Parco della Cellulosa

Il Parco della Cellulosa si trova a Roma ovest, nel quartiere Casalotti, con ingresso principale al casaletto di Via della Cellulosa 132 (00166 Roma). Gli accessi pedonali aperti sono due: Via di Santa Seconda di fronte al civico 74 e Via della Cellulosa di fronte al civico 88. Si arriva in autobus senza difficoltà: la linea 146 parte dal capolinea di Battistini, sulla Metro A, e risale Via di Casalotti; la linea 905 parte da Cornelia, sempre Metro A, e si scende alla fermata Cellulosa Santa Seconda. L'ingresso è libero e gratuito, perché il parco è un'area verde pubblica e non un museo a biglietto: non serve prenotare per una passeggiata, non c'è tornello, non c'è cassa. Gli orari seguono la luce, dall'alba al tramonto, come per quasi tutte le aree naturali gestite in città. Per le attività organizzate, le visite guidate e il calendario degli eventi conviene invece controllare il sito ufficiale del parco e i canali del comitato dei cittadini, perché lì il programma cambia di stagione in stagione. La segreteria del comitato, storicamente, riceve il venerdì nel tardo pomeriggio al casaletto di Via della Cellulosa 132.

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Chi cerca altre aree protette dello stesso quadrante, tutte comprese nel sistema gestito da RomaNatura, può muoversi verso la Riserva dell'Insugherata, la Riserva di Monte Mario, la Valle dei Casali o la Tenuta dei Massimi, mentre più a nord, verso la campagna che il fosso Galeria attraversa, si incontrano l'Oasi di Castel di Guido e il Parco di Veio.

Il Parco della Cellulosa si estende su circa cento ettari e nasce dall'unione di due zone un tempo utilizzate dall'ex Ente Nazionale per la Cellulosa e la Carta, collegate fra loro dal fosso Galeria. Dall'11 maggio 2006 tutta l'area ricade dentro un Monumento Naturale, la forma di tutela che la Regione Lazio riserva ai luoghi di particolare valore naturalistico e paesaggistico dentro il tessuto urbano. Il nome, che a un orecchio distratto suona industriale, racconta una storia precisa: qui, per mezzo secolo, si è fatta ricerca scientifica sugli alberi da cui si ricava la carta. Chi entra oggi cammina dentro un ex centro di sperimentazione forestale diventato quartiere verde, e questo doppio strato, il bosco e il laboratorio, è la chiave per capire il posto.

Parco della Cellulosa
Parco della Cellulosa

Che cosa è davvero il Parco della Cellulosa

La definizione ufficiale è Monumento Naturale Parco della Cellulosa, e vale la pena fermarsi un momento sulle parole. Un Monumento Naturale non è un parco cittadino qualunque, con le aiuole e le giostrine, e non è nemmeno una riserva chiusa e recintata dove si entra solo con la guida. È una categoria di tutela intermedia, pensata per proteggere un ambiente naturale che ha resistito dentro la città e che merita di restare com'è. Nel Lazio questa forma di protezione è affidata all'ente regionale RomaNatura, che amministra un intero sistema di aree protette dentro e attorno alla capitale, dalla campagna a nord fino alle tenute a sud.

Il Parco della Cellulosa occupa il quadrante nord occidentale di Roma, in prossimità di Casalotti, un quartiere che negli ultimi decenni si è riempito di palazzine e che senza questi cento ettari sarebbe cemento quasi senza interruzioni fino alla campagna. Il territorio è composto da due nuclei distinti, entrambi appartenuti all'Ente Nazionale per la Cellulosa e la Carta, che il fosso Galeria tiene insieme come un filo d'acqua. Uno dei due nuclei, quello di circa quattordici ettari attorno al vecchio centro di ricerca, è la parte aperta e frequentabile; l'altro, molto più esteso, è l'ex azienda agricola sperimentale che ancora custodisce impianti e collezioni di alberi.

La superficie del Parco della Cellulosa e le sue due anime

I numeri aiutano a orientarsi. L'insieme tutelato ruota attorno ai cento ettari, ma non tutto è passeggiabile allo stesso modo. La porzione fruibile senza limiti, quella con gli ingressi pedonali, l'area giochi e i percorsi, corrisponde grosso modo ai quattordici ettari dell'ex Centro di sperimentazione, il cuore storico attorno al casaletto di Via della Cellulosa. La parte più vasta, i settantasei ettari abbondanti dell'ex azienda chiamata Ovile, è terreno di ricerca forestale e non ha la stessa apertura turistica: lì gli alberi non sono ornamento ma materiale di studio, filari di pioppi e collezioni di specie mediterranee piantati e osservati da agronomi. Sapere questa divisione evita la delusione di chi arriva pensando a un grande giardino continuo: il Parco della Cellulosa è per metà luogo di svago e per metà stazione scientifica, e la seconda metà si intuisce più che vedersi.

La natura del Parco della Cellulosa

La ragione per cui la Regione ha protetto questo lembo di verde non è paesaggistica in senso cartolinesco, ma ecologica. In un'area densamente abitata come Casalotti, cento ettari di alberi e prati funzionano da rifugio per una fauna che altrove in periferia non troverebbe casa, e da corridoio che collega la città alla campagna aperta della valle del Galeria.

