Ma a che serve la luce? di Virgilio Sieni al Teatro Vascello — dal 18 al 21 febbraio 2027
Ma a che serve la luce? Le ceneri di Gramsci, lo spettacolo di danza di Virgilio Sieni sul poemetto di Pier Paolo Pasolini, è in scena al Teatro Vascello di Roma dal 18 al 21 febbraio 2027, in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio. Le recite sono quattro: giovedì 18 e venerdì 19 febbraio alle 21, sabato 20 febbraio alle 19, domenica 21 febbraio alle 17. Lo spettacolo dura 55 minuti. Coreografia, regia, spazio e interpretazione sono di Sieni, in scena da solo, con la voce registrata di Pasolini e musiche di Johann Sebastian Bach, William Basinski e Odetta Holmes. La produzione è del Teatro della Toscana e del Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango di Firenze. Il Vascello si raggiunge con il bus 75, che ferma davanti all'ingresso, oppure con le linee 44, 710, 870 e 871; in treno, dalla stazione Ostiense si scende a Quattro Venti, a pochi passi. I biglietti si acquistano dalla pagina ufficiale dello spettacolo sul sito del Teatro Vascello, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, oppure alla biglietteria del teatro; i prezzi sono pubblicati sui canali ufficiali della sede.

Lo spettacolo ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, per i cinquant'anni dalla morte di Pasolini. Sieni danza le terzine del poemetto alternando la propria voce a quella registrata del poeta. Qui sotto trovate le date, il contenuto dello spettacolo, la musica, il poemetto di Pasolini e il suo legame con Roma, la biografia di Sieni, la storia del Teatro Vascello, come arrivare, dove mangiare e le domande più frequenti.
Ma a che serve la luce? al Teatro Vascello: date, orari e durata
Ma a che serve la luce? ha quattro recite al Teatro Vascello, dal 18 al 21 febbraio 2027, ciascuna di 55 minuti.
Il calendario
Giovedì 18 febbraio alle 21, venerdì 19 febbraio alle 21, sabato 20 febbraio alle 19, domenica 21 febbraio alle 17.
Una durata breve
Meno di un'ora: la recita del sabato finisce prima delle 20, quella della domenica prima delle 18. È uno spettacolo che si inserisce facilmente in una giornata romana, anche dopo una visita a un museo o una passeggiata al Gianicolo, e lascia tutto il tempo per una cena senza fretta.
Chi firma lo spettacolo
Coreografia, regia, spazio e interpretazione di Virgilio Sieni; voce registrata di Pier Paolo Pasolini; musica a cura di Sieni; luci di Sieni e Marco Cassini; sound design di Mauro Forte; diapositive di Pietro Viti. Nei ringraziamenti compare Mimmo Cuticchio, che ha donato allo spettacolo un'ossatura di pupo palermitano.
La produzione
Produce il Teatro della Toscana con il Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango di Firenze, la casa della danza che Sieni ha aperto a Firenze nel 2003.
Di cosa parla Ma a che serve la luce?
In Ma a che serve la luce? Virgilio Sieni attraversa con il corpo Le ceneri di Gramsci di Pasolini, proseguendo la ricerca iniziata con lo spettacolo manifesto Solo Goldberg Variations sul rapporto fra linguaggi del corpo e opere d'arte.
Una partitura di gesti
La presentazione del Vascello descrive la scrittura della danza come una partitura di battiti, gesti e respiri, in cui le terzine scivolano l'una nell'altra secondo una prospettiva che esplode dai dettagli. Il corpo diventa forma del sensibile, un incontro organico fra voce e movimento.
La meloterapia coreutica
Sieni definisce il proprio lavoro una meloterapia coreutica: una parola e una danza che curano, in cui il gesto si fa dissidente e il corpo si apre alla comunità attraverso una sorta di oratoria cantata e danzata, fra materia celeste e impegno civile.
Da Sabaudia alla terzina
Nelle note dell'autore, pubblicate dal Vascello, il punto di partenza è il documentario in cui Pasolini commenta la veduta di Sabaudia e denuncia l'appiattimento culturale e la devastazione estetica portati dalla società dei consumi. Da lì Sieni arriva al poemetto, e sceglie di danzarlo in forma poetica e vernacolare.
Una riflessione su noi stessi
Il critico Roberto Giambrone, su Danza&Danza, legge lo spettacolo come una riflessione su un'epoca smarrita, molto simile a quella che il poeta deplorava settant'anni fa, in cui si è chiamati a scegliere fra le tenebre e la luce, anche solo quella tenue delle lucciole.
La musica di Ma a che serve la luce?: Bach, Basinski, Odetta
La musica dello spettacolo, curata dallo stesso Sieni, accosta Johann Sebastian Bach, il compositore americano William Basinski e la cantante folk Odetta Holmes.
Le Variazioni Goldberg
Secondo la recensione di Danza&Danza, di Bach si ascolta l'Aria da capo delle Variazioni Goldberg nell'esecuzione di Glenn Gould: un legame diretto con Solo Goldberg Variations, lo spettacolo di cui questo lavoro è la prosecuzione.
Melancholia
Di William Basinski c'è Melancholia, pagina malinconica e rarefatta che la stessa recensione definisce mesta.
Il Vangelo secondo Matteo
Di Odetta Holmes c'è lo spiritual Sometimes I feel like a motherless child, che nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini accompagnava la scena dell'adorazione dei Magi. È un filo sottile che lega la danza di Sieni al cinema del poeta.
Le ceneri di Gramsci: il poemetto di Pasolini
Le ceneri di Gramsci è la raccolta di poemetti che Pasolini pubblicò con Garzanti nel 1957, undici poesie già uscite su riviste o in plaquette fra il 1951 e il 1956; il poemetto che le dà il titolo è datato dal Vascello al 1954.
Davanti alla tomba di Gramsci
Il titolo viene da una poesia immaginata davanti alla tomba di Antonio Gramsci nel Cimitero acattolico di Roma, a Testaccio, accanto alla Piramide Cestia. È uno dei testi più romani di Pasolini.
La terzina dantesca
Nella maggior parte dei poemetti Pasolini usa la terzina di Dante, resa però quasi irriconoscibile da pause sintattiche, versi più lunghi o più brevi e continui enjambement. La lingua tende alla prosa e al saggio, con un lirismo che la critica definisce impuro: una nuova poesia civile.
Gli altri poemetti
Nella raccolta ci sono L'Appennino, Il canto popolare, Picasso, ambientato alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna durante una mostra del pittore, Comizio, nato come Notte in Piazza di Spagna, L'umile Italia: un viaggio nell'Italia del dopoguerra che ha Roma come centro.
Perché danzarlo
Sieni scrive di essersi lasciato guidare dalle parole dette e dal loro suono. Per un coreografo, la terzina con il suo ritmo e le sue pause è già una partitura.
Pier Paolo Pasolini e Roma
Pier Paolo Pasolini, nato a Bologna il 5 marzo 1922 e morto a Ostia il 2 novembre 1975, fu poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, pittore e drammaturgo, fra i maggiori intellettuali italiani del Novecento.
L'osservatore
Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal dopoguerra alla metà degli anni Settanta, suscitò polemiche per la radicalità dei suoi giudizi sulla società dei consumi allora nascente: lo stesso tema da cui parte Sieni.
I cinquant'anni
Lo spettacolo è nato per il cinquantesimo anniversario della sua morte, nel novembre 2025, e arriva a Roma, la città in cui Pasolini visse e che raccontò nei romanzi e nel cinema, un anno e mezzo dopo.
La voce del poeta
In scena si sente la voce registrata di Pasolini, alternata a quella sussurrata di Sieni. Per chi non l'ha mai ascoltata, è una delle ragioni per andare.
Chi è Virgilio Sieni: biografia del coreografo
Virgilio Sieni, nato a Firenze nel 1958, è coreografo e danzatore, tre volte vincitore del Premio Ubu, nel 2000, nel 2003 e nel 2011.
La formazione
Dopo studi artistici e di architettura, studia danza classica con Antonietta Daviso e moderna con Traut Faggioni. Dal 1978 al 1983 lavora con la compagnia internazionale Group-o di Katie Duck e frequenta la School for New Dance Development di Amsterdam; si perfeziona in Giappone, dove approfondisce lo Shintaido, e a New York, dove frequenta Merce Cunningham.
Dai Magazzini alla sua compagnia
Rientrato in Italia, firma coreografie per la compagnia I Magazzini e fonda Parco Butterfly, attiva fino al 1989; dal 1991 guida la Compagnia Virgilio Sieni. I primi spettacoli guardano alla tragedia, a partire dall'Orestea di Eschilo, poi alla fiaba, con Studi su Cappuccetto Rosso, La casina dei biscotti e Babbino caro, e al contemporaneo, con Requiem e Cado.
Cango e l'arte del gesto
Dal 2003 si stabilisce a Cango, ai Cantieri Goldonetta di Firenze, dove apre una casa per la danza. Nel 2007 fonda l'Accademia sull'arte del gesto, aperta anche a non professionisti di ogni età: ne nascono Osso, Adagi partigiani, con partigiani in scena, e Atlante del bianco.
Teatri e collaborazioni
Ha lavorato con la Scala, il San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, il Comunale di Firenze, il Teatro dell'Opera di Roma e la Biennale di Venezia, con musicisti come Ennio Morricone, Giorgio Battistelli, Steve Lacy, Evan Parker, Stefano Scodanibbio e Alexander Bălănescu.
Le opere
Fra le sue coreografie più note, oltre a quelle già citate, ci sono Re Lear nel 1992, Elogio dell'ombra nel 1994, Il gabinetto del dottor Caligari nel 2002, dal film di Robert Wiene, Il funambolo nello stesso anno, La città bianca nel 2003, Mi difenderò nel 2005 e Dolce vita, Archeologia della Passione nel 2014. Il cinema, la pittura e la letteratura sono da sempre il materiale su cui lavora il suo corpo.
Pasolini, prima di oggi
Nel 1999 Sieni aveva già lavorato su Pasolini con Il fiore delle mille e una notte, dall'omonimo film. Ma a che serve la luce? chiude un cerchio aperto oltre venticinque anni fa.
Il Teatro Vascello, sala di ricerca a Monteverde
Il Teatro Vascello è stato inaugurato il 4 maggio 1989 in via Giacinto Carini da Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann, con la compagnia La Fabbrica dell'Attore. Fin dai primi anni ha ospitato la danza contemporanea accanto alla prosa.
Le radici al Teatro La Fede
Prima del Vascello c'era il Teatro La Fede, in via Portuense 78, dove negli anni Settanta Nanni e Kustermann realizzavano spettacoli dentro quella che venne chiamata scuola romana, un teatro che dava la precedenza all'immagine sulla parola.
Teatro Stabile d'Innovazione
Nel 1998 il Ministero riconosce La Fabbrica dell'Attore come Teatro Stabile d'Innovazione. Nel 2004 apre la Sala Studio. Dopo la morte di Nanni, nel gennaio 2010, la direzione artistica passa a Manuela Kustermann.
Un febbraio di classici riletti
Nel febbraio 2027 il Vascello ospita di seguito l'Orestea di Carmelo Rifici, lo spettacolo di Sieni e l'Edipus di Testori con Sandro Lombardi: tre modi di rileggere un classico, fra tragedia, poesia e danza.
Una curiosità su Ma a che serve la luce? di Virgilio Sieni al Teatro Vascello — dal 18 al 21 febbraio 2027
La curiosità più sorprendente è un intreccio di nomi nel cartellone del Vascello di febbraio 2027. Sieni, all'inizio della sua carriera, firmò coreografie per la compagnia I Magazzini, la formazione fiorentina fondata da Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, gli stessi che dal 23 febbraio, due giorni dopo l'ultima recita di Sieni, portano sullo stesso palco l'Edipus di Giovanni Testori. E fra i primi spettacoli della Compagnia Virgilio Sieni, all'inizio degli anni Novanta, c'era l'Orestea di Eschilo: la stessa trilogia che apre il mese al Vascello, dal 3 al 14 febbraio, nella regia di Carmelo Rifici. In tre settimane, quindi, sullo stesso palcoscenico passano tre fili della storia di Sieni. Una seconda curiosità riguarda Pasolini: Tiezzi e Lombardi, dopo l'Edipus del 1994, portarono in scena il suo Porcile. Il poeta di Casarsa, in altre parole, lega fra loro tutti gli artisti di questo febbraio. Una terza curiosità è materiale: fra i ringraziamenti dello spettacolo compare Mimmo Cuticchio, che ha donato a Sieni un'ossatura di pupo. La marionetta, scrive Sieni citando Kleist, parla umanamente oltre l'umano: in scena, forse, la si vedrà.
Biglietti per Ma a che serve la luce? al Vascello
I biglietti si acquistano dal sito ufficiale del Teatro Vascello, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, oppure alla biglietteria del teatro in via Giacinto Carini 78.
Online
Dalla pagina dello spettacolo si accede all'acquisto online. Il sito del Vascello spiega che in questo modo biglietti, abbonamenti e card arrivano direttamente sul telefono.
Card e abbonamenti
Il teatro propone card per la stagione 2026/2027, da acquistare almeno 24 ore prima del primo utilizzo. Con l'Orestea e l'Edipus nello stesso mese, per chi segue il Vascello sono una scelta da valutare.
I prezzi
I prezzi sono pubblicati sui canali ufficiali del Vascello e sul circuito autorizzato.
Una cosa che non ti dice nessuno su Ma a che serve la luce? di Virgilio Sieni al Teatro Vascello — dal 18 al 21 febbraio 2027
Quello che nessuno dice è che per godere di questo spettacolo non serve conoscere la danza contemporanea. Chi non frequenta la danza teme spesso di non capire: qui la chiave è la parola. Le terzine di Pasolini si ascoltano, con la voce del poeta e con quella di Sieni, e il corpo le accompagna, le commenta, le fa vibrare. Il consiglio è leggere prima il poemetto Le ceneri di Gramsci, o almeno le prime strofe: bastano venti minuti. Arrivare con quei versi nell'orecchio cambia l'esperienza. La seconda cosa che nessuno dice riguarda la durata: 55 minuti sono pochi, ma sono minuti densi, senza intervallo, in cui un solo interprete tiene la scena. Non è uno spettacolo da vedere stanchi dopo una giornata faticosa. La terza riguarda il luogo del poemetto. La tomba di Gramsci è al Cimitero acattolico, a Testaccio, a pochi chilometri dal Vascello: andarci prima, in un pomeriggio di febbraio, significa vedere con i propri occhi lo scenario delle terzine. A nostro giudizio è la preparazione migliore possibile, e non costa nulla.
Il consiglio che ti do per visitare Ma a che serve la luce? di Virgilio Sieni al Teatro Vascello — dal 18 al 21 febbraio 2027
Il consiglio è costruire una giornata pasoliniana, e farlo di domenica. Domenica 21 febbraio, nel primo pomeriggio, una visita al Cimitero acattolico di Testaccio, davanti alla tomba di Gramsci che dà il titolo al poemetto; poi il tragitto verso Monteverde, con il bus o in treno da Ostiense a Quattro Venti; alle 17 lo spettacolo, che finisce prima delle 18. La serata resta libera per una cena a Trastevere. Chi preferisce la sera sceglie il giovedì o il venerdì alle 21: meno di un'ora di spettacolo, poi un dopoteatro a Monteverde. Per chi segue il Vascello, il fine settimana del 20 e 21 febbraio si incastra con l'Edipus di Tiezzi e Lombardi, che debutta il martedì successivo: due spettacoli fiorentini, un coreografo e una coppia storica di teatranti che hanno lavorato insieme agli inizi. In ogni caso, arrivate con qualche minuto di margine: in uno spettacolo che comincia dal silenzio e dalla voce, l'ingresso a luci spente disturba tutti.
Come arrivare al Teatro Vascello per Ma a che serve la luce?
Il Teatro Vascello è in via Giacinto Carini 78, a Monteverde Vecchio, e si raggiunge con il bus 75 che ferma davanti all'ingresso.
In autobus
Il 75 è la linea più diretta dal centro. Il teatro indica come utili anche le linee 44, 710, 870 e 871, che collegano Monteverde a Trastevere e ai quartieri a ovest. Per gli orari serali conviene usare il calcolatore di percorso dell'Atac.
In treno
Dalla stazione Ostiense il treno metropolitano porta alla stazione Quattro Venti, a pochi passi dal teatro. È anche la via più rapida per chi arriva dal Cimitero acattolico, vicino alla stazione Ostiense e alla Piramide.
In auto
Il teatro suggerisce la sosta lungo via delle Mura Gianicolensi, a un centinaio di metri. Ci sono parcheggi a pagamento in via Giacinto Carini 43, in via Maurizio Quadrio 22, convenzionato con il teatro presentando il biglietto, e in via Raffaello Giovagnoli 20.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Pasolini sia stato anche un grande poeta, oltre che regista e polemista, lo sanno tutti. Meno citato è che Le ceneri di Gramsci sia nato da un luogo preciso di Roma: il poemetto è immaginato davanti alla tomba di Antonio Gramsci nel Cimitero acattolico, il camposanto dei non cattolici accanto alla Piramide Cestia. È uno dei pochi grandi testi della poesia italiana del Novecento che si possono leggere sul posto, seduti a pochi passi dalla lapide. Un secondo fatto noto agli specialisti e poco ricordato: Pasolini, poeta del Novecento, scelse per questi poemetti la terzina, il metro della Divina Commedia, piegandola però alla prosa con pause, enjambement e versi irregolari. Una forma antichissima per parlare della società del dopoguerra. Un terzo fatto riguarda Sieni. Il suo percorso con i non professionisti, dall'Accademia sull'arte del gesto ad Adagi partigiani, con partigiani veri in scena, è, a nostro giudizio, uno dei tratti più originali della danza italiana recente: l'idea che il gesto appartenga a tutti, non solo ai ballerini, è la stessa che in questo spettacolo lo porta a danzare in forma vernacolare, popolare, le parole di un poeta che amava il popolo di Roma.
Il quartiere intorno al Teatro Vascello: Monteverde Vecchio
Monteverde Vecchio è la parte alta e residenziale di Monteverde, sopra Trastevere, fra il Gianicolo e le grandi ville storiche.
Il Gianicolo
Il Gianicolo è vicinissimo: il panorama sulla città prima di una recita del sabato o della domenica è il modo migliore per preparare la serata.
Le ville
Villa Sciarra e Villa Doria Pamphilj sono le due soste verdi della zona. D'inverno i cancelli chiudono presto.
Trastevere
Ai piedi di Monteverde si apre Trastevere, con la basilica di Santa Maria in Trastevere: la zona dove scendere dopo lo spettacolo per cenare.
La foto giusta da fare a Ma a che serve la luce? di Virgilio Sieni al Teatro Vascello — dal 18 al 21 febbraio 2027
Durante lo spettacolo nessuna foto: in un lavoro in cui la luce è parte del titolo e del disegno scenico, curato dallo stesso Sieni con Marco Cassini, uno schermo acceso è una luce di troppo. La foto giusta si fa altrove. La prima, la più significativa, si fa al Cimitero acattolico di Testaccio, davanti alla tomba di Gramsci, il luogo da cui nasce il poemetto: un'immagine sobria, rispettosa, che racconta da dove arrivano le parole che si ascolteranno in scena. La seconda si fa sulla facciata del Vascello, in via Giacinto Carini, con la locandina di Ma a che serve la luce?: meglio al buio, prima della recita delle 21, quando l'ingresso illuminato risponde alla domanda del titolo. La terza è per chi ama i dettagli: il foglio di sala con l'elenco delle musiche, Bach, Basinski, Odetta, fotografato accanto al biglietto. Tornati a casa, riascoltare quei brani è il modo più semplice per rivivere lo spettacolo. Regola che vale sempre: niente flash, niente video, niente scatti durante gli applausi finché l'interprete è in scena, salvo indicazioni diverse del teatro.
Dove mangiare prima o dopo lo spettacolo
Il Teatro Vascello ha un bistrot interno, il Coffee Plant Bistrot, utile per un caffè o uno spuntino prima dello spettacolo.
A Monteverde
Il quartiere ha trattorie e pizzerie frequentate soprattutto da residenti, con prezzi più onesti di quelli di Trastevere: la scelta giusta dopo le recite delle 21, che finiscono prima delle 22.
A Trastevere
Dopo il sabato alle 19 o la domenica alle 17 conviene scendere a Trastevere, dove osterie e trattorie restano aperte fino a tardi. Il sabato sera prenotate.
A Testaccio
Chi ha passato il pomeriggio al Cimitero acattolico può fermarsi a Testaccio, il quartiere delle trattorie romane del quinto quarto, prima o dopo lo spettacolo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Teatro Vascello si racconta per date. Il 4 maggio 1989 la sala apre con Qui non ci torno più di Tadeusz Kantor e del Teatro Cricot di Varsavia. Nei primi anni Novanta passano Raul Ruiz, il Centro di ricerca di Pontedera e la danza contemporanea americana e francese: la danza, fin dall'inizio, ha un posto stabile nel cartellone. Nel maggio 1996 la rassegna Extraordinario presenta sedici giovani compagnie da tutta Italia. Nel 1998 il Ministero riconosce La Fabbrica dell'Attore come Teatro Stabile d'Innovazione, e nello stesso anno il Vascello coproduce uno spettacolo con il Berliner Ensemble. Nella primavera del 2001 il cofondatore Giancarlo Nanni è il primo italiano invitato a lavorare e insegnare all'Actors Studio di New York. Nel 2003 nasce il Premio Valentino Zeichen dedicato alla poesia: un premio di poesia in un teatro, un precedente perfetto per uno spettacolo che danza una poesia. Nel 2004 apre la Sala Studio. Nel gennaio 2010 muore Nanni e la direzione passa a Manuela Kustermann. Da oltre vent'anni la Fondazione Romaeuropa porta al Vascello una parte del suo festival, e nell'autunno 2026 la stagione si è aperta con Tragudia, Il canto di Edipo. Nel febbraio 2027 tornano sul palco di via Carini Sieni e i versi di Pasolini.
Accessibilità, studenti e informazioni pratiche
Il Teatro Vascello pubblica sul proprio sito una sezione dedicata all'accessibilità, da consultare prima dell'acquisto per conoscere accessi, posti riservati e servizi.
Con gli studenti
Per chi studia letteratura italiana del Novecento, lo spettacolo è un modo diverso di incontrare Pasolini; per chi studia danza, un esempio del lavoro di uno dei coreografi italiani più premiati. Per i bambini piccoli non è pensato.
La puntualità
Con un solo interprete in scena e 55 minuti senza intervallo, entrare in ritardo disturba tutti. Partite con margine.
Febbraio a Roma
Febbraio è uno dei mesi più tranquilli per visitare Roma, con meno turisti e giornate che si allungano. Le serate sono fresche: un cappotto facile da togliere in sala è la scelta più sensata.
