Istituto Centrale per il Restauro
All'Istituto Centrale per il Restauro non si entra come in un museo. La sede romana di questo istituto del Ministero della Cultura si trova in via di San Michele 23, a Trastevere, dentro il complesso monumentale del San Michele a Ripa Grande, e apre al pubblico solo in giornate annunciate di volta in volta. Le serate di giugno 2026 erano gratuite, con prenotazione obbligatoria su Eventbrite, e l'accesso per gli eventi è indicato da via di San Michele 25.
È un organo tecnico, non un luogo di visita. Qui si fanno insieme ricerca, restauro e formazione, con la Scuola di Alta Formazione e un'équipe che mette allo stesso tavolo storici dell'arte, archeologi, chimici, fisici, biologi, architetti e restauratori. L'istituto nasce con la legge 22 luglio 1939, numero 1240, e il primo direttore fu Cesare Brandi, indicato da Giulio Carlo Argan. Oggi lo dirige l'architetto Luigi Oliva, in carica dal 2024.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito ufficiale dell'istituto, sulla pagina della Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali, sulla scheda del complesso curata dalla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, sul portale turistico di Roma Capitale e sulla pagina Eventbrite dell'evento per le Giornate Europee del Patrimonio. L'istituto non pubblica un calendario fisso di aperture. Per informazioni i canali ufficiali sono il centralino 06 67236300 e la mail icr@cultura.gov.it.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Indirizzo: via di San Michele 23, 00153 Roma, sede indicata dall'istituto. Per gli eventi aperti al pubblico l'ingresso è da via di San Michele 25, complesso del San Michele a Ripa Grande, rione Ripa.
- Gestore: Ministero della Cultura, Istituto Centrale per il Restauro, direttore l'architetto Luigi Oliva.
- Come si entra: solo nelle aperture annunciate dall'istituto, con prenotazione, finora su Eventbrite. Nessun accesso libero ai laboratori.
- Prezzo: gratuito per le serate di giugno 2026. Per le aperture successive il costo va letto nell'annuncio.
- Orari: non esiste un orario di visita. Le serate di giugno 2026 cominciavano alle 19.
- Contatti: 06 67236300, icr@cultura.gov.it, per gli eventi icr.ufficiocomunicazione@cultura.gov.it.
- Accessibilità: il gestore non pubblica informazioni sui percorsi accessibili, conviene chiedere all'ufficio comunicazione prima di prenotare.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Il San Michele a Ripa Grande è il lunghissimo edificio che chiude Trastevere verso sud, affacciato sul Tevere vicino a Porta Portese, secondo il portale turistico di Roma Capitale. Lo stesso portale parla di oltre 300 metri di sviluppo e di più di 25.000 metri quadrati. Le fonti non concordano sulla lunghezza: la voce inglese di Wikipedia indica circa 500 metri lungo la riva. Qualunque sia la misura esatta, dalla sponda opposta la scala dell'edificio si capisce subito.
Da fuori si vedono la facciata sul lungotevere, che il portale turistico attribuisce a Nicola Michetti per la fase successiva al 1714, e la sequenza dei corpi di fabbrica costruiti in un secolo e mezzo. Sul retro corre via di San Michele, la strada da cui si entra per gli eventi. Verso nord il complesso confina con la chiesa di Santa Maria dell'Orto, e tutta la zona fa parte del rione Ripa.
Il complesso non è abitato da un solo ente. La Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio lo descrive come sede di uffici del Ministero della Cultura, e il portale turistico ricorda fra gli ospiti anche l'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione. L'Istituto Centrale per il Restauro è una delle istituzioni che ci lavorano. Per questo l'insieme non ha una biglietteria unica né un percorso di visita: ogni ufficio ha le sue regole e i suoi eventi.
Che cosa si vede dentro quando l'istituto apre? Nelle serate di giugno 2026 il programma prevedeva un giro nei laboratori con il personale dell'istituto, che spiegava metodi e competenze, e poi una sessione nella Sala Brandi con i saluti istituzionali, i materiali audiovisivi della regista Linda Tugnoli e un monologo teatrale. Secondo un articolo dell'allora direttrice sulla rivista dell'ENEA, i laboratori scientifici sono quattro: chimica, prove sui materiali, fisica e controlli ambientali, biologia.
Accanto ai laboratori scientifici ci sono quelli di restauro legati alla scuola. La pagina ministeriale sulle giornate di orientamento elenca i percorsi formativi: materiali lapidei e superfici decorate dell'architettura, manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile e manufatti in materiali sintetici, e poi ceramica, vetro, materiali organici e metalli. Nelle aperture si vedono opere in corso di lavorazione, strumenti e banchi di lavoro. Quali opere, di volta in volta, dipende dai cantieri aperti e l'istituto non lo annuncia prima.
Una curiosità sull'Istituto Centrale per il Restauro
Il nome è cambiato più volte. In origine era il Regio Istituto del Restauro, e dopo la guerra perse il titolo regio. Nel 1975 il «del» diventò «per». Con il decreto del Presidente della Repubblica 233 del 2007 l'istituto prese il nome di Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, e con il decreto 169 del 2019 tornò a chiamarsi Istituto Centrale per il Restauro. Per questo in rete convivono ancora sigle e indirizzi diversi, ICR e ISCR.
Seconda curiosità, legata al luogo. Nel complesso del San Michele ha funzionato per quasi tre secoli un carcere minorile, dal 1704 al 1972 secondo il portale turistico di Roma Capitale, e accanto un carcere femminile progettato da Ferdinando Fuga. L'istituto ha giocato proprio su questo passato nel comunicato per le Giornate Europee del Patrimonio 2026, raccontando il San Michele come un edificio passato dalla condanna alla cura. Nelle stesse mura dove si scontavano pene, oggi si restaurano opere d'arte.
Terza curiosità: la biblioteca è nata prima dell'istituto operativo. Secondo la voce italiana di Wikipedia fu istituita nel luglio 1939, mentre l'attività cominciò solo nell'ottobre 1941. Il nucleo comprende il lascito dello storico dell'arte Adolfo Venturi, e la raccolta è arricchita da un bassorilievo in bronzo di Giacomo Manzù. L'istituto non pubblica, nelle pagine consultabili, orari e modalità di accesso della biblioteca: chi la cerca per studio deve scrivere alla mail istituzionale.
L'ultima curiosità riguarda il personale. Prima delle serate aperte del 2026 l'istituto ha organizzato un laboratorio teatrale a porte chiuse riservato ai propri dipendenti, coordinato dall'autore Tommaso Mattei con Marco Zadra e Roberto Manzi, secondo il comunicato ripreso da Media Key. Lo scopo dichiarato era allenare restauratori e tecnici a comunicare e ad aprirsi al pubblico. È un segnale chiaro: un istituto nato per lavorare dietro le porte ha deciso di imparare a raccontarsi.
Una cosa che non ti dice nessuno sull'Istituto Centrale per il Restauro
Chi passa in via di San Michele un martedì qualsiasi trova un portone chiuso. Il portale turistico di Roma Capitale scrive che il complesso è aperto in base alle mostre, e questa indicazione riguarda le iniziative del Ministero, non i laboratori dell'istituto. Non c'è un giorno fisso, non c'è una biglietteria, non ci sono visite a richiesta per singoli pubblicate dal gestore. Se non c'è un evento annunciato, si guarda l'edificio da fuori e si prosegue per Trastevere.
La posizione contraria, a nostro giudizio, è questa: l'idea di entrare per vedere un capolavoro famoso sul cavalletto è sopravvalutata. Molti dei restauri celebri legati all'istituto si sono svolti sul posto, nella basilica di Assisi, nelle tombe di Tarquinia, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, nel Cenacolo di Milano. A Roma, nei laboratori, si vedono opere in lavorazione, strumenti e analisi, non necessariamente capolavori celebri. Il valore della visita è il metodo spiegato da chi lo applica, non nella celebrità dell'oggetto.
Seconda cosa poco detta: l'istituto ha due sedi. Oltre a Roma c'è Matera, dove il 4 marzo 2017 è stata inaugurata una sede distaccata nel convento di Santa Lucia Nova, intitolata a Michele D'Elia, secondo Wikipedia. La Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali indica l'indirizzo in via Luigi La Vista 5, con la mail icr.saf-matera@cultura.gov.it. Chi segue la scuola o cerca giornate di orientamento deve controllare anche il calendario lucano, non solo quello romano.
Terza cosa: i laboratori si possono vedere anche da casa. Dal 26 settembre 2026 il Ministero della Cultura e l'istituto hanno avviato sui propri canali social la campagna #ProteggereIlPatrimonio, con un video manifesto e brevi contenuti dedicati al restauro, due uscite a settimana, presentati come una visita virtuale completa ai laboratori. Per chi non riesce a prenotare un posto nelle serate aperte è la strada più semplice per capire che cosa succede dietro le porte del San Michele.
Come è nato l'istituto e perché conta ancora?
L'idea risale al 1938. Secondo l'articolo pubblicato nel 2022 sulla rivista dell'ENEA dall'allora direttrice Alessandra Marino, fu Giulio Carlo Argan a presentare un progetto per portare il restauro dalla pratica artigianale a una disciplina scientifica e metodologica. La legge istitutiva arrivò il 22 luglio 1939, con l'istituto collocato presso il Ministero dell'Educazione Nazionale. L'attività cominciò il 18 ottobre 1941, con l'inaugurazione del ministro Giuseppe Bottai, in piena guerra.
Il primo direttore, Cesare Brandi, era nato a Siena nel 1906 e aveva poco più di trent'anni quando assunse l'incarico. Guidò l'istituto fino al 1961, secondo Wikipedia e la rivista dell'ENEA. Organizzò il lavoro per équipe multidisciplinari e mise a punto la tecnica di integrazione pittorica detta a tratteggio. Le sue riflessioni, maturate dentro l'istituto, confluirono nel volume Teoria del restauro, pubblicato nel 1963 secondo la voce inglese di Wikipedia.
La scuola partì presto. Il primo corso triennale cominciò il 16 novembre 1942, secondo Wikipedia. Nel 1998 la scuola diventò Scuola di alta formazione e di studio, e dal 2006 il diploma è equiparato alla laurea magistrale. La Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali parla oggi di un corso quinquennale. Nel 1977, su iniziativa dell'istituto e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, nacque la commissione NorMaL, dedicata alle norme sui materiali.
Per circa settant'anni la sede fu il convento dei frati Minimi in piazza di San Francesco di Paola, sistemato dall'architetto Silvio Radiconcini, accanto alla basilica di San Pietro in Vincoli, nel rione Monti. Secondo Wikipedia quella sede fu lasciata nel 2010, e da allora l'istituto lavora nel San Michele a Ripa Grande. È un trasferimento che ha portato i laboratori in un edificio nato per il lavoro manuale, con arazzerie e botteghe.
Il consiglio che ti do per visitare l'Istituto Centrale per il Restauro
Seguite i canali ufficiali e muovetevi appena esce un annuncio. Le notizie compaiono nella sezione news del sito dell'istituto e sui profili Facebook, Instagram e LinkedIn indicati in fondo alla home page. Le serate del 2026 erano a posti limitati con prenotazione obbligatoria, e la pagina Eventbrite dell'evento di settembre risultava già chiusa alla vendita. Chi aspetta l'ultimo giorno, di solito, resta fuori. Il periodo da tenere d'occhio è quello delle Giornate Europee del Patrimonio, a fine settembre.
Arrivate preparati. Chi conosce già i nomi di Brandi e Argan, la tecnica del tratteggio e la differenza fra conservazione e restauro capisce molto di più di quello che il personale mostra nei laboratori. Due o tre domande precise valgono più di un giro frettoloso. Conviene anche sapere che i tempi del restauro sono lunghi: un'opera può restare sul banco per mesi, e quello che si vede è una fase, non un risultato finito.
Leggete la pagina di prenotazione fino in fondo. L'annuncio indica di volta in volta l'ingresso, l'ora di inizio e le condizioni, e per gli eventi del 2026 l'accesso era da via di San Michele. Il gestore non pubblica regole generali su documenti, età minima o accessibilità, quindi per dubbi specifici conviene scrivere all'ufficio comunicazione, icr.ufficiocomunicazione@cultura.gov.it, prima di presentarsi. Arrivare qualche minuto prima evita di cercare il portone giusto lungo un edificio così lungo.
Se non trovate posto, non buttate la giornata. Il San Michele si guarda bene da fuori, dalla riva opposta del Tevere, e intorno ci sono chiese aperte e visitabili come San Francesco a Ripa e la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Per vedere un restauro dal vivo, molti cantieri romani sono allestiti con ponteggi visibili dal pubblico: basta chiedere al gestore del singolo monumento se sono previste aperture di cantiere.
Quanto costa e come si prenota una visita ai laboratori?
Non esiste un biglietto. Le aperture sono eventi promossi dall'istituto: per le serate del 3, 4 e 18 giugno 2026, secondo il comunicato ripreso da Il Giornale dell'Arte e da SassiLive, l'ingresso era gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite. Per l'evento del 28 e 29 settembre 2026, legato alle Giornate Europee del Patrimonio, la pagina Eventbrite indicava come organizzatore l'istituto e risultava chiusa alla vendita, senza un prezzo visibile.
Il canale da seguire è il sito dell'Istituto Centrale per il Restauro, dove escono gli annunci con il link alla prenotazione. Non risultano prodotti a pagamento di rivenditori terzi dedicati alle visite dei laboratori, e non ha senso cercarli: l'accesso passa solo dall'istituto. Diffidate di chi propone biglietti per il San Michele fuori dai canali del Ministero. Per informazioni generali resta il centralino 06 67236300.
C'è poi una categoria a parte, gli aspiranti restauratori. Nel 2023 la scuola ha organizzato giornate di orientamento gratuite, sempre con iscrizione su Eventbrite, con saluti del direttore, informazioni sui percorsi formativi e visita ai laboratori con il lavoro in corso, secondo la Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali. I contatti della scuola indicati in quella pagina sono il telefono 06 6723 6345 o 6346 e la mail icr.scuola@cultura.gov.it.
Chi vuole portare una classe, un'associazione o un gruppo organizzato non trova una procedura pubblicata. Il gestore non indica visite su richiesta, tariffe per comitive o giorni riservati alle scuole. La strada è scrivere con largo anticipo all'ufficio comunicazione, spiegando chi siete, quanti siete e con quale scopo, sapendo che l'istituto è prima di tutto un luogo di lavoro. La risposta dipende dai cantieri in corso e dalle attività della scuola.
Un'ultima avvertenza sulle prenotazioni. Le pagine Eventbrite vengono create per ogni singola iniziativa e, finito l'evento, restano online con la vendita chiusa. Trovare in rete una pagina con date passate non significa che esista un turno disponibile. Controllate sempre la data dell'annuncio sul sito dell'istituto, e diffidate di pagine che non rimandano a icr.cultura.gov.it o ai domini del Ministero della Cultura. Se il link alla prenotazione non compare sul sito ufficiale, conviene chiedere conferma via mail.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che l'istituto sia nato nel 1939 lo scrivono tutti. Meno spesso si ricorda che il suo secondo direttore, Pasquale Rotondi, in carica dal 1961 al 1973 secondo Wikipedia, è lo stesso soprintendente che durante la Seconda guerra mondiale coordinò il salvataggio di migliaia di opere d'arte italiane, secondo il comunicato dell'istituto per le Giornate Europee del Patrimonio 2026. Nelle serate di settembre l'attore Alessandro Preziosi lo ha interpretato in un monologo scritto da Tommaso Mattei.
Secondo fatto noto agli addetti e poco raccontato: la Carta del Rischio. Secondo Symbola è nata nel 1996, secondo l'articolo sulla rivista dell'ENEA è stata sviluppata a partire dagli anni Novanta. È un insieme di banche dati che registra la vulnerabilità di monumenti e siti archeologici davanti ai rischi naturali e a quelli causati dall'uomo. La Commissione Europea l'ha riconosciuta come buona pratica, e oggi è passata alla Direzione generale Sicurezza del patrimonio culturale.
Terzo fatto: chiunque può sostenere un restauro dell'istituto. Sulla piattaforma Art Bonus del Ministero l'istituto ha cinque campagne aperte per un totale di 226.000 euro. Fra queste ci sono un'esperienza virtuale con digitalizzazione in 3D degli affreschi altomedievali della Basilica di Santa Prassede, il restauro di frammenti lapidei medievali abruzzesi di Castelli Ambo e l'allestimento delle statue dell'Annunciazione di Nicola da Guardiagrele nel Duomo di Teramo.
Completano l'elenco Art Bonus il trittico quattrocentesco di Niccolò l'Alunno e i bozzetti a olio di Sartorio per i mosaici del Duomo di Messina, secondo la pagina della piattaforma. È un modo concreto per legare il nome dell'istituto a opere precise, fuori dal circuito dei capolavori più noti. Chi dona trova sulla stessa pagina l'importo richiesto per ogni progetto e le donazioni già raccolte nelle campagne chiuse, pari a poco meno di 55.000 euro.
La foto giusta da fare all'Istituto Centrale per il Restauro
La foto che racconta il luogo si fa da fuori, dalla riva opposta del Tevere. Dal lungotevere sul lato dell'Aventino, o dal Ponte Sublicio, si riesce a mettere in un'unica inquadratura la facciata lunga del San Michele, il fiume e gli alberi del lungotevere. Serve un obiettivo grandangolare o la funzione panoramica del telefono. Provate a ore diverse: una facciata così estesa cambia molto con la luce radente.
La seconda immagine utile è quella di via di San Michele, il lato del complesso da cui si entra per gli eventi. È una strada di Trastevere, con portoni e finestre regolari che ripetono lo stesso modulo per decine di metri. Funziona in verticale, con la prospettiva della strada che si allunga. Restate sul marciapiede, senza fermarvi davanti ai portoni degli uffici e senza fotografare il personale che entra ed esce.
Per chi cerca un dettaglio, la facciata sul lungotevere offre il ritmo regolare delle finestre, ripetuto per centinaia di metri, e i cambi di altezza fra un corpo di fabbrica e l'altro, segno delle diverse fasi di costruzione fra Seicento e Ottocento. Una foto che metta a confronto due porzioni di facciata racconta bene la storia di un edificio cresciuto per aggiunte successive, sotto papi diversi, con architetti diversi e funzioni diverse.
Dentro, durante le aperture, le regole le decide l'istituto. Chiedete prima di fotografare un'opera in lavorazione: può trattarsi di un bene di proprietà di un altro ente, con vincoli di riproduzione, o di un intervento non ancora pubblicato. Niente flash sui materiali delicati. Le persone al lavoro si riprendono solo con il loro consenso. Se vi dicono di no, la foto giusta diventa quella della sala o degli strumenti, che raccontano il metodo meglio di un dettaglio rubato.
Un'alternativa per chi arriva al tramonto: dal Giardino degli Aranci, sull'Aventino, lo sguardo corre verso Trastevere e il Gianicolo. Da lassù il San Michele non è il soggetto principale, ma si capisce la sua posizione lungo il fiume, in basso rispetto alle cupole del centro. È l'immagine giusta per chi vuole raccontare il rapporto fra l'edificio, il fiume e il resto della città, che da quel punto si legge bene.
Come si arriva in via di San Michele dal centro di Roma?
L'istituto non pubblica indicazioni sui mezzi pubblici. Il portale turistico di Roma Capitale colloca il complesso lungo il Tevere, vicino a Porta Portese. Per il percorso del giorno conviene usare il calcolatore sul sito di ATAC o chiamare lo 060608, indicando come destinazione via di San Michele 25. Le linee di autobus e tram della zona cambiano con lavori e deviazioni, e le serate aperte finiscono tardi: controllate anche il ritorno.
Per chi ha difficoltà di movimento il riferimento principale è la sezione Roma accessibile del portale turistico di Roma Capitale, citata nella pagina dedicata al complesso, insieme alla nostra pagina su Roma accessibile. L'istituto non pubblica informazioni su rampe, ascensori o servizi igienici accessibili durante le aperture. Conviene scrivere prima all'ufficio comunicazione, spiegando le proprie esigenze, e chiedere quale ingresso usare e quali ambienti del percorso si raggiungono senza scale.
A piedi è la soluzione più semplice. Da Isola Tiberina si scende lungo la riva destra del fiume, verso sud. Da piazza di Santa Maria in Trastevere si attraversano le strade interne del rione fino a San Francesco a Ripa, e da lì si raggiunge via di San Michele. Dall'Aventino e da Testaccio si passa il Tevere sul Ponte Sublicio e ci si trova davanti a Porta Portese.
In auto la zona è complicata. Trastevere ha regole di accesso e sosta che vanno controllate sul sito di Roma Capitale prima di partire, e la domenica mattina l'area di Porta Portese è occupata dal mercato. Il gestore non indica un parcheggio riservato ai visitatori. Chi arriva in bicicletta trova il percorso lungo il Tevere, ma deve informarsi sul posto su dove lasciarla, perché l'istituto non segnala rastrelliere interne.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il complesso nasce alla fine del Seicento. Secondo la Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, nel 1684 monsignor Carlo Tommaso Odescalchi avviò un ospizio presso l'orto dei francescani, completato nel 1689 su progetto di Carlo Fontana e Mattia de' Rossi. Le fonti non concordano sull'anno di partenza: il portale turistico di Roma Capitale indica il 1686. Nel 1693 papa Innocenzo XII riorganizzò l'assistenza pubblica romana e ampliò il progetto a vecchi, vecchie, ragazzi poveri e orfane.
Con Clemente XI arrivarono il carcere maschile per i ragazzi, fra il 1701 e il 1704, gli ospizi per anziani, la grande chiesa e l'arazzeria, con una scuola di belle arti. Nel 1734, o nel 1735 secondo il portale turistico, Ferdinando Fuga costruì il carcere femminile per Clemente XII. Nel 1790 Nicolò Forti realizzò l'ala per le zitelle del conservatorio. Fra il 1831 e il 1834 Luigi Poletti aggiunse laboratori per marmi e metalli e completò la chiesa.
Dopo l'Unità i benefici papali finirono e l'istituto assistenziale entrò in crisi. Nel 1938 si trasferì a Tormarancia e la vecchia sede restò abbandonata, scrive la Direzione generale. Nell'agosto 1969 lo Stato acquistò l'edificio per farne la sede della Direzione centrale Antichità e belle arti. La sezione del carcere minorile chiuse nel 1972, i lavori di restauro cominciarono nel 1973, la Sala dello Stenditoio fu inaugurata nel 1981 e nel 1983 arrivò l'Ufficio centrale per i beni culturali.
Sul fronte dell'istituto, le date chiave sono la legge del 22 luglio 1939, l'inaugurazione del 18 ottobre 1941, il primo corso della scuola nel 1942, la commissione NorMaL nel 1977, la Carta del Rischio negli anni Novanta, il cambio di nome del 2007 e il ritorno a quello storico nel 2019. Nel 2010 fu lasciata la sede di San Francesco di Paola, nel 2017 aprì Matera. Nel 2026 l'istituto ha aperto le porte a giugno e per le Giornate Europee del Patrimonio.
Chi è passato dall'Istituto Centrale per il Restauro
I fondatori, prima di tutto. Giulio Carlo Argan, lo storico dell'arte che nel 1938 propose il progetto e indicò il direttore. Cesare Brandi, direttore dal 1939 al 1961, autore della Teoria del restauro. Giuseppe Bottai, ministro dell'Educazione Nazionale, che inaugurò l'attività nel 1941. E Adolfo Venturi, che non lavorò all'istituto ma ne segnò la biblioteca con il suo lascito, secondo Wikipedia, accanto al bassorilievo in bronzo di Giacomo Manzù.
Poi i direttori. Dopo Brandi vennero Pasquale Rotondi fino al 1973, Giovanni Urbani fino al 1983, Umberto Baldini fino al 1987, Michele d'Elia fino al 1991, al quale è intitolata la sede di Matera. Seguirono Evelina Borea, Michele Cordaro, Almamaria Tantillo Mignosi, Caterina Bon Valsassina e Gisella Capponi, in carica dal 2009 al 2018. Poi Luigi Ficacci, Alessandra Marino dal 2021 e, dal 2024, l'architetto Luigi Oliva, secondo l'elenco di Wikipedia.
Nel San Michele, prima dei restauratori, passarono architetti e papi. Carlo Fontana, Mattia de' Rossi, Nicola Michetti, Ferdinando Fuga, Nicolò Forti e Luigi Poletti lavorarono al complesso fra Seicento e Ottocento, secondo le schede del Ministero e del portale turistico. Innocenzo XII, Clemente XI e Clemente XII ne decisero gli ampliamenti. E per quasi tre secoli ci vissero orfani, anziani, ragazzi e donne detenute, artigiani e allievi dell'arazzeria.
Gli ultimi nomi sono quelli delle serate del 2026. L'attore Alessandro Preziosi, che ha interpretato Rotondi, l'autore Tommaso Mattei, la regista Linda Tugnoli per i materiali audiovisivi, il direttore Luigi Oliva e il direttore generale Archeologia, belle arti e paesaggio Fabrizio Magani per i saluti, e il capo del Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale Luigi La Rocca, citato nel comunicato di settembre. Il vero pubblico, però, sono gli studenti della scuola, che ogni anno entrano con un concorso.
Che cosa era il San Michele prima di diventare un luogo di restauro?
Era una città nella città. Il portale turistico di Roma Capitale lo definisce un centro multifunzionale: orfanotrofio e ospizio, laboratorio e lanificio, scuola d'arte e arazzeria, carcere per minori e per donne, con due chiese, Santa Maria del Buon Viaggio e la chiesa grande a croce greca. La Direzione generale ricorda anche le botteghe di tipografi, rilegatori, sarti, falegnami, incisori e stuccatori. L'idea era dare un mestiere a chi viveva di carità.
La chiesa grande, intitolata alla Trasfigurazione secondo la Direzione generale, ha una pianta a croce greca con quattro bracci, uno per ciascuna comunità di assistiti. Fu progettata agli inizi del Settecento ma completata solo da Luigi Poletti nell'Ottocento. È un dettaglio che spiega bene la logica del complesso: persone diverse, separate per età, sesso e condizione, che pregavano nello stesso spazio senza incontrarsi. La chiesa non risulta aperta con orari pubblicati.
L'arazzeria voluta da Clemente XI ebbe grande prestigio nell'Ottocento. La Sala dello Stenditoio, con la sua copertura lignea, era l'ambiente dove gli arazzi venivano stesi per fissare i colori, secondo il portale turistico. Le fonti non concordano sulla fine della produzione: la Direzione generale e la voce inglese di Wikipedia indicano il 1910, il portale turistico parla di un'arazzeria attiva fino al 1926. La sala restaurata è stata inaugurata nel 1981.
Il carcere minorile è la parte più citata e più delicata della storia. Il portale turistico lo data dal 1704 al 1972, la Direzione generale fissa nel 1972 la chiusura della sezione. Fu progettato da Carlo Fontana per Clemente XI. Il portale ricorda anche che il complesso è stato più volte set di film e fiction. Sul modello architettonico del carcere circolano molte affermazioni in rete, ma le schede ufficiali consultate non le riportano e qui non vengono ripetute.
Quali restauri celebri sono legati all'istituto?
Le fonti istituzionali citano un elenco lungo. Il comunicato del 2026 ripreso da SassiLive ricorda i dipinti di Giotto ad Assisi, la Cappella degli Scrovegni, le tombe etrusche di Tarquinia, opere di Raffaello, Caravaggio e Mantegna, la Fontana dei Quattro Fiumi e la Fontana di Trevi. Per le tombe dipinte si può partire dalla Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia.
L'articolo della rivista dell'ENEA aggiunge la basilica di Assisi prima e dopo il terremoto, il Cenacolo di Leonardo, il Marc'Aurelio capitolino oggi ai Musei Capitolini, i Bronzi di Riace e il Satiro di Mazara del Vallo, le pitture murali di Tarquinia e di Pompei, la Torre di Pisa e il Colosseo. Symbola ricorda anche i mosaici della Baia sommersa. Anni e fasi dei singoli interventi non sono sempre indicati.
A Roma il comunicato ripreso da La Testata cita gli interventi alla Domus Aurea, a Villa Silvestri Rivaldi e gli studi sulla Fontana di Trevi. Chi vuole vedere il risultato del lavoro dell'istituto a Roma ha quindi più di una strada, anche senza entrare al San Michele. A nostro giudizio la visita più istruttiva è la Domus Aurea, dove conservazione, scavo e fruizione convivono sotto gli occhi del pubblico, con le regole di accesso stabilite dal Parco archeologico del Colosseo.
Fra i luoghi romani vicini al lavoro dell'istituto ci sono anche la Fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona e la Basilica di Santa Prassede, oggetto di una campagna Art Bonus per l'esperienza virtuale sugli affreschi. Guardarli sapendo che dietro c'è un lavoro di diagnosi e conservazione cambia il modo di osservarli. Le superfici pulite, le lacune integrate e i materiali consolidati non sono un dato naturale ma il risultato di scelte tecniche discusse e documentate.
Un avvertimento: dire che un restauro porta la firma dell'istituto non significa che sia stato fatto tutto nei suoi laboratori. Molti interventi sono stati consulenze, direzioni scientifiche, analisi, cantieri condotti sul posto con altri enti. Le fonti consultate usano formule generali, e un elenco di celebrità rischia di far sembrare l'istituto una bottega di capolavori. Il suo lavoro quotidiano è più ampio: monitoraggio, norme per gli ambienti museali, formazione, consulenza tecnica alle soprintendenze.
Chi era Cesare Brandi e che cos'è il tratteggio?
Cesare Brandi nacque a Siena l'8 aprile 1906 e morì a Vignano il 19 gennaio 1988, secondo la voce inglese di Wikipedia. Si laureò in lettere a Firenze nel 1928, catalogò le collezioni di Palazzo Buonsignori a Siena e fra il 1933 e il 1936 lavorò come ispettore e soprintendente fra Bologna e Udine. Nel 1938 fu richiamato al Ministero dell'Educazione Nazionale a Roma, e l'anno dopo ebbe la direzione del nuovo istituto.
Il tratteggio è la tecnica che porta il suo nome nei manuali. Quando in un dipinto manca una parte, il restauratore non la ridipinge imitando l'originale, ma la ricostruisce con sottili tratti verticali di colore, che da lontano ricompongono l'immagine e da vicino si riconoscono come intervento moderno. È il modo per restituire leggibilità all'opera senza falsificarla. Wikipedia attribuisce all'istituto la messa a punto di questa integrazione pittorica.
La Teoria del restauro, uscita nel 1963, raccoglie il pensiero di Brandi e ha influenzato la Carta italiana del restauro del 1972, secondo la voce inglese di Wikipedia, che ricorda anche i due premi Feltrinelli ricevuti nel 1958 e nel 1980. Per chi entra nei laboratori durante un'apertura, sapere che cosa sia il tratteggio aiuta a leggere quello che si vede sui banchi di lavoro: le lacune colmate a tratti sono la firma di una scuola nata proprio qui.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?
Per il pubblico l'istituto è chiuso quasi sempre. Si entra solo nelle aperture annunciate, e fuori da quelle non ci sono giorni o orari di visita. Gli uffici hanno i loro orari di lavoro, che il gestore non pubblica per il pubblico, e i laboratori sono luoghi di lavoro e di didattica. Presentarsi al portone chiedendo di dare un'occhiata non funziona: l'unica risposta corretta è rimandare agli annunci ufficiali e alla mail istituzionale.
Che cosa non aspettarsi? Un museo con sale, didascalie e percorso libero. Una caffetteria o un bookshop: il gestore non ne indica. Opere famose sempre presenti: dipende dai cantieri. Una visita lunga a scelta vostra: il giro nei laboratori segue il programma della serata, con tempi e gruppi decisi dall'istituto. Nemmeno la possibilità di toccare, spostare o avvicinarsi troppo a un'opera: la distanza la stabilisce il restauratore che spiega.
Non aspettatevi neanche che l'apertura si ripeta alla stessa data ogni anno. Le serate del 2026 sono state costruite intorno a un progetto preciso, con un attore, un testo teatrale e materiali video realizzati per l'occasione. Il gestore non ha annunciato un programma stabile di aperture per il 2027. Può darsi che l'esperienza continui, può darsi che cambi forma. L'unica certezza, per ora, è che gli annunci passano dal sito e dai profili social dell'istituto.
Il complesso del San Michele, nel suo insieme, può ospitare mostre e iniziative del Ministero in spazi come la Sala dello Stenditoio, con orari legati al singolo evento secondo il portale turistico di Roma Capitale. Una mostra al San Michele non equivale però a un'apertura dei laboratori dell'istituto. Prima di andare verificate chi organizza l'evento, quale ingresso usare e se serve prenotare, leggendo l'annuncio dell'ente che lo promuove.
Mangiare in zona
Dentro il complesso non risulta un punto ristoro aperto al pubblico. Fuori, il San Michele confina con la parte più frequentata di Trastevere, e qui le trappole per turisti sono tante. I segnali sono sempre gli stessi: il buttadentro sul marciapiede, il menù con le fotografie dei piatti, le voci senza prezzo, la vetrina con la signora che fa la pasta fresca come spettacolo, il menù diverso fuori e dentro, la cucina aperta di continuo senza pausa.
I romani evitano questi posti per una ragione semplice: vivono di passaggio, non di clienti abituali, e la qualità si adatta al pubblico che non torna. Il fatto che un locale sia pieno di gente con la macchina fotografica al collo dice poco. Conta di più vedere persone del quartiere, un menù breve che cambia spesso, prezzi scritti in modo chiaro. Nelle sere delle aperture, con inizio alle 19, conviene mangiare dopo, senza correre.
Le vie laterali del rione, lontane dalle piazze principali, restano la scelta più sensata, e la zona fra San Cosimato e Porta Portese è meno battuta del tratto intorno a Santa Maria in Trastevere. Il mercato rionale di San Cosimato è utile per chi preferisce comprare qualcosa e mangiare all'aperto lungo il fiume. Per indirizzi scelti con criterio c'è la lista di indirizzi su Google Maps.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento naturale è Trastevere, raccontato nella pagina Trastevere: cosa vedere. A poca distanza dal San Michele si trovano San Francesco a Ripa, Santa Maria dell'Orto, San Giovanni Battista dei Genovesi e la Basilica di San Crisogono. Il Museo di Roma in Trastevere, in piazza di Sant'Egidio, completa il giro con le sue raccolte sulla vita romana.
Chi arriva la domenica mattina trova il mercato di Porta Portese a ridosso del complesso. Chi preferisce il verde sale al Gianicolo o visita l'Orto Botanico di Roma, sotto il colle. Per l'arte antica, sul lato di via della Lungara, ci sono Villa Farnesina e la Galleria Corsini, con orari e biglietti dei rispettivi gestori.
Attraversando il Ponte Sublicio si passa sull'altra riva. Da lì si sale all'Aventino con la Basilica di Santa Sabina, oppure si scende verso Testaccio, con il Monte dei Cocci, l'Ex Mattatoio, la Piramide Cestia e il Cimitero acattolico. È una giornata che mette insieme due rioni e due modi di vivere il fiume.
Verso nord, lungo il fiume, l'Isola Tiberina porta al Foro Boario, con il Tempio di Ercole Vincitore, il Tempio di Portuno e la Bocca della Verità. Per altre idee a costo zero sul sito trovate Roma gratis e l'elenco dei musei statali di Roma, utile per capire quali luoghi del Ministero sono aperti con orari regolari.
Domande frequenti
Si può visitare l'Istituto Centrale per il Restauro?
Solo nelle aperture annunciate dall'istituto. Non è un museo e non ha orari di visita. Nel 2026 le porte si sono aperte il 3, 4 e 18 giugno, con visita ai laboratori condotta dal personale, e il 28 e 29 settembre per le Giornate Europee del Patrimonio. Per sapere quando ci sarà la prossima occasione bisogna seguire la sezione news del sito ufficiale e i profili social dell'istituto, e prenotare appena esce l'annuncio.
Dove si trova l'Istituto Centrale per il Restauro a Roma?
La sede indicata dall'istituto è in via di San Michele 23, 00153 Roma, dentro il complesso monumentale del San Michele a Ripa Grande, a Trastevere, lungo il Tevere vicino a Porta Portese. Per gli eventi aperti al pubblico le pagine di prenotazione indicano via di San Michele 25, con accesso dalla stessa via. L'istituto ha anche una sede a Matera, in via Luigi La Vista 5, dedicata alla scuola.
Quanto costa entrare ai laboratori dell'istituto?
Per le serate di giugno 2026 l'ingresso era gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite, secondo il comunicato dell'istituto ripreso dalla stampa. Per l'evento di settembre 2026 la pagina di prenotazione non mostrava un prezzo ed era già chiusa alla vendita. Non esistono biglietti ordinari né rivenditori autorizzati di terze parti. Il costo di ogni apertura futura va letto nell'annuncio ufficiale, prima di prenotare.
Chi ha fondato l'Istituto Centrale per il Restauro?
L'istituto fu creato con la legge 22 luglio 1939, numero 1240, su progetto di Giulio Carlo Argan, che nel 1938 propose di trasformare il restauro in una disciplina scientifica. Il primo direttore fu Cesare Brandi, rimasto in carica fino al 1961 secondo Wikipedia e la rivista dell'ENEA. L'attività cominciò il 18 ottobre 1941 con l'inaugurazione del ministro Giuseppe Bottai. Il nome originario era Regio Istituto del Restauro.
Che differenza c'è fra ICR e ISCR?
Sono lo stesso istituto in due momenti diversi. Dal 2007, con il decreto del Presidente della Repubblica 233, si chiamava Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, cioè ISCR. Con il decreto 169 del 2019 è tornato al nome storico di Istituto Centrale per il Restauro, ICR. Per questo in rete si trovano ancora pagine e indirizzi con entrambe le sigle, compresi vecchi domini del Ministero.
Come si diventa restauratori all'Istituto Centrale per il Restauro?
Si entra alla Scuola di Alta Formazione con un concorso. Nel 2026 il sito dell'istituto ha pubblicato le graduatorie del settantasettesimo concorso, insieme alle informazioni sul contributo spese a carico degli studenti e a una borsa di studio della Fondazione Paola Droghetti. Il corso è quinquennale e il diploma è equiparato alla laurea magistrale. I contatti della scuola sono icr.scuola@cultura.gov.it e i numeri 06 6723 6345 e 6346.
Il complesso del San Michele si può visitare?
Il complesso ospita uffici del Ministero della Cultura e non ha un percorso di visita libero. Il portale turistico di Roma Capitale lo indica come aperto in base alle mostre, cioè solo quando un ente organizza un'esposizione o un evento. In quelle occasioni si possono vedere spazi come la Sala dello Stenditoio, a seconda del programma. Fuori da questi casi il San Michele si guarda da fuori, dal lungotevere o da Ponte Sublicio.
Si possono vedere i laboratori senza andare a Roma?
In parte sì. Dal 26 settembre 2026 il Ministero della Cultura e l'istituto hanno avviato la campagna social #ProteggereIlPatrimonio, con un video manifesto e brevi contenuti sul restauro pubblicati due volte a settimana, presentati come una visita virtuale ai laboratori. I canali ufficiali dell'istituto sono su Facebook, Instagram e LinkedIn, collegati dalla home page del sito. È una buona preparazione anche per chi prenota poi una serata dal vivo.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Modalità di accesso, contatti e date delle aperture riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: per l'Istituto Centrale per il Restauro fa fede il sito dell'istituto, con la sezione news dove escono gli annunci delle giornate aperte. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una visita all'istituto significa lavorare sulle date più che sui biglietti: intercettare l'annuncio, prenotare in tempo, costruire intorno alla serata un pomeriggio a Trastevere o sull'Aventino e prevedere un piano alternativo se i posti finiscono. Per chi progetta uscite di questo tipo, con amici, associazioni o classi, una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro, con strumenti pensati per coordinare visite e itinerari.
L'istituto è anche una porta verso il patrimonio del Lazio e dell'Italia intera: le tombe dipinte di Tarquinia, gli affreschi di Santa Prassede, le fontane barocche di Roma, i cantieri di Assisi e di Padova. Mettere in fila questi luoghi richiede qualche giorno e un po' di pianificazione, fra treni, prenotazioni e orari dei singoli gestori, e una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