Gli alberi del Parco della Cellulosa

La vegetazione racconta la doppia origine del posto. Da un lato ci sono le specie della macchia mediterranea locale, quelle che qui crescerebbero comunque: la quercia, il leccio sempreverde, l'olmo, l'alloro. Dall'altro ci sono gli alberi arrivati con la ricerca, piantati per essere studiati e mai più rimossi, e questo spiega presenze che in un bosco romano spontaneo non ti aspetteresti. Cammini e incontri l'eucalipto, con la sua corteccia che si sfalda e il profumo balsamico delle foglie; la mimosa, che a fine inverno accende di giallo un angolo del parco; il noce, il pino, l'acero americano. Compare anche la broussonetia papyrifera, il gelso da carta, un albero che con il nome del parco chiude un cerchio quasi perfetto: dalla sua corteccia, in Oriente, si ricavava proprio la carta, ed è difficile immaginare pianta più adatta a un ex ente della cellulosa. Lungo il fosso Galeria, dove il suolo resta umido, prosperano l'equiseto e le altre specie ripariali che amano l'acqua, una fascia di vegetazione diversa da tutto il resto e preziosa proprio per questo.

Gli animali del Parco della Cellulosa

Chi arriva presto la mattina, o si ferma verso il tramonto, ha buone probabilità di sentire e a volte vedere una fauna sorprendentemente varia per un parco di periferia. Fra gli uccelli il più fotogenico è l'upupa, con la sua cresta a ventaglio e il volo ondulante; sopra i prati aperti può capitare di scorgere la poiana che rotea in cerca di prede, mentre fra gli alberi vivono l'allocco e la civetta, i due rapaci notturni che al crepuscolo cominciano a farsi sentire. C'è anche il parrocchetto dal collare, il pappagallo verde ormai naturalizzato in tutta Roma, chiassoso e inconfondibile. I mammiferi si mostrano meno, ma lasciano il segno: chi conosce le tracce riconosce il passaggio dell'istrice, con i suoi aculei persi lungo i sentieri, del tasso e della volpe. Nessuno di questi animali è raro in assoluto, ma trovarli tutti insieme dentro un fazzoletto di verde stretto fra le palazzine è la misura di quanto il parco funzioni da rifugio.

Parco della Cellulosa
Parco della Cellulosa

Come nasce il Parco della Cellulosa: dall'Ente alla ricerca forestale

Per capire davvero il Parco della Cellulosa bisogna tornare al 1952, l'anno in cui viene fondato l'Ente Nazionale per la Cellulosa e la Carta. Il dopoguerra italiano ha fame di materie prime nazionali, e la carta è una di queste: l'Ente riceve un mandato istituzionale preciso, adottare provvedimenti capaci di agevolare la produzione e l'impiego di materie prime nazionali per la cellulosa. Non un'azienda che stampa fogli, ma un organismo pubblico che deve far crescere in Italia gli alberi giusti, i pioppi soprattutto, da cui ricavare la pasta di legno.

L'Ente costruisce una rete di aziende agricole sparse in quasi tutte le regioni italiane e, per la parte scientifica, si dota di due istituti di ricerca di fama internazionale: l'Istituto di sperimentazione per la Pioppicoltura di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, e il Centro di sperimentazione Agricola e Forestale di Roma. È questo secondo istituto la radice del parco.

Il Centro di sperimentazione del 1953

Il Centro di sperimentazione Agricola e Forestale di Roma viene istituito nel 1953 in località Casalotti, su un'area di quattordici ettari che oggi corrisponde alla parte aperta del Parco della Cellulosa. Non era un semplice vivaio: qui si faceva ricerca vera, con un complesso di laboratori e di serre e un ventaglio di discipline che sorprende per ampiezza. Si studiava ecologia, biologia, genetica delle coltivazioni, microbiologia, patologia vegetale, entomologia e tecnologia del legno. In altre parole, si guardava l'albero da ogni angolazione possibile: come cresce, quali malattie lo colpiscono, quali insetti lo minacciano, come se ne lavora il legno. Per le prove sul campo il Centro si appoggiava all'azienda contigua chiamata Ovile, una superficie di settantasei ettari e sessantacinque are, dove le teorie del laboratorio diventavano filari veri di alberi da osservare per anni.

Dalla SAF alla liquidazione dell'Ente

La parabola dell'Ente segue quella di molta ricerca pubblica italiana. Nel 1979 la gestione operativa passa a una delle società affiliate, la Società Agricola e Forestale per le Piante da Cellulosa e da Carta. Poi arrivano gli anni Novanta e con essi lo scioglimento: due leggi, la numero 595 del 1994 e la numero 337 del 1995, decretano la fine dell'Ente e delle società controllate, e tutti i beni finiscono riuniti sotto un Commissario Liquidatore Unico. È il momento in cui questo patrimonio di alberi e laboratori rischia di dissolversi nelle pieghe della burocrazia, spezzettato fra ministeri e istituti diversi.

ICRAM, URF e il destino degli edifici

Il seguito è una vicenda di comodati e passaggi di mano che vale la pena conoscere, perché spiega perché una parte del parco resti chiusa. Nel 1997 la porzione ex Centro di sperimentazione, i quattordici ettari fra Via di Casalotti, Via della Cellulosa e Via di Santa Seconda, dopo un breve passaggio al Ministero dell'Ambiente viene affidata in comodato all'Istituto Centrale per la Ricerca sul Mare. Fra il 2000 e il 2001 quel comodato scade e la liquidazione passa sotto il controllo del Ministero del Tesoro, con un decreto del 4 maggio 2000: da allora l'istituto marino paga un'indennità di occupazione. Gli edifici della zona, quelli tuttora usati e quelli in disuso, ammontano a circa ventiquattromila metri cubi, con altri tredicimila circa potenzialmente edificabili, e l'area è stata a lungo valutata per la vendita attraverso la società pubblica che gestisce le aste dei beni dello Stato.

I settantasei ettari dell'azienda Ovile hanno avuto invece un destino più coerente con la loro natura. Nel 2001, in quanto struttura connessa all'Istituto di Sperimentazione per la Pioppicoltura, sono stati devoluti al Ministero per le Politiche Agricole e Forestali per rientrare nella riorganizzazione degli istituti di ricerca agraria, dentro il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura. Da allora l'ex Ovile porta il nome di Unità di Ricerca Forestale, e la sua gestione amministrativa è stata affidata all'Istituto sperimentale per lo studio e la difesa del suolo. Il valore di quel terreno non è economico ma scientifico: il materiale vegetale studiato e conservato negli impianti sperimentali è considerato fra i più vasti e completi a livello nazionale, secondo, nell'area mediterranea, forse solo alle grandi collezioni francesi. È un patrimonio genetico di alberi che nessuna asta immobiliare potrebbe ricostruire.

Il Parco della Cellulosa oggi: i cittadini che lo hanno salvato

La storia recente del parco è la parte più interessante, e la meno raccontata dalle guide. Un'area così, ex demanio in liquidazione, stretta fra ministeri e potenziali aste, avrebbe potuto finire lottizzata. A impedirlo è stato un gruppo di abitanti del quartiere che nel 2005 ha costituito il Comitato per la Tutela e la Salvaguardia del Parco della Cellulosa. È stato quel comitato, con la pressione dei cittadini e delle associazioni del territorio, a ottenere l'anno successivo la tutela come Monumento Naturale, arrivata con il decreto del presidente della Regione Lazio numero 165 dell'11 maggio 2006.

Da allora sono i volontari a tenere in vita la parte aperta del parco. Curano le aree verdi, hanno costruito con le proprie mani panchine, tavoli e cancelli, mantengono i percorsi, e organizzano un calendario fitto di iniziative in collaborazione con RomaNatura, con le scuole e con le molte realtà associative di Casalotti. Il Parco della Cellulosa, in questo senso, non è un giardino calato dall'alto ma una conquista di quartiere, e si sente: chi lo frequenta lo tratta come cosa propria.

Gli orti urbani del Parco della Cellulosa

Uno degli esperimenti più riusciti è quello degli orti urbani, avviato dal circolo locale di Legambiente. Nel 2009 è stato approvato un progetto pilota che ha preso un'area di circa mille metri quadrati, prima ricoperta di rovi e materiali di scarto, e l'ha trasformata in appezzamenti coltivabili. I primi assegnatari sono stati diciassette ortolani, con una concessione lunga fino a cinque anni; per i nuovi assegnatari le durate sono più brevi, da uno a tre anni. Le regole raccontano bene lo spirito del posto: priorità agli abitanti del quartiere, precedenza a chi è più avanti nella lista e a categorie come i pensionati, coltivazione biologica privilegiata, divieto dei pesticidi più tossici e dei diserbanti, niente lavoranti pagati perché l'orto lo lavora chi lo ha in concessione. In cambio, gli ortolani si impegnano a tenere in ordine l'area, a dare una mano nella manutenzione del parco e a collaborare con le scuole nelle attività didattiche. L'acqua la fornisce il circolo. Gli orti non sono un dettaglio agricolo: sono lo strumento con cui il parco è diventato un pezzo di comunità, un luogo dove nonni pensionati e bambini delle scuole imparano insieme come cresce un pomodoro e che cosa significa la stagionalità.

La scuola nel bosco e le attività didattiche

Accanto agli orti, il circolo di Legambiente porta avanti da anni un progetto di educazione ambientale rivolto alle scuole, pensato per far vivere ai bambini il bosco come aula all'aperto. Il Parco della Cellulosa è un laboratorio didattico naturale: ci sono gli alberi delle collezioni sperimentali con cui spiegare la botanica, la fauna con cui insegnare il rispetto degli animali selvatici, il fosso con la sua vegetazione ripariale, e la storia stessa del luogo, che permette di raccontare a una scolaresca come un centro di ricerca sia diventato un parco pubblico. Le classi che arrivano qui non trovano un giardino qualunque, ma un posto che ha molto da insegnare proprio perché nasce dalla scienza.

Eventi, atelier del legno e vita di comunità

Il calendario del Parco della Cellulosa, curato dal comitato e dalle associazioni, è più vivace di quanto la posizione periferica lascerebbe pensare. Negli anni si sono tenute gare di orienteering fra gli alberi, mostre fotografiche, laboratori di riuso del legno con un piccolo atelier dedicato, e una lunga serie di attività ludiche, culturali e ambientali pensate per coinvolgere il quartiere. Non manca il capitolo cultura vera e propria, con presentazioni, incontri e appuntamenti che sfruttano gli spazi coperti del casaletto. C'è persino una biblio cabina per lo scambio dei libri, con la regola semplice e gentile di prenderne uno e portarne un altro. Per sapere che cosa succede in una data settimana, il riferimento resta il sito ufficiale del parco e i canali del comitato, perché il programma è stagionale e cambia spesso.

Come visitare il Parco della Cellulosa

La visita al Parco della Cellulosa è quella di un parco di quartiere, non di un monumento: si viene per camminare, per portare i bambini, per correre, per stare all'aperto lontano dal traffico. La parte aperta, attorno al casaletto di Via della Cellulosa 132, offre un percorso podistico che si sviluppa fra Via di Santa Seconda e Via della Cellulosa, un'area giochi per i più piccoli, spazi per la sosta con panchine e tavoli, e i sentieri che attraversano gli alberi. Non è grande come i grandi parchi storici del centro, ma è proprio la sua scala raccolta a renderlo comodo: in un'ora o due lo si gira con calma.

Come arrivare al Parco della Cellulosa

In mezzi pubblici il parco è raggiungibile con due linee di superficie che partono entrambe dalla Metro A. La 146 parte dal capolinea di Battistini e percorre Via di Casalotti; la 905 parte da Cornelia e ferma alla fermata Cellulosa Santa Seconda, la più vicina agli ingressi pedonali. Chi viene in auto trova il riferimento nel casaletto di Via della Cellulosa 132; le coordinate cadono attorno ai 41 gradi e 55 primi di latitudine nord e ai 12 gradi e 21 primi di longitudine est. Gli accessi a piedi sono, oltre a quello principale, quello di Via di Santa Seconda di fronte al civico 74 e quello di Via della Cellulosa di fronte al civico 88. Trattandosi di area periferica, l'auto è comoda, ma il bus dalla Metro A resta l'opzione più semplice per chi arriva dal centro.

Quanto costa e quanto dura la visita al Parco della Cellulosa

Il costo è il grande vantaggio: zero. Il parco è pubblico e l'ingresso è gratuito, senza biglietto e senza prenotazione per la semplice passeggiata. Fanno eccezione alcune attività organizzate, come certi laboratori o corsi, che possono richiedere iscrizione al comitato o alle associazioni che li propongono. Per la durata, la parte aperta si visita comodamente in un'ora e mezza o due, di più se ci si porta un libro, un telo o il pranzo al sacco e si fa della giornata una gita.

Il Parco della Cellulosa con i bambini

È uno dei parchi periferici più adatti alle famiglie di tutta Roma ovest, e non per caso: c'è l'area giochi, ci sono gli spazi larghi dove i più piccoli possono correre in sicurezza lontano dalle strade, e c'è la dimensione educativa degli orti e della scuola nel bosco. Un bambino che qui vede un istrice tra i cespugli, o impara a riconoscere l'upupa, porta a casa qualcosa che nessun parco giochi cementato può dare. La biblio cabina, poi, è un piccolo gioco in sé per chi ama i libri.

Una curiosità su Parco della Cellulosa

La curiosità più bella è nascosta nel nome, e quasi nessuno la coglie. Chi passa da queste parti pensa che Cellulosa sia una parola industriale, magari il ricordo di una fabbrica di carta. Non c'è mai stata nessuna fabbrica: qui si faceva ricerca sugli alberi da cui la carta si ricava. E la natura, per una di quelle coincidenze che sembrano scritte apposta, ha lasciato dentro il parco l'albero della carta in persona. Fra le specie che si incontrano lungo i sentieri c'è la broussonetia papyrifera, il gelso da carta: una pianta originaria dell'Asia orientale dalla cui corteccia interna, in Giappone e in Cina, si produce da secoli una carta pregiata. In un parco che si chiama della Cellulosa, e che nasce da un ente della cellulosa e della carta, trovare proprio l'albero da cui la carta si fabbrica è una rima quasi troppo perfetta. Vale la pena cercarla e riconoscerla: ha foglie grandi e variabili, spesso lobate in modo irregolare sullo stesso ramo, e frutti tondi che a fine estate diventano arancioni. È il piccolo segreto botanico del posto, e raccontarlo a chi cammina con voi vi farà fare bella figura.

Una cosa che non ti dice nessuno su Parco della Cellulosa

Quello che nessuna guida turistica spiega è che il Parco della Cellulosa non è tutto uguale, e che la parte che vedete è la minore. I cento ettari tutelati si dividono in due: i quattordici ettari aperti attorno al casaletto, dove ci sono i sentieri, l'area giochi e gli orti, e i settantasei ettari abbondanti dell'ex azienda Ovile, oggi Unità di Ricerca Forestale, che restano un'area di studio non liberamente accessibile. Chi arriva pensando di trovare un grande parco continuo alla Villa Pamphilj rischia la delusione: lo spazio da passeggio è raccolto, e il resto è ricerca. Ma è proprio quel resto invisibile a rendere il posto speciale. Dietro le recinzioni ci sono impianti sperimentali di arboricoltura da legno e una collezione di specie mediterranee raccolte da tutto il Lazio e dal centro Italia, considerata fra le più complete d'Italia. In pratica, mentre passeggiate nella parte aperta, a poche centinaia di metri esiste un archivio vivente di alberi, un patrimonio genetico costruito in decenni di lavoro scientifico. Saperlo cambia lo sguardo: non è un parco che è stato ricavato in un ex terreno agricolo qualunque, ma un centro di ricerca forestale che la città ha inglobato e in parte aperto ai cittadini.

Il consiglio che ti do per visitare Parco della Cellulosa

Il mio consiglio, da chi accompagna gruppi da anni, è di non trattarlo come una meta turistica ma come quello che è: un parco di comunità che dà il meglio quando c'è vita dentro. Venite in un giorno in cui il comitato ha organizzato qualcosa, una visita guidata, un laboratorio, un evento negli orti, e non in un pomeriggio feriale qualunque, quando rischiate di trovare solo qualche corridore e i cancelli della parte studio chiusi. Il momento giusto dell'anno è la primavera, fra marzo e maggio: la mimosa a fine inverno accende un angolo di giallo, poi verdeggia tutto e la fauna è più attiva. In estate la periferia ovest picchia di sole e l'ombra qui non è quella fitta di un bosco montano, quindi conviene la mattina presto o il tardo pomeriggio. Portatevi acqua, perché i servizi sono quelli essenziali di un parco pubblico, e scarpe comode ma non da trekking: i percorsi sono piani e facili. Se vi interessa la parte botanica e storica, il valore aggiunto è enorme con una guida del comitato che vi apra le porte e vi racconti la ricerca; da soli vedrete un bel parco di quartiere, accompagnati capirete un pezzo di storia scientifica italiana. E un'ultima cosa: chiedete degli orti. Sono la vera anima del posto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti a Casalotti sanno che il Parco della Cellulosa esiste, ma pochi ricordano che senza un gruppo di residenti testardi non ci sarebbe affatto. È un fatto quasi banale, eppure lo si dà per scontato: questo Monumento Naturale non è stato istituito da un ministero illuminato né regalato dal Comune, ma strappato alla liquidazione da un comitato di quartiere nato nel 2005. Un anno dopo, l'11 maggio 2006, la Regione Lazio ha firmato il decreto di tutela, il numero 165. Nel frattempo la parte con gli edifici era stata perfino valutata per la vendita all'asta, con volumetrie edificabili già calcolate. Il verde che oggi si attraversa gratis, con l'upupa che vola sopra i prati e i bambini all'area giochi, poteva diventare l'ennesimo comparto di palazzine. Lo si dimentica perché la mobilitazione dal basso non fa notizia come un taglio del nastro, ma è il fatto più importante di tutta la vicenda: il Parco della Cellulosa esiste perché qualcuno ha deciso che dovesse esistere e ci ha messo anni di lavoro volontario. Ogni panchina costruita a mano dai volontari è, in questo senso, un piccolo monumento a quella scelta.

La foto giusta da fare a Parco della Cellulosa

La foto che porta a casa il Parco della Cellulosa non è un panorama largo, perché il parco non offre grandi vedute aperte: è un dettaglio. Il mio consiglio è la mimosa in fiore a fine inverno, quando fra febbraio e marzo un angolo del parco si accende di quel giallo che dura poche settimane e che contro il cielo terso delle giornate fredde rende benissimo: è la fotografia più riconoscibile e stagionale del posto. La seconda scelta è la fascia di vegetazione lungo il fosso Galeria, dove l'equiseto e le piante ripariali creano un ambiente verde e umido diverso da tutto il resto, ottimo nella luce radente del mattino. Chi ama i dettagli botanici punti alle foglie e ai frutti della broussonetia, il gelso da carta, per la foto che racconta la curiosità del nome. Se venite con i bambini, la biblio cabina degli scambi di libri e l'area giochi fanno lo scatto di vita quotidiana. Un'avvertenza da fotografo paziente: la fauna interessante, upupa, poiana, i rapaci notturni, si fa vedere all'alba o al crepuscolo e serve teleobiettivo e fortuna. Meglio puntare sulle piante, che stanno ferme e non volano via.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Parco della Cellulosa non è fatta di battaglie o di incoronazioni, ma di date istituzionali che hanno deciso il destino di questo verde, e messe in fila raccontano un secolo di ricerca e di città che cambia. Il primo avvenimento è del 1952, quando viene fondato l'Ente Nazionale per la Cellulosa e la Carta con il compito di rendere l'Italia più autonoma nella produzione di materie prime per la carta. L'anno chiave per il luogo è il 1953, quando nasce qui il Centro di sperimentazione Agricola e Forestale su quattordici ettari a Casalotti: da quel momento questo terreno diventa scienza. Segue il 1979, con il passaggio della gestione alla Società Agricola e Forestale, e poi la stagione dello scioglimento, con le leggi del 1994 e del 1995 che chiudono l'Ente e affidano tutto a un commissario liquidatore. Il 1997 porta l'ex centro di ricerca sotto l'Istituto per la Ricerca sul Mare, e il 2001 devolve i settantasei ettari dell'Ovile al Ministero dell'Agricoltura come Unità di Ricerca Forestale. Il 2005 è l'anno della svolta popolare, con la nascita del comitato dei cittadini, e l'11 maggio 2006 è la data della salvezza, con il decreto regionale numero 165 che istituisce il Monumento Naturale. Il 2009, infine, segna l'avvio degli orti urbani, il momento in cui il parco protetto diventa anche un parco vissuto. Sono avvenimenti amministrativi, non epici, ma è raro poter leggere in un solo luogo, sovrapposte, la storia della ricerca pubblica italiana e quella di una periferia che si organizza per difendere il proprio verde.

Chi è passato da Parco della Cellulosa

Il Parco della Cellulosa non è un luogo del Grand Tour, e sarebbe disonesto inventargli imperatori o poeti che non ci hanno mai messo piede. Chi è passato di qui, e ha lasciato un segno vero, appartiene a un'altra genealogia: quella degli scienziati. Per mezzo secolo, dagli anni Cinquanta in poi, questi ettari sono stati calpestati da agronomi, botanici, genetisti forestali, entomologi e tecnologi del legno, ricercatori che lavoravano nei laboratori e nelle serre del Centro di sperimentazione e che nell'attigua azienda Ovile piantavano e osservavano gli alberi anno dopo anno. Erano gli uomini e le donne di un istituto legato all'Ente Nazionale per la Cellulosa e alla ricerca sulla pioppicoltura, gente il cui nome non finisce sui libri di storia ma il cui lavoro sopravvive negli alberi che ancora si studiano dentro l'Unità di Ricerca Forestale. Poi, dal 2005 in avanti, è passata di qui un'altra folla, meno titolata e altrettanto decisiva: i cittadini di Casalotti, i volontari del comitato, i soci di Legambiente, gli ortolani, le scolaresche che ogni anno arrivano per la scuola nel bosco. Se cercate i personaggi celebri passati da questo parco resterete a mani vuote; se accettate che la storia la facciano anche gli scienziati anonimi e i cittadini organizzati, allora il Parco della Cellulosa è pieno di gente che è passata e ha lasciato qualcosa.

Il Parco della Cellulosa dentro il sistema RomaNatura

Per collocare bene il Parco della Cellulosa serve capire chi lo tutela. RomaNatura è l'ente regionale che dagli anni Novanta amministra le aree naturali protette del comune di Roma, un mosaico che comprende riserve, parchi e monumenti naturali distribuiti dalla campagna a nord fino alle tenute a sud e al litorale. È un caso quasi unico in Europa: nessun'altra capitale conserva dentro i propri confini una simile quantità di natura protetta, migliaia di ettari fra pinete, valli fluviali, campagna coltivata e boschi. Il Parco della Cellulosa è uno dei tasselli più piccoli di questo sistema, ma non uno dei meno significativi, perché rappresenta un tipo particolare di tutela, quella del Monumento Naturale, riservata ad ambienti circoscritti e preziosi inglobati nel tessuto urbano.

Far parte del sistema RomaNatura significa, in concreto, che il parco condivide gestione, regole e a volte calendario di iniziative con le altre aree protette della città. Vale la pena leggere il Parco della Cellulosa non come un fatto isolato di Casalotti, ma come un nodo di una rete verde che, seguendo il fosso Galeria e gli altri corsi d'acqua, collega la periferia costruita alla campagna romana ancora aperta. È questa continuità ecologica a giustificare la protezione: senza corridoi come questo, la fauna resterebbe intrappolata in isole di verde senza scambio, e la biodiversità che oggi si osserva nel parco non sarebbe possibile.

Gli impianti sperimentali e la collezione di alberi del Parco della Cellulosa

Il patrimonio meno visibile e più importante del Parco della Cellulosa è la sua eredità scientifica di alberi. Nella parte dell'ex azienda Ovile, oggi Unità di Ricerca Forestale, sono conservati impianti sperimentali di arboricoltura da legno e una collezione di specie mediterranee raccolte in tutto il Lazio e nel centro Italia, considerata fra le più vaste e complete a livello nazionale. Non è un giardino botanico da visitare con la targhetta davanti a ogni pianta: è un archivio vivente, nato per la ricerca, dove ogni filare ha un senso scientifico e ogni provenienza è documentata.

La pioppicoltura e la vocazione dell'Ente

Il filo conduttore di tutto è il pioppo. L'Ente Nazionale per la Cellulosa e la Carta esisteva per rendere l'Italia meno dipendente dalle importazioni di pasta di legno, e il pioppo, che cresce in fretta e dà legno adatto alla carta, era la specie chiave. Non a Casalotti soltanto: il gemello scientifico del centro romano era l'Istituto di sperimentazione per la Pioppicoltura di Casale Monferrato, in Piemonte, uno dei riferimenti internazionali del settore. A Roma, l'Unità di Ricerca Forestale nasce come struttura connessa proprio all'istituto della pioppicoltura, e questo spiega la natura delle collezioni: non alberi ornamentali, ma materiale genetico selezionato per studiare crescita, resistenza alle malattie e resa. Sapere che dietro le recinzioni del Parco della Cellulosa sopravvive un pezzo della storia della ricerca forestale italiana dà al posto una profondità che nessun prato, per quanto curato, potrebbe avere.

Perché una collezione di alberi è un tesoro

Può sembrare strano definire tesoro una fila di pioppi o una raccolta di querce, ma il valore è reale e non riproducibile. Una collezione di specie forestali costruita in decenni contiene varietà, ecotipi e provenienze che oggi non si potrebbero più raccogliere allo stesso modo, perché molti ambienti di origine sono cambiati. È capitale genetico, utile alla ricerca sul clima, sulle malattie delle piante e sul futuro dei boschi. Per questo, quando si è discusso la vendita degli edifici dell'ex centro, la parte delle collezioni è rimasta legata al ministero dell'agricoltura e alla ricerca: gli edifici si possono ricostruire, un archivio vivente di alberi no. Il Parco della Cellulosa custodisce, quasi senza mostrarlo, uno dei patrimoni forestali più completi del Paese, secondo nell'area mediterranea forse solo alle grandi collezioni francesi.

Casalotti e la geografia del Parco della Cellulosa

Il Parco della Cellulosa si trova nel settore nord occidentale di Roma, nel quartiere di Casalotti, lungo l'asse che dalla via Aurelia e dalla via di Boccea risale verso la campagna. È una Roma che il turismo ignora quasi del tutto, fatta di palazzine costruite dagli anni Settanta in poi, di grandi assi stradali e di lembi di campagna sopravvissuti fra un lotto edilizio e l'altro. Proprio questo contesto rende il parco tanto più importante: in un quadrante dove il verde pubblico storicamente scarseggia, cento ettari tutelati sono una risorsa rara.

La geografia spiega anche il nome del corso d'acqua che attraversa il parco. Il fosso Galeria è uno dei tanti fossi che scendono verso il Tevere solcando la campagna a ovest di Roma, e dà il nome all'antica Galeria, il borgo medievale abbandonato poco più a nord. Seguendo idealmente l'acqua, dal Parco della Cellulosa ci si muove verso una campagna ancora aperta, quella delle tenute e delle oasi che punteggiano il settore aureliano. Il parco, in questo senso, è la porta urbana di un sistema di verde molto più ampio, il punto in cui la città costruita cede il passo alla campagna romana.

Accessibilità e servizi del Parco della Cellulosa

Conviene arrivare con aspettative giuste sui servizi. Il Parco della Cellulosa è un parco naturale gestito in buona parte dal volontariato, non un giardino attrezzato con bar, noleggi e personale fisso. Nella parte aperta ci sono i sentieri, l'area giochi, gli spazi di sosta con panchine e tavoli costruiti dai volontari, e i servizi essenziali. Non aspettatevi chioschi a ogni angolo: portatevi l'acqua, soprattutto d'estate, e l'eventuale pranzo al sacco. Il fondo dei percorsi è in gran parte naturale e pianeggiante, comodo per una passeggiata in famiglia, ma non ovunque adatto a chi ha esigenze di accessibilità stringenti; per un sopralluogo mirato, con carrozzina o passeggino robusto, conviene sentire prima il comitato o RomaNatura, che conoscono lo stato dei singoli tratti. La copertura wi-fi, secondo quanto indicato dal parco, è prevista su richiesta in alcune zone. Per orari puntuali di apertura degli spazi coperti, segreteria e ricevimento del comitato, il riferimento resta il sito ufficiale del parco.

Cosa vedere nei dintorni del Parco della Cellulosa

Il Parco della Cellulosa si trova in una zona di Roma ricca di aree naturali protette, quasi tutte gestite da RomaNatura, e questo permette di costruire una giornata verde a tema. Restando nel quadrante ovest e nord ovest, a poca distanza si incontrano la Riserva Naturale dell'Insugherata, che scende verso la via Trionfale, e la Riserva di Monte Mario, con il suo osservatorio e le vedute sulla città. Verso sud si aprono la Valle dei Casali e la Tenuta dei Massimi, campagna romana rimasta dentro il Grande Raccordo. Seguendo idealmente il corso del fosso Galeria verso la sua valle si arriva all'Oasi di Castel di Guido e, più a nord, all'ampio Parco di Veio con le sue forre e i suoi resti etruschi. Chi invece cerca un grande parco storico da passeggio, con più servizi, ha a portata di mano Villa Doria Pamphilj, il polmone verde più esteso di Roma, e sul versante opposto della città la Valle dell'Aniene e la Marcigliana completano il quadro delle aree RomaNatura. Il Parco del Pineto, poco più a est, è l'anello che collega questo lembo di verde alla città consolidata.

Domande veloci su Parco della Cellulosa

Quanto costa entrare al Parco della Cellulosa?

Niente. Il Parco della Cellulosa è un'area verde pubblica a ingresso libero e gratuito. Non c'è biglietto e non serve prenotare per una passeggiata. Solo alcune attività organizzate, come corsi o laboratori, possono richiedere un'iscrizione.

Quali sono gli orari del Parco della Cellulosa?

La parte aperta segue la luce del giorno, dall'alba al tramonto, come le altre aree naturali gestite in città. Per gli eventi e le visite guidate, che hanno orari propri, conviene controllare il sito ufficiale del parco e i canali del comitato.

Come si arriva al Parco della Cellulosa con i mezzi?

Con l'autobus 146 dal capolinea di Battistini, sulla Metro A, lungo Via di Casalotti, oppure con l'autobus 905 da Cornelia, sempre Metro A, scendendo alla fermata Cellulosa Santa Seconda. L'ingresso principale è al casaletto di Via della Cellulosa 132.

Dove sono gli ingressi del Parco della Cellulosa?

L'accesso principale è a Via della Cellulosa 132. Ci sono poi due ingressi pedonali, uno in Via di Santa Seconda di fronte al civico 74 e uno in Via della Cellulosa di fronte al civico 88.

Serve prenotare per visitare il Parco della Cellulosa?

No per la semplice passeggiata: si entra liberamente negli orari di apertura. La prenotazione può servire solo per visite guidate, laboratori didattici o corsi organizzati dal comitato e dalle associazioni.

Il Parco della Cellulosa è adatto ai bambini?

Sì, molto. C'è un'area giochi, ci sono ampi spazi sicuri lontani dal traffico, gli orti urbani con la loro dimensione educativa, la scuola nel bosco e una biblio cabina per lo scambio dei libri. È uno dei parchi periferici più a misura di famiglia di Roma ovest.

Si può portare il cane al Parco della Cellulosa?

Come nelle aree protette gestite da RomaNatura, i cani sono in genere ammessi al guinzaglio e con l'obbligo di raccoglierne le deiezioni, nel rispetto della fauna selvatica. Per le regole di dettaglio e le eventuali aree riservate conviene verificare sul posto o sul sito ufficiale.

Quanto tempo serve per visitare il Parco della Cellulosa?

La parte aperta si gira con calma in un'ora e mezza o due. Con un pranzo al sacco, i bambini all'area giochi o una visita guidata, si riempie facilmente mezza giornata.

Che animali si vedono al Parco della Cellulosa?

Fra gli uccelli l'upupa, la poiana, il parrocchetto dal collare, l'allocco e la civetta. Fra i mammiferi, che si mostrano meno ma lasciano tracce, l'istrice, il tasso e la volpe. I momenti migliori per l'avvistamento sono l'alba e il crepuscolo.

Perché si chiama Parco della Cellulosa?

Perché l'area apparteneva all'Ente Nazionale per la Cellulosa e la Carta, che qui, dal 1953, gestiva un centro di ricerca forestale sugli alberi da cui si ricava la carta. Non c'è mai stata una fabbrica: il nome viene dalla scienza, non dall'industria.

Il Parco della Cellulosa è accessibile con la sedia a rotelle?

La parte aperta ha percorsi in gran parte piani, ma trattandosi di un parco naturale con fondo non sempre asfaltato l'accessibilità varia da punto a punto. Per un sopralluogo mirato conviene contattare il comitato o RomaNatura prima della visita.

Quanto è grande il Parco della Cellulosa?

L'area tutelata come Monumento Naturale è di circa cento ettari, ma la parte liberamente fruibile corrisponde ai quattordici ettari dell'ex centro di sperimentazione; i settantasei ettari dell'ex azienda Ovile sono zona di ricerca forestale non aperta al pubblico.

Ci sono gli orti urbani al Parco della Cellulosa?

Sì. Dal 2009 il circolo locale di Legambiente ha avviato un progetto di orti urbani su circa mille metri quadrati, con priorità agli abitanti del quartiere, coltivazione biologica e un forte carattere sociale ed educativo.

Il fosso Galeria che cosa è?

È il corso d'acqua che collega le due zone del parco, quella del centro di ricerca e quella dell'azienda Ovile. Lungo le sue sponde cresce una vegetazione ripariale, con l'equiseto e altre specie che amano l'acqua, diversa dal resto del parco.

Il Parco della Cellulosa ha un'area picnic o barbecue?

Ci sono spazi di sosta con panchine e tavoli realizzati dai volontari del comitato. Per l'uso di eventuali attrezzature e le regole su fuochi e barbecue conviene verificare sul sito ufficiale o con il comitato, perché nelle aree protette valgono limitazioni antincendio stagionali.

Chi gestisce il Parco della Cellulosa?

La tutela è dell'ente regionale RomaNatura, che amministra le aree protette di Roma. La cura quotidiana della parte aperta è affidata ai volontari del Comitato per la Tutela e la Salvaguardia del Parco della Cellulosa e alle associazioni del territorio, fra cui Legambiente.

Si possono organizzare visite guidate al Parco della Cellulosa?

Sì, il comitato e le associazioni propongono con regolarità visite guidate, laboratori didattici e attività per le scuole. Il calendario è stagionale: il riferimento è il sito ufficiale del parco e i suoi canali social.

Qual è il periodo migliore per visitare il Parco della Cellulosa?

La primavera, da marzo a maggio, quando la vegetazione è al meglio e la fauna più attiva; a fine inverno la mimosa in fiore è lo spettacolo più fotogenico. In estate meglio la mattina presto o il tardo pomeriggio, per via del sole della periferia ovest.

Il Parco della Cellulosa non è il posto che consiglierei a chi ha un solo pomeriggio a Roma e vuole vedere il Colosseo. È un posto per chi Roma la vive, o la vuole capire oltre le cartoline: un ex centro di ricerca forestale diventato parco di quartiere grazie alla testardaggine di chi ci abita. Andateci con lo spirito giusto, quello di chi cerca il verde vero e una storia poco raccontata invece del monumento famoso, chiedete degli orti e della ricerca, e ne uscirete sapendo qualcosa che i vostri vicini di autobus, quasi certamente, ignorano.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoParco della Cellulosa - 00166 Roma RM, Italia
TagsParco della CellulosaParco della Cellulosa a CasalottiParco naturaleRiserva naturale

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