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Teatro Valle

Il Teatro Valle Franca Valeri si trova in via del Teatro Valle 21, nel rione Sant’Eustachio, è gestito dalla Fondazione Teatro di Roma e riapre al pubblico il 16 ottobre 2026 dopo più di quindici anni senza una stagione regolare. Non si entra liberamente: si entra con il biglietto di uno spettacolo, comprato online sul canale del Teatro di Roma oppure alla biglietteria del Teatro Argentina, in largo di Torre Argentina 52.

È uno dei teatri più antichi di Roma, e sullo stesso sito dal Settecento. Qui debuttò La Cenerentola di Rossini nel 1817, qui il 9 maggio 1921 il pubblico romano accolse a fischi i Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, e qui fra il 2011 e il 2014 si è consumata l’occupazione culturale più discussa d’Italia. Tre storie diverse che si incontrano nella stessa sala a ferro di cavallo.

Le informazioni pratiche corrispondono a quanto pubblicato dal Teatro di Roma e dal portale turistico di Roma Capitale alla data del 28 settembre 2026. Il teatro sta per riaprire dopo un cantiere lungo, e nelle prime settimane orari di biglietteria, prezzi dei singoli spettacoli e accessi possono cambiare: prima di muovervi, telefonate alla biglietteria della Fondazione o scrivete all’indirizzo di posta indicato più avanti.

Teatro Valle a Roma
L'ingresso del Teatro Valle in via del Teatro Valle. Foto di Gobbler, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Dove si trova e com’è oggi

Via del Teatro Valle è una strada corta e stretta fra corso del Rinascimento e la piazza di Sant’Eustachio, a pochi minuti a piedi da Piazza Navona e dal Pantheon. Chi arriva per la prima volta la supera senza accorgersene, perché la facciata non ha piazza davanti e si legge solo di scorcio. Il portale turistico del Comune indica l’indirizzo in via del Teatro Valle 21.

L’edificio nasce dentro il blocco dei palazzi Capranica, ed è per questo che dall’esterno sembra un palazzo nobiliare più che un teatro. Alle spalle c’è Sant’Andrea della Valle, di lato si apre il fianco di Palazzo Madama, e a un isolato si alza la lanterna di Sant’Ivo alla Sapienza. È il pezzo di Roma dove il potere politico, la chiesa e lo spettacolo si sono sempre dati di gomito.

Dentro, la sala è quella classica all’italiana: platea, ordini di palchi sovrapposti, loggione, soffitto dipinto. Le dimensioni sono raccolte, molto più intime di quelle del Teatro dell’Opera o dello stesso Teatro Argentina. Da qualunque posto l’attore si vede in faccia, ed è il motivo per cui il Valle è diventato nel Novecento un teatro di prosa pur essendo nato per il melodramma.

Il nome ufficiale oggi è Teatro Valle Franca Valeri. L’intitolazione all’attrice risale al settembre 2021, quando il teatro era ancora chiuso agli spettacoli e lo si usava per prove e registrazioni. Nella lingua dei romani resterà il Valle, come è sempre stato, e nessun cartellone cambierà l’abitudine. Il nome completo lo trovate però sul sito del gestore e nei biglietti, quindi conviene riconoscerlo.

Il rione è Sant’Eustachio, uno dei più piccoli del centro, schiacciato fra Navona, il Pantheon e Largo Argentina. Di giorno è una zona di uffici, ministeri, librerie universitarie e bar pieni di funzionari. La sera cambia faccia e si svuota in fretta, a parte le strade dei locali. Con il teatro riaperto quel tratto di città torna ad avere un motivo per restare acceso dopo le otto.

Lo stato attuale: la riapertura del 16 ottobre 2026

La data è ufficiale ed è stata annunciata il 21 maggio 2026 in una conferenza stampa al Teatro Argentina, con il sindaco Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il presidente della Fondazione Francesco Siciliano e il direttore artistico Luca De Fusco. Il primo titolo in cartellone è La sera della prima, di e con Francesco Piccolo, dal 16 al 18 ottobre, prodotto dal Teatro di Roma.

Lo spettacolo inaugurale non è scelto a caso. Il sito del gestore lo presenta come la ricostruzione della prima assoluta dei Sei personaggi in cerca d’autore, andata in scena proprio qui il 9 maggio 1921. È un modo per rimettere il teatro dentro la sua storia più nota, e insieme per chiudere simbolicamente il lungo periodo in cui il Valle è stato un caso politico prima che un palcoscenico.

Il gestore è la Fondazione Teatro di Roma, che nella stagione 2026-2027 governa quattro sale: Argentina, Valle, India e Torlonia. La sede legale della Fondazione è in via de’ Barbieri 21, dietro l’Argentina. Il Valle entra quindi in un sistema già rodato, con biglietteria unica, abbonamenti comuni e una vendita online sulla stessa piattaforma usata per le altre sale.

Il teatro è di proprietà di Roma Capitale dal 2016, quando lo Stato lo ha trasferito al Comune. Il restauro, annunciato nel 2023 con una riapertura prevista per il 2025, è slittato più volte. Alla presentazione della stagione il Comune ha parlato di un investimento complessivo intorno agli undici milioni di euro. Dopo tanti rinvii, chi scrive preferisce credere alla data quando si alzerà il sipario.

C’è poi un annuncio che riguarda la lirica. Alla presentazione della stagione del Teatro dell’Opera è stato comunicato il ritorno della Cenerentola di Rossini al Valle, nello stesso teatro della prima assoluta. Il sito del Teatro di Roma, alla data indicata in apertura, non riporta ancora date per quella produzione, quindi per ora va considerata un progetto annunciato, non un titolo in vendita.

Una curiosità sul Teatro Valle

Per quasi un secolo il Valle è stato un teatro di legno. Il nobile Camillo Capranica lo fece costruire nel 1726 come un grande casone nel cortile del proprio palazzo, e la prima struttura, disegnata dall’architetto Tommaso Morelli, era interamente lignea, con cinque ordini di palchi e il loggione. Non aveva nemmeno un vero foyer: dalla strada si entrava quasi direttamente in sala.

Un teatro di legno illuminato a candele era una trappola, e lo sapevano tutti. Nel 1818 lo Stato Pontificio ordinò la ricostruzione in muratura per ragioni di sicurezza. Giuseppe Valadier presentò un progetto ambizioso, che prevedeva di abbattere gli edifici vicini per allargare il teatro, e il progetto fu respinto. Si ricostruì in forma più modesta, e la sala perse un ordine di palchi.

Durante i lavori crollò una parete, e il cantiere passò all’architetto Gaspare Salvi, che lo chiuse nel 1822. Le fonti del Teatro di Roma legano comunque a Valadier l’idea di un teatro gajo e lucido, formula ottocentesca che il gestore ha usato anche come titolo della mostra sulla storia dell’edificio. La paternità della sala attuale è quindi divisa, e le fonti non concordano su quanto spetti a ciascuno.

C’è un dettaglio che fa sorridere chi conosce i teatri romani. Il Valle è nato come secondo teatro della famiglia Capranica, che possedeva già il Teatro Capranica a poche strade di distanza. Una famiglia nobile con due sale in concorrenza fra loro nello stesso rione: nella Roma del Settecento lo spettacolo era un affare di famiglia, e i palchi erano proprietà che si compravano e si ereditavano.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Valle

La serata per cui il Valle è famoso nel mondo fu un fiasco. Il 9 maggio 1921 la Compagnia di Dario Niccodemi portò in scena i Sei personaggi in cerca d’autore, con Vera Vergani nella parte della Figliastra e Luigi Almirante in quella del Padre. Il pubblico romano non capì o non volle capire: dalla sala partirono grida di manicomio e di buffone, e nel terzo atto la protesta degenerò in tumulto.

Il trionfo arrivò altrove. Il 27 settembre 1921 la stessa compagnia ripropose il testo al Teatro Manzoni di Milano, con Pirandello in sala, e fu un successo pieno. Da lì il dramma partì per l’Europa. Chi celebra il Valle come il teatro dei Sei personaggi dice una cosa vera a metà: qui il testo nacque, ma fu Milano a decidere che era un capolavoro.

Sulla fuga di Pirandello dal teatro conviene separare i livelli. Documentato dalle cronache è il clamore in sala e la contestazione. Appartiene alla memoria dei protagonisti, soprattutto a quella di Vera Vergani, il racconto dell’attrice che fa scudo all’autore davanti alla porta del camerino assediata. Sono invece dettagli di tradizione, non confermati dai giornali del tempo, l’uscita dalla porta di servizio e la presenza della figlia Lietta.

E poi c’è la leggenda, che va chiamata con il suo nome. Nelle versioni più romanzate si parla di monetine lanciate sul palco, di risse proseguite in strada fino a tarda notte, di Pirandello inseguito per le vie del rione. Sono racconti che circolano da un secolo e che nessuna cronaca del tempo conferma nei dettagli. Belli da raccontare, ma vanno presentati per quello che sono.

La posizione qui è netta e va controcorrente rispetto alla narrazione della riapertura. Il Valle non è sopravvalutato, ma è raccontato male: lo si vende come il luogo del trionfo pirandelliano, quando è il luogo dello scandalo. Ed è molto più interessante così. Un teatro in cui il pubblico ha fischiato la novità è un teatro dove il pubblico contava, e questo è il vero patrimonio della sala.

Orari e biglietti: come si entra

Al Valle si entra solo con il biglietto di uno spettacolo. Il programma di visite guidate teatrali del Teatro di Roma, chiamato Visite spettacolo, alla data indicata in apertura riguarda l’Argentina, l’India e il Torlonia, non il Valle. Per vedere la sala senza assistere a una rappresentazione non esiste oggi un canale pubblicato: il gestore non indica visite al Valle, e conviene chiedere alla biglietteria se ne verranno programmate.

Il canale ufficiale è uno solo. I biglietti si comprano sulla biglietteria online del Teatro di Roma, sulla piattaforma indicata dal gestore, oppure di persona alla biglietteria dell’Argentina, aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dello spettacolo. Le informazioni aggiornate sono sulla pagina della biglietteria del sito ufficiale. Diffidate di rivenditori non indicati dal gestore.

I prezzi dei singoli spettacoli del Valle non sono ancora pubblicati nelle pagine del listino, che riportano le tariffe di Argentina, India e Torlonia. Per l’Argentina il listino va da dieci a quarantaquattro euro secondo settore e riduzione, con riduzioni per under 35, over 65, insegnanti e persone con disabilità. Per il Valle il dato non è pubblicato: chiedetelo alla biglietteria prima di acquistare.

Esiste invece una formula dedicata. La TdR Card Teatro Valle costa settantacinque euro e dà cinque spettacoli a scelta, cioè quindici euro a sera. La TdR Card standard costa centoquarantacinque euro e vale dodici crediti, che corrispondono a sei ingressi fra Argentina e Valle. Le card si comprano in biglietteria o online, dove il gestore applica una commissione del dieci per cento.

I recapiti ufficiali sono il telefono 06 684000311 e 06 684000314 e la posta biglietteria@teatrodiroma.net. Una regola da conoscere: i biglietti prenotati si ritirano fino a un’ora prima dell’inizio, dopo di che il sistema annulla automaticamente la prenotazione. Il gestore non indica ancora gli orari di uno sportello aperto nella sede del Valle, quindi per il ritiro contate sull’Argentina.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Valle

Non inseguite la serata di riapertura. Le tre date di ottobre saranno piene di istituzioni, invitati e fotografi, e la sala la vedrete fra le teste e i telefoni alzati. Prendete invece uno spettacolo di novembre o di gennaio, in un giorno feriale. Il teatro sarà lo stesso, restaurato di fresco, e ve lo godrete con il pubblico vero, quello che viene per ascoltare.

Arrivate almeno quaranta minuti prima e usate quel tempo per guardare la sala vuota. Il soffitto dipinto, ridipinto nel tempo da Silvio Galimberti secondo le fonti sulla storia dell’edificio, gli stucchi dorati e il ferro di cavallo dei palchi si leggono solo con le luci di sala accese. A spettacolo iniziato vedrete il palcoscenico e nient’altro, ed è un peccato dopo quindici anni di attesa.

Se abitate a Roma o ci passate spesso, fate i conti con la card dedicata al Valle. Con cinque spettacoli a scelta il costo per sera scende a una cifra che nessun biglietto singolo di prosa in centro raggiunge, e la card si può usare anche in compagnia fino a esaurimento. È la formula più conveniente per chi vuole vedere come lavora la sala nel suo primo anno.

Ultima cosa pratica: il ritiro. Chi prenota e non paga online deve ritirare entro un’ora dall’inizio, altrimenti perde il posto. Con la biglietteria all’Argentina e il teatro in via del Teatro Valle, calcolate i minuti a piedi fra le due sedi, pochi ma sufficienti a farvi arrivare in ritardo se uscite di casa all’ultimo momento.

Per i gruppi il discorso cambia. Il gestore non pubblica per il Valle una tariffa di gruppo, e le condizioni vanno chieste alla biglietteria con anticipo, soprattutto nel primo anno quando la curiosità riempirà la sala. Con comitive numerose serve muoversi con almeno tre o quattro settimane di margine e accettare la replica che vi propongono, non quella che avreste scelto voi.

La stagione 2026-2027 al Valle

Nella stagione 2026-2027 il cartellone annuncia, dopo La sera della prima dal 16 al 18 ottobre, Escaped Alone di Caryl Churchill dal 23 ottobre al primo novembre, con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, e Memoria di ragazza dal 10 al 22 novembre, in corealizzazione con il Romaeuropa Festival 2026. Il sito ufficiale presenta quindici produzioni al Valle fra ottobre e maggio.

Fra novembre e dicembre il programma pubblicato elenca Che dolore terribile è l’amore dal 26 novembre al 6 dicembre, Casanova dal 9 al 13 dicembre ed Equus di Peter Shaffer dal 15 al 20 dicembre, con la regia di Carlo Sciaccaluga. Sono titoli molto diversi fra loro, e la scelta dice che il Valle vuole essere una sala di prosa contemporanea, non un museo di se stesso.

Nel 2027 il cartellone annuncia Stato contro Nolan dal 14 al 24 gennaio, Il male oscuro dal 26 al 31 gennaio, Dopo la prova dal 4 al 14 febbraio, La governante dal 23 al 28 febbraio e La Reginetta di Leenane di Martin McDonagh dall’11 al 21 marzo. Per compagnie, interpreti e orari di ciascuna replica fate riferimento alla pagina del singolo spettacolo sul sito del gestore.

Il gestore segnala anche la campagna abbonamenti 2026-2027 e le card a crediti, utilizzabili nelle quattro sale della Fondazione. Chi segue la prosa a Roma con continuità può quindi mescolare il Valle con l’Argentina e con l’India in un solo acquisto. Per chi viene da fuori e resta pochi giorni, invece, il biglietto singolo resta la scelta più semplice.

Un’avvertenza da chi fa questo mestiere: in una prima stagione dopo un cantiere lungo, qualche data si sposta. Non comprate biglietti per un titolo annunciato mesi prima senza guardare la pagina dello spettacolo qualche giorno prima della replica. E non fidatevi di calendari copiati su portali di terze parti, che spesso restano fermi alla prima versione del cartellone.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il Valle è stato per decenni un teatro d’opera, e di primo piano. Il 25 gennaio 1817 vi andò in scena la prima assoluta della Cenerentola di Gioachino Rossini. Prima ancora, il 18 maggio 1812, Rossini vi aveva debuttato con Demetrio e Polibio, e il 26 dicembre 1815 con Torvaldo e Dorliska. Il pubblico romano conobbe qui un compositore che poi avrebbe dominato l’Europa.

La lista delle prime non finisce con Rossini. Gaetano Donizetti portò al Valle L’ajo nell’imbarazzo nel febbraio 1824, Olivo e Pasquale nel gennaio 1827, Il furioso all’isola di San Domingo nel gennaio 1833 e Torquato Tasso nel settembre dello stesso anno. E il 10 giugno 1811 la sala aveva ospitato la prima romana del Don Giovanni di Mozart, cioè la prima volta che Roma lo ascoltava.

Tutti citano Pirandello, pochissimi ricordano che la stessa sala ha tenuto a battesimo quattro opere di Donizetti e tre di Rossini. Non a caso, al momento della riconsegna nel 2014, fra i lavori rivendicati dagli occupanti c’era la sistemazione della buca d’orchestra, con un richiamo esplicito a quel passato lirico. Il Valle è nato per la musica, e la prosa è venuta dopo.

Chi vuole capire che cosa si suonava in quegli anni trova strumenti d’epoca al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, e chi vuole l’opera di oggi va al Costanzi. Il Valle, per dimensioni e acustica, era una sala per l’opera buffa e di mezzo carattere, e la Cenerentola ne è l’esempio perfetto: un meccanismo comico che richiede vicinanza fra cantanti e pubblico.

La foto giusta da fare al Teatro Valle

La foto da portare a casa è dall’interno, prima dello spettacolo, con le luci di sala accese. Salite al livello più alto a cui vi dà accesso il biglietto e inquadrate la sala dall’asse centrale verso il palcoscenico, con il sipario chiuso: in un solo scatto prendete il ferro di cavallo dei palchi, gli stucchi dorati e la bocca d’opera. Le regole su fotografie e riprese le dà il personale di sala, rispettatele.

La seconda inquadratura è verso l’alto. Il soffitto dipinto si fotografa bene sdraiando quasi il telefono in verticale dal centro della platea, con il grandangolo, quando la sala è ancora vuota. Aspettate che il pubblico non sia ancora seduto e non usate il flash: rovina l’immagine e disturba chi lavora. A spettacolo iniziato il telefono si spegne, senza eccezioni.

Fuori la foto è difficile, e conviene saperlo. Via del Teatro Valle è stretta e la facciata non ha respiro, quindi con una focale normale ottenete un muro tagliato. Mettetevi all’angolo della strada e cercate uno scorcio in diagonale, oppure aspettate la sera, quando l’ingresso illuminato e la gente in attesa raccontano il teatro meglio dell’architettura.

Se vi interessa la città più che il singolo edificio, allargate il campo. Dall’angolo con la piazza di Sant’Eustachio si può comporre un’immagine con la testa di cervo sulla facciata della chiesa e, sullo sfondo, la strada che porta al teatro. È una Roma di strade strette e insegne, lontana dalle cartoline, ed è quella in cui il Valle è nato e cresciuto.

Evitate la foto frontale dell’insegna fatta di corsa. Il Valle è uno di quei posti dove l’immagine giusta è quella della gente: il foyer pieno nell’intervallo, la fila alla porta, l’attesa sotto la facciata. Dopo quindici anni di porte chiuse, una foto con il pubblico davanti all’ingresso è il documento più onesto di questa riapertura.

L’occupazione del 2011-2014, raccontata per intero

Il 31 maggio 2010 il Valle chiuse in seguito alla soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, che lo gestiva dal dopoguerra. Il futuro della sala era incerto e si parlava di un possibile affidamento a privati. Il 14 giugno 2011 un gruppo di lavoratori dello spettacolo, attivisti e cittadini occupò il teatro per protesta, chiedendo che restasse pubblico attraverso un percorso partecipativo. L’occupazione durò più di tre anni.

Gli occupanti programmarono spettacoli, laboratori, incontri e attività con le scuole, e scrissero uno statuto per una Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Chi sostiene quell’esperienza ricorda la qualità di diverse produzioni, premiate con il Premio Ubu in Italia e con il Princess Margriet Award in Europa, e la capacità di portare in sala un pubblico giovane che i teatri istituzionali faticavano a raggiungere.

Le critiche furono altrettanto nette. Per molti, a cominciare da una parte del mondo teatrale, un teatro pubblico occupato restava un’illegalità, qualunque fosse la qualità degli spettacoli. Artisti e critici affermati contestavano che si aggirassero i percorsi di selezione per merito e le gare pubbliche. Altri dubitavano che il modello fosse sostenibile nel tempo, sul piano economico come su quello della sicurezza e degli impianti.

L’11 agosto 2014 l’occupazione si chiuse senza sgomberi forzati, con la riconsegna del teatro a Roma Capitale e l’incarico al Teatro di Roma di rilanciarlo. Il passaggio non fu indolore: durante la consegna fu staccata l’elettricità e gli occupanti protestarono per i rischi sui sistemi antincendio. Chiedevano di essere riconosciuti come interlocutori nella gestione futura, cosa che nei fatti non è avvenuta.

Una relazione del 2014 suggerì forme di coprogrammazione fra il Teatro di Roma e gli artisti indipendenti, e la Fondazione Teatro Valle Bene Comune si è poi sciolta nel 2022. Le fonti non concordano nemmeno sulle date di chiusura del teatro, che alcuni articoli recenti collocano nel 2013. Il dato che conta per chi entra oggi è che il Valle è rimasto pubblico.

Qui non si prende parte, e va detto apertamente. L’occupazione ha tenuto accesa una sala che rischiava di spegnersi, e insieme ha rinviato di anni i lavori che l’edificio chiedeva. Entrambe le cose sono vere. Chi vi racconta solo la prima o solo la seconda vi sta dando metà della storia, e al Valle la metà mancante pesa.

Il restauro: che cosa è stato fatto

Il passaggio di proprietà dallo Stato al Comune si è completato nel 2016, con un piano di valorizzazione da tre milioni di euro divisi fra Ministero e Comune. Nell’aprile 2018 il teatro è stato riaperto in parte e affidato al Teatro di Roma per attività culturali diverse dagli spettacoli. Durante la pandemia gli spazi sono serviti come studio di registrazione e come sala prove per le compagnie.

Il progetto di restauro presentato nel marzo 2023 valeva oltre sei milioni e settecentomila euro, cofinanziati da Roma Capitale e dal Ministero della Cultura. La progettazione era affidata allo Studio Berlucchi, vincitore di un bando pubblico, l’esecuzione a un raggruppamento di imprese formato da CCC Costruzioni Civili Cerasi e Aurea Sectio. I tempi dichiarati erano di diciotto mesi, e sono stati ampiamente superati.

Il programma dei lavori comprendeva il restauro conservativo della sala e della facciata, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la rifunzionalizzazione del palcoscenico, nuovi camerini serviti da scale e ascensore, l’adeguamento degli impianti elettrici e di climatizzazione e una vasca antincendio sotto la parte posteriore del palcoscenico. Dopo la fase di demolizione si è aggiunto un ulteriore finanziamento di circa tre milioni e settecentomila euro.

I rinvii vanno messi in fila, perché spiegano lo scetticismo di molti romani. Nel 2023 il sindaco annunciava la riapertura per l’inizio del 2025, poi la data è scivolata al 2026, e solo nel maggio 2026 è arrivato il giorno preciso. Nei cantieri su edifici storici i rinvii sono la regola, ma in questo caso si sono sommati a quattro anni di chiusura e a tre di occupazione.

Che cosa aspettarsi, allora. Una sala storica con impianti di oggi e con un accesso finalmente pensato per chi ha difficoltà motorie, secondo quanto previsto dal progetto. Il gestore non ha ancora pubblicato una descrizione dettagliata dell’accessibilità dei singoli settori: chi si muove in carrozzina chieda alla biglietteria quali posti sono raggiungibili prima di comprare.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 7 gennaio 1727 il teatro fu inaugurato con una tragedia intitolata Matilde. Sull’autore le fonti non concordano: una lo indica come Simone Falconio Prato, il Teatro di Roma riporta il nome di Farnabio Annutini. Il committente era Camillo Capranica, l’architetto Tommaso Morelli. Fra il 1764 e il 1765 arrivarono i primi ammodernamenti, affidati a Giovanni Francesco Fiori e Mauro Fontana.

Nella Roma papale del Settecento il teatro pubblico viveva a singhiozzo. Le stagioni si concentravano nel Carnevale, gli anni santi e i lutti della corte pontificia potevano sospendere gli spettacoli per mesi, e alle donne per lungo tempo fu vietato salire sulle scene cittadine. Il Valle nasce dentro queste regole, e la sua sopravvivenza per tre secoli non era affatto scontata.

Nel 1791 la famiglia Capranica chiamò i fratelli Francesco e Giandomenico Navona per nuovi lavori, sempre senza toccare la struttura in legno. Fra il 1811 e il 1817 il Valle visse la sua stagione d’oro operistica, dalla prima romana del Don Giovanni di Mozart alla Cenerentola di Rossini. Nel 1818 lo Stato Pontificio impose la ricostruzione in muratura, conclusa nel 1822 da Gaspare Salvi.

Fra il 1824 e il 1833 Donizetti vi presentò quattro opere in prima assoluta. Nell’Ottocento la sala ricevette le decorazioni a stucco con girali vegetali in pasta di legno dorato attribuite a Giulio Podesti, e più tardi il soffitto ridipinto e il palco reale. Il 9 maggio 1921 la Compagnia Niccodemi vi portò in scena la prima assoluta dei Sei personaggi in cerca d’autore.

Nel secondo dopoguerra la gestione passò all’Ente Teatrale Italiano. Nella stagione 1954-1955 vi operò la Compagnia del Nuovo Teatro diretta da Gianfranco De Bosio, Diego Fabbri ed Eugenio Saccenti, e il Teatro di Roma ricorda che il Valle ospitò anche il neonato Teatro Stabile della città. Nel Novecento lo Studio Setacci firmò altri interventi sulla sala.

Il 31 maggio 2010 la chiusura dopo la soppressione dell’ETI, il 14 giugno 2011 l’occupazione, l’11 agosto 2014 la riconsegna al Comune. Nel 2016 la proprietà passò a Roma Capitale, nel 2018 la parziale riapertura per attività culturali, il 13 settembre 2021 l’intitolazione a Franca Valeri. Nel 2023 il via al restauro, il 16 ottobre 2026 il ritorno degli spettacoli.

Chi è passato dal Teatro Valle

Camillo Capranica, il committente, nobile romano con il gusto dell’impresa. Costruì il Valle quando la famiglia aveva già un teatro, perché nella Roma del Settecento lo spettacolo rendeva e i palchi si vendevano come appartamenti. Il palazzo di famiglia, con il suo cortile, è l’origine fisica della sala: senza quel casone di legno non ci sarebbe niente di quello che vedrete.

Gioachino Rossini e Gaetano Donizetti, i due compositori che hanno dato al Valle le sue prime più importanti. Rossini vi portò tre titoli, fra cui la Cenerentola, e con lui la cantante Ester Mombelli, protagonista di Demetrio e Polibio nel 1812. Donizetti ne portò quattro fra il 1824 e il 1833. Per un periodo, a Roma, un debutto al Valle valeva quanto un debutto nelle sale più grandi.

Wolfgang Amadeus Mozart non è mai passato dal Valle, ed è giusto dirlo, perché qualcuno lo scrive. Nel 1811, quando la sala ospitò la prima romana del Don Giovanni, il compositore era morto da vent’anni. È passata la sua musica, e con quel titolo il pubblico della città ha scoperto un’opera che altrove in Europa si ascoltava già da tempo.

Luigi Pirandello, con Dario Niccodemi e la sua compagnia. Vera Vergani e Luigi Almirante erano i due interpreti principali di quella sera del 1921. Chi vuole seguire lo scrittore oltre il teatro trova a Roma lo studio e la casa museo di Luigi Pirandello, dove ha vissuto e lavorato negli ultimi anni. È il complemento naturale di una serata al Valle.

Diego Fabbri, drammaturgo, e Gianfranco De Bosio, regista, che negli anni Cinquanta vi guidarono con Eugenio Saccenti la Compagnia del Nuovo Teatro. E poi generazioni di attori passati per le stagioni dell’ETI, che per mezzo secolo ha fatto del Valle una delle piazze principali della prosa italiana. Il gestore stesso oggi lo presenta come il teatro della drammaturgia, e non è una forzatura.

Franca Valeri, attrice e autrice milanese, scomparsa a Roma nel 2020 a cento anni. Non è un’intitolazione di maniera: la sua carriera ha attraversato il teatro, la radio, il cinema e la televisione, con personaggi che hanno raccontato l’Italia borghese meglio di molti saggi. Dare il suo nome al Valle significa legarlo alla prosa e all’ironia, più che all’opera.

Come si arriva

A piedi, che è il modo giusto. Il Valle si trova nel centro storico pedonale o quasi, e da Largo di Torre Argentina, dove c’è la biglietteria, sono pochi minuti passando davanti all’Area Sacra di Largo Argentina e al santuario dei gatti. Da Piazza Navona si arriva attraversando corso del Rinascimento, dal Pantheon passando da Sant’Eustachio.

Con i mezzi pubblici il riferimento è Largo di Torre Argentina, snodo di diverse linee di superficie, e corso del Rinascimento. La metropolitana non serve direttamente questa parte del centro. Linee e orari cambiano, soprattutto la sera e nei festivi: controllateli sul sito dell’azienda del trasporto pubblico romano il giorno stesso, tenendo conto che gli spettacoli serali finiscono spesso tardi.

In auto non venite. Il teatro si trova dentro la zona a traffico limitato del centro, e i parcheggi a pagamento più vicini costano e si riempiono presto nelle sere di spettacolo. Chi arriva da fuori Roma lasci la macchina lontano e prosegua con i mezzi o in taxi, chiedendo di essere lasciato su corso del Rinascimento: l’ultimo tratto si fa comunque a piedi.

Per l’uscita serale mettete in conto il rientro. A fine spettacolo, soprattutto nelle sere feriali, i taxi si trovano più facilmente su corso del Rinascimento e a Largo Argentina che davanti al teatro, dove la strada è stretta. Chi alloggia fuori dal centro verifichi prima l’ultima corsa utile dei mezzi, perché dopo le undici le frequenze calano parecchio.

Il Valle nel sistema dei teatri di Roma

Con la riapertura il Teatro di Roma torna ad avere due sale storiche nel centro, a pochi minuti l’una dall’altra. L’Argentina resta la sala maggiore e la sede della Fondazione, il Valle diventa la sala della prosa più raccolta. L’India, sul lungotevere Gassman, lavora sul contemporaneo, e il Torlonia, dentro Villa Torlonia, completa il sistema con una sala piccola.

Accanto al circuito pubblico Roma ha una rete di sale private con storie lunghe. Il Teatro Quirino e il Teatro Eliseo sono i nomi della prosa tradizionale, il Sistina è la casa della commedia musicale, l’Ambra Jovinelli quella della comicità, e d’estate il Globe Theatre di Villa Borghese porta Shakespeare all’aperto.

Per la musica il riferimento è l’Auditorium Parco della Musica, per la danza e i grandi spettacoli il Teatro Olimpico. Il Valle non compete con nessuna di queste sale: ha una misura sua, fatta per la parola detta a pochi metri dal pubblico, e il suo valore è proprio quella misura.

Per chi viene da fuori la domanda è semplice: se avete una sola sera per la prosa a Roma, dove andate? La risposta, nel primo anno di riapertura, è il Valle. Non perché gli spettacoli siano per forza migliori di quelli dell’Argentina, ma perché vedere una sala storica tornare a vivere dopo quindici anni è un’esperienza che non si ripete, e fra qualche stagione sarà normalità.

Chi ama lo spettacolo e vuole restare sul tema anche con lo schermo trova sull’altra riva del Tevere due sale di cinema con una storia propria, il Cinema Troisi e il Nuovo Cinema Sacher. Un fine settimana romano costruito su una sera di prosa al Valle e una di cinema a Trastevere è una buona alternativa ai soliti giri.

Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi

Il Valle non ha un orario di apertura come un museo. Nei giorni senza spettacolo è chiuso, e presentarsi davanti alla porta sperando di dare un’occhiata alla sala significa trovare un portone sbarrato. Il calendario delle repliche è l’unico orario che conta, e lo trovate nella pagina della stagione del Teatro di Roma, con le date spettacolo per spettacolo.

Non aspettatevi una stagione estiva. Il cartellone pubblicato va da ottobre a primavera, come nella tradizione dei teatri di prosa, e i mesi caldi sono di solito dedicati a manutenzione e rassegne. Chi arriva a Roma a luglio o agosto per vedere il Valle rischia di trovarlo chiuso: controllate il calendario prima di costruire un viaggio intorno a una serata.

Non aspettatevi nemmeno un teatro perfetto nelle prime settimane. Una sala appena restaurata ha sempre qualche assestamento, dal personale che impara i nuovi percorsi agli impianti che vanno regolati. Chi ha lavorato in teatro lo sa: la prima stagione è rodaggio. Mettetelo in conto con pazienza, è parte del piacere di esserci all’inizio di un nuovo ciclo.

Sull’accessibilità il progetto di restauro prevedeva l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma il gestore non ha ancora pubblicato una descrizione dei posti riservati e dei percorsi per chi si muove in carrozzina. Chiedetelo alla biglietteria al momento dell’acquisto, e fatevi indicare anche l’ingresso da usare, perché nei teatri storici non è sempre quello principale.

Mangiare in zona

La zona fra Pantheon, Navona e Sant’Eustachio è una delle più difficili di Roma per mangiare bene a un prezzo onesto. Non mancano i posti seri, ma sono circondati da locali costruiti per chi passa una volta e non torna. Prima o dopo lo spettacolo, con poco tempo e la fame, è facile cadere nella trappola. I segnali per evitarla sono sempre gli stessi.

Il primo è il menù con le fotografie dei piatti, magari tradotto in cinque lingue ed esposto fuori. Il secondo è la persona sulla porta che vi ferma per strada e vi invita a entrare. Il terzo è la signora che tira la pasta in vetrina o sul marciapiede: è scenografia per il passante, e la pasta fresca buona si fa in cucina, la mattina, lontano dalla polvere.

Poi ci sono i locali aperti senza interruzione dalla mattina a notte, che non hanno una pausa per la cucina e quindi scaldano più che cucinare. E quelli piazzati davanti ai monumenti, dove il prezzo si adatta al cliente: voci senza prezzo, pesce a peso non dichiarato, un listino per i tavoli all’aperto diverso da quello della sala. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare.

I romani non evitano questi posti per snobismo. Li evitano perché sanno che un locale che non ha bisogno di clienti abituali non ha motivo di trattarli bene. La regola è semplice: guardate chi è seduto e in che lingua parla. Se alle due di un giorno feriale ci sono impiegati del Senato e gente del rione, siete nel posto giusto.

Se volete mangiare prima dello spettacolo, fatelo presto e leggero. Un piatto al banco in una tavola calda o in un forno del rione vi toglie la fame senza farvi addormentare al secondo atto. Nelle sere di replica la zona si riempie verso le otto meno un quarto, e chi entra in un ristorante alle sette e mezza rischia di uscirne di corsa.

Per una sera di teatro prenotate la cena dopo lo spettacolo, non prima, e scegliete un posto che tenga la cucina aperta fino a tardi, chiedendolo al telefono. Per non andare a tentativi, qui c’è la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, che aggiorniamo quando i locali cambiano e che non contiene sponsorizzazioni.

Che cosa abbinare in giornata

Una serata al Valle si prepara bene con un pomeriggio nel rione. San Luigi dei Francesi con i Caravaggio è a pochi passi, Palazzo Altemps poco oltre Navona, e il Museo di Roma a Palazzo Braschi racconta la città dei secoli in cui il Valle era giovane. Accanto a Braschi si trova Pasquino, la statua parlante più famosa di Roma.

Chi preferisce le biblioteche storiche ha la Biblioteca Angelica e la Casanatense, accanto a Santa Maria sopra Minerva e all’elefantino del Bernini. Sotto Piazza Navona si visita lo Stadio di Domiziano, che spiega perché la piazza ha quella forma allungata.

Chi ha tempo per una passeggiata più lunga scende verso Campo de’ Fiori e il Palazzo della Cancelleria, oppure risale verso il Chiostro del Bramante e Santa Maria della Pace. Sono tutti percorsi a piedi di pochi minuti, e finiscono al teatro in tempo per il sipario.

Per chi ama i teatri antichi il confronto più istruttivo è con il Teatro di Marcello, a un quarto d’ora a piedi verso il Ghetto. Duemila anni di spettacolo romano in una passeggiata: la cavea di pietra di età augustea e la sala a palchi del Settecento raccontano la stessa passione con due architetture diverse.

Domande frequenti

Il Teatro Valle è aperto?

Il Teatro Valle Franca Valeri riapre al pubblico il 16 ottobre 2026 con La sera della prima, di e con Francesco Piccolo, dopo un lungo restauro. È gestito dalla Fondazione Teatro di Roma e si entra con il biglietto di uno degli spettacoli in cartellone. Prima di quella data la sala resta chiusa agli spettatori.

Dove si trova il Teatro Valle?

Il teatro si trova in via del Teatro Valle 21, nel rione Sant’Eustachio, fra corso del Rinascimento e la piazza di Sant’Eustachio. È a pochi minuti a piedi da Piazza Navona, dal Pantheon e da Largo di Torre Argentina, dove si trova la biglietteria principale del Teatro di Roma.

Come si comprano i biglietti?

I biglietti si comprano sulla biglietteria online del Teatro di Roma oppure alla biglietteria del Teatro Argentina, aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dello spettacolo. I telefoni sono 06 684000311 e 06 684000314, la posta biglietteria@teatrodiroma.net. Le prenotazioni si ritirano entro un’ora dall’inizio.

Quanto costa un biglietto per il Valle?

I prezzi dei singoli spettacoli al Valle non risultano ancora pubblicati nel listino del gestore. È in vendita la TdR Card Teatro Valle a settantacinque euro per cinque spettacoli a scelta, mentre la card standard da centoquarantacinque euro dà sei ingressi fra Argentina e Valle. Per le tariffe singole chiedete alla biglietteria.

Si può visitare il Teatro Valle senza vedere uno spettacolo?

Alla data di verifica indicata in apertura le visite guidate del Teatro di Roma, chiamate Visite spettacolo, riguardano Argentina, India e Torlonia, non il Valle. Il gestore non indica visite alla sala. Per sapere se ne saranno programmate dopo la riapertura conviene scrivere all’indirizzo visiteguidate@teatrodiroma.net, pubblicato dalla Fondazione.

Perché il Valle è legato a Pirandello?

Il 9 maggio 1921 la Compagnia di Dario Niccodemi vi portò in scena la prima assoluta dei Sei personaggi in cerca d’autore. Il pubblico romano contestò lo spettacolo con grida e fischi, e il successo arrivò solo a settembre a Milano. Lo spettacolo della riapertura ricostruisce proprio quella serata.

Che cosa è successo durante l’occupazione?

Dal 14 giugno 2011 all’11 agosto 2014 il teatro fu occupato da lavoratori dello spettacolo e attivisti che chiedevano una gestione pubblica e partecipata. I sostenitori ricordano spettacoli premiati e un pubblico nuovo, i critici l’illegalità dell’occupazione e l’aggiramento delle procedure pubbliche. Si chiuse con la riconsegna al Comune, senza sgomberi.

Chi era Franca Valeri e perché il teatro porta il suo nome?

Franca Valeri è stata un’attrice e autrice milanese, attiva per decenni in teatro, cinema, radio e televisione, scomparsa a Roma nel 2020. Il teatro le è stato intitolato il 13 settembre 2021, durante gli anni di chiusura, per legare la sala alla tradizione della prosa e della commedia italiana.

Al Teatro Valle si fa ancora l’opera?

Nella stagione 2026-2027 il cartellone del Teatro di Roma al Valle è dedicato alla prosa. Il Teatro dell’Opera ha annunciato il ritorno della Cenerentola di Rossini nella sala della sua prima assoluta del 1817, ma sul sito del gestore del Valle non risultano ancora date. Per la lirica il riferimento resta il Teatro Costanzi.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Date, prezzi e recapiti riportati qui risultano dalle fonti ufficiali del Teatro di Roma e di Roma Capitale alla data indicata in apertura: con un teatro appena riaperto, ricontrollateli prima di comprare. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Mettere insieme una serata a teatro nel centro di Roma significa incastrare biglietteria in una sede e sala in un’altra, zona a traffico limitato, cene dopo le undici e mezzi che la sera si diradano, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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Contact Information

IndirizzoVia del Teatro Valle 21 Centro storico, Roma, Roma Città 00186
CategorieSpettacoli

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