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Indirizzo:
Piazza Roma, 00074 Nemi RM Lago di Nemi, Laghi vicino Roma, Vicino Roma
Descrizione:

Nemi (Nèmi) è un comune italiano di circa 2000 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio arroccato a picco sull'omonimo lago di Nemi.

Posizionato quasi al centro dei Colli Albani, a 521 m s.l.m., vicino il lago di Albano, Nemi è il comune più piccolo dell'area dei Castelli Romani, noto per la coltivazione delle fragole e per la relativa sagra, che si svolge ogni anno la prima domenica di giugno.

Il centro storico di Nemi è situato in posizione panoramica sul lago di Nemi, celebre per essere stato il luogo del ritrovamento nel 1927-1932 di due navi celebrative romane dell'età dell'imperatore Caligola, conservate nel Museo delle Navi Romane fino alla loro distruzione nel 1944.

Nemi è stata fregiata della bandiera arancione del Touring Club Italiano, marchio di qualità turistico-ambientale assegnata alle località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità, ed è uno strumento di valorizzazione del territorio.

Il comune di Nemi è interamente incluso nel perimetro del parco regionale dei Castelli Romani.

Il toponimo di Nemi è legato al sostantivo della lingua latina "nemus" ("bosco"): con questa semplice denominazione, spesso accompagnata da aggettivi o complementi di specificazione ("nemus Dianae", "nemus Aricinum", "nemus Artemisium", "Cynthiae fanum"), era conosciuto il tempio di Diana che sorgeva sulle sponde del lago di Nemi: alla divinità dei boschi e della caccia era consacrato l'intero bosco circostante, e tale culto rimase vivo fino alla messa al bando del paganesimo attuata dai decreti teodosiani del 391.

Nel Medioevo la zona continuò ad essere chiamata semplicemente "Nemus" ("massa Nemus", "castrum Nemoris") e con questo nome il paese è entrato nella lingua italiana. Emanuele Lucidi attesa anche varianti arcaiche del toponimo, già desuete alla fine del Settecento, in "Nemore", "Neme" e "Nemo".

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Lago di Nemi
Lago di Nemi

Cosa vedere a Nemi | Monumenti e luoghi d'interesse

Nemi | Architetture religiose
La chiesa di San Nicola

Edificata dopo l'editto di Milano (313 d.C.) con cui si liberalizzò il culto cristiano.

È completamente diruta.

I ruderi sono ancora visibili nei pressi dell'acquedotto delle Mole, sulla riva est del lago di Nemi.

Accanto si possono osservare i resti di un complesso edilizio con absidi, cunicoli e muri, che probabilmente era un impianto termale: infatti sopra di esso c'è la leggendaria fonte della ninfa Egeria, la mitica consigliera di Numa Pompilio, che a furia di piangere per la morte del re fu tramutata in sorgente dalla dea Diana.

Questa struttura è databile fra il I secolo a.C. e il IV secolo, cioè nel periodo di massimo splendore del tempio di Diana.

Il Romitorio di San Michele Arcangelo

La chiesa di Santa Maria

Anch'essa diruta, fu edificata sulla riva opposta del lago in epoca imprecisata. ospitò fino alla sua demolizione l'icona di Vesacarro.

Fu distrutta nel 1637 quando i frati minori cappuccini lasciarono il sito, dato loro come abitazione da Ascanio I Colonna nel 1534, per passare nel nuovo convento appositamente costruito per loro in Genzano di Roma presso la chiesa di San Francesco d'Assisi. Di questa chiesa non resta nulla ed è difficile anche accertare con esattezza il luogo ove era edificata.

La parrocchiale di Santa Maria del Pozzo

La parrocchiale di Santa Maria del Pozzo fu costruita in sostituzione della cappella di palazzo eretta dai cistercensi che sorgeva su un'area oggi occupata dal castello Ruspoli e che venne demolita per far posto ad un ampliamento dello stesso avvenuto nel Cinquecento.

La cappella era intitolata a Maria "de puteo", perché sorgeva vicina ad un pozzo presso il quale, ad alcune fanciulle del paese, apparve la Vergine Maria (di questo pozzo ne sono state rintracciati i resti durante i lavori di restauro del castello).

La chiesa, intitolata all'Immacolata dai Frangipane che la edificarono, conserva tuttavia la denominazione di santa Maria del Pozzo, anche se l'iscrizione posta sulla facciata, aggiunta solo nel 1934, la vorrebbe intitolata all'Assunta.

La chiesa, ad una navata con sei cappelle laterali e transetto, conserva la pala cinquecentesca dell'antica chiesa con l'effigie della Madonna del pozzo e dei protettori del paese, i santi apostoli Filippo e Giacomo, e un Trittico ligneo di scuola Antoniazzesca (Antoniazzo Romano): d'epoca quindi fra la seconda metà del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento.

Rappresenta il Cristo al centro, con san Giovanni Battista e san Giovanni apostolo ed evangelista ai lati.

Il santuario del Santissimo Crocifisso

Il santuario del Santissimo Crocifisso, già di Santa Maria di Versacarro, venne fondato nel 1637 dal marchese Mario Frangipane per ospitare i padri francescani dopo che i padri Cappuccini si erano trasferiti a Genzano, nel Convento dei Cappuccini.

Nel 1645 arrivarono i religiosi e la nuova chiesa venne intitolata alla Madonna di Versacarro.

Nel 1669 venne esposto un Crocifisso ligneo, opera di fra Vincenzo da Bassiano, la tradizione vuole che fosse trovato miracolosamente compiuto.

Da allora il luogo di culto prese nome di Santuario del Crocifisso.

Nel 1675 padre Felice da Napoli dipinse alcune opere alle pareti della chiesa.

L'antica icona della Vergine di Versacarro venne rubata nel febbraio 2002 e in seguito ritrovato il 30 marzo 2006 a Messina dalla Polizia.

Nemi
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Nemi | Architetture civili

Nemi | Palazzo Ruspoli

Palazzo Ruspoli, edificato nel medioevo dai Conti di Tuscolo, sovrasta il paese di Nemi.

Ristrutturato durante il Rinascimento, ha una torre cilindrica attorno alla quale si sviluppa il palazzo baronale.

Al suo interno conserva antichi frammenti marmorei e decorazioni a tempera del XVIII secolo opera del pittore Liborio Coccetti, realizzate in vari ambienti, e del XIX secolo.

Circondato da un giardino pensile è certamente uno dei palazzi più belli del territorio dei Castelli Romani.

Il palazzo versa attualmente in stato di abbandono, con porte e soffitti puntellati, mostre di camini e pavimenti asportati, e le decorazioni parietali nere e cadenti, in contrasto con le pareti esterne restaurate che darebbero la sensazione di un palazzo in perfette condizioni di conservazione.

Nemi | Osteria della Fajola/Casale dei Corsi

Situata sull'attuale strada statale 217 via dei Laghi, antica via corriera tra Roma e Napoli, ai confini fra i territori dei comuni di Nemi, Rocca di Papa e Velletri, ha segnato per oltre cinquecento anni il punto di passaggio dei viaggiatori diretti verso Velletri e il napoletano o verso Roma, prima della riapertura della via Appia alla fine del Settecento.

Il luogo, un edificio di non grandi dimensioni, era adibito a stazione di posta con la tipica osteria per i viaggiatori.

Vi fu poi posta anche una guarnigione di soldati corsi, ivi stanziati a partire dal 1658, là collocati a guardia della strada perennemente infestata dal brigantaggio (anche lo scrittore francese Stendhal trattò dei briganti della Fajola nelle Chroniques italiennes).

Per la guarnigione si costruì un quartiere e persino una chiesa, dedicata a sant'Antonio di Padova.

I soldati corsi vennero presto sostituiti da altri gendarmi che continuarono ad essere là presenti fino al 1866.

Del complesso non rimangono che le mura perimetrali, oggi sottoposte ad un incauto ed invasivo lavoro di recupero che ha sventrato quanto di più significativo rimaneva, ovvero la grande volta a botte dell'osteria.

Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense

Nemi | Resti archeologici

Nemi | Il santuario di Diana Aricina

Il santuario di Diana Aricina o Nemorense era collocato su un'area di 45.000 metri quadrati, dal perimetro di 200 metri per 175, sostenuto a valle da sostruzioni triangolari e a monte da nicchioni semicircolari in cui probabilmente c'erano statue e un terrazzamento superiore.

All'interno della piattaforma correvano due portici di ordine dorico, uno con colonne intonacate in rosso, l'altro con colonne di peperino grigio scuro; c'erano statue, ambienti per i sacerdoti, alloggi per i pellegrini, celle donarie, un tempio, bagni idroterapici e perfino un teatro; di tutta questa struttura sono visibili una parete di grandi nicchioni, una parte del pronao con almeno un altare votivo, e alcune colonne.

La maggior parte del tempio, che si allargava su una superficie di oltre 5000 metri quadrati, è tuttora da riportare alla luce.

Le parti più alte, come i nicchioni, che affiorano dal suolo per diversi metri la dicono lunga sulla maestosità che il tempio doveva avere.

Il tempio, santuario molto frequentato fino alla tarda età imperiale, fu abbandonato con l'avvento del cristianesimo e in parte depredato di marmi e decorazioni; la selva pian piano lo ricoprì quasi completamente.

Gli scavi archeologici iniziarono nel XVII secolo, ad opera soprattutto di amatori e studiosi stranieri, e così per gran parte i reperti, soprattutto statue di splendida fattura, ora si trovano sparsi nei musei d'Europa.

Altri pezzi si trovano nel museo delle Navi Romane e nei musei romani di Villa Giulia e delle Terme di Diocleziano.

Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense

Nemi | L'emissario del lago di Nemi

Nella valle del lago c'era anche un'altra costruzione notevolissima: l'emissario artificiale, costruito nel V secolo a.C., cioè prima della dominazione romana; un cunicolo lungo 1.635 metri e largo 80 cm, scavato nella roccia, che congiungeva il lago a Vallericcia, di là del cratere, col doppio scopo di mantenere costante il livello del lago e di irrigare la valle.

Sulle pareti sono ancora visibili i segni lasciati dai rudimentali strumenti degli operai, che lavorarono partendo da un capo e dall'altro, e si incontrarono al centro con un errore di pochissima entità.

Ha una camera d'ingresso in opera quadrata di peperino e un sistema di chiuse sorprendentemente efficace; da Vallericcia prosegue a cielo aperto passando per Cecchina fino a giungere ad Ardea, dove sfocia nel mare.

Fu restaurato negli anni venti per coadiuvare lo svuotamento del lago quando si recuperarono le due navi celebrative: oggi è interamente visitabile.

Nemi | La villa di Cesare

L'esistenza di una villa di Gaio Giulio Cesare nel territorio aricino prossimo al tempio di Diana Aricina o Nemorense è attestata da Cicerone e Svetonio: la villa fu probabilmente edificata tra il 61 ed il 58 a.C., ma per Svetonio non soddisfece Cesare che la fece radere al suolo: ad ogni modo ulteriori studi hanno confermato che il definitivo abbandono della villa è da collocarsi tra il III ed il IV secolo.

Nemi | Il museo delle Navi Romane

Il museo delle Navi Romane è posto sulla riva del lago di Nemi: costruito negli anni trenta per proteggere i preziosi scafi appena estratti dalle acque, è una costruzione particolare perché offre un rarissimo esempio di struttura concepita appositamente in funzione del contenuto e condizionata da quest'ultimo nelle soluzioni architettoniche: in effetti il museo è un doppio hangar di calcestruzzo delle dimensioni esatte per le due navi, che erano lunghe poco meno di 80 metri.

Il progetto fu realizzato gratuitamente dall'architetto Vittorio Ballio Morpurgo, che lo volle con grandi superfici vetrate e realizzò al di sopra del tetto una terrazza praticabile da cui si gode un panorama inedito del lago, proprio sulla sponda ma in posizione elevata.

Il museo fu inaugurato il 21 aprile del 1940.

Dopo il malaugurato incendio delle navi avvenuta nel 1944 rimase chiuso a lungo.

È stato in seguito ristrutturato ed ospita un tratto dell'antica via Sacra, i modelli in scala 1:5 delle navi realizzati nei cantieri navali di Castellammare di Stabia tra il 1950 ed il 1952 sulla base dei molti disegni tecnici eseguiti dagli ingegneri della Marina all'epoca del recupero, pannelli illustrativi, il materiale scampato all'incendio, reperti del tempio di Diana e, davanti all'entrata, il profilo di una delle navi, recentemente ricostruita dai maestri d'ascia dei cantieri navali di Torre del Greco.

L'iniziativa è stata voluta da un'associazione di privati, la "Dianae Lacus", che ha varato il progetto di ricostruire interamente la nave.

La ricostruzione sarà eseguita a dimensione reale e navigante fin dove è consentito dai dati scientifici attualmente in possesso dagli studiosi.

La nave sarà ancorata nel lago, davanti al museo e sarà oggetto di esperienze scientifiche, di visite guidate, ospiterà spettacoli, mostre e concerti.

Museo Nemorense - Museo delle Navi Romane
Museo Nemorense - Museo delle Navi Romane

Nemi | Tradizioni e folclore

Festa patronale dei santi apostoli Filippo e Giacomo, il primo maggio.

Si celebra con una solenne processione nella quale viene trasportato, oltre la reliquia dei santi, lo stendardo dei santi patroni.

Nemi | Sagra delle fragole

Le prime notizie sulla sagra documentate negli archivi comunali di Nemi la datano dal 1922.

La fragola, nelle sue due varietà ("di stagione" e "rifiorenti"), è un prodotto caratteristico di Nemi da secoli: le fragole nemorensi furono cantate e rese celebri dalla famosa canzone in dialetto romanesco 'Na gita a li Castelli di Franco Silvestri (1926), portata al successo da Ettore Petrolini.

Da alcuni anni accanto alla sagra delle fragole si tiene la Mostra dei Fiori, al termine della quale il fioraio vincitore riceve la Fragola d'Oro, ovvero una fragola ricoperta d'oro tramite bagno galvanico.

Statua di Diana Cacciatrice a Nemi
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Nemi | La Storia

Nemi | L'età pre-romana

Il territorio nemese apparteneva in età antica alla città latina di Aricia, per cui la tradizione antica ha fatto risalire la fondazione al figlio del mitico fondatore di Atene Teseo, Ippolito detto Virbio, o al comandante siculo Archiloco.

Nel territorio di questa città si trovava il santuario di Diana Aricina o Nemorense, consacrato alla dea Diana, divinità tutelare principalmente dei boschi e della fertilità: l'ubicazione di questo importante santuario è stata comunemente identificata fin dal Seicento presso le sponde settentrionali del lago di Nemi.

Il tempio nemorense divenne il centro religioso della Lega Latina dopo la distruzione di Alba Longa alla metà del VII secolo a.C., e fu frequentato fino all'inizio del V secolo, con un periodo di grande ampliamento tra il II secolo a.C. ed il I secolo.

Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense

Nemi | La dominazione romana

In età romana il tempio di Diana continuò ad essere ampiamente frequentato anche come sanatorio miracoloso, anche se non nacquero insediamenti abitati di particolare rilievo nell'attuale territorio nemorense.

La memoria di età romana più notevole per Nemi consiste nelle due famose navi celebrative, lunghe rispettivamente 64 e 71 metri: si è congetturato il loro uso festaiolo ed orgiastico, ma attualmente l'ipotesi più probabile è che si trattasse di navi sacre a Diana o ad Iside.

Anche sul committente si sono elaborate molte ipotesi, restringendo il cerchio agli imperatori Tiberio o Caligola.

Tentativi di recuperare le due navi furono eseguiti a più riprese a partire dal Quattrocento, e ad un certo punto si arrivò ad ipotizzare l'esistenza di ben tre navi: solo tra il 1929 ed il 1932 venne messa in piedi un'imponente spedizione archeologica che, grazie allo svuotamento delle acque del lago per ben 22 metri di profondità, riuscì a tirare a riva le due navi custodendole nell'apposito museo delle Navi Romane.

Tuttavia durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 31 maggio ed il 1º giugno 1944 il museo e le due navi andarono a fuoco, pare per un incendio appiccato da alcuni soldati tedeschi: oggi nel museo sono custoditi dei modellini in scala.

Museo Nemorense - Museo delle Navi Romane
Museo Nemorense - Museo delle Navi Romane

Nemi | L'alto Medioevo

Nel Liber Pontificalis risulta una "massa Nemus" donata dall'imperatore Costantino I (306-337) alla Cattedrale di San Pancrazio in Albano Laziale sotto il pontificato di papa Silvestro I (314-335).

All'epoca dunque Nemi non risultava abitata o comunque non aveva unità di paese, poiché per "massa" nel Medioevo si intendeva un "podere o insieme (più o meno unitariamente organizzato) di poderi appartenenti ad un signore feudale, ad un monastero, ad una chiesa o ad altra istituzione ecclesiastica o comunque ad un magnate" o, al limite, "una tenuta con al più qualche casupola di contadini".

Il paese cominciò ad esistere solo quando fu edificato il castello, attorno al IX secolo.

La potente famiglia dei Conti di Tuscolo molto probabilmente si impadronì della comunità agricola residente nella valle del lago, come già controllava gran parte dell'Agro Romano e dei Colli Albani: i nuovi padroni fortificarono la zona più elevata, posizione forte e selvaggia che dominava tutto il lago ed era inattaccabile da tre lati, dando origine a quello che nei testi dell'epoca viene definito più volte "castrum Nemoris", cioè letteralmente "la cittadella del bosco".

La popolazione di contadini e pescatori che viveva sparsa nella valle del lago trovò più sicuro avvicinarsi al fortilizio tuscolano, e costruì la parte più antica di Nemi, quella che oggi è detta "Pullarella".

Nemi | Il basso Medioevo

Con la decadenza dei Conti di Tuscolo, nella signoria di Nemi ed altri castelli dei Colli Albani subentrarono nel 1090 i Frangipane: tuttavia già nel 1153 papa Anastasio IV concesse il castello ai monaci cistercensi dell'abbazia delle Tre Fontane sulla via Laurentina.

Papa Lucio III nel 1183 confermò ai cistercensi il possesso del castello di Nemi con le sue dipendenze ed il lago; probabilmente il bisogno di confermare la donazione fu determinato da una controversia giudiziaria sorta tra l'abbazia delle Tre Fontane ed i tre fratelli Pietro, Nicola ed Angelo Gandolfi, che avanzavano pretese su una torre edificata dalla loro famiglia in territorio nemese presso l'attuale Genzano di Roma: la controversia si risolse nel 1218 con la rinuncia da parte dei Gandolfi ad ogni pretesa sulla torre.

I monaci cistercensi, in considerazione della pessima posizione geografica e climatica in cui si trovava l'abbazia delle Tre Fontane, situata al centro di una vallata malarica, ottennero fin dal 1225 la possibilità di trasferirsi in estate nel loro più salubre feudo di Nemi e presso il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo sul Lago Albano, loro dipendenza dal 1237.

Durante lo Scisma d'Occidente (1378-1417) l'antipapa Clemente VII, in cerca di appoggi militari per scalzare il suo rivale papa Urbano VI, concesse a Giordano Orsini, feudatario di Marino, la signoria di Nemi ed altri castelli e casali dell'Agro Romano: sennonché dopo la battaglia di Marino (30 aprile 1379), in cui la vittoria arrise all'esercito pontificio, e la fuga dell'antipapa ad Avignone, non è chiaro se in pratica Giordano Orsini abbia potuto prendere possesso di Nemi e degli altri possedimenti.

All'inizio del Quattrocento, in considerazione dei servizi resigli come capitano di ventura nella crociata contro i Caetani ed i Colonna indetta nel 1399, papa Bonifacio IX concesse Nemi ed altri feudi a Tebaldo Annibaldi: feudi che gli furono tolti dopo la morte del papa, nel 1405, ma che i suoi eredi riuscirono a riacquistare in forza di una bolla pontificia dell'antipapa Giovanni XXIII del 1411.

Nel 1412 Riccardo Annibaldi restituì diligentemente il feudo ai monaci cistercensi, salvo rioccuparlo attorno al 1420, per riperderlo di lì a poco.

Nel 1423 infatti i cistercensi pensarono bene di assicurare la tranquillità del loro feudo affittandolo per tre anni al nipote di papa Martino V, Giordano Colonna.

Il feudo venne definitivamente acquistato dai Colonna nel 1428, per la somma di 15.000 fiorini. Nel 1479 i Colonna vendettero a scopo di garanzia i feudi di Nemi e Genzano di Roma al cardinale Guillaume d'Estouteville, il quale li trasmise nel 1483 ai propri figli naturali Agostino e Girolamo, avuti con Girolama Tosti.

Con il famigerato Breve apostolico "Coelestis altitudine potentia" papa Alessandro VI nel 1501 concesse ai propri nipoti Giovanni e Rodrigo Borgia, rispettivamente di tre e due anni di età, una quarantina di feudi laziali a testa, tra cui Nemi.

Amministratore dei feudi a causa della minore età dei soggetti interessati fu nominato il cardinale arcivescovo di Cosenza Francesco Borgia.

Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense

Nemi | Età moderna

Con la morte di Alessandro VI nel 1503 e la caduta dei Borgia, il feudo di Nemi tornò ai Colonna. Sotto il dominio di Marcantonio I Colonna la Comunità nemese fece apografare il suo antico "Statuto" risalente all'epoca dei Cistercensi.

La nuova redazione, opera del notaio Bernardino Paganelli, fu presentata il 31 agosto 1514. (Bibl. C. Mannoni "Comenzano li capituli delli statuti del castello de Nemo" 2008).

Alla metà del Cinquecento iniziò un vortice turbinoso di passaggi di proprietà per il feudo: nel 1550 Ascanio I Colonna vendette con diritto di retrovendita il feudo per 4000 scudi a Giuliano Cesarini, il quale nel 1559 rivendé il feudo a Marcantonio II Colonna che già nel 1560 lo rivendé con lo stesso patto di retrovendita a Silverio de Silveriis Piccolomini per 7300 scudi.

Dopo che nel 1566 subentrò nella proprietà Francesco Cenci, nel dicembre 1571 Marcantonio Colonna, fresco ammiraglio vincitore nella celebre battaglia di Lepanto, rinunciò al diritto di retrovendita su Nemi,perciò nel 1572 il feudo venne venduto infine a Muzio Frangipane.

A Muzio Frangipane successe il figlio Mario Frangipane, a cui si deve la realizzazione delle opere pubbliche e dei monumenti più importanti del paese, oppure per dirla con Gaetano Moroni "tutto quello che ha di moderno degno di considerazione".

Fece abbellire il castello, edificato a suo tempo dai cistercensi e fortificato dai Colonna, nel 1637 fece edificare il complesso per i minori osservanti con la nuova chiesa dedicata nel 1645 alla Vergine di Versacarro, per compensare il trasferimento dei cappuccini a Genzano, nel 1639 la chiesa di Santa Maria del Pozzo, completata nel 1650.

Alla sua morte nominò erede confidenziale il cardinale Antonio Barberini, che in seguito rispettò le volontà del defunto donando il feudo ai Frangipane di Croazia: il marchesato di Nemi pervenne così a Nicola Frangipane, duca di Tersatto.

Ai croati subentrarono i Frangipane friulani, ed infine l'ultimo esponente di questa famiglia, Antigono Frangipane, nel 1781 vendette Nemi a Luigi Braschi Onesti, nipote di papa Pio VI.

Pio VI non tardò ad elevare il feudo del nipote del titolo di ducato, riconosciuto nel dicembre 1786.

I Braschi a Nemi si occuparono dell'abbellimento del palazzo ducale e al miglioramento dell'uso delle terre ducali, ordinando la piantagione di una quantità di ulivi in luogo di infruttuoso bosco.

Lago di Nemi
Lago di Nemi

Nemi | Età contemporanea

Dopo la parentesi della Repubblica Romana (1798-1799) e dell'occupazione napoleonica (1807-1814), il feudo tornò ai Braschi: Pio Braschi nel 1835 decise di vendere Nemi a Giulio Cesare Rospigliosi con diritto di retrovendita, per tornarne in possesso alcuni anni dopo.

Nemi è stato a lungo uno dei paesi più appartati dei Castelli Romani: l'abbandono della via postale tra Roma e Napoli, che ricalcava grossomodo il tracciato dell'attuale Strada statale 217 Via dei Laghi, seguito alla riapertura della via Appia Nuova attorno al 1780 fece sentire le sue ripercussioni anche sul paese.

Tuttavia, la posizione pittoresca del centro abitato con il suo lago ed i suoi boschi attirò numerosi visitatori stranieri del "Grand Tour", come Barthold Georg Nieburg, Charles Gounod, Charles Didier, Massimo d'Azeglio, James Frazer.

Il fascismo fece capolino ai Castelli Romani il 27 aprile 1921, quando alcuni squadristi fecero un giro di propaganda a Frascati, Marino ed Albano Laziale.

A Nemi i fascisti non ebbero vita facile, avversati dal Partito Popolare Italiano: nel luglio 1923 bande squadriste fecero un'incursione contro i popolari nemesi gridando "fuori i popolari, morte al papa", e nel marzo 1924 si arrivò addirittura all'arresto del parroco e di alcuni esponenti cattolici da parte degli squadristi, immediatamente smentito dopo le proteste de L'Osservatore Romano.

Tuttavia il fascio locale non decollò fino all'inizio del 1925, a causa delle divisioni interne persistenti tra i fascisti nemesi, che del resto provenivano da diversi partiti: nel 1924 dei 21 iscritti al fascio a Nemi 12 erano ex-socialisti, 4 ex-comunisti, 3 ex-popolari, uno ex-repubblicano ed un ex-anarchico.

Nel 1924-1928 furono portati avanti degli scavi archeologici sulle sponde del lago per individuare il sito del tempio di Diana; nel corso degli scavi, vennero scoperti anche altri edifici circostanti in località Giardino.

Tra il 1927 ed il 1932 furono portate a termine le operazioni di recupero delle due celebri navi romane affondate nel Lago di Nemi, ospitate nel museo delle Navi Romane appositamente costruito.

La seconda guerra mondiale non colpì Nemi se non di striscio, ferendo il paese con l'incendio al museo delle Navi Romane avvenuto nella notte tra 31 maggio e 1º giugno 1944, che distrusse completamente i resti delle due navi: la responsabilità fu ufficialmente data all'esercito tedesco in ritirata.

Nemi
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Nemi | Simboli

Lo stemma comunale di Nemi è stato riconosciuto ufficialmente dal governo il 26 ottobre 1962.

Il gonfalone comunale è stato approvato dal consiglio comunale il 20 novembre 1962.

lo stemma attuale proviene dal manoscritto dello statuto del 1514, nel quale è disegnato sulla tabula dei capitoli.

Si tratta di uno scudo medio, incastonato in una bordura fiammeggiante, caricato di due crocette e recante la leggenda Diane Nemus.

Nello scudo vi sono tre monti all'italiana in fascia, nascenti dall'acqua, sormontati di spogli alberi.(cfr C. Mannoni Comenzano li capituli delli statuti del castello de Nemo, pag. 12, 2008) L'iscrizione, in un latino corrotto, (manca il dittongo ae nella parola Diane), fa riferimento al nome con cui in età antica era conosciuto il territorio: "bosco di Diana".

Rivisitato nel 1962, ha avuto ultimamente, grazie alla saccente opera di qualcuno, la rettifica della scritta, dimenticando che si tratta di un sigillo di epoca comunale (probabilmente del 1300) e non di epoca classica.

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