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Palazzo della Cancelleria

Palazzo della Cancelleria si trova in piazza della Cancelleria, nel cuore del rione Parione, a pochi passi da Campo de’ Fiori e dal tratto di corso Vittorio Emanuele II che porta verso piazza Navona. È il primo grande palazzo rinascimentale costruito a Roma su un disegno unitario, voluto dal cardinale Raffaele Riario fra la fine del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento, e resta ancora oggi proprietà extraterritoriale della Santa Sede. Dentro le sue mura convivono un cortile di rara eleganza, una basilica paleocristiana inglobata nella facciata e gli uffici di due tribunali vaticani, il che lo rende insieme un monumento da guardare da fuori e un edificio che, in certe occasioni, si può visitare anche da dentro. Chi cerca invece la mostra dedicata alle macchine di Leonardo da Vinci che viene ospitata periodicamente in alcune sale del palazzo trova qui la scheda dedicata a quell’evento: Mostra di Leonardo da Vinci a Palazzo della Cancelleria, un contenuto distinto da questa pagina, che racconta invece l’edificio in sé, la sua storia e la sua architettura. Fra i grandi palazzi rinascimentali di Roma, la Cancelleria occupa un posto particolare perché unisce in un solo edificio tre livelli di storia che altrove si trovano separati: la stratificazione antica sotto la basilica, l’invenzione architettonica del Rinascimento nella facciata e nel cortile, e la funzione istituzionale ecclesiastica ancora oggi pienamente attiva. Capire questi tre livelli insieme è il modo migliore per non ridurre la visita a una semplice fotografia della facciata da lontano.

Dove si trova Palazzo della Cancelleria e come arrivare

La piazza che porta il suo nome si apre su corso Vittorio Emanuele II, l’asse che taglia il centro storico da largo di Torre Argentina fino a ponte Vittorio Emanuele II e al Vaticano. Palazzo della Cancelleria occupa un intero isolato fra la piazza, via del Pellegrino e vicolo del Malpasso, in un tessuto urbano che ha mantenuto l’impianto medievale e rinascimentale nonostante lo sventramento ottocentesco che ha aperto proprio il corso lì di fronte.

Il palazzo della Cancelleria a Corso Vittorio
Il fronte rinascimentale del palazzo della Cancelleria, nel rione Parione. Foto di user:Lalupa, licenza Public domain, via Wikimedia Commons.

A piedi dai principali punti del centro

Dal Pantheon la distanza è di circa dieci minuti a piedi, passando per piazza Navona e via del Governo Vecchio. Da piazza Venezia si cammina lungo corso Vittorio Emanuele II per circa un quarto d’ora. Da Campo de’ Fiori bastano tre o quattro minuti, attraversando via dei Baullari: è il collegamento più naturale, quello che chi passeggia nel rione Parione percorre senza nemmeno accorgersene, passando da un mercato rionale a un palazzo di potere ecclesiastico nel giro di due isolati.

Con i mezzi pubblici

Non esiste una fermata della metropolitana a distanza utile: le linee A e B toccano il centro storico solo ai margini, e la stazione più vicina, Spagna sulla linea A, resta a una ventina di minuti a piedi. La soluzione più pratica è l’autobus: le linee che percorrono corso Vittorio Emanuele II fermano a poche decine di metri dalla piazza, e chi arriva da Termini può prendere un mezzo diretto senza dover cambiare. Il tram non arriva fin qui; il centro storico in questa zona è pensato per essere attraversato a piedi, e la maggior parte dei visitatori lo fa senza nemmeno considerare l’alternativa.

In auto e la sosta

La zona ricade nella ZTL del centro storico, attiva nelle fasce orarie diurne nei giorni feriali: chi non ha un permesso rischia la sanzione se entra con l’auto propria. I parcheggi a pagamento più vicini si trovano lungo i lungoteveri e in alcune strutture interrate nell’area di Campo de’ Fiori; conviene lasciare l’auto lì e proseguire a piedi, perché il traffico interno a queste strade strette è quasi sempre congestionato nelle ore centrali della giornata.

La storia del palazzo: dal cardinale Riario alla leggenda della notte di gioco

La famiglia Riario e l’ombra di Sisto IV

Per capire come un singolo cardinale abbia potuto permettersi un cantiere di queste dimensioni bisogna guardare al contesto familiare. Raffaele Riario era nipote di papa Sisto IV, al secolo Francesco della Rovere, che durante il proprio pontificato promosse sistematicamente i membri della propria famiglia a cariche di primo piano nella curia romana, secondo una prassi di nepotismo che in quegli anni era la normalità del governo pontificio più che l’eccezione. Raffaele ricevette il cappello cardinalizio giovanissimo, ancora adolescente, e con esso una rendita e un potere economico che pochi altri porporati dell’epoca potevano vantare. Fu proprio questa concentrazione di risorse, unita alla carica di camerlengo, cioè di amministratore del patrimonio della Chiesa romana, a mettergli nelle mani i mezzi necessari per avviare un cantiere che avrebbe cambiato il volto di un intero quartiere.

Riario fu inoltre uno dei protagonisti involontari della congiura dei Pazzi del 1478 a Firenze, l’attentato contro Lorenzo e Giuliano de’ Medici avvenuto durante una funzione religiosa: pur non avendo, secondo la maggior parte degli storici, un ruolo attivo nel complotto, si trovava presente in cattedrale quel giorno e rischiò a sua volta la vita nel tumulto seguito all’attentato. È un episodio che racconta quanto la sua biografia fosse intrecciata con gli intrighi politici più duri del proprio tempo, molto prima della vicenda che lo avrebbe coinvolto a Roma nel 1517.

Il collezionista d'arte antica

Al di là della vicenda politica, Raffaele Riario fu anche uno dei grandi collezionisti di antichità della Roma del suo tempo, con una raccolta di sculture classiche che teneva nel proprio palazzo e che contribuì a rafforzare il gusto per l’antico già diffuso fra i cardinali umanisti della curia romana alla fine del Quattrocento. Questo interesse personale per la statuaria antica non è estraneo alla scelta di costruire un palazzo che, nella propria architettura, guardava esplicitamente ai modelli classici reinterpretati dal linguaggio rinascimentale fiorentino: la sensibilità del committente e il progetto dell’edificio, in questo caso, si rafforzano a vicenda più di quanto accada in molti altri grandi cantieri romani dello stesso periodo.

La costruzione di Palazzo della Cancelleria è legata a un solo nome, quello del cardinale Raffaele Riario, camerlengo della Chiesa romana e nipote di papa Sisto IV. I lavori iniziarono negli anni ottanta del Quattrocento e proseguirono per oltre due decenni: le fonti indicano un avvio dei cantieri intorno al 1489, con una fase di edificazione principale conclusa entro la fine del secolo e un completamento delle decorazioni e degli interni che si protrasse fino al 1513 circa. Alcuni studiosi anticipano l’inizio dei lavori già al 1486, il che spiega perché nelle diverse fonti si trovino datazioni leggermente discordanti: la costruzione di un palazzo di queste dimensioni non fu un evento puntuale, ma un cantiere aperto per più di vent’anni, e collocarlo con precisione assoluta dentro un solo anno è un esercizio che le fonti stesse non permettono.

La leggenda della vincita al gioco

La storia più raccontata su questo palazzo riguarda il modo in cui sarebbe stato pagato. Secondo un aneddoto riportato dallo scrittore Pietro Aretino e ripreso da cronisti successivi, il cardinale Riario avrebbe vinto in una sola notte di gioco d’azzardo una somma ingente contro Franceschetto Cybo, figlio naturale di papa Innocenzo VIII, e avrebbe usato quel denaro per finanziare la costruzione. È una leggenda difficile da verificare nei dettagli, ma non del tutto priva di riscontro storico indiretto: la fama di questa origine fu talmente diffusa e talmente scomoda che, quando nel 1517 papa Leone X confiscò il palazzo al cardinale Riario in seguito a una congiura contro di lui, la giustificazione ufficiale della confisca richiamò anche l’origine poco chiara dei fondi impiegati. Da lì il palazzo passò alla famiglia Medici, che lo tenne fino a quando non divenne sede stabile della Cancelleria Apostolica, l’ufficio da cui prende il nome che ancora oggi porta.

Il nome e la funzione originaria

Il termine Cancelleria non descrive l’architettura ma la funzione amministrativa: qui aveva sede l’ufficio incaricato di redigere e autenticare i documenti pontifici più importanti, una sorta di ministero della giustizia e degli atti ufficiali della Santa Sede. Il nome è rimasto anche dopo che le funzioni concrete ospitate all’interno sono cambiate più volte nel corso dei secoli, fino ad arrivare ai tribunali che vi hanno sede oggi.

L’architetto conteso: Pontelli, Sangallo e l’ombra di Bramante

Su chi abbia effettivamente progettato Palazzo della Cancelleria le fonti non concordano, ed è onesto dirlo con chiarezza invece di appiattire la questione su un solo nome. Il nome che compare con maggiore frequenza nei documenti d’archivio come architetto della fabbrica è quello di Baccio Pontelli, architetto fiorentino attivo a Roma alla fine del Quattrocento anche in altri cantieri pontifici. Numerosi studi attribuiscono invece il disegno del cortile interno, ritenuto la parte più raffinata dell’intero complesso, ad Antonio da Sangallo il Vecchio, mentre una tradizione più antica e ancora molto diffusa nella cultura popolare romana assegna il merito del progetto complessivo, o almeno del cortile, a Donato Bramante.

Perché l’attribuzione resta aperta

Il problema nasce dal fatto che, quando i lavori iniziarono, Bramante non risulta ancora documentato a Roma con certezza: la sua presenza stabile in città viene fatta risalire di solito alla metà degli anni novanta del Quattrocento, quindi dopo l’avvio del cantiere della Cancelleria. Questo non esclude un suo intervento in una fase successiva, magari proprio sul cortile, che stilisticamente anticipa soluzioni che Bramante avrebbe sviluppato in modo compiuto nel chiostro di Santa Maria della Pace, un edificio a pochi passi da qui che porta ancora oggi il suo nome nel Chiostro del Bramante. Gli storici dell’architettura più prudenti preferiscono parlare di una cerchia di architetti attivi fra loro in dialogo, più che di un unico autore, e questa incertezza, lungi dall’essere un difetto, racconta bene come funzionava un cantiere pontificio del Rinascimento romano: un lavoro collettivo, dove il prestigio finiva quasi sempre attribuito al nome più celebre disponibile al momento, non necessariamente a chi aveva davvero disegnato ogni dettaglio.

Un dibattito che continua fra gli studiosi

Il dibattito sull’attribuzione del cortile non si è mai davvero chiuso, ed è tuttora oggetto di pubblicazioni accademiche che confrontano documenti d’archivio, analisi stilistiche e confronti con altre opere certe dei tre architetti candidati. Chi legge guide turistiche generaliste trova spesso affermazioni categoriche in un senso o nell’altro, ma la letteratura specialistica più recente tende a restare cauta, preferendo parlare di attribuzione probabile piuttosto che di certezza documentata. Vale la pena arrivare davanti al cortile sapendo che quella targhetta mentale con un solo nome d’autore, che siamo abituati ad associare a ogni grande opera del Rinascimento, in questo caso non regge del tutto alla prova dei documenti.

La facciata in travertino: un manifesto del primo Rinascimento romano

La facciata di Palazzo della Cancelleria su piazza della Cancelleria è lunga e distesa, scandita da paraste piatte che dividono la superficie in campiture regolari, con due ordini di finestre incorniciate e un basamento in bugnato liscio che dà stabilità visiva a tutto il prospetto. È una soluzione che deriva direttamente dai palazzi fiorentini della seconda metà del Quattrocento, in particolare da modelli come Palazzo Rucellai, dove per la prima volta un ordine architettonico classico era stato applicato in modo sistematico alla superficie di un edificio civile. Portare questo linguaggio a Roma, in un contesto dove l’architettura civile era ancora largamente medievale, fu un gesto che i contemporanei percepirono come radicalmente nuovo.

Un cantiere lungo e per fasi

La lunghezza del prospetto, che occupa l’intero lato della piazza, non fu il frutto di un disegno realizzato tutto d’un fiato: come già detto, i lavori si protrassero per più di due decenni, e la coerenza stilistica che oggi percepiamo osservando la facciata è in realtà il risultato di un controllo di cantiere molto rigoroso da parte della committenza, capace di mantenere un unico linguaggio architettonico anche a distanza di anni fra l’avvio dei lavori e il loro completamento. Non era scontato: molti palazzi romani coevi mostrano invece cuciture visibili fra fasi costruttive diverse, mentre la Cancelleria si presenta oggi come un blocco compatto e omogeneo.

L’iscrizione dedicatoria e lo stemma Riario

Sulla facciata compare un’iscrizione che ricorda la committenza del cardinale Raffaele Riario, insieme allo stemma araldico della sua famiglia, la rosa, ripetuto anche negli interni e nel cortile. Non è un dettaglio decorativo secondario: nella Roma rinascimentale, un palazzo di questa scala era prima di tutto un manifesto politico, un modo per rendere visibile a tutta la città il potere economico e il prestigio del casato che lo aveva fatto costruire, e la Cancelleria in questo senso funzionò perfettamente per il cardinale Riario, almeno fino alla confisca del 1517.

Il cortile rinascimentale e le colonne del Teatro di Pompeo

Il cortile interno di Palazzo della Cancelleria è, per molti storici dell’arte, il punto più alto dell’intero edificio. Si sviluppa su tre ordini sovrapposti, con arcate su colonne al piano terra e logge negli ordini superiori, in una sequenza di proporzioni che introduce a Roma un linguaggio classico rivisitato con una misura fino a quel momento sconosciuta in città. È un cortile pensato per essere attraversato e guardato, non solo per collegare gli ambienti dell’edificio, e resta oggi uno dei riferimenti più citati quando si parla dell’architettura civile del primo Rinascimento romano.

Le colonne di spoglio dal Teatro di Pompeo

Un dettaglio che racconta bene come si costruiva a Roma in quegli anni riguarda i materiali. Buona parte del travertino della facciata e delle colonne del cortile proviene da spoglio, cioè dal reimpiego di materiali antichi prelevati da monumenti romani ormai in rovina o abbandonati: il Teatro di Pompeo, che sorgeva proprio in questa zona della città fra Campo de’ Fiori e largo di Torre Argentina, fu una delle cave principali. Alcune fonti indicano anche il Colosseo fra i luoghi da cui furono prelevati blocchi di travertino, e le colonne di granito egiziano che scandiscono il cortile risalgono probabilmente proprio alla struttura del teatro pompeiano, riutilizzate qui dopo essere già passate, in alcuni casi, per l’antica basilica di San Lorenzo in Damaso preesistente. È un promemoria concreto di quanto la Roma rinascimentale fosse letteralmente costruita sopra e con i resti di quella antica, un tema che ritorna in molti altri palazzi del centro storico, compreso il vicino Palazzo Farnese, altro grande cantiere del Cinquecento romano nato non lontano da qui, in una piazza che porta lo stesso nome della famiglia che lo fece costruire.

Le decorazioni araldiche

Sui capitelli e su alcuni elementi decorativi del cortile compare più volte l’emblema araldico della famiglia Riario, la rosa, un segno di appartenenza che i committenti rinascimentali non mancavano mai di lasciare sulle proprie fabbriche. Passeggiando sotto le arcate se ne trovano diverse, a ricordare che, prima di essere un edificio pubblico e poi vaticano, questo era stato pensato come la residenza privata e il biglietto da visita di un cardinale ricchissimo e potentissimo alla corte pontificia.

Il confronto con altri cortili romani del primo Cinquecento

Il cortile della Cancelleria viene spesso messo a confronto con quello, cronologicamente successivo, di Palazzo Farnese, e con altri esempi di cortili porticati romani realizzati nei decenni immediatamente seguenti, come termine di paragone per misurare quanto rapidamente il linguaggio classico si sia affinato a Roma nel giro di una generazione. Rispetto a soluzioni più tarde, il cortile della Cancelleria mantiene un rapporto più stretto e diretto con i modelli antichi da cui trae ispirazione: le proporzioni fra pieni e vuoti, la sequenza degli ordini architettonici sovrapposti secondo la gerarchia classica, dorico, ionico e corinzio dal basso verso l’alto, restituiscono un impianto quasi da manuale, che gli storici dell’architettura citano regolarmente come punto di riferimento per introdurre lo studio del Rinascimento romano agli studenti.

La basilica di San Lorenzo in Damaso dentro il palazzo

Una delle caratteristiche più insolite di Palazzo della Cancelleria è di avere, incorporata nella propria facciata su piazza della Cancelleria, una basilica intitolata a San Lorenzo in Damaso. Non si tratta di una cappella privata aggiunta in un secondo momento, ma di una chiesa antica, fondata da papa Damaso I nel corso del IV secolo, che esisteva già su questo sito molto prima che il cardinale Riario decidesse di costruirvi accanto il proprio palazzo. Quando il cantiere rinascimentale prese forma, la basilica venne ricostruita e integrata nel nuovo edificio, con un ingresso proprio sulla piazza e una facciata che dialoga direttamente con quella del palazzo.

Che cosa resta dell’impianto paleocristiano

Scavi archeologici condotti fra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta del Novecento hanno portato alla luce, sotto il pavimento attuale, resti di un edificio di culto ancora più antico, con tracce che risalgono al periodo paleocristiano e testimonianze di una necropoli utilizzata fino all’alto medioevo. Questi ritrovamenti confermano che l’area intorno a piazza della Cancelleria era un luogo di culto cristiano già molti secoli prima del Rinascimento, e che il palazzo del cardinale Riario si è, in un certo senso, sovrapposto a una stratificazione religiosa già antichissima.

Gli interni e le opere

All’interno della basilica si trovano opere pittoriche di diversi secoli, fra cui una pala d’altare attribuita a Federico Zuccari e un ciclo con l’Ultima Cena realizzato da Vincenzo Berrettini. Nella chiesa sono conservate anche le reliquie legate ai santi Damaso ed Eutichiano. San Lorenzo in Damaso funziona come chiesa parrocchiale attiva, con orari di apertura e celebrazioni regolari che seguono il calendario liturgico della diocesi di Roma, ed è normalmente l’unico modo semplice e gratuito per mettere piede dentro il perimetro dell’edificio senza dover attendere una visita guidata organizzata.

Un titolo cardinalizio ancora attivo

San Lorenzo in Damaso, oltre a essere una chiesa parrocchiale in funzione, mantiene anche il ruolo di titolo cardinalizio, cioè di chiesa formalmente assegnata a un cardinale della Chiesa cattolica come segno del suo legame simbolico con il clero di Roma, secondo una tradizione che risale alle origini stesse del collegio cardinalizio. Questo doppio livello, quello della parrocchia concreta che serve i fedeli del quartiere e quello del titolo onorifico legato alla diplomazia ecclesiastica internazionale, è un altro esempio di come in questo angolo di piazza della Cancelleria si intreccino continuamente la dimensione quotidiana e quella di grande rappresentanza istituzionale.

Gli interni: le sale monumentali e l’archivio storico

Oltre al cortile e alla facciata, Palazzo della Cancelleria conserva al proprio interno una sequenza di sale di rappresentanza che, nei secoli, hanno ospitato ricevimenti, udienze e cerimonie ufficiali della curia romana. La più celebre resta la Sala dei Cento Giorni, affrescata da Giorgio Vasari con episodi della vita di papa Paolo III, ma non è l’unico ambiente di rilievo: il piano nobile conserva una sequenza di saloni con soffitti a cassettoni e decorazioni pittoriche di epoche diverse, stratificate le une sulle altre man mano che i successivi occupanti del palazzo lasciavano la propria traccia.

L’archivio e la biblioteca storica

Nel corso dei secoli, in quanto sede della Cancelleria Apostolica prima e dei tribunali della Santa Sede poi, l’edificio ha accumulato un patrimonio documentario considerevole, con fondi archivistici che coprono secoli di atti giudiziari e amministrativi della Chiesa romana. Questo patrimonio non è aperto alla consultazione libera come un archivio statale, e l’accesso è riservato agli studiosi autorizzati che ne facciano richiesta secondo le procedure della Santa Sede, un ulteriore segno di come l’edificio, pur essendo un monumento storico di primissimo piano, resti prima di tutto un luogo di lavoro attivo.

Le sale usate per le mostre

Sono proprio alcune di queste sale al piano terra e al piano nobile, quelle meno legate all’attività giudiziaria quotidiana, a essere occasionalmente aperte per ospitare mostre temporanee, come quella dedicata alle macchine di Leonardo da Vinci descritta più avanti in questa pagina. È un uso che permette al pubblico di attraversare almeno una parte degli ambienti interni senza dover necessariamente prenotare una visita guidata a tema strettamente architettonico.

Una curiosità sul Palazzo della Cancelleria

Sotto il palazzo, secondo diverse fonti che raccontano la storia dell’edificio, si trova quello che viene chiamato in modo un po’ teatrale il lago sotterraneo: non un vero specchio d’acqua naturale, ma una grande cisterna o ambiente ipogeo legato alle fondazioni antiche su cui il palazzo fu costruito, oggetto in alcune stagioni di visite guidate a tema che promettono di portare i visitatori nei livelli più bassi e meno noti dell’edificio. È uno di quei dettagli che quasi nessuno associa a un palazzo rinascimentale così solenne, ed è proprio per questo che colpisce di più: sotto le sale affrescate e le logge del cortile, il sottosuolo custodisce ancora frammenti della stratificazione antica su cui tutta questa zona di Roma è cresciuta nei secoli.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Palazzo della Cancelleria

Quasi tutte le guide raccontano la leggenda della vincita al gioco come un aneddoto pittoresco, ma pochi si soffermano su quanto quella storia sia stata, in realtà, un’arma politica. Papa Leone X non confiscò il palazzo per un semplice scrupolo morale sui soldi del gioco d’azzardo: lo fece dopo aver scoperto che il cardinale Riario era coinvolto, insieme ad altri porporati, in una congiura per assassinarlo, la cosiddetta congiura del cardinale Petrucci del 1517. Riario venne arrestato, costretto a pagare una cifra enorme per essere graziato e privato di beni e cariche, e il palazzo passò allo stato pontificio proprio in quel contesto. La leggenda della notte fortunata al tavolo da gioco è quindi, con ogni probabilità, una storia che è sopravvissuta e si è tramandata perché più semplice e più raccontabile della verità, che riguardava invece una lotta di potere durissima dentro la curia romana, con un tentativo di omicidio del papa sullo sfondo. Chi visita oggi il cortile elegante del palazzo raramente conosce questo retroscena, e vale la pena saperlo prima di passeggiarci sotto.

L’extraterritorialità e i tribunali della Santa Sede

Dopo i Patti Lateranensi del 1929, che regolarono i rapporti fra lo Stato italiano e la Santa Sede, Palazzo della Cancelleria fu inserito fra gli immobili che godono di extraterritorialità, pur trovandosi fisicamente in pieno territorio italiano e non dentro il perimetro della Città del Vaticano. Significa che, pur sorgendo a poche centinaia di metri da Campo de’ Fiori, l’edificio gode delle stesse garanzie di inviolabilità riconosciute alle sedi diplomatiche, ed è amministrato secondo le regole della Santa Sede e non secondo quelle del Comune di Roma.

Che cosa ospita oggi

Il palazzo è attualmente sede di due importanti tribunali della Chiesa cattolica: la Segnatura Apostolica, la più alta istanza giudiziaria della Santa Sede dopo il pontefice, e il Tribunale della Rota Romana, che si occupa in particolare delle cause matrimoniali canoniche. In passato vi ha avuto sede anche la Penitenzieria Apostolica. Questa destinazione d’uso spiega perché l’accesso quotidiano al pubblico sia limitato: non è un museo con orari fissi, ma un edificio di lavoro dove si svolgono attività giudiziarie ecclesiastiche reali, con personale, archivi e udienze in corso.

Che cosa significa extraterritorialità in pratica

Il concetto di extraterritorialità, applicato a Palazzo della Cancelleria come ad altri edifici romani legati alla Santa Sede in base ai Patti Lateranensi, non equivale a dire che l’edificio appartenga formalmente al territorio dello Stato della Città del Vaticano: resta amministrativamente e geograficamente parte del Comune di Roma e dello Stato italiano, ma gode di garanzie di inviolabilità simili a quelle di un’ambasciata straniera, con limitazioni all’ingresso delle forze dell’ordine italiane senza autorizzazione e con l’esenzione da alcune imposte. È lo stesso principio giuridico che regola altri immobili romani della Santa Sede, come le basiliche patriarcali e alcuni palazzi legati ai dicasteri vaticani, ed è uno degli aspetti meno visibili ma più concreti di quello che i Patti Lateranensi cambiarono nei rapporti fra Italia e Chiesa cattolica a partire dal 1929.

Il consiglio che ti do per visitare il Palazzo della Cancelleria

Il consiglio più utile che posso dare è di non aspettarsi un accesso libero e continuativo, come accade in un museo statale, e di organizzarsi in anticipo. Palazzo della Cancelleria si visita quasi sempre attraverso visite guidate a tema organizzate da associazioni culturali romane, spesso annunciate con poche settimane di preavviso e con posti limitati: conviene tenere d’occhio i calendari di eventi culturali della città nelle settimane precedenti a un viaggio, prenotare non appena si trova una data disponibile e presentarsi con un documento d’identità, perché l’accesso a un edificio extraterritoriale con funzioni giudiziarie comporta controlli più attenti rispetto a un museo qualunque.

Che cosa vedere se non si riesce a entrare

Se non si riesce a trovare una visita guidata disponibile, non è comunque un viaggio a vuoto. La facciata su piazza della Cancelleria si può ammirare liberamente in ogni momento, ed è già di per sé una lezione di architettura rinascimentale a cielo aperto. La basilica di San Lorenzo in Damaso resta aperta al pubblico negli orari delle celebrazioni, con ingresso gratuito, ed è il modo più semplice per vedere almeno una parte degli interni senza prenotazione. Consiglio di arrivare nel tardo pomeriggio, quando la luce radente illumina bene la facciata in travertino e la piazza è più tranquilla rispetto alle ore centrali della giornata, quando il traffico di passaggio su corso Vittorio Emanuele II rende la zona più rumorosa e affollata.

Un abbinamento intelligente con il resto del centro storico

Il consiglio più pratico, per chi ha solo poche ore a disposizione, è di non trattare Palazzo della Cancelleria come una tappa isolata da spuntare su una lista, ma di inserirlo in un itinerario a piedi che comprenda anche Campo de’ Fiori e piazza Navona, distanti pochi minuti l’uno dall’altro. In questo modo anche una visita esterna, senza accesso agli interni, restituisce comunque un quadro coerente di che cosa fosse il rione Parione nel Rinascimento: un intreccio fitto di potere ecclesiastico, vita di mercato e sperimentazione architettonica, tutto concentrato in un fazzoletto di strade che si percorre comodamente in una sola mattinata.

Il rione Parione, Campo de’ Fiori e il Rinascimento romano intorno alla Cancelleria

Palazzo della Cancelleria non è un monumento isolato, ma il cuore di uno dei rioni più densi di storia rinascimentale di tutta Roma. Il rione Parione, in cui si trova, prende il nome da un antico muro e conserva ancora oggi un intreccio di vicoli stretti, botteghe artigiane e palazzi nobiliari che si sono sovrapposti nei secoli senza mai cancellare del tutto lo strato precedente.

Campo de’ Fiori, a due passi

Campo de’ Fiori si trova a pochi minuti a piedi ed è il contraltare popolare e quotidiano rispetto alla solennità della Cancelleria: mercato ortofrutticolo al mattino, locali e vita di strada la sera. I due luoghi raccontano insieme due facce della stessa Roma rinascimentale, quella del potere ecclesiastico e quella della vita di piazza, ed è un percorso che consiglio di fare in sequenza, magari cominciando dal mercato di prima mattina e arrivando alla Cancelleria quando la piazza è ancora poco affollata.

Palazzo Farnese e la stagione dei grandi cantieri cinquecenteschi

A pochi minuti di cammino, superata Campo de’ Fiori, si arriva a Palazzo Farnese, altro colosso dell’architettura civile romana del Cinquecento, costruito per volontà della famiglia Farnese in un cantiere che vide passare, in fasi diverse, alcuni fra i più grandi architetti dell’epoca. Mettere a confronto i due palazzi, quello di Riario e quello dei Farnese, aiuta a capire come cambiò il linguaggio dell’architettura civile romana nel giro di due generazioni, dal rigore ancora quattrocentesco della Cancelleria alla monumentalità più matura del Cinquecento pieno.

Il Teatro di Pompeo e la memoria antica del rione

Vale la pena spendere qualche parola in più sul Teatro di Pompeo, già citato a proposito delle colonne e del travertino riutilizzati nella Cancelleria, perché la sua eredità nel rione Parione va oltre i materiali da costruzione. Il teatro, inaugurato nel 55 avanti Cristo, fu il primo teatro permanente in muratura costruito a Roma e uno degli edifici pubblici più imponenti della città antica, con una capienza che le fonti stimano in diverse migliaia di spettatori. Nel medioevo la sua enorme struttura curva, ormai in rovina, condizionò la crescita urbana successiva: molte strade e la forma stessa di alcuni isolati del rione seguono ancora oggi, in modo quasi impercettibile a chi cammina senza saperlo, la curvatura antica della cavea del teatro. Passeggiando fra Campo de’ Fiori e piazza della Cancelleria si sta quindi, senza rendersene conto, ripercorrendo la sagoma di un monumento romano scomparso da secoli, il cui materiale da costruzione è oggi incorporato proprio nelle mura del palazzo rinascimentale che si sta per visitare.

Verso piazza Navona

Dalla piazza della Cancelleria, imboccando via del Governo Vecchio o corso del Rinascimento, si raggiunge piazza Navona in pochi minuti, chiudendo un itinerario che tocca tre dei luoghi più rappresentativi del centro storico rinascimentale e barocco di Roma senza mai dover ricorrere a un mezzo di trasporto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Molti sanno, almeno per sentito dire, che Palazzo della Cancelleria fu il primo grande palazzo rinascimentale costruito a Roma con un disegno organico e unitario, diverso dai palazzi medievali che venivano ampliati per accumulo nel corso dei secoli. Quello che si cita molto meno spesso è perché questo primato conti davvero: prima della Cancelleria, l’architettura civile romana era ancora largamente legata a modelli tardo medievali, mentre a Firenze i grandi palazzi rinascimentali, da Palazzo Medici a Palazzo Rucellai, erano già una realtà consolidata da decenni. Con la Cancelleria, Roma importa e reinterpreta quel linguaggio fiorentino, adattandolo alla scala monumentale che solo il potere della curia papale poteva permettersi, e apre di fatto la stagione dei grandi cantieri rinascimentali romani che porterà, nel giro di pochi decenni, a Palazzo Farnese e a molte altre fabbriche del centro storico.

La foto giusta da fare al Palazzo della Cancelleria

La foto più efficace non si scatta frontalmente dal centro della piazza, come farebbe la maggior parte dei visitatori di passaggio, ma leggermente di lato, dall’angolo fra piazza della Cancelleria e via del Pellegrino: da questa posizione si inquadrano insieme lo sviluppo in profondità della facciata principale, il cantonale arrotondato dell’edificio e uno scorcio della basilica di San Lorenzo in Damaso, restituendo in un solo scatto la doppia natura del complesso, civile e religiosa insieme.

La luce migliore

La facciata è orientata in modo tale da ricevere una luce piena nel tardo pomeriggio, quando il sole basso accentua il rilievo delle paraste e delle cornici in travertino, facendo emergere la struttura geometrica della composizione molto più che nelle ore centrali, quando la luce verticale appiattisce i volumi. Se si riesce a entrare durante una visita guidata, la foto da non perdere è quella del cortile ripreso dal piano terra verso l’alto, con le tre file di arcate sovrapposte che si allineano in un unico punto di fuga verticale: è l’immagine che meglio racconta la qualità architettonica di questo spazio.

Le mostre temporanee e gli eventi al Palazzo della Cancelleria

Nel corso degli anni, alcune sale di Palazzo della Cancelleria sono state aperte al pubblico in occasione di mostre temporanee, che rappresentano spesso il modo più semplice per visitare gli interni senza dover attendere una visita guidata dedicata all’architettura. Fra queste rientra la mostra dedicata a Leonardo da Vinci, con le ricostruzioni funzionanti in legno delle sue macchine tratte dai codici vinciani, ospitata periodicamente proprio in alcuni ambienti del palazzo: chi è interessato a questo evento specifico, distinto dalla storia dell’edificio che questa pagina racconta, trova tutti i dettagli nella scheda dedicata alla Mostra di Leonardo da Vinci.

Come sapere se c’è una mostra in corso

Non esiste un calendario fisso e ricorrente: le mostre vengono annunciate di volta in volta dagli organizzatori e restano aperte per periodi limitati, spesso di alcuni mesi. Il modo più affidabile per saperlo prima di organizzare un viaggio a Roma è controllare gli annunci degli eventi culturali della città nelle settimane immediatamente precedenti alla partenza, perché la programmazione di questi spazi cambia con un anticipo relativamente breve rispetto ai grandi musei statali.

Perché queste mostre contano per chi ama il palazzo

Al di là del tema specifico di ogni singola esposizione, il valore di queste aperture temporanee consiste nel fatto che permettono, anche a chi non riesce a partecipare a una visita guidata dedicata all’architettura, di attraversare fisicamente alcune delle sale storiche di Palazzo della Cancelleria, di percepirne le proporzioni e la luce naturale che filtra dalle finestre sul cortile, un’esperienza che nessuna fotografia della facciata esterna può restituire. Consiglio quindi, a chi sta pianificando un viaggio a Roma con largo anticipo, di verificare se in quel periodo è annunciata una mostra al suo interno: può trasformare una tappa fatta solo dall’esterno in una visita completa.

Le associazioni culturali e le visite tematiche

Diverse associazioni culturali romane propongono, in modo non continuativo, percorsi tematici dedicati a Palazzo della Cancelleria che vanno oltre la semplice visita architettonica: alcune si concentrano sugli ambienti meno noti, come i livelli inferiori legati alla cisterna ipogea già citata, altre propongono itinerari incentrati sulla figura del cardinale Riario e sulla vita di corte del Rinascimento romano, altre ancora abbinano la visita del palazzo a quella di altri edifici del rione Parione, ricostruendo un percorso storico più ampio che comprende anche Campo de’ Fiori e i dintorni di piazza Navona. La varietà di queste proposte cambia di stagione in stagione, ed è un altro buon motivo per controllare i calendari degli eventi culturali cittadini prima di fissare le date di un viaggio a Roma.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel corso di oltre cinque secoli, Palazzo della Cancelleria è stato teatro di episodi che vanno ben oltre la sua funzione amministrativa originaria.

La congiura del 1517 e la confisca

Come già raccontato, nel 1517 il cardinale Raffaele Riario fu coinvolto nella congiura ordita da un gruppo di cardinali contro papa Leone X. Scoperta la trama, il papa fece arrestare i congiurati, fra cui lo stesso Riario, che venne privato del palazzo e costretto a pagare una somma ingentissima per riottenere la libertà. Fu uno degli episodi più drammatici di lotta interna alla curia romana del Cinquecento, e segnò per sempre il destino dell’edificio, che da allora passò sotto il controllo diretto della Chiesa.

La sede degli oratori musicali fra Sei e Settecento

Fra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento, le sale del palazzo ospitarono esecuzioni musicali di grande rilievo, comprese prime rappresentazioni di oratori del compositore Alessandro Scarlatti. In questo periodo la Cancelleria fu anche uno dei luoghi di ritrovo dell’Accademia dell’Arcadia, il celebre cenacolo letterario romano fondato alla fine del Seicento, che vi tenne alcune delle proprie riunioni ufficiali.

L’omicidio di Pellegrino Rossi nel 1848

Nel novembre del 1848, sulla scalinata del palazzo, venne accoltellato a morte Pellegrino Rossi, ministro dello Stato pontificio, in un episodio che accelerò la crisi politica di quei mesi e che precedette di poco la fuga di papa Pio IX da Roma e la proclamazione della breve Repubblica Romana del 1849, il cui parlamento si riunì proprio all’interno di questo edificio prima della restaurazione del potere pontificio.

Il ritrovamento della tomba di Aulo Irzio

Nel 1938, durante lavori nel sottosuolo dell’area della Cancelleria, venne alla luce la tomba del console romano Aulo Irzio, morto nel 43 avanti Cristo durante la guerra di Modena contro Marco Antonio: un ritrovamento che ha confermato ulteriormente quanto questa parte di Roma fosse già densamente occupata e frequentata in età romana, ben prima che vi sorgessero la basilica paleocristiana e poi il palazzo rinascimentale.

Gli scavi archeologici del Novecento sotto la basilica

Fra il 1988 e il 1991, in occasione di lavori di restauro, furono condotte campagne di scavo sistematico sotto il pavimento della basilica di San Lorenzo in Damaso, che portarono alla luce, come già raccontato, strutture riconducibili a un edificio di culto del periodo paleocristiano e tracce di una necropoli in uso fino all’alto medioevo. Questi scavi rappresentano uno dei momenti più importanti della storia recente del complesso, perché hanno permesso di ricostruire con maggiore precisione la sequenza cronologica del sito, dalla prima basilica di età tardo antica fino alla ricostruzione rinascimentale voluta dal cardinale Riario, passando per la fase medievale intermedia di cui restano meno tracce dirette.

La destinazione novecentesca e la stabilità istituzionale

Nel corso del Novecento, dopo i Patti Lateranensi del 1929 e la definizione dello status di extraterritorialità, Palazzo della Cancelleria ha mantenuto una funzione istituzionale sostanzialmente stabile come sede di tribunali della Santa Sede, a differenza di molti altri grandi palazzi romani che nello stesso periodo cambiarono più volte destinazione d’uso, passando da residenze private a sedi diplomatiche, uffici pubblici o musei. Questa continuità ha contribuito a preservare gli interni storici da trasformazioni invasive, ma ha anche reso l’edificio meno accessibile al turismo di massa rispetto a monumenti con una funzione museale dichiarata fin dall’inizio.

Chi è passato dal Palazzo della Cancelleria

Oltre al cardinale Raffaele Riario, che ne fu il committente, e alla famiglia Medici, che ne prese possesso dopo la confisca del 1517, per Palazzo della Cancelleria sono passati altri personaggi di rilievo nella storia europea. Nel Seicento vi risiedette per un periodo la regina Cristina di Svezia, che dopo aver abdicato al trono e essersi convertita al cattolicesimo scelse Roma come propria residenza, frequentando diversi palazzi nobiliari e cardinalizi della città. Nel Settecento la carica di vicecancelliere, legata amministrativamente a questo edificio, fu ricoperta per lungo tempo dal cardinale Henry Benedict Stuart, ultimo discendente diretto della casa reale britannica degli Stuart, che passò gran parte della propria vita a Roma dopo il fallimento delle pretese dinastiche della sua famiglia sul trono d’Inghilterra.

Gli artisti che hanno lavorato qui

Fra gli artisti che hanno lasciato traccia nel palazzo va ricordato Giorgio Vasari, pittore e architetto aretino, autore degli affreschi della cosiddetta Sala dei Cento Giorni, così chiamata perché Vasari li completò, secondo la tradizione, in appena cento giorni di lavoro. Quando Michelangelo Buonarroti, a cui Vasari raccontò con orgoglio la rapidità dell’impresa, venne informato del tempo impiegato, rispose con una battuta rimasta celebre nella storia dell’arte: si vede, alludendo al fatto che la fretta si notava nella qualità del lavoro. È uno degli aneddoti più citati fra gli storici dell’arte quando raccontano il rapporto, spesso pungente, fra i grandi artisti del Cinquecento romano.

I porporati alla guida della Cancelleria Apostolica

Dopo la confisca del 1517 e il passaggio alla famiglia Medici, la carica di vicecancelliere, che comportava la gestione amministrativa dell’ufficio ospitato nel palazzo, fu affidata nel corso dei secoli a una sequenza di cardinali di primo piano nella gerarchia ecclesiastica, spesso destinati a carriere di grande rilievo all’interno della curia romana. Ricostruire per intero questa sequenza di nomi richiederebbe un lavoro d’archivio specialistico, ma resta significativo che per secoli chi dirigeva la Cancelleria fosse, di fatto, uno dei porporati più vicini al pontefice regnante, a conferma di quanto questo edificio fosse considerato centrale nella macchina di governo della Chiesa romana, ben oltre il valore puramente architettonico della sua facciata.

I visitatori del presente

Accanto ai nomi della grande storia, Palazzo della Cancelleria continua oggi a essere attraversato da un pubblico più ampio e meno illustre ma non meno interessato: storici dell’architettura, studenti di storia dell’arte, appassionati di Rinascimento romano e semplici curiosi che si uniscono alle visite guidate quando vengono organizzate. È un pubblico che, a differenza dei cardinali e dei sovrani che hanno abitato o frequentato queste sale nei secoli passati, viene qui non per esercitare un potere, ma per capire come quel potere si sia tradotto, cinquecento anni fa, in pietra, travertino e proporzioni architettoniche.

Domande frequenti sul Palazzo della Cancelleria

Si può entrare nel cortile di Palazzo della Cancelleria?

Palazzo della Cancelleria non ha un accesso libero e continuativo come un museo statale, perché ospita tribunali attivi della Santa Sede. Il cortile si visita quasi sempre attraverso visite guidate organizzate periodicamente da associazioni culturali, da prenotare con anticipo quando vengono annunciate.

Quanto costa visitare Palazzo della Cancelleria?

Non esiste un biglietto di ingresso fisso per Palazzo della Cancelleria, perché non funziona come un museo con orari stabili. Le visite guidate organizzate hanno un costo variabile stabilito dall’associazione che le propone, mentre l’accesso alla basilica di San Lorenzo in Damaso è gratuito.

Si entra in San Lorenzo in Damaso?

Sì, la basilica di San Lorenzo in Damaso incorporata nella facciata di Palazzo della Cancelleria è una chiesa parrocchiale aperta al pubblico negli orari delle funzioni religiose, con ingresso libero e gratuito, senza bisogno di prenotazione.

Chi ha costruito Palazzo della Cancelleria?

Palazzo della Cancelleria fu voluto dal cardinale Raffaele Riario fra la fine del Quattrocento e il 1513. L’architetto ufficiale indicato dai documenti è Baccio Pontelli, mentre l’attribuzione del cortile ad Antonio da Sangallo il Vecchio o a Donato Bramante resta discussa fra gli studiosi.

È vero che il palazzo fu pagato con una vincita al gioco?

La leggenda su Palazzo della Cancelleria racconta che il cardinale Riario finanziò la costruzione con una vincita a carte in una sola notte contro Franceschetto Cybo. È un aneddoto tramandato dalle fonti storiche, ma difficile da confermare con documenti certi.

Perché Palazzo della Cancelleria è extraterritoriale?

Palazzo della Cancelleria è extraterritoriale dal 1929, in base ai Patti Lateranensi fra Italia e Santa Sede. Pur trovandosi in pieno centro storico di Roma, l’edificio è amministrato secondo le regole vaticane e gode delle stesse garanzie riconosciute alle sedi diplomatiche.

Che cosa ospita oggi Palazzo della Cancelleria?

Palazzo della Cancelleria ospita oggi due tribunali della Chiesa cattolica, la Segnatura Apostolica e il Tribunale della Rota Romana. Per questo l’accesso quotidiano è riservato al personale e ai visitatori autorizzati, non al pubblico generico.

Quanto dura una visita a Palazzo della Cancelleria?

Una visita guidata a Palazzo della Cancelleria dura in genere fra un’ora e un’ora e mezza, a seconda del percorso proposto e delle sale effettivamente aperte quel giorno. Chi si limita alla facciata esterna e alla basilica può bastare anche mezz’ora.

Palazzo della Cancelleria è vicino a Campo de’ Fiori?

Sì, Palazzo della Cancelleria si trova a pochi minuti a piedi da Campo de’ Fiori, nello stesso rione Parione. È uno degli abbinamenti più naturali per chi organizza una passeggiata nel centro storico rinascimentale di Roma.

Per organizzare un soggiorno a Roma che comprenda il centro storico rinascimentale, gli itinerari guidati proposti da Tour Leader Pro aiutano a costruire un percorso su misura, mentre chi pianifica anche il resto del viaggio in Italia può trovare risorse utili su Italy Planner.

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