Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Palazzo Sforza Cesarini a Genzano si trova in Piazzale Sforza Cesarini, 00045 Genzano di Roma, all'imbocco del borgo antico, dove la strada che sale dai Castelli si apre sul ciglio del cratere di Nemi. Il sito ufficiale del Comune indica visite guidate il sabato e la domenica su prenotazione, con orario invernale 10.00-13.00 e 15.00-19.00 il sabato, la domenica e i festivi, e orario estivo fino al 30 settembre con il sabato 16.00-19.30 e la domenica 10.00-13.00 e 16.00-19.30; l'ultima visita guidata parte un'ora prima della chiusura. Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto 3 euro per gli over 65 e per i ragazzi dagli 8 ai 18 anni, gratuito sotto gli 8 anni. Le prenotazioni passano per l'indirizzo prenotazioni.amicidipalazzo@gmail.com; i gruppi precostituiti di almeno quindici persone e le scolaresche possono chiedere aperture infrasettimanali. L'Ufficio Cultura e Turismo del Comune risponde allo 06 93711241. In auto si arriva dalla via Appia Nuova o dai Castelli con la provinciale che collega Ariccia a Velletri; con il trasporto pubblico la linea Cotral Roma Anagnina, Genzano, Velletri parte dal capolinea della metro A di Anagnina, mentre in treno si scende a San Gennaro sulla linea Roma Velletri oppure a Campoleone sulla Roma Nettuno, e si prosegue in autobus. Prima di partire conviene sempre un controllo degli orari sul sito del Comune, perché le aperture seguono il calendario delle mostre.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se il viaggio è più ampio di una mattinata, la mappa completa della zona è nella guida del Parco dei Castelli Romani, dove Genzano compare accanto ai comuni del versante dei laghi.
Che cosa è, davvero, Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Chi arriva aspettandosi una villa di delizie resta spiazzato. Palazzo Sforza Cesarini a Genzano non è una residenza suburbana costruita in un colpo solo da un cardinale annoiato: è un organismo cresciuto per addizioni successive sopra un castello medievale, incastrato nel tessuto del borgo, con una facciata che fa da porta urbana e un retro che si apre sul vuoto del lago. È il monumento principale della città e, insieme al parco ottocentesco che gli scende alle spalle, il pezzo di patrimonio che Genzano difende con più orgoglio.
La differenza con gli altri palazzi baronali dei Castelli conta. Ad Ariccia il palazzo dei Chigi è un blocco isolato che dialoga con la piazza del Bernini; a Genzano l'edificio ducale fa da cerniera fra il borgo medievale arroccato intorno alla chiesa di Santa Maria della Cima e la città nuova disegnata a tavolino nel Seicento. Il portale del palazzo occupa, di fatto, il posto dell'antica porta del borgo. Si entra in una casa nobiliare e si entra in un paese: la stessa soglia.

Come arrivare a Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
In autobus da Roma
La via maestra resta la linea Cotral che collega Anagnina, capolinea della metro A, a Velletri passando per l'Appia e per i paesi del versante. Si scende a Genzano nel tratto urbano e il palazzo è a pochi minuti a piedi: il piazzale che porta il suo nome è il punto più riconoscibile della città alta. Dal centro di Roma il viaggio richiede in media un'ora e mezza fra metropolitana e autobus, con code sensibili nelle ore di punta lungo l'Appia.
In treno
Genzano non ha una stazione dentro l'abitato. Le due soluzioni ferroviarie sono la fermata di San Gennaro sulla linea Roma Velletri e la stazione di Campoleone sulla Roma Nettuno, entrambe da completare con un autobus o con un taxi. È la ragione per cui la maggioranza dei visitatori sceglie l'autobus o l'auto: il treno conviene soprattutto nelle giornate dell'Infiorata, quando il traffico verso i Castelli diventa proibitivo e il Comune organizza navette dedicate dalle stazioni.
In auto
Dal Grande Raccordo Anulare si imbocca l'Appia Nuova in direzione Albano e si prosegue per Ariccia e Genzano, oppure si esce a Pomezia e si risale per la provinciale. Nei fine settimana di apertura il parcheggio nelle vicinanze del piazzale si riempie presto; le aree libere più comode restano quelle verso via Piave e via Mazzini, a dieci minuti di cammino in salita. Un avvertimento che vale per tutti i Castelli: le strade interne sono strette e i sensi unici cambiano nei giorni di festa.
La storia di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Dal castello dei monaci al feudo dei Cesarini
Il nucleo più antico è una struttura fortificata affacciata sul cratere di Nemi. Le fonti locali collegano la nascita del castello all'insediamento monastico che nel XII e XIII secolo controllava questi terreni: papa Anastasio IV avrebbe donato l'area ai monaci nel 1153, e il castello sarebbe stato eretto attorno al 1255. Il controllo monastico si esaurisce nel corso del Trecento, poi il feudo passa di mano più volte, come quasi tutti i castelli del versante.
La data che conta per il palazzo è il 1564: i Cesarini acquistano Genzano. All'inizio l'edificio non è molto più di un'articolazione del recinto fortificato, con il portale che prende il posto della vecchia porta del borgo. È Giuliano Cesarini, verso il 1590, a comprare case e terreni intorno per allargare la residenza e cominciare a trasformare una fortezza in una dimora.
Livia Cesarini, gli Sforza e il tridente di viali
Nel Seicento la famiglia mette mano non al solo palazzo ma alla forma della città. Giuliano III Cesarini fa rinnovare il palazzo baronale e riedificare la chiesa di Santa Maria della Cima; sua figlia Livia sposa Federico II Sforza e da quel matrimonio nasce la dinastia Sforza Cesarini, che terrà Genzano fino all'Ottocento. A Livia si deve la promozione del cosiddetto Genzano nuovo, impostato su un sistema di triangolazione: un tridente di viali alberati, l'Olmata, originariamente piantato a olmi, tracciato alla metà del Seicento e attribuito dalle fonti locali agli architetti Tommaso Mattei e Ludovico Gregorini.
Questo è il punto che quasi nessuna visita spiega bene. Il palazzo è il vertice ottico di quel tridente. Non è un edificio messo lì e basta: è il fondale progettato di un asse urbano, e la stessa Infiorata, secoli dopo, sfrutterà la salita di via Italo Belardi che appartiene allo stesso disegno.
Gaetano Sforza Cesarini e la facciata del Settecento
Gli interventi decisivi arrivano fra il 1713 e il 1730, per volontà del duca Gaetano Sforza Cesarini. Si costruisce la nuova facciata principale, si aggiunge un corpo di fabbrica verso il lago, si alza l'edificio di un piano. L'architetto è Ludovico Gregorini, figura molto attiva nell'ambiente romano fra XVII e XVIII secolo; dal 1723 al 1725 la direzione dei lavori passa al figlio Domenico Gregorini, che opera sui disegni del padre, mentre gli arredi interni vengono affidati a Domenico Navone. È il cantiere che dà al palazzo il volto che si vede oggi.
Augusto Lanciani, il duca Lorenzo e la duchessa inglese
L'ultimo grande capitolo è ottocentesco. Fra il 1847 e il 1857, secondo alcune fonti a partire dal 1846, l'architetto Augusto Lanciani conduce imponenti lavori di ristrutturazione per i giovani coniugi Lorenzo Sforza Cesarini, nato nel 1807 e morto nel 1866, e Caroline Shirley, nata nel 1818 e morta nel 1897. Il duca romano e la moglie inglese chiudono il ciclo evolutivo dell'organismo architettonico e trasformano il fianco verso il lago in un fronte romantico. Il parco all'inglese nasce lì, da una committenza mista e da un gusto importato.
Il Novecento e il ritorno alla città
Genzano subisce danni gravi durante la Seconda guerra mondiale, come tutta la linea dei Castelli investita dai bombardamenti fra il 1943 e il 1944. Il complesso ducale attraversa decenni di abbandono parziale. La svolta è del 1999, quando l'amministrazione comunale acquisisce il complesso e avvia i lavori di recupero; il parco torna accessibile al pubblico nel 2006 e il palazzo diventa progressivamente sede espositiva. Il piano di recupero riguarda insieme l'edificio storico e il giardino ottocentesco, e il parco riceve riconoscimenti in competizioni internazionali dedicate ai giardini.
La facciata di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Vale la pena fermarsi cinque minuti sul piazzale prima di entrare, perché la facciata è la cosa più colta dell'intero edificio. È un esempio convincente di una tendenza architettonica romana affermatasi fra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, studiata e riconosciuta dagli specialisti solo in tempi recenti. L'impronta è quella del Palazzo Farnese romano, filtrata attraverso l'ambiente dei Gregorini.
Il ritmo delle finestre
Osservate la spaziatura delle aperture: il ritmo delle finestre decresce verso i lati esterni secondo rapporti geometrici precisi. Non è un capriccio. È un accorgimento ottico che allarga visivamente il fronte e lo rende più stabile a chi lo guarda dal basso, risalendo il viale. Una volta che ve ne accorgete, non riuscite più a non vederlo.
La sghembatura del portale
Il dettaglio che preferisco è invisibile finché qualcuno non ve lo indica. Il complesso del portale presenta una deviazione angolare di circa sette gradi, una sghembatura progettata da Domenico Michele Magni fra il 1714 e il 1715 perché l'ingresso si allineasse otticamente con il viale alberato che gli arriva davanti. In pratica: tutti gli elementi architettonici del portale sono deformati geometricamente per correggere uno scarto di orientamento fra l'edificio e la strada. È un pezzo di prospettiva applicata, sofisticato quanto certi giochi berniniani, e a Genzano lo racconta soltanto chi ha letto gli studi recenti.
Opinione netta: se vi trovate a scegliere fra il palazzo e il parco per mancanza di tempo, guardate almeno il portale da lontano, dal fondo del viale. È lì che il progetto funziona.
Dentro Palazzo Sforza Cesarini a Genzano: il piano nobile
La visita guidata parte, di norma, dall'analisi storico architettonica dell'edificio e prosegue verso gli ambienti espositivi. Il piano nobile è il cuore della parte visitabile e ospita la raccolta che ha cambiato il peso culturale di Genzano.
La collezione Hager-Sportelli
Si tratta di una donazione di 114 opere fra dipinti, disegni, sculture e incisioni, prevalentemente di Seicento e Settecento ma con affacci fino al Novecento, arrivata al Comune di Genzano dalla raccolta privata dello storico dell'arte Hellmut Hager e della moglie Maria Antonietta Sportelli. Il catalogo ragionato della collezione, curato da Adriano Amendola per De Luca Editori d'Arte, raccoglie saggi dello stesso Amendola, di Maria Celeste Cola, Alessandro Agresti e Antonello Ricco.
