Divina d’Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas al Museo Barracco — dal 24 settembre al 15 novembre 2026
Divina d'Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas firmata dallo scultore greco Nikos Floros, è esposta dal 24 settembre al 15 novembre 2026 al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, in corso Vittorio Emanuele II 166/A, nel rione Parione, fra piazza Navona e Campo de' Fiori. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.15, e resta chiuso il lunedì. Ci si arriva a piedi dal centro storico oppure con gli autobus che percorrono corso Vittorio Emanuele II, fermate C.so Vittorio Emanuele/Navona e C.so Vittorio Emanuele/S. A. della Valle; linee e orari del giorno si controllano sul calcolatore di percorso ATAC. L'opera si vede con il biglietto d'ingresso al museo a tariffa vigente, e l'ingresso è gratuito per chi ha la MIC card. I biglietti si comprano alla biglietteria del museo o sul circuito di prevendita indicato dal sito ufficiale dei Musei in Comune; per informazioni c'è il numero 060608, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Divina d'Acciaio al Museo Barracco: la mostra in breve
Divina d'Acciaio è una mostra di un'opera sola: una statua monumentale in acciaio inossidabile che ritrae Maria Callas come una figura femminile dell'antichità greca, collocata per sette settimane fra le sculture egizie, assire, cipriote, greche e romane della collezione Barracco. La formula è rara e, a nostro giudizio, la più onesta possibile per un museo così piccolo: nessuna sala di riempitivi, nessun percorso gonfiato, un solo oggetto contemporaneo messo a confronto con venticinque secoli di scultura.
Chi la promuove e chi la cura
L'iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L'organizzazione è di N.F. Art Company; la cura è dello stesso Nikos Floros, con Nicoletta Capasso come co-curatrice. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. Il comunicato stampa ufficiale porta la data del 23 settembre 2026, il giorno prima dell'apertura.
Le date e gli orari
La statua resta al Barracco dal 24 settembre al 15 novembre 2026. L'orario è quello del museo: dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18, ultimo ingresso alle 17.15, lunedì chiuso. La Sovrintendenza raccomanda di consultare sempre la pagina avvisi del museo prima di programmare la visita, perché nei musei civici le variazioni di orario per festività, eventi o ragioni tecniche vengono pubblicate lì.
Quanto tempo serve
Per l'opera di Floros bastano dieci minuti, se si guarda con attenzione. Per il museo intero, che è piccolo ma denso, conviene prevedere un'ora. Il consiglio è di non entrare solo per la Callas: la statua ha senso proprio perché è circondata da originali antichi, e vederla senza le sale intorno è come ascoltare un'aria senza l'orchestra.
Che cosa si vede: la statua ritratto di Maria Callas
L'opera di Floros raffigura Maria Callas avvolta in un panneggio all'antica, ispirato alle figure femminili dell'arte classica, con un dialogo esplicito con le Cariatidi e le Korai dell'antichità ellenica. È realizzata in acciaio inossidabile, un materiale che la presentazione ufficiale definisce luminoso e imperituro, ed è di dimensioni monumentali.
Il sonogramma della Casta Diva
Il dettaglio da cercare è nel palmo di una mano. Lì Floros ha riprodotto il sonogramma della voce di Callas nell'aria Casta Diva, dalla Norma di Vincenzo Bellini. È l'idea centrale dell'opera: la voce, che per natura svanisce nell'istante in cui viene emessa, diventa una forma fissata nel metallo, visibile accanto al volto di chi la produceva. Nelle parole del comunicato, l'effimero del suono si trasforma in materia eterna. È un'idea semplice e, detto francamente, molto efficace: chi conosce quell'aria non riuscirà a non sentirla mentalmente mentre guarda la mano.
Epidauro, agosto 1960
L'ispirazione dichiarata dell'opera è una serata precisa: agosto 1960, quando Maria Callas cantò la Norma nel teatro antico di Epidauro, in Argolide, davanti a migliaia di spettatori. La biografia di Callas pubblicata dall'enciclopedia libera ricorda che quella Norma si trasformò in un evento mondano senza precedenti, amplificato dal ritorno della cantante nella terra d'origine e dalla presenza di Aristotele Onassis; la voce aveva già un vibrato marcato e il registro acuto indebolito, ma il valore simbolico di quella sera è rimasto enorme. L'anno seguente Callas tornò a Epidauro con una nuova messa in scena di Medea.
Perché proprio al Barracco
Il museo lo spiega con due argomenti. Il primo è di coerenza: il Barracco è votato alla scultura antica per volontà del suo fondatore, e accoglie un'opera contemporanea che richiama la statuaria greca. Il secondo, più interessante, riguarda Callas stessa: la presenza della Divina in queste sale vuole legarsi alla sua grecità, alla sensibilità tragica per il conflitto insolubile e alla figura dell'eroina abbandonata ma eletta. Il comunicato ricorda anche che Luchino Visconti sognava di vedere Callas sulla scena di Epidauro in una tragedia di Euripide o di Sofocle. Il Barracco, insomma, offre alla statua quel teatro greco che la cantante non ebbe mai per la tragedia recitata.
Chi è Nikos Floros, lo scultore della Divina d'Acciaio
Nikos Floros è uno scultore greco nato a Tripoli, in Arcadia, cresciuto ad Atene, dove ha studiato pianoforte classico e dramma antico, e formato poi all'École nationale des Beaux-Arts di Parigi. Il dettaglio della formazione musicale e teatrale spiega molto di un'opera che mette insieme scultura, voce e tragedia.
La tecnica delle lattine di alluminio
Floros è conosciuto soprattutto per una tecnica sua: sculture e abiti scultorei realizzati con l'alluminio delle lattine per bibite, usato come materia prima. La tecnica è stata messa a punto e brevettata dall'artista a New York nel 2003. Da questa ricerca nascono i suoi costumi in metallo, vere e proprie sculture indossabili che rileggono abiti storici e figure regali. Il passaggio all'acciaio inossidabile della Divina è coerente con questo percorso: sempre metallo, sempre superficie che riflette la luce, sempre un materiale industriale piegato a una forma classica.
Le mostre personali
Fra le personali dell'artista si contano la Fondazione del Mondo Ellenico ad Atene nel 2008, il Museo Archeologico di Salonicco nel 2011, due mostre a Monte Carlo nel 2012, fra cui Grace: Symbol of Change, e nello stesso anno il National Museum of Women in the Arts di Washington. Nel 2013 Floros ha esposto alla Villa Melas della Banca Nazionale di Grecia ad Atene, al Teatro Comunale di Bologna, al Grand Hotel Majestic già Baglioni di Bologna e al museo riserva di Tsaritsyno a Mosca. Nel 2015 è arrivato al Palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri a Rodi, nel 2021 a Kalamata con Heroes Made of Metal. Ha esposto anche nella stazione Syntagma della metropolitana di Atene, al Consolato greco di New York e al palazzo imperiale della Hofburg a Vienna.
Le collettive e i riconoscimenti
Nelle collettive il suo nome compare accanto al Whitney Museum of American Art, al Museo Benaki di Atene, alla Hofburg di Vienna, al Museo Pierides di Atene e al Museo storico e del folklore di Egina. Fra i premi, il Grand Prize per il costume scultura Red Queen Elizabeth assegnato in ambito Costume Institute del Metropolitan Museum of Art, il Grand Prize della Young Friends Heritage Society per Silver Elizabeth I, la medaglia d'oro per le Arti e le Scienze della Fondazione Albert Schweitzer nel 2011 e il Global Thinkers Forum Excellence Award per eccellenza e innovazione nel 2013. Una sua opera è stata scelta dal sistema scolastico brasiliano per i libri di testo.
Un artista che lavora con i teatri
Colpisce, scorrendo l'elenco, quante mostre di Floros si siano svolte in teatri e palazzi storici più che in gallerie: il Teatro Comunale di Bologna, la Hofburg, il Palazzo del Gran Maestro di Rodi. La Divina d'Acciaio al Barracco segue la stessa logica: un'opera pensata per dialogare con un contesto storico forte, non per stare su un piedistallo neutro.
Maria Callas: la biografia essenziale della Divina
Maria Callas, nome d'arte di Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropoulou, nacque a New York il 2 dicembre 1923 da genitori greci e morì a Parigi il 16 settembre 1977. Fu soprano statunitense di origine greca, poi naturalizzata italiana e infine di nuovo greca. È la cantante per cui il critico Eugenio Gara coniò la definizione di soprano drammatico d'agilità.
Atene e il conservatorio
Nel 1937 la madre tornò in Grecia con Maria e la sorella. Ad Atene la ragazza entrò in conservatorio, studiò con il soprano italiano Maria Trivella e poi con Elvira de Hidalgo, che orientò la sua formazione verso Norma e il belcanto. Il 2 aprile 1939, a quindici anni, ebbe il primo ruolo da primadonna, Santuzza in Cavalleria rusticana. Negli anni della guerra cantò Tosca e Fidelio all'Opera Nazionale Greca di Atene, anche all'Odeon di Erode Attico.
L'Italia, Serafin e la Scala
Il 27 giugno 1947 Callas arrivò in nave a Napoli e da lì a Verona, dove debuttò all'Arena e conobbe Tullio Serafin e Giovanni Battista Meneghini, poi suo marito. Il 19 gennaio 1949 sostituì all'ultimo momento Margherita Carosio nel ruolo di Elvira nei Puritani: un successo che cambiò la sua carriera. Nel dicembre 1951 inaugurò la stagione della Scala con I vespri siciliani, e negli anni seguenti diede lì Norma, Lady Macbeth, Medea con Leonard Bernstein, Lucia con Herbert von Karajan, La traviata con Carlo Maria Giulini e gli spettacoli firmati da Luchino Visconti.
Il mondo e il ritiro
Nel 1956 debuttò al Metropolitan di New York come Norma; cantò a Chicago, al Covent Garden di Londra, all'Opéra di Parigi. Nel 1957 incontrò Aristotele Onassis, e dal 1959 la sua vita si intrecciò con quella dell'armatore. L'ultima opera integrale fu Tosca al Covent Garden, il 5 luglio 1965, alla presenza della regina Elisabetta II. Nel 1969 fu protagonista del film Medea di Pier Paolo Pasolini, girato fra la Cappadocia, Pisa, Aleppo, Grado e gli studi di Cinecittà. Fra il 1971 e il 1972 tenne le celebri master class alla Juilliard School. Dopo la morte le sue ceneri furono sparse nel Mar Egeo.
Callas e Roma
Roma ha un posto preciso nella sua storia. Il debutto romano avvenne alle Terme di Caracalla nel 1948, con Turandot. Nel 1950 Callas riscoprì a Roma Il turco in Italia di Rossini, grazie all'associazione L'Amfiparnaso, di cui faceva parte anche Visconti. E il 2 gennaio 1958, a Roma, durante una serata di gala per la Norma alla presenza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, dopo il primo atto non proseguì la recita: un episodio che la stampa trasformò in scandalo e che pesò sui suoi rapporti con la Scala. Vedere oggi la Norma di Callas celebrata in bronzo lucido, anzi in acciaio, a pochi chilometri da quella sera, ha un sapore di risarcimento.
Una curiosità su Divina d'Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas al Museo Barracco — dal 24 settembre al 15 novembre 2026
La prima sede del Museo Barracco era essa stessa un tempio classico, e aveva qualcosa di tecnologico che si sposa bene con una statua d'acciaio. Il barone Giovanni Barracco, che nel 1904 donò la sua collezione alla città di Roma e ne ricevette in cambio la cittadinanza onoraria, ottenne un'area in corso Vittorio Emanuele II, di fronte alla chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Il progetto fu affidato a Gaetano Koch, lo stesso architetto con cui Barracco, da questore del Senato del Regno, aveva seguito i lavori di Palazzo Madama.
L'edificio si presentava come un piccolo tempio antico, ma su richiesta del barone fu dotato di soluzioni all'avanguardia: il primo impianto di riscaldamento in un museo italiano, ampie vetrate per illuminare correttamente le opere e basi girevoli per permettere di vedere alcune sculture a tutto tondo. Barracco seguì personalmente il cantiere, si trasferì a vivere accanto al museo e continuò ad acquistare pezzi fino alla fine.
Quel tempio non esiste più: fu demolito nel 1938 per la sistemazione di corso Vittorio successiva alla costruzione di ponte Vittorio Emanuele II. La collezione finì prima nell'Osteria dell'Orso, poi nei magazzini dei Musei Capitolini, e solo nel 1948 trovò la sede attuale. C'è una coincidenza che vale la pena segnalare: il 1948 è anche l'anno del debutto romano di Maria Callas a Caracalla. Il museo che oggi la ospita e la cantante che celebra entrarono nella vita culturale della città nello stesso anno.
Il Museo Barracco e la Piccola Farnesina ai Baullari
Il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco è ospitato nella palazzina detta Piccola Farnesina ai Baullari, costruita nel 1523 per il prelato bretone Thomas Le Roy, con una facciata attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane. Fa parte del sistema Musei in Comune di Roma.
Il giglio di Francia e il nome
Le Roy, per il suo lavoro nella stipula del concordato fra papa Leone X e Francesco I dopo la battaglia di Marignano, fu autorizzato dal re ad aggiungere al proprio stemma il giglio di Francia. Quel giglio ricorre in tutta la decorazione della palazzina, ed è con ogni probabilità da lì, per la somiglianza con l'emblema dei Farnese, che deriva il nome di Piccola Farnesina.
Dai Silvestri al Comune
Dopo varie vicende ereditarie e giudiziarie, l'edificio passò nel 1671 ai Silvestri, il cui emblema con lo scorpione compare al primo piano. Nel 1885 fu espropriato dal Comune, che tracciava il nuovo asse di corso Vittorio fra piazza Venezia e San Pietro. Fu salvato dalle demolizioni, liberato dalle sopraelevazioni, restaurato e dotato di una nuova facciata su corso Vittorio nello stesso stile, con la breve gradinata d'ingresso. L'iscrizione sul cornicione ricorda che i lavori furono fatti a spese pubbliche e conclusi nel 1901.
Le sale della collezione
Le prime due sale sono dedicate all'Egitto: la stele dello scriba Nofer della IV dinastia, una sfinge femminile attribuita alla regina Hatshepsut ritrovata nell'area dell'Iseo Campense, un ritratto giovanile di Ramses II, la clessidra di Tolomeo Filadelfo. Seguono i chiodi di fondazione della terza dinastia di Ur, il genio alato dal palazzo di Nimrud e i rilievi di Ninive dell'età di Assurbanipal. Poi l'arte etrusca, con una testa femminile da Bolsena e un cippo da Chianciano; Cipro, con l'Eracle Melqart e un carro da parata da Amatunte; i Fenici, con una protome leonina da Sant'Antioco e il coperchio di un sarcofago da Sidone.
La Grecia e Roma
Le sale greche sono il contesto più diretto per la Divina d'Acciaio: due teste di Atena in stile severo, un Hermes Kriophoros, il busto del sileno Marsia dal gruppo di Mirone in copia romana, una testa di Apollo del tipo Kassel. Nella sala ellenistica c'è la cagna ferita, replica di un originale bronzeo che ai tempi di Plinio si trovava ancora sul Campidoglio. Chiudono la visita le sculture romane, fra cui un giovane della famiglia giulio-claudia dalla villa di Livia a Prima Porta, le stele funerarie di Palmira e un frammento di mosaico del XII secolo voluto da Innocenzo III per l'antica basilica di San Pietro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Divina d'Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas al Museo Barracco — dal 24 settembre al 15 novembre 2026
Sotto i piedi della statua di Callas c'è una casa romana. Nel 1899, durante gli scavi per consolidare le fondazioni della Piccola Farnesina, vennero alla luce strutture di un edificio del IV secolo che, a differenza di tanti ritrovamenti analoghi emersi durante le demolizioni della zona, furono conservate.
A circa quattro metri sotto l'attuale piano stradale si riconoscono la pavimentazione in marmo bianco di un cortile, la base di una fontana circolare con il bacino lasciato sul posto, due lati di un peristilio con colonne di riuso del I secolo, affreschi con soggetti acquatici e scene di caccia, tracce di pavimenti in opus sectile. La destinazione dell'edificio non è chiara e con ogni probabilità è cambiata nel tempo. Una delle ipotesi la collega alla vicina basilica di San Lorenzo in Damaso, fondata nell'area delle stalle di una delle fazioni del circo tardoantico.
Le fonti indicano che questi ambienti sotterranei sono visitabili solo nel fine settimana. Il consiglio pratico è quindi di scegliere un sabato o una domenica e chiedere al personale all'ingresso se il sotterraneo è aperto quel giorno. Così la visita diventa una lezione di stratigrafia romana in tre piani: una casa del IV secolo, una palazzina del Cinquecento, un'opera d'acciaio del XXI secolo dedicata a una voce del Novecento. Pochi musei di Roma permettono un salto del genere in meno di cento metri quadrati.
Orari e biglietti per Divina d'Acciaio
Divina d'Acciaio si visita con il normale biglietto d'ingresso al Museo Barracco, a tariffa vigente, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.15.
MIC card
La pagina ufficiale della mostra indica l'ingresso gratuito con la MIC card, la tessera dei musei civici di Roma Capitale. Per chi vive a Roma o ci passa spesso è la scelta più sensata: con una sola carta si entra in tutto il sistema dei Musei in Comune, e la visita alla Callas diventa una tappa di un pomeriggio più lungo.
Dove si comprano
Il biglietto si compra alla biglietteria del museo oppure online sul circuito di prevendita indicato dal sito ufficiale dei Musei in Comune. Le tariffe aggiornate, le riduzioni e le gratuità sono pubblicate nella pagina biglietti dei Musei in Comune, che conviene controllare prima di partire. Per ogni dubbio c'è il contact center 060608, tutti i giorni dalle 9 alle 19.
Giorno di chiusura
Il lunedì il museo è chiuso. Conviene ricordarlo perché è l'errore più comune di chi organizza una giornata nel centro storico: molti musei civici condividono lo stesso giorno di chiusura, e chi arriva di lunedì trova porte chiuse in serie.
Il consiglio che ti do per visitare Divina d'Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas al Museo Barracco — dal 24 settembre al 15 novembre 2026
Prima di entrare, ascolta la Casta Diva. Sembra un consiglio da appassionato, ed è invece il più pratico. La statua di Floros è costruita attorno a un'idea sonora: il sonogramma dell'aria inciso nel palmo di una mano. Chi arriva con quell'aria nelle orecchie guarda la mano in un altro modo, cerca il punto in cui la forma sale e scende, prova a immaginare dove sono le note lunghe e i respiri.
Il secondo consiglio riguarda l'ordine della visita. Non andare dritto alla statua. Comincia dalle sale egizie e assire, passa per Cipro e gli Etruschi, e arriva alla Divina dopo aver visto le teste di Atena e l'Hermes Kriophoros. Il senso dell'operazione del museo è proprio questo confronto: le figure femminili drappeggiate dell'antichità da una parte, il panneggio d'acciaio di Callas dall'altra. Visto senza il percorso, l'acciaio lucido rischia di sembrare solo scenografico; visto dopo i marmi, diventa una domanda seria su che cosa resti di un corpo e di una voce.
Terzo: scegli un giorno feriale in tarda mattinata. Il Barracco non è un museo affollato, e la statua merita di essere girata con calma, anche per vedere come la luce delle finestre si muove sulla superficie metallica. Se invece vuoi scendere nella casa romana, il fine settimana è obbligatorio.
Come arrivare al Museo Barracco
Il Museo Barracco si trova in corso Vittorio Emanuele II 166/A, all'angolo con via dei Baullari, a una cinquantina di metri dal Museo di Roma a Palazzo Braschi e a due passi da Campo de' Fiori.
A piedi
È il modo migliore. Da piazza Navona si attraversa piazza di San Pantaleo e si è sul corso; da Campo de' Fiori basta imboccare via dei Baullari verso nord.
In autobus
Su corso Vittorio Emanuele II ci sono le fermate C.so Vittorio Emanuele/Navona e C.so Vittorio Emanuele/S. A. della Valle, a breve distanza a piedi dall'ingresso. Le linee che servono le fermate e i loro orari vanno controllati sul calcolatore di percorso ATAC prima di partire, perché nel centro storico i tracciati cambiano spesso per lavori e manifestazioni.
In tram e in metropolitana
La fermata del tram più vicina è Arenula/Cairoli, in piazza Benedetto Cairoli, da cui si arriva a piedi in una decina di minuti. Nessuna stazione della metropolitana è a distanza breve: conviene combinare metro e autobus, oppure scendere e camminare attraverso il centro.
In auto e in taxi
L'auto privata è sconsigliata: la zona è a traffico limitato e i parcheggi sono pochissimi. Il taxi è la soluzione per chi ha difficoltà a camminare.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Museo Barracco sia una collezione privata diventata pubblica lo sanno in molti. Si cita molto meno la storia del suo primo conservatore. Ludwig Pollak, archeologo conosciuto nel mondo per aver ritrovato per caso nel 1906 il braccio di marmo mancante del gruppo del Laocoonte, fu conservatore del museo voluto da Barracco. Il barone lo indicò anche nel testamento, lasciando disposizioni perché gli eredi acquistassero pubblicazioni per la biblioteca del museo.
Pollak rimase in carica fino al 1943, quando fu deportato dalla Gestapo. È una pagina che rende meno casuale di quanto sembri il fatto che la Divina d'Acciaio sia promossa dall'assessorato che coordina anche le iniziative per la Giornata della Memoria. La storia del Barracco è intrecciata a quella di Roma nel Novecento: il tempio di Koch demolito nel 1938, il conservatore deportato nel 1943, la riapertura nel 1948 nella nuova sede.
Il risvolto per il visitatore è semplice: questo è un museo nato dalla generosità di un privato senza eredi, custodito da uno studioso che ne ha pagato il prezzo più alto, e ricostruito dopo la guerra. Entrare per la statua di Callas e uscire sapendo anche questo cambia il modo di guardare ogni singola vetrina.
Accessibilità, bambini e gruppi al Museo Barracco
Il Museo Barracco è un museo piccolo, distribuito su più livelli in un edificio del Cinquecento, e la visita va organizzata con qualche attenzione in più rispetto ai grandi musei moderni.
Persone con disabilità
La palazzina ha una breve gradinata d'ingresso su corso Vittorio e ambienti storici. Prima della visita conviene chiamare lo 060608 per sapere quali percorsi sono accessibili e quali ausili sono disponibili, e se la zona in cui è collocata la statua è raggiungibile senza barriere. I sotterranei della casa romana, per la loro natura, vanno considerati a parte.
Con i bambini
Un'opera sola, lucida e monumentale, è una buona occasione per portare i bambini in un museo senza stancarli. Il trucco è trasformare la visita in un gioco: cercare la mano con il sonogramma, poi andare a caccia nelle sale della sfinge, del genio alato con le ali, della cagna ferita. Venti minuti ben spesi, e un'ottima introduzione a che cosa sia la scultura antica.
Gruppi e scuole
Per i gruppi organizzati il museo è ideale proprio per le dimensioni ridotte, a patto di non superare numeri ragionevoli nelle sale. Le visite didattiche dei musei civici si prenotano tramite il sistema dei Musei in Comune; le informazioni sono sul sito ufficiale e allo 060608.
La foto giusta da fare a Divina d'Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas al Museo Barracco — dal 24 settembre al 15 novembre 2026
La foto che vale la visita non è la statua intera. È la mano. Il sonogramma della Casta Diva inciso nel palmo è il dettaglio che racconta l'opera, e fotografato da vicino, con il volto di Callas fuori fuoco sullo sfondo, dice tutto quello che Floros voleva dire: la voce in primo piano, la persona dietro.
La seconda foto è quella di confronto. Cerca un'inquadratura in cui compaia la Divina d'Acciaio e, nello stesso campo, una delle sculture antiche della collezione: una testa di Atena, un panneggio in marmo. Il contrasto fra la superficie opaca e consumata della pietra e quella riflettente dell'acciaio è la sintesi visiva della mostra. Attenzione ai riflessi: l'acciaio restituisce tutto quello che ha davanti, compreso il fotografo, e conviene spostarsi di lato di qualche passo per evitare di finire nell'immagine.
Fuori, la foto giusta è la facciata della Piccola Farnesina vista da corso Vittorio, con la gradinata e l'iscrizione sul cornicione. Il momento migliore è la mattina, quando il sole non è ancora alto e la facciata non è in controluce. Prima di scattare all'interno chiedi sempre al personale se la fotografia è consentita e con quali limiti: nei musei civici le regole possono cambiare da mostra a mostra, e il flash è in genere da evitare.
Intorno al Museo Barracco: che cosa vedere nel rione Parione
Il Museo Barracco è nel rione Parione, uno dei tratti più fitti di monumenti del centro storico: nel raggio di pochi minuti a piedi si combinano facilmente altre visite nella stessa mezza giornata.
Palazzo Braschi e Keith Haring
A una cinquantina di metri c'è il Museo di Roma a Palazzo Braschi, che dal 6 ottobre 2026 ospita la grande mostra su Keith Haring. Due mostre così diverse, una statua d'acciaio dedicata a una voce e i graffiti di un artista della strada, stanno bene nella stessa giornata proprio per contrasto.
Pasquino e piazza Navona
Poco oltre, nella piazza omonima, c'è Pasquino, la più famosa delle statue parlanti di Roma. Da lì si entra in piazza Navona, con la Fontana dei Quattro Fiumi e Sant'Agnese in Agone.
La Cancelleria e Sant'Andrea della Valle
Il Palazzo della Cancelleria è a pochi passi, con accanto la basilica di San Lorenzo in Damaso, legata anche alla storia della casa romana sotto il Barracco. Sul corso, verso largo di Torre Argentina, si apre la basilica di Sant'Andrea della Valle.
Campo de' Fiori e Palazzo Altemps
Verso sud, Campo de' Fiori è a pochi minuti. Verso nord, oltre piazza Navona, c'è Palazzo Altemps: per chi vuole continuare con la scultura antica, è il complemento naturale del Barracco.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il luogo in cui oggi è esposta la Divina d'Acciaio ha attraversato quasi diciassette secoli di storia documentata. Nel IV secolo, a circa quattro metri sotto il livello attuale, qui sorgeva una casa romana con cortile in marmo bianco, fontana e peristilio, riscoperta nel 1899 durante i lavori di consolidamento.
Nel 1523 il prelato bretone Thomas Le Roy fece costruire la palazzina, con la facciata attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane e il giglio di Francia concesso da Francesco I come emblema. Nel 1671 l'edificio passò ai Silvestri. Nel 1885 il Comune di Roma lo espropriò per aprire corso Vittorio Emanuele II, l'asse che doveva collegare piazza Venezia a San Pietro: un intervento che cancellò interi isolati del rione, mentre la Piccola Farnesina fu salvata, restaurata e dotata di una nuova facciata sul corso, con lavori conclusi nel 1901.
Negli stessi anni, dall'altra parte della storia, il barone Giovanni Barracco donava nel 1904 la sua collezione alla città. Il museo costruito per lui da Gaetano Koch fu demolito nel 1938; la collezione peregrinò fra l'Osteria dell'Orso e i depositi capitolini; nel 1943 il conservatore Ludwig Pollak fu deportato. Nel 1948 le sculture trovarono casa proprio qui, nella palazzina di Le Roy. Dal 24 settembre 2026, per la prima volta, tra quelle sculture antiche è entrata un'opera contemporanea dedicata a una cantante: una scelta che il museo ha motivato con la coerenza della propria storia di scultura classica.
Chi è passato da Divina d'Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas al Museo Barracco — dal 24 settembre al 15 novembre 2026
Il primo nome è quello del fondatore. Giovanni Barracco, barone e senatore del Regno, non si sposò e non ebbe figli, e decise di lasciare a Roma la sua raccolta di scultura antica. Fu lui a seguire il progetto del primo museo con Gaetano Koch, e fu lui a trasferirsi a vivere accanto alle sue sculture negli ultimi anni.
Il secondo è Ludwig Pollak, conservatore del museo, l'uomo che nel 1906 ritrovò il braccio del Laocoonte, rimasto al suo posto fino alla deportazione del 1943. Prima ancora, nel Cinquecento, la palazzina fu la casa di Thomas Le Roy, diplomatico bretone che aveva lavorato al concordato fra Leone X e Francesco I, e il suo nome resta legato agli emblemi scolpiti sulle pareti.
Poi ci sono i passaggi più recenti. Nel 2026 Nikos Floros ha portato qui la sua Divina d'Acciaio, con la co-curatrice Nicoletta Capasso, e con lei è entrata simbolicamente nel museo Maria Callas, che a Roma aveva debuttato a Caracalla e a Roma aveva vissuto la sera più discussa della sua carriera. Con la statua passa anche, idealmente, Luchino Visconti, citato dal museo per il suo sogno mai realizzato di vedere Callas in una tragedia greca a Epidauro.
Dove mangiare vicino al Museo Barracco
La zona fra Campo de' Fiori e piazza Navona offre molto, ma chiede un po' di metodo per non spendere troppo per poco.
Pranzo veloce
Fra Campo de' Fiori e corso Vittorio ci sono forni, pizzerie al taglio e piccoli locali per un pranzo in piedi. Per chi combina il Barracco con Palazzo Braschi, un pranzo leggero fra le due visite è la scelta più razionale.
Trattorie
Nelle vie laterali di Parione si trovano trattorie di cucina romana. Il consiglio di sempre: menu breve, scritto in italiano, legato alla stagione. Evita i tavoli con vista diretta su piazza Navona, dove si paga soprattutto il panorama.
Un caffè prima
Il museo apre alle 10: un caffè al banco nei dintorni e poi dentro fra i primi, quando le sale sono vuote e la luce entra ancora bassa dalle finestre sul corso.
Autunno a Roma: il periodo di Divina d'Acciaio
La statua di Callas resta al Barracco fra la fine di settembre e la metà di novembre, il periodo che a nostro giudizio è il migliore per visitare il centro storico a piedi: giornate ancora lunghe all'inizio, temperature miti, meno turisti che in primavera.
Le altre mostre dei musei civici
Nello stesso periodo i Musei in Comune offrono diverse mostre combinabili. Oltre a Keith Haring a Palazzo Braschi dal 6 ottobre, ai Musei Capitolini è aperta fino al 13 dicembre 2026 la mostra su Diego Rivera, e alla Centrale Montemartini fino al 15 novembre, la stessa data di chiusura della Divina d'Acciaio, c'è Moda in luce 1955-1975.
Gli ultimi giorni
Il 15 novembre 2026 è una domenica. Chi rimanda all'ultimo fine settimana troverà probabilmente più gente del solito: meglio pianificare la visita nella prima metà di novembre, o meglio ancora in ottobre.
Domande frequenti su Divina d'Acciaio
Fino a quando è esposta la statua di Maria Callas al Museo Barracco?
Divina d'Acciaio, la statua ritratto di Maria Callas di Nikos Floros, è esposta al Museo Barracco dal 24 settembre al 15 novembre 2026. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.15; il lunedì è chiuso. Conviene consultare la pagina avvisi del museo prima di partire per eventuali variazioni.
Quanto costa vedere Divina d'Acciaio?
Divina d'Acciaio si vede con il biglietto d'ingresso al Museo Barracco a tariffa vigente, senza un biglietto separato per la mostra. L'ingresso è gratuito con la MIC card dei musei civici. Tariffe, riduzioni e gratuità aggiornate sono pubblicate sul sito ufficiale dei Musei in Comune e si possono chiedere allo 060608.
Dove si trova il Museo Barracco?
Il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco si trova in corso Vittorio Emanuele II 166/A, nel rione Parione, all'angolo con via dei Baullari. È a pochi minuti a piedi da piazza Navona e da Campo de' Fiori, e a una cinquantina di metri da Palazzo Braschi. Le fermate autobus più vicine sono su corso Vittorio Emanuele II.
Chi è l'autore della statua di Maria Callas?
La statua Divina d'Acciaio è opera di Nikos Floros, scultore greco nato a Tripoli, in Arcadia, formato ad Atene in pianoforte e dramma antico e poi all'École des Beaux-Arts di Parigi. È noto per una tecnica brevettata a New York nel 2003 che usa l'alluminio delle lattine come materia prima per sculture e costumi.
Che cosa c'è nella mano della statua di Callas?
Nel palmo di una mano della Divina d'Acciaio c'è il sonogramma della voce di Maria Callas nell'aria Casta Diva, dalla Norma di Vincenzo Bellini. È il cuore dell'opera: la voce, per natura effimera, viene fissata nel metallo accanto all'immagine della cantante. L'ispirazione è la Norma cantata da Callas a Epidauro nell'agosto 1960.
Quanto dura la visita al Museo Barracco?
Per vedere con attenzione Divina d'Acciaio bastano una decina di minuti, ma il Museo Barracco merita almeno un'ora: la collezione comprende sculture egizie, assire, etrusche, cipriote, greche e romane. La statua di Floros acquista senso proprio nel confronto con le figure femminili dell'antichità esposte nelle sale greche.
Si può vedere la casa romana sotto il Museo Barracco?
Sotto il Museo Barracco si conservano i resti di una casa romana del IV secolo, scoperti nel 1899, con cortile in marmo, fontana e peristilio. Le fonti indicano che sono visitabili solo nel fine settimana: chi vuole scendere deve quindi scegliere il sabato o la domenica e chiedere conferma al personale all'ingresso.
Il consiglio finale su Divina d'Acciaio
Delle mostre costruite attorno a un nome famoso conviene in genere diffidare; a nostro giudizio questa è un'eccezione, e per una ragione precisa: il Barracco non usa Callas per riempire le sale, la usa per far guardare meglio le sue sculture antiche. Il consiglio è di andare in un giorno feriale, ascoltare la Casta Diva sul telefono prima di entrare, percorrere tutto il museo e arrivare alla statua per ultima. Poi conviene uscire su corso Vittorio e camminare fino a Palazzo Braschi: in mezz'ora si vedono due modi opposti di raccontare il Novecento.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
