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Riserva Naturale di Decima Malafede

La Riserva Naturale di Decima Malafede occupa 6145 ettari fra il quadrante sud ovest di Roma e il territorio di Pomezia, ed è la più estesa area protetta gestita da RomaNatura. L'accesso più comodo e più attrezzato è quello di via di Valle di Perna 315, a Roma, dove si trovano la Torre di Perna, il punto informativo del parco e i parcheggi; ci si arriva dalla via Pontina all'altezza di Spinaceto, superato il Grande Raccordo Anulare, imboccando la strada bianca fiancheggiata da eucalipti che sale per circa due chilometri. L'ingresso è libero e gratuito, non si paga biglietto, non si prenota, non esistono orari di chiusura per i sentieri all'aperto. Chi non ha l'auto scende alla fermata EUR Palasport della metro B e prosegue con gli autobus diretti verso Spinaceto e la Pontina: la fermata va scelta sul momento perché la rete cambia spesso, e conviene verificare le linee sul sito dell'azienda di trasporto il giorno stesso. L'ente gestore è RomaNatura, con sede a Villa Mazzanti in via Gomenizza 81, telefono 06.35405350: è lì che si chiede il calendario delle visite guidate e l'autorizzazione per i gruppi. Le aree pic nic di via di Valle di Perna sono a pagamento e vanno concordate con chi le gestisce.

Una precisazione che risparmia delusioni: questa non è una riserva con biglietteria, bookshop e percorso obbligato. È campagna vera, con strade sterrate, aziende agricole in attività, recinti di bestiame e cancelli che a volte sono chiusi. Si cammina, si guarda, si torna indietro. Chi arriva pensando di trovare un parco urbano attrezzato resta spiazzato; chi arriva sapendo di entrare nell'Agro Romano superstite porta a casa una giornata che a Roma quasi nessuno immagina esista.

Riserva Naturale di Decima Malafede
Riserva Naturale di Decima Malafede

Dove si trova esattamente la Riserva Naturale di Decima Malafede

Il perimetro della riserva si legge bene su una carta stradale: il Grande Raccordo Anulare a nord, la via Pontina a est, la via Laurentina a ovest, il territorio del comune di Pomezia a sud. Dentro quel quadrilatero irregolare, che sfiora la tenuta presidenziale di Castelporziano, si estende una campagna ondulata di crinali tufacei e valli incise dai fossi, la stessa che i pittori del Grand Tour dipingevano credendo di ritrarre l'eterno. Gran parte del territorio ricade nel comune di Roma, la porzione restante in quello di Pomezia.

Le quote sono modeste, si oscilla fra i venti e i cento metri, ma il paesaggio non è piatto: il fosso di Malafede e il fosso di Perna hanno scavato nel banco di tufo vallecole strette e ombrose, coperte di bosco, che separano pianori coltivati a grano e a foraggio. È la geomorfologia classica dell'Agro Romano, e qui si conserva su una scala che altrove intorno a Roma è sparita sotto i capannoni.

In auto verso la Riserva Naturale di Decima Malafede

Dal centro di Roma la strada più semplice è la via Cristoforo Colombo fino all'EUR, poi la via Pontina in direzione Latina. Superato il Raccordo, all'altezza di Spinaceto, si prende sulla destra via di Valle di Perna e si segue lo sterrato con gli eucalipti. Chi arriva dal Raccordo esce direttamente sulla Pontina in direzione sud. Dalla Laurentina si entra invece dal versante di Castel di Decima e del Divino Amore, con accessi meno segnalati e più adatti a chi conosce già la zona.

Consiglio pratico: lo sterrato è percorribile con qualunque automobile in condizioni normali, ma dopo due giorni di pioggia le pozze diventano serie e le buche non si vedono. Con una utilitaria bassa, in inverno, meglio lasciare l'auto prima e fare gli ultimi cinquecento metri a piedi.

Con i mezzi pubblici alla Riserva Naturale di Decima Malafede

Non esiste una fermata davanti alla riserva. La combinazione realistica è metro B fino a EUR Palasport o EUR Fermi e poi autobus verso Spinaceto, Castel di Decima o la Pontina, con un tratto finale a piedi di venti o trenta minuti sullo sterrato. Le linee e gli orari vanno controllati sul sito dell'azienda di trasporto pubblico il giorno stesso, perché il servizio su queste direttrici cambia con frequenza. Chi viaggia in bicicletta ha invece vita facile: dall'EUR si arriva pedalando, e dentro la riserva le sterrate sono il regno delle ruote grasse.

Che cos'è la Riserva Naturale di Decima Malafede e perché esiste

La Riserva Naturale di Decima Malafede non è nata da un atto amministrativo sereno. È nata da un conflitto. Negli anni Settanta questa campagna era destinata a diventare la naturale prosecuzione di Spinaceto e dei quartieri della Pontina: lottizzazioni, capannoni, strade. Il primo vincolo paesistico arriva nel 1985, la perimetrazione dell'area nel 1996, l'istituzione formale della riserva nel 1997 con legge regionale. In mezzo ci sono vent'anni di battaglie che hanno lasciato il segno sul territorio e sulle persone che lo abitano.

I numeri della Riserva Naturale di Decima Malafede

Seimilacentoquarantacinque ettari: per capire la scala, è una superficie paragonabile a quella dell'intero centro storico di Roma moltiplicato per più volte, ed è il pezzo più grande del sistema di aree protette di RomaNatura, che ne gestisce in tutto una quindicina fra riserve, parchi urbani e monumenti naturali. Le altre, dalla Marcigliana alla Valle dei Casali, dall'Insugherata alla Riserva di Monte Mario, stanno tutte insieme in meno spazio di quanto ne occupi Decima Malafede da sola.

Dentro il perimetro si contano i più vasti complessi boschivi dell'Agro Romano, che nel loro insieme formano una delle maggiori foreste planiziali rimaste nel bacino del Mediterraneo. È un dato che vale la pena pesare: le foreste di pianura sono l'ambiente che l'Europa ha distrutto per primo e più a fondo, perché la pianura è dove si coltiva e dove si costruisce. Che ne sopravviva un lembo di questa dimensione alle porte di una capitale da quasi tre milioni di abitanti è un'anomalia storica, non una normalità.

Agricoltura Nuova, la cooperativa che ha fermato il cemento

Nel 1977 un gruppo di giovani disoccupati, braccianti e contadini occupò i terreni delle Tre Decime con un doppio obiettivo dichiarato: creare lavoro agricolo e impedire l'urbanizzazione di un'area di pregio ambientale. L'occupazione durò quasi vent'anni; la concessione ufficiale dei terreni arrivò soltanto nel 1996, lo stesso anno della perimetrazione del parco. La cooperativa Agricoltura Nuova ha avviato la conversione al biologico nel 1990, ha aderito all'associazione italiana per l'agricoltura biologica nel 1996 convertendo anche gli allevamenti, ed è passata al metodo biodinamico nel 2010. Oggi produce cereali, latticini, miele, frutta, ortaggi di stagione, carne, uova, vino e legumi, con vendita diretta.

Lo dico senza giri: senza quell'occupazione la riserva non ci sarebbe. Chi cammina oggi fra i cerri della Valle di Perna cammina dentro il risultato di una vertenza sindacale e contadina, non dentro una generosa concessione urbanistica. È un pezzo di storia sociale romana che nessun cartello racconta e che invece varrebbe la pena spiegare a ogni scolaresca che arriva qui in gita.

Riserva Naturale di Decima Malafede
Riserva Naturale di Decima Malafede

I boschi della Riserva Naturale di Decima Malafede, uno per uno

Il patrimonio forestale è la ragione principale per cui questa riserva esiste, e non è un bosco solo: sono nuclei diversi per storia, composizione e stato di conservazione, che il visitatore attento impara a distinguere a colpo d'occhio. Vale la pena percorrerli sapendo che cosa si sta guardando.

La Macchia di Capocotta

Querce alte e slanciate su un sottobosco fitto, per oltre centocinquanta ettari. È il bosco meglio conservato del comprensorio, e la sua fortuna dipende da un fatto di storia istituzionale: confina con la tenuta presidenziale e ha condiviso per decenni il regime di protezione rigido di quelle terre. Il nome torna anche più a valle, verso il mare, dove la spiaggia di Capocotta chiude il sistema dunale del litorale: la continuità fra il bosco interno e le dune costiere è quello che gli ecologi chiamano un corridoio, ed è la ragione per cui la fauna qui si muove ancora.

La Sughereta di Castel di Decima

Oltre cinquecento ettari di querce da sughero, riconosciuti come sito della rete europea Natura 2000. Le sughere dell'Agro Romano non sono un relitto esotico: la Quercus suber è pianta mediterranea di suoli acidi e sabbiosi, e qui trova i depositi vulcanici del Vulcano Laziale rimaneggiati dai fossi. Camminarci dentro in agosto, quando la corteccia è stata decorticata di fresco su qualche tronco, significa vedere il rosso vivo del cambio esposto: uno spettacolo che in genere si associa alla Sardegna e alla Maremma, non al chilometro venti della Pontina.

Macchiagrande di Trigoria e la sughera monumentale

A Trigoria si trova l'albero più celebre della riserva: la grande sughera di Macchiagrande, esemplare secolare di dimensioni colossali, con ogni probabilità la maggiore d'Italia della sua specie. Non è un albero che si guarda di sfuggita. Ci si mette sotto, si guarda in alto, e si capisce che cosa significhi una chioma costruita in tre o quattro secoli senza concorrenti intorno. Il toponimo Macchiagrande ricorre in altre aree protette del litorale, a partire dall'oasi di Macchiagrande a Fregene, e indica sempre lo stesso concetto: il pezzo di bosco che i vecchi contadini consideravano il grande, quello che non si tocca.

Il bosco di Catavanni e le ferite del fuoco

Non tutto è intatto, e sarebbe disonesto raccontarlo così. Il bosco di Catavanni è stato colpito duramente dagli incendi negli anni passati, e lo stato di conservazione della copertura forestale della riserva varia moltissimo da un settore all'altro. Le ceppaie bruciate ricacciano, la macchia si richiude, ma la struttura del bosco maturo ci mette decenni a tornare. Chi cammina in questi settori vede il futuro di un bosco mediterraneo dopo il fuoco: non la morte, ma una ripartenza lenta e disordinata.

L'erede della Selva Laurentina

I boschi della riserva, saldati a quelli di Castelporziano, formano un complesso di alcune migliaia di ettari che è l'erede diretto dell'antica Selva Laurentina, la foresta costiera che le fonti latine collocavano fra la foce del Tevere e Lavinio. Virgilio la mette in scena nell'Eneide come teatro della caccia al cervo di Silvia, l'episodio che scatena la guerra fra Troiani e Latini. Che il paesaggio letterario e quello reale coincidano ancora, almeno per lembi, è una circostanza rara in Italia.

La flora della Riserva Naturale di Decima Malafede

Un censimento floristico condotto da botanici del WWF ha rilevato nella riserva oltre 950 specie vegetali. Il dato che circola più spesso nelle schede istituzionali è quello, più prudente, di oltre 800 specie: in entrambi i casi si parla di una ricchezza che colloca Decima Malafede fra le aree protette più interessanti del Lazio dal punto di vista botanico. Per confronto: l'intera flora italiana conta qualche migliaio di specie, e qui, in seimila ettari alle porte di Roma, se ne concentra una frazione importante.

Le quindici orchidee della Riserva Naturale di Decima Malafede

La sorpresa maggiore emersa da quello studio sono le orchidee: quindici specie diverse appartenenti a quattro generi distinti, ofride, orchide, serapide e spirante. Alcune compaiono nei pascoli aperti, altre spuntano nel folto dei boschi, e tutte confermano con la loro presenza la buona qualità ambientale del territorio, perché le orchidee spontanee sono legate a funghi simbionti del suolo e scompaiono al primo trattamento chimico pesante.

Il genere che dà più soddisfazione è Ophrys, l'ofride: fiori che imitano la forma e l'odore delle femmine di alcuni imenotteri per farsi impollinare dai maschi. È uno degli inganni più raffinati che l'evoluzione abbia messo a punto, e lo si osserva a occhio nudo in aprile lungo i margini erbosi dei sentieri. Regola non negoziabile: si guardano, si fotografano, non si toccano e non si raccolgono. Una orchidea spontanea raccolta è una pianta morta e un seme in meno.

Gli alberi secolari della Riserva Naturale di Decima Malafede

La riserva ospita un numero notevole di alberi secolari di specie diverse, tutti di dimensioni eccezionali. L'elenco vale la pena leggerlo per intero, perché ognuno di questi esemplari è un punto di riferimento sul territorio: la roverella di Vallerano, i lentischi di Monte Cicoriario, le farnie della Selvotta e dei Radicelli, la sughera dei Monti della Caccia, il pioppo del Risaro e soprattutto la grande sughera di Macchiagrande di Trigoria.

La sughera dei Monti della Caccia è dichiarata albero monumentale ed è raggiungibile lungo il sentiero natura della Valle di Perna: è quella che consiglio a chi ha una mezza giornata e vuole portare a casa un'immagine sola. Un lentisco di quelle dimensioni, invece, è una rarità che perfino i botanici trovano curiosa, perché il lentisco è normalmente un arbusto e solo condizioni di totale assenza di disturbo gli permettono di diventare quasi un albero.

I boschi igrofili e le sugherete

La vegetazione forestale della riserva comprende le selve caducifoglie a cerro e farnetto, le leccete pure o miste a orniello, i lembi di bosco igrofilo a farnia, ontano, pioppi e salici lungo i fossi, le sugherete e i lembi di boscaglia ad alloro. I boschi igrofili sono la parte più fragile e la più preziosa: dipendono dall'acqua dei fossi, e ogni captazione a monte, ogni cementificazione dell'alveo, li mette in crisi. Se camminando lungo il fosso di Perna vedete ontani con la chioma rada, quella è la spia.

Riserva Naturale di Decima Malafede
Riserva Naturale di Decima Malafede

La fauna della Riserva Naturale di Decima Malafede

Il territorio è noto da sempre per l'abbondanza di fauna, che negli anni passati è stata minacciata da un'attività venatoria intensa e dal bracconaggio. Con l'istituzione della riserva e il divieto assoluto di caccia sono tornati spettacoli che sembravano perduti: stormi immensi di allodole e pavoncelle che si levano dai seminativi in inverno, il frullo improvviso di un fagiano che parte dai piedi di chi cammina, la fuga precipitosa di una lepre lungo il margine del bosco. In alcuni settori vivono branchi di cinghiali e di daini, tuttora in espansione.

I numeri del censimento faunistico

Secondo lo studio condotto dal WWF, la fauna della riserva comprende tredici specie di pesci, otto di anfibi, tredici di rettili, ventuno di mammiferi e novanta specie di uccelli, di cui sessantanove nidificanti. Il numero che colpisce di più chi conosce la materia è quello degli anfibi: otto specie in un'area periurbana, in un'epoca in cui gli anfibi sono il gruppo di vertebrati più in crisi al mondo, significa che i fossi e le pozze temporanee della riserva funzionano ancora come siti riproduttivi.

Mammiferi: cinghiali, daini e il resto

Il cinghiale è la presenza più evidente e la più discussa. I branchi si sono espansi, rovistano i pascoli, e il conflitto con l'agricoltura è reale. Il daino non è specie autoctona di questo territorio, deriva da antiche introduzioni a scopo venatorio nelle tenute nobiliari, ed è uno di quei casi in cui la fauna che il visitatore trova bellissima è anche un problema gestionale per i forestali. Poi ci sono le presenze discrete che quasi nessuno vede: istrice, tasso, volpe, faina, donnola, i piccoli roditori e i chirotteri che escono al crepuscolo lungo i margini del bosco.

Un'osservazione da chi accompagna gruppi: il novanta per cento dei mammiferi di questa riserva si incontra sotto forma di tracce. Orme nel fango del fosso, grattatoi sui tronchi, fatte lungo i sentieri, ceppaie rivoltate dai cinghiali. Imparare a leggere quei segni cambia completamente la passeggiata, e non richiede attrezzatura: richiede di camminare piano e di guardare in basso.

Uccelli e birdwatching nella Riserva Naturale di Decima Malafede

Novanta specie censite, sessantanove nidificanti, e un'articolazione di ambienti che va dal bosco maturo al pascolo aperto, dal fosso alle radure coltivate: per chi guarda gli uccelli è una delle aree più produttive del comune di Roma. In bosco si lavora con i picchi e con i rapaci forestali, sui pianori aperti con le allodole, le pavoncelle e i rapaci da margine, lungo i fossi con gli aironi e i piccoli passeriformi di canneto. Il momento migliore è la prima ora dopo l'alba, in aprile e maggio, quando i territori sono cantati.

Riserva Naturale di Decima Malafede
Riserva Naturale di Decima Malafede

La Solfatara, l'angolo vulcanico della Riserva Naturale di Decima Malafede

Fra la via Laurentina e la strada dei Castelli Romani, in un settore della riserva vicino alla tenuta di Castelporziano, affiora un ambiente che con il bosco di querce non ha niente a che vedere: terreni caricati di minerali ferrosi e solforosi, acque colorate, tre piccoli laghi, l'eredità superficiale dell'attività del Vulcano Laziale. È la Solfatara di Pomezia, e dentro i confini di Decima Malafede è senza dubbio il luogo più fotografato e il più frainteso.

Qui mi fermo, perché la Solfatara merita una trattazione a parte e l'ha già: la storia della miniera di zolfo, le vicende del sito, le riprese cinematografiche raccontate dalla stampa locale nel 2019, le condizioni di accesso e i rischi sono tutti argomenti della pagina dedicata alla Solfatara di Pomezia. Il punto che conta per chi legge questa guida è un altro: la Solfatara non è un luogo dove si entra liberamente passeggiando dalla riserva, e chi ci arriva improvvisando rischia di trovarsi su terreni privati o interdetti. Informatevi prima, sulla pagina dedicata e presso RomaNatura.

Archeologia nella Riserva Naturale di Decima Malafede

Questa campagna è abitata da almeno duecentocinquantamila anni. Gli insediamenti umani più antichi risalgono alla prima preistoria, e la stratificazione successiva è tale che la zona può essere presa a modello dell'evoluzione complessiva dell'Agro Romano: villaggi protostorici, città latine, ville di epoca imperiale, casali altomedievali, edifici fortificati e torri di controllo del territorio e delle strade. Poche aree di questa estensione, così vicine a Roma, conservano una sequenza altrettanto leggibile.

L'abitato di Monte Cicoriaro e l'identificazione con Politorium

Alla fine degli anni Sessanta i lavori di ampliamento della via Pontina intercettarono un insediamento antico su Monte Cicoriaro, in posizione dominante sulla valle del fosso di Malafede. Gli scavi sistematici, condotti dalle soprintendenze di Roma e di Ostia fra il 1971 e il 1978, misero in luce un abitato con acropoli, muri in blocchi di opera quadrata e una fortificazione ad aggere. L'aggere è datato all'VIII secolo avanti Cristo, la cinta muraria al VI.

L'identificazione del sito è una delle questioni più discusse dell'archeologia laziale. È stato proposto il nome di Politorium, quello di Tellenae, quello di Ficana, e più di recente alcuni studiosi lo hanno accostato a Solonium, il centro che Tito Livio cita fra quelli attaccati nella prima fase dei conflitti fra Roma e i Latini. Nessuna di queste attribuzioni è documentata da un'iscrizione: sono ipotesi di lavoro, fondate su fonti letterarie e su distanze stradali, e vanno raccontate come tali. Chi ve le presenta come certezze sta semplificando.

Le tombe di Decima: la tomba 21 e la tomba 359

La necropoli scavata a Decima conta circa quattrocento tombe a fossa, con corredi databili fra l'VIII e il VII secolo avanti Cristo e con importazioni etrusche e greche che raccontano una società aristocratica pienamente inserita nelle rotte del Tirreno. Due sepolture sono entrate nella letteratura scientifica.

La tomba 21 è quella di un giovane guerriero, deposto con gli scudi appoggiati sopra il corpo, due spade e una piastra pettorale: l'armamento completo di un capo, una fotografia dell'ideologia funeraria del periodo orientalizzante. La tomba 359 è quella di una giovane donna, databile intorno al 730 avanti Cristo, coperta di gioielli, fra cui una collana di pendenti in bronzo a forma di animali. È anche ricordata come tomba con carro un'altra deposizione principesca della stessa necropoli. I corredi sono conservati al Museo Nazionale Romano, nei depositi delle Terme di Diocleziano: non sono esposti in permanenza, quindi chi arriva qui sperando di vederli deve informarsi prima sulle aperture dei depositi.

La necropoli imperiale di Vallerano

Molto più tarda, e altrettanto importante, è la necropoli indagata negli anni Novanta nella tenuta di Vallerano dalla soprintendenza archeologica di Roma. Sono circa cento sepolture a inumazione di età imperiale, dall'epoca antonina al III secolo dopo Cristo: fosse semplici con copertura alla cappuccina o piana, alcune rivestite da muretti. I corredi sono modesti, lucerne e ceramica comune, e l'obolo di Caronte, la moneta posta nella bocca del defunto, compare raramente.

Poi c'è l'eccezione. Fra quelle cento tombe fu trovata la sepoltura di un'adolescente in un sarcofago marmoreo, con un corredo ricchissimo di gioielli, oggetti da toletta e una bambola in avorio. È uno dei ritrovamenti funerari romani più commoventi degli ultimi decenni, ed è conservata al Museo Nazionale Romano. Una bambola d'avorio in una tomba di campagna dice, in un colpo solo, la ricchezza di una famiglia e il dolore per una figlia morta troppo presto.

Casali, torri e castelli della Riserva Naturale di Decima Malafede

In epoca imperiale questa campagna era costellata di ville. In età altomedievale quelle ville si trasformarono in grandi casali, in edifici fortificati e in torri capaci di assicurare il controllo del territorio e delle strade, in particolare della via Laurentina e della via Ardeatina. Il risultato è un paesaggio storico in cui ogni crinale ha la sua struttura, e in cui le proprietà nobiliari e i monasteri romani si sono spartiti per secoli seimila ettari di terra.

La Torre di Perna

La Torre di Perna è l'edificio simbolo della riserva: un'antica torre di avvistamento trasformata nel Cinquecento in tenuta di caccia, poi azienda agricola, oggi riferimento di RomaNatura sul territorio e punto di partenza dei sentieri, con i pannelli informativi e le aree di sosta. È l'unico luogo del parco dove la funzione storica, quella agricola e quella di accoglienza convivono ancora.

Il Castello di Decima

Il primo documento che nomina il castrum pontis Decimi risale al 1081 e lo attribuisce al monastero di San Paolo: il toponimo deriva dalla posizione al decimo miglio della via Laurentina antica. Nei secoli il complesso passò fra enti religiosi e famiglie nobiliari; nel 1734 fu acquisito dai Torrigiani e inserito in una tenuta di quasi duemilacinquecento ettari che comprendeva anche Fossola, Morrone e altre località limitrofe. L'edificio che si vede oggi è la ricostruzione voluta nel 1768 dal cardinale Ludovico Maria Torriggiani: una struttura chiusa da quattro bracci, con ingresso merlato affiancato da una torre, cortile centrale con fontana circolare e la piccola chiesa di Sant'Andrea apostolo. È proprietà privata: si guarda da fuori, e per entrare servono eventi o autorizzazioni.

Castel Romano, Torre di Monte di Leva e gli altri

Castel Romano, la Torre di Monte di Leva e una serie di casali minori completano l'orditura difensiva e agricola della riserva. Il Casale La Perna e l'area di frammenti fittili circostante sono a loro volta indicatori archeologici: quando su un campo arato si vede una concentrazione di cocci, quello è il segno di un insediamento antico che nessuno ha ancora scavato. La riserva ne conserva parecchi, e sono la ragione per cui qui il metal detector è vietato e il prelievo di reperti è un reato.

I sentieri della Riserva Naturale di Decima Malafede

I percorsi segnalati sono due, entrambi con partenza dal settore di Valle di Perna, e coprono esigenze diverse. Attorno a loro esiste una rete di strade bianche e carrarecce aziendali che moltiplica le possibilità ma che richiede carta, applicazione di navigazione e un minimo di abitudine a orientarsi, perché la segnaletica sul terreno è discontinua.

Il Sentiero Andrea d'Ambrosio

Tre chilometri, un'ora e un quarto di cammino, dislivello di dieci metri in salita e dieci in discesa, difficoltà turistica: è il sentiero più facile del parco, adatto a chiunque sappia camminare. Parte da via di Valle di Perna 315, presso il Campus Bio Medico, e collega l'università alla Torre di Perna. È un sentiero natura intitolato al medico chirurgo Andrea d'Ambrosio e realizzato insieme da RomaNatura, dall'Università Campus Bio Medico e dalla cooperativa Agricoltura Nuova.

La mia opinione: è il percorso giusto per una prima volta, per chi ha il passeggino o per chi ha poco tempo, ma da solo non restituisce la scala della riserva. Se avete l'intera mattinata, usatelo come riscaldamento e proseguite sul sentiero della Valle di Perna.

Il sentiero natura della Valle di Perna

Quattro chilometri e mezzo, settanta metri di dislivello in salita, due ore di cammino, percorso lineare con anello finale, percorribile anche in mountain bike. Si parte dalla Torre di Perna, si scende a mezza costa verso la vallata del fosso di Perna fra cerri e lecci, si attraversa il bosco e si sbuca su un pianoro aperto; da lì si costeggiano i margini boschivi fino alla grande sughera dei Monti della Caccia, dichiarata albero monumentale, e si rientra chiudendo l'anello. Lungo il tracciato ci sono un tabellone dedicato alla geologia del sito, un'arnia didattica e i punti panoramici sulla valle. Nei pressi dei Monti della Caccia si incontra anche una vecchia cava di tufo, che spiega meglio di qualunque cartello come è fatto il sottosuolo di questa campagna.

Varianti e prolungamenti portano verso la Sughereta di Vallerano, il Castello di Decima e il casale della Solfatara, ma diventano escursioni lunghe: chi parte dalla metropolitana e vuole fare tutto a piedi mette in conto un giro nell'ordine dei sedici chilometri complessivi, facile come dislivello e impegnativo come durata.

In bicicletta nella Riserva Naturale di Decima Malafede

Le sterrate della riserva sono una delle migliori palestre di mountain bike dentro il comune di Roma: fondo vario, pendenze dolci, nessun traffico. La regola è quella di sempre e qui vale doppio, perché si pedala fra aziende agricole in attività: si resta sulle strade, non si taglia nei prati, si rallenta vicino agli animali e si chiudono i cancelli che si trovano chiusi.

Riserva Naturale di Decima Malafede
Riserva Naturale di Decima Malafede

Quando andare nella Riserva Naturale di Decima Malafede

Il periodo migliore va da metà marzo a metà maggio: le orchidee fioriscono, i boschi sono in foglia nuova, gli uccelli cantano, il fango si è asciugato e il caldo non è ancora arrivato. Ottobre e novembre sono la seconda finestra buona, con i colori del cerro e i funghi lungo i fossi. Dicembre e gennaio funzionano nelle giornate limpide di tramontana, quando dai pianori si vedono i Castelli e il mare nello stesso sguardo.

Il mese da evitare è agosto, e non per il caldo soltanto: il rischio incendio è alto, alcune zone possono essere interdette e il paesaggio è nella sua fase più spenta. La domenica pomeriggio di primavera l'accesso di Valle di Perna si affolla di famiglie e il parcheggio si riempie; chi cerca silenzio arrivi presto la mattina, meglio ancora in un giorno feriale.

La Riserva Naturale di Decima Malafede con i bambini

Funziona bene, a patto di scegliere il percorso giusto. Il Sentiero Andrea d'Ambrosio è tre chilometri in piano ed è gestibile anche con bambini piccoli e con passeggini robusti da fuoristrada; l'arnia didattica lungo il percorso della Valle di Perna è il tipo di sosta che tiene attenta una classe intera. Le aziende agricole della zona, a partire dalla cooperativa, organizzano attività per le scuole e vendita diretta: per un bambino di città, vedere da dove esce la ricotta è un'esperienza più formativa di molte visite guidate.

Le cautele sono quelle della campagna, non del parco giochi: scarpe chiuse, controllo delle zecche al rientro in primavera e in estate, attenzione ai branchi di cinghiali, che vanno lasciati perdere e mai avvicinati, tanto meno se ci sono i piccoli. Portate acqua: lungo i sentieri non ci sono fontanelle su cui contare.

Accessibilità, servizi e regole della Riserva Naturale di Decima Malafede

Il sentiero intitolato ad Andrea d'Ambrosio, con i suoi dieci metri di dislivello e il fondo compatto, è il tratto più praticabile per chi ha difficoltà motorie o spinge una carrozzina, ma resta un sentiero di campagna e non un percorso attrezzato con standard urbani: dopo la pioggia il fondo cambia. Non ci sono biglietterie, bookshop, bar interni o servizi igienici distribuiti lungo i percorsi. Le aree pic nic esistono e alcune sono a pagamento, con gestione privata o della cooperativa.

Le regole, in breve: la caccia è vietata in modo assoluto, non si raccolgono piante e non si prelevano reperti, non si accendono fuochi, i cani vanno tenuti al guinzaglio perché qui si incontrano greggi e fauna selvatica, i veicoli a motore restano sulle strade consentite. Sono regole banali che, applicate male, in un'area protetta abitata da aziende agricole producono danni veri.

Una curiosità su Riserva Naturale di Decima Malafede

La curiosità più bella di questo territorio è nascosta in un nome: Malafede. Suona come un giudizio morale, e invece è un toponimo idronimico, legato al fosso che attraversa la riserva e che scende verso il Tevere all'altezza di Vitinia. Le spiegazioni proposte sono diverse e nessuna è provata: c'è chi lo riconduce a un antico Aqua Malefida o Malfida, cioè acqua insalubre, malsicura, da non bere, cosa perfettamente credibile per un corso d'acqua di pianura in un'area malarica; c'è chi lo collega a un antroponimo medievale. La forma è documentata nei toponimi della campagna romana da secoli, e conviene dire chiaramente che si tratta di etimologia proposta, non di etimologia certa.

Quello che è certo, e che vale come curiosità doppia, è il significato dell'altra metà del nome. Decima non ha niente a che vedere con le decime ecclesiastiche, come molti romani credono: viene dal decimo miglio della via Laurentina antica, contato a partire dalle mura di Roma. Il castrum pontis Decimi dei documenti dell'XI secolo è il castello del ponte del decimo miglio. Due parole, due strati: la geografia idraulica dell'Agro Romano e il sistema di misura stradale dei Romani, saldati insieme nel nome di una riserva naturale istituita nel 1997. Nomi come questo sono documenti, e a Roma se ne calpestano a decine ogni giorno senza accorgersene.

Aggiungo una terza curiosità, meno nota e più sorprendente: Monte Cicoriaro, il rilievo su cui sorgeva l'abitato protostorico, deve il nome alla cicoria selvatica che vi cresce. Un colle che conserva sotto il manto erboso una città latina dell'VIII secolo avanti Cristo, e che i contadini hanno battezzato per l'erba che ci andavano a raccogliere.

Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale di Decima Malafede

Non ve lo dice nessuno, perché è scomodo: gran parte della Riserva Naturale di Decima Malafede non è accessibile al pubblico. Seimilacentoquarantacinque ettari di superficie protetta, e due sentieri segnalati per un totale di sette chilometri e mezzo. Tutto il resto è proprietà privata, terreno agricolo in produzione, tenute recintate, aziende zootecniche, e in più il confine con la tenuta presidenziale di Castelporziano, che è area a regime speciale. La protezione ambientale qui coincide con il vincolo, non con la fruizione.

La conseguenza pratica è che chi arriva con una mappa satellitare e sceglie a caso una strada bianca finisce, con ottime probabilità, davanti a un cancello chiuso, dentro un campo coltivato o in mezzo a un pascolo con animali. Non è una questione di permessi da chiedere con leggerezza: è terra di lavoro di qualcuno, e le aziende agricole di questa zona hanno buone ragioni storiche per essere diffidenti verso chi passeggia dove non dovrebbe.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda la Solfatara. Molti la cercano come se fosse una attrazione della riserva, con parcheggio e sentiero: non lo è. È un sito delicato e problematico, e prima di partire conviene leggere la pagina che gli è dedicata e sentire RomaNatura. Il terzo elemento poco noto è che alcune delle esperienze migliori qui non sono escursionistiche ma agricole: le visite alle aziende, la vendita diretta, i laboratori per le scuole. Chi telefona prima costruisce una giornata piena; chi si presenta a caso fa una passeggiata di tre chilometri e torna a casa convinto che non ci fosse niente da vedere.

Domande frequenti su Riserva Naturale di Decima Malafede

Quanto costa entrare nella Riserva Naturale di Decima Malafede?

Niente: l'accesso ai sentieri della Riserva Naturale di Decima Malafede è libero e gratuito, non esiste biglietteria. Sono a pagamento soltanto alcune aree pic nic e le attività organizzate da privati o dalle aziende agricole della zona.

Dove si trova la Riserva Naturale di Decima Malafede?

La Riserva Naturale di Decima Malafede si trova a Roma, in un quadrilatero delimitato dal Grande Raccordo Anulare a nord, dalla via Pontina a est, dalla via Laurentina a ovest e dal territorio del comune di Pomezia a sud. Il perimetro sfiora la tenuta presidenziale di Castelporziano ed è la più grande area protetta di RomaNatura.

Serve prenotare per visitare la Riserva Naturale di Decima Malafede?

No, per la passeggiata libera nella Riserva Naturale di Decima Malafede non serve prenotare. Serve invece prenotare per le visite guidate, per le attività didattiche e per i gruppi organizzati, che si concordano con l'ente gestore o con le aziende agricole della zona.

La Riserva Naturale di Decima Malafede è adatta ai bambini?

Sì, funziona bene a patto di scegliere il percorso giusto: il Sentiero Andrea d'Ambrosio è tre chilometri in piano ed è gestibile anche con bambini piccoli e con passeggini robusti da fuoristrada. L'arnia didattica lungo il percorso della Valle di Perna è una sosta che tiene attenta anche una classe intera.

La Riserva Naturale di Decima Malafede è accessibile in carrozzina?

Il Sentiero Andrea d'Ambrosio, con i suoi dieci metri di dislivello e il fondo compatto, è il tratto più praticabile della Riserva Naturale di Decima Malafede per chi ha difficoltà motorie o spinge una carrozzina, ma resta un sentiero di campagna e non un percorso attrezzato con standard urbani: dopo la pioggia il fondo cambia. Non ci sono biglietterie, bookshop, bar interni o servizi igienici lungo i percorsi.

Quando è il periodo migliore per visitare la Riserva Naturale di Decima Malafede?

Il periodo migliore per visitare la Riserva Naturale di Decima Malafede va da metà marzo a metà maggio, quando fioriscono le orchidee, i boschi sono in foglia nuova e il caldo non è ancora arrivato. Ottobre e novembre sono la seconda finestra buona, con i colori del cerro e i funghi lungo i fossi.

Si può visitare tutta la Riserva Naturale di Decima Malafede?

No, gran parte della Riserva Naturale di Decima Malafede non è accessibile al pubblico. Su seimilacentoquarantacinque ettari di superficie protetta esistono soltanto due sentieri segnalati per un totale di sette chilometri e mezzo; il resto è proprietà privata, terreno agricolo in produzione, tenute recintate e aziende zootecniche.

Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale di Decima Malafede

Il mio consiglio è uno e preciso: non venite qui per vedere un monumento, venite per camminare tre ore con qualcuno che sappia leggere il paesaggio, e fatelo in aprile, la mattina presto, in un giorno feriale. Questa riserva non ha un'attrazione singola da centrare. Ha una tessitura: il bosco che si chiude, il pianoro che si apre, la torre sul crinale, il fosso in fondo alla valle, l'albero monumentale che vale il viaggio da solo. Se la si attraversa di corsa non dice niente; se la si percorre con calma diventa la migliore lezione di storia del paesaggio che si possa fare dentro il comune di Roma.

In concreto: parcheggiate all'accesso di via di Valle di Perna, fate il sentiero della Valle di Perna con la deviazione alla sughera monumentale dei Monti della Caccia, calcolate due ore e mezza con le soste, e organizzatevi per arrivare alla torre entro le dieci. Scarpe da trekking basse o scarponcini, non scarpe da città: il fondo è terra e il fango dopo la pioggia è tenace. Acqua in quantità, perché non si trova. Binocolo, se ne avete uno: qui serve più della macchina fotografica. E una applicazione di navigazione con la traccia caricata prima di partire, perché in alcuni punti il segnale telefonico è debole.

Se vi organizzate con un gruppo o volete un accompagnamento professionale per una giornata fra l'Agro Romano e i Castelli, la pagina dei servizi a Roma di TourLeaderPro è il punto giusto da cui partire, e per i gruppi ristretti esistono esperienze personalizzate su misura. Ultimo consiglio, quello che dico sempre: chiamate RomaNatura prima di venire e chiedete se ci sono visite guidate in calendario. Costano poco o niente e valgono dieci volte una passeggiata improvvisata.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Decima Malafede sia la più grande area protetta di RomaNatura lo scrivono tutti. Quasi nessuno però fa il passo successivo, che è quello interessante: questa riserva, insieme ai boschi di Castelporziano e alla fascia costiera, costituisce una delle maggiori foreste planiziali superstiti dell'intero bacino del Mediterraneo. Non del Lazio, non dell'Italia centrale: del Mediterraneo.

Il motivo per cui il dato non circola è che è difficile da vedere. Una foresta planiziale non ha panorami da cartolina, non ha vette, non ha laghi alpini. È piatta, è chiusa, e da dentro sembra semplicemente un bosco. Il suo valore si misura in continuità e in superficie: sono i due parametri che l'agricoltura, l'urbanizzazione e la bonifica hanno azzerato in tutta Europa fra il Settecento e il Novecento. La pianura padana, tanto per fare l'esempio più grande, ha perso praticamente tutte le sue foreste di pianura. Qui invece, sotto il Raccordo Anulare, ne è rimasto un blocco di migliaia di ettari.

Il secondo fatto risaputo e poco pesato riguarda le date. Primo vincolo paesistico 1985, perimetrazione 1996, istituzione 1997. Dodici anni fra la prima tutela e la riserva vera: sono esattamente gli anni in cui il quadrante sud di Roma si è costruito. Se la sequenza fosse stata più lenta di un altro decennio, oggi staremmo raccontando un quartiere. Il paesaggio che si attraversa qui è il risultato di una corsa vinta per poco, e questo è il modo giusto di guardarlo.

La foto giusta da fare a Riserva Naturale di Decima Malafede

La foto giusta è una sola, e non è quella che fanno tutti. Tutti fotografano il sentiero nel bosco, che in fotografia non funziona quasi mai: luce a chiazze, verde piatto, nessuna scala. La foto che porta a casa questo luogo è la grande sughera, fotografata con una persona ai piedi del tronco. Serve la figura umana perché senza un termine di paragone le dimensioni di quell'albero non si leggono, e la fotografia diventa un albero qualunque.

Tecnicamente: grandangolo moderato, dai ventiquattro ai trentacinque millimetri equivalenti, macchina bassa, inquadratura verticale, la persona appoggiata al tronco e non davanti. Ora giusta, la prima ora dopo l'alba o l'ultima prima del tramonto, quando la luce arriva radente e disegna la corteccia, che in una sughera è la cosa più fotogenica che esista: solchi profondi, colori dal grigio al rosso mattone dove è stata decorticata. In pieno mezzogiorno la stessa immagine è illeggibile.

La seconda fotografia che consiglio è di genere opposto: dal pianoro aperto, dopo la salita dalla valle, si inquadrano i margini del bosco con la campagna in primo piano e, nelle giornate limpide, il profilo dei Colli Albani sullo sfondo. È la fotografia dell'Agro Romano come lo dipingevano i vedutisti nordici nell'Ottocento, e vi accorgerete che il taglio giusto non è panoramico ma tre quarti, con molta terra e poco cielo. Terza opzione, per chi ha pazienza: le orchidee in aprile, macro, luce diffusa di cielo coperto, treppiede basso e nessuna pianta toccata.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è una guerra, ed è antico. Nell'VIII secolo avanti Cristo l'abitato di Monte Cicoriaro si dotò di una fortificazione ad aggere: il segno che questa valle era una frontiera contesa. Le fonti latine raccontano i conflitti fra Roma e i centri latini della fascia costiera, con Tito Livio che cita Politorium, Tellenae, Ficana e Solonium fra le città attaccate e distrutte nella fase regia. Quale di quei nomi corrisponda al sito scavato a Decima è ancora oggetto di discussione, ma che qui si sia combattuto e che l'insediamento sia stato abbandonato è archeologicamente documentato.

Il secondo avvenimento è del 730 avanti Cristo circa, e non è una battaglia: è un funerale. La giovane donna della tomba 359 fu sepolta coperta di gioielli, con una collana di pendenti in bronzo a forma di animali; il guerriero della tomba 21 fu deposto con due spade, la piastra pettorale e gli scudi appoggiati sopra il corpo. Sono i due eventi meglio documentati della preistoria di questo territorio, e raccontano una aristocrazia latina ricca, in contatto con l'Etruria e con il mondo greco, cinquant'anni prima che Roma avesse qualcosa di paragonabile.

Il terzo salta di quasi un millennio: fra il II e il III secolo dopo Cristo, nella tenuta di Vallerano, una famiglia seppellisce una ragazza in un sarcofago di marmo con i suoi gioielli, gli oggetti da toletta e una bambola d'avorio. Il quarto è del 1081, quando un documento nomina per la prima volta il castrum pontis Decimi come possesso del monastero di San Paolo: la campagna passa dall'organizzazione antica a quella feudale e monastica. Il quinto è del 1768, con la ricostruzione del Castello di Decima voluta dal cardinale Torriggiani, dopo che nel 1734 i Torrigiani avevano messo insieme una tenuta di quasi duemilacinquecento ettari.

Il sesto avvenimento è recente, e per il paesaggio è stato decisivo quanto una guerra: nel 1977 braccianti e giovani disoccupati occupano le terre delle Tre Decime. Nel 1985 arriva il primo vincolo paesistico, nel 1996 la perimetrazione e la concessione ufficiale alla cooperativa, nel 1997 la legge regionale che istituisce la riserva. In mezzo, fra la fine degli anni Sessanta e il 1978, le soprintendenze scavano la necropoli durante i lavori sulla Pontina, e negli anni Novanta quella di Vallerano. Sono fatti amministrativi e scientifici, non epici, ma sono loro ad aver deciso che cosa oggi si può vedere qui.

Chi è passato da Riserva Naturale di Decima Malafede

Cominciamo dal personaggio letterario, perché è quello che pesa di più sull'immaginario. Virgilio, nell'Eneide, colloca in questa fascia di territorio la Selva Laurentina e la reggia di Latino: è qui che Ascanio ferisce il cervo addomesticato di Silvia e scatena la guerra fra Troiani e Latini. Non si tratta di una presenza fisica, ovviamente, ma di una geografia poetica che per venti secoli ha indirizzato l'immaginazione europea su questi boschi. Virgilio conosceva la zona, e la Solfatara è citata nelle fonti antiche insieme alla menzione che ne fa Plinio il Vecchio a proposito delle acque minerali del territorio laurentino.

Poi ci sono i proprietari storici, che questa campagna l'hanno attraversata per davvero. I monaci di San Paolo fuori le mura, titolari del castrum pontis Decimi già nell'XI secolo, e quelli dell'abbazia delle Tre Fontane, che bonificarono ampi tratti dell'area a sud di Roma e ai quali si devono i filari di eucalipti che si vedono ancora lungo le strade bianche. Nel Settecento arrivano i Torrigiani: il cardinale Ludovico Maria Torriggiani, segretario di Stato di papa Clemente XIII, fece ricostruire il Castello di Decima nel 1768. La sua è una presenza documentata da atti di proprietà, non una tradizione locale.

Passò di qui anche il Grand Tour, in senso largo: i vedutisti e i paesaggisti nordici che fra Settecento e Ottocento uscivano da Roma verso Laurento e Ardea in cerca della campagna romana con le torri e i buoi. Le loro tele hanno costruito l'idea stessa di Agro Romano, e i pianori di questa riserva sono uno dei pochi posti dove il confronto fra il dipinto e il reale regge ancora.

Infine i protagonisti recenti, quelli senza nome nei libri: i braccianti e i giovani disoccupati che nel 1977 occuparono le terre e fondarono la cooperativa, i botanici del WWF che censirono le 950 specie vegetali e le quindici orchidee, gli archeologi delle soprintendenze di Roma e di Ostia che fra il 1971 e il 1978 scavarono quattrocento tombe correndo contro i cantieri della Pontina. E una troupe cinematografica: nel 2019 la stampa locale raccontò che le riprese di un film della serie di James Bond avevano interessato l'area della Solfatara, con ricostruzioni scenografiche sulle rive dei laghi mineralizzati. Fu una notizia data senza conferme ufficiali, e come tale va presa.

Cosa vedere intorno alla Riserva Naturale di Decima Malafede

Il vantaggio di questa posizione è che si trova al centro di un quadrante ricchissimo. Verso il mare, in venti minuti di auto, si raggiungono la spiaggia di Capocotta e il sistema dunale del litorale romano, con la pineta di Castel Fusano e, poco più a nord, l'area archeologica di Ostia Antica, che è la visita di mezza giornata più solida di tutto il settore. Verso l'interno si sale ai Castelli Romani e al lago di Albano.

Restando più vicini, sulla Laurentina si incontra il santuario del Divino Amore, uno dei luoghi di devozione più frequentati del Lazio, e a nord la riserva del Laurentino Acqua Acetosa, che protegge un altro lembo della stessa campagna. Il quartiere dell'EUR con il suo laghetto è il punto di appoggio urbano più comodo per mangiare, e verso sud il litorale di Torvaianica chiude il cerchio. Chi vuole confrontare questa riserva con le sorelle gestite dallo stesso ente può proseguire verso la Tenuta dei Massimi o il parco dell'Appia Antica.

Domande veloci sulla Riserva Naturale di Decima Malafede

Quanto costa entrare nella Riserva Naturale di Decima Malafede?

Niente. L'accesso ai sentieri è libero e gratuito, non esiste biglietteria. Sono a pagamento alcune aree pic nic e le attività organizzate da privati o dalle aziende agricole.

Serve prenotare per visitare la Riserva Naturale di Decima Malafede?

No per la passeggiata libera. Sì per le visite guidate, per le attività didattiche e per i gruppi organizzati: in quel caso ci si rivolge a RomaNatura o direttamente alle aziende del territorio.

Quanto è grande la Riserva Naturale di Decima Malafede?

Seimilacentoquarantacinque ettari, distribuiti fra il comune di Roma, per la parte maggiore, e quello di Pomezia. È la più estesa area protetta del sistema gestito da RomaNatura.

Quando è stata istituita la Riserva Naturale di Decima Malafede?

Nel 1997, con legge regionale. Il primo vincolo paesistico risale al 1985 e la perimetrazione dell'area al 1996.

Qual è l'ingresso principale della Riserva Naturale di Decima Malafede?

Via di Valle di Perna 315, a Roma, nel settore della Torre di Perna, con parcheggio e partenza dei due sentieri segnalati.

Come si arriva alla Riserva Naturale di Decima Malafede con i mezzi pubblici?

Metro B fino a EUR Palasport o EUR Fermi, poi autobus in direzione Spinaceto e Pontina, quindi un tratto a piedi sullo sterrato. Le linee vanno verificate il giorno stesso sul sito dell'azienda di trasporto.

Quanti sentieri segnalati ci sono?

Due: il Sentiero Andrea d'Ambrosio, tre chilometri e un'ora e un quarto, e il sentiero natura della Valle di Perna, quattro chilometri e mezzo e due ore.

La Riserva Naturale di Decima Malafede è adatta ai bambini?

Sì, in particolare il Sentiero Andrea d'Ambrosio, quasi pianeggiante. Servono scarpe chiuse, acqua al seguito e il controllo delle zecche al rientro nella stagione calda.

Si possono portare i cani?

Sì, al guinzaglio. Nella riserva ci sono greggi, bestiame al pascolo e fauna selvatica: un cane libero qui è un problema serio, non una libertà.

Si può andare in mountain bike nella Riserva Naturale di Decima Malafede?

Sì, il sentiero della Valle di Perna e le strade bianche sono percorribili in bicicletta. Si resta sui tracciati e non si taglia nei campi e nei prati.

Ci sono bar, fontanelle o servizi igienici?

Lungo i sentieri no. Conviene portare acqua e provviste da casa e appoggiarsi alle aziende agricole della zona per gli acquisti diretti.

Si può visitare la Solfatara partendo dalla riserva?

Non è un percorso libero e non va improvvisato. Le condizioni di accesso sono descritte nella pagina dedicata alla Solfatara di Pomezia, da leggere prima di partire.

Si può entrare nel Castello di Decima?

È una proprietà privata: dall'esterno si vedono l'ingresso merlato e la torre, per l'interno servono eventi o autorizzazioni specifiche.

Dove sono i reperti delle necropoli di Decima e Vallerano?

Al Museo Nazionale Romano, nei depositi delle Terme di Diocleziano. Non sono esposti in permanenza, quindi conviene informarsi prima sulle aperture.

Qual è l'albero più famoso della Riserva Naturale di Decima Malafede?

La grande sughera di Macchiagrande di Trigoria, verosimilmente la maggiore d'Italia della sua specie. Lungo il sentiero della Valle di Perna si raggiunge invece la sughera monumentale dei Monti della Caccia.

Quante specie vegetali ci sono?

Il censimento dei botanici del WWF ne ha rilevate oltre 950; le schede istituzionali riportano il dato più prudente di oltre 800 specie. Fra queste, quindici specie di orchidee.

Si incontrano cinghiali nella Riserva Naturale di Decima Malafede?

Sì, ci sono branchi in espansione. Vanno osservati da lontano, mai avvicinati, mai alimentati, e ci si allontana senza correre soprattutto se ci sono i piccoli.

Qual è il periodo migliore per andarci?

Da metà marzo a metà maggio per le fioriture e i canti, ottobre e novembre come seconda scelta. Agosto è il mese peggiore, anche per il rischio incendi.

Si può fare birdwatching?

Sì, ed è una delle aree migliori del comune di Roma: novanta specie censite, sessantanove nidificanti. Binocolo indispensabile, prima ora dopo l'alba.

È accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il Sentiero Andrea d'Ambrosio, con dieci metri di dislivello e fondo compatto, è il tratto più praticabile, ma resta un sentiero di campagna e dopo la pioggia il fondo peggiora.

Che differenza c'è fra la Riserva Naturale di Decima Malafede e Castelporziano?

Sono contigue e i boschi si saldano, ma la tenuta di Castelporziano è area presidenziale con accesso regolato in modo molto più rigido, mentre qui i due sentieri segnalati sono liberi.

Quanto tempo serve per una visita completa?

Mezza giornata per il sentiero della Valle di Perna con le soste. Una giornata intera se si aggiungono la visita a una azienda agricola e una deviazione verso il Castello di Decima.

Chi gestisce la Riserva Naturale di Decima Malafede?

RomaNatura, l'ente regionale per le aree naturali protette del comune di Roma, con sede a Villa Mazzanti in via Gomenizza 81 e telefono 06.35405350.

La verità su questo posto è che non si concede al primo colpo. Ci sono venuto la prima volta con l'idea di spuntare una riserva dall'elenco, ho camminato tre chilometri, e me ne sono andato pensando che non ci fosse granché. Ci sono tornato in aprile, presto, con un binocolo e senza fretta, e ho capito che il metro di giudizio era sbagliato: qui non si guarda una cosa, si legge un territorio. Se avete tempo per una sola escursione nel quadrante sud di Roma, fate il sentiero della Valle di Perna fino alla sughera monumentale e prendetevi le due ore piene. E se in Italia arrivate da fuori e volete capire come si incastrano natura, archeologia e campagna intorno alle grandi città, cominciate da qui invece che da un parco più famoso: imparerete di più.

Per chi prepara un viaggio in Italia partendo dall'inglese, la selezione delle cose da fare a Roma è raccolta nella guida Best Things to Do in Rome, mentre chi vuole costruire una giornata fuori città trova la logica dei trasporti e delle distanze nella pagina sui day trips e il quadro delle esperienze naturalistiche in Mountains and Nature in Italy.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoRiserva Naturale di Decima Malafede - Via Valle di Perna, 315, 00128 Roma RM, Italia
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