Albano Laziale (RM)

Albano Laziale è in provincia di Roma, sui Colli Albani, a poco meno di venticinque chilometri dal centro della capitale lungo la via Appia (Strada statale 7): in auto si esce dal Grande Raccordo Anulare all'uscita 23 e si prosegue per Ciampino e Castel Gandolfo, con un tempo di percorrenza che fuori dalle ore di punta resta sotto i quaranta minuti e che nelle mattine feriali può facilmente raddoppiare. In treno si arriva con la linea regionale FL4 nel ramo Roma Termini-Albano Laziale, che passa per Ciampino, Pantanelle, Marino Laziale, Villini e Castel Gandolfo: la percorrenza media è di circa un'ora, il servizio è cadenzato e la stazione di Albano Laziale è il capolinea, a pochi minuti a piedi dal centro storico. In autobus ci sono le corse Cotral che partono dal capolinea di Roma Anagnina, sulla linea A della metropolitana. Il centro storico si visita a piedi e senza pagare nulla: non c'è biglietto per entrare in città, nelle chiese o nei parchi pubblici. Si paga invece l'ingresso ai musei civici e al Museo Diocesano. Il Museo Civico è in viale Risorgimento 3, dentro Villa Ferrajoli, con orario dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13 e apertura pomeridiana il lunedì e il giovedì dalle 15.30 alle 18.30; il Museo della II Legione Partica, in via Volontari del Sangue, apre la seconda e la quarta domenica del mese dalle 9 alle 13, mentre la prima e la terza domenica tocca alla sede di viale Risorgimento. Il telefono dei musei civici è 06 93295443. Il Museo Diocesano è in via Alcide De Gasperi 37, con le catacombe di San Senatore in via della Stella 5, telefono 06 93269490: apertura il martedì e il mercoledì mattina dalle 9 alle 13, il mercoledì e il sabato pomeriggio dalle 15 alle 19. Le tariffe e le riduzioni sono indicate alle rispettive biglietterie e sui siti ufficiali degli enti; per i gruppi oltre le dieci persone e per le visite guidate la prenotazione è obbligatoria, con una settimana di anticipo per i musei civici. Il parcheggio dentro le mura è scarso e in gran parte a pagamento: conviene lasciare l'auto lungo la circonvallazione o nell'area vicino alla stazione e salire a piedi.

Confronta le esperienze a Roma

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Albano fa parte del Parco Regionale dei Castelli Romani, che è la porta d'ingresso naturale a tutto questo territorio e il capitolo da cui conviene partire per capire come i comuni dei Colli Albani si tengono insieme.

Anfiteatro Severiano ad Albano Laziale
Anfiteatro Severiano - Albano Laziale

Dove si trova Albano Laziale (RM) e com'è fatto il suo territorio

La città occupa il versante esterno del cratere che ospita il lago Albano, fra i 384 e i 431 metri di quota nel nucleo storico, con il punto più alto del territorio comunale sul Colle dei Cappuccini a 615 metri. Il comune misura 23,80 chilometri quadrati e conta poco meno di quarantamila abitanti, distribuiti fra il capoluogo e le due frazioni di Cecchina e Pavona, che da sole valgono una fetta consistente della popolazione e che hanno una fisionomia completamente diversa dal centro storico: sono abitati di pianura, cresciuti lungo la via Nettunense e la ferrovia, con un tessuto recente e poco monumentale. Chi arriva ad Albano cercando i Castelli Romani da cartolina deve saperlo: la cartolina è in alto, sul crinale, e occupa un rettangolo di poche centinaia di metri per lato.

Quel rettangolo, però, è uno dei posti più densi di rovine romane del Lazio fuori Roma. Il confine comunale tocca Castel Gandolfo, Ariccia e le sponde del lago di Albano, e la vicinanza con Roma ha fatto il resto: qui i romani ricchi mettevano le ville, qui i papi mettevano la villeggiatura, qui l'esercito imperiale mise l'unico accampamento legionario permanente d'Italia. Il paesaggio che vedete è la somma di questi tre strati, schiacciati uno sull'altro dentro poche vie.

La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati quassù: Albano è il comune dei Castelli che si visita peggio e che meriterebbe di più. Non ha la scenografia di Nemi, non ha la piazza berniniana di Ariccia, non ha il traffico di pellegrini di Castel Gandolfo. Ha invece una quantità di archeologia che nessuno degli altri si sogna, quasi tutta incastrata dentro il tessuto urbano, spesso senza cartelli e senza orario. Va cercata. Chi la cerca porta a casa una giornata che vale il triplo di una passeggiata sul lago.

Il nome di Albano Laziale: Albanum, Alba Longa e l'aggiunta del 1873

L'origine del nome resta discussa e vale la pena separare bene i piani. In epoca romana il territorio si chiamava Albanum: erano detti Albanum i fondi dei ricchi sui Colli Albani, con il nome del proprietario in aggiunta, l'Albanum Pompeii, l'Albanum Domitiani, e Ager Albanus l'intero comprensorio. L'ipotesi etimologica oggi ritenuta più solida riporta il toponimo alla radice indoeuropea alb o alp, che indica un rilievo, e quindi al Mons Albanus, il monte Cavo, che era insieme luogo di culto federale latino e pascolo comune. Altre spiegazioni, più deboli, tirano in ballo il latino albus, bianco, o un termine greco per cenere: sono ipotesi di seconda mano, non documentate.

Il punto delicato è il rapporto con Alba Longa, la capitale latina della leggenda. La tradizione medievale la collocava esattamente dove oggi c'è Albano, e su questo si è costruita l'identità civica della città, scrofa bianca e motto Mater Urbis compresi. La ricerca archeologica moderna, però, tende a collocare il sito di Alba Longa sul versante opposto del lago, a cavallo fra Marino, Rocca di Papa e Ariccia, cioè dalla parte sbagliata rispetto ad Albano. Il legame fra Albano e Alba Longa è dunque toponomastico e simbolico, non topografico: la città non sorge sopra Alba Longa, ne eredita il nome e la memoria. È una distinzione che nelle guide locali si perde spesso, e che invece cambia il senso di tutto quello che si vede.

L'aggiunta di Laziale è amministrativa e recente: fu assunta per distinguere il comune dagli omonimi del Regno d'Italia, cioè Albano Sant'Alessandro in provincia di Bergamo, Albano Vercellese e Albano di Lucania. Sulla data le fonti locali oscillano fra il 1873 e il 1882; l'anno esatto va controllato negli atti comunali, ma la ragione del cambio è certa e riguarda la duplicazione dei nomi dopo l'unificazione.

Il circuito archeologico dei Castra Albana

Nel 197 dopo Cristo Settimio Severo creò la Legio II Parthica, e attorno al 198 la acquartierò qui, dentro il fondo imperiale che era stato di Domiziano, a ventuno chilometri da Roma. È un fatto enorme e poco raccontato: per legge repubblicana e per prassi augustea le legioni non stazionavano in Italia, e Albano diventò l'unica base legionaria permanente della penisola. Circa seimila uomini, con famiglie, artigiani, mercanti e prostitute al seguito, piantati sopra un crinale che fino a quel momento ospitava solo ville di lusso. L'accampamento misurava circa 95.000 metri quadrati, con un perimetro murario di 1.334 metri costruito in opus quadratum di peperino cavato sul posto: una delle ultime comparse di quella tecnica nell'Ager Romanus. La legione restò fino alla metà del III secolo. L'impianto urbanistico del centro storico di Albano, con il suo tridente di strade, ricalca ancora oggi la pianta del castrum.

Porta Pretoria, l'ingresso monumentale dei Castra Albana

È il pezzo più spettacolare e il più fortunato per un motivo terribile. La Porta Pretoria era larga trentasei metri e conserva un'elevazione di quattordici, con un fornice centrale di circa tre metri per cinque e due passaggi laterali più stretti, tutto in blocchi squadrati di peperino. Guardava verso la via Appia, ed era pensata come manifesto: chi saliva da Roma vedeva prima di tutto quella parete di pietra. Per secoli è rimasta inglobata nelle case del corso, invisibile. È stato il bombardamento del 1944 a scoperchiare gli edifici che la nascondevano e a restituirla alla vista. Vale a dire che il monumento più bello di Albano lo si deve a una tragedia. Oggi è in fondo a piazza San Paolo, davanti a Palazzo Savelli, e si osserva liberamente dall'esterno a qualsiasi ora.

