Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Teatro Argentina

Il Teatro Argentina si trova in largo di Torre Argentina 52, a Roma, ed è aperto e in piena attività: lo gestisce la Fondazione Teatro di Roma, che lo usa come sala principale. I biglietti singoli costano da 26 a 44 euro a prezzo intero, con riduzioni fino a 20, e si comprano alla biglietteria del teatro o online sul circuito VivaTicket indicato dal sito ufficiale. La stagione 2026-2027 si apre l’8 ottobre.

Il teatro ha due richiami che tutti conoscono. Il primo è musicale: qui, il 20 febbraio 1816, andò in scena per la prima volta Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, e la sera fu un disastro. Il secondo è archeologico: la sala si alza nell’area che in età romana apparteneva al grande complesso di Pompeo, a pochi metri dalla curia in cui Giulio Cesare venne ucciso nel 44 avanti Cristo.

Le informazioni pratiche su prezzi, orari della biglietteria, visite guidate e cartellone risultano dalle pagine ufficiali del Teatro di Roma e della Sovrintendenza capitolina consultate il 28 settembre 2026. Il teatro cambia orari da una stagione all’altra, i prezzi possono variare per singoli spettacoli e le visite hanno poche date: prima di muoverti, controlla la pagina dello spettacolo o telefona alla biglietteria ai numeri ufficiali riportati più avanti.

Facciata del Teatro Argentina a Roma
La facciata del Teatro Argentina in largo di Torre Argentina. Foto di Blackcat, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Dove si trova e che cosa si vede

Il teatro chiude il lato occidentale di largo di Torre Argentina, la piazza ribassata dove affiorano i templi repubblicani dell’Area Sacra del Campo Marzio. Davanti all’ingresso, oltre la ringhiera, vive la colonia felina più fotografata della città, quella del Santuario dei gatti di Largo Argentina. Chi arriva in tram o a piedi da corso Vittorio si trova la facciata di fronte senza bisogno di cercarla.

La facciata è l’ultima cosa da cui giudicare il teatro. È un fronte neoclassico del 1826, firmato dall’architetto Pietro Holl, sobrio fino a sembrare quello di un palazzo d’uffici. Molti turisti ci passano davanti dieci volte senza capire che dietro quel muro c’è una delle sale settecentesche meglio conservate d’Italia. È un piccolo inganno urbano, tipico della Roma che nasconde i suoi interni dietro prospetti rifatti nell’Ottocento.

Dentro, la sala è a ferro di cavallo, secondo il progetto di Girolamo Theodoli, con sei ordini di palchi che salgono verso un soffitto verde decorato e un grande lampadario centrale a forma di candelabro. Il rosso dei rivestimenti e le dorature risalgono al restauro di fine Novecento. Il Teatro di Roma dichiara 354 posti in platea e 366 distribuiti nei palchi, mentre altre fonti danno numeri diversi.

Il foyer e la Sala Squarzina completano gli spazi aperti al pubblico nelle serate di spettacolo. Nel sottotetto, sopra la sala, c’è poi un piccolo museo curato dalla Sovrintendenza capitolina, nato nel 1973 da un’idea di Cecilia Pericoli Ridolfini, con frammenti del soffitto settecentesco, macchine teatrali in legno, costumi e ritratti di interpreti. Si visita soltanto su prenotazione, e ne parlo nel capitolo dedicato alle visite.

Quello che il pubblico serale non vede sono il palcoscenico da dietro, i camerini e l’area archeologica sotto l’edificio. Questi ambienti entrano solo nelle visite guidate. Alle spalle del teatro, in via del Sudario 44, si trova invece il palazzetto del Burcardo, con la torre medievale che ha dato il nome all’intera zona: i resti sono visibili nel cortile, e il palazzo ospita le raccolte teatrali della SIAE.

Chi lo gestisce oggi e in che stato è

Il teatro è aperto e programma regolarmente. Appartiene a Roma Capitale ed è la sede principale della Fondazione Teatro di Roma, l’ente che gestisce anche il Teatro Valle, il Teatro India sul lungotevere e il Teatro Torlonia dentro Villa Torlonia. Quattro sale diverse, con un cartellone unico e una sola biglietteria centrale, che si trova proprio qui all’Argentina.

Secondo la pagina dei contatti ufficiale, alla guida della Fondazione ci sono il presidente Francesco Siciliano, il direttore generale Maurizio Roi e il direttore artistico Luca De Fusco, che firma anche due regie della stagione in corso. La forma giuridica di fondazione è recente: le fonti la datano al 2022, con un nuovo consiglio di amministrazione insediato l’anno successivo. Prima era un ente teatrale pubblico con statuto diverso.

Lo stato di conservazione della sala è buono. L’ultimo grande intervento documentato dal Teatro di Roma è il restauro seguito dall’architetto Paolo Portoghesi, che ha reso di nuovo agibile il palcoscenico, ha riportato il rosso originario dei rivestimenti al posto del giallo oro degli anni Settanta e ha rifatto le mantovane dei palchi con la sagoma a festone dei disegni antichi.

Una nota sul contesto cittadino. Negli ultimi anni la programmazione della Fondazione è stata oggetto di discussioni politiche accese, soprattutto sulle nomine. Per chi compra un biglietto questo conta poco: la sala funziona, la biglietteria risponde, gli spettacoli vanno in scena. Lo segnalo perché nelle recensioni online capita di trovare polemiche che riguardano l’ente e non il teatro come luogo da visitare.

Un effetto pratico della gestione unica è che allo sportello dell’Argentina puoi comprare anche i biglietti per il Valle, per l’India e per il Torlonia. Chi passa dal centro per una serata qui può quindi prenotare nello stesso momento uno spettacolo nelle altre sale, senza attraversare la città. Per i gruppi e per le scuole il canale resta la biglietteria, con le tariffe dedicate pubblicate dal teatro.

Una curiosità sul Teatro Argentina

Il nome non ha niente a che fare con il paese sudamericano. Viene da Strasburgo. Alla fine del Quattrocento il prelato Johannes Burckardt, cerimoniere pontificio sotto Alessandro VI Borgia, si fece costruire una casa in questa zona. Era nato a Strasburgo, che in latino si chiamava Argentoratum, e si firmava episcopus argentinensis. Il suo titolo latino, cioè, conteneva la città d’origine.

La Sovrintendenza racconta che Burckardt fece incidere la parola ARGENTINA su tutti e quattro i lati della torre medievale inglobata nella sua casa. Da lì il nome è passato alla torre, dalla torre alla piazza, dalla piazza al teatro costruito due secoli dopo. Oggi i romani dicono Argentina e basta, come se fosse un quartiere, e quasi nessuno sa che si porta dietro una firma episcopale alsaziana.

Il terreno su cui Burckardt costruì non era suo in piena proprietà. La Sovrintendenza precisa che lo aveva avuto in enfiteusi dai monaci dell’abbazia di Farfa, che a Roma possedevano immobili e terreni in questa parte del Campo Marzio. È un dettaglio amministrativo, ma torna utile più avanti, quando si scende nell’area archeologica sotto il teatro.

Il palazzetto del Burcardo, in via del Sudario, è rimasto in piedi, anche se i restauri di fine Novecento lo hanno cambiato parecchio. Oggi ospita il museo delle raccolte teatrali della SIAE. Le visite didattiche segnalate dalla Sovrintendenza si fanno su prenotazione obbligatoria, per gruppi fino a venti persone, con una durata di un’ora e mezza. Il biglietto del teatro e quello del Burcardo non hanno niente in comune.

C’è un effetto collaterale divertente di questa storia di nomi. Chi cerca il teatro sulle mappe trova largo di Torre Argentina, via di Torre Argentina, la fermata Argentina del tram, e finisce per credere che la torre sia uno dei ruderi dell’Area Sacra. Non lo è. La torre vera si trova dietro, dentro un cortile privato, e dalla piazza non si vede. Il nome ha viaggiato, l’edificio è rimasto fermo.

Biglietteria, orari e prezzi

La biglietteria si trova nello stesso edificio, in largo di Torre Argentina 52, e vende i biglietti di tutte le sale della Fondazione. Il telefono ufficiale è 06 684000311 oppure 06 684000314, la posta elettronica è biglietteria@teatrodiroma.net. Si paga anche con carta, perché lo sportello ha il POS. Dopo l’emissione i biglietti non si cambiano e non si annullano, e quelli prenotati vanno ritirati entro un’ora prima dello spettacolo.

Dove si compra davvero: allo sportello, per telefono, oppure online dal canale indicato dal sito ufficiale del Teatro di Roma, che rimanda al circuito VivaTicket. Chi preferisce passare direttamente dal negozio del teatro su quel circuito trova la vendita online qui: biglietti del Teatro di Roma su VivaTicket. Altri rivenditori non risultano indicati dal gestore.

Sugli orari dello sportello le fonti del teatro non concordano. La pagina della biglietteria indica un’apertura dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dell’inizio dello spettacolo. Le domande frequenti dello stesso sito parlano invece di lunedì-venerdì, dalle 11 alle 19, più le tre ore prima di ogni recita. Se vuoi passare di sabato mattina, telefona prima.

Il listino dei biglietti singoli pubblicato dal Teatro di Roma per l’Argentina prevede tre fasce. Poltrona: 44 euro intero, 35 ridotto. Palchi di platea, primo e secondo ordine: 35 euro intero, 30 ridotto. Palchi di terzo e quarto ordine: 26 euro intero, 20 ridotto. Il ridotto spetta a chi ha meno di 35 anni e più di 65, agli insegnanti, ai soci di associazioni e cral convenzionati e alle persone con disabilità.

Esistono tariffe più basse per categorie precise, sempre escluse le ultime tre repliche. Gli studenti delle scuole di teatro e delle accademie convenzionate pagano 20 euro in poltrona, 15 nei palchi bassi, 13 in quelli alti. Le scolaresche 17, 15 e 12. Gli operatori dello spettacolo 15 euro. Il gestore non pubblica diritti di prevendita, quindi la differenza eventuale fra sportello e acquisto online va chiesta alla biglietteria.

Per la stagione 2026-2027 l’abbonamento a posto fisso comprende sette spettacoli e costa 189 euro in poltrona, 168 nei palchi di platea, primo e secondo ordine, 133 in galleria di terzo e quarto ordine, a prezzo intero. La versione con due titoli aggiuntivi a scelta sale a 219, 198 e 163 euro. La TdR Card costa 145 euro e contiene dodici crediti utilizzabili anche da più spettatori.

Gli orari di inizio cambiano secondo il giorno della settimana e sono indicati nella pagina di ogni spettacolo, con le prime che spesso partono a un’ora diversa dalle repliche. Non fidarti dell’orario che ricordi dalla stagione precedente. Le regole per i ritardatari non compaiono nella pagina della biglietteria, e in un teatro di prosa si entra quando il personale di sala lo consente, spesso solo all’intervallo.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Argentina

Sotto il teatro c’è un’area archeologica, e non è quella che ti aspetti. Tutti pensano subito a Cesare e alla curia di Pompeo. Le visite guidate del Teatro di Roma, invece, descrivono una zona scavata fra il teatro e la curia dove si leggono anche i resti del refettorio benedettino legato all’abbazia di Farfa. Il Medioevo monastico, in mezzo fra l’età repubblicana e il Settecento dei duchi.

Questo ci riporta a Burckardt e al suo terreno in enfiteusi. I monaci di Farfa avevano qui una presenza stabile, con edifici propri, e il teatro è stato costruito sopra strati che raccontano tutta la storia del Campo Marzio: templi repubblicani, complesso di Pompeo, insediamento monastico, case rinascimentali, palazzo nobiliare, sala da spettacolo. Pochi edifici a Roma mettono in fila così tante epoche in verticale.

Il secondo dettaglio che quasi nessuno conosce è il museo nel sottotetto. Il Teatro Argentina ha sopra la sala uno dei musei più piccoli del sistema capitolino, pensato negli anni Settanta per raccontare le trasformazioni della zona, la struttura della sala e la vita teatrale. Ci sono frammenti del soffitto settecentesco con putti e ghirlande, disegni preparatori di Cesare Fracassini, una caricatura di Pier Leone Ghezzi.

Completano la raccolta macchine sceniche in legno, rilievi di Biagini del 1926, costumi di produzioni come I masnadieri e ritratti di interpreti, fra cui la ballerina Fanny Elssler. Non è un museo da mezza giornata. È una stanza di un’ora per chi ama i teatri. A nostro giudizio vale più questo sottotetto di qualunque pannello sul Barbiere che potresti trovare in foyer.

Le visite spettacolo e il museo nel sottotetto

Il Teatro di Roma organizza visite guidate condotte da attrici e attori della compagnia, con il titolo Ve lo faccio vedere io ora il teatro! e la cura di Claudio Longhi. Durano un’ora, cominciano alle 11 e accolgono fino a trentacinque persone. Il percorso tocca il foyer, la Sala Squarzina con la lettura di sonetti romaneschi, la sala con i sei ordini di palchi, il soffitto verde, il lampadario e l’area archeologica.

Le tariffe pubblicate sono 18 euro intero, 15 per i gruppi, 8 per le scuole, e una TdR Card da 30 euro valida per tre visite. Si prenota online sul circuito VivaTicket dal sito del teatro, oppure, per i gruppi che vogliono una visita riservata, scrivendo a visiteguidate@teatrodiroma.net. Il gestore non pubblica un numero minimo di partecipanti né la disponibilità di visite in lingua straniera.

Il punto debole è il calendario. Alla data di consultazione l’unica data pubblicata è domenica 13 dicembre 2026, alle 11. Nel 2025, per esempio, le visite si erano concentrate in tre sabati di maggio, e i posti sono pochi. Se ti interessa, controlla la pagina delle visite ogni due o tre settimane, perché le nuove date escono senza grandi annunci.

Il museo del sottotetto è un’altra cosa e ha un altro gestore, la Sovrintendenza capitolina. Secondo la sua pagina, i gruppi fino a venticinque persone prenotano obbligatoriamente al numero 060608, attivo dalle 9 alle 19, e anche i visitatori singoli entrano solo su prenotazione, in base a un calendario specifico. La tariffa per i non residenti a Roma è 9,50 euro intero e 5 euro ridotto dai 6 ai 25 anni.

Per i residenti a Roma con MIC card l’ingresso al museo è gratuito, come negli altri musei civici, e sotto i cinque anni non si paga. Per informazioni sul museo la Sovrintendenza indica un indirizzo di posta del Comune. Vale la pena chiedere al 060608 se esiste una data che combini museo e visita della sala, perché separati rendono meno.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Argentina

Compra un palco di secondo ordine, non la poltrona. È una posizione controcorrente, ma i numeri la sostengono: la poltrona costa 44 euro, il palco basso 35, e dal secondo ordine vedi insieme la scena e la sala. In platea guardi il palcoscenico e basta. In un teatro come questo, la sala fa metà dello spettacolo, e rinunciarci per stare qualche metro più vicino agli attori è uno spreco.

Il terzo e il quarto ordine costano ancora meno, 26 euro intero e 20 ridotto, ma in un teatro a ferro di cavallo i palchi laterali alti hanno una visuale parziale sulla scena. Per uno spettacolo di parola va bene, per la danza meno. Quando compri, chiedi alla biglietteria se il palco è centrale o laterale, e quanti posti ha davanti a te.

Arriva mezz’ora prima. Non per il guardaroba, ma per guardare la sala mentre si riempie, dal corridoio dei palchi o dal fondo della platea, con il lampadario acceso e il sipario chiuso. È il momento in cui l’Argentina somiglia di più al teatro del Settecento, quando il pubblico veniva anche per farsi vedere e la sala contava quanto la scena.

Se hai meno di 35 anni usa il ridotto, che al teatro di Roma non è una concessione marginale: vale in tutte le fasce e pesa fino a nove euro sulla poltrona. Porta un documento. Lo stesso vale per chi ha superato i 65 anni. Chi viene in gruppo di almeno dieci persone può chiedere le condizioni riservate ai gruppi, che il teatro prevede anche per gli abbonamenti.

Ultima cosa, che vale per qualunque sala storica del centro: l’uscita a fine spettacolo è lenta, e la piazza la sera è piena di traffico e di mezzi pubblici. Se hai un treno o un appuntamento, prendi un posto vicino all’uscita. Dopo le 22 il largo si svuota in fretta e trovare un taxi al volo non è scontato.

Sull’abbigliamento il teatro non pubblica regole, e a Roma il pubblico della prosa si veste in modo molto vario. Alle prime vedrai giacche e vestiti eleganti, nelle repliche del pomeriggio jeans e maglioni. Il consiglio pratico è un altro: porta uno strato leggero, perché i palchi alti d’inverno sono caldi e la platea vicina alle porte prende correnti d’aria a ogni intervallo.

Che cosa annuncia il cartellone 2026-2027

Nella stagione 2026-2027 il cartellone annuncia per l’Argentina un’apertura con la danza: What the Body Does Not Remember di Wim Vandekeybus e Ultima Vez l’8 e il 9 ottobre, poi Four Seasons Changed, su musica di Max Richter e con Michiel Vandelvende, l’11 ottobre. Dal 15 al 18 ottobre arriva Romeo Castellucci con la Societas e il suo Faust.

La prosa di repertorio occupa l’autunno e l’inverno. Il Teatro di Roma annuncia Otello di Shakespeare con la regia di Luca De Fusco dal 4 al 29 novembre, Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford, sempre con De Fusco, dal 2 al 13 dicembre, e La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett con la regia di Massimo Popolizio dal 9 al 31 gennaio.

Febbraio e marzo portano Una delle ultime sere di Carnovale di Goldoni, regia di Valerio Binasco, dal 2 al 14 febbraio, Non posso narrare la mia vita di Roberto Andò dal 18 al 28 febbraio, Amleto con la regia di Leonardo Lidi dal 2 al 14 marzo e Lo Zar di e con Stefano Massini dal 16 al 25 marzo. Poi Platonov di Čechov diretto da Peter Stein, dal 31 marzo all’11 aprile.

In primavera il cartellone annuncia L’angelo del focolare di Emma Dante dal 14 al 25 aprile, Ezra in gabbia di Leonardo Petrillo dal 28 al 30 aprile e due titoli di danza per Capitale Danza 2027: Portrait di Mehdi Kerkouche l’8 e il 9 maggio, Momo di Ohad Naharin il 15 e il 16 maggio. Date e titoli possono cambiare, e fa fede la pagina del singolo spettacolo.

Il cartellone dell’Argentina è solo una parte della stagione della Fondazione. Gli spettacoli più sperimentali vanno in scena al Teatro India, quelli più raccolti al Torlonia, e il ritorno del Valle aggiunge una sala dedicata alla drammaturgia contemporanea. Se un titolo ti interessa e non lo trovi qui, cercalo nel calendario generale del Teatro di Roma, che mette insieme tutte le sale in un’unica pagina.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Cesare sia stato ucciso a Largo Argentina lo sa chiunque abbia fatto una gita scolastica a Roma. Quello che si cita poco è il contesto preciso, e conviene separare i livelli. I documenti antichi dicono che Cesare fu ucciso alle idi di marzo del 44 avanti Cristo durante una seduta del Senato riunito nella curia di Pompeo, un edificio che faceva parte del grande complesso voluto da Pompeo Magno.

L’archeologia dice che i resti attribuiti a quella curia si trovano nell’Area Sacra, sul lato verso il teatro, alle spalle dei templi. Il complesso di Pompeo comprendeva il teatro in muratura, che si trovava più a ovest, verso Campo de’ Fiori, e un lungo portico che arrivava fin qui. Il Teatro Argentina, quindi, si alza sull’area di quel complesso, non sopra il teatro antico.

La leggenda, poi, fa il resto. Si sente dire che Cesare sia morto sotto la platea, o sul palcoscenico, o in un punto preciso segnato da qualche parte. Nessuna di queste versioni ha una base. Il luogo esatto dell’uccisione non è marcato da niente, e le guide che indicano una pietra precisa stanno raccontando una storia comoda. La stessa pagina del teatro semplifica, parlando genericamente del Teatro di Pompeo.

Un giudizio controcorrente: la frase qui fu ucciso Cesare è la più abusata di Roma e fa più danni che altro. Fa guardare il largo come la scena di un delitto, e non come quello che è, un pezzo di città in cui si leggono più di due millenni di cantieri uno sopra l’altro, dal tempio repubblicano alla sala del Settecento.

Per capire la differenza fra la curia di Pompeo e quella ufficiale del Senato conviene vedere la Curia Iulia al Foro, la sede che Cesare stesso aveva fatto ricostruire e che era in cantiere proprio negli anni della sua morte. Il Senato si riuniva altrove perché la curia del Foro non era disponibile, e questo spiega perché il delitto sia avvenuto in Campo Marzio.

La foto giusta da fare al Teatro Argentina

La foto che conta si fa dentro, dal centro di un palco di secondo o terzo ordine, prima che si spengano le luci. Inquadra in verticale la curva dei palchi dall’altro lato, con il lampadario in alto e un pezzo di sipario in basso. In orizzontale la sala a ferro di cavallo si appiattisce e perde la profondità dei sei ordini. Durante lo spettacolo, ovviamente, il telefono resta spento.

Il gestore non pubblica, nella pagina della biglietteria, una regola dettagliata sulle fotografie in sala a luci accese. Chiedi al personale di sala prima di scattare, soprattutto se usi una macchina vera. Nelle visite guidate le foto sono parte dell’esperienza, e la luce della mattina rende il verde del soffitto meglio di quella artificiale delle serate.

Fuori, la facciata di Holl rende poco da vicino. La foto giusta si fa dalla ringhiera dell’Area Sacra, dal lato opposto del largo, con i templi repubblicani in primo piano e il teatro sullo sfondo, all’ora blu, quando l’insegna è accesa e i resti antichi sono ancora leggibili. Un gatto sul muretto, e i gatti ci sono quasi sempre, completa la composizione.

Evita la foto frontale dell’ingresso con il cartellone davanti. È quella che fanno tutti ed è piatta, perché la facciata non ha rilievo e il traffico del largo entra sempre nell’inquadratura. Se ti interessa il nome, cerca piuttosto la torre del Burcardo nel cortile di via del Sudario 44, quando il cancello è aperto: è la vera origine della parola Argentina.

La prima del Barbiere, fra documenti e leggenda

I fatti documentati sono pochi e sicuri. Il barbiere di Siviglia di Rossini debuttò all’Argentina il 20 febbraio 1816, su commissione della gestione del duca Francesco Sforza Cesarini, grande appassionato di teatro, morto pochi giorni prima della prima con i conti del teatro pieni di debiti. L’opera andò in scena con il titolo Almaviva, o sia L’inutile precauzione, per non urtare chi amava il Barbiere di Paisiello.

La tradizione, ripresa dallo stesso Teatro di Roma, racconta che la prima fu un grandissimo fiasco. Il pubblico romano era affezionato alla versione di Giovanni Paisiello e i sostenitori del vecchio maestro fischiarono per tutta la sera. La seconda recita, raccontano le stesse fonti, fu un trionfo. Il passaggio dal fiasco al successo in ventiquattr’ore è la parte più solida del racconto.

La leggenda aggiunge dettagli che si ripetono in ogni programma di sala: il cantante inciampato in scena, il gatto entrato sul palcoscenico durante il finale del primo atto, il compositore deriso per la giacca che indossava. Sono episodi riportati da memorie e aneddotica ottocentesca, non da documenti coevi. Si raccontano volentieri, ma conviene raccontarli come tali.

Detto in modo netto: il Barbiere è il motivo sbagliato per entrare all’Argentina. In sala non c’è niente che ricordi quella sera, se non una targa. Chi entra cercando Rossini esce deluso. Chi entra per vedere una sala del Settecento ancora in uso, con sei ordini di palchi e un pubblico vero, esce contento, e Rossini se lo ascolta altrove, per esempio al Teatro dell’Opera di Roma.

Per chi vuole seguire la famiglia che costruì il teatro, gli Sforza Cesarini hanno lasciato un segno forte fuori città, sui Castelli Romani. A Genzano di Roma c’è il Palazzo Sforza Cesarini, con il parco affacciato sul lago di Nemi. È la stessa famiglia ducale, e la stessa vocazione per la rappresentanza e lo spettacolo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Alla fine del Quattrocento, fra il 1491 e il 1500 secondo il Teatro di Roma, Johannes Burckardt costruisce il suo palazzetto inglobando una torre medievale e incide il suo titolo latino sui quattro lati. Il nome Argentina resta attaccato alla zona per i secoli successivi, e nel Settecento la famiglia Sforza Cesarini decide di costruire il teatro su proprietà proprie accanto agli edifici tardogotici.

Il cantiere parte intorno al 1730 su progetto di Girolamo Theodoli. La prima struttura era quasi tutta in legno, tranne i muri perimetrali e le scale, con sei ordini di palchi, 186 secondo le fonti enciclopediche. L’inaugurazione avviene nel gennaio 1732 con Berenice di Domenico Sarro, ma sul giorno le fonti non concordano: il Teatro di Roma indica il 13 gennaio, altre fonti il 31.

L’Ottocento è il secolo d’oro. Nel 1816 il Barbiere, nel 1822 la Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti, nel 1826 la nuova facciata di Pietro Holl, nel 1827 un concerto di Niccolò Paganini. Poi due prime di Giuseppe Verdi: I due Foscari il 3 novembre 1844 e La battaglia di Legnano il 27 gennaio 1849, nei mesi agitati che portarono alla Repubblica Romana.

Su La battaglia di Legnano vale la regola dei tre livelli. Il documento è la data della prima, nel pieno della crisi dello Stato pontificio, con il papa già fuggito da Roma. Il Teatro di Roma scrive che l’opera diede voce a manifestazioni contro il potere pontificio. Le scene di pubblico in delirio che si leggono nelle biografie romanzate sono invece tradizione risorgimentale, da prendere con cautela.

Dopo il 1870, con Roma capitale del Regno, il teatro passa al Comune e diventa una sala di rappresentanza istituzionale. Nel Novecento cambia più volte veste: negli anni Settanta i rivestimenti diventano giallo oro, e nello stesso decennio, nel 1973, nasce il museo del sottotetto. Il restauro di Portoghesi riporta poi il rosso e rende di nuovo agibile il palcoscenico.

Gli ultimi passaggi sono istituzionali. La trasformazione del Teatro di Roma in fondazione, datata dalle fonti al 2022, e l’allargamento del circuito, che oggi comprende quattro sale con il ritorno del Valle. Il teatro che ha fischiato Rossini è diventato la sede di un ente che programma decine di titoli l’anno fra prosa, danza e teatro contemporaneo.

Chi è passato dal Teatro Argentina

Gioachino Rossini, naturalmente, che qui visse la sera peggiore e la seconda sera migliore della sua carriera romana. Non aveva ancora compiuto ventiquattro anni, veniva da successi a Venezia e a Napoli e scrisse il Barbiere in tempi strettissimi per la stagione di carnevale. Il teatro gli deve la sua fama internazionale, e lui, a giudicare dalla prima, non gli doveva granché.

Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi, che compaiono nelle cronologie più citate del teatro. Donizetti con la Zoraida di Granata nel 1822, Verdi con due prime, I due Foscari e La battaglia di Legnano. Verdi ebbe prime romane anche in altre sale, ma è qui che la seconda opera lo legò per sempre alla stagione politica del 1849. Il suo nome in città torna anche nei cartelloni del Costanzi.

Niccolò Paganini, che nel 1827 tenne qui un concerto ricordato dal Teatro di Roma nella cronologia ufficiale. Per chi vuole vedere strumenti dell’epoca, la raccolta del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Santa Croce in Gerusalemme è la visita giusta da abbinare, con violini, pianoforti e strumenti a fiato di quegli anni.

Goethe e Stendhal, non come interpreti ma come spettatori e scrittori della vita teatrale romana: le visite spettacolo leggono in sala pagine dei loro testi. Goethe visse a Roma fra il 1786 e il 1788, e la sua casa sul Corso è oggi la Casa di Goethe. Stendhal frequentò i teatri italiani da appassionato di musica e ne scrisse con la sua ironia tagliente.

Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello, che le visite del Teatro di Roma ricordano fra gli autori messi in scena su questo palcoscenico. Di Pirandello a Roma resta lo studio, visitabile nella Casa Museo di Luigi Pirandello, un appartamento dove si capisce il suo rapporto con il teatro meglio che in qualunque biografia.

Fra i nomi meno noti, Fanny Elssler, la ballerina austriaca dell’Ottocento il cui ritratto si trova nel museo del sottotetto, e Luigi Squarzina, uomo di teatro del Novecento a cui è intitolata la sala che si attraversa entrando. Oggi l’elenco si allunga ogni stagione con i registi del cartellone, da Castellucci a Peter Stein, da Emma Dante a Massimo Popolizio.

Come si arriva e dove non parcheggiare

Il modo più semplice è il tram 8. ATAC lo ha riattivato sull’intero percorso Casaletto-Venezia dal 21 settembre 2026, dopo un periodo di sospensione per lavori sulla rete, e la fermata di Largo Argentina si trova davanti all’Area Sacra. Da Trastevere, lungo viale Trastevere, sono pochi minuti. La metropolitana non serve questa parte del centro storico, quindi chi arriva con la linea A o la linea B deve completare il tragitto in superficie.

Numerose linee di autobus attraversano il largo, che è uno dei principali nodi di superficie del centro. Il gestore non pubblica un elenco di linee nelle sue pagine, e i percorsi cambiano spesso per lavori ed eventi: controlla l’app o il sito ATAC la sera stessa. Dopo mezzanotte il servizio passa alle linee notturne, con frequenze molto più basse.

In auto non venire. Lo dice anche il teatro, a modo suo: nelle domande frequenti ricorda che l’Argentina si trova dentro la ZTL del centro e che nessuna delle sale della Fondazione ha un parcheggio privato. Si può parcheggiare solo nei parcheggi pubblici a pagamento fuori dalla zona a traffico limitato, e poi camminare. Un’infrazione ZTL costa più del biglietto in poltrona.

A piedi il teatro si raggiunge facilmente da tutto il centro storico. Dal Pantheon sono pochi minuti verso sud, da Piazza Navona si scende attraversando corso Vittorio, da Piazza Venezia si percorre via delle Botteghe Oscure. Di sera il percorso dal Pantheon è il più piacevole e il più illuminato.

Accessibilità e che cosa non aspettarsi

Il Teatro di Roma dichiara che le sue sale sono accessibili a tutto il pubblico. All’Argentina, per le persone con disabilità, sono riservati posti in platea secondo la normativa di sicurezza, e l’accompagnatore siede in una poltrona vicina. Lo spettatore con disabilità ha diritto al biglietto ridotto allo sportello, e l’accompagnatore con certificazione INPS ha diritto al biglietto omaggio.

Per verificare la disponibilità dei posti il teatro consiglia di scrivere a biglietteria@teatrodiroma.net o di telefonare allo 06 684000314 o allo 06 684000311, negli orari della biglietteria. Il gestore non pubblica dettagli su ascensori, servizi igienici attrezzati, sottotitoli o audiodescrizione per la sala dell’Argentina: sono domande da fare al momento della prenotazione, specificando lo spettacolo.

I palchi, per struttura, sono il punto critico. In un teatro del Settecento si raggiungono da corridoi stretti e scale, e i posti dei palchi alti non sono pensati per chi ha difficoltà motorie. Chi ha problemi di deambulazione deve chiedere la platea, anche se costa di più: è l’unico settore in cui l’accesso è pensato per tutti.

Non aspettarti servizi da museo. Durante il giorno, fuori dalle visite guidate e dagli spettacoli pomeridiani, il teatro non è visitabile: la biglietteria vende biglietti ma non ti fa entrare in sala. Non c’è un bookshop aperto come in un museo, non ci sono audioguide, e il museo del sottotetto ha un gestore diverso con regole proprie.

Mangiare in zona

Largo Argentina si trova sul percorso di chiunque vada dal Pantheon a Trastevere, e la ristorazione intorno si è adattata a questo flusso. Ci sono posti seri nelle strade laterali e trappole sulle direttrici principali. Il problema non è il centro storico in sé, ma la quantità di locali costruiti per un cliente che passa una volta e non torna.

Il primo segnale da riconoscere è il menu con le fotografie dei piatti. Un locale che deve mostrarti la foto della carbonara parla a qualcuno che non sa che cosa sia, e cucina di conseguenza. Le carte plastificate in cinque lingue, con i piatti fotografati sotto una luce gialla, sono il segno di una cucina pensata per il turista di passaggio.

Il secondo segnale è la signora che tira la pasta in vetrina o all’aperto, davanti alla porta. È una scena, non una garanzia. La pasta fresca fatta bene si prepara in cucina, di mattina, lontano dalla polvere e dai gas di scarico. Quando la trovi esposta sulla strada, sta funzionando un richiamo visivo, e il conto ne tiene conto.

Il terzo è il buttadentro, la persona sulla porta che ti ferma per invitarti a sedere. Un posto che deve cercarsi i clienti per strada non ha una clientela abituale, e la clientela abituale è l’unica garanzia vera. Lo stesso vale per i locali aperti senza interruzione dalla mattina a notte fonda: una cucina seria ha una pausa, perché deve prepararsi.

Il quarto riguarda i prezzi. I locali piazzati davanti ai monumenti tendono ad adattare il conto al cliente, con voci senza prezzo sul menu, piatti indicati come del giorno senza cifra e a volte un listino diverso fra i tavoli interni e quelli all’aperto. Chiedi sempre il prezzo prima di ordinare, soprattutto per pesce e vino al bicchiere.

Perché i romani non ci vanno? Non per snobismo. Semplicemente perché conoscono l’alternativa, e l’alternativa costa uguale o meno. Prima di uno spettacolo alle 19 o alle 20 la soluzione pratica è una cena presto nelle strade verso il Ghetto o verso Campo de’ Fiori, oppure un pasto veloce e la cena vera dopo, sapendo che molte cucine chiudono intorno alle 23.

Il criterio è guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se a pranzo, in un giorno feriale, ci sono impiegati e gente del quartiere, sei nel posto giusto. Per non andare a tentativi, tengo aggiornata la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, a Roma e dintorni, senza sponsorizzazioni.

Che cosa abbinare in giornata

La combinazione naturale è teatro la sera e centro storico a piedi di giorno. Parti dall’Area Sacra, scendi verso la Basilica di Sant’Andrea della Valle, dove si ambienta il primo atto della Tosca, poi prosegui verso Piazza Farnese e la Galleria Spada. È un giro di mezza giornata che sta tutto nel perimetro del complesso di Pompeo.

Verso est ci sono la Chiesa del Gesù e la Crypta Balbi, che racconta la stratificazione di questa parte di Roma meglio di qualunque altro museo. Da lì il Ghetto ebraico, con la Fontana delle Tartarughe, il Portico d’Ottavia e il Teatro di Marcello, l’altro teatro antico della zona.

Chi segue il filo del teatro può fare un giro delle sale del centro. Il Valle si trova a pochi minuti a piedi, poi ci sono il Teatro Quirino vicino a Fontana di Trevi, il Teatro Eliseo su via Nazionale e il Teatro Sistina. Nessuno ha una sala settecentesca come questa, e il confronto aiuta a capirla.

Per il cinema si attraversa il fiume. In Trastevere trovi il Cinema Troisi e il Nuovo Cinema Sacher, due sale con una storia e un pubblico precisi, mentre verso San Pietro c’è il Teatro Ghione e, più lontano, la Casa del Cinema a Villa Borghese. Il tram 8 porta verso Trastevere in pochi minuti.

Se il tempo è poco, restano tre soste brevi nel raggio di dieci minuti: Pasquino, la statua parlante dietro Piazza Navona, il Museo di Roma a Palazzo Braschi e la chiesa di San Carlo ai Catinari, dall’altra parte di via Arenula. Sono visite da mezz’ora ciascuna, ideali prima di uno spettacolo pomeridiano.

Chi ha una giornata intera può chiudere il cerchio verso il Tevere. Dal Ghetto si arriva alla Sinagoga di Roma e all’Isola Tiberina, poi si sale al Campidoglio per il tramonto. Da lì al teatro sono quindici minuti a piedi, in discesa, passando per via delle Botteghe Oscure. È una giornata piena ma senza mezzi pubblici, che finisce in poltrona o, meglio, in un palco.

Domande frequenti

Il Teatro Argentina è aperto?

Sì. Il teatro è aperto e in attività come sede principale della Fondazione Teatro di Roma. La stagione 2026-2027 si apre l’8 ottobre con la danza e prosegue fino a maggio 2027. La biglietteria, in largo di Torre Argentina 52, vende i biglietti di tutte le sale della Fondazione e risponde ai numeri 06 684000311 e 06 684000314.

Quanto costa un biglietto al Teatro Argentina?

Secondo il listino del Teatro di Roma la poltrona costa 44 euro intero e 35 ridotto, i palchi di platea, primo e secondo ordine 35 e 30, i palchi di terzo e quarto ordine 26 e 20. Il ridotto spetta a chi ha meno di 35 anni o più di 65, agli insegnanti, ai soci di associazioni convenzionate e alle persone con disabilità.

Dove si comprano i biglietti?

Alla biglietteria del teatro, in largo di Torre Argentina 52, per telefono o online sul circuito VivaTicket indicato dal sito ufficiale. Allo sportello si paga anche con carta. I biglietti non si cambiano e non si annullano dopo l’emissione, e quelli prenotati vanno ritirati entro un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Si può visitare il teatro senza vedere uno spettacolo?

Sì, con le visite spettacolo condotte dagli attori del Teatro di Roma, della durata di un’ora, al prezzo di 18 euro intero. Le date sono poche: alla fine di settembre 2026 risultava pubblicata solo domenica 13 dicembre alle 11. Si prenota online su VivaTicket, oppure i gruppi scrivono a visiteguidate@teatrodiroma.net.

È vero che Giulio Cesare fu ucciso sotto il teatro?

No, non in senso stretto. Cesare fu ucciso nella curia di Pompeo, un edificio del grande complesso pompeiano i cui resti attribuiti si trovano nell’Area Sacra di Largo Argentina, sul lato verso il teatro. Il Teatro Argentina si alza sull’area di quel complesso, ma nessun punto della sala segna il luogo del delitto.

Perché si chiama Argentina?

Il nome viene da Strasburgo, in latino Argentoratum. Il cerimoniere pontificio Johannes Burckardt, nato in quella città, si firmava argentinensis e fece incidere la parola ARGENTINA sulla torre della sua casa, oggi in via del Sudario 44. Il nome è passato dalla torre alla piazza e poi al teatro costruito nel Settecento.

Il teatro è accessibile in carrozzina?

Il Teatro di Roma dichiara le sue sale accessibili e riserva all’Argentina posti in platea per le persone con disabilità, con l’accompagnatore in una poltrona vicina. Lo spettatore ha diritto al ridotto, l’accompagnatore certificato INPS al biglietto omaggio. Il teatro consiglia di verificare la disponibilità scrivendo alla biglietteria o telefonando negli orari di apertura.

C’è un parcheggio vicino al teatro?

No. Il teatro si trova dentro la ZTL del centro storico e la Fondazione precisa che nessuna delle sue sale ha un parcheggio privato. Conviene usare il tram 8, riattivato da ATAC sull’intero percorso dal 21 settembre 2026, oppure gli autobus che attraversano il largo, e lasciare l’auto in un parcheggio pubblico fuori dalla zona a traffico limitato.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Prezzi, orari e modalità di acquisto riportati qui risultano dalle fonti ufficiali del Teatro di Roma, della Sovrintendenza capitolina e di ATAC alla data indicata in apertura: cambiano da una stagione all’altra, quindi ricontrollali prima di partire e segnalaci quello che trovi diverso.

Mettere insieme una serata a teatro e una giornata nel centro storico significa incastrare orari di biglietteria che cambiano, visite guidate con pochissime date, tram che si fermano per lavori e cucine che chiudono presto, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, aeroporti, spostamenti fra una città e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoLargo di Torre Argentina 52 Centro storico, Roma, Roma Città 00186
CategorieSpettacoli

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi