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Tarquinia
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Indirizzo:
Via Ripagretta, 01016 Tarquinia VT Tarquinia (VT), Borghi e paesini, Vicino Roma
Descrizione:

Tarquinia, una delle più importanti città etrusche, divenuta poi fiorente borgo medievale, ad oggi è uno dei borghi più caratteristici vicino Roma, da visitare assolutamente.

Tarquinia è una città con 3000 anni di storia sviluppata a circa 80 km da Roma, patrimonio dell'Unesco, al centro dell’Etruria meridionale.

Oggi Tarquinia è una straordinaria meta turistica sotto il profilo artistico e paesaggistico, i cui monumenti e le testimonianze da vedere costituiscono un’esperienza unica nel suo genere.

La città conobbe il suo più grande grande splendore già in epoca etrusca, poiché fu capitale di un vasto territorio tra Vulci, Volsini e Caere.

Dall’etrusca Tarkna, alla Corneto medioevale, l’odierna Tarquinia si presenta al visitatore come un mix perfetto di diverse epoche storiche, conservando, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese.

Tante le Chiese, torri, campanili, case gentilizie, archi, logge e piazze con posizione panoramica vista mare.

Passeggiando tra i vicoli e le stradine del centro storico di Tarquinia si possono ammirare stupendi monumenti appartenenti a diverse epoche storiche.

La cinta muraria medievale, perfettamente conservata, difende ancora l’abitato ed accoglie il turista con le sue imponenti torri.

Degna di nota è sicuramente la Barriera di San Giusto, di inizio Novecento, con una vista panoramica sul litorale tarquiniese.

All’interno delle mura i visitatori sono accolti da palazzi storici tra cui il palazzo Comunale, attuale sede del municipio, che custodisce la sontuosissima sala degli Affreschi (dipinti databili XVI-XVII secolo).

Il grandioso palazzo Vitelleschi (costruito tra il 1436 e il 1490) ospita invece al suo interno il Museo Archeologico Nazionale Etrusco di Taquinia.

L’edificio presenta in facciata una commistione perfetta di gotico e rinascimentale, a testimonianza del passaggio di stile che stava avvenendo a fine Quattrocento.

Più recente è palazzo Bruschi, con notevoli rappresentazioni pittoriche al suo interno, di impronta rinascimentale ma risalente al XIX secolo.

Non mancano poi fontane e fontanili novecenteschi, eretti a seguito di un’opera di risanamento idrico.

Copiosi sono gli edifici religiosi nella città di Tarquinia risalenti principalmente al periodo romanico.

Tarquinia - vista mare

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Tarquinia (VT)

La chiesa di San Martino, di impostazione architettonica romanica ma spesso rimaneggiata con il passare dei secoli, è probabilmente la più antica della città: nello stile presenta influenze pisane, meridionali, arabe e settentrionali.

Caratteristica quest’ultima tipica di altre chiese locali tra cui quella dedicata a Santa Maria in Castello (1121-1208), romanica con influssi d’oltralpe, lombardi e arabi, che fu eletta a cattedrale fino al 1435.

Non mancano comunque esempi di architettura religiosa barocca come la Chiesa del Suffragio o l’ex edificio religioso della cappella della Croce, oggi adibito a sede per lo svolgimento di attività parrocchiali.

In altre chiese, come San Giacomo e la Santissima Annunziata, si notano influssi arabi e bizantini.

Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori, alcune torri e la chiesa di San Pancrazio, in questa chiesa, come in numerose altre (San Francesco, San Giovanni), le forme gotiche si innestano su quelle romaniche.

Non mancano poi le sedi conventuali, tra cui spicca il Convento di San Francesco, fine XIII – inizio XIV secolo, composto da una chiesa gotico-romanica, il chiostro e un pozzo rinascimentale.

Da non perdere assolutamente una visita alla chiesa di Ss. Maria e Margherita, duomo della città dal 1435 che custodisce notevoli affreschi cinquecenteschi raffiguranti le storie della Vergine.

Il sistema difensivo di Tarquinia, perfettamente conservato e visibile intorno all’abitato, risale al periodo medievale ed è una delle ricchezze artistiche che la città offre ai suoi visitatori.

La cinta muraria è in conci di macco disposti in corsi orizzontali legati con calce, sabbia e pozzolana.

Presenta una serie di torri d’avvistamento che si ritrovano anche all’interno del circuito.

Nel periodo medievale le torri avevano diverse funzioni: di difesa, di servizio e di avvistamento.

Tra queste rientra il torrione circolare detto di Matilde di Canossa, per la presenza della contessa in questa zona nel 1080.

Restaurato nel 1439, viene affiancato da una porta fortificata a baionetta.

A pianta quadrata e con merli è invece la torre Barucci dell’XI secolo, oggi di proprietà comunale.

Bellissimo e rilassante il litorale (non troppo affollato) che comprende l'oasi delle saline di Tarquinia, Tarquinia Lido, Marina Velca (uno dei posti più esclusivi e raffinati della riviera tarquiniese), Bagni di Sant'Agostino, Porto Clementino e l'isolata Spinicci.

Lunghe spiagge di sabbia finissima si alternano a scogli impervi sulle coste tarquiniesi.

Il mare di Tarquinia è la meta preferita dalle famiglie e dagli sportivi per le diverse attrattive che offre il territorio. Il posto perfetto per una vacanza rilassante!

A poco più di tre chilometri a est della nuova città di Tarquinia si trova la necropoli dei Monterozzi.

Questa necropoli è celebre per le stupende pitture delle sue tombe affrescate, che rappresentano una delle più ampie testimonianze di arte pittorica del mondo antico.

Le tombe dipinte di cui oggi conosciamo l'ubicazione sono più di centocinquanta, ma di queste solo una piccola parte è visitabile.

Tarquinia - necropoli dei Monterozzi
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Tarquinia | La Storia

Tarquinia possiede presso il Museo Archeologico Nazionale Etrusco una delle maggiori raccolte di reperti etruschi.

È da Tarquinia che ha origine la famiglia reale romana dei Tarquini ed è in questa città che nasce il mito etrusco di Tagete e Tarconte, fondatore della decadopoli dell’Etruria Meridionale.

L'antico centro di tarquinia sorgeva su un'altura, corrispondente all'attuale Pian di Civita.

Sono scarsi i resti dell'abitato, di cui sono visibili solo gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV - III secolo a.C..

L'edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili.

È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all'altura per un percorso di 8 km circa (IV - III secolo a.C.).

Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli che racchiudono un grande numero di tombe a tumulo e scavate nella roccia, nelle quali appare conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana.

I sepolcri, modellati sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, Giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci; dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.

Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, degli Auguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi.

Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe allo scopo di preservarli (tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave) sono custoditi nel Museo nazionale tarquiniese, altri sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati, restituendoci la conoscenza della scomparsa pittura greca, cui sono legati da vincoli di affinità e dipendenza.

Di minor livello artistico appare la scultura in pietra, presente in rilievi su lastre o nella figura del defunto giacente sul sarcofago, notevole tra gli altri il sarcofago calcareo della tomba dei Partunu, opera di pregevole fattura, databile a età ellenistica, tra le decorazioni fittili, un frammento ad alto rilievo, proveniente dal frontone dell'Ara della Regina, è conservato nel Museo nazionale tarquiniese, ove è raccolta tra l'altro un'importante serie di reperti ceramici, bronzi laminati, rilievi e terrecotte provenienti dalla zona, databili dal periodo geometrico al tardoetrusco.

Gli Etruschi ebbero una abbondante letteratura soprattutto di carattere sacro, ma sappiamo anche dell'esistenza di alcuni scritti storiografici come le Tuscae historiae.

Purtroppo di tutto ciò nulla ci è pervenuto e quindi ignoriamo l'immagine che questo popolo aveva lasciato di se stesso e conosciamo solo quella trasmessaci dagli storici greci e romani, ma anch'essa lacunosa e frammentaria perché sono andate distrutte tutte le opere da questi specificatamente dedicate agli etruschi.

Poche pertanto sono le notizie sulla storia di Tarquinia ma sufficienti tuttavia a mostrarci che la città era considerata una delle più importanti del popolo etrusco.

Le fonti antiche si soffermano soprattutto sulle sue origini leggendarie e sui suoi rapporti con Roma.

Secondo Strabone, Eustazio, Stefano Bizantino e Giustino, fu l'eroe Tarconte - figlio o fratello del re lidio Tirreno, condottiero appunto dei Tirreni (cioè degli Etruschi) dalla Lidia all'Italia - il fondatore della città che da lui prese il nome.

Dal museo partono inoltre le visite guidate alle affascinanti tombe dipinte delle necropoli che si trovano nelle vicinanze della città nuova.

Tra i reperti conservati nel museo di Tarquinia ricordiamo i sarcofagi, i corredi funebri ritrovati nelle vicine necropoli che comprendono, tra le altre cose, vasi di ogni tipo e provenienza, decorazioni appartenenti al tempio Ara della Regina, ed infine alcune tombe dipinte, qui trasferite per salvarle dalla distruzione.

Con il nome di Tarch(u)na, che deriva da quello dell'eroe eponimo Tarconte, Tarquinia fu una delle più antiche città etrusche, se non la più antica, e la più importante della Dodecapoli fondate da Tarconte.

Ancora a Tarquinia è riportata l'origine dell'aruspicina ovvero di quella pratica divinatoria ottenuta attraverso l'ispezione delle viscere delle vittime sacrificali (Cicerone, Censorillò, Ovidio e Giovanni Lido).

Nei dintorni della città viene infatti localizzata la nascita miracolosa del divino fanciullo Tagete, maestro della disciplina aruspicale, cui per secoli sarebbero stati educati fin da piccoli i figli dei principi etruschi - per costituire un potentissimo ordine sacerdotale, l'hordo aruspicum, che manterrà intatto il suo prestigio fin in epoca romana.

Collegata attraverso i due re Tarquini (Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo con le più antiche vicende della Storia di Roma, con la quale fu più volte in guerra, fu infine sottomessa all'inizio del III secolo AC (forse nel 281).

Da allora Tarquinia fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria.

Sul suo litorale si sviluppò la colonia marittima di Gravisca, che fino alla fondazione di Centumcellae (oggi Civitavecchia) da parte dell'imperatore Traiano nel II secolo dopo Cristo, rappresentò il principale porto dell'Etruria meridionale, abbandonato in seguito alle scorrerie dei corsari saraceni in epoca altomedievale.

Nel V secolo passò sotto il regno romano-gotico di Teodorico.

Nella prima metà del VI secolo si trovò coinvolta nella guerra gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia.

Nella seconda metà dell'VIII secolo fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa.

In epoca barbarica fu più volte devastata e pian piano si spopolò, anche a causa della malaria, fino a scomparire del tutto probabilmente nel VII secolo.

Gli abitanti superstiti, trasferitisi su un vicino colle, fondarono un nuovo centro denominato Corgnetum o Cornietum (da cui il nome italiano Corneto) che fu in seguito munito di fortificazioni a difesa delle proprie istituzioni comunali.

La rocca di Corneto resistette validamente nel XIII secolo all'assedio dell'imperatore Federico II.

Si oppose anche alle mire della Chiesa, la città fu infine ridotta all'obbedienza dal cardinale Egidio Albornoz (1355) e da quel momento, anche se con brevi interruzioni, rimase stabilmente allo Stato Pontificio condividendone le vicende.

La sua diocesi risale al V secolo e nel 1854 fu unita a quella di Civitavecchia.

In seguito alla costruzione del nuovo porto di Civitavecchia, erede dell'antica Centumcellae, con fortificazioni progettate da architetti del calibro di Michelangelo Buonarroti e Antonio da Sangallo, nel XV secolo Corneto perse nuovamente e definitivamente la sua funzione di porto dell'alto Lazio, il che determinò una progressiva decadenza economica e demografica del territorio, interessato sempre più dalla malaria a causa delle paludi costiere.

Tarquinia - Corneto 1800
Tarquinia - Corneto 1800

Gli albanesi a Tarquinia

Da documenti rinvenuti nell'Archivio Storico del Comune di Tarquinia si hanno notizie della presenza di Albanesi a partire dal 1458, quando papa Pio II, il 17 settembre, scrive al “diletto figlio nobil uomo conte di Pitigliano” Aldobrandino II che un “certo uomo albanese nella recente estate trascorsa ha incendiato nel territorio cornetano una gran quantità di frumento e poi di aver trovato rifugio, con la fuga, nel tuo castello dove tuttora si trova.

Nel 1484 andarono ad abitare a Corneto molte famiglie albanesi, per lo più soldati (stradioti) a cui si aggiunsero via via - nei due secoli successivi - altre famiglie albanesi per sottrarsi alla oppressione ottomana.

Il 5 ottobre 1592, Flaminio Delfino, colonnello dell'esercito pontificio, arrivò a Corneto per ristabilire la società dei militi lancieri del capitano Elia Caputio albanese.

Sempre nella stessa data del 5 ottobre del 1592, venne inviato un ordine scritto al colonnello Delfino, relativo alla dislocazione delle truppe pontificie nello Stato della Chiesa.

Tra queste dislocazioni compare la Compagnia di Albanesi del Capitano Michele Papada (Papadà) alla quale venne ordinato di andare a prestare servizio nel territorio di Ancona, nelle marine e, quando necessitava, anche in quello di Jesi, per sette scudi al mese.

In una lettera datata 19 novembre della 1592 inviata dalla comunità di Corneto a Teophilo Scauri, Procuratore di Roma, si evince la venuta di una compagnia di soldati albanesi a cavallo del Capitano Elia Caputio i quali, dal momento che erano arrivati, avevano cominciato a mancare di rispetto, cosicché la comunità chiese un provvedimento per farli allontanare, altrimenti potevano nascere notevoli disordini.

Inoltre gli Albanesi volevano che la comunità li provvedesse di 40 rubbi d’orzo, il che non era possibile perché a Corneto non si trovava orzo.

Non si accontentavano del fieno che gli dava la comunità, tanto che ne rubavano nei magazzini, non tralasciando quant'altro vi trovavano.

Gli Albanesi di Corneto vennero incorporati nel tessuto sociale.

Dal catasto urbano del 1798 risulta un agglomerato di abitazioni nel terziere di San Martino come "contrada di Zinghereria", noto in precedenza come il Terziere del Poggio, che viene tuttora riconosciuto con l’appellativo di "Zinghereria".

Tarquinia nel XX secolo

Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale divenne sede della scuola di paracadutismo.

Fu inoltre interessata da un massiccio programma di bonifiche da parte del regime fascista, seguito dalla riforma agraria del 1950: i due provvedimenti contribuirono al rilancio del settore agricolo e a un effimero sviluppo industriale collegato, attirando un'ingente immigrazione interna, soprattutto dalle Marche.

A partire dagli anni 60 del XX secolo poi, con la costruzione lungo la costa di Lido di Tarquinia e di Marina Velca, si è sviluppato anche un discreto turismo balneare.

Tarquinia
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Cosa vedere a Tarquinia | Monumenti e luoghi di interesse:

L'antico centro etrusco e romano sorgeva sull'altura detta "La Civita", alle spalle del "colle dei Monterozzi" dove sorge l'abitato odierno e dove si trova la necropoli antica (necropoli dei Monterozzi).

Tarquinia | Architetture religiose

  • Duomo di Tarquinia;
  • Chiesa di Santa Maria in Castello (1121-1207), in cui si notano influssi lombardi e cosmateschi;
  • Santissima Annunziata, dove si notano influssi arabi e bizantini;
  • Chiesa di San Giuseppe (Statua del Cristo Risorto);
  • Chiesa di San Leonardo;
  • Chiesa del Suffragio, esempio di edificio barocco;
  • Chiesa di San Pancrazio (sconsacrata), dove forme gotiche si innestano su quelle romaniche;
  • Chiesa di San Francesco;
  • Chiesa di San Giovanni;
  • Chiesa di San Martino, probabilmente la più antica della città;
  • Chiesa di San Giacomo;
  • Chiesa del Salvatore (adiacente alla precedente).
  • Chiesa di Santa Maria di Valverde, si ignora l'epoca esatta della costruzione anche se si è propensi far risalire l'edificio al XII secolo anche grazie a un ignoto cronista dei Serviti che riporta che una campana della chiesa portava la seguente iscrizione: "Anno Domini 1211. Mi fece Lotteringio, figlio di Bartolomeo Pisano, al tempo dei fratelli Leonardo, Angelo e Simeone".

Le prime notizie storiche sulla chiesa di Santa Maria di Valverde risalgono al 1268, allorché nel convento, annesso alla chiesa, si stabilirono alcuni religiosi dell'Ordine dei Fratelli di Maria in Valle Viridis.

Essi avevano il loro convento principale nelle Fiandre, nei pressi dì Bruxelles, in una valle chiamata appunto Valverde.

Il complesso fu elevato a Santuario Diocesiano l'8 dicembre 1984 dall'allora Vescovo Girolamo Grillo, custodisce l'icona della Santa Patrona di Tarquinia, Santa Maria di Valverde (anno 1189 proveniente dalla terra Santa, terza Crociata).

Oggi la custodia della chiesa è affidata agli ordinati dell'associazione "Devoti SS Madonna di Valverde".

L'8 maggio di ogni anno l'icona viene portata a spalla dai facchini appartenenti all'associazione, per le vie della città etrusca in solenne processione.

Tarquinia | Architetture civili 

  • Mura medievali; la città attuale conserva, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese.
  • Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori e di alcune torri.
  • Il palazzo Vitelleschi, iniziato nel 1436 e completato in eleganti forme rinascimentali verso il 1480-1490, è sede del Museo nazionale tarquiniese.
  • Monumento ai caduti

Museo Etrusco Tarquinia
Museo Etrusco Tarquinia

Tarquinia | Siti archeologici

Città etrusca

Le testimonianze più antiche di abitato sul colle de "La Civita" risalgono a un grande centro proto-urbano del periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) che grazie alle ricerche topografiche si è potuto calcolare attorno ai 150 ettari di estensione; non sono numerosi i resti dell'abitato, di cui sono visibili in particolare gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV - III secolo a.C.; l'edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili.

È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all'altura per un percorso di 8 km circa (IV - V secolo a.C.).

Necropoli

Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli, in particolare la necropoli dei Monterozzi, che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo con camere scavate nella roccia, nelle quali è conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana.

Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós, giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci.

Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.

Tarquinia | Aree naturali 

  • Riserva naturale Salina di Tarquinia; nel territorio sono presenti le antiche "Saline", oggi riserva naturale di popolamento animale delle Saline di Tarquinia.

    Oasi naturale Saline di Tarquinia
    Oasi naturale Saline di Tarquinia

 

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