Chi era Hellmut Hager
Non un collezionista qualsiasi. Hager è stato uno dei massimi studiosi dell'architettura barocca romana, con contributi che restano di riferimento su Carlo Fontana, su Gian Lorenzo Bernini e su Filippo Juvarra. Che una raccolta simile finisca a Genzano, e non in un museo metropolitano, è una scelta precisa: l'edificio è stato considerato la sede espositiva adatta a raccogliere i frutti degli studi e degli interessi intellettuali di una vita. Se conoscete anche solo di sfuggita la bibliografia sul barocco, capirete perché la presenza di questo nome in un palazzo dei Castelli abbia fatto rumore fra gli specialisti.
Gli artisti da cercare nelle sale
Fra i nomi presenti nella raccolta compaiono Guercino, Placido Costanzi, Lorenzo de Caro, Pacecco De Rosa, Johannes Lingelbach, Girolamo Pesci, Antonio Zanchi e Luigi Pansieri. È un insieme che racconta bene il gusto di uno studioso: accanto ai nomi di richiamo ci sono figure di secondo piano scelte per documentare passaggi precisi della pittura fra Roma e Napoli. L'allestimento ruota, quindi non date per scontato di trovare esposta una singola opera: chiedete alla guida che cosa è visibile il giorno della vostra visita.

Ritmo Barocco di Pablo Echaurren
Dal 2017 il piano nobile accoglie anche Ritmo Barocco, progetto dell'artista contemporaneo Pablo Echaurren, ospite della 239esima edizione della Tradizionale Infiorata. Il lavoro fa incontrare tre elementi che sembrano estranei l'uno all'altro: il basso elettrico, il linguaggio barocco e la ceramica. Il basso è lo strumento che tiene insieme ritmica e armonia e vale come simbolo di uno stile di vita; il rock condivide con il barocco l'abitudine a infrangere limiti, regole e codici; la ceramica è la materia pop, quella che arriva alle persone sotto forma di oggetto e si presta a varianti infinite.
Detto senza giri di parole: è la sezione che divide i visitatori. Chi arriva per il Seicento la trova fuori posto, chi conosce il lavoro di Echaurren la considera la cosa più viva del palazzo. Io la difendo, perché tiene aperto il dialogo fra una collezione storica e un pubblico che non avrebbe nessun motivo di salire fin qui.
Il piano mezzanino di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Symposium, a tavola tra mito e cultura
Il mezzanino ospita un'esposizione di tutt'altra natura, e per certi versi più sorprendente: opere provenienti dall'indotto antiquario clandestino, recuperate grazie all'attività di tutela del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma della Guardia di Finanza in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell'Etruria meridionale. La mostra si intitola Symposium, a tavola tra mito e cultura, e ruota intorno al tema del vino.
La scelta del tema non è decorativa. Nel panorama enogastronomico locale il vino rappresenta un settore economico strategico, e Genzano appartiene alla fascia dei Castelli in cui la viticoltura ha strutturato il paesaggio agrario da secoli. Ma il valore vero della sala è didattico: ogni pezzo esposto è un oggetto sottratto al mercato illecito e restituito alla fruizione pubblica. Un vaso da banchetto che avrebbe dovuto finire in una collezione privata senza nome racconta, esposto qui, due storie insieme: quella antica e quella del suo recupero.
I reperti di Villa degli Antonini
A questa esposizione si affianca una sezione dedicata ai reperti archeologici di Villa degli Antonini, villa suburbana di epoca tardo repubblicana che sorge nel territorio di Genzano, lungo l'Appia. Gli scavi scientifici sono in concessione all'Università di Montclair, nel New Jersey, e vanno avanti per campagne annuali. Il sito ha restituito, fra le altre cose, i resti di un anfiteatro che la stampa locale chiama confidenzialmente il piccolo Colosseo, e il progetto dichiarato è l'apertura alla visita pubblica e la costituzione di un parco archeologico cittadino.
La collaborazione fra enti locali, forze dell'ordine, ministero e università è la cosa che distingue questo mezzanino da una sala archeologica qualunque. Qui il metodo è parte del contenuto.
Il Parco Sforza Cesarini a Genzano
Il parco è la ragione per cui molti tornano una seconda volta. Nasce come dono del duca Lorenzo alla moglie Caroline Shirley e porta la firma di Augusto Lanciani, che lo disegna nello stesso cantiere del fronte posteriore del palazzo, fra il 1847 e il 1857. È un giardino all'inglese autentico, non una citazione di maniera: probabilmente il solo esempio di questa consistenza in tutto il paesaggio dei Castelli Romani, e digrada fino alle sponde del lago di Nemi.
Gli alberi
La componente botanica mescola specie esotiche e specie locali, secondo la grammatica del giardino romantico: cedri, fra cui cedri dell'Atlante e cedri del Libano, sequoie, lecci e carpini. Le sequoie e i cedri, piantati da un committente che voleva stupire, oggi sono alberi adulti e danno al parco una scala inattesa per un centro di ottomila abitanti del versante laziale. Fra gli esemplari più citati dalle associazioni culturali locali c'è un leccio di dimensioni monumentali, oggetto di visite tematiche dedicate.
Grotte, vasche e finte rovine
Nel settore delle grotte si trovano una vasca per la raccolta dell'acqua e alcune finte rovine archeologiche costruite ad arte, fra cui una monofora trasformata in sedile. È il repertorio classico del giardino romantico ottocentesco, che inventa il proprio passato per commuovere il passeggiatore. Ci sono poi piccoli specchi d'acqua artificiali e aperture panoramiche calcolate sul cratere.
La vista sul lago
La quota del parco regala uno dei punti di vista migliori sul lago di Nemi, e questo, nella stagione giusta, vale da solo il biglietto. Il bordo del cratere qui è ripido e boscoso: si capisce perché i romani avessero scelto queste sponde per il santuario di Diana e perché Caligola ci abbia fatto costruire due navi da parata.
Che cosa si visita oggi
Attenzione a un punto pratico che genera delusioni: la porzione bassa del parco, quella che scende verso il lago, risulta chiusa all'accesso pubblico e la parte visitabile è il giardino alto, incluso nel percorso delle visite guidate del sabato e della domenica. Il Comune ha annunciato interventi di ristrutturazione per restituire l'intero complesso alla città; finché non sono conclusi, conviene chiedere in fase di prenotazione quale settore è compreso nella visita.
Palazzo Sforza Cesarini a Genzano e l'Infiorata
Genzano è conosciuta in mezza Europa per l'Infiorata del Corpus Domini, e il palazzo ne è il polo culturale. La tradizione risale al 1778, secondo altre ricostruzioni al 1782, e viene fatta partire dall'iniziativa dei fratelli Arcangelo e Nicola Leofreddi: un tappeto di petali steso lungo la salita che collega la città bassa alla chiesa di Santa Maria della Cima.
Nei giorni della festa il palazzo e il parco ospitano una serie di eventi collaterali: mostre, incontri, concerti, aperture straordinarie. L'edizione numero 248 si è svolta dal 12 al 15 giugno 2026 con il tema dedicato agli ottant'anni della Repubblica italiana, il disegno dei quadri avviato la sera di venerdì, l'infiorata dei petali il sabato sera, l'inaugurazione ufficiale la domenica mattina, la processione del Corpus Domini nel tardo pomeriggio e lo spallamento del lunedì sera, quando i bambini corrono sul tappeto di fiori e lo disfano. Le date cambiano ogni anno perché seguono il calendario liturgico: vanno controllate sul sito del Comune.
Un consiglio da chi ci accompagna gruppi: nei giorni dell'Infiorata il palazzo si visita male, perché la città è satura. Se l'obiettivo è la collezione e il parco, scegliete un altro fine settimana.
Mostre, concerti e vita culturale a Palazzo Sforza Cesarini
Il complesso è sede di un calendario fitto di manifestazioni che qualificano l'immagine del Comune e del territorio: rassegne espositive, concerti, presentazioni, iniziative che usano tanto le sale quanto il giardino. Il palazzo ospita inoltre la sede legale e di rappresentanza dell'Associazione Nazionale Città del Vino, coerentemente con la vocazione del territorio.
Il disegno dichiarato dalle esposizioni permanenti e dalle mostre temporanee è quello di legare il monumento, e la vitalità che ha ritrovato, al contesto di cui è il rappresentante più aulico, favorendo un percorso di riappropriazione culturale e simbolica per i cittadini di Genzano e dei Castelli Romani. Detta in modo meno istituzionale: il palazzo era una cosa dei duchi, e adesso è del paese.
Una curiosità su Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
La curiosità più bella riguarda i sette gradi del portale. Quando fra il 1714 e il 1715 Domenico Michele Magni progetta il complesso dell'ingresso, si trova davanti un problema che oggi chiameremmo di allineamento urbano: il corpo del palazzo, cresciuto sopra il recinto medievale, non è ortogonale al viale alberato che gli arriva incontro. Una soluzione brutale sarebbe stata ruotare la facciata. Una soluzione pigra, ignorare lo scarto. Magni sceglie la terza via, quella colta: deforma geometricamente tutti gli elementi architettonici del portale, di circa sette gradi, così che dall'asse del viale l'ingresso appaia perfettamente frontale.
È un inganno ottico costruito a regola d'arte, cugino povero ma legittimo delle correzioni prospettiche che Roma stava sperimentando in quegli stessi anni, dal colonnato del Bernini alla galleria di Palazzo Spada. Il risultato è che quasi nessun visitatore se ne accorge, e questa è la prova che ha funzionato. Provate a mettervi in asse con il viale, scattare una foto, poi spostarvi di venti metri di lato e scattarne un'altra: nella seconda la sghembatura salta fuori e il portale sembra storto rispetto al muro. Non è storto. È corretto per un punto di vista che non è quello in cui vi trovate.
La seconda curiosità, minore ma gustosa, è il nome del viale: l'Olmata. Gli olmi che le davano il nome, piantati a metà Seicento nel disegno del tridente, sono stati sostituiti nel tempo. Il nome è rimasto, come succede a tutte le toponomastiche affezionate. A Genzano nessuno dice il tridente: dicono l'Olmata, e il palazzo è in cima.
Una cosa che non ti dice nessuno su Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Che il palazzo si visita solo su prenotazione, anche nei giorni di apertura dichiarati. È l'informazione che manca in nove racconti su dieci e produce il maggior numero di viaggi sprecati. Il sito del Comune indica sabato, domenica e festivi come giorni di visita, ma la formula è quella della visita guidata su prenotazione: non c'è una biglietteria che vi fa entrare alla spicciolata quando passate di lì. Si scrive a prenotazioni.amicidipalazzo@gmail.com, si concorda l'orario, si arriva puntuali. L'ultima visita parte un'ora prima della chiusura, quindi presentarsi alle 18.45 in orario invernale significa restare fuori.
La seconda cosa che non vi dirà nessuno è che i gruppi precostituiti di almeno quindici persone e le scolaresche possono ottenere aperture infrasettimanali. Vale a dire: se siete un'associazione, una classe, un gruppo di amici numeroso, non siete vincolati al fine settimana. È una possibilità concreta e poco sfruttata, e cambia completamente la qualità della visita, perché il sabato pomeriggio il palazzo si riempie e i turni si accorciano.
Terza cosa, e qui sarò impopolare: la parte bassa del parco, quella che le fotografie d'epoca mostrano scendere verso l'acqua, non è compresa nel percorso. Il giardino che visitate è quello alto. È bellissimo, ma se arrivate immaginando una passeggiata fino alle rive del lago di Nemi resterete delusi. Chiedete in fase di prenotazione qual è il perimetro effettivo del giorno: cambia con lo stato dei lavori.
Il consiglio che ti do per visitare Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Prenotate il primo turno del mattino della domenica, in orario invernale, e chiedete esplicitamente che la visita includa il parco. Le ragioni sono tre e sono pratiche. La prima: alle dieci la luce arriva da est e taglia di sbieco la facciata, mettendo in evidenza proprio quel ritmo decrescente delle finestre che di pomeriggio si appiattisce. La seconda: il primo turno ha meno persone, quindi la guida si ferma davanti ai quadri invece di spingere il gruppo. La terza: uscendo verso mezzogiorno avete il resto della giornata per i Castelli, e Genzano è a pochi minuti da Nemi, da Ariccia e da Albano Laziale.
Secondo consiglio, meno ovvio: arrivate venti minuti prima e risalite a piedi l'Olmata dal basso, invece di parcheggiare in cima. Il palazzo è progettato per essere visto così, in avvicinamento lungo l'asse dei viali. Farlo in salita costa fatica, dura un quarto d'ora, e vi spiega l'edificio meglio di qualunque pannello.
Terzo, per i gruppi: se venite da Roma con un pullman, mettete in conto che il centro di Genzano non è generoso con i mezzi grandi e che la sosta va concordata. Chi organizza viaggi con accompagnatore lo sa, ed è uno dei casi in cui conviene appoggiarsi a un professionista che conosce la logistica dei Castelli, come la rete di accompagnatori turistici di TourLeaderPro.
Ultima raccomandazione: portate scarpe da cammino. Il parco è in pendenza, la ghiaia è irregolare e dopo la pioggia scivola.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Palazzo Sforza Cesarini a Genzano sia la porta del borgo lo sanno tutti in paese, ma quasi nessuno collega questa informazione a ciò che vede. Il portale sostituisce l'antica porta del recinto fortificato: significa che la soglia del palazzo coincide con la soglia della città medievale. Quando entrate, state attraversando due confini insieme, quello privato di una famiglia ducale e quello pubblico di un abitato murato.
La conseguenza è architettonica e leggibile. L'edificio non ha il fronte libero su quattro lati come una villa di campagna: da un lato è incastrato nel tessuto delle case, dall'altro si affaccia sul vuoto del cratere. Tutta la storia costruttiva, dal corpo aggiunto verso il lago da Gaetano Sforza Cesarini all'innalzamento di un piano, fino al fronte romantico di Lanciani, è il tentativo di trasformare questa condizione scomoda in un vantaggio panoramico.
Il secondo fatto poco citato riguarda il ruolo della committenza femminile. Livia Cesarini promuove il Genzano nuovo e il sistema dei viali; Caroline Shirley, duchessa inglese, è la ragione per cui a Genzano esiste un giardino all'inglese invece dell'ennesimo parterre all'italiana. Due donne, a un secolo e mezzo di distanza, hanno deciso la forma urbana e la forma del verde di questa città. Nelle guide compaiono in nota, quando compaiono.
La foto giusta da fare a Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
La foto giusta non è quella della facciata presa da sotto il portale, che schiaccia tutto e vi regala una porta e un pezzo di cielo. La foto giusta si scatta dall'asse dell'Olmata, in basso, con il palazzo in fondo alla salita fra le due quinte di alberi. Con un teleobiettivo moderato, o con lo zoom del telefono a due o tre ingrandimenti, i viali comprimono lo spazio e l'edificio arriva addosso: è esattamente l'effetto per cui il tridente è stato disegnato. Ora del giorno consigliata: la mattina presto, quando la salita è in ombra e la facciata in luce.
La seconda inquadratura da portare a casa è dal parco, verso il lago di Nemi, con un ramo di leccio o di cedro a fare da cornice nella parte alta del fotogramma. Qui serve pazienza con l'esposizione, perché il fondo del cratere resta scuro e il cielo brucia: scattate in controluce solo nelle ore centrali di una giornata coperta, oppure sfruttate il tardo pomeriggio d'estate, quando il sole gira verso ovest e illumina la sponda opposta.
La terza, per chi ha occhio: il portale ripreso ad altezza d'uomo, perfettamente in asse con il viale. Serve a documentare la correzione dei sette gradi, e confrontata con uno scatto laterale diventa una piccola dimostrazione di storia dell'architettura. All'interno le regole fotografiche seguono la mostra in corso: chiedete alla guida prima di alzare il telefono, perché per alcune opere in prestito valgono limitazioni.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è l'acquisto del 1564, quando i Cesarini entrano in possesso di Genzano e cominciano a trasformare un presidio militare affacciato sul cratere in una residenza signorile. È l'atto che genera tutto il resto: senza quel passaggio di proprietà il castello sarebbe probabilmente scomparso come tanti altri del versante.
Il secondo è la stagione di Livia Cesarini e degli Sforza, alla metà del Seicento, con la rifondazione urbanistica della città bassa e il tracciato del tridente dell'Olmata. Nasce allora l'idea di un paese disegnato, e il palazzo diventa il fondale di quel disegno. Contemporaneamente Giuliano III fa riedificare Santa Maria della Cima, l'altro polo del sistema.
Il terzo è il cantiere del 1713-1730 voluto da Gaetano Sforza Cesarini: nuova facciata di Ludovico Gregorini, corpo verso il lago, sopraelevazione di un piano, direzione dei lavori a Domenico Gregorini dal 1723 al 1725, arredi di Domenico Navone, portale corretto da Domenico Michele Magni. In poco più di quindici anni il palazzo assume la fisionomia attuale.
Il quarto è la prima Infiorata, nel 1778 secondo la tradizione più accreditata, per iniziativa dei fratelli Leofreddi: da lì in poi il calendario della città ruota intorno al Corpus Domini, e il palazzo diventa il quartier generale culturale della festa.
Il quinto è il concedersi del titolo di città, ottenuto da Genzano nel 1828 sotto Gregorio XVI, e subito dopo il grande cantiere ottocentesco di Augusto Lanciani fra il 1847 e il 1857, con la nascita del parco all'inglese voluto da Lorenzo Sforza Cesarini per Caroline Shirley.
Il sesto è la guerra. Genzano viene duramente colpita fra il 1943 e il 1944, quando la linea dei Castelli si trova stretta fra lo sbarco di Anzio e la difesa tedesca della via Appia; il tessuto storico del paese paga un prezzo altissimo e il complesso ducale entra in una lunga fase di degrado.
Il settimo è il riscatto contemporaneo: l'acquisizione comunale del 1999, il piano organico di recupero che riguarda palazzo e parco, la riapertura del giardino nel 2006, i riconoscimenti internazionali ottenuti dal parco restaurato e, negli anni successivi, l'arrivo della collezione Hager-Sportelli, l'allestimento di Symposium con i materiali recuperati dalla Guardia di Finanza e l'installazione di Ritmo Barocco nel 2017.
Chi è passato da Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Di questo palazzo hanno deciso le sorti, prima di tutto, i suoi proprietari, e sono nomi di peso nella Roma pontificia. I Cesarini, famiglia baronale legata al Campidoglio e al patriziato romano, arrivano nel 1564. Giuliano Cesarini, verso il 1590, comincia l'espansione. Giuliano III promuove il rinnovamento del palazzo e la riedificazione della chiesa parrocchiale. Livia Cesarini, ultima erede del ramo, sposa Federico II Sforza e dà origine alla casata Sforza Cesarini, che unisce due fra i cognomi più sonanti d'Italia.
Nel Settecento il protagonista è il duca Gaetano Sforza Cesarini, committente del cantiere che dà al palazzo la facciata attuale. Con lui lavorano Ludovico Gregorini, architetto romano molto attivo fra Sei e Settecento, il figlio Domenico Gregorini, che di lì a poco firmerà a Roma la facciata di Santa Croce in Gerusalemme, Domenico Navone per gli arredi e Domenico Michele Magni per il portale. Che un architetto del calibro di Domenico Gregorini abbia diretto un cantiere a Genzano è un dato che pochi sanno e che da solo giustifica una visita attenta.
Nell'Ottocento entrano in scena il duca Lorenzo Sforza Cesarini, 1807-1866, e la duchessa Caroline Shirley, 1818-1897, di famiglia inglese, con l'architetto Augusto Lanciani. Sono loro a portare qui il gusto romantico e il modello del parco britannico, in anni in cui l'aristocrazia romana guardava a Londra e a Parigi.
Nel Novecento e nel nostro secolo il palazzo è passato di mano ai suoi nuovi frequentatori: Hellmut Hager, storico dell'arte fra i massimi conoscitori di Carlo Fontana, Bernini e Juvarra, e Maria Antonietta Sportelli, che hanno scelto queste sale per la loro raccolta; Pablo Echaurren, artista ospite della 239esima Infiorata, autore di Ritmo Barocco; gli archeologi dell'Università di Montclair impegnati sulla Villa degli Antonini, i cui materiali arrivano in mostra al mezzanino. È una lista meno glamour di quella di una villa papale, ma più onesta: qui si vede chi il posto lo ha costruito e chi lo tiene vivo.

Quanto costa e quanto dura la visita a Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Il biglietto intero indicato dal Comune è di 5 euro, il ridotto di 3 euro per chi ha più di 65 anni e per i ragazzi fra gli 8 e i 18 anni; i bambini sotto gli 8 anni entrano gratuitamente. Per una dimora storica con collezione permanente e parco è una cifra bassa, e questo è uno dei pochi casi in cui il rapporto fra prezzo e contenuto non ammette discussioni.
La durata della visita guidata si aggira sull'ora, un po' di più se il gruppo è curioso e la guida generosa, e comprende l'inquadramento storico architettonico dell'edificio, il piano nobile con la collezione Hager-Sportelli, il mezzanino con Symposium e i reperti di Villa degli Antonini, e il settore accessibile del giardino. Mettete in conto un'altra mezz'ora se volete fermarvi a guardare il lago con calma.
Palazzo Sforza Cesarini a Genzano con i bambini
Funziona meglio di quanto ci si aspetti, a due condizioni. La prima: dire alla guida, in prenotazione, che nel gruppo ci sono bambini, così il racconto si adatta. La seconda: puntare sul parco e sul mezzanino. Le grotte, la vasca dell'acqua, le finte rovine e la monofora usata come sedile sono esattamente il tipo di invenzione che i bambini capiscono al volo, perché è un gioco costruito da adulti dell'Ottocento. E i reperti recuperati dalla Guardia di Finanza si prestano a un racconto che ai ragazzini piace moltissimo, quello degli oggetti rubati e ritrovati.
La sala della pittura barocca, con 114 opere fra dipinti, disegni e incisioni, è invece la parte che richiede più attenzione: con i piccoli conviene sceglierne tre o quattro e lasciar perdere il resto. Sotto gli 8 anni l'ingresso è gratuito, quindi la prova costa poco. Sconsiglio il passeggino: il giardino è in pendenza e il fondo è sconnesso.
Accessibilità di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
L'edificio storico conserva la struttura settecentesca, con dislivelli, scalinate interne e il passaggio fra piano nobile e mezzanino; il giardino si sviluppa in pendenza su fondo naturale. Chi si muove in sedia a rotelle o ha difficoltà motorie deve chiarire la situazione in fase di prenotazione, indicando le proprie esigenze nella richiesta inviata all'indirizzo dell'associazione che cura le visite: la parte accessibile del percorso e le eventuali soluzioni alternative vengono comunicate caso per caso. Lo stesso vale per l'Ufficio Cultura e Turismo del Comune, raggiungibile allo 06 93711241. Non prendete per buone informazioni di seconda mano su questo punto.
Cosa vedere intorno a Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Nel raggio di dieci minuti a piedi c'è il borgo alto con la chiesa di Santa Maria della Cima, il tracciato del tridente seicentesco e la salita dove ogni anno si stende l'Infiorata. Il centro conserva il carattere di una cittadina di produzione, con le cantine, i forni del pane genzanese e le osterie dove si mangia in modo serio e senza cerimonie.
Allargando di pochi chilometri si entra in uno dei tratti più densi del Lazio. Nemi è affacciata sul lato opposto dello stesso cratere, con lo specchio d'acqua che fu il santuario di Diana; Ariccia conserva il ponte monumentale, la piazza del Bernini e il Palazzo Chigi, termine di paragone obbligato per chi voglia capire due modelli diversi di residenza baronale; Albano Laziale custodisce i resti dei Castra Albana e il lago di Albano con Castel Gandolfo sulla sponda opposta. Più a sud Velletri e Lanuvio chiudono il versante; verso l'interno Rocca di Papa, Marino, Grottaferrata e Frascati completano il giro classico dei Castelli.
Se preferite costruire un itinerario di una giornata intera partendo da Roma, la logica delle escursioni in giornata è spiegata bene nella sezione day trips from Rome di ItalyPlanner.
Quando andare a Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
La stagione migliore è l'autunno, da metà ottobre a fine novembre. Il parco vira sui rossi dei carpini, il cratere di Nemi si riempie di foschia al mattino, i turni di visita sono meno affollati e l'orario invernale restituisce l'apertura pomeridiana lunga. La primavera è più bella dal punto di vista botanico ma va evitata nella settimana dell'Infiorata, quando Genzano è invasa.
D'estate il palazzo apre il sabato solo nel tardo pomeriggio, dalle 16 alle 19.30, e la domenica anche di mattina: è il momento giusto per il parco, perché le sequoie e i cedri fanno un'ombra vera e la temperatura in quota è di alcuni gradi inferiore a quella di Roma. L'inverno è la stagione dei gruppi e delle scolaresche, con la possibilità di aperture infrasettimanali: se guidate un'associazione, è la finestra in cui otterrete la visita migliore.
Domande veloci su Palazzo Sforza Cesarini a Genzano
Dove si trova esattamente Palazzo Sforza Cesarini a Genzano?
In Piazzale Sforza Cesarini, 00045 Genzano di Roma, nella parte alta della città, all'imbocco del borgo antico e in cima al sistema di viali dell'Olmata.
Quanto costa il biglietto?
Il Comune indica 5 euro l'intero e 3 euro il ridotto per gli over 65 e per i ragazzi dagli 8 ai 18 anni; gratuito sotto gli 8 anni.
Quali sono gli orari di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano?
Orario invernale: sabato, domenica e festivi 10.00-13.00 e 15.00-19.00. Orario estivo fino al 30 settembre: sabato 16.00-19.30, domenica e festivi 10.00-13.00 e 16.00-19.30. L'ultima visita guidata parte un'ora prima della chiusura.
Serve prenotare?
Sì. Le visite guidate del sabato e della domenica sono su prenotazione, all'indirizzo prenotazioni.amicidipalazzo@gmail.com.
Si può visitare durante la settimana?
Non nella formula ordinaria. Gruppi precostituiti di almeno quindici persone e scolaresche possono richiedere aperture infrasettimanali concordandole in anticipo.
Si entra senza guida?
No, il percorso è strutturato come visita guidata. È anche il motivo per cui vale il prezzo del biglietto: il racconto parte dall'analisi storico architettonica dell'edificio.
Quanto dura la visita a Palazzo Sforza Cesarini a Genzano?
Indicativamente un'ora, un po' di più con un gruppo curioso. Aggiungete mezz'ora se volete fermarvi a guardare il lago dal giardino.
Il parco si visita separatamente?
Il settore alto del giardino rientra nel percorso guidato. La porzione bassa che scende verso il lago risulta chiusa all'accesso pubblico, in attesa dei lavori di recupero annunciati dal Comune.
Che cosa si vede al piano nobile?
La collezione Hager-Sportelli, 114 opere fra dipinti, disegni, sculture e incisioni prevalentemente di Seicento e Settecento, e dal 2017 il progetto Ritmo Barocco di Pablo Echaurren.
Chi ha donato la collezione?
Lo storico dell'arte Hellmut Hager e la moglie Maria Antonietta Sportelli. Il catalogo ragionato è curato da Adriano Amendola per De Luca Editori d'Arte.
Quali artisti si trovano nella collezione?
Fra i nomi documentati compaiono Guercino, Placido Costanzi, Lorenzo de Caro, Pacecco De Rosa, Johannes Lingelbach, Girolamo Pesci, Antonio Zanchi e Luigi Pansieri.
Che cos'è la mostra Symposium?
Un'esposizione al piano mezzanino dedicata al tema del vino, costruita con opere recuperate dall'antiquariato clandestino dal Nucleo di Polizia Tributaria di Roma della Guardia di Finanza insieme alla Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell'Etruria meridionale.
Che cosa c'entra Villa degli Antonini?
Una sezione del mezzanino espone reperti archeologici provenienti da quella villa suburbana di epoca tardo repubblicana, scavata in concessione dall'Università di Montclair, nel New Jersey.
Si possono fare fotografie?
All'esterno e nel giardino non ci sono problemi. All'interno le regole dipendono dalla mostra in corso e dalle opere in prestito: chiedete alla guida prima di scattare.
Palazzo Sforza Cesarini a Genzano è accessibile in sedia a rotelle?
L'edificio settecentesco ha dislivelli e scale interne e il giardino è in pendenza su fondo naturale. Le esigenze di accessibilità vanno segnalate in fase di prenotazione, così che venga indicato il percorso possibile.
È adatto ai bambini?
Sì, soprattutto per il parco, le grotte e le finte rovine, e per la sala dei reperti recuperati. Sotto gli 8 anni l'ingresso è gratuito. Il passeggino è sconsigliato.
Chi ha progettato il palazzo?
La facciata settecentesca è di Ludovico Gregorini, con la direzione dei lavori passata al figlio Domenico Gregorini fra il 1723 e il 1725; gli arredi sono di Domenico Navone, il portale corretto otticamente da Domenico Michele Magni nel 1714-15. Il fronte ottocentesco e il parco sono di Augusto Lanciani.
Chi ha progettato il parco all'inglese?
Augusto Lanciani, fra il 1847 e il 1857, per il duca Lorenzo Sforza Cesarini e la duchessa Caroline Shirley.
Si vede il lago di Nemi dal palazzo?
Sì, il fronte posteriore e il giardino sono affacciati sul cratere di Nemi, ed è uno dei punti panoramici migliori della zona.
Che differenza c'è con Palazzo Chigi ad Ariccia?
Palazzo Chigi è una residenza barocca conservata con arredi originali e un grande parco chiuso, pensata come blocco autonomo. Palazzo Sforza Cesarini a Genzano è un organismo stratificato incastrato nel borgo, con una raccolta d'arte donata in tempi recenti e un giardino romantico. Visitarli nella stessa giornata è un esercizio istruttivo.
Conviene andarci durante l'Infiorata?
Per la festa sì, per la visita no. Nei giorni del Corpus Domini Genzano è affollatissima e il palazzo funziona soprattutto come sede di eventi collaterali.
Quando si svolge l'Infiorata di Genzano?
Segue il calendario del Corpus Domini, quindi cambia ogni anno. L'edizione numero 248 si è tenuta dal 12 al 15 giugno 2026, con tema dedicato agli ottant'anni della Repubblica italiana.
Come si arriva a Palazzo Sforza Cesarini a Genzano con i mezzi pubblici?
Con la linea Cotral che da Anagnina, capolinea della metro A, raggiunge Velletri passando per Genzano; in alternativa treno fino a San Gennaro sulla Roma Velletri o a Campoleone sulla Roma Nettuno, poi autobus.
C'è un parcheggio vicino?
Ci sono aree di sosta nella parte alta della città, che nei fine settimana si riempiono presto; le alternative più affidabili sono i parcheggi verso via Piave e via Mazzini, a una decina di minuti a piedi.
Il palazzo ospita altre istituzioni?
Sì, vi hanno sede legale e di rappresentanza l'Associazione Nazionale Città del Vino, e il complesso è utilizzato per mostre, rassegne e concerti.
Si possono organizzare visite per gruppi o aziende?
Sì, concordandole in anticipo con chi cura le prenotazioni. Per la logistica di un gruppo che arriva da Roma conviene appoggiarsi a professionisti abilitati, come quelli della rete di servizi turistici a Roma di TourLeaderPro.
Vale il viaggio da Roma?
Se avete mezza giornata e vi interessano l'architettura del Settecento romano, la pittura barocca e i giardini storici, sì. Se cercate solo un panorama sul lago, ci sono affacci più comodi e gratuiti lungo la strada per Nemi.
Chiudo con l'opinione che do sempre ai gruppi che accompagno: Palazzo Sforza Cesarini a Genzano non è un luogo da spuntare in un elenco, è un luogo da capire. In un'ora di visita ben condotta si impara come un castello diventa una dimora, come una dimora diventa il fondale di una città disegnata, e come una città si riprende il proprio monumento dopo mezzo secolo di abbandono. Prenotate il primo turno, salite a piedi dall'Olmata, chiedete alla guida la storia dei sette gradi del portale. Se poi restate fino al tardo pomeriggio e vi affacciate sul cratere con la luce bassa, quel biglietto da cinque euro diventa una delle cose meglio spese dell'anno. E se preparate un itinerario più lungo fra Roma e i Castelli, vi conviene ragionare per serate oltre che per mattinate: la guida su Rome at night spiega bene perché.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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