Mercato di San Cosimato
Il Mercato di San Cosimato si trova in piazza di San Cosimato, a Trastevere, con i banchi fissi allineati lungo via Agostino Bertani, ed è un mercato rionale su area pubblica che dipende dal Municipio I di Roma Capitale. Apre dal lunedì al sabato, solo la mattina, e la pagina del mercato indica l’orario dalle 6 alle 13.30. L’ingresso è libero, non si paga e non si prenota niente. La domenica è chiuso.
Il richiamo non è un monumento. È la spesa di un rione che, nonostante tutto quello che gli è capitato negli ultimi trent’anni, continua a comprare frutta, verdura, carne e pesce su una piazza. Intorno c’è l’ex monastero di San Cosimato, oggi presidio sanitario pubblico con due chiostri medievali e quattrocenteschi, e d’estate la stessa piazza ospita l’arena gratuita del Cinema in Piazza.
Le informazioni pratiche riportate qui risultano dalla verifica del 28 settembre 2026 sulla pagina del mercato, sul portale turistico di Roma Capitale, sul sito della ASL Roma 1 e sulla stampa cittadina datata richiamata più avanti. Il mercato è dentro un percorso di bandi e di lavori annunciato dal Municipio nella primavera del 2026: orari, numero di banchi e disposizione possono cambiare con il cantiere, quindi controllate prima di portarci un gruppo.

Dove si trova e che cosa si trova sui banchi
La piazza ha una forma triangolare, con lati che la scheda del progetto di sistemazione misura in circa novantuno, ottantuno e sessantatré metri. Il complesso di San Cosimato vi affaccia con l’ingresso di via Roma Libera, i banchi fissi si allineano lungo via Agostino Bertani e al centro resta uno spazio giochi per bambini all’ombra di un platano centenario. È una piazza di quartiere, non una piazza da cartolina, e lo si capisce subito.
Sui banchi si trova quello che si trova in un mercato rionale romano fatto bene: frutta e verdura, formaggi e salumi, carne e pollame, pesce, qualche produttore diretto, articoli per animali domestici. Il portale turistico del Comune insiste sulla stagionalità e cita le verdure che a Roma segnano i mesi, cioè puntarelle, broccoli, carciofi e fave, oltre alle frattaglie, che qui si comprano ancora senza doverle ordinare giorni prima.
Lo stesso portale segnala un banco di libri usati e un punto vendita di alimenti per animali, più piante e fiori. Sono dettagli che raccontano il pubblico vero del mercato: gente che abita a Trastevere, che ha un cane, che compra un libro da due soldi mentre aspetta il turno dal macellaio. Non c’è un settore per turisti, non ci sono banchi di souvenir, non ci sono cestini già confezionati da portare in albergo.
Non aspettatevi un mercato coperto con i box numerati e le insegne uniformi. San Cosimato è una stecca di banchi fissi sotto una copertura leggera, più i banchi mobili che occupano la piazza nelle ore di mercato e poi spariscono. Dopo le due del pomeriggio lo spazio torna piazza. Chi arriva nel pomeriggio trova le panchine, i bambini, le serrande abbassate e nessuna traccia di quello che c’era la mattina.
Per inquadrarlo nel sistema cittadino conviene leggere la nostra guida ai mercati di Roma, che mette in fila rionali, storici e dell’usato. San Cosimato appartiene alla prima famiglia, quella dei mercati di rione su strada, come il mercato di Campo de’ Fiori, ma con un pubblico molto diverso, e non ha niente a che vedere con le grandi strutture in sede propria.
Orari, giorni e come si entra
Il portale turistico di Roma Capitale indica il mercato aperto tutte le mattine tranne la domenica, senza specificare l’ora. La pagina del mercato pubblicata sul sito dei mercati romani, a cui rimanda lo stesso portale comunale, precisa dal lunedì al sabato dalle 6 alle 13.30. Sono gli orari della piazza, non di ogni banco: alcuni operatori montano più tardi e smontano prima, soprattutto nei giorni di pioggia e d’estate.
Non esiste un biglietto e non esiste un canale di vendita, perché si tratta di un mercato su suolo pubblico. Chi vi propone una visita guidata a pagamento del mercato vi sta vendendo il tempo di una guida, che è legittimo, non l’accesso al luogo, che è libero per chiunque. Il gestore amministrativo è il Municipio I, con l’assessorato al Commercio che segue concessioni, bandi e lavori, mentre la pagina del mercato indica come contatto l’indirizzo mercatidiroma@gmail.com.
Per le domande ufficiali su concessioni, lavori e spostamenti il riferimento resta il Municipio I di Roma Capitale, che pubblica bandi e avvisi sul portale istituzionale del Comune. Per le informazioni turistiche generali c’è il contact center comunale 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19 secondo quanto indicato sul portale 060608. Un numero telefonico dedicato al solo mercato di San Cosimato non è pubblicato.
Le giornate di maggiore movimento sono il sabato e il venerdì, quando il rione fa la spesa per il fine settimana. Nei giorni feriali, fra le otto e le dieci, trovate i banchi pieni e poca gente. Dopo le undici e mezza la merce comincia a calare e qualche banco chiude. Nelle festività nazionali che cadono di giorno feriale non contate sull’apertura: il dato non è pubblicato in forma di calendario e varia da un anno all’altro.
Il mercato stagione per stagione
Un mercato rionale si legge con il calendario in mano, e a San Cosimato la stagione si vede sui banchi prima che nel meteo. In autunno arrivano i broccoli romaneschi, la cicoria, l’uva da tavola e i cachi. In inverno è il tempo delle puntarelle, che molti banchi vendono già tagliate e messe in acqua, e dei primi carciofi. Chi viene a dicembre trova anche gli agrumi del Sud, che a Roma sono la frutta delle feste.
La primavera è la stagione in cui il mercato rende di più a chi viene da fuori. Carciofi romaneschi, fave fresche da mangiare crude con il pecorino, piselli, agretti, le prime fragole. È la stagione della vignarola, il piatto di verdure novelle che a Roma si cucina per poche settimane, e al mercato trovate tutti gli ingredienti insieme. Se avete una cucina a disposizione, è il momento in cui la spesa diventa un pezzo del viaggio.
L’estate porta pomodori, zucchine con i fiori, melanzane, peperoni, pesche, albicocche, cocomeri e i fichi di fine stagione. Il caldo cambia anche il ritmo: i banchi montano presto e alle dodici l’asfalto della piazza scotta. Venite entro le dieci, portate acqua e cercate l’ombra del platano. In agosto è frequente che diversi operatori chiudano per ferie e che il mercato si riduca parecchio, ma il dato non è pubblicato in forma ufficiale.
Una curiosità sul Mercato di San Cosimato
Nel 2006 il mercato è tornato in piazza dopo un esilio di circa due anni. La pagina del mercato ricorda che durante i lavori di ristrutturazione, conclusi nel febbraio 2006, i banchi furono trasferiti in piazza Mastai, dall’altra parte di viale di Trastevere. Per un rione abituato a fare la spesa sempre nello stesso posto fu uno spostamento enorme, e molti anziani del quartiere lo ricordano ancora come un piccolo trasloco collettivo.
Il progetto che ha ridisegnato la piazza nasce da un concorso nazionale di architettura bandito nel 2002. Lo vinsero Lorenzo Pignatti Morano e Federica Ottone, con il loro studio associato, e la scheda dell’archivio di architettura contemporanea ArchiDiAP colloca la realizzazione fra il 2002 e il 2006. L’idea di fondo era semplice: meno automobili, più spazio a piedi, un mercato ordinato in una fascia invece che sparso ovunque.
La soluzione adottata separa due tipi di banco. Quelli fissi si concentrano in una stecca lungo via Bertani, sotto una copertura unica. Quelli mobili occupano la piazza solo nelle ore di mercato e poi la lasciano libera. Uno degli studi coinvolti descrive il risultato come una struttura più uniforme e di maggiore qualità architettonica, con meno banchi fissi e più banchi mobili riprogettati. Il traffico, secondo il progetto, resta limitato al carico e scarico.
C’è anche una rampa, spesso ignorata, che collega l’ingresso del chiostro al piano della strada. È un dettaglio che fa capire l’intenzione del progetto: tenere insieme il mercato, la piazza e il complesso monumentale, che prima erano tre cose separate da auto parcheggiate. Vent’anni dopo, la stecca è la parte che ha sofferto di più ed è proprio quella su cui si concentrano i lavori annunciati nel 2026.
Chi gestisce il mercato e quanti banchi ha
Il mercato è un mercato rionale su area pubblica e le concessioni dei posteggi sono assegnate dal Municipio I di Roma Capitale attraverso bandi pubblici. Nel maggio 2026 l’assessore al Commercio del Municipio, Jacopo Scatà, ha annunciato alla stampa un percorso di riapertura dei posteggi rimasti vuoti, e il 24 settembre 2026 le agenzie hanno dato notizia di un nuovo bando per 86 postazioni in otto mercati rionali del primo Municipio, San Cosimato compreso.
Gli altri mercati coinvolti nel bando di settembre, secondo l’Adnkronos, sono Montebello, Celio in via dei Santi Quattro, Fontanella Borghese, Terme di Diocleziano, Testaccio in sede propria, Monti in via Baccina e Campo Marzio in piazza di Monte d’Oro. Il numero di postazioni assegnate a San Cosimato dentro quel totale non è riportato nell’agenzia. Il testo integrale del bando si trova sul portale istituzionale di Roma Capitale.
Sul numero complessivo dei banchi le fonti non concordano. Un articolo di Abitare a Roma del 27 maggio 2026 parla di una riduzione a quindici stalli di circa quattro metri per cinque. Un servizio di Radio Colonna del giorno prima parla invece di otto banchi coperti e dieci banchi di frutta messi a bando. Le due cifre possono descrivere cose diverse, stecca fissa e banchi mobili, ma una tabella ufficiale non è pubblicata.
Le categorie merceologiche indicate dalla stampa per i nuovi posteggi sono macelleria, alimentari, pesce e fiori. È un segnale chiaro: il Municipio vuole ricostruire l’offerta di base di un mercato rionale, non trasformarlo in un’area di somministrazione. Chi frequenta la piazza da anni sa che il problema degli ultimi tempi erano i banchi chiusi, non la mancanza di clienti, e il bando nasce per riempire quei vuoti.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Mercato di San Cosimato
Il mercato non è nato con la ristrutturazione del 2006 e nemmeno nel secondo dopoguerra. La pagina del mercato cita una delibera comunale del 1913 che già lo menziona come struttura coperta. Significa che più di un secolo fa, quando Trastevere era un rione popolare di artigiani, carrettieri e lavoratori del porto fluviale, qui si faceva la spesa sotto una tettoia. Il luogo ha una continuità d’uso che poche piazze del centro possono dimostrare con un documento.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda i numeri reali. Chi arriva con l’immagine del grande mercato trasteverino resta spiazzato: la stecca fissa è corta, i banchi aperti in un giorno feriale qualunque si contano in pochi minuti e alcuni posteggi negli ultimi anni sono rimasti vuoti, come ha ammesso lo stesso Municipio annunciando i bandi. È un mercato piccolo. Chi lo racconta come enorme non ci è mai venuto un martedì.
Ed ecco una posizione contraria, senza giri di parole. San Cosimato viene venduto dalle guide straniere come il mercato più autentico di Roma, e questa etichetta gli fa più male che bene. Autentico, per chi ci abita, significa comprare le zucchine alle otto e andare al lavoro. Trasformarlo in una tappa da spuntare, con venti persone ferme davanti a un banco a fotografare le puntarelle, è il modo più rapido per consumare proprio quello che si viene a cercare.
Se volete vedere un mercato rionale romano per capire come mangia la città, San Cosimato va bene, a patto di comportarsi da clienti e non da spettatori. Se invece volete un’esperienza di mercato con tanta scelta e un giro lungo, il Mercato Trionfale o il Nuovo Mercato Testaccio danno di più. Dirlo non toglie niente a San Cosimato. Aiuta a non chiedergli quello che non può dare.
I lavori annunciati nel 2026: che cosa cambia e che cosa è certo
Il 26 e il 27 maggio 2026 due testate romane hanno riportato lo stesso annuncio del Municipio I: un intervento da circa cinquecentomila euro sul mercato e sulla piazza. Radio Colonna elenca il rifacimento del tetto e degli impianti, una cancellata per impedire il bivacco notturno, laboratori interni con possibilità di somministrazione e spazi comuni con tavoli e sedute. Abitare a Roma aggiunge pavimentazioni, griglie per le acque piovane, bagni pubblici e coperture della stecca fissa.
Sulla cancellata il tema è delicato e va raccontato per quello che risulta. Secondo Radio Colonna i residenti avevano segnalato persone che nelle ore serali si riparano sotto la copertura, e il Municipio ha risposto con una chiusura notturna della stecca. È una scelta amministrativa che nel rione ha sostenitori e critici. Qui interessa per un motivo pratico: cambierà l’aspetto della piazza di sera e il modo in cui la stecca si guarda dopo la chiusura.
Che cosa è certo al 28 settembre 2026. L’importo annunciato, le voci di spesa riportate dalla stampa, il bando di settembre per i posteggi. Che cosa non è pubblicato nelle fonti consultate: una data di inizio del cantiere, un cronoprogramma, un eventuale trasferimento provvisorio dei banchi come quello del 2004-2006. Radio Colonna riferisce anche di un confronto con i residenti previsto nei mesi successivi all’annuncio per raccogliere proposte sul progetto.
L’intervento su San Cosimato fa parte di un piano più largo del Municipio sui suoi mercati. La stessa fonte cita il mercato di via Cola di Rienzo, ristrutturato e in riapertura, e quello di via Vittoria, con lavori in programma. Per chi organizza visite, la conseguenza è concreta: nei prossimi mesi un pezzo della piazza potrebbe essere recintato. Prima di portarci un gruppo, telefonate al 060608 o controllate gli avvisi del Municipio.
Il consiglio che ti do per visitare il Mercato di San Cosimato
Venite di mattina presto in un giorno feriale, fra le otto e le nove e mezza, e comprate qualcosa. Non per gentilezza, ma perché è l’unico modo per vedere il mercato funzionare davvero. Un chilo di frutta di stagione, un pezzo di formaggio da mangiare dopo al Gianicolo, due carciofi da portare a casa se avete una cucina. Chi compra viene trattato da cliente, chi fotografa e basta viene tollerato.
Non toccate la merce. È la regola che i visitatori stranieri ignorano più spesso e che nei mercati romani pesa più di qualunque altra. Si indica, si chiede, si lascia scegliere al banco. Dite quando lo mangiate: oggi, domani, fra tre giorni. Un operatore che sa il suo mestiere vi darà la frutta giusta per quel giorno, ed è il servizio migliore che un mercato rionale può offrire a chi viene da fuori.
Portate qualche moneta e qualche banconota piccola. Non è detto che ogni banco accetti la carta, e anche dove c’è il lettore, per un euro e cinquanta di prezzemolo nessuno è contento di usarlo. Portate anche una borsa di tela: i sacchetti ci sono, ma una borsa vostra vi evita di camminare per Trastevere con sei buste di plastica appese alle dita.
Se avete dieci minuti in più, andate a vedere il chiostro. L’ingresso del complesso è in via Roma Libera, a pochi metri dai banchi, ma la pagina della ASL Roma 1 dedicata al complesso non pubblica orari di visita specifici. Se entrate, fatelo negli orari di apertura del presidio e comportatevi da ospiti di un luogo di cura: voce bassa, niente gruppi numerosi, niente sedersi sui bordi delle aiuole. Tutti i dettagli sono nella nostra scheda sui Chiostri di San Cosimato.
Ultimo consiglio, per chi viaggia con bambini piccoli. Lo spazio giochi sotto il platano, al centro della piazza, è uno dei pochi di Trastevere, e alle dieci di mattina di un giorno feriale è frequentato dalle famiglie del rione. Un genitore fa la spesa, l’altro resta con i bambini. È una scena che dice sulla vita del quartiere più di tante spiegazioni, e vi permette di fare il mercato senza fretta.
Per chi accompagna gruppi vale una regola. Il briefing si fa in piazza, lontano dai banchi, sotto il platano o accanto all’ingresso del complesso. Poi si lascia il gruppo libero per venti minuti, a coppie o a piccoli gruppi, con un punto di ritrovo preciso. Quaranta persone in fila davanti allo stesso banco bloccano il passaggio ai clienti abituali e rovinano la mattina a tutti, operatori compresi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
La piazza è il sagrato mancato di un monastero di mille anni. Secondo la ASL Roma 1, che oggi ha in carico il complesso, un nobile romano di nome Benedetto Campagna fondò verso la metà del X secolo un monastero dedicato ai santi Cosma e Damiano. Il nome San Cosimato è la deformazione popolare di quella dedica, passata attraverso secoli di pronuncia trasteverina fino a diventare il nome della chiesa, del complesso e della piazza.
La stessa fonte data al 1069 la conclusione dei lavori e la consacrazione della chiesa da parte di papa Alessandro II. L’archivio ArchiDiAP riporta la dedica completa ai santi Cosma, Damiano, Benedetto ed Emerenziana. Wikipedia ricorda il protiro del XII secolo costruito con materiale di riuso e il campanile romanico. Chi si ferma solo al mercato non alza mai lo sguardo sul protiro, che è la cosa più antica visibile dalla piazza.
C’è poi un dato che viene ripetuto spesso ma quasi mai spiegato. Diverse fonti collegano l’area del monastero alla Naumachia di Augusto, il grande bacino artificiale scavato in Trastevere per gli spettacoli di battaglie navali. Qui bisogna tenere distinti i livelli: che la naumachia fosse in Trastevere lo dicono le fonti antiche, che si trovasse proprio sotto San Cosimato è un’ipotesi topografica, e la collocazione esatta resta discussa fra gli studiosi.
Quello che conta per chi fa la spesa è la continuità. Un monastero, poi un ospizio, poi un ospedale, e davanti sempre una piazza che serve il quartiere. Il mercato ha preso il posto degli spazi aperti che circondavano il complesso e ha dato alla piazza la funzione che ha ancora. Chi vuole vedere il resto della storia monumentale del rione trova il quadro nella nostra guida su Trastevere: cosa vedere.
Il complesso di San Cosimato e i chiostri
Il complesso che chiude la piazza è oggi sede del Nuovo Regina Margherita, presidio della ASL Roma 1, con ingresso in via Roma Libera 76. Dentro si conservano due chiostri di epoche diverse, che la ASL data al XIII e al XV secolo. Il primo ha una struttura originaria a due piani e Wikipedia lo fa risalire al 1240, mentre ArchiDiAP indica il 1246 come data probabile. Le fonti non concordano sull’anno esatto.
Il secondo chiostro, più tardo, ha pilastri e un pozzo coperto al centro e appartiene alla fase di ricostruzione voluta da Sisto IV in occasione del giubileo del 1475, attestata sull’architrave del portale quattrocentesco. Nel presbiterio della chiesa rimane un affresco quattrocentesco di Antonio del Massaro. La chiesa di San Cosimato è una cosa, i chiostri sono un’altra, e la piazza del mercato ci arriva davanti in tutti e due i casi.
La trasformazione in luogo di cura è recente. Secondo la ASL le monache lasciarono il monastero il 12 agosto 1891, quando la badessa ricevette l’ordine ufficiale di andarsene. Il complesso ospitò anziani e divenne Ospizio Umberto I, poi negli anni Sessanta cominciò la costruzione di un ospedale ortopedico e chirurgico inaugurato nel marzo 1970. Wikipedia indica invece il 1960 come anno di passaggio all’ospedale. Anche qui le date divergono.
Per il visitatore del mercato il consiglio pratico è semplice: il chiostro è gratuito, ma è dentro una struttura sanitaria in attività. Si entra con discrezione, si guarda e si esce. Per le visite di gruppo il riferimento pubblicato dalla ASL è la direzione sanitaria del presidio, al telefono 06 6010 4593 o all’indirizzo direzionesanitaria.onrm@aslroma1.it. Non arrivate con quaranta persone senza aver avvisato.
La foto giusta da fare al Mercato di San Cosimato
La foto giusta non è il primo piano delle puntarelle. Quella la fanno tutti, e senza chiedere. Mettetevi invece sul lato della piazza opposto alla stecca, verso le nove di mattina, e riprendete la fila dei banchi con il fronte del complesso di San Cosimato alle spalle. Mercato e monastero nella stessa inquadratura raccontano la piazza in un colpo solo, e la luce del mattino arriva radente sulle cassette.
La seconda immagine è il platano. Un albero centenario in mezzo a una piazza di mercato è una rarità nel centro storico di Roma, e d’autunno, quando le foglie cadono sui banchi mobili, dà un’immagine che nessuno mette nelle guide. Prendetelo dal basso, dall’area giochi, con i banchi sullo sfondo sfocati. Se ci sono bambini che giocano, spostate l’inquadratura o chiedete ai genitori: vale per qualunque foto in un luogo pubblico.
Sulle persone al lavoro la regola è una sola: chiedete. Un operatore che sta pesando la merce, un cliente anziano che conta le monete, sono soggetti bellissimi e sono anche persone che non hanno scelto di finire sul profilo di qualcuno. Se comprate prima e chiedete dopo, quasi sempre la risposta è sì. Se chiedete senza comprare, a volte la risposta è no, ed è giusto così.
Evitate la foto frontale della stecca a mercato chiuso. La copertura vuota, le serrande abbassate e i segni di usura restituiscono l’immagine di un luogo abbandonato, che non è quella vera. Se arrivate di pomeriggio, fotografate piuttosto il protiro della chiesa e le colonne di riuso con i capitelli compositi, che nella luce della sera prendono un tono caldo e danno alla foto la profondità dei secoli.
Come si arriva a piazza di San Cosimato
La pagina della ASL dedicata al complesso di San Cosimato elenca come collegamenti le linee ATAC 60, 780, 75, 3, 8 e H. La pagina del mercato suggerisce in particolare la linea H da Termini e il tram 8 da largo di Torre Argentina, che percorre viale di Trastevere. Dalle fermate di viale di Trastevere alla piazza si arriva a piedi in pochi minuti, attraverso le vie laterali del rione.
A piedi dal centro storico il percorso più piacevole passa per Ponte Sisto, attraversa piazza Trilussa e poi taglia per i vicoli verso sud. In alternativa si scende dal Ghetto, si attraversa l’Isola Tiberina e si entra in Trastevere dal lato di San Benedetto in Piscinula. Sono passeggiate di venti o trenta minuti che valgono quanto il mercato stesso.
In auto non venite. Trastevere ha una zona a traffico limitato con varchi elettronici e il parcheggio in strada, nelle ore di mercato, è quasi impossibile. La pagina del mercato indica come area di sosta l’ex deposito ATAC su viale di Trastevere, ma controllate prima la disponibilità: è un’informazione che dipende dai lavori in corso nella zona e che il gestore del mercato non aggiorna con regolarità.
Per chi viene da Monteverde o dal Gianicolo il percorso a piedi è in discesa e passa accanto a Villa Sciarra, che è il modo migliore per arrivare al mercato con lo spirito giusto. Percorsi e fermate delle linee cambiano con i cantieri cittadini e con le deviazioni: il giorno prima controllate sul sito dell’azienda dei trasporti di Roma, soprattutto per il tram, che su viale di Trastevere viene spesso sostituito da bus.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Metà del X secolo: nasce il monastero dei santi Cosma e Damiano, su iniziativa di un nobile romano che la ASL chiama Benedetto Campagna. Nel 1069 papa Alessandro II consacra la chiesa. Nel XII secolo si costruisce il protiro con colonne e capitelli di riuso, quello che ancora oggi si vede dalla piazza. È la fase in cui il complesso diventa uno dei grandi monasteri benedettini della riva destra del Tevere.
Nel 1229, secondo la ASL, papa Gregorio IX assegna il monastero ai monaci camaldolesi. Pochi anni dopo arrivano le monache inviate da santa Chiara, chiamate Povere o Recluse di San Damiano. La ASL indica il 1234, Wikipedia il 1233. Da allora e fino al 1891 il complesso resta un monastero femminile di clausura, e la piazza davanti è lo spazio pubblico su cui il monastero si affaccia senza aprirsi.
Nel 1475, in vista del giubileo, Sisto IV fa restaurare e in parte ricostruire la chiesa e il monastero, che versavano in cattive condizioni. Il portale quattrocentesco porta sull’architrave il ricordo dell’intervento. È lo stesso pontefice di Ponte Sisto, e i due cantieri appartengono alla stessa stagione di lavori in vista dell’anno santo, una stagione che cambiò anche i collegamenti fra le due rive del fiume.
Il 12 agosto 1891 la badessa riceve l’ordine di lasciare il monastero, e secondo Wikipedia le monache vengono trasferite a San Gregorio al Celio. Il complesso passa all’assistenza, diventa ospizio e poi ospedale. Nel 1913 una delibera comunale menziona già il mercato della piazza come struttura coperta, ed è la prima data certa della sua storia riportata nelle fonti consultate.
Nel marzo 1970 si inaugura l’ospedale Nuovo Regina Margherita. Nel 2002 il Comune bandisce il concorso per la piazza, il mercato si sposta per circa due anni in piazza Mastai e rientra nel febbraio 2006 nella nuova sistemazione. Nel maggio 2026 il Municipio I annuncia cinquecentomila euro di lavori e nuovi bandi per i posteggi, e il 24 settembre 2026 esce il bando per 86 postazioni in otto mercati del primo Municipio.
Chi è passato dal Mercato di San Cosimato
Alessandro II, papa dal 1061 al 1073, è il primo nome documentato legato a questo luogo, con la consacrazione della chiesa nel 1069 riportata dalla ASL. Non ha visto nessun mercato, naturalmente, ma ha dato forma istituzionale al complesso che ancora oggi definisce la piazza. È un nome che ai visitatori non dice niente e che invece apre la storia del posto.
Le monache clarisse, per oltre sei secoli e mezzo. Sono loro le vere protagoniste della storia della piazza: una comunità di clausura che ha occupato il complesso dal Duecento all’Ottocento e che ha fatto di San Cosimato uno dei monasteri femminili più importanti di Trastevere. La loro partenza forzata nel 1891 chiude un’epoca e apre la strada alla trasformazione del complesso in struttura assistenziale.
Sisto IV della Rovere, il papa del giubileo del 1475, che rimise in piedi chiesa e monastero e lasciò il suo nome sull’architrave. Chi attraversa il fiume per venire al mercato passando su Ponte Sisto cammina su un’altra sua opera, e la coincidenza aiuta a capire quanto il suo programma edilizio abbia segnato proprio questo pezzo di città, fra la riva sinistra e il centro di Trastevere.
Lorenzo Pignatti Morano e Federica Ottone, gli architetti che hanno vinto il concorso del 2002 e disegnato la piazza attuale, con la stecca dei banchi fissi, i banchi mobili, la rampa verso il chiostro e l’area giochi sotto il platano. Il loro nome non compare su nessuna targa in piazza, come succede quasi sempre con i progetti di spazio pubblico, ma chiunque faccia la spesa qui usa ogni mattina il loro disegno.
E poi i ragazzi della Fondazione Piccolo America, che d’estate portano in piazza lo schermo del Cinema in Piazza e hanno fatto di San Cosimato una delle sedi di una rassegna che, secondo Artribune, ha superato i centoventimila spettatori nell’edizione precedente. Secondo Artribune l’edizione 2026, la dodicesima, è partita il 28 maggio proprio da qui, con un grande regista italiano ospite della serata inaugurale. Il pubblico della sera è diverso da quello del mattino, ma la piazza è la stessa.
La piazza d’estate: il Cinema in Piazza
Nei mesi caldi, quando il mercato ha smontato, la piazza di San Cosimato ospita l’arena del Cinema in Piazza, la rassegna ideata e promossa dalla Fondazione Piccolo America. Il portale turistico di Roma Capitale la registra come arena estiva all’aperto in piazza San Cosimato a Trastevere, con sito ilcinemainpiazza.it e contatto info@piccoloamerica.it. Fuori stagione la stessa scheda indica l’arena come chiusa temporaneamente.
Secondo Artribune l’edizione 2026 ha offerto novantacinque proiezioni gratuite fra tutte le sedi della rassegna, con apertura il 28 maggio a San Cosimato. Per le date della prossima stagione il riferimento è il sito della rassegna, che le pubblica in primavera. Le proiezioni sono serali, quindi non si sovrappongono al mercato, ma nelle settimane della rassegna la piazza cambia assetto e parte dello spazio è occupata dalla struttura dello schermo.
Lo stesso gruppo gestisce il Cinema Troisi, poco lontano, e a poca distanza c’è anche il Nuovo Cinema Sacher, con la sua arena estiva. Chi vuole un quadro completo delle proiezioni all’aperto in città trova la nostra guida alle arene estive di Roma, e per il cinema sul fiume c’è l’Isola del Cinema.
Un consiglio pratico se volete fare mercato e cinema nello stesso giorno. Venite la mattina per la spesa, tornate la sera per il film e portatevi qualcosa preso ai banchi da mangiare sulle sedie dell’arena, se il regolamento della serata lo consente. È il modo più trasteverino di vivere questa piazza, e costa quanto un chilo di pesche e una bottiglia d’acqua. Le regole su cibo e bevande le pubblica il gestore della rassegna.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi
Il mercato è chiuso la domenica e tutti i pomeriggi. Chi arriva dopo le due trova la piazza vuota, e chi arriva la domenica mattina trova lo stesso, con qualche famiglia al parco giochi. Se il vostro unico giorno libero a Roma è la domenica, cambiate programma: andate a Porta Portese, il mercato dell’usato che si tiene proprio la domenica mattina a poca distanza.
Non aspettatevi cibo pronto da mangiare in piedi. Al 28 settembre 2026 San Cosimato è un mercato di prodotti da portare a casa, non un mercato di assaggi. I laboratori con somministrazione e gli spazi con tavoli e sedute sono tra le novità annunciate per i lavori, ma non risultano ancora realizzati. Se cercate un mercato dove pranzare fra i banchi, oggi a Roma la risposta è altrove.
Non aspettatevi servizi turistici. Non ci sono pannelli informativi, non ci sono cartelli in inglese, non c’è un punto informazioni. I bagni pubblici della piazza sono fra le voci dei lavori annunciati, il che dice abbastanza sul loro stato attuale. Chi arriva con i bambini piccoli o con persone anziane deve organizzarsi prima, magari combinando la visita con una sosta in uno dei musei vicini.
Sull’accessibilità la piazza è in piano e la sistemazione del 2006 ha eliminato buona parte delle barriere, con una rampa verso l’ingresso del chiostro. I banchi mobili, nelle ore di punta, lasciano corridoi stretti. Chi si muove in carrozzina trova le condizioni migliori nelle prime ore del mattino dei giorni feriali. Una dichiarazione ufficiale di accessibilità del mercato non è pubblicata.
Nei giorni di pioggia forte il mercato cambia faccia. La stecca coperta resta attiva, mentre molti banchi mobili non montano o chiudono presto, e la piazza si svuota. Per un visitatore è la giornata peggiore, per chi abita qui è quella in cui si fa la spesa senza fila. Se il meteo annuncia temporali per la mattina, spostate il mercato a un altro giorno e dedicate quelle ore a un museo.
Mangiare in zona
Trastevere è il rione di Roma dove si mangia peggio in rapporto a quanto si spende. Non perché manchino i posti buoni, che ci sono, ma perché la densità di visitatori ha prodotto una quantità di locali costruiti per chi passa una volta e non torna più. Il mercato di San Cosimato è l’antidoto più semplice: comprate lì e mangiate su una panchina.
Il primo segnale da riconoscere è il menù con le fotografie dei piatti. Un locale che deve mostrarvi l’immagine di una cacio e pepe sta parlando a qualcuno che non sa che cosa sia. Le carte plastificate in sei lingue, con le porzioni fotografate sotto una luce gialla, sono il segno di una cucina pensata per un pubblico di passaggio, che non tornerà e non potrà lamentarsi.
Il secondo segnale è la persona sulla porta che vi ferma e vi invita a entrare. A Trastevere il buttadentro è un mestiere, e dove c’è un buttadentro non ci sono clienti abituali. Vale lo stesso per la signora che tira la sfoglia in vetrina o sul marciapiede: è uno spettacolo studiato per fermare chi cammina, non un indizio di qualità. La pasta fresca si fa in cucina, la mattina presto.
Il terzo segnale sono gli orari. Un locale aperto senza interruzione da mezzogiorno a mezzanotte, con la cucina sempre accesa, non ha una brigata che si riposa e prepara. Le cucine vere chiudono fra il pranzo e la cena. Se alle quattro e mezza del pomeriggio vi servono una carbonara appena fatta, fatevi una domanda su quando è stata preparata la base.
Il quarto segnale riguarda i prezzi. Le voci senza prezzo, il pesce del giorno a peso non dichiarato, i menù diversi fra dentro e fuori, i tavoli in piazza con un listino che cambia secondo il cliente. Sono pratiche che a Trastevere si incontrano soprattutto nei punti di maggiore passaggio, davanti alle chiese e nelle piazze più fotografate. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, anche se vi sembra scortese.
Perché i romani non ci vanno? Non per snobismo. Semplicemente, chi abita qui sa dove mangiare, e i locali costruiti per i visitatori non hanno nessun interesse a conquistarlo. Il criterio è guardare chi è seduto: se alle tre di un martedì ci sono impiegati, operai e famiglie del rione, avete trovato. Se ci sono solo zaini e il cameriere passa all’inglese al primo sguardo, è un’informazione.
Per non andare a tentativi, tengo aggiornata la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, a Roma e nei dintorni. Non è sponsorizzata e cambia quando cambiano i posti. Per il pranzo dopo il mercato, però, il consiglio resta quello di partenza: pane, formaggio, frutta di stagione presa ai banchi, e una panchina in piazza o sotto gli alberi del Gianicolo.
Che cosa abbinare in giornata
La combinazione naturale è mercato la mattina e Trastevere monumentale subito dopo. La Basilica di Santa Maria in Trastevere con i suoi mosaici e la piazza davanti sono a pochi minuti. Proseguendo verso il fiume si incontrano la Basilica di San Crisogono e la piccola chiesa di Sant’Agata, poco frequentata e interessante.
Verso sud il giro porta alla Basilica di Santa Cecilia, alla chiesa di San Francesco a Ripa con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini e a Santa Maria dell’Orto, la chiesa delle università di mestiere. Chi vuole il Medioevo trasteverino più intimo cerca San Benedetto in Piscinula. Il Museo di Roma in Trastevere racconta il rione popolare.
Chi ha gambe può salire al Gianicolo passando per San Pietro in Montorio e il Tempietto del Bramante, poi arrivare alla Fontana dell’Acqua Paola. Sulla via Garibaldi si trova il Museo della Repubblica Romana, e più in là si apre Villa Doria Pamphilj per il picnic con quello che avete comprato.
Sul versante della Lungara il pomeriggio si riempie con l’Orto Botanico, la Villa Farnesina con le sale di Raffaello e la Galleria di Palazzo Corsini. Sono tre visite che si fanno a piedi una dietro l’altra e che si abbinano bene a una mattina di mercato, perché aprono dopo e non chiedono prenotazioni lunghe.
Chi preferisce attraversare il fiume trova oltre Ponte Sisto San Salvatore in Onda e poco più avanti Santa Maria in Monticelli, due chiese piccole e poco visitate. Per un giro dedicato ai mercati si può proseguire verso Testaccio, oppure chiudere con un caffè storico al Caffè Sant’Eustachio, di cui parliamo nella guida ai caffè e botteghe storiche di Roma.
Domande frequenti
Quali sono gli orari del Mercato di San Cosimato?
Il portale turistico di Roma Capitale indica il mercato aperto tutte le mattine tranne la domenica, e la pagina del mercato precisa dal lunedì al sabato dalle 6 alle 13.30. Sono gli orari della piazza, non di ogni singolo banco. Il pomeriggio e la domenica il mercato è chiuso. Con i lavori annunciati nel 2026 la disposizione potrebbe cambiare, quindi conviene controllare prima di andare.
Si paga per entrare al mercato?
No, l’accesso è libero e gratuito. San Cosimato è un mercato rionale su area pubblica che dipende dal Municipio I di Roma Capitale: non esiste un biglietto e non serve alcuna prenotazione. Le visite guidate a pagamento che a volte vengono proposte vendono il tempo di una guida, non l’ingresso al mercato. Anche per il complesso vicino, sede di un presidio sanitario, non si paga alcun biglietto.
Chi gestisce il mercato?
Le concessioni dei posteggi sono assegnate dal Municipio I di Roma Capitale con bandi pubblici. Nel maggio 2026 l’assessorato al Commercio del Municipio ha annunciato un percorso di riapertura dei posteggi vuoti, e il 24 settembre 2026 è uscito un bando per 86 postazioni in otto mercati rionali del primo Municipio, San Cosimato compreso. Il testo si trova sul portale di Roma Capitale.
Quanti banchi ci sono?
Il numero complessivo dei banchi non è pubblicato in una fonte ufficiale del Comune. La stampa romana di fine maggio 2026 riporta cifre diverse: quindici stalli di circa quattro metri per cinque secondo Abitare a Roma, otto banchi coperti e dieci banchi di frutta messi a bando secondo Radio Colonna. È comunque un mercato piccolo, che si gira tutto in una ventina di minuti.
Ci sono lavori in corso?
Nel maggio 2026 il Municipio I ha annunciato un intervento da circa cinquecentomila euro su tetto, impianti, pavimentazioni, scarichi, bagni pubblici e coperture, con una cancellata per la chiusura notturna e nuovi spazi con tavoli. Al 28 settembre 2026 una data di inizio del cantiere e un cronoprogramma non sono pubblicati nelle fonti consultate. Prima di organizzare un gruppo conviene chiedere al contact center 060608.
Si possono visitare i chiostri di San Cosimato?
Il complesso che affaccia sulla piazza, con ingresso in via Roma Libera 76, è oggi un presidio della ASL Roma 1 e conserva due chiostri del XIII e del XV secolo. La ASL non pubblica orari di visita specifici, quindi si entra con discrezione negli orari del presidio e per i gruppi indica la direzione sanitaria, al telefono 06 6010 4593.
Come si arriva con i mezzi pubblici?
La ASL indica per il complesso di San Cosimato le linee ATAC 60, 780, 75, 3, 8 e H. La pagina del mercato suggerisce la linea H da Termini e il tram 8 da largo di Torre Argentina, che percorre viale di Trastevere. Dalle fermate si arriva in piazza a piedi in pochi minuti. In auto è sconsigliato, per la zona a traffico limitato e la scarsità di parcheggi.
Che cos’è il Cinema in Piazza a San Cosimato?
È l’arena estiva gratuita della rassegna ideata e promossa dalla Fondazione Piccolo America, che d’estate monta lo schermo nella piazza del mercato. Secondo Artribune l’edizione 2026, la dodicesima, è partita il 28 maggio proprio da San Cosimato, con novantacinque proiezioni gratuite fra tutte le sedi. Le date delle stagioni successive si trovano sul sito ilcinemainpiazza.it.
Chi ha scritto la pagina
La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari, gestione, bandi e lavori riportati qui risultano dalle fonti istituzionali e giornalistiche richiamate nel testo alla data indicata in apertura: essendo un mercato con un cantiere annunciato, ricontrollate prima di partire e segnalateci quello che trovate cambiato.
Mettere in fila una mattina a Trastevere significa incastrare un mercato che chiude alle due, chiese che aprono a orari diversi, un chiostro dentro una struttura sanitaria e trasporti che nei festivi si diradano, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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