Riserva Naturale Valle dei Casali
La Riserva Naturale Valle dei Casali si trova nel quadrante ovest di Roma, dentro il Grande Raccordo Anulare, in quella fascia di città che comincia dove finiscono i palazzi di Monteverde e prosegue fra Bravetta, il Casaletto, la Pisana e la Portuense. È un’area naturale protetta della Regione Lazio, istituita con la legge regionale del 6 ottobre 1997, numero 29, la stessa norma che ha dato ordine a quasi tutto il sistema delle aree protette del Lazio, e affidata alla gestione dell’Ente Regionale RomaNatura. La superficie è di 466 ettari, un numero che sulla carta suona enorme e che sul posto risulta ancora più grande, perché la valle non si presenta mai tutta insieme: si mostra a pezzi, un pezzo per volta, e ogni pezzo sembra un posto diverso.
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Il perimetro dell’area protetta è delimitato in grandi linee da via del Casaletto, via dei Silvestri, via di Bravetta e via Portuense. Chi conosce Roma capisce subito di che cosa si parla: sono quattro strade di quartiere, trafficate, con i cassonetti, i bar, le officine e i palazzi degli anni Sessanta, e dentro quel quadrilatero si apre un altipiano agricolo con i fossi, gli uliveti, i casali del Seicento e del Settecento, le volpi e i pappagalli. La Valle dei Casali è esattamente questo: un pezzo di campagna romana sopravvissuto all’espansione edilizia, rimasto incastrato fra i quartieri Gianicolense e Portuense e diventato riserva naturale quando ormai la città l’aveva circondata da ogni lato.

Dove si trova la Riserva Naturale Valle dei Casali e come ci si arriva davvero
La domanda che mi fanno sempre, quando accompagno qualcuno da queste parti, è la stessa: dove comincia la riserva. La risposta onesta è che non comincia da nessuna parte in particolare, perché la Valle dei Casali non ha un ingresso monumentale con il cancello, la biglietteria e il cartello grande. Ha invece una serie di accessi di quartiere, alcuni molto evidenti e altri che si notano soltanto se si sa che esistono, distribuiti lungo tutto il perimetro urbano.
Il settore più conosciuto e più battuto è quello di Torre Righetti, sul versante di Monteverde, dove il parco pubblico omonimo funziona di fatto da porta d’ingresso settentrionale. Si arriva da via di Monteverde e dalle strade che scendono verso il Casaletto, e appena entrati si capisce la geografia della zona: un prato in salita, una collina, la torre in cima e poi il vuoto verso il Tevere. Da lì, guardando verso sud, si vede tutta la valle.
Il secondo accesso importante è quello dalla parte di via di Bravetta, con la zona di Villa York e degli ex terreni agricoli che si aprono alle spalle del Forte. Qui il paesaggio cambia completamente: meno prato e più campagna vera, con i filari, i muri a secco, i casali abitati e i casali abbandonati, le stradine bianche. Un terzo settore, meno organizzato, si raggiunge dal versante Portuense, dove la valle scende verso il fiume attraverso una serie di fossi e di terrazzamenti che oggi sono in buona parte coltivati oppure incolti.
Con i mezzi pubblici la Valle dei Casali risulta servita in modo indiretto ma continuo: il quadrante è coperto dalle linee di superficie che risalgono da Trastevere e da Porta Portese verso Monteverde e Bravetta, e dalla ferrovia regionale che corre lungo la Portuense con la fermata di Villa Bonelli e quella di Magliana. Nessuna di queste fermate porta dentro la riserva, però tutte lasciano a una camminata ragionevole da uno degli accessi. In macchina il problema non è arrivare, è parcheggiare: si tratta di quartieri residenziali densi, con posti auto contesi, e il consiglio pratico è di lasciare la macchina lungo le strade più larghe e di fare l’ultimo tratto a piedi.
La distanza dal centro storico inganna. In linea d’aria dal Gianicolo alla Valle dei Casali ci sono pochi chilometri, e dalla cupola di San Pietro, nelle giornate limpide, si intravede questa fascia verde che scende verso sud ovest. Eppure quasi nessun turista ci arriva, e anche molti romani che vivono dall’altra parte del fiume non sanno che esista. È una delle contraddizioni più forti di Roma: 466 ettari di campagna protetta a venti minuti dal Vaticano, e una frequentazione quasi esclusivamente di quartiere.
Che cosa è davvero la Valle dei Casali: un mosaico agricolo, non un parco urbano
Chi arriva qui aspettandosi un parco cittadino, con i vialetti asfaltati, le panchine allineate, i cestini ogni cinquanta metri e il chiosco dei gelati, resta spiazzato. La Valle dei Casali non è quello e non è mai stata pensata per essere quello. È un’area protetta costruita intorno a un residuo di paesaggio agrario, cioè intorno a terreni che per secoli sono stati coltivati, pascolati, divisi in tenute e in vigne, e che l’istituzione della riserva ha congelato prima che diventassero palazzine.
La differenza è sostanziale e va detta subito, perché cambia completamente il tipo di visita. In un parco urbano si passeggia; qui si cammina. In un parco urbano i percorsi sono segnati; qui alcuni tratti sono segnati, altri sono sentieri di frequentazione spontanea, altri ancora sono strade poderali che servono ai terreni agricoli ancora in attività. In un parco urbano il verde è ornamentale; qui il verde è in larga parte produttivo o post produttivo, cioè uliveti, gelsi, orti, prati da sfalcio, siepi di confine fra le proprietà.
La struttura fisica del territorio aiuta a capire. Si tratta di un altipiano che tocca gli ottanta metri di quota e che digrada verso il Tevere attraverso una successione di colline tondeggianti e di fossi incisi. Questa alternanza di dossi e di incisioni è la ragione per cui la valle non si vede mai per intero: si sale su un dosso, si vede un pezzo di panorama, si scende in un fosso e il panorama sparisce, si risale e il panorama è cambiato. Il risultato è una sensazione di profondità che in nessun parco cittadino romano si prova con la stessa intensità.
Il secondo elemento strutturale è la posizione. La Valle dei Casali funziona come un cuneo verde che si insinua da sud ovest dentro il tessuto costruito, mettendo in comunicazione le grandi piane alluvionali verso la costa con la fascia centrale della città. In termini ecologici questo significa corridoio: un passaggio attraverso il quale la fauna si sposta, le sementi viaggiano, le popolazioni animali non restano isolate. In termini pratici, per chi cammina, significa che si può attraversare un pezzo consistente di Roma senza quasi mai vedere una strada, il che nella capitale è un lusso raro.
Il terzo elemento, il più evidente di tutti, sono i casali. Il nome della riserva viene esattamente da lì: dalla quantità di casali storici, in buona parte tardo seicenteschi e settecenteschi, disseminati nel territorio. Non si tratta di monumenti isolati in mezzo al nulla, ma del reticolo funzionale di un sistema agricolo che ha organizzato questo pezzo di campagna per almeno tre secoli: il casale come centro aziendale, la torre come punto di controllo, la villa come residenza di rappresentanza del proprietario.
Il quadro amministrativo in sintesi
Per chi ama i dati ordinati, ecco la scheda tecnica dell’area protetta, con i valori che risultano dalle fonti ufficiali della Regione Lazio.
- Denominazione: Riserva Naturale della Valle dei Casali.
- Tipo: riserva naturale regionale.
- Ambito territoriale: Roma.
- Estensione: 466 ettari.
- Legge istitutiva: legge regionale 6 ottobre 1997, numero 29.
- Ente di gestione: RomaNatura, l’ente regionale che amministra il sistema delle aree protette dentro il territorio di Roma Capitale.
- Comuni: Roma.
- Quartieri interessati: Gianicolense e Portuense, con propaggini verso Bravetta, il Casaletto e la Pisana.
Vale la pena soffermarsi un attimo sulla legge regionale numero 29 del 1997. Non è una norma scritta apposta per la Valle dei Casali: è la legge quadro con cui il Lazio ha riorganizzato tutto il proprio sistema di aree naturali protette, e nel farlo ha istituito in un colpo solo una serie di riserve dentro e intorno a Roma. Questo spiega perché la Valle dei Casali condivide la stessa data di nascita amministrativa con altre aree che oggi fanno parte del medesimo sistema gestito da RomaNatura, e spiega anche il carattere un po’ particolare di queste riserve urbane: sono nate come strumento di difesa del suolo contro l’edificazione, più che come parchi attrezzati per il tempo libero.

La continuità con Villa Doria Pamphilj e il sistema verde del quadrante ovest
La Valle dei Casali si legge molto meglio se la si considera la prosecuzione ideale di Villa Doria Pamphilj, il grande parco storico che si trova a pochissima distanza. Fra il confine meridionale della villa e il margine settentrionale della riserva c’è poco più di un diaframma urbano: qualche isolato, un paio di strade, e poi il verde riprende. Dal punto di vista storico le due cose sono parenti strette, perché appartengono allo stesso sistema di ville e vigne che dal Seicento in avanti ha occupato la fascia collinare fuori porta San Pancrazio e fuori porta Portese.
La differenza fra le due riguarda il destino. Villa Doria Pamphilj è stata acquisita dal Comune e trasformata in parco pubblico, con i vialetti, il laghetto, il Casino del Bel Respiro, i restauri, i percorsi ciclabili e le migliaia di persone che ci corrono ogni mattina. La Valle dei Casali ha seguito la strada opposta: è rimasta frammentata in decine di proprietà, ha conservato l’uso agricolo su ampie porzioni, non ha avuto una riqualificazione unitaria e ha ottenuto la protezione soltanto a fine anni Novanta. Il risultato è che oggi si trovano due modelli affiancati di verde romano: quello monumentale e visitatissimo, e quello agricolo e semisconosciuto.
Allargando lo sguardo, la valle fa parte di un sistema più ampio. RomaNatura gestisce dentro il territorio comunale un insieme di aree protette che comprende, sul versante nord e ovest, la Riserva Naturale dell’Insugherata, la Riserva Naturale di Monte Mario e il Parco regionale urbano del Pineto; verso sud ovest la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi e la vastissima Riserva Naturale di Decima Malafede; a nord est la Riserva Naturale della Marcigliana e la Riserva Naturale Valle dell’Aniene. Messe insieme queste aree formano una corona verde che nessun’altra capitale europea possiede con questa estensione.
Fra tutte, la Valle dei Casali ha la caratteristica di essere la più urbana e la più agricola contemporaneamente. La Tenuta dei Massimi, che le confina a sud, ha paesaggi più aperti e meno costruito intorno; Decima Malafede ha i boschi veri; l’Insugherata ha le forre e le sugherete. La Valle dei Casali ha i casali, le vigne storiche, i gelsi e la città che preme sui bordi. È il pezzo del sistema dove il rapporto fra campagna e metropoli risulta più stretto, più conflittuale e, per chi sa guardarlo, più interessante.
I casali storici, Villa York e gli edifici che danno il nome alla valle
Il patrimonio costruito della Valle dei Casali è la ragione per cui questa riserva non si esaurisce in una passeggiata naturalistica. Gli edifici storici si dividono per settore amministrativo, e conviene tenerli separati come li tengono separati i documenti ufficiali.
Settore Valle dei Casali, S.VIII Gianicolense
- Villa York, settecentesca, appartenuta al cardinale Enrico Benedetto Stuart, duca di York, ultimo discendente diretto della casata Stuart e figura centrale della Roma del Settecento. La villa costituisce un esempio tipico di vigna romana realizzata secondo la concezione inglese del paesaggio naturale: non il giardino geometrico all’italiana con le siepi tagliate e le prospettive obbligate, ma un impianto che asseconda l’andamento del terreno, con i gruppi di alberi, i prati e le vedute costruite come quadri. È l’edificio più importante dell’intera riserva e il più carico di storia europea.
- Villa Consorti, identificata in tempi relativamente recenti come il “Casino Lanfranco”, edificio progettato e affrescato dal pittore Giovanni Lanfranco, uno dei grandi protagonisti del barocco romano. Un attributo di questo peso, riconosciuto a un fabbricato rimasto per secoli in una zona periferica e poco studiata, dice molto sulla densità storica nascosta di questo quadrante.
- Il Complesso del Buon Pastore, opera monumentale di Armando Brasini, uno degli architetti più singolari del Novecento romano. La mole del complesso, con il suo impianto imponente e la sua silhouette riconoscibile da lontano, funziona da quinta architettonica per tutto il settore settentrionale della valle.
- Forte Bravetta, parte del sistema dei forti ottocenteschi costruiti a difesa di Roma capitale, e diventato poi, nel Novecento, uno dei luoghi più tragici della storia recente della città.
- Casal Ninfeo, storico ninfeo monumentale, testimonianza del gusto per l’architettura d’acqua che dal Rinascimento in avanti ha caratterizzato le residenze extraurbane romane.
Settore Valle dei Casali, S.VII Portuense
- La Torre Righetti, belvedere o casino di caccia costruito sulla sommità della collina di Monte Cucco, da cui si domina la valle del Tevere. È il manufatto più fotografato della riserva e quello che meglio spiega la logica insediativa di questo paesaggio: si costruisce in cima, si guarda in basso, si controlla il territorio e il fiume.
Un avvertimento necessario. Questi edifici si trovano in condizioni giuridiche e materiali molto diverse fra loro: alcuni sono in proprietà privata, altri in uso a enti o istituzioni, altri in stato di conservazione precaria. Il fatto che un edificio si trovi dentro il perimetro di un’area protetta non significa che sia visitabile, e nemmeno che sia avvicinabile. Chi cammina nella valle vede questi fabbricati soprattutto da fuori, dalle strade poderali e dai sentieri, e quella è già una visita piena di senso.
Una curiosità su Riserva Naturale Valle dei Casali
La curiosità riguarda il nome del proprietario più illustre di questa campagna. Villa York prende il nome da Enrico Benedetto Maria Clemente Stuart, cardinale e duca di York, fratello minore di Carlo Edoardo Stuart, il “Bonnie Prince Charlie” delle ballate scozzesi. La famiglia Stuart, cacciata dal trono d’Inghilterra, visse in esilio a Roma per generazioni sotto la protezione papale, e i suoi membri sono sepolti nelle Grotte Vaticane, sotto la basilica di San Pietro, con un monumento funebre scolpito da Antonio Canova.
Il fatto curioso è proprio questo: l’ultimo pretendente legittimista al trono britannico, l’uomo che i giacobiti chiamavano re Enrico IX, possedeva una vigna con casale in quella che oggi è una riserva naturale fra Bravetta e il Casaletto, a duecento metri da un supermercato e da una fermata dell’autobus. Camminando per la Valle dei Casali si attraversa, senza quasi accorgersene, un pezzo di storia dinastica europea finito a fare da sfondo alla vita di quartiere di Roma ovest.
C’è una seconda curiosità dentro la prima, e riguarda il carattere del giardino. La descrizione ufficiale parla di vigna romana realizzata secondo la concezione inglese del paesaggio naturale. Tradotto: mentre in mezza Europa si continuavano a costruire giardini geometrici sul modello francese, qui un cardinale di sangue scozzese applicava a una vigna della campagna romana il gusto del landscape garden britannico, con l’irregolarità voluta, i gruppi di alberi isolati sui prati e le vedute costruite come tele di paesaggio. Il risultato è che un pezzo della cultura visiva inglese del Settecento risulta impresso nella forma stessa del terreno alla periferia occidentale di Roma.
Torre Righetti, Monte Cucco e il belvedere sulla valle del Tevere
Se qualcuno mi chiede da dove cominciare, la risposta è sempre la stessa: da Torre Righetti. Non perché sia la parte più bella della riserva, ma perché è la parte che spiega tutte le altre. La torre si trova sulla cima della collina di Monte Cucco, che è il punto alto del settore settentrionale, e da lassù si legge la geografia dell’intera valle come su una carta in rilievo.
Il manufatto è un belvedere, oppure un casino di caccia, secondo le letture. Le due funzioni in realtà coincidevano quasi sempre nelle tenute romane: si costruiva un edificio alto e isolato in cima a un rilievo, lo si usava per sorvegliare i terreni, per ospitare i battitori durante le battute, per ricevere gli ospiti nelle giornate di festa e per godersi il panorama. La forma a torre serviva a tutte queste cose insieme, e in più stabiliva un segnale visivo: da qui in giù la terra appartiene a qualcuno.
Dal prato che circonda la torre, guardando verso nord est, si vede la città alta: la cupola di San Pietro, il profilo del Gianicolo, i palazzi di Monteverde Vecchio. Guardando verso sud e sud ovest si apre invece la valle vera, con la successione di dossi e fossi che scendono verso il Tevere e, nelle giornate limpide, la linea lontana dei Colli Albani chiusa a destra dal profilo del litorale. È uno dei pochissimi punti di Roma dove la città si vede di spalle, cioè dal lato da cui non è mai rappresentata nelle cartoline.
L’area di Torre Righetti funziona oggi come parco pubblico di quartiere, con la frequentazione tipica di questi luoghi: chi porta il cane, chi corre, chi porta i bambini, chi si siede sul prato al tramonto. Nel fine settimana la salita al prato sommitale diventa un piccolo rito locale. La differenza rispetto a un giardino comunale qualsiasi la fa il panorama, che non ha eguali nel quadrante, e la fa la sensazione, quando ci si gira verso sud, che la città finisca di colpo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale Valle dei Casali
La cosa che non viene quasi mai detta è che la Valle dei Casali non è una riserva compatta. Sulla carta, quando si guarda il perimetro colorato, sembra un’unica macchia verde di 466 ettari. Sul terreno la situazione risulta completamente diversa: il perimetro include decine di proprietà private, terreni agricoli in attività, aree recintate, orti, strutture sportive, casali abitati, tratti di viabilità di quartiere e porzioni in stato di abbandono. La parte effettivamente percorribile in modo libero e continuo è una frazione del totale.
Questo non è un difetto della riserva, è la sua natura. Le aree protette urbane del Lazio sono nate come strumento urbanistico: hanno vincolato terreni che altrimenti sarebbero stati edificati, senza per questo espropriarli. Il vincolo ha salvato il paesaggio, non ha creato un parco. Chi arriva senza saperlo si trova davanti a recinzioni inattese, a sentieri che finiscono contro un cancello, a strade poderali che entrano in una proprietà, e ne ricava l’impressione sbagliata di un luogo mal tenuto.
La conseguenza pratica è che la Valle dei Casali si visita per settori, non per traversate. Si sceglie un accesso, si esplora quel settore, si torna indietro. Il collegamento continuo da un capo all’altro della riserva, che sulla carta sembra ovvio, nella realtà richiede tratti su strada urbana. Chi si aspetta di entrare da Monteverde e uscire sulla Portuense camminando sempre nel verde resta deluso; chi accetta la logica a mosaico trova invece, dentro ciascun settore, passeggiate di grande qualità.
La seconda cosa poco detta riguarda il rumore. Per quanto verde e per quanto agricola, questa resta una riserva stretta fra quartieri densi e attraversata dalle traiettorie del traffico urbano. In molti punti il silenzio non è silenzio: è un fondo continuo di città, con il traffico lontano, le sirene, i cantieri. Nei fossi più incassati il rumore sparisce quasi del tutto, e sono quelli i luoghi dove la valle mantiene davvero la promessa. Sui dossi aperti, invece, Roma si sente sempre.

Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale Valle dei Casali
Il consiglio è di trattarla come una campagna e non come un giardino, e di organizzarsi di conseguenza.
Primo punto: scegliere un settore solo. Torre Righetti e il versante di Monteverde se si vuole il panorama e una camminata breve con un finale spettacolare; il versante di Bravetta e Villa York se si cerca il paesaggio agrario, i casali e le strade bianche; il versante Portuense se interessa la discesa verso il fiume e la lettura del sistema dei fossi. Tre uscite diverse, tre esperienze diverse, e nessuna delle tre sostituisce le altre.
Secondo punto: le scarpe. Terreno naturale, erba alta in primavera, fango dopo le piogge, pietrisco sulle strade poderali. Una scarpa da trekking leggera o una sneaker con la suola scolpita cambiano completamente la giornata.
Terzo punto: l’acqua. Non si tratta di un parco attrezzato e le fontanelle non si trovano con la regolarità a cui Roma abitua nel centro. Portare una borraccia è una precauzione elementare, soprattutto da maggio a settembre, quando i prati aperti battuti dal sole diventano severi.
Quarto punto: l’orario. La luce migliore è quella delle prime ore del mattino e quella dell’ultima ora prima del tramonto, per due ragioni diverse. Al mattino presto la fauna è attiva e la valle risulta quasi deserta; al tramonto la luce radente disegna i dossi e i fossi, e il panorama da Monte Cucco verso il Tevere diventa la cosa migliore che il quadrante ovest di Roma abbia da offrire. Le ore centrali dei mesi caldi sono invece da evitare: poca ombra sui percorsi aperti e nessun conforto.
Quinto punto, e forse il più importante: il rispetto delle proprietà. Dentro il perimetro della riserva ci sono terreni coltivati, case abitate e attività agricole in esercizio. Un cancello chiuso è un cancello chiuso, una recinzione è una recinzione, un campo seminato non è un sentiero. La convivenza fra chi cammina e chi lavora questi terreni regge soltanto se questa regola viene rispettata, e nella storia recente delle aree protette periurbane romane è proprio su questo punto che nascono i conflitti.
Sesto punto: il cane. La valle è uno dei luoghi preferiti dai proprietari di cani del quadrante, e questo è del tutto legittimo. Il guinzaglio, però, qui non è una formalità burocratica: si tratta di un’area con fauna selvatica nidificante a terra e con animali domestici in aree agricole confinanti. Le regole sulla conduzione degli animali nelle aree protette regionali sono stabilite dall’ente gestore e vale la pena verificarle sui canali ufficiali di RomaNatura prima di uscire.
La vegetazione, gli alberi da frutto e la fauna della valle
La vegetazione della Valle dei Casali si spiega con tre fattori che agiscono insieme: l’uso del suolo prevalentemente agricolo, la presenza di una fitta rete di fossi e la vicinanza del Tevere da un lato e delle aree urbanizzate dall’altro. Nessuna di queste condizioni produce da sola il paesaggio che si osserva; è la loro combinazione a generare un mosaico vegetale insolito.
La flora comprende pini mediterranei, aceri, palme, pioppi, salici e ginestre. Vale la pena leggere questo elenco con attenzione, perché racconta una storia. I pini domestici e le palme sono il segno delle sistemazioni ornamentali delle ville e dei casali: piante messe a dimora da qualcuno, con un’intenzione decorativa. I pioppi e i salici indicano invece l’acqua, e si concentrano lungo i fossi e nelle depressioni umide. Le ginestre segnalano i terreni più poveri e assolati, quelli che l’agricoltura ha abbandonato per primi. Gli aceri occupano le fasce di transizione. In un raggio di poche centinaia di metri si passa così dall’ornamentale all’igrofilo al pioniere.
Lungo i percorsi si incontrano ulivi e gelsi, e sono forse le piante più eloquenti dell’intera riserva. L’ulivo racconta la vocazione agricola tradizionale della zona, con impianti che in alcuni casi hanno decenni o più di vita. Il gelso racconta invece un pezzo di economia dimenticata: il gelso serviva alla bachicoltura, all’allevamento del baco da seta, e la sua presenza nelle campagne romane rimanda a un’attività che nel Lazio ha avuto una sua importanza e che oggi è completamente scomparsa. Un filare di gelsi in mezzo a un prato incolto è un documento storico che continua a fare le foglie.
La fauna comprende ricci, volpi, donnole, gheppi, poiane, cornacchie, fagiani, storni, merli e una nutrita rappresentanza di passeriformi. La presenza di predatori come la volpe e la donnola, e di rapaci come il gheppio e la poiana, è il segnale più chiaro che l’ecosistema regge: i predatori in cima alla catena esistono soltanto dove esiste una base di prede sufficiente e dove il territorio ha una continuità che permette loro di muoversi.
Negli ultimi anni si è consolidata nell’area la presenza di diverse colonie di pappagalli nidificanti, nello specifico il parrocchetto dal collare e il parrocchetto monaco. Sono due specie alloctone, originarie rispettivamente della fascia afro asiatica e del Sudamerica, arrivate in Europa attraverso il commercio di animali da compagnia e naturalizzate a partire da individui fuggiti o liberati. A Roma le loro popolazioni sono cresciute in modo vistoso e la Valle dei Casali, con i suoi alberi maturi e le sue aree verdi continue, offre condizioni favorevoli.
Il parrocchetto dal collare nidifica in cavità degli alberi; il parrocchetto monaco costruisce invece grandi nidi comuni di rami intrecciati, strutture voluminose che si notano subito sulle chiome dei pini e delle palme. Il giudizio ecologico su queste presenze è complesso e non va banalizzato: da un lato si tratta di specie che competono per le cavità di nidificazione con specie autoctone, dall’altro sono ormai parte stabile dell’avifauna urbana romana. Per chi cammina, l’effetto è comunque memorabile: stormi verdi e rumorosi che attraversano un cielo sopra un uliveto secentesco, a pochi chilometri dal Colosseo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che dentro il perimetro della Valle dei Casali, nel settore Gianicolense, si trova Forte Bravetta. Tutti i romani lo sanno, il nome è nei libri di storia e nella toponomastica, eppure quando si parla della riserva come luogo di passeggiate questo dato quasi non compare.
Forte Bravetta appartiene al sistema dei quindici forti e delle batterie costruiti fra il 1877 e il 1891 per difendere Roma divenuta capitale del Regno d’Italia. Erano fortificazioni concepite secondo la dottrina militare del tempo: un anello di opere staccate, poste a qualche chilometro dal centro, in grado di battere con l’artiglieria le vie di accesso alla città. Furono superate dall’evoluzione delle armi quasi prima di essere terminate, e non spararono mai un colpo per lo scopo per cui erano nate.
La loro storia successiva è però tutt’altro che innocua. Forte Bravetta venne utilizzato come luogo di esecuzione, e durante l’occupazione nazista di Roma, fra il settembre 1943 e il giugno 1944, vi furono fucilati numerosi antifascisti, partigiani e detenuti politici. È uno dei luoghi della memoria della Resistenza romana, insieme alle Fosse Ardeatine e a via Tasso, e ha lo statuto di monumento civile prima ancora che di manufatto militare.
Il fatto poco citato è la sovrapposizione. La stessa area che sulla carta regionale compare come riserva naturale, con l’elenco delle ginestre e dei gheppi, contiene un luogo di memoria di questo peso. Camminare nella Valle dei Casali significa attraversare, nello stesso pomeriggio, una vigna cardinalizia del Settecento, un campo di ulivi, un fosso con i salici e il perimetro di un forte dove sono state fucilate delle persone. Roma fa spesso questo scherzo, e qui lo fa in modo particolarmente netto.
Il secondo fatto della stessa famiglia riguarda il Complesso del Buon Pastore di Armando Brasini. Brasini è un architetto discusso, legato al regime fascista per committenza e per carriera, e proprio per questo a lungo rimosso dalla storiografia. Il Buon Pastore è considerato la sua opera più ambiziosa e viene citato regolarmente nei manuali di architettura del Novecento, eppure nelle descrizioni turistiche del quadrante compare raramente. Si trova lì, enorme, visibile da mezza valle, e quasi nessuno lo va a guardare apposta.
La foto giusta da fare a Riserva Naturale Valle dei Casali
La foto giusta si scatta dal prato sommitale di Monte Cucco, con Torre Righetti in primo piano e la valle che si apre alle sue spalle, nell’ultima ora prima del tramonto.
Le ragioni sono tecniche e compositive insieme. Alla luce radente di fine giornata i dossi e i fossi della valle acquistano volume: le creste si illuminano, le incisioni restano in ombra, e la struttura del terreno, che a mezzogiorno appare piatta e indistinta, diventa leggibile. La torre, sagoma scura e verticale in mezzo a un orizzonte orizzontale, fornisce il punto di forza compositivo che una veduta di paesaggio da sola non avrebbe. Sullo sfondo, verso destra, il profilo della città alta con la cupola di San Pietro chiude l’inquadratura e dà la scala.
Le foto alternative che funzionano sono tre. La prima è un filare di ulivi controluce nelle prime ore del mattino, con la nebbiolina bassa che in autunno e in inverno si forma sui fossi: è l’immagine che meglio racconta la natura agricola della riserva. La seconda è un dettaglio di casale, con il muro intonacato scrostato, la finestra e il ramo di gelso che entra nell’inquadratura: una fotografia di documento più che di paesaggio. La terza, la più difficile, è un parrocchetto verde su un ramo di pino: serve pazienza, una focale lunga e la disponibilità a tornarci più volte.
Una cosa da non fare: fotografare dentro le proprietà private. Le case abitate, i cortili e gli spazi recintati dei casali non sono soggetti da scatto, e la cortesia elementare vale qui come ovunque.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di questo pezzo di campagna romana non si racconta con una data sola, ma con una sequenza di passaggi che hanno lasciato ciascuno il proprio segno sul terreno.
Età romana. Il quadrante compreso fra la via Portuense e la via Aurelia era attraversato dalle strade che collegavano Roma al porto fluviale e marittimo e alla costa tirrenica. Lungo queste direttrici si disponevano sepolcri, ville suburbane e proprietà agricole che rifornivano la città. La vicinanza del Tevere, navigabile fino a Roma, faceva di questa fascia una zona logisticamente strategica. Nel quartiere confinante si conserva la Necropoli di Via Portuense, testimonianza diretta di questo assetto antico.
Medioevo. Con la contrazione della città dentro le mura, la campagna circostante torna a un regime di coltura estensiva, con i casali fortificati e le torri di avvistamento che punteggiano il territorio. Le proprietà passano in gran parte a enti ecclesiastici e a famiglie baronali romane. La struttura fondiaria che ne deriva, fatta di grandi tenute con un centro aziendale, sopravvive sostanzialmente fino all’Ottocento.
Seicento e Settecento. È la stagione che dà il nome alla riserva. La nobiltà romana e il patriziato costruiscono nelle vigne fuori porta una fitta rete di casali, casini di delizia, ninfei e belvederi. Nascono in questo periodo i nuclei storici oggi compresi nell’area protetta: Villa York, Villa Consorti con il suo Casino Lanfranco, Casal Ninfeo, la Torre Righetti. La vigna romana, che non è un vigneto in senso stretto ma una proprietà mista con orto, frutteto, seminativo e una residenza di campagna, diventa il modello insediativo dominante.
Ottocento, dopo il 1870. Roma diventa capitale del Regno d’Italia e il Genio militare costruisce la cintura di forti staccati. Forte Bravetta nasce in questo contesto, fra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento. La campagna comincia a essere attraversata dalla nuova viabilità e dalle infrastrutture ferroviarie che corrono lungo la valle del Tevere.
1943 e 1944. Durante l’occupazione nazista di Roma Forte Bravetta diventa luogo di esecuzione di antifascisti e partigiani. È il capitolo più doloroso della storia di quest’area e quello che ne ha segnato in modo definitivo il significato civile.
Anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. L’espansione edilizia del dopoguerra investe con violenza il quadrante occidentale. Monteverde Nuovo, il Casaletto, Bravetta e la Portuense si riempiono di palazzine e di lottizzazioni. La campagna arretra ovunque, e quello che oggi è la Valle dei Casali è ciò che di quell’assalto è rimasto in piedi: non un progetto di conservazione, ma un residuo.
Anni Ottanta e Novanta. Cresce nei quartieri una mobilitazione per la difesa degli ultimi spazi verdi. Torre Righetti diventa nel corso di questa stagione un caso simbolico della rivendicazione di parco pubblico da parte degli abitanti di Monteverde. È in questo clima che matura la scelta regionale di istituire le aree protette urbane.
6 ottobre 1997. La legge regionale numero 29 riordina il sistema delle aree naturali protette del Lazio e istituisce la Riserva Naturale della Valle dei Casali, con una superficie di 466 ettari, affidandola alla gestione dell’Ente Regionale RomaNatura. È la data che chiude la fase dell’incertezza urbanistica e apre quella, tuttora in corso, della gestione di un’area protetta frammentata e circondata dalla città.
Chi è passato da Riserva Naturale Valle dei Casali
Il personaggio più illustre legato a questo territorio è senza dubbio Enrico Benedetto Stuart, cardinale duca di York. Figlio di Giacomo Francesco Edoardo Stuart e fratello di Carlo Edoardo, fu creato cardinale nel 1747 e visse gran parte della sua esistenza a Roma e a Frascati, di cui fu vescovo. Alla morte del fratello venne considerato dai legittimisti il sovrano di diritto d’Inghilterra e di Scozia con il nome di Enrico IX, titolo che egli stesso non rivendicò mai politicamente. La villa che porta il suo nome, dentro l’attuale riserva, è la traccia materiale della presenza degli Stuart nella campagna romana.
Giovanni Lanfranco, pittore parmense formatosi alla scuola dei Carracci e fra i grandi protagonisti della decorazione barocca a Roma e a Napoli, è legato a quest’area attraverso l’edificio identificato come Casino Lanfranco, oggi Villa Consorti, di cui viene indicato come progettista e autore degli affreschi. Che un artista di questo rango abbia lasciato un’opera in quella che era allora campagna suburbana dice quanto il sistema delle vigne fuori porta fosse integrato nella cultura artistica della città.
Armando Brasini, architetto romano attivo fra le due guerre, firma il Complesso del Buon Pastore, che domina il settore settentrionale dell’area. Brasini è l’autore di una serie di opere romane di grande scala e di forte personalità, e il Buon Pastore viene generalmente considerato il suo capolavoro. La sua presenza fa della Valle dei Casali un luogo dove si incontrano, a poca distanza l’uno dall’altro, il barocco, il Settecento cardinalizio e il monumentalismo novecentesco.
Accanto a questi nomi documentati c’è una folla anonima che ha attraversato questi campi con più continuità di chiunque altro: i vignaroli, i mezzadri, i pastori transumanti che scendevano dall’entroterra, i carrettieri che portavano il vino dai Castelli verso la città, le famiglie contadine che hanno abitato i casali per generazioni e le maestranze che hanno costruito i muri, scavato i fossi e piantato i gelsi. La forma attuale del paesaggio è opera loro molto più che dei proprietari illustri, e vale la pena ricordarlo mentre si cammina fra i filari.
Infine, va ricordata la presenza involontaria di chi a Forte Bravetta perse la vita. I loro nomi si trovano negli elenchi della memoria della Resistenza romana, e costituiscono la parte più grave e più civile della storia di questo luogo.
Quando andare alla Valle dei Casali e quando conviene evitarla
La stagione migliore in assoluto è la primavera, fra la seconda metà di marzo e la prima metà di maggio. I prati sono alti e fioriti, gli ulivi hanno la foglia nuova, i fossi portano ancora acqua, i rapaci sono in attività riproduttiva e la temperatura consente di camminare anche nelle ore centrali. È anche il momento in cui il paesaggio agrario si legge meglio, perché i coltivi si distinguono nettamente dagli incolti.
L’autunno è la seconda scelta, e per certi versi la più raffinata. Da metà ottobre a fine novembre la valle assume colori caldi, la luce si abbassa presto e le prime nebbie mattutine sui fossi producono scene che nessuno si aspetta a quindici minuti dal Gianicolo. Dopo le prime piogge importanti il terreno diventa però pesante, e i sentieri sui versanti argillosi richiedono attenzione.
L’inverno romano è mite e la valle resta perfettamente percorribile. Le giornate limpide di gennaio e febbraio, con la tramontana che pulisce l’aria, offrono dalla cima di Monte Cucco la visibilità migliore dell’anno: in quelle condizioni i Colli Albani si stagliano netti e il profilo della città si distingue in ogni dettaglio. Il limite è la brevità del giorno e il fango dopo i temporali.
L’estate è la stagione da gestire con criterio. Da metà giugno a metà settembre i prati aperti risultano riarsi e l’ombra scarseggia lungo buona parte dei percorsi. La valle rimane bellissima all’alba e nell’ultima ora di luce, quando la temperatura scende e il paesaggio si accende, ma le ore centrali sono da evitare senza esitazione. In quel periodo conviene anche tenere conto del rischio incendi, che nelle aree periurbane laziali con vegetazione erbacea secca è concreto: qualunque segnale di fumo va segnalato ai numeri di emergenza.
Sul piano della frequentazione, il fine settimana concentra le presenze nel settore di Torre Righetti, che nelle domeniche di bel tempo diventa un parco di quartiere molto vissuto. Chi cerca solitudine dovrebbe scegliere un giorno feriale e uno dei settori meridionali. Chi invece cerca l’atmosfera romana autentica, quella dei bambini sul prato e delle famiglie con i tavolini pieghevoli, dovrebbe fare esattamente il contrario.
Cosa si trova intorno alla Valle dei Casali
Il quadrante offre abbastanza da costruire una giornata intera senza spostarsi troppo, e la combinazione fra riserva naturale e patrimonio storico è la carta migliore da giocare.
A ridosso della riserva, verso nord, c’è Villa Doria Pamphilj, il parco pubblico più esteso di Roma, con il Casino del Bel Respiro, il teatro d’acqua, i viali e il laghetto. Unire la mattina in villa e il pomeriggio in valle permette di confrontare due modi opposti di conservare il verde storico romano.
Salendo verso il centro si arriva al Gianicolo, con la passeggiata panoramica, i busti dei garibaldini e la terrazza da cui Roma si vede per intero; sul versante del colle si trovano il Bosco Parrasio dell’Accademia dell’Arcadia e il Mausoleo Ossario Gianicolense, dedicato ai caduti per la difesa della Repubblica Romana del 1849.
Scendendo verso il fiume si entra a Trastevere, con la Basilica di Santa Maria in Trastevere e i suoi mosaici, il Museo di Roma in Trastevere e, poco più a valle, l’Orto Botanico di Roma alle pendici del Gianicolo. Verso sud, lungo il Tevere, si incontra Porta Portese, la cui domenica di mercato è un’istituzione cittadina.
Chi vuole restare sul tema delle aree protette ha una scelta comoda: la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi confina quasi con la Valle dei Casali sul versante meridionale e offre paesaggi più ampi e meno urbanizzati; poco oltre si estende la Riserva Naturale di Decima Malafede, la più vasta dell’intero sistema RomaNatura. Sul versante opposto della città si trovano la Riserva Naturale dell’Insugherata, la Riserva Naturale di Monte Mario e il Parco regionale urbano del Pineto. Chi cerca il paesaggio archeologico può invece puntare sul Parco dell’Appia Antica e sul Parco della Caffarella, che sul lato opposto di Roma svolgono una funzione analoga a quella della Valle dei Casali.
Domande veloci sulla Valle dei Casali
Quanto è grande la Riserva Naturale Valle dei Casali?
La superficie è di 466 ettari, come indicato dalle fonti ufficiali della Regione Lazio. È una delle aree protette urbane più estese del sistema gestito da RomaNatura.
Quando è stata istituita?
Con la legge regionale del 6 ottobre 1997, numero 29, la norma con cui la Regione Lazio ha riordinato il proprio sistema di aree naturali protette.
Chi la gestisce?
L’Ente Regionale RomaNatura, che amministra le aree protette comprese nel territorio di Roma Capitale.
In quali quartieri si trova?
Principalmente nei quartieri Gianicolense e Portuense, con estensioni verso Bravetta, il Casaletto e la Pisana. Il perimetro è delimitato in linea di massima da via del Casaletto, via dei Silvestri, via di Bravetta e via Portuense.
Si paga un biglietto?
La riserva risulta liberamente accessibile nei settori aperti al pubblico, come le altre aree protette regionali del sistema RomaNatura. Le singole proprietà private comprese nel perimetro seguono invece regole proprie.
Si possono visitare i casali e Villa York?
Gli edifici storici della riserva hanno situazioni proprietarie e di conservazione molto diverse, e non costituiscono un circuito museale organizzato. Per sapere se e quando siano previste aperture o visite guidate conviene consultare i canali ufficiali di RomaNatura e della Regione Lazio.
Che differenza c’è rispetto a Villa Doria Pamphilj?
Villa Doria Pamphilj è un parco storico pubblico, unitario, attrezzato e molto frequentato. La Valle dei Casali è un’area protetta a mosaico, con ampie porzioni agricole e private, poca attrezzatura e una frequentazione soprattutto locale. Si tratta di due cose diverse a pochi metri di distanza.
È adatta ai bambini?
Il settore di Torre Righetti funziona bene con i bambini: prato, pendenza dolce, panorama e spazio per correre. I settori agricoli più interni richiedono invece una camminata più impegnativa su terreno naturale e una maggiore attenzione ai limiti delle proprietà.
Ci sono davvero i pappagalli?
Sì. Nella zona risultano insediate colonie nidificanti di parrocchetto dal collare e di parrocchetto monaco, due specie alloctone ormai stabilmente naturalizzate a Roma. I nidi comuni del parrocchetto monaco, grandi ammassi di rami sulle chiome, sono i più facili da individuare.
Quanto tempo serve per una visita?
Per il solo settore di Torre Righetti bastano un’ora e mezza. Per esplorare con calma uno dei settori agricoli conviene calcolare mezza giornata. Per farsi un’idea complessiva della riserva servono almeno due uscite in giorni diversi, da accessi diversi.
Il mio giudizio, dopo molte camminate in questo quadrante, è che la Valle dei Casali sia uno dei luoghi di Roma che meglio ripagano chi accetta di rinunciare alla comodità. Non offre servizi, non offre percorsi impeccabili, non offre un monumento da spuntare. Offre invece una cosa che nel resto della città risulta ormai quasi introvabile: la possibilità di camminare per ore dentro un paesaggio agricolo vero, con i casali del Seicento, gli ulivi, i gelsi, i fossi e i rapaci, e di alzare gli occhi trovandosi la cupola di San Pietro all’orizzonte. Chi cerca un parco resterà perplesso; chi cerca Roma com’era prima di diventare metropoli troverà qui uno degli ultimi documenti leggibili.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una passeggiata guidata nelle aree protette di Roma ovest, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari naturalistici e storici dentro Roma trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.
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