Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Villa Sciarra

Villa Sciarra è un parco pubblico di Roma che si stende sulle pendici del Gianicolo, nel punto in cui il colle scende verso Trastevere da un lato e verso Monteverde Vecchio dall’altro, nel territorio del Municipio I. Gli ingressi principali si trovano su via Calandrelli, via Dandolo e via delle Mura Gianicolensi, con il cancello di Piazzale Wurts come accesso storico e quello di Largo Mintilli come porta secondaria verso Monteverde. Secondo la scheda ufficiale del Comune di Roma il parco misura circa 70.000 metri quadrati, poco meno di sette ettari, un fazzoletto di verde piccolo se paragonato a Villa Doria Pamphilj ma denso di statue, fontane, alberi rari e una storia che attraversa venticinque secoli. Il nome stesso del parco riassume tre secoli di proprietari diversi, dai Barberini ai Colonna di Sciarra fino agli americani Wurts, e proprio questa stratificazione di famiglie e di gusti è ciò che rende la visita più interessante di quanto la sua modesta estensione lasci pensare. L’ingresso è libero e l’accesso avviene a piedi da tre lati diversi del colle, il che rende Villa Sciarra una tappa naturale per chi sta già visitando il Gianicolo, la Fontana dell’Acqua Paola o Villa Farnesina a Trastevere, e vuole chiudere la giornata in un giardino all’ombra, lontano dal traffico e dalla folla dei percorsi più battuti. A differenza di parchi molto più grandi come Villa Doria Pamphilj, Villa Sciarra si percorre per intero anche in un’ora scarsa, il che lo rende una tappa comoda da inserire in una giornata che comprende già altre visite fra Trastevere e il Gianicolo, senza dover rinunciare a nulla per mancanza di tempo. È inoltre uno dei pochi parchi storici romani in cui il visitatore incrocia, nello stesso viale, un santuario pre romano, i resti di una tenuta di età cesarea, un campo di battaglia ottocentesco e un collezionismo scultoreo di importazione lombarda: pochi altri giardini pubblici della capitale riescono a mettere insieme così tante epoche diverse su una superficie così contenuta.

Dove si trova Villa Sciarra e come arrivarci

Villa Sciarra occupa un versante del Gianicolo rivolto a sud, fra il crinale delle Mura Gianicolensi e la parte alta di Trastevere, in una zona residenziale tranquilla che pochi turisti attraversano se non sono diretti proprio al parco. Non ha una stazione della metropolitana vicina: la fermata più prossima della linea B, Circo Massimo, resta a una ventina di minuti a piedi in salita, e la scelta più pratica per chi arriva dal centro è il trasporto di superficie o una camminata dal Gianicolo.

La fontana delle sfingi a Villa Sciarra
La fontana con le sfingi nel parco di Villa Sciarra, sul Gianicolo. Foto di Lalupa, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

In autobus e tram fino a Villa Sciarra

Le linee di autobus 44 e 75 dell’ATAC transitano nella zona di viale Trastevere e via Dandolo e sono il modo più diretto per arrivare da chi non vuole affrontare la salita a piedi da Trastevere. Chi parte da Termini o dal centro storico può anche appoggiarsi al tram 8, scendere in zona viale Trastevere e proseguire a piedi lungo via Dandolo fino all’ingresso principale. Le corse hanno cadenza regolare nelle ore diurne, più diradata la sera, e vale sempre la pena controllare gli orari sull’app di ATAC prima di uscire, perché le frequenze cambiano fra periodo scolastico ed estate.

A piedi dal Gianicolo e da Trastevere

Chi sta già passeggiando sul Gianicolo, magari dopo aver visto il Fontanone e il piazzale con la vista su Roma, può scendere verso Villa Sciarra seguendo via Garibaldi e poi via Dandolo o via delle Mura Gianicolensi: è una discesa di dieci-quindici minuti che attraversa un quartiere di villini d’inizio Novecento, silenzioso e ombreggiato. In senso inverso, da Trastevere il percorso più diretto parte da viale Trastevere, risale via Dandolo e arriva all’ingresso di via Calandrelli in circa venti minuti di cammino, con un dislivello che si fa sentire nelle giornate calde. Il consiglio pratico è di portare acqua se si sceglie questa strada d’estate, perché fra Trastevere e l’ingresso del parco non ci sono molte fontanelle.

In auto e parcheggio nei dintorni

Arrivare in auto è possibile ma non è la soluzione migliore: la zona è residenziale, con strisce blu a pagamento nei giorni feriali e una disponibilità di posti limitata, soprattutto nel fine settimana quando i residenti e i visitatori del parco si contendono gli stessi spazi. Chi arriva da fuori Roma con l’auto farebbe meglio a lasciarla in uno dei parcheggi di scambio più esterni e a completare il tragitto con i mezzi pubblici, riservando l’auto propria a un giorno feriale fuori stagione, quando trovare posto lungo via delle Mura Gianicolensi diventa realistico.

In treno fino alla stazione di Trastevere

Chi arriva a Roma in treno da fuori città può appoggiarsi alla stazione di Roma Trastevere, servita dalle linee regionali e da alcune linee della rete metropolitana ferroviaria, e da lì proseguire verso Villa Sciarra con un breve tratto in autobus o con una camminata più lunga attraverso il quartiere. È un’opzione comoda soprattutto per chi soggiorna fuori dal centro storico, magari in zona Ostiense o lungo la linea per l’aeroporto di Fiumicino, e vuole raggiungere il Gianicolo senza passare necessariamente per il centro di Roma. Dalla stazione di Trastevere il tragitto a piedi fino a Villa Sciarra richiede circa venticinque minuti, in gran parte in salita, mentre con un autobus della zona il tempo si riduce sensibilmente.

La storia di Villa Sciarra, dai Barberini ai Wurts

Sotto i prati di Villa Sciarra si sovrappongono almeno tre epoche diverse, e capirle aiuta a leggere il parco con occhi diversi mentre lo si attraversa: un luogo di culto pre romano, una tenuta di lusso dell’età di Cesare, e infine la sequenza di ville nobiliari che ha dato al parco l’aspetto che ha oggi.

Il santuario della ninfa Furrina e gli Orti di Cesare

Prima ancora di Roma, questa fascia di colle ospitava un santuario dedicato a Furrina, un’antica divinità italica poi declassata a ninfa nella tradizione romana e legata ai crocevia, al fuoco, alle erbe curative e al culto dei morti: un bosco sacro, una fonte e un piccolo tempio formavano uno spazio religioso che ha dominato quest’area per secoli. In età tardo repubblicana la zona fu inglobata negli Orti di Cesare, la tenuta che Giulio Cesare acquistò intorno al 49 avanti Cristo per farne, secondo le fonti antiche, un luogo di pascolo per i suoi cavalli sacri e poi una residenza suburbana di rappresentanza, arricchita di colonne, marmi, mosaici e affreschi a soggetto mitologico. La tradizione storiografica vuole che proprio in questi Orti Cesare abbia ospitato Cleopatra durante i suoi soggiorni romani fra il 46 e il 44 avanti Cristo, anche se le fonti sul punto restano indirette e la localizzazione precisa degli edifici resta materia di ipotesi archeologica più che di certezza documentata.

Dal Casino Malvasia ai Barberini

La storia più recente e meglio documentata comincia nel Cinquecento. Nel 1549 il terreno passò a proprietari privati, e nel 1575 monsignor Innocenzo Malvasia vi fece costruire il Casino Malvasia, un edificio a due piani con loggia che rappresenta il primo nucleo residenziale della futura villa. Nel 1614 la proprietà passò a Gaspare Rivaldi, appaltatore delle dogane pontificie, e acquisì importanza crescente quando la costruzione delle Mura Gianicolensi volute da Urbano VIII trasformò quest’area da villa extraurbana isolata a proprietà inserita nel perimetro fortificato della città.

Nel 1647 il cardinale Antonio Barberini acquistò il complesso, e la famiglia lo tenne per oltre mezzo secolo, con una parentesi fra il 1710 e il 1740 durante la quale la villa fu gestita con cura dal cardinale Pietro Ottoboni. Il passaggio che ha dato il nome attuale al parco avviene nel Settecento, quando Cornelia Costanza Barberini sposa Giulio Cesare Colonna di Sciarra: da quel matrimonio discende il ramo Colonna di Sciarra, che ingrandisce la proprietà in modo significativo e, nel 1811, vi incorpora anche l’Orto Crescenzi, ampliando ulteriormente l’estensione della tenuta.

I danni dell’assedio del 1849

Il 1849 segna una delle pagine più drammatiche della storia del luogo. Durante l’assedio francese alla Repubblica Romana, i combattimenti fra le truppe garibaldine e le forze del generale Oudinot investirono direttamente il Gianicolo, e sia il Casino Barberini sia il Casino Malvasia furono danneggiati dagli scontri. I Barberini restaurarono in seguito gli edifici, ma le perdite economiche legate a quegli anni contribuirono, insieme ad altre difficoltà finanziarie, alla progressiva cessione della proprietà: fra il 1896 e il 1902 il principe Maffeo Sciarra Colonna, in difficoltà economiche, si trovò a vendere i terreni circostanti la villa. Ancora oggi quattro viali interni del parco portano i nomi di caduti di quell’assedio, fra cui il volontario belga Adolfo Leducq, Paolo Narducci, Gustavo Spada, difensore della vicina Villa del Vascello, e il capitano polacco Giuseppe Wern; altri viali ricordano invece figure femminili come la scrittrice Antonietta Klitsche de la Grange, la giornalista americana Margaret Fuller Ossoli, che durante l’assedio assistette i feriti, e l’educatrice Rosa Vagnozzi.

George Wurts ed Henrietta Tower

Il capitolo che ha reso Villa Sciarra quella che vediamo oggi comincia il 15 maggio 1902, quando il diplomatico americano George Washington Wurts e sua moglie Henrietta Tower acquistano la proprietà. Wurts, nato a Filadelfia nel 1843 e morto a Roma nel 1928, aveva alle spalle una lunga carriera nel corpo diplomatico statunitense, con incarichi a Madrid, Torino, Firenze e San Pietroburgo, senza mai raggiungere il grado di ambasciatore che avrebbe voluto. Henrietta Tower, erede di un ingente patrimonio di famiglia, mise a disposizione i mezzi per una ristrutturazione completa della villa in chiave neorinascimentale e per un totale ridisegno dei giardini secondo il gusto eclettico dei primi del Novecento.

Ai coniugi Wurts si deve anche il Castelletto, un edificio in stile neogotico costruito fra il 1906 e il 1910, e la sistemazione degli ingressi su via Calandrelli avviata nel 1908. La coppia introdusse specie arboree rare provenienti da America e Asia, fece allestire una grande uccelliera in ferro per l’allevamento di pavoni bianchi, tanto che il parco fu a lungo soprannominato Villa dei Pavoni Bianchi, e arricchì i giardini con statue e fontane settecentesche acquistate da una villa lombarda, oggi il tratto più riconoscibile di tutto il parco.

La donazione allo Stato e l’Istituto di Studi Germanici

George Wurts muore nel 1928. Rimasta vedova, Henrietta Tower decide alcuni anni dopo, nei primi anni Trenta, di donare la villa allo Stato italiano con una condizione precisa: che diventasse un parco aperto al pubblico. La donazione, nota all’epoca come dono alla città di Roma, viene tuttora ricordata da una targa conservata nel parco. Il palazzo principale, il Casino Barberini, prende negli anni successivi una nuova destinazione: diventa sede dell’Istituto Italiano di Studi Germanici, un ente di ricerca che occupa ancora oggi gli spazi della villa sul Gianicolo, mentre il Castelletto neogotico voluto dai Wurts ospita in tempi più recenti il Museo della Matematica. Nell’aprile del 1936 il filosofo tedesco Martin Heidegger tenne proprio in questi spazi una conferenza dal titolo Hölderlin e l’essenza della poesia, uno degli episodi culturali più citati nella storia recente del luogo.

Il Novecento successivo e l’amministrazione pubblica del parco

Nei decenni successivi alla donazione, Villa Sciarra entra stabilmente nella rete dei parchi pubblici gestiti dalle istituzioni italiane, prima sotto la tutela statale e poi, per la gestione quotidiana del verde e dei percorsi, sotto la competenza dell’amministrazione comunale di Roma. Il quartiere circostante, cresciuto rapidamente fra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento con la costruzione dei villini di Monteverde Vecchio, ha finito per inglobare la villa in un tessuto urbano residenziale, trasformandola da tenuta isolata sul colle a parco di quartiere frequentato ogni giorno dagli abitanti della zona, oltre che meta occasionale di chi visita Roma e cerca un’alternativa più tranquilla ai grandi giardini storici del centro. Questa doppia natura, luogo di svago quotidiano per i residenti e destinazione turistica di nicchia, è probabilmente il tratto più caratteristico di Villa Sciarra ancora oggi.

Le statue e le fontane settecentesche arrivate da una villa lombarda

Il tratto più fotografato di Villa Sciarra non è romano di nascita. Le statue e le fontane in arenaria che punteggiano i viali del parco provennero, per volontà dei coniugi Wurts, da una villa nobiliare della Lombardia, il complesso dei Visconti a Brignano Gera d’Adda, in provincia di Bergamo, venduto all’asta sul finire dell’Ottocento: George e Henrietta Wurts ne acquistarono un intero corredo scultoreo settecentesco e lo trasferirono a Roma per arricchire i giardini della loro nuova proprietà, in un gesto di collezionismo tipico dei grandi patrimoni transatlantici di inizio Novecento.

Le fontane principali del parco

Camminando lungo i viali principali capita spesso di imbattersi in una fontana prima ancora di aver capito da dove arrivi la sua acqua, perché l’impianto idraulico del parco è stato pensato in origine per un effetto di sorpresa continua, tipico dei giardini eclettici di inizio Novecento. Fra le opere più note si contano la Fontana dei Satiri e la Fontana di Diana ed Endimione, entrambe di provenienza lombarda, la Fontana delle Sfingi, che raffigura in chiave allegorica i quattro vizi cardinali, e la Fontana dei Putti, collocata nei pressi del Casino Barberini. A queste si aggiunge la Fontana Belvedere, opera più tarda progettata fra il 1910 e il 1912 dagli architetti Enrico e Ugo Gennari su commissione degli stessi Wurts, pensata per dialogare con lo stile eclettico dell’insieme senza confondersi con i pezzi settecenteschi originali. Non manca una piccola fontana con soggetto animale, quella della tartaruga, più discreta ma amata dai bambini che la incontrano lungo i vialetti laterali.

L’esedra arborea e le statue dei dodici mesi

Uno degli angoli più scenografici del parco è l’esedra arborea, uno spazio semicircolare ricavato all’interno di siepi potate ad arco, dentro le cui nicchie verdi sono collocate dodici statue che rappresentano i mesi dell’anno. È un allestimento pensato per essere scoperto a piedi, camminando lentamente lungo la curva della siepe, ed è probabilmente il punto in cui la componente scenografica del giardino ottocentesco si vede meglio, più ancora che nelle singole fontane sparse nei prati.

Il giardino, gli alberi rari e la fioritura del glicine

Villa Sciarra custodisce circa centoventidue specie arboree diverse, delle quali cinquantotto originarie di America e Asia, oltre a una decina di specie di palme che convivono con lecci, allori e pini tipici della vegetazione mediterranea romana. È un giardino botanico più eterogeneo di quanto la sua dimensione lasci immaginare, frutto della passione naturalistica dei Wurts e di un secolo di manutenzione da parte delle amministrazioni che si sono succedute alla guida del parco.

La montagnola e il chioschetto dei glicini

Salendo verso il punto più alto del parco si incontra la montagnola, un rilievo artificiale racchiuso da una cortina di allori con al centro una fontana in marmo, e proprio su questo rialzo si trova il chioschetto dei glicini, una piccola struttura a pergola pensata fin dall’origine per essere avvolta dai rami rampicanti della pianta. In primavera, quando il glicine fiorisce, i grappoli lilla scendono lungo la struttura e trasformano quell’angolo del parco in uno dei punti più fotografati da chi cerca a Roma un’alternativa meno affollata rispetto ai giardini più noti della città. La fioritura del glicine è legata alle temperature della stagione e cambia leggermente di anno in anno, ma cade tipicamente fra la fine di marzo e la fine di aprile: chi vuole coglierla nel momento migliore farebbe bene a passare più volte nel corso della primavera, perché una settimana di differenza può fare la differenza fra boccioli chiusi e piena fioritura.

Topiaria e disegno eclettico del giardino

Il disegno complessivo del parco, organizzato con gusto eclettico nei primi anni del Novecento, alterna prati aperti a siepi lavorate a topiaria, con forme geometriche e figurate che ricordano il gusto ornamentale delle ville di villeggiatura dell’epoca. Non è un giardino all’italiana rigidamente simmetrico, ma un insieme di episodi paesaggistici diversi, uniti da vialetti curvi che invitano a passeggiare senza una direzione obbligata, un impianto che si distingue nettamente da quello più regolare dell’Orto Botanico di Roma, poco distante sull’altro versante del Gianicolo.

La fauna e la vecchia uccelliera di Villa Sciarra

Una parte importante del fascino di Villa Sciarra nel primo Novecento veniva proprio dagli animali che i Wurts allevavano nei giardini, e in particolare dai pavoni bianchi che diedero al parco il soprannome con cui era conosciuto in città. La grande uccelliera in ferro fatta costruire dalla coppia americana per ospitare questi uccelli è ancora visibile, seppure in condizioni deteriorate rispetto all’epoca del suo massimo splendore, ed è uno dei punti che raccontano meglio il gusto un po’ teatrale con cui i proprietari americani concepirono l’intera proprietà, più vicino a un giardino zoologico privato di gusto europeo che a un semplice parco all’inglese.

Gli uccelli di oggi fra i rami di Villa Sciarra

Oggi la fauna del parco è quella tipica dei grandi giardini storici romani, dominata da merli, cince, tortore e dai pappagalli monaci e dai parrocchetti dal collare che negli ultimi decenni hanno colonizzato buona parte del verde urbano della capitale, compresi i rami più alti dei pini e dei cedri di Villa Sciarra. Chi passeggia nelle prime ore del mattino, quando il parco è meno frequentato, ha buone probabilità di osservare questi uccelli da vicino, insieme agli scoiattoli che si muovono con disinvoltura fra i tronchi delle specie arboree più antiche.

Non è raro, in un parco così ricco di alberi ad alto fusto e di siepi fitte, imbattersi anche in ricci e in qualche esemplare isolato di volpe, soprattutto nelle ore serali quando il numero di visitatori diminuisce e gli animali più schivi tornano ad avvicinarsi ai prati centrali. Non si tratta di una fauna gestita o monitorata come in una riserva naturale vera e propria, ma della normale conseguenza di un parco urbano di grandi dimensioni, poco illuminato in alcune zone periferiche e circondato da un tessuto residenziale che negli ultimi decenni ha visto crescere anche a Roma la presenza di specie selvatiche abituate alla convivenza con l’uomo.

L’ingresso di Piazzale Wurts e le architetture minori del parco

Molti visitatori attraversano l’ingresso principale di Piazzale Wurts senza sapere che anche quel cancello ha una storia progettuale precisa: l’architetto Pio Piacentini, figura di rilievo dell’architettura romana a cavallo fra Otto e Novecento, curò il disegno dell’accesso su via Calandrelli, pensato per introdurre il visitatore al carattere eclettico che avrebbe trovato all’interno del parco. È un dettaglio che raramente compare nelle guide più sintetiche, ma che vale la pena notare proprio all’inizio della passeggiata, prima ancora di incontrare le prime statue lombarde.

Il Casino Malvasia, il primo nucleo della villa

Meno appariscente del Casino Barberini, il Casino Malvasia rappresenta cronologicamente il primo edificio residenziale sorto su questo terreno, voluto alla fine del Cinquecento da monsignor Innocenzo Malvasia. Danneggiato anch’esso durante l’assedio del 1849, l’edificio conserva nell’impianto a due piani con loggia l’impronta originaria di villa suburbana rinascimentale, prima che i secoli successivi di ampliamenti barberiniani e poi la ristrutturazione neorinascimentale voluta dai Wurts ne cambiassero profondamente l’aspetto complessivo della proprietà. Camminare dal Casino Malvasia al Casino Barberini, in pochi minuti, significa attraversare quattro secoli di architettura residenziale romana condensati in poche centinaia di metri, un percorso che nessun altro parco del Gianicolo permette di fare con altrettanta chiarezza stilistica, perché raramente due edifici così distanti nel tempo convivono a distanza di una semplice passeggiata all’interno dello stesso giardino pubblico. Fra i due edifici, lungo il tragitto, si incontrano anche alcune delle specie arboree più antiche del parco, piantumate probabilmente già in età barberiniana e sopravvissute a tutti i passaggi di proprietà successivi, testimoni silenziosi di una continuità botanica che accompagna quella architettonica.

Cosa vedere durante la visita a Villa Sciarra

Una visita a Villa Sciarra si esaurisce comodamente in un’ora o due, ma vale la pena impostarla come una passeggiata senza fretta piuttosto che come un percorso a tappe fisse, perché il valore del parco sta proprio nella successione di scorci inattesi più che in un singolo monumento da spuntare in lista.

Il Casino Barberini e il Castelletto

Il Casino Barberini, edificio principale della villa, si riconosce dalla torretta panoramica che si affaccia sulla città e che nelle giornate terse arriva a inquadrare i Colli Albani; oggi ospita l’Istituto Italiano di Studi Germanici e non è quindi visitabile come museo aperto al pubblico, ma resta perfettamente osservabile dall’esterno mentre si cammina lungo i vialetti circostanti. Poco distante si trova il Castelletto neogotico voluto dai Wurts, oggi sede del Museo della Matematica: chi visita il parco con bambini in età scolare può valutare di abbinare la passeggiata a una tappa al museo, verificando in anticipo giorni e orari di apertura, che seguono un calendario proprio e indipendente da quello del parco.

Il laghetto delle ninfee e l’area giochi

Nella parte bassa del parco si trova il laghetto delle ninfee, uno specchio d’acqua raccolto che nelle stagioni migliori ospita fioriture acquatiche; secondo la scheda ufficiale del Comune di Roma l’area risulta al momento chiusa per lavori di restauro, un dettaglio da tenere presente per chi organizza la visita pensando proprio a quell’angolo del giardino. Poco lontano, vicino alla vecchia uccelliera, si trova un’area giochi attrezzata molto frequentata dalle famiglie del quartiere, un buon punto di riferimento per chi visita Villa Sciarra con bambini piccoli e vuole alternare la passeggiata a una pausa più libera. Il parco dispone anche di un’area dedicata ai cani, separata dai prati principali, utile per chi si sposta con l’animale al seguito.

Gli orari del parco

Come tutti i grandi parchi storici di Roma gestiti dall’amministrazione comunale, anche Villa Sciarra segue orari stagionali legati alle ore di luce, tipicamente con apertura alle sette del mattino e chiusura che si allunga in estate fino a sera inoltrata e si accorcia nei mesi invernali fino al tardo pomeriggio. Gli orari esatti vengono esposti ai cancelli e possono variare da un anno all’altro, quindi la scelta più prudente resta controllare la cartellonistica all’ingresso o il sito del Comune di Roma il giorno stesso della visita, soprattutto a cavallo fra le stagioni, quando gli orari cambiano.

Il restauro in corso e cosa aspettarsi da un cantiere aperto

Con l’avvio del piano di restauro finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, parti di Villa Sciarra sono interessate da interventi programmati su un arco di tempo pluriennale, distribuiti fra gli edifici storici, le fontane, le statue e il patrimonio arboreo. Questo significa che, a seconda del periodo in cui si organizza la visita, alcune aree del parco possono presentarsi con recinzioni temporanee, ponteggi su singole fontane o percorsi alternativi rispetto a quelli abituali. Non è motivo per rinunciare alla visita: la superficie interessata dai lavori è generalmente limitata a una porzione del parco alla volta, mentre il resto del giardino, comprese le zone più scenografiche come l’esedra arborea e la montagnola, resta normalmente accessibile.

Una curiosità sulla Villa Sciarra

Chi cammina distrattamente fra le aiuole di Villa Sciarra difficilmente immagina che sotto quei prati si sovrappongono un santuario italico, una tenuta di Giulio Cesare e un campo di battaglia del 1849. La curiosità più sorprendente riguarda però un dettaglio meno drammatico: quasi tutte le statue e le fontane più fotografate del parco non sono mai state pensate per Roma. Nacquero per abbellire una villa lombarda vicino a Bergamo, furono vendute all’asta quando quella proprietà entrò in crisi economica, e finirono per caso, grazie al gusto collezionistico di una coppia di americani residenti sul Gianicolo, in uno dei parchi più romani che si possano immaginare. Passeggiare fra le sfingi e i satiri di Villa Sciarra significa, senza saperlo, ripercorrere anche un pezzo di storia del collezionismo lombardo di fine Ottocento.

Un’altra curiosità meno nota riguarda il nome stesso del parco. Sciarra non è un cognome di origine romana, ma deriva da un soprannome medievale della famiglia Colonna, legato al termine dialettale per indicare una persona rissosa o battagliera: un ramo dei Colonna, distinto dagli altri rami della casata, prese proprio questo nomignolo come cognome proprio, ed è quel ramo, i Colonna di Sciarra, a lasciare il proprio nome alla villa dopo il matrimonio con Cornelia Costanza Barberini nel Settecento. Un parco oggi associato alla quiete e alla contemplazione porta dunque, nel proprio nome, l’eco di una storia familiare tutt’altro che pacifica.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Villa Sciarra

La cosa che quasi nessuna guida racconta è che Villa Sciarra ha cambiato proprietario molto più di recente di quanto si pensi. Fino al 2024 il parco era formalmente un bene dell’Agenzia del Demanio, cioè dello Stato, anche se la gestione quotidiana era già affidata al Comune di Roma: solo in quell’anno il passaggio di proprietà dallo Stato al Comune è diventato effettivo, a titolo gratuito, completando un iter burocratico che si trascinava da tempo e che ha finalmente sbloccato un piano di restauro finanziato con oltre undici milioni di euro dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il progetto riguarda il restauro funzionale degli edifici storici, delle fontane, delle statue e degli elementi decorativi, con un capitolo dedicato al patrimonio verde finanziato con più di due milioni di euro, e prevede lavori distribuiti su un arco di tempo pluriennale. Chi visita il parco in questi anni può quindi imbattersi in cantieri parziali o aree temporaneamente transennate: non è un segnale di abbandono, ma la conseguenza diretta di un intervento di restauro atteso da decenni.

C’è un secondo aspetto che spiega ancora meglio perché il passaggio di proprietà del 2024 è stato accolto come una svolta e non come un semplice cambio di targa amministrativa. Finché la proprietà restava formalmente statale, gli interventi di manutenzione straordinaria e restauro dovevano passare attraverso procedure che coinvolgevano l’Agenzia del Demanio e non solo l’amministrazione capitolina, con tempi tipicamente più lunghi e una programmazione meno diretta rispetto a quella di un parco già di proprietà comunale. Con il trasferimento a titolo gratuito allo Stato di Roma, il Comune ha potuto programmare in modo autonomo l’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, accorciando la catena decisionale e permettendo di avviare i cantieri in tempi molto più rapidi rispetto a quanto sarebbe accaduto restando nel doppio regime proprietario precedente. È un dettaglio amministrativo, ma è anche il motivo concreto per cui, dopo decenni di piccoli interventi di emergenza, Villa Sciarra sta finalmente vivendo un restauro organico e non più solo una manutenzione rincorsa di anno in anno.

Il consiglio che ti do per visitare la Villa Sciarra

Il consiglio più utile è di non trattare Villa Sciarra come una tappa isolata, ma come l’ultima fermata di una camminata più lunga sul Gianicolo. Chi arriva già stanco da Trastevere o dal Fontanone tende a percorrere il parco in fretta, guardando poco più che i prati vicini all’ingresso, e finisce per perdersi l’esedra arborea, il chioschetto dei glicini sulla montagnola e la torretta del Casino Barberini, che si vedono solo salendo verso la parte alta del giardino. L’indicazione pratica è di riservare a Villa Sciarra almeno tre quarti d’ora dedicati e non un semplice passaggio, di entrare preferibilmente dall’ingresso di via Calandrelli, più vicino alla zona scenografica delle fontane lombarde, e di uscire dal lato di via Dandolo se la tappa successiva è Trastevere. Nei mesi caldi, l’ora migliore resta la tarda mattinata o il tardo pomeriggio, quando la luce filtra bene fra gli alberi rari senza il caldo delle ore centrali, e il parco, essendo poco battuto dai grandi flussi turistici, resta gestibile anche di sabato.

Un secondo consiglio riguarda la stagione. Villa Sciarra cambia volto in modo netto fra primavera ed estate: nei mesi primaverili la fioritura del glicine e l’esplosione del verde nuovo rendono il parco particolarmente fotogenico, mentre in piena estate la vegetazione più folta offre un’ombra preziosa nelle ore centrali della giornata, un vantaggio non da poco per chi arriva a Roma nei mesi più caldi e cerca un’alternativa fresca alle strade assolate del centro storico. Chi organizza una visita in autunno o in inverno, quando i grandi flussi turistici si diradano, troverà invece un parco quasi silenzioso, con la luce bassa del pomeriggio che valorizza in modo particolare le statue in arenaria e le fontane, spesso trascurate dai visitatori più frettolosi delle stagioni di punta.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È abbastanza noto, fra chi si occupa di storia romana del primo Novecento, che Villa Sciarra fu donata allo Stato italiano da una vedova americana con la condizione esplicita che diventasse un parco pubblico: è la versione che compare nella maggior parte delle guide. Meno citato è il fatto che quella donazione arrivò dopo un secolo di declino economico della famiglia proprietaria originaria, i Colonna di Sciarra, che alla fine dell’Ottocento si videro costretti a vendere i terreni circostanti la villa storica per far fronte ai debiti di famiglia. In altre parole, il parco che oggi associamo quasi automaticamente al gesto generoso dei coniugi Wurts esiste nella sua forma attuale anche perché una casata nobiliare romana attraversò decenni di difficoltà finanziarie, e senza quel tracollo la proprietà non sarebbe mai arrivata sul mercato nella forma in cui gli americani la acquistarono nel 1902. La storia della villa, letta con attenzione, è tanto una storia di generosità quanto una storia di crisi patrimoniali della vecchia aristocrazia romana.

C’è poi un secondo aspetto poco raccontato, ed è la scala del patrimonio artistico che i Wurts portarono con sé a Roma. Le statue e le fontane installate a Villa Sciarra furono solo una parte di una collezione molto più ampia, che la coppia arricchì nel corso di decenni fino a raggiungere, secondo le ricostruzioni più accreditate, circa quattromila pezzi fra dipinti, ceramiche, tessuti e sculture. Il parco che oggi si visita gratuitamente conserva quindi solo una porzione di quel patrimonio: il resto della collezione, dopo la morte dei due coniugi, ha preso strade diverse, in parte confluendo nelle collezioni pubbliche romane. Chi cammina fra le statue del parco sta dunque osservando il frammento sopravvissuto e rimasto in loco di un progetto collezionistico molto più vasto di quanto le dimensioni di Villa Sciarra lascino intuire, un dettaglio che aiuta a spiegare perché tante fontane e statue diverse convivano su una superficie relativamente piccola senza risultare sovraccariche: erano pensate come parte di un insieme molto più ampio, di cui oggi resta soprattutto il nucleo installato nei giardini.

La foto giusta da fare alla Villa Sciarra

La foto che rende meglio l’identità di Villa Sciarra non è quella scattata all’ingresso, ma quella presa dalla montagnola verso il chioschetto dei glicini, in primavera, con i grappoli lilla in primo piano e la sagoma della torretta del Casino Barberini che spunta sullo sfondo fra gli alberi. È un’inquadratura che richiede di salire fino al punto più alto del giardino, quindi qualche minuto di cammino in più rispetto a chi si ferma ai prati vicini ai cancelli, ma restituisce in un solo scatto tre elementi che raccontano il parco meglio di qualunque altro angolo: il verde eclettico voluto dai Wurts, la fioritura stagionale che attira i visitatori più attenti, e l’architettura storica sullo sfondo. In alternativa, per chi visita il parco fuori stagione, l’esedra arborea con le statue dei dodici mesi incorniciate dalle siepi offre una composizione altrettanto riconoscibile, capace di funzionare in ogni periodo dell’anno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nella primavera del 1849 il colle su cui sorge Villa Sciarra divenne uno dei fronti degli scontri fra i difensori della Repubblica Romana e le truppe francesi del generale Oudinot, e il Casino Barberini e il Casino Malvasia riportarono danni diretti dai combattimenti; ancora oggi quattro viali interni portano i nomi di alcuni caduti di quei giorni. Nei primi anni Trenta del Novecento la vedova di George Wurts, Henrietta Tower, donò l’intera proprietà allo Stato italiano con la condizione che diventasse un parco pubblico, un atto che ha cambiato in modo definitivo il destino del luogo, trasformandolo da tenuta privata a spazio verde aperto a tutti i romani. Nell’aprile del 1936 il filosofo Martin Heidegger tenne, negli spazi della villa, la conferenza Hölderlin e l’essenza della poesia, un episodio che lega il parco a una delle pagine più discusse della filosofia europea del Novecento. Più di recente, nel 2024, la proprietà è passata formalmente dallo Stato al Comune di Roma, aprendo la strada a un piano di restauro finanziato con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che sta interessando edifici, fontane, statue e patrimonio verde del parco.

Chi è passato dalla Villa Sciarra

Fra le presenze più significative legate alla storia del luogo c’è quella di Margaret Fuller Ossoli, giornalista e intellettuale statunitense, che durante l’assedio del 1849 prestò assistenza ai feriti della Repubblica Romana in questa zona del Gianicolo, in un episodio che le è valso un viale dedicato all’interno del parco. Un secolo dopo fu il filosofo tedesco Martin Heidegger a varcare i cancelli della villa, quando nell’aprile del 1936 tenne al Casino Barberini la sua conferenza su Hölderlin, in quello che allora era già sede dell’Istituto Italiano di Studi Germanici. Prima ancora, fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, furono i coniugi George Wurts ed Henrietta Tower a segnare più di ogni altro il destino del parco, portando a Roma un patrimonio scultoreo lombardo e trasformando una tenuta nobiliare in declino nel giardino eclettico che i visitatori attraversano ancora oggi. E secondo la tradizione storiografica più antica, legata agli Orti di Cesare che occupavano parte di quest’area in età tardo repubblicana, anche Giulio Cesare e Cleopatra avrebbero soggiornato in questa porzione di Gianicolo, sebbene su questo episodio restino, come detto, più indizi che certezze documentarie.

Un itinerario a piedi per visitare Villa Sciarra passo dopo passo

Per chi vuole organizzare la visita senza improvvisare, un percorso ordinato aiuta a non perdere gli angoli migliori del parco anche disponendo di poco tempo. Il punto di partenza più logico resta l’ingresso di Piazzale Wurts su via Calandrelli, disegnato da Pio Piacentini, che introduce subito al carattere eclettico della villa.

Prima tappa: le fontane lombarde vicino all’ingresso principale

Dall’ingresso di via Calandrelli conviene dirigersi senza fretta verso la zona in cui si concentrano le fontane di provenienza lombarda, Diana ed Endimione e la Fontana dei Satiri, per apprezzare da vicino la lavorazione dell’arenaria settecentesca prima che il sole di mezza giornata appiattisca i dettagli scultorei con luce troppo diretta.

Seconda tappa: l’esedra arborea e i dodici mesi

Proseguendo lungo i vialetti centrali si arriva all’esedra arborea, con le statue dei dodici mesi incorniciate dalle siepi potate: è il punto in cui vale la pena rallentare di più, perché la composizione cambia sensibilmente a seconda dell’ora del giorno e della stagione, con le ombre delle siepi che si allungano diversamente in inverno e in estate.

Terza tappa: la salita alla montagnola e al chioschetto dei glicini

La parte più impegnativa del percorso, ma anche la più scenografica, è la salita verso la montagnola, dove si trova il chioschetto dei glicini. Da qui la vista si apre verso il Casino Barberini con la sua torretta, ed è il punto migliore per una sosta più lunga prima di scendere verso l’uscita.

Quarta tappa: il laghetto, l’area giochi e l’uscita verso Trastevere o Monteverde

Chiudendo il giro verso la parte bassa del parco si incontrano il laghetto delle ninfee, quando accessibile, e l’area giochi vicino alla vecchia uccelliera. Da qui l’uscita verso via Dandolo porta direttamente verso Trastevere, mentre l’uscita dal lato di via delle Mura Gianicolensi o di Largo Mintilli è la scelta più comoda per chi prosegue verso Monteverde Vecchio o verso il resto del Gianicolo.

Villa Sciarra nel contesto del Gianicolo e delle ville storiche romane

Villa Sciarra non va letta come un caso isolato, ma come un tassello di una rete di ville e parchi storici che occupano l’intero versante del Gianicolo, da Villa Doria Pamphilj più a nord fino alla Fontana dell’Acqua Paola e al piazzale panoramico del Gianicolo. Chi organizza una giornata su questo colle può costruire un itinerario a piedi che tocca più tappe senza mai allontanarsi troppo, alternando i grandi spazi aperti di Villa Doria Pamphilj alla dimensione più raccolta e scenografica di Villa Sciarra, con una sosta finale al Fontanone per il tramonto su Roma. È un tipo di giornata che premia chi ha tempo e gambe buone più di chi cerca un unico monumento da spuntare, ma restituisce una lettura più completa di come i romani, dal Seicento in avanti, abbiano scelto proprio questo colle per costruirci le proprie residenze di rappresentanza.

Vale la pena anche ricordare che il Gianicolo, a differenza dei sette colli storici di Roma, non fu mai incluso nel perimetro della città antica e restò per secoli un’area suburbana a vocazione agricola e residenziale di lusso: proprio questa condizione ha permesso, dal Cinquecento in avanti, l’insediamento successivo di grandi proprietà come quella che oggi conosciamo come Villa Sciarra, insieme a Villa Doria Pamphilj più a nord e alle numerose ville minori che punteggiavano un tempo l’intero versante. Le Mura Gianicolensi volute da papa Urbano VIII nel Seicento hanno poi inglobato buona parte di queste proprietà nel perimetro fortificato della città, senza però cancellarne il carattere di residenza extraurbana, un equilibrio che si percepisce ancora oggi camminando fra i prati di Villa Sciarra a pochi minuti da uno dei quartieri più densi e vivaci di Roma.

Per chi arriva a Roma da fuori e sta organizzando un soggiorno più ampio, che comprenda anche il Gianicolo e Trastevere insieme ad altre zone della città, una pianificazione preventiva dell’itinerario aiuta a non sprecare tempo negli spostamenti: strumenti come ItalyPlanner possono essere utili per organizzare le tappe di un viaggio in Italia in modo ordinato, mentre chi preferisce affidarsi a una guida esperta sul posto, magari per un tour a piedi che unisca Trastevere, il Gianicolo e le ville storiche della zona, può valutare i servizi di accompagnamento proposti da realtà come TourLeaderPro. Una guida che conosce a fondo il Gianicolo sa anche indicare l’ordine migliore in cui affrontare le diverse tappe a seconda dell’orario della giornata, un dettaglio che fa la differenza soprattutto d’estate, quando la luce e il caldo condizionano la scelta del percorso più di quanto un visitatore alla prima esperienza romana possa immaginare.

Domande frequenti sulla Villa Sciarra

Villa Sciarra è gratis?

Villa Sciarra è un parco pubblico a ingresso libero, senza biglietto e senza orari di prenotazione. Si può entrare da uno dei tre ingressi su via Calandrelli, via Dandolo e via delle Mura Gianicolensi in qualunque momento durante l’orario di apertura del parco, che varia con le stagioni. Fanno eccezione eventuali strutture interne con gestione autonoma, come il Museo della Matematica ospitato nel Castelletto, che possono avere un proprio biglietto e propri orari indipendenti dal parco.

Quando fiorisce il glicine a Villa Sciarra?

Il glicine di Villa Sciarra, che ricopre il chioschetto sulla montagnola, fiorisce tipicamente fra fine marzo e fine aprile, con qualche variazione da un anno all’altro legata all’andamento delle temperature primaverili. Non esiste una data fissa, quindi chi vuole cogliere la fioritura al massimo del suo splendore fa bene a informarsi nelle settimane immediatamente precedenti o a passare più volte nel corso della primavera, perché il picco può durare solo pochi giorni prima che i fiori comincino a sfiorire.

Villa Sciarra ha il parco giochi?

Villa Sciarra dispone di un’area giochi attrezzata per bambini, collocata nella zona vicina alla vecchia uccelliera del parco, ed è un punto molto frequentato dalle famiglie del quartiere nei fine settimana e nei pomeriggi di bella stagione. È un’area pensata soprattutto per bambini piccoli, con giochi semplici e uno spazio recintato, e non richiede alcun biglietto d’ingresso separato rispetto al parco.

Si può entrare a Villa Sciarra con il cane?

Sì, Villa Sciarra è un parco che ammette i cani e dispone di un’area dedicata, separata dai prati principali e dalle zone con le fontane più delicate, pensata proprio per lasciare libero il cane senza guinzaglio in sicurezza. Nel resto del parco vale la regola generale dei giardini pubblici romani, con guinzaglio obbligatorio e raccolta delle deiezioni, soprattutto nelle aree vicine alle statue settecentesche e all’esedra arborea.

Quanto è grande Villa Sciarra?

Villa Sciarra si estende su una superficie di circa 70.000 metri quadrati, poco meno di sette ettari, secondo la scheda ufficiale pubblicata dal Comune di Roma. È una dimensione contenuta se paragonata ai grandi parchi romani come Villa Doria Pamphilj o Villa Ada, ma sufficiente a ospitare un giardino botanico con oltre cento specie arboree diverse, statue, fontane e diversi edifici storici.

Villa Sciarra si trova vicino a Trastevere?

Villa Sciarra si trova sul versante del Gianicolo rivolto verso Trastevere, a circa venti minuti a piedi in salita dal cuore del rione, lungo via Dandolo. È una distanza percorribile comodamente a piedi per chi ha tempo e voglia di una camminata, oppure raggiungibile in pochi minuti con le linee di autobus che transitano su viale Trastevere e via Dandolo per chi preferisce evitare il dislivello.

Chi ha progettato le fontane di Villa Sciarra?

Le fontane più antiche di Villa Sciarra non nacquero per il parco romano, ma per una villa nobiliare lombarda vicino a Bergamo, e furono acquistate all’asta dai coniugi Wurts alla fine dell’Ottocento per essere poi installate sul Gianicolo. A queste si affianca la più recente Fontana Belvedere, progettata fra il 1910 e il 1912 dagli architetti Enrico e Ugo Gennari appositamente per il nuovo assetto della villa voluto dai proprietari americani.

Il laghetto di Villa Sciarra è sempre visitabile?

Il laghetto delle ninfee di Villa Sciarra risulta, secondo la scheda ufficiale del Comune di Roma, chiuso per lavori di restauro, ed è quindi consigliabile non contare su questa attrazione come punto centrale della visita nel breve periodo. Il parco resta comunque pienamente accessibile in tutte le sue altre parti, comprese le fontane storiche, l’esedra arborea e l’area giochi, che non dipendono dalla riapertura del laghetto.

Quanto tempo serve per visitare Villa Sciarra?

Per visitare Villa Sciarra con calma, includendo una sosta alle fontane principali, all’esedra arborea e alla montagnola con il chioschetto dei glicini, bastano da quarantacinque minuti a un’ora e mezza, a seconda del passo e della voglia di fermarsi a fotografare i dettagli scultorei delle statue lombarde. È un tempo che si adatta bene a essere inserito in una giornata più ampia dedicata al Gianicolo e a Trastevere, senza appesantire il programma complessivo della visita e lasciando spazio ad altre tappe nella stessa uscita.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoVilla Sciarra Roma Roma Città 00152
CategorieParchi

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi