei ragazzi. Non tutto quello che era in origine è oggi esposto o accessibile, e la disponibilità delle singole sale cambia con gli allestimenti.

Gli altri artisti: Orfeo Tamburi e Achille Capizzano

Il cantiere decorativo della Casa della GIL non si fermava a Mafai. Le fonti storiche attribuiscono a Orfeo Tamburi decorazioni a encausto di soggetto natatorio nella sala dedicata al canottaggio, e ad Achille Capizzano graffiti di soggetto ginnico nell'ambiente del cinema. Tamburi, marchigiano, sarebbe diventato uno dei grandi vedutisti romani del secondo Novecento e avrebbe passato gran parte della vita a Parigi; Capizzano, calabrese, fu uno dei maggiori specialisti italiani della tecnica del graffito, tecnica antica riscoperta proprio in quegli anni per le facciate e gli interni pubblici.

Il punto da trattenere è che un edificio per ragazzi di periferia urbana ricevette, nel 1936, un apparato decorativo firmato da artisti di primo piano. Era il modello: la qualità artistica al servizio della pedagogia politica. Conviene saperlo prima di entrare.

Come leggere l'architettura di WeGil senza apologia

C'è un modo pigro di raccontare l'ex GIL, e consiste nel dire che è bellissimo e cambiare discorso. Ce n'è un altro, altrettanto pigro, che consiste nel dire che è fascista e chiudere la questione. Nessuno dei due rende un servizio al lettore.

I fatti documentati sono questi: l'edificio fu commissionato da un ente del regime per l'inquadramento fisico e politico dei giovani; il progettista aveva ventisei anni e lavorò dentro quella committenza; il risultato architettonico è di altissimo livello e ha influenzato l'edilizia pubblica italiana per un ventennio; il nome della piazza su cui affaccia commemora un episodio della guerra d'Etiopia. Tutto questo è vero insieme. Un visitatore adulto può ammirare la scala elicoidale e insieme sapere che quell'edificio serviva a preparare militarmente dei ragazzini, e che la strada davanti porta il nome di un lago africano dove nell'aprile del 1936 l'esercito italiano impiegò armi chimiche.

La distinzione fra gradi di certezza aiuta anche qui. È documentato il programma funzionale dell'Opera Nazionale Balilla. È documentata la data dell'inaugurazione. È attribuzione consolidata quella dell'affresco a Mafai. Sono invece tradizione orale, e come tali vanno prese, alcune letture simboliche delle forme dell'edificio che circolano nelle visite guidate, comprese quelle sui rapporti fra i volumi e i simboli del regime: si raccontano come letture, non come fatti.

Dal 1945 a oggi: le molte vite dell'ex GIL

Il dopoguerra e il cinema

Caduto il regime, l'edificio perse la sua ragione sociale e cominciò una lunga discesa. Nel 1952 il teatro fu trasformato in sala cinematografica e ceduto per ventinove anni a privati: fu la prima delle molte amputazioni funzionali. La via Ascianghi davanti all'ingresso venne chiusa al traffico per ricavarne un campo sportivo a servizio dell'edificio, e da quella chiusura nacque poi il largo che oggi porta lo stesso nome.

L'Opera Don Orione

Dal 1969 al 1981 una parte dell'ex GIL fu concessa all'Opera Don Orione, che vi realizzò dormitori e aule per i ragazzi. La trasformazione fu pesante: le palestre, i corridoi e i saloni furono suddivisi con tramezzi, le palestre all'aperto vennero chiuse, gli apparati decorativi coperti. È in questa fase che l'affresco di Mafai scomparve alla vista. Alla scadenza della convenzione, nel 1981, l'edificio fu lasciato.

Il contenzioso e l'abbandono

Seguì un contenzioso fra l'opera assistenziale e le istituzioni pubbliche, chiuso con l'acquisizione dell'immobile da parte della Regione Lazio e del Comune di Roma. Nel 1975, con la soppressione dell'ente nazionale che ne deteneva il patrimonio, i beni della vecchia organizzazione giovanile erano già passati a regioni e comuni: la vicenda giuridica di questo edificio si inserisce in quel passaggio più ampio. Per quasi vent'anni l'ex GIL rimase vuoto, con le finestre murate, dentro un rione che intanto diventava una delle zone più visitate della città.

Il restauro e la riapertura

Il restauro conservativo è cominciato attorno al 2000 e ha avuto la sua fase decisiva fra il 2005 e il 2007, con la rimozione delle superfetazioni del dopoguerra, il recupero della configurazione originale degli spazi e la riscoperta della pittura di Mafai nel Salone d'Onore. Sono seguiti interventi di adeguamento impiantistico e di sicurezza, sostenuti anche attraverso lo strumento dell'Art Bonus con il contributo di imprese private. La riapertura al pubblico come WeGil è avvenuta il 7 dicembre 2017.

Perché si chiama WeGil

Il nome è un gioco linguistico deliberato e, per una volta, riuscito. WE, il noi inglese, si sostituisce al ME e all'IO sovraesposto della comunicazione contemporanea, e resta attaccato alla sigla storica dell'edificio. Il risultato è che l'acronimo del regime, GIL, viene conservato e insieme ribaltato di senso: da Gioventù Italiana del Littorio a un noi collettivo e aperto.

Si può discutere se un'operazione del genere sia una soluzione elegante o un modo di girare intorno al problema. È una scelta onesta: non cancella la sigla, non la nasconde, la costringe a significare un'altra cosa. È più difficile e più corretto che demolire una targa.

Le scuole e i laboratori dentro WeGil

WeGil non vive di sole mostre. Dentro l'edificio operano stabilmente tre poli formativi, e questa è la differenza fra un centro espositivo e un luogo abitato.

La Scuola d'Arte Cinematografica Gian Maria Volontè

La scuola di cinema della Regione Lazio, intitolata a Gian Maria Volontè, ha sede negli spazi dell'edificio e offre percorsi di formazione gratuiti sui mestieri del cinema. È un'istituzione pubblica vera, con selezioni e produzioni proprie, e la sua presenza porta dentro WeGil un flusso quotidiano di studenti e troupe che si vede e si sente.

L'Accademia di Cybersicurezza del Lazio

Il secondo polo formativo è dedicato alla sicurezza informatica. È l'inquilino meno prevedibile di un palazzo razionalista degli anni Trenta, e la sua presenza racconta bene che cosa sia diventato l'edificio: un contenitore pubblico riusabile, non un monumento congelato.

Il WeGil Food Lab e il Modulo Caffè

Il terzo polo è dedicato alla formazione enogastronomica, con una cucina professionale attrezzata. Nell'aprile del 2026 al piano terra ha aperto il Modulo Caffè, caffetteria e ristorante con cucina a vista attrezzata per le dimostrazioni, sala adiacente e terrazza al primo piano. È il tassello che mancava: un luogo dove fermarsi senza avere un biglietto in mano, e che rende WeGil frequentabile anche fuori dagli orari degli eventi.

Mostre ed eventi a WeGil

Il palinsesto di WeGil è fatto di mostre temporanee, festival, rassegne, presentazioni editoriali, convegni e concerti. La programmazione recente ha ospitato grandi rassegne di grafica del Novecento, mostre fotografiche sulla città, esposizioni dedicate alle filiere agricole e alimentari del Lazio, in collaborazione con gli enti regionali del settore.

Il meccanismo è quello dei bandi: la Regione assegna gli spazi per periodi brevi, e questo produce un calendario denso e discontinuo, con picchi di qualità altissima e riempitivi. Il consiglio operativo è controllare il programma prima di andare, e non dare per scontato che quello che c'era il mese scorso ci sia ancora. Chi cerca un colpo d'occhio complessivo sugli appuntamenti estivi della città può partire dalle pagine dedicate alle rassegne dell'Estate Romana.

Visitare WeGil: durata, percorso, accessibilità

Per l'architettura bastano quaranta minuti, se si è preparati su che cosa cercare: il largo e la facciata curva, la torre in travertino, l'atrio, la scala elicoidale, il cortile, la sala d'onore quando è aperta. Con una mostra di medie dimensioni si sale a un'ora e mezza. Con una mostra grande e un caffè si arriva tranquillamente a due ore e mezza.

L'edificio è stato oggetto di interventi di adeguamento per l'accessibilità nell'ambito dei lavori del 2017, e gli spazi espositivi principali sono raggiungibili senza scale. La scala elicoidale, per sua natura, non è un percorso accessibile: si ammira da sotto o dal pianerottolo. Chi ha esigenze specifiche fa bene a telefonare prima e a chiedere quali sale siano accessibili durante l'allestimento in corso, perché la risposta cambia da mostra a mostra.

I servizi igienici sono al piano terra, il guardaroba non è un servizio permanente e dipende dall'evento. Le fotografie sono generalmente consentite negli spazi comuni; per le opere in mostra valgono le regole del singolo allestimento, esposte all'ingresso.

WeGil con i bambini

Funziona meglio di quanto si pensi, a due condizioni. La prima è scegliere il momento giusto: molte delle attività per famiglie si concentrano nei fine settimana e nei periodi di laboratori, e fuori da quelle occasioni un bambino piccolo in una sala espositiva vuota si annoia in dieci minuti. La seconda è usare l'edificio come gioco: contare i gradini della scala e accorgersi che diventano più bassi, cercare la curva della facciata, confrontare il cortile interno con quelli dei palazzi del rione. Un ragazzino di dieci anni capisce benissimo che cosa voglia dire progettare una scala perché stanchi meno.

Passeggini: gli spazi comuni sono ampi e percorribili. Il cambio bebè non è garantito, conviene chiedere.

Cosa vedere intorno a WeGil in dieci minuti a piedi

Uno dei motivi per cui WeGil merita una sosta è la sua posizione. Scendendo verso il fiume si arriva in pochi minuti a Porta Portese, la porta seicentesca di Urbano VIII e il celebre mercato domenicale che ne ha preso il nome. Risalendo verso il rione si raggiunge la Basilica di Santa Maria in Trastevere, con i mosaici absidali del XII secolo e quelli di Pietro Cavallini, e poco oltre la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, dove si conserva il Giudizio Universale di Cavallini e la statua di Stefano Maderno.

A pochi passi dall'ex GIL si trova la Chiesa di San Francesco a Ripa, che custodisce la Beata Ludovica Albertoni di Gian Lorenzo Bernini, una delle sue ultime sculture e una delle più radicali. Verso Viale Trastevere e Piazza Sant'Egidio si incontra il Museo di Roma in Trastevere, dedicato alla Roma popolare dell'Ottocento, e la piccola Chiesa di Sant'Agata in Trastevere.

Salendo verso il colle si arriva all'Orto Botanico, a Villa Farnesina con gli affreschi di Raffaello e Baldassarre Peruzzi, a Palazzo Corsini, e più in alto a San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante e al Gianicolo. Verso il fiume, l'Isola Tiberina chiude la passeggiata.

Chi vuole proseguire il discorso sull'architettura del Ventennio ha due mete a portata di autobus: il Foro Italico, dove Moretti stesso firmò la Casa delle Armi, e l'EUR. Per il Novecento e il contemporaneo, il MAXXI è l'altro capitolo obbligato. E per il perimetro storico della città, le Mura Aureliane passano a poca distanza da qui.

WeGil - EX GIL
WeGil – EX GIL

Quando andare a WeGil e quando evitarlo

Il momento migliore è la mattina di un giorno feriale, fra le dieci e mezza e mezzogiorno: la luce entra dalle vetrate con l'inclinazione giusta, le sale sono vuote e si può guardare l'architettura senza corpi in mezzo. Il secondo momento buono è il tardo pomeriggio d'inverno, quando la torre in travertino prende una luce calda che d'estate non ha mai.

Da evitare: la domenica mattina, se si vuole calma, perché il mercato di Porta Portese riversa su tutta la zona una folla che arriva fino al largo, e i mezzi di superficie diventano lentissimi. Da evitare anche i giorni di inaugurazione di una mostra, a meno che l'inaugurazione non sia esattamente quello che si cerca: l'edificio si riempie e l'architettura sparisce.

D'estate gli spazi interni sono più freschi della strada, e questo fa di WeGil uno dei rifugi meno noti del pomeriggio romano di luglio.

Una curiosità su WeGil

La curiosità più forte di WeGil non riguarda l'edificio, riguarda l'indirizzo. Largo Ascianghi prende il nome dal lago Ascianghi, in Etiopia settentrionale, dove fra il 3 e il 5 aprile 1936 si combatté l'ultima grande battaglia campale della guerra d'Etiopia, quella che aprì all'esercito italiano la strada per Addis Abeba. Le fonti storiche documentano che durante quell'operazione l'aviazione italiana impiegò massicciamente bombe a gas, iprite compresa, e che le vittime fra i combattenti abissini e la popolazione furono migliaia. La toponomastica romana recepì il nome con una delibera del gennaio 1937, pochi mesi prima che l'edificio venisse inaugurato.

Significa che la Casa della GIL di Trastevere nacque con un indirizzo che era già, di per sé, un pezzo di propaganda: un edificio per la formazione militare dei ragazzi affacciato su una piazza intitolata alla vittoria coloniale più recente. Le due cose furono pensate insieme, a pochi mesi di distanza.

È una curiosità che quasi nessuna visita guidata racconta, e che non si trova nelle schede turistiche. Vale la pena saperla prima di entrare, perché cambia il modo in cui si guarda la facciata. Il nome è rimasto, come sono rimasti decine di toponimi coloniali in tutta Roma, dal quartiere africano in su: una questione aperta di cui la città discute periodicamente senza mai concludere. A nostro giudizio la strada giusta è la spiegazione, non la cancellazione: una targa che racconti che cosa accadde al lago Ascianghi farebbe più cultura di un cambio di nome.

Una cosa che non ti dice nessuno su WeGil

Che si può entrare gratis, tutti i giorni, dalle dieci alle diciannove, anche senza andare a vedere nulla di preciso. Questa è l'informazione pratica che manca in quasi ogni pagina dedicata a WeGil, e che cambia completamente l'uso del posto.

L'edificio non funziona come un museo con tornelli: l'atrio, gli spazi comuni e il bar sono liberamente accessibili, e le mostre gratuite sono la maggioranza. Chi arriva a Trastevere con un'ora da riempire, o con la pioggia addosso, ha qui uno dei pochi ripari gratuiti e climatizzati del rione, con un'architettura di livello internazionale intorno e una caffetteria al piano terra. In un quartiere dove ogni metro quadrato coperto ha un prezzo, è una rarità.

La seconda parte della cosa che non ti dice nessuno riguarda la prevedibilità degli interni. Non tutte le sale sono sempre aperte: il Salone d'Onore con l'affresco di Mafai viene spesso occupato da eventi privati, convegni e riprese, e in quei giorni non si visita. Non esiste un calendario pubblico che dica in anticipo quali sale saranno accessibili. L'unico modo serio di saperlo è telefonare la mattina stessa al numero della struttura e chiedere. Trenta secondi di telefonata risparmiano un viaggio a vuoto, e nessuno lo scrive da nessuna parte.

Domande frequenti su WeGil

Dove si trova esattamente WeGil?

WeGil si trova in Largo Ascianghi 5, a Trastevere, 00153 Roma, sull'angolo con Viale Trastevere e a poca distanza da Porta Portese. È l'hub culturale della Regione Lazio, ricavato in un edificio di circa ottomila metri quadrati riaperto al pubblico nel dicembre del 2017.

Quali sono gli orari di WeGil?

WeGil è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19, con accesso libero agli spazi comuni, all'atrio e al bar. Gli orari delle singole mostre ospitate possono differire da quelli dell'edificio e vanno controllati sul sito ufficiale dell'ente, perché gli allestimenti si avvicendano ogni poche settimane.

Quanto costa entrare a WeGil?

L'accesso a WeGil e agli spazi comuni è gratuito, tutti i giorni dalle dieci alle diciannove, anche senza andare a vedere una mostra in particolare. Le mostre temporanee ospitate possono essere gratuite oppure a pagamento, e in questo secondo caso il biglietto si acquista in loco o attraverso il canale indicato sul sito ufficiale.

Come si arriva a WeGil con i mezzi pubblici?

A WeGil si arriva comodamente con il tram 8, che da Piazza Venezia scende lungo Viale Trastevere fino a Casaletto: la fermata utile è quella del Ministero della Pubblica Istruzione, a meno di due minuti a piedi dall'edificio. Chi arriva dal Vaticano o dal centro storico può usare la linea di autobus H.

Quanto tempo serve per visitare WeGil?

Per l'architettura di WeGil bastano circa quaranta minuti, se si è preparati su cosa cercare: il largo, la facciata curva, la torre in travertino, l'atrio e la scala elicoidale. Con una mostra di medie dimensioni la visita sale a un'ora e mezza, mentre con una mostra grande e una sosta al bar si arriva tranquillamente a due ore e mezza.

WeGil è adatto ai bambini?

WeGil funziona bene con i bambini a due condizioni: scegliere il momento giusto, perché molte attività per famiglie si concentrano nei fine settimana e nei periodi di laboratori, e usare l'edificio come un gioco, per esempio contando i gradini della scala elicoidale che diventano più bassi salendo.

Cosa si trova vicino a WeGil?

Scendendo verso il fiume da WeGil si arriva in pochi minuti a Porta Portese, la porta seicentesca di Urbano VIII con il celebre mercato domenicale. Risalendo verso il rione si raggiunge la Basilica di Santa Maria in Trastevere, con i mosaici absidali del dodicesimo secolo, e poco oltre la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

Cosa vale la pena vedere dentro l'edificio di WeGil?

Dentro WeGil il pezzo da non perdere è la scala elicoidale, disegnata secondo una matrice logaritmica con alzate decrescenti man mano che si sale, per rendere la salita meno faticosa. Al primo piano il Salone d'Onore conserva un affresco di Mario Mafai realizzato fra il 1936 e il 1937, riportato alla luce da un restauro condotto fra il 2005 e il 2007.

Il consiglio che ti do per visitare WeGil

Arrivate a piedi da Porta Portese, non dal viale. È un consiglio che nessuno si aspetta, perché il percorso naturale sembra l'altro. Ma chi arriva dal fiume passa accanto alla porta seicentesca, costeggia il tratto delle mura urbaniane, attraversa un pezzo di Trastevere fatto di officine e case basse, e arriva a Largo Ascianghi trovandosi davanti la facciata curva senza preavviso. Lo scarto fra la città del Seicento e un edificio del 1937 si legge in trenta secondi di cammino, e nessuna spiegazione lo rende altrettanto bene.

Il secondo pezzo del consiglio riguarda l'ordine della visita. Non entrate subito. Restate cinque minuti sul largo e guardate la facciata da tre punti diversi: di fronte, di scorcio da sinistra, e da sotto la torre. La curva del corpo delle palestre cambia in modo evidente a seconda di dove vi mettete, e il travertino della torre lavora con la luce in maniera diversa a ogni ora. Poi entrate, e la prima cosa che cercate è la scala.

Terzo: chiedete. Il personale all'ingresso, quando l'edificio non è sotto assedio per un'inaugurazione, risponde volentieri su quali ambienti siano visitabili quel giorno. Chi non chiede vede la mostra e se ne va convinto che WeGil sia una sala espositiva qualunque. Chi chiede, a volte, si ritrova aperta la porta del Salone d'Onore. Per chi viaggia in gruppo o vuole una lettura professionale dell'architettura del Ventennio romano, la rete di accompagnatori di TourLeaderPro a Roma organizza itinerari tematici che mettono WeGil in sequenza con il Foro Italico e l'EUR.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il progetto di Moretti non fu un caso isolato ma un prototipo, e che il prototipo funzionò. La Casa della GIL di Trastevere venne esposta nel 1933 alla V Triennale, nella sezione dedicata all'Italia che si rinnova, prima ancora di essere finita, e da lì diventò il modello di riferimento per le case della gioventù costruite in tutto il paese nella seconda metà degli anni Trenta. Chi viaggia in Italia e si imbatte in un edificio pubblico degli anni Trenta con palestre sovrapposte, facciate curve e finestre a nastro, sta guardando un discendente di questo.

Il fatto è risaputo fra gli storici dell'architettura e quasi mai citato nelle pagine turistiche, che preferiscono presentare l'ex GIL come una curiosità isolata di Trastevere. Non lo è. È il capostipite di una tipologia edilizia che il regime replicò per anni, con adattamenti locali, da Forlì a Bolzano.

C'è una seconda parte del fatto, ancora meno citata: quella tipologia sopravvisse al regime che l'aveva generata. Molte di quelle strutture, finita la guerra, divennero palestre comunali, scuole, sedi di società sportive, e in quella funzione stanno ancora lavorando oggi. L'architettura costruita per formare piccoli soldati si è rivelata, per pura qualità distributiva, un ottimo contenitore per lo sport di quartiere in democrazia. È un'ironia storica che vale la pena raccontare per intero, perché dice qualcosa di vero sul rapporto fra le forme e i contenuti politici: le forme durano più a lungo.

La foto giusta da fare a WeGil

La fotografia che tutti fanno è la facciata frontale dal largo, con la torre a destra. È corretta, è documentaria, ed è noiosa: appiattisce la curva del corpo delle palestre e toglie all'edificio il suo unico movimento.

La fotografia giusta è un'altra, ed è dal basso della scala elicoidale, verticale, con l'obiettivo puntato al centro della spirale. La geometria logaritmica fa il resto: la successione dei gradini disegna una chiocciola che si stringe verso l'alto, e la luce che scende dall'alto crea il gradiente. È una fotografia che funziona anche con un telefono, purché si tenga lo strumento perfettamente in bolla; una minima inclinazione e la spirale diventa un'ellisse storta. Chi ha il grandangolo lo usi qui.

La seconda inquadratura da portare a casa è esterna, e va fatta al tramonto: ci si mette all'angolo fra Largo Ascianghi e Viale Trastevere, si aspetta che il sole basso colpisca di taglio il travertino della torre, e si fotografa il volume verticale contro il cielo, lasciando entrare nell'angolo in basso la curva della facciata delle palestre. Il contrasto fra il parallelepipedo fermo e la parete che si muove è tutto il progetto in una sola immagine.

Terza idea, per chi ha pazienza: il dettaglio del rivestimento in travertino. Avvicinatevi alla torre e fotografate le lastre di taglio, con la luce radente. La pietra romana per eccellenza applicata a un volume astratto racconta l'ambiguità dell'intera operazione meglio di qualunque veduta d'insieme.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 5 novembre 1937 l'edificio venne inaugurato ufficialmente come Casa della Gioventù Italiana del Littorio. Fu un evento pubblico di regime, con la stampa dell'epoca a dare conto dell'apertura del più grande complesso del genere costruito nella capitale.

Fra il 1936 e il 1937 si svolse il cantiere decorativo: Mario Mafai dipinse nel Salone d'Onore il corteo trionfale imperiale, mentre altri artisti lavoravano alle sale sportive e al cinema. Fu uno dei maggiori cantieri di pittura murale pubblica della Roma di quegli anni.

Nel gennaio del 1937 una delibera comunale intitolò la strada antistante al lago Ascianghi, teatro nell'aprile del 1936 della battaglia decisiva della guerra d'Etiopia.

Nel 1952 il teatro venne convertito in sala cinematografica e ceduto a privati per ventinove anni: l'edificio smise di essere un organismo unitario e cominciò a essere smembrato per usi diversi. Nello stesso periodo la strada davanti fu chiusa al traffico e trasformata in campo sportivo.

Nel 1969 una parte del complesso passò in convenzione all'Opera Don Orione, che vi realizzò dormitori e aule per i ragazzi, suddividendo con tramezzi le palestre e i saloni e chiudendo le palestre all'aperto. La convenzione durò fino al 1981.

Nel 1975, con la soppressione dell'ente che deteneva il patrimonio delle vecchie organizzazioni giovanili, quei beni passarono alle Regioni e ai Comuni: il quadro giuridico in cui si sarebbe poi risolto il destino dell'edificio.

Dopo il 1981 seguirono anni di abbandono e un contenzioso fra l'opera assistenziale e le istituzioni pubbliche, chiuso con l'acquisizione dell'immobile da parte della Regione Lazio e del Comune di Roma.

Fra il 2005 e il 2007 il restauro conservativo rimosse le aggiunte del dopoguerra e riportò alla luce l'affresco di Mafai, che nessuno vedeva da decenni. Fu la scoperta che rese l'operazione qualcosa di più di una ristrutturazione.

Il 7 dicembre 2017 la Regione Lazio riaprì al pubblico l'edificio con il nome di WeGil, dopo gli interventi di sicurezza e adeguamento sostenuti anche con contributi privati attraverso l'Art Bonus.

Nell'aprile del 2026 ha aperto al piano terra il Modulo Caffè, con cucina a vista e terrazza, completando la trasformazione dell'edificio in un luogo aperto dalla mattina alla sera.

Chi è passato da WeGil

Il primo nome è quello di Luigi Moretti, che qui cominciò: aveva ventisei anni quando ricevette l'incarico e trentadue quando l'edificio era finito e già celebrato. Sarebbe diventato l'architetto della Casa delle Armi al Foro Italico, del complesso di Corso Italia a Milano, di Villa La Saracena sul litorale, del complesso del Watergate a Washington e della torre della Borsa di Montreal. Morì nel 1973 al largo dell'isola di Capraia. La sua è una delle poche carriere italiane del Novecento che si possono raccontare dall'inizio alla fine senza cambiare argomento a metà, e il punto di partenza è questo edificio.

Il secondo nome è quello di Mario Mafai, che nel Salone d'Onore lasciò il corteo trionfale imperiale fra il 1936 e il 1937. Mafai era il fondatore, con Scipione e Antonietta Raphaël, della Scuola Romana, la corrente che a Roma in quegli anni tenne in vita una pittura privata e dolente contro la retorica ufficiale. Le sue Demolizioni, dipinte negli stessi anni, sono una delle poche denunce visive degli sventramenti del centro storico. Averlo qui, a dipingere imperatori per l'Opera Nazionale Balilla, è la contraddizione che rende questo edificio interessante anche dal punto di vista della storia culturale.

Orfeo Tamburi e Achille Capizzano completano il quadro degli artisti passati da qui: il primo, marchigiano, autore delle decorazioni a encausto sul tema del nuoto, sarebbe diventato uno dei grandi vedutisti romani e avrebbe vissuto a lungo a Parigi; il secondo, calabrese, fu tra i maggiori specialisti italiani della tecnica del graffito, che eseguì nell'ambiente del cinema.

Poi ci sono i passaggi anonimi, che in un edificio come questo pesano quanto i nomi. Migliaia di ragazzi e ragazze di Trastevere e di Porta Portese, fra il 1937 e la guerra, entrarono qui per la ginnastica, la scherma, il pugilato e il nuoto. Fra il 1969 e il 1981 altri ragazzi, in condizioni molto diverse, ci dormirono e ci studiarono nei dormitori dell'Opera Don Orione. Dal 2017 ci passano gli studenti della scuola di cinema regionale e quelli dei corsi di cybersicurezza e di cucina. Tre generazioni diverse, tre idee opposte di che cosa significhi educare, tutte dentro le stesse pareti. Chi cerca una guida inglese per pianificare il resto del soggiorno trova un buon punto di partenza nelle best things to do in Rome di ItalyPlanner.

Domande veloci su WeGil

Dove si trova esattamente WeGil

In Largo Ascianghi 5, a Trastevere, 00153 Roma, sull'angolo con Viale Trastevere e a poca distanza da Porta Portese.

Quali sono gli orari di WeGil

L'edificio è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19. Gli orari delle singole mostre possono differire e vanno controllati sul sito ufficiale.

Quanto costa entrare a WeGil

L'accesso all'edificio e agli spazi comuni è gratuito. Alcune mostre e alcuni spettacoli prevedono un biglietto: il prezzo cambia con l'allestimento e si verifica sul sito dell'ente o al numero della struttura.

Serve prenotare per visitare WeGil

Per l'accesso libero no. Per le visite guidate all'architettura, per i gruppi e per le scuole sì, attraverso i contatti ufficiali. Alcuni eventi a capienza limitata richiedono registrazione.

WeGil è chiuso il lunedì

No. L'apertura dichiarata è quotidiana, dal lunedì alla domenica. Le singole mostre possono avere giorni di riposo propri.

Chi gestisce WeGil

La società regionale LAZIOcrea, per conto della Regione Lazio, proprietaria dell'immobile.

Che cos'era WeGil prima

Era la Casa della Gioventù Italiana del Littorio di Trastevere, costruita per l'Opera Nazionale Balilla su progetto di Luigi Moretti e inaugurata il 5 novembre 1937.

Perché si chiama WeGil

Perché il WE inglese, il noi, sostituisce il ME e l'IO della comunicazione contemporanea e si innesta sulla sigla storica GIL, conservandola e ribaltandone il significato.

Si può vedere la scala elicoidale di WeGil

La scala è l'elemento più celebre dell'edificio ed è generalmente visibile. L'accessibilità dei singoli ambienti dipende però dall'allestimento in corso: conviene chiedere all'ingresso.

Si può vedere l'affresco di Mafai

Si trova nel Salone d'Onore, al primo piano. La sala viene spesso utilizzata per eventi e convegni e in quelle giornate non è visitabile: la verifica telefonica preventiva è d'obbligo.

Quanto dura la visita a WeGil

Quaranta minuti per la sola architettura, un'ora e mezza con una mostra media, due ore e mezza con una mostra grande e una sosta al bar.

WeGil è accessibile in sedia a rotelle

Gli interventi del 2017 hanno compreso lavori di adeguamento per l'accessibilità e gli spazi espositivi principali sono raggiungibili senza scale. Per una risposta precisa sull'allestimento in corso conviene telefonare prima.

Si possono fare fotografie a WeGil

Negli spazi comuni generalmente sì. Per le opere in mostra valgono le regole del singolo allestimento, indicate all'ingresso.

C'è un bar o un ristorante dentro WeGil

Sì. Al piano terra si trova il Modulo Caffè, caffetteria e ristorante con cucina a vista e terrazza al primo piano, aperto nell'aprile del 2026.

WeGil è adatto ai bambini

Sì, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di laboratori. L'edificio funziona bene come gioco di osservazione anche fuori dalle attività organizzate.

Come si arriva a WeGil con i mezzi pubblici

Tram 8 lungo Viale Trastevere, fermata del Ministero della Pubblica Istruzione; autobus che percorrono il viale, fra cui la linea H, la 780 e la 44; stazione ferroviaria Roma Trastevere a otto o dieci minuti a piedi.

C'è un parcheggio a WeGil

Non esiste un parcheggio dedicato. La sosta intorno è tariffata e satura: conviene arrivare in tram o in treno.

Che differenza c'è fra WeGil e un museo

WeGil non ha una collezione permanente né un percorso fisso: è uno spazio polivalente che ospita mostre e attività a rotazione, assegnate con bandi di breve durata.

Che cosa si può vedere vicino a WeGil

Porta Portese, Santa Maria in Trastevere, Santa Cecilia, San Francesco a Ripa con la Beata Ludovica di Bernini, il Museo di Roma in Trastevere, l'Orto Botanico, Villa Farnesina e, salendo, il Gianicolo.

WeGil ospita anche corsi e scuole

Sì: la Scuola d'Arte Cinematografica Gian Maria Volontè, l'Accademia di Cybersicurezza del Lazio e il WeGil Food Lab dedicato alla formazione enogastronomica.

Vale la pena andare a WeGil anche senza una mostra in corso

Sì, e questa è la risposta meno scontata di tutto l'elenco. L'edificio vale il viaggio per conto proprio, e l'ingresso è libero.

Quando conviene andare a WeGil

La mattina di un giorno feriale, fra le dieci e mezza e mezzogiorno, per la luce e per il silenzio. Da evitare la domenica mattina, quando il mercato di Porta Portese congestiona tutta la zona.

Se dovessi dare una sola ragione per salire su un tram e venire fin qui, non sarebbe la mostra del mese. Sarebbe la scala. Andate, mettetevi sotto, guardate in alto e contate i gradini: quando vi accorgerete che si abbassano, avrete capito che cosa distingue un buon architetto da un architetto e basta. Il resto lo si può leggere; questo si può solo salire. E una volta usciti, prendetevi i dieci minuti fino a Porta Portese: capire dove finisce Roma antica e dove comincia quella del Novecento è un esercizio che in pochi quartieri riesce così bene. Chi organizza il proprio itinerario romano con un occhio all'architettura del secolo scorso trova materiale utile anche nelle guide in inglese di ItalyPlanner sui tre giorni a Roma, e chi viaggia in gruppo può appoggiarsi alle esperienze private su misura di TourLeaderPro.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoWeGil - Largo Ascianghi, 5, 00153 Roma RM
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IndirizzoLargo Ascianghi, 5, 00153 Roma RM
CategorieMostreMusei
Telefono334 684 1506

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