Tuscania (VT)
Tuscania si raggiunge dalla Roma-Civitavecchia uscendo a Tarquinia e salendo verso l'interno, oppure da Viterbo lungo la strada che in poco più di venti chilometri porta fin sotto le mura: il borgo sorge a circa 165 metri sul livello del mare, su una serie di alture di tufo affacciate sul fiume Marta, nella Tuscia viterbese. L'indirizzo utile per orientarsi è quello del municipio, in via Roma, mentre il punto di partenza per la visita vera è il colle di San Pietro, appena fuori dalla cinta medievale, dove si trovano le due basiliche romaniche che valgono da sole il viaggio. Chi arriva in auto lascia la macchina nei parcheggi lungo le mura, perché il centro storico è in gran parte pedonale e in salita. Il Museo Archeologico Nazionale, in Largo Mario Moretti 1, apre dalle 8:30 alle 19:30 con ultimo ingresso alle 19:00 e chiude il lunedì, oltre al primo gennaio e al venticinque dicembre. Per informazioni turistiche il riferimento è la Pro Loco, raggiungibile al numero 327 247 2217 e all'indirizzo prolocotuscania@gmail.com. Le due basiliche seguono orari stagionali che conviene controllare sul sito del Comune di Tuscania prima di partire, perché cambiano fra estate e inverno.
Tuscania è uno dei borghi della Tuscia riconosciuti con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, il marchio che premia i piccoli centri dell'entroterra per qualità della visita, tutela del patrimonio e accoglienza. Chi vuole allargare la gita trova nel raggio di mezz'ora la vicina Tarquinia con le sue tombe dipinte, Viterbo con il quartiere medievale di San Pellegrino, e il grande parco archeologico di Vulci.

Cosa vedere a Tuscania: la mappa in breve
Tuscania si legge su due livelli. Fuori dalle mura, sul colle che gli Etruschi usavano come acropoli, si trovano le due basiliche romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, le chiese che hanno fatto la fama del borgo e che ne rappresentano il capitolo più alto. Dentro le mura, il centro storico conserva un tessuto medievale fatto di torri, palazzi, porte e fontane, con il Duomo settecentesco e una manciata di chiese minori che meritano una sosta. Tutto intorno, nelle valli scavate dai corsi d'acqua, si stende una delle più estese aree di necropoli etrusche del Lazio, i cui materiali migliori sono raccolti nel Museo Archeologico Nazionale, dentro l'ex convento di Santa Maria del Riposo. Chi ha una giornata sola dedichi la mattina al colle di San Pietro e il pomeriggio al centro e al museo. Chi ha due giorni aggiunga una passeggiata nelle necropoli e una puntata al fiume Marta.
Le basiliche romaniche sul colle di San Pietro
Il colle di San Pietro è il luogo dove Tuscania è nata. Qui, dove sorgeva l'acropoli etrusca e poi un tempio, si concentrano i due monumenti che rendono il borgo un caso di studio del romanico dell'Italia centrale. Le due chiese si guardano a poca distanza l'una dall'altra, sullo stesso pianoro erboso battuto dal vento, con un panorama aperto sulle valli e sulle necropoli. Non è un caso che i registi vi abbiano ambientato decine di film: la scenografia è già pronta, senza bisogno di aggiungere nulla.
La basilica di San Pietro a Tuscania
San Pietro è il monumento maggiore di Tuscania e uno dei vertici del romanico laziale. La chiesa fu fondata, secondo la ricostruzione più accreditata, intorno all'VIII secolo sui resti di un tempio precedente, ma l'edificio che si vede oggi è il risultato di due grandi cantieri successivi. Nell'XI secolo furono rifatte le navate laterali, le absidi e la cripta; poco dopo la navata centrale venne allungata. La facciata cresce in due tempi: le parti laterali risalgono al XII secolo, mentre il corpo centrale, che sporge di circa un metro rispetto ai fianchi, appartiene ai primi anni del Duecento. È in questa sfasatura, in questo aggetto, che si legge la storia del cantiere.
La facciata è il pezzo più celebre. Al centro si apre un grande rosone bianco, circondato da un intreccio fittissimo di sculture in cui si mescolano simboli cristiani e figure di sapore ancora arcaico: mostri, animali, i simboli degli evangelisti, un repertorio che chi arriva davanti si ferma a decifrare volentieri. Ai lati del rosone il marmo si fa più scuro e severo, con arcate cieche e intarsi che ricordano il gusto cosmatesco. È una facciata da guardare con calma, perché ogni riquadro racconta qualcosa.
All'interno, la chiesa è a tre navate divise da colonne di reimpiego, con capitelli di epoche diverse. Il pavimento cosmatesco, a tarsie di marmo colorato, è uno degli elementi che colpisce di più: bande geometriche, dischi di porfido e serpentino, il disegno che gli scalpellini romani ripetevano nelle grandi chiese della capitale. La cripta, sostenuta da un piccolo bosco di colonnine con capitelli tutti diversi, è il luogo più raccolto dell'edificio e conserva lacerti di affreschi medievali. Davanti alla facciata si allineano le tracce di alcune torri: due alte torri di guardia affiancano la chiesa, e una terza, tronca, resta isolata davanti al sagrato, memoria del recinto fortificato che un tempo proteggeva il colle. L'insieme si iscrive pienamente nel filone dell'arte romanico-lombarda, con quel tono di forza e di essenzialità che nel Lazio ha pochi confronti.

La basilica di Santa Maria Maggiore a Tuscania
A poca distanza da San Pietro, più in basso lungo il pendio, sorge Santa Maria Maggiore, la seconda grande chiesa romanica del colle. È citata già nell'852 in una bolla papale e fu consacrata il 6 ottobre 1206. Sulla datazione dell'edificio gli studiosi non concordano del tutto: c'è chi la colloca nel tardo XII secolo in due fasi, chi la anticipa fra fine XI e inizio XII, chi la ritiene addirittura anteriore alla vicina San Pietro. La prudenza suggerisce di parlare di un cantiere fra XI e XIII secolo, con interventi successivi.
La facciata si apre con tre portali finemente decorati. Quello centrale, in marmo bianco, è profondamente strombato e poggia su due leoni stilofori; nella lunetta la Madonna con il Bambino benedicente è affiancata da scene bibliche, fra cui l'episodio di Balaam sull'asina e il sacrificio di Isacco. Ai lati dell'ingresso le sculture degli apostoli Pietro e Paolo, in parte reintegrate dopo un atto vandalico, montano la guardia. Più in alto un grande rosone su due giri di colonnine, dodici e dodici, è vegliato ai quattro angoli dai simboli degli evangelisti: l'aquila, l'angelo, il leone e il vitello.
L'interno è a tre navate su sei campate, con colonne e pilastri alternati. Nella navata destra si trova il fonte battesimale ottagonale in marmo, del XIII secolo, uno degli arredi liturgici più notevoli della chiesa. Sull'altare il ciborio, in forme gotiche ancora primitive, conserva le volte affrescate; poco distante un pluteo marmoreo databile fra VIII e IX secolo, testimonianza dell'edificio più antico. Nel catino absidale un affresco di scuola romana del Duecento raffigura i dodici apostoli. Ma il pezzo che ferma tutti è la controfacciata: un grande Giudizio Universale del XIV secolo, attribuito a Gregorio e Donato d'Arezzo, dove compare anche il committente Secundianus. È una macchina figurativa imponente, con il Cristo giudice al centro, le schiere dei beati e la geografia infernale, che ripaga la fatica di alzare gli occhi appena entrati.
Il centro storico di Tuscania dentro le mura
Superato il colle di San Pietro, la visita entra nel borgo vero e proprio, racchiuso dalle mura medievali. Qui il ritmo cambia: vicoli in salita, scalinate, cortili, e a ogni svolta un palazzo, una torre, una fontana. Il centro di Tuscania è compatto e si gira a piedi in un paio d'ore, con il naso all'insù.
Le architetture religiose del centro di Tuscania
Dentro e attorno al centro storico si conta più di una dozzina di chiese, di epoche molto diverse. Il Duomo di Tuscania, cioè la Concattedrale di San Giacomo Maggiore, ha aspetto settecentesco con una facciata cinquecentesca ed è la chiesa principale della comunità. Santa Maria della Rosa, costruita fra XIII e XIV secolo, è un buon esempio di passaggio dal romanico al gotico, con il portale centrale su colonnine tortili e un rosone lavorato. Santa Maria del Riposo, legata all'ex convento francescano che oggi ospita il museo, chiude il fronte occidentale del borgo. A queste si aggiungono la chiesa di San Marco, quella di San Silvestro, la chiesa di San Francesco con la cappella Sparapane, San Giuseppe, San Giovanni Decollato, la chiesa dei Santi Martiri intitolata a San Lorenzo, il Sacro Cuore di Gesù e Nostra Signora di Lourdes. Fuori dall'abitato, verso la campagna, resta l'abbazia di San Giusto, complesso monastico di origine medievale immerso nel verde. Non tutte queste chiese sono sempre aperte: le due basiliche del colle e il Duomo sono le mete sicure, le altre si visitano quando la comunità le apre per le funzioni o in occasioni particolari.
Santa Maria della Rosa e il Duomo di Tuscania
Fra le chiese del centro, Santa Maria della Rosa merita una sosta a parte. Costruita fra il XIII e il XIV secolo, segna il passaggio dal romanico al gotico: la facciata ha un portale centrale su colonnine tortili e un rosone lavorato, mentre l'interno conserva l'impianto semplice delle chiese di quel periodo. Il Duomo di Tuscania, cioè la Concattedrale di San Giacomo Maggiore, ha invece un aspetto prevalentemente settecentesco, con una facciata cinquecentesca, e rappresenta il centro della vita religiosa cittadina dopo che la sede vescovile perse rango: fu sede vescovile fino al 1653. All'interno conserva altari e opere di età moderna. È la chiesa dove i tuscanesi si riconoscono nelle feste e nelle ricorrenze, meno spettacolare delle basiliche del colle ma parte viva del borgo.
L'abbazia di San Giusto e la campagna di Tuscania
Fuori dall'abitato, immersa nella campagna verso il fiume, si trova l'abbazia di San Giusto, complesso monastico di origine medievale che testimonia la fitta rete di insediamenti religiosi che punteggiava il territorio. La campagna attorno a Tuscania, fatta di dolci ondulazioni coltivate a ulivo e a grano, è parte integrante del paesaggio: gli antichi sepolcreti etruschi si aprono proprio lungo i valloni che tagliano queste colline, e camminando fra i campi si incrociano tracce di strade antiche, resti di tombe e i segni di una frequentazione ininterrotta di quasi tremila anni. Chi ama la fotografia di paesaggio trova qui, nella luce radente del tardo pomeriggio, alcune delle vedute più belle dell'Alta Tuscia.
Le architetture civili e le torri di Tuscania
Il volto medievale di Tuscania si legge nei suoi palazzi e nelle sue torri. Il monumento civile più fotografato è la Torre di Lavello, che domina l'omonimo parco affacciato sulle valli: prende nome da Angelo Broglio da Lavello, detto il Tartaglia, il capitano di ventura che nel Quattrocento ebbe la signoria della città. Attorno si allineano i palazzi delle famiglie che contavano: Palazzo Tozzi-Spagnoli, il Palazzo Baronale, Palazzo Donnini detto anche il Vescovado, Palazzo Pocci, Palazzo Consalvi-Brunacci, Palazzo Giannotti e Palazzo Quaglia, quest'ultimo già Tartaglia e poi Bruschi-Falgari. Sono edifici che raccontano la Tuscania rinascimentale e barocca, quella delle casate locali, e che oggi in parte ospitano uffici e in parte restano residenze private, godibili dall'esterno lungo la passeggiata.
Le mura, le porte e le fontane di Tuscania
La cinta muraria di Tuscania fu costruita e rafforzata soprattutto attorno al 1240, quando l'arrivo di Federico II spinse i cittadini a difendersi. Si conservano tratti importanti e alcune porte monumentali: la Porta di San Marco, detta anche di Montascide, e la Porta di Poggio Fiorentino, che segnano gli antichi accessi al borgo. Dentro e sotto le mura, l'acqua racconta un capitolo a parte: la Fontana delle sette cannelle, detta anche del Butinale, è la più celebre, con la sua lunga vasca alimentata da sette bocche; a questa si aggiungono la Fontana di Poggio o di San Giacomo, la Fontana di Montascide e la Fontana del Belvedere o del Cardinale. Erano i luoghi dove si prendeva l'acqua e si lavavano i panni, e restano ottimi punti dove fermarsi all'ombra. Dell'antico sistema difensivo fa parte anche il Castello del Rivellino, di cui restano i ruderi, unica architettura propriamente militare rimasta leggibile.

Le necropoli etrusche di Tuscania
Prima di essere un borgo medievale, Tuscania fu una città etrusca importante, e la memoria etrusca vive soprattutto nelle sue necropoli, scavate nella roccia lungo i valloni che circondano l'abitato. Sono più di una dozzina i sepolcreti censiti, distribuiti nelle valli dei corsi d'acqua: Ara del Tufo, datata fra VII e VI secolo a.C. e nota per le terrecotte architettoniche, Guado Cinto, Sasso Pinzuto, Sughereto, Scalette, Casale Galeotti, San Giusto, Solfatare, Peschiera, Pian di Mola, Carcarello, Madonna dell'Olivo, Castelluzza e Montebello. Sono tombe rupestri, scavate nel tufo, con camere, banchine e talvolta facciate architettoniche imitate dalle case dei vivi.
Il capitolo più ricco è quello delle tombe di famiglia del periodo ellenistico. Le Tombe Curunas, databili fra IV e II secolo a.C. e scavate fra il 1967 e il 1970 nella necropoli della Madonna dell'Olivo, hanno restituito una quantità notevole di sarcofagi e corredi funerari. Nella necropoli di Carcarello, il sepolcro della famiglia etrusca dei Vipinana, usato fra la fine del IV e la prima metà del II secolo a.C., conteneva ventisette sarcofagi: un archivio di pietra di un intero casato. Fra le tombe più citate del territorio ci sono anche la Tomba del Sarcofago delle Amazzoni, della seconda metà del IV secolo a.C., e la Grotta della Regina, un lungo ipogeo scavato fra IV e II secolo a.C. Molti di questi materiali sono oggi conservati ed esposti nel Museo Archeologico Nazionale, dove i sarcofagi si possono osservare da vicino.

Il Museo Archeologico Nazionale di Tuscania
Il museo occupa l'ex convento francescano di Santa Maria del Riposo, fondato nel 1247 e rimaneggiato fra Quattrocento e Cinquecento, in Largo Mario Moretti 1. È il posto dove tutto il materiale delle necropoli prende senso: i sarcofagi delle Tombe Curunas, i corredi dei Vipinana, la ricostruzione dei contesti di scavo, e le vicende della famiglia Campanari, gli antiquari ottocenteschi che a Tuscania condussero campagne di scavo diventate celebri in tutta Europa. Il percorso permette di guardare da vicino i coperchi con le figure dei defunti sdraiati sul fianco, le iscrizioni in alfabeto etrusco, le urne e le terrecotte. Gli orari vanno dalle 8:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 19:00 e chiusura il lunedì. L'ingresso, per anni gratuito, dal 2025 prevede in alcuni casi un biglietto: conviene verificare tariffa e giorni di apertura sul sito della Direzione regionale Musei nazionali del Lazio prima della visita, perché le condizioni sono cambiate di recente.
La famiglia Campanari e la nascita dell'etruscheria
Una parte del fascino archeologico di Tuscania si deve a una famiglia di antiquari ottocenteschi, i Campanari. Nella prima metà dell'Ottocento condussero campagne di scavo nelle necropoli del territorio e ne trassero sarcofagi, urne e corredi che vendettero e mostrarono in mezza Europa, contribuendo alla moda del gusto etrusco che affascinò collezionisti e musei. Fu un'epoca di scoperte spettacolari e, per il metro di oggi, di dispersioni: molti reperti di Tuscania finirono lontano, nei grandi musei del continente. Il Museo Archeologico Nazionale, ospitato nell'ex convento di Santa Maria del Riposo, ripercorre anche questa vicenda, raccontando la storia della famiglia Campanari accanto ai materiali rimasti nel territorio. È una storia che aiuta a capire come nacque, proprio da borghi come questo, l'immagine romantica e ottocentesca degli Etruschi che ancora oggi popola l'immaginario.
La storia di Tuscania, dagli Etruschi a oggi
La storia di Tuscania è lunga e stratificata, e conviene raccontarla per fasi, perché ogni epoca ha lasciato qualcosa che ancora si vede.
Tuscania dalla preistoria al periodo etrusco
Le prime presenze umane sul sito risalgono fra l'età del rame e l'inizio dell'età del bronzo, cioè fra il III e il principio del II millennio a.C., come mostrano i materiali delle necropoli di Scalette e Pantacciano. La vera urbanizzazione comincia nell'VIII secolo a.C., quando sul colle di San Pietro nasce l'acropoli. Nel IV secolo a.C. la città, che gli Etruschi chiamavano Tusena, si trasforma da insieme di villaggi agricoli in un centro commerciale di primo piano, fra i più importanti del territorio controllato da Tarquinia. È a questa fase che appartengono le grandi tombe di famiglia e la fioritura artigianale documentata dai corredi.
La dominazione romana
Tuscania passò sotto Roma in modo probabilmente pacifico intorno al 280 a.C. Dopo la guerra sociale, combattuta fra il 90 e l'88 a.C., divenne municipio romano con il nome di Tuscana, iscritto alla tribù Stellatina. La costruzione della Via Clodia, attorno al 225 a.C., ne rafforzò il ruolo di nodo stradale fra Roma e l'Etruria interna. Il nome latino, Tuscana, deriva da tuscum con il suffisso possessivo -anus, e significa territorio dei Tusci, cioè degli Etruschi: la città porta scritto nel proprio nome il popolo che l'ha fondata.
Tuscania nel Medioevo
Nel V secolo Tuscania divenne sede vescovile, e lo restò fino al 1653. Nel 569, o secondo altre fonti nel 574, cadde in mano ai Longobardi di Alboino; nel 774 entrò nei domini di Carlo Magno e nel 781, con la donazione carolingia a papa Adriano I, passò al patrimonio della Chiesa. Fra il 967 e il 1066 fu controllata dalla famiglia Anguillara, poi feudo degli Aldobrandeschi. Nel 1081 le truppe di Enrico IV la assediarono. Nel XII secolo Tuscania divenne libero comune e arrivò a controllare numerosi castelli del territorio. Nel 1222 la visita di san Francesco d'Assisi alimentò un fervore religioso che lasciò traccia negli edifici sacri. Nel 1240 Federico II entrò in città il 2 marzo, e fu allora che i cittadini rafforzarono le mura.
Tuscania dal periodo comunale a oggi
Nel 1421 papa Martino V concesse il titolo di conte al capitano di ventura Angelo Broglio da Lavello, il Tartaglia, che diede il nome alla torre. Nel 1495 l'esercito di Carlo VIII di Francia mise a sacco la città durante la calata italiana. Per secoli il borgo si chiamò Toscanella: solo nel 1911, con un regio decreto, riprese il nome antico di Tuscania. Il Novecento portò la ferita più grande, il terremoto del 1971, e insieme la lunga stagione della ricostruzione e del cinema, che fecero del borgo un set naturale. Oggi Tuscania conta poco più di ottomila abitanti e vive di agricoltura, olio, artigianato e di un turismo culturale in crescita, sostenuto dal riconoscimento della Bandiera Arancione.
Il romanico di Tuscania nel contesto laziale
Vale la pena spiegare perché San Pietro e Santa Maria Maggiore contano tanto nella storia dell'arte. Il Lazio, a differenza della Toscana o dell'Emilia, non ha lasciato molte grandi chiese romaniche integre: molte furono rifatte in età barocca, altre demolite. Tuscania conserva invece due edifici che permettono di leggere quasi per intero il linguaggio romanico dell'Italia centrale fra XI e XIII secolo, con la sua mescolanza di elementi. C'è la solidità dell'arte romanico-lombarda, portata dalle maestranze che lavoravano lungo tutta la penisola; c'è il gusto cosmatesco romano, cioè l'arte dei marmorari della capitale che intarsiavano pavimenti e arredi con tessere di porfido e serpentino; e ci sono sculture di sapore ancora arcaico, quasi barbarico, nei fregi delle facciate. Questa stratificazione fa delle due basiliche un manuale a cielo aperto, e spiega perché generazioni di studiosi le abbiano misurate, disegnate e discusse. Chi si ferma davanti alla facciata di San Pietro non guarda un semplice bel monumento: guarda uno dei documenti più completi che il romanico laziale ci abbia lasciato.
Perché Tuscania ha la Bandiera Arancione
La Bandiera Arancione è il marchio di qualità turistico-ambientale che il Touring Club Italiano assegna ai piccoli borghi dell'entroterra, e Tuscania la porta con merito. Il riconoscimento non premia solo la bellezza, ma un insieme di requisiti: la conservazione del patrimonio storico e artistico, la cura del paesaggio, la qualità dell'accoglienza, la presenza di servizi per il visitatore e la vitalità della comunità. Tuscania mette in fila un centro storico integro, due monumenti di primo piano, un museo nazionale, una tradizione enogastronomica solida e un tessuto di botteghe e trattorie ancora vivo. Non è un borgo trasformato in cartolina per turisti: è un paese abitato, di poco più di ottomila persone, che continua a vivere di agricoltura e artigianato mentre custodisce le proprie pietre. È questa combinazione, autenticità e cura, che il marchio arancione riconosce, e che il visitatore avverte già dopo la prima passeggiata.
Una curiosità su Tuscania (VT)
La curiosità che pochi conoscono riguarda il nome. Per gran parte della sua storia recente il borgo non si è chiamato Tuscania ma Toscanella, un diminutivo che i tuscanesi consideravano ingiusto, quasi sminuente rispetto all'antica dignità etrusca e romana della città. Solo nel 1911 un regio decreto restituì al paese il nome latino di Tuscana, italianizzato in Tuscania. Il dettaglio non è puramente burocratico: dietro c'è la volontà di una comunità di ricollegarsi alla propria origine profonda, quella Tusena etrusca che nel IV secolo a.C. era fra i centri più floridi del territorio di Tarquinia. Chi oggi legge Tuscania su un cartello sta leggendo, in fondo, la parola che i Romani usavano per dire terra degli Etruschi. La stessa radice, tuscum, ha dato il nome all'intera regione storica della Tuscia viterbese, che dal borgo prende una delle sue definizioni. È raro che il nome di un paese contenga in sé, con tanta precisione, l'intera stratigrafia della sua storia: Etruschi, Roma, Medioevo e riscatto novecentesco stanno tutti dentro quattro sillabe.
Una cosa che non ti dice nessuno su Tuscania (VT)
Quello che le guide dicono raramente è che le due basiliche romaniche, San Pietro e Santa Maria Maggiore, non sorgono dentro il borgo ma fuori dalle mura, su un colle a parte, isolato e battuto dal vento. Chi arriva pensando di trovare le chiese in centro rischia di cercarle a lungo fra i vicoli e di non capire. La ragione è antica: quel colle era l'acropoli etrusca e poi il primo insediamento della città, che nel Medioevo si spostò più a valle, nell'area oggi racchiusa dalle mura. Le chiese rimasero dov'era il cuore religioso originario, e il borgo crebbe altrove. La conseguenza pratica è che per vedere i due capolavori bisogna mettere in conto uno spostamento a piedi in salita, o un breve tratto in auto, e che il colle ha orari propri, diversi da quelli del centro. La conseguenza poetica è che le basiliche si visitano in una condizione di solitudine e silenzio che dentro un abitato non esisterebbe: erba, cielo, le valli delle necropoli sotto, e due chiese di pietra che sembrano cresciute dal tufo. Chi lo sa in anticipo organizza meglio la giornata e non resta a mani vuote davanti a un centro storico che, pur bello, non contiene i suoi monumenti più celebri.
Il consiglio che ti do per visitare Tuscania (VT)
Il consiglio è di rovesciare l'ordine istintivo della visita. La tentazione è cominciare dal centro, che è comodo e vicino al parcheggio, e lasciare le basiliche per dopo. Sbagliato. Andate prima al colle di San Pietro, presto, con la luce del mattino che taglia di lato la facciata e ne accende il rosone e le sculture: è l'ora in cui il romanico dà il meglio e in cui il colle è quasi vuoto. Dedicate a San Pietro e a Santa Maria Maggiore tutto il tempo che meritano, entrando in entrambe e salendo lo sguardo al Giudizio Universale sulla controfacciata della seconda. Solo dopo scendete nel borgo, per il pranzo e per la passeggiata fra torri e fontane, quando il sole è alto e i vicoli in ombra sono più freschi. Il pomeriggio tenetelo per il Museo Archeologico, che chiude relativamente tardi e che dà senso a tutto quello che avete visto nelle necropoli. Un errore da evitare è arrivare a metà giornata pensando di fare tutto in due ore: Tuscania non è un borgo mordi e fuggi, e stipata in poco tempo perde proprio le cose che la rendono diversa dagli altri paesi della Tuscia. Se potete, abbinatela a Tarquinia in un fine settimana, non nella stessa mezza giornata.
Come arrivare a Tuscania e come muoversi
Tuscania non è servita dalla ferrovia: la stazione utile più vicina è quella di Tarquinia, sulla linea tirrenica Roma-Grosseto, da cui si prosegue in autobus o in taxi per una ventina di chilometri verso l'interno. In auto, da Roma si segue la Roma-Civitavecchia e poi la superstrada in direzione Tarquinia, uscendo verso Tuscania; da Viterbo si arriva in poco più di venti chilometri lungo la strada provinciale. I collegamenti in autobus con Viterbo e Tarquinia sono gestiti dalle linee regionali del Lazio, con corse più frequenti nei giorni feriali e più rade la domenica: chi si affida al mezzo pubblico controlli bene gli orari di ritorno, che nel primo pomeriggio si diradano. Una volta arrivati, il borgo si gira interamente a piedi. Il colle di San Pietro è a un chilometro scarso dal centro e si raggiunge a piedi in un quarto d'ora di salita, oppure in pochi minuti d'auto lasciando la macchina nello spiazzo sotto le basiliche. Consiglio scarpe comode: fra ciottolato, scalinate e prato del colle, i tacchi non sono un'idea felice.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto che tutti conoscono per sentito dire, ma che pochi collocano con precisione, è il terremoto del 1971. Il 6 febbraio di quell'anno, alle 19:09, una scossa di magnitudo intorno a 5,2, con intensità stimata fra l'ottavo e il nono grado della scala Mercalli, colpì il territorio fra Arlena di Castro e Tuscania, una ventina di chilometri a ovest di Viterbo. Il bilancio fu pesante: le fonti indicano circa ventidue vittime e un centinaio di feriti, mentre oltre quattromila persone rimasero senza casa e furono ospitate in tendopoli. A Tuscania quasi il sessanta per cento degli edifici risultò inagibile; il quartiere medievale, costruito su tufo e lava, subì numerosi crolli, e il ponte sul fiume Marta si lesionò. Le due basiliche romaniche, San Pietro e Santa Maria Maggiore, riportarono danni gravissimi. Ciò che colpisce, e che merita di essere ricordato, è la ricostruzione: una legge dello Stato del dicembre 1971 arrivò a esentare dal servizio militare i giovani di Tuscania e Arlena che partecipavano ai lavori, e il paziente lavoro di recupero rimise in piedi i due monumenti pietra su pietra, spesso ricomponendo elementi caduti come in un enorme mosaico. Le basiliche che oggi si ammirano sono anche il frutto di quella stagione di restauro, una delle più impegnative del dopoguerra italiano.
La foto giusta da fare a Tuscania (VT)
La fotografia che porta a casa Tuscania è quella della facciata di San Pietro presa di prima mattina, quando la luce radente accende il rosone e fa risaltare l'intreccio di sculture attorno. Mettetevi al centro del prato, a una decina di metri dalla facciata, e includete nell'inquadratura anche le torri laterali: è la composizione che restituisce insieme la forza e la stranezza del monumento. Se volete la cartolina d'insieme, invece, scendete verso il parco della Torre di Lavello nel tardo pomeriggio: da lì il borgo si stende sui suoi speroni di tufo, con le valli delle necropoli sotto e la luce calda che scivola sulle pietre. Un terzo scatto che pochi fanno e che vale molto è quello dentro Santa Maria Maggiore, dal fondo della navata verso la controfacciata, per prendere il Giudizio Universale trecentesco: chiedete se è consentito e non usate il flash, che sui muri affrescati è vietato e comunque appiattisce tutto. Evitate la foto controluce a mezzogiorno sulla facciata di San Pietro, quando il sole è dietro la chiesa: la pietra diventa una massa scura e il rosone sparisce. Il momento giusto è la mattina presto, ripeto, oppure la primissima sera d'estate.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Tuscania ha attraversato più di una svolta della storia italiana. Nel 1240 Federico II di Svevia entrò in città il 2 marzo, nel pieno del suo scontro con il papato, e spinse i cittadini a fortificare le mura che ancora oggi cingono il borgo. Nel 1421 papa Martino V concesse il titolo di conte al capitano di ventura Angelo Broglio da Lavello, detto il Tartaglia, uno dei mercenari più temuti del suo tempo, e da lui prende nome la torre che domina il paese. Nel 1495 le truppe di Carlo VIII di Francia, di ritorno dalla spedizione verso Napoli, misero a sacco la città. Nel 1222 il passaggio di san Francesco d'Assisi aprì una stagione di fervore religioso che si tradusse in nuovi edifici e insediamenti monastici. E poi c'è la data che ogni tuscanese conosce a memoria, il 6 febbraio 1971, sera del terremoto, spartiacque fra la Tuscania di prima e quella ricostruita. Ma non tutti gli avvenimenti sono drammi: dal secondo dopoguerra il borgo è diventato un enorme set cinematografico, e sui suoi colli si sono girate scene di storia del cinema che hanno reso questi luoghi familiari a milioni di spettatori senza che quasi nessuno sapesse dove fossero stati ripresi.
Tuscania al cinema: un set naturale
Pochi borghi possono vantare una filmografia come quella di Tuscania. Le sue chiese isolate sul colle, le necropoli, le mura e i vicoli hanno offerto ai registi scenografie già pronte, capaci di evocare il mondo antico, il Medioevo e persino altre epoche senza bisogno di costruire nulla. Orson Welles vi girò scene del suo Otello nel 1952. Pier Paolo Pasolini scelse Tuscania per Il Vangelo secondo Matteo nel 1964 e per Uccellacci e uccellini nel 1966. Mario Monicelli vi ambientò le avventure medievali de L'armata Brancaleone nel 1966 e del seguito Brancaleone alle crociate nel 1970, sfruttando proprio l'aspetto arcaico delle basiliche. Franco Zeffirelli girò qui parte del suo Romeo e Giulietta del 1968, e Andrej Tarkovskij vi tornò per alcune immagini di Nostalghia nel 1983. In tempi recenti il borgo ha continuato a lavorare per il piccolo schermo, con le serie televisive Leonardo e I Borgia. Quando si cammina sul prato di San Pietro, insomma, si cammina in un luogo che milioni di persone hanno già visto senza saperlo.
Chi è passato da Tuscania (VT)
Da Tuscania sono passati santi, imperatori, capitani di ventura e registi. San Francesco d'Assisi vi giunse nel 1222, e la sua visita lasciò un segno duraturo nella vita religiosa del borgo. Federico II di Svevia vi entrò nel 1240, imperatore in guerra con il papa, e la sua presenza si legge ancora nelle mura che i cittadini alzarono per difendersi. Il capitano di ventura Angelo Broglio da Lavello, il Tartaglia, ne fu signore nel primo Quattrocento e vi lasciò la torre che porta il suo nome. Nell'Ottocento la famiglia Campanari, antiquari e scavatori, fece di Tuscania un centro dell'archeologia etrusca europea, aprendo tombe i cui materiali finirono nei grandi musei del continente e alimentarono la moda del gusto etrusco. Nel Novecento il borgo divenne meta di registi e attori: Orson Welles, Pier Paolo Pasolini, Mario Monicelli, Franco Zeffirelli, Andrej Tarkovskij lavorarono qui, e con loro le troupe che per settimane popolarono il colle e le vie. Passò anche la Storia con la esse maiuscola, quella dei sacchi e dei terremoti. Camminando per Tuscania si ha la sensazione, non retorica, di attraversare un luogo che ha ospitato molte vite diverse e le ha tenute tutte, sovrapposte, nella sua pietra.
Tuscania con i bambini
Tuscania funziona bene con i bambini, a patto di dosare la visita. I piccoli si stancano davanti a troppi dettagli architettonici, ma si divertono sul prato del colle di San Pietro, dove possono correre in sicurezza mentre gli adulti guardano le facciate. Le necropoli, con le loro tombe scavate nella roccia, hanno un fascino da esplorazione che cattura anche i più svogliati: l'idea di entrare in una tomba etrusca di duemilacinquecento anni fa vale mille spiegazioni. Il Museo Archeologico, con i sarcofagi e le figure dei defunti sdraiati, si presta a un racconto avventuroso più che a una lezione. Il parco della Torre di Lavello offre spazio, panorama e qualche panchina per la merenda. L'unico accorgimento riguarda le scalinate del centro e i tratti in salita, faticosi con i passeggini: meglio un marsupio per i più piccoli. Portate acqua, cappello in estate e scarpe chiuse per il prato e le necropoli.
Cosa vedere nei dintorni di Tuscania
Tuscania è un ottimo punto di partenza per la Tuscia viterbese. A una ventina di minuti c'è Tarquinia, con la sua necropoli dei Monterozzi patrimonio dell'umanità e le tombe dipinte, complemento perfetto al racconto etrusco che a Tuscania si ferma ai sarcofagi. Poco oltre, verso il mare, si stende il grande parco archeologico e naturalistico di Vulci, con il castello dell'Abbadia e il ponte sul fiume. Verso l'interno, Viterbo offre il più esteso quartiere medievale del Lazio, San Pellegrino, e il Palazzo dei Papi. Sul lago di Bolsena, Montefiascone domina dall'alto con la sua rocca e la basilica di San Flaviano. Per gli amanti del bizzarro, il Parco dei Mostri di Bomarzo con le sue sculture cinquecentesche è a mezz'ora, così come il Palazzo Farnese di Caprarola, uno dei più straordinari palazzi rinascimentali d'Italia. Chi cerca la natura ha vicino la Riserva naturale di Tuscania lungo il fiume Marta e il lago di Vico. Sospesa sul vuoto, la celebre Civita di Bagnoregio completa il giro dei borghi più fotografati della zona.

Quando andare a Tuscania
La stagione migliore per Tuscania è la mezza: primavera e inizio autunno, quando il prato del colle è verde, la luce è morbida e il caldo non picchia sulle pietre. In estate le giornate sono lunghe e permettono di sfruttare la sera, ma a mezzogiorno il colle di San Pietro, senza ombra, diventa rovente: meglio spostare lì la visita al mattino presto o al tramonto. L'inverno ha un fascino severo, con le basiliche che si stagliano sul cielo grigio e il borgo silenzioso, ma le chiese possono avere orari ridotti e il vento sul colle è tagliente. Chi capita il 6 febbraio trova la comunità raccolta nella memoria del terremoto. Nei fine settimana di primavera il centro si anima di sagre e mercatini legati all'olio e ai prodotti locali, buona occasione per unire cultura e tavola. Evitate, se potete, le ore centrali di un sabato d'agosto: è l'unico momento in cui Tuscania rischia un affollamento che le toglie la sua qualità migliore, il silenzio.
Dove mangiare e cosa comprare a Tuscania
La cucina di Tuscania è quella dell'Alta Tuscia: robusta, contadina, legata alla stagione. Sulle tavole tornano le zuppe di legumi, la pasta fatta in casa condita con sughi di carne o con funghi e tartufo del territorio, l'agnello e le carni alla brace. Il prodotto principe è l'olio extravergine, che qui ha una tradizione antica e una qualità riconosciuta: molti frantoi vendono direttamente e vale la pena portarsene una bottiglia. Non mancano i formaggi di pecora e i salumi locali. Da bere, i vini dei Colli Etruschi e della zona di Montefiascone, a partire dal celebre bianco della sponda del lago di Bolsena. Le trattorie del centro storico propongono menù semplici a prezzi ragionevoli, spesso in ambienti ricavati in antichi palazzi. Per gli acquisti, oltre all'olio e al vino, cercate la ceramica e i piccoli prodotti dell'artigianato che alcune botteghe del borgo ancora propongono.
Un itinerario di una giornata a Tuscania
Per chi arriva da Roma o da Viterbo e ha una sola giornata, ecco l'ordine che funziona meglio. Al mattino presto salite al colle di San Pietro e dedicate almeno un'ora alle due basiliche: prima San Pietro, con la facciata, il pavimento cosmatesco e la cripta; poi, scendendo di pochi passi, Santa Maria Maggiore con i tre portali, il fonte battesimale e il Giudizio Universale. Concedetevi il tempo di sedervi sul prato e guardare il panorama sulle valli. Verso mezzogiorno scendete nel borgo, entrate dalle porte medievali e fate una prima passeggiata fra torri e palazzi fino alla Torre di Lavello, con sosta pranzo in una trattoria del centro. Nel primo pomeriggio visitate il Museo Archeologico Nazionale in Largo Mario Moretti, dove i sarcofagi delle Tombe Curunas e dei Vipinana danno un volto agli Etruschi delle necropoli. Chiudete la giornata con la Fontana delle sette cannelle e una seconda salita, se ne avete la forza, al parco della Torre di Lavello per la luce del tramonto. Chi ha una seconda giornata la spenda fra le necropoli e la Riserva naturale lungo il fiume Marta, oppure la usi per una puntata a Tarquinia o a Viterbo.
Tuscania, la Via Clodia e la posizione strategica
La fortuna antica di Tuscania si spiega con la sua posizione. Il borgo sorge in un punto di passaggio fra la costa tirrenica e l'Etruria interna, lungo le direttrici che collegavano Tarquinia e il mare con l'entroterra vulcanico dei laghi. In epoca romana questo ruolo fu consolidato dalla Via Clodia, aperta intorno al 225 a.C., che attraversava il territorio e faceva della città un nodo di comunicazione. Le valli scavate dai corsi d'acqua, oltre a ospitare le necropoli, offrivano difesa naturale, e gli speroni di tufo su cui si arrampica il borgo erano facili da fortificare. È la stessa logica che, secoli dopo, portò a scegliere il colle di San Pietro come acropoli e poi come sede delle grandi chiese: un punto alto, difeso, visibile da lontano. Camminare per Tuscania significa leggere, senza bisogno di libri, la geografia che ne ha determinato la storia.
Accessibilità e consigli pratici per Tuscania
Tuscania richiede gambe allenate. Il centro storico è tutto un saliscendi di ciottolato, scalinate e vicoli in pendenza, e il colle delle basiliche, pur raggiungibile in auto, ha il prato e qualche gradino all'ingresso delle chiese. Chi ha difficoltà motorie può comunque godersi molto: il colle di San Pietro si raggiunge in auto fino allo spiazzo pianeggiante davanti alle basiliche, il Museo Archeologico è in gran parte accessibile, e diverse vedute panoramiche si prendono senza fatica dal parco della Torre di Lavello. Per il resto valgono i consigli di ogni borgo di tufo: scarpe chiuse con suola che tiene, acqua al seguito, cappello in estate perché sul colle non c'è ombra, e una felpa anche nelle mezze stagioni, perché il vento sulle alture è costante. Chi viaggia con il cane troverà spazi aperti adatti, tenendo conto che dentro le chiese e il museo l'accesso è limitato. Per informazioni aggiornate su orari delle basiliche, aperture straordinarie e visite guidate il riferimento è la Pro Loco di Tuscania.
Domande veloci su Tuscania (VT)
Dove si trova Tuscania?
Tuscania è nella Tuscia viterbese, nel Lazio settentrionale, a una ventina di chilometri da Viterbo e da Tarquinia, su alture di tufo affacciate sul fiume Marta. Da Roma dista circa un'ora e mezza d'auto.
Perché Tuscania è famosa?
Soprattutto per le due basiliche romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, fra i capolavori del romanico laziale, e per le sue estese necropoli etrusche. È inoltre un borgo con la Bandiera Arancione del Touring Club.
Le basiliche di San Pietro e Santa Maria Maggiore sono in centro?
No. Sorgono fuori dalle mura, sul colle di San Pietro, l'antica acropoli etrusca, a circa un chilometro dal centro. Si raggiungono a piedi in quindici minuti di salita o in pochi minuti d'auto.
Quanto costa visitare Tuscania?
Passeggiare per il borgo e vedere le facciate delle chiese è gratuito. Le basiliche possono richiedere un contributo o offerta e hanno orari propri; il Museo Archeologico, per anni gratuito, dal 2025 può prevedere un biglietto: conviene controllare le condizioni aggiornate sul sito ufficiale prima di partire.
Quanto tempo serve per visitare Tuscania?
Per vedere bene le due basiliche, il centro storico e il museo serve almeno una giornata piena. Chi vuole aggiungere una passeggiata nelle necropoli faccia conto su due giorni.
Come si arriva a Tuscania senza auto?
La stazione ferroviaria più vicina è Tarquinia, sulla linea Roma-Grosseto; da lì si prosegue in autobus. Ci sono collegamenti su gomma anche da Viterbo. Le corse sono più rade la domenica e nel pomeriggio: verificate gli orari di ritorno.
Tuscania è adatta ai bambini?
Sì. Il prato del colle di San Pietro, le tombe scavate nella roccia e i sarcofagi del museo piacciono ai più piccoli. Attenzione solo alle scalinate del centro, scomode con i passeggini.
Si possono visitare le necropoli etrusche di Tuscania?
Diverse necropoli sono nel territorio, alcune accessibili con percorsi nella Riserva naturale lungo il Marta. I materiali migliori, sarcofagi e corredi, sono esposti nel Museo Archeologico Nazionale in centro.
Che cos'è il Giudizio Universale di Santa Maria Maggiore?
È un grande affresco del XIV secolo sulla controfacciata della basilica, attribuito a Gregorio e Donato d'Arezzo, con il Cristo giudice, le schiere dei beati e le pene infernali. Si guarda alzando gli occhi appena entrati.
Il Museo Archeologico di Tuscania dove si trova e quando apre?
È in Largo Mario Moretti 1, nell'ex convento di Santa Maria del Riposo. Apre dalle 8:30 alle 19:30, ultimo ingresso alle 19:00, chiuso il lunedì oltre al primo gennaio e al venticinque dicembre.
Che cosa successe a Tuscania nel 1971?
Il 6 febbraio 1971, alle 19:09, un terremoto di magnitudo intorno a 5,2 colpì la zona, causando circa ventidue vittime, un centinaio di feriti e migliaia di sfollati. Le basiliche e il centro medievale furono gravemente danneggiati e poi ricostruiti.
Perché prima Tuscania si chiamava Toscanella?
Toscanella fu il nome del borgo per secoli. Solo nel 1911 un regio decreto ripristinò il nome antico di Tuscania, dal latino Tuscana, che significa territorio dei Tusci, cioè degli Etruschi.
Quali film sono stati girati a Tuscania?
Fra i tanti: l'Otello di Orson Welles, Il Vangelo secondo Matteo e Uccellacci e uccellini di Pasolini, L'armata Brancaleone di Monicelli, Romeo e Giulietta di Zeffirelli, Nostalghia di Tarkovskij, e più di recente le serie Leonardo e I Borgia.
Si possono fare foto dentro le chiese di Tuscania?
In genere sì, ma senza flash, che sugli affreschi è vietato. Chiedete comunque conferma all'ingresso, perché le regole possono variare e durante le funzioni la visita è sospesa.
Tuscania è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Il centro storico ha scalinate e tratti in salita non semplici. Il colle delle basiliche si raggiunge in auto e lo spiazzo è pianeggiante; il museo è in gran parte accessibile. Chi ha difficoltà valuti i percorsi in auto e chieda assistenza alla Pro Loco.
Che cosa si mangia a Tuscania?
Cucina dell'Alta Tuscia: zuppe di legumi, pasta fatta in casa, agnello e carni alla brace, funghi e tartufo. Prodotti simbolo l'olio extravergine e i vini della zona di Montefiascone e dei Colli Etruschi.
Quando conviene andare a Tuscania?
Primavera e inizio autunno sono le stagioni migliori. In estate meglio il colle al mattino o al tramonto, per evitare il caldo senza ombra. L'inverno è affascinante ma con orari ridotti e vento sul colle.
Cosa vedere vicino a Tuscania in giornata?
Tarquinia e le sue tombe dipinte, Vulci, Viterbo, Montefiascone sul lago di Bolsena, il Parco dei Mostri di Bomarzo, il Palazzo Farnese di Caprarola e la Civita di Bagnoregio sono tutti a portata di mezza giornata.
Quante chiese ci sono a Tuscania?
Oltre una dozzina, fra le due basiliche del colle, il Duomo settecentesco di San Giacomo, Santa Maria della Rosa e numerose chiese minori nel centro e nella campagna, come l'abbazia di San Giusto.
Tuscania vale una gita da Roma?
Sì, soprattutto per chi ama il romanico e il mondo etrusco. Merita però una giornata intera e non una toccata e fuga; abbinarla a Tarquinia rende il viaggio ancora più ricco.
Che differenza c'è fra San Pietro e Santa Maria Maggiore?
San Pietro è la chiesa più alta e monumentale, sulla sommità del colle, celebre per la facciata scolpita e il pavimento cosmatesco. Santa Maria Maggiore, poco più in basso, colpisce per i tre portali, il fonte battesimale e il grande Giudizio Universale trecentesco sulla controfacciata. Si visitano insieme, a pochi passi l'una dall'altra.
Perché Tuscania è stata scelta per tanti film?
Perché offre scenari già pronti: chiese isolate su un colle spoglio, mura, necropoli e vicoli medievali che evocano epoche diverse senza bisogno di scenografie. Registi come Welles, Pasolini, Monicelli, Zeffirelli e Tarkovskij vi hanno girato scene celebri.
C'è un ufficio informazioni a Tuscania?
Il riferimento per il turista è la Pro Loco di Tuscania, contattabile al numero 327 247 2217 e all'indirizzo prolocotuscania@gmail.com. È il punto migliore per sapere gli orari aggiornati delle basiliche e le eventuali visite guidate.
Si può abbinare Tuscania a una gita al mare?
Sì. La costa tirrenica di Tarquinia e del litorale viterbese è a una ventina di minuti, e permette di unire la cultura del borgo a un pomeriggio di spiaggia nella bella stagione.
Se devo riassumere Tuscania in una frase, dico che è il borgo dove il romanico e gli Etruschi convivono a poche centinaia di metri l'uno dagli altri, e dove le due chiese più belle non sono in centro ma su un colle a parte, sospese tra il cielo e le necropoli. Andateci con calma, salite a San Pietro con la luce del mattino, entrate a Santa Maria Maggiore e alzate gli occhi al Giudizio Universale, poi scendete nel borgo e chiudete al museo. Non è una meta da spuntare in un'ora: è un colle etrusco diventato paese cristiano, ferito da un terremoto e rimesso in piedi con pazienza, che ripaga chi gli concede una giornata e un po' di attenzione.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Noleggio auto
Per borghi, laghi e terme che con treno e bus si raggiungono male.
Treni e orari
Frecce, Italo e regionali a confronto per le gite in giornata.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.