Consiglio pratico: guardatela due volte, la prima al mattino presto quando la luce radente esalta la tessitura dei blocchi, la seconda dopo il tramonto quando l'illuminazione artificiale rende leggibile il profilo dei fornici. Nel mezzo della giornata, con le auto parcheggiate davanti, è la cosa meno fotogenica della città.

La Porta Principalis Sinistra e i tratti di mura

Meno nota e più intatta nel suo disegno, la Porta Principalis Sinistra ha un fornice unico di circa tre metri e ottanta di luce. L'archeologo Giuseppe Lugli, che sui Castra Albana ha lasciato lo studio di riferimento, la considerava uno dei resti più belli dell'accampamento. Non ci sono tracce di torri di guardia nelle vicinanze. Tratti di cortina muraria affiorano qua e là fra le case, in via Don Minzoni e lungo il perimetro del seminario: sono blocchi di peperino grandi come casse, e riconoscerli è un buon esercizio per capire quanto il paese odierno sia letteralmente seduto sopra la caserma.

I Cisternoni, la cisterna romana ancora in funzione

Se dovessi indicare una sola cosa da vedere ad Albano, indicherei questa. I Cisternoni sono una cisterna scavata in parte nel banco di peperino, per tre o quattro metri di profondità, e completata in muratura: pianta quasi rettangolare di 1.436,50 metri quadrati, con i lati lunghi di 47,90 e 45,50 metri e i corti di 29,62 e 31,90, cinque navate longitudinali, trentasei pilastri collegati da archi laterizi e volte a botte, capacità di 10.132 metri cubi d'acqua. Furono costruiti all'inizio del III secolo per servire l'accampamento e le ville imperiali lungo l'Appia, alimentati da due acquedotti che portavano le sorgenti del bacino del lago. Si trovano sotto il parco del Seminario vescovile annesso alla chiesa di San Paolo.

Il dato che fa cadere le braccia ai visitatori è un altro: la cisterna non è un rudere. Ha continuato a servire le abitazioni di Albano dal Seicento al 1880, poi l'irrigazione, e ancora oggi riceve acqua dal suo sistema antico. Le fonti locali la indicano come l'unica cisterna del mondo romano ancora perfettamente funzionante. Entrare significa camminare dentro un impianto idraulico di milleottocento anni fa che non ha mai smesso di lavorare. La visita si fa con i musei civici, in gruppo e su appuntamento, perché l'accesso è dal seminario e non ha orario continuato: chiedete quando prenotate, perché la disponibilità cambia di settimana in settimana.

L'Anfiteatro Severiano

Costruito fuori dal recinto del castrum verso la metà del III secolo, l'anfiteatro di Albano è l'unico dei Colli Albani. Misurava circa centotredici metri nell'asse maggiore, con un'arena di 67,5 per 45 metri e un doppio ordine di arcate che arrivava a ventidue metri di altezza. Le stime sulla capienza vanno dai quindicimila spettatori indicati dalla letteratura corrente ai circa sedicimila calcolati da Lugli a pieno carico: in ogni caso più della popolazione militare, il che dice che ci venivano anche i civili dell'abitato cresciuto attorno alla legione. La pendenza del terreno costrinse i costruttori a un terrazzamento di sostegno alto 6,75 metri e lungo quasi sessanta, e a spostare i vomitoria fuori asse. L'arena aveva un sistema di canalette per lo scolo dell'acqua che serviva anche da passaggio di servizio.

Nei loculi di due vomitoria ci sono cappelline dipinte di età cristiana, e nella struttura sono state trovate sepolture medievali: l'edificio fu riusato come oratorio e forse come fortezza. La tradizione locale ci vede il luogo di martirii cristiani, ma è una lettura devozionale antica e non una certezza archeologica: le pitture provano il riuso cultuale, non le esecuzioni. D'estate l'anfiteatro ospita concerti e teatro all'aperto, e quello è il momento in cui rende di più.

Terme di Cellomaio nel centro di Albano Laziale
I resti delle terme romane di Caracalla, meglio note come Terme di Cellomaio, nel centro di Albano Laziale (RM)

Le Terme di Cellomaio, dette Terme di Caracalla

Attribuite a Caracalla, che le avrebbe offerte ai soldati come donativo subito dopo l'uccisione del fratello Geta, le terme dell'accampamento sono la rovina più travestita di Albano. La grande aula di circa trentasette metri per dodici, con pavimenti a mosaico e impianto di riscaldamento a ipocausto, oggi contiene la chiesa di San Pietro. Attorno, dentro i muri antichi, è cresciuto un borgo medievale di case addossate. Nel Medioevo e per tutta l'età moderna si credeva che quei muri fossero i resti del Palazzo di Ascanio, cioè un pezzo della mitica Alba Longa: un errore antico che dice molto su come si leggevano le rovine prima dell'archeologia.

La cosa da fare qui è alzare gli occhi. Le finestre delle case sono aperte dentro murature romane spesse quasi due metri, e le differenze di tessitura fra laterizio severiano e integrazione medievale si leggono a occhio nudo dalla strada. È il migliore esercizio di stratigrafia urbana che i Castelli Romani offrano gratis. Chi ha visto le Terme di Caracalla a Roma faccia il confronto: là la scala imperiale, qui la scala di guarnigione, e il risultato è più istruttivo del monumento maggiore.

Il Santuario di Santa Maria della Rotonda

Un edificio circolare del I secolo, parte del complesso della villa di Domiziano, poi inglobato nell'area dei Castra Albana e infine trasformato in chiesa. Per secoli lo si è chiamato tempio di Minerva; gli studi moderni lo leggono piuttosto come un ninfeo isolato ai margini della tenuta imperiale. L'interno misura 16,10 metri di diametro per 49,10 di circonferenza, con cupola in opus mixtum: è un Pantheon in scala ridotta, e il confronto con il Pantheon romano regge meglio di quanto ci si aspetti. La fondazione del santuario cristiano risale probabilmente all'VIII secolo, per iniziativa di monaci di rito orientale in fuga dall'iconoclastia bizantina, mentre la prima consacrazione documentata è del 7 dicembre 1060, sotto Niccolò II.

Nel Trecento quattro nicchie laterali ricevettero cicli dipinti, fra cui una Storia della Vera Croce, ritrovata sotto le aggiunte posteriori nei restauri del 1919. L'intervento decisivo però è quello del 1935-1938, che rimosse le modifiche barocche e abbassò il pavimento di 3,30 metri fino alla quota romana: da allora lo spazio si legge per quello che è, un vano antico riusato. Nel 1960 un problema di umidità impose un nuovo pavimento con intercapedine, che ha salvato i mosaici del portico. Il campanile romanico è dei primi del Trecento e fu restaurato fra il 1951 e il 1952 dopo i danni della guerra. L'icona della Madonna della Rotonda ha ricevuto tre incoronazioni solenni, nel 1728, nel 1829 e nel 1905.

Opinione netta: è la chiesa più interessante di tutti i Castelli Romani e quasi nessuno la mette in programma. Entrateci a metà mattina, quando la luce cade dall'oculo e la cupola smette di sembrare un soffitto.

Sepolcro detto degli Orazi e dei Curiazi ad Albano Laziale
Il sepolcro romano detto degli Orazi e dei Curiazi - Albano Laziale

Il sepolcro detto degli Orazi e dei Curiazi

Sulla vecchia Appia verso Ariccia, un basamento quadrangolare in grandi parallelepipedi di peperino regge quattro tronchi di cono agli angoli, con ogni probabilità un quinto più alto al centro su tamburo. La forma è quella che Plinio descrive per il mausoleo di Porsenna a Chiusi, e per questo il monumento è stato letto per secoli come la tomba dei campioni della sfida fra Roma e Alba Longa.

Qui bisogna essere chiari, perché la leggenda è più forte dei dati. La costruzione si data alla prima metà del I secolo avanti Cristo, cioè in piena età repubblicana avanzata: sei secoli e mezzo dopo l'epoca in cui la tradizione colloca la sfida degli Orazi e dei Curiazi. Non può essere la loro tomba. La lettura oggi più accreditata la considera una ricostruzione colta e archeologizzante del sepolcro di Arunte, forse voluta dalla famiglia degli Arruntii che possedeva terreni in zona. Altre attribuzioni antiche, a Pompeo Magno per esempio, non reggono meglio. Il valore del monumento è proprio questo: è un falso d'autore antico, un romano del I secolo avanti Cristo che gioca a fare l'etrusco. Giovanni Battista Piranesi lo incise intitolandolo, con onestà, sepolcro detto falsamente degli Orazi e Curiazi.

Si vede dalla strada, gratis, in qualsiasi momento. Attenzione al traffico: la piazzola è stretta e le auto arrivano veloci dalla curva.

Il sepolcro e la villa di Gneo Pompeo Magno

Prima di entrare ad Albano venendo da Roma, sulla Strada statale 7, un alto sepolcro in muratura è comunemente identificato con quello di Pompeo Magno: identificazione plausibile e tradizionale, non dimostrata. La villa dello stesso Pompeo, l'Albanum Pompeii, è invece documentata dalle fonti e i suoi ruderi sono dentro l'attuale parco di Villa Doria. Il passaggio di proprietà è istruttivo: dopo Farsalo il fondo entrò nel patrimonio pubblico e poi imperiale, e Domiziano lo assorbì nel grande Albanum Caesaris, la tenuta unificata al cui interno costruì la residenza monumentale i cui resti maggiori si trovano oggi nella Villa Barberini di Castel Gandolfo.

La villa romana ai Cavallacci

Fuori dal centro, in località Cavallacci, i resti di un'altra villa dell'Ager Albanus completano il quadro. È una visita per chi ha già fatto il resto e vuole capire quanto fosse fitta la maglia delle residenze suburbane lungo l'Appia. Le condizioni di accesso vanno chieste ai musei civici, che gestiscono il circuito.

Catacombe di San Senatore ad Albano Laziale
Catacombe di S. Senatore - Albano Laziale

Le Catacombe di San Senatore

Sotto il convento di Santa Maria della Stella, in via della Stella 5, si apre una rete di gallerie nate come cave di pozzolana. L'uso funerario e cultuale comincia intorno al III secolo dopo Cristo. Uno degli ambienti funzionò da spazio sacro, dedicato in origine ai martiri locali e più tardi forse legato a una comunità monastica; il nome viene da san Senatore, martire albanense. Nel Seicento sopra le catacombe sorse la chiesa di Santa Maria della Stella con il convento dei carmelitani. Le gallerie sono in parte ancora inesplorate.

La visita si prenota con il Museo Diocesano, telefono 06 93269490. Portate una felpa anche a luglio: sotto terra la temperatura resta bassa e stabile, e le scale sono ripide. Sconsigliate a chi ha problemi di deambulazione.

Le chiese di Albano Laziale

La Basilica Cattedrale di San Pancrazio

Il Liber Pontificalis attribuisce a Costantino, sotto il pontificato di Silvestro I fra il 314 e il 335, la fondazione di una basilica nella città di Albano dedicata a san Giovanni Battista. La tradizione locale fissa l'anno al 326. È un dato di peso: basiliche di fondazione imperiale, in Italia, ne ebbero solo Roma, Ostia, Napoli, Capua e Albano. Costantino, secondo le fonti, dotò la nuova chiesa di arredi sacri per sessantacinque libbre e di fondi nell'Ager Albanus. Che una guarnigione dismessa da settant'anni giustificasse un privilegio simile dice quanto contasse ancora Albano nel IV secolo.

L'edificio che si vede oggi è il risultato di una lunga serie di rifacimenti. Leone III, fra 795 e 816, la restaurò dopo un incendio. Il cardinale Michele Bonelli, fra 1591 e 1598, ne riordinò la struttura e le prerogative. Il rinnovamento decisivo comincia con il cardinale vescovo Ferdinando d'Adda e si conclude sotto il successore Fabrizio Paolucci: fra il 1719 e il 1722 si rifecero interni e prospetto, e la facciata in peperino e travertino con lesene di ordine gigante fu disegnata nel 1722 dall'architetto Carlo Buratti. L'interno è basilicale a tre navate con volte a botte e cappelle laterali che conservano dipinti del Sei e Settecento. Seguirono i restauri del 1854-1858 e quelli del 1912-1913. Pio IX le conferì il titolo di basilica minore nel settembre 1865. Nel 2008 Benedetto XVI consacrò il nuovo altare maggiore durante una visita pastorale.

Un dettaglio che i visitatori ignorano: fino al 1687 i defunti delle parrocchie venivano sepolti sotto il pavimento della cattedrale. Fu il cardinale vescovo Flavio Chigi a ordinare la costruzione di un cimitero a ridosso della chiesa, con affaccio su piazza Pia. Quando nel 1826 al posto di quel cimitero si costruì la terza navata, le sepolture furono trasferite in un terreno vicino alla chiesa di Santa Maria della Stella, consacrato nel 1833. Con l'apertura del nuovo Cimitero Comunale nel secondo dopoguerra, ai confini con Castel Gandolfo, quello della Stella è diventato Cimitero Storico Comunale. Camminare in piazza Pia significa camminare sopra tre secoli di sepolture spostate due volte.

La chiesa di San Pietro Apostolo

È la chiesa che occupa l'aula delle terme severiane, in via San Pietro, e per questo va vista subito dopo le Terme di Cellomaio: dentro, la muratura romana è la struttura portante. L'impianto medievale si innesta sull'antico senza mascherarlo. Il campanile romanico è uno dei più belli dei Colli Albani, con bifore e inserti di ceramica. Chi cerca il momento esatto in cui la città romana diventa città cristiana lo trova qui, in un solo edificio.

La chiesa e il convento di San Paolo, o di San Gaspare del Bufalo

Il complesso di piazza San Paolo, accanto alla Porta Pretoria, lega il nome di san Gaspare del Bufalo, fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, che qui ebbe una delle sue case. Sotto il parco del seminario annesso ci sono i Cisternoni: la sovrapposizione fra la cisterna militare romana e il seminario vescovile è una di quelle coincidenze urbanistiche che raccontano meglio di un manuale come funziona la continuità dei siti.

La chiesa e il convento di Santa Maria della Stella

Sorta nel Seicento sopra le catacombe di San Senatore, con annesso convento carmelitano, la Stella è il punto in cui la devozione moderna si è appoggiata su quella paleocristiana senza soluzione di continuità. Ai carmelitani si deve presumibilmente l'introduzione ad Albano della festa della Madonna del Carmelo. Accanto, il cimitero storico ottocentesco merita una sosta per la qualità della scultura funeraria borghese.

Convento dei Frati Cappuccini con la chiesa di San Francesco ad Albano Laziale
Convento dei Frati Cappuccini con la Chiesa di S. Francesco - Albano Laziale (RM)

Il Convento dei Frati Cappuccini e la chiesa di San Francesco

Sul Colle dei Cappuccini, a 615 metri, il convento con la chiesa di San Francesco domina il punto più alto del comune. Il giardino dei cappuccini fu una delle vedute più celebrate del Grand Tour: Joseph Addison, che passò di qui fra Sei e Settecento, definì quella prospettiva una delle scene più deliziose che avesse mai visto. La pineta attorno è oggi area verde pubblica ed è il posto giusto per capire la geografia dei Colli Albani a colpo d'occhio, con il cratere del lago da un lato e la pianura verso il mare dall'altro.

Il consiglio da professionista: salite a piedi da via San Francesco d'Assisi invece che in auto. Sono venti minuti di rampa e si passa sotto il punto dove c'era la Porta dei Cappuccini. Arrivare sudati cambia il modo in cui si guarda il panorama.

Le altre chiese: San Bonaventura, San Filippo Neri, il Duomo minore

Il tessuto ecclesiastico albanense è più fitto di quanto un centro di quarantamila abitanti giustifichi, ed è l'eredità del ruolo di sede vescovile suburbicaria. Restano da vedere la chiesa e il convento di San Bonaventura, la chiesa di San Filippo Neri con il suo impianto oratoriano, e le cappelle interne dei palazzi cardinalizi, quasi tutte chiuse ma occasionalmente aperte in occasione delle feste patronali. La diocesi di Albano è una delle sette sedi suburbicarie di Roma, e il suo vescovo è per tradizione un cardinale: fra i titolari della sede figurano Pietro Martino Boccapecora, cardinale di Albano dal 1004 al 1009 e poi papa con il nome di Sergio IV, e san Bonaventura da Bagnoregio, cardinale di Albano dal 1273 all'anno della morte, il 1274.

I palazzi storici di Albano Laziale

Palazzo Savelli

Edificato nel XIII secolo dalla famiglia Savelli come fortificazione, conserva la memoria di quella funzione nelle torri quadrangolari visibili su corso Giacomo Matteotti. Dopo che nel 1697 la Camera Apostolica acquisì Albano, il palazzo divenne residenza del Governatore pontificio e ospitò personalità di rilievo. Allora fu realizzato il portico sul fronte principale e un cavalcavia lo collegò al Palazzo Camerale su via Cavour, oggi sede di uffici comunali. Dal 1870 è la sede del Municipio; restauri sono stati eseguiti negli anni Trenta e nel primo decennio del Duemila. Nell'atrio sono raccolti gli stemmi, gli ornamenti e la lapide che stavano sulla demolita Porta Romana: è un piccolo lapidario civico ad accesso libero negli orari degli uffici, e quasi nessuno lo sa.

Palazzo Lercari, il Palazzo Vescovile

Costruito nel 1727 dal cardinal Nicolò Maria Lercaro per ospitare papa Benedetto XIII, fu poi concesso Ecclesiae ac Episcopis Albanensibus, alla Chiesa e ai vescovi di Albano. Notevoli il portale d'ingresso sull'atrio e la cappella interna. Dal 1759 ospita il Vescovado e gli uffici di curia, e oggi anche il Museo Diocesano, in via Alcide De Gasperi 37. La struttura sorge sopra i resti di una villa seicentesca e, più sotto, di ambienti termali romani: l'ennesima stratigrafia albanense.

Palazzo Campano

Costruito nel 1465 dal vescovo e letterato Giannantonio Campano, vissuto fra il 1429 e il 1477, sull'attuale via del Collegio Nazareno. È uno dei primissimi palazzi patrizi di Albano e segna il momento in cui la città, uscita dal ciclo delle distruzioni medievali, comincia a darsi un'edilizia di rappresentanza. Campano fu umanista di primo piano, biografo e oratore: la sua presenza qui non è un dettaglio locale.

Palazzo Rospigliosi

Edificato nel 1667 dalla famiglia Rospigliosi, con giardino annesso, dagli anni Trenta del Novecento ospita i padri Giuseppini dell'Istituto Leonardo Murialdo. La data di costruzione coincide con l'elezione di Giulio Rospigliosi al soglio pontificio come Clemente IX, e la cosa non è casuale: le famiglie papali costruivano ai Castelli nel momento esatto della loro ascesa.

Palazzo Pamphilj, o Palazzo del Collegio Nazareno

Edificato nel 1655 dal cardinal Vincenzo Maculani, fu acquistato da Camillo Francesco Maria Pamphilj, a cui si devono i restauri e l'aspetto attuale. Nel 1764 passò al Collegio Nazareno di Roma, retto dai padri Scolopi, che ne fecero la sede estiva del collegio. Da qui il nome della strada.

Palazzo Paolucci e Palazzo Poniatowskj

Il primo fu edificato nel XVII secolo dal cardinale Fabrizio Paolucci, lo stesso che portò a termine la facciata della cattedrale, e prospetta su via Cairoli presso piazza Pia. Il secondo è ottocentesco, voluto dal principe Amedeo Poniatowskj, grande proprietario terriero e all'epoca proprietario del lago Albano, su corso Matteotti. Che un lago vulcanico potesse essere proprietà privata di un principe polacco naturalizzato è uno di quei dettagli di storia patrimoniale che spiegano perché l'accesso alle sponde sia rimasto complicato fino al Novecento.

Villa Doria ad Albano Laziale
Villa Doria - Albano Laziale (RM)

Le ville e i parchi di Albano Laziale

Villa Doria Pamphilj, la Villa degli albanensi

Edificata nel XVIII secolo dal cardinale Fabrizio Paolucci e poi passata ai Doria, è il parco pubblico principale della città, quello che gli albanensi chiamano semplicemente 'a Villa. La palazzina che prospettava sull'Appia fu rasa al suolo nel 1951 per i danni dei bombardamenti anglo-americani, e al suo posto si aprì l'attuale piazza Mazzini. Al centro dell'area verde ci sono i ruderi della villa romana attribuita a Gneo Pompeo Magno. Ingresso libero.

Opinione: è il posto migliore di Albano per una sosta con i bambini e il peggiore per capire l'archeologia, perché i resti pompeiani sono poco segnalati e mal leggibili. Portateci una mappa del circuito archeologico presa al museo, altrimenti li scambierete per muretti di contenimento.

Villa Corsini, la locanda reale

Costruita a metà Settecento lungo l'Appia verso Ariccia dai Corsini, fu chiamata locanda reale per la quantità di ospiti illustri che vi passarono: Maria Luisa di Borbone-Spagna, Carlo IV di Spagna, Carlo Emanuele IV di Savoia, Giuseppe Garibaldi. Oggi è sede di uffici sanitari e non si visita, ma il fronte sulla strada resta leggibile.

Villa Altieri

Settecentesca, del cardinal Lorenzo Altieri, costruita su un antico casale proprio all'ingresso di Albano per chi arriva da Roma lungo l'Appia. Ospitò papa Pio VI, fatto ricordato da una lapide latina fatta apporre dal principe Emilio Altieri in cui, per prosopopea, è la villa stessa a parlare in prima persona. È il genere di dettaglio che vale una fermata di cinque minuti: la retorica settecentesca incisa nel travertino spiega un'epoca meglio di una sala di museo.

Villa Ferrajoli e il Museo Civico

Edificata a partire dal 1845 dalla famiglia Ferrajoli sopra un casino preesistente dei Benucci, si compone di tre palazzine: quella centrale, neoclassica e allineata sull'Appia, ospita il Museo Civico. Dal 1948 la villa è pubblica; la palazzina, prima di diventare museo, era stata sede dell'Istituto Professionale di Stato Nicola Garrone. Il parco attorno è aperto e ombroso, e la scalinata verso viale Risorgimento è il modo giusto per arrivarci.

Villa Venosa Boncompagni

Edificata nel 1857 dai Boncompagni, anch'essa sull'Appia, con un grande parco monumentale. Vi soggiornò spesso Margherita di Savoia. La presenza della regina segna il momento in cui Albano smette di essere villeggiatura pontificia e diventa villeggiatura sabauda, senza cambiare una pietra.

Le altre aree verdi: Cappuccini, Rimembranza, Cecchina e Pavona

Il verde urbano fa di Albano uno dei comuni più alberati dei Castelli Romani. Oltre alle ville storiche ci sono la pineta del Colle dei Cappuccini, il Parco della Rimembranza, Villa Del Vescovo a Cecchina e la Villa Comunale di Pavona. Una parte del territorio comunale rientra nel perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani, istituito dalla Regione Lazio nel 1984. La vicenda dei confini merita un cenno: la legge regionale del 13 gennaio 1984 includeva l'intero territorio comunale, ma già il 28 settembre dello stesso anno le aree assegnate al parco furono ridotte drasticamente per lasciare spazio all'espansione edilizia. I confini attuali, stabiliti nel 1998, sono più ampi dei precedenti e comprendono anche il centro storico e le sue propaggini occidentali.

Monte Savello e ruderi del Castello Savello ad Albano Laziale
Albano Laziale - Monte Savello e ruderi del Castello Savello

Mura, porte e architetture militari di Albano Laziale

Le mura e le porte scomparse

La fortificazione del centro storico è oggi quasