Musei Statali di Roma

Musei statali di Roma vuol dire una cosa precisa: i musei, le gallerie, i monumenti e le aree archeologiche che appartengono allo Stato italiano e che il Ministero della Cultura amministra direttamente. Non sono i musei del Comune, non sono i Musei Vaticani, non sono le collezioni delle famiglie principesche rimaste in mano privata. Sono un insieme di una trentina di indirizzi nella sola città di Roma, ai quali si aggiunge una cinquantina di siti nel resto del Lazio, e obbediscono tutti alle stesse regole di ingresso: sotto i diciotto anni si entra gratis, fra i diciotto e i venticinque anni compiuti il biglietto costa 2,00 euro per i cittadini dell'Unione Europea, la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito per tutti. I biglietti si comprano sul portale ministeriale Musei Italiani, gestito dalla Direzione generale Musei, oppure sui portali che i singoli istituti autonomi indicano sul proprio sito ufficiale.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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I numeri principali, quelli che servono prima di uscire di casa. Il Colosseo con Foro Romano e Palatino costa 18,00 euro, il biglietto vale ventiquattro ore e la permanenza dentro l'anfiteatro è limitata a settantacinque minuti. La Galleria Borghese costa 16,00 euro più 2,00 euro di prenotazione obbligatoria, con turni orari e visita di due ore. Il Museo Nazionale Romano ha un biglietto unico da 15,00 euro valido una settimana su tutte le sedi. Palazzo Barberini e la Galleria Corsini hanno un biglietto comune da 15,00 euro valido venti giorni. Castel Sant'Angelo costa 18,00 euro. Il Pantheon costa 7,00 euro ed è gratuito per i residenti a Roma. Villa Giulia costa 13,00 euro, il Museo delle Civiltà 10,00 euro, la Galleria Nazionale d'arte moderna 15,00 euro, le Terme di Caracalla 8,00 euro. Quasi tutti chiudono il lunedì; il Pantheon e il complesso del Vittoriano no.

Questa guida è l'elenco ragionato di quel sistema: chi comanda su che cosa, quali sedi valgono la giornata e quali mezz'ora, dove la prenotazione è obbligatoria e dove è soltanto consigliata, quali biglietti cumulativi fanno risparmiare davvero e quali sono trappole. Se cercate invece il panorama completo dei musei romani di ogni proprietà, la pagina di riferimento è quella dei musei di Roma; se cercate le occasioni di ingresso gratuito, c'è la pagina dei musei gratis a Roma. Qui il taglio è uno solo: l'organizzazione statale, con i suoi vantaggi e le sue stranezze.

Che cosa sono i Musei Statali di Roma

La definizione giuridica è noiosa ma decide tutto. Un museo statale è un luogo della cultura di proprietà dello Stato, affidato in gestione a un istituto del Ministero della Cultura. Da questo discende una catena di conseguenze pratiche: il tariffario segue i decreti ministeriali e non le delibere comunali, le gratuità sono quelle stabilite per legge e uguali da Bolzano a Siracusa, la domenica gratuita è la prima del mese e non la seconda, la biglietteria è gestita in concessione da un operatore scelto con gara pubblica.

Il patrimonio statale romano si è formato in tre ondate. La prima è quella dell'immediato dopo Porta Pia: fra il 1870 e il 1890 il nuovo Stato incamera i beni degli enti ecclesiastici soppressi e comincia a raccogliere in un unico luogo i materiali che affiorano dagli sventramenti dei Prati di Castello e dell'Esquilino. Nasce così il Museo Nazionale Romano, insediato nella Certosa delle Terme di Diocleziano nel 1889. La seconda ondata è quella dell'acquisto delle grandi collezioni principesche: la raccolta Ludovisi entra allo Stato nel 1901, la Galleria Corsini era già stata donata nel 1883 insieme al palazzo, la Galleria Borghese viene acquistata con la villa nel 1902. La terza è recente e riguarda gli edifici: Palazzo Altemps viene comprato nel 1982 e aperto nel 1997, Palazzo Massimo viene comprato nel 1981 e aperto nel 1998.

Il risultato è un sistema disomogeneo per definizione. Convivono collezioni enciclopediche costruite in un secolo e mezzo di scavi, case museo di poche stanze nate da un lascito testamentario, parchi archeologici estesi come quartieri. Chi arriva a Roma pensando che esista un biglietto unico per i musei dello Stato resta deluso: non esiste, e la ragione è che ogni istituto autonomo ha bilancio proprio e tariffa propria. La mia opinione, dopo vent'anni di gruppi accompagnati dentro questi portoni, è che l'autonomia abbia migliorato moltissimo la qualità delle singole sedi e peggiorato la leggibilità dell'insieme. Palazzo Barberini oggi è un museo europeo; capire che con il suo biglietto entrate anche alla Corsini richiede però di leggere le note in fondo alla pagina.

Statali, civici, privati, ecclesiastici: le quattro Rome dei musei

A Roma la parola museo copre quattro proprietà diverse che non comunicano fra loro. Confonderle costa soldi e code inutili, perché ogni famiglia ha regole di ingresso, gratuità e abbonamenti che non valgono per le altre.

I Musei Statali di Roma

Sono quelli di cui parla questa guida: Ministero della Cultura, tariffe da decreto, prima domenica del mese gratuita, under 18 gratis, 18-25 anni a 2,00 euro. Comprendono il Museo Nazionale Romano nelle sue sedi, le Gallerie Nazionali di Arte Antica, la Galleria Borghese, la Galleria Nazionale d'arte moderna e contemporanea, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Museo delle Civiltà, Castel Sant'Angelo, il Pantheon, il Colosseo con il suo parco archeologico, il Parco dell'Appia Antica, Ostia antica e una manciata di case museo.

I musei civici

Appartengono a Roma Capitale e sono un sistema parallelo, con biglietteria propria e abbonamento proprio. Il capofila sono i Musei Capitolini sul colle capitolino, ai quali si affiancano il Museo di Roma a Palazzo Braschi, il Museo Barracco, il Museo Napoleonico, i musei di Villa Torlonia, il Museo Pietro Canonica e il Museo Carlo Bilotti a Villa Borghese, il Museo di Roma in Trastevere, il Museo delle Mura, il Museo della Repubblica Romana. La domenica gratuita civica non coincide con quella statale e la tessera annuale del Comune non apre nessuna porta dello Stato.

I musei privati e le fondazioni

Sono le collezioni rimaste alle famiglie o passate a fondazioni: la Galleria Doria Pamphilj al Corso, la Galleria Colonna ai Santi Apostoli, la Galleria Spada che è un caso ibrido perché la collezione è statale mentre il palazzo ospita il Consiglio di Stato, le Domus Romane di Palazzo Valentini che sono della Città Metropolitana. Qui il prezzo lo fa il proprietario e la prima domenica del mese non esiste.

I musei ecclesiastici

Vanno dai Musei Vaticani, che sono di un altro Stato e quindi non hanno nulla a che vedere con il sistema italiano, ai tesori delle basiliche e ai piccoli musei conventuali. Anche il Museo Ebraico appartiene a una comunità religiosa e segue calendario e festività proprie.

La regola pratica che ripeto sempre ai gruppi: prima di comprare qualunque abbonamento, guardate la proprietà del museo che vi interessa. Un errore su questo punto vale una giornata di visita buttata.

Come è organizzato il sistema dei Musei Statali di Roma

Il Ministero della Cultura non gestisce i musei da un ufficio unico. Sopra tutto c'è la Direzione generale Musei, che detta gli indirizzi, tiene il portale nazionale e coordina; sotto, tre tipi di soggetti diversi si spartiscono le sedi romane. Capire chi comanda su che cosa serve, perché la prenotazione, il prezzo e persino il giorno di chiusura dipendono da quale scatola amministrativa vi trovate davanti.

I musei autonomi fra i Musei Statali di Roma

Sono gli istituti dotati di autonomia speciale: hanno un direttore selezionato per concorso internazionale, un bilancio proprio, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico. A Roma sono la spina dorsale del sistema. Rientrano in questa categoria la Galleria Borghese, le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini e Corsini, la Galleria Nazionale d'arte moderna e contemporanea, il Museo Nazionale Romano, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Museo delle Civiltà, il Parco archeologico del Colosseo, il Parco archeologico dell'Appia Antica, il Parco archeologico di Ostia antica, il complesso VIVE che tiene insieme Vittoriano e Palazzo Venezia. Ognuno di questi vende i biglietti per conto proprio, con un concessionario proprio e un sito proprio: è la ragione per cui non esiste e non può esistere un biglietto unico dei musei statali romani.

Pantheon e Castel Sant'Angelo, la direzione dei musei nazionali della città

Gli istituti che non hanno autonomia sono riuniti in una direzione territoriale che oggi si chiama Pantheon e Castel Sant'Angelo, Direzione Musei nazionali della città di Roma, con uffici al Lungotevere Castello 50. Comprende Castel Sant'Angelo, il Pantheon, il Museo Boncompagni Ludovisi, la Casa museo Hendrik Christian Andersen, la Casa museo Mario Praz, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, il Museo Giacomo Manzù ad Ardea e la Casa Pasolini. È una raccolta apparentemente eterogenea che in realtà ha una logica economica: i due monumenti che fanno numeri enormi sostengono le case museo che ne fanno pochissimi.

La Soprintendenza Speciale di Roma

Un terzo soggetto, la Soprintendenza Speciale di Roma, tutela il sottosuolo della città e gestisce direttamente alcuni siti aperti al pubblico, fra i quali le Terme di Caracalla e il Mausoleo di Augusto. Ha competenze di controllo su tutto quello che si scava dentro il Grande Raccordo Anulare, il che spiega perché i cantieri della metropolitana romana procedano al ritmo che sappiamo.

Perché l'organigramma dei Musei Statali di Roma vi riguarda

Perché decide tre cose che pesano sulla giornata. Primo: la prenotazione. Gli istituti autonomi con grandi numeri hanno adottato l'ingresso a fascia oraria obbligatoria, gli altri no. Secondo: il prezzo. Un museo autonomo può alzare o abbassare la tariffa e inventarsi abbonamenti; un museo della direzione territoriale applica il decreto e basta. Terzo: il canale di acquisto. Colosseo, Borghese, Barberini e Museo Nazionale Romano hanno biglietterie separate e non intercambiabili, mentre Castel Sant'Angelo, Pantheon e case museo passano tutti dal portale ministeriale. Il consiglio che do sempre: fate l'elenco dei musei che volete vedere, poi accanto a ciascuno scrivete il canale di acquisto. Sono cinque minuti che evitano il pomeriggio perso davanti a un tornello.

Il Museo Nazionale Romano, il più grande dei Musei Statali di Roma

Se dovessi indicare un solo istituto per capire che cosa siano i musei statali di Roma, indicherei questo. Il Museo Nazionale Romano è il deposito della Roma antica riemersa dal sottosuolo dopo il 1870: quattro sedi, un biglietto unico da 15,00 euro valido una settimana con un ingresso per ciascuna sede, ridotto a 2,00 euro per i diciotto-venticinquenni dell'Unione Europea, orario dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00 con ultimo ingresso alle 18.00, chiusura il lunedì. Esiste anche una tessera annuale, la MNR Card, a 30,00 euro intero e 20,00 euro ridotto, che consente accessi illimitati alle sedi: chi resta a Roma più di quattro giorni e ha una vera passione per la scultura antica ci rientra senza fatica.

Una avvertenza necessaria prima di programmare: la sede della Crypta Balbi risulta temporaneamente chiusa al pubblico e alle Terme di Diocleziano alcuni ambienti, fra cui la Natatio, l'Aula VIII e il Museo di Protostoria, non sono accessibili per lavori. Prima di partire conviene controllare lo stato delle aperture sul sito ufficiale del museo.

Palazzo Massimo alle Terme

Largo di Villa Peretti 2, a un centinaio di metri dall'uscita di Termini, di fronte all'ingresso laterale della stazione. È il palazzo che il padre gesuita Massimiliano Massimo fece costruire fra il 1883 e il 1887 su progetto di Camillo Pistrucci, in forme che imitano i palazzi cinquecenteschi, per ospitare il Collegio dei Gesuiti. Lo Stato lo acquistò nel 1981, l'architetto Costantino Dardi ne curò la trasformazione radicale e nel 1998 aprì come sede del Museo Nazionale Romano. Chi entra oggi non immagina di trovarsi in un edificio di fine Ottocento travestito da Rinascimento: l'interno è un museo di impianto contemporaneo, con percorsi chiari e didascalie serie.

Il piano terra e il primo piano raccontano la scultura romana in ordine cronologico e per generi: il ritratto repubblicano e imperiale, le rielaborazioni e le copie da originali greci, le immagini di divinità. Qui sono il Pugilatore e il cosiddetto Principe ellenistico, i due bronzi trovati sul Quirinale nell'area delle Terme di Costantino; la Niobide degli Horti Sallustiani, una delle sculture greche di età classica giunte a Roma come bottino o come acquisto di lusso; il Discobolo Lancellotti e il Discobolo da Castel Porziano, due repliche romane del perduto bronzo di Mirone; l'Ermafrodito dormiente e l'Afrodite al bagno; il grande Sarcofago di Portonaccio con la battaglia fra Romani e barbari, un rilievo che va guardato da vicino per capire quanto la scultura del secondo secolo sappia affastellare corpi senza perdere leggibilità.

Il mio consiglio in questa sede è controcorrente: non cominciate dai bronzi. Cominciate dalla galleria dei ritratti repubblicani, quelle facce di vecchi con le rughe scolpite una per una. Sono il documento più onesto della mentalità romana prima che l'impero imponesse la faccia levigata del principe, e dopo averle viste il Pugilatore vi dirà molte più cose.

Il secondo piano di Palazzo Massimo e gli affreschi di Livia

Il secondo piano è il motivo per cui questa sede vale il viaggio anche a chi la scultura antica annoia. È interamente dedicato alla pittura parietale, ai mosaici e agli stucchi staccati dalle grandi residenze romane e ricomposti negli ambienti originari. Il pezzo celebre è il ciclo del triclinio interrato della Villa di Livia a Prima Porta: un giardino dipinto che corre senza interruzioni sulle quattro pareti, con melograni, cotogni, allori, oleandri e una trentina di specie di uccelli riconoscibili. È una pittura di primo secolo avanti Cristo che nega la parete e apre la stanza sul verde, e per capire quanto fosse ardita basta pensare che nel giardino dipinto non c'è nessuna figura umana.

Accanto, gli affreschi e gli stucchi della Villa della Farnesina, la residenza tardo repubblicana venuta alla luce nel 1879 durante i lavori dei muraglioni del Tevere, in un'area oggi corrispondente ai giardini della villa cinquecentesca alla Lungara. Le pareti nere con i piccoli quadri mitologici e le cornici architettoniche sottilissime sono fra le prove migliori del secondo e terzo stile pompeiano trovate a Roma. Poi i mosaici policromi, i pavimenti in opus sectile, i soffitti a cassettoni stuccati. Chi ha poco tempo faccia una scelta netta: mezz'ora al secondo piano vale un'ora e mezza al piano terra.

Il Medagliere nel piano interrato

Il piano interrato ospita una selezione del Medagliere, la raccolta numismatica del museo, che conta oltre mezzo milione di pezzi fra monete, medaglie, gioielli e oggetti legati all'economia romana. Si visita a orari limitati e in gruppi contingentati per ragioni di sicurezza: chi ci tiene deve informarsi sul sito ufficiale il giorno prima. La sequenza delle emissioni monetali dalla moneta fusa repubblicana fino al tardo impero è la cosa più chiara che conosca per spiegare a un non specialista che cosa fosse l'inflazione nel terzo secolo. Accanto alle monete sono esposti gli ori e i gioielli, ed è la parte che tiene incollati anche i visitatori distratti: le maglie delle catene, i castoni delle gemme e i sistemi di chiusura degli orecchini raccontano un'oreficeria che non ha nulla da invidiare a quella moderna.

Palazzo Altemps

Palazzo Altemps è in piazza di Sant'Apollinare 46, a due passi da piazza Navona sul lato nord. Il primo nucleo dell'edificio fu costruito nel Quattrocento per volontà di Girolamo Riario, signore di Imola e nipote di Sisto IV; nel 1568 lo acquistò il cardinale Marco Sittico Altemps, nipote di papa Pio IV, che vi installò la propria residenza e una raccolta antiquaria di primo livello. Il palazzo rimase agli Altemps fino all'Ottocento, passò poi a Giulio Hardouin, la cui erede Maria sposò Gabriele D'Annunzio nel 1883, e a fine secolo la Santa Sede lo destinò al Pontificio Collegio Spagnolo. Lo Stato lo comprò nel 1982 e lo aprì al pubblico nel dicembre del 1997.

Il tema di questa sede è il collezionismo: non le sculture per quello che rappresentano, ma le sculture per come sono state raccolte, restaurate, integrate e messe in scena dai principi romani fra Cinquecento e Seicento. È una differenza sostanziale. Nelle sale si vedono i restauri antichi lasciati a vista, i bracci rifatti nel Seicento, le teste rimontate su corpi che non erano loro. Chi ha già visitato Palazzo Massimo troverà qui il contrario esatto del criterio archeologico: la scultura come arredo di una casa nobiliare.

Le collezioni Ludovisi e Mattei a Palazzo Altemps

Il nucleo maggiore è la collezione Boncompagni Ludovisi, formata dal cardinale Ludovico Ludovisi nella villa sul Pincio a partire dal 1621 e acquistata dallo Stato all'inizio del Novecento. Ne fanno parte il grande sarcofago detto Ludovisi con la battaglia fra Romani e Goti, un rilievo di terzo secolo lavorato a trapano fino a togliere ogni respiro alla superficie; il gruppo del Galata suicida, replica romana di un originale bronzeo pergameno; il cosiddetto Trono Ludovisi, un rilievo greco di quinto secolo avanti Cristo la cui interpretazione resta discussa fra gli studiosi. Accanto sono le sculture della collezione Mattei, della raccolta Gorga, del fondo Altemps, i marmi Jandolo, Veneziani e Brancaccio, gli affreschi Pallavicini Rospigliosi e una raccolta egizia che documenta la passione romana per i culti isiaci.

Un dettaglio che i gruppi apprezzano sempre: nel palazzo si conserva anche il teatro seicentesco privato della famiglia e la chiesa di Sant'Aniceto, cappella gentilizia costruita per accogliere le reliquie di un papa del secondo secolo. Sono spazi che nessuna guida generalista nomina e che raccontano di un modo di abitare oggi impensabile. Se dovessi scegliere una sola sede del Museo Nazionale Romano per un visitatore alla seconda volta a Roma, sceglierei questa: è la meno affollata delle quattro e la più raffinata.

Terme di Diocleziano

Via Enrico de Nicola 78, sul lato di piazza dei Cinquecento opposto alla stazione. Le Terme di Diocleziano sono il complesso termale più grande mai costruito nel mondo antico: tredici ettari, costruite fra il 298 e il 306 dopo Cristo sotto Massimiano e dedicate a Diocleziano, capaci di accogliere fino a tremila persone contemporaneamente. Restarono in funzione fino alla metà del sesto secolo, quando la guerra gotica ruppe gli acquedotti e Roma perse l'acqua corrente.

Quello che si visita oggi è una sovrapposizione di tre cose. C'è il rudere antico, con le murature in laterizio che raggiungono altezze impressionanti. C'è la trasformazione cinquecentesca: nel 1561 Pio IV incaricò Michelangelo di ricavare dal frigidarium e dal tepidarium la chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e un complesso certosino, e l'artista, quasi novantenne, scelse di non cancellare l'antico ma di abitarlo, lasciando in piedi le volte e le colonne di granito. C'è infine il museo, con la sezione epigrafica che porta il nome di Museo della comunicazione scritta dei Romani e la sezione di protostoria dei popoli latini.

La sezione epigrafica è, a mio giudizio, la parte più sottovalutata di tutti i musei statali di Roma. Sono migliaia di iscrizioni ordinate per temi: le dediche agli dèi, i decreti pubblici, gli epitaffi degli schiavi liberati, i cartelli dei bottegai, le maledizioni incise su lamine di piombo. Non c'è modo migliore per sentire la voce di chi a Roma ci viveva e non compare in nessun libro di storia. Chiedete al personale il percorso a partire dalle iscrizioni funerarie del primo chiostro: si esce cambiati.

Il grande chiostro attribuito a Michelangelo, con i suoi cento pilastri e i cipressi al centro, è uno degli spazi più tranquilli del centro di Roma e da solo giustifica la sosta. Ricordate però che alcune aree del complesso non sono attualmente accessibili per restauro: conviene verificare prima sul sito ufficiale del museo.

L'Aula Ottagona e il Museo dell'Arte Salvata

L'Aula Ottagona, all'angolo fra via Giuseppe Romita e via Parigi, è una sala a pianta ottagonale coperta da una cupola, parte del complesso termale, che nel Novecento ha avuto le vite più diverse: granaio, deposito, planetario dal 1928 al 1980, sala espositiva. Dal 2022 ospita il Museo dell'Arte Salvata, che espone a rotazione i reperti recuperati dai carabinieri del comando tutela patrimonio culturale e rientrati in Italia dopo esportazioni illecite. Ha un biglietto proprio da 5,00 euro.

È un museo concettualmente diverso da tutti gli altri: le opere restano poco, poi partono per il luogo da cui furono trafugate. Chi entra vede una mostra che cambia e legge una storia di indagini, aste internazionali e restituzioni. Per chi ha figli adolescenti annoiati dai marmi è l'argomento vincente: qui si parla di ladri, di falsari e di detective.

Crypta Balbi

La Crypta Balbi, in via delle Botteghe Oscure 31, è la sede che spiega meglio di ogni altra come funziona una città che si costruisce sopra se stessa. Nasce dallo scavo del cortile porticato annesso al teatro che Lucio Cornelio Balbo fece costruire nel 13 avanti Cristo, e segue lo stesso isolato attraverso venti secoli: la crypta di età augustea, le trasformazioni tardoantiche, il monastero altomedievale, le botteghe artigiane, le case medievali, il conservatorio femminile di età moderna. Il percorso museale al primo piano è dedicato a Roma fra il quinto e il decimo secolo, il periodo di cui la città conserva meno e di cui si parla meno.

Va detto con chiarezza: la sede risulta al momento temporaneamente chiusa al pubblico. Chi programma un itinerario deve considerarla non disponibile e verificare sul sito ufficiale del Museo Nazionale Romano prima di contarci. Quando riaprirà, il mio consiglio resta quello di sempre: visitatela per ultima, dopo Palazzo Massimo e Altemps, perché è la sede che dà senso a tutte le altre.

Il biglietto unico del Museo Nazionale Romano

Il meccanismo è semplice e conviene quasi sempre. Con 15,00 euro si ha un ingresso in ciascuna sede da consumare entro una settimana dal primo accesso. Il ridotto per i diciotto-venticinquenni dell'Unione Europea è 2,00 euro. Esiste anche un titolo cumulativo con altri istituti, indicato come musei in rete, a 10,00 euro, le cui condizioni vanno lette sul sito ufficiale perché variano con le convenzioni in corso. La MNR Card annuale costa 30,00 euro intera e 20,00 euro ridotta.

Il conto è presto fatto: se pensate di visitare almeno due sedi, il biglietto unico è già la scelta giusta. Con Crypta Balbi chiusa e parte delle Terme di Diocleziano in cantiere, il pacchetto realistico oggi è Palazzo Massimo più Palazzo Altemps più il chiostro e la sezione epigrafica di Diocleziano: tre mezze giornate, o due giornate piene per chi legge le didascalie. Non tentate di farle tutte in un giorno solo. Ci ho provato con gruppi motivati, e dopo la terza sede nessuno guardava più niente.

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica: Palazzo Barberini e la Galleria Corsini

Il nome ufficiale dell'istituto è Gallerie Nazionali di Arte Antica, al plurale, e la ragione del plurale è che sono due palazzi lontani un chilometro e mezzo in linea d'aria ma appartenenti alla stessa collezione, divisa nel 1895 quando la raccolta Corsini, donata allo Stato con il palazzo nel 1883, fu integrata con acquisti e depositi e cominciò a straboccare. Oggi il biglietto è unico e costa 15,00 euro intero, 2,00 euro ridotto: comprende un ingresso a Palazzo Barberini e uno alla Galleria Corsini, resta valido venti giorni e prevede orario prenotato nella sede da cui si comincia e ingresso libero nell'altra. Entrambe aprono dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00 e chiudono il lunedì.

Palazzo Barberini, l'edificio

Via delle Quattro Fontane 13, alla base della salita che porta a piazza Barberini. È il cantiere di architettura più importante della Roma di Urbano VIII: iniziato nel 1627 su progetto di Carlo Maderno, proseguito con Gian Lorenzo Bernini e con Francesco Borromini, portato a termine nel 1633. La pianta a H con l'ala aperta verso il giardino è un'invenzione che rompe con il palazzo a cortile chiuso della tradizione fiorentina e romana. Salite entrambi gli scaloni, perché sono la lezione più chiara che esista sulla differenza fra i due maggiori architetti del secolo: lo scalone quadrato di Bernini, solenne e regolare; la scala elicoidale di Borromini, con le colonne binate che rimpiccioliscono salendo per accelerare la prospettiva. Non c'è pagina di manuale che valga quei due minuti.

Il salone principale è coperto dal Trionfo della Divina Provvidenza affrescato da Pietro da Cortona fra il 1632 e il 1639: una macchina illusionistica in cui la cornice architettonica dipinta si apre sul cielo e le api dei Barberini volano verso l'alto in una composizione che celebra il pontefice della famiglia. Guardatelo sdraiati su una delle panche al centro, senza fretta. È il momento in cui il barocco romano smette di essere una parola e diventa una esperienza fisica.

Le sale e i quadri di Palazzo Barberini

La collezione copre l'arte italiana ed europea dal Duecento al Settecento. Il percorso comincia con i fondi oro e la pittura tardogotica, prosegue con il Rinascimento e arriva al Seicento e al Settecento, con un allestimento rinnovato negli ultimi anni che ha restituito respiro alle sale.

Le opere che i visitatori cercano sono note: la Fornarina di Raffaello, ritratto femminile di attribuzione ampiamente accolta dalla critica, con il bracciale che porta il nome dell'artista; il Narciso di ambito caravaggesco, la cui attribuzione a Caravaggio è discussa e non unanime; la Giuditta che decapita Oloferne di Caravaggio, dipinto intorno al 1599 per il banchiere genovese Ottavio Costa, uno dei quadri più violenti e più studiati della pittura italiana; l'Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane; la Maddalena di Piero di Cosimo; opere di Filippo Lippi, del Bronzino, di Tintoretto, di El Greco, di Guido Reni, di Guercino, di Nicolas Poussin, di Canaletto.

Il consiglio che do ai gruppi: davanti alla Giuditta non guardate Giuditta. Guardate la vecchia serva sulla destra, con il panno fra le mani e gli occhi spalancati. Caravaggio le ha dato la faccia di chi sa esattamente che cosa sta accadendo e non lo impedisce, ed è quella faccia a trasformare un episodio biblico in un fatto di cronaca. La Fornarina, se posso permettermi, è il quadro più sopravvalutato del palazzo: bello, importante, ma circondato da una folla che gli toglie ogni possibilità di essere guardato davvero.

La Galleria Corsini alla Lungara

Via della Lungara 10, a Trastevere, sul lato del Tevere opposto a quello di Palazzo Barberini. Qui succede una cosa rarissima nei musei italiani: la collezione è rimasta esposta come era nell'ultimo Settecento, con i quadri affastellati su più registri fino al soffitto, secondo il gusto della quadreria settecentesca. Non è pigrizia museografica, è una scelta di conservazione consapevole, e rende la Corsini l'unica galleria romana in cui si capisce come i quadri venissero effettivamente visti dai contemporanei.

Vi sono opere di Caravaggio, Guido Reni, Guercino, Beato Angelico, Rubens, Van Dyck, Murillo, oltre a una notevole sezione di paesaggisti nordici attivi a Roma. Nel palazzo visse Cristina di Svezia, la regina che abdicò e si convertì al cattolicesimo, e vi morì nel 1689: la stanza della sua morte è indicata lungo il percorso. Il palazzo, ricostruito da Ferdinando Fuga dal 1736, ospita oggi anche l'Accademia Nazionale dei Lincei.

La Corsini è a mio parere il museo statale meno frequentato in rapporto alla sua qualità in tutta Roma. Nei pomeriggi feriali si attraversano le sale quasi da soli. Chi ha comprato il biglietto di Palazzo Barberini e non ci va sta buttando via metà di quello che ha pagato.

Venti giorni di validità, caso unico fra i Musei Statali di Roma

La formula da venti giorni è la più generosa fra quelle in vigore nei musei statali di Roma e va sfruttata con intelligenza. Chi resta in città una settimana può visitare Palazzo Barberini il primo giorno e tenere la Corsini per una mattina in cui il tempo è brutto e i parchi non si possono fare. La Lungara è a cinque minuti a piedi da Villa Farnesina, che si trova esattamente di fronte, e in venti minuti si arriva all'Orto Botanico: è la mezza giornata trasteverina meglio costruita che conosca.

La Galleria Borghese, il museo statale più difficile da prenotare a Roma

Piazzale Scipione Borghese 5, dentro il parco di Villa Borghese, ingresso dal lato di via Pinciana. Aperta dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00 con ultimo turno alle 17.45, chiusa il lunedì, il 25 dicembre e il primo gennaio. Il biglietto intero costa 16,00 euro, l'ultimo turno costa 11,00 euro, il ridotto per i diciotto-venticinquenni è 2,00 euro, sotto i diciotto anni si entra gratis. A tutti si aggiunge un diritto di prenotazione di 2,00 euro obbligatorio, e la prenotazione è obbligatoria anche per chi ha diritto alla gratuità: è il punto su cui vedo sbagliare più gente in assoluto.

I turni di due ore, la regola più rigida dei Musei Statali di Roma

La visita è organizzata a turni orari, con centottanta persone per turno e una durata standard di due ore, salvo l'ultimo ingresso. Alla fine del turno la sala si svuota davvero: il personale accompagna fuori. La conseguenza pratica è che bisogna arrivare venti minuti prima dell'orario indicato, lasciare zaini e ombrelli al guardaroba, che è obbligatorio, ed entrare con il conto alla rovescia già avviato. Chi arriva in ritardo perde il turno e non lo recupera.

La prenotazione si fa sul canale ufficiale indicato dal museo o al numero di telefono dedicato. Il museo avverte esplicitamente di acquistare i biglietti soltanto attraverso i canali ufficiali: è un avviso che nasce da anni di rivendite gonfiate e va preso alla lettera. Nei mesi di alta stagione i turni si esauriscono con settimane di anticipo, e in aprile o in ottobre trovare posto con due giorni di preavviso è quasi impossibile.

Che cosa si vede al pianterreno della Galleria Borghese

Il pianterreno è il regno della scultura e contiene, in otto sale, il gruppo di capolavori berniniani più concentrato del mondo. Il Ratto di Proserpina, scolpito da Gian Lorenzo Bernini fra il 1621 e il 1622, con le dita di Plutone che affondano nella coscia di marmo: è il dettaglio più citato della scultura barocca e resta impressionante anche a chi lo ha visto in fotografia mille volte. L'Apollo e Dafne, del 1622-1625, con la corteccia che sale lungo il corpo della ninfa e le foglie che spuntano dalle dita. Il David del 1623-1624, colto nell'istante che precede il lancio, con il volto contratto che secondo la tradizione riprodurrebbe i tratti dello stesso Bernini. E l'Enea, Anchise e Ascanio, opera giovanile in cui la collaborazione del padre Pietro è ammessa dalla critica.

Nella stessa infilata la Paolina Borghese di Antonio Canova, terminata nel 1808, ritratto della sorella di Napoleone come Venere vincitrice. Il marmo è lavorato per essere visto a lume di candela e la base originale era girevole. Poi i mosaici pavimentali con scene di gladiatori dalla tenuta di Torrenova e la raccolta di sculture antiche integrate secondo il gusto secentesco.

La Pinacoteca al piano superiore

Il piano superiore ospita la quadreria costruita dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di Paolo V, uno dei collezionisti più spregiudicati della storia dell'arte: acquistò, ottenne per pressione e in un caso celebre fece sequestrare quadri che desiderava. Ci sono sei tele di Caravaggio, fra le quali il Ragazzo con canestro di frutta, il Bacchino malato, la Madonna dei Palafrenieri, il San Girolamo e il David con la testa di Golia, in cui la testa mozzata è un autoritratto. Ci sono la Deposizione di Raffaello, dipinta nel 1507 per Atalanta Baglioni, l'Amor sacro e Amor profano di Tiziano, dipinto intorno al 1514, la Danae del Correggio, opere di Dosso Dossi, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Rubens.

Il mio consiglio pratico: con due ore soltanto, dedicate cinquanta minuti al pianterreno, dieci alla salita e cinquanta al piano superiore, e non tentate di leggere ogni cartellino. La Galleria Borghese non è un museo da studiare, è un museo da guardare. E se dovete sacrificare qualcosa, sacrificate le sale delle sculture antiche: quelle le ritrovate identiche altrove, i Bernini no.

Il Parco archeologico del Colosseo

Dal 2017 il Colosseo non appartiene più alla Soprintendenza ma a un istituto autonomo, il Parco archeologico del Colosseo, che comprende l'anfiteatro Flavio, il Foro Romano, il Palatino, la Domus Aurea, l'Arco di Costantino e la valle circostante. È il luogo più visitato d'Italia e il modello di riferimento per capire dove sta andando la gestione dei musei statali: prenotazione nominativa obbligatoria, biglietti a fascia oraria, tempo di permanenza contingentato.

Biglietti e orari del Colosseo

Il biglietto ordinario, chiamato Colosseo, Foro Romano, Palatino, costa 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni. Vale ventiquattro ore: si prenota l'ingresso al Colosseo a un orario preciso e si visita l'area del Foro e del Palatino prima o dopo, entro le ventiquattro ore che precedono o seguono quell'orario. Comprende il primo e il secondo anello dell'anfiteatro, il museo del Colosseo, il Foro Romano con il suo museo e l'area del Palatino. La permanenza massima dentro il Colosseo è di settantacinque minuti. Esistono un titolo ridotto a 14,00 euro per i residenti nella Città Metropolitana secondo le condizioni indicate dal parco e una tariffa dedicata ai possessori della card turistica cittadina a 11,50 euro.

Gli orari cambiano con la stagione: dal 29 marzo al 30 settembre il Colosseo apre alle 8.30 e il Foro con il Palatino alle 9.00, con ultimo ingresso alle 18.15 e chiusura alle 19.15; dal primo al 24 ottobre l'ultimo ingresso scende alle 17.30; dal 25 ottobre al 28 febbraio l'ultimo ingresso è alle 15.30 con chiusura alle 16.30. Chiusura totale il 25 dicembre e il primo gennaio. Ingresso gratuito la prima domenica del mese e nelle giornate del 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre.

Il biglietto è nominativo, e questo cambia tutto

Tutte le tipologie di biglietto del parco sono nominative: al tornello si controlla il documento e il nome deve corrispondere. Il cambio del nominativo è ammesso una sola volta e con un preavviso di sette giorni, alle condizioni indicate dal parco. La vendita apre trenta giorni prima della data di visita sul portale ufficiale di biglietteria del Colosseo. La conseguenza è che i biglietti comprati da terzi a nome altrui non funzionano, e ogni estate vedo turisti bloccati all'ingresso con in mano un titolo intestato a uno sconosciuto. È l'errore più costoso che si possa fare a Roma.

Full Experience, Domus Aurea e aperture serali

Oltre al biglietto ordinario il parco vende titoli speciali: l'accesso all'arena con visita contingentata di venti minuti, i pacchetti Full Experience validi due giorni che aggiungono i sotterranei, il terzo anello o il passaggio di Commodo, l'ingresso alla Domus Aurea disponibile dal venerdì alla domenica con partenze a intervalli di quindici minuti e chiusura la prima domenica del mese, e le aperture serali dedicate al Colosseo e al Foro Romano in alcune sere della settimana. I prezzi di queste formule variano e vanno letti sul sito ufficiale del parco al momento dell'acquisto.

Il mio giudizio, dopo aver accompagnato centinaia di gruppi: i sotterranei valgono la spesa una volta nella vita, l'arena no. Venti minuti sul piano dell'arena danno una fotografia e poco altro, mentre il livello ipogeo con i corridoi degli ascensori e le gabbie racconta il funzionamento della macchina. Quanto alla Domus Aurea, è il posto più straordinario del parco e il meno frequentato, perché richiede la prenotazione con largo anticipo e un elmetto in testa. Andateci.

Il Parco archeologico dell'Appia Antica

L'altro parco autonomo romano ha una superficie enorme e una densità di visitatori bassissima: è il contrario esatto del Colosseo. Comprende il tratto monumentale della via Appia Antica, il Mausoleo di Cecilia Metella con il Castrum Caetani e la chiesa di San Nicola, la Villa dei Quintili con Santa Maria Nova, i complessi degli acquedotti Claudio, Marcio e Anio Novus nel Parco degli Acquedotti, l'Antiquarium di Lucrezia Romana, la valle della Caffarella, la Villa di Sette Bassi, Tor Marancia, la Torre del Fiscale e le Tombe della Via Latina.

Biglietti del Parco dell'Appia Antica

Esiste un titolo cumulativo, il pass valido sette giorni per tutti i siti, a 12,00 euro intero, 10,00 euro per gli aderenti alle convenzioni, 2,00 euro ridotto, gratuito per i minori e per le persone con disabilità. I biglietti singoli costano 8,00 euro per Cecilia Metella con Capo di Bove, 8,00 euro per la Villa dei Quintili, 6,00 euro per l'Antiquarium di Lucrezia Romana, 6,00 euro per Villa di Sette Bassi e Tombe della Via Latina, visitabili soltanto con visita guidata e prenotazione. C'è anche una tessera annuale, La Mia Appia Card, a 25,00 euro per accessi illimitati. Attenzione: due siti, le Tombe della Via Latina e Capo di Bove, risultano temporaneamente chiusi per restauro.

Gli orari seguono la luce: dal primo aprile al 30 settembre dalle 9.00 alle 19.15, in ottobre e in marzo dalle 9.00 alle 18.30, da novembre a fine febbraio dalle 9.00 alle 16.30, sempre dal martedì alla domenica.

Come si visita davvero l'Appia

Con le gambe o con una bicicletta, mai con l'automobile. Il tratto fra il bivio di via Cecilia Metella e il quinto miglio è chiuso al traffico la domenica ed è l'unico modo civile di percorrerlo. Il consiglio operativo che do sempre: partite dalla Villa dei Quintili, che è il sito più grande e meno visitato, poi scendete verso Cecilia Metella e infine camminate sul basolato antico verso sud. Il contrario, cioè partire da Porta San Sebastiano, condanna a due chilometri di asfalto trafficato prima di vedere qualcosa.

La Villa dei Quintili merita un capitolo a parte. Era la residenza dei fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, consoli nel 151 dopo Cristo, che Commodo fece uccidere per impadronirsi della proprietà: il fatto è raccontato dalle fonti antiche ed è uno dei casi meglio documentati di confisca imperiale. Le terme conservano finestre alte e absidi in laterizio che nella luce del pomeriggio sono fra le cose più belle che si possano vedere nella campagna romana.

Castel Sant'Angelo, il monumento più stratificato dei Musei Statali di Roma

Lungotevere Castello 50. Aperto dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.30, chiuso il lunedì salvo iniziative speciali, chiuso il 25 dicembre e il primo gennaio. Il biglietto intero costa 18,00 euro, il ridotto per i diciotto-venticinquenni dell'Unione Europea 2,00 euro, gratuito sotto i diciotto anni e la prima domenica del mese. La prenotazione è consigliata tutti i giorni e diventa quasi indispensabile nei fine settimana e nei giorni festivi; i biglietti sono nominativi e al controllo va esibito un documento corrispondente. I gruppi da dieci a venticinque persone hanno prenotazione obbligatoria e radioguide a 2,00 euro a testa.

La definizione che il museo dà di se stesso è insolita e corretta: monumento, area archeologica e museo insieme. Nasce come mausoleo di Adriano, completato nel 139 dopo Cristo, diventa fortezza tardoantica, poi rocca papale collegata al Vaticano dal Passetto di Borgo, poi prigione di Stato, poi caserma, infine museo nel 1925. La rampa elicoidale che sale nel corpo del mausoleo è ancora quella di età adrianea, e camminarci dentro è l'esperienza più fisica della romanità imperiale che si possa fare a Roma.

In alto ci sono le sale rinascimentali affrescate per Paolo III Farnese, con la Sala Paolina decorata da Perin del Vaga e collaboratori intorno al 1545, il bagnetto di Clemente VII, gli appartamenti papali. E c'è la terrazza, quella dove nell'ultimo atto della Tosca la protagonista si getta. Il panorama dalla terrazza dell'Angelo è, secondo me, superiore a quello del Gianicolo e a quello del Pincio, perché è l'unico che tiene insieme la cupola di San Pietro, l'ansa del Tevere e i tetti del centro storico in una sola inquadratura.

Un'avvertenza che nessuno dà: la salita è lunga e quasi tutta in rampa o in scala, e nelle giornate di caldo la parte antica è priva di ventilazione. Chi ha difficoltà motorie o problemi cardiaci deve saperlo prima di comprare il biglietto.

Il Pantheon fra i Musei Statali di Roma

Piazza della Rotonda. Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, con chiusura della biglietteria alle 18.00 e ultimo ingresso per i singoli visitatori alle 18.30; chiuso il 25 dicembre e il primo gennaio. Il biglietto costa 7,00 euro intero e 2,00 euro ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni. È gratuito per i minori di diciotto anni, per i residenti a Roma e la prima domenica del mese, e resta gratuito durante le funzioni religiose, perché il Pantheon è a tutti gli effetti la basilica di Santa Maria ad Martyres e non ha mai smesso di esserlo. L'abbigliamento richiesto è quello delle chiese: spalle coperte, niente pantaloncini corti.

Il calendario delle visite è definito su base mensile e i biglietti vengono messi in vendita verso la metà del mese precedente sul portale ministeriale o sull'applicazione dedicata. Chi arriva senza biglietto trova la fila alle casse di piazza della Rotonda, che nelle mattine di primavera è la più lenta del centro.

La gratuità per i residenti romani è la notizia meno diffusa di tutto il sistema statale della città. Chi vive a Roma può continuare a entrare come ha sempre fatto, esibendo un documento. Il mio consiglio ai romani è di sfruttarla in un giorno di pioggia forte: l'oculo aperto nella cupola lascia cadere l'acqua sul pavimento inclinato, i ventidue fori di drenaggio la portano via, e si assiste al funzionamento di un impianto idraulico progettato diciannove secoli fa che continua a funzionare senza manutenzione straordinaria. Non c'è dimostrazione di ingegneria romana più efficace.

Le case museo dei Musei Statali di Roma

È la parte del sistema che nessuno conosce e che rappresenta, secondo me, il vero vantaggio competitivo dei musei statali romani. Sono cinque o sei indirizzi piccoli, tenuti bene, con biglietti bassi e nessuna coda, dove si entra e si trova personale che ha voglia di raccontare. Chi ha già visto i grandi musei e torna a Roma per la terza volta dovrebbe costruire la giornata su questi.

Il Museo Boncompagni Ludovisi, la sorpresa di via Veneto

Via Boncompagni 18, in una palazzina primo Novecento a due passi da via Veneto. Aperto dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.30, chiuso il lunedì salvo alcune aperture straordinarie del lunedì pomeriggio previste fra la primavera e l'autunno. Biglietto intero 6,00 euro, ridotto 2,00 euro, gratuito sotto i diciotto anni e la prima domenica del mese.

Il tema è dichiarato: arti decorative, moda e costume intesi come evoluzione del gusto sociale nell'età moderna. Ci sono mobili, abiti, dipinti e sculture, ma il pezzo forte è l'atmosfera della casa, donata allo Stato dalla principessa Blanceflor Boncompagni Ludovisi insieme alla collezione. Per chi si occupa di storia del costume italiano è una sosta obbligata; per tutti gli altri è la sorpresa migliore che via Veneto possa ancora offrire.

La casa museo Hendrik Christian Andersen

La casa dello scultore norvegese naturalizzato americano, alla base del Pincio verso piazzale Flaminio, custodisce il suo studio con le sculture monumentali destinate a una città ideale mai costruita. Andersen fu amico e corrispondente di Henry James, e le lettere fra i due sono un documento letterario noto agli studiosi. La casa museo Andersen è uno dei luoghi più strani di Roma: decine di corpi colossali in gesso e bronzo, tutti concepiti per un progetto utopico. Le condizioni di apertura vanno controllate sul sito ufficiale della direzione dei musei nazionali della città di Roma.

La casa museo Mario Praz

L'appartamento di Mario Praz, anglista, critico e collezionista, conservato come lo lasciò alla sua morte nel 1982, in un palazzo del centro. Il museo Praz si visita con accompagnamento e in piccoli gruppi, per ragioni di spazio: è un appartamento vero, con i mobili impero, le cere, gli acquerelli di interni. Praz scrisse La casa della vita, che è insieme un'autobiografia e un catalogo ragionato dei propri oggetti, e visitare l'appartamento dopo aver letto quel libro è un'esperienza che non ha equivalenti a Roma. Orari e modalità di accesso vanno verificati sul sito ufficiale, perché la capienza è minima.

Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Piazza Santa Croce in Gerusalemme, dentro la palazzina Samoggia, accanto alla basilica. Il museo degli strumenti musicali conserva oltre tremila pezzi, dal mondo antico all'Ottocento, con una sezione notevole di strumenti a tastiera. Il pezzo che gli specialisti vengono a vedere è un clavicembalo attribuito alla bottega di Bartolomeo Cristofori, l'inventore del pianoforte. È un museo silenzioso, quasi sempre vuoto, in una zona, quella di Santa Croce, che i turisti attraversano soltanto per andare alla Scala Santa.

Il Museo Giacomo Manzù e la Casa Pasolini

Il Museo Giacomo Manzù è ad Ardea, a sud di Roma, e raccoglie le opere che lo scultore bergamasco donò allo Stato nel 1979: bassorilievi, ritratti, i bozzetti delle porte per San Pietro. Ci si arriva in automobile o con i mezzi che servono il litorale sud, ed è una gita che funziona bene abbinata a una giornata di mare fuori stagione. La Casa Pasolini, sempre nella stessa direzione ministeriale, è l'ultimo ingresso nel sistema e le sue modalità di visita vanno verificate sul sito ufficiale.

La mia opinione netta su questo capitolo: se avete un pomeriggio libero e la prospettiva di una coda ai Fori vi deprime, scegliete due di questi indirizzi. Spenderete meno di quindici euro in due, non troverete nessuno e uscirete con una storia da raccontare a cena. È il modo migliore di usare i musei statali di Roma.

VIVE: il Vittoriano e Palazzo Venezia

L'istituto autonomo che si chiama VIVE tiene insieme il Vittoriano con l'Altare della Patria, il Museo Centrale del Risorgimento, la terrazza panoramica, l'Ala Fori Imperiali, il Palazzo Venezia e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte. È aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.45, e il venerdì prolunga fino alle 23.30 con ultimo ingresso alle 22.45. Il biglietto integrato costa 18,00 euro intero, comprende anche l'esposizione temporanea in corso, e scende a 5,00 euro per i visitatori fra i diciotto e i ventiquattro anni; è gratuito sotto i diciotto anni e per le persone con disabilità.

Palazzo Venezia è il primo grande palazzo del Rinascimento romano, costruito a partire dal 1455 per il cardinale veneziano Pietro Barbo, poi papa Paolo II. Ha un cortile a due ordini di arcate rimasto incompiuto, un giardino pensile murato, il Viridarium, e una serie di sale monumentali fra cui la Sala del Mappamondo, dalla cui finestra Mussolini parlava alla folla di piazza Venezia. Le collezioni comprendono sculture lignee medievali, ceramiche, bronzetti, arazzi, armi, argenterie: una raccolta di arti applicate che a Roma non ha confronti.

Il Vittoriano, progettato da Giuseppe Sacconi e inaugurato nel 1911, è il monumento più discusso della città. Vale l'ascensore per la terrazza, che offre l'unica vista dall'alto dalla quale si vede il Colosseo, i Fori e il Campidoglio nella stessa inquadratura senza salire su una cupola. La mia opinione: il monumento in sé resta indigesto, il museo del Risorgimento è serio e sottovalutato, e l'apertura serale del venerdì è la cosa più intelligente che questo istituto abbia fatto negli ultimi anni.

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Piazzale di Villa Giulia 9, raggiungibile con i tram 2, 3 e 19 o dalla stazione Flaminio della metro A con circa quattordici minuti a piedi. Aperto dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30, ultimo ingresso alle 18.30, sale in chiusura dalle 19.00; chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il primo gennaio. Il biglietto intero costa 13,00 euro, il ridotto 2,00 euro.

La villa fu costruita per Giulio III fra il 1551 e il 1553 con il concorso di Jacopo Barozzi da Vignola, Bartolomeo Ammannati e Giorgio Vasari, e con consigli di Michelangelo secondo la tradizione riportata dalle fonti cinquecentesche. Il ninfeo su tre livelli con la fontana dell'Acqua Vergine è uno dei capolavori dell'architettura di villa del Cinquecento e da solo giustifica il biglietto. Dal 1889 la villa ospita il museo dedicato alle civiltà preromane dell'Italia centrale tirrenica.

Le opere che tutti cercano sono il Sarcofago degli Sposi da Cerveteri, in terracotta, della seconda metà del sesto secolo avanti Cristo, con la coppia semisdraiata sul letto conviviale; l'Apollo di Veio e il gruppo di terrecotte dal tempio del Portonaccio, attribuite dalla tradizione a Vulca, l'unico artista etrusco di cui le fonti antiche tramandino il nome; la Cista Ficoroni, contenitore bronzeo di produzione prenestina con la firma di Novios Plautios; le lamine d'oro di Pyrgi con iscrizioni in etrusco e in fenicio, documento fondamentale per la storia linguistica del Mediterraneo. C'è anche una notevole collezione di ceramica attica arrivata in Etruria attraverso il commercio.

La seconda sede, Villa Poniatowski, sull'altro lato di via Flaminia, è in corso di lavori e la riapertura è annunciata per l'autunno del 2026. Conviene verificare sul sito ufficiale del museo prima di programmarla.

Un consiglio che do sempre e che quasi nessuno segue: entrate a Villa Giulia con l'idea di capire come si viveva, non che cosa si scavava. Gli Etruschi hanno lasciato le tombe perché di città ne restano poche, ma l'apparecchiatura del banchetto, gli specchi incisi, i buccheri e i gioielli raccontano una società che i Romani hanno descritto con una miscela di ammirazione e di disprezzo. Il Sarcofago degli Sposi, con la donna sdraiata accanto all'uomo e non ai suoi piedi, è la risposta migliore a chi crede che l'antichità fosse tutta uguale.

Il Museo delle Civiltà all'EUR

Piazza Guglielmo Marconi 14 e 8, all'EUR, nei due edifici del Palazzo delle Scienze e del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari. Aperto dal martedì alla domenica dalle 8.00 alle 19.00 con ultimo ingresso alle 18.30, chiuso il lunedì. Il biglietto intero è di 10,00 euro, il ridotto di 2,00 euro. Si arriva con la metro B alla fermata EUR Fermi o EUR Palasport.

Il Museo delle Civiltà nasce nel 2016 dalla fusione di quattro musei nazionali preesistenti: il Museo preistorico ed etnografico Luigi Pigorini, il Museo delle arti e tradizioni popolari Lamberto Loria, il Museo dell'Alto Medioevo e il Museo nazionale d'arte orientale Giuseppe Tucci. È l'operazione museografica più ambiziosa degli ultimi anni in Italia, e anche la più difficile: mettere sotto lo stesso tetto la preistoria europea, le collezioni etnografiche coloniali, le arti popolari italiane e l'arte asiatica significa affrontare di petto la questione di come si espone oggi un museo nato da una mentalità ottocentesca.

Che cosa si vede. La sequenza preistorica italiana dal paleolitico all'età del ferro, con materiali di prima grandezza. Le collezioni etnografiche dall'Oceania, dall'Africa e dalle Americhe, fra cui una celebre maschera in mosaico di turchese di provenienza mesoamericana. Gli oggetti della cultura materiale italiana raccolti da Lamberto Loria per l'Esposizione del 1911: carri siciliani, telai, presepi, costumi. I corredi longobardi e le sculture altomedievali. Le raccolte orientali costruite dall'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, con la sezione iranica e la sezione tibetana raccolte da Giuseppe Tucci.

La mia opinione, netta: è il museo statale romano dove si impara di più e quello che i romani conoscono di meno. In compenso l'allestimento è disomogeneo, alcune sezioni sono ancora in transizione e la segnaletica dentro i due palazzi non aiuta. Andateci con almeno tre ore davanti e la disposizione d'animo di chi visita un cantiere intellettuale, non un museo finito.

La Galleria Nazionale d'arte moderna e contemporanea

Viale delle Belle Arti 131, sul limite settentrionale di Villa Borghese, nel palazzo delle Belle Arti costruito da Cesare Bazzani per l'Esposizione del 1911. Aperta dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, ultimo ingresso quarantacinque minuti prima della chiusura, chiusa il lunedì. Il biglietto intero costa 15,00 euro, il ridotto 2,00 euro per i cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni; gratuito la prima domenica del mese, sotto i diciotto anni, per docenti e studenti aventi diritto, per le persone con disabilità e un accompagnatore, e nelle giornate del 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre.

La Galleria Nazionale conserva la maggiore collezione italiana di arte dell'Ottocento e del Novecento: Antonio Canova, Francesco Hayez, i Macchiaioli, Giovanni Segantini, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Alberto Burri, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Jackson Pollock, Claude Monet, Vincent van Gogh, Gustav Klimt. Il grande allestimento tematico introdotto nel decennio scorso ha rotto la sequenza cronologica accostando opere di epoche lontane, con risultati discussi.

La mia posizione è che l'esperimento abbia funzionato solo a metà: alcuni accostamenti sono illuminanti, altri gratuiti. Resta un museo con un patrimonio enorme, un caffè con vista sui giardini e un pubblico ridotto rispetto alla qualità di quello che espone. Chi arriva a Roma per la seconda volta e crede che a Roma non ci sia arte contemporanea dovrebbe cominciare da qui, e proseguire con il MAXXI in via Guido Reni, che però è una fondazione e non un museo statale in senso stretto.

Terme di Caracalla e i siti della Soprintendenza Speciale

Via delle Terme di Caracalla. Il biglietto intero costa 8,00 euro, il ridotto 2,00 euro, con un supplemento di 5,00 euro quando è in corso una mostra. Il sito ministeriale indica orario dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.15 con ultimo ingresso alle 18.00 e biglietteria chiusa alle 18.00: il calendario del lunedì e gli orari stagionali cambiano con frequenza, quindi conviene controllare sul sito ufficiale prima di andare. Dal maggio del 2024 la biglietteria passa dalla piattaforma ministeriale, con acquisto online, applicazione o chiosco sul posto a pagamento elettronico.

Le Terme di Caracalla sono il complesso termale imperiale meglio conservato di Roma: inaugurate nel 216 dopo Cristo, occupavano circa undici ettari e potevano accogliere fino a milleseicento persone contemporaneamente. Quello che resta in piedi sono le murature del corpo centrale, alte fino a trenta metri, private del rivestimento marmoreo che i papi e i principi hanno smontato per secoli. Le due vasche di granito che oggi decorano piazza Farnese vengono da qui; il gruppo del Toro Farnese e l'Ercole Farnese, oggi a Napoli, furono trovati nelle palestre nel Cinquecento.

La visita ai mitrei sotterranei, quando disponibile, è la parte più interessante: il mitreo delle Terme di Caracalla è il più grande di Roma. Nei mesi estivi il complesso ospita la stagione lirica all'aperto, ed è l'unico caso italiano di grande spettacolo dentro un monumento antico che funziona senza danneggiarlo, grazie a un palco autoportante.

Sotto la stessa Soprintendenza rientrano altri luoghi aperti, fra cui il Mausoleo di Augusto, restituito alla visita dopo un lungo restauro, con modalità di accesso e prenotazione indicate sul sito ufficiale.

Ostia antica, il parco statale che vale una giornata intera

Viale dei Romagnoli 717, a Ostia antica. Il Parco archeologico di Ostia antica è un istituto autonomo che comprende gli scavi con il Museo Ostiense, il Castello di Giulio II e il borgo, l'area archeologica dei porti imperiali di Claudio e Traiano, il Museo delle Navi, la necropoli di Porto all'Isola Sacra e il complesso della basilica di Sant'Ippolito. L'ingresso è gratuito la prima domenica del mese; gli orari e le tariffe aggiornate sono sul sito ufficiale del parco e sul portale ministeriale.

Ci si arriva con il treno urbano da Porta San Paolo, fermata Ostia Antica, e il biglietto è quello ordinario del trasporto pubblico: è il sito archeologico più economico da raggiungere di tutta l'area romana. La camminata dalla stazione al cancello dura cinque minuti attraverso un cavalcavia.

Perché ci vuole una giornata. Perché Ostia non è un monumento ma una città: il decumano lungo più di un chilometro, le terme di Nettuno con i mosaici in bianco e nero, il teatro con il piazzale delle Corporazioni dove i mosaici indicano le sedi degli armatori di Alessandria, di Cartagine, di Narbona; le insulae a più piani che spiegano l'edilizia residenziale romana meglio di qualunque ricostruzione; i thermopolia con i banconi di marmo; il mitreo delle Sette Sfere; la sinagoga alla periferia orientale, fra le più antiche del Mediterraneo occidentale. Il Museo Ostiense conserva le sculture ritrovate negli scavi.

Il mio parere è che Ostia dia più di Pompei a chi vuole capire come funzionava una città romana ordinaria, perché non è stata sigillata da una catastrofe ma abbandonata lentamente, e quindi conserva le trasformazioni di quattro secoli invece di un istante. In compenso ha meno pittura e meno oggetti in posto. Chi ha un giorno solo e ama gli oggetti scelga Palazzo Massimo; chi ama le strade scelga Ostia.

Che cosa non è statale a Roma anche se sembra

Ci sono luoghi che tutti danno per statali e non lo sono. L'equivoco costa tempo e a volte denaro, perché chi arriva la prima domenica del mese convinto di entrare gratis trova la biglietteria che vende regolarmente.

Villa Farnesina appartiene ai Lincei

La Villa Farnesina, in via della Lungara 230, è di proprietà dell'Accademia Nazionale dei Lincei ed è gestita dall'Accademia stessa, non dal Ministero. Non aderisce alla domenica gratuita statale, ha un calendario proprio, è aperta tutti i giorni feriali dalle 9.00 alle 14.00 con ultimo ingresso alle 13.15 e apre in via straordinaria la seconda domenica del mese dalle 9.00 alle 17.00, con visita guidata alle 12.30. Il biglietto si acquista online sul canale indicato dall'Accademia oppure alla villa.

Vale ogni euro. La villa fu costruita fra il 1506 e il 1511 da Baldassarre Peruzzi per il banchiere senese Agostino Chigi, e la decorazione riunisce Raffaello con la sua bottega, Sebastiano del Piombo, Giovanni da Udine, il Sodoma e Peruzzi stesso. La Loggia di Galatea con il Trionfo di Galatea di Raffaello e le vele astrologiche di Peruzzi, la Loggia di Amore e Psiche con i festoni vegetali di Giovanni da Udine, la Sala delle Prospettive di Peruzzi con le vedute di Roma dipinte fra colonne finte, la camera nuziale con le Nozze di Alessandro e Rossane del Sodoma. È il ciclo profano più coerente del Rinascimento romano dopo le Stanze Vaticane, e il fatto che sia fuori dal circuito statale la tiene meravigliosamente vuota.

I Musei Vaticani sono di un altro Stato

I Musei Vaticani appartengono allo Stato della Città del Vaticano. Non applicano il decreto italiano sulle gratuità, non fanno la prima domenica del mese come i musei statali italiani ma hanno una propria domenica di apertura gratuita con regole sue, e la loro biglietteria è completamente separata. Nessun abbonamento italiano, statale o civico, vi dà accesso.

Le gallerie di famiglia e i casi ibridi

La Galleria Doria Pamphilj e la Galleria Colonna sono private e restano di proprietà delle famiglie. La Galleria Spada è invece statale, ma occupa il piano nobile di un palazzo sede del Consiglio di Stato, il che spiega i controlli all'ingresso e il percorso obbligato. Il Palazzo del Quirinale è la sede della Presidenza della Repubblica e si visita su prenotazione con regole di sicurezza proprie. Villa Medici è dell'Accademia di Francia a Roma e ha biglietteria francese.

I musei civici non c'entrano

Vale la pena ripeterlo perché è l'errore più frequente: i Musei Capitolini, il Museo dei Fori Imperiali ai Mercati di Traiano, l'Ara Pacis, la Porta San Paolo e gli altri musei di Roma Capitale hanno tariffe comunali, calendario comunale e abbonamento comunale. Le loro gratuità dipendono dalle delibere capitoline e non dal decreto ministeriale, e le condizioni in vigore vanno verificate sul canale ufficiale del Comune: la pagina dei musei gratis a Roma le ricostruisce nel dettaglio.

Prenotazioni obbligatorie nei Musei Statali di Roma

Non tutti i musei dello Stato richiedono la prenotazione, e distinguere serve a evitare due errori opposti: presentarsi senza biglietto dove serve, oppure pagare un diritto di prevendita dove non era necessario.

Dove la prenotazione è obbligatoria nei Musei Statali di Roma

Alla Galleria Borghese la prenotazione è obbligatoria per tutti, comprese le categorie che hanno diritto all'ingresso gratuito, e comporta un diritto di 2,00 euro. Al Parco archeologico del Colosseo la prenotazione online è obbligatoria per la fascia oraria di ingresso all'anfiteatro e il biglietto è nominativo con controllo del documento. Alla Domus Aurea la visita avviene soltanto con accompagnamento e prenotazione, nei giorni di apertura. Alla Villa di Sette Bassi e alle Tombe della Via Latina, nel Parco dell'Appia Antica, si entra soltanto con visita guidata prenotata. Alla Casa museo Mario Praz l'accesso è a gruppi ridottissimi e va concordato. I gruppi da dieci a venticinque persone a Castel Sant'Angelo hanno prenotazione obbligatoria.

Dove la prenotazione è soltanto consigliata

A Castel Sant'Angelo per i singoli, al Pantheon, alle sedi del Museo Nazionale Romano, alle Gallerie Nazionali di Arte Antica, a Villa Giulia, al Museo delle Civiltà, alla Galleria Nazionale d'arte moderna, alle Terme di Caracalla e a Ostia antica si può comprare il biglietto sul posto. Consigliata però vuol dire qualcosa: al Pantheon nelle mattine di aprile e ottobre la fila alle casse supera l'ora, e a Castel Sant'Angelo il sabato pomeriggio si arriva a tempi simili.

Il canale di acquisto giusto per i Musei Statali di Roma

I musei che dipendono dalla direzione territoriale, quindi Castel Sant'Angelo, Pantheon e le case museo, vendono sul portale ministeriale Musei Italiani e sulla relativa applicazione. Gli istituti autonomi hanno ciascuno il proprio concessionario, indicato sul rispettivo sito ufficiale. Nessun museo statale autorizza la vendita da parte di intermediari che non siano indicati sulla propria pagina ufficiale: se un sito propone un biglietto per il Colosseo a un prezzo diverso da quello di listino, quel titolo comprende un servizio aggiuntivo oppure non è valido. Comprate sempre partendo dal sito del museo, mai da un motore di ricerca.

La prima domenica del mese nei Musei Statali di Roma

È la regola più conosciuta e la più fraintesa. La prima domenica di ogni mese i musei, i monumenti, le gallerie e le aree archeologiche dello Stato sono gratuiti per tutti, nei consueti orari di apertura, con prenotazione consigliata oppure obbligatoria dove è richiesta. La gratuità riguarda l'ingresso, non il diritto di prenotazione: alla Galleria Borghese si paga comunque il diritto di 2,00 euro e il posto va comunque riservato, e nei mesi di alta stagione i turni gratuiti si esauriscono nel giro di poche ore dall'apertura delle vendite.

Le eccezioni contano. La Domus Aurea è chiusa la prima domenica del mese. Alcuni siti a visita guidata mantengono il costo dell'accompagnamento. Le mostre temporanee con supplemento restano a pagamento anche nella domenica gratuita.

Il mio consiglio, che ripeto da anni e che quasi nessuno segue: la prima domenica del mese non è il giorno giusto per i musei famosi. Il Colosseo e la Galleria Borghese in quella data hanno un'affluenza che rende la visita peggiore, non migliore. È invece il giorno perfetto per il Museo delle Civiltà all'EUR, per la sezione epigrafica delle Terme di Diocleziano, per la Galleria Nazionale d'arte moderna, per Ostia antica: luoghi che anche gratis restano tranquilli e che in quel giorno regalano una visita a costo zero senza penalizzazioni. Chi vuole risparmiare sui grandi nomi faccia il contrario, cioè scelga un martedì di novembre a pagamento: paga quindici euro e vede il doppio.

Gratuità e riduzioni per legge nei Musei Statali di Roma

Il decreto ministeriale che regola gli ingressi vale in tutta Italia e si applica identico in ogni museo dello Stato. Vale la pena conoscerlo, perché molte persone pagano biglietti che non dovrebbero pagare.

L'ingresso è gratuito, senza limiti di età, in archivi e biblioteche dello Stato per chiunque. Nei musei, nei monumenti, nelle gallerie e nelle aree archeologiche statali l'ingresso è gratuito per chi non ha compiuto diciotto anni, indipendentemente dalla cittadinanza. È gratuito inoltre per gli interpreti turistici dell'Unione Europea muniti di licenza, per il personale del Ministero, per i soci ICOM, per i docenti e gli studenti universitari dei corsi di architettura, conservazione dei beni culturali, scienze della formazione, archeologia e storia dell'arte, per i docenti e gli studenti delle accademie di belle arti, per gli insegnanti delle scuole con la documentazione prevista, per le persone con disabilità e per un loro accompagnatore, per gli operatori delle associazioni di volontariato in convenzione, per i gruppi scolastici con prenotazione, per i ricercatori con verifica dell'ente, per i cittadini di Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera in forza degli accordi sullo spazio economico europeo, e per i giornalisti iscritti all'albo con tesserino in corso di validità.

Il biglietto ridotto a 2,00 euro spetta ai cittadini dell'Unione Europea che hanno compiuto diciotto anni e non hanno compiuto venticinque anni, e si estende ai cittadini di Paesi terzi in condizione di reciprocità. Due euro per Palazzo Barberini o per il Museo Nazionale Romano è, senza esagerazione, la migliore offerta culturale d'Europa per un ventenne.

Va portato con sé il documento che prova il diritto. Non serve stampare nulla di più, ma senza documento la cassa applica il prezzo pieno e non ammette discussioni.

Biglietti cumulativi e card nei Musei Statali di Roma

Il sistema statale romano non ha una tessera unica, ma ha alcune formule cumulative che, usate bene, fanno risparmiare cifre serie. Le elenco in ordine di convenienza reale.

Il biglietto del Museo Nazionale Romano

Quindici euro per un ingresso in ciascuna sede entro sette giorni. Con due sedi visitate è già in pareggio rispetto al costo dei singoli ingressi; con tre è un affare. La MNR Card annuale a 30,00 euro conviene a chi vive a Roma o soggiorna a lungo.

Il biglietto delle Gallerie Nazionali di Arte Antica

Quindici euro per Palazzo Barberini e Galleria Corsini, validi venti giorni. La durata è il vero regalo: consente di spezzare la visita in due giornate diverse e in due quartieri diversi.

Il pass del Parco dell'Appia Antica

Dodici euro per sette giorni su tutti i siti del parco, contro gli otto euro di un singolo ingresso a Cecilia Metella o alla Villa dei Quintili. Chi vede due siti è già in pareggio. La tessera annuale a 25,00 euro è la migliore spesa culturale che un romano possa fare, perché il parco è anche un posto dove si cammina.

Le formule del Parco archeologico del Colosseo

Il biglietto ordinario a 18,00 euro già comprende tre aree per ventiquattro ore, e i pacchetti Full Experience estendono a due giorni con l'aggiunta di ambienti speciali. Qui il calcolo non è sul risparmio ma sul tempo: chi ha due mattine libere spende meglio con il pacchetto lungo, chi ne ha una sola non deve nemmeno considerarlo.

Le card cittadine e i Musei Statali di Roma

Le tessere turistiche di Roma, vendute dal circuito ufficiale del turismo cittadino, comprendono ingressi in una selezione di musei statali e civici e il trasporto pubblico; il Parco archeologico del Colosseo applica ai possessori una tariffa dedicata di 11,50 euro. Conviene solo a chi ha davvero in programma tre o quattro grandi ingressi in pochi giorni e userà molto la metropolitana. In tutti gli altri casi il conto non torna, e lo dico dopo averlo rifatto ogni anno per i clienti che me lo chiedono.

La tessera annuale comunale, quella da cinque euro riservata ai residenti, apre soltanto i musei di Roma Capitale e non ha alcun effetto sui musei dello Stato. Chi vive a Roma e ama i musei ha bisogno di due tessere diverse, ed è una delle assurdità più durature dell'amministrazione culturale italiana.

I musei statali del Lazio fuori Roma

L'elenco dei musei dello Stato non si ferma al Grande Raccordo Anulare. Il Lazio conserva una rete di siti statali che vale il viaggio e che quasi nessun visitatore straniero conosce, con biglietti bassi e le stesse gratuità di legge. Li ordino per provincia.

I musei statali della provincia di Roma

A Tivoli ci sono i due complessi maggiori: Villa Adriana, la residenza che Adriano fece costruire fra il 118 e il 138 dopo Cristo su una superficie di oltre centoventi ettari, e Villa d'Este, la villa cinquecentesca del cardinale Ippolito II d'Este con il sistema di fontane alimentate senza pompe. Sono gestite da un istituto autonomo dedicato e sono entrambe patrimonio dell'umanità. A Tivoli si arriva in treno da Tiburtina in un'ora scarsa.

A Palestrina il Museo archeologico nazionale occupa il palazzo Colonna Barberini costruito sopra il santuario della Fortuna Primigenia, e conserva il grande mosaico nilotico di età tardorepubblicana, uno dei documenti più straordinari del gusto egittizzante a Roma. A Nemi il Museo delle navi romane racconta le due imbarcazioni di Caligola recuperate dal lago negli anni Trenta e distrutte da un incendio nel 1944. A Prima Porta la Villa di Livia, quella degli affreschi del giardino. Nel territorio settentrionale il Parco di Veio con il santuario del Portonaccio, da cui viene l'Apollo di Villa Giulia.

I musei statali della provincia di Frosinone

Il Museo archeologico di Frosinone raccoglie i materiali del territorio ernico e volsco. A Cassino l'area archeologica con il teatro e l'anfiteatro di Casinum, sotto l'abbazia di Montecassino. Ad Anagni il museo della cattedrale con la cripta affrescata, che è proprietà ecclesiastica ma completa il percorso. Nella valle del Liri e nella Ciociaria si trova una rete di antiquari comunali e statali che documenta l'occupazione preromana.

I musei statali della provincia di Latina

A Priverno i musei di Priverno con l'area archeologica di Privernum. A Sermoneta e nella pianura pontina il Museo di Satricum a Le Ferriere, dove si trovava il santuario di Mater Matuta. A Sperlonga il museo archeologico nazionale accanto alla villa di Tiberio, con i gruppi scultorei ellenistici ricomposti dai frammenti trovati nella grotta: è, a mio giudizio, il museo statale più bello del Lazio dopo quelli romani. Ad Anzio il Museo dello sbarco racconta il gennaio del 1944. Il Museo della terra pontina a Latina documenta la bonifica.

I musei statali delle province di Viterbo e Rieti

Nell'alto Lazio la concentrazione etrusca è la più densa d'Italia: Tarquinia con il museo nazionale a Palazzo Vitelleschi e le necropoli dipinte, Cerveteri con la Banditaccia, Vulci, Tuscania. Il Palazzo Farnese di Caprarola, costruito su pianta pentagonale dal Vignola per il cardinale Alessandro Farnese, e la Villa Lante a Bagnaia sono due dei manifesti del manierismo italiano. Poco lontano il Sacro Bosco di Bomarzo, che però è privato. In provincia di Rieti l'abbazia di Farfa e le aree sabine completano il quadro.

La mia opinione: se avete già visto Roma due volte, la terza spendetela fuori. Sperlonga, Tarquinia e Caprarola in tre giorni con l'automobile valgono più di qualunque quarta visita ai Fori, e i biglietti costano quanto un caffè in centro.

Due giorni fra i Musei Statali di Roma: l'itinerario che propongo

Lo costruisco come lo costruirei per un gruppo di adulti curiosi, senza bambini piccoli, in una stagione media. Presuppone che non sia lunedì.

Primo giorno fra i Musei Statali di Roma: l'antico

Ore 9.00, Palazzo Massimo alle Terme, biglietto unico del Museo Nazionale Romano a 15,00 euro. Due ore piene, con priorità al secondo piano. Ore 11.15, attraversamento di piazza dei Cinquecento e visita alla sezione epigrafica e al chiostro michelangiolesco delle Terme di Diocleziano, un'ora. Pranzo veloce in zona Repubblica. Ore 14.30, autobus 64 o passeggiata fino a Palazzo Altemps, un'ora e mezza. Ore 16.30, caffè a piazza Navona e chiusura della giornata al Pantheon, 7,00 euro, con prenotazione fatta la sera prima. Costo totale dei biglietti: 22,00 euro.

Secondo giorno fra i Musei Statali di Roma: il moderno e il barocco

Ore 9.00, Galleria Borghese con turno prenotato, 16,00 euro più 2,00 di prenotazione. Uscita alle 11.00, passeggiata dentro Villa Borghese fino a viale delle Belle Arti. Ore 11.30, Galleria Nazionale d'arte moderna, 15,00 euro, un'ora e mezza. Pranzo. Ore 15.00, Palazzo Barberini con il biglietto da 15,00 euro valido venti giorni, due ore. Chi ha ancora energie prosegue in autobus fino alla Lungara e usa la seconda metà del biglietto alla Galleria Corsini nei giorni successivi. Costo totale: 48,00 euro.

Due avvertenze da professionista. La prima: non inserite il Colosseo in un itinerario di due giorni tutto museale, perché richiede mezza giornata sua e cambia il ritmo. La seconda: se la prima domenica del mese cade dentro il vostro soggiorno, spostate il giorno del moderno su quella data e risparmiate trenta euro a testa, ma prenotate la Borghese il giorno stesso in cui aprono le vendite.

I Musei Statali di Roma con i bambini

Il sistema statale è generoso con le famiglie: sotto i diciotto anni si entra gratis ovunque, il che significa che una famiglia con due figli minorenni paga soltanto due biglietti. È un vantaggio che a Roma vale centinaia di euro in una settimana.

Che cosa funziona davvero, per esperienza diretta. Castel Sant'Angelo, perché è un castello vero con rampe, ponti levatoi, terrazze e cannoni. Il Museo delle Civiltà all'EUR, per la sezione preistorica e per gli oggetti etnografici, che a un bambino dicono più di qualunque marmo. Villa Giulia, per il ninfeo, per il Sarcofago degli Sposi e per la sensazione di essere in un giardino. Ostia antica, perché è una città in cui si corre. Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, per ragioni ovvie a chi ha figli che suonano.

Che cosa non funziona: la Galleria Borghese, per via del turno rigido di due ore e del divieto di correre; Palazzo Altemps, troppo silenzioso; il Colosseo nelle ore centrali di luglio, perché il caldo sul piano dell'anfiteatro è insopportabile per un bambino. Il consiglio pratico che do sempre: un museo al giorno, mai due, e sempre con un gelato dichiarato in anticipo come premio finale. Funziona da vent'anni.

Accessibilità nei Musei Statali di Roma

Le persone con disabilità e un accompagnatore entrano gratuitamente in tutti i musei dello Stato, per decreto. Sull'accessibilità fisica il quadro è disomogeneo e va verificato caso per caso sul sito ufficiale di ciascun istituto.

Le sedi con buona accessibilità sono Palazzo Massimo, che ha ascensori su tutti i piani, il Museo delle Civiltà, la Galleria Nazionale d'arte moderna, Palazzo Barberini nella maggior parte del percorso. Villa Giulia ha percorsi facilitati e servizi dedicati, fra cui riproduzioni tattili per i visitatori con disabilità visiva e videoguide in lingua dei segni. La Galleria Borghese è accessibile ma il turno rigido di due ore va considerato.

Le sedi difficili sono Castel Sant'Angelo, dove la rampa elicoidale antica e le scale verso le terrazze non sono superabili in carrozzina oltre un certo livello; le Terme di Diocleziano, dove i cantieri modificano i percorsi; l'area del Foro Romano e del Palatino, dove il fondo è in gran parte sconnesso e in salita; Ostia antica, dove i basolati antichi sono impraticabili con ruote piccole. Nei parchi archeologici esistono percorsi facilitati segnalati: chiedeteli al personale all'ingresso, perché non sempre sono indicati sulla mappa.

Quando andare e quando evitare i Musei Statali di Roma

Il lunedì la maggior parte dei musei statali è chiusa. Fanno eccezione il Pantheon e il complesso del Vittoriano con Palazzo Venezia, aperti tutti i giorni, e alcune iniziative straordinarie che aprono Castel Sant'Angelo di lunedì in determinati periodi. Un lunedì a Roma va programmato di conseguenza: parchi, chiese, basiliche e i musei civici che aprono.

I mesi peggiori sono aprile, maggio e ottobre, quando la sovrapposizione di turismo scolastico e turismo internazionale satura ogni prenotazione. I mesi migliori sono gennaio, febbraio e la seconda metà di novembre: musei semivuoti, luce bassa e bellissima nelle sale, personale disponibile a parlare. Luglio e agosto sono accettabili nei musei al chiuso e proibitivi nei siti all'aperto: alle Terme di Caracalla o al Palatino, fra le undici e le sedici, il caldo è un problema di sicurezza, non di comfort.

Gli orari migliori nella giornata sono l'apertura e le ultime due ore. Il flusso dei gruppi organizzati si concentra fra le dieci e le tredici; dalle sedici in poi le sale si svuotano. La mia abitudine personale, quando visito per piacere e non per lavoro, è entrare un'ora e mezza prima dell'ultimo ingresso: si vede meno, ma si vede meglio.

Una curiosità su Musei Statali di Roma

Il primo museo statale di Roma non fu costruito: fu requisito. Quando nel 1889 il Ministero della Pubblica Istruzione decise di dare una sede alle antichità che stavano emergendo a valanga dagli sventramenti della capitale, scelse la Certosa di Santa Maria degli Angeli, cioè il monastero certosino ricavato da Michelangelo dentro le Terme di Diocleziano. I frati erano già stati allontanati con le leggi di soppressione degli anni Sessanta dell'Ottocento; nelle celle e nei chiostri si cominciarono ad accatastare marmi, iscrizioni, sarcofagi. Il Museo Nazionale Romano nasce così, dentro un edificio termale del quarto secolo trasformato in convento nel Cinquecento e in magazzino archeologico nell'Ottocento.

La conseguenza si vede ancora oggi. Il grande chiostro attribuito a Michelangelo, cento pilastri intorno a un giardino con quattro cipressi che la tradizione vuole piantati dall'artista stesso, non fu progettato per contenere sculture: le teste colossali di animali che si incontrano lungo i lati sono lì perché non c'era altrove dove metterle. Il museo si è spalmato in un secolo su altre tre sedi proprio perché la prima era nata da un'emergenza logistica e non da un progetto.

Aggiungo una curiosità dentro la curiosità. Il numero di reperti conservati nei depositi dei musei statali romani supera di molte volte quello dei reperti esposti. È una condizione comune a tutti i grandi musei archeologici del mondo, ma a Roma raggiunge proporzioni particolari, perché ogni cantiere edilizio della città produce materiale che per legge diventa demanio statale. Ogni volta che scavano per una nuova conduttura, i musei statali di Roma diventano un poco più ricchi e un poco più affollati nei sotterranei.

Una cosa che non ti dice nessuno su Musei Statali di Roma

Che il biglietto di Palazzo Barberini vale venti giorni e comprende la Galleria Corsini, e che la stragrande maggioranza delle persone che entrano a Barberini non mette mai piede alla Corsini. L'ho visto accadere decine di volte accompagnando gruppi: chi ha comprato il titolo lo fa timbrare a via delle Quattro Fontane, esce contento e getta via metà del proprio acquisto. La Corsini è dall'altra parte del fiume, a Trastevere, e nessuno la associa a Barberini perché il nome dell'istituto, Gallerie Nazionali di Arte Antica, non lo dice.

Lo stesso vale per il biglietto del Museo Nazionale Romano: quindici euro per quattro sedi entro sette giorni, e la percentuale di visitatori che ne usa più di due è bassissima. E per il pass del Parco dell'Appia Antica, dodici euro per sette giorni su tutti i siti, che quasi tutti comprano nella versione singola da otto euro perché non sanno che esista.

C'è una seconda cosa che nessuno dice ed è ancora più utile. Il Pantheon è gratuito per i residenti a Roma. Non c'è nessun cartello che lo gridi, la notizia è passata quasi sotto silenzio quando il monumento è diventato a pagamento, e conosco romani convinti di non poter più entrare nel monumento sotto casa. Basta un documento d'identità con la residenza romana e si passa dalla fila giusta.

Terza cosa, e chiudo. Le case museo della direzione territoriale, quelle di Andersen, di Praz, di Boncompagni Ludovisi, hanno biglietti da sei euro o meno e capienze minime. Nei giorni feriali di gennaio si entra e non c'è nessun altro. In una città che nel 2026 conta code ovunque, l'esistenza di quattro musei dello Stato in cui si è soli è un'informazione che vale più di qualunque sconto.

Il consiglio che ti do per visitare Musei Statali di Roma

Fate il contrario di quello che fanno tutti: costruite l'itinerario partendo dal calendario, non dai nomi. Il sistema statale romano ha tre vincoli rigidi che decidono la giornata prima ancora dei vostri gusti. Il lunedì quasi tutto è chiuso. La prenotazione alla Galleria Borghese e al Colosseo va fatta con settimane di anticipo in alta stagione. La prima domenica del mese cambia completamente l'affluenza. Se mettete questi tre elementi sul tavolo prima di scegliere i musei, il resto si compone da solo.

Secondo consiglio: comprate i biglietti cumulativi anche se pensate di non usarli tutti. Quindici euro per il Museo Nazionale Romano si ripagano con due sedi, e la seconda sede vi verrà voglia di vederla. Quindici euro per Barberini più Corsini si ripagano allo stesso modo, con venti giorni di margine. È matematica elementare che quasi nessuno fa.

Terzo, e questo è il consiglio di chi accompagna gruppi da vent'anni: non superate mai i due musei in una giornata. La soglia di attenzione media di un adulto in un museo è intorno ai novanta minuti, e dopo il secondo ingresso la resa crolla. Ho visto gruppi attraversare Palazzo Altemps in quindici minuti perché erano già stati in altri due musei quella mattina, e a fine giornata nessuno ricordava nulla di nulla. Meglio tre musei fatti bene in tre giorni che sei fatti male in due.

Quarto: portate il documento. Sembra banale e invece è il motivo per cui ogni settimana qualcuno paga il prezzo pieno avendo diritto alla gratuità o al ridotto. Le biglietterie statali non ammettono autocertificazioni verbali.

Quinto e ultimo: entrate nei musei con la stagione sbagliata. Gennaio e febbraio a Roma sono freddi, luminosi e vuoti, e in quelle settimane un museo statale è quello che dovrebbe essere sempre, cioè un luogo dove si può stare fermi davanti a un quadro senza che qualcuno vi spinga.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che i grandi musei romani nascono dalle collezioni dei cardinali nipoti. Quasi nessuno ricorda a quali condizioni lo Stato italiano se le sia comprate, e la storia merita di essere raccontata perché spiega perché certe cose sono a Roma e certe altre no.

La legge del 1902 sulla tutela dei monumenti nacque in buona parte dall'allarme per la dispersione delle raccolte principesche romane. Le famiglie erano indebitate, il mercato internazionale pagava cifre enormi, e nel giro di pochi anni una parte consistente del patrimonio artistico privato di Roma prese la via dell'estero. La collezione Borghese fu acquistata dallo Stato con la villa nel 1902 proprio per bloccarne lo smembramento, dopo che il principe aveva già venduto una parte notevole delle antichità a Napoleone nel 1807: quei marmi sono al Louvre e non torneranno.

La collezione Ludovisi seguì un percorso simile. Formata dal cardinale Ludovico Ludovisi dal 1621, era considerata la maggiore raccolta di scultura antica in mani private a Roma. Alla fine dell'Ottocento la villa sul Pincio venne lottizzata per costruire il quartiere che oggi porta il nome della famiglia, e la collezione fu acquistata dallo Stato all'inizio del Novecento, salvandola in extremis. Le statue che oggi si vedono a Palazzo Altemps sono lì per il rotto della cuffia.

Il fatto poco citato, allora, è questo: i musei statali di Roma non sono il frutto di una politica culturale, ma di una serie di operazioni di salvataggio d'emergenza condotte in cinquant'anni da un Paese giovane e povero che capiva di stare perdendo qualcosa di irripetibile. È una storia di rincorse, non di progetti. E quando oggi ci si lamenta della disomogeneità del sistema, vale la pena ricordare che l'alternativa storica non era un sistema migliore: era il mercato antiquario di Londra e di New York.

La foto giusta da fare a Musei Statali di Roma

Comincio dalla regola, perché senza quella il resto è inutile. Nei musei dello Stato la fotografia senza flash, senza treppiede e senza asta è generalmente consentita per uso personale, ma ogni istituto autonomo può porre limitazioni proprie e alcune sale con opere in prestito hanno divieti specifici segnalati sul posto. Il flash è vietato ovunque, sempre, e non per capriccio: la radiazione ripetuta danneggia i pigmenti e i supporti organici.

Le fotografie che consiglio, in ordine. La prima è la scala elicoidale di Borromini a Palazzo Barberini, ripresa dal basso al centro della tromba: le colonne binate che rimpiccioliscono salendo producono un vortice che nessun obiettivo grandangolare riesce a rovinare. È la fotografia più bella che si possa fare in un museo statale romano e costa zero fatica.

La seconda è la sala del giardino dipinto di Livia al secondo piano di Palazzo Massimo. Non fotografate la parete intera, che in una immagine si appiattisce: scegliete un angolo, dove due pareti si incontrano, e includete il pavimento. È l'unico modo per restituire la sensazione di stare dentro una stanza che finge di non avere muri.

La terza è il chiostro grande delle Terme di Diocleziano dal lato ovest nel tardo pomeriggio, quando la luce radente attraversa il portico e i cipressi tagliano l'ombra. Con i pilastri in primo piano e le teste di animali antichi allineate lungo il muro si ottiene una immagine che racconta insieme il Cinquecento e l'antico.

La quarta è la terrazza di Castel Sant'Angelo verso San Pietro un'ora prima del tramonto, con l'angelo di bronzo di Peter Anton von Verschaffelt in primo piano sfocato e la cupola a fuoco. È una immagine vista un milione di volte e continua a funzionare.

La quinta, quella che nessuno fa e che io preferisco, è il ninfeo di Villa Giulia ripreso dall'alto della loggia, con i tre livelli sovrapposti e le cariatidi in basso. Racconta l'idea cinquecentesca di villa meglio di qualunque pianta.

Un'ultima raccomandazione da chi guida gruppi: non fotografate mentre la guida parla, e soprattutto non fotografate ogni cartellino con l'idea di leggerlo a casa. Non lo leggerete mai. Guardate l'opera per trenta secondi senza schermo davanti agli occhi, poi eventualmente scattate. Il ricordo che resta è quello dei trenta secondi.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

I luoghi che oggi compongono i musei statali di Roma sono stati teatro di fatti che hanno cambiato la storia europea. Ne scelgo alcuni fra i meglio documentati.

Il 6 maggio 1527 i lanzichenecchi entrano in Roma. Clemente VII fugge dal Vaticano lungo il Passetto di Borgo e si rinchiude in Castel Sant'Angelo, dove resta assediato per mesi insieme a un migliaio di persone. Benvenuto Cellini, che era dentro, racconta nella propria autobiografia di avere sparato dai bastioni; la sua testimonianza è di parte e va letta come tale, ma la reclusione del papa nella rocca è un fatto accertato. Il Sacco di Roma chiude il Rinascimento romano e disperde artisti e botteghe in tutta Italia.

Nel 1561 Pio IV incarica Michelangelo di trasformare parte delle Terme di Diocleziano in chiesa. L'artista ha ottantasei anni e sceglie una soluzione che nessuno aveva tentato: conservare l'aula antica invece di demolirla, adattandone gli spazi alla liturgia. È il primo esempio consapevole di riuso di un monumento antico come architettura, non come cava di materiali, e apre una strada che l'Europa percorrerà per secoli.

Nel 1633 Pietro da Cortona comincia il soffitto del salone di Palazzo Barberini. In quello stesso palazzo, negli stessi anni, la famiglia del papa regnante costruisce la propria immagine con una macchina di propaganda visiva che oggi diremmo moderna. Il palazzo diventa il modello del palazzo barocco europeo.

Nel 1689 muore nel palazzo alla Lungara Cristina di Svezia, la regina che aveva abdicato al trono nel 1654, si era convertita al cattolicesimo e aveva scelto Roma come residenza, radunandovi una corte di letterati e musicisti da cui nascerà l'Accademia dell'Arcadia. La sua biblioteca e le sue raccolte finirono disperse in Europa; il palazzo è oggi la Galleria Corsini.

Nel 1849, durante la Repubblica Romana, il Gianicolo e la zona di Villa Corsini sono teatro dei combattimenti fra i volontari garibaldini e il corpo di spedizione francese. La villa Corsini ai Quattro Venti viene distrutta negli scontri; il palazzo alla Lungara sopravvive.

Nel 1870 la breccia di Porta Pia consegna Roma al Regno d'Italia. Nei vent'anni successivi la costruzione dei quartieri nuovi porta alla luce una quantità di materiale antico senza precedenti: gli Horti Sallustiani, gli Horti Lamiani sull'Esquilino, la zona di Termini. È il momento in cui nasce, per necessità, l'idea stessa di museo nazionale a Roma.

Nel 1938 Palazzo Venezia ospita gli incontri diplomatici che precedono e seguono la conferenza di Monaco. Dal balcone della Sala del Mappamondo, il 10 giugno 1940, viene annunciata l'entrata in guerra dell'Italia. Il palazzo rinascimentale del cardinale Barbo diventa, per un ventennio, il centro del potere italiano.

Nel 1944, durante l'occupazione tedesca, le opere di numerosi musei romani vengono ricoverate in luoghi ritenuti sicuri; le navi romane di Nemi, custodite nel museo sul lago, bruciano nella notte fra il 31 maggio e il primo giugno. Restano i modelli in scala e le parti metalliche recuperate: è la perdita archeologica più grave del Novecento italiano.

Nel 2016 il Ministero riunisce in un solo istituto quattro musei nazionali all'EUR e crea il Museo delle Civiltà. Nel 2017 nasce il Parco archeologico del Colosseo come istituto autonomo. Sono decisioni amministrative, non battaglie, ma cambiano il modo in cui Roma mostra se stessa più di quanto si creda.

Chi è passato da Musei Statali di Roma

Gli edifici che oggi ospitano i musei dello Stato sono stati case, conventi, fortezze e collegi, e hanno visto passare gente di ogni tipo. Elenco quelli documentati, distinguendo dove serve fra fatto accertato e tradizione.

L'imperatore Adriano, che si fece costruire il mausoleo sul Tevere completato nel 139 dopo Cristo, oggi Castel Sant'Angelo, e la villa a Tivoli. Marco Aurelio e i Severi, le cui statue e i cui ritratti riempiono le sale di Palazzo Massimo. Diocleziano e Massimiano, che fra il 298 e il 306 fecero costruire le terme più grandi del mondo antico.

Michelangelo Buonarroti, che nel 1561 progettò la chiesa di Santa Maria degli Angeli e il complesso certosino dentro le terme, e a cui la tradizione attribuisce anche il chiostro grande. Baldassarre Peruzzi, Raffaello Sanzio, Sebastiano del Piombo, il Sodoma e Giovanni da Udine, che fra il 1506 e il 1519 decorarono la villa di Agostino Chigi alla Lungara. Jacopo Barozzi da Vignola, Bartolomeo Ammannati e Giorgio Vasari, che costruirono Villa Giulia per Giulio III fra il 1551 e il 1553.

Carlo Maderno, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini, che si passarono il cantiere di Palazzo Barberini fra il 1627 e il 1633. Pietro da Cortona, che vi affrescò il salone. Il cardinale Scipione Borghese, che fra il 1605 e il 1633 costruì la collezione della villa fuori porta Pinciana con metodi che oggi definiremmo predatori. Il cardinale Ludovico Ludovisi, che dal 1621 radunò sul Pincio la raccolta oggi a Palazzo Altemps.

Benvenuto Cellini, assediato in Castel Sant'Angelo nel 1527 e poi, anni dopo, prigioniero nella stessa fortezza, da cui secondo il suo racconto tentò la fuga. Il conte di Cagliostro, arrestato a Roma alla fine del 1789 e rinchiuso in Castel Sant'Angelo durante il processo del Sant'Uffizio. Cristina di Svezia, morta nel palazzo Corsini nel 1689. Gabriele D'Annunzio, che nel 1883 sposò Maria Hardouin di Gallese, la cui famiglia possedeva Palazzo Altemps.

Nell'Ottocento e nel Novecento sono passati da questi luoghi i viaggiatori del Grand Tour e i loro eredi: Johann Wolfgang Goethe, che soggiornò a Roma fra il 1786 e il 1788 e visitò le collezioni antiquarie allora private; Stendhal, che scrisse le Passeggiate romane; Henry James, amico e corrispondente dello scultore Hendrik Christian Andersen la cui casa è oggi museo statale. William Wyler, che nel 1953 portò sullo schermo una Roma di monumenti riconoscibili, fra i quali Castel Sant'Angelo, con Vacanze Romane. E prima ancora Giacomo Puccini, che nel 1900 ambientò sulla terrazza della fortezza l'ultimo atto della Tosca, andata in scena per la prima volta a Roma proprio in quell'anno: quella scena ha reso il monumento familiare a un pubblico mondiale che non lo aveva mai visto.

Mario Praz, anglista e collezionista, visse fino al 1982 nell'appartamento che è oggi casa museo dello Stato. Giacomo Manzù donò alla nazione nel 1979 le opere che si vedono ad Ardea. Giuseppe Tucci, orientalista e viaggiatore, raccolse in Asia le collezioni confluite nel Museo delle Civiltà. Sono nomi che non compaiono nelle guide rapide, e sono quelli che spiegano perché certi oggetti si trovino a Roma e non altrove.

Domande veloci su Musei Statali di Roma

Quanti sono i Musei Statali di Roma?

Nella città di Roma gli istituti e i luoghi della cultura statali aperti al pubblico sono una trentina, contando separatamente le sedi degli istituti che ne hanno più di una: le quattro del Museo Nazionale Romano, le due delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, le due del Museo delle Civiltà, i monumenti dei due parchi archeologici, le case museo della direzione territoriale. In tutto il Lazio si superano abbondantemente i cinquanta siti. L'elenco aggiornato è consultabile sul portale ministeriale.

Qual è il più grande fra i Musei Statali di Roma?

Per estensione dell'area di competenza il Parco archeologico dell'Appia Antica, che copre migliaia di ettari fra strada, ville, acquedotti e valli. Per numero di visitatori il Parco archeologico del Colosseo. Per numero di reperti conservati il Museo Nazionale Romano, che nel solo Medagliere supera il mezzo milione di pezzi.

Esiste un biglietto unico per tutti i Musei Statali di Roma?

No, e la ragione è amministrativa: ogni istituto autonomo ha bilancio e biglietteria propri. Esistono cumulativi interni ai singoli istituti, come i quindici euro del Museo Nazionale Romano validi una settimana su quattro sedi, i quindici euro di Palazzo Barberini e Galleria Corsini validi venti giorni, i dodici euro del pass settimanale dell'Appia Antica.

Quando sono gratis i Musei Statali di Roma?

La prima domenica di ogni mese per tutti, nei consueti orari di apertura. Sempre per chi non ha compiuto diciotto anni, per le persone con disabilità e un accompagnatore, per i docenti e gli studenti delle facoltà indicate dal decreto, per i giornalisti iscritti all'albo, per i soci ICOM e per le altre categorie previste. Il Parco archeologico del Colosseo aggiunge il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre.

Serve prenotare i Musei Statali di Roma?

È obbligatorio alla Galleria Borghese, al Colosseo, alla Domus Aurea e per alcune visite guidate del Parco dell'Appia Antica. È consigliato ma non obbligatorio nelle altre sedi. Alla Galleria Borghese la prenotazione è obbligatoria anche per chi entra gratis, con un diritto di 2,00 euro.

Quanto costa entrare al Colosseo, il più visitato dei Musei Statali di Roma?

Il biglietto ordinario Colosseo, Foro Romano, Palatino costa 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra diciotto e venticinque anni. Vale ventiquattro ore e limita a settantacinque minuti la permanenza dentro l'anfiteatro. Esistono formule Full Experience valide due giorni con accesso a sotterranei, arena, terzo anello o passaggio di Commodo.

Quanto costa la Galleria Borghese?

Sedici euro intero, undici euro per l'ultimo turno, due euro il ridotto, più due euro di diritto di prenotazione obbligatorio per tutti. La visita dura due ore, i turni sono orari e la capienza è di centottanta persone per turno.

Che differenza c'è fra musei statali e musei civici a Roma?

La proprietà e quindi le regole. I musei statali appartengono al Ministero della Cultura, applicano il decreto nazionale sulle gratuità e hanno la prima domenica gratuita per tutti. I musei civici appartengono a Roma Capitale, hanno tariffe e agevolazioni decise dall'amministrazione comunale e una tessera annuale che vale solo per loro. Nessun abbonamento dell'uno vale per l'altro.

La MIC card vale nei Musei Statali di Roma?

No. È la tessera dei musei di Roma Capitale, riservata ai residenti, e non apre nessuna porta dello Stato. Chi vive a Roma e vuole coprire entrambi i sistemi deve procurarsi anche gli abbonamenti dei singoli istituti statali, come la MNR Card o La Mia Appia Card.

La Villa Farnesina è un museo statale?

No. Appartiene ed è gestita dall'Accademia Nazionale dei Lincei. Ha calendario, tariffe e canale di vendita propri, apre nei giorni feriali dalle 9.00 alle 14.00 con ultimo ingresso alle 13.15 e in via straordinaria la seconda domenica del mese, e non partecipa alla domenica gratuita statale.

I Musei Vaticani rientrano fra i Musei Statali di Roma?

No. Appartengono allo Stato della Città del Vaticano, che è un altro Stato. Hanno biglietteria, calendario e politica di gratuità autonome e non applicano il decreto italiano.

I Musei Statali di Roma sono chiusi il lunedì?

Nella grande maggioranza sì. Fanno eccezione il Pantheon e il complesso VIVE con Palazzo Venezia e il Vittoriano, aperti tutti i giorni. Castel Sant'Angelo prevede alcune aperture straordinarie del lunedì in determinati periodi dell'anno.

Si possono fare fotografie nei Musei Statali di Roma?

In generale sì, per uso personale, senza flash, senza treppiede e senza asta. Alcune sale con opere in prestito o mostre temporanee applicano divieti specifici, segnalati sul posto. Le riprese professionali richiedono autorizzazione.

I Musei Statali di Roma sono accessibili in sedia a rotelle?

Dipende dalla sede. Sono accessibili Palazzo Massimo, il Museo delle Civiltà, la Galleria Nazionale d'arte moderna e gran parte di Palazzo Barberini. Sono difficili Castel Sant'Angelo oltre un certo livello, l'area del Foro e del Palatino, Ostia antica per via del basolato. L'ingresso è comunque gratuito per la persona con disabilità e per un accompagnatore.

Quanto dura la visita al Museo Nazionale Romano, il maggiore dei Musei Statali di Roma?

Palazzo Massimo richiede almeno due ore, Palazzo Altemps un'ora e mezza, la parte visitabile delle Terme di Diocleziano con il chiostro e la sezione epigrafica circa un'ora. Il biglietto unico dura sette giorni proprio per consentire di distribuire le sedi su giorni diversi.

Dove si comprano i biglietti dei Musei Statali di Roma?

Sul portale ministeriale Musei Italiani e sulla relativa applicazione per i musei della direzione territoriale, e sul sito ufficiale di ciascun istituto autonomo per gli altri. Ogni museo indica sul proprio sito il rivenditore che ha autorizzato: partite sempre da lì e mai da un risultato di ricerca.

Ci sono Musei Statali di Roma gratuiti tutto l'anno?

L'ingresso è gratuito per tutti negli archivi e nelle biblioteche dello Stato. Fra i musei, alcune sedi minori e alcune aree dei parchi archeologici sono ad accesso libero, e il tratto monumentale della via Appia Antica si percorre senza biglietto. Il quadro completo delle occasioni gratuite è nella pagina dedicata ai musei gratis a Roma.

Qual è il meno affollato fra i Musei Statali di Roma?

Fra i grandi, il Museo delle Civiltà all'EUR e la Galleria Corsini. Fra i piccoli, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Santa Croce in Gerusalemme e il Museo Boncompagni Ludovisi. In un pomeriggio feriale di gennaio si attraversano le sale quasi da soli.

Il biglietto del Museo Nazionale Romano comprende il Colosseo?

No. Sono due istituti autonomi distinti con biglietterie separate. Il titolo del Museo Nazionale Romano vale soltanto per le sue sedi.

Che cosa vedere in mezza giornata fra i Musei Statali di Roma?

Palazzo Massimo e le Terme di Diocleziano, che sono uno di fronte all'altra a piazza dei Cinquecento e si coprono con lo stesso biglietto. È la mezza giornata statale più densa e più economica che Roma possa offrire.

Conviene la card turistica cittadina per i Musei Statali di Roma?

Solo a chi ha in programma tre o quattro grandi ingressi in pochi giorni e userà molto il trasporto pubblico. Il Parco archeologico del Colosseo riserva ai possessori una tariffa dedicata di 11,50 euro. In tutti gli altri casi il conto dei biglietti singoli o cumulativi è più basso.

C'è il guardaroba nei Musei Statali di Roma?

Nelle sedi maggiori sì, ed è spesso obbligatorio per zaini, ombrelli e bagagli voluminosi: alla Galleria Borghese il deposito è obbligatorio e va messo in conto nei tempi. Nei siti all'aperto, come il Palatino o Ostia antica, il servizio è limitato o assente.

I Musei Statali di Roma sono adatti ai bambini?

Molto, anche perché sotto i diciotto anni si entra gratis. Funzionano meglio Castel Sant'Angelo, il Museo delle Civiltà, Villa Giulia, Ostia antica e il Museo degli Strumenti Musicali. Funzionano peggio la Galleria Borghese, per via del turno rigido, e i siti all'aperto nelle ore centrali dell'estate.

Il mio giudizio sui Musei Statali di Roma

Dopo vent'anni passati ad attraversare questi portoni con gruppi di ogni provenienza, la mia convinzione è che il sistema statale romano offra oggi la qualità più alta e la comunicazione peggiore d'Europa. Le sedi sono state restaurate, gli allestimenti rifatti, i direttori scelti per concorso hanno alzato l'asticella ovunque: Palazzo Barberini di oggi non ha nulla a che vedere con quello di quindici anni fa, il Museo delle Civiltà è un cantiere intellettuale serio, il Parco dell'Appia Antica ha inventato un modo nuovo di far visitare un paesaggio. Nello stesso tempo un visitatore intelligente e informato fatica a capire con quale biglietto entra dove, e questo è un fallimento che nessun restauro compensa.

Se dovessi indicare tre cose sole a chi arriva a Roma con poco tempo, direi queste. Comprate il cumulativo del Museo Nazionale Romano e usatelo davvero, perché quindici euro per Palazzo Massimo e Palazzo Altemps sono il miglior rapporto fra prezzo e sostanza della città. Prenotate la Galleria Borghese appena avete le date, senza discutere, perché è l'unico posto al mondo dove si vedono quattro Bernini giovanili in otto sale. E dedicate un pomeriggio a un museo piccolo, uno qualsiasi fra le case museo dello Stato, perché è lì che si capisce che Roma non è soltanto una collezione di capolavori ma una città in cui delle persone hanno vissuto, raccolto oggetti e deciso di lasciarli a tutti.

Il resto viene da sé. Portate il documento, evitate il lunedì, non fate due musei di fila e guardate meno cose più a lungo.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Tagsmusei statali del Laziomusei statali di Roma

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IndirizzoRoma, Roma Città
CategorieMusei
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