Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci, Luana Perilli alla Galleria Emmeotto — dal 3 ottobre al 27 novembre 2026
La mostra con opere di Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci e Luana Perilli, a cura di Ada Lombardi, è aperta alla Galleria Emmeotto Arte, in via di San Pantaleo 66, nel rione Parione, dal 3 ottobre al 27 novembre 2026: inaugurazione sabato 3 ottobre 2026 dalle 17 alle 20, poi dal 5 ottobre al 27 novembre dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19. L'ingresso è gratuito. La galleria si trova a pochi passi da piazza Navona e da Palazzo Braschi: le fermate degli autobus più vicine sono su corso Vittorio Emanuele II (C.so Vittorio Emanuele/Navona) e su corso del Rinascimento, a un centinaio di metri; il tram più vicino ferma in piazza Benedetto Cairoli (Arenula/Cairoli), a circa mezzo chilometro. Non ci sono biglietti da comprare: basta presentarsi negli orari di apertura.
La mostra di Cesarini Sforza, Fontenla, Kirchhoff, Monaci e Perilli in breve
Cinque artisti che vivono e lavorano a Roma, una curatrice, una domanda antica: che cosa chiamiamo casa? La mostra della Galleria Emmeotto è la sezione romana, ospitata in uno spazio privato del centro storico, di un progetto internazionale più ampio, States of Uncertain Domesticities, che dal 19 settembre all'8 novembre 2026 occupa anche il Museo Carlo Bilotti, nell'Aranciera di Villa Borghese.
Le date e gli orari
L'apertura al pubblico è sabato 3 ottobre 2026, con l'inaugurazione dalle 17 alle 20. Dal 5 ottobre al 27 novembre la galleria è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19. Il sabato e la domenica, dopo il giorno dell'inaugurazione, la galleria non compare negli orari pubblicati: chi viene da fuori Roma per un fine settimana deve tenerne conto.
Il prezzo
L'ingresso è gratuito, come di norma nelle gallerie private. Non c'è una biglietteria e non serve prenotare per la visita individuale. Per un gruppo numeroso è una cortesia avvisare prima la galleria, perché le sale sono dimensionate per poche persone alla volta.
Chi firma la mostra
La curatela è di Ada Lombardi, che firma anche, insieme ad Alba D'Urbano, la mostra al Museo Carlo Bilotti. Il testo della curatrice accompagna il catalogo, la cui presentazione è annunciata per ottobre.
States of Uncertain Domesticities: il progetto da cui nasce la mostra alla Galleria Emmeotto
La sezione di via di San Pantaleo si capisce meglio se si conosce il progetto madre. States of Uncertain Domesticities è una mostra internazionale e itinerante che, prima di Roma, ha fatto tappa a Berlino e a Brno. A Roma arriva con un allestimento nuovo, dedicato al tema della casa e dell'abitare, affrontato da una prospettiva dichiaratamente femminista, politica e sociale.
La mostra al Museo Carlo Bilotti
Al Museo Carlo Bilotti, nell'Aranciera di Villa Borghese, le curatrici Alba D'Urbano e Ada Lombardi hanno selezionato una trentina di lavori fra video, dipinti, sculture e installazioni ambientali, di autori internazionali di generazioni diverse. L'inaugurazione si è tenuta venerdì 18 settembre; la mostra è aperta fino all'8 novembre 2026, dal martedì al venerdì dalle 10 alle 16, il sabato e la domenica dalle 10 alle 19, chiusa il lunedì. L'ingresso è in viale dell'Aranciera 4, con un secondo accesso da viale Fiorello La Guardia 6.
Chi promuove e chi organizza
Il progetto romano è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L'organizzazione è del Comitato Roma Radici, in collaborazione con l'Institut für Auslandsbeziehungen (ifa). Fra i partner figurano l'Accademia di Belle Arti di Roma, la Casa Internazionale delle Donne e House of Arts; il sostegno tecnico e logistico viene dalla Galleria Emmeotto, da Haus. Kunst. Mitte. e dalle Residenze di Artisti Qwatz. Il patrocinio è dell'Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e dell'associazione Altritalia Ambiente.
Perché due sedi
La scelta di dividere il progetto fra un museo civico dentro un parco e una galleria privata nel centro storico ha una logica precisa. Al Bilotti c'è il quadro internazionale; alla Emmeotto c'è il focus su un gruppo di artisti che vivono e lavorano nella città ospitante. Due di loro, Luana Perilli e Thorsten Kirchhoff, compaiono in entrambe le sedi, e le opere si rispondono a distanza: la serie Regeneration di Perilli, per esempio, è esposta al Bilotti e prosegue in galleria con i nidi in ceramica.
Che cosa racconta la mostra: la casa come luogo
La mostra riflette sul significato contemporaneo dell'abitare in un'epoca segnata da migrazioni, crisi ambientali e trasformazioni sociali, e propone un dialogo fra la ricerca artistica contemporanea e il patrimonio culturale romano. Il punto di partenza, nelle parole del testo curatoriale, è l'archetipo della casa e le sue molte trasformazioni.
La cura come tema centrale
Il filo che la curatrice individua fra le opere è quello della cura: molte artiste la indicano come elemento fondamentale della casa e come fattore di identità, mentre nella società capitalista la cura resta un'attività marginalizzata, spesso invisibile e non riconosciuta. È una lettura netta, e la mostra la sostiene con opere molto diverse fra loro, dal disegno a matita alla ceramica, dall'installazione al dipinto con luci elettriche.
Roma come materia
Il testo curatoriale insiste su un punto che chi conosce la città riconosce subito: a Roma gli strati del passato sono visibili nella materia stessa dello spazio urbano. In una città fatta così, la consapevolezza della crisi ecologica prende una forma particolare, che la curatrice chiama eco-ansia. Non è un caso isolato: diverse opere in mostra guardano alla pittura antica, agli affreschi, alle case romane e pompeiane come a un repertorio di immagini della natura amica.
La nostra opinione
La mostra funziona perché non pretende di rispondere. Cinque linguaggi diversi, in sale di dimensione domestica, fanno quello che un grande museo non può fare: mettono il visitatore nella condizione di chi entra in una casa altrui. È il formato giusto per questo tema.
Le opere in mostra alla Galleria Emmeotto, artista per artista
Il testo di presentazione descrive le opere una per una. Ecco che cosa si vede, nell'ordine in cui la curatrice le racconta.
Daniela Monaci, Frammenti di un discorso d'amore
L'installazione di Daniela Monaci mostra parti del corpo, mani, cosce, una spalla, trattate come stanze in cui abitano l'emozione, l'eros e il desiderio. Mente e corpo si fondono, in aperto contrasto con la concezione meccanica del corpo elaborata da Descartes e Hobbes. Il titolo fa pensare ai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes: la casa, qui, è il corpo stesso.
Primarosa Cesarini Sforza, due oli e due libri d'artista
Primarosa Cesarini Sforza espone due dipinti a olio e due libri d'artista che rimandano agli affreschi della Casa di Livia sul Palatino e a quelli della Casa del Bracciale d'Oro a Pompei. La natura vi appare come uno spazio materno, sicuro e familiare, parte dell'idea stessa di casa e protetto dagli antichi Lari. Nelle sue opere questa memoria riaffiora come un tempo felice, lontano dall'inquietudine del presente.
Ines Fontenla, l'albero e le sedie
Sulla parete principale della sala Ines Fontenla ha realizzato un grande disegno a matita: un albero sotto le cui fronde trovano posto delle sedie. L'idea, dichiarata nel testo curatoriale, è che la prima casa dell'umanità siano stati gli alberi, e che il senso di appartenenza al mondo naturale sia inciso in noi. La curatrice evoca Odisseo e il desiderio del ritorno.
Luana Perilli, Regeneration e i nidi in ceramica
Luana Perilli sviluppa l'idea della casa naturale. La serie Regeneration, già esposta nella sezione del Bilotti, è composta da stampe tratte da libri di entomologia e racconta il mondo delle formiche: la capacità di costruire una casa comune, nutrirsi, proteggersi e agire come un solo organismo. In galleria la riflessione prosegue con nidi in ceramica sospesi nello spazio.
Thorsten Kirchhoff, Cistite Intercontinentale
Chiude il percorso Thorsten Kirchhoff, artista danese che ha scelto Roma come casa, unico uomo fra gli artisti delle due mostre. La sua opera Cistite Intercontinentale affronta con ironia il modo in cui l'identità della donna di casa è stata trasformata in un'immagine edulcorata e desiderabile, e richiama esplicitamente il collage di Richard Hamilton del 1956 Just what is it that makes today's homes so different, so appealing? Nel dipinto sono inserite luci elettriche vere e funzionanti.
Thorsten Kirchhoff: biografia e carriera
Thorsten Kirchhoff è nato a Copenaghen nel 1960 e vive e lavora a Roma. La sua ricerca attraversa pittura, oggetti, installazioni e video, e lavora spesso su immagini tratte dal cinema, rielaborate in opere multimediali, dipinti e lavori sonori.
Le Biennali
Kirchhoff ha partecipato due volte alla Biennale di Venezia: nel 1990 alla sezione Aperto '90 della XLIV edizione, e nel 1993 alla XLV edizione, nella mostra La coesistenza dell'arte curata da Lorand Hegyi e Luisa Somaini. Nel 2001 era alla prima Biennale di Valencia; più tardi ha esposto anche alla Biennale internazionale d'arte di Pechino.
Le mostre personali
Il curriculum pubblicato dalla sua galleria torinese elenca personali alla Galleria Gian Enzo Sperone di Roma, alla Galleria Massimo De Carlo di Milano, alla Galleria Alberto Peola di Torino, alla Lucas Schoormans Gallery di New York, al MAN di Nuoro, alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e alla Fondazione Merz di Torino. A Roma ha esposto all'Accademia di Danimarca, con Una serata con il Dottor Hoffmann a cura di Cristiana Perrella, e alla Quadriennale, con Retrovisione a cura di Lucilla Meloni.
Le collettive nei musei
Fra le collettive figurano la Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz, il Musée d'Art Contemporain di Lione, l'Arken Museum for Modern Kunst di Copenaghen, il Vietnam National Museum of Fine Arts di Hanoi, il Center of Contemporary Art di Tel Aviv, la Triennale di Milano e, a Roma, Palazzo Barberini, con Cose mai viste a cura di Achille Bonito Oliva, e il Palazzo delle Esposizioni, con WelcHome.
Un filo che porta alla casa
Non è la prima volta che Kirchhoff lavora sul tema dello spazio domestico. Nel suo curriculum compaiono La Casa, al Magazzino d'Arte Moderna di Roma, a cura di Alessandra Galletta, e Ironia Domestica, uno sguardo curioso tra collezioni private italiane, al MUSEION di Bolzano, a cura di Letizia Ragaglia. Il titolo di quest'ultima potrebbe fare da sottotitolo alla sua opera in via di San Pantaleo.
Primarosa Cesarini Sforza: biografia e percorso
Primarosa Cesarini Sforza viene da una famiglia di artisti, la rete familiare Cascella Cesarini Sforza, e ha raccontato di aver capito prestissimo che il suo mondo sarebbe stato l'arte. Cresciuta a Roma, in una casa di piazza del Collegio Romano, a vent'anni, nel 1966, si trasferì negli Stati Uniti per raggiungere il padre.
Gli anni americani
La sua prima committenza fu un grande mosaico davanti a una pasticceria italiana di New York, nel 1967. Dal 1969 cominciò a realizzare le Scatole, accumuli di oggetti che sembrano spingere verso l'esterno, esposte da Allan Stone nel 1971. Fra il 1971 e il 1972 si trasferì nel Wisconsin, dove tenne un corso di ceramica all'università: di quel periodo sono i disegni bianchi, nati, come lei stessa ha raccontato, guardando la neve dalla finestra.
Il Marocco, Parigi, la Spagna
Alla fine degli anni Ottanta il candore di quei lavori fu spazzato via dai colori del Marocco, dove l'artista è tornata per vent'anni di seguito. Da lì viene il fitto intreccio di fili colorati che incornicia i suoi disegni. Ci sono poi un periodo parigino, con lavori scuri racchiusi in cornici, e i libri diario realizzati durante i viaggi, in particolare in Spagna.
La retrospettiva a Villa Torlonia
Nel 2023 il Casino dei Principi, nel parco di Villa Torlonia, le ha dedicato la retrospettiva La materia e il perimetro, a cura di Michela Becchis, aperta dal 5 aprile al 2 luglio: cinque decenni di disegni, dipinti, installazioni, ceramiche e libri d'artista, con le opere più recenti, colorate e piene di fiori, fili e uccelli, nate nella sua casa nel bosco in Umbria, e con l'uso del piombo per forgiare foglie applicate alle tele.
Una curiosità su Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci, Luana Perilli alla Galleria Emmeotto — dal 3 ottobre al 27 novembre 2026
La curiosità più bella della mostra è una citazione nascosta in piena vista. Cistite Intercontinentale di Thorsten Kirchhoff richiama un'opera che molti manuali indicano come uno dei punti di partenza della Pop Art: Just what is it that makes today's homes so different, so appealing?, il piccolo collage realizzato da Richard Hamilton nel 1956. Quel collage era, già settant'anni fa, un ritratto ironico della casa moderna, piena di elettrodomestici, pubblicità e corpi da rivista.
Kirchhoff ne riprende lo spirito e lo sposta sul ruolo della donna di casa, trasformata dall'immaginario pubblicitario in un'immagine edulcorata e desiderabile. Poi aggiunge un elemento che in una riproduzione fotografica si perde: luci elettriche vere, funzionanti, inserite nel dipinto. Davanti all'opera la domanda cambia natura. Non si guarda più un quadro che rappresenta una casa, ma un oggetto che, come una casa, si accende.
Il testo curatoriale descrive l'effetto come uno spaesamento che costringe a chiedersi se la realtà in cui viviamo sia autentica o un sogno complicato. È una domanda che nel lavoro di Kirchhoff torna spesso: la sua ricerca parte da tempo dalle immagini del cinema per costruire situazioni sospese fra narrazione e percezione. Nel suo curriculum c'è persino una collettiva dal titolo eloquente, Ironia Domestica, al MUSEION di Bolzano.
C'è anche un secondo dettaglio curioso, di tipo statistico. Fra tutti gli artisti delle due sedi del progetto, al Bilotti e in galleria, Kirchhoff è l'unico uomo. In una mostra che affronta la casa da una prospettiva femminista, la presenza di un solo sguardo maschile, per di più ironico e rivolto proprio agli stereotipi sulla donna, è una scelta curatoriale precisa. Il testo lo dice in modo chiaro: la sua opera chiude il percorso, ma in realtà lo apre.
La Galleria Emmeotto: da via Margutta a via di San Pantaleo
La Galleria Emmeotto è una galleria privata romana di arte contemporanea che per questa mostra accoglie il pubblico in via di San Pantaleo 66, nel rione Parione. La sua storia recente è una storia di traslochi, e ogni sede ha lasciato un segno sul modo di intendere lo spazio espositivo.
Gli anni di via Margutta
Emmeotto è nata in via Margutta, la strada degli studi d'artista fra piazza del Popolo e piazza di Spagna. Nel maggio 2012 lasciò quella sede per una nuova avventura, raccontata allora dalla stampa specializzata come un cambio di rotta verso un progetto trasversale.
La stagione di Palazzo Taverna
Nel 2012 la galleria si trasferì a Palazzo Taverna, sede degli Incontri Internazionali d'Arte e del Modigliani Institut. Gli spazi erano tre ampie sale con affaccio sul cortile interno e su una fontana del Seicento. L'inaugurazione fu fissata per il 23 maggio 2012.
L'idea di living gallery
Il progetto di quegli anni, chiamato Emmeotto Living Gallery, voleva sale pensate come un soggiorno, animate dal dialogo fra artisti, critici e collezionisti. Erano previste una GuestArtist Room, con funzione di studio e residenza per gli artisti ospiti, e una KitchenArt Room, spazio informale e conviviale. Il programma metteva in comunicazione pittura, fotografia, musica, performance e art design.
Perché questa storia conta per la mostra
Una galleria che si è definita per anni come un living, una casa abitata dall'arte, ospita oggi una mostra sulla casa e sull'abitare. È una coincidenza che vale la pena notare, e che spiega anche il ruolo della Emmeotto nel progetto: oltre a ospitare la sezione romana, la galleria compare fra i sostenitori tecnici e logistici della mostra al Bilotti.
Una cosa che non ti dice nessuno su Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci, Luana Perilli alla Galleria Emmeotto — dal 3 ottobre al 27 novembre 2026
La cosa che nessuno dice, perché è scritta in piccolo negli orari, è che questa mostra non si visita nel fine settimana. Dopo l'inaugurazione di sabato 3 ottobre, la galleria è aperta solo dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19. Quattro ore al giorno, cinque giorni a settimana, per otto settimane: chi pensa di passarci una domenica mattina, dopo un giro a piazza Navona, troverà la porta chiusa.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda l'altra sede. Il Museo Carlo Bilotti è chiuso il lunedì e chiude la sua mostra l'8 novembre, quasi tre settimane prima della galleria. Se vuoi vedere il progetto completo, i giorni utili sono dal martedì al venerdì, fra il 6 ottobre e il 6 novembre, più il sabato e la domenica al solo Bilotti. Dopo l'8 novembre resta soltanto la sezione di via di San Pantaleo.
La terza cosa è di metodo. Una galleria privata non è un museo: non c'è personale di sala numeroso, non ci sono audioguide, non ci sono pannelli lunghi. Chi entra può, e deve, fare domande. Il modo migliore di visitare una mostra così è chiedere a chi è in galleria di raccontare le opere, i materiali, le scelte di allestimento. In genere le gallerie sono felici di farlo, soprattutto nelle ore tranquille del primo pomeriggio.
Il consiglio che ti do per visitare Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci, Luana Perilli alla Galleria Emmeotto — dal 3 ottobre al 27 novembre 2026
Il consiglio è semplice e un po' esigente: fai le due mostre nello stesso giorno, prima il Bilotti e poi la galleria. Il Museo Carlo Bilotti apre alle 10 dal martedì al venerdì; la Emmeotto apre alle 15. La sequenza viene da sé: mattina a Villa Borghese, pranzo, pomeriggio nel centro storico.
Al Bilotti vedrai il quadro internazionale, una trentina di opere fra video, pittura, scultura e installazioni. In via di San Pantaleo vedrai come cinque artisti che vivono a Roma rispondono allo stesso tema. Perilli e Kirchhoff sono in entrambe le sedi: guardare prima la serie Regeneration al museo e poi i nidi in ceramica in galleria è il modo più chiaro per capire il dialogo fra le due mostre.
Fra le due sedi ci sono circa tre chilometri. Si possono fare a piedi, scendendo da Villa Borghese verso piazza del Popolo e poi attraverso via di Ripetta o via del Corso, oppure con i mezzi pubblici fino a corso Vittorio Emanuele II o a corso del Rinascimento. Conviene camminare: è una passeggiata che attraversa proprio la Roma dei palazzi e delle case che la mostra evoca.
Per la galleria calcola tra mezz'ora e un'ora. Arriva verso le 15.30, quando la galleria è aperta da poco e c'è calma. Dopo la visita, esci su piazza di Pasquino e prenditi il tempo di attraversare piazza Navona con la luce del tardo pomeriggio. Se ti avanza energia, a pochi metri c'è Palazzo Braschi con la mostra di Keith Haring, dal 6 ottobre. Due modi di pensare lo spazio in cui viviamo, a cento metri di distanza.
Il rione Parione e via di San Pantaleo
Via di San Pantaleo è una breve strada del rione Parione, il VI rione di Roma, fra piazza di San Pantaleo, che si apre su corso Vittorio Emanuele II, e piazza Navona. È una delle zone più dense del centro storico, dove ogni facciata ha una storia e dove a ogni angolo si incrocia un museo, una chiesa, una statua.
Palazzo Braschi
Accanto alla galleria si trova Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma. È un palazzo settecentesco progettato da Cosimo Morelli; allo scalone monumentale, l'elemento più caratteristico dell'edificio, lavorò anche Giuseppe Valadier. Il palazzo ha due affacci, su piazza di San Pantaleo e su piazza Navona, e fa da cerniera fra il traffico del corso e lo spazio aperto della piazza.
Piazza Navona e Pasquino
Piazza Navona è a pochi passi, con la Fontana dei Quattro Fiumi e la chiesa di Sant'Agnese in Agone. Sulla piccola piazza alle spalle di Palazzo Braschi c'è Pasquino, la più famosa delle statue parlanti, dove per secoli i romani hanno affisso versi satirici contro il potere.
Campo de' Fiori e la Cancelleria
Attraversando corso Vittorio Emanuele II si arriva in pochi minuti a Campo de' Fiori e al Palazzo della Cancelleria. All'angolo fra il corso e via dei Baullari c'è il Museo Barracco, con la sua collezione di scultura antica.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che piazza Navona abbia la forma di uno stadio lo sanno quasi tutti: la piazza ricalca il perimetro dello Stadio di Domiziano, costruito per le gare atletiche nel I secolo dopo Cristo. Quello che si cita molto meno è che lo stadio non è scomparso: è ancora lì, sotto i piedi di chi passeggia, e se ne visitano i resti nei sotterranei sul lato nord della piazza.
Il fatto ha un legame diretto con questa mostra. Il testo della curatrice insiste su una caratteristica di Roma: gli strati del passato sono visibili nella materia stessa dello spazio urbano. Parione è l'esempio perfetto. Le case che si affacciano su piazza Navona sono state costruite sulle gradinate dello stadio, e la curva della piazza è la curva della pista antica. Qui, letteralmente, si abita dentro un monumento.
Lo stesso vale per molte delle strade intorno alla galleria. I romani hanno costruito per secoli sopra e dentro gli edifici precedenti, riusando muri, fondazioni, colonne. L'idea di casa come stratificazione, come luogo che porta con sé la memoria di chi l'ha abitato prima, non è un'astrazione da testo critico: è la condizione quotidiana di chi vive nel centro storico.
La foto giusta da fare a Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci, Luana Perilli alla Galleria Emmeotto — dal 3 ottobre al 27 novembre 2026
La foto giusta, dentro la galleria, è quella del grande disegno di Ines Fontenla sulla parete principale: l'albero con le sedie sotto le fronde. È un'immagine che funziona anche in una fotografia fatta col telefono, perché è grafica, leggibile, e perché la scala del disegno rispetto alla stanza racconta da sola il senso dell'opera. Il consiglio è di includere un pezzo di pavimento e di soffitto, per mostrare che il disegno occupa la parete come un paesaggio occupa una finestra.
Prima di scattare, chiedi. Nelle gallerie private le regole sulle fotografie variano, e quasi sempre la risposta è sì, senza flash e senza treppiede. Se ti dicono di no, rispetta la scelta.
Il secondo scatto è quello dell'opera di Kirchhoff con le luci accese. Qui la sfida è tecnica: le lampadine vere dentro il dipinto creano un contrasto forte. Esponi sulle luci e lascia che il resto scenda un po' nell'ombra, oppure fai due scatti e scegli dopo. L'effetto di spaesamento di cui parla la curatrice si coglie meglio in una foto leggermente scura.
Fuori dalla galleria, la foto classica del rione è Pasquino: il busto consumato, con i fogli attaccati sul basamento. Se passi al tramonto, la luce radente di piazza Navona sulle facciate curve dal lato sud è il ritratto migliore di una piazza costruita sopra uno stadio antico. Evita il centro della piazza, affollato; spostati verso i lati, dove la curva si legge meglio.
Come arrivare alla Galleria Emmeotto per la mostra
La Galleria Emmeotto è in via di San Pantaleo 66, fra corso Vittorio Emanuele II e piazza Navona. Il modo migliore per arrivarci è a piedi dal centro storico o in autobus fino a corso Vittorio Emanuele II.
A piedi
Da piazza Navona sono un paio di minuti. Da Campo de' Fiori si attraversa corso Vittorio Emanuele II e si è arrivati. Dal Pantheon sono meno di dieci minuti, passando per via della Dogana Vecchia o per corso del Rinascimento.
In autobus
Le fermate più vicine sono C.so Vittorio Emanuele/Navona e C.so Vittorio Emanuele/S. A. della Valle, su corso Vittorio Emanuele II, e le fermate Rinascimento, su corso del Rinascimento. Nel centro storico i percorsi delle linee possono cambiare per lavori e manifestazioni: conviene controllare linee e orari sul servizio informazioni dell'azienda di trasporto pubblico prima di partire.
In tram
La fermata del tram più vicina è Arenula/Cairoli, in piazza Benedetto Cairoli, a circa mezzo chilometro. Da lì si sale verso nord, attraverso Campo de' Fiori, in una decina di minuti.
In metropolitana
Nessuna stazione della metropolitana è vicina. La stazione Spagna della linea A è a oltre un chilometro: da lì si prosegue a piedi attraverso il centro o in autobus.
In taxi o in auto
Il taxi è la soluzione più comoda per chi cammina con difficoltà: fatti lasciare in piazza di San Pantaleo. L'auto privata nel centro storico è sconsigliabile: i parcheggi sono rari e l'accesso alla zona a traffico limitato va verificato prima di partire.
Dove mangiare vicino alla Galleria Emmeotto
Parione è pieno di posti dove mangiare, e proprio per questo serve un po' di metodo. La regola è la stessa: evita i tavoli con vista diretta su piazza Navona, dove si paga soprattutto il panorama, e spostati di una o due strade verso l'interno del rione.
Prima della mostra
Dato che la galleria apre alle 15, il pranzo viene prima. Fra Campo de' Fiori e corso Vittorio Emanuele II ci sono forni, pizzerie al taglio e piccoli locali dove mangiare in piedi. Una pizza bianca e un supplì bastano, se nel pomeriggio vuoi camminare.
Dopo la mostra
La galleria chiude alle 19, l'ora giusta per un aperitivo. Le vie fra piazza Navona e via del Governo Vecchio offrono enoteche e bar dove sedersi. Per cena, cerca trattorie con un menu breve, scritto in italiano e cambiato secondo la stagione: sono indizi più affidabili di qualsiasi insegna.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del luogo in cui si trova la galleria è la storia di Parione, uno dei rioni storici del centro. Ecco alcuni momenti che hanno segnato l'area intorno a via di San Pantaleo.
Il primo è la costruzione dello Stadio di Domiziano, nel I secolo dopo Cristo. L'imperatore volle qui uno stadio per le gare atletiche alla maniera greca; il suo perimetro sopravvive nella forma di piazza Navona, e i resti sono visitabili sotto il lato nord della piazza.
Il secondo è la nascita della satira di Pasquino. Il torso antico che oggi si vede sulla piazzetta alle spalle di Palazzo Braschi divenne la bacheca della satira romana. Per secoli, sul suo basamento, i romani hanno appeso versi anonimi contro papi, cardinali e potenti: una forma di libertà di parola in una città che non ne concedeva molta.
Il terzo è la costruzione di Palazzo Braschi nel Settecento, su progetto di Cosimo Morelli, con lo scalone al quale lavorò Giuseppe Valadier. Il palazzo, oggi Museo di Roma, ha riempito l'isolato fra piazza di San Pantaleo e piazza Navona e ha fissato l'aspetto attuale dell'area intorno alla galleria.
Il quarto è recente e riguarda l'arte contemporanea. Dal 6 ottobre 2026 Palazzo Braschi ospita la mostra dedicata a Keith Haring, mentre la Emmeotto accoglie la sezione romana di States of Uncertain Domesticities. Per qualche settimana, lo stesso isolato mette insieme un grande nome della cultura di strada americana e cinque artisti che hanno fatto di Roma la loro casa. È una buona sintesi di quello che Parione è sempre stato: un luogo dove la città discute di sé.
Chi è passato da Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci, Luana Perilli alla Galleria Emmeotto — dal 3 ottobre al 27 novembre 2026
Dalla Galleria Emmeotto sono passati, nelle sue diverse sedi, artisti, critici e collezionisti: il progetto della living gallery era costruito proprio sull'idea di un luogo dove queste figure si incontrano. Con questa mostra, la lista si allunga di cinque nomi con storie molto diverse.
Primarosa Cesarini Sforza porta in galleria una vita di viaggi: New York negli anni Sessanta, con le Scatole esposte da Allan Stone nel 1971; il Wisconsin, dove insegnò ceramica all'università; il Marocco, dove è tornata per vent'anni; Parigi e la Spagna. Nel 2023 il Casino dei Principi di Villa Torlonia le ha dedicato una retrospettiva.
Thorsten Kirchhoff, nato a Copenaghen nel 1960, ha portato il suo lavoro a due Biennali di Venezia, a Valencia, a Pechino, e in musei da Graz a Lione, da Copenaghen a Hanoi e Tel Aviv. A Roma ha esposto all'Accademia di Danimarca, alla Quadriennale, a Palazzo Barberini, al Palazzo delle Esposizioni, e nelle gallerie di Gian Enzo Sperone.
Con loro passano da via di San Pantaleo Ines Fontenla, Daniela Monaci e Luana Perilli, con opere che vanno dal disegno murale all'installazione alla ceramica, e la curatrice Ada Lombardi, che firma con Alba D'Urbano l'intero progetto romano.
E soprattutto passa il progetto stesso, States of Uncertain Domesticities, che prima di Roma ha attraversato Berlino e Brno. La galleria diventa per otto settimane una tappa di un percorso europeo, con il sostegno dell'Institut für Auslandsbeziehungen e il patrocinio dell'Ambasciata di Germania.
Accessibilità e visita con i bambini
Accessibilità
Le informazioni pubblicate sulla mostra non specificano le condizioni di accesso per le persone con disabilità motoria. Molti edifici storici del centro hanno gradini all'ingresso o ascensori di dimensioni ridotte: chi usa una carrozzina fa bene a contattare la galleria prima della visita per sapere come è organizzato l'ingresso. Le strade di Parione sono lastricate in sampietrini, scomode ma percorribili con attenzione.
Con i bambini
La mostra si presta bene anche a una visita con bambini in età scolare. Il grande albero disegnato a matita, i nidi in ceramica sospesi, le formiche della serie Regeneration, le lampadine accese dentro un quadro: sono immagini che i bambini capiscono subito e sulle quali si può costruire una conversazione. La domanda della mostra, che cos'è una casa, è una domanda che i bambini amano. La visita dura poco, e piazza Navona, a due passi, è il premio finale.
Gruppi
Per gruppi e scuole è bene contattare la galleria in anticipo. Le sale di una galleria privata non sono pensate per quaranta persone insieme: meglio dividere il gruppo in turni. Per chi organizza visite guidate private nel centro storico, con percorsi che uniscano arte contemporanea e storia del rione, c'è la redazione di Tour Leader Pro.
L'autunno a Roma: il periodo della mostra
La mostra occupa l'autunno pieno, dall'inizio di ottobre alla fine di novembre. Per me è il periodo migliore per camminare nel centro storico: le giornate sono ancora lunghe all'inizio, la luce è morbida, il caldo dell'estate è passato.
Le altre mostre vicine
Nello stesso periodo, a cento metri dalla galleria, Palazzo Braschi apre il 6 ottobre la mostra dedicata a Keith Haring. Al Museo Carlo Bilotti la sezione principale di States of Uncertain Domesticities resta aperta fino all'8 novembre. Chi viene a Roma per qualche giorno può costruire un piccolo itinerario di arte contemporanea fra Villa Borghese e Parione.
Domande frequenti sulla mostra alla Galleria Emmeotto
Quando è aperta la mostra alla Galleria Emmeotto?
La mostra alla Galleria Emmeotto si inaugura sabato 3 ottobre 2026 dalle 17 alle 20. Dal 5 ottobre al 27 novembre 2026 è aperta dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19. Nel fine settimana, dopo l'inaugurazione, la galleria non risulta aperta negli orari pubblicati.
Quanto costa l'ingresso alla mostra?
L'ingresso alla mostra della Galleria Emmeotto è gratuito. Non ci sono biglietti né prenotazioni obbligatorie per la visita individuale. Per gruppi e scuole conviene contattare la galleria prima di presentarsi, perché le sale sono di dimensione domestica e ospitano poche persone per volta.
Dove si trova la Galleria Emmeotto?
La Galleria Emmeotto si trova in via di San Pantaleo 66, nel rione Parione, fra corso Vittorio Emanuele II e piazza Navona, a pochi passi da Palazzo Braschi. Le fermate degli autobus più vicine sono su corso Vittorio Emanuele II e su corso del Rinascimento, a circa cento metri.
Quali artisti espongono alla Galleria Emmeotto?
Alla Galleria Emmeotto espongono Primarosa Cesarini Sforza, Ines Fontenla, Thorsten Kirchhoff, Daniela Monaci e Luana Perilli, tutti artisti che vivono e lavorano a Roma. La mostra è curata da Ada Lombardi ed è la sezione romana del progetto States of Uncertain Domesticities.
Che rapporto c'è con la mostra al Museo Carlo Bilotti?
La mostra della Galleria Emmeotto è in contemporanea e in dialogo con States of Uncertain Domesticities al Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, aperta fino all'8 novembre 2026. Il progetto, itinerante, è arrivato a Roma dopo Berlino e Brno; Perilli e Kirchhoff espongono in entrambe le sedi.
Quanto tempo serve per visitare la mostra?
Per la mostra alla Galleria Emmeotto bastano fra mezz'ora e un'ora, secondo il tempo che dedichi a ciascuna opera e alla conversazione con la galleria. Se abbini la visita al Museo Carlo Bilotti, calcola una mezza giornata in più, con la mattina a Villa Borghese e il pomeriggio in galleria.
Si possono fare fotografie in galleria?
Alla Galleria Emmeotto, come in ogni galleria privata, le regole sulle fotografie le decide la galleria: chiedi prima di scattare. Di solito le foto senza flash e per uso personale sono ammesse. Le opere più fotogeniche sono il disegno murale di Ines Fontenla e il dipinto con luci di Thorsten Kirchhoff.
Il consiglio finale
Meglio un giorno feriale di metà ottobre, con il Bilotti la mattina e la Emmeotto il pomeriggio. Non è una mostra da guardare di passaggio: è una mostra da ascoltare, fatta di opere che chiedono qualche minuto di attenzione ciascuna. In cambio, restituisce una domanda che accompagna fino a casa, la propria.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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