Biblioteca Casanatense
La Biblioteca Casanatense si trova in via di Sant'Ignazio 52, a Roma, rione Pigna, in quel rettangolo di strade che sta fra il Pantheon, la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola e la basilica di Santa Maria sopra Minerva. È una biblioteca pubblica statale del Ministero della Cultura, cioè un istituto di ricerca vero e proprio, con sale di lettura, tessera di iscrizione e regole di consultazione; non è un museo, anche se possiede un Salone Monumentale che chiunque può attraversare gratuitamente e alcune collezioni museali esposte proprio lì dentro. La distinzione conta, e in queste pagine la ripeterò più volte, perché è la chiave per non arrivare con le aspettative sbagliate.
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✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il numero civico è discreto, il portone non annuncia niente, e la scala che porta al piano della biblioteca è una scala ottocentesca senza scenografia. Poi si arriva in cima e si entra in un ambiente lungo sessanta metri, con i libri disposti su due ordini di scaffali di legno, un ballatoio che corre a mezza altezza e una statua di marmo in fondo. In quel momento si capisce perché a Roma la Casanatense abbia la reputazione che ha.
Dove si trova la Biblioteca Casanatense e come ci si arriva
L'indirizzo è via di Sant'Ignazio 52, 00186 Roma. La strada è breve, corre dietro l'abside della chiesa di Sant'Ignazio e sbuca su piazza del Collegio Romano da un lato e verso la Minerva dall'altro. Chi arriva dal Pantheon impiega tre minuti a piedi: si prende via del Seminario, si gira dietro Sant'Ignazio e ci si trova davanti. Chi arriva da piazza Venezia ne impiega sette, passando per via del Plebiscito e via del Corso.
I mezzi pubblici per la Biblioteca Casanatense
La zona è interdetta al traffico privato per gran parte della giornata, quindi conviene ragionare a piedi e con i mezzi di superficie. Gli autobus che servono via del Corso, largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II lasciano tutti a una distanza compresa fra i cinque e i dieci minuti di cammino. La metropolitana non passa di qui: la fermata utile è Barberini sulla linea A, che però resta a un quarto d'ora abbondante di passeggiata, oppure Colosseo sulla linea B, ancora più lontana. Roma centro storico si attraversa camminando, e la Casanatense è uno di quei posti che si raggiungono meglio così.
Il quartiere intorno alla Biblioteca Casanatense
L'isolato è quello del complesso della Minerva, l'antico quartier generale romano dell'Ordine dei Predicatori, i domenicani. La basilica di Santa Maria sopra Minerva è a cinquanta metri, con il suo elefantino berniniano che regge l'obelisco in piazza. Il Collegio Romano, che fu dei gesuiti, è dall'altra parte della strada, e questa vicinanza fisica fra domenicani e gesuiti non fu sempre pacifica, come racconterò più avanti a proposito di una causa legale che bloccò i lavori per anni. Palazzo Doria Pamphilj con la sua galleria è a due passi, e anche la galleria di palazzo Doria Pamphilj vale la deviazione se si ha tempo.
Che cos'è davvero la Biblioteca Casanatense
Comincio dalla cosa più importante, quella che risparmia delusioni. La Biblioteca Casanatense è una biblioteca pubblica statale di ricerca. Il suo mestiere è conservare libri antichi e moderni, catalogarli, restaurarli e metterli a disposizione di chi li deve leggere per studio. Ha una sala cataloghi e due sale studio, un deposito blindato, un ufficio doni, un servizio di prestito interbibliotecario, un ufficio riproduzioni. Le persone che si vedono sedute ai tavoli sono lì per lavorare, non per visitare.
La parte visitabile della Biblioteca Casanatense
Detto questo, la Biblioteca Casanatense apre gratuitamente al pubblico il Salone Monumentale e le collezioni museali, senza visita guidata, nei giorni feriali in una fascia oraria centrale della giornata. Si entra, si firma o ci si annuncia al personale, si sale, si cammina nel Salone, si guardano i globi e la sfera armillare, si esce. Nessun biglietto, nessuna prenotazione per la visita libera. Le visite guidate vere e proprie funzionano diversamente: sono riservate a scuole secondarie di secondo grado, università, accademie e istituzioni culturali, su appuntamento concordato con l'ufficio competente, in giorni e fasce orarie stabilite. Associazioni culturali, tour operator specializzati in percorsi storico artistici e gruppi organizzati possono richiedere visite riservate a pagamento, con eventuale esposizione di volumi antichi illustrati da un curatore.
Perché la differenza fra biblioteca e museo cambia la visita
In un museo il percorso è progettato per il visitatore: cartelli, luci, guardaroba, bookshop, personale di sala addestrato a rispondere. In una biblioteca di ricerca aperta al pubblico, il visitatore è ospite in un luogo di lavoro. Non ci sono didascalie ovunque, non c'è un'audioguida, il personale è occupato con gli utenti iscritti. Chi arriva sapendolo si comporta di conseguenza, parla piano, non tocca niente, e si gode una delle sale settecentesche più belle d'Europa senza pagare un euro. Chi arriva pensando di trovare un museo interattivo resta spaesato. Preferisco dirlo prima.
Girolamo Casanate, il cardinale che immaginò la Biblioteca Casanatense
Il fondatore si chiamava Girolamo Casanate, nato a Napoli nel 1620 da una famiglia di origine spagnola proveniente da Aoiz, in Navarra. Si laureò in utroque iure, cioè in diritto civile e canonico, nel 1635: aveva quindici anni, un dato che da solo dice parecchio sul personaggio. Il padre lo voleva avvocato e lui, per compiacerlo, esercitò per qualche tempo la professione forense prima di prendere finalmente la strada ecclesiastica alla quale pensava da ragazzo.
La carriera di Girolamo Casanate prima della Biblioteca Casanatense
La Santa Sede lo impiegò subito e bene. Fu governatore della Sabina, di Fabriano, di Camerino e di Ancona, e ovunque si guadagnò la fama di amministratore capace, attento sia all'ordine pubblico sia alla riorganizzazione dei territori. Nel 1658 fu nominato Inquisitore a Malta, incarico delicatissimo perché non si trattava soltanto di vigilare sull'ortodossia ma di tenere in equilibrio gli interessi della Santa Sede con quelli dell'Ordine Gerosolimitano, cioè dei Cavalieri di Malta, che sull'isola erano di fatto il potere. Ne uscì con la reputazione intatta.
Tornato a Roma nel 1663 accumulò cariche che oggi definiremmo di vertice: Segretario della Congregazione dei Riti, Segretario di Propaganda Fide, Assessore del Sant'Uffizio, protettore di diversi ordini religiosi e infine Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, cioè responsabile della Biblioteca Vaticana. Un curriculum del genere, in pieno Seicento, significava una cosa sola: era uno degli uomini più informati d'Europa.
La passione bibliofila che generò la Biblioteca Casanatense
La passione per i libri gliela aveva trasmessa il padre, Mattia, insieme a una biblioteca già rispettabile: 1639 volumi fra manoscritti, incunaboli e rare edizioni del Cinquecento e del Seicento. Dentro c'erano testi sacri, liturgici e patristici, testi giuridici, atti processuali, le Decisiones di vari tribunali compresa la Sacra Rota romana, e poi opere storiche, trattati politici, libri di geografia, classici greci e latini e, dettaglio che mi piace molto, autori della nuova scienza come Keplero, Della Porta, Cardano. Un cardinale del Sant'Uffizio che teneva Keplero sullo scaffale è già una notizia.
Casanate accrebbe quella raccolta per tutta la vita fino a portarla, alla sua morte nel 1700, a oltre 25.000 volumi. Non era una collezione di rappresentanza: era uno strumento di lavoro, e i contemporanei lo sapevano. Giovan Pietro Bellori, il grande erudito e biografo degli artisti, la frequentava. Carlo Bartolomeo Piazza la definì un compendio di tutte le scienze, formula che riassume perfettamente l'ideale della biblioteca barocca, dove l'universalità del sapere doveva essere fisicamente contenuta in una stanza.
Il lascito del 1698 e la nascita della Biblioteca Casanatense
Nel 1698, due anni prima di morire, Girolamo Casanate destinò per testamento la parte più cospicua delle sue sostanze ai padri domenicani del convento di Santa Maria sopra Minerva. L'obiettivo dichiarato era duplice: aprire una biblioteca pubblica e creare un centro di propaganda della dottrina tomista, cioè del pensiero di san Tommaso d'Aquino, che dei domenicani era ed è il maestro per eccellenza.
Le condizioni imposte alla Biblioteca Casanatense
La donazione non era senza vincoli. La libraria privata del cardinale passava ai domenicani a condizione che ne fosse garantito l'uso pubblico. Non un uso conventuale, non un uso riservato agli studiosi accreditati dall'Ordine: uso pubblico. Alla clausola si accompagnava l'obbligo di tenere aperta la biblioteca per un numero consistente di ore ogni giorno, esclusi i giorni festivi. Nel 1698, a Roma, una disposizione simile era rivoluzionaria: significava che un chierico di provincia, un artista, un avvocato, un predicatore potevano salire una scala ed entrare in una delle raccolte librarie migliori del continente.
Il collegio dei teologi voluto insieme alla Biblioteca Casanatense
Casanate volle anche un collegio di teologi domenicani, dottori di nazionalità diverse, incaricati di difendere la dottrina cattolica, e finanziò cattedre per l'insegnamento del pensiero di san Tommaso. Questo spiega un aspetto della raccolta che sorprende chi la scopre oggi: per confutare gli avversari bisognava leggerli, e quindi la biblioteca doveva possedere anche i libri della parte avversa, quelli che altrove venivano tenuti lontano dagli occhi. La Casanatense nacque dunque con una vocazione bifronte, apologetica e universale insieme, e la seconda finì per prevalere sulla prima. È una delle ragioni per cui, tre secoli dopo, resta una miniera per chi studia il Seicento e il Settecento europeo.
Il 3 novembre 1701: l'apertura della Biblioteca Casanatense
Il cardinale morì nel 1700. Un anno dopo, il 3 novembre 1701, fu inaugurato quello che i documenti dell'epoca chiamano il vaso, cioè il contenitore, l'edificio destinato ad accogliere i libri. Il progetto era dell'architetto Antonio Maria Borioni. All'operazione contribuì con 12.000 scudi Giovanni Maria Castellani, archiatra, cioè medico di corte pontificia, e amico personale del cardinale: senza quel denaro il cantiere sarebbe stato più modesto.
Chi aprì materialmente la Biblioteca Casanatense
L'apertura si deve alla decisione del Maestro Generale dell'Ordine dei Predicatori, il francese Antonin Cloche, nato a Saint Sever nel 1628 e morto a Roma nel 1720, personaggio con un fiuto notevole per le operazioni culturali di prestigio. Fu lui a gestire la fase iniziale, a decidere gli acquisti degli apparati scientifici e a impostare la biblioteca come istituzione, non come deposito. Sotto la sua guida la Casanatense smise di essere la collezione privata di un morto e divenne un organismo che cresceva.
I primi anni della Biblioteca Casanatense
Nel Salone trovarono posto i 25.000 volumi del cardinale. Sembrava tanto. Nel giro di sedici anni non bastava più. Già nel 1717 i padri curatori si resero conto che lo spazio era insufficiente, perché la politica di acquisti condotta sul mercato nazionale ed europeo aveva gonfiato le raccolte a una velocità imprevista. Richiamarono Borioni e gli chiesero un progetto di ampliamento. Il fatto che una biblioteca appena nata soffocasse per eccesso di libri comprati è, a suo modo, il migliore certificato di buona salute che si possa immaginare.
Antonio Maria Borioni e l'architettura della Biblioteca Casanatense
Antonio Maria Borioni non è un nome che il grande pubblico conosca, e questo è ingiusto. Il suo Salone è uno dei capolavori dell'edilizia bibliotecaria europea, alla pari con le grandi sale monastiche mitteleuropee che tutti fotografano. La differenza è che quelle sono in Austria o in Boemia, sono a pagamento e vanno prenotate; questa è a Roma, si visita gratis e la conoscono in pochi.
Il progetto originario della Biblioteca Casanatense
Borioni lavorò dentro un vincolo severo: doveva costruire in un'area del complesso conventuale della Minerva che prima era occupata da un chiostro, incastrando il nuovo volume in un tessuto edilizio già saturo. La soluzione fu una sala longitudinale a doppia altezza, con la luce che entra dall'alto e le pareti interamente occupate dai libri. Niente colonne, niente partizioni: un unico ambiente continuo, percorribile da un capo all'altro.
L'ampliamento e la nuova Biblioteca Casanatense
Il progetto di ampliamento del 1717 portò la sala alle dimensioni che ha oggi. I lavori però andarono avanti a singhiozzo e si conclusero solo nel 1725, perché i gesuiti del Collegio Romano fecero causa: sostenevano che le dimensioni previste per la nuova costruzione fossero eccessive. La disputa fra i due grandi ordini insegnanti della Roma barocca si combatté a colpi di carte bollate, con i muratori fermi. Il completamento simbolico arrivò nel 1729, con la visita di papa Benedetto XIII, domenicano lui stesso, il cui ritratto è ancora nella quadreria della casa.
Il Salone Monumentale della Biblioteca Casanatense
Le misure sono queste: 60,30 metri di lunghezza per 15,60 metri di larghezza. Sono le dimensioni raggiunte con l'ampliamento settecentesco e sono quelle attuali. All'interno, ancora oggi, sono conservati circa 60.000 volumi, disposti su un doppio ordine di scaffalature lignee sormontate da cartigli, con un ballatoio intermedio che permette di raggiungere i palchetti alti senza scale a pioli.
Come si legge il Salone della Biblioteca Casanatense
Entrando dal fondo, l'occhio corre lungo l'asse fino alla parete opposta. La ripetizione modulare degli scaffali, il ritmo delle lesene lignee, la fascia continua del ballatoio e la linea dei cartigli producono una prospettiva che sembra più lunga di quanto sia. È un effetto voluto: l'architettura barocca lavorava sulla percezione, e una biblioteca doveva comunicare l'idea che il sapere fosse sterminato.
I dorsi dei libri, visti da terra, formano una texture di pergamena chiara e cuoio scuro. Quei 60.000 volumi coprono quattro secoli di storia della stampa europea, dagli incunaboli quattrocenteschi alle edizioni settecentesche, e il fatto che siano ancora nella collocazione storica, per materia, rende il Salone un documento oltre che un ambiente.
Il ballatoio e i cartigli della Biblioteca Casanatense
Il ballatoio non è un vezzo scenografico: serviva a prendere i libri. Prima dell'invenzione dei depositi meccanizzati, una biblioteca a due ordini con passerella intermedia era la soluzione tecnica più efficiente per sfruttare l'altezza di una sala senza far arrampicare i bibliotecari. I cartigli in cima agli scaffali indicano le classi, cioè le materie: sono la segnaletica del Settecento, dipinta e intagliata invece che stampata.
La volta affrescata della Biblioteca Casanatense
Della decorazione della volta del Salone si conserva anche un bozzetto preparatorio, documento prezioso perché permette di seguire il passaggio dall'idea alla realizzazione. Guardare in alto, nel Salone, è un esercizio che quasi nessuno fa: la maggior parte dei visitatori resta ipnotizzata dagli scaffali. Consiglio di alzare lo sguardo almeno una volta.
Le ventisette classi: come è ordinato il sapere nella Biblioteca Casanatense
I libri del Salone sono ordinati per materia in ventisette classi, e la ripartizione è uno dei documenti più eloquenti che io conosca sulla mentalità di un'epoca. Tredici classi, cioè quasi la metà, riguardano le discipline religiose: sacra scrittura, patristica, storia dei concili e dei sinodi, storia dei capitoli provinciali degli ordini religiosi, storia ecclesiastica, storia sacra, agiografia, retorica, trattati sulla predicazione, esegesi biblica, teologia, letteratura religiosa e liturgica in lingue diverse da quelle occidentali.
Le lingue orientali nella Biblioteca Casanatense
Quell'ultima classe merita una sosta. Comprende testi in ebraico, armeno, copto, siriaco, arabo, cinese e giapponese. Siamo nei primi decenni del Settecento, in un convento romano, e sugli scaffali ci sono libri in giapponese. La spiegazione ha un nome preciso: Propaganda Fide, la congregazione per le missioni, di cui Casanate era stato segretario. Le missioni producevano grammatiche, catechismi, vocabolari e relazioni, e quel materiale confluiva a Roma. La Casanatense conserva ancora oggi un fondo cinese di testi e documenti manoscritti dei secoli diciassettesimo e diciottesimo, studiato e catalogato in tempi recenti.
Il diritto, la letteratura e le scienze nella Biblioteca Casanatense
Accanto alle scienze teologiche c'è una sezione di diritto canonico e civile, e poi letteratura, storia, filosofia, medicina, matematica e scienze naturali. Nessuna di queste classi è decorativa: la medicina della Casanatense è servita a generazioni di medici romani, la matematica ai gesuiti e ai domenicani che facevano astronomia, la storia agli eruditi che scrivevano di Roma antica. È l'idea di biblioteca universale applicata alla lettera, e la si legge ancora oggi camminando lungo gli scaffali e guardando i cartigli.
La lite con i gesuiti e l'ampliamento della Biblioteca Casanatense
La causa intentata dai gesuiti del Collegio Romano contro l'ampliamento della Casanatense è una di quelle vicende che spiegano Roma meglio di cento pagine di storia generale. Da un lato della strada i domenicani, custodi del tomismo, con la loro nuova biblioteca pubblica; dall'altro i gesuiti, la macchina educativa più efficiente della cristianità, con il loro Collegio e la loro biblioteca. In mezzo, una questione di volumetria.
Il motivo della contesa intorno alla Biblioteca Casanatense
I gesuiti sostenevano che le dimensioni previste per la nuova costruzione fossero sproporzionate. Dietro l'argomento urbanistico c'era ovviamente altro: il prestigio, la concorrenza fra due modelli di cultura, il timore che l'istituto domenicano attirasse studiosi e donazioni. Le carte andarono avanti per anni e il cantiere si fermò più volte. I lavori, iniziati dopo il 1717, furono completati soltanto nel 1725.
Come finì e cosa ne guadagnò la Biblioteca Casanatense
Finì che la Casanatense ottenne il suo Salone lungo sessanta metri. Nel 1729 la visita di papa Benedetto XIII, al secolo Pietro Francesco Orsini, domenicano, mise il sigillo pontificio sull'operazione. Un secolo e mezzo più tardi, per un rovescio di fortuna che nessuno dei contendenti avrebbe previsto, lo Stato italiano si sarebbe trovato ad amministrare insieme la Casanatense e la biblioteca nazionale insediata proprio nel palazzo dei gesuiti al Collegio Romano. La storia, ogni tanto, ha il gusto della simmetria.
La statua di Pierre Le Gros nella Biblioteca Casanatense
In fondo al Salone Monumentale c'è la statua del cardinale Girolamo Casanate, scolpita nel 1708 in un unico blocco di marmo di Carrara dal francese Pierre Le Gros il giovane, nato a Parigi nel 1666 e morto a Roma nel 1719. È il pezzo scultoreo più importante della casa e uno dei marmi tardobarocchi più belli visibili gratuitamente in città.
Chi era Pierre Le Gros prima della Biblioteca Casanatense
Le Gros arrivò a Roma giovane, come pensionnaire dell'Accademia di Francia, e ci rimase per il resto della vita. Lavorò per i gesuiti al Gesù e a Sant'Ignazio, per i domenicani alla Minerva, per la basilica di San Pietro. Il suo linguaggio unisce la teatralità berniniana a un controllo del panneggio di scuola francese, e la statua Casanate ne è un esempio da manuale: la veste cardinalizia ha pieghe sobrie, quasi severe, ma il merletto della cotta è lavorato con un virtuosismo che sfida il marmo.
La collocazione originaria della statua nella Biblioteca Casanatense
La statua fu commissionata dai padri domenicani della Minerva e destinata al vestibolo primitivo della biblioteca, che stava sopra la sacrestia della chiesa. Di quella sistemazione resta un disegno dello stesso Le Gros, conservato nell'archivio storico casanatense con la segnatura Ms. Cas. 421: vi si vede la scultura dentro una nicchia sormontata da due putti alati che reggono il cappello e lo stemma cardinalizi. Poi la statua fu spostata nel Salone, dove la si vede oggi.
Come guardare il volto del cardinale nella Biblioteca Casanatense
Il ritratto è idealizzato quanto basta, ma non è una maschera. La figura è slanciata ed elegante, l'espressione serena, e sulle labbra c'è l'accenno di un sorriso che ho sempre trovato notevole in un uomo che aveva passato la vita fra il Sant'Uffizio e Propaganda Fide. La stessa espressione ritorna in un'erma del cardinale su piedistallo ligneo, in terracotta tinta color bronzo con particolari dorati, conservata in biblioteca. Chi vuole confrontare i due ritratti si diverte parecchio.
I busti, i medaglioni e le sculture della Biblioteca Casanatense
Oltre alla statua del fondatore, la Biblioteca Casanatense conserva quattordici busti in gesso di uomini illustri e un ritratto femminile. La galleria è un piccolo pantheon laico e domestico, e l'elenco dei personaggi dice molto sull'autocoscienza dell'istituto.
Chi sono i quattordici busti della Biblioteca Casanatense
Ci sono Omero e Cicerone, cioè la poesia e l'eloquenza antiche. C'è Lorenzo Valla, il filologo che smontò la donazione di Costantino, e c'è Pomponio Leto, l'animatore dell'accademia romana. Ci sono Marsilio Ficino, il traduttore di Platone, e Ludovico Antonio Muratori, il padre dell'erudizione storica italiana. Ci sono Giuseppe Baini, il musicista la cui collezione arrivò qui per lascito, Antonio Coppi e Giovanni Antonio Riccy, eruditi romani, Carlo Gargiolli, il primo direttore governativo, e Ruggiero Bonghi, il politico e studioso che fu ministro della Pubblica Istruzione. E poi due polacchi, Artur Wolynski e Henryk Jozef Piotr Levittoux, presenza che si spiega con i legami fra la biblioteca e l'emigrazione polacca a Roma nell'Ottocento.
Gli scultori che lavorarono per la Biblioteca Casanatense
Alcuni busti sono firmati: Mauro Benini, Giovanni Biggi, Augusto Simonetti, Gaetano Ronca, Teodor Rygier, quest'ultimo scultore polacco autore del monumento a Mickiewicz a Cracovia. Altri sono opera di artisti anonimi. Sopra l'ingresso della direzione c'è il busto in marmo di Giovanni Battista Audiffredi, il prefetto sotto il quale la Casanatense raggiunse il suo massimo splendore: una collocazione che è una dichiarazione di gerarchia dei meriti.
Medaglioni e curiosità scultoree della Biblioteca Casanatense
Due medaglioni in gesso ritraggono Ignazio Giorgi, direttore dal 1893 al 1923, e Luigi De Gregori, direttore dal 1925 al 1936; il secondo è opera dello scultore Carlo Fontana. Nel Salone Monumentale c'è un grande medaglione in legno dorato con l'effigie di san Tommaso d'Aquino che regge una Bibbia, sorretto da due angeli. C'è un medaglione in gesso con il profilo di Giuseppe Verdi. E c'è la maschera funebre in gesso del poeta polacco Adam Mickiewicz, posta entro un tondo concavo fra i bassorilievi con gli stemmi di Polonia e Lituania.
Lo stipo di paesite della Biblioteca Casanatense
Fra gli oggetti minori vale la pena citare uno stipo settecentesco con otto cassetti laterali, ciascuno rivestito da due quadratini di paesite, la pietra fiorentina le cui venature sembrano paesaggi dipinti. Al centro un altro cassetto, sempre in paesite, inserito in un motivo architettonico che imita la facciata di un tempio classico, con frontone e lesene in marmo verde. Nei cassetti sono conservati resti di collezioni di conchiglie. Una biblioteca che conserva conchiglie dentro un mobile di pietra paesaggio è una biblioteca barocca fino al midollo.
Gli affreschi e i soffitti dipinti della Biblioteca Casanatense
Chi entra pensando che la Biblioteca Casanatense sia solo il Salone si perde metà del bello. Le sale che lo precedono hanno soffitti affrescati di qualità, e in una delle sale di lettura corre un ciclo di figure allegoriche di primo Novecento che vale da solo la salita.
Le sei stanze affrescate prima del Salone della Biblioteca Casanatense
I sei ambienti che precedono il Salone Monumentale hanno tutti soffitti con motivi vegetali e a voluta. Tre spiccano. La sala dell'accoglienza ha decorazioni che corrono lungo l'intero perimetro rettangolare, ghirlande floreali, motivi ornamentali vari e, sui lati brevi, un'aquila ad ali spiegate dentro un ovale e lo stemma della famiglia Casanate, cioè una torre sormontata da una stella a otto raggi. Imparare a riconoscere quello stemma è utile: ricompare più volte nell'edificio.
Il cane con la fiaccola nella Biblioteca Casanatense
La prima delle due stanze immediatamente precedenti il Salone ha ghirlande e decorazioni floreali policrome su fondo bianco, con due elementi al centro: lo stemma Casanate sormontato dal cappello a falda larga e, sopra, un cane con una fiaccola fra le fauci. Quel cane non è un ornamento casuale. È l'emblema dei domenicani, i Domini canes, i cani del Signore, e la fiaccola accesa allude alla diffusione del messaggio evangelico. Chi la individua ha capito in un colpo solo di chi era la casa.
La Gloria di san Tommaso nella Biblioteca Casanatense
La sala successiva, che ospita l'archivio storico della biblioteca, ha sul soffitto un affresco del 1736 di Giovanni Mazzetti con la Gloria di san Tommaso. Il santo, in abito domenicano, sale al cielo accompagnato dal suo maestro sant'Alberto Magno, in vesti dorate, inginocchiato in adorazione della Trinità. Intorno, putti che reggono la tiara, il baculo pastorale e il libro aperto, simbolo del verbo di Dio. Tenendo presente che Casanate aveva finanziato cattedre di tomismo, l'iconografia è tutt'altro che generica: è il programma della casa dipinto sul soffitto.
Le nove allegorie di Giuseppe Cellini nella Biblioteca Casanatense
Lungo le pareti di una delle sale di lettura corrono nove figure allegoriche: Astronomia, Aritmetica, Dialettica, Diritto, Geometria, Grammatica, Musica, Retorica, Teologia. Le dipinse Giuseppe Cellini nei primi anni del Novecento, e sono giovani donne sedute o in piedi dentro nicchie architettoniche, circondate da girali e festoni. Il richiamo è esplicito alle decorazioni miniate dei manoscritti e degli incunaboli conservati in biblioteca: un pittore liberty che cita i codici della casa in cui lavora. Le sette arti liberali del Trivio e del Quadrivio si sono qui allargate a nove, con l'aggiunta del Diritto e della Teologia, cioè delle due discipline che a Roma contavano di più.
La quadreria della Biblioteca Casanatense
La collezione di dipinti conta trentuno pezzi. Non è una pinacoteca e non pretende di esserlo, ma contiene qualche cosa di serio e molto che racconta la storia dell'istituto.
I ritratti del fondatore nella Biblioteca Casanatense
Tre grandi ritratti a olio del cardinale, seicenteschi, provengono direttamente dalla sua collezione e sono distribuiti fra l'ingresso e la sala di lettura. C'è poi il ritratto di Benedetto XIII, il papa domenicano che regnò dal 1724 al 1730 e che venne in visita nel 1729, e un ritratto secentesco di Giovanni Pierluigi da Palestrina, presenza che si spiega con la vocazione musicale della casa.
I ritratti dei bibliotecari della Biblioteca Casanatense
Una serie di ritratti a olio, databili fra Settecento e Ottocento, raffigura i padri domenicani che si alternarono come bibliotecari, teologi e prefetti. Gli autori sono Carlo Pignoli, Anna Vittoria Dolara, Angelo Zoffoli, Giovanni Prasach, David Loreti e Giovanni Biggi. Fra tutti spicca il ritratto di Giovanni Battista Audiffredi: mezzo busto, seduto a un tavolo, circondato da una medaglia, un cannocchiale, una squadra, un compasso e un libro. Cinque oggetti per dire cinque competenze. È un ritratto programmatico e, per una volta, la programmaticità corrisponde alla realtà.
I dipinti di soggetto sacro della Biblioteca Casanatense
Fra i dipinti religiosi c'è una Madonna seduta a gambe incrociate che abbraccia san Giovannino con la sinistra mentre con la destra solleva un velo leggerissimo per mostrare il Bambino addormentato, con sullo sfondo un paesaggio di rovine classiche in toni azzurri, verdi e grigi contro il rosa salmone della veste della Vergine; proviene probabilmente dalla collezione Casanate. C'è un grande Martirio di san Lorenzo attribuito a Mathaus Stomer, il pittore olandese caravaggesco attivo in Italia, anch'esso dalla quadreria del cardinale, con la luce concentrata sul corpo del santo, sull'angelo e su uno degli aguzzini. C'è una Cattura di Cristo nel Getsemani, copia seicentesca dal Cavalier d'Arpino, dove il buio della notte è rotto solo dalla luna piena in alto a destra e dal mantello di san Pietro in primo piano. E ci sono due quadretti su rame donati da Audiffredi con scene della Passione.
Le nature morte con conchiglie della Biblioteca Casanatense
Chiudono la quadreria quattro piccole tempere con nature morte su fondo nero, dove sono posati esemplari di conchiglie dai colori accesi. Tornano le conchiglie, e tornano per una ragione: nella cultura enciclopedica del Sei e Settecento la conchiglia era il campione naturalistico per eccellenza, oggetto da museo e da meraviglia insieme. Una biblioteca che le dipinge e le conserva sta dichiarando che il suo campo è tutto lo scibile, non solo la carta stampata.
I globi e la sfera armillare della Biblioteca Casanatense
Nel Salone Monumentale, fra gli scaffali, sono esposti due globi, uno terrestre e uno celeste, e una sfera armillare. Sono gli oggetti che i visitatori fotografano di più e sono anche quelli su cui circolano più imprecisioni. Vale la pena mettere i fatti in ordine.
La sfera armillare della Biblioteca Casanatense
La sfera armillare fu acquistata prima del marzo 1703 da Girolamo Caccia, per decisione del Maestro Generale dei domenicani Antonin Cloche, ed è tuttora nel Salone. Cloche non si limitò a comprarla: dispose le modifiche necessarie perché fosse, secondo le parole dei documenti, più copiosa e di maggiore intelligenza per far conoscere i due sistemi di Ticone e di Copernico. Tradotto: la sfera doveva poter illustrare sia il modello geoeliocentrico di Tycho Brahe sia quello eliocentrico di Copernico. Nel 1703, in un convento domenicano a duecento metri dal luogo dove Galileo aveva abiurato settant'anni prima, questo è un dettaglio che merita di essere pesato bene.
Chi disegnò i globi della Biblioteca Casanatense
I due globi furono realizzati nel 1715, con spesa approvata dallo stesso Cloche. Sono opera di Silvestro Amanzio Moroncelli, cartografo, abate della congregazione silvestrina di Santo Stefano del Cacco, nato a Fabriano nel 1652. Moroncelli disegnò e dipinse su carta le fasce dei globi. Non sono opera di Vincenzo Coronelli, il celebre cosmografo francescano veneziano i cui globi monumentali si trovano altrove: la confusione è frequente perché Coronelli è il nome che tutti associano ai globi italiani di quell'epoca, ma la paternità casanatense è di Moroncelli, ed è documentata.
Perché i globi contano nella Biblioteca Casanatense
Globi e sfera non erano soprammobili. Erano strumenti didattici e insieme dichiarazioni di programma: attestavano che la biblioteca seguiva i progressi della cartografia e della cosmologia e che i suoi fondi astronomici e geografici erano materia viva. In una sala dove metà delle classi riguarda la teologia, la presenza fisica di un modello copernicano bilancia il quadro e lo rende molto più interessante di come lo si racconta di solito.
Gli altri strumenti scientifici della Biblioteca Casanatense
Il museo scientifico della casa non finisce con i globi. Ci sono un magnete naturale, due astrolabi e altro materiale che i domenicani acquistarono con la stessa logica con cui compravano libri.
Il magnete della Biblioteca Casanatense
Il magnete naturale è racchiuso in un rivestimento di ottone. Su due facce opposte sono indicati i poli, con le scritte Polus Arcticus e Polus Antarcticus. Sulle altre due facce si leggono due iscrizioni che valgono una lezione di fisica sperimentale settecentesca: Magnetis pondus est unciarum 24, il peso del magnete è di ventiquattro once, e Magnes hic trahit usque ad uncias 108, questo magnete attira fino a centotto once. Peso proprio e forza portante, misurati e incisi sull'oggetto. Il magnete fu acquistato nell'ottobre 1765, come risulta dal Libro delle Ragioni degli anni 1764-1781, cioè dal registro contabile della biblioteca. Sapere che esiste un libro dei conti che permette di datare all'anno e al mese l'acquisto di un magnete è una delle ragioni per cui amo questo posto.
Gli astrolabi della Biblioteca Casanatense
Gli astrolabi sono costituiti da due piastre di rame rettangolari, 25,5 per 36 centimetri, spesse otto millimetri, con alcune parti in ottone. Si tengono in posizione verticale grazie a un'armilla suspensoria, l'anello di sostegno che consente di mantenere lo strumento sollevato in modo che la linea meridiana cada perpendicolare all'orizzonte. La faccia anteriore è decorata con incisioni figurative eleganti; al centro una zona circolare di sedici centimetri di diametro, con il bordo diviso in ventiquattro settori corrispondenti alle ore. Sulla fascia circolare esterna sono incisi i nomi, i simboli e le raffigurazioni allegoriche del Sole, in alto allineato con l'anello di sostegno, della Luna e dei cinque pianeti allora conosciuti. Uno dei due è databile al Cinquecento.
L'osservatorio dentro la Biblioteca Casanatense
Che gli strumenti fossero usati e non esposti lo dimostra la storia del prefetto Audiffredi, astronomo praticante, che nel 1761 osservò dai locali dei padri della Minerva il transito di Venere davanti al Sole e ne pubblicò l'anno dopo una esposizione storico astronomica. Il duca di Sermoneta lo incaricò poi di costruire una meridiana a palazzo Caetani, dove fu istituito un osservatorio che Audiffredi utilizzò per alcuni anni. Un bibliotecario domenicano che misura il transito di Venere e poi torna a catalogare incunaboli: il Settecento romano in una sola biografia.
Il fondo manoscritti della Biblioteca Casanatense
Il fondo raccoglie circa 6.300 esemplari e copre un arco cronologico che va dall'ottavo al ventesimo secolo. L'origine è la biblioteca privata del cardinale, l'incremento è merito della politica di acquisti dei prefetti domenicani prima e dei direttori poi. La varietà è impressionante: tipologie librarie e documentarie diversissime, contenuti che vanno dalla liturgia alla musica, dalla medicina alla geografia.
I codici più celebri della Biblioteca Casanatense
Fra gli esemplari più noti ci sono i rotoli liturgici del manoscritto 724, un Benedizionale, un Pontificale e un Exultet in scrittura beneventana dei secoli decimo e dodicesimo. Chi non ha mai visto un Exultet dovrebbe informarsi su come funzionava: il rotolo veniva srotolato dall'ambone durante la veglia pasquale e le immagini, dipinte capovolte rispetto al testo, scendevano verso i fedeli mentre il diacono cantava. È uno dei pochi casi in cui il libro medievale è un dispositivo di spettacolo.
C'è il Theatrum Sanitatis, manoscritto 4182, di area lombarda, uno dei grandi codici illustrati della medicina medievale, con le sue tavole di erbe, alimenti, mestieri e stagioni. Ci sono gli antifonari di fine Quattrocento provenienti dal convento domenicano di Santo Spirito di Siena, i manoscritti 4505-4508 e 4510-4511. E ci sono i manoscritti musicali autografi di Niccolò Paganini, di cui dirò più avanti.
I codici di lusso della Biblioteca Casanatense
Due pezzi meritano un discorso a parte. L'Historia Plantarum, manoscritto 459, appartenne alla biblioteca di Mattia Corvino a Budapest: è uno dei corvini, cioè uno dei codici della più famosa biblioteca umanistica dell'Europa centrale, dispersa dopo la conquista ottomana e oggi ricostruibile solo pezzo per pezzo nelle biblioteche del mondo. Averne uno a Roma, in via di Sant'Ignazio, è un fatto notevole.
L'altro è il manoscritto 2856, una raccolta di chansons composta in occasione delle nozze di Isabella d'Este con Francesco Gonzaga. È una testimonianza diretta della pratica strumentale alla corte ferrarese di fine Quattrocento, cioè di uno dei laboratori musicali più raffinati d'Europa.
I manoscritti miniati della Biblioteca Casanatense
Più di cinquecento manoscritti sono decorati e miniati, e nel loro insieme rappresentano quasi tutte le tendenze pittoriche occidentali e in parte anche quelle orientali. Il fondo comprende sessantaquattro codici greci, oltre duecento testi ebraici fra cui alcuni codici samaritani, manoscritti biblici medievali. Una parte consistente è consultabile in riproduzione digitale attraverso le risorse online della biblioteca, il che permette di studiare senza movimentare gli originali: prassi che qualsiasi conservatore approva.
Gli incunaboli della Biblioteca Casanatense
Incunabolo è il termine tecnico per i libri stampati con caratteri mobili prima del 1501, cioè nei primi cinquant'anni della tipografia europea. La Casanatense ne possiede poco più di duemila. Padre Masetti, che ne scrisse nell'Ottocento, la definì una raccolta egregia o forse unica.
Che cosa contiene la raccolta di incunaboli della Biblioteca Casanatense
Lo spettro disciplinare è largo: teologia, diritto canonico, filosofia, scienze, classici greci e latini, vite dei santi, edizioni della Divina Commedia e di altri autori medievali, letteratura umanistica. La collezione fu formata in gran parte nel Settecento, con acquisizioni mirate di Gian Domenico Agnani e di Giovanni Battista Audiffredi. Quest'ultimo pubblicò anche un lavoro sulle edizioni romane del Quattrocento che gli valse fama europea.
La Camera dei Quattrocentisti della Biblioteca Casanatense
Le edizioni del Quattrocento erano in origine nel Salone Monumentale insieme al resto. Poi fu loro riservata la prima delle camere che precedono il Salone, quella affacciata su via di Sant'Ignazio, per la quale fino al 1860 la Casanatense pagava l'affitto al vicino convento della Minerva. Lo spostamento si deve a padre Giacomo Alberto Magno, prefetto dal 1798 al 1840, che raccolse e ordinò la collezione in quella che veniva chiamata la Camera dei Quattrocentisti e ne compilò un repertorio in tre volumi ordinato cronologicamente per edizioni. Più tardi, durante la direzione di Ignazio Giorgi fra il 1893 e il 1923, gli incunaboli furono trasferiti nell'attuale deposito blindato, per ragioni di tutela.
Le prime edizioni e gli esemplari unici della Biblioteca Casanatense
Fra i pezzi citati con più frequenza ci sono le Horae Beatae Mariae Virginis stampate a Parigi da Pigouchet per Vostre nel 1497, il Breviarium Romanum uscito a Venezia da Evangelista da San Severino nel 1482, l'Hortus Sanitatis di Vérard, Parigi 1499, la Pratica di Valascus de Tarenta stampata a Lione da Trechsel nel 1490, la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze uscita a Norimberga da Koberger nel 1482 e il Doctrinale di Alexander de Villa Dei, Modena, Vurster, intorno al 1475. Sono nomi che a un lettore comune dicono poco e a uno storico del libro dicono tutto: sono le officine che inventarono il libro moderno.
Il fondo teatrale della Biblioteca Casanatense
Se dovessi indicare la ragione per cui studiosi stranieri prendono un aereo per venire in via di Sant'Ignazio, indicherei il fondo teatrale. È una delle raccolte di teatro più cospicue d'Italia e la sua origine sta già nella libraria privata del cardinale, che conteneva centosessanta tomi miscellanei di drammi del Cinquecento e del Seicento.
Come crebbe la raccolta teatrale della Biblioteca Casanatense
Il nucleo iniziale fu ampliato dai domenicani soprattutto fra il 1728 e il 1794, sotto le prefetture di Minorelli, Agnani, Schiara e Audiffredi, e poi nella prima metà dell'Ottocento. Il fondo comprende sia teatro di posa, cioè commedie, tragedie e drammi sacri, sia teatro per musica, cioè libretti di melodrammi, cantate, feste teatrali, tornei, serenate, oratori. Le edizioni in italiano sono circa ottomila, ma ci sono anche testi in latino, francese e spagnolo.
I canovacci della Commedia dell'Arte nella Biblioteca Casanatense
Qui arriva il pezzo forte. I manoscritti 1211 e 1212 contengono centotré canovacci seicenteschi di Commedia dell'Arte, raccolti in due volumi intitolati Della scena de' soggetti comici, parte prima datata 1618 e parte seconda datata 1622, dovuti a Basilio Locatelli, attore dilettante. Sono scenari, cioè le tracce che venivano appese dietro le quinte e sulle quali i comici improvvisavano. Poiché la Commedia dell'Arte per definizione non aveva copione, questi fascicoli sono fra le pochissime fonti dirette che permettono di ricostruire come funzionasse davvero. Il manoscritto 4186 conserva altri quarantotto scenari ispirati alle convenzioni del teatro spagnolo del Seicento.
Flaminio Scala e gli altri autori della Biblioteca Casanatense
Fra gli stampati c'è la rara edizione del 1611 del Teatro delle favole rappresentative di Flaminio Scala, capocomico e autore, l'altro grande repertorio di scenari della Commedia dell'Arte. Per i libretti d'opera la biblioteca conserva Aurelio Aureli, Giovanni Francesco Busenello, Giovanni Faustini, Pietro Metastasio, Niccolò Minato, Giovanni Andrea Moniglia, Matteo Noris, Francesco Silvani, Arcangelo Spagna, Apostolo Zeno. Per il teatro recitato ci sono Terenzio e Plauto, Ariosto e Tasso, Alfieri e Goldoni, Racine, Molière, Corneille, Lope de Vega. Un convento domenicano che colleziona sistematicamente commedie e libretti d'opera è un'immagine che vale la pena tenere a mente quando si parla di Controriforma.
Il fondo musicale della Biblioteca Casanatense
Dentro la fisionomia di biblioteca universale, la sezione musicale della Biblioteca Casanatense è una delle più ricche di Roma e copre dal Medioevo al Novecento. Si è formata per stratificazione, con acquisti e lasciti che si sono innestati sul nucleo originario del cardinale, dove c'erano già testi di musica teorica e un piccolo gruppo di musica pratica fatto di madrigali e canti sacri del Cinque e Seicento.
La musica medievale della Biblioteca Casanatense
L'eredità medievale è rappresentata dai libri liturgici: messali, salteri, innari, corali, pontificali, sacramentali, processionali, cantorini. Alcuni sono in notazione neumatica, come il manoscritto 1741, un tropario sequenziario con notazione diastematica nonantolana dell'undicesimo secolo, o il manoscritto 54, una raccolta monastica sempre dell'undicesimo secolo, o ancora il manoscritto 724 nelle sue tre parti, Pontificale ed Exultet di provenienza beneventana fra decimo e dodicesimo secolo. Altri sono in notazione gregoriana con note quadrate su tetragramma, come i corali 4504-4511, realizzati fra il 1472 e il 1541 e provenienti dal convento dello Spirito Santo di Siena.
I libretti per musica della Biblioteca Casanatense
La collezione di libretti a stampa conta circa millenovecento esemplari: opere italiane del Seicento e del Settecento, alcune dell'Ottocento, e una serie di edizioni francesi. Molti sono arricchiti da incisioni di scenografie teatrali, e questo li rende fonti visive oltre che testuali. Chi studia la scenografia barocca lavora anche su questi fogli.
Il fondo Baini della Biblioteca Casanatense
Nel 1844 la biblioteca ricevette per lascito testamentario la collezione musicale di Giuseppe Baini, cantore e poi camerlengo della Cappella pontificia, il musicologo che riportò Palestrina al centro del dibattito ottocentesco. Sono centonovantasette manoscritti e ottocentodiciannove opere a stampa, con composizioni e trattati di musica pratica e teorica fra Cinquecento e Ottocento. Il busto di Baini è fra quelli conservati in biblioteca, e il ritratto secentesco di Palestrina nella quadreria acquista senso proprio alla luce di questo lascito.
Paganini, Sgambati e Respighi nella Biblioteca Casanatense
Che i manoscritti autografi di Niccolò Paganini siano in una biblioteca romana fondata da un cardinale del Sant'Uffizio è uno di quei cortocircuiti che rendono la storia delle collezioni più avvincente di molti romanzi.
Il fondo Paganini della Biblioteca Casanatense
Il fondo apparteneva alla collezione privata di Wilhelm Heyer di Colonia e fu acquistato dalla Biblioteca Casanatense nel 1972 dall'antiquario bavarese Hans Schneider. Si tratta di novanta manoscritti, in prevalenza autografi, che coprono quasi l'intero corpus della produzione musicale del compositore genovese. Novanta manoscritti autografi di Paganini in una sola sede sono una concentrazione che non ha molti confronti al mondo, e infatti la biblioteca vi dedicò una mostra già nel 1972, l'anno stesso dell'acquisto.
L'archivio Sgambati della Biblioteca Casanatense
Giovanni Sgambati fu il pianista e compositore che a Roma, nel secondo Ottocento, tenne insieme la tradizione italiana e il mondo germanico, allievo e amico di Liszt, promotore della musica strumentale in una città che viveva d'opera. Il suo archivio fu acquistato all'asta da Christie's a Roma il 13 dicembre 1994 e comprende circa trecento manoscritti fra composizioni, abbozzi, stesure complete, autografi e copie; un centinaio di edizioni a stampa; manoscritti e stampati di vari autori, alcuni con dediche autografe; programmi di sala; l'epistolario dal 1863 al 1914, con circa duemila fra lettere, telegrammi, cartoline e biglietti da visita; oltre trecento fotografie di personaggi illustri, molte con dedica; e testi vari dalla biblioteca del maestro.
Le carte Respighi della Biblioteca Casanatense
Sempre nel 1994 fu acquisito un piccolo nucleo di carte di Ottorino ed Elsa Respighi, con parte della corrispondenza del maestro e della moglie. A questo si affianca una serie fotografica che ritrae i due fra il 1891 e il 1970, in famiglia, in tournée, con amici e colleghi. Chi ha in testa le Fontane di Roma e i Pini di Roma trova qui i documenti privati dell'autore.
Gli altri fondi musicali della Biblioteca Casanatense
Nel 1973 entrò la parte più consistente della biblioteca musicale della famiglia Compagnoni Marefoschi di Macerata, cioè settecentonovantacinque manoscritti di musica pratica del Settecento e dell'Ottocento. Nel 1995 il musicologo Remo Giazotto cedette trentotto rare edizioni sei e settecentesche, ventidue di musica pratica e sedici di musica teorica, fra cui partiture di Corelli, Gluck, Mozart, Spontini e altri, quasi tutte a stampa calcografica, più due lettere autografe di Spontini e del francese Auber. Nel 1993 furono acquistate centotré rare partiture stampate a Parigi fra il 1774 e il 1826, e nel 1997 una piccola raccolta di documenti con venticinque abbozzi musicali manoscritti di autori italiani minori fra Ottocento e Novecento.
Editti e bandi: ottantamila fogli nella Biblioteca Casanatense
Il fondo Editti e Bandi è, per ampiezza e specificità, una delle collezioni che caratterizzano la Biblioteca Casanatense agli occhi degli studiosi. Conta circa ottantamila documenti. Sono i provvedimenti a stampa con cui il potere comunicava con i sudditi: proibizioni, calmieri, tariffe, ordinanze sanitarie, regolamenti di polizia, bandi sui giochi, sulla caccia, sul commercio del grano.
Che cosa contiene il fondo bandi della Biblioteca Casanatense
Gli editti e bandi dello Stato Ecclesiastico, in particolare quelli riguardanti Roma, sono raccolti in successione cronologica non sempre rispettata, per data di emanazione. Le segnature sono PER.EST.18 e le sue varianti, e coprono un arco che va dal 1216 al 1870, con l'avvertenza che i pochi documenti duecenteschi, trecenteschi e quattrocenteschi sono in realtà ristampe cinque e seicentesche. Una segnatura fa eccezione e contiene lettere pastorali per la diocesi di Padova del vescovo Carlo Rezzonico, il futuro papa Clemente XIII.
Accanto ai provvedimenti amministrativi ci sono bolle, brevi, indizioni di giubilei, concessioni di grazie, privilegi e indulgenze, regole per ordini religiosi, atti di congregazioni. Fra questi una collezione di Resolutiones della Congregazione del Concilio in sei volumi, fitta di annotazioni manoscritte di Benedetto XIV, cioè di Prospero Lambertini, il papa canonista: le postille di un pontefice sui volumi di lavoro sono materiale di prima mano.
Il valore documentario dei bandi della Biblioteca Casanatense
I bandi sono la fonte più diretta che esista per capire come si viveva davvero. Da un editto sul prezzo del pane si ricava una crisi annonaria; da un bando sulla peste si ricostruisce una quarantena; da un'ordinanza sulle carrozze si capisce il traffico di una città. Chi scrive di storia sociale romana passa settimane su queste carte, e la ragione per cui la Casanatense le possiede in quantità è che i domenicani le raccoglievano sistematicamente, come si raccoglie oggi la gazzetta ufficiale.
Gli altri Stati italiani nella Biblioteca Casanatense
Il fondo non si ferma a Roma. Gli editti della Repubblica di Venezia, in gran parte cinquecenteschi, si trovano in alcuni volumi miscellanei. Per il Ducato di Savoia e il Regno di Sardegna la copertura va dal 1607 al 1848, in parte manoscritta e in parte a stampa, comprese notificazioni e disposizioni dell'Intendenza di Saluzzo. Ci sono inoltre statuti e atti di governo di città dello Stato Ecclesiastico come Bologna, Ancona e Perugia, alcuni collocati nel Salone Monumentale.
Le incisioni, le stampe e i disegni della Biblioteca Casanatense
La raccolta grafica della Biblioteca Casanatense è di quelle che fanno cambiare programma a chi arriva pensando ai soli libri. Esisteva già una piccola raccolta di incisioni nella libreria privata del cardinale, ma il salto avvenne dal 1735, sotto la prefettura di padre Agnani, e proseguì con Audiffredi fra il 1749 e il 1794.
Come crebbe la collezione grafica della Biblioteca Casanatense
Materiale raro confluì alla Casanatense negli anni dell'occupazione francese, quando furono acquisiti i beni di alcuni conventi soppressi, e dopo la Restaurazione grazie al consistente lascito dell'abate Antonio Riccy. L'aumento fu tale da rendere necessario un locale apposito, chiamato camera delle stampe. Poi arrivò il colpo migliore: nel 1831 Gregorio XVI concesse alla Casanatense il privilegio di ricevere gratuitamente un esemplare di ogni stampa prodotta dalla Calcografia Camerale. Una specie di deposito legale ante litteram, che durò fino al 1870 e riempì gli armadi.
Gli incisori italiani nella Biblioteca Casanatense
Ci sono i maggiori nomi. Marcantonio Raimondi, il grande traduttore in rame delle invenzioni di Raffaello, e altri esponenti della scuola romana; Giorgio Ghisi e la scuola mantovana per il Cinquecento; il napoletano Salvator Rosa e il fiorentino Stefano Della Bella per il Seicento; Giovanni Battista Piranesi con le vedute e le antichità romane per il Settecento; Bartolomeo Pinelli, con i suoi romani da costume popolare, per i primi decenni dell'Ottocento. Avere Piranesi e Pinelli nello stesso fondo significa poter seguire il modo in cui Roma ha guardato se stessa nell'arco di due generazioni.
Gli incisori stranieri nella Biblioteca Casanatense
Notevole anche il versante straniero, con prevalenza di scuola tedesca e fiamminga: Albrecht Dürer, Hans Baldung Grien, Hendrik Goltzius, Lucas van Leyden, Abraham e Cornelis Bloemaert, e poi le dinastie dei Wierix, dei Collaert, dei Sadeler, presenti con esemplari di qualità. La scuola francese è rappresentata dalle invenzioni bizzarre di Jacques Callot e dai paesaggisti Perelle e Silvestre. Una parte della raccolta riguarda le scenografie barocche, e si lega direttamente al fondo teatrale.
La cartografia e gli atlanti della Biblioteca Casanatense
Il fondo cartografico, fatto di opere a stampa e manoscritte, documenta il passaggio dalla visione medievale del mondo a quella moderna, plasmata dai grandi viaggi e dalle scoperte scientifiche.
Gli atlanti a stampa della Biblioteca Casanatense
Dentro il fondo delle stampe c'è una raccolta di grandi edizioni geografiche, sessantadue volumi, per lo più fra Seicento e Settecento, con i nomi che contano nella cartografia olandese: i Blaeu e Jansson. Il pezzo maggiore è l'Atlas maior sive Cosmographia Blaviana nella prima edizione, testo latino, pubblicata ad Amsterdam nel 1662 da Joan Blaeu. È l'opera con cui la cartografia olandese toccò il vertice: carta pregiata, miniature straordinarie, un lusso editoriale che aveva pochi eguali. Nel Seicento la carta geografica era ancora insieme scienza e opera d'arte, e dove i dati mancavano subentrava l'immaginazione: mostri marini, allegorie dei continenti, cartigli decorati.
Il Tolomeo del 1482 della Biblioteca Casanatense
Fra gli incunaboli cartografici il pezzo da citare è il volume con segnatura VOL.INC. 732, edizione tedesca del 1482 dell'opera di Tolomeo, con una grande tavola del mondo antico firmata dall'incisore Johann Schnitzer. Sono le carte di Ulma, le prime tavole tolemaiche incise su legno a nord delle Alpi, e vederne una copia in una biblioteca romana è un privilegio.
Le carte nautiche manoscritte della Biblioteca Casanatense
Fra i manoscritti cartografici spiccano tre pezzi. Il Liber Insularum Archipelagi, manoscritto 106, descrive le isole dell'Egeo con particolari sui porti, le città e i villaggi, accompagnando ogni acquerello con il testo descrittivo. Il manoscritto 4866, rotolo membranaceo del 1556, contiene carte nautiche del Mediterraneo con arcipelaghi, località costiere e isole dell'Europa occidentale atlantica riportati con grande accuratezza. Il manoscritto 4865, rotolo membranaceo del 1588, aggiunge la raffigurazione di tre caravelle, richiamo evidente all'impresa di Colombo. In entrambe le carte nautiche viene data grande evidenza a Genova e Venezia, le due repubbliche marinare che tenevano i traffici del Mediterraneo.
L'araldica e gli stemmi della Biblioteca Casanatense
La Biblioteca Casanatense è fra le biblioteche pubbliche statali più conosciute per la quantità e la qualità del materiale araldico, conservato sia fra le opere a stampa sia nel fondo manoscritti. È una specializzazione che a prima vista sorprende e che invece deriva in linea retta dalla natura della raccolta: chi possiede storie di famiglie, genealogie, atti di ordini cavallereschi e documenti diplomatici finisce necessariamente per possedere stemmi.
I trattati araldici della Biblioteca Casanatense
Fra le opere a stampa ci sono manuali e trattati di araldica italiana, francese, spagnola, inglese, tedesca e polacca, comprese due edizioni, del 1550 e del 1579, del De insignis et armis di Bartolo da Sassoferrato, il primo trattato araldico della tradizione giuridica europea. Ci sono poi dizionari, saggi, periodici, stemmari, statuti di ordini cavallereschi, raccolte di emblemi, storie familiari e genealogie di case nobili e regnanti italiane ed europee, pubblicate fra Cinquecento e Novecento.
I codici araldici della Biblioteca Casanatense
Nel fondo manoscritti sono conservati circa centocinquanta codici araldici, molti di grande pregio per rarità e raffinatezza, oltre ad altrettanti documenti privati e pubblici di interesse storico diplomatico, alcuni rilegati in volume, altri in forma di rotolo. Il primo a occuparsene sistematicamente fu Luciano Gabriele Moricca, bibliotecario casanatense, che fra il 1947 e il 1949 curò la catalogazione di cento manoscritti araldici sulla rivista del Collegio Araldico.
Gli emblemi delle Accademie nella Biblioteca Casanatense
Uno dei manoscritti più consultati è una raccolta settecentesca di Imprese ed emblemi delle Accademie d'Italia, con duecentoquarantatré emblemi disegnati e acquarellati con cura sul recto di ogni carta, corredati da due cartigli con il motto e il nome di ciascuna accademia. Per chi studia la cultura accademica italiana, cioè la rete di società letterarie e scientifiche che teneva insieme la penisola prima dell'unità, è una fonte iconografica di prima grandezza. Altrettanto importante è la Raccolta di ritratti di cardinali, manoscritto settecentesco che contiene i ritratti dei pontefici e dei cardinali fra il 1153 e il 1729: dopo ogni papa vengono i cardinali da lui creati, con gli stemmi, una didascalia manoscritta e brevi cenni biografici.
I periodici e il Diario ordinario nella Biblioteca Casanatense
La raccolta dei periodici comprende circa millottocentocinquanta testate. Ci sono quasi tutti i giornali eruditi italiani, a partire dal primo Giornale de' letterati di Nazari e Ciampini del 1668 fino al Giornale de' letterati d'Italia di Apostolo Zeno del 1710, e poi avvisi, gazzette e giornali di cronaca.
Il Chracas della Biblioteca Casanatense
Il pezzo che vale il viaggio è il Diario ordinario d'Ungheria, poi Diario di Roma, universalmente noto come Chracas dal nome degli stampatori. Usciva ogni due o tre giorni e la Biblioteca Casanatense ne possiede la raccolta completa dal 1716 al 1848. Chi studia la Roma del Settecento e del primo Ottocento lavora su questo: chi arrivava in città, chi partiva, quali cardinali erano malati, quali processioni si tenevano, quali opere si rappresentavano, quali carrozze si ribaltavano. È il quotidiano di una capitale prima dei quotidiani, e averlo integrale in un solo luogo è una fortuna rara.
Il panorama europeo nei periodici della Biblioteca Casanatense
La parte antica del fondo documenta il ruolo cosmopolita che la biblioteca ebbe per tutto il Settecento, con collegamenti costanti con Parigi, Lipsia e L'Aja. Ci sono il Journal des sçavans, le Histoires e i Mémoires delle accademie, le Lettres édifiantes dei gesuiti missionari in Cina dal 1699, i periodici della Rivoluzione francese, e periodici inglesi come lo Spectator di Addison e Steele. Ripeto il dettaglio perché merita: una biblioteca domenicana romana che riceve i periodici della Rivoluzione e le relazioni dei missionari gesuiti in Cina. L'universalità voluta dal fondatore non era uno slogan.
Le acquisizioni recenti di periodici della Biblioteca Casanatense
Le scelte contemporanee seguono due linee: approfondire i temi storici della casa, cioè teologia, tomismo, storia della Chiesa, storia medievale e storia di Roma, e sostenere con la letteratura scientifica lo studio dei fondi propri. È una politica di acquisti coerente, che evita la dispersione e rafforza le specializzazioni: esattamente ciò che ci si aspetta da una biblioteca di ricerca ben governata.
Le fotografie della Biblioteca Casanatense
Accanto ai libri, la Biblioteca Casanatense conserva un patrimonio fotografico di circa novemila pezzi, fatto in prevalenza di positivi, comprese numerose stereoscopiche in bianco e nero e a colori, cartoline postali e ritagli di giornale. L'arco cronologico va dalla prima metà dell'Ottocento ai primi anni Duemila.
Il fondo Manodori Sagredo della Biblioteca Casanatense
Acquistato nel 1995 da Alberto Manodori Sagredo, raccoglie fotografie d'epoca fra il 1860 e il 1935: positivi, stereoscopiche, cartoline. Molte portano firme di primo piano, come i fratelli Alinari, Giacomo Brogi, Francis Frith, e editori come Underwood and Underwood. I soggetti sono ritratti, fotografie di viaggio, scene di vita quotidiana, scene di genere ricostruite in studio e riprese di commedie rappresentate nei teatri dell'epoca. Quest'ultimo nucleo si intreccia con il fondo teatrale e lo completa dal lato visivo.
Gli altri fondi fotografici della Biblioteca Casanatense
Il fondo Respighi documenta il musicista e la moglie fra il 1891 e il 1970. Il fondo Cairo raccoglie immagini di Roma fra il 1990 e il 2005, con attenzione non solo ai monumenti ma all'arredo urbano, alle scene di vita quotidiana e agli eventi straordinari. Il fondo Sgambati conserva ritratti di allievi, cantanti, musicisti, compositori e direttori d'orchestra italiani e stranieri, spesso con dediche manoscritte. Il fondo Immagini Casanatense, infine, documenta la biblioteca stessa: sale di lettura, ingressi, Salone Monumentale, in una serie che permette di seguire l'evoluzione architettonica e la gestione dei servizi nel corso dei decenni.
Le collezioni museali della Biblioteca Casanatense
Il fondatore e i suoi successori avevano in mente qualcosa di più di una raccolta di libri. Nella visione enciclopedica del Sei e Settecento, una biblioteca doveva contenere anche gli oggetti: monete, reperti, strumenti, curiosità naturali. Da qui la formazione, dentro la Casanatense, di un piccolo museo che oggi si visita insieme al Salone.
La collezione numismatica della Biblioteca Casanatense
L'atto fondante fu l'acquisto, per trenta scudi, di un gruppo di antiche medaglie. Poi vennero acquisti e donazioni. Nel 1782, dato l'incremento della raccolta, Audiffredi fece realizzare un medagliere in legno e vi fece apporre un'iscrizione in memoria dell'arcivescovo di Ragusa Giacinto Maria Milcovich, vissuto fra il 1690 e il 1756, la cui donazione aveva portato oltre quattrocento monete antiche.
La Repubblica Romana del 1798-1799 inflisse la prima mutilazione: con l'occupazione francese furono consegnate opere di pregio poi portate a Parigi, e la biblioteca si trovò in difficoltà tali da indurre padre Giacomo Magno, prefetto dal 1798 al 1840, a vendere, secondo le sue stesse parole con gravissimo rincrescimento, alcune medaglie d'oro del piccolo museo. Fra i pezzi venduti doveva esserci la preziosa moneta aurea di Gneo Domizio Enobarbo, che Audiffredi aveva descritto in appendice alla sua opera del 1762 sul transito di Venere. Nel 1927 gran parte della raccolta numismatica fu depositata nel medagliere del Museo Nazionale Romano; una piccola parte restò in Casanatense, chiusa in tre cassette metalliche, e vi si trova ancora.
I dodici Cesari della Biblioteca Casanatense
Fra i pezzi esposti ci sono bassorilievi in marmo bianco con i profili di Giulio Cesare, ritratto negli anni della dittatura fra il 49 e il 44 avanti Cristo, e di undici imperatori romani, dalla dinastia giulio claudia a quella flavia, cioè dal 27 avanti Cristo al 96 dopo Cristo. Li donò alla biblioteca il prefetto Audiffredi. La serie dei dodici Cesari era un genere collezionistico codificato, derivato dalle Vite di Svetonio, e la sua presenza in biblioteca dimostra che il collezionismo di monete e antichità non era una moda, ma uno strumento di erudizione e di ricostruzione storica.
I calchi in zolfo di gemme antiche della Biblioteca Casanatense
Fra il 1768 e il 1769 la biblioteca acquistò una raccolta di impronte in zolfo rosso di gemme antiche. Le impronte fisicamente conservate sono ottocentosettantacinque, sistemate in quindici piani di legno impilati a formare un piccolo mobile. Il manoscritto del catalogo di vendita, conservato in Casanatense, descrive ottocentottantuno impronte e in rari casi indica la presunta provenienza della gemma originale, con riferimenti agli incisori e al materiale. L'elenco è diviso per soggetti in sei gruppi: figure e ritratti di dei e dee, storia, filosofi poeti e oratori, re di Macedonia e d'Egitto, consoli romani imperatori e imperatrici, miscellanea.
Un'annotazione del manoscritto rivela anche il luogo dell'acquisto: la bottega di Gerolamo Gioni, in via del Corso, nell'isolato fra via Frattina e via della Vite. Duecentocinquant'anni fa, in quella strada dove oggi si comprano vestiti, si comprava un calco in zolfo di una gemma romana per portarsi a casa un pezzo di antichità. Era il souvenir colto del Grand Tour, poco ingombrante e ideologicamente impeccabile.
La collezione archeologica della Biblioteca Casanatense
La raccolta archeologica comprende manufatti in bucchero, testimonianza della cultura etrusca, piccoli ex voto legati alla religiosità quotidiana, lucerne e altri oggetti d'uso comune. Le ricerche condotte in istituto non hanno finora chiarito nel dettaglio come e quando la maggior parte di questi oggetti sia entrata in biblioteca. Un dato certo però c'è: una lettera manoscritta conservata insieme a una lucerna paleocristiana esposta documenta la sua acquisizione nel 1865 da parte di padre Vincenzo Maria Gatti, vissuto fra il 1811 e il 1881.
Le vues d'optique della Biblioteca Casanatense
Le vues d'optique sono immagini stampate che nel Settecento venivano usate in tutta Europa per spettacoli di strada e di piazza. I fogli, incisi e poi lavorati con intagli, forature e controfondature, raffiguravano episodi biblici, fatti storici, paesaggi e soggetti allegorici, e venivano mostrati al pubblico dentro apparecchi ottici semplicissimi: scatole di legno con aperture e sportelli, lenti e specchi per la rifrazione, candele per illuminare le immagini. Cambiando l'illuminazione, la stessa veduta passava dal giorno alla notte, e le finestre di una città si accendevano. È il capostipite dello spettacolo cinematografico, con due secoli d'anticipo.
L'esemplare casanatense fu acquistato nel 1993, sotto la direzione di Angela Cavarra, grazie a fondi straordinari assegnati con la legge 145 del 1992. Proviene da Augusta, in Baviera, una delle città che con Parigi, Londra e Bassano ebbero l'esclusiva di questa produzione. La sua rarità dipende sia dall'ottimo stato di conservazione sia dalla forma a rotolo, meno consueta della presentazione in fogli sciolti. L'insieme comprende un foglio iniziale in carta pesante tinta di nero, con un'iscrizione in lettere gotiche entro una cornice realizzata a foratura, e sessantanove incisioni di circa 275 per 410 millimetri, ciascuna contornata da un bordo di carta nera.
Le incisioni sono ritagliate a filo della parte figurata, quindi prive di titolo e di indicazioni di autore ed editore, ma sul verso portano una numerazione progressiva da 1 a 71, con i numeri 57 e 58 mancanti, e una didascalia in tedesco. Le didascalie, tutte apparentemente della stessa mano, risalgono al momento dell'assemblaggio del rotolo, nella seconda metà del Settecento. La coloritura è ad acquerello, in toni brillanti di rosso, giallo, azzurro, verde e nero, eseguita con grande accuratezza. Tutte le tavole sono preparate per la visione notturna con intagli, punzonature, forature e controfondature in seta di vari colori, in alcuni casi rafforzate con colpi di pennello, e con retina nera a simulare grate e inferriate. Le tavole 1-4 rappresentano le storie di Adamo ed Eva, dalla 10 alla 16 i pianeti, dalla 17 alla 19 e la 23 le meraviglie del mondo, cinque incisioni sono vedute di Lisbona, sei di Torino.
Giovanni Battista Audiffredi, il bibliotecario astronomo della Biblioteca Casanatense
Se la Biblioteca Casanatense ha la fisionomia che ha, il merito maggiore è di un uomo solo. Con la prefettura di Giovanni Battista Audiffredi, vissuto fra il 1714 e il 1794, la casa toccò il suo massimo splendore e acquistò quell'universalità di contenuti che ne caratterizzò le raccolte fino alla metà dell'Ottocento.
La formazione di Audiffredi prima della Biblioteca Casanatense
Nacque a Saorgio, oggi Saorge, nel Nizzardo, il 2 febbraio 1714, e gli fu imposto il nome di Giulio Cesare. Lo cambiò in Giovanni Battista entrando nell'Ordine domenicano nel 1730, aggregato al convento di Santa Maria a Formello di Napoli. Insegnò come lettore in vari conventi della provincia domenicana di Lombardia, e nel 1749 conseguì il magistero in discipline sacre. Nello stesso anno i padri curatori della Casanatense lo elessero bibliotecario; dieci anni dopo divenne prefetto.
Che tipo di bibliotecario fu Audiffredi alla Biblioteca Casanatense
Un contemporaneo di peso, Ennio Quirino Visconti, scriveva di lui nel 1785 che in ogni genere di notizie, e in particolare bibliografiche, si distingueva il padre Audiffredi, primo bibliotecario della Casanatense, versato nelle lettere e nelle scienze, forse l'uomo più enciclopedico che si avesse a Roma: valente astronomo, dotto antiquario, buon naturalista, eccellente bibliofilo. La lode non era di circostanza, perché Visconti era il maggiore archeologo romano del tempo e non regalava complimenti.
Audiffredi amministrò la biblioteca considerandola non un campo da sfruttare a proprio vantaggio, ma un'istituzione le cui risorse dovevano essere rese disponibili agli studiosi attraverso cataloghi ricchi e ben ordinati. Il risultato è il Catalogo Audiffredi, che descrive i libri posseduti a quel tempo e che, per una parte dei fondi storici, resta ancora oggi in uso: per certi materiali è l'unico supporto catalografico esistente. Un catalogo settecentesco ancora operativo dopo due secoli e mezzo è il migliore elogio funebre che un bibliotecario possa desiderare.
Audiffredi antiquario e collezionista nella Biblioteca Casanatense
Fu anche collezionista di medaglie antiche, reperti archeologici, sigilli e strumenti scientifici, che raccolse in un piccolo museo dentro la biblioteca: quel museo è l'antenato diretto delle collezioni museali visitabili oggi. Morì a ottant'anni il 4 luglio 1794, e il suo busto in marmo sta sopra l'ingresso della direzione.
Alberto Guglielmotti, il marinaio della Biblioteca Casanatense
La sala di consultazione generale è dedicata al domenicano padre Alberto Guglielmotti, nato a Civitavecchia nel 1812 e morto a Roma nel 1893, bibliotecario casanatense dal novembre 1850 al 1859, anno in cui fu promosso teologo casanatense. È il personaggio più imprevedibile della casa e vale la pena raccontarlo.
Dal mare al chiostro, e ritorno, nella Biblioteca Casanatense
Nato in una città di mare da famiglia nobile con tradizioni marinare, Guglielmotti crebbe con le cose di mare in testa. Un maestro di cui non conosciamo il nome portava gli alunni ad ascoltare i racconti dei vecchi marinai, e lui scrisse molti anni dopo di avere raccolto sin dalla prima età gli ultimi ricordi dei veterani, attori e testimoni del secolo anteriore, e di conservarne vivissima la memoria. A quindici anni volle l'abito domenicano; prese i voti a Santa Sabina, cambiando il nome secolare di Francesco in Alberto, in onore di sant'Alberto Magno, maestro di san Tommaso.
Lo scienziato improvvisato della Biblioteca Casanatense
Completò la formazione alla Minerva, poi a Viterbo e a Perugia, e nel 1838, tornato a Roma, si laureò in filosofia e teologia. Gli fu affidata la cattedra di scienze fisiche e naturali nel collegio di San Tommaso d'Aquino. Nel collegio non esisteva un laboratorio, e allora Guglielmotti si rivolse direttamente al generale dei domenicani, padre Ancarani, ottenendo duecento scudi per comprare la strumentazione. A quegli strumenti aggiunse quelli astronomici appartenuti ad Audiffredi, e altri ancora che costruiva lui stesso con materiale di uso comune. Un frate che si autocostruisce gli strumenti di fisica con quello che trova è esattamente il tipo di personaggio che una biblioteca universale merita.
La Storia della Marina Pontificia e la lapide nella Biblioteca Casanatense
Divenne priore della Minerva e nel 1860 provinciale romano. Nel 1863 intraprese viaggi per vedere di persona i luoghi della storia navale: Lepanto, Costantinopoli, Rodi, Gerusalemme, l'Egitto, Malta, annotando le impressioni in sei piccoli manoscritti che formano il suo Giornale di viaggio. Da quel lavoro nacque la Storia della Marina Pontificia, apprezzata dai contemporanei per il metodo critico, per l'esame delle questioni di tattica e strategia e per un senso della storia che rasenta la fede. L'altra sua opera capitale, il Vocabolario Marino e Militare, definito da Temistocle Mariotti un monumento storico e psicologico, uscì soltanto nel 1889 per i tipi del Voghera, grazie all'interessamento di papa Leone XIII.
Gli uomini d'arme lo stimarono al di là delle appartenenze politiche. Nino Bixio, che non era esattamente un clericale, lo definì il più grande scrittore di cose marittime che conoscesse in Italia. Nel 1894, pochi mesi dopo la sua morte, gli ufficiali della Regia Marina posero nella sala di consultazione una lapide commemorativa con un fregio bronzeo a forma di trofeo di mare: la prua fasciata d'alloro di un'antica nave da guerra armata di cannoni, con intorno un tridente, dei remi, un'ancora, un timone; in alto un'aquila ad ali spiegate, simbolo dell'intelligenza; sotto, un cartiglio con il titolo della Storia della Marina Pontificia. Che la Marina del Regno d'Italia rendesse omaggio a un frate domenicano dentro una biblioteca appena sottratta ai domenicani è uno dei paradossi più eleganti della Roma post unitaria.
Il 1873 e la Biblioteca Casanatense contesa
La legge sulla soppressione delle corporazioni religiose di Roma fu emanata il 19 giugno 1873, e con essa la Casanatense passò allo Stato italiano. Il 5 novembre dello stesso anno il notaio Bobbio, per conto della Giunta liquidatrice dell'asse ecclesiastico istituita per l'occasione, prese possesso della biblioteca, la cui vigilanza fu affidata a un direttore governativo.
Il tentativo di assorbire la Biblioteca Casanatense
Cominciò allora una gestione amministrativa congiunta con l'attigua Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, inaugurata nel 1876 e allora insediata nel palazzo dei gesuiti al Collegio Romano. L'obiettivo dichiarato era trasformare la Casanatense nella sezione teologica della Nazionale, cioè cancellarne l'autonomia e ridurla a un reparto. Chi conosce la storia delle biblioteche sa quanto spesso, in quegli anni, si sia rischiato di smembrare raccolte storiche in nome della razionalizzazione.
La causa dei domenicani per la Biblioteca Casanatense
I domenicani intentarono causa allo Stato italiano per riprendere possesso della biblioteca. La lite durò fino al 1884, quando l'Ordine perse definitivamente e abbandonò la casa. La Casanatense fu allora dichiarata ente autonomo e cominciò ad avere una propria gestione e un proprio personale. Paradossalmente la sconfitta dei frati salvò l'istituto: se avessero vinto, la biblioteca sarebbe forse tornata alla dimensione conventuale; se lo Stato avesse tirato dritto con il progetto di annessione, la Casanatense sarebbe scomparsa come istituzione. L'esito intermedio le regalò l'autonomia che ha ancora oggi.
Le perdite subite dalla Biblioteca Casanatense
Il passaggio non fu indolore. Le collezioni cominciarono a essere smembrate, e nel 1927 gran parte della raccolta numismatica finì depositata nel medagliere del Museo Nazionale Romano. Prima ancora, l'occupazione francese di fine Settecento aveva portato via pezzi poi trasferiti a Parigi e aveva costretto il prefetto a vendere medaglie d'oro per far quadrare i conti. Una biblioteca che attraversa tre secoli di storia italiana ne esce con qualche cicatrice: leggerle è parte del piacere della visita.
La Biblioteca Casanatense moderna: vetrate, depositi, sale di lettura
Nei cinquant'anni successivi al 1884 si succedettero direttori come Edoardo Alvisi, Ignazio Giorgi e Luigi De Gregori, tutti impegnati in un'opera di modernizzazione che riguardò soprattutto la zona destinata allo studio e alla ricerca.
La separazione fra depositi e sale nella Biblioteca Casanatense
Il criterio architettonico adottato è quello che ancora oggi regola qualsiasi biblioteca seria: separare nettamente gli spazi di conservazione protetta, cioè i depositi, dagli spazi di lettura aperti al pubblico. Nel Salone Monumentale i libri sono la parete; nelle nuove sale i libri sono altrove e la parete si apre. Il vantaggio è doppio: si conserva meglio e si legge meglio.
Le vetrate liberty della Biblioteca Casanatense
Liberate dagli scaffali, le pareti delle sale di lettura poterono aprirsi verso l'esterno con grandi vetrate in stile liberty, che portano dentro luce naturale. È il momento in cui la Casanatense smette di essere solo una biblioteca barocca e diventa anche una biblioteca del primo Novecento: due epoche coabitanti nello stesso edificio, a pochi metri di distanza. Sono le stesse sale in cui Giuseppe Cellini dipinse le nove allegorie delle arti.
Che cosa comprende oggi la Biblioteca Casanatense
Oggi la casa dispone di una sala cataloghi e di due sale studio, oltre al deposito blindato dove sono custoditi gli incunaboli e i materiali di maggior pregio. È una delle biblioteche pubbliche statali del Ministero della Cultura, con propri uffici, un servizio di informazioni bibliografiche, un ufficio prestiti, un ufficio riproduzioni e diritti editoriali, un ufficio doni, attività di didattica e tirocini, un programma di mostre ed eventi e una consistente offerta di risorse digitali.
L'ingresso di via di Sant'Ignazio 52 della Biblioteca Casanatense
L'ingresso attuale ha una storia che spiega molte cose. In origine si entrava dall'interno del convento della Minerva: per accedere ai libri bisognava passare dai frati. Era la logica di un istituto che, pur pubblico per volontà del fondatore, restava fisicamente incastonato in una casa religiosa.
Il progetto della scala della Biblioteca Casanatense
Un progetto datato 8 giugno 1891 previde la costruzione di una scala che svincolasse definitivamente la biblioteca dalla servitù dell'accesso domenicano. La scala fu realizzata negli ultimi anni dell'Ottocento al numero civico 52 di via di Sant'Ignazio, ed è ancora oggi l'ingresso della biblioteca. Salirla significa ripercorrere un atto di indipendenza amministrativa trasformato in architettura.
Come riconoscere la Biblioteca Casanatense dalla strada
Dall'esterno non c'è nulla di monumentale: un portone, una targa, la facciata di un palazzo che si confonde con il resto dell'isolato. Molti passano davanti senza accorgersene, diretti a fotografare l'obelisco dell'elefantino o l'interno di Sant'Ignazio. È uno dei motivi per cui la Biblioteca Casanatense resta, nonostante l'accesso libero, uno dei luoghi meno affollati del centro storico.
La Biblioteca Casanatense, l'Angelica e la Vallicelliana
Roma ha un piccolo sistema di biblioteche storiche nate tutte dalla stessa idea, cioè dalla volontà di aprire al pubblico una raccolta privata o conventuale. Conoscerle insieme aiuta a capire ciascuna.
La Biblioteca Angelica e la Biblioteca Casanatense
La Biblioteca Angelica, in piazza Sant'Agostino, nacque nel 1604 dal lascito del vescovo agostiniano Angelo Rocca ed è considerata la prima biblioteca europea aperta al pubblico. La Casanatense arrivò quasi un secolo dopo, nel 1701, con una dotazione finanziaria molto più solida e un progetto architettonico più ambizioso. Le due sale monumentali si somigliano nell'impianto, con scaffali su due ordini e ballatoio, e differiscono nella scala: quella dell'Angelica è più raccolta, quella della Casanatense è lunga sessanta metri. Chi vuole capire come funzionava una biblioteca barocca farebbe bene a vederle entrambe nella stessa giornata: sono a un quarto d'ora di cammino l'una dall'altra.
La Biblioteca Vallicelliana e la Biblioteca Casanatense
La Biblioteca Vallicelliana, alla Chiesa Nuova, nacque dagli oratoriani di san Filippo Neri, con la sala monumentale progettata da Francesco Borromini. Il confronto con la Casanatense è istruttivo: Borromini lavora sull'invenzione spaziale e sulla luce, Borioni sulla lunghezza e sulla ripetizione. Due modi opposti di dire la stessa cosa, cioè che il sapere è vasto.
La Biblioteca Nazionale e la Biblioteca Casanatense
La Biblioteca Nazionale Centrale, oggi al Castro Pretorio, nacque nel 1876 al Collegio Romano proprio con i fondi delle corporazioni religiose soppresse, e per qualche anno ebbe la Casanatense sotto la stessa amministrazione. Il rapporto fra le due, come si è visto, fu tutt'altro che sereno. Oggi convivono pacificamente dentro il medesimo sistema bibliotecario nazionale, e chi cerca un libro può interrogarne i cataloghi in rete prima di decidere dove andare.
Come si accede alla Biblioteca Casanatense oggi
Qui bisogna essere precisi, perché la Biblioteca Casanatense ha due porte diverse per due pubblici diversi, e confonderle genera equivoci.
La visita libera al Salone della Biblioteca Casanatense
Il Salone Monumentale e le collezioni museali sono visitabili gratuitamente, senza visita guidata, nei giorni feriali dal lunedì al venerdì, in una fascia oraria centrale della giornata, con un ultimo ingresso fissato poco prima della chiusura. Non serve prenotare, non serve biglietto. La biblioteca pubblica sul proprio sito istituzionale gli orari aggiornati e gli avvisi relativi a chiusure straordinarie, variazioni estive e festività: prima di muoversi conviene controllarli, perché una biblioteca statale può chiudere per motivi di servizio senza preavviso lungo.
L'iscrizione alle sale studio della Biblioteca Casanatense
L'accesso alle sale studio è consentito a chi ha compiuto sedici anni e possiede un documento d'identità valido. Serve la registrazione, che porta al rilascio di una tessera; la si può fare in sede oppure attraverso il portale telematico usato dalle biblioteche pubbliche statali romane. Le richieste di consultazione sono al massimo quattro per volta, con l'avvertenza che per un'opera in più volumi o per un pacco di carte è sufficiente una sola richiesta; per esigenze motivate, previa comunicazione all'ufficio distribuzione, si possono autorizzare più richieste.
Il guardaroba della Biblioteca Casanatense
Esiste un guardaroba dove vanno depositati acqua, cibo, borse e qualsiasi altro oggetto la cui introduzione non sia stata espressamente autorizzata. Nelle sale studio si possono portare computer portatili, libri propri e fotocopie. La regola non è un capriccio: in un ambiente dove si movimentano manoscritti dell'undicesimo secolo, una bottiglia rovesciata è una catastrofe irreversibile.
Come ci si comporta nella Biblioteca Casanatense
Vale la pena spendere qualche riga sul galateo, perché la differenza fra un visitatore gradito e un visitatore fastidioso è fatta di dettagli minimi.
Il silenzio nella Biblioteca Casanatense
Nelle sale studio si lavora. Chi entra per vedere il Salone attraversa spazi confinanti con quelli di lettura, e il rumore si propaga più di quanto si creda in ambienti alti e legnosi. Parlare a mezza voce, tenere il telefono in silenzioso e non fare telefonate all'interno sono le tre regole che risolvono il novanta per cento dei problemi.
Le fotografie nella Biblioteca Casanatense
Nel Salone si fotografa senza flash e senza treppiede, e conviene chiedere sempre al personale prima di scattare: le condizioni possono variare in occasione di mostre, riprese o lavori. Il flash è dannoso per le legature e per le carte dipinte, e il treppiede è un ostacolo in un ambiente stretto. Le riproduzioni professionali e quelle destinate a pubblicazione seguono un iter diverso, gestito dall'ufficio riproduzioni e diritti editoriali.
Che cosa non si tocca nella Biblioteca Casanatense
Non si toccano gli scaffali del Salone, non si sfilano volumi, non ci si appoggia alle vetrine delle collezioni museali, non si sale sul ballatoio se non accompagnati. Sembrano ovvietà e non lo sono: ho visto persone tentare di aprire un volume del Seicento per vedere com'era fatto dentro. La risposta è che è fatto benissimo, e che per vederlo esistono le riproduzioni digitali e le mostre.
Visite guidate, didattica e lezioni nella Biblioteca Casanatense
Oltre alla visita libera, la Biblioteca Casanatense offre servizi strutturati che vale la pena conoscere se si viaggia con un gruppo o se si insegna.
A chi sono riservate le visite guidate della Biblioteca Casanatense
Il servizio di visita guidata gratuita è rivolto esclusivamente a scuole secondarie di secondo grado, università, accademie e istituzioni culturali italiane e straniere, e si concorda per appuntamento con l'ufficio competente, che valuta anche eventuali approfondimenti tematici. I giorni dedicati sono fissi e cambiano nel periodo estivo. Non è un servizio pensato per il turismo individuale: chi vuole semplicemente vedere il Salone usa la visita libera.
Le lezioni universitarie nella Biblioteca Casanatense
I docenti universitari possono svolgere singole lezioni o cicli di incontri per un numero limitato di studenti, indicativamente quindici o venti, utilizzando direttamente il patrimonio bibliografico della casa. Le modalità vanno concordate con congruo anticipo. Insegnare paleografia o storia del libro con gli originali sul tavolo è un'esperienza che nessuna proiezione sostituisce, e la Casanatense è una delle poche sedi romane dove è possibile.
Le visite a pagamento per gruppi alla Biblioteca Casanatense
Associazioni culturali, tour operator specializzati in percorsi storico artistici e gruppi organizzati possono richiedere visite guidate riservate a pagamento, che comprendono, su richiesta, l'esposizione di alcuni volumi antichi e rari illustrati da un curatore delle collezioni con la presenza di un assistente. Il servizio si svolge in orario pomeridiano o serale, secondo i criteri stabiliti per le concessioni d'uso e per le prestazioni conto terzi. È la formula giusta per chi vuole vedere sul tavolo un canovaccio di Commedia dell'Arte o un autografo di Paganini invece che una vetrina chiusa.
Che cosa vedere intorno alla Biblioteca Casanatense
La posizione è tale che una visita alla Biblioteca Casanatense si incastra in mezza giornata di camminate senza sforzo. Ecco come la organizzo di solito.
La Minerva accanto alla Biblioteca Casanatense
A cinquanta metri c'è la basilica di Santa Maria sopra Minerva, l'unica chiesa gotica del centro di Roma, con la volta stellata di ripristino ottocentesco, il Cristo portacroce di Michelangelo, la cappella Carafa affrescata da Filippino Lippi e la tomba di Caterina da Siena sotto l'altare maggiore. È il convento da cui la Casanatense è nata, e vederla subito prima o subito dopo dà il contesto giusto. In piazza, davanti alla facciata, c'è l'elefantino del Bernini che regge l'obelisco, uno dei monumenti più fotografati di Roma.
Sant'Ignazio e il Pantheon vicino alla Biblioteca Casanatense
Dall'altro lato dell'isolato c'è la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, con la volta dipinta da Andrea Pozzo e la finta cupola su tela, il capolavoro di illusionismo prospettico della Roma barocca. Sul pavimento c'è un disco di marmo che segna il punto esatto da cui l'inganno funziona. A tre minuti c'è il Pantheon, e poco più in là piazza Navona. In questo quadrato di poche centinaia di metri si concentra una densità di storia che altrove basterebbe per una città intera.
Le gallerie vicine alla Biblioteca Casanatense
Su via del Corso, a due passi, c'è palazzo Doria Pamphilj con la sua galleria privata, dove sono il ritratto di Innocenzo X di Velázquez e il Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio. Per chi volesse costruirsi un itinerario più ampio, la panoramica sui musei di Roma aiuta a scegliere, e chi viaggia con un budget stretto trova utile la pagina sui musei gratis della città, categoria nella quale il Salone della Casanatense rientra a pieno titolo.
Quando conviene andare alla Biblioteca Casanatense
Non è un luogo con code, e questo è già un vantaggio enorme in una città dove per entrare quasi ovunque bisogna fare la fila.
Le stagioni migliori per la Biblioteca Casanatense
La visita è al chiuso e quindi la stagione conta poco, ma agosto è il mese da valutare con attenzione perché le biblioteche statali applicano orari estivi ridotti e chiusure per lavori o per ferie del personale. Nei mesi centrali dell'anno il funzionamento è pieno. In inverno il Salone ha una luce bassa e radente che rende i dorsi dei libri più belli; in estate la luce è più alta e la sala appare più uniforme.
Gli orari migliori per la Biblioteca Casanatense
La visita libera occupa una fascia diurna dei giorni feriali. Consiglio la prima ora di apertura al pubblico, quando la sala è vuota e si può camminare senza incrociare nessuno, oppure l'ultima mezz'ora, quando la luce cala. Nel mezzo capita di trovare gruppi scolastici in visita guidata: non sono un problema, ma la sala risuona.
Quanto tempo dedicare alla Biblioteca Casanatense
Per la sola visita libera bastano quaranta minuti, che diventano un'ora se si guardano bene i globi, la sfera armillare, le vetrine museali, la statua di Le Gros e i soffitti delle sale precedenti. Chi si iscrive alle sale studio ragiona in mezze giornate, ovviamente. Chi partecipa a una visita guidata con esposizione di volumi antichi metta in conto un'ora e mezza abbondante, che passa in fretta.
La Biblioteca Casanatense per chi studia e per chi è solo curioso
Provo a rispondere alla domanda che mi sento fare più spesso: conviene andarci se non si è studiosi.
Perché ha senso visitare la Biblioteca Casanatense senza essere ricercatori
Sì, conviene. Perché è gratis, perché è una delle sale settecentesche più belle d'Europa e perché è quasi sempre vuota. Perché nel Salone si capisce fisicamente che cosa fosse il sapere prima di internet: una quantità di materia, di legno e di pelle e di carta, disposta in uno spazio finito e ordinata secondo una gerarchia che qualcuno aveva deciso. È un'esperienza che nessuna riproduzione trasmette.
Che cosa offre la Biblioteca Casanatense a chi fa ricerca
A chi studia, la Casanatense offre fondi che altrove non esistono: gli editti e bandi, il Chracas completo, i canovacci della Commedia dell'Arte, gli autografi di Paganini, l'archivio Sgambati, il fondo cinese, i manoscritti araldici, la raccolta grafica alimentata per quarant'anni dalla Calcografia Camerale. Il servizio di informazioni bibliografiche risponde alle domande preliminari, i cataloghi storici digitalizzati permettono di orientarsi da casa, e una parte crescente del patrimonio è consultabile in riproduzione digitale attraverso le piattaforme dell'istituto.
Che cosa portare alla Biblioteca Casanatense
Un documento d'identità, sempre. Se si intende iscriversi, il tempo per farlo. Se si intende solo visitare, nient'altro che scarpe comode e la disponibilità a stare zitti per mezz'ora. Le borse vanno in guardaroba, quindi conviene ridurre il bagaglio a mano al minimo. E una matita, se si prende appunti: nelle sale di consultazione la penna non è gradita accanto ai volumi antichi, e la matita è la scelta educata anche quando nessuno la impone.
Una curiosità su Biblioteca Casanatense
La curiosità che racconto più volentieri riguarda la sfera armillare comprata prima del marzo 1703 e le istruzioni che l'accompagnarono. Il Maestro Generale dei domenicani, Antonin Cloche, non si limitò ad acquistarla: dispose che venisse modificata perché fosse, secondo le parole del documento, più copiosa e di maggiore intelligenza per far conoscere i due sistemi di Ticone e di Copernico. In altre parole, ordinò che lo strumento potesse illustrare tanto il modello geoeliocentrico di Tycho Brahe quanto quello eliocentrico di Copernico.
Consideriamo il contesto. Siamo nel 1703. Il De revolutionibus di Copernico era stato messo all'Indice nel 1616 e ne era uscito, corretto, solo nel 1620. Galileo aveva abiurato nel 1633 in un convento domenicano di Roma, quello di Santa Maria sopra Minerva, cioè lo stesso complesso di cui la Casanatense fa parte. Settant'anni dopo, nel medesimo isolato, il capo dell'ordine ordina di attrezzare una sfera armillare perché mostri anche il sistema copernicano. Non è una ribellione, e sarebbe sbagliato leggerla così: nella prassi accademica del tempo i sistemi cosmologici si esponevano come ipotesi matematiche, e questa era la formula che permetteva di insegnarli. Ma il gesto resta significativo, e sta lì, in mezzo agli scaffali, alla portata di chiunque salga le scale.
C'è un secondo strato di curiosità. Nel 1761, dalla stessa casa, il prefetto Audiffredi osservò il transito di Venere davanti al Sole e ne pubblicò l'anno successivo una esposizione storico astronomica. Il transito di Venere del 1761 fu la prima grande impresa scientifica internazionale della storia, con osservatori inviati in mezzo mondo per misurare la distanza fra la Terra e il Sole. Il fatto che a quella campagna abbia partecipato anche un bibliotecario domenicano di via di Sant'Ignazio, con strumenti propri, dice qualcosa sulla natura reale di questo luogo che nessuna definizione manualistica riesce a dire.
Una cosa che non ti dice nessuno su Biblioteca Casanatense
Che i globi non sono di Coronelli. Lo scrivo perché è l'errore più diffuso su questa casa e perché correggerlo apre una storia più interessante di quella sbagliata.
Vincenzo Coronelli, francescano veneziano, fu il più celebre cosmografo italiano del suo tempo, autore dei globi giganteschi costruiti per Luigi XIV e di una produzione seriale che invase l'Europa. Il suo nome è talmente legato all'idea stessa di globo barocco che chiunque veda una coppia di sfere settecentesche in una biblioteca italiana pensa a lui. I due globi della Casanatense, però, furono realizzati nel 1715 su decisione di Antonin Cloche e sono opera di Silvestro Amanzio Moroncelli, cartografo, abate della congregazione silvestrina di Santo Stefano del Cacco, nato a Fabriano nel 1652, che ne disegnò e dipinse su carta le fasce.
Perché conta. Perché Moroncelli non era un imitatore di Coronelli ma un cartografo con una propria attività, e perché la scelta di rivolgersi a lui dice che i domenicani non compravano il nome più famoso sul mercato: compravano il lavoro che serviva. E perché Santo Stefano del Cacco, la chiesa dei silvestrini, è a duecento metri dalla Casanatense, sull'altro lato dell'isolato della Minerva. Il globo che si guarda nel Salone fu dipinto da un abate che abitava dietro l'angolo. La geografia del mondo, disegnata nel quartiere.
Aggiungo una seconda cosa che raramente si dice: nel Salone Monumentale ci sono ancora circa sessantamila volumi, e sono lì nella loro collocazione storica per materia. Non è un allestimento scenografico costruito a posteriori, come accade in certi ambienti museificati dove i libri sono decorazione. Sono i libri che i domenicani comprarono, nell'ordine in cui li misero. Quello che si guarda è il pensiero di una comunità di studiosi del Settecento, congelato nella disposizione fisica degli oggetti.
Il consiglio che ti do per visitare Biblioteca Casanatense
Il consiglio pratico è uno solo e vale più di tutti gli altri messi insieme: separa mentalmente le due visite possibili e scegli la tua prima di uscire di casa. Se vuoi vedere il Salone, vai nella fascia di apertura al pubblico dei giorni feriali, entra, chiedi al personale, sali e cammina. Se invece devi consultare un libro, prepara la registrazione e le richieste in anticipo, perché il tempo di distribuzione è limitato e chiude prima della sala.
Il consiglio di metodo riguarda l'ordine del percorso. Non correre subito in fondo alla sala verso la statua. Fermati sulla soglia trenta secondi e guarda la sala per intero, poi cammina lungo un solo lato tenendo lo sguardo sugli scaffali bassi, poi torna indietro guardando il ballatoio e i cartigli, e solo alla fine dedicati ai globi e alla sfera armillare. In questo modo l'ambiente ti si consegna per gradi invece che tutto insieme, e ti resta in memoria molto più a lungo. E prima di uscire alza gli occhi alla volta: quasi nessuno lo fa.
Il consiglio che riguarda le sale precedenti è di non attraversarle di corsa. I sei ambienti che portano al Salone hanno soffitti affrescati e in uno c'è il cane con la fiaccola fra le fauci, l'emblema domenicano. Individuarlo cambia la lettura di tutto il resto. Nella sala di consultazione, se ti è possibile passarci, cerca le nove allegorie di Giuseppe Cellini e la lapide della Regia Marina dedicata a padre Guglielmotti: due oggetti che raccontano il passaggio della casa dai frati allo Stato meglio di qualunque cartello.
Ultimo consiglio, sul contorno. Abbina la visita alla Minerva e a Sant'Ignazio, che sono a un passo, e se hai un'ora in più scendi fino a piazza Sant'Agostino per la Biblioteca Angelica. Vedere due sale barocche di libri nello stesso pomeriggio è un esercizio comparativo che vale un corso universitario.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la Biblioteca Casanatense nacque con l'obbligo di essere pubblica. Lo sanno tutti, si legge ovunque, e proprio per questo lo si passa sopra come una formula di rito. Ma la clausola testamentaria del 1698 non era retorica: il cardinale lasciò la sua libraria ai domenicani a condizione che ne fosse garantito l'uso pubblico, e con un vincolo di apertura giornaliera consistente, esclusi i giorni festivi.
Provo a tradurre che cosa significasse. Nel 1701 le grandi raccolte europee erano quasi tutte private o semiprivate: si entrava con una lettera di presentazione, per concessione, e spesso soltanto se si apparteneva a un ordine, a un'accademia, a una corte. Un obbligo statutario di apertura quotidiana rovescia il rapporto: non è il lettore che chiede il favore, è la biblioteca che deve essere disponibile. È il principio su cui poggia l'intero servizio bibliotecario pubblico moderno, formulato in un testamento romano di fine Seicento.
C'è di più, ed è la parte che si cita ancora meno. Perché una biblioteca voluta come centro di diffusione della dottrina tomista fosse efficace, doveva possedere anche i testi degli avversari: non si confuta ciò che non si è letto. Da questa esigenza apologetica deriva l'ampiezza anomala della raccolta, che comprende opere di ogni parte, comprese quelle che altrove erano tenute sotto chiave. È il paradosso fondativo della casa: un progetto controriformistico che produce, per necessità interna, uno degli strumenti di libertà intellettuale più efficaci della Roma moderna. Tre secoli dopo, di quel progetto è sopravvissuta soprattutto la seconda metà.
La foto giusta da fare a Biblioteca Casanatense
La fotografia che tutti scattano è quella in asse, dalla porta del Salone, con la fuga prospettica degli scaffali che corre verso il fondo. È un'inquadratura efficace e la consiglio come primo scatto, tenendo la macchina bassa, all'altezza del petto, e cercando di centrare l'asse della sala: la simmetria degli scaffali su due ordini fa il resto. Senza flash e senza treppiede, e chiedendo prima al personale.
La fotografia migliore, però, è un'altra. Mettiti su un lato, a metà sala, e inquadra in diagonale un tratto di scaffalatura con il ballatoio che taglia l'immagine e i cartigli in cima. In diagonale si perde la simmetria e si guadagna la profondità: i dorsi dei libri diventano una texture continua e il legno acquista volume. È lo scatto che restituisce la sensazione fisica del luogo, mentre quello frontale ne restituisce solo la pianta.
Il terzo scatto che consiglio è il controluce sui globi. Le sfere sono oggetti tondi in una stanza fatta di linee rette, e proprio per questo bucano la composizione. Se riesci a inquadrare un globo in primo piano con la fuga degli scaffali sfocata dietro, hai in un solo fotogramma tutto il senso della biblioteca barocca: il mondo intero e il sapere intero, nello stesso ambiente. Nella luce bassa dell'inverno o nell'ultima parte della fascia di apertura pomeridiana la resa migliora parecchio.
Una regola tecnica e una di educazione. La tecnica: alza gli ISO invece di usare il flash, perché il flash è vietato per la conservazione e comunque appiattirebbe tutto. L'educazione: nelle sale di lettura non si fotografa, perché ci sono persone al lavoro che non hanno chiesto di comparire in un'immagine. Il Salone e le collezioni museali sono un'altra cosa, ma anche lì il buon senso vuole che si eviti di inquadrare gli utenti.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è la fondazione stessa. Nel 1698 Girolamo Casanate destina per testamento la parte più cospicua delle sue sostanze ai domenicani della Minerva perché aprano una biblioteca pubblica. Muore nel 1700. Il 3 novembre 1701 viene inaugurato il vaso progettato da Antonio Maria Borioni, con il contributo di 12.000 scudi dell'archiatra Giovanni Maria Castellani, e vi trovano posto gli oltre 25.000 volumi della libraria del cardinale. In un anno e mezzo una collezione privata diventa un'istituzione.
Il secondo è l'ampliamento. Nel 1717 i padri curatori constatano che il Salone non basta più e richiamano Borioni. I lavori si interrompono ripetutamente per la causa intentata dai gesuiti del Collegio Romano, che contestano le dimensioni della costruzione, e si concludono soltanto nel 1725. Nel 1729 la visita di papa Benedetto XIII, domenicano, chiude simbolicamente l'operazione. Da allora il Salone misura 60,30 metri per 15,60 e ospita circa 60.000 volumi su due ordini di scaffali con ballatoio.
Il terzo è la stagione di Audiffredi. Eletto bibliotecario nel 1749 e prefetto dieci anni dopo, porta la Casanatense al vertice della sua storia. Nel 1761 osserva il transito di Venere e l'anno dopo ne pubblica l'esposizione storico astronomica; nel 1762 descrive in appendice a quell'opera la moneta aurea di Gneo Domizio Enobarbo del piccolo museo della casa; nel 1765 la biblioteca acquista il magnete naturale registrato nel Libro delle Ragioni; nel 1782 fa costruire il medagliere in legno con l'iscrizione in memoria dell'arcivescovo Milcovich. Muore il 4 luglio 1794 lasciando un catalogo ancora oggi in uso.
Il quarto è la ferita francese. Con la Repubblica Romana del 1798-1799 la biblioteca subisce la prima mutilazione: opere di pregio vengono consegnate e portate a Parigi, e il prefetto Giacomo Magno è costretto a vendere alcune medaglie d'oro del museo, cosa che annota con gravissimo rincrescimento. Nello stesso periodo, per un rovescio della stessa medaglia, materiale raro confluisce in Casanatense dai conventi soppressi.
Il quinto è il privilegio del 1831. Gregorio XVI dispone che alla Casanatense venga consegnato gratuitamente un esemplare di ogni stampa prodotta dalla Calcografia Camerale. Il privilegio dura fino al 1870 e in quarant'anni costruisce una delle raccolte grafiche più consistenti della città.
Il sesto è il 1873. La legge sulla soppressione delle corporazioni religiose di Roma, emanata il 19 giugno, fa passare la biblioteca allo Stato italiano; il 5 novembre il notaio Bobbio ne prende possesso per conto della Giunta liquidatrice dell'asse ecclesiastico. Segue una gestione congiunta con la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, inaugurata nel 1876 al Collegio Romano, con il progetto di ridurre la Casanatense a sezione teologica della Nazionale. Nel 1884 i domenicani perdono la causa e lasciano la casa, che viene dichiarata ente autonomo con gestione e personale propri.
Il settimo è la modernizzazione fra Otto e Novecento. Il progetto dell'8 giugno 1891 porta alla costruzione della scala di via di Sant'Ignazio 52, che libera la biblioteca dalla servitù dell'accesso conventuale. Sotto Ignazio Giorgi, direttore dal 1893 al 1923, gli incunaboli vengono trasferiti nel deposito blindato e l'istituto si riorganizza secondo i criteri moderni, con la separazione fra depositi e sale di lettura e l'apertura delle grandi vetrate liberty. Giuseppe Cellini dipinge le nove allegorie delle arti. Con Luigi De Gregori, direttore dal 1925 al 1936, il processo si completa.
L'ottavo è la stagione delle grandi acquisizioni novecentesche. Nel 1972 arrivano i novanta manoscritti di Paganini dall'antiquario Hans Schneider; nel 1973 la biblioteca musicale dei Compagnoni Marefoschi; nel 1993 il rotolo di vues d'optique da Augusta e le partiture parigine; nel 1994 l'archivio Sgambati all'asta di Christie's del 13 dicembre e le carte Respighi; nel 1995 le edizioni cedute da Remo Giazotto e il fondo fotografico Manodori Sagredo. In venticinque anni la Casanatense aggiunge alla sua identità sette e ottocentesca un intero capitolo novecentesco.
Chi è passato da Biblioteca Casanatense
Comincio dai fondatori e dai custodi. Girolamo Casanate, cardinale napoletano di origine navarrese, che qui non abitò mai perché morì prima dell'apertura, ma la cui statua di Pierre Le Gros presiede il Salone dal 1708. Antonin Cloche, il Maestro Generale francese che aprì la biblioteca e comprò la sfera armillare e i globi. Antonio Maria Borioni, l'architetto che disegnò e poi ampliò il Salone. Giovanni Maria Castellani, l'archiatra che mise i 12.000 scudi.
Poi i bibliotecari, che di questa casa sono i veri protagonisti. Gian Domenico Agnani, che dal 1735 fece crescere il fondo delle stampe. Giovanni Battista Audiffredi, prefetto astronomo, antiquario e bibliografo, il cui ritratto lo mostra fra una medaglia, un cannocchiale, una squadra, un compasso e un libro. Giacomo Alberto Magno, prefetto dal 1798 al 1840, che ordinò gli incunaboli nella Camera dei Quattrocentisti e attraversò l'occupazione francese. Alberto Guglielmotti, il domenicano di Civitavecchia che scrisse la Storia della Marina Pontificia e il Vocabolario Marino e Militare, e al quale gli ufficiali della Regia Marina dedicarono una lapide nel 1894. Vincenzo Maria Gatti, che nel 1865 acquistò la lucerna paleocristiana. Poi i direttori dell'era statale: Carlo Gargiolli, Edoardo Alvisi, Ignazio Giorgi, Luigi De Gregori, e più vicino a noi Angela Cavarra, sotto la cui direzione fu acquistato nel 1993 il rotolo di vues d'optique.
Poi i frequentatori antichi. Giovan Pietro Bellori, l'erudito e biografo degli artisti, e Carlo Bartolomeo Piazza, che della libraria del cardinale scrisse che era un compendio di tutte le scienze: entrambi la conoscevano prima ancora che diventasse pubblica. Papa Benedetto XIII, domenicano, che venne in visita nel 1729. Ennio Quirino Visconti, il massimo archeologo romano del Settecento, che nel 1785 definì Audiffredi forse l'uomo più enciclopedico che si avesse a Roma. Benedetto XIV, le cui postille manoscritte riempiono i sei volumi di Resolutiones conservati qui.
Poi ci sono i personaggi che sono passati attraverso le carte, e che in una biblioteca contano quanto quelli passati di persona. Niccolò Paganini, con novanta manoscritti in prevalenza autografi. Giovanni Sgambati, con circa trecento manoscritti musicali, un epistolario di duemila documenti fra il 1863 e il 1914 e oltre trecento fotografie di musicisti dell'epoca. Ottorino ed Elsa Respighi, con la loro corrispondenza e le fotografie dal 1891 al 1970. Giuseppe Baini, che nel 1844 lasciò per testamento centonovantasette manoscritti e ottocentodiciannove stampati. Mattia Corvino, re d'Ungheria, la cui biblioteca dispersa è rappresentata qui dall'Historia Plantarum. Isabella d'Este e Francesco Gonzaga, per le cui nozze fu composta la raccolta di chansons del manoscritto 2856. Basilio Locatelli e Flaminio Scala, i due uomini grazie ai quali sappiamo come funzionava la Commedia dell'Arte. Adam Mickiewicz, la cui maschera funebre è conservata fra gli stemmi di Polonia e Lituania. Giuseppe Verdi, in effigie su un medaglione di gesso.
E infine ci sono gli anonimi, che sono la maggioranza e sono il motivo per cui la casa esiste. Gli artisti, i curiali, i predicatori e i professori che il cardinale indicava come utenti più assidui della sua libraria; i chierici di provincia venuti a consultare un trattato; gli eruditi che spogliavano il Chracas per ricostruire una cronologia; gli studenti che ancora oggi salgono la scala di via di Sant'Ignazio con un documento in mano e quattro richieste in testa. Tre secoli dopo, la clausola del 1698 continua a funzionare, e questo è il monumento più solido che Girolamo Casanate potesse lasciarsi alle spalle.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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