Chi è passato da Ma a che serve la luce? di Virgilio Sieni al Teatro Vascello — dal 18 al 21 febbraio 2027
Sul palcoscenico del Vascello e, prima ancora, nella storia della compagnia che lo ha fondato, sono passati alcuni dei nomi più importanti della scena contemporanea. Al Teatro La Fede, la prima sede degli anni Settanta, arrivarono il sassofonista Steve Lacy, il compositore John Cage, il regista francese Gérard Gelas e il Living Theatre; dal gruppo uscirono Memè Perlini e Giuliano Vasilicò. Al Vascello, dal 1989, sono passati Tadeusz Kantor, Raul Ruiz, il Centro di Pontedera, Teatri Uniti, Moni Ovadia, Carlo Cecchi, Giorgio Barberio Corsetti, la Societas Raffaello Sanzio, il Teatro Valdoca, Pippo Delbono; per la danza Enzo Cosimi, Sosta Palmizi, Wim Vandekeybus e lo stesso Virgilio Sieni, che torna dunque in una sala che conosce. Fra i maestri internazionali Bob Wilson e Peter Brook. C'è un filo che lega questo elenco allo spettacolo: Steve Lacy, passato al Teatro La Fede negli anni Settanta, è anche fra i musicisti con cui Sieni ha collaborato nella sua carriera. Dal 18 al 21 febbraio 2027 passano dal Vascello Sieni, il light designer Marco Cassini, il sound designer Mauro Forte e Pietro Viti con le sue diapositive. E con loro, attraverso la voce registrata, Pier Paolo Pasolini, e attraverso i suoi versi Antonio Gramsci, sepolto dall'altra parte del Tevere.
Domande frequenti su Ma a che serve la luce?
Quando va in scena Ma a che serve la luce? al Teatro Vascello?
Ma a che serve la luce? di Virgilio Sieni è al Teatro Vascello dal 18 al 21 febbraio 2027: giovedì 18 e venerdì 19 alle 21, sabato 20 alle 19, domenica 21 alle 17. Lo spettacolo dura 55 minuti.
Di che cosa parla lo spettacolo di Virgilio Sieni?
Lo spettacolo di Virgilio Sieni è una danza sul poemetto Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini, con la voce registrata del poeta alternata a quella di Sieni. Ha debuttato alla Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, per i cinquant'anni dalla morte di Pasolini.
Quali musiche si ascoltano in Ma a che serve la luce?
In Ma a che serve la luce? si ascoltano musiche di Bach, William Basinski e Odetta Holmes. Secondo Danza&Danza fra queste ci sono l'Aria delle Variazioni Goldberg suonata da Glenn Gould, Melancholia di Basinski e lo spiritual Sometimes I feel like a motherless child.
Serve conoscere la danza contemporanea per capire lo spettacolo?
No, per Ma a che serve la luce? la chiave è la parola: le terzine di Pasolini si ascoltano e la danza le accompagna. Il consiglio è leggere prima il poemetto Le ceneri di Gramsci, anche solo le prime strofe.
Chi è Virgilio Sieni?
Virgilio Sieni è un coreografo e danzatore fiorentino nato nel 1958, tre volte premio Ubu. Dal 2003 lavora a Firenze nel centro di danza Cango e nel 2007 ha fondato l'Accademia sull'arte del gesto, aperta anche ai non professionisti.
Dove si comprano i biglietti?
I biglietti per Ma a che serve la luce? si acquistano dalla pagina dello spettacolo sul sito del Teatro Vascello, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato, oppure alla biglietteria di via Giacinto Carini 78. I prezzi sono sui canali ufficiali del teatro.
Dove si trova la tomba di Gramsci citata nel titolo?
La tomba di Antonio Gramsci, da cui prende il titolo il poemetto di Pasolini, si trova nel Cimitero acattolico di Roma, a Testaccio, accanto alla Piramide Cestia. Dal Vascello si raggiunge in treno fino a Ostiense.
Il consiglio finale su Ma a che serve la luce?
Ma a che serve la luce? è uno spettacolo breve e prezioso: meno di un'ora in cui un coreografo tre volte premio Ubu danza le terzine di Pasolini sulla voce del poeta. A nostro giudizio conviene prepararlo con due gesti semplici, leggere le prime strofe del poemetto e passare dal Cimitero acattolico, e poi lasciarsi guidare dal corpo di Sieni. Chi segue il Vascello lo inserisca in un febbraio che va da Eschilo a Testori: tre spettacoli diversissimi, con Pasolini come filo nascosto.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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