Nuovo Cinema Sacher
Il Nuovo Cinema Sacher si trova in largo Ascianghi 1, a Trastevere, a pochi metri da viale di Trastevere, ed è una monosala in attività gestita dalla Sacher Film, la società di Nanni Moretti e Angelo Barbagallo. I portali cittadini di programmazione, a fine settembre 2026, riportano quattro spettacoli al giorno fra le 16 e le 21.30, con biglietto a otto euro il pomeriggio e nove la sera. Non serve prenotare: si compra alla cassa oppure online dal sito del cinema.
Il richiamo è doppio e va detto subito. Da una parte c’è la sala, un edificio razionalista degli anni Trenta nato come dopolavoro dei Monopoli di Stato, con un mosaico in facciata che quasi nessuno guarda. Dall’altra c’è il nome di Moretti, che dal novembre 1991 ha fatto di questo posto il cinema d’essai più riconoscibile di Roma, con un’arena estiva e una rassegna di opere prime che porta il titolo di Bimbi Belli.
Le informazioni pratiche riportate qui risultano dalla consultazione del 28 settembre 2026 dei portali di programmazione cittadini e delle altre fonti richiamate nel testo. Il sito ufficiale del cinema pubblica indirizzo, telefono e il rimando all’acquisto online, ma non il listino dei prezzi: prima di uscire di casa telefonate alla cassa allo 06 5818116 e fatevi confermare titolo, orario e prezzo, perché la programmazione cambia di settimana in settimana e spesso di giorno in giorno.

Dove si trova e com’è fatta la sala
Largo Ascianghi è uno slargo sul lato di Trastevere che guarda verso il fiume e verso Porta Portese, a est di viale di Trastevere. Non è la parte del rione che finisce sulle cartoline: niente vicoli con l’edera, niente tavolini sui sampietrini, palazzi di inizio Novecento e traffico di quartiere. Chi arriva dalla zona di Santa Maria in Trastevere impiega una decina di minuti a piedi, e il cambio di tono si sente.
L’edificio è un blocco compatto rivestito in travertino, con la facciata scandita da tre file di finestre piccole e un balcone al primo piano. È firmato dall’architetto Ettore Rossi e costruito fra il 1936 e il 1938 per il dopolavoro dei dipendenti dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato. Chi ha l’occhio allenato riconosce subito la grammatica del razionalismo romano: volumi puliti, pietra chiara, simmetria, nessuna concessione al decoro superfluo.
Dentro c’è una sola sala. Le fonti non concordano sul numero di posti: l’enciclopedia e le schede storiche parlano di 362 poltrone, il portale di programmazione più diffuso ne indica 314, e la differenza può dipendere da un riallestimento. In ogni caso è una sala grande per gli standard di un cinema d’essai romano, con una galleria di proporzioni ampie e lo schermo che domina la platea senza essere un maxischermo da multiplex.
Accanto alla sala c’è un bar interno, e sul retro si apre l’arena estiva, costruita a forma di anfiteatro, che d’estate prende il posto della sala per le proiezioni serali. Dall’esterno l’arena non si vede e molti passanti non sanno nemmeno che esista. È uno dei pochi spazi all’aperto per il cinema a Roma che non sia allestito ogni anno da zero in un parco o in una piazza.
La gestione è della Sacher Film, la società fondata da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo a metà degli anni Ottanta, che ha acquistato la sala nel 1991. Questo significa una cosa precisa per il visitatore: la programmazione non la decide un circuito nazionale e non segue la logica delle uscite in cinquecento copie. La sceglie una casa di produzione e distribuzione con un gusto dichiarato, e quel gusto si vede in ogni titolo.
Per orientarvi basta ricordare che il largo si apre sul lato di viale di Trastevere rivolto verso il Tevere, nel tratto fra piazza Mastai e la zona di Porta Portese. Dal viale si entra in una rete di strade residenziali, più calme e meno illuminate delle piazze del rione. Chi arriva da Porta Portese risale invece dalla parte del mercato, e dopo poche centinaia di metri si trova davanti la facciata in travertino.
Una curiosità sul Nuovo Cinema Sacher
Il nome viene da una torta. La Sachertorte, inventata a Vienna nel 1832 dal giovane pasticciere Franz Sacher per la tavola del principe di Metternich, è il dolce al cioccolato con lo strato sottile di confettura di albicocche che Moretti ha trasformato in un marchio. Il legame nasce da una scena di Bianca, il film del 1984, in cui il protagonista Michele Apicella fa della torta viennese un piccolo feticcio personale.
Da quella scena Moretti ha tirato fuori un’intera ragione sociale. Prima la casa di produzione, la Sacher Film, poi un premio, poi un festival di cortometraggi, poi una società di distribuzione e infine la sala. Sulla data di fondazione della società le fonti non concordano, fra il 1986 e il 1987, mentre la distribuzione con lo stesso nome risale al 1997. La costante è il dolce, usato come firma riconoscibile.
Il cinema, prima del 1991, si chiamava semplicemente Nuovo, o per esteso Cinema Teatro Arena Nuovo. Moretti non ha cancellato la vecchia insegna, l’ha allungata: Nuovo Sacher. È una scelta che a Roma ha un peso, perché il nome di una sala di quartiere è memoria collettiva, e chi andava al Nuovo negli anni Settanta per le seconde visioni ha continuato a riconoscerlo. Il nome Nuovo Cinema Sacher è la forma che usa il dominio ufficiale della sala.
Che una torta austriaca dia il nome al cinema più romano di Roma è il tipo di contraddizione che piace ai trasteverini. Nel rione il posto lo chiamano quasi tutti il Sacher, e basta. Non c’è una pasticceria collegata e la Sachertorte al bar non è un rito ufficiale della sala: se qualcuno ve la propone come tradizione del cinema, sta costruendo un aneddoto, non riferendo un fatto.
Il premio è arrivato prima della sala. Nel 1989 Moretti ha istituito il Premio Sacher per il miglior film della stagione, due anni prima di comprare il cinema di largo Ascianghi. Quando la sala è diventata sua, il premio ha trovato una casa, e per anni la premiazione si è svolta nell’arena estiva. È uno dei pochi riconoscimenti del cinema italiano che porta il nome di un dolce e non quello di una città.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Nuovo Cinema Sacher
La facciata porta ancora il segno del regime che l’ha costruita. Sul balcone del primo piano restano un’aquila imperiale e la scritta DOPOLAVORO DEI MONOPOLI DI STATO, e sopra le finestre del primo piano c’è un grande mosaico attribuito ad Angelo Canevari, lo stesso artista che ha lavorato ai mosaici del Foro Italico. Il soggetto descritto dalle schede storiche è Orfeo cantore, circondato da figure che rappresentano le arti, l’industria e la guerra.
Migliaia di persone entrano ogni anno per vedere film d’autore, spesso con idee politiche lontanissime da quelle del 1938, e passano sotto un’aquila e un Orfeo del Ventennio senza alzare la testa. Non è un paradosso da risolvere. È la condizione normale di mezza Roma, dove l’architettura pubblica degli anni Trenta è stata riusata senza essere rimossa, e qui il riuso è riuscito meglio che altrove.
Il dopolavoro non era un cinema. Era un circolo ricreativo per gli operai e gli impiegati dei Monopoli, e le schede storiche ricordano palestre nel seminterrato. La manifattura tabacchi di piazza Mastai, poco più a nord nello stesso rione, dava lavoro a centinaia di persone, e il dopolavoro di largo Ascianghi ne era la dependance per il tempo libero. Il cinema è arrivato dopo, per gradi.
Durante la seconda guerra mondiale l’edificio ha dato riparo agli sfollati, come molti grandi volumi pubblici della città. Nel dopoguerra ha ospitato spettacoli di varietà con proiezioni, e negli anni Sessanta è diventato un cinema a tutti gli effetti, inserito nel circuito delle seconde visioni. La sala che oggi si frequenta per le anteprime è stata a lungo il posto dove si recuperavano i film usciti mesi prima nelle prime visioni del centro.
Il restauro che ha dato alla sala l’aspetto attuale è del 1992 ed è attribuito all’architetto Giuseppe Ciorra. Il criterio è stato conservativo per l’involucro e funzionale per l’interno: il travertino e il mosaico sono rimasti dove erano, la sala è stata adeguata per proiezioni di qualità. Chi entra aspettandosi un interno storico con stucchi e velluti trova invece un ambiente sobrio, quasi austero, coerente con l’edificio.
Che cosa si vede in sala
La linea della programmazione è dichiarata da anni: film internazionali selezionati nei principali festival, opere di autori indipendenti o emergenti, cinema italiano d’autore e una quota di titoli in lingua originale con sottotitoli. Un film può restare in cartellone per settimane, a volte per mesi, se il pubblico risponde. Nel 2023 Il sol dell’avvenire, l’ultimo film di Moretti uscito in quella stagione, è rimasto in sala dal 20 aprile per dieci settimane consecutive.
La monosala impone una scelta alla volta, e questo è il punto. A fine settembre 2026 i portali riportano un solo titolo in programmazione con quattro spettacoli giornalieri. Non ci sono cinque film fra cui scegliere all’ultimo momento davanti alla cassa: c’è quello che la sala ha deciso di proiettare. Per molti romani è proprio il motivo per andarci, e per chi viene da fuori va messo in conto.
Accanto alla programmazione ordinaria la sala costruisce rassegne a tema. Le più note sono quelle in versione originale: nel gennaio e febbraio 2022 le Due settimane originali, con tre o quattro film al giorno rigorosamente sottotitolati a sette euro l’intero e cinque il ridotto, poi gli Undici giorni originali fra marzo e aprile dello stesso anno, e più volte i Saldi originali. In primavera la sala ha ospitato anche i Rendez-Vous del cinema francese.
Sulla versione originale circola un’idea che conviene correggere. Molti siti e molti passaparola parlano di un giorno fisso alla settimana dedicato ai film in lingua originale. Il dato di un giorno fisso non è pubblicato nelle fonti consultabili: la sala propone titoli in originale dentro rassegne dedicate o per singoli film, come Anatomia di una caduta nel 2023. Se vi interessa la versione originale, guardate la programmazione settimana per settimana.
Le proiezioni con dibattito sono un altro pezzo dell’identità del posto. Registi che presentano il film prima dell’inizio, incontri al termine, anteprime per il pubblico. Nel maggio 2025, durante una retrospettiva dedicata ai suoi film, Moretti ha presentato di persona Ecce bombo davanti a una sala piena, una domenica pomeriggio. Sono appuntamenti annunciati con poco anticipo sui canali della sala, e la sera stessa i posti finiscono.
Il consiglio che ti do per visitare il Nuovo Cinema Sacher
Andate a uno spettacolo del pomeriggio in un giorno feriale, non al sabato sera. Lo spettacolo delle 16 o delle 17.50 costa un euro in meno secondo i listini pubblicati dai portali, la sala è più tranquilla e uscite con ancora la luce per fare due passi verso il fiume. Il sabato sera, con un titolo di richiamo, la fila davanti alla cassa arriva sul largo e il bar diventa un imbuto.
Arrivate con un quarto d’ora di anticipo e guardate la facciata prima di entrare. È il momento in cui il mosaico e l’aquila si leggono meglio, con la luce che ancora li prende, e dopo il film sarà buio. Chi entra di corsa all’ultimo minuto non si accorge dell’edificio, e perde metà del motivo per cui una sala di Trastevere merita una pagina a sé.
Se vi interessa un incontro con un regista, non affidatevi al caso. Le serate con ospite vengono annunciate sul sito e sui canali social del cinema, di solito con pochi giorni di margine. Telefonate alla cassa allo 06 5818116 per sapere se il biglietto si può comprare in anticipo, perché per quelle serate la differenza fra chi entra e chi resta fuori la fa l’orario di arrivo.
Non organizzate la serata sperando di incontrare Moretti. Il gestore è lui, ma la sua presenza in sala non è né annunciata né garantita, e i racconti di chi lo ha visto alla cassa o in fondo alla platea appartengono al folklore del rione più che alla programmazione. Quando c’è una sua presentazione, è comunicata come evento. Il resto dei giorni il Sacher è un cinema, e va preso come tale.
Per chi viene da fuori Roma e ha una sola sera, il consiglio è scegliere il Sacher solo se il titolo in cartellone vi interessa davvero. La sala non è un monumento da visitare senza film, e non esiste una visita guidata. Entrare per vedere un film che non avreste scelto altrove, soltanto per poterlo raccontare, è il modo più sicuro per uscire delusi dal cinema più amato della città.
Orari, biglietti e come si compra
La programmazione di fine settembre 2026 riportata dai portali cittadini prevede quattro spettacoli al giorno, alle 16, alle 17.50, alle 19.40 e alle 21.30, con un unico titolo. Il prezzo indicato è di otto euro per i due spettacoli pomeridiani e di nove euro per quelli serali. Tariffe ridotte e giorni con sconto non risultano pubblicati nelle fonti consultabili: il gestore li comunica alla cassa e al telefono.
Il canale ufficiale per comprare è doppio: la cassa del cinema in largo Ascianghi 1 e la vendita online dal sito del Nuovo Cinema Sacher. Non esiste un circuito di rivendita che venda in esclusiva i biglietti della sala e non ci sono pacchetti turistici che comprendano l’ingresso. Chi vi propone un biglietto maggiorato per il cinema di Moretti vi sta vendendo un posto che alla cassa costa meno di dieci euro.
Gli orari cambiano nel corso dell’anno. Durante la stagione estiva l’attività si sposta nell’arena con proiezioni serali, e nei periodi delle rassegne i film al giorno possono essere tre o quattro, diversi fra loro. Non esiste un orario fisso pubblicato una volta per tutte: vale la programmazione della settimana, che la sala pubblica sul proprio sito e che i portali cittadini riprendono con qualche ora di ritardo.
Per i gruppi, le scuole e le proiezioni riservate la sala non pubblica tariffe dedicate né condizioni di noleggio. Chi deve portare una classe o una comitiva deve chiamare la cassa e chiedere. Con gruppi organizzati, un cinema monosala che programma un solo titolo difficilmente riesce a riservare una sala intera in orario serale, mentre la mattina è un’altra storia e va concordata con largo anticipo.
Sull’accessibilità il gestore non indica, nelle fonti consultabili, una dichiarazione complessiva sull’ingresso in carrozzina, sui posti riservati e sui servizi igienici attrezzati. L’edificio è degli anni Trenta, con una galleria e dislivelli fra ingresso e platea che vanno verificati prima. Chi ha esigenze specifiche telefoni alla cassa e chieda con precisione quale percorso sia praticabile, sia per la sala sia per l’arena estiva.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il Sacher ha fatto la storia del cinema d’autore a Roma anche con la programmazione lunga, quella che nessun esercente commerciale si sarebbe permesso. L’esempio che tutti gli appassionati citano è Heimat 2 di Edgar Reitz, la saga tedesca divisa in tredici episodi, proiettata con un appuntamento settimanale per tutta la durata della serie. Un pubblico fisso che torna ogni settimana alla stessa ora per mesi è una cosa che oggi nessuna piattaforma riesce a costruire.
Il secondo fatto è il premio. Dal 1989 Moretti assegna il Sacher d’oro ai film e agli interpreti che considera i migliori della stagione, e per anni la cerimonia si è tenuta nell’arena di largo Ascianghi. Nel luglio 1996 la premiazione riguardava le stagioni 1994-1995 e 1995-1996: fra i lungometraggi fu premiato L’amore molesto di Mario Martone, e fra gli interpreti premiati c’erano Michel Piccoli, Iaia Forte e Fabrizio Bentivoglio.
Il terzo fatto riguarda i cortometraggi. Il Sacher Festival era un concorso di corti con tre giorni di proiezioni nell’arena, chiuso di venerdì sera con la consegna dei premi. Nel 1996 il Sacher d’oro per il cortometraggio andò in parte a Silhouette di Matteo Garrone. Il regista che quasi trent’anni dopo sarebbe tornato in quella stessa sala con Io capitano ha avuto qui uno dei suoi primi riconoscimenti pubblici.
Messo in fila, questo percorso racconta come funziona davvero il Sacher: una sala che non si limita a proiettare quello che esce, ma che seleziona, premia e poi programma. Il festival dei corti oggi non ha più edizioni regolari documentate, mentre Bimbi Belli, dal 2002, ne ha raccolto l’eredità sulle opere prime. Chi conosce solo l’arena estiva vede la parte finale di una storia di trent’anni.
L’arena estiva e Bimbi Belli
D’estate la sala chiude e apre l’arena, di solito dalla fine di giugno. Nel 2022 l’arena ha aperto il 25 giugno, nel 2023 il 29 giugno. Le proiezioni si tengono la sera, con inizio intorno alle 21.30 nei programmi pubblicati. La programmazione ordinaria dell’arena ripropone in larga parte i titoli migliori della stagione appena conclusa, con qualche anteprima e qualche recupero di classici.
Dentro l’arena si tiene Bimbi Belli, la rassegna degli esordi nel cinema italiano nata nel 2002. La selezione la cura Moretti, che dopo ogni proiezione conduce il dibattito con la regista o il regista. Una giuria di spettatori assegna alla fine i premi per il miglior film, la migliore attrice, il migliore attore e il miglior dibattito. L’ultimo premio, quello al dibattito, è la firma della casa.
La rassegna non si è tenuta tutti gli anni. Nel 2020 e nel 2021 la pandemia l’ha fermata, e nel 2022 è tornata con la quindicesima edizione: undici opere prime proiettate fra il 30 giugno e il 22 luglio. Nel 2023 le serate si sono svolte dall’8 al 20 luglio, alle 21.30, con la serata finale di premiazione. Per il 2026 le date vanno verificate sui canali della sala.
Per vedere un film di Bimbi Belli bisogna muoversi presto. Le serate con Moretti sul palco richiamano un pubblico che va ben oltre gli appassionati di opere prime, e l’arena si riempie. Chi arriva alle 21.20 per lo spettacolo delle 21.30 rischia di trovare i posti migliori già occupati o, nelle serate di punta, di restare fuori. Un cuscino da seduta non è mai una cattiva idea.
L’arena del Sacher rientra nel giro più ampio del cinema all’aperto in città, che raccontiamo nella pagina sulle arene estive di Roma. Rispetto all’Isola del Cinema sull’Isola Tiberina, più turistica e più rumorosa, qui il pubblico è di quartiere e il silenzio in platea è rispettato. Rispetto alle arene gratuite, si paga il biglietto e si sceglie il film, non la serata.
La foto giusta da fare al Nuovo Cinema Sacher
La foto è la facciata, in verticale, dal lato opposto del largo. Mettetevi abbastanza lontano da prendere tutta l’altezza del prospetto, dal marciapiede fino al coronamento, e inquadrate il mosaico al centro. In orizzontale il blocco di travertino diventa un muro chiaro senza carattere, in verticale si legge la scansione delle tre file di finestre e il mosaico diventa il punto focale.
La seconda inquadratura è il dettaglio del balcone, con l’aquila e la scritta del dopolavoro. Serve uno zoom leggero oppure un passo in avanti, e il risultato è un’immagine che racconta la storia dell’edificio meglio di qualunque didascalia. Fatela con la luce del tardo pomeriggio, quando la pietra prende un tono caldo e le lettere incise si staccano per ombra.
La terza è la fila, e la dico con un po’ di ironia. Una sera di Bimbi Belli, con la coda che esce sul largo e le persone che parlano del film di cui ancora non sanno niente, è la fotografia più onesta del Sacher. Chiedete sempre il permesso se qualcuno si trova in primo piano: il pubblico del cinema d’essai romano non ama finire sui social senza essere avvisato.
Dentro la sala, durante la proiezione, niente fotografie e niente schermi accesi. Non è un regolamento pubblicato, è una norma di civiltà che al Sacher viene fatta rispettare dagli altri spettatori prima ancora che dal personale. Se volete un’immagine della platea, fatela prima che si spengano le luci, dal fondo, senza flash. Lo schermo bianco con la sala che si riempie ha una sua bellezza.
Come si arriva
Il mezzo pubblico più comodo è il tram 8, che collega Casaletto e piazza Venezia passando per viale di Trastevere. Secondo l’azienda di trasporto la linea è stata riattivata sull’intero percorso dopo un periodo di lavori sulla rete, con il ripristino anche delle corse del mattino e della sera. Dalle fermate del viale nel tratto più vicino si raggiunge largo Ascianghi in pochi minuti a piedi.
A piedi dal centro storico si attraversa il Tevere su Ponte Garibaldi e si scende lungo viale di Trastevere, oppure si passa dal Ghetto e dall’Isola Tiberina e si entra nel rione dal lato di San Francesco a Ripa. Da Campo de’ Fiori sono venti minuti tranquilli, dalla zona di Testaccio poco di più attraverso il ponte verso Porta Portese.
In auto la zona è difficile. Trastevere è in buona parte ztl nelle ore serali e i parcheggi a pagamento su strada sono pochi e contesi, soprattutto nei fine settimana e nelle domeniche del mercato di Porta Portese. Chi viene da fuori Roma fa meglio a lasciare la macchina in un parcheggio in struttura fuori dal rione e arrivare con il tram, anche perché dopo le 23, all’uscita dell’ultimo spettacolo, cercare l’auto è la parte peggiore della serata.
All’uscita dell’ultimo spettacolo, che con un film di lunghezza normale finisce dopo le 23, conviene controllare in anticipo le corse notturne sui canali dell’azienda di trasporto. Il tram serale non ha le stesse frequenze del giorno, e le app di navigazione a volte indicano corse non più attive. In compagnia, rientrare a piedi verso il centro attraverso il rione è una passeggiata piacevole, sulle strade principali e illuminate.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Fra il 1936 e il 1938 si costruisce il dopolavoro dei Monopoli di Stato su progetto di Ettore Rossi. Il cantiere cade negli anni in cui Roma si riempie di edifici pubblici razionalisti, dalle poste di quartiere alle case del balilla. Il mosaico di Canevari e l’aquila sul balcone danno all’edificio il linguaggio ufficiale di quella stagione. Una fonte di divulgazione regionale riporta il nome dell’architetto come Ercole Rossi, mentre le altre schede storiche concordano su Ettore.
Durante la guerra l’edificio accoglie gli sfollati. Nel dopoguerra ospita varietà e proiezioni, poi negli anni Sessanta diventa il Cinema Teatro Arena Nuovo, sala di seconda visione frequentata dal quartiere. Per trent’anni è un cinema popolare, di quelli dove si fumava in platea e il film si vedeva anche a metà, entrando quando capitava. Verso la fine degli anni Ottanta la sala chiude.
Nell’ottobre 1991 la Sacher Film acquista la sala chiusa da un paio d’anni con l’obiettivo dichiarato di rilanciarla con film d’autore. L’inaugurazione della nuova gestione è del primo novembre 1991, e il primo film in programmazione è Riff-Raff di Ken Loach. Nel 1992 si completa il restauro curato da Giuseppe Ciorra. Il nome diventa Nuovo Sacher, e la sala entra nella geografia culturale della città.
Il primo decennio della nuova gestione è quello del Sacher Festival dei cortometraggi e dei premi Sacher d’oro nell’arena. Nel 1996 vengono premiati il corto Silhouette di Matteo Garrone e il film L’amore molesto di Mario Martone. Nello stesso decennio passano in sala Il ladro di bambini di Gianni Amelio e, qualche anno dopo, I cento passi di Marco Tullio Giordana, due titoli che la sala ha sostenuto a lungo.
Nel 2002 nasce Bimbi Belli. Nel 2020 e nel 2021 la pandemia ferma la rassegna, e nel gennaio 2022 la sala risponde alla scarsità di titoli in uscita con le Due settimane originali, presentate come una forma di resistenza delle sale. Nel 2023 Il sol dell’avvenire resta in programmazione per dieci settimane. Nel maggio 2025 una retrospettiva sui film di Moretti riempie la sala, con il regista che presenta di persona Ecce bombo.
Chi è passato dal Nuovo Cinema Sacher
Nanni Moretti, naturalmente, che della sala è insieme proprietario, programmatore e volto pubblico. Regista di Ecce bombo, Bianca, Caro diario, La stanza del figlio, ha fatto del Sacher il luogo fisico della sua idea di cinema: una sala che sceglie, che presenta, che discute. Le sue presentazioni prima dei film, quando ci sono, sono lunghe e divaganti, e il pubblico le considera parte dello spettacolo.
Angelo Barbagallo, il produttore che ha fondato con Moretti la Sacher Film e che con lui ha acquistato la sala nel 1991. È il nome meno noto al grande pubblico e quello che nelle fonti compare accanto a Moretti in tutti gli atti di fondazione. Senza la parte produttiva e gestionale, una sala monotitolo con programmazione d’autore non avrebbe superato le crisi degli ultimi trent’anni.
Agnès Varda, che ha presentato in sala Visages, villages, il film girato con l’artista JR. Per il pubblico del Sacher è stata una delle serate più ricordate, con la regista francese quasi novantenne che parla del suo cinema davanti a una platea romana. La sua presenza dice molto del rapporto fra la sala e il cinema europeo, in particolare francese, che qui ha sempre avuto uno spazio privilegiato.
Matteo Garrone, premiato nel 1996 al Sacher Festival per il corto Silhouette, e quasi trent’anni dopo presente in cartellone con Io capitano, programmato dalla sala dal settembre 2023. Mario Martone, con L’amore molesto premiato come miglior film della stagione 1994-1995. Gianni Amelio e Marco Tullio Giordana, con film che il Sacher ha tenuto in sala a lungo. È una generazione di registi italiani cresciuta anche davanti a questo schermo.
Ettore Rossi, l’architetto dell’edificio, e Angelo Canevari, l’autore del mosaico con Orfeo. Giuseppe Ciorra, che ha firmato il restauro del 1992. E poi i nomi senza nome: gli operai dei Monopoli che frequentavano il dopolavoro, gli sfollati della guerra, il pubblico delle seconde visioni degli anni Settanta. Una sala di quartiere è fatta soprattutto di loro, anche quando l’insegna porta la firma di un regista famoso.
E infine i Bimbi Belli, cioè le registe e i registi esordienti che dal 2002 salgono sul palco dell’arena accanto a Moretti per discutere la loro opera prima con il pubblico. Molti di loro hanno fatto carriera, altri no. Per tutti è stata una delle rare occasioni, nel cinema italiano, di sentire un pubblico pagante discutere il proprio film per un’ora, a voce alta, senza filtri.
Il Sacher e gli altri cinema della zona
A poche centinaia di metri dal Sacher, dall’altra parte dell’isolato dell’ex Casa della GIL, si trova il Cinema Troisi, la sala riaperta dai ragazzi del Piccolo Cinema America, con una formula diversa: più titoli al giorno, una vocazione a sala studio e a luogo di aggregazione giovanile. I due cinema non si fanno concorrenza, si completano. Chi abita in zona li frequenta entrambi, e scegliere il Sacher o il Troisi è una questione di film, non di appartenenza.
Chi vuole allargare lo sguardo sul cinema a Roma ha altri punti fermi. La Casa del Cinema a Villa Borghese programma retrospettive e incontri gratuiti o a prezzi bassi, gli studi di Cinecittà raccontano la parte industriale della storia, il MIAC dentro Cinecittà mette in fila un secolo di immagini in movimento. Il Sacher resta la sala, cioè il posto dove il film si vede.
Sul sito trovate anche le schede dei grandi palcoscenici del centro, che con il Sacher condividono pubblico e abitudini. Il Teatro Argentina, il Teatro Valle e il Teatro Eliseo sono stati, in momenti diversi, luoghi di discussione culturale oltre che di spettacolo. Il pubblico che la sera va al Sacher è spesso lo stesso che la domenica pomeriggio va a teatro.
In Trastevere c’è anche il Teatro Belli, piccola sala di prosa in piazza di Sant’Apollonia, per chi vuole restare nel rione e cambiare linguaggio. È un teatro di dimensioni raccolte, con una programmazione di drammaturgia contemporanea. Unire in un fine settimana un film al Sacher e uno spettacolo al Belli è una forma di turismo culturale che quasi nessuna guida propone, e che funziona.
Quando andarci durante l’anno
La stagione piena della sala va dall’autunno alla primavera. È il periodo delle uscite importanti dopo i festival di fine estate, delle anteprime con i registi e delle rassegne in versione originale, che negli anni recenti si sono concentrate fra gennaio e aprile. Se venite a Roma fra ottobre e marzo e avete una sera libera, è il momento in cui il Sacher mostra meglio la sua identità di sala che sceglie.
La primavera porta le rassegne dedicate al cinema europeo, come i Rendez-Vous del cinema francese, e spesso l’uscita di un titolo italiano importante che resta in cartellone per settimane. Maggio e giugno sono mesi di passaggio: la sala continua a programmare, ma il pubblico comincia a pensare all’arena. Per chi ha interesse per i film in lingua originale, è il periodo in cui conviene controllare la programmazione con più frequenza.
L’estate è la stagione dell’arena, che negli anni recenti ha aperto fra la fine di giugno e l’inizio di luglio, con proiezioni serali all’aperto. Luglio è il mese di Bimbi Belli, quando la rassegna si tiene. Chi arriva a Roma in agosto deve verificare sul sito della sala se l’arena è ancora in attività in quelle settimane, perché la durata della stagione estiva cambia di anno in anno.
Le giornate peggiori per andarci sono le domeniche mattina di mercato a Porta Portese per chi arriva in auto, e le sere di uscita di un film molto atteso per chi non ha comprato il biglietto in anticipo. Le migliori sono le sere feriali di novembre e febbraio, con un titolo europeo poco conosciuto e una sala piena a metà di spettatori attenti.
Che cosa non aspettarsi
Una posizione controcorrente: l’arena estiva del Sacher è sopravvalutata come esperienza da visitatore. Per chi vive a Roma è un rito, ma per chi arriva da fuori propone soprattutto film già usciti durante la stagione, in una cornice di cortile che non ha niente di spettacolare. Il Sacher vero è la sala d’inverno, con un titolo difficile e una sala attenta. L’unica eccezione estiva che vale il viaggio è Bimbi Belli.
Non aspettatevi un cinema da visitare. Non ci sono visite guidate, non c’è un museo della sala, non c’è un percorso sulla storia di Moretti o della Sacher Film. Senza biglietto per uno spettacolo non si entra, e il personale ha altro da fare che mostrare la galleria a chi vuole solo curiosare. La sala si vive guardando un film, e basta.
Non aspettatevi doppiaggio sistematico né versione originale sistematica. La sala sceglie caso per caso, e un turista straniero che non parla italiano può trovarsi davanti a un film italiano senza sottotitoli inglesi. Prima di comprare il biglietto controllate la lingua del titolo in programmazione. I film in originale sono segnalati nella programmazione con la dicitura della versione sottotitolata.
Non aspettatevi i servizi di un multiplex. Il bar interno è piccolo, non c’è un’offerta di cibo da sala, non ci sono poltrone reclinabili né prenotazione del posto numerato secondo le fonti consultabili. D’estate, quando la sala chiude per l’arena, chi cerca l’aria condizionata deve andare altrove. È un cinema essenziale, e chi lo frequenta lo sceglie anche per questo.
Mangiare in zona
Trastevere è il quartiere di Roma con più trappole per chi mangia fuori, e il tratto fra Santa Maria in Trastevere e il fiume ne concentra una buona parte. La zona di largo Ascianghi è più tranquilla, ma chi cena prima del film tende a spostarsi verso le piazze centrali del rione, ed è lì che servono gli occhi aperti. I segnali sono sempre gli stessi, e imparare a leggerli vale per tutta la città.
Primo segnale: le fotografie dei piatti sul menu esposto. Un locale che vi mostra l’immagine della cacio e pepe parla a chi non sa che cosa sia, e i romani lo sanno. Le carte plastificate in cinque lingue, con i piatti fotografati sotto una luce gialla, sono il segno di una cucina pensata per un pubblico che non tornerà. Nessuno in quartiere mangia in un posto così.
Secondo segnale: la signora che tira la sfoglia in vetrina o sul marciapiede. È teatro, non garanzia di qualità. La pasta fresca fatta bene si prepara in cucina, di mattina, lontano dalla strada. Quando la trovate in scena davanti all’ingresso, quello che state guardando è un richiamo per il passante, costruito per fermarvi. Il conto, alla fine, tiene conto anche dello spettacolo.
Terzo segnale: la persona sulla porta che vi invita a entrare, menu in mano. Un locale che deve procurarsi i clienti fermandoli per strada non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono l’unica garanzia che esista. Vale lo stesso per le cucine aperte senza interruzione dalla mattina a notte fonda. Una cucina vera ha una pausa, perché la brigata deve riposare e preparare il servizio successivo.
Quarto segnale, frequente nelle piazze con vista: il prezzo adattato al cliente. Voci senza prezzo sul menu, formule vaghe come pesce del giorno, listini diversi fra i tavoli fuori e la sala interna. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, e se la risposta è vaga alzatevi. Non è sfiducia, è l’abitudine di chi vive in una città con milioni di visitatori all’anno.
Il criterio è guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se alle otto di sera di un martedì ci sono famiglie del rione, gente in tuta da lavoro e anziani che parlano romanesco, avete trovato. Per non andare a tentativi, tengo aggiornata la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, senza sponsor, e la cambio quando cambiano i posti.
Che cosa abbinare prima o dopo il film
Il pomeriggio prima dello spettacolo si lega bene alla parte meridionale del rione. La chiesa di San Francesco a Ripa, con la Beata Ludovica Albertoni di Bernini, è a pochi minuti a piedi, e poco oltre si trova Santa Maria dell’Orto. Più su, la basilica di Santa Cecilia con il suo cortile raccolto chiude un giro che dura un paio d’ore senza fretta.
Chi preferisce la parte centrale del rione parte dalla piazza di Santa Maria in Trastevere e dalla basilica con i mosaici dell’abside, passa per la basilica di San Crisogono su viale di Trastevere e per la chiesa di Sant’Agata, poi scende verso largo Ascianghi. Il Museo di Roma in Trastevere completa il quadro sulla vita del rione. La nostra guida a Trastevere mette tutto in fila.
La domenica mattina il giro naturale è il mercato di Porta Portese, che si allunga fino a ridosso del largo, seguito dai chiostri di San Cosimato e da una salita verso Villa Sciarra, il giardino che quasi nessun turista conosce. Il pomeriggio, poi, lo spettacolo delle 16 al Sacher. È una domenica romana nel senso pieno, senza un solo monumento da biglietteria.
Per chi ha gambe buone, la salita al Gianicolo passa per San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante e arriva alla Fontana dell’Acqua Paola, con la vista su tutta la città. Scendendo si passa accanto a Villa Farnesina e all’Orto Botanico, e si arriva al Sacher per lo spettacolo serale.
Dall’altra parte del fiume, a un quarto d’ora a piedi, c’è Testaccio, con il Monte dei Cocci, il Nuovo Mercato e l’Ex Mattatoio, e poco oltre la Piramide Cestia. Chi arriva dall’Aventino scende verso il Tevere e lo attraversa all’altezza di Porta Portese: è il modo più bello di arrivare al cinema.
Domande frequenti
Il Nuovo Cinema Sacher è aperto?
Sì. A fine settembre 2026 i portali di programmazione cittadini riportano la sala in attività, con un titolo in cartellone e quattro spettacoli al giorno fra le 16 e le 21.30. La programmazione cambia ogni settimana e d’estate l’attività si sposta nell’arena all’aperto. Per conferme su titolo e orario il riferimento è la cassa del cinema, al numero 06 5818116, oppure il sito ufficiale.
Quanto costa il biglietto?
Secondo i listini pubblicati dai portali di programmazione a fine settembre 2026, il biglietto costa otto euro per gli spettacoli pomeridiani delle 16 e delle 17.50 e nove euro per quelli delle 19.40 e delle 21.30. Le riduzioni e gli eventuali giorni con sconto non risultano pubblicati nelle fonti consultabili e vanno chiesti alla cassa. Per le rassegne speciali la sala ha applicato in passato prezzi diversi.
Perché si chiama Sacher?
Il nome viene dalla Sachertorte, la torta al cioccolato viennese, che Nanni Moretti ha reso celebre in una scena del film Bianca del 1984. Da lì Moretti ha chiamato Sacher la sua casa di produzione, il premio annuale, il festival dei corti e infine la sala, che prima del 1991 si chiamava Nuovo. Il nome della sala somma le due cose: Nuovo Sacher.
Ci sono film in lingua originale?
Sì, ma non con una regola fissa pubblicata. La sala propone titoli in versione originale sottotitolata all’interno di rassegne dedicate, come le Due settimane originali del 2022, oppure per singoli film scelti. Il dato di un giorno fisso settimanale per la versione originale non è pubblicato nelle fonti consultabili. Controllate la programmazione della settimana, dove i film in originale sono indicati.
Che cos’è Bimbi Belli?
È la rassegna estiva di opere prime del cinema italiano che Nanni Moretti organizza nell’arena del Nuovo Sacher dal 2002. Moretti seleziona i film e conduce i dibattiti con le registe e i registi dopo ogni proiezione. Una giuria di spettatori assegna i premi per miglior film, attrice, attore e dibattito. Si tiene di solito a luglio, ma non tutti gli anni.
Si incontra Nanni Moretti al cinema?
Qualche volta, ma non va dato per scontato. Moretti presenta di persona alcune proiezioni, soprattutto nelle rassegne dedicate ai suoi film, e conduce i dibattiti di Bimbi Belli nell’arena. Queste serate vengono annunciate come eventi. Nei giorni ordinari la sua presenza non è comunicata e non è garantita, e organizzare la serata sperando di incontrarlo porta quasi sempre a una delusione.
Come si arriva con i mezzi pubblici?
Il collegamento più comodo è il tram 8, che corre fra Casaletto e piazza Venezia lungo viale di Trastevere: dalle fermate del viale si arriva a largo Ascianghi in pochi minuti a piedi. Dal centro storico si arriva anche a piedi attraversando Ponte Garibaldi. In auto la zona è difficile per la ztl e per la scarsità di parcheggi, soprattutto la domenica del mercato di Porta Portese.
Il cinema è accessibile in carrozzina?
Il gestore non indica, nelle fonti consultabili, una dichiarazione completa sull’accessibilità di sala, arena e servizi igienici. L’edificio risale agli anni Trenta e presenta una galleria e alcuni dislivelli. Chi si muove in carrozzina o ha esigenze specifiche deve telefonare alla cassa allo 06 5818116 prima di acquistare il biglietto e farsi descrivere il percorso praticabile, sia d’inverno sia d’estate.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Orari, prezzi e modalità di acquisto riportati qui risultano dalle fonti richiamate nel testo alla data indicata in apertura: un cinema cambia programmazione ogni settimana, quindi ricontrollate sempre prima di uscire. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Mettere insieme una serata a Trastevere significa incastrare la programmazione di una monosala, i tempi di un tram serale, le cene prenotate prima dello spettacolo e le domeniche del mercato che bloccano il quartiere, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.
Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
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