1. Home
  2. »
  3. Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense
Statua di Diana a Nemi
Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense
Lago di Nemi
Santuario di Diana NemorenseSantuario di Diana NemorenseStatua di Diana a NemiSantuario di Diana NemorenseSantuario di Diana NemorenseLago di Nemi
Contact Information
Indirizzo:
Via del Tempio di Diana, 00040 Nemi RM, Italia
Tickets:
Descrizione:

Il Santuario di Diana Nemorense (o Santuario di Diana Aricina) era un enorme complesso religioso romano che sorgeva immerso nel bosco, sulle rive del Lago di Nemi (che per questo era anche detto "specchio di Diana")

Secondo studi archeologici, il luogo di culto sorto nell'area del Santuario di Diana Nemorense sul Lago di Nemi era venerato già nell'età del Bronzo.

Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense

Insieme al tempio di Giove, situato sul Monte Albano, il Santuario di Diana Nemorense (o Diana Aricina), all'interno di un bosco sacro, fu il centro della vita religiosa e politica della Lega Latina: un santuario federale, dove si stringevano e rinnovavano alleanze.

Il culto venerava Diana, la dea protettrice della caccia e della pesca, patrona dei parti e divinità degli inferi.

Le parti più alte, come i nicchioni, che affiorano dal suolo per diversi metri, suggeriscono la monumentalità che il Santuario doveva avere.

Il Santuario di Diana Nemorense, luogo di culto molto frequentato fino alla tarda età imperiale, fu abbandonato con l'avvento del cristianesimo e in parte depredato di marmi e decorazioni; la vegetazione pian piano lo ricoprì quasi completamente.

La maggior parte del santuario di Diana Nemorense è ancora da riportare alla luce.

Il complesso del santuario di Diana Nemorense era esteso su un'area di 45.000 metri quadrati dal perimetro di 200 metri per 175, sostenuta a valle da sostruzioni triangolari e a monte da nicchioni semicircolari in cui probabilmente vi erano delle statue e un terrazzamento superiore.

All'interno della piattaforma correvano due portici di ordine dorico, uno con colonne intonacate in rosso, l'altro con colonne di peperino grigio scuro; c'erano statue, ambienti per i sacerdoti, alloggi per i pellegrini, celle donarie, un tempio, bagni idroterapici e perfino un teatro; di tutta questa struttura sono visibili una parete di grandi nicchioni, una parte del pronao con almeno un altare votivo, ed alcune colonne.

I primi scavi del santuario di Diana Nemorense risalgono alla seconda metà del secolo XVII per opera dei marchesi Mario e Pompeo Frangipani, signori di Nemi.

Le notizie relative ci sono pervenute in una lettera inviata dall'erudito Giovanni Argoli, segretario del Cardinale Lelio Biscia, a Giacomo Filippo Tomasini e inserita nel suo De donariis ac tabellis votivis liber singularis, Padova, 1654

Gli scavi che seguirono, come quello di Antonio Nibby, furono realizzati soprattutto ad opera di amatori e studiosi stranieri, e così per gran parte i reperti, soprattutto statue di splendida fattura, ora si trovano sparsi in musei americani come il Museo dell'Università della Pennsylvania, il Museum of Fine Arts (Boston) o in musei europei come il museo del Castello di Nottingham e la Ny Carlsberg Glyptotek.

Altri pezzi si trovano nel Museo delle navi romane e nei musei romani di Villa Giulia e delle terme di Diocleziano.

Oggi all'interno dell'area archeologica si trova l' Azienda Agricola "Il Giardino di Diana", che consente ed organizza visite guidate contattandoli allo 06 936 8421 o via mail a [email protected].

Il santuario di Diana Nemorense si raggiunge percorrendo le strade che scendono sia da Nemi che da Genzano e si trova a poca distanza dal museo delle Navi Romane.

La divinità nemorense per eccellenza è Diana, garante del rigoglio della natura, del singolo individuo e della comunità; dea lucifera e ctonia ad un tempo.

La sua complessa identità si rifletteva nella statua di culto di Diana, che doveva avere un aspetto tricorpore, come si può dedurre dall’immagine rappresentata su una moneta repubblicana e da una testa in bronzo rinvenuta a Vallericcia e conservata nella Gliptoteca di Copenhagen, di cui una riproduzione è esposta nel Museo delle Navi: l’originale è databile agli inizi del V secolo a. C.

Statua di Diana Cacciatrice a Nemi
Statua di Diana Cacciatrice a Nemi

Dove dormire a Nemi (RM) e nei dintorni del lago



Booking.com

Acquista qui al miglior prezzo i migliori tour offerti dai tour operator ufficiali tramite Viator, il servizio offerto dalla TripAdvisor.

A tua disposizione le migliori guide turistiche e accompagnatori turistici autorizzati di Roma e dintorni pronti a svelarti tutti i posti nascosti e i segreti dei Castelli Romani.
Aiuta l’industria del turismo e l’economia italiana a ripartire!

Come nasce il culto di Diana Nemorense

Secondo una leggenda epicoria sarebbe stato Oreste, figlio di Agamennone, a instaurare a Nemi il culto della dea.

Dopo il matricidio l’eroe sarebbe stato colto da follia per liberarsi dalla quale, stando al responso dell’oracolo delfico, avrebbe dovuto recuperare assieme alla statua della Tauropolos (la Diana orientale che esigeva il sacrificio umano) la sorella Ifigenia, già miracolosamente scampata al sacrificio destinato a garantire ai Greci la buona navigazione di ritorno da Troia.

Oreste quindi, dopo aver ucciso Toante il re della Tauride si rifugiò in Italia con sua sorella portando con sé il simulacro della Diana Taurica nascosto in una fascina di legna.

Il rituale cruento tributato alla dea in Crimea assunse in Italia una forma meno sanguinaria.

All'interno del santuario di Nemi cresceva un albero di cui era proibito spezzare i rami, solo ad uno schiavo fuggito era concesso di cogliere una delle sue fronde.

Se lo schiavo riusciva nell'impresa acquisiva il diritto di battersi con il sacerdote e se lo uccideva diventava di diritto il Rex Nemorensis.

Stando a quanto dicono le leggende antiche la fronda fatale che staccava lo schiavo era la medesima che per ordine della Sibilla, Enea raccolse per affrontare il pericoloso viaggio nel mondo dei morti.

La fuga dello schiavo doveva rappresentare la fuga di Oreste mentre il suo combattimento con il sacerdote adombrava il ricordo dei sacrifici umani alla dea Diana Taurica.

La norma che prescriveva di ottenere la successione con la spada rimase in vigore fino all'età imperiale, infatti l'imperatore Caligola, ritenendo che il sacerdote di Nemi fosse rimasto troppo a lungo in carica, assoldò un uomo per ucciderlo.

Fra le testimonianze scritte troviamo anche quella di un viaggiatore greco che visitò l'Italia al tempo degli Antonini dove riferisce che nel culto alla Diana Nemorensis il sacerdozio veniva ancora conferito come premio al vincitore di un duello.

Santuario di Diana Nemorense
Santuario di Diana Nemorense

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Send message to listing owner

Send message to moderator