AccediIl mio viaggio

Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Piazzale del Verano 3, 00185 Roma, telefono 06 491511: la Basilica di San Lorenzo fuori le mura è una chiesa parrocchiale e l'ingresso è libero e gratuito, ma va detto subito che catacomba e chiostro non si visitano a piacere, si aprono soltanto su richiesta e previo accordo con la parrocchia o con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, che indica per la catacomba i recapiti 06 4465610 e 06 491511. Chi arriva al Verano immaginando di scendere sottoterra comprando un biglietto alla porta torna indietro deluso.

Seconda avvertenza pratica, che vale in queste settimane: la rete tranviaria romana è sostituita da autobus dal 3 agosto al 7 settembre 2026, con rientro progressivo delle linee entro il 23 novembre. Il tram 3 e il tram 19, che di norma servono la fermata Verano davanti alla basilica, viaggiano quindi come linee sostitutive su gomma lungo viale dello Scalo San Lorenzo, con le stesse fermate Verano, Verano/De Lollis e Scalo S. Lorenzo. La linea di autobus 163 mantiene il suo capolinea proprio in piazzale del Verano e collega la basilica con la stazione della metropolitana B di Rebibbia.

Orari: la basilica apre di primissima mattina e chiude alle 19, con l'intervallo di chiusura di metà giornata che è la norma nelle chiese romane officiate da una comunità religiosa; le fonti consultabili indicano l'apertura del mattino fino a mezzogiorno e la riapertura pomeridiana dalle 16 alle 19. Le sante messe sono alle 8 e alle 18.30 nei giorni feriali, alle 9.30, alle 11 e alle 18.30 la domenica e nelle feste di precetto; il rosario è recitato alle 18. Chi arriva alle 13 di un martedì di agosto trova il portone chiuso: è la trappola numero uno di questa visita.

La chiesa è officiata dai Frati Minori Cappuccini, ai quali la parrocchia passò nel 1855; la parrocchia in sé è più antica, istituita il 4 luglio 1709 con il decreto del cardinale vicario Gaspare Carpegna, e affidata in origine ai Canonici Regolari Lateranensi. Non esistono biglietti, prevendite, tornelli, audioguide a noleggio: si entra, ci si scopre il capo, si abbassa la voce. Il contributo che ha senso lasciare è un'offerta nella cassetta, che qui serve a mantenere una fabbrica enorme e fragilissima.

Accanto alla basilica, e collegato a essa in modo inscindibile, c'è il Cimitero monumentale del Verano, che ha ingressi propri e orari propri, di norma dalle 7.30 fino al tramonto con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura e chiusura posticipata alle 19 nel periodo estivo. Verificate i suoi orari a parte: la basilica e il cimitero sono due cose diverse, con due gestioni diverse, e chi li confonde rischia di trovare aperta l'una e chiusa l'altro.

Un'ultima riga di dossier prima di cominciare a raccontare. Questa è una delle sette chiese del pellegrinaggio romano, ed è il luogo in cui si venera la tomba di Lorenzo, il diacono martirizzato nel 258. Se avete in programma il giro delle grandi memorie cristiane di Roma, il Verano è la tappa che quasi tutti saltano e che quasi tutti, dopo, rimpiangono di aver saltato.

Basilica di San Lorenzo fuori le mura
Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Dove si trova e come si arriva alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

La basilica sorge all'imbocco del tratto extraurbano della via Tiburtina, subito fuori dalle Mura Aureliane, in quel punto in cui la città antica finiva e cominciava la campagna dei sepolcri. Oggi quel confine è invisibile a occhio nudo, coperto dalla città moderna, ma la geografia non è cambiata: il nome stesso, fuori le mura, racconta una topografia funeraria romana, perché i morti si seppellivano lungo le strade consolari e fuori dal pomerio, e le grandi basiliche martiriali nacquero tutte al di là della cinta.

L'indirizzo esatto e il piazzale della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

L'indirizzo civico è piazzale del Verano 3, codice postale 00185, quartiere Tiburtino. Il piazzale semicircolare che precede la chiesa non è antico e nemmeno medievale: nella sua forma attuale è ottocentesco, voluto da Pio IX, e al centro porta una colonna sormontata dalla statua bronzea di San Lorenzo, opera dello scultore Stefano Galletti del 1865. La colonna è alta e imponente e serve da punto d'incontro naturale: le associazioni che organizzano visite guidate ai sotterranei danno appuntamento proprio lì.

Una precisazione utile per chi usa la mappa del telefono. Il Cimitero del Verano ha un indirizzo diverso, via del Verano e via dello Scalo San Lorenzo, e nove ingressi distribuiti lungo il suo perimetro. Se il navigatore vi porta a un cancello del cimitero, non siete davanti alla basilica: la facciata della chiesa guarda il piazzale, con il campanile arretrato sulla destra.

Tram, autobus e metropolitana per la Basilica di San Lorenzo fuori le mura

In condizioni ordinarie la basilica è servita da due tram: il 3, che compie il lungo arco da stazione Trastevere a Valle Giulia passando per viale dello Scalo San Lorenzo e piazzale del Verano, e il 19, che collega Porta Maggiore a Valle Giulia e oltre. Le fermate rilevanti sono Verano, Verano/De Lollis, Reti e Scalo S. Lorenzo. In questo periodo, come detto in apertura, quelle corse sono effettuate da autobus sostitutivi che percorrono le corsie laterali di viale dello Scalo San Lorenzo e servono le medesime fermate.

La linea di autobus 163 ha capolinea in piazzale del Verano e sale lungo la via Tiburtina fino a piazzale della Stazione Rebibbia, dove si prende la metropolitana B: è la connessione più diretta con la rete metropolitana per chi viene da nord-est. Dal centro, la soluzione più semplice resta Termini e poi il tram, oggi bus, in direzione Verano: sono pochi minuti e si arriva davanti al portico.

Chi preferisce camminare può scendere alla stazione della metropolitana B Policlinico e attraversare a piedi il quartiere universitario: si costeggia la Città Universitaria della Sapienza, si supera viale Regina Elena e ci si trova al Verano in un quarto d'ora buono di passeggiata, con il vantaggio di attraversare uno dei brani più coerenti di architettura razionalista romana. È il percorso che consiglio a chi ha tempo.

In auto, in bicicletta e a piedi verso la Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Arrivare in auto è possibile ma poco furbo: il piazzale è un nodo di traffico, la sosta è scarsa e regolamentata, e nelle giornate di funerali il flusso verso il cimitero satura tutto. In bicicletta si arriva bene da Porta Maggiore e da San Lorenzo, con l'accortezza di non affidarsi ai binari del tram, che in questo tratto sono nemici delle ruote sottili. A piedi, dal quartiere San Lorenzo, si arriva in dieci minuti da via dei Volsci e in poco più da piazza dell'Immacolata.

Su questo punto il consiglio è netto: venite con i mezzi pubblici e mettete in conto di dedicare almeno mezza giornata alla zona. Non ha senso toccare e fuggire. Il Verano non è una sosta di quindici minuti fra due monumenti del centro, è un pezzo di Roma che chiede lentezza, e la basilica premia chi si siede in fondo alla navata e lascia che gli occhi si abituino alla penombra.

Orari, messe e regole di visita della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Qui comincia la parte che quasi nessuna guida turistica spiega con la dovuta chiarezza, e che invece è decisiva per non rovinare la visita a sé stessi e agli altri. La Basilica di San Lorenzo fuori le mura non è un museo. È una chiesa viva, sede di parrocchia dal 1709, con una comunità di frati che ci celebra ogni giorno, con funerali quasi quotidiani per via del cimitero attiguo, con battesimi, matrimoni, catechismo e adorazione. Le regole di comportamento non sono un vezzo clericale: sono la condizione perché il luogo continui a esistere.

Quando è aperta la Basilica di San Lorenzo fuori le mura

L'apertura è quotidiana, festivi compresi, secondo il ritmo tradizionale delle chiese romane: mattina dalle prime ore fino a mezzogiorno, chiusura per il pranzo e il riposo della comunità, riapertura nel pomeriggio fino alle 19. Le fonti raggiungibili concordano su una fascia pomeridiana che comincia alle 16 e su una chiusura serale alle 19, e su un'apertura mattutina intorno alle 7 o alle 7.30. Il consiglio operativo è banale e infallibile: telefonate al 06 491511 il giorno prima, soprattutto se venite da lontano o se vi interessa un ambiente specifico.

Nei giorni di grandi funerali, e capitano spesso, alcune zone della chiesa possono essere temporaneamente inaccessibili. Non è una chiusura, è una celebrazione: si aspetta fuori, sotto il portico, e si guarda il ciclo di affreschi duecenteschi mentre la funzione si conclude. Chi ha fretta consideri che il portico da solo vale il viaggio, e che il portico è sempre visibile.

Le messe alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura e il rispetto delle funzioni

Le sante messe sono celebrate alle 8 e alle 18.30 nei giorni feriali; nei giorni festivi alle 9.30, alle 11 e alle 18.30. Il rosario precede la messa vespertina, alle 18. Nelle vigilie e nelle settimane forti dell'anno liturgico il quadro può cambiare, e cambia certamente attorno al 10 agosto, solennità di San Lorenzo, quando la basilica titolare del santo vive la sua giornata più intensa dell'anno.

Durante le celebrazioni non si visita. Non si cammina lungo le navate con la macchina fotografica al collo, non si sale al presbiterio, non si scende in cripta. Se entrate a messa iniziata, fermatevi in fondo, sedetevi e restate. Se volete visitare, tornate dopo: dura poco, e il rispetto costa nulla. Con i gruppi si organizzano gli orari di conseguenza; chi viaggia da solo spesso non ci pensa, ed è l'errore più comune e più antipatico che si vede al Verano.

Come ci si veste per entrare nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Spalle coperte, ginocchia coperte, capo scoperto per gli uomini. Non è una richiesta bizzarra e non riguarda soltanto San Pietro: vale per ogni chiesa romana, e al Verano, dove la maggioranza dei presenti in un giorno qualsiasi è in lutto, vale con particolare evidenza. In estate portate uno scialle leggero o una camicia da infilare sopra la canottiera: sono trenta grammi nello zaino e risolvono il problema.

Il telefono va silenziato. Le foto senza flash sono di norma tollerate quando non ci sono funzioni in corso, ma il criterio non è scritto in un regolamento affisso: è il buon senso e l'indicazione dei frati. Se qualcuno vi chiede di smettere, si smette. Non si fotografano mai le persone in preghiera e non si fotografa mai un funerale.

Perché la MIC card e la Roma Pass non valgono alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Questa è la domanda più frequente e la risposta è secca: non valgono perché non c'è nulla da pagare. La MIC card è la tessera dei Musei in Comune di Roma Capitale e dà accesso al sistema museale civico; la Roma Pass è un pacchetto turistico che unisce trasporti e ingressi museali. Nessuna delle due ha giurisdizione su una chiesa parrocchiale, e in una chiesa parrocchiale l'ingresso è di norma libero perché è un luogo di culto aperto ai fedeli, non un istituto culturale a pagamento.

La distinzione va fatta con precisione, perché non tutto ciò che si trova dentro il perimetro della basilica è ugualmente libero. La navata, il portico, il presbiterio, le cappelle e la confessione si visitano gratuitamente negli orari di apertura. La catacomba di Ciriaca e il chiostro, invece, non sono liberamente accessibili: la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra indica la catacomba come visitabile su richiesta, e le visite guidate ai sotterranei sono organizzate da associazioni culturali che applicano una loro quota di partecipazione. È una differenza che conviene tenere a mente prima di partire, non davanti al cancello chiuso.

Chi era Lorenzo: il diacono, il tesoro e la graticola

Non si capisce nulla della Basilica di San Lorenzo fuori le mura se non si capisce chi fosse l'uomo sepolto sotto l'altare maggiore. E chi fosse davvero, sotto la crosta della leggenda, è una domanda che gli storici si pongono da secoli con onestà e con qualche imbarazzo, perché le fonti antiche sono poche, tarde e cariche di intenzione retorica.

Il 258 di Valeriano e la persecuzione

Nel 257 e nel 258 l'imperatore Valeriano emanò due editti contro i cristiani. Il primo colpiva il clero e vietava le riunioni nei cimiteri; il secondo, più duro, prevedeva la pena capitale per vescovi, presbiteri e diaconi. Il 6 agosto 258 papa Sisto II fu arrestato e ucciso mentre celebrava nel cimitero di Callisto, sulla via Appia. Quattro giorni dopo, il 10 agosto, toccò a Lorenzo, che di quel papa era arcidiacono. La data è fissata dalla Depositio martyrum, il calendario romano del 354 che registra le memorie dei martiri: è uno dei documenti più antichi e più solidi che abbiamo su questa vicenda.

Il ruolo di arcidiacono non era onorifico. Il diacono nella Chiesa di Roma del III secolo amministrava i beni della comunità e assisteva i poveri: era, in termini moderni, il responsabile dell'economia e dell'assistenza. Questo dato, che sembra amministrativo, è la chiave di tutto il racconto successivo.

I poveri come tesoro della Chiesa

La tradizione, fissata in forma narrativa nella Legenda aurea di Iacopo da Varazze nel Duecento ma già presente in Ambrogio nel IV secolo, racconta che al prefetto di Roma, che gli intimava di consegnare i tesori della Chiesa, Lorenzo chiese tre giorni di tempo. Al termine dei tre giorni si presentò con i poveri, i malati, le vedove e gli orfani della comunità romana, e disse che quelli erano i tesori della Chiesa, tesori eterni. Il prefetto, secondo il racconto, non gradì l'ironia teologica.

Il numero che circola nelle fonti medievali parla di millecinquecento fra poveri e vedove assistiti dalla comunità cristiana di Roma. È una cifra che va presa per quello che è, un ordine di grandezza tramandato e non un dato di archivio, ma dice qualcosa di vero sulla dimensione dell'organizzazione caritativa cristiana a metà del III secolo, e spiega perché l'autorità imperiale ritenesse che quella comunità avesse davvero un tesoro.

La graticola e il dubbio degli storici

L'immagine che tutti conoscono, il martire arrostito vivo su una graticola, viene soprattutto da Ambrogio e da Prudenzio, che scrivono più di un secolo dopo i fatti, e da Agostino, che predica su Lorenzo con grande frequenza. È in Prudenzio che si trova la battuta feroce attribuita al santo, quella del girarlo dall'altra parte perché da questo lato è già cotto: un capolavoro di letteratura martiriale, non un verbale.

La storiografia moderna ha fatto notare che nel 258 la pena prevista per i chierici dall'editto di Valeriano era la decapitazione, e che una esecuzione per fuoco sarebbe stata un'anomalia giuridica. Alcuni studiosi ipotizzano quindi che Lorenzo sia stato decapitato come Sisto II e che la graticola sia un'elaborazione successiva, forse nata da un errore di trascrizione negli atti. Altri difendono la tradizione osservando che le esecuzioni esemplari fuori norma non erano affatto rare. La onestà impone di dire che il punto resta aperto: la graticola è tradizione antichissima e universalmente accolta, non è un fatto documentato con la stessa certezza della data del 10 agosto.

La reliquia della graticola, per inciso, non è al Verano: è custodita in un'urna settecentesca nella basilica di San Lorenzo in Lucina, in Campo Marzio, e il luogo tradizionale del supplizio è indicato in San Lorenzo in Panisperna, sul Viminale. Roma distribuisce la memoria di Lorenzo su tre chiese diverse, e il Verano è quella della sepoltura.

Santa Ciriaca, il campo Verano e la nascita del cimitero

Il terreno in cui Lorenzo fu sepolto era, secondo la tradizione, di proprietà di una matrona romana di nome Ciriaca, che avrebbe concesso il proprio fondo per dare sepoltura al martire. Da lei prende nome la catacomba, detta indifferentemente di Ciriaca o di San Lorenzo. Il toponimo Verano viene invece dall'ager Veranus, il campo di una famiglia dei Verani, e si è conservato attraverso quindici secoli fino a diventare il nome del cimitero moderno.

Attorno a quella tomba si formò rapidamente un cimitero di enorme estensione, perché i cristiani cercavano la sepoltura ad sanctos, vicino alle reliquie del martire, nella convinzione che la prossimità fisica al santo giovasse nel giorno della resurrezione. È lo stesso meccanismo che ha generato le grandi necropoli attorno a San Pietro, a San Paolo fuori le mura e a San Sebastiano fuori le mura. Il Verano di oggi, con i suoi ottantatré ettari di tombe ottocentesche e novecentesche, è la continuazione ininterrotta di quel gesto.

Le due basiliche della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

L'aspetto attuale del complesso è il risultato di una fusione: due chiese costruite a distanza di sei secoli e mezzo l'una dall'altra, saldate insieme in un unico organismo con un'operazione chirurgica di rara audacia. Chi entra e sente che qualcosa non torna, che gli assi non coincidono, che il pavimento cambia quota, ha ragione: non torna davvero, ed è il segno di un'edilizia che ha accumulato strati invece di cancellarli.

La basilica maior di Costantino

Nel IV secolo, intorno al 330, l'imperatore Costantino fece sistemare e monumentalizzare la tomba di Lorenzo, isolandola dalle sepolture circostanti e creando un percorso di accesso e di uscita per i pellegrini, con una scala per scendere e una per risalire. Sopra la tomba fu costruito un piccolo oratorio; poco distante sorse una grande basilica cimiteriale, la basilica maior, appartenente a quella famiglia di edifici a deambulatorio con abside a ferro di cavallo che gli archeologi chiamano basiliche circiformi per la loro pianta simile a un circo.

Era la stessa tipologia di San Sebastiano sull'Appia, di Sant'Agnese sulla Nomentana, dei Santi Marcellino e Pietro presso Torpignattara. Servivano da coperture monumentali per aree funerarie: dentro non si celebrava la messa quotidiana, ci si seppelliva e si banchettava in memoria dei defunti. Il pavimento era un tappeto ininterrotto di lastre sepolcrali.

Papa Damaso I, eletto nel 366, che a San Lorenzo era stato diacono, restaurò e abbellì il santuario e vi appose una delle sue celebri iscrizioni in versi, incise nell'elegante capitale filocaliana. Poi, fra il IX e il XII secolo, la basilica costantiniana fu abbandonata e andò in rovina. Per quasi otto secoli non se ne seppe più nulla di preciso.

La basilica pelagiana del VI secolo

Fra il 579 e il 590 papa Pelagio II fece costruire una nuova chiesa direttamente sopra il sepolcro, una basilica ad corpus: per realizzarla si tagliò il fianco della collina, in modo che l'edificio inglobasse la tomba al livello del pavimento. Era a tre navate, con gallerie praticabili al piano superiore, i matronei, e con colonne scanalate di pavonazzetto dai capitelli corinzi. Le trabeazioni sono materiale di reimpiego di II e III secolo, con fregi a girali vegetali e trofei d'armi di qualità altissima.

Per un certo periodo le due chiese convissero: la basilica maior costantiniana, in un momento imprecisato dedicata alla Madonna, e la basilica minor pelagiana, aderente alla tomba. È in questa fase che nasce il mosaico dell'arco trionfale, l'opera più antica e più preziosa che si conservi nell'edificio.

Laurenziopoli, il borgo fortificato attorno alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Fra XI e XIII secolo attorno alla basilica si formò un borgo murato con torri, che le fonti chiamano Laurentiopolis o Laurenziopoli. Papa Clemente III, fra il 1084 e il 1100, fece costruire il chiostro e avviò la fortificazione dell'abitato. In un'epoca in cui Roma era ridotta a poche decine di migliaia di abitanti stretti nell'ansa del Tevere, i grandi santuari extraurbani si difendevano da soli, con mura proprie e un piccolo insediamento di chierici, contadini e artigiani.

Di quel borgo fortificato oggi resta il campanile, otto ordini di laterizio con finestre bifore, alto circa trentuno metri, costruito alla fine del XII secolo su fondazioni di torre. Guardatelo bene dal piazzale: non è un campanile qualsiasi, è l'ultimo pezzo in piedi di una cittadella scomparsa.

La rivoluzione di Onorio III

Il salto decisivo avviene con Cencio Savelli, papa Onorio III dal 1216 al 1227, il pontefice che incoronò Federico II e approvò la regola francescana. Attorno al 1217 fece costruire una nuova chiesa davanti a quella pelagiana, verso occidente, e compì l'operazione che definisce l'edificio: abbatté l'abside della vecchia basilica, invertì l'orientamento del complesso e trasformò la chiesa di Pelagio nel presbiterio rialzato della nuova.

Alcune fonti collegano l'impresa all'incoronazione di Pietro II di Courtenay come imperatore latino di Costantinopoli, celebrata a Roma nel 1217: la basilica di San Lorenzo, fuori dalle mura e quindi neutrale rispetto alle rivendicazioni imperiali sulla città, sarebbe stata scelta come sede di una cerimonia politicamente delicatissima. È una lettura degli storici, plausibile e ben argomentata, non un fatto certificato da un documento diretto.

Il risultato è la basilica onoriana che oggi si percorre entrando: tre navate, ventidue colonne, dodici finestre per lato, un pavimento cosmatesco, due amboni, un candelabro pasquale. E in fondo, sopraelevato di nove gradini, il presbiterio che è il corpo della chiesa del VI secolo. Due edifici contigui e non coassiali: l'asse dell'uno e l'asse dell'altro non coincidono, e questo disassamento si vede a occhio nudo dalla porta.

Innocenzo IV e la cattedra papale

Innocenzo IV, papa dal 1243 al 1254, fece rialzare ulteriormente il presbiterio e commissionò la cattedra papale che ancora si vede in fondo, sulla parete di fondo del presbiterio, datata 1254. Con lui si chiude la grande stagione medievale del cantiere: quello che viene dopo sono restauri, aggiunte barocche, ripuliture ottocentesche e ricostruzioni novecentesche.

Vale la pena fermarsi un istante su questa sequenza, perché è il vero racconto dell'edificio: Costantino monumentalizza una tomba, Pelagio ci costruisce sopra una chiesa, Onorio ne aggiunge un'altra e ribalta tutto, Innocenzo sistema il presbiterio. Ogni papa lascia una firma, e nessuno cancella del tutto il predecessore. È l'esatto contrario di come si costruisce oggi.

Il piazzale, la colonna e il campanile della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Prima di entrare, dedicate cinque minuti all'esterno. Il piazzale attuale è ottocentesco, ma già nel 1704 il cardinale Pietro Ottoboni aveva fatto sistemare davanti alla chiesa una piazza semicircolare delimitata da colonnette, con al centro lo stemma di papa Clemente XI Albani. L'assetto che vediamo è quello ridisegnato sotto Pio IX, contemporaneo alla costruzione del cimitero.

La colonna di San Lorenzo del 1865

La colonna che occupa il centro del piazzale è alta circa ventiquattro metri e regge la statua bronzea del santo modellata da Stefano Galletti nel 1865. Per dimensione è seconda soltanto alla colonna dell'Immacolata di piazza di Spagna fra i monumenti celebrativi dell'Ottocento pontificio a Roma. È un manufatto che oggi quasi nessuno guarda, schiacciato com'è dal traffico, e che invece racconta con precisione l'ambizione monumentale del pontificato di Pio IX.

Il campanile romanico della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Il campanile si eleva arretrato, sulla destra della facciata. Laterizio, otto ordini, bifore, fine del XII secolo: appartiene alla grande famiglia dei campanili romani di quel periodo, quelli di Santa Maria in Cosmedin, dei Santi Giovanni e Paolo, di Santa Francesca Romana. La cella campanaria e i coronamenti hanno subito rimaneggiamenti, ma la struttura è autentica e poggia, secondo la lettura corrente, sulle fondazioni di una torre del borgo fortificato.

Accanto al campanile si sviluppa il monastero, oggi convento dei cappuccini. Da lì, attraverso la sagrestia, si accede al chiostro, e dal chiostro si scende alle catacombe: una sequenza di spazi che il visitatore ordinario non percorre e che costituisce, per chi riesce a vederla, l'esperienza più forte di tutto il complesso.

Il portico dei Vassalletto davanti alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Se dovessi indicare una sola cosa da guardare al Verano, indicherei il portico. Non l'interno, non il mosaico, non il ciborio: il portico. È l'ambiente più intatto, più raffinato e più ricco di racconto di tutto il complesso, ed è anche l'unico che si può vedere quando la chiesa è chiusa.

Le sei colonne di spoglio e il fregio policromo

Il portico è attribuito ai marmorari della famiglia Vassalletto e datato attorno al 1220. Sei colonne di spoglio, scanalate, con capitelli ionici medievali, reggono una trabeazione con un ricco fregio policromo a mosaico cosmatesco. L'attribuzione ai Vassalletto è tradizionale e sostenuta dallo stile, non da una firma leggibile come accade invece per il ciborio interno: è una attribuzione per confronto, ed è bene dirlo.

Nel fregio, entro medaglioni, compaiono ritratti a mosaico. La tecnica del reimpiego qui è portata a un livello di consapevolezza altissimo: le colonne antiche non sono semplicemente riutilizzate perché costava meno che scolpirne di nuove, sono scelte, accordate, messe in serie. I marmorari romani del Duecento leggevano l'antico come un repertorio disponibile, e lo ricomponevano con una grammatica propria.

Gli affreschi duecenteschi del portico

Le pareti del portico conservano un ciclo di affreschi della fine del Duecento con Storie dei santi Lorenzo e Stefano, e con le vicende dell'imperatore Enrico. La critica ha proposto per questo ciclo i nomi dei maestri Paolo e Filippo, attivi nell'ultimo quarto del XIII secolo. Gli affreschi hanno sofferto molto, e hanno sofferto in particolare nel 1943: sono leggibili a tratti, con lacune ampie, e vanno guardati con pazienza e con una luce radente.

La struttura narrativa è quella tipica della grande decorazione medievale: registri sovrapposti, episodi separati da cornici, didascalie dipinte. Le due vite corrono in parallelo, quella di Lorenzo e quella di Stefano, perché i due protomartiri sono sepolti insieme sotto lo stesso altare e la chiesa li presenta come una coppia inscindibile: il primo martire della Chiesa di Gerusalemme e il grande martire della Chiesa di Roma.

La storia dell'imperatore Enrico e il giudizio dell'anima

Uno degli episodi più curiosi del ciclo riguarda l'imperatore Enrico, identificato dagli studi con Enrico II di Germania, morto nel 1024 e canonizzato nel 1146. La leggenda medievale racconta di una visione in cui l'anima dell'imperatore viene pesata sulla bilancia del giudizio: i demoni accumulano peccati su un piatto, e la bilancia pende dalla parte sbagliata finché san Lorenzo non depone sull'altro piatto un calice d'oro che Enrico aveva donato a una chiesa a lui dedicata. Il calice fa pendere la bilancia dalla parte giusta, e l'anima si salva.

È una storia di teologia popolare che vale un intero trattato: la carità concreta, l'oggetto donato, pesa nel giudizio. Ed è coerentissima con il santo che aveva definito i poveri il tesoro della Chiesa. Che questo episodio compaia proprio qui, sulla parete del portico che i pellegrini attraversavano per entrare, non è un dettaglio decorativo: è un messaggio rivolto a chi entrava con la borsa in tasca.

I sarcofagi antichi e i due leoni

Sotto il portico sono conservati due sarcofagi di grande interesse. Uno, di IV secolo, è decorato con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento; l'altro, di manifattura attica, presenta motivi bacchici con amorini vendemmianti, il tema della vendemmia che il cristianesimo delle origini rilesse volentieri in chiave eucaristica. Sono pezzi di reimpiego funerario, riadoperati nel Medioevo per sepolture illustri.

Ai lati del portale d'ingresso vegliano due leoni marmorei di epoca medievale, provenienti dall'antico protiro. I leoni stilofori sono un motivo costante dell'architettura romanica italiana: guardiani della soglia, memoria lontana dei leoni del trono di Salomone. Passateci accanto lentamente e osservate le zampe, consumate da ottocento anni di mani.

La tomba di Alcide De Gasperi scolpita da Giacomo Manzù

Sulla parete sinistra del portico si trova il monumento funebre di Alcide De Gasperi, lo statista trentino che guidò l'Italia dal 1945 al 1953 e che è considerato uno dei padri fondatori dell'Europa unita. La scultura è opera di Giacomo Manzù, uno dei più grandi scultori italiani del Novecento, l'autore della Porta della Morte di San Pietro.

La scelta del luogo è una dichiarazione politica e spirituale insieme. De Gasperi non è sepolto al Pantheon fra i re, e non è al Verano fra le tombe monumentali della borghesia romana: è sotto il portico di una basilica martiriale, nel punto di passaggio, come un pellegrino che aspetta di entrare. Manzù lo ha rappresentato con quella asciuttezza scabra e dolente che è la sua cifra: nessuna retorica, nessuna allegoria trionfale. È fra le cose più belle e meno frequentate della Roma del Novecento, e la gente le passa davanti senza fermarsi perché ha fretta di entrare in chiesa.

La lapide di Pio XII e il 19 luglio 1943

Sempre nel portico una lapide ricorda la visita di papa Pio XII il 19 luglio 1943, il giorno stesso del bombardamento del quartiere San Lorenzo. Di quella visita, e delle sue circostanze documentate, parlo distesamente più avanti: qui basti dire che la lapide è il punto in cui la storia antichissima di questa chiesa incontra il Novecento nel modo più diretto e più doloroso.

Basilica di San Lorenzo fuori le mura
Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Dentro la Basilica di San Lorenzo fuori le mura: la navata onoriana

Si entra e la prima impressione è di spoglio. Nessuna doratura, nessun marmo policromo alle pareti, nessuna macchina d'altare barocca. Muri chiari, un soffitto a capriate, una fila di colonne per lato, la luce che scende dalle finestre alte. Questa nudità non è medievale per caso: è il risultato dei restauri ottocenteschi e soprattutto di quelli seguiti al 1943, che hanno inseguito con determinazione l'immagine di una chiesa medievale ripulita dalle aggiunte.

Le ventidue colonne della navata

La basilica onoriana ha tre navate separate da ventidue colonne di formato e materiale diverso: cipollino, granito grigio, granito rosso, marmi bianchi e neri, con capitelli ionici. L'ipotesi corrente, e ampiamente condivisa, è che provengano dalla basilica costantiniana abbandonata, smontata come una cava di materiali quando ormai era in rovina. I capitelli, invece, sembrano lavorati appositamente per il nuovo cantiere: la qualità dell'esecuzione è omogenea, cosa che il reimpiego non garantisce mai.

Camminate lungo la navata guardando in alto le colonne una per una e vi accorgerete che nessuna è uguale all'altra. È la firma dell'edilizia medievale romana: dodici secoli di Roma antica smontata e rimontata, un pezzo alla volta, con un senso della misura che teneva insieme l'incoerenza dei materiali.

Il pavimento cosmatesco della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Il pavimento è cosmatesco, opera dei marmorari romani, e risale ai lavori di Onorio III. I Cosmati, o meglio le famiglie di marmorari romani di cui i Cosmati sono la più nota, ritagliavano dischi di porfido rosso e verde antico dalle colonne romane e li componevano in guilloches, quinconci, nastri intrecciati. Il porfido rosso veniva dal Mons Porphyrites in Egitto e la cava era chiusa da secoli: ogni disco che vedete calpestato sotto i piedi è un pezzo di marmo imperiale riciclato.

Guardate il disegno stando fermi in un punto e poi camminando: il pavimento cosmatesco è pensato per essere percorso, e i suoi grandi cerchi scandiscono le stazioni liturgiche lungo la navata. Non è un tappeto decorativo, è una partitura.

I due amboni e il candelabro pasquale

Presso l'altare maggiore si fronteggiano due amboni cosmateschi. Quello di destra, più elaborato, serviva alla proclamazione del Vangelo; quello di sinistra all'Epistola. È la disposizione liturgica classica della basilica romana medievale, prima che il pulpito unico e il coro tridentino cambiassero tutto.

Accanto all'ambone di destra si eleva il candelabro pasquale, sorretto da due leoni e decorato a mosaico, opera cosmatesca fra XII e XIII secolo. È l'oggetto su cui la notte di Pasqua veniva collocato il cero, il segno del Cristo risorto: una colonna tortile di marmo bianco e mosaico che sale come una spirale. Fermatevi a guardarlo controluce, quando il sole del tardo pomeriggio entra dalle finestre alte: è uno degli oggetti più belli della chiesa e nessuno lo fotografa.

Il monumento del cardinale Fieschi in controfacciata

Sulla controfacciata è addossato il monumento funebre del cardinale Guglielmo Fieschi, morto nel 1256, nipote di Innocenzo IV. È composto da un sarcofago romano di riuso, decorato con una scena nuziale, sormontato da un baldacchino cosmatesco. Le fonti oscillano fra il II e il III secolo per la datazione del sarcofago: la prudenza vuole che si dica sarcofago romano di età imperiale, con scena di matrimonio.

È un caso da manuale del rapporto medievale con l'antico: un cardinale del Duecento si fa seppellire dentro il sarcofago nuziale di un patrizio pagano, e sopra ci mette un baldacchino a mosaico dorato. Nessun imbarazzo, nessuna rimozione. L'antico era materiale nobile e disponibile, e la sua cristianizzazione avveniva per uso, non per iconoclastia.

Gli affreschi ottocenteschi di Cesare Fracassini

Nell'Ottocento la navata centrale fu interamente affrescata da Cesare Fracassini, pittore romano della cerchia purista, nell'ambito del grande restauro voluto da Pio IX. Di quel ciclo i restauri successivi al 1943 hanno conservato soltanto due porzioni: una in controfacciata e una sull'arco trionfale rivolto verso la basilica onoriana.

La scelta di sacrificare Fracassini per riportare in luce la muratura medievale è una scelta critica precisa, figlia di una stagione della cultura del restauro che considerava le aggiunte ottocentesche come sovrastrutture da eliminare. Oggi molti storici dell'arte la giudicherebbero con più cautela. La riporto per quello che è: una decisione di metodo presa in un momento storico determinato, che ha dato all'edificio l'aspetto che ha.

La navata destra e gli affreschi medievali

Nella navata di destra sopravvivono lacerti di affreschi medievali con figure di Santi e una Madonna col Bambino. Sono frammenti, e vanno cercati: la luce in quella navata è scarsa e il colore è sbiadito. Ma sono, insieme al ciclo del portico, la testimonianza superstite di quella che doveva essere la condizione normale dell'edificio medievale, interamente dipinto dal pavimento al soffitto.

La navata di sinistra, invece, è priva di opere pittoriche e conduce all'accesso della cappella sotterranea di Santa Ciriaca. Questa asimmetria fra le due navate laterali è uno degli aspetti che disorienta il visitatore al primo ingresso e che diventa chiarissimo appena si capisce la stratigrafia dell'edificio.

Le cappelle della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Le cappelle sono due, una per navata laterale, e appartengono a due mondi diversi: una all'Ottocento purista di Vespignani, l'altra al Seicento romano di Pietro da Cortona. In una chiesa che ha inseguito con tanta ostinazione il proprio aspetto medievale, sono le uniche due sacche in cui i secoli moderni hanno resistito.

La cappella di San Tarcisio

In fondo alla navata destra si apre la cappella di San Tarcisio, realizzata da Virginio Vespignani nel restauro ottocentesco. Tarcisio è il giovane accolito romano ucciso, secondo la tradizione, mentre portava l'Eucaristia ai carcerati: un santo dal culto antichissimo ma dalla biografia tutta leggendaria, reso popolarissimo nell'Ottocento dal romanzo Fabiola del cardinale Wiseman e dalla devozione dei ragazzi cattolici. Che Pio IX gli dedicasse una cappella qui, accanto al martire per eccellenza, è coerente con il clima devozionale del suo pontificato.

Dalla cappella di San Tarcisio, e dall'adiacente sagrestia, si accede al chiostro. È il passaggio chiave del complesso, e il motivo per cui vale la pena informarsi in anticipo sulla possibilità di una visita guidata.

Serodine o Savonanzi: il nodo dell'attribuzione

Nella cappella di San Tarcisio è conservata una tela seicentesca, e su questa tela le fonti divergono in modo netto. Alcune indicano una Decollazione del Battista del caravaggesco ticinese Giovanni Serodine, datata 1619; altre indicano una Sepoltura di San Lorenzo di Emilio Savonanzi, anch'essa datata 1619. Le due attribuzioni non sono conciliabili, perché non riguardano solo l'autore ma il soggetto stesso del dipinto.

La posizione prudente, e quella che adotto, è di segnalare che nella cappella si trova un dipinto del secondo decennio del Seicento di ambito caravaggesco, e di invitare chi si trova davanti alla tela a leggere il cartellino in loco. Serodine, se di lui si tratta, sarebbe una presenza notevolissima: morto a trentaquattro anni nel 1630, è uno dei pittori più violenti e più moderni della generazione post-caravaggesca, e le sue opere romane si contano sulle dita di due mani. Savonanzi, bolognese, appartiene a un versante più classicista. Sono due strade critiche molto diverse, e chi vi dice con sicurezza quale sia quella giusta vi sta semplificando la vita.

La cappella sotterranea di Santa Ciriaca e i monumenti di Pietro da Cortona

In fondo alla navata sinistra, e sotto il livello del pavimento, si apre la cappella dedicata a Santa Ciriaca, di gusto barocco, decorata nel XVII secolo. Ospita due monumenti funebri realizzati su disegno di Pietro da Cortona, il grande architetto e pittore che a Roma ha firmato Santi Luca e Martina, Santa Maria della Pace e il soffitto di Palazzo Barberini.

Le fonti indicano che i due monumenti sono dedicati a Bernardino Guglielmi e a Gerolamo Alendri, e che la scultura del monumento Guglielmi sarebbe opera del fiammingo Francesco Duquesnoy, il maestro della Santa Susanna di Santa Maria di Loreto e del San Andrea in San Pietro. Anche qui la prudenza è d'obbligo: l'attribuzione a Duquesnoy circola nella letteratura locale e va confermata sul posto.

Sull'altare della cappella si conserva un'edicola cosmatesca duecentesca che racchiude un rilievo di intorno al 1500 con Cristo morto sorretto dalla Vergine e da san Giovanni, con stemmi della famiglia Farnese. È un piccolo capolavoro di stratificazione: una cornice del Duecento, un rilievo del Rinascimento, uno stemma di committenza cinquecentesca, dentro una cappella barocca, sotto una chiesa del Duecento costruita davanti a una del Cinquecento anni prima. La Roma delle chiese funziona così.

Il presbiterio: la basilica pelagiana dentro la Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Si sale al presbiterio per due rampe di scale laterali, e qui accade la cosa che rende questo edificio unico a Roma. Il presbiterio non è un presbiterio: è la navata centrale della chiesa del VI secolo, rialzata di nove gradini e inglobata nel corpo nuovo. Chi sale quelle scale attraversa seicentotrenta anni di storia in dodici passi.

Le colonne di pavonazzetto e la trabeazione di reimpiego

Il presbiterio è inquadrato da colonne scanalate di pavonazzetto, dodici secondo le descrizioni antiche, con capitelli corinzi di grande finezza. Sopra corre una trabeazione con fregio a trofei d'armi e motivi vegetali, materiale di reimpiego di età imperiale, II o III secolo, di qualità così alta che gli archeologi hanno a lungo discusso da quale edificio provenga.

Alzate lo sguardo e leggete quel fregio da vicino: armi, corazze, elmi, scudi, in un intreccio di racemi. È decorazione militare romana, sopravvissuta a un impero, riusata da un papa del VI secolo per incorniciare la tomba di un martire ucciso dallo Stato romano. Non conosco a Roma un cortocircuito più eloquente di questo, e si trova a due metri sopra la testa di chi visita, in una chiesa dove ogni giorno passano al massimo qualche decina di turisti.

Il matroneo della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Sopra le navate laterali del presbiterio corre il matroneo, la galleria praticabile che era propria della basilica pelagiana. Dieci colonne con capitelli corinzi e trabeazioni di reimpiego lo sostengono. I matronei nelle basiliche romane del VI secolo sono rari, e la loro funzione è discussa: non necessariamente riservati alle donne come suggerisce il nome moderno, forse spazi di servizio, forse tribune per il clero, forse aree di sosta per i pellegrini nelle veglie notturne sulla tomba del martire.

Il matroneo non è accessibile al pubblico. Fino agli anni Novanta ospitava la consolle dell'organo, poi ricollocata lassù dopo un periodo in presbiterio: un dettaglio che dice quanto quello spazio sia rimasto vivo nella pratica della basilica.

Il ciborio del 1148, la più antica firma dei marmorari romani

Al centro del pavimento cosmatesco del presbiterio si eleva il ciborio, e questo è un oggetto capitale nella storia dell'arte medievale italiana. Quattro fusti di porfido reggono una copertura piramidale su colonnine trabeate. Sulla struttura corre l'iscrizione che porta la data 1148 e i nomi degli autori: i figli di Paolo, capostipite della prima grande bottega di marmorari romani, gli stessi che lavorarono a Santa Maria in Cosmedin, a Santa Croce in Gerusalemme e a San Clemente.

Il punto è questo: è la più antica opera firmata da marmorari romani che si conservi. Prima del 1148 gli artefici del Medioevo romano sono anonimi; da qui in poi hanno un nome, una bottega, una dinastia. È l'atto di nascita documentario di quella scuola che chiamiamo cosmatesca e che per due secoli avrebbe pavimentato mezza Italia. Se dovessi indicare il singolo oggetto più importante contenuto nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura, indicherei questo, e non il mosaico che tutti fotografano.

La cattedra episcopale del 1254

Sulla parete di fondo del presbiterio si trova la cattedra episcopale, datata 1254 e commissionata da Innocenzo IV, decorata con mosaici e marmi policromi. È il seggio da cui il vescovo presiedeva l'assemblea, collocato secondo la disposizione paleocristiana al centro dell'abside, dietro l'altare, rivolto verso i fedeli.

Quella posizione non è un dettaglio di arredo. Racconta una liturgia in cui il celebrante guardava il popolo attraverso l'altare, disposizione che a Roma è documentata nelle basiliche maggiori e che il Medioevo successivo avrebbe progressivamente abbandonato. Nella cattedra del 1254, con il suo mosaico dorato e i suoi bracci scolpiti, si legge la coscienza che i papi del Duecento avevano della propria continuità con la Chiesa antica.

Il mosaico del VI secolo sull'arco trionfale

L'opera più antica dell'edificio è il mosaico dell'arco trionfale, voluto da Pelagio II fra il 579 e il 590. Al centro Cristo in trono, benedicente, seduto su un globo; ai lati, tre per parte, i santi Paolo, Stefano e Ippolito, e Pietro, Lorenzo e papa Pelagio II. Pelagio è ritratto con il modellino della sua basilica fra le mani, nell'atto di offrirlo a Cristo, e con il nimbo quadrato che nell'iconografia antica indica il committente ancora vivente al momento dell'esecuzione.

Il tema è quello della Maiestas Domini, e la lettura teologica è precisa: Pietro introduce Lorenzo alla presenza di Cristo, il maestro presenta il discepolo. Il registro cromatico è quello bizantineggiante della fine del VI secolo, con l'oro del fondo, i volti allungati e gli occhi grandi, i panneggi rigidi. È l'ultima grande stagione del mosaico romano prima dell'iconoclastia e prima della lunga interruzione altomedievale.

Sappiate però che vederlo bene non è facile: il mosaico è in alto, la luce naturale è avara, e la posizione migliore per osservarlo si trova ai piedi della scalinata del presbiterio, guardando verso l'alto. Portate un binocolo leggero se vi interessa davvero: cambia completamente la lettura dei dettagli, dei nomi scritti accanto alle figure, del modellino architettonico nelle mani del papa.

Sotto il pavimento: cripta, confessione e catacombe della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Il livello inferiore è il motivo per cui tutto il resto esiste. Senza la tomba di Lorenzo non ci sarebbe la basilica di Costantino, non ci sarebbe quella di Pelagio, non ci sarebbe Onorio III, non ci sarebbe il cimitero del Verano, non ci sarebbe il quartiere. Tutto quello che si vede in superficie è la conseguenza di una sepoltura del III secolo.

La confessione e le tombe di Lorenzo e Stefano

Sotto il presbiterio rialzato si apre la confessione, la cripta che custodisce le reliquie. Vi si venerano le tombe di san Lorenzo e di santo Stefano protomartire, e secondo le fonti anche quelle di san Giustino, il filosofo cristiano martirizzato a Roma fra il 163 e il 167. Le reliquie di Stefano furono portate a Roma in età pelagiana; la tradizione della loro traslazione da Gerusalemme e da Costantinopoli è antica e ricorre in tutte le fonti.

Le reliquie furono ricollocate nella confessione attuale soltanto durante il restauro di Vespignani sotto Pio IX, nella seconda metà dell'Ottocento. Prima di allora erano custodite altrove nell'edificio. È un dato che sorprende molti visitatori, convinti che nelle chiese romane nulla si sia mai mosso: al contrario, le reliquie hanno viaggiato moltissimo, dentro lo stesso edificio e fra edifici diversi, per ragioni liturgiche, devozionali e di sicurezza.

La lastra macchiata e l'analisi voluta da Pio IX

Nella cripta si conserva una lastra di marmo con larghe macchie scure, che la tradizione ritiene bagnata dal sangue del martire e raccolta sul luogo del supplizio. Pio IX, nell'Ottocento, ne fece eseguire un'analisi chimica, e il referto, secondo la letteratura, riconobbe presenza di sangue e di grasso umani.

Va detto con chiarezza che cosa significa e che cosa non significa. Un'analisi ottocentesca poteva riconoscere materiale organico di origine animale o umana; non poteva datare la macchia, non poteva identificare l'individuo, non poteva stabilire alcun nesso con Lorenzo. La lastra è un oggetto di devozione con una storia interessantissima, non una prova. Presentarla come prova sarebbe scorretto verso la scienza e, a nostro giudizio, anche verso la fede, che di prove di quel genere non ha mai avuto bisogno.

La catacomba di Ciriaca sotto la Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Sotto e attorno alla basilica si estende una delle catacombe romane più vaste, detta indifferentemente catacomba di San Lorenzo o di Santa Ciriaca, e in antico cimitero in agro Verano. Si sviluppa su più livelli, con inizio nel III secolo, e comprende tre regioni distinte con arcosoli e pitture del IV secolo.

Il cuore del complesso è l'area monumentalizzata attorno alla sepoltura speciale del martire: Costantino, fra i primi decenni e la metà del IV secolo, vi fece costruire un pozzo in muratura per garantire l'accesso alla tomba; le fonti riferiscono che la sepoltura fu poi racchiusa dietro una grata d'argento e circondata da un'abside rivestita di porfido. Su quella sepoltura Pelagio II costruì la sua basilica nel VI secolo, e su quella basilica Onorio III costruì la sua nel Duecento. Tre edifici sovrapposti a una sola tomba.

Attenzione al punto pratico, che ripeto perché è il più disatteso: la catacomba non è aperta al pubblico con orari fissi. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra la indica come visitabile su richiesta e fornisce i recapiti telefonici 06 4465610 e 06 491511 e un indirizzo di posta elettronica istituzionale. Alcune associazioni culturali romane organizzano visite guidate ai sotterranei con quota di partecipazione, con appuntamento alla colonna del piazzale. Chi vuole vedere questi ambienti deve organizzarsi con anticipo. Chi si presenta senza avere chiamato, non entra.

Gli scavi del 1957 e la scoperta della basilica costantiniana

Nel 1957 furono eseguiti saggi di scavo in corrispondenza del muro del cimitero del Verano, e quelle indagini permisero finalmente di riconoscere i resti della basilica maior di Costantino: un grande edificio a circo, a tre navate separate da colonne, del tipo che gli archeologi avevano ipotizzato per confronto con Sant'Agnese e San Sebastiano. Fu una conferma archeologica di primaria importanza, perché fino ad allora la basilica costantiniana era un edificio noto solo dalle fonti scritte.

Altri scavi sotto la basilica hanno portato alla luce numerosi ambienti e cripte, e il quadro non è chiuso: la stratigrafia di questo sito è fra le più complesse della Roma cristiana, e la bibliografia scientifica, dal Corpus basilicarum christianarum Romae di Richard Krautheimer del 1962 agli studi sul reimpiego degli anni Duemila, continua ad aggiornarla.

La cappella di Pio IX nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Dalle estremità delle navate laterali si scende alla cappella funeraria di Pio IX, che fu eretta alla fine del XIX secolo riutilizzando il nartece della basilica pelagiana. Il progetto è di Raffaele Cattaneo, e la decorazione musiva ritrae momenti della vita del pontefice: è un ambiente sontuoso, di gusto neobizantino, che con la nudità medievale della navata soprastante non ha nulla a che vedere.

Giovanni Maria Mastai Ferretti, papa Pio IX dal 1846 al 1878, è stato il pontefice dal regno più lungo della storia dopo Pietro secondo la tradizione: trentuno anni e sette mesi. È il papa del Sillabo, del Concilio Vaticano I e del dogma dell'infallibilità, ma anche il papa che perde lo Stato pontificio nel 1870 e si dichiara prigioniero in Vaticano. Fu beatificato nel 2000. La sua tomba qui, in una basilica extraurbana e non in San Pietro, fu una sua espressa volontà testamentaria.

Il tono della cappella è tutto ottocentesco, e a molti visitatori risulta stridente. È un documento straordinario: l'ultimo papa re che sceglie di farsi seppellire accanto al diacono che aveva definito i poveri il tesoro della Chiesa, in una basilica che lui stesso aveva fatto restaurare, appena fuori dalle mura della città che aveva perduto. Non c'è pagina di storia che lo racconti meglio di questo ambiente.

Il chiostro della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Il chiostro risale alla fine del XII secolo, avviato sotto Clemente III. Si sviluppa su due ordini di logge sovrapposte, e vi si accede dalla cappella di San Tarcisio e dalla sagrestia. Dal chiostro si scende alla catacomba: è il punto di giunzione fra la chiesa di sopra e la città dei morti di sotto.

Le pareti del chiostro ospitano una raccolta di materiale epigrafico e lapidario proveniente dalla catacomba e dalle demolizioni: frammenti di iscrizioni, lastre sepolcrali, simboli incisi. Chi legge il latino ci passa un pomeriggio senza accorgersene. Chi non lo legge trova comunque, nelle formule ripetute e nei nomi, la voce di una comunità che nel IV secolo seppelliva i suoi morti scrivendo che dormivano in pace.

Il chiostro non è liberamente accessibile e non ha orari pubblicati di visita libera: si vede nell'ambito delle visite guidate ai sotterranei o su richiesta alla parrocchia. Se avete la fortuna di entrarci in una mattina di sole, sedetevi sul bordo e state fermi cinque minuti. È uno dei silenzi migliori di Roma, e sopra la testa passa il rumore della Tiburtina.

L'organo della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

L'organo attuale fu costruito nel 1958 dai fratelli Ruffatti, e sostituì lo strumento precedente della famiglia Priori, del 1860, distrutto nel bombardamento del 1943. Ha due tastiere di sessantuno note e una pedaliera concavo radiale di trentadue note.

La sua storia recente è movimentata. Nel 1981 l'organaro Alvaro Vercelli spostò la consolle dal matroneo al presbiterio e modificò alcuni registri secondo il gusto neobarocco di quegli anni; nel 1992 la consolle fu riportata nel matroneo. Nel 2019 lo strumento è stato restaurato dalla bottega organaria Dell'Orto e Lanzini, con l'aggiunta di nuovi registri al pedale, un basso acustico di trentadue piedi e una tromba di otto piedi, e di nuovi comandi in consolle fra cui sequencer e trasposizione.

Sembra una nota per specialisti, e in parte lo è. Ma dice una cosa importante: questa non è una chiesa museificata, è un organismo che si mantiene, si aggiorna e si usa. L'organo del 2019 in una basilica del VI secolo dentro una del XIII è esattamente lo stesso gesto di Onorio III che riusa le colonne di Costantino.

Il 19 luglio 1943: la Basilica di San Lorenzo fuori le mura sotto le bombe

Questo capitolo va affrontato con i fatti in mano, le date verificate e il rispetto dovuto a chi quel giorno è morto. Il bombardamento di San Lorenzo non è un aneddoto di guida turistica: è il trauma che ha definito questo quartiere, questa basilica e il rapporto di Roma con la seconda guerra mondiale.

Che cosa accadde a Roma quel giorno

Il 19 luglio 1943 Roma subì il primo bombardamento aereo alleato della guerra. L'attacco si svolse in due ondate: circa trecento bombardieri pesanti al mattino, altri duecento bombardieri medi nel pomeriggio, per un totale che si avvicina ai cinquecento apparecchi. Furono sganciate circa quattromila bombe, per un tonnellaggio stimato attorno alle milleseicento tonnellate secondo alcune ricostruzioni e a poco più di mille secondo altre.

Gli obiettivi militari dichiarati erano gli scali ferroviari e gli aeroporti. Lo scalo merci di San Lorenzo era il nodo attraverso cui transitavano i rifornimenti tedeschi diretti al fronte meridionale, ed era circondato da un quartiere operaio densissimo. I quartieri più colpiti furono San Lorenzo, Tiburtino, Prenestino, Casilino, Labicano, Tuscolano e Nomentano.

Le cifre delle vittime variano secondo le fonti e le metodologie di conteggio, come accade sempre per i bombardamenti urbani. Le stime complessive per la città parlano di circa tremila morti e undicimila feriti; per il solo quartiere di San Lorenzo si indicano circa millecinquecento morti e quattromila feriti. Sono numeri di ordine di grandezza, non registri anagrafici, e la storiografia continua a discuterne.

I danni alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

La basilica fu gravemente colpita. La facciata, che era interamente rivestita di mosaici, andò distrutta: di quei mosaici restano oggi soltanto frammenti, fra cui si riconoscono il Cristo Agnello e la presentazione di Pietro di Courtenay a san Lorenzo. Il nartece fu devastato. Gli affreschi duecenteschi del portico subirono danni pesantissimi. L'organo Priori del 1860 fu distrutto. Anche il cimitero del Verano fu colpito: crollò un tratto delle mura di cinta causando vittime, e furono danneggiati il quadriportico monumentale, il sacrario militare, il deposito comunale e diverse tombe, fra cui quella di Ettore Petrolini e quella della famiglia Pacelli.

Il dato che va sottolineato, perché è quello che il visitatore non immagina, è che la facciata che oggi vediamo è una ricostruzione integrale del dopoguerra. Non è medievale: è una restituzione novecentesca, eseguita con i materiali originali recuperati fra le macerie e con criteri filologici. Quando si guarda quella parete di laterizio con le tre finestre arcuate, si guarda un'opera di restauro, non un manufatto del Duecento.

Pio XII fra le macerie

Nel pomeriggio dello stesso 19 luglio 1943 papa Pio XII lasciò il Vaticano. Secondo L'Osservatore Romano l'uscita avvenne alle 17.20, mentre il bombardamento era ancora in corso. Il papa era accompagnato da monsignor Giovanni Battista Montini, allora sostituto della Segreteria di Stato, il futuro Paolo VI.

Le cronache riferiscono che l'automobile attraversò lentamente le vie adiacenti al Verano, rallentando perché il pontefice potesse chiedere notizie delle vittime e dei danni, e che Pio XII rimase fra le rovine davanti alla basilica per oltre un'ora e mezza. Testimoni riferirono che al ritorno la veste bianca era sporca di sangue. Pronunciò parole di conforto, riferendosi all'affanno indicibile di tante famiglie tragicamente private dei loro cari, e implorò che il dolore si mutasse in forza spirituale e morale, benedicendo i presenti, le loro famiglie e la città.

L'immagine del papa a braccia spalancate sul piazzale del Verano è diventata una delle fotografie più note del Novecento italiano ed è entrata nella memoria collettiva romana. La lapide nel portico ricorda quella giornata.

Le letture storiografiche del bombardamento

Sul 19 luglio 1943 esistono letture storiografiche diverse, e vanno presentate come letture, non come verità stabilite. Una parte della storiografia sottolinea la legittimità militare dell'obiettivo, lo scalo ferroviario, e la volontà alleata di colpire le linee di rifornimento tedesche e di indurre il crollo del regime, ricordando che il Gran Consiglio del Fascismo si riunì appena sei giorni dopo e che Mussolini fu destituito il 25 luglio. Un'altra parte insiste sulla sproporzione fra obiettivo e strage civile, sulla imprecisione dei bombardamenti ad alta quota dell'epoca e sulla responsabilità politica di chi aveva dichiarato Roma città aperta senza esserlo davvero.

Il titolo di difensore della città attribuito a Pio XII dopo la guerra appartiene a sua volta a una vicenda storiografica discussa, dentro il più ampio dibattito sul pontificato di Pacelli durante il conflitto. Non tocca a una guida risolverlo. Tocca però dire che nel quartiere San Lorenzo la memoria di quel giorno è viva, custodita, celebrata ogni anno, e che davanti a quella memoria il registro giusto è il silenzio.

Il restauro fino al 1948

I lavori di ricostruzione si conclusero nel 1948. La direzione scelse un criterio preciso: ricomporre l'edificio con i materiali originali e cogliere l'occasione per eliminare buona parte delle addizioni ottocentesche di Vespignani, restituendo alla chiesa un aspetto il più possibile medievale. Il ciclo di Fracassini fu sacrificato quasi per intero.

È un restauro che appartiene pienamente alla cultura del suo tempo, quella che dopo la guerra volle ricostruire com'era e dov'era, e che allo stesso tempo praticò una selezione fra le fasi storiche dell'edificio. La basilica che si visita oggi è insieme antichissima e recente: le colonne sono romane, il ciborio è del 1148, il mosaico del VI secolo, ma il volume che li contiene ha meno di ottant'anni nella sua veste attuale. Tenerlo a mente rende la visita molto più interessante.

Una curiosità sulla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda un titolo perduto. Fino al 1847 la Basilica di San Lorenzo fuori le mura era una delle cinque basiliche patriarcali di Roma, e a ciascuna delle cinque era associato uno dei patriarcati della cristianità: San Giovanni in Laterano al papa, San Pietro a Costantinopoli, San Paolo fuori le mura ad Alessandria, Santa Maria Maggiore ad Antiochia, e San Lorenzo fuori le mura a Gerusalemme.

Non era un'assegnazione simbolica astratta. Dal 1374 al 1847 questa basilica fu effettivamente la sede romana del patriarca latino di Gerusalemme, cioè del titolare di una carica nata con le crociate e rimasta, dopo la caduta degli Stati crociati, come titolo residente in Occidente. Per quasi cinquecento anni, chi portava il titolo di patriarca di Gerusalemme aveva qui, sulla via Tiburtina, la propria chiesa.

Nel 1847 Pio IX ristabilì la sede patriarcale latina a Gerusalemme, con un patriarca residente in Terra Santa. Da quel momento la basilica del Verano perse il titolo patriarcale e le basiliche patriarcali romane scesero da cinque a quattro. Nel 2006, con l'eliminazione del titolo di Patriarca d'Occidente dall'Annuario Pontificio, la terminologia è cambiata ancora e si preferisce oggi parlare di basiliche papali.

C'è dunque una domanda a cui la gente risponde quasi sempre sbagliando: quante sono le basiliche papali di Roma? Quattro. E quale è quella che c'era e poi non c'è stata più? Questa. È il modo più rapido per spiegare a un gruppo perché una chiesa così importante sia oggi così poco frequentata dal turismo di massa: ha perso il suo posto nell'elenco a metà Ottocento, e gli elenchi, in fatto di turismo, contano moltissimo. Il titolo di Abate di San Lorenzo, per inciso, spetta ancora oggi al vicegerente del vicario della diocesi di Roma: un residuo istituzionale di quella stagione.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Nessuno vi dice che questa chiesa si legge al contrario. Tutte le basiliche romane si percorrono dalla porta all'altare seguendo un asse unico; qui l'asse è doppio e rotto, e il percorso che compite entrando è l'inverso esatto del percorso originario.

La basilica di Pelagio II, nel VI secolo, aveva la sua facciata dalla parte opposta rispetto a quella attuale, con l'abside dove oggi si trova l'ingresso al presbiterio. Quando Onorio III costruì la sua chiesa nel Duecento, abbatté l'abside pelagiana e attaccò il nuovo corpo lì, ribaltando l'orientamento dell'intero complesso. Il nartece della basilica pelagiana, cioè l'atrio che precedeva l'ingresso antico, si ritrovò dietro l'altare della chiesa nuova: e quel nartece è oggi la cappella funeraria di Pio IX.

Ecco perché entrando qualcosa non torna. Le due navate non sono allineate, i pavimenti hanno quote diverse, le colonne hanno diametri e materiali incompatibili, e il passaggio fra i due corpi è segnato da una scalinata che non è un semplice rialzo di presbiterio ma una cerniera fra due edifici. Se guardate dalla porta d'ingresso verso il fondo, e poi vi spostate di due metri a destra e a sinistra, vedete l'asse spostarsi: è la prova visiva del disassamento.

Il secondo elemento che nessuno racconta è la conseguenza pratica di questo ribaltamento sull'illuminazione. La chiesa onoriana prende luce da dodici finestre per lato e dalla facciata; il presbiterio pelagiano, incastonato al fondo, ha una luce molto più fioca e indiretta. Il mosaico del VI secolo, che è la cosa più preziosa, si trova nella zona meno illuminata dell'edificio. Non è un difetto: nella logica pelagiana quel mosaico era sull'arco absidale e riceveva la luce da tutt'altra parte. La chiesa nuova gli ha tolto la sua luce. Chi arriva a metà pomeriggio in una giornata di sole ha le condizioni migliori; chi arriva alle 18 di dicembre non vedrà quasi nulla, e converrà che gli sia detto prima.

Il consiglio che ti do per visitare la Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Il consiglio principale è uno solo e riguarda l'orario: venite di mattina presto, fra le 8 e le 11, oppure nel tardo pomeriggio fra le 16.30 e le 18, ed evitate come la peste la fascia centrale della giornata, quando la chiesa è chiusa e vi trovate davanti a un portone sbarrato con il piazzale bollente alle spalle. È l'errore che vedo commettere più spesso da chi arriva qui inserendo la basilica in un itinerario costruito sugli orari dei musei statali.

Il secondo consiglio è di telefonare al 06 491511 due o tre giorni prima se vi interessano il chiostro e le catacombe. Non date per scontato nulla: la parrocchia gestisce quegli ambienti secondo le proprie disponibilità, e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra indica la catacomba come visitabile su richiesta. Una telefonata risolve, l'improvvisazione no.

Terzo: costruite la visita in un blocco unico con il cimitero del Verano. Sono contigui, si completano, e raccontano la stessa storia lunga diciassette secoli. Calcolate quarantacinque minuti buoni per la basilica se la guardate davvero, altri novanta minuti per il cimitero se volete vederne le zone monumentali. Mezza giornata è la misura giusta.

Quarto, e più tecnico: portate una piccola torcia o accontentatevi della torcia del telefono, e portate un binocolo se ne avete uno leggero. Il mosaico del VI secolo, gli affreschi del portico e i lacerti della navata destra sono tutti in condizioni di luce difficili. La differenza fra vedere e intuire, qui, la fanno dieci euro di ottica.

Quinto: entrate nel portico prima di entrare in chiesa, e dedicategli almeno un quarto d'ora. Il novantacinque per cento dei visitatori lo attraversa in dieci secondi guardando il telefono. È l'ambiente più ricco del complesso, contiene la tomba di De Gasperi, i sarcofagi antichi, i leoni, il ciclo duecentesco e la lapide del 1943, ed è l'unico che potete vedere anche a chiesa chiusa.

Sesto, un'opinione netta: non venite qui se avete un'ora sola a Roma. Non è una chiesa da spuntare in una lista. È una chiesa da capire, e capirla richiede che vi sediate in fondo alla navata per cinque minuti prima di cominciare a guardare qualsiasi cosa. Chi ci arriva di corsa, di corsa se ne va e non ha visto niente. Chi ci arriva con tempo esce con la sensazione di aver toccato un punto che a Roma non ha uguali.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che questa basilica sia una delle sette chiese del pellegrinaggio romano lo dicono tutte le guide. Quello che quasi nessuna spiega è che cosa fosse davvero quel pellegrinaggio, quanto durasse, e perché il Verano ne fosse una tappa così faticosa e così necessaria.

L'itinerario delle sette chiese è documentato a Roma da oltre millecinquecento anni e fu riorganizzato in forma sistematica da Filippo Neri nel Cinquecento, che ne fece l'esercizio spirituale caratteristico dell'Oratorio. Le sette sono San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura, San Sebastiano fuori le mura, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le mura e Santa Maria Maggiore. Si percorrevano a piedi, in un giorno solo, per circa venti chilometri, con soste, preghiere, canti e una merenda condivisa lungo il percorso.

Il Verano occupa in quel giro la posizione più scomoda: è il punto più a nord-est, fuori dalle mura, raggiungibile solo con una deviazione lunga dalla direttrice Laterano-Santa Croce. Chi faceva le sette chiese arrivava qui stanco, nel pomeriggio, e ripartiva verso Santa Maria Maggiore con il sole basso. È esattamente per questo che la basilica ha conservato, nel tempo, quell'aria appartata: era la tappa del pellegrinaggio, non la tappa del turismo.

Il secondo aspetto poco citato riguarda la funzione stazionale. La Basilica di San Lorenzo fuori le mura è una delle chiese stazionali del calendario liturgico romano, quel percorso quaresimale e pasquale in cui ogni giorno la liturgia papale toccava una chiesa diversa della città. La stazione a San Lorenzo cade nella settimana di Pasqua, e ancora oggi il cammino stazionale romano vi arriva ogni anno.

Metteteli insieme, questi due elementi, e capirete perché una chiesa fuori dalle mura, in un quartiere popolare, lontana da ogni circuito, sia stata per secoli uno dei luoghi più visitati di Roma. Non per il turismo: per la liturgia e per il pellegrinaggio. E capirete anche perché oggi, con il pellegrinaggio ridotto a fenomeno di nicchia e il turismo concentrato in due chilometri quadrati di centro storico, qui non venga quasi nessuno. Il vuoto attuale non è la condizione naturale di questo luogo. È una anomalia recente.

La foto giusta da fare alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

La foto che tutti fanno è la facciata dal piazzale, con la colonna in primo piano. È una fotografia corretta e inutile: la facciata è una ricostruzione del dopoguerra, il piazzale è pieno di auto, la luce è quasi sempre sbagliata perché la chiesa guarda a ovest e per mezza giornata è in controluce.

La foto giusta è un'altra, e si scatta dall'interno del portico guardando verso l'esterno. Mettetevi con le spalle al portale d'ingresso, arretrate fino alla parete di fondo del portico, e inquadrate le sei colonne che ritagliano il piazzale. Avrete in primo piano il fregio cosmatesco, in mezzo il colonnato in penombra e in fondo la luce piena del piazzale con la colonna di Galletti. È una fotografia costruita per strati, con un rapporto di contrasto forte, e restituisce l'idea di soglia che è il senso stesso del portico.

L'ora migliore è la mattina presto, quando il sole viene da dietro l'edificio e il piazzale è ancora in ombra: il contrasto si ammorbidisce e i mosaici del fregio prendono luce riflessa. Nel tardo pomeriggio, con il sole basso a ovest, il piazzale brucia e il portico diventa una silhouette nera: è un altro tipo di immagine, molto grafica, che funziona se cercate il contrasto estremo.

La seconda fotografia che consiglio è interna e più difficile: la scalinata del presbiterio ripresa dal fondo della navata centrale, con le colonne di pavonazzetto che incorniciano il ciborio e, sopra, il mosaico. Serve un appoggio, perché i tempi sono lunghi e il treppiede in chiesa non si usa: appoggiate la macchina sullo schienale di una panca. Chiudete un diaframma medio, alzate il sensore quanto basta, e componete lasciando spazio in alto per l'arco trionfale. È l'unica inquadratura che restituisce in un solo fotogramma il fatto che qui ci sono due chiese incastrate.

La terza, per chi ama i dettagli, è il candelabro pasquale controluce. Avvicinatevi, mettetevi in modo che la finestra alta della navata resti alle spalle dell'oggetto, ed esponete per il mosaico. Il risultato è una spirale di tessere che si accende su fondo scuro.

Due avvertenze che valgono più di ogni consiglio tecnico. Niente flash, mai: danneggia i pigmenti e disturba chi prega. E nessuna fotografia durante le celebrazioni o durante i funerali, che qui sono frequentissimi: se entrate e c'è una bara in mezzo alla navata, riponete la macchina e uscite. Non è una questione di regolamento, è una questione di decenza.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la sepoltura stessa, il 10 agosto 258 o nei giorni immediatamente successivi: il corpo di Lorenzo deposto nel cimitero in agro Verano, secondo la tradizione nel fondo della matrona Ciriaca. Da quel gesto discende tutto il resto, compreso il quartiere che oggi porta il suo nome.

Il secondo è l'intervento di Costantino, negli anni intorno al 330: la monumentalizzazione della tomba, la costruzione della basilica maior e la creazione di un percorso di accesso per i pellegrini. È il momento in cui il cristianesimo romano passa dalla clandestinità funeraria all'architettura imperiale, e lo fa qui con la stessa grammatica con cui lo fa sull'Appia e sulla Nomentana.

Il terzo è la costruzione pelagiana fra il 579 e il 590, con il taglio della collina e il mosaico dell'arco trionfale. Il quarto è il cantiere di Onorio III intorno al 1217, con l'inversione dell'orientamento. A quel cantiere alcune ricostruzioni collegano l'incoronazione di Pietro II di Courtenay a imperatore latino di Costantinopoli, celebrata a Roma nel 1217: una cerimonia politica di primo piano, celebrata fuori dalle mura per ragioni di equilibrio istituzionale.

Il quinto avvenimento è una data politica precisa e drammatica: la notte fra il 12 e il 13 luglio 1881, quando la salma di Pio IX fu trasferita da San Pietro alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura per adempiere alle sue volontà testamentarie. Il corteo, sei chilometri attraverso Roma, si svolse di notte per evitare disordini, e i disordini ci furono ugualmente. Un gruppo di manifestanti anticlericali, che le fonti quantificano attorno alle trecento persone organizzate, aggredì il corteo con insulti, sassi e torce, e tentò di assaltare il carro funebre gridando di voler gettare la bara nel Tevere. Le forze dell'ordine intervennero, e a Castel Sant'Angelo si arrivò a sguainare le baionette per separare i gruppi.

Le stime sui partecipanti al corteo divergono clamorosamente: le fonti coeve di parte cattolica parlano di oltre centomila persone, le analisi successive ridimensionano la cifra a poche migliaia. L'episodio ebbe conseguenze politiche internazionali: il presidente del Consiglio Agostino Depretis dovette rilasciare dichiarazioni di scuse e Leone XIII minacciò di lasciare Roma. Da allora la Santa Sede organizzò i trasferimenti di salme papali in forma riservata e notturna. È una pagina di storia italiana che si consuma davanti a questo portico e che quasi nessuno conosce.

Il sesto avvenimento è il 19 luglio 1943, il bombardamento, con la distruzione della facciata musiva e del nartece e la visita di Pio XII nel pomeriggio dello stesso giorno. Il settimo è la conclusione del restauro nel 1948. L'ottavo, meno noto e di grande rilievo scientifico, è la campagna di saggi del 1957 che identificò archeologicamente i resti della basilica costantiniana lungo il muro del cimitero: un edificio noto per secoli solo dalle fonti scritte e finalmente riconosciuto sul terreno.

Il nono è del 1954: la sepoltura di Alcide De Gasperi sotto il portico, con il monumento di Giacomo Manzù. Il decimo, se volete un evento vivo e non archiviato, è la solennità di San Lorenzo il 10 agosto di ogni anno, quando questa chiesa torna a essere quello che è sempre stata, il santuario del suo martire, con una liturgia e una partecipazione che nel resto dell'anno non si vedono.

Chi è passato dalla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

L'elenco è lungo e attraversa diciassette secoli. Comincia con Costantino, che negli anni intorno al 330 fece sistemare la tomba del martire e costruire la basilica maior: la sua presenza qui è quella del committente imperiale, e la sua firma è nell'impianto stesso del santuario.

Passò da qui papa Damaso I, eletto nel 366, che in questa basilica era stato diacono prima di diventare papa e che vi tornò da pontefice per restaurarla e per dettarvi una delle sue iscrizioni in versi. Damaso è il grande organizzatore della memoria dei martiri romani: fu lui a trasformare le catacombe da cimiteri in santuari, con scale, lucernari e epigrafi monumentali incise nella capitale filocaliana. Chi cammina oggi nelle catacombe di San Callisto o nelle catacombe di Priscilla cammina dentro un progetto di Damaso.

Passò Pelagio II, il papa del VI secolo che si fece ritrarre nel mosaico con il modellino della chiesa in mano, e che qui fece portare le reliquie di santo Stefano. Passò Clemente III alla fine dell'XI secolo, costruttore del chiostro. Passò Onorio III, cioè Cencio Savelli, il papa che approvò la regola francescana e incoronò Federico II, e che qui compì la più radicale operazione di riorientamento architettonico della Roma medievale. Passò Innocenzo IV, che commissionò la cattedra del 1254.

Nel 1217, se la ricostruzione degli storici è corretta, passò da qui Pietro II di Courtenay per essere incoronato imperatore latino di Costantinopoli: un uomo che di quell'impero non avrebbe visto quasi nulla, catturato pochi mesi dopo durante il viaggio verso oriente. È una delle incoronazioni imperiali più malinconiche della storia europea, e si svolse fuori dalle mura di Roma.

Passò, in senso meno gradevole, Leone X, che nel Cinquecento fece asportare marmi, capitelli e colonne dal complesso, secondo le fonti in relazione al cantiere di Palazzo Farnese: uno dei tanti episodi di spoliazione rinascimentale ai danni degli edifici medievali romani. Passò il cardinale Francesco Boncompagni, che fra il 1624 e il 1629 finanziò il restauro dopo un crollo delle coperture e fece decorare la cripta. Passò il cardinale Pietro Ottoboni, che nel 1704 fece sistemare il piazzale antistante.

Nel 1819 passò Joseph Mallord William Turner, il più grande paesaggista inglese dell'Ottocento, durante il suo primo viaggio in Italia: al Verano prese diversi schizzi. Turner arrivava qui nella stagione in cui la basilica era ancora un edificio semirurale circondato da vigne, prima del cimitero e prima del quartiere, e il suo taccuino è una delle testimonianze visive di quella condizione perduta.

Passò Pio IX, che di questa chiesa fece la propria ossessione e la propria tomba: restauro affidato a Virginio Vespignani fra il 1855 e il 1864, piazzale ridisegnato, colonna eretta nel 1865 con la statua di Stefano Galletti, cappella funeraria costruita a fine secolo su progetto di Raffaele Cattaneo, e infine la sua stessa salma portata qui nella notte del 12 luglio 1881. Passarono, con lui, tutti i protagonisti di quel cantiere: Vespignani, Galletti, Cattaneo, Cesare Fracassini che affrescò la navata.

Il 19 luglio 1943 passò Pio XII, accompagnato da Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI: il papa uscito dal Vaticano alle 17.20 mentre le bombe cadevano ancora, rimasto oltre un'ora e mezza fra le macerie del piazzale. Nel 1954 arrivò qui Alcide De Gasperi, morto il 19 agosto di quell'anno, e nel portico lavorò Giacomo Manzù per il suo monumento funebre.

Passò, e ci lavorò per anni, Richard Krautheimer, il massimo storico dell'architettura paleocristiana del Novecento, che a questa basilica dedicò un volume del Corpus basilicarum christianarum Romae pubblicato dal Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana nel 1962. Insieme a lui la schiera degli studiosi che hanno scritto su questo edificio: Antonio Muñoz, autore di un volume del 1944 scritto a caldo dopo il bombardamento, Guglielmo Matthiae nel 1966, e più di recente gli specialisti del reimpiego architettonico.

E poi ci sono passati i romani, generazione dopo generazione, che qui hanno accompagnato i loro morti e continuano a farlo ogni giorno. Nel cimitero accanto sono sepolti attori, scrittori, musicisti, scienziati, politici. Se cercate un solo nome per capire quanto questo luogo appartenga alla Roma popolare, prendete quello di Ettore Petrolini, il più grande comico romano del Novecento, la cui tomba al Verano fu danneggiata dalle bombe del 1943. La lista completa la trovate nella pagina dedicata al cimitero del Verano.

Il cimitero del Verano accanto alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Non si può raccontare la basilica senza raccontare il cimitero, perché il secondo è nato dalla prima e ne ha trasformato per sempre il contesto. Fino all'inizio dell'Ottocento questa era campagna con vigne e casali; poi arrivò una legge, e la campagna diventò la più grande necropoli di Roma.

Dall'editto di Saint-Cloud a Valadier

L'editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804 impose che le sepolture avvenissero fuori dalle mura urbane, in cimiteri regolamentati e ugualitari. A Roma, sotto amministrazione francese, gli architetti Giuseppe Camporese e Raffaele Stern individuarono due siti possibili, il Pigneto Sacchetti e il campo Verano sulla Tiburtina. Fu scelto il secondo, e la progettazione definitiva passò a Giuseppe Valadier, l'architetto del Pincio e di piazza del Popolo.

I lavori cominciarono nel 1811 e si interruppero nel 1814 con il ritorno dell'amministrazione pontificia. Ripresero negli anni Trenta sotto Gregorio XVI e ricevettero una spinta decisiva nel 1837, quando un'epidemia di colera causò a Roma oltre tredicimila morti e rese la questione cimiteriale drammaticamente urgente. Con Pio IX, eletto nel 1846, il cantiere fu affidato a Virginio Vespignani, lo stesso architetto che restaurava la basilica: da lui vengono la chiesa cimiteriale di Santa Maria della Misericordia, consacrata nel 1860, e il grande quadriportico monumentale.

Numeri e geografia del Verano

Il cimitero occupa oggi circa ottantatré ettari suddivisi in ventuno zone, con nove ingressi, ed è gestito dall'azienda municipalizzata. È il secondo cimitero della città per estensione dopo il Flaminio di Prima Porta, ed è fra i più grandi d'Europa. Le due zone monumentali più notevoli sono il quadriportico, che ospita sepolture illustri sotto il colonnato, e il Pincetto, diviso in Pincetto vecchio e Pincetto nuovo, sul lato occidentale verso la basilica: è la parte più antica e più scenografica, con le tombe che salgono lungo il declivio.

Il Sacrario militare, realizzato fra il 1922 e il 1931 su progetto di Raffaele De Vico, raccoglie 4978 soldati, di cui 2847 caduti nella prima guerra mondiale e 2131 nella seconda. Anche il quadriportico fu colpito nel 1943 e ricostruito nel 1947.

Orari e accesso al cimitero

Gli orari del cimitero sono autonomi rispetto a quelli della basilica: l'apertura è di norma alle 7.30, la chiusura alle 18 con posticipo alle 19 nel periodo estivo, e l'ultimo ingresso è consentito un'ora prima della chiusura. L'accesso con l'automobile è regolato: di norma libero il sabato, riservato negli altri giorni a persone con disabilità, donne in gravidanza e over 65, con una navetta gratuita che parte da piazzale del Verano ogni mezz'ora. Nel periodo della commemorazione dei defunti, fra la seconda metà di ottobre e i primi giorni di novembre, le regole di accesso cambiano. Trattandosi di orari soggetti a variazione stagionale, conviene verificarli prima di partire.

Il quartiere San Lorenzo attorno alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Il quartiere nacque alla fine dell'Ottocento, dopo il 1870, come insediamento operaio legato allo scalo ferroviario e alle industrie della Tiburtina. È uno dei pochi quartieri romani costruiti fuori da un piano regolatore organico, con una griglia densa di isolati e case popolari, e con una identità politica e sociale fortissima fin dall'inizio.

Dopo il 1943 San Lorenzo è diventato il simbolo romano della guerra ai civili, e dopo gli anni Sessanta, con la vicinanza della Città Universitaria della Sapienza, si è trasformato nel quartiere studentesco per eccellenza. Oggi convive una stratificazione anagrafica particolare: anziani che ricordano il bombardamento, artigiani storici, studenti, locali notturni. Il Verano è il vertice nord di questo triangolo, e la basilica ne è il monumento fondativo.

Dentro l'area universitaria, a pochi minuti a piedi, ci sono musei poco frequentati e di grande interesse: la gipsoteca della Sapienza, il museo di antropologia Giuseppe Sergi e il laboratorio di arte contemporanea MLAC. Chi ha una giornata intera può costruire un itinerario che parte dalla basilica e finisce fra i calchi in gesso, con un salto di venti secoli in venti minuti di cammino.

Il giro delle sette chiese e la Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Chi vuole capire il posto di questa basilica nella geografia sacra di Roma deve pensarla dentro il circuito delle sette chiese, l'itinerario che i pellegrini percorrevano a piedi in una sola giornata e che Filippo Neri riorganizzò nel Cinquecento come esercizio spirituale dell'Oratorio.

Il percorso classico parte da San Pietro in Vaticano, scende a San Paolo fuori le mura, prosegue per San Sebastiano sull'Appia, risale al Laterano, tocca Santa Croce in Gerusalemme, si spinge fino al Verano e chiude a Santa Maria Maggiore. Sono circa venti chilometri, e la tappa laurenziana è la più esposta e la meno comoda: da Santa Croce si esce dalla città e si cammina lungo la ferrovia.

Se volete rifare quel tratto oggi, il percorso più bello passa da Porta Maggiore, dove sotto il livello stradale si trova la straordinaria basilica sotterranea di Porta Maggiore, e poi risale viale dello Scalo San Lorenzo fino al piazzale. Sono venticinque minuti a piedi. Farlo alle sette del mattino, con la città che si sveglia e i binari del tram che luccicano, è una delle passeggiate romane che consiglio più volentieri.

Visitare la Basilica di San Lorenzo fuori le mura con i bambini

Funziona meglio di quanto ci si aspetti, a due condizioni: che si racconti una storia e che non si prometta un museo. La storia da raccontare è quella del tesoro, ed è a prova di noia. Un uomo deve consegnare l'oro della sua comunità al capo della polizia, chiede tre giorni, e dopo tre giorni si presenta con i mendicanti, i malati e le vedove dicendo che quelli sono i tesori. Ai bambini piace, perché è una storia di furbizia e di coraggio insieme.

Poi si cerca la graticola. Nell'iconografia laurenziana la graticola è l'attributo costante: compare negli affreschi, nei mosaici, sui paramenti, sugli stemmi. Trasformarla in una caccia al tesoro visiva tiene occupato un bambino di otto anni per venti minuti buoni. I leoni del portale sono l'altro elemento vincente, e si possono guardare da vicino.

Il pavimento cosmatesco è il terzo strumento: si chiede ai bambini di trovare i cerchi grandi, di contarli, di capire che i dischi rossi e verdi sono pezzi di colonne romane tagliate a fette. È una delle poche spiegazioni di riuso dei materiali che si può fare toccando il pavimento con la punta della scarpa.

Le cose da evitare: portare bambini piccoli in orario di funerale, promettere le catacombe senza averle prenotate, e restare più di quaranta minuti. Quaranta minuti è la soglia oltre la quale, in una chiesa senza colori accesi e senza pannelli interattivi, la pazienza si esaurisce. Uscite prima che si esaurisca e la memoria della visita resterà buona.

Accessibilità della Basilica di San Lorenzo fuori le mura

La navata principale è raggiungibile dal piazzale attraverso il portico, con un dislivello contenuto. Il problema, per chi si muove in sedia a rotelle o con difficoltà motorie, è tutto interno: il presbiterio è rialzato di nove gradini e vi si accede solo per due rampe di scale, e la cripta, la cappella di Santa Ciriaca e la cappella di Pio IX sono a quote inferiori, raggiungibili anch'esse per scale.

Questo significa, in concreto, che una persona in carrozzina può visitare il portico, la navata onoriana, il monumento Fieschi, il pavimento cosmatesco, gli amboni e il candelabro, ma non può accedere al presbiterio pelagiano, al ciborio, alla cattedra, alla confessione e alle cappelle sotterranee. È circa metà del percorso. Il chiostro e le catacombe non sono accessibili in carrozzina in nessun caso, per la conformazione stessa degli ambienti ipogei.

Il consiglio operativo è di telefonare in parrocchia prima di venire e spiegare la propria esigenza: la comunità che officia la basilica conosce il proprio edificio e sa indicare che cosa è possibile. Non aspettatevi ascensori o piattaforme elevatrici: in un edificio con questa stratigrafia archeologica gli interventi sono estremamente complessi e vincolati.

Per chi ha difficoltà uditive o visive non esistono supporti dedicati in loco. Chi ha bisogno di una lettura guidata faccia riferimento a una guida turistica abilitata o alle associazioni che organizzano visite ai sotterranei.

Quanto costa e quando andare alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Costo dell'ingresso: zero. Non esiste biglietteria, non esiste prevendita, non esistono formule combinate. L'unico esborso possibile riguarda le visite guidate organizzate da associazioni culturali per il chiostro e le catacombe, che applicano una quota di partecipazione: le tariffe indicate da chi organizza queste visite si aggirano attorno ai dieci euro a persona, con gratuità per i bambini più piccoli, ma le condizioni variano da organizzatore a organizzatore e vanno confermate al momento della prenotazione.

Il momento migliore dell'anno

La primavera e l'autunno sono le stagioni ideali, per la luce e per la temperatura del piazzale, che d'estate è una piastra rovente senza un filo d'ombra. Il 10 agosto, solennità di San Lorenzo, la basilica vive la sua giornata più intensa: se venite per la liturgia è il giorno giusto, se venite per guardare l'architettura è il giorno sbagliato, perché sarà piena e in funzione. La settimana di Pasqua porta qui il cammino stazionale romano, ed è un'occasione bellissima per chi ama la liturgia storica.

Il periodo attorno al 2 novembre, commemorazione dei defunti, trasforma tutta l'area: il cimitero riceve centinaia di migliaia di visite, il piazzale diventa un mercato di fiori, i trasporti sono potenziati e le regole di accesso cambiano. È un'esperienza antropologica notevole e una pessima idea per una visita d'arte.

L'ora migliore della giornata

Metà mattina, fra le 9.30 e le 11.30, dopo la messa delle 8 e prima della chiusura di mezzogiorno. La luce entra dalle finestre alte della navata onoriana con una inclinazione favorevole, la chiesa è quasi vuota e il portico è ancora in ombra. La seconda scelta è il tardo pomeriggio, dalle 16.30 alle 18, prima del rosario.

Da evitare: il primo pomeriggio, per la chiusura; le mattine di sabato, per la concentrazione di funerali e matrimoni; le domeniche fra le 9 e le 12.30, per la successione delle messe. Nulla di tutto questo impedisce di entrare, ma impedisce di guardare, che è una cosa diversa.

Cosa vedere nel raggio di dieci minuti a piedi dalla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Il primo passo, ovviamente, è il cimitero monumentale accanto: quadriportico, Pincetto, sacrario militare, e una collezione di scultura funeraria ottocentesca e novecentesca che in Italia ha pochi confronti. Dieci minuti di cammino verso ovest portano alla Città Universitaria della Sapienza, il complesso progettato da Marcello Piacentini e inaugurato nel 1935, con i suoi musei universitari.

Verso sud, lungo viale dello Scalo San Lorenzo, si arriva in un quarto d'ora a Porta Maggiore e al suo nodo archeologico: la porta monumentale claudiana, il sepolcro del fornaio Eurisace, e sotto il livello stradale la basilica sotterranea neopitagorica del I secolo. Verso il centro del quartiere si trovano via dei Volsci, via degli Ausoni, piazza dell'Immacolata: la Roma popolare del primo Novecento, con le sue botteghe artigiane e i suoi cortili.

Chi capita in zona a fine estate trovi il calendario delle manifestazioni del quartiere, che ogni anno mette in scena la propria memoria: il festival del cinema di San Lorenzo nasce esattamente dal ricordo del 19 luglio 1943 e ne fa un appuntamento di comunità.

Domande veloci sulla Basilica di San Lorenzo fuori le mura

Quanto costa entrare nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Nulla. È una chiesa parrocchiale e luogo di culto: l'ingresso è libero e gratuito negli orari di apertura. Non esistono biglietteria, prevendita online o formule combinate. L'unico contributo sensato è un'offerta nella cassetta, che serve alla manutenzione di un edificio enorme e fragile.

Che orari fa la Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Apertura quotidiana con il tradizionale intervallo di metà giornata: mattina dalle prime ore fino a mezzogiorno, riapertura pomeridiana dalle 16 e chiusura alle 19. Gli orari possono variare secondo il calendario liturgico e le esigenze della comunità: una telefonata al 06 491511 il giorno prima elimina ogni incertezza.

A che ora sono le messe alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Nei giorni feriali alle 8 e alle 18.30; nei giorni festivi alle 9.30, alle 11 e alle 18.30. Il rosario è alle 18. Nelle solennità, e in particolare attorno al 10 agosto, il quadro cambia: conviene verificare direttamente con la parrocchia.

Chi officia la Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

I Frati Minori Cappuccini, ai quali la parrocchia è affidata dal 1855. La parrocchia fu istituita il 4 luglio 1709 con decreto del cardinale vicario Gaspare Carpegna e in origine era retta dai Canonici Regolari Lateranensi. Il titolo di Abate di San Lorenzo spetta al vicegerente del vicario della diocesi di Roma.

Si possono visitare le catacombe della Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Non liberamente. La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra indica la catacomba di San Lorenzo, detta anche di Santa Ciriaca, come visitabile su richiesta, con i recapiti 06 4465610 e 06 491511. Alcune associazioni culturali romane organizzano visite guidate ai sotterranei con quota di partecipazione e prenotazione obbligatoria. Presentarsi senza avere prenotato significa non entrare.

Si può visitare il chiostro della Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Il chiostro della fine del XII secolo si raggiunge dalla cappella di San Tarcisio e dalla sagrestia, e non ha orari pubblicati di visita libera. Si vede su richiesta alla parrocchia o nell'ambito delle visite guidate ai sotterranei, delle quali è di norma la prima tappa perché dal chiostro si scende alla catacomba.

La MIC card vale alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

No, e non perché sia esclusa: perché non c'entra. La MIC card è la tessera del sistema dei Musei in Comune di Roma Capitale e si applica ai musei civici. Una chiesa parrocchiale non appartiene a quel sistema e non ha un biglietto d'ingresso da scontare.

La Roma Pass vale alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Nemmeno. La Roma Pass unisce trasporto pubblico e ingressi museali: nella basilica non si paga alcun ingresso, quindi la tessera non ha nulla da coprire. Resta utile, semmai, per i mezzi con cui si arriva al Verano.

Quanto tempo serve per visitare la Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Quarantacinque minuti per una visita attenta della chiesa, del portico e del presbiterio. Un'ora e un quarto se volete leggere con calma il ciclo del portico e osservare il mosaico con il binocolo. Se aggiungete il cimitero del Verano, calcolate mezza giornata.

Si possono fare fotografie nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Di norma sì, senza flash e senza treppiede, quando non ci sono celebrazioni in corso. Mai durante le messe, mai durante i funerali, mai verso persone in preghiera. Se un frate o un sacrestano chiede di smettere, si smette senza discutere.

Come ci si veste per entrare nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Spalle e ginocchia coperte, capo scoperto per gli uomini. In una chiesa dove ogni giorno si celebrano funerali, l'abbigliamento non è un formalismo: è rispetto verso persone in lutto. Uno scialle leggero o una camicia nello zaino risolvono il problema d'estate.

La Basilica di San Lorenzo fuori le mura è accessibile in sedia a rotelle?

Solo in parte. Portico e navata onoriana sono raggiungibili; presbiterio, cripta, cappella di Santa Ciriaca e cappella di Pio IX sono a quote diverse e si raggiungono per scale. Chiostro e catacombe non sono accessibili in carrozzina. Conviene telefonare prima per organizzarsi.

Come si arriva alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura con i mezzi pubblici?

In condizioni ordinarie con i tram 3 e 19, fermata Verano, lungo viale dello Scalo San Lorenzo. In questo periodo, per i lavori sulla rete tranviaria in corso dal 3 agosto al 7 settembre 2026, quelle corse sono effettuate da autobus sostitutivi sulle stesse fermate. La linea di autobus 163 ha capolinea in piazzale del Verano e collega la stazione della metropolitana B di Rebibbia.

Qual è l'indirizzo esatto della Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Piazzale del Verano 3, 00185 Roma, quartiere Tiburtino. Telefono 06 491511. Attenzione a non confonderlo con gli ingressi del cimitero, che si trovano su via del Verano e su via dello Scalo San Lorenzo.

Perché si chiama fuori le mura?

Perché sorge oltre la cinta delle Mura Aureliane, all'imbocco del tratto extraurbano della via Tiburtina. A Roma i morti si seppellivano fuori dal perimetro urbano, lungo le strade consolari: tutte le grandi basiliche martiriali, da San Paolo a San Sebastiano a Sant'Agnese, portano lo stesso attributo per la stessa ragione.

Chi è sepolto nella Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

San Lorenzo, martirizzato nel 258, e santo Stefano protomartire, sotto l'altare maggiore; secondo le fonti anche san Giustino. Cinque papi: san Zosimo, san Sisto III, sant'Ilario, Damaso II e il beato Pio IX. Il cardinale Guglielmo Fieschi, morto nel 1256, in controfacciata. E, sotto il portico, Alcide De Gasperi.

Dov'è la tomba di Alcide De Gasperi?

Nel portico, sulla parete di sinistra, con il monumento funebre scolpito da Giacomo Manzù. De Gasperi morì il 19 agosto 1954. La collocazione sotto il portico, e non dentro la chiesa, è una scelta di grande sobrietà: la posizione del pellegrino che attende sulla soglia.

La Basilica di San Lorenzo fuori le mura fu bombardata?

Sì, il 19 luglio 1943, nel primo bombardamento aereo alleato su Roma. La facciata rivestita di mosaici andò distrutta, il nartece fu devastato, gli affreschi duecenteschi del portico subirono danni gravissimi e l'organo del 1860 andò perduto. La ricostruzione, condotta con i materiali originali, si concluse nel 1948.

La facciata che si vede oggi è quella originale?

No. È una ricostruzione integrale del dopoguerra, realizzata con i materiali recuperati fra le macerie. Dei mosaici che la rivestivano restano soltanto frammenti, fra cui il Cristo Agnello e la presentazione di Pietro di Courtenay a san Lorenzo. È il dato che sorprende di più chi visita per la prima volta.

Che cos'è il ciborio della Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Il baldacchino marmoreo che sovrasta l'altare del presbiterio: quattro fusti di porfido con copertura piramidale, datato 1148 dall'iscrizione che porta i nomi dei figli di Paolo, marmorari romani. È la più antica opera firmata dalla scuola dei marmorari romani che si conservi, e per la storia dell'arte medievale vale quanto e più del mosaico.

Perché la basilica sembra composta da due chiese diverse?

Perché lo è. Il presbiterio rialzato è la navata centrale della basilica costruita da Pelagio II fra il 579 e il 590; il corpo principale è la chiesa aggiunta da Onorio III intorno al 1217, che abbatté l'abside pelagiana e invertì l'orientamento dell'intero complesso. I due edifici sono contigui ma non coassiali, e il disassamento si vede dalla porta.

Quante sono le colonne della Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

Ventidue nella navata onoriana, di formato e materiale diverso, con capitelli ionici, probabilmente provenienti dalla basilica costantiniana in rovina. Nel presbiterio pelagiano si contano colonne scanalate di pavonazzetto con capitelli corinzi, e altre dieci sostengono il matroneo.

Che cos'è il mosaico dell'arco trionfale?

Un mosaico della fine del VI secolo, voluto da Pelagio II: Cristo in trono al centro, con i santi Paolo, Stefano e Ippolito da un lato, Pietro, Lorenzo e papa Pelagio dall'altro. Il papa è ritratto mentre offre a Cristo il modellino della propria basilica, con il nimbo quadrato che nell'iconografia antica indica un committente vivente.

La Basilica di San Lorenzo fuori le mura è una basilica papale?

Non più. Fino al 1847 era una delle cinque basiliche patriarcali di Roma, associata al patriarcato di Gerusalemme, e ne fu sede romana dal 1374. Quando Pio IX ripristinò la sede patriarcale a Gerusalemme, le basiliche patriarcali romane scesero da cinque a quattro. Dal 2006 si preferisce comunque la definizione di basiliche papali.

Che rapporto c'è fra la basilica e il cimitero del Verano?

Il cimitero è nato accanto alla basilica proprio perché qui, dal III secolo, si seppelliva vicino alla tomba del martire. L'impianto moderno risale all'editto di Saint-Cloud del 1804, con progetto di Giuseppe Valadier e realizzazione ottocentesca sotto Gregorio XVI e Pio IX. Sono due luoghi distinti con orari e gestioni diverse, ma con una storia unica.

Quali sono gli orari del cimitero del Verano?

Di norma apertura alle 7.30 e chiusura alle 18, posticipata alle 19 nel periodo estivo, con ultimo ingresso un'ora prima. L'accesso in automobile è regolato e in molti giorni riservato a categorie specifiche, con una navetta gratuita dal piazzale. Trattandosi di orari stagionali, verificateli prima di partire.

La Basilica di San Lorenzo fuori le mura è una delle sette chiese?

Sì, ed è la tappa più decentrata del giro, quella che richiede la deviazione più lunga. Il pellegrinaggio delle sette chiese è documentato a Roma da oltre millecinquecento anni e fu riorganizzato da Filippo Neri nel Cinquecento come esercizio spirituale dell'Oratorio.

Dove si trova la graticola di san Lorenzo?

Non qui. La reliquia della graticola è custodita in un'urna settecentesca nella basilica di San Lorenzo in Lucina, in Campo Marzio, mentre il luogo tradizionale del supplizio è indicato in San Lorenzo in Panisperna, sul Viminale. Al Verano si venera la sepoltura.

Che cosa si festeggia il 10 agosto alla Basilica di San Lorenzo fuori le mura?

La solennità di San Lorenzo, ricorrenza del martirio del 258 secondo la Depositio martyrum del 354. È la giornata liturgica più intensa dell'anno per la basilica titolare del santo. La notte di San Lorenzo, con le stelle cadenti e le lacrime del martire, appartiene alla stessa tradizione popolare.

Vale la pena andare fin là?

Se cercate un elenco di capolavori da spuntare in mezza giornata, probabilmente no. Se volete capire come funziona davvero un santuario romano, come si costruisce una chiesa sopra una tomba e un'altra chiesa sopra quella, e come una comunità ricostruisce il proprio monumento dopo averlo visto in macerie, allora questo è uno dei tre o quattro luoghi giusti in tutta Roma.

Un'ultima raccomandazione: entrate senza fretta e sedetevi cinque minuti prima di guardare qualsiasi cosa. La Basilica di San Lorenzo fuori le mura non colpisce al primo sguardo come fanno le grandi macchine barocche del centro; lavora lentamente, per stratificazioni, come si è costruita. Chi le concede quei cinque minuti se ne va con la sensazione di avere capito qualcosa di Roma che non si impara altrove: che questa città non cancella, accumula, e che perfino le bombe, alla fine, sono diventate uno degli strati.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Tagsbasilica di San LorenzoBasilica di San Lorenzo fuori le murachiesa di San LorenzoSan LorenzoSan Lorenzo fuori le muraVerano

Contact Information

IndirizzoPiazzale del Verano, 3, 00185 Roma RM Tiburtino, Roma, Roma Città
Telefono06 491511

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi