Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
In breve. La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi occupa 774 ettari nel quadrante occidentale di Roma, fra i quartieri Corviale, Trullo, Bravetta e la Pisana, e arriva a ridosso del Grande Raccordo Anulare; l'ente gestore è RomaNatura, con…
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi occupa 774 ettari nel quadrante occidentale di Roma, fra i quartieri Corviale, Trullo, Bravetta e la Pisana, e arriva a ridosso del Grande Raccordo Anulare; l'ente gestore è RomaNatura, con sede a Villa Mazzanti in via Gomenizza 81, telefono 06 35405310, mentre il recapito della riserva indicato dal gestore è La Pisana 00163 Roma, telefono 06 65746519. L'area è stata istituita con la legge regionale 6 ottobre 1997 n. 29 e non ha un biglietto: l'accesso alle strade e alle carrarecce pubbliche è libero e gratuito, senza orari di apertura e senza prenotazione. Il punto dolente, e chi ci cammina lo sa, è che gran parte dei fondi resta proprietà privata agricola: i percorsi interni ai boschi si praticano soltanto con le visite guidate organizzate da RomaNatura e dalle associazioni del territorio, mentre il resto si gira su via di Brava, via di Ponte Pisano, via del Fosso della Magliana e sulle traverse che scendono da via di Bravetta. Ci si arriva con l'autobus 808 e con il capolinea della linea 881 sul versante Portuense, oppure con il tram 8 fino al capolinea del Casaletto e poi a piedi da via del Forte Bravetta. In auto si lascia la macchina lungo via della Pisana o via Portuense, senza parcheggi dedicati. Per il calendario delle escursioni accompagnate conviene rivolgersi direttamente a RomaNatura, che pubblica le uscite stagionali sul proprio sito.
Se vi interessa capire come questa riserva si incastri nel sistema verde romano, il confronto naturale è con le aree vicine: la Riserva Naturale della Valle dei Casali a nord est e la Tenuta di Acquafredda a nord, entrambe gestite dallo stesso ente. Il quadro completo delle mete romane lo trovate nella pagina delle attrazioni turistiche.

Dove si trova la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Prendete una carta di Roma e cercate il triangolo compreso fra la via Portuense a sud, via della Pisana a nord e il Grande Raccordo Anulare a ovest: quel vuoto verde, il più ampio del settore occidentale della città dentro l'anello autostradale, è la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi. Amministrativamente ricade nelle zone urbanistiche La Pisana e Ponte Galeria, nel Municipio XI. A est la delimitano i palazzi di Corviale, del Trullo, di Pino Lecce e di Bravetta; a sud la pianura alluvionale del Tevere; a ovest la barriera del Raccordo, che qui corre a poche centinaia di metri dai coltivi.
La morfologia è quella classica dell'Agro romano tra il fiume e il mare: un altopiano tufaceo che l'erosione ha inciso e smembrato in dorsali e piccole valli. Il gioco lo hanno fatto il Tevere e i suoi affluenti minori, i fossi di Brava, di Acquafredda, di Bravetta e della Maglianella, e soprattutto il Fosso della Magliana, che raccoglie tutto il bacino e lo porta al fiume. Verso nord, dove la riserva confina con l'altipiano della Valle dei Casali, l'andamento è decisamente collinare; scendendo a sud, verso il Tevere, il terreno si distende e diventa pianura.
L'accesso da via di Bravetta e dal versante orientale
Il versante che il romano raggiunge più facilmente è quello orientale, cioè il lato di via di Bravetta. È la strada che sale dal Casaletto verso il Forte Bravetta e prosegue verso la campagna: qui la città costruita si sfilaccia, le ultime palazzine lasciano il posto agli orti, e da alcune traverse si vedono aprirsi i boschi e i pianori della riserva. Il percorso classico parte da via del Forte Bravetta, all'altezza del capolinea del tram 8 al Casaletto, attraversa la Valle dei Casali passando accanto alla villa seicentesca di Villa York restaurata di recente, tocca il perimetro del Forte Bravetta e scende verso ovest fino alla sughereta della Torretta dei Massimi su via della Pisana. Sono circa cinque chilometri con un dislivello complessivo di un centinaio di metri: passeggiata facile, ma lunga, con una giornata intera da mettere in conto se ci si ferma a mangiare.
Attenzione a un equivoco che sento ripetere spesso: da via di Bravetta non si entra in una riserva recintata con un cancello e una biglietteria. Si entra in un paesaggio, camminando su strade bianche e viottoli che attraversano proprietà agricole ancora attive. Rispettare le recinzioni e i cancelli chiusi non è un consiglio di buone maniere, è l'unico modo perché i proprietari continuino a tollerare il passaggio.
Gli ingressi da via della Pisana, via Portuense e via della Magliana
Gli accessi riconosciuti dalla cartografia della riserva sono quattro: via della Vignaccia all'angolo con via A. Foschini, via della Magliana all'angolo con via L. Candoni, via della Pisana e via Portuense. Tutti e quattro ricadono in aree private, quindi si usano regolarmente soltanto durante le visite guidate. Fuori dalle uscite organizzate, le strade pubbliche che permettono di attraversare la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi e di vederne i boschi da vicino sono via di Brava, via di Ponte Pisano e via del Fosso della Magliana, oltre al tratto di via Portuense compreso fra Corviale e il Raccordo.
Come arrivare alla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi con i mezzi
Le linee di superficie utili sono la 808, che risale la Portuense e ha la fermata di riferimento sul lato sud della riserva, e la 881, il cui capolinea serve lo stesso versante. Dal centro la strada più comoda resta il tram 8 fino al capolinea del Casaletto, poi a piedi lungo via del Forte Bravetta. Chi arriva in auto imbocca l'uscita 31 del Raccordo verso la Pisana oppure l'uscita della Magliana e parcheggia lungo strada: aree di sosta dedicate non ce ne sono, e nei fine settimana di primavera i bordi di via di Brava si riempiono. Gli orari e le frequenze delle linee vanno controllati sul sito dell'azienda di trasporto: nel quadrante Portuense i passaggi festivi si diradano parecchio.
Che cosa protegge davvero la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Sulla superficie della riserva circolano numeri diversi: l'ente gestore indica 774 ettari nella scheda ufficiale, altre pubblicazioni parlano di cifre comprese fra 850 e 870 ettari, probabilmente perché includono aree contigue e proprietà accorpate in momenti diversi. Il dato prudente, quello che conviene tenere, è la cifra del gestore: poco meno di ottocento ettari. Per capirci, è una superficie vicina a quella di Villa Doria Pamphili moltiplicata per quattro. Parliamo della riserva più estesa del settore occidentale di Roma.
La legge istitutiva è la regionale 29 del 6 ottobre 1997, la stessa che in un colpo solo ha creato il sistema delle aree protette urbane affidate a RomaNatura. Nello stesso pacchetto sono entrate la Valle dei Casali, l'Insugherata, la Marcigliana, Decima Malafede e la Valle dell'Aniene. Il criterio non era la bellezza scenografica: era la funzione ecologica. La Tenuta dei Massimi funziona come corridoio, cioè come collegamento biologico fra la città costruita e la pianura alluvionale del Tevere, e da lì verso le pianure costiere. Interrompere quel corridoio con altro cemento significherebbe isolare le popolazioni animali del quadrante ovest in frammenti troppo piccoli per sopravvivere.
Il mosaico del suolo lo dice meglio di qualunque aggettivo: il 56 per cento è agricolo, il 18 per cento forestale, il resto arbusteti a macchia mediterranea, prati pascolo e zone umide. Non è un parco, è una campagna sopravvissuta dentro il Raccordo, e la differenza pesa su tutto: sull'aspetto, sull'uso, sulle regole.
Il Fosso della Magliana, la spina dorsale della Tenuta dei Massimi
Il protagonista del paesaggio non è un bosco, è un corso d'acqua. Il Fosso della Magliana scorre per circa diciannove chilometri prima di consegnarsi al Tevere, e il suo reticolo idrografico ha disegnato tutto quello che si vede: i dolci rilievi, le valli laterali, i versanti ripidi rimasti boscati perché l'aratro non ci arrivava.
Un fondovalle largo come nessun altro nell'Agro romano
C'è un dettaglio geomorfologico che merita attenzione, e che si nota anche a occhio nudo: il fondovalle del Fosso della Magliana, nel tratto compreso fra via della Pisana e la foce, è insolitamente ampio rispetto alle altre valli dell'Agro. Le valli dei fossi romani sono di norma strette, incassate, quasi forre; questa si apre in una piana erbosa che in certi punti supera i duecento metri di larghezza. La conseguenza pratica è che qui l'acqua ha sempre ristagnato, e che per secoli questo è stato un territorio di pantani.
Le zone umide e lo Stagno del Cinerino
Le bonifiche hanno canalizzato il fosso e prosciugato le paludi, ma l'acqua non se n'è andata del tutto. Restano raccolte superficiali naturali e artificiali di modesta estensione, con vegetazione a canne, e soprattutto le pozze astatiche stagionali, cioè quegli specchi d'acqua che compaiono con le piogge autunnali e si asciugano in estate. La più importante ha un nome che vale la pena ricordare: lo Stagno del Cinerino, che nei mesi invernali arriva a circa 650 metri quadrati. Intorno crescono salici, giunchi, verbene, veroniche e tifa; dentro si riproducono tritoni e rane.
Le pozze astatiche sono un ambiente fragile e sottovalutato. Proprio perché si asciugano, non ospitano pesci, e senza pesci gli anfibi possono deporre le uova con qualche probabilità di successo. Ogni volta che una di queste pozze viene colmata o trasformata in abbeveratoio permanente, una popolazione di tritoni scompare in silenzio. Nella Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi ne sopravvivono diverse, dentro il Bosco Somaini e nelle aree coltivate.
I boschi della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Le aree boscate si sono conservate soprattutto lungo le spallette dei versanti collinari, dove la pendenza scoraggiava l'aratura, mentre i fondovalle sono rimasti a pascolo e a coltivo estensivo. Il risultato è un disegno a fasce: strisce scure di bosco che seguono le curve di livello, e sotto il verde chiaro dei campi. Chi arriva dal versante di Corviale, dalla collina panoramica sopra il Serpentone, vede esattamente questo, ed è una delle vedute meno note e più belle di Roma ovest.
La Sughereta della Pisana, il bosco più fitto della città
Quaranta ettari di sughere e cerri fra via di Brava e via della Pisana, nella Tenuta della Torretta dei Massimi: la Sughereta della Pisana è il bosco più fitto ed esteso dell'intero territorio comunale di Roma. Il dato sorprende sempre chi lo sente per la prima volta, perché la sughera nell'immaginario comune appartiene alla Sardegna o alla Maremma, non alla periferia romana. In realtà la serie della sughera e del farnetto è la vegetazione potenziale di buona parte dei suoli acidi di origine vulcanica dell'Agro, e queste quaranta ettari ne sono il residuo più compatto.
Davanti a una sughera adulta guardate la corteccia: il sughero si stacca a placche spesse e lascia il tronco rossastro, un colore che nessun'altra quercia romana ha. È l'adattamento al fuoco, che nel bacino del Mediterraneo ha selezionato specie capaci di sopravvivere agli incendi radenti.
La pseudosughera, l'ibrido che a Roma esiste solo qui
La rarità vera della riserva è una pianta che quasi nessuno sa riconoscere: la pseudosughera, nome scientifico Quercus crenata, ibrido fra cerro e sughera. Ha la foglia del cerro con qualche carattere della sughera e una corteccia intermedia, appena suberosa. Nella sughereta dei Massimi ne sopravvivono alcuni esemplari di grandi dimensioni, e sono gli unici individuati in tutta l'area romana. Un ibrido spontaneo fra due querce che convivono da millenni sullo stesso suolo: è un documento vivente della storia vegetale di questo pezzo di Agro, e vale più di molte cose che si fotografano in centro.
Il Bosco Somaini e il Bosco dell'Infernaccio
Sul versante Portuense si allunga il secondo polmone forestale, una trentina di ettari di cerreta mista a sughere e macchia mediterranea che scavalca la via Portuense e si chiama Bosco Somaini, o Bosco dell'Infernaccio nella toponomastica locale, o ancora Casetta Mattei Somaini nelle carte del gestore. Il nome deriva dalla proprietà che gestiva qui l'azienda agricola omonima. Dominano cerro e farnetto, compaiono sporadicamente il castagno, l'alloro e il bagolaro, e nel sottobosco si trova il corbezzolo, arbusto mediterraneo che a fine autunno porta insieme fiori bianchi e frutti rossi.
Il Bosco Somaini è anche il settore più ricco di piccoli invasi e sorgenti della riserva, ed è anche il luogo dove la presenza del tasso viene segnalata con maggiore continuità. Se dovessi indicare un solo punto della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi per capire che cosa era la campagna romana prima dell'espansione edilizia, indicherei questo.
La campagna romana residua dentro la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Vaste aree pianeggianti occupate da coltivi e prati pascolo, colline e piccole valli laterali ricoperte di bosco sui versanti più ripidi: è l'aspetto tipico della campagna romana, quello che i vedutisti del Settecento e dell'Ottocento hanno dipinto migliaia di volte e che oggi sopravvive in pochissimi punti dentro il Raccordo. Qui sopravvive su ottocento ettari.
Vigne, casali e fontanili: che cosa c'era prima
Nei secoli passati questo territorio offriva allo sguardo boschi, pantani, fiumicelli, monumenti, casali, fontanili e torri d'avvistamento. Su questi terreni l'uomo ha sempre praticato l'agricoltura e l'allevamento. Nel Rinascimento il fiorire delle ville urbane favorì l'insediamento delle vigne, l'orto romano dove si coltivavano frutta, verdure in quantità e cereali: una vigna romana non era soltanto un vigneto, era un podere periurbano con casino padronale, orto e frutteto, che riforniva la casa cittadina della famiglia proprietaria.
La malaria, lo spopolamento e il latifondo
Poi arrivò la malaria. Nei secoli successivi al Rinascimento la febbre provocò lo spopolamento di parte della campagna: i pantani del fondovalle della Magliana erano esattamente il tipo di ambiente dove l'anofele prosperava, e la gente si ritirò verso i punti alti e verso la città. Sulle zone più elevate, meno esposte, si continuarono però a costruire ville suburbane come luoghi di villeggiatura, e la struttura del latifondo si consolidò.
Quella struttura è rimasta inalterata fino ai nostri giorni, e così l'uso agricolo dei suoli. Sembra un dettaglio da catasto, invece è la ragione per cui oggi esiste la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi: pochi proprietari con grandi estensioni hanno significato poche lottizzazioni, nessuna frammentazione minuta, e quindi un paesaggio arrivato integro fino alla legge del 1997. Dove il latifondo si è spezzato, come lungo la Portuense, il cemento è entrato subito.
La bonifica dell'Agro e l'azienda Somaini
Un capitolo meno noto riguarda le bonifiche del primo Novecento. Fra gli anni Venti e Trenta, nell'ambito degli interventi di bonifica dell'Agro Romano, nacque qui una proprietà fondiaria di circa seicento ettari alla quale furono chiamate a lavorare decine di famiglie contadine venete, trasferite a Roma per impiantare un'azienda agraria a cereali, ortaggi e allevamento bovino. L'azienda si sciolse a metà del Novecento; gli edifici rurali del borgo furono in seguito trasformati in appartamenti. Le fonti locali collocano la fine della gestione in momenti leggermente diversi, fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, e su questo punto conviene restare prudenti. Resta il fatto che il toponimo Somaini, oggi attaccato a un bosco protetto, nasce da un'impresa agricola del Novecento e non da una famiglia baronale del Rinascimento.

La flora della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Il mosaico vegetale si compone di aree forestali per il 18 per cento, aree agricole per il 56 per cento e arbusteti a macchia mediterranea per la quota restante. Dentro questa cornice convivono ambienti molto diversi.
Le querce: cerro, sughera, roverella, farnetto
Le formazioni boschive sono dominate dal cerro, quercia caducifoglia dalla ghianda con la cupola ricciuta, accompagnato dalla sughera, dalla roverella sui versanti più aridi e dal farnetto, che a Roma trova uno dei suoi ultimi rifugi urbani. Nella zona settentrionale della riserva le cenosi appartengono chiaramente alla serie della sughera e del farnetto. Dove il bosco si dirada compaiono ginestra ed erica arborea, e nelle radure la macchia bassa.
Le fioriture della Tenuta dei Massimi: narciso tazzetta e gladiolo
Fra le specie erbacee vale la pena arrivare qui a stagione giusta per due fioriture. Il narciso tazzetta apre fra fine inverno e inizio primavera i suoi fiori bianchi con la coroncina gialla, in gruppi lungo i margini umidi dei prati. Il gladiolo dei campi, quello selvatico, dai fiori rosa magenta, punteggia i coltivi a cavallo di maggio. Sono due fioriture che in molti quartieri romani si sono estinte con la cementificazione dei prati periferici, e qui resistono. Opinione personale, senza giri di parole: un pomeriggio di aprile lungo via di Brava con i gladioli nel grano vale più di un'ora di coda per un museo del centro.
La vegetazione delle zone umide
Lungo il Fosso della Magliana e attorno alle pozze si sviluppa una vegetazione del tutto diversa: cannuccia di palude, tife, salici e pioppi, e nei punti più stabili giunchi, verbene e veroniche. È una fascia sottile, spesso larga pochi metri, che però regge l'intera catena alimentare degli anfibi e degli uccelli acquatici della riserva.
La fauna della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
La fauna rispecchia quella tipica dei sistemi agricoli, con qualche presenza che in una periferia di una capitale europea non ci si aspetterebbe.
I mammiferi: il tasso, l'istrice, il moscardino
Il caso più interessante è il tasso, mammifero di media taglia segnalato nel Bosco Somaini. La sua presenza è nota nelle immediate vicinanze dell'area, sull'Arrone, a Castel di Guido e sul litorale a nord di Roma, ma assai meno frequentemente così vicino alla città. Sono gli indizi indiretti a provarne la presenza: impronte, escrementi depositati in latrine scavate apposta, tane con più ingressi. Osservarlo è quasi impossibile, perché è animale notturno ed elusivo.
Accanto al tasso vivono l'istrice, arrivato a colonizzare quasi tutte le aree verdi romane e riconoscibile dagli aculei persi lungo i sentieri, la volpe, il moscardino, piccolo roditore arboricolo che costruisce nidi sferici negli arbusti, e fra i roditori comuni il topo selvatico. Nelle aree aperte compaiono conigli selvatici, e al crepuscolo i pipistrelli in caccia sopra i coltivi.
Gli uccelli: barbagianni, picchi, rapaci
Sui coltivi cacciano il gheppio, che si ferma in volo battuto sopra le stoppie, e il nibbio bruno, rapace migratore dalla coda leggermente forcuta che in primavera perlustra il fondovalle della Magliana. Nei boschi si sentono il picchio rosso maggiore e, di notte, il barbagianni, che qui trova nei casali e negli edifici rurali abbandonati i siti di nidificazione che nel resto della città ha perso. D'estate arrivano i gruccioni, che scavano i nidi nelle pareti di terra dei fossi e si riconoscono dal richiamo liquido prima ancora che dai colori. Completano il quadro poiane, storni, cardellini e allodole, e lungo le acque garzette e aironi cenerini.
Gli anfibi della Tenuta dei Massimi: rospi, rane e tritoni
Le piccole zone umide offrono l'habitat al rospo comune e al rospo smeraldino, alla rana verde e alla raganella italiana, e ai tritoni crestato e punteggiato. L'elenco sembra banale a chi non se ne occupa; per chi studia gli anfibi è una piccola notizia, perché in ambiente urbano queste specie sono in calo verticale da decenni. Il tritone crestato italiano, in particolare, è specie di interesse comunitario.
Il Casale di Massimi e gli edifici storici della Tenuta dei Massimi
Il nome della riserva viene da una proprietà fondiaria, non da un monumento, e questo spiega perché chi arriva cercando un castello resti spiazzato. La Tenuta dei Massimi era uno dei grandi possedimenti che dividevano l'Agro a ovest di Roma, e il suo fulcro era il casale padronale con le pertinenze agricole, la torre e i fabbricati di servizio. La famiglia Massimo, una delle più antiche del patriziato romano, ha lasciato il proprio nome a più luoghi del quadrante occidentale della città, dalla Massimina in poi; le vicende proprietarie del complesso, passato secondo le ricostruzioni locali anche per mani Riario e Lancellotti, vanno verificate sulle fonti d'archivio prima di darle per certe, e qui preferisco fermarmi al dato sicuro: il toponimo indica una tenuta, e la tenuta ha dato il nome alla riserva.
La Torretta de' Massimi e il laboratorio del sughero
L'edificio che oggi si può avvicinare più facilmente è la Torretta de' Massimi, in via della Pisana 600, dentro la tenuta che custodisce la sughereta. Qui opera un'azienda agricola che organizza passeggiate lungo il sentiero del sughero, laboratori e attività nell'orto biologico, telefono 06 45422645. È il punto migliore per capire come si lavora una sughera: la decortica si fa a mano, con l'ascia, a intervalli di anni, e un albero mal decorticato muore. Vedere il gesto spiega la specie meglio di qualunque cartello.
Casetta Mattei
Verso la Portuense il riferimento storico è Casetta Mattei, casale villa databile intorno al 1700 che ha dato il nome a tutto il quartiere circostante. Il nome rimanda alla grande famiglia romana dei Mattei, proprietaria di tenute e palazzi in città. L'edificio è oggi inglobato nel tessuto urbano, e la sua presenza segna il confine fra la città costruita e il bosco.
Il borgo Somaini
Il borgo dell'ex azienda agricola Somaini, nato con la bonifica novecentesca, è stato riconvertito in zona residenziale: le stalle e i magazzini sono diventati abitazioni. Nella riserva, lungo la Portuense, restano attive alcune aziende agricole che vendono direttamente i propri prodotti, fra cui l'azienda in via della Magliana 854, telefono 06 6553124, specializzata in cereali, legumi e farine, e l'azienda biologica di via della Pisana 950, con sette ettari a ortaggi.
Il rapporto con la villa papale della Magliana
A sud della riserva, dove il fosso raggiunge la pianura del Tevere, sorge il Castello della Magliana, la villa di caccia dei papi rinascimentali che da quel fosso prende il nome. Non ricade dentro i confini della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi, ma appartiene alla stessa storia: è lì che i pontefici venivano a cacciare nella campagna che oggi la riserva protegge, ed è quella consuetudine venatoria ad aver conservato per secoli i boschi da cui discendono le cerrete attuali. Il rapporto fra caccia papale e sopravvivenza del bosco è il grande paradosso conservativo dell'Agro romano.
La Tenuta dei Massimi, la Valle dei Casali e il Parco del Pineto
Confondere fra loro le riserve di RomaNatura è facilissimo, e capita anche a chi abita in zona. Vale la pena mettere i tre nomi in fila, perché sono cose diverse.
La Valle dei Casali, la sorella di confine
La Valle dei Casali si estende su 466 ettari, è stata istituita con la stessa legge del 1997 e occupa la fascia immediatamente a nord est, fra Villa Pamphili e il Tevere. Le alture che la Tenuta dei Massimi comprende lungo il proprio margine settentrionale sono la propaggine immediata dell'altipiano della Valle dei Casali: geologicamente sono lo stesso corpo, diviso da un confine amministrativo e da qualche strada. La Valle dei Casali conserva un sistema di ville e casali, fra cui la settecentesca Villa York e il complesso monumentale del Buon Pastore; la Tenuta dei Massimi conserva invece i boschi. Il percorso a piedi che collega le due riserve, circa due chilometri dalla Casa del Parco di via del Casaletto 400 fino ai pianori con le sughere, è la camminata più istruttiva che si possa fare in questo settore di Roma.
Il Parco del Pineto, un'altra cosa
Il Parco del Pineto non confina affatto con la Tenuta dei Massimi: è un parco regionale urbano di 243 ettari istituito nel 1987, nel quadrante nord occidentale fra via Trionfale e Valle Aurelia, e occupa la valle un tempo chiamata Valle dell'Inferno, quella delle fornaci che cuocevano i mattoni per la Fabbrica di San Pietro. Lo accomuna alla Tenuta dei Massimi soltanto l'ente gestore. Se qualcuno vi dice che la sughereta si trova al Pineto, correggetelo: al Pineto ci sono i pini domestici e una storia industriale, ai Massimi la campagna cerealicola e le sughere.
Le altre riserve dello stesso sistema
Per completare il quadro: a nord la Tenuta di Acquafredda e la Tenuta di Mazzalupetto Quarto degli Ebrei, a ovest oltre il Raccordo l'Oasi di Castel di Guido, a sud la Tenuta di Castelporziano e Laurentino Acqua Acetosa. Sulla Portuense, a poca distanza, si trova anche la Necropoli di via Portuense, che racconta la stessa strada in epoca romana.
Una curiosità sulla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
La curiosità non sono le sughere: sono gli alberi che crescono in mezzo alle sughere e ai cerri senza essere né l'una né l'altro. Nella sughereta dei Massimi sopravvivono alcuni esemplari di grandi dimensioni di Quercus crenata, la pseudosughera, un ibrido spontaneo fra cerro e sughera. Sono gli unici individuati in tutta l'area romana. Non ce ne sono altri: non a Castel di Guido, non alla Marcigliana, non a Decima Malafede. Solo qui.
Che cosa significa, per chi non ha studiato botanica? Significa che due specie di quercia, una caducifoglia e una sempreverde, che nel resto d'Italia si incrociano raramente e solo dove convivono da tempo lunghissimo, qui hanno convissuto abbastanza a lungo da produrre discendenza. La pseudosughera ha una foglia intermedia, leggermente coriacea, che cade tardi o resta secca sull'albero per tutto l'inverno, e una corteccia appena suberosa, spessa ma non lavorabile. Fu descritta come specie autonoma nell'Ottocento e per un secolo i botanici hanno discusso se fosse specie o ibrido: oggi prevale l'interpretazione ibridogena, ma il dibattito tassonomico non è chiuso.
La conseguenza pratica è che la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi custodisce un patrimonio genetico non riproducibile altrove nel comune di Roma. Un incendio in quei quaranta ettari non brucerebbe soltanto un bosco: cancellerebbe un documento. Ed è questa, molto più del panorama, la ragione per cui la riserva esiste.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Va detto chiaramente, perché nessuna brochure lo scrive: la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi, dopo l'istituzione del 1997, non ha mai ricevuto gli interventi che l'avrebbero resa davvero fruibile. Non esiste una rete di sentieri numerati e segnalati, non esistono aree di sosta attrezzate, non esiste un centro visite aperto con orari fissi al pubblico. I quattro accessi indicati sulle carte ricadono in aree private e si usano soltanto durante le visite accompagnate. Chi arriva con l'idea di trovare un parco urbano con i cancelli e i cartelli torna a casa deluso.
Questo non vuol dire che la riserva sia inaccessibile. Vuol dire che si visita in un altro modo: percorrendo le strade pubbliche che la attraversano, cioè via di Brava, via di Ponte Pisano, via del Fosso della Magliana e il tratto di Portuense fra Corviale e il Raccordo, e prenotando le uscite guidate per i boschi. Le associazioni del territorio e lo stesso ente organizzano camminate stagionali, spesso a contributo simbolico.
C'è un secondo aspetto che nessuno racconta: la riserva è attraversata da traffico veicolare vero. Via di Brava e via della Pisana sono strade di collegamento, percorse da automobili a velocità sostenuta, senza marciapiedi continui. Camminare con i bambini lungo quei bordi richiede attenzione costante. Chi cerca la passeggiata tranquilla in mezzo al verde, con i bambini piccoli e il passeggino, in questa riserva non la trova: la trova a Villa Pamphili. Meglio saperlo prima di caricare la famiglia in macchina.
Il consiglio che ti do per visitare la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: non venite a improvvisare, prenotate una visita guidata e sceglietela in primavera. Fra marzo e maggio la riserva mostra tutto quello che ha da mostrare, cioè le fioriture del narciso tazzetta e del gladiolo, le pozze ancora piene con i tritoni in acqua, i rapaci in attività riproduttiva e i coltivi verdi. In luglio e agosto lo stesso paesaggio è giallo, polveroso e senza ombra fuori dai boschi, e le pozze sono asciutte.
Secondo consiglio, di metodo: costruite l'uscita come un anello fra due riserve. Partite dal capolinea del tram 8 al Casaletto, imboccate via del Forte Bravetta, attraversate la Valle dei Casali, scendete verso ovest e chiudete alla Torretta dei Massimi su via della Pisana. Cinque chilometri, cento metri di dislivello, difficoltà nessuna, ma mettete in conto l'intera giornata e il pranzo al sacco. Il ritorno si fa in autobus.
Terzo: calzature chiuse e pantaloni lunghi, sempre. I fondovalle sono argillosi e dopo la pioggia diventano scivolosi; nell'erba alta, da aprile in poi, ci sono le zecche, e questo è un problema concreto in tutte le aree pascolate dell'Agro. Controllatevi al rientro. Portate acqua, perché fontanelle lungo il percorso non se ne trovano con regolarità. E lasciate perdere la bicicletta da strada: qui servono ruote grasse o niente.
Ultima raccomandazione, che è anche un'opinione netta: se avete un solo pomeriggio e volete vedere il pezzo migliore, puntate direttamente alla sughereta fra via di Brava e via della Pisana e rinunciate al resto. Il Bosco Somaini risulta altrettanto bello ma molto più difficile da avvicinare senza accompagnamento.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Roma è la città più verde d'Europa per superficie agricola compresa nei confini comunali. Quasi nessuno collega quel primato a una funzione precisa, che la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi svolge meglio di quasi ogni altra area protetta romana: fare da corridoio ecologico.
Il concetto è semplice e viene ripetuto nei documenti dell'ente gestore senza che nessuno lo spieghi al pubblico. Una popolazione animale chiusa in un frammento verde isolato, circondato da strade e palazzi, si estingue: troppo pochi individui, troppa consanguineità, nessuno scambio genetico. Perché sopravviva servono collegamenti continui fra i frammenti. La Tenuta dei Massimi, con i suoi ottocento ettari disposti in diagonale fra la città costruita e la pianura alluvionale del Tevere, è esattamente quel collegamento: unisce il sistema Pamphili e Valle dei Casali, a monte, alle campagne del litorale, a valle. Il tasso del Bosco Somaini esiste perché esiste quel corridoio; il giorno in cui il corridoio si interrompesse, sparirebbe nel giro di pochi anni.
Il secondo fatto poco citato riguarda il Fosso della Magliana: diciannove chilometri di corso d'acqua che raccolgono le acque di un bacino urbano largamente impermeabilizzato. Quando piove forte, quell'acqua deve andare da qualche parte, e i fondovalle agricoli della riserva funzionano da cassa di espansione naturale. Il servizio che rendono alla città non compare in nessun bilancio, ma si misura eccome nelle annate di piogge intense. Chi considera queste campagne uno spazio vuoto in attesa di destinazione dovrebbe farsi due conti sul costo delle alternative in cemento armato.
La foto giusta da fare alla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
La fotografia migliore non si scatta dentro la riserva, si scatta guardandola dall'alto. Il punto è la collina panoramica che si raggiunge dal giardino pubblico al termine di via Vincenzo Vela, dietro il Serpentone di Corviale: si prosegue verso ovest per circa un chilometro e si arriva su un rilievo aperto da cui si domina tutta la distesa di boschi e pianure della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi. In primo piano l'edificio più lungo d'Italia, sullo sfondo la campagna romana. Quel contrasto, che racconta in un solo fotogramma sessant'anni di storia urbana di Roma, è l'immagine più forte che si possa portare a casa da qui.
Luce e orario: tardo pomeriggio, con il sole che scende verso il Raccordo e illumina di taglio le dorsali boscate. La mattina la stessa scena è in controluce e piatta. Portate un obiettivo medio, fra 35 e 85 millimetri equivalenti: il grandangolo spinto rimpicciolisce tutto e fa perdere la profondità delle fasce di bosco.
La seconda inquadratura da tentare è ravvicinata: il tronco di una sughera decorticata lungo via di Brava, con la corteccia staccata a placche e il legno rossastro sotto. Serve luce diffusa, quindi giornata leggermente coperta; in pieno sole il contrasto fra chiaro e scuro brucia tutto. La terza, per chi ha pazienza, è lo Stagno del Cinerino in inverno, quando la lama d'acqua riflette i salici: si fotografa da riva, senza entrare, perché in quell'acqua ci sono uova di tritone.
Un avvertimento pratico: molti scorci belli si vedono da dentro le proprietà private. Fotografare dalla strada è legittimo, entrare non lo è. E i droni, sopra un'area protetta, richiedono autorizzazioni che quasi nessuno ha.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nessuna battaglia celebre, nessuna incoronazione: la storia di questo pezzo di Agro è fatta di processi lenti, che però hanno cambiato il volto del territorio più di quanto farebbe un evento singolo.
Il primo è il popolamento rinascimentale. Fra Quattrocento e Cinquecento, con il ritorno del papato a Roma e la crescita delle famiglie baronali, la campagna a ovest della città si riempie di vigne, cioè di poderi periurbani con casino, orto e frutteto. La villa papale della Magliana, poco a sud, diventa il centro di gravità delle cacce pontificie: i papi e le loro corti frequentano queste terre per battute che durano giorni. È il periodo di massimo splendore del paesaggio agrario descritto dalle fonti, con boschi, pantani, fiumicelli, monumenti, casali, fontanili e torri d'avvistamento.
Il secondo è la malaria. Dal Seicento in avanti la febbre svuota i fondovalle: chi può si trasferisce, chi resta lavora a giornata e torna a dormire lontano dalle acque. La campagna si spopola, il bosco riprende terreno sui versanti, il latifondo si consolida. Paradossalmente è questa sventura sanitaria ad aver salvato i boschi che oggi la riserva protegge.
Il terzo è la bonifica del primo Novecento. Fra gli anni Venti e Trenta le opere di risanamento dell'Agro Romano portano qui una grande azienda agraria di circa seicento ettari e decine di famiglie contadine venete, trasferite in blocco per impiantare cerealicoltura, orticoltura e allevamento bovino. Il fosso viene canalizzato, i pantani prosciugati. L'azienda si scioglie a metà secolo e il borgo rurale viene in seguito riconvertito a residenza: un ciclo intero di vita agricola industriale, aperto e chiuso in una generazione.
Il quarto è l'espansione edilizia del secondo dopoguerra, con le borgate della Portuense e della Pisana e, negli anni Settanta, il cantiere di Corviale sul ciglio dell'altopiano. La città arriva fino al bordo di questa campagna e lì si ferma, per ragioni che sono in parte orografiche e in parte fondiarie.
Il quinto avvenimento è del tutto amministrativo, e per la sopravvivenza dell'area vale quanto tutti gli altri: la legge regionale 29 del 6 ottobre 1997, pubblicata sul bollettino ufficiale il 10 novembre 1997, che istituisce la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi e la affida a RomaNatura. Da quel giorno l'edificabilità è cessata. Senza quella firma, oggi qui ci sarebbe un quartiere.
Chi è passato dalla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Il primo nome è quello che la riserva porta: i Massimo, famiglia del patriziato romano fra le più antiche, il cui nome resta attaccato a più luoghi del settore occidentale di Roma e alla tenuta che dalla riserva è stata ereditata come toponimo. Il secondo è quello dei Mattei, altra grande casata romana, che ha lasciato il proprio nome a Casetta Mattei, il casale villa del Settecento a ridosso della Portuense da cui prende nome l'intero quartiere.
Poi ci sono i papi. Non entravano in questa riserva, che non esisteva, ma percorrevano queste campagne: la villa papale della Magliana, poco a valle, fu residenza di caccia dei pontefici rinascimentali, e le battute si svolgevano nelle tenute intorno, fra i boschi e i pantani del fosso. Per un paio di secoli la corte pontificia è passata di qui a cavallo, con cani e falconieri, e quella consuetudine ha protetto il bosco più di qualunque vincolo.
Nel Novecento sono passate persone molto diverse: le famiglie contadine venete arrivate con la bonifica, una novantina di nuclei trasferiti dal Veneto per far funzionare l'azienda agraria. Hanno lasciato cognomi, tecniche colturali e un paesaggio ordinato di campi che in parte si legge ancora. Sono loro i veri protagonisti umani di questa campagna nell'ultimo secolo, e nessuno gli ha mai dedicato una targa.
Passano di qui, infine, i cinematografari. La riserva è censita come location dalla film commission regionale, con accesso su strada asfaltata, disponibilità di acqua e di corrente: le campagne a ridosso di Corviale e della Portuense sono state per decenni il fondale naturale di un certo cinema romano di periferia, e continuano a esserlo. Se guardando un film italiano ambientato nella borgata vi sembra di riconoscere un pianoro con le sughere, probabilmente lo avete davvero riconosciuto.
E passano, ogni settimana, i gruppi delle associazioni naturalistiche e delle guide ambientali escursionistiche, che sono gli unici a conoscere davvero i sentieri interni. Se volete entrare nei boschi, è con loro che si entra.
Domande frequenti sulla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Quanto costa entrare nella Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
Entrare nella Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi non costa niente, perché non esiste un biglietto: le strade e le carrarecce pubbliche che attraversano la riserva sono liberamente percorribili. Si paga soltanto l'eventuale contributo richiesto per le visite guidate organizzate, che restano comunque facoltative.
Dove si trova la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi si trova nel triangolo compreso fra la via Portuense a sud, via della Pisana a nord e il Grande Raccordo Anulare a ovest, nel Municipio XI di Roma, nelle zone urbanistiche La Pisana e Ponte Galeria. È il vuoto verde più ampio del settore occidentale della città dentro l'anello autostradale.
Che orari ha la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi non ha orari fissi, perché non ci sono cancelli e non esiste un ingresso unico: le strade pubbliche che la attraversano, come via di Brava e via di Ponte Pisano, sono percorribili liberamente in qualunque momento della giornata, con la sola avvertenza di muoversi con la luce del giorno.
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi è accessibile in sedia a rotelle?
No, per come si presenta oggi la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi non offre percorsi attrezzati per persone con disabilità motoria, perché i tracciati sono carrarecce sterrate, spesso fangose, con pendenze e fondo irregolare. Alcune strutture ricettive adiacenti, come un agriturismo di via della Pisana 950, si dichiarano invece accessibili.
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi è adatta ai bambini?
Con i bambini la scelta più semplice nella Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi è una visita guidata, oppure la tenuta della Torretta de' Massimi in via della Pisana 600, dove un'azienda agricola propone il sentiero del sughero, laboratori e attività nell'orto biologico, un'offerta pensata per i gruppi scolastici e che funziona bene fino ai dodici anni.
Quando conviene visitare la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
Il periodo migliore per la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi è la primavera, senza esitazioni: da marzo a fine maggio si concentrano le fioriture del narciso tazzetta e del gladiolo, le pozze piene con i tritoni e l'attività dei rapaci. Il tardo autunno, da fine ottobre a dicembre, è il secondo momento buono, con il corbezzolo in fiore e i colori del bosco al massimo.
Quanto è grande la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
L'ente gestore indica per la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi una superficie di 774 ettari, anche se altre pubblicazioni riportano cifre comprese fra 850 e 870 ettari, probabilmente perché includono aree contigue accorpate in momenti diversi. Il dato prudente da tenere è quello del gestore, poco meno di ottocento ettari.
Da dove viene il nome della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
Il nome della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi viene da una proprietà fondiaria, non da un monumento: la tenuta era uno dei grandi possedimenti che dividevano l'Agro romano a ovest della città, e il suo fulcro era il casale padronale con la torre e i fabbricati di servizio, appartenuti alla famiglia Massimo, una delle più antiche del patriziato romano.
Come si visita davvero la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Mettiamo in fila le opzioni, perché sono poche e vanno scelte bene.
In autonomia, lungo le strade pubbliche
Si percorrono via di Brava, via di Ponte Pisano, via del Fosso della Magliana e il tratto di via Portuense fra Corviale e il Raccordo. Si vedono i boschi dall'esterno, i coltivi, le dorsali, qualche casale. Durata ragionevole: dalle due alle quattro ore, a piedi o in bicicletta con ruote adatte. Costo zero. Limite: non si entra nella sughereta né nel Bosco Somaini.
Con le visite guidate alla Tenuta dei Massimi
È l'unico modo per attraversare i boschi e arrivare alle zone umide. Le uscite sono organizzate da RomaNatura e dalle associazioni del territorio, con contributi che partono da cifre simboliche, e vanno prenotate. Durata tipica di una giornata intera con pranzo al sacco. Per il calendario aggiornato conviene contattare direttamente l'ente al numero 06 35405310.
Con una guida o un accompagnatore professionista
Per i gruppi organizzati, le scolaresche e le aziende, la strada più semplice è rivolgersi a professionisti abilitati che conoscono il territorio e gestiscono la logistica, i permessi e i trasferimenti. Chi lavora su Roma trova un riferimento nei servizi turistici professionali su Roma e nell'accompagnamento turistico con accompagnatori certificati; per le uscite su misura in piccolo gruppo esistono formule dedicate alle esperienze personalizzate per piccoli gruppi. Su un'area senza segnaletica e con accessi privati, la differenza fra una guida che conosce i proprietari e un'improvvisazione è tutta.
Per chi arriva dall'estero
Chi organizza un viaggio a Roma e vuole capire dove collocare una mattinata di campagna romana dentro un itinerario urbano trova le guide in inglese utili: la panoramica delle cose migliori da fare a Roma, la pagina dedicata al Lazio e la guida di viaggio dell'Italia aiutano a incastrare le riserve di RomaNatura fra le visite classiche senza perdere mezza giornata negli spostamenti.
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi con i bambini
Con i bambini la scelta è obbligata: visita guidata, oppure la tenuta della Torretta de' Massimi in via della Pisana 600, dove l'azienda agricola propone il sentiero del sughero, laboratori e attività nell'orto biologico. È un'offerta pensata per i gruppi scolastici e funziona bene fino ai dodici anni: si tocca la corteccia, si capisce che cosa sia il sughero, si vedono gli animali da cortile. Il resto della riserva, con le strade trafficate e senza marciapiedi, non è adatto ai più piccoli.
Per una giornata all'aperto in libertà con bambini piccoli, la soluzione ragionevole resta Villa Doria Pamphili, a pochi chilometri, con prati, fontane e viali chiusi al traffico. La Tenuta dei Massimi è un'uscita da ragazzi più grandi, con le scarpe giuste e un adulto che sappia spiegare che cosa si guarda.
Accessibilità della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
La riserva, per come è oggi, non offre percorsi attrezzati per persone con disabilità motoria: i tracciati sono carrarecce sterrate, spesso fangose, con pendenze e fondo irregolare. Alcune strutture ricettive interne o adiacenti dichiarano invece l'accessibilità: l'agriturismo di via della Pisana 950 si dichiara accessibile a persone con disabilità motoria, e lo stesso vale per il ristorante di via Portuense 863. Per una visita che includa il paesaggio senza affrontare lo sterrato, il compromesso migliore è un percorso in auto lungo via di Brava e via di Ponte Pisano con soste nei punti panoramici.
Quando andare alla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Primavera, senza esitazioni. Da marzo a fine maggio si concentrano le fioriture, il verde dei coltivi, l'attività dei rapaci e l'acqua nelle pozze. Il secondo momento buono è il tardo autunno, da fine ottobre a dicembre: il corbezzolo porta fiori e frutti insieme, le prime piogge riempiono lo Stagno del Cinerino, i colori del bosco misto sono al massimo. L'inverno è godibile nelle giornate limpide, con visibilità lunga sulla campagna.
L'estate no. Fra luglio e agosto il paesaggio è bruciato, le zone umide sono asciutte, l'ombra fuori dal bosco non esiste e le ore centrali sono inaffrontabili. Se proprio dovete venire in estate, uscite all'alba e rientrate entro le dieci.
Che cosa c'è intorno alla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Nel raggio di pochi chilometri si mangia bene e a prezzi da periferia agricola. Sulla Portuense, al civico 863, opera un ristorante con circa centocinquanta coperti, area giochi, chiuso il lunedì; ai civici 958 e 962 una pizzeria con ampio parcheggio e dehors estivo; al 958 anche una tavola calda aperta a pranzo. Le aziende agricole della zona vendono direttamente: cereali, legumi e farine in via della Magliana 854, ortaggi biologici in via della Pisana 950. I prezzi e gli orari vanno confermati telefonicamente prima di partire.
Per allungare la giornata: la Valle dei Casali con Villa York e il complesso del Buon Pastore, la Necropoli di via Portuense sul tracciato della consolare antica, e più a nord l'Insugherata, l'altra grande sughereta romana, che con la Tenuta dei Massimi forma la coppia dei due boschi di sughera superstiti della città.
Domande veloci sulla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi
Quanto costa entrare nella Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
Nulla. Non esiste biglietto: le strade e le carrarecce pubbliche che attraversano la riserva sono liberamente percorribili. Si paga soltanto l'eventuale contributo per le visite guidate organizzate.
Quali sono gli orari della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
Non ci sono orari, perché non ci sono cancelli e non c'è un ingresso unico. Le attività organizzate, invece, hanno orari di ritrovo fissati di volta in volta.
Serve prenotare per visitare la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
Per camminare lungo le strade pubbliche no. Per entrare nella sughereta, nel Bosco Somaini e nelle aree private sì, perché l'accesso è consentito soltanto con le visite accompagnate, che vanno prenotate.
Quanto è grande la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
L'ente gestore indica 774 ettari. Altre fonti riportano cifre superiori, fino a 870 ettari, probabilmente comprendendo aree contigue: conviene assumere il dato del gestore.
Quando è stata istituita la Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi?
Con la legge regionale del 6 ottobre 1997 numero 29, pubblicata sul bollettino ufficiale del 10 novembre 1997. La gestione è affidata a RomaNatura.
Come si arriva alla Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi con i mezzi pubblici?
Con gli autobus 808 e 881 sul versante Portuense, oppure con il tram 8 fino al capolinea del Casaletto e poi a piedi lungo via del Forte Bravetta. Orari e frequenze vanno verificati sul sito dell'azienda di trasporto.
Si può andare in bicicletta alla Tenuta dei Massimi?
Sì, ma con mountain bike o gravel: il fondo è sterrato e dopo la pioggia diventa argilloso. La bicicletta da strada serve solo sugli asfalti di collegamento, che però hanno traffico.
Si possono portare i cani alla Tenuta dei Massimi?
Nelle aree pubbliche sì, al guinzaglio. Nelle proprietà agricole e durante le visite guidate valgono le regole degli organizzatori, e in presenza di bestiame al pascolo il guinzaglio non è una formalità.
Ci sono sentieri segnalati nella Tenuta dei Massimi?
No. La riserva non dispone di una rete di sentieri numerati e segnalati: ci si orienta sulle strade e sulle carrarecce, o si va accompagnati.
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi è adatta ai bambini?
Ai ragazzi sì, ai bambini piccoli poco, per via del traffico sulle strade di attraversamento e dell'assenza di marciapiedi. Per i più piccoli meglio le attività didattiche organizzate presso la Torretta de' Massimi.
Dove si trova la sughereta più grande?
Fra via di Brava e via della Pisana, nella Tenuta della Torretta dei Massimi: quaranta ettari, il bosco più fitto ed esteso del territorio comunale di Roma.
Che animali si vedono alla Tenuta dei Massimi?
Con ragionevole probabilità gheppi, poiane, storni, cardellini, allodole; in primavera nibbi bruni e gruccioni. Volpe e istrice lasciano tracce evidenti. Il tasso è presente nel Bosco Somaini ma quasi impossibile da osservare.
Che differenza c'è fra la Tenuta dei Massimi e la Valle dei Casali?
Sono due riserve distinte istituite dalla stessa legge del 1997 e confinanti: la Valle dei Casali, 466 ettari, conserva soprattutto ville e casali storici fra Villa Pamphili e il Tevere; la Tenuta dei Massimi, quasi il doppio, conserva soprattutto boschi e campagna coltivata.
E con il Parco del Pineto?
Nessun rapporto di vicinanza: il Parco del Pineto occupa 243 ettari nel quadrante nord occidentale, fra via Trionfale e Valle Aurelia, ed è stato istituito nel 1987. Condivide con la Tenuta dei Massimi soltanto l'ente gestore.
Si può fare un picnic alla Tenuta dei Massimi?
Aree attrezzate non ce ne sono. Durante le visite guidate il pranzo al sacco è la prassi, e si consuma nei punti indicati dagli accompagnatori, riportando indietro i rifiuti.
C'è un centro visite alla Tenuta dei Massimi?
Non un centro visite aperto con orari fissi. Il riferimento amministrativo è RomaNatura, a Villa Mazzanti in via Gomenizza 81, telefono 06 35405310; il recapito indicato per la riserva è 06 65746519.
Si possono raccogliere funghi, asparagi o legna?
No. In area protetta la raccolta di prodotti spontanei e il prelievo di legna sono soggetti a regolamento e in larga parte vietati, e i terreni sono per lo più privati.
Quanto dura una visita alla Tenuta dei Massimi?
Una passeggiata sulle strade pubbliche occupa dalle due alle quattro ore. L'anello che collega la Valle dei Casali alla Torretta dei Massimi, cinque chilometri con cento metri di dislivello, porta via l'intera giornata compresa la sosta pranzo.
Ci sono zanzare o zecche?
Zanzare nelle zone umide in estate, zecche nell'erba alta da aprile in poi. Pantaloni lunghi, calzature chiuse e controllo al rientro sono raccomandazioni serie, non formalità.
La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi si può visitare in inverno?
Sì, ed è anzi una buona stagione: le pozze sono piene, lo Stagno del Cinerino raggiunge la massima estensione e la visibilità sulla campagna è lunga. Il fondo però è fangoso.
È un buon posto per fotografare?
Ottimo, soprattutto dall'alto della collina dietro Corviale nel tardo pomeriggio. Dentro la riserva conviene lavorare sui dettagli, cortecce e fioriture, più che sui panorami aperti.
Chiudiamo con la nostra opinione su questa parte di Roma. La Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi non è un luogo comodo, non è attrezzata e non farà mai concorrenza a una villa storica: chi ci arriva cercando la gita facile se ne va scontento. Chi invece vuole capire come era fatta la campagna che circondava Roma prima del 1950, e vuole vedere con i propri occhi quaranta ettari di sughere sopravvissuti a duecento metri dal Grande Raccordo Anulare, qui trova una cosa che altrove non esiste più. Prenotate una guida, andate in aprile, camminate piano e guardate le cortecce. Poi salite sulla collina dietro Corviale al tramonto: capirete in tre minuti tutta la storia urbanistica di questa città.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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