Raffaello a Roma: dove vedere le sue opere
Raffaello Sanzio arriva a Roma alla fine del 1508, ha venticinque anni e non ha mai lavorato per un papa; muore nella stessa città il 6 aprile 1520, a trentasette anni, ed è sepolto nel Pantheon. In mezzo ci sono dodici anni che hanno lasciato a Roma molto più delle Stanze Vaticane: una loggia affrescata sul Tevere, una cappella funeraria a pianta centrale, due profeti e quattro sibille in chiese di quartiere, tre pale d’altare, due ritratti in due musei diversi e una chiesa minuscola progettata di suo pugno. Molte di queste opere, però, non sono interamente di sua mano: dopo il 1515 Raffaello dirige un’impresa con decine di collaboratori, e distinguere l’autografo dall’esecuzione di bottega è la differenza fra guardare un capolavoro e guardarne l’idea. Queste pagine mettono in fila che cosa si vede oggi, dove, con quali orari aggiornati alla data di pubblicazione, che cosa è certo e che cosa gli studiosi discutono ancora, e quali opere che tutti associano a Roma qui non ci sono.
I dodici anni romani di Raffaello: 1508-1520
Raffaello lavora a Roma per dodici anni esatti, dall’autunno del 1508 alla morte nell’aprile del 1520, e passa da pittore di camera a sovrintendente dell’intero cantiere artistico papale, compresa la fabbrica di San Pietro. È una carriera che si svolge quasi tutta entro un raggio di tre chilometri.

Chi lo chiama e perché
Nato a Urbino nel 1483 e formato fra Marche, Umbria e Firenze, Raffaello arriva a Roma chiamato, secondo la ricostruzione tradizionale che risale a Giorgio Vasari, dal conterraneo Donato Bramante, architetto di fiducia di Giulio II. Il papa fa allestire per sé un appartamento nuovo al piano superiore del Palazzo Apostolico e convoca una squadra di pittori affermati; nel giro di pochi mesi li congeda quasi tutti e affida l’intero appartamento al più giovane della compagnia. La Roma che Raffaello trova è un cantiere: Bramante ha demolito la vecchia basilica costantiniana, Michelangelo ha iniziato la volta della Cappella Sistina, si aprono via Giulia e via della Lungara.
Le Stanze Vaticane e la Scuola di Atene
Le Stanze di Raffaello sono quattro sale del Palazzo Apostolico Vaticano, affrescate fra il 1508 e il 1524, e si visitano soltanto dentro il percorso dei Musei Vaticani, nella parte finale dell’itinerario che conduce alla Cappella Sistina. Non esiste un biglietto separato per le sole Stanze e non si entra dalla basilica: l’ingresso è quello di viale Vaticano.
Stanza della Segnatura: dove Raffaello è quasi tutto autografo
La Stanza della Segnatura, dipinta fra il 1508 e il 1511, era probabilmente la biblioteca privata di Giulio II ed è la sala in cui la mano del maestro si riconosce in modo più continuo: quattro pareti per le quattro categorie del sapere, la teologia con la Disputa del Sacramento, la filosofia con la Scuola di Atene, la poesia con il Parnaso, il diritto con le Virtù. La Scuola di Atene, dipinta intorno al 1509-1511, colloca una cinquantina di filosofi dentro un’architettura immaginaria a volte a cassettoni che molti studiosi collegano al progetto bramantesco per San Pietro. Le identificazioni dei singoli personaggi sono ipotesi consolidate, non certezze documentarie: la critica riconosce con larga concordia Bramante nelle vesti di Euclide, chino sulla lavagna, e un autoritratto di Raffaello sulla destra, in berretto scuro. La figura del pensatore appoggiato al blocco di marmo al centro, tradizionalmente identificata con Eraclito e con le fattezze di Michelangelo, è un’aggiunta successiva: manca nel cartone preparatorio conservato a Milano e fu dipinta su intonaco steso in un secondo momento, probabilmente dopo che Raffaello ebbe visto la volta della Sistina.
Eliodoro e Incendio di Borgo: la bottega prende il sopravvento
Nella Stanza di Eliodoro, dipinta fra il 1511 e il 1514, la pittura di Raffaello cambia passo: il colore si scurisce, la luce diventa protagonista, i soggetti sono episodi di intervento divino a favore della Chiesa, e la Liberazione di san Pietro dal carcere è un notturno con tre fonti di luce diverse nella stessa scena. Nella Stanza dell’Incendio di Borgo, eseguita fra il 1514 e il 1517 per Leone X, il rapporto si rovescia: Raffaello fornisce i disegni e la regia, l’esecuzione materiale è in larga parte di Giulio Romano, Giovan Francesco Penni e degli altri aiuti. Chi guarda con attenzione nota una qualità disuguale fra le figure: è il primo effetto visibile del passaggio da pittore a capo di impresa. Il quartiere dell’affresco, distrutto dall’incendio dell’847 e salvato dalla benedizione di Leone IV, è lo stesso che si attraversa arrivando ai Musei, percorribile seguendo l’itinerario di Prati e Borgo.
Sala di Costantino: il restauro che ha cambiato le carte
La Sala di Costantino, la più grande delle quattro, è stata oggetto di un restauro durato dal marzo 2015 al dicembre 2024, i cui risultati i Musei Vaticani hanno presentato il 27 marzo 2025. L’intervento ha stabilito un dato che ribalta la lettura tradizionale: due figure allegoriche, la Iustitia e la Comitas, non sono affreschi ma dipinti a olio direttamente sul muro, su una preparazione di colofonia applicata a caldo, e sono di mano di Raffaello. Il cantiere era stato aperto nell’ottobre del 1519 e i chiodi ritrovati nelle pareti documentano l’intenzione di dipingere l’intera sala con quella tecnica. Dopo l’aprile del 1520 Giulio Romano e Penni completarono il resto ad affresco; la volta fu dipinta molto più tardi da Tommaso Laureti. Nella stessa sala convivono l’ultima opera compiuta di Raffaello e la prova che la sua bottega poteva andare avanti senza di lui.
Orari, biglietti e affollamento
I Musei Vaticani sono aperti dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 20.00, con ultimo ingresso alle 18.00, e l’ultima domenica di ogni mese dalle 9.00 alle 14.00, ultimo ingresso alle 12.30, con ingresso gratuito. La prenotazione online sul portale ufficiale è di fatto necessaria in alta stagione: tariffe ed eventuale diritto di prenotazione vanno letti sul sito ufficiale, che segnala anche il rischio di portali con nomi simili e prezzi gonfiati. La domenica gratuita non si prenota e comporta code lunghissime già prima dell’apertura: per vedere le Stanze con calma è la giornata peggiore dell’anno. Le Stanze si trovano inoltre vicino alla fine del percorso obbligato, e chi entra all’apertura le raggiunge dopo almeno un’ora di cammino.
Gli arazzi per la Cappella Sistina
Gli arazzi con gli Atti degli Apostoli, tessuti a Bruxelles su cartoni di Raffaello, sono l’opera romana meno conosciuta del gruppo e la più costosa che il pittore abbia mai realizzato: Leone X gliene affida i cartoni nel 1515 per la fascia bassa delle pareti della Cappella Sistina nelle grandi occasioni liturgiche.
Dove sono i cartoni e dove sono gli arazzi
Raffaello disegnò i cartoni a grandezza naturale fra il 1515 e il 1516; la tessitura avvenne nella bottega bruxellese di Pieter van Aelst e la prima esposizione nella Sistina risale al dicembre del 1519, quando Raffaello era ancora vivo. Sette dei cartoni originali sopravvivono e si trovano oggi al Victoria and Albert Museum di Londra, non a Roma. Gli arazzi appartengono alle collezioni vaticane e sono esposti nella Galleria degli Arazzi o, in occasioni straordinarie, nella Sistina stessa: conviene verificare sul sito dei Musei quali pezzi siano esposti, perché la rotazione dipende dalle condizioni conservative dei tessuti.
La fotografia nella Cappella Sistina
Nella Cappella Sistina la fotografia è vietata in qualsiasi forma, anche senza flash, e lo è pure la ripresa video: il divieto è fatto rispettare dal personale di sala e vale anche per chi passa di lì solo per raggiungere l’uscita verso la basilica. Nelle Stanze di Raffaello la fotografia senza flash e senza treppiede è di norma consentita, ma le regole vanno lette all’ingresso. La manutenzione straordinaria del Giudizio Universale si è conclusa il 28 marzo 2026: chi visita la cappella oggi la trova senza ponteggi. Per l’altro grande cantiere di quegli anni rimandiamo alla pagina su Michelangelo a Roma.
La Madonna di Foligno e la Trasfigurazione
La Pinacoteca Vaticana dedica a Raffaello una sala intera, la VIII, con tre grandi pale e gli arazzi: è il luogo di Roma in cui si vede la pittura su tavola e su tela del maestro, mentre le Stanze mostrano l’affresco. È compresa nel biglietto dei Musei Vaticani ma occupa un edificio autonomo, sul lato opposto rispetto alle Stanze: chi ha poco tempo deve deciderlo in anticipo, perché non si incontra per caso. Accanto alle due pale romane vi si conserva la giovanile Incoronazione della Vergine, dipinta intorno al 1502-1504 per Perugia.
Madonna di Foligno
La Madonna di Foligno, dipinta intorno al 1511-1512, fu commissionata da Sigismondo de’ Conti, segretario di Giulio II, come ex voto per essere scampato a un evento che le fonti descrivono come la caduta di un corpo infuocato sulla sua casa, e fu collocata sull’altare maggiore di Santa Maria in Aracoeli, sul Campidoglio. Nel 1565 una discendente del committente la fece trasferire a Foligno, da cui il nome; anche questa pala passò per Parigi in epoca napoleonica e rientrò poi in Vaticano. Il paesaggio con l’arcobaleno e la città colpita dal fulmine è uno dei brani in cui la critica ha più discusso l’intervento di aiuti.
Trasfigurazione: l’ultima opera, finita dagli allievi
La Trasfigurazione è l’ultimo dipinto di Raffaello, iniziato nel 1518 e rimasto incompiuto alla sua morte. La commissione risale alla fine del 1516 e viene dal cardinale Giulio de’ Medici, futuro Clemente VII, che destinava la tavola di 405 per 278 centimetri alla cattedrale di Narbona in Francia, in coppia con una Resurrezione di Lazzaro affidata a Sebastiano del Piombo: una gara fra due botteghe, voluta dal committente. Vasari racconta che fu esposta accanto al feretro di Raffaello, notizia di fonte cinquecentesca. La parte inferiore, con il gruppo degli apostoli e l’indemoniato, fu completata dagli allievi, e la critica assegna in genere il compimento a Giulio Romano. La tavola non partì mai per Narbona: fu collocata nella chiesa di San Pietro in Montorio, sul Gianicolo, dove rimase fino alla requisizione francese di fine Settecento, e dopo il rientro in Italia seguito al Congresso di Vienna entrò in Vaticano. In San Pietro se ne vede una riproduzione a mosaico; a San Pietro in Montorio, accanto al Tempietto del Bramante, resta l’altare che la ospitava per quasi tre secoli.
Le Logge Vaticane e il cantiere aperto fino al 2031
La Loggia di Raffaello, affrescata fra il 1517 e il 1519 per Leone X al secondo piano del Palazzo Apostolico, non fa parte del percorso ordinario dei Musei Vaticani e non è visitabile con il biglietto normale: è un ambiente di lavoro della Segreteria di Stato, attraversato ogni giorno da chi lavora in Vaticano.
Che cosa c’è dipinto e chi l’ha dipinto
Le tredici campate contengono cinquantadue riquadri con scene bibliche, noti come Bibbia di Raffaello, e una decorazione a grottesche e stucchi ispirata alle pitture della Domus Aurea, riscoperta pochi decenni prima e visitata dai pittori del tempo calandosi nelle stanze interrate. L’invenzione e i disegni sono di Raffaello; l’esecuzione è della bottega, e le fonti indicano Giovanni da Udine per le grottesche e gli stucchi, Giulio Romano e Perin del Vaga per le scene figurate.
Il restauro presentato nel giugno 2026
Nel giugno 2026 i Musei Vaticani hanno presentato il progetto di restauro integrale della Loggia, previsto in cinque anni di cantiere e quindi con conclusione attesa intorno al 2031. L’intervento è finanziato da un programma internazionale che coinvolge i Patrons of the Arts in the Vatican Museums, il World Monuments Fund e la Stephen A. Schwarzman Foundation, ed è preceduto da un cantiere pilota condotto fra il 2019 e il 2024 su una campata. La direzione ha dichiarato l’intenzione di valutare aperture straordinarie durante i lavori, con priorità a studiosi e scuole di restauro: chi programma una visita nei prossimi anni deve considerare le Logge non accessibili, perché non esiste un calendario pubblico su cui contare.
Villa Farnesina: la Galatea e la Loggia di Psiche
La Villa Farnesina, in via della Lungara a Trastevere, conserva l’unico affresco romano interamente autografo di Raffaello fuori dal Vaticano, il Trionfo di Galatea, e una loggia progettata da lui ma dipinta dalla bottega. Fu costruita fra il 1506 e il 1510 su progetto di Baldassarre Peruzzi per il banchiere senese Agostino Chigi, che finanziava Giulio II e Leone X ed era il committente privato più ricco di Roma.
Il Trionfo di Galatea
Il Trionfo di Galatea, dipinto intorno al 1512, mostra la ninfa su un carro a conchiglia trainato da delfini, fra tritoni, nereidi e amorini. È considerato autografo dalla critica ed è uno dei pochissimi punti di Roma in cui si può guardare Raffaello senza doversi chiedere quanta parte sia di aiuti. Nella stessa loggia il Polifemo e le lunette sono di Sebastiano del Piombo, mentre la volta con i temi astrologici che compongono l’oroscopo di Agostino Chigi è di Peruzzi: quattro artisti in una sola stanza, ed è il motivo per cui questa sala si legge male nelle riproduzioni e bene dal vivo.
La Loggia di Amore e Psiche
La Loggia di Amore e Psiche, eseguita intorno al 1517-1518, occupa l’ambiente d’ingresso originario della villa, aperto sul giardino e chiuso da vetrate in epoca successiva. Il soffitto simula un pergolato attraverso cui si vede il cielo, con due finti arazzi centrali, il Concilio degli dei e le Nozze di Amore e Psiche, e pennacchi con le scene della favola di Apuleio. I festoni di frutta, fiori e ortaggi sono di Giovanni da Udine e sono fra i primi esempi europei di pittura botanica di precisione: vi sono state riconosciute decine di specie, alcune appena arrivate dalle Americhe. La parte figurata è su disegni di Raffaello, ma l’esecuzione è dei collaboratori, in primo luogo Giulio Romano, con Penni e Raffaellino del Colle. Nel resto della villa la Sala delle Prospettive e la Sala del Fregio sono di Peruzzi e la camera da letto di Agostino Chigi, con le Nozze di Alessandro e Rossane, è del Sodoma: attribuire tutto a Raffaello significa cancellare tre artisti su quattro.
Orari, biglietti e come arrivare
Alla data di pubblicazione la Villa Farnesina è aperta dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 14.00, con ultimo ingresso alle 13.15, chiusa la domenica salvo la seconda domenica di ogni mese, in cui l’apertura è dalle 9.00 alle 17.00 con ultimo ingresso alle 16.15. Il biglietto intero costa 12 euro e il ridotto 10 euro; l’ingresso è gratuito sotto i dieci anni, per le guide abilitate e per i visitatori con disabilità con accompagnatore. Flash e riprese video non sono consentiti. Si arriva con gli autobus 23 e 280, fermata di via della Lungara, oppure a piedi da Campo de’ Fiori attraversando ponte Sisto. L’orario mattutino è il vincolo vero: la Farnesina non si incastra nel pomeriggio di nessun itinerario e va messa per prima. Accanto alla villa si trova l’Orto Botanico.
La Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo
La Cappella Chigi, nella basilica di Santa Maria del Popolo, è l’unico edificio progettato da Raffaello che a Roma si possa vedere finito, e l’esempio più chiaro di un’opera sua completata da altri nel corso di centoquarant’anni. L’incarico arriva da Agostino Chigi, committente anche della Farnesina, e il cantiere si apre nel 1513-1514.
L’architettura e i mosaici della cupola
Raffaello disegna una cappella a pianta centrale coperta da cupola, con le due tombe dei fratelli Chigi a forma di piramide addossate alle pareti, e fornisce i cartoni per i mosaici della cupola, realizzati nel 1516 dal maestro veneziano Luigi de Pace: al centro Dio creatore del firmamento, intorno le personificazioni del Sole, della Luna e dei pianeti, ciascuna con un angelo. È un programma astrologico dentro una cappella funeraria cristiana, e va tenuto presente che lo stesso committente si era fatto dipingere l’oroscopo sul soffitto di casa.
Le statue: Lorenzetto, Raffaello da Montelupo, Bernini
Delle quattro nicchie angolari, il Giona che esce dalla balena fu scolpito da Lorenzetto intorno al 1520 su disegno di Raffaello; l’Elia fu portato a termine da Raffaello da Montelupo verso il 1540. Il Daniele e il leone e l’Abacuc con l’angelo sono invece di Gian Lorenzo Bernini, eseguiti fra il 1655 e il 1661 quando il cardinale Fabio Chigi, discendente di Agostino e diventato papa come Alessandro VII, gli affidò il completamento della cappella di famiglia. La pala con la Nascita della Vergine fu iniziata da Sebastiano del Piombo e terminata da Francesco Salviati. Chi vuole seguire il filo seicentesco lo trova nelle pagine su Bernini a Roma e sulla Roma barocca.
Come si visita, e che cosa c’è nella stessa chiesa
Santa Maria del Popolo è una chiesa parrocchiale aperta al culto, con ingresso libero e orari legati al calendario liturgico: conviene verificarli con la parrocchia, perché la chiusura di mezzogiorno e le celebrazioni riducono la finestra utile. La Cappella Chigi è la seconda della navata sinistra ed è protetta da una cancellata: si osserva dall’esterno. Nel transetto sinistro la cappella Cerasi conserva due tele di Caravaggio, la Crocifissione di san Pietro e la Conversione di san Paolo, con al centro una pala di Annibale Carracci: per il percorso completo rimandiamo alla pagina su Caravaggio a Roma. La basilica si affaccia su piazza del Popolo, accanto alla Porta del Popolo, ed è servita dalla stazione Flaminio della metro A.
Le Sibille in Santa Maria della Pace
Le quattro Sibille affrescate da Raffaello intorno al 1514-1515 sopra l’arco della prima cappella a destra di Santa Maria della Pace occupano una fascia larga più di sei metri e furono commissionate, ancora una volta, da Agostino Chigi. Le sibille ricevono da angeli i cartigli con le profezie sulla venuta di Cristo; i profeti della fascia superiore sono in genere assegnati a Timoteo Viti, urbinate della cerchia di Raffaello. L’affresco risponde alle sibille dipinte da Michelangelo sulla volta della Sistina pochi anni prima: stesso tema, ma il gruppo è concatenato e il tono è di conversazione, non di visione.
Come vederle davvero
Santa Maria della Pace ha orari di apertura molto ridotti e non sempre pubblicati: presentarsi senza informarsi significa quasi certamente trovare il portone chiuso. Esiste però una seconda via, più affidabile: le Sibille si vedono anche dall’interno del Chiostro del Bramante, il chiostro cinquecentesco annesso alla chiesa e oggi sede di mostre, da una sala del primo piano affacciata sulla navata, accanto alla caffetteria. È il punto di osservazione più ravvicinato sull’affresco, perché si guarda quasi ad altezza d’occhio. Le condizioni di accesso a quella sala dipendono dal biglietto della mostra in corso e dal regolamento del chiostro, e vanno verificate sul suo sito ufficiale. La chiesa è a pochi passi da piazza Navona.
Il Profeta Isaia in Sant’Agostino
Il Profeta Isaia di Raffaello si trova sul terzo pilastro della navata sinistra della basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, misura circa 250 per 155 centimetri e fu dipinto fra il 1511 e il 1512 per il protonotario apostolico Johann Goritz, italianizzato in Giovanni Coricio. È l’affresco romano di Raffaello più facile da vedere e insieme il più trascurato.
Il duello con Michelangelo
Sopra la figura corre una dedica in greco del committente a sant’Anna, alla Vergine e a Cristo; il profeta regge un cartiglio con un versetto di Isaia in ebraico, dal capitolo 26, che invita ad aprire le porte perché entri il popolo che crede. La postura possente e la rotazione del corpo sul sedile rimandano ai profeti della volta Sistina, che Michelangelo aveva scoperto da poco. Vasari racconta che Goritz, trovando il prezzo eccessivo, si rivolse proprio a Michelangelo, il quale rispose che il solo ginocchio valeva la cifra chiesta: aneddoto di fonte cinquecentesca, non documento contabile. L’affresco ha subito ridipinture, rimosse in un restauro novecentesco.
Che altro c’è nella stessa chiesa
Sotto l’affresco si trova il gruppo scultoreo della Madonna con il Bambino e sant’Anna di Andrea Sansovino, parte dello stesso programma voluto da Goritz. Nella prima cappella a sinistra c’è la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio: in venti metri di navata si attraversano il Rinascimento maturo e l’inizio del naturalismo seicentesco. L’ingresso è libero, ma gli orari seguono le celebrazioni e vanno verificati con la parrocchia. La vicina chiesa di San Luigi dei Francesi completa il giro.
La Fornarina a Palazzo Barberini
La Fornarina è conservata alle Gallerie Nazionali di Arte Antica a Palazzo Barberini, in via delle Quattro Fontane, ed è uno dei due ritratti di Raffaello visibili a Roma: databile intorno al 1518-1520, raffigura una giovane donna a mezzo busto, con un velo trasparente e un bracciale sul braccio sinistro in cui si legge la firma RAPHAEL VRBINAS.
Chi è la donna del ritratto
L’identificazione con Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere e amante del pittore, è una tradizione consolidatasi fra Sei e Settecento, non un dato documentato dalle fonti contemporanee a Raffaello; lo stesso soprannome compare tardi. Gli studiosi discutono se si tratti di un ritratto privato, di un’allegoria amorosa o di una figura idealizzata, e discutono l’entità degli interventi successivi: le indagini diagnostiche hanno rilevato ridipinture, fra cui quella che nasconde un anello al dito della mano sinistra. Raccontare la storia dell’amante come un fatto accertato significa semplificare una vicenda ancora aperta.
Orari e visita
Palazzo Barberini è aperto dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00 ed è chiuso il lunedì; la biglietteria è gestita sul circuito ufficiale del museo e la prima domenica del mese l’ingresso è gratuito. Il biglietto è in genere integrato con la Galleria Corsini, in via della Lungara quasi di fronte alla Villa Farnesina: condizioni e validità del biglietto congiunto vanno verificate al momento dell’acquisto, perché sono cambiate più volte. Nello stesso palazzo si vedono il soffitto di Pietro da Cortona e la scala elicoidale di Borromini; poco distante si trova il Mitreo Barberini, visitabile solo su prenotazione.
La Deposizione alla Galleria Borghese
La Deposizione di Cristo, nota anche come Pala Baglioni, è conservata alla Galleria Borghese ed è un’opera del 1507, precedente al trasferimento di Raffaello a Roma: fu dipinta per la cappella Baglioni in San Francesco al Prato a Perugia, commissionata da Atalanta Baglioni in memoria del figlio ucciso in una faida familiare. Arrivò nella capitale nel 1608, sottratta di notte alla chiesa perugina per volontà del cardinale Scipione Borghese; la vicenda provocò proteste e fu sanata con una donazione papale e con la consegna di copie.
L’altro Raffaello della stessa galleria
Nella stessa galleria si trova la Dama con liocorno, ritratto databile intorno al 1505-1506, anch’esso precedente agli anni romani, riconosciuto a Raffaello soltanto nel Novecento dopo che un restauro rimosse le aggiunte che l’avevano trasformato in una santa Caterina. Sono due opere umbro-fiorentine arrivate a Roma per via collezionistica: chiamarle opere romane di Raffaello è un errore diffuso.
Prenotazione obbligatoria, davvero
La Galleria Borghese è aperta dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 17.45, ed è chiusa il 25 dicembre e il 1 gennaio. La prenotazione è obbligatoria per tutti i biglietti, compresi quelli gratuiti: si entra per turni orari da 180 persone e la visita dura circa due ore. Alla data di pubblicazione il biglietto intero costa 16 euro, ridotto a 11 euro per l’ultimo turno, mentre la fascia 18-25 anni paga 2 euro e i minori di 18 anni entrano gratuitamente; a ogni biglietto si somma un diritto di prenotazione di 2 euro. Chi si presenta al botteghino senza prenotazione, nei fine settimana e in alta stagione, non entra. La galleria si trova dentro Villa Borghese, a una ventina di minuti a piedi da piazza di Spagna salendo dalla Trinità dei Monti.
Raffaello architetto: San Pietro, Sant’Eligio, Villa Madama
Il 1 agosto 1514, pochi mesi dopo la morte di Bramante avvenuta l’11 marzo dello stesso anno, Leone X nomina Raffaello architetto della Fabbrica di San Pietro. Da quel momento fino alla morte il pittore è anche il principale architetto del papa, e questa parte della sua attività romana è quella che oggi si vede peggio, perché in buona parte demolita, sostituita o mai finita. Per la basilica di San Pietro elaborò un progetto che trasformava la pianta a croce greca di Bramante in una croce latina, allungando la navata verso la piazza: non fu realizzato, la fabbrica passò ad Antonio da Sangallo il Giovane, poi a Michelangelo, che tornò all’impianto centrale, e infine a Carlo Maderno, e della fase raffaellesca non resta nulla di visibile.
Sant’Eligio degli Orefici
La chiesa di Sant’Eligio degli Orefici, in via di Sant’Eligio a pochi metri da via Giulia, è invece un edificio progettato da Raffaello e costruito: una chiesa minuscola a croce greca con cupola, commissionata dall’Università degli Orefici e Argentieri, la corporazione degli orafi romani, e avviata nel secondo decennio del Cinquecento. La facciata è un rifacimento successivo e la cupola fu ricostruita dopo un crollo, ma l’interno conserva l’idea originaria: un’aula chiara, di proporzioni quasi geometriche. La chiesa appartiene ancora alla corporazione e non ha orari turistici: si entra in occasione di celebrazioni, aperture straordinarie o visite organizzate, e va verificato in anticipo.
Villa Madama
Villa Madama, sulle pendici di Monte Mario, è il progetto di villa suburbana all’antica che Raffaello elaborò per il cardinale Giulio de’ Medici ispirandosi alle lettere di Plinio il Giovane. Il cantiere si avviò intorno al 1518, si interruppe alla morte di Raffaello, fu ripreso da Antonio da Sangallo il Giovane con Giulio Romano e Peruzzi alle decorazioni e Giovanni da Udine agli stucchi, e fu devastato nel Sacco del 1527: della pianta originaria fu costruita solo una parte. La villa appartiene dal 1941 al Ministero degli Affari Esteri, è sede di rappresentanza dello Stato e non è aperta alle visite turistiche per ragioni organizzative e di sicurezza; aperture eccezionali si sono verificate in passato, ma non esiste un calendario su cui contare.
La lettera a Leone X e i palazzi scomparsi
Palazzo Branconio dell’Aquila, in Borgo, fu demolito nel Seicento per aprire il colonnato di piazza San Pietro, mentre Palazzo Vidoni Caffarelli, presso Sant’Andrea della Valle, gli è attribuito nella parte cinquecentesca ma è stato talmente rimaneggiato che la lettura dell’originale è materia da specialisti. Resta invece la lettera a Leone X sulle antichità di Roma, scritta con la collaborazione di Baldassarre Castiglione: Raffaello, nominato nel 1515 anche responsabile delle antichità, vi propone di rilevare e disegnare sistematicamente le rovine e denuncia la distruzione dei monumenti antichi per ricavarne calce. Un programma che somiglia a quello che oggi si vede nei Musei Capitolini e a Palazzo Massimo alle Terme.
La bottega, gli allievi e il modo in cui si lavorava
Fra il 1515 e il 1520 la bottega di Raffaello è la più grande impresa artistica d’Europa e conta decine di collaboratori, con una struttura che nessun pittore aveva sperimentato prima: il maestro fornisce invenzione, disegni e cartoni, gli altri eseguono, spesso in cantieri paralleli.
Giulio Romano e Giovan Francesco Penni
Giulio Pippi, detto Giulio Romano, nato a Roma intorno al 1499, è il collaboratore principale e il vero erede artistico: è la mano che si riconosce nella Stanza dell’Incendio di Borgo, nella Loggia di Psiche alla Farnesina, nella parte inferiore della Trasfigurazione e nel completamento della Sala di Costantino. Nel 1524 lascia Roma per Mantova, dove costruisce e affresca Palazzo Te; il suo stile si distingue per una muscolatura più marcata, un colore più freddo e una teatralità che in Raffaello non c’è. Giovan Francesco Penni, fiorentino, soprannominato il Fattore per il ruolo organizzativo che aveva dentro la bottega, è il secondo erede: il suo compito era tradurre i disegni del maestro in cartoni esecutivi, e questo rende il suo apporto difficile da isolare, perché lavora esattamente per non farsi riconoscere.
Perin del Vaga, Giovanni da Udine e gli altri
Pietro Buonaccorsi, detto Perin del Vaga, lavora alle Logge Vaticane ed è quello dei tre con la carriera romana più lunga: dopo il Sacco del 1527 si sposta a Genova e torna poi a Roma, dove decora gli appartamenti di Paolo III a Castel Sant’Angelo, oggi visitabili nel percorso del museo. Giovanni da Udine, friulano, è lo specialista delle grottesche e degli stucchi: sue le decorazioni vegetali delle Logge e i festoni della Loggia di Psiche. Gravitano intorno al nucleo anche Raffaellino del Colle, Polidoro da Caravaggio, Lorenzetto per la scultura e l’incisore Marcantonio Raimondi, che traduce in stampa le invenzioni del maestro e le diffonde in Europa. Il Sacco del 1527 disperde la bottega nella penisola, e con essa il linguaggio raffaellesco.
Che cosa è autografo e che cosa no
La domanda più utile davanti a un’opera di Raffaello a Roma non è se sia bella, ma quanta parte sia di sua mano: la risposta cambia da sala a sala e talvolta da figura a figura. Quello che segue è il quadro secondo la lettura oggi prevalente fra gli studiosi, con l’avvertenza che su singoli brani le posizioni restano diverse.
Prevalentemente autografo
La Stanza della Segnatura con la Scuola di Atene, la Stanza di Eliodoro con aiuti in alcune parti, il Trionfo di Galatea alla Farnesina, il Profeta Isaia in Sant’Agostino, le Sibille in Santa Maria della Pace, la Fornarina a Palazzo Barberini e le due allegorie a olio della Sala di Costantino riconosciute dal restauro concluso nel 2024. Fra i dipinti su tavola e tela, la Deposizione e la Dama con liocorno alla Galleria Borghese, precedenti agli anni romani, e in gran parte la Madonna di Foligno.
Progetto di Raffaello, esecuzione della bottega
La Stanza dell’Incendio di Borgo, la Loggia di Amore e Psiche, le Logge Vaticane, i mosaici della Cappella Chigi eseguiti da Luigi de Pace, il Giona di Lorenzetto, la parte inferiore della Trasfigurazione e gli arazzi della Sistina, che sono tessuti fiamminghi su cartoni raffaelleschi. In questi casi l’opera è di Raffaello nel senso in cui un edificio è dell’architetto che lo ha disegnato.
Attribuzione discussa
Resta dibattuto il Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano, doppio ritratto del 1516 conservato al Palazzo Doria Pamphilj, in via del Corso a due passi da Palazzo Venezia: appartenne a Pietro Bembo, la tradizione lo assegna a Raffaello, ma una parte della critica ottocentesca lo ritenne una copia veneziana e altri hanno proposto che sia stato lasciato incompiuto e concluso dagli allievi. Discusso è anche il San Luca che dipinge la Vergine dell’Accademia Nazionale di San Luca, attribuito per tradizione a Raffaello ma messo in dubbio già nell’Ottocento, con indagini diagnostiche recenti senza esito definitivo. Un’opera con attribuzione discussa non è un falso: è un’opera su cui la ricerca non ha chiuso.
Le opere che a Roma non ci sono
Diverse opere famosissime di Raffaello vengono comunemente associate a Roma ma si trovano altrove, e conviene saperlo prima di cercarle. Il caso più frequente è il Ritratto di Baldassarre Castiglione, olio su tela di 82 per 67 centimetri dipinto intorno al 1514-1515 e conservato al Museo del Louvre di Parigi: fu eseguito a Roma, mentre Castiglione vi soggiornava per un’ambasceria, ma non vi è rimasto, perché passò a Mantova fino al 1609, poi sul mercato dell’arte attraverso i Paesi Bassi e Madrid, quindi al cardinale Mazzarino e infine alle raccolte reali francesi. Allo stesso modo i sette cartoni superstiti per gli arazzi della Sistina sono al Victoria and Albert Museum di Londra, la Madonna Sistina è a Dresda, la Madonna del Cardellino agli Uffizi, la Velata a Palazzo Pitti, lo Sposalizio della Vergine a Brera. È una geografia rovesciata rispetto a quella che ci si aspetta, ed è il motivo per cui un itinerario romano su Raffaello si costruisce sui luoghi e non sull’elenco delle opere più riprodotte.
Il 6 aprile 1520 e la tomba al Pantheon
Raffaello muore a Roma il 6 aprile 1520, a trentasette anni, dopo una malattia di pochi giorni che le fonti contemporanee descrivono come febbre acuta; secondo Vasari era anche il giorno del suo compleanno, notizia verosimile ma non certa, dato che la data di nascita oscilla fra il 28 marzo e il 6 aprile 1483. Fu sepolto, per volontà testamentaria, nel Pantheon.
Dove si trova esattamente la tomba
Il sepolcro occupa la terza edicola sul lato sinistro per chi entra, sotto un altare con una statua della Madonna nota come Madonna del Sasso, scolpita da Lorenzetto su incarico dello stesso Raffaello. L’epitaffio latino in due versi è di Pietro Bembo: dice che qui giace quel Raffaello dal quale, vivo, la natura temette di essere vinta e alla cui morte temette di morire. Accanto è sepolta Maria Bibbiena, nipote del cardinale Bernardo Dovizi, con cui Raffaello era stato fidanzato e che morì prima di lui. Nel 1833 una ricognizione ufficiale, condotta perché si dubitava che i resti fossero ancora lì, ritrovò lo scheletro e lo ricompose in un sarcofago antico donato da Gregorio XVI, dove riposa tuttora.
Visitare il Pantheon oggi
Il Pantheon è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.30, e dal 2023 l’ingresso è a pagamento: alla data di pubblicazione il biglietto intero costa 7 euro, la fascia 18-25 anni paga 2 euro e i minori di 18 anni entrano gratuitamente. La prenotazione è facoltativa e non esiste una corsia preferenziale: si entra in ordine di arrivo, e la fila si allunga a metà mattina. È una basilica officiata, quindi valgono le regole di abbigliamento previste per i luoghi di culto.
Due itinerari, la luce e gli spostamenti
Vedere tutto Raffaello a Roma in una giornata non è realistico, perché i soli Musei Vaticani assorbono mezza giornata e la Villa Farnesina chiude alle 14.00: servono due giorni, oppure una scelta consapevole.
Un giorno solo: la scelta obbligata
Chi ha un giorno solo deve decidere fra il Vaticano e la città. Con il Vaticano: ingresso ai Musei all’apertura con prenotazione, percorso fino alle Stanze e alla Sistina, deviazione alla Pinacoteca per la sala VIII, uscita verso Borgo; sono facilmente cinque ore, e nel pomeriggio resta al massimo Santa Maria del Popolo, con la metro A da Ottaviano a Flaminio. Senza il Vaticano la sequenza migliore è Villa Farnesina all’apertura, poi Sant’Agostino, Santa Maria della Pace o il Chiostro del Bramante, Pantheon e infine Santa Maria del Popolo.
Due giorni: la versione completa
Primo giorno tutto vaticano: Musei, Stanze, Pinacoteca, Sistina, e nel pomeriggio la basilica di San Pietro con il mosaico della Trasfigurazione, con l’eventuale salita a San Pietro in Montorio e al Tempietto sul Gianicolo. Secondo giorno di città: Villa Farnesina alle 9.00, ponte Sisto, Sant’Agostino e Santa Maria della Pace, Pantheon per la tomba, e nel pomeriggio a scelta fra Galleria Borghese con turno prenotato e Palazzo Barberini, che si trovano in direzioni opposte e difficilmente si combinano nella stessa mezza giornata. Se il tempo è poco, le tappe meno remunerative sono quelle in cui l’opera non si vede: le Logge sono in restauro fino al 2031 e Villa Madama non è visitabile.
La luce dentro le chiese
Gli affreschi in chiesa si guardano meglio nelle ore centrali della giornata, quando la luce naturale entra dalle finestre alte, mentre a fine pomeriggio molte navate diventano troppo buie per distinguere i dettagli. Le Sibille di Santa Maria della Pace e l’Isaia di Sant’Agostino sono in alto e in controluce: conviene arrivarci fra le undici e le tre. La stagione migliore è quella in cui le chiese restano aperte più a lungo e i musei non sono saturi, in genere la seconda metà dell’autunno e la fine dell’inverno.
Muoversi fra le tappe
Le tappe del Campo Marzio si fanno a piedi, sotto i dieci minuti l’una dall’altra; al Vaticano si arriva con la metro A fino a Ottaviano o a piedi da piazza Navona passando per Castel Sant’Angelo, e per Villa Borghese e Palazzo Barberini conviene ancora la metro A. Su biglietti e titoli di viaggio rimandiamo alla pagina su come muoversi a Roma, e per la zona in cui pernottare a quella su dove dormire a Roma. Musei Vaticani, Galleria Borghese, Palazzo Barberini e Pantheon hanno percorsi accessibili, da verificare in anticipo; più problematiche le chiese minori, spesso con gradini.
Mangiare lungo il percorso senza sbagliare
Vaticano, Campo Marzio e Lungara sono zone ad alta densità di locali pensati per il turismo di passaggio, e il criterio più semplice resta guardare chi è seduto ai tavoli e in che lingua ordina. Non nominiamo insegne, perché un elenco di nomi invecchia in pochi mesi. I segnali da evitare si riconoscono dalla strada: la signora che tira la pasta fresca in vetrina, richiamo scenografico e non indizio di cucina; il menu con le fotografie dei piatti; l’acchiappino che invita a sedersi mentre si passa; il locale aperto dalla mattina alla notte senza mai chiudere la cucina; i tavoli affacciati sui monumenti più fotografati, dove voci non prezzate e listini diversi fra sala e dehors fanno salire il conto in proporzione a quanto il cliente sembra di passaggio. Vanno considerati per quello che sono anche i locali a insegna ripetuta, stesso menu in più punti della città e fila gestita con il numerino: i romani, semplicemente, non ci vanno. Per un quadro più ampio rimandiamo alle pagine su dove mangiare a Roma e sui mercati di Roma; chi preferisce una selezione dichiarata può consultare la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps, curata e non sponsorizzata.
Domande frequenti su Raffaello a Roma
Dove si possono vedere le opere di Raffaello a Roma?
Le opere di Raffaello a Roma si vedono in sei luoghi principali: i Musei Vaticani, con le Stanze e la Pinacoteca, la Villa Farnesina a Trastevere, Santa Maria del Popolo con la Cappella Chigi, Santa Maria della Pace con le Sibille, la basilica di Sant’Agostino con il Profeta Isaia, e i due musei che conservano dipinti su tavola e tela, Palazzo Barberini con la Fornarina e la Galleria Borghese con la Deposizione. La tomba è al Pantheon.
Quanto costa vedere le Stanze di Raffaello?
Le Stanze di Raffaello si visitano soltanto con il biglietto dei Musei Vaticani, che comprende l’intero percorso fino alla Cappella Sistina, perché non esiste un ingresso separato. Tariffe ed eventuale diritto di prenotazione vanno letti sul portale ufficiale, che avverte dell’esistenza di siti con nomi simili e prezzi maggiorati. L’ultima domenica di ogni mese l’ingresso è gratuito, con orario ridotto dalle 9.00 alle 14.00 e code molto lunghe.
Il Ritratto di Baldassarre Castiglione si trova a Roma?
No, il Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello non si trova a Roma ma al Museo del Louvre di Parigi. Il dipinto, un olio su tela di 82 per 67 centimetri realizzato intorno al 1514-1515, fu eseguito a Roma durante un soggiorno diplomatico del Castiglione, ma lasciò l’Italia già nel Seicento passando per Mantova, i Paesi Bassi e Madrid, prima di entrare nelle collezioni reali francesi.
Quali opere di Raffaello a Roma sono interamente di sua mano?
Fra le opere di Raffaello a Roma sono considerate prevalentemente autografe la Stanza della Segnatura con la Scuola di Atene, il Trionfo di Galatea alla Villa Farnesina, il Profeta Isaia in Sant’Agostino, le Sibille in Santa Maria della Pace e la Fornarina a Palazzo Barberini. La Loggia di Amore e Psiche, la Stanza dell’Incendio di Borgo e le Logge Vaticane sono su suo disegno ma eseguite dalla bottega, soprattutto da Giulio Romano e Giovan Francesco Penni.
Si possono visitare le Logge di Raffaello in Vaticano?
Le Logge di Raffaello non fanno parte del percorso ordinario dei Musei Vaticani e dal 2026 sono interessate da un restauro integrale, presentato nel giugno di quell’anno e previsto in cinque anni di lavori, quindi fino al 2031 circa. Si tratta inoltre di un ambiente di servizio della Segreteria di Stato. La direzione dei Musei ha annunciato la possibilità di aperture straordinarie durante il cantiere, con priorità a studiosi e restauratori.
Quanto tempo serve per un itinerario su Raffaello a Roma?
Per un itinerario completo su Raffaello a Roma servono due giorni pieni, perché i soli Musei Vaticani richiedono almeno quattro o cinque ore e la Villa Farnesina chiude alle 14.00 dal lunedì al sabato. In una sola giornata occorre scegliere fra il polo vaticano e quello cittadino, che comprende Farnesina, Sant’Agostino, Santa Maria della Pace, Pantheon e Santa Maria del Popolo, tappe raggiungibili a piedi tranne la prima.
Si può fotografare la tomba di Raffaello al Pantheon?
Sì, al Pantheon la fotografia senza flash è consentita e la tomba di Raffaello, nella terza edicola sul lato sinistro, si può fotografare liberamente. Nella Cappella Sistina, invece, la fotografia è vietata in qualsiasi forma, anche senza flash, e il divieto riguarda pure la ripresa video. Alla Villa Farnesina sono vietati flash e riprese video, mentre nelle Stanze Vaticane la fotografia senza flash è di norma ammessa.
Dove si trova la Deposizione di Raffaello e perché è a Roma?
La Deposizione di Raffaello, nota anche come Pala Baglioni, si trova alla Galleria Borghese di Roma, dentro Villa Borghese. Fu dipinta nel 1507 per una cappella della chiesa di San Francesco al Prato a Perugia e arrivò a Roma nel 1608, sottratta alla chiesa umbra per volontà del cardinale Scipione Borghese. La visita richiede prenotazione obbligatoria con turno orario, anche per i biglietti gratuiti.
La Cappella Chigi è di Raffaello o di Bernini?
La Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo fu progettata da Raffaello intorno al 1513-1514 per il banchiere Agostino Chigi: sue sono l’architettura, le piramidi funerarie e i cartoni dei mosaici della cupola, eseguiti da Luigi de Pace nel 1516. Gian Lorenzo Bernini la completò oltre un secolo dopo, fra il 1652 e il 1661, per papa Alessandro VII, aggiungendo le statue del Daniele e dell’Abacuc.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.
Chi costruisce un itinerario romano intorno a un singolo artista, incrociando musei a prenotazione obbligatoria e chiese con orari ridotti, trova strumenti di pianificazione e supporto organizzativo su Tour Leader Pro, che lavora abitualmente su percorsi di questo tipo a Roma e nel Lazio.
Per un quadro più ampio sugli spostamenti in Italia, sui collegamenti fra Roma e le altre città d’arte legate a Raffaello, da Urbino a Perugia a Firenze, e sulla pianificazione di un viaggio che non si esaurisca nella capitale, è una buona risorsa Italy Planner.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
