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Biblioteca Vallicelliana

In breve. La Biblioteca Vallicelliana si trova in piazza della Chiesa Nuova 18, 00186 Roma, proprio accanto alla facciata della chiesa di Santa Maria in Vallicella, conosciuta da tutti come Chiesa Nuova.

Domande frequenti sulla Biblioteca Vallicelliana

Dove si trova esattamente la Biblioteca Vallicelliana?

La Biblioteca Vallicelliana si trova in piazza della Chiesa Nuova 18, 00186 Roma, proprio accanto alla facciata della chiesa di Santa Maria in Vallicella, conosciuta da tutti come Chiesa Nuova. Da piazza Navona bastano cinque minuti a piedi lungo corso del Rinascimento o attraverso i vicoli che sbucano su corso Vittorio Emanuele II.

La Biblioteca Vallicelliana, accanto alla Chiesa Nuova
La Biblioteca Vallicelliana, accanto alla Chiesa Nuova. Foto di Mister No, licenza CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Quanto costa entrare nella Biblioteca Vallicelliana?

L'accesso alla sala di lettura e alla consultazione dei materiali della Biblioteca Vallicelliana è in genere gratuito, come per la maggior parte delle biblioteche statali italiane. Eventuali condizioni particolari per la visita del solo Salone Borromini vanno verificate sui canali ufficiali dell'istituto, perché possono cambiare nel tempo.

Serve la tessera per entrare alla Biblioteca Vallicelliana?

Per consultare materiali nella sala di lettura della Biblioteca Vallicelliana serve l'iscrizione al servizio bibliotecario. La biblioteca non è un unico ambiente visitabile in blocco, ma un sistema di spazi con funzioni e regole di accesso differenti: la sala di lettura su richiesta previa iscrizione, e il Salone Borromini, aperto secondo orari specifici.

Cos'è il Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana?

Il Salone Borromini è l'ambiente monumentale a pianta rettangolare che Francesco Borromini progettò per ospitare la crescente raccolta libraria della Congregazione dell'Oratorio. I lavori per la sala furono avviati negli anni Trenta del Seicento e la sala fu inaugurata nel 1644, cuore visivo dell'intera Biblioteca Vallicelliana.

Che tipo di materiali custodisce la Biblioteca Vallicelliana?

Il primo nucleo consistente della Biblioteca Vallicelliana arriva nel maggio del 1581, quando l'umanista e filologo Achille Stazio lascia in eredità a Filippo Neri e alla Congregazione dell'Oratorio la propria raccolta personale, composta da circa 1.700 opere a stampa e 300 manoscritti, un dono enorme per l'epoca che diede alla collezione la sua prima consistenza reale.

Da quando la Biblioteca Vallicelliana è un istituto statale?

La Biblioteca Vallicelliana occupa gli spazi storici della Congregazione dell'Oratorio, fondata da san Filippo Neri e riconosciuta ufficialmente da papa Gregorio XIII nel 1575 con la bolla Copiosus in misericordia. È diventata istituto statale nel 1874, dopo essere stata per secoli un punto di riferimento per studiosi, religiosi ed eruditi.

Quando conviene visitare la Biblioteca Vallicelliana?

Il periodo migliore per visitare la Biblioteca Vallicelliana, soprattutto se l'obiettivo è vedere il Salone Borromini, è la parte dell'anno in cui gli orari di apertura sono più regolari, tipicamente nei mesi che vanno da settembre a giugno, quando la sala di lettura segue un calendario più ampio e stabile.

La Biblioteca Vallicelliana si trova al secondo piano dell’Oratorio dei Filippini, il grande complesso barocco progettato da Francesco Borromini accanto alla Chiesa Nuova, in piazza della Chiesa Nuova 18, nel cuore del rione Parione, a un passo dal rione Ponte e dalle stradine che portano a via dei Coronari e a piazza Navona. E’ una biblioteca statale, affidata al Ministero della Cultura, e resta uno dei luoghi meno affollati del centro storico nonostante si trovi a pochi minuti a piedi da corso Vittorio Emanuele II, da campo de’ Fiori e da piazza Navona: chi cerca un angolo silenzioso e concreto nel bel mezzo del traffico turistico della zona lo trova qui, tra libri antichi e un salone che da solo vale la sosta. Chi organizza un soggiorno romano articolato su piu’ giorni, alternando tappe monumentali e angoli meno battuti come questo, puo’ trovare utile la pianificazione proposta da ItalyPlanner.com o l’organizzazione di itinerari su misura curata da TourLeaderPro, due risorse pensate proprio per incastrare in modo efficiente visite come questa con il resto del programma a Roma.

Dove si trova la Biblioteca Vallicelliana e come ci si arriva davvero

L’indirizzo esatto e’ piazza della Chiesa Nuova 18, 00186 Roma, proprio accanto alla facciata della chiesa di Santa Maria in Vallicella, conosciuta da tutti come Chiesa Nuova. Arrivarci a piedi dal centro e’ semplice: da piazza Navona bastano cinque minuti camminando lungo corso del Rinascimento o attraverso il dedalo di vicoli che sbuca su corso Vittorio Emanuele II, l’arteria su cui si affaccia il complesso dei Filippini. Da campo de’ Fiori la distanza e’ ancora minore, pochi minuti tra vicolo del Gallo e via del Pellegrino. Chi arriva invece dalla zona del Pantheon, sul lato opposto rispetto a corso Vittorio Emanuele II, puo’ percorrere via del Governo Vecchio o le stradine parallele, un tragitto di poco piu’ di dieci minuti che attraversa uno dei tratti piu’ autentici del centro storico, lontano dai flussi turistici principali. Chi arriva in autobus puo’ scendere alle fermate di corso Vittorio Emanuele II servite da diverse linee che attraversano il centro storico, mentre chi preferisce la metropolitana deve mettere in conto una camminata piu’ lunga: le stazioni piu’ vicine sono comunque a quindici o venti minuti a piedi, perche’ in questa parte di Roma la rete della metro non arriva e il centro storico si percorre soprattutto camminando o con i mezzi di superficie. Per chi si muove in bicicletta o monopattino, la zona pedonale intorno a corso Vittorio Emanuele II e a piazza della Chiesa Nuova rende l’arrivo comodo, con diversi stalli per il bike sharing nei dintorni. Non esiste un parcheggio dedicato alla biblioteca: chi arriva in auto deve orientarsi tra le zone a traffico limitato del centro storico, che coprono quasi tutta l’area intorno alla Chiesa Nuova, e conviene lasciare il veicolo in uno dei parcheggi a pagamento fuori dalla ztl, proseguendo poi a piedi. Il rione in cui si trova la biblioteca, Parione, e’ uno dei rioni piu’ antichi di Roma, il cui nome deriva da un grande edificio antico, forse uno stadio o comunque una struttura di spettacolo, che sorgeva in questa zona in epoca romana e di cui restano tracce archeologiche in piu’ punti del quartiere, compresi i resti visibili sotto piazza Navona. Camminare da piazza della Chiesa Nuova verso il cuore di Parione significa quindi attraversare uno strato urbano continuo che va dall’antichita’ romana al Rinascimento fino al barocco, senza soluzione di continuita’ tra un’epoca e l’altra, una caratteristica che rende questa parte di Roma particolarmente densa di stratificazioni storiche anche a pochi passi da un istituto apparentemente specialistico come la biblioteca. L’ingresso alla biblioteca non coincide con quello della chiesa: si entra da un portale separato che immette nel cortile e nello scalone del Borromini, ed e’ bene arrivare con qualche minuto di anticipo, perche’ l’accesso richiede l’esibizione di un documento valido e, come in tutte le biblioteche statali, un minimo di procedura all’ingresso.

Che cosa e’ davvero la Biblioteca Vallicelliana

La Biblioteca Vallicelliana e’ una biblioteca pubblica statale che occupa gli spazi storici della Congregazione dell’Oratorio, l’istituzione religiosa fondata da san Filippo Neri e ufficialmente riconosciuta da papa Gregorio XIII nel 1575 con la bolla Copiosus in misericordia. Il nome Vallicelliana deriva proprio dalla chiesa accanto, Santa Maria in Vallicella, che i romani chiamano Chiesa Nuova perche’ fu ricostruita ex novo nel Cinquecento su una chiesa piu’ antica. La biblioteca conserva oggi circa 130.000 volumi a stampa e circa 3.000 manoscritti in latino e greco, oltre a incunaboli, cinquecentine ed edizioni rare che coprono secoli di editoria italiana ed europea. Vista da fuori, la biblioteca puo’ sembrare un istituto per soli specialisti, ma nella pratica accoglie un pubblico piu’ ampio di quanto si immagini: appassionati di storia dell’arte e dell’architettura interessati al Salone Borromini, studenti universitari alle prese con ricerche bibliografiche, viaggiatori curiosi che cercano un’alternativa concreta ai grandi musei affollati del centro storico. Non e’ un museo nel senso stretto del termine, e non tutti gli ambienti sono sempre visitabili liberamente: e’ prima di tutto un istituto di conservazione e consultazione, con una sala di lettura aperta agli studiosi e al pubblico interessato, e con il celebre Salone Borromini che nei periodi e negli orari previsti si puo’ visitare anche solo per ammirarne l’architettura. Fanno parte del patrimonio della biblioteca anche pezzi di valore eccezionale, come una Bibbia del IX secolo appartenuta al dotto Alcuino e un lezionario miniato del XII secolo, testimonianze che raccontano quanto sia stratificata la storia di questo luogo, cresciuto per accumulo di donazioni successive piu’ che per un unico progetto iniziale. Capire la Vallicelliana significa quindi capire due cose insieme: una storia di collezionismo librario legata ai Filippini, e un capolavoro di architettura barocca firmato da uno dei nomi piu’ importanti del Seicento romano.

Va inoltre chiarito un punto che genera spesso confusione: la biblioteca non e’ la stessa cosa della chiesa accanto, ne’ dell’Oratorio musicale che diede origine, proprio in questi stessi ambienti, al genere dell’oratorio come forma di musica sacra. Sono tre istituzioni nate dalla stessa Congregazione, spesso confuse tra loro da chi visita la zona per la prima volta, ma con funzioni distinte: la chiesa e’ luogo di culto attivo, l’Oratorio in senso musicale ha lasciato un’eredita’ storica legata alla pratica devozionale con musica e canto, mentre la biblioteca resta un istituto di conservazione e studio, aperto secondo i propri orari e le proprie regole di accesso, indipendenti da quelli della chiesa. Tenerli distinti aiuta a organizzare meglio la visita e a non arrivare davanti a una porta chiusa pensando di trovare gli stessi orari validi per la chiesa accanto.

Il Salone Borromini e l’architettura del complesso

Il cuore visivo della biblioteca e’ il Salone Borromini, l’ambiente monumentale a pianta rettangolare che Francesco Borromini progetto’ per ospitare la crescente raccolta libraria della Congregazione. I lavori per la sala principale furono avviati negli anni Trenta del Seicento e la sala fu inaugurata nel 1644, ma la storia della sua costruzione non si chiude li’: la collezione continuava a crescere e lo spazio si rivelo’ presto insufficiente, cosi’ che a partire dall’ottobre del 1665 l’architetto Camillo Arcucci, allievo e collaboratore di Borromini, intervenne per ampliare e completare l’ambiente, che raggiunse la forma attuale nel 1667. Il risultato e’ un salone imponente, illuminato da sedici finestre, con un soffitto a cassettoni in legno rivestito di stucco color travertino e un pavimento in cotto bicolore che accompagna lo sguardo lungo tutta la sala. In origine gli scaffali lignei del Salone contenevano circa 28.000 volumi a stampa databili tra il Cinquecento e l’Ottocento, disposti secondo un ordine pensato per la consultazione diretta da parte degli studiosi dell’Oratorio. Borromini stesso, insieme al padre oratoriano Virgilio Spada, documento’ il processo di progettazione e ampliamento in un trattato manoscritto pubblicato postumo nel 1725 con il titolo Opus Architectonicum, corredato da 67 tavole incise che mostrano nel dettaglio come la sala fu pensata per integrarsi con gli ambienti adiacenti, risolvendo problemi strutturali non semplici mentre la collezione continuava ad aumentare. Il Salone ha attraversato un importante restauro tra il 2015 e il 2016, che ha restituito piena leggibilita’ agli stucchi, al soffitto e al pavimento originali, e oggi resta uno degli ambienti barocchi meglio conservati di Roma dedicati esclusivamente alla conservazione libraria, un unicum che merita di essere raccontato accanto ai piu’ noti interni borrominiani della citta’, come quello di Sant’Ivo alla Sapienza o della vicina San Carlo alle Quattro Fontane.

Vale la pena inquadrare il Salone della Vallicelliana anche dentro il percorso professionale di Borromini a Roma, per capire meglio perche’ questo ambiente sia considerato cosi’ importante dagli storici dell’architettura. Negli stessi decenni in cui lavorava all’Oratorio dei Filippini, Borromini era impegnato anche in altri cantieri decisivi della citta’, e proprio il confronto tra questi progetti aiuta a capire il suo linguaggio: l’attenzione alla luce naturale calcolata attraverso aperture studiate nel dettaglio, il gusto per le geometrie complesse celate dietro superfici apparentemente semplici, e un uso della decorazione sempre subordinato alla struttura architettonica, mai puramente ornamentale. Il Salone della Vallicelliana condivide questa logica: le sedici finestre non sono state disposte in modo casuale, ma calcolate per garantire una illuminazione uniforme lungo tutto lo sviluppo della sala, un requisito tecnico fondamentale per un ambiente destinato alla lettura e alla conservazione di libri, dove la luce diretta va gestita con attenzione per non danneggiare le rilegature e la carta antica. E’ un dettaglio che racconta bene come, anche nei suoi progetti apparentemente piu’ funzionali, Borromini non separasse mai l’estetica dalla praticita’ dell’uso quotidiano dello spazio.

Una curiosità su Biblioteca Vallicelliana

Pochi sanno che il nome stesso della biblioteca racconta una piccola storia dentro la storia. Vallicelliana non deriva da un cognome di fondatore, come capita per tante altre biblioteche romane, ma dal toponimo Vallicella, la piccola valle o depressione del terreno su cui sorgeva l’antica chiesa dedicata alla Madonna, poi ricostruita e ribattezzata Chiesa Nuova proprio per distinguerla dall’edificio precedente. La biblioteca prese il nome dalla chiesa accanto a cui e’ sempre rimasta fisicamente e istituzionalmente legata, tanto che per secoli i due luoghi, la chiesa e la biblioteca, sono stati amministrati dalla stessa Congregazione dell’Oratorio. Un altro dettaglio curioso riguarda la genesi stessa della raccolta: la biblioteca non nacque da un progetto dall’alto, con un fondatore che decise di costruire una grande biblioteca pubblica, ma crebbe per accumulo spontaneo di lasciti privati, a partire da quello di Achille Stazio nel 1581, seguito nei decenni successivi da altre donazioni di cardinali, eruditi e collezionisti che scelsero proprio i Filippini come custodi ideali dei propri libri. E’ un meccanismo tipico di molte biblioteche religiose romane del Seicento, ma nella Vallicelliana ha lasciato tracce particolarmente visibili: sfogliando i cataloghi antichi si incontrano ancora oggi le note di possesso, gli ex libris e i timbri dei donatori originari, un mosaico di provenienze che rende ogni volume un piccolo documento storico a se’ stante, oltre che un testo da leggere.

Una seconda curiosita’, meno nota, riguarda il rapporto tra la biblioteca e la topografia della zona. Il termine Vallicella, da cui deriva il nome dell’intero complesso, non era soltanto un modo poetico di indicare un avvallamento del terreno: nella Roma medievale e rinascimentale l’area occupata oggi dalla Chiesa Nuova e dall’Oratorio era effettivamente piu’ bassa rispetto alle zone circostanti, un dislivello che nei secoli fu progressivamente colmato dalle costruzioni successive, fino a rendere oggi quasi impercettibile quella conformazione originaria del suolo che ha dato il nome al luogo. Chi cammina oggi su piazza della Chiesa Nuova, con il terreno perfettamente piano tra la chiesa, l’Oratorio e le vie circostanti, difficilmente immagina che il nome stesso del posto racconti una geografia scomparsa da secoli, sepolta sotto strati di edificazione barocca e successiva.

Il lascito di Achille Stazio e i manoscritti custoditi

Il primo nucleo davvero consistente della biblioteca arriva nel maggio del 1581, quando l’umanista e filologo di origine portoghese Achille Stazio lascia in eredita’ a Filippo Neri e alla Congregazione dell’Oratorio la propria raccolta personale, composta da circa 1.700 opere a stampa e 300 manoscritti. E’ un dono enorme per l’epoca, ed e’ il documento che permette agli studiosi di far risalire proprio a quell’anno la prima attestazione certa dell’esistenza della biblioteca come corpo librario riconoscibile. Curiosamente, nonostante le indicazioni lasciate da Stazio nel proprio testamento su come conservare e ordinare la sua collezione, i volumi non furono tenuti insieme come raccolta separata: nel corso dei decenni finirono mescolati agli altri fondi della biblioteca, e solo studi piu’ recenti hanno permesso di ricostruire quali pezzi appartenessero originariamente a Stazio, individuandoli grazie a timbri xilografici particolari che raffigurano la Madonna con il Bambino, accompagnati dalle iniziali del donatore e dal marchio della Vallicelliana. La figura di Achille Stazio merita qualche parola in piu’ per essere davvero compresa. Nato in Portogallo e formatosi tra Coimbra e l’Italia, Stazio si trasferi’ a Roma dove costrui’ una solida reputazione come filologo ed editore di testi classici, lavorando su autori latini e occupandosi di edizioni critiche che ancora oggi sono citate dagli studiosi di filologia classica. La sua vicinanza a Filippo Neri e alla comunita’ oratoriana non era casuale: Stazio condivideva con i Filippini un interesse profondo per lo studio serio dei testi, sia sacri sia profani, e la scelta di lasciare in eredita’ la propria biblioteca personale alla Congregazione, invece che disperderla tra eredi privati o venderla, riflette proprio questa affinita’ culturale, oltre che religiosa. Attorno al nucleo Stazio si sono poi aggiunti, nel corso del Seicento e oltre, altri lasciti fondamentali: la raccolta del cardinale Cesare Baronio, storico della Chiesa e bibliotecario della Vallicelliana, arrivata nel 1607; le curiosita’ librarie e non solo raccolte da Virgilio Spada nel 1662; circa 237 manoscritti greci e latini donati dall’erudito Leone Allacci nel 1669; e ancora, piu’ avanti nel tempo, i fondi di Giuseppe Bianchini nel 1764 e di Ruggero Falzacappa nel 1843. E’ questa stratificazione di doni successivi, uno sopra l’altro come strati geologici, a rendere la collezione manoscritta della Vallicelliana cosi’ ricca e cosi’ difficile da raccontare in poche righe: ogni fondo porta con se’ la biografia e gli interessi di chi lo ha raccolto, dalla filologia classica alla storia ecclesiastica, dalla teologia alla curiosita’ erudita tipica dei collezionisti del Seicento romano.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Biblioteca Vallicelliana

Quasi nessuno, davanti al Salone Borromini restaurato e perfettamente conservato, racconta che la sede originaria della biblioteca fu gravemente danneggiata da un incendio nel 1620, ben prima che Borromini intervenisse con il suo progetto. Fu proprio la necessita’ di ricostruire gli spazi danneggiati dal fuoco, unita alla crescita continua della collezione libraria, a spingere la Congregazione a commissionare un nuovo, piu’ ambizioso ambiente per la biblioteca, che divento’ poi il Salone che oggi si ammira. In altre parole, uno dei capolavori dell’architettura barocca romana nasce anche da un disastro, non solo da un progetto in positivo, e questo aspetto raramente compare nelle descrizioni piu’ sintetiche del luogo. C’e’ poi un secondo episodio poco raccontato, legato al periodo dell’occupazione francese di Roma tra il 1797 e il 1799: in quegli anni la biblioteca perse 49 pezzi rari, sottratti o dispersi nel caos delle requisizioni napoleoniche, e solo in parte recuperati negli anni successivi. Un terzo elemento che sorprende chi lo scopre riguarda la trasformazione giuridica della biblioteca: fino al 1874 la Vallicelliana resto’ una biblioteca di proprieta’ della Congregazione religiosa, non un istituto statale, e divenne biblioteca pubblica solo in seguito alle leggi di soppressione delle corporazioni religiose approvate dallo Stato italiano unitario. Nel 1883 ospito’ persino la Societa’ Romana di Storia Patria, diventando cosi’ un punto di riferimento anche per la ricerca storica sulla citta’, un ruolo che manteneva vivo un luogo nato secoli prima con finalita’ completamente diverse, quelle della formazione religiosa e culturale interna alla Congregazione dell’Oratorio.

Vale la pena aggiungere che il passaggio dalla proprieta’ religiosa a quella statale non fu un evento isolato della Vallicelliana, ma parte di un processo che riguardo’ in quegli stessi anni molte altre biblioteche ecclesiastiche italiane, coinvolte dalle leggi di soppressione degli enti religiosi approvate dopo l’unita’ d’Italia. Cio’ che rende il caso della Vallicelliana particolarmente interessante e’ che, a differenza di altre raccolte disperse o trasferite altrove in quello stesso periodo, la biblioteca resto’ fisicamente nella sua sede storica, dentro il Salone costruito appositamente per lei da Borromini, mantenendo intatto quel legame tra il contenuto e il contenitore che oggi costituisce uno degli aspetti piu’ apprezzati dai visitatori e dagli studiosi che la frequentano.

C’e’ infine un dettaglio che riguarda direttamente il fondo di Achille Stazio, e che raramente viene raccontato per intero: nonostante le precise istruzioni lasciate dal donatore su come conservare la propria raccolta come corpo unico, riconoscibile e separato dagli altri fondi, i bibliotecari dei secoli successivi non rispettarono questa volonta’, e i volumi finirono progressivamente mescolati al resto della collezione. Solo studi filologici condotti a distanza di secoli hanno permesso di individuare, uno per uno, i pezzi originariamente appartenuti a Stazio, grazie a un timbro xilografico distintivo. E’ un promemoria piuttosto concreto di quanto anche le volonta’ piu’ esplicite di un donatore possano, nel tempo, scontrarsi con le esigenze pratiche di una biblioteca in crescita continua.

Il consiglio che ti do per visitare la Biblioteca Vallicelliana

Un aspetto che spesso confonde chi arriva per la prima volta e’ che la Vallicelliana non e’ un unico ambiente visitabile in blocco, ma un sistema di spazi con funzioni e regole di accesso differenti: la sala di lettura, dove si consultano materiali su richiesta previa iscrizione al servizio bibliotecario, il Salone Borromini, che ha un valore prevalentemente architettonico e viene aperto secondo orari specifici anche a chi non deve consultare nulla, e gli uffici e i depositi, che restano naturalmente riservati al personale. Sapere in anticipo quale di questi spazi si vuole visitare aiuta a capire quali informazioni chiedere alla segreteria e a evitare fraintendimenti su cosa sia effettivamente incluso in una visita.

Il consiglio piu’ pratico e’ verificare sempre in anticipo, tramite i canali ufficiali della biblioteca o telefonando al numero della segreteria, quali giorni e orari sono previsti per l’accesso al Salone Borromini, perche’ gli orari di apertura del salone monumentale non coincidono sempre con quelli della sala di lettura e possono variare tra periodo ordinario e periodo estivo. La sala di lettura segue in genere un orario piu’ ampio dal lunedi’ al venerdi’, con alcune giornate che si prolungano fino a sera, mentre l’accesso al Salone per la sola visita architettonica e’ spesso concentrato in una fascia oraria piu’ ristretta al mattino, e in certi periodi richiede la prenotazione. Chi vuole soltanto vedere il Salone senza consultare materiali dovrebbe quindi informarsi prima di presentarsi, evitando di arrivare a ridosso della chiusura o in un giorno in cui l’accesso e’ sospeso per motivi di servizio. Un secondo consiglio riguarda i documenti: per entrare occorre avere con se’ un documento di identita’ valido, che viene richiesto all’ingresso e in alcuni casi trattenuto durante la permanenza in sala di lettura, quindi conviene avere sempre con se’ una carta d’identita’ o un passaporto in corso di validita’, non solo una fotocopia. Per chi deve consultare in anticipo un volume specifico, la biblioteca mette a disposizione un servizio di prenotazione dei materiali tramite telefono o posta elettronica: contattando la segreteria si puo’ chiedere che un determinato volume o manoscritto venga reso disponibile in sala di lettura prima dell’arrivo, un accorgimento utile soprattutto per chi arriva da fuori Roma con un tempo limitato a disposizione e non puo’ permettersi di aspettare i tempi ordinari di distribuzione, che nella maggior parte delle biblioteche statali coprono soltanto la mattina. Terzo consiglio, forse il piu’ utile per chi arriva da fuori Roma: abbinare la visita alla Vallicelliana a quella della Chiesa Nuova accanto, che si visita gratuitamente e con orari piu’ ampi, cosi’ da costruire un percorso che comprenda sia l’architettura religiosa di Santa Maria in Vallicella sia quella civile e bibliotecaria del complesso borrominiano, senza dover tornare un’altra volta nella stessa zona. Infine, chi vuole costruire attorno a questa visita una giornata piu’ ampia nel centro storico, magari abbinandola a piazza Navona, al Pantheon o a campo de’ Fiori, puo’ risparmiare tempo affidandosi a strumenti pensati proprio per questo tipo di pianificazione, come quelli gia’ citati.

La Chiesa Nuova e la Madonna della Vallicella di Rubens

Non si puo’ raccontare la Biblioteca Vallicelliana senza spendere qualche riga sulla chiesa che le sta accanto e che le da’ il nome popolare, Santa Maria in Vallicella, appunto la Chiesa Nuova. E’ la chiesa madre della Congregazione dell’Oratorio fondata da Filippo Neri, ricostruita a partire dalla seconda meta’ del Cinquecento su una chiesa preesistente piu’ piccola, e conserva al suo interno uno dei capolavori della pittura barocca romana: la pala dell’altare maggiore dipinta da Pieter Paul Rubens nel primo decennio del Seicento. Quella pala ha una particolarita’ tecnica raccontata piu’ nel dettaglio nella scheda dedicata proprio a questo capolavoro, il cosiddetto quadro motorizzato di Rubens: un meccanismo permette infatti di spostare il grande dipinto per rivelare, nascosta dietro di esso, l’immagine miracolosa della Madonna della Vallicella che la tradizione vuole legata direttamente a Filippo Neri e alle origini della Congregazione. Il legame tra chiesa e biblioteca non e’ solo fisico, con i due edifici che condividono lo stesso complesso architettonico affacciato su corso Vittorio Emanuele II e su piazza della Chiesa Nuova, ma anche storico e istituzionale: entrambi nascono dalla stessa comunita’ religiosa, crescono nello stesso arco di tempo e vengono in parte disegnati dagli stessi architetti che lavorarono per i Filippini nel corso del Seicento. Per chi visita la biblioteca, entrare anche solo per qualche minuto nella chiesa accanto aiuta a capire meglio il contesto in cui la raccolta libraria e’ nata e cresciuta, un contesto fatto di predicazione, musica sacra, che proprio in questo luogo trovo’ una delle sue forme piu’ celebri con l’oratorio musicale nato negli ambienti della Congregazione, e studio, tre attivita’ che per i Filippini erano strettamente intrecciate tra loro. La facciata della Chiesa Nuova, sobria e in travertino, contrasta volutamente con la ricchezza decorativa dell’interno, dove si trovano anche opere di Pietro da Cortona sulla volta e nella cupola, oltre alla pala di Rubens gia’ citata: un percorso visivo che, procedendo dall’esterno verso l’interno della chiesa e poi verso il complesso della biblioteca al piano superiore dell’Oratorio, racconta con chiarezza il passaggio da uno spazio pubblico e devozionale a uno spazio piu’ riservato allo studio e alla conservazione.

La pratica delle riunioni serali con letture spirituali, intervallate da momenti musicali, che Filippo Neri promosse tra i suoi seguaci nella seconda meta’ del Cinquecento, e’ considerata dagli storici della musica una delle radici dirette del genere musicale dell’oratorio, che prende il nome proprio da questi incontri. Non era un caso isolato ma parte di un metodo educativo piu’ ampio, in cui lettura, ascolto e studio dei testi si intrecciavano quotidianamente, lo stesso spirito che alimento’ nei decenni successivi la crescita della raccolta libraria confluita nella biblioteca. Capire questa continuita’ aiuta a leggere il Salone Borromini non come un semplice contenitore elegante, ma come lo spazio fisico in cui quella cultura fatta di lettura e studio comunitario trovo’ finalmente una sede adeguata alle sue dimensioni.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Molti sanno, almeno per sentito dire, che la Biblioteca Vallicelliana e’ una delle biblioteche storiche piu’ antiche di Roma aperte al pubblico, ma pochi si soffermano su cosa significhi davvero questo primato nella pratica quotidiana della citta’. Prima che diventasse un istituto statale nel 1874, la Vallicelliana era gia’ da tempo un punto di riferimento per studiosi, religiosi ed eruditi che potevano consultare i suoi fondi con una liberalita’ non scontata per l’epoca, in un momento storico in cui molte raccolte librarie romane restavano riservate a ristrette cerchie di specialisti o di membri di un ordine. Questo ruolo precoce di apertura verso studiosi esterni alla Congregazione ha contribuito a fare della Vallicelliana un nodo importante nella rete delle biblioteche ecclesiastiche e civili romane, insieme ad altri istituti storici della citta’ come la Biblioteca Angelica e la Biblioteca Casanatense, entrambe non lontane e con storie per certi versi parallele, nate anch’esse da lasciti e da comunita’ religiose poi confluite nel sistema statale. Un altro aspetto meno raccontato riguarda il fatto che la Vallicelliana non e’ mai stata concepita come una biblioteca di sola conservazione: fin dalle origini, i volumi donati da Stazio e dagli altri benefattori erano destinati alla consultazione attiva da parte dei membri della Congregazione impegnati nello studio e nella predicazione, un uso pratico del sapere che si riflette ancora oggi nella funzione della biblioteca come luogo di ricerca, non come semplice deposito di rarita’ da ammirare a distanza dietro una teca.

La foto giusta da fare alla Biblioteca Vallicelliana

Lo scatto piu’ riuscito, quando l’accesso al Salone Borromini e’ consentito, si fa dal fondo della sala guardando verso l’alto e lungo l’asse principale: cosi’ si coglie insieme la prospettiva delle sedici finestre che illuminano l’ambiente, il ritmo del soffitto a cassettoni in legno con lo stucco color travertino, e il pavimento in cotto bicolore che accompagna lo sguardo fino in fondo alla sala, con gli antichi scaffali lignei ai lati. E’ un’inquadratura che restituisce la scala reale dell’ambiente molto meglio di uno scatto ravvicinato su un singolo dettaglio decorativo. Se le condizioni di luce lo permettono, vale la pena provare anche uno scatto laterale, che mette in risalto la sequenza delle finestre e il modo in cui la luce naturale entra nel Salone illuminando i dorsi dei volumi antichi sugli scaffali, un effetto che cambia molto a seconda dell’ora del giorno e della stagione. Fuori dalla biblioteca, la facciata dell’Oratorio dei Filippini su corso Vittorio Emanuele II offre un altro soggetto interessante: la curva concava disegnata da Borromini si presta bene a una foto scattata dal marciapiede opposto, con un obiettivo grandangolare o comunque arretrando quanto basta per includere l’intero sviluppo della facciata, particolarmente scenografica nelle ore del tardo pomeriggio quando la luce radente ne accentua i giochi di chiaroscuro. Vale la pena ricordare, per chi porta con se’ una reflex o comunque un’attrezzatura fotografica importante, di informarsi preventivamente in biblioteca su eventuali restrizioni interne alla fotografia, che in molti istituti statali di conservazione prevedono regole specifiche a tutela dei materiali antichi, diverse da quelle valide per gli spazi puramente architettonici come il Salone.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia della Biblioteca Vallicelliana attraversa oltre quattro secoli e mezzo di vicende che si intrecciano con quelle della Chiesa e della citta’ di Roma. Tutto parte dalla fondazione della Congregazione dell’Oratorio, istituita da Filippo Neri intorno al 1565 e riconosciuta ufficialmente da papa Gregorio XIII nel 1575 con la bolla Copiosus in misericordia: alla morte di Filippo Neri, nel 1595, la sua raccolta personale di libri confluisce nella comunita’ religiosa da lui fondata, ponendo il primo, embrionale nucleo di quella che diventera’ la biblioteca. Il momento che gli studiosi considerano la vera nascita documentata dell’istituzione arriva pero’ nel 1581, con il lascito di Achille Stazio. Nel 1607 arriva la donazione del cardinale Cesare Baronio, storico della Chiesa e bibliotecario della Vallicelliana lui stesso. Nel 1620 un incendio danneggia gravemente la sede originaria, imponendo una ricostruzione degli spazi. Tra il 1637 e il 1652 Francesco Borromini lavora al progetto del nuovo Salone, inaugurato nel 1644 e poi ampliato da Camillo Arcucci a partire dall’ottobre del 1665 fino a raggiungere la forma definitiva nel 1667. Nel 1662 e nel 1669 arrivano rispettivamente le curiosita’ di Virgilio Spada e i circa 237 manoscritti greci e latini donati da Leone Allacci. Tra il 1797 e il 1799, durante l’occupazione francese di Roma, la biblioteca perde 49 pezzi rari. Nel 1764 e nel 1843 arrivano i fondi rispettivamente di Giuseppe Bianchini e di Ruggero Falzacappa. Nel 1874, con le leggi di soppressione delle corporazioni religiose dello Stato italiano unitario, la Vallicelliana passa dalla proprieta’ della Congregazione a quella dello Stato, diventando biblioteca pubblica statale. Nel 1883 ospita la Societa’ Romana di Storia Patria, e nel 1725 era stato pubblicato l’Opus Architectonicum di Borromini e Spada, con le 67 tavole che documentano la costruzione del Salone. Piu’ di recente, tra il 2015 e il 2016, il Salone Borromini e’ stato interessato da un importante intervento di restauro conservativo.

Messi in fila, questi passaggi raccontano una traiettoria precisa: da raccolta privata di una comunita’ religiosa, cresciuta per lasciti successivi nell’arco di piu’ di due secoli, a istituto pubblico statale aperto alla ricerca storica e filologica, passando per un capitolo architettonico che ha reso lo spazio stesso della biblioteca un’opera d’arte a se’ stante. Pochi altri istituti romani permettono di leggere, nello stesso luogo fisico, sia la storia del libro sia la storia dell’architettura barocca con una continuita’ cosi’ diretta tra un aspetto e l’altro.

Chi è passato da Biblioteca Vallicelliana

Nel corso dei secoli la Biblioteca Vallicelliana e’ stata frequentata soprattutto da studiosi, religiosi ed eruditi che ne hanno arricchito i fondi o ne hanno fatto la propria sede di ricerca. Achille Stazio, umanista e filologo di origine portoghese, resta la figura fondativa per antonomasia, colui il cui lascito del 1581 diede alla raccolta la sua prima consistenza reale. Filippo Neri stesso, prima ancora di Stazio, va ricordato come il punto di origine di tutto il progetto: fu la sua predicazione, il suo modo di riunire attorno a se’ laici e religiosi per la lettura e la preghiera comune, a creare le condizioni culturali in cui una biblioteca come questa poteva nascere e crescere, anche se la sua raccolta personale confluita nella Congregazione dopo la morte, nel 1595, restava per dimensioni molto piu’ piccola rispetto ai lasciti arrivati successivamente. Il cardinale Cesare Baronio, tra i maggiori storici della Chiesa del suo tempo e autore degli Annales Ecclesiastici, non solo donò la propria biblioteca ma servì egli stesso come bibliotecario dell’istituzione, lasciando un segno diretto nel modo in cui i fondi vennero organizzati nei primi decenni. L’erudito greco Leone Allacci, filologo e custode della Biblioteca Apostolica Vaticana, arricchì la Vallicelliana con centinaia di manoscritti greci e latini che ancora oggi ne costituiscono uno dei nuclei più preziosi, frutto di una carriera passata tra Roma e il mondo greco bizantino, in un momento storico in cui la conoscenza diretta delle fonti greche era ancora appannaggio di pochissimi specialisti. Virgilio Spada, padre oratoriano e figura chiave nei rapporti tra la Congregazione e Francesco Borromini, seguì da vicino la progettazione del Salone e ne lasciò testimonianza scritta insieme all’architetto stesso. Francesco Borromini e, dopo di lui, Camillo Arcucci sono naturalmente le due figure che hanno dato forma fisica agli ambienti che oggi ospitano la biblioteca, trasformando un problema pratico di spazio in una delle sale piu’ celebrate dell’architettura barocca romana. Il padre oratoriano Virgilio Spada, gia’ ricordato come tramite tra la Congregazione e Borromini, va considerato a tutti gli effetti un terzo protagonista di questa vicenda architettonica: fu lui a mediare le richieste pratiche della comunita’ religiosa, legate alla crescita continua della collezione libraria, con la visione progettuale dell’architetto, un ruolo di raccordo che emerge con chiarezza dalle pagine dell’Opus Architectonicum, dove la voce di Spada e quella di Borromini si intrecciano nel raccontare, tavola dopo tavola, le scelte compiute per arrivare alla forma definitiva del Salone. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento, con l’apertura della biblioteca a un pubblico piu’ ampio dopo la statalizzazione del 1874, la sala di lettura ha accolto generazioni di storici, filologi e ricercatori, tra cui i membri della Societa’ Romana di Storia Patria ospitata nell’istituto a partire dal 1883, un capitolo che testimonia quanto la Vallicelliana sia rimasta, nel tempo, un luogo di lavoro concreto per chi studia la storia di Roma, piu’ che una tappa puramente turistica.

Anche il cardinale Giuseppe Bianchini e il collezionista Ruggero Falzacappa, autori dei lasciti rispettivamente del 1764 e del 1843, meritano di essere ricordati tra le figure che hanno contribuito a costruire, donazione dopo donazione, la fisionomia attuale della biblioteca. Sono nomi meno noti al grande pubblico rispetto a Borromini o a Filippo Neri, ma il loro contributo materiale, in termini di volumi e manoscritti aggiunti alla collezione, e’ stato determinante quanto quello delle figure piu’ celebri: senza questa lunga catena di lasciti minori, distribuiti nell’arco di quasi tre secoli, la Vallicelliana non avrebbe raggiunto la consistenza e la varieta’ che la rendono oggi un archivio cosi’ prezioso per chi studia la storia del libro, la filologia classica o la storia della Chiesa a Roma.

Quando andare alla Biblioteca Vallicelliana e quando evitarla

Il periodo migliore per visitare la Biblioteca Vallicelliana, soprattutto se l’obiettivo e’ vedere il Salone Borromini, e’ la parte dell’anno in cui gli orari di apertura sono piu’ regolari e distesi, tipicamente nei mesi che vanno da settembre a giugno, quando la sala di lettura segue un calendario piu’ ampio e stabile, con alcune giornate infrasettimanali che si prolungano fino a sera. Nei mesi estivi, in particolare tra la seconda meta’ di luglio e la fine di agosto, la biblioteca adotta invece un orario ridotto, con giornate di chiusura totale o parziale al pubblico e servizi bibliografici limitati, un’organizzazione tipica di molti istituti statali romani nel periodo di minore affluenza accademica. Chi programma una visita in questo periodo dovrebbe quindi verificare con particolare attenzione il calendario aggiornato prima di partire, per evitare di trovare porte chiuse proprio nei giorni di sospensione estiva. In termini di affollamento, la Vallicelliana resta comunque un luogo molto meno frequentato rispetto ai grandi musei del centro storico, quindi il problema non e’ tanto la ressa quanto la disponibilita’ effettiva degli spazi negli orari e nei giorni corretti. Va anche considerato che, a differenza di un museo, la biblioteca segue un calendario pensato prima di tutto per gli studiosi che la frequentano regolarmente, non per il flusso turistico stagionale della citta’: questo significa che nei periodi di alta stagione turistica romana, come la primavera avanzata o i mesi centrali dell’estate, non bisogna aspettarsi variazioni di orario pensate per i visitatori occasionali, mentre nei periodi accademici pieni, tipicamente tra ottobre e maggio, la sala di lettura e’ piu’ frequentata da ricercatori e studenti universitari impegnati in tesi o studi specifici, un pubblico diverso da quello che si incontra nei grandi musei della citta’. La mattina, quando la luce naturale entra piu’ limpida dalle sedici finestre del Salone, resta il momento migliore sia per la visita sia per la fotografia, mentre nel tardo pomeriggio, se il Salone e’ ancora accessibile secondo gli orari del giorno, la luce radente regala un’atmosfera diversa, piu’ calda, particolarmente suggestiva sul cotto bicolore del pavimento.

Un ulteriore elemento da considerare riguarda le chiusure straordinarie, che negli istituti di conservazione statali possono verificarsi per interventi di manutenzione, restauro di singoli ambienti o esigenze interne di servizio, spesso comunicate con breve preavviso sui canali ufficiali. Per questo motivo, soprattutto se la visita e’ inserita in un itinerario stretto nei tempi, conviene sempre avere un piano alternativo nella stessa zona, ad esempio dedicando il tempo previsto alla Chiesa Nuova o a una passeggiata verso piazza Navona, cosi’ da non restare con un buco nel programma della giornata nel caso in cui il Salone risultasse eccezionalmente chiuso.

Cosa c’è intorno alla Biblioteca Vallicelliana

La posizione della biblioteca, proprio nel cuore del centro storico tra Parione e Ponte, la rende un punto di partenza comodo per esplorare a piedi una delle zone piu’ dense di storia di Roma. Accanto, come gia’ raccontato, si trova la Chiesa Nuova con la pala di Rubens e il meccanismo che nasconde la Madonna della Vallicella. Proseguendo verso corso del Rinascimento si raggiunge in pochi minuti piazza Navona, con le sue fontane barocche e, nel sottosuolo, i resti dello Stadio di Domiziano visitabili in un percorso archeologico dedicato. Sempre nell’area di piazza Navona si trova la chiesa di San Luigi dei Francesi, celebre per il ciclo pittorico di Caravaggio nella cappella Contarelli. Dall’altro lato, in direzione di corso Vittorio Emanuele II verso il Tevere, si arriva a Castel Sant’Angelo, mentre spostandosi verso via del Governo Vecchio e via dei Banchi Nuovi si attraversa uno dei quartieri piu’ autentici del centro storico, con botteghe artigiane e palazzi rinascimentali poco turistici. In direzione opposta, verso Largo di Torre Argentina, si incontrano il Pantheon e, poco piu’ avanti, altre importanti biblioteche storiche romane come la Biblioteca Casanatense presso Santa Maria sopra Minerva e la Biblioteca Angelica vicino a piazza Sant’Agostino, entrambe utili tappe per chi vuole costruire un itinerario dedicato alle grandi biblioteche storiche della citta’, includendo anche la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma per un confronto con un istituto di fondazione molto piu’ recente. Verso sud, in pochi minuti a piedi, si raggiunge anche campo de’ Fiori, con il suo mercato mattutino e la statua di Giordano Bruno, un altro luogo simbolico del centro storico romano che completa bene una giornata dedicata a questa zona della citta’.

Per chi ha piu’ tempo a disposizione, la stessa area offre anche spunti meno noti: le stradine strette tra via dei Coronari e via del Banco di Santo Spirito conservano un tessuto urbano rimasto quasi intatto dal Rinascimento, con antiquari e piccole botteghe che raramente compaiono negli itinerari turistici piu’ battuti. Attraversando il Tevere su ponte Sant’Angelo, a pochi minuti dalla biblioteca, si entra nella zona di Borgo e ai piedi di San Pietro, un’estensione naturale della passeggiata per chi vuole proseguire la giornata verso il Vaticano senza dover ricorrere a mezzi pubblici. Chi invece preferisce restare nel cuore del centro storico puo’ risalire verso via del Corso passando per via della Scrofa, incrociando lungo il tragitto altri scorci meno noti del rione Parione e del confinante rione Sant’Eustachio, un modo per allungare la passeggiata senza mai allontanarsi davvero dal nucleo piu’ antico della citta’.

Domande veloci sulla Biblioteca Vallicelliana

Quanto costa entrare nella Biblioteca Vallicelliana? L’accesso alla sala di lettura e alla consultazione dei materiali e’ in genere gratuito, come per la maggior parte delle biblioteche statali italiane, mentre eventuali condizioni particolari per la visita del solo Salone Borromini vanno verificate sui canali ufficiali dell’istituto, perche’ possono cambiare nel tempo. Serve prenotare? Per la sola sala di lettura non sempre e’ necessaria una prenotazione, ma per l’accesso al Salone Borromini in determinate fasce orarie la prenotazione puo’ essere richiesta, quindi conviene informarsi prima telefonicamente o tramite email. A che eta’ si puo’ entrare? L’accesso e’ consentito ai cittadini italiani e stranieri che abbiano compiuto sedici anni e siano muniti di un documento di identita’ valido. La biblioteca e’ accessibile a chi ha difficolta’ motorie? L’edificio non dispone di un accesso diretto al piano strada, ma e’ presente un ascensore interno utilizzabile su richiesta, contattando la segreteria al numero dedicato, ed e’ stato introdotto anche un montascale per agevolare ulteriormente l’ingresso. Si puo’ fotografare all’interno? Per gli ambienti architettonici come il Salone in genere non ci sono grosse restrizioni, ma per i materiali librari e i manoscritti conservati valgono regole specifiche di tutela, da verificare direttamente in loco. Quanto tempo serve per la visita? Per il solo Salone Borromini bastano in genere venti o trenta minuti con calma, mentre chi si ferma a consultare materiali in sala di lettura puo’ naturalmente restare per l’intera giornata, secondo gli orari di apertura previsti. E’ adatta a una visita con bambini? E’ un luogo pensato soprattutto per studiosi e appassionati di architettura o di storia del libro, quindi non e’ la tappa piu’ indicata per una famiglia con bambini piccoli, che troveranno probabilmente piu’ interessante la vicina piazza Navona o gli spazi aperti del centro storico intorno alla biblioteca.

Si puo’ consultare online il catalogo dei manoscritti? Molti istituti statali italiani, tra cui la Vallicelliana, hanno progressivamente digitalizzato parte dei propri cataloghi e, in alcuni casi, singoli manoscritti di particolare pregio, rendendoli consultabili tramite i portali nazionali dedicati al patrimonio bibliografico; per una ricerca specifica su un fondo o un manoscritto conviene comunque contattare direttamente la segreteria della biblioteca, che puo’ indicare lo stato di digitalizzazione aggiornato del materiale di interesse. Ci sono eventi o visite guidate organizzate periodicamente? In occasione di giornate nazionali dedicate al patrimonio culturale, come le aperture straordinarie coordinate dal Ministero della Cultura, la Vallicelliana ha talvolta partecipato con aperture aggiuntive o percorsi guidati nel Salone Borromini; anche in questo caso il canale piu’ affidabile per sapere se sono previste iniziative simili resta il sito ufficiale dell’istituto. La biblioteca ha un servizio di prestito esterno? Come per la maggior parte delle biblioteche statali di conservazione, il materiale piu’ antico e prezioso non esce dalla sede, mentre per i volumi piu’ recenti possono esistere condizioni specifiche di prestito interbibliotecario, da verificare caso per caso con il personale.

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RiassuntoBiblioteca Vallicelliana Via della Chiesa Nuova, 18 Roma Una delle Biblioteche più suggestive di Roma, al secondo piano dell'Oratorio dei Filippini, edificio seicentesco dell'architetto Francesco Borromini.
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IndirizzoBiblioteca Vallicelliana Biblioteca Vallicelliana
Via della Chiesa Nuova, 18
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