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San Lorenzo in Damaso

San Lorenzo in Damaso è una basilica paleocristiana che dall’esterno non si vede. Chi cammina su corso Vittorio Emanuele II o sbuca da Campo de’ Fiori passa davanti alla mole in travertino del Palazzo della Cancelleria e legge un palazzo rinascimentale, punto. Dentro quel palazzo, però, c’è una chiesa titolare fondata da papa Damaso I intorno al 380, parrocchia attiva della diocesi di Roma, con ingresso libero e una porta che quasi nessuno riconosce come porta di chiesa. È uno dei pochi casi in città in cui un edificio di culto antichissimo è stato letteralmente inghiottito da un cantiere civile e ci è rimasto dentro per cinquecento anni. La domanda pratica che si fa chi ci arriva è sempre la stessa, e la mettiamo subito: si entra dal numero 1 di piazza della Cancelleria, sul fianco destro della facciata, non dal portone monumentale del palazzo. Le righe che seguono spiegano che cosa si vede una volta entrati, che cosa resta della basilica di Damaso, perché la chiesa è territorio extraterritoriale della Santa Sede e quali dati su orari e accessi vanno verificati prima di muoversi.

San Lorenzo in Damaso
Foto: Fiat 500e, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Dove si trova San Lorenzo in Damaso e da quale ingresso si entra

L’indirizzo della basilica è piazza della Cancelleria 1, rione Parione, dentro il perimetro del Palazzo della Cancelleria, fra corso Vittorio Emanuele II a nord e Campo de’ Fiori a sud. La parrocchia dichiara due recapiti postali diversi per lo stesso edificio: piazza della Cancelleria 1, 00186 Roma, e Palazzo della Cancelleria, 00120 Città del Vaticano. Quel secondo codice di avviamento postale, il 00120, è il CAP dello Stato della Città del Vaticano, e da solo racconta la condizione giuridica dell’edificio meglio di qualunque spiegazione.

L’errore che fanno quasi tutti davanti al portone

Il portone grande al centro della facciata su piazza della Cancelleria è l’ingresso del palazzo, non della chiesa, e conduce al cortile del Bramante. Quello è un altro accesso, con altre regole, altri controlli e nessuna garanzia di apertura. La porta della basilica si trova più a destra guardando la facciata, all’altezza del civico 1, ed è un portale marmoreo riferito a Jacopo Barozzi da Vignola. Chi arriva convinto di dover passare dal portone monumentale viene fermato dal personale di guardia e spesso se ne va pensando che la chiesa sia chiusa. Non lo è: sta semplicemente dietro un’altra porta, a venti metri di distanza.

Il secondo ingresso su corso Vittorio

Esiste anche un accesso dal lato di corso Vittorio Emanuele II, sul fianco settentrionale del complesso. Non è quello che consigliamo a chi viene per la prima volta, perché non è sempre in funzione e perché il fronte su corso Vittorio è una quinta stradale ottocentesca, aperta quando la via fu tagliata fra il 1876 e il 1886 sventrando il tessuto medievale di Parione. Se il portale su piazza della Cancelleria risulta accostato, vale la pena provare da lì. In condizioni normali, l’ingresso di riferimento resta il primo.

Con i mezzi pubblici

La fermata utile è corso Vittorio Emanuele II all’altezza di largo di Torre Argentina, servita dalle linee di superficie che attraversano il centro storico da est a ovest. Da largo di Torre Argentina si cammina cinque minuti verso ovest lungo corso Vittorio, superando la mole di Sant’Andrea della Valle sulla sinistra. Dalla metropolitana non ci si arriva direttamente: la linea A ha la fermata più vicina a Barberini o a Spagna, entrambe lontane venti minuti buoni a piedi, e la linea B non serve questo quadrante. Chi arriva da Termini fa prima con un autobus di superficie che scende su corso Vittorio, oppure a piedi da largo di Torre Argentina dopo aver preso il tram.

A piedi, che è il modo giusto

Da piazza Navona sono otto minuti passando per il vicolo che porta a Pasquino e poi attraversando corso Vittorio. Da Campo de’ Fiori sono tre minuti scarsi, risalendo via del Pellegrino o infilando piazza della Cancelleria dal lato corto. Dal Pantheon sono dodici minuti, dal Campidoglio poco meno di venti. Chi viene da Trastevere passa per ponte Sisto e sale per via dei Pettinari e via del Pellegrino: un quarto d’ora, tutto dentro il tessuto storico.

Orari, ingresso libero e che cosa verificare prima di andare

L’ingresso a San Lorenzo in Damaso è libero e gratuito: non esiste biglietteria, non esiste prenotazione, non esiste tariffa. Gli orari pubblicati dalla parrocchia indicano apertura nei giorni feriali dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, nei giorni festivi dalle 10 alle 12. Sono orari che consigliamo di considerare indicativi e non contrattuali, per una ragione precisa che spieghiamo qui sotto.

Perché gli orari di questa chiesa sono più mobili di altri

San Lorenzo in Damaso è una parrocchia in funzione dentro un edificio extraterritoriale che ospita uffici e tribunali della Santa Sede. Questo significa che l’apertura dipende da tre calendari sovrapposti: quello liturgico, quello della custodia del palazzo e quello degli eventi che la Cancelleria ospita periodicamente nel cortile e nelle sale. Quando nel palazzo si tiene una mostra o una cerimonia, i flussi e i controlli cambiano. Le fasce indicate dalla parrocchia sono il riferimento migliore disponibile, ma una telefonata al numero 06 698 87 521 o un messaggio all’indirizzo info@sanlorenzoindamaso.it risolvono in due minuti il dubbio, soprattutto in luglio e agosto, quando la parrocchia sospende una parte delle celebrazioni.

Gli orari delle messe

Le messe nella basilica risultano celebrate nei giorni feriali alle 18.30, con la vigilia festiva alla stessa ora e la messa festiva alle 11. Il territorio della parrocchia comprende altre chiese, ognuna con il proprio calendario, e in estate alcune celebrazioni vengono sospese. Durante la messa si entra, ovviamente, ma non si gira per la chiesa e non si fotografa: chi viene per guardare l’architettura faccia in modo di capitare fuori dalle funzioni.

Accessibilità

L’accesso dal portale di piazza della Cancelleria presenta un dislivello contenuto rispetto al piano stradale, e l’aula interna si sviluppa su un unico livello senza scalinate interne rilevanti fino al presbiterio, che è rialzato. Non ci risulta pubblicata una scheda di accessibilità ufficiale con le misure delle soglie: chi si muove in carrozzina e vuole un dato certo prima di partire lo chieda direttamente alla parrocchia, che risponde. Il resto del palazzo, incluse le eventuali discese verso l’area archeologica, segue regole diverse e non va dato per accessibile.

L’extraterritorialità della Santa Sede e che cosa comporta davvero

Il Palazzo della Cancelleria, e con esso la basilica di San Lorenzo in Damaso che ne occupa l’ala destra, gode dell’extraterritorialità della Santa Sede in forza dei Patti Lateranensi del 1929. Tradotto in termini pratici: si sta camminando su territorio italiano, ma l’edificio è sottratto alla giurisdizione ordinaria dello Stato italiano e risponde alla Santa Sede.

Le conseguenze concrete per chi visita

La prima è che la sicurezza è gestita dalla Gendarmeria vaticana e non dalle forze dell’ordine italiane. La seconda è che l’accesso alle parti del palazzo diverse dalla chiesa può richiedere un documento di identità e un controllo più stretto di quello che si trova in un museo civico. La terza, quella che sorprende di più, è che la basilica non rientra nelle aperture coordinate dalla Sovrintendenza Capitolina né nei circuiti museali statali: non compare nelle notti dei musei, non partecipa alle domeniche gratuite, non è inserita nei biglietti cumulativi. Chi la cerca nei calendari comunali non la trova, e conclude che sia chiusa. È aperta, semplicemente risponde a un’altra amministrazione.

La basilica di papa Damaso: il titulus del IV secolo

La fondazione risale a papa Damaso I, eletto nel 366 e morto nel 384, che costruì la basilica intorno al 380 nella propria residenza privata, nell’area dell’archivio della Chiesa romana che egli stesso aveva organizzato. Il titolo damasiano compare nella documentazione del sinodo romano del 499 indetto da papa Simmaco, dove è registrato come titulus Damasi: è una delle attestazioni più antiche fra le chiese titolari di Roma.

Chi era Damaso I, in due righe utili

Damaso fu il papa che riorganizzò la memoria dei martiri romani, fece sistemare e rendere accessibili le catacombe, e vi fece incidere gli epigrammi in versi tracciati nella celebre scrittura detta filocaliana, dal nome del calligrafo Furio Dionisio Filocalo. Chi ha visto le lastre damasiane alle Catacombe di San Callisto o alle Catacombe di Priscilla ha già incontrato il suo lavoro senza saperlo. Fu anche il papa che affidò a Girolamo la revisione dei testi biblici latini, il cantiere da cui sarebbe nata la Vulgata.

Quante chiese di San Lorenzo ci sono a Roma, e perché fa confusione

Molte, e la confusione è garantita. San Lorenzo fuori le mura è la basilica patriarcale sulla via Tiburtina, sopra la tomba del martire, in un quartiere che porta lo stesso nome. San Lorenzo in Lucina è la chiesa titolare in Campo Marzio, vicino a via del Corso. San Lorenzo in Damaso è questa, dentro la Cancelleria. Sono tre edifici distinti, in tre punti diversi della città, e chi digita solo “San Lorenzo” in una mappa finisce quasi sempre in quello sbagliato. Esistono poi San Lorenzo in Panisperna, San Lorenzo in Fonte e San Lorenzo in Miranda al Foro Romano.

Una curiosità su San Lorenzo in Damaso

In questa basilica è sepolto Annibale Caro, morto a Roma nel 1566, l’uomo che tradusse in endecasillabi sciolti l’Eneide di Virgilio nella versione che generazioni di studenti italiani hanno letto a scuola. Il monumento sepolcrale è opera di Giovanni Antonio Dosio. Segnaliamo questo dato con una precisazione che vale più della notizia stessa: circola con una certa insistenza, anche in materiali divulgativi, l’affermazione che qui sia sepolto Annibale Carracci, il pittore bolognese della galleria Farnese. Non è così.

Dove è sepolto davvero Annibale Carracci

Annibale Carracci morì a Roma il 15 luglio 1609 e fu sepolto nel Pantheon, accanto a Raffaello, secondo una sua volontà che gli ambienti artistici romani del Seicento assecondarono. Il monumento che oggi si vede nella rotonda è il risultato di una sistemazione più tarda, promossa nel tardo Seicento dall’ambiente di Giovan Pietro Bellori e Carlo Maratti, che pensò le due sepolture come un insieme unico. La confusione fra Annibale Caro e Annibale Carracci nasce dall’omonimia del nome di battesimo e dalla somiglianza dei cognomi, e si è propagata per copiatura. Se qualcuno vi racconta davanti all’altare che lì sotto c’è il pittore della Galleria Farnese, sta ripetendo un errore.

Perché la cosa non è un dettaglio da pignoli

Perché Annibale Caro riposa in questa chiesa per un motivo storico preciso: era segretario dei Farnese, e i Farnese hanno avuto un rapporto lungo con la Cancelleria e con questo quadrante di Roma, a pochi passi dal palazzo di famiglia. Il cardinale Alessandro Farnese il Giovane fece costruire per questa basilica un organo nel 1533. La sepoltura di Caro qui racconta una geografia di potere e di clientele che attraversa tutto il rione, e che si legge meglio guardando la distanza fisica, quattro minuti a piedi, fra piazza della Cancelleria e piazza Farnese.

Il cantiere di Riario e la demolizione della basilica antica

Fra il 1489 e il 1513 il cardinale Raffaele Riario, nipote di papa Sisto IV, fece costruire il Palazzo della Cancelleria abbattendo la basilica paleocristiana che occupava il sito. La chiesa non venne inglobata come reliquia intatta dentro una fabbrica nuova: venne demolita e ricostruita altrove, in posizione diversa e con un orientamento diverso, dentro l’ala destra del palazzo. È una distinzione che cambia tutto ed è la ragione per cui l’interno che si visita oggi non ha nulla di tardoantico a vista.

Chi l’ha progettata, e perché non lo sappiamo con certezza

L’attribuzione architettonica del complesso è uno dei problemi aperti della storia dell’architettura rinascimentale romana. I nomi proposti dagli studiosi per il palazzo e per la nuova basilica comprendono Francesco di Giorgio Martini, Baccio Pontelli, Donato Bramante, Giuliano da Sangallo e Andrea Bregno. Una parte della letteratura assegna a Bramante l’intervento che diede alla chiesa la forma interna, collegandolo al cantiere del cortile. Altri studi lo escludono su base cronologica, perché Bramante arriva a Roma quando il cantiere è già avviato. Non esiste consenso, e chi vi presenta una sola paternità come acquisita sta semplificando.

La pianta della chiesa nuova

L’aula è a tre navate divise da pilastri quadrangolari, preceduta da un vestibolo articolato su più campate che funziona da filtro fra la strada e lo spazio liturgico. La navata centrale è coperta a volta, il presbiterio è rialzato e chiuso da un’abside che ospita la grande pala. Le dimensioni sono generose per una chiesa incastrata dentro un palazzo: l’effetto, entrando, è di uno spazio molto più ampio di quello che la facciata lascia immaginare. Questo è il vero colpo di teatro del posto, e funziona ancora.

Una cosa che non ti dice nessuno su San Lorenzo in Damaso

La basilica che si visita oggi occupa un punto diverso da quella di Damaso. La chiesa del IV secolo si trovava più o meno sotto il cortile del palazzo, con un orientamento differente, e le sue fondazioni sono state ritrovate proprio lì durante le campagne di scavo condotte a partire dal 1988. Il pavimento su cui camminano i visitatori del cortile del Bramante sta sopra la basilica damasiana, mentre la chiesa in funzione è a fianco. Questo dettaglio non compare quasi mai nelle descrizioni correnti, e senza di esso la storia del posto resta incomprensibile.

Che cosa hanno restituito gli scavi

Le indagini archeologiche hanno portato alla luce le fondazioni di un edificio di culto di grandi dimensioni databile fra il IV e il V secolo, con una navata trasversale collocata dietro l’abside, una soluzione planimetrica rara che ha attirato l’attenzione degli studiosi di architettura paleocristiana. Sono emerse anche strutture di età romana precedenti la chiesa e un’area cimiteriale in uso dall’alto medioevo fino a poco prima della costruzione del palazzo. Alcune divulgazioni parlano anche di un mitreo: il dato non ci risulta confermato dalla letteratura scientifica di riferimento e lo riportiamo come ipotesi circolante, non come acquisizione.

Le date degli scavi: due versioni

Sulla cronologia delle campagne le fonti divergono, e la divergenza è reale, non apparente. Diverse schede divulgative indicano il periodo 1988-1991. La pubblicazione scientifica di riferimento, curata dai Musei Vaticani e dalla Bibliotheca Hertziana e intitolata L’antica basilica di San Lorenzo in Damaso. Indagini archeologiche nel Palazzo della Cancelleria, a cura di Christoph Luitpold Frommel e Massimo Pentiricci, indica nel sottotitolo l’arco 1988-1993. La spiegazione più probabile è che lo scavo vero e proprio si sia concentrato nei primi anni e che le indagini di completamento e documentazione siano proseguite fino al 1993. Riportiamo entrambe le date perché chi va a cercare la bibliografia trova la seconda.

Si possono visitare gli scavi?

Non in condizioni ordinarie, e questo è il punto su cui conviene essere netti invece di alimentare aspettative. L’area archeologica sotto il livello del palazzo non fa parte del percorso della chiesa parrocchiale e non ha un calendario di apertura pubblico stabile che abbiamo potuto verificare. Vengono organizzate saltuariamente visite guidate dedicate alla chiesa e alle sue parti nascoste, proposte da associazioni culturali e annunciate con poco preavviso, ma non costituiscono un servizio continuativo. Chi arriva a piazza della Cancelleria sperando di scendere sotto la basilica quasi certamente resterà a mani vuote. Chi vuole provarci si informi in anticipo presso la parrocchia e tenga d’occhio i calendari delle iniziative culturali che riguardano il palazzo, comprese le mostre ospitate nel complesso della Cancelleria, che a volte aprono porte altrimenti chiuse.

Dalla sconsacrazione napoleonica al restauro di Valadier

Nei primi anni dell’Ottocento, durante l’occupazione francese, la basilica fu sconsacrata e sottratta all’uso liturgico. Il Palazzo della Cancelleria venne requisito e destinato a funzioni amministrative del nuovo regime, e la chiesa ne seguì la sorte, come accadde a decine di edifici religiosi romani in quegli anni.

Il restauro del 1820

Nel 1820, per disposizione di papa Pio VII, la basilica fu restaurata da Giuseppe Valadier, l’architetto che nello stesso giro di anni stava lavorando alla sistemazione di piazza del Popolo e del Pincio. È a Valadier che si deve in larga misura l’assetto che l’aula presenta oggi: il gusto neoclassico dell’intervento si legge nelle membrature, nelle cornici e nel trattamento delle superfici, e spiega perché una chiesa fondata nel IV secolo e ricostruita nel Quattrocento abbia all’interno un’aria che a molti visitatori risulta sorprendentemente ottocentesca.

L’intervento sul presbiterio

Più tardi nell’Ottocento il settore presbiteriale fu rifatto da Virginio Vespignani, l’architetto che in quegli stessi decenni intervenne su numerose chiese romane, fra cui San Lorenzo fuori le mura e San Crisogono a Trastevere. Le date che circolano per questo intervento oscillano intorno al 1868 e al 1880 a seconda delle fonti, e non abbiamo trovato una datazione univoca: la riportiamo come compresa nell’ultimo terzo del secolo.

L’incendio del 1944 e i restauri del Novecento

Nel 1944 un incendio danneggiò la basilica e rese necessaria una nuova campagna di restauro. È il terzo grande trauma della storia dell’edificio, dopo la demolizione quattrocentesca e la sconsacrazione napoleonica, e spiega perché una parte delle superfici interne abbia un aspetto novecentesco.

Il consiglio che ti do per visitare San Lorenzo in Damaso

Il consiglio operativo è uno e vale più di tutti gli altri: arrivare in una fascia feriale pomeridiana, fra le 16 e le 18, e non la domenica mattina. La finestra festiva è corta, dalle 10 alle 12, e coincide con la messa delle 11, il che lascia poco spazio per guardare. Il pomeriggio feriale copre tre ore, la chiesa è quasi sempre vuota e si può stare davanti all’abside per dieci minuti senza che nessuno passi.

Il giudizio che ci sentiamo di dare

San Lorenzo in Damaso è sottovalutata, e lo è per una ragione strutturale: non ha una facciata. Una chiesa senza fronte propria non entra nelle fotografie, non entra nelle copertine e non entra nelle liste. Allo stesso tempo, chi ci arriva aspettandosi una basilica paleocristiana con mosaici e colonne antiche resterà deluso, perché di paleocristiano non c’è niente a vista. Il modo giusto di visitarla è entrarci sapendo che si sta guardando un palinsesto: un’aula rinascimentale rivestita da Valadier dentro un palazzo che ha mangiato la chiesa che stava qui prima. Vista così vale ampiamente i venti minuti. Vista come “basilica del IV secolo” delude chiunque.

Che cosa guardare, in ordine

Entrando dal vestibolo, girarsi subito a guardare l’ampiezza dell’aula rispetto alla porta da cui si è passati: è lì che si capisce il rapporto fra chiesa e palazzo. Poi la pala dell’abside. Poi la cappella con i lavori settecenteschi sul lato destro. Poi il cenotafio berniniano, montato sulla parete, che passa inosservato a chi non lo cerca. Infine le lapidi sepolcrali, che in questa chiesa sono un archivio di nomi della Roma curiale e letteraria del Cinque e Seicento.

San Lorenzo in Damaso
Foto: Peter1936F, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Le opere dentro la basilica, e quali attribuzioni reggono

Il corredo pittorico e scultoreo di San Lorenzo in Damaso copre un arco che va dal Cinquecento al primo Ottocento, con una concentrazione forte nel Seicento e nel Settecento romano. Elenchiamo quello che è documentato con solidità e segnaliamo dove la letteratura è meno ferma.

La pala dell’abside di Federico Zuccari

Nell’abside si trova un grande dipinto a olio di Federico Zuccari con l’Incoronazione della Vergine e santi. È l’opera di riferimento della chiesa e la prima cosa che cattura lo sguardo di chi entra, perché chiude la prospettiva della navata centrale. Federico Zuccari, marchigiano di Sant’Angelo in Vado, fu una delle figure centrali della pittura romana del tardo Cinquecento, primo principe dell’Accademia di San Luca, e il suo lavoro si incontra in mezza Roma, dalla cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze fino ai cantieri vaticani. Qui è in una versione tarda e compassata, non fra le sue prove più libere.

Il Cavalier d’Arpino

Alla chiesa sono riferiti anche interventi pittorici parietali di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, il pittore che dominò la scena romana a cavallo fra Cinque e Seicento e nella cui bottega passò, giovanissimo e per poco, Caravaggio. Chi vuole vedere Caravaggio maturo a quattro minuti da qui lo trova nella Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi, e a otto minuti nella cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo.

La cappella Ruffo, Giaquinto e Conca

La cappella Ruffo, realizzata a metà Settecento, conserva affreschi di Corrado Giaquinto e una pala d’altare di Sebastiano Conca datata 1743 con la Madonna col Bambino, san Filippo Neri e san Nicola di Bari. Giaquinto e Conca sono due nomi del rococò romano di matrice napoletana, e questa cappella è uno dei luoghi dove si vedono affiancati. Chi segue il filo di Filippo Neri in città lo ritrova poco più avanti su corso Vittorio, alla Chiesa Nuova, dove c’è anche il quadro motorizzato di Rubens, uno dei meccanismi più curiosi del centro storico.

Il cenotafio di Alessandro Valtrini

Sulla parete si trova il monumento funebre di Alessandro Valtrini, cubiculario di papa Urbano VIII, riferito a Gian Lorenzo Bernini e datato intorno al 1639. È un’opera piccola rispetto alla scala della chiesa e passa inosservata a chi non la cerca, ma appartiene alla serie dei monumenti berniniani con lo scheletro alato che regge il medaglione, una formula che Bernini elaborò in questi anni e che avrebbe avuto una fortuna enorme nella scultura funeraria europea. Vale la sosta più della pala dell’abside, ed è la nostra opinione, argomentata sul fatto che di Bernini a Roma ce n’è molto ma di Bernini fuori dai circuiti affollati ce n’è pochissimo.

Le sculture di Stefano Maderno

Alla chiesa sono riferite statue di Stefano Maderno, lo scultore lombardo attivo a Roma fra Cinque e Seicento, autore della celebre Santa Cecilia distesa che si trova a Santa Cecilia in Trastevere. Le fonti indicano qui figure di san Carlo Borromeo e di san Francesco Saverio. Le attribuzioni delle sculture minori in questa chiesa non sono tutte ugualmente salde: le riportiamo come le riporta la letteratura corrente, segnalando che un riesame recente e sistematico non ci risulta.

Le sepolture

Oltre ad Annibale Caro, la basilica accoglie il monumento a Pellegrino Rossi, ministro di Pio IX assassinato nel 1848 sulle scale del Palazzo della Cancelleria, opera di Pietro Tenerani; il sepolcro del cardinale Ludovico Scarampi Mezzarota, patriarca di Aquileia, con statua giacente riferita a Paolo Taccone; e i monumenti al principe Camillo Massimo e alla moglie, riferiti rispettivamente a Filippo Gnaccarini e a Pietro Tenerani. Sotto l’altare maggiore sono custodite le reliquie dei papi Damaso I ed Eutichiano.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

San Lorenzo in Damaso è un titolo cardinalizio, cioè una delle chiese di Roma formalmente assegnate ai cardinali come segno del loro legame con il clero della città, e lo è da oltre millecinquecento anni, dal titulus Damasi attestato nel 499. Il cardinale titolare in carica risulta Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid. Il dato è noto a chi frequenta le questioni ecclesiastiche e ignorato da tutti gli altri, e vale la pena capire perché non sia un dettaglio araldico.

Che cosa significa davvero un titolo cardinalizio

Il collegio cardinalizio nasce dal clero di Roma. I cardinali, in origine, erano i preti che servivano le chiese titolari della città e i diaconi che ne amministravano le opere caritative. Quando il collegio si internazionalizzò, la struttura rimase: ogni cardinale creato riceve una chiesa romana come titolo, e attraverso quel titolo diventa formalmente parte del clero di Roma, il che è il presupposto giuridico della sua partecipazione al conclave. Un vescovo di Manila o di Chicago è elettore del papa perché è, sulla carta, prete di una parrocchia romana.

Perché questo titolo in particolare conta

Per due ragioni. La prima è l’antichità: pochissimi titoli romani hanno una catena documentaria che risale al V secolo. La seconda è che il titolo è storicamente legato alla carica di vicecancelliere di Santa Romana Chiesa, l’ufficio che aveva sede in questo palazzo e che per secoli fu uno degli incarichi più potenti della curia. Il cardinale vicecancelliere abitava la Cancelleria e teneva il titolo di San Lorenzo in Damaso: chiesa, palazzo e carica erano un’unica cosa. Rodrigo Borgia, prima di diventare papa Alessandro VI, tenne la vicecancelleria per trentacinque anni.

La foto giusta da fare a San Lorenzo in Damaso

La fotografia che racconta davvero questo posto non si scatta dentro la chiesa: si scatta fuori, dall’angolo fra piazza della Cancelleria e via del Pellegrino, inquadrando la facciata del palazzo e il portale della basilica nello stesso fotogramma. È l’unico modo per far capire a chi guarda che quella porta è l’ingresso di una chiesa e che la chiesa sta dentro quel muro. Una foto dell’interno, presa da sola, potrebbe essere di qualunque basilica romana rimaneggiata nell’Ottocento.

La luce e l’ora

La facciata su piazza della Cancelleria riceve luce radente nel tardo pomeriggio, quando il sole basso stacca le paraste e le cornici in travertino e restituisce il rilievo della composizione. A mezzogiorno la luce verticale appiattisce tutto e il travertino diventa una superficie unica e piatta. In inverno la finestra buona si sposta indietro di un paio d’ore.

Dentro la chiesa

L’interno è buio, e questa è la prima informazione pratica. Le finestre sono poche rispetto al volume, e la luce naturale non basta quasi mai. Fotografare a mano libera senza flash richiede sensibilità alte e mano ferma, e i risultati sono quello che sono. Il flash, come in tutte le chiese di Roma, è da evitare per rispetto e perché appiattisce. Il treppiede in una parrocchia in funzione non si usa senza chiedere: la risposta dipende dal momento e da chi c’è.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia di questo luogo tiene insieme la tarda antichità, il Rinascimento e il Risorgimento in un raggio di pochi metri quadrati. Li mettiamo in ordine.

Intorno al 380: la fondazione damasiana

Papa Damaso I costruisce la basilica presso la propria abitazione, in connessione con l’archivio della Chiesa romana. È una delle grandi fondazioni del IV secolo, il secolo in cui il cristianesimo passa da culto tollerato a religione dell’impero e riempie Roma di edifici nuovi.

499: il sinodo di papa Simmaco

Gli atti del sinodo romano convocato da Simmaco registrano il titulus Damasi e i preti che lo servono. È il documento che ancora la chiesa alla storia scritta e che rende San Lorenzo in Damaso una delle titolari romane con la cronologia più lunga.

1489-1513: il cantiere della Cancelleria

Raffaele Riario abbatte la basilica antica e costruisce il palazzo, ricostruendo la chiesa nell’ala destra. Il cantiere trasforma il rione Parione e produce uno degli edifici chiave del primo Rinascimento romano. I materiali arrivano dallo spoglio delle rovine antiche della zona, a cominciare dal Teatro di Pompeo.

1517: la congiura dei cardinali

Raffaele Riario viene coinvolto nella congiura contro papa Leone X, arrestato, condannato a una multa enorme e costretto a cedere il palazzo alla Camera Apostolica. Da quel momento la Cancelleria diventa proprietà pontificia, ed è la ragione per cui oggi è extraterritoriale. Una congiura fallita cinque secoli fa spiega il codice postale 00120 sulla corrispondenza della parrocchia.

15 novembre 1848: l’assassinio di Pellegrino Rossi

Pellegrino Rossi, capo del governo pontificio, viene pugnalato a morte sulle scale del Palazzo della Cancelleria mentre si reca all’apertura della sessione parlamentare. È uno degli eventi che precipitano la fuga di Pio IX a Gaeta e la proclamazione della Repubblica Romana del 1849, la stagione che si chiuderà con i combattimenti sul Gianicolo. Il monumento funebre di Rossi si trova in questa chiesa, a pochi metri dal punto in cui fu ucciso.

1988-1993: le campagne di scavo

Le indagini archeologiche condotte nel palazzo riportano alla luce le fondazioni della basilica damasiana, strutture romane anteriori e un’area cimiteriale altomedievale. I risultati confluiscono nella pubblicazione scientifica curata dai Musei Vaticani e dalla Bibliotheca Hertziana, che resta il riferimento obbligato per chiunque studi il sito.

Chi è passato da San Lorenzo in Damaso

Le persone che hanno attraversato questo luogo appartengono a categorie molto diverse: papi tardoantichi, cardinali rinascimentali, letterati, architetti e politici assassinati. La lista che segue è una selezione di nomi documentati, non un catalogo.

Damaso I

Il fondatore, papa dal 366 al 384. Riorganizzò la memoria dei martiri, fece incidere gli epigrammi nelle catacombe e affidò a Girolamo il lavoro sui testi biblici latini. Le sue reliquie sono sotto l’altare maggiore, insieme a quelle di Eutichiano.

Rodrigo Borgia

Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa dal 1457 al 1492, anno in cui fu eletto papa con il nome di Alessandro VI. Per trentacinque anni la carica legata a questa chiesa fu sua, e con essa il controllo della macchina documentaria della curia. Fu il periodo che costruì la fortuna economica dei Borgia a Roma.

Raffaele Riario

Nipote di Sisto IV, cardinale a diciassette anni, committente del palazzo e della ricostruzione della basilica. Fu anche il cardinale che chiamò a Roma il giovane Michelangelo dopo l’episodio del Cupido contraffatto. La sua carriera finì con la congiura del 1517 e la cessione del palazzo.

Alessandro Farnese il Giovane

Cardinale, collezionista e committente fra i più attivi del Cinquecento romano, fece costruire per questa basilica un organo nel 1533. Il suo nome è legato al palazzo di famiglia a due passi da qui e al cantiere del Gesù, la chiesa madre dei gesuiti che si trova dieci minuti più a est, verso piazza del Gesù.

Annibale Caro

Segretario dei Farnese, poeta e traduttore, morto nel 1566 e sepolto qui. La sua versione dell’Eneide in endecasillabi sciolti è stata per secoli il modo in cui gli italiani hanno letto Virgilio.

Gian Lorenzo Bernini

Il monumento a Alessandro Valtrini gli è riferito e datato intorno al 1639. È un Bernini laterale e poco frequentato, il che lo rende più interessante di molti altri.

Pellegrino Rossi

Giurista ed economista, ministro di Pio IX, assassinato nel 1848 sulle scale del palazzo. Il suo monumento funebre, di Pietro Tenerani, è dentro la chiesa.

Il quadrante intorno: Parione, Campo de’ Fiori e corso Vittorio

San Lorenzo in Damaso si trova nel rione Parione, il quinto rione di Roma, un fazzoletto di città compreso fra piazza Navona, Campo de’ Fiori e il Tevere. È una delle zone a più alta densità di monumenti del centro storico e insieme una delle più battute dal turismo di passaggio, il che produce una combinazione precisa: si cammina fra cose straordinarie in mezzo a una quantità di gente che non si ferma a guardarle.

Che cosa sta entro cinque minuti a piedi

Il Museo Barracco, di scultura antica, è nella Farnesina ai Baullari a un minuto scarso. Pasquino, la statua parlante, è dall’altro lato di corso Vittorio. Galleria Spada con la prospettiva del Borromini è a sette minuti. Palazzo Braschi e Santa Maria della Pace stanno dall’altra parte, verso piazza Navona. Santa Maria in Monserrato, la chiesa nazionale spagnola, è a cinque minuti in direzione di via Giulia, e l’Oratorio del Gonfalone poco oltre. San Carlo ai Catinari è a sei minuti verso via Arenula, ma va verificata perché è interessata da un cantiere lungo.

La cerniera su corso Vittorio

Corso Vittorio Emanuele II, tagliato a fine Ottocento, ha spezzato il rione in due e ha lasciato lungo il suo percorso una fila di fronti monumentali che quasi nessuno guarda perché sono su una strada di traffico: Sant’Andrea della Valle, la Chiesa Nuova, Sant’Eustachio poco più a nord, e la fontana della Terrina proprio davanti alla Chiesa Nuova. Camminare su corso Vittorio con la testa alzata cambia completamente la percezione di questa parte di città.

Verso il fiume e verso il Ghetto

Scendendo per via dei Pettinari si arriva a ponte Sisto e di là a Trastevere. Andando invece verso est si entra nel Ghetto, con il Portico d’Ottavia, la Sinagoga e poi l’Isola Tiberina e il Teatro di Marcello. Sono tutti spostamenti da un quarto d’ora al massimo, e in questa parte di Roma camminare è sempre più veloce di qualunque mezzo.

Mangiare in zona senza cadere in trappola

Il triangolo fra Campo de’ Fiori, corso Vittorio e piazza Navona è fra i punti più esposti di Roma al turismo di passaggio, e di conseguenza fra i più densi di locali costruiti per intercettare chi cammina senza sapere dove va. Non facciamo nomi di insegne, né in positivo né in negativo: un elenco invecchia in pochi mesi e non insegna nulla. Diamo i criteri, che restano validi quando le insegne cambiano.

I cinque segnali che riconosciamo sul campo

Il primo è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o su un tavolino in strada: è un richiamo pubblicitario, non un indizio di cucina. Il secondo è il menu con le fotografie dei piatti, in qualunque lingua sia scritto: serve a chi non deve leggere, cioè a chi non tornerà. Il terzo è l’acchiappino sulla soglia che invita a sedersi: un locale con clienti non ha bisogno di fermare i passanti. Il quarto è l’orario continuato dalla mattina alla notte senza pausa di cucina: una cucina vera si ferma fra i servizi. Il quinto è la posizione davanti a un monumento famoso, dove capita che il prezzo si adegui al turista che si ha di fronte, con voci non prezzate sul menu o listini diversi fra dentro e fuori.

Le catene del centro

Nel centro storico si sono moltiplicati i locali a insegna ripetuta, con lo stesso menu in più punti della città e la fila col numerino all’ingresso. Non li nominiamo e non li consigliamo. L’osservazione che conta è un’altra: i romani non ci vanno. Un esercizio che vive esclusivamente di flusso turistico non ha ragione di tenere alta la qualità, perché il cliente che perde non sarebbe comunque tornato.

Il criterio più semplice di tutti

Guardare chi è seduto ai tavoli e in che lingua ordina. Se all’una e mezza di un martedì il locale è pieno di gente che parla italiano e ordina senza guardare il menu, si è trovato un posto che lavora sul quartiere. Se i tavoli sono occupati solo da persone con lo zaino e la mappa aperta, il conto lo dirà. Il criterio vale a due passi da San Lorenzo in Damaso come in qualunque altro punto della città, e non richiede né applicazioni né classifiche.

La lista che usiamo noi

Per chi vuole partire da una selezione già fatta esiste la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps, curata e non sponsorizzata: nessun locale paga per esserci e nessuno viene tolto su richiesta. Per un ragionamento più ampio su come si sceglie dove mangiare in città rimandiamo alla nostra pagina su dove mangiare a Roma.

Come inserire la visita in un itinerario

San Lorenzo in Damaso dura venticinque minuti e ha una finestra di apertura limitata: costruirci sopra una mattinata è imprudente, inserirla in un percorso è il modo giusto di trattarla. Tre schemi che abbiamo percorso a piedi e che reggono anche se la chiesa risulta chiusa.

Mattina di Parione, due ore e mezza

Partenza da piazza Navona, discesa verso Pasquino, attraversamento di corso Vittorio, San Lorenzo in Damaso e la facciata della Cancelleria, poi il Museo Barracco e chiusura a Campo de’ Fiori. Se si vuole allungare, si prosegue per via dei Baullari fino a piazza Farnese e alla Galleria Spada.

Pomeriggio di chiese, tre ore

Si comincia alle 16, quando San Lorenzo in Damaso riapre, e si prosegue con Sant’Andrea della Valle, Sant’Ivo alla Sapienza se si incrocia un’apertura, San Luigi dei Francesi per i Caravaggio e Sant’Agostino. È un percorso che si fa tutto entro un chilometro.

Con i bambini, e quando piove

Con i bambini piccoli questa chiesa regge dieci minuti: si entra, si guarda l’abside, si esce. Funziona meglio abbinata a una tappa all’aperto, come l’Isola Tiberina o il santuario dei gatti di largo Argentina, che di solito funziona meglio di qualunque monumento. Se piove il giro resta praticabile, perché le distanze sono brevi e le chiese sono al coperto, ma con il maltempo gli orari si accorciano e qualche portone chiude prima.

Domande frequenti su San Lorenzo in Damaso

Quanto costa entrare a San Lorenzo in Damaso?

L’ingresso a San Lorenzo in Damaso è libero e gratuito, come in quasi tutte le chiese di culto di Roma: non esiste biglietteria, non esiste prenotazione e non esiste alcuna tariffa. La visita del Palazzo della Cancelleria è un’altra cosa e segue regole diverse, perché il palazzo non funziona come museo a orario continuo. Chi trova in rete proposte a pagamento per la sola chiesa sta comprando un servizio di accompagnamento, non un titolo di accesso.

Quali sono gli orari di San Lorenzo in Damaso?

La parrocchia di San Lorenzo in Damaso indica apertura nei giorni feriali dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, e nei giorni festivi dalle 10 alle 12. Sono orari soggetti a variazioni, perché la chiesa sta dentro un edificio extraterritoriale con attività proprie e perché in luglio e agosto il calendario si alleggerisce. Prima di andare conviene chiamare il numero della parrocchia, 06 698 87 521.

Da quale ingresso si entra a San Lorenzo in Damaso?

Si entra a San Lorenzo in Damaso dal numero 1 di piazza della Cancelleria, sul fianco destro della facciata del palazzo, attraverso un portale marmoreo riferito al Vignola. Il portone monumentale al centro della facciata è l’ingresso del palazzo e non porta in chiesa. Esiste un secondo accesso sul lato di corso Vittorio Emanuele II, non sempre in funzione.

San Lorenzo in Damaso è la stessa cosa del Palazzo della Cancelleria?

San Lorenzo in Damaso è la basilica incorporata nell’ala destra del Palazzo della Cancelleria, ma le due cose hanno accessi, orari e regole diverse. La chiesa è una parrocchia aperta al pubblico con ingresso libero; il palazzo ospita uffici e tribunali della Santa Sede e si visita solo in occasioni particolari. Sulla storia architettonica del palazzo, sul cortile del Bramante e sulla facciata in travertino rimandiamo alla nostra pagina dedicata al Palazzo della Cancelleria, che tratta l’edificio civile; questa pagina tratta la chiesa.

Gli scavi sotto San Lorenzo in Damaso si possono visitare?

L’area archeologica con le fondazioni della basilica paleocristiana di papa Damaso non fa parte del percorso ordinario di San Lorenzo in Damaso e non ha un calendario di apertura pubblico stabile che abbiamo potuto verificare. Le strutture furono indagate a partire dal 1988 sotto il cortile del palazzo. Vengono proposte saltuariamente visite guidate da associazioni culturali, annunciate con poco preavviso: chi è interessato chieda alla parrocchia.

È vero che a San Lorenzo in Damaso è sepolto Annibale Carracci?

No: a San Lorenzo in Damaso è sepolto Annibale Caro, il letterato e traduttore dell’Eneide morto nel 1566, con monumento di Giovanni Antonio Dosio. Annibale Carracci, il pittore bolognese della galleria Farnese, morì nel 1609 ed è sepolto nel Pantheon accanto a Raffaello. La confusione nasce dall’omonimia del nome e dalla somiglianza dei cognomi, e si trova ripetuta in molte schede divulgative.

Perché San Lorenzo in Damaso è extraterritoriale?

San Lorenzo in Damaso gode dell’extraterritorialità della Santa Sede perché è incorporata nel Palazzo della Cancelleria, che i Patti Lateranensi del 1929 hanno riconosciuto come immobile extraterritoriale. La conseguenza pratica è che la sicurezza è vaticana, che la basilica non rientra nei circuiti museali italiani e nelle aperture gratuite comunali, e che la corrispondenza della parrocchia usa anche il codice postale vaticano 00120.

Quanto tempo serve per visitare San Lorenzo in Damaso?

Per visitare San Lorenzo in Damaso bastano venticinque minuti, mezz’ora se ci si ferma a leggere le lapidi sepolcrali e a cercare il cenotafio berniniano di Alessandro Valtrini sulla parete. L’aula è grande ma leggibile in fretta, le opere da guardare con calma sono cinque o sei e non esiste un percorso segnalato. Chi la inserisce in un itinerario la tratti come tappa, non come meta di una mattinata.

San Lorenzo in Damaso è adatta ai bambini?

San Lorenzo in Damaso regge circa dieci minuti con bambini piccoli, perché è una chiesa buia, senza percorso didattico, senza pannelli e senza nulla da toccare. Funziona come sosta breve dentro una passeggiata che comprenda spazi aperti, per esempio Campo de’ Fiori o l’Isola Tiberina. Durante le funzioni religiose conviene rimandare la visita, perché non si gira per la chiesa e non si fotografa.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Chi costruisce un itinerario nel centro storico di Roma incrociando questa tappa con le altre soste di Parione, del Ghetto e della riva del Tevere trova strumenti di pianificazione e supporto operativo su Tour Leader Pro, che lavora sulla progettazione di visite e di percorsi culturali a Roma e nel Lazio.

Per un quadro più largo sui trasporti, sui tempi di spostamento fra le città italiane e sulle mete del Lazio fuori Roma, una buona risorsa di pianificazione è Italy Planner, utile soprattutto a chi inserisce questa tappa dentro un viaggio più lungo e deve incastrare treni, distanze e giorni disponibili.

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