Sperlonga (LT)
Sperlonga (LT) è un borgo bianco arroccato su uno sperone di roccia a picco sul Tirreno, a metà strada fra Terracina e Gaeta, poco meno di 120 chilometri a sud di Roma. Il motivo storico per cui vale il viaggio è dentro l'area archeologica della Villa di Tiberio e nel Museo Archeologico Nazionale che la accompagna: l'indirizzo è Via Flacca al chilometro 16,300, con ingresso su Via Valle Corsara. Il museo apre dalle 8:30 alle 19:30, ultimo ingresso alle 19:00, ed è chiuso il lunedì oltre che il 1 gennaio e il 25 dicembre; l'area archeologica all'aperto ha invece una chiusura stagionale che si anticipa nei mesi invernali. Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto per la fascia 18-25 anni ne costa 2, l'ingresso è gratuito sotto i 18. Per informazioni e stato delle aperture il recapito indicato dalla direzione dei musei del Lazio è il numero +39 393 8088763. In auto da Roma si prende la Pontina fino a Terracina e poi la via Flacca in direzione Gaeta; in treno si scende a Fondi-Sperlonga sulla linea Roma-Napoli e si prosegue con il bus di linea che collega la stazione al borgo, distante circa nove chilometri in linea d'aria. Il periodo giusto per il borgo storico e le sculture è la primavera o il primo autunno; luglio e agosto ripagano con il mare ma chiedono in cambio code, traffico sulla Flacca e parcheggi introvabili.
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✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
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✦ A 30 minutiOstia Antica
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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Per inquadrare Sperlonga dentro il suo tratto di costa conviene tenere davanti la Riviera di Ulisse, il comprensorio che unisce le sue spiagge a quelle di Gaeta e del promontorio.

Dove si trova Sperlonga e come arrivarci
Sperlonga occupa il promontorio di San Magno, uno sperone dei monti Aurunci alto una sessantina di metri che si spinge sul mare fra la piana di Fondi e il golfo di Gaeta. Il paese vero e proprio è il grumo di case bianche in cima, con il mare che gli si apre davanti su due lati e la campagna pianeggiante alle spalle. È un dettaglio che conviene avere chiaro prima di partire, perché condiziona ogni scelta pratica: al centro storico si sale, alle spiagge si scende, e le automobili restano quasi sempre fuori dalle mura.
In auto da Roma a Sperlonga
La strada più diretta da Roma sono i circa 116 chilometri della via Pontina, la statale 148, tenuta fino a Terracina; da lì si imbocca la via Flacca, la statale 213, che corre lungo la costa fra Terracina e Gaeta e passa proprio sotto Sperlonga. In alternativa si può salire sull'Autostrada del Sole, la A1 Roma-Napoli, uscire verso il frusinate e scendere su Terracina per poi ricongiungersi alla Flacca. La via Flacca è bella e panoramica, con gallerie scavate nella roccia e scorci sul mare aperto, ma nei fine settimana estivi diventa un imbuto: chi ha il vincolo del rientro serale faccia i conti con code che si formano già dal primo pomeriggio.
In treno e autobus fino a Sperlonga
Sperlonga non ha una stazione ferroviaria propria. Lo scalo di riferimento è Fondi-Sperlonga, fermata sulla linea Roma-Napoli via Formia, servita dai treni regionali e da qualche intercity. Dalla stazione al borgo ci sono circa nove chilometri in linea d'aria, che diventano una manciata in più seguendo la strada; il collegamento lo garantisce il bus di linea degli Autoservizi Piazzoli, che parte dal piazzale antistante la stazione. Gli orari cambiano fra stagione estiva e invernale e sono esposti alla fermata: chi arriva senza auto se li faccia confermare prima di mettersi in viaggio, perché nelle giornate feriali fuori stagione le corse si diradano parecchio.
Parcheggi e accesso al centro di Sperlonga
Il centro storico è pedonale e ci si arriva a piedi da una serie di parcheggi ai margini del paese e lungo la fascia costiera. In alta stagione la caccia al posto auto è la prima fatica della giornata, e i prezzi salgono di conseguenza; conviene arrivare presto o affidarsi ai parcheggi più esterni e camminare. Una volta dentro, Sperlonga si gira solo con le gambe, tra rampe, archi e scalinate che rendono impraticabile qualunque altro mezzo.
Il borgo bianco: il centro storico di Sperlonga
Chi arriva in cima si trova dentro un labirinto di calce bianca. Sperlonga è il tipo di paese costruito per confondere chi non lo conosce, e lo era per necessità: un dedalo di vicoli, sottopassi, cortili e scale nato per rallentare i predoni che risalivano dal mare. La forma d'insieme, raggomitolata su se stessa a cerchi concentrici intorno al vecchio castello, ha guadagnato al paese il soprannome di forma a testuggine. Le case si addossano una all'altra, il bianco tiene lontano il caldo, e a ogni svolta si apre uno spiraglio azzurro tra due muri.
Le porte e le mura medievali di Sperlonga
Nell'XI secolo l'abitato fu cinto da mura, e di quel giro difensivo restano due porte. Una è la Portella, chiamata anche Porta Carrese; l'altra è la Porta Marina, affacciata verso il mare. Entrambe portano scolpito lo stemma dei Caetani, la grande famiglia che dominò a lungo questo tratto di Lazio meridionale. Sono i due varchi da cui si entra e si esce dal nucleo antico, e attraversarli è il modo giusto per capire come funzionava il paese: pochi accessi, controllabili, con il resto delle mura a chiudere lo sperone.
Vicoli, scalinate e i murales di Sperlonga
Girare Sperlonga significa perdere l'orientamento di proposito. I vicoli si biforcano, salgono e scendono, passano sotto le case con archi e volte, e ogni tanto sbucano su una terrazza naturale con il Tirreno sotto i piedi. Lungo i muri, in più punti, si incontrano murales che raccontano la storia del paese, e in particolare le incursioni dei pirati che per secoli lo tennero in allarme: sono un promemoria dipinto di quanto il mare, qui, sia stato tanto una risorsa quanto una minaccia. La luce migliore per queste passeggiate è quella del tardo pomeriggio, quando il bianco delle case vira sul dorato e le ombre allungano i vicoli. Non serve una mappa e non serve una meta: il modo giusto di visitare il nucleo antico è lasciarsi perdere, prendere la rampa che scende quando gli altri salgono, infilare il sottopasso che sembra portare in un cortile privato e invece sbuca su un affaccio a picco sull'acqua. Il paese è piccolo, ci si ritrova sempre, e ogni deviazione regala uno scorcio che dalla via principale non si vedrebbe.
Le chiese di Sperlonga
La più antica menzione religiosa del borgo riguarda la chiesa di Santa Maria di Sperlonga, ricordata già nel 1135. La parrocchiale attuale è la chiesa della Madonna Assunta in Cielo, consacrata il 15 agosto 1964, che raccoglie la vita liturgica del paese. C'è poi la cappella di San Rocco, che risale al XV secolo ed è legata a doppio filo alla festa patronale e alla processione che ogni settembre scende fino al mare. Sono edifici semplici, di misura paesana, che vanno guardati per quello che sono: i luoghi intorno ai quali una comunità di pescatori ha organizzato per secoli il proprio calendario.
Palazzo Sabella e l'antipapa a Sperlonga
Fra le architetture civili del borgo si segnala Palazzo Sabella, che la tradizione locale vuole rifugio dell'antipapa Clemente VII nel 1379, negli anni convulsi dello Scisma d'Occidente. È un'attribuzione da prendere con la prudenza che merita: la tradizione la ripete, ma è un dato che resta sul piano della memoria locale più che su quello del documento certo. Vale comunque come indizio di quanto questo angolo di costa, pur appartato, fosse dentro le vicende grandi del suo tempo.
La Villa di Tiberio e la Grotta a Sperlonga
Il cuore archeologico di Sperlonga è a poca distanza dal borgo, verso sud, dove la via Flacca costeggia il mare. Qui, in età romana, si distendeva una villa marittima che l'imperatore Tiberio ingrandì a partire da un impianto tardo-repubblicano preesistente. Gli ambienti si disponevano intorno a un portico affacciato sull'acqua, ma l'invenzione che rende unico il sito è un'altra: l'uso di una grande grotta naturale, la spelunca che ha dato il nome al paese, trasformata in una scenografia da banchetto.

Come nasce la villa imperiale di Sperlonga
Il nucleo originario della residenza era una villa tardo-repubblicana, uno dei tanti impianti di lusso che punteggiavano questa costa e che erano insieme dimore e aziende: molte di queste ville disponevano di vasche per l'allevamento del pesce, e la produzione ittica era parte integrante dell'economia dei proprietari. Tiberio ampliò l'insieme facendone una villa imperiale a tutti gli effetti. Il paesaggio che la circondava era quello che ancora oggi si intuisce: la falesia, il mare basso e limpido, la grotta aperta come un'abside naturale verso l'acqua.
La Grotta di Tiberio: la sala da pranzo scavata nella roccia
La grotta fu attrezzata come cenatio, la sala da pranzo estiva, e il progetto giocava tutto sull'acqua. Davanti e dentro la cavità furono ricavate una vasca rettangolare, una peschiera alimentata da acqua marina, e una grande piscina circolare; al centro dello specchio d'acqua un'isola artificiale ospitava il triclinio, così che i commensali cenassero letteralmente sospesi sul mare, con la roccia sopra la testa e il fresco intorno. Le pareti e le nicchie della grotta erano popolate da gruppi scultorei di dimensioni colossali che mettevano in scena episodi dell'Odissea: una galleria mitologica pensata per stupire l'ospite mentre mangiava. È una delle idee di teatro architettonico più spettacolari che l'antichità romana ci abbia lasciato.

Il crollo del 26 d.C. e la vita salvata a Tiberio
La grotta ha lasciato un episodio che gli storici antichi hanno tramandato. Nel 26 dopo Cristo, mentre Tiberio banchettava proprio in questa cenatio, un crollo di rocce dalla volta minacciò di seppellire i commensali. A salvare l'imperatore, secondo il racconto, fu Elio Seiano, il potente prefetto del pretorio, che gli fece scudo con il proprio corpo riparandolo dai massi. L'episodio è riferito da Tacito negli Annali e da Svetonio, e il fatto che due fonti antiche lo registrino lo colloca tra i dati documentati più che tra le leggende. Ha un che di beffardo, con il senno di poi: pochi anni dopo Seiano sarebbe caduto in disgrazia e sarebbe stato giustiziato per ordine dello stesso Tiberio.
Il Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga
Le sculture che ornavano la grotta non sono più al loro posto originario, ma poco distanti, nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, inaugurato nel 1963 accanto all'area archeologica. Il museo è nato proprio per accogliere, studiare e ricomporre i frammenti recuperati, ed è uno di quei musei in cui il contenuto e il luogo si spiegano a vicenda: si guarda il marmo dentro le sale e poi si esce a vedere la grotta da cui proviene, o viceversa. È la ragione per cui conviene visitare le due parti nello stesso giro.
Il ritrovamento del 1957 a Sperlonga
La scoperta è recente e quasi casuale. Nel 1957, durante i lavori per la costruzione della strada litoranea fra Terracina e Gaeta, la futura via Flacca, venne alla luce una enorme quantità di frammenti marmorei nella zona della grotta. Le sculture erano ridotte in migliaia di pezzi, ed è stato il paziente lavoro di scavo, recupero e ricomposizione a restituirne i gruppi principali. La grotta in sé era nota agli studiosi già dal primo Novecento, ma è il ritrovamento delle sculture, nel 1957, ad aver dato al sito la sua fama e ad aver messo in moto lo sviluppo turistico moderno del paese.
Il gruppo di Scilla
Uno dei gruppi cardine è l'assalto di Scilla alla nave di Ulisse. Il mostro marino, metà donna e metà groviglio di cani e code, ghermisce i compagni dell'eroe e li strappa dalla nave: una scena di violenza e di movimento che doveva incombere sull'acqua della peschiera, riflettendosi. È il tipo di soggetto che la scultura ellenistica amava, tutto torsioni, muscoli tesi e disperazione, e a Sperlonga trovava una cornice perfetta nel buio umido della grotta.
L'accecamento di Polifemo
Il secondo grande gruppo è l'accecamento di Polifemo. Ulisse e i compagni conficcano il palo arroventato nell'unico occhio del ciclope addormentato dal vino: uno dei momenti più celebri dell'Odissea, reso con la stessa enfasi drammatica del gruppo di Scilla. Colossale, teatrale, costruito per essere guardato dal basso mentre si era distesi a tavola, restituiva all'ospite del banchetto l'ebbrezza e il pericolo del racconto omerico proprio mentre beveva a sua volta.
Il ratto del Palladio e il ratto di Ganimede
Accanto ai due gruppi maggiori il museo conserva i resti di altri episodi. C'è il ratto del Palladio, con Ulisse e Diomede che sottraggono da Troia la sacra statua di Atena da cui dipendevano le sorti della città; e c'è il ratto di Ganimede, il giovane rapito in cielo dall'aquila di Zeus, un soggetto che rompe la sequenza odissiaca e introduce un tono diverso. Insieme ai grandi gruppi compongono un programma figurativo coerente, costruito intorno alle vicende di Ulisse e alla mitologia che i Romani colti conoscevano a memoria.
Gli scultori di Rodi e il legame con il Laocoonte
Il dato che fa di Sperlonga un caso da manuale riguarda la mano che scolpì questi marmi. Fra i frammenti sono comparse iscrizioni con i nomi di tre scultori rodii: Atanodoro, Agesandro e Polidoro. Sono gli stessi tre nomi che Plinio il Vecchio, nella sua Storia naturale, indica come autori del Laocoonte, il celebre gruppo oggi ai Musei Vaticani. La coincidenza ha alimentato uno dei dibattiti più accesi dell'archeologia del Novecento sulla datazione e sull'attribuzione di queste opere, e ha collegato il museo di provincia sul mare al capolavoro più discusso della statuaria antica. Chi arriva a Sperlonga sapendo questo guarda i frammenti con occhi diversi.

La scultura ellenistica e il gusto imperiale a Sperlonga
Per capire perché questi marmi contano occorre inquadrarli nel loro linguaggio. I gruppi della grotta parlano il dialetto della grande scultura ellenistica, quella che dopo Alessandro Magno aveva abbandonato la compostezza classica per cercare il pathos: corpi in torsione, muscoli in tensione, volti deformati dal dolore o dalla paura, composizioni piene di diagonali e di movimento. È lo stesso mondo formale del Laocoonte e dei cosiddetti tori Farnese, un'arte che punta a colpire lo spettatore allo stomaco più che alla ragione. Tiberio, che a questa costa era legato e che di ozio colto se ne intendeva, scelse per la sua grotta soggetti odissiaci perché l'Odissea è, prima di tutto, un poema di mare e di mostri marini: Scilla e Polifemo erano il repertorio perfetto per una sala da pranzo affacciata sull'acqua. La scelta iconografica non era decorazione a caso, era un discorso: l'imperatore che cena riparato nella caverna mentre intorno a lui, scolpiti nel marmo, altri naviganti vengono divorati dal mare.
Il dibattito sulla datazione delle sculture di Sperlonga
La coincidenza dei nomi con il Laocoonte ha diviso gli studiosi per decenni, e il nodo è la datazione. Alcuni hanno letto i marmi di Sperlonga come originali greci del II o I secolo avanti Cristo, portati qui e riadattati; altri come copie o rielaborazioni di età imperiale, eseguite da maestranze rodie attive al tempo di Tiberio. La questione si intreccia con quella, altrettanto spinosa, della datazione del Laocoonte stesso, che oscilla tra l'ipotesi ellenistica e quella di produzione romana su modelli più antichi. Non è un dettaglio da specialisti: da come si risponde dipende il modo in cui si racconta un intero capitolo della storia dell'arte, il passaggio dal mondo greco a quello romano. Sperlonga, con le sue firme iscritte, è uno dei pochi appigli concreti in un terreno fatto quasi solo di attribuzioni, ed è per questo che il museo, per quanto piccolo e periferico, compare in ogni manuale che affronti il problema.
Orari, biglietti e come visitare il museo di Sperlonga
Il museo apre dalle 8:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 19:00, e resta chiuso il lunedì oltre che il 1 gennaio e il 25 dicembre. L'area archeologica all'aperto, quella della villa e della grotta, segue una chiusura stagionale che si anticipa nei mesi freddi e si allunga in estate: conviene verificarla prima, perché il senso della visita è vedere insieme le sale e la grotta. Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto per i giovani fra 18 e 25 anni ne costa 2, sotto i 18 si entra gratis. Un avvertimento pratico che vale l'intero paragrafo: l'area archeologica non è accessibile alle persone con disabilità motoria, per la conformazione del terreno e i dislivelli verso la grotta. Per tempi e stato delle aperture il recapito indicato è il numero +39 393 8088763.
Le spiagge di Sperlonga
Il secondo motivo per cui si viene a Sperlonga è il mare, e qui la geografia è semplice: il promontorio del borgo divide la costa in due grandi arenili, con una serie di calette più piccole e appartate man mano che ci si sposta verso sud, in direzione di Gaeta. La sabbia è fine e chiara, l'acqua bassa e trasparente, e in più tratti le rocce si tuffano in mare creando piccoli angoli riparati.
La spiaggia di Levante a Sperlonga
La spiaggia di Levante si apre ai piedi del borgo antico, sul lato che guarda a est. Il fondale è sabbioso e digrada dolcemente, cosa che la rende la scelta più comoda per le famiglie con bambini piccoli. È la spiaggia più a portata di paese, quindi anche la più frequentata: chi cerca spazio in agosto la trova solo arrivando presto.
La spiaggia di Ponente a Sperlonga
Sul lato opposto, di fronte al centro storico, si distende la spiaggia di Ponente, la più lunga. Da qui si ha la vista classica di Sperlonga, con le case bianche in cima allo sperone e la Torre Truglia a chiudere il promontorio. Alterna tratti di spiaggia libera a stabilimenti attrezzati, e regala i tramonti migliori, essendo rivolta a occidente. È la spiaggia da cartolina, quella che finisce nella maggior parte delle fotografie del paese.

La spiaggia dell'Angolo
Tra la spiaggia di Levante e la zona della grotta di Tiberio si trova la spiaggia dell'Angolo, un tratto più raccolto con acqua dai toni turchesi. È una via di mezzo fra la comodità degli arenili centrali e la riservatezza delle calette a sud, e ripaga chi ha voglia di camminare un po' di più allontanandosi dal cuore affollato del paese.
La spiaggia di Bazzano e le calette a sud di Sperlonga
Spostandosi verso sud, oltre l'area della villa imperiale, la costa cambia carattere: la sabbia lascia spazio agli scogli e alle piccole insenature. La spiaggia di Bazzano, con il mare trasparente sopra i fondali rocciosi, è una delle mete preferite da chi pratica lo snorkeling. Sono spiagge meno servite e più selvatiche, che chiedono scarpette da scoglio e un minimo di autonomia, ma restituiscono l'acqua più pulita e i colori più intensi.
Le altre spiagge e le calette di Sperlonga
Il litorale conserva altri nomi che il passaparola locale si tramanda: la spiaggia delle Bambole, la spiaggia dei Trecento Scalini, che già dal nome avverte del prezzo da pagare in discesa e in risalita, e altre calette raggiungibili spesso solo dal mare, in barca o in kayak. Verso il promontorio di Gaeta, dove la roccia si getta in acqua, si aprono insenature meravigliose che restano tagliate fuori dalle strade e premiano chi si muove via mare.
La bandiera blu di Sperlonga
Le acque di Sperlonga sono fra le più limpide di questo tratto di Tirreno, e il paese si fregia con regolarità della bandiera blu, il riconoscimento che premia la qualità delle acque di balneazione e i servizi delle spiagge; la prima assegnazione al comune risale al 1996. È un dato che conta soprattutto per chi viaggia con bambini: unito ai fondali bassi e sabbiosi degli arenili centrali, fa di Sperlonga una meta balneare comoda e sicura.
La Torre Truglia e le torri costiere di Sperlonga
All'estremità del promontorio, dove lo sperone si tuffa in mare, sorge la Torre Truglia, il simbolo visivo di Sperlonga. Fu costruita nel 1532 sui resti di una precedente torre di avvistamento di età romana, come parte del sistema difensivo pensato per dare l'allarme all'arrivo dei pirati. La sua storia è un elenco di distruzioni e ricostruzioni: rasa al suolo dagli uomini del corsaro Barbarossa, ricostruita nel 1611, di nuovo distrutta dai turchi nel 1623. Fra il 1870 e il 1969 fu utilizzata come sede della Guardia di Finanza; oggi ospita il centro di educazione all'ambiente marino del Parco naturale regionale Riviera di Ulisse. È il punto da cui si abbraccia con lo sguardo tutta la costa, e nelle giornate limpide si scorgono le isole all'orizzonte.
La Truglia non era sola. La difesa di Sperlonga si reggeva su una rete di torri: la Torre Maggiore, detta anche Torre Centrale, entro l'abitato, la Torre del Nibbio e la Torre di Capovento, quest'ultima eretta come la Truglia nel 1532. Erano gli occhi del paese sul mare, e il loro numero racconta meglio di qualunque cronaca quanto la minaccia dei corsari fosse quotidiana e concreta.
Il Parco Riviera di Ulisse e la natura intorno a Sperlonga
Sperlonga è incastonata in un sistema di aree protette che tutela la costa e l'entroterra. Il promontorio della Villa di Tiberio, con la costa fino a Torre Capovento e Punta Cetarola, è tutelato come monumento naturale; più in generale la fascia costiera rientra nel Parco Regionale Riviera di Ulisse, che si estende fino a Gaeta. Intorno al paese si trovano siti di interesse comunitario per la loro flora e fauna, dal Lago Lungo alla Duna di Capratica, fino alla costa rocciosa fra Sperlonga e Gaeta. C'è poi un aspetto meno turistico e più tecnico: le falesie calcaree intorno al paese sono note agli arrampicatori di tutta Italia, e nella bella stagione richiamano appassionati di scalata sulle pareti a picco sul mare. È un volto meno noto del paese, ma coerente con la sua geografia: lo stesso sperone calcareo che ha protetto il borgo dai pirati e che ospita la grotta di Tiberio offre oggi vie di roccia a pochi passi dal mare, e chi arriva a Sperlonga con corda e imbrago sa di trovare un terreno di gioco che unisce l'arrampicata al bagno di fine giornata.
La storia di Sperlonga, dagli Spartani ai saraceni
Le tracce di presenza umana nel territorio di Sperlonga risalgono al paleolitico superiore. Una tradizione mitica vuole che qui sorgesse Amyclae, città fondata dagli Spartani, e già questo dice quanto antica sia la vocazione del sito. In età romana il territorio, inquadrato nella giurisdizione del municipio di Fundi, si riempì di ville marittime, la più celebre delle quali resta quella di Tiberio; molte di esse univano il lusso alla produzione ittica, con le loro vasche per l'allevamento del pesce.
Dal castrum medievale al borgo a testuggine
Nel VI secolo, tra le rovine della villa imperiale usate come rifugio di fortuna, il vero abitato prese forma più in alto, sul promontorio di San Magno, per difendersi dalle incursioni via mare dei saraceni. Il nome del paese, con ogni probabilità, deriva proprio dalla grande grotta, la spelunca inglobata nella villa di Tiberio. Un documento del X secolo menziona il castrum Speloncae, che comprendeva una piccola chiesa dedicata a san Pietro, patrono dei pescatori; intorno al castello il paese crebbe per cerchi concentrici, fino alla forma a testuggine che ha oggi. Nell'XI secolo arrivarono le mura, con le porte che portano lo stemma dei Caetani.
Il sacco di Sperlonga e le incursioni dei pirati
Per secoli Sperlonga restò un piccolo paese di pescatori tenuto in scacco dai pirati, che arrivarono a rapirne gli abitanti per ridurli in schiavitù, come ricordano ancora i murales sui muri del borgo. Malgrado le torri di avvistamento, il paese fu assalito e saccheggiato nel 1534 dall'ammiraglio ottomano Khair ad-Din, detto il Barbarossa; nel 1623 una flotta di corsari barbareschi tornò a devastarlo, e di quell'incursione resta memoria in un poema, Il sacco e rovina di Sperlonga nel 1623, opera del chirurgo e poeta Curzio Mattei di Lenola. Ricostruita fra Seicento e Ottocento, la cittadina assunse l'aspetto che conserva, con chiese e palazzi signorili aggiunti al vecchio nucleo.
Da Terra di Lavoro alla provincia di Latina
Per secoli Sperlonga appartenne al Regno di Napoli e poi al Regno delle Due Sicilie, inquadrata nell'antica provincia di Terra di Lavoro, nel distretto di Gaeta. Restò legata a quella provincia anche dopo l'Unità d'Italia. Nel 1927, con il ridimensionamento della Terra di Lavoro voluto dal regime, il comune fu tolto alla Campania e aggregato al Lazio; dal 1934 entrò a far parte della neocostituita provincia di Latina, allora chiamata Littoria. È una vicenda amministrativa che spiega perché, ancora oggi, Sperlonga guardi tanto verso Gaeta e il napoletano quanto verso Roma.
La via Flacca e la nascita del turismo a Sperlonga
La svolta moderna ha una data precisa: il 9 febbraio 1958, quando fu inaugurata la via Flacca, la litoranea che unisce Terracina a Gaeta passando sotto il paese. Fino ad allora Sperlonga era un borgo isolato e poverissimo; la strada ne infranse l'isolamento secolare. Nel volgere di pochi anni si sommarono altre spinte: la scoperta delle sculture della villa di Tiberio, nel 1957, e l'arrivo di villeggianti di richiamo, tra i primi l'attore Raf Vallone, che contribuirono a mettere di moda il posto. La Darsena, realizzata nel 1972, avviò il turismo nautico; nel 2013 l'ampliamento del porto turistico, portato a 185 posti barca, ne ha consolidato la vocazione. Da paese di pescatori dimenticato, Sperlonga è diventata in mezzo secolo una delle mete di mare più note del Lazio, e figura tra i borghi più belli d'Italia.

Dall'Unità d'Italia al turismo: la Darsena e il porto di Sperlonga
La vicenda ottocentesca del paese segue quella del Mezzogiorno. Dopo la sconfitta di Francesco II di Borbone a opera di Garibaldi e l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna, divenuto nel 1861 Regno d'Italia, Sperlonga continuò a lungo a far parte della vecchia provincia di Terra di Lavoro, prima dei riordini novecenteschi che l'avrebbero spostata nel Lazio. Restò, per tutto l'Ottocento e oltre, un paese di pescatori povero e chiuso, la cui economia dipendeva dal mare e da poco altro. La stagione moderna, quella che ha reso Sperlonga un nome noto, si è costruita in pochi decenni: la via Flacca nel 1958, la Darsena progettata dall'ingegner Francesco Piergianni e realizzata nel 1972, che aprì il paese al turismo nautico, e infine, nel 2013, l'ampliamento del porto turistico portato a 185 posti barca dotati di servizi. In poco più di mezzo secolo Sperlonga è passata dalla povertà estrema a una delle economie balneari più solide della costa laziale, senza però perdere del tutto la fisionomia del vecchio borgo di mare.
Le feste e le tradizioni di Sperlonga
La festa patronale di Sperlonga cade nei giorni intorno alla prima domenica di settembre e onora san Leone e san Rocco, con le celebrazioni nella chiesa della Madonna Assunta. Il momento più sentito è la processione di san Rocco: la statua del santo scende di sera fino al mare, dove vengono sparati i fuochi pirotecnici, per poi risalire nel centro storico passando davanti alla cappella a lui dedicata e infilando i vicoli e le scale del paese. È una di quelle feste in cui il paese si mostra per quello che è stato per secoli, una comunità di mare stretta intorno ai suoi santi protettori, e chi capita a Sperlonga in quei giorni la vede nella sua versione più autentica.
Sperlonga con i bambini
Sperlonga funziona bene con i bambini, ma va gestita. Il mare degli arenili centrali, con la sabbia fine e il fondale che degrada piano, è quanto di più adatto ci sia per i più piccoli, e la bandiera blu è una garanzia in più sulla qualità dell'acqua. Il rovescio della medaglia è il borgo: tutte scale e salite, difficile con il passeggino, faticoso nelle ore calde. Il consiglio è di dividere la giornata, il mattino in spiaggia e il tardo pomeriggio nel centro storico, quando il caldo cala. La visita all'area archeologica va calibrata sull'età: la grotta di Tiberio e i mostri marini scolpiti hanno un potenziale di racconto notevole se glieli si prepara, ma il percorso ha dislivelli e non è adatto ai passeggini.
Come si visita davvero Sperlonga in una giornata
Una giornata ben costruita a Sperlonga ha un ritmo preciso. Il mattino presto è per l'area archeologica: arrivate quando apre il museo, dedicategli almeno un'ora e mezza fra le sale e la grotta, e sfruttate il fresco e la luce radente sulla falesia. A metà mattina, con la parte culturale già fatta, scendete in spiaggia; se cercate comodità puntate agli arenili centrali di Levante e Ponente, se cercate acqua limpida e meno gente spostatevi verso le calette rocciose a sud. L'ora di pranzo si passa al mare o in una delle trattorie del paese, che pescano dalla tradizione del basso Lazio. Il pomeriggio inoltrato, quando il sole cala, è il momento del borgo: la salita tra i vicoli bianchi, le porte con lo stemma dei Caetani, i belvedere sul mare, la Torre Truglia sulla punta. La sera, se restate, il centro storico si accende e si anima. È un programma che alterna cultura, mare e passeggiata senza affaticare, e che mette ogni cosa nell'ora in cui rende di più: le sculture con la testa fresca, il mare nelle ore calde, il borgo con la luce dorata.
Quando andare a Sperlonga e quando evitarla
Se il fine è il borgo, le sculture e la Torre Truglia, il momento giusto sono la primavera e il primo autunno: clima mite, luce netta, paese vivo ma non assediato. Se il fine è il mare, l'estate è quasi obbligata, ma con qualche accortezza. Luglio e soprattutto agosto trasformano Sperlonga in una calamita: la via Flacca si intasa, i parcheggi si riempiono all'alba, le spiagge centrali diventano affollate. Chi non può che venire in agosto arrivi molto presto o punti sulle calette a sud, meno comode e per questo meno gremite. Un giorno feriale batte sempre un fine settimana, e giugno e settembre restano il compromesso migliore fra mare caldo e paese respirabile. Da evitare, per chi cerca la quiete, i grandi ponti estivi e il cuore di agosto: sono i giorni in cui Sperlonga dà il peggio di sé in termini di code e di ressa, e in cui anche la visita all'area archeologica rischia di trasformarsi in una fila. Chi non ha vincoli di calendario faccia il ragionamento inverso rispetto alla massa: venga quando gli altri non vengono, e troverà lo stesso mare e lo stesso borgo con la metà della fatica.
Cosa c'è intorno a Sperlonga
Sperlonga è un ottimo campo base per il tratto meridionale della costa laziale. Verso sud, oltre il promontorio, c'è Gaeta con il suo golfo e la spiaggia di Sant'Agostino; verso nord, oltre Terracina, si apre il Parco Nazionale del Circeo con la spiaggia di San Felice Circeo e la spiaggia di Torre Paola a Sabaudia. La spiaggia di Terracina è la porta d'accesso da nord, mentre al largo, nei giorni limpidi, si stagliano le isole di Ponza, raggiungibili in traghetto. Nell'entroterra, per chi vuole alternare mare e cultura, ci sono i musei di Priverno e il Museo della Terra Pontina a Latina.
Una curiosità su Sperlonga (LT)
Il nome del paese non nasce da un santo, da una famiglia o da un condottiero, ma da un buco nella roccia. Sperlonga viene, con ogni probabilità, dal latino spelunca, cioè grotta, e la grotta in questione è quella naturale che l'imperatore Tiberio inglobò nella sua villa e trasformò in sala da pranzo. È un caso raro di toponimo che si porta dietro la propria origine archeologica: dire Sperlonga significa dire caverna, e la caverna è ancora lì, a un paio di chilometri dal centro, con dentro i resti delle sculture che la rendevano una meraviglia. Chi arriva pensando a un nome pittoresco scopre che il paese si chiama, letteralmente, come la cavità che ne è stata il primo cuore. La curiosità in più è che quella spelunca era conosciuta e citata molto prima che le sculture venissero alla luce: la grotta era nota agli studiosi dai primi del Novecento, ma per riscoprire cosa contenesse davvero si è dovuto attendere il 1957 e i lavori della via Flacca. Il paese portava insomma il nome della grotta secoli prima di sapere quale tesoro quella grotta avesse custodito.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sperlonga (LT)
La cartolina vende il borgo bianco e le spiagge, e quasi nessuno arriva sapendo che a Sperlonga si annoda uno dei gialli più affascinanti della storia dell'arte. Fra i frammenti recuperati nella grotta sono comparse iscrizioni con i nomi di tre scultori di Rodi: Atanodoro, Agesandro e Polidoro. Sono esattamente i tre nomi che Plinio il Vecchio, secoli prima, aveva indicato come autori del Laocoonte, il gruppo marmoreo oggi conservato ai Musei Vaticani e considerato uno dei vertici della scultura antica. La sovrapposizione ha acceso un dibattito che dura da decenni sulla datazione delle opere, sul rapporto fra i marmi di Sperlonga e il Laocoonte, e su quanto quei tre artisti abbiano realmente scolpito. In pratica un museo di provincia affacciato sul Tirreno è legato a filo doppio al capolavoro più discusso della statuaria classica, e la maggior parte dei visitatori se ne va senza saperlo. Il consiglio pratico che ne discende è semplice: dedicate al museo lo stesso tempo che dedicate alla spiaggia, perché quello che c'è dentro quelle sale non è un corollario del mare, è la ragione per cui gli archeologi di tutto il mondo conoscono il nome di questo paese.
Il consiglio che ti do per visitare Sperlonga (LT)
Il consiglio che do a chi mi chiede come organizzare la giornata è di rovesciare l'ordine che viene istintivo. Quasi tutti puntano alla spiaggia la mattina e rimandano il museo al pomeriggio, quando sono stanchi, accaldati e con poca voglia di leggere didascalie: così l'area archeologica diventa una corsa e le sculture un'accozzaglia di marmi rotti. Fate il contrario. Arrivate presto e cominciate dalla villa di Tiberio e dal museo, con la testa fresca e prima che il sole picchi; date tempo alla grotta, uscite a guardarla dal vero dopo aver visto i marmi dentro le sale, ricostruite mentalmente dove stava ciascun gruppo. Poi, con la parte culturale già in tasca, scendete in spiaggia per il resto della giornata e godetevi il mare senza sensi di colpa. Il secondo consiglio riguarda il borgo: tenetelo per il tardo pomeriggio, quando la luce ingiallisce il bianco delle case e il caldo molla la presa. Salire tra i vicoli a mezzogiorno di agosto è una penitenza; farlo verso sera, con il fresco che arriva dal mare, è il momento in cui Sperlonga dà il meglio. E lasciate l'auto il più lontano possibile senza rimpianti: qui si cammina, ed è parte del gioco.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Sperlonga sia oggi in provincia di Latina lo sanno tutti, ma pochi si fermano a considerare quanto sia recente e forzato quel confine. Per secoli il paese non è stato laziale affatto: apparteneva al Regno di Napoli e poi al Regno delle Due Sicilie, inquadrato nella provincia di Terra di Lavoro, nel distretto di Gaeta, e verso Gaeta e il napoletano guardava per cultura, dialetto e commerci. La svolta arriva solo nel 1927, quando il regime fascista, ridimensionando la Terra di Lavoro, strappa il comune alla Campania e lo aggrega al Lazio; dal 1934 Sperlonga entra nella nuova provincia di Latina, allora Littoria. È un fatto risaputo eppure poco pesato, perché spiega molte cose che il turista nota senza capirle: la vicinanza sentimentale a Gaeta più che a Roma, certe inflessioni della parlata, la cucina che pesca dalla tradizione del basso Lazio e del napoletano. Sperlonga è laziale per decreto da meno di un secolo; per tutto il resto della sua storia è stata l'ultimo lembo di un altro mondo.
La foto giusta da fare a Sperlonga (LT)
La fotografia che riassume Sperlonga si scatta dalla spiaggia di Ponente, guardando verso il promontorio: il borgo bianco che sale a piramide sullo sperone di roccia, la Torre Truglia a chiudere la punta, il mare in primo piano. È l'inquadratura classica, e per una buona ragione: mette insieme in un solo colpo d'occhio le tre cose che fanno il paese, il bianco, la roccia e l'acqua. L'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando il sole a ponente accende le case e le fa risaltare contro l'azzurro; a mezzogiorno la luce è piatta e il bianco brucia. Se avete voglia di camminare, l'altra foto da portare a casa è quella dall'alto della Torre Truglia o dai belvedere del centro storico, con lo sguardo che scavalca i tetti e arriva fino alle isole all'orizzonte nelle giornate terse. E c'è una terza immagine, meno ovvia, che consiglio a chi ama i dettagli: uno dei vicoli interni, stretto fra due muri bianchi, che inquadra in fondo una striscia di mare. Non serve la vista larga per raccontare Sperlonga; a volte basta un corridoio di calce e uno spicchio di azzurro in fondo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo grande avvenimento è di età romana e sfiora la tragedia. Nel 26 dopo Cristo l'imperatore Tiberio banchettava nella grotta della sua villa quando un crollo di rocce dalla volta rischiò di seppellirlo insieme ai commensali; a fargli scudo con il corpo fu il prefetto Elio Seiano, e l'episodio è registrato da Tacito e Svetonio. Il secondo avvenimento, o meglio la serie di avvenimenti, sono i saccheggi dei pirati: il sacco del 1534 a opera dell'ammiraglio ottomano Khair ad-Din, il Barbarossa, e la devastante incursione dei corsari barbareschi del 1623, quest'ultima cristallizzata in un poema secentesco, Il sacco e rovina di Sperlonga nel 1623, scritto dal chirurgo e poeta Curzio Mattei di Lenola. Il terzo grande avvenimento è recente e ha cambiato la faccia del paese: il ritrovamento, nel 1957, delle migliaia di frammenti scultorei nella grotta di Tiberio, durante i lavori della via Flacca. E la data che chiude il cerchio è il 9 febbraio 1958, quando l'apertura di quella stessa via Flacca infranse l'isolamento secolare del borgo e avviò la stagione del turismo che dura ancora. Un imperatore quasi sepolto, i pirati, i marmi ritrovati e una strada: la storia di Sperlonga si può raccontare tutta con questi quattro fatti.
Chi è passato da Sperlonga (LT)
Il primo nome è quello che pesa più di tutti: l'imperatore Tiberio, che qui ebbe una delle sue ville marittime e ne fece un luogo di banchetti scenografici, e con lui Elio Seiano, il prefetto del pretorio che gli salvò la vita nel crollo della grotta. Attraverso i loro marmi passarono per Sperlonga anche tre grandi scultori del mondo greco, i rodii Atanodoro, Agesandro e Polidoro, gli stessi nomi legati al Laocoonte: le loro opere hanno abitato questa costa prima di finire in frantumi e poi nel museo. Nel Medioevo la tradizione vuole che vi trovasse rifugio l'antipapa Clemente VII, nel 1379, negli anni dello Scisma d'Occidente, in quello che oggi è Palazzo Sabella; è un'attribuzione da prendere con cautela, ma dice quanto il borgo fosse dentro le vicende del suo tempo. In epoca moderna, quando Sperlonga era ancora un paese povero e appartato, uno dei primi forestieri a innamorarsene fu l'attore Raf Vallone, che negli anni Cinquanta contribuì a metterla di moda e ad attirare qui la villeggiatura. E, in negativo, sono passati anche i pirati: il Barbarossa e i corsari barbareschi hanno lasciato sul paese un segno che i murales dei vicoli ancora ricordano.
Domande veloci su Sperlonga (LT)
Quanto dista Sperlonga da Roma?
Circa 116 chilometri. In auto si segue la via Pontina fino a Terracina e poi la via Flacca; in alternativa si può usare l'Autostrada del Sole uscendo verso il frusinate e scendendo su Terracina.
Come si arriva a Sperlonga senza auto?
In treno si scende alla stazione di Fondi-Sperlonga, sulla linea Roma-Napoli via Formia, e da lì si prosegue con il bus di linea degli Autoservizi Piazzoli che collega la stazione al borgo. Gli orari cambiano fra estate e inverno e vanno verificati alla fermata.
Quanto costa il biglietto del museo e della villa di Tiberio a Sperlonga?
Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto per i giovani fra 18 e 25 anni ne costa 2, l'ingresso è gratuito sotto i 18 anni.
Quali sono gli orari del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga?
Il museo apre dalle 8:30 alle 19:30, con ultimo ingresso alle 19:00, ed è chiuso il lunedì oltre che il 1 gennaio e il 25 dicembre. L'area archeologica all'aperto ha una chiusura stagionale che si anticipa in inverno: conviene verificarla prima della visita.
Il museo di Sperlonga è accessibile in sedia a rotelle?
L'area archeologica all'aperto, per la conformazione del terreno e i dislivelli verso la grotta, non è accessibile alle persone con disabilità motoria. Per le sale del museo conviene chiedere conferma ai recapiti ufficiali prima di andare.
Cosa si vede nella grotta di Tiberio?
La grotta naturale fu trasformata in una sala da pranzo estiva con vasche e una piscina, e ospitava colossali gruppi scultorei con episodi dell'Odissea. Le sculture oggi sono nel museo vicino; nella grotta si legge ancora l'impianto scenografico che le accoglieva.
Perché Sperlonga si chiama così?
Il nome deriva con ogni probabilità dal latino spelunca, cioè grotta, in riferimento alla grande caverna naturale inglobata nella villa di Tiberio.
Qual è la spiaggia migliore di Sperlonga per i bambini?
La spiaggia di Levante, ai piedi del borgo, ha sabbia fine e fondale basso e digradante, ideale per le famiglie. Anche la lunga spiaggia di Ponente si presta, con tratti liberi e stabilimenti.
Sperlonga ha la bandiera blu?
Sì, il comune si fregia con regolarità della bandiera blu per la qualità delle acque di balneazione; la prima assegnazione risale al 1996.
Quanto tempo serve per visitare Sperlonga?
Per il borgo, la villa di Tiberio e il museo basta mezza giornata; se si aggiunge il mare, la giornata intera è la misura giusta. Chi vuole anche esplorare le calette a sud metta in conto due giorni.
Si può fare il bagno vicino alla villa di Tiberio?
Sì, la spiaggia dell'Angolo si trova tra la zona della grotta e la spiaggia di Levante, e più a sud, verso Bazzano, si aprono calette rocciose adatte allo snorkeling.
Sperlonga è uno dei borghi più belli d'Italia?
Sì, Sperlonga figura nell'elenco dei borghi più belli d'Italia, per il centro storico bianco a testuggine e la posizione sul promontorio.
Cos'è la Torre Truglia di Sperlonga?
È la torre costiera all'estremità del promontorio, costruita nel 1532 come parte del sistema di avvistamento contro i pirati, più volte distrutta e ricostruita. Oggi ospita il centro di educazione all'ambiente marino del Parco Riviera di Ulisse.
Quando è la festa patronale di Sperlonga?
Nei giorni intorno alla prima domenica di settembre, in onore di san Leone e san Rocco, con la processione di san Rocco che scende fino al mare e i fuochi pirotecnici.
Si può arrivare in barca a Sperlonga?
Sì, il porto turistico dispone di posti barca e molte delle calette più belle a sud del paese si raggiungono comodamente via mare, in barca o in kayak.
Qual è il periodo migliore per visitare Sperlonga?
Per il borgo e il museo, primavera e primo autunno; per il mare, l'estate, meglio se giugno o settembre. Luglio e agosto ripagano con il mare ma portano traffico, folla e parcheggi difficili.
Ci sono percorsi di arrampicata a Sperlonga?
Sì, le falesie calcaree intorno al paese sono note agli arrampicatori e nella bella stagione richiamano appassionati di scalata sulle pareti a picco sul mare.
Chi ha scolpito le statue della grotta di Tiberio?
Le iscrizioni ritrovate recano i nomi di tre scultori rodii, Atanodoro, Agesandro e Polidoro, gli stessi che le fonti antiche indicano come autori del Laocoonte dei Musei Vaticani.
Cosa vedere vicino a Sperlonga?
Verso sud Gaeta e il suo golfo, verso nord Terracina e il Parco Nazionale del Circeo; al largo le isole di Ponza. Nell'entroterra, i musei di Priverno e il Museo della Terra Pontina a Latina.
Perché Sperlonga è bianca?
Le case del borgo sono intonacate e imbiancate a calce, una scelta antica che risponde al clima: il bianco riflette la luce e tiene più fresche le abitazioni nei mesi caldi. Unito alla forma raccolta a testuggine, dà al paese il suo aspetto compatto e luminoso.
Cosa c'entra Sperlonga con il Laocoonte dei Musei Vaticani?
Le iscrizioni ritrovate nella grotta di Tiberio recano i nomi degli stessi tre scultori rodii che le fonti antiche indicano come autori del Laocoonte. È il legame che ha reso il museo di Sperlonga un caso studiato in tutto il mondo per la datazione della scultura antica.
La grotta di Tiberio si può visitare?
Sì, la grotta fa parte dell'area archeologica all'aperto, che ha orari a chiusura stagionale distinti da quelli del museo e va verificata prima della visita. Il percorso presenta dislivelli e non è adatto a chi ha difficoltà motorie.
Dove si parcheggia a Sperlonga?
Il centro storico è pedonale; si lascia l'auto nei parcheggi ai margini del paese e lungo la fascia costiera, a pagamento e molto richiesti in alta stagione. Conviene arrivare presto o scegliere i parcheggi più esterni e proseguire a piedi.
La mia impressione finale su Sperlonga
Se dovessi dire in una frase perché torno volentieri a Sperlonga, direi che è uno dei pochi posti di questa costa dove il mare non cancella tutto il resto. Ci si può andare per la spiaggia e va benissimo, ma sarebbe un errore trattarla come una qualsiasi meta balneare del basso Lazio: il borgo bianco a testuggine e, soprattutto, la grotta di Tiberio con i suoi marmi ne fanno un luogo che ripaga chi ha voglia di leggere e di camminare, più di quanto ripaghi chi cerca soltanto una sdraio al sole. Il mio invito, dopo vent'anni passati ad accompagnare gente lungo questa costa, è di dedicare al museo lo stesso rispetto che si dedica al mare, di salire nel borgo quando il caldo cala, e di venire fuori stagione se potete. Sperlonga in un feriale di maggio, con il paese sveglio ma non assediato e le sculture tutte per voi, è un'esperienza che l'agosto affollato non potrà mai restituirvi.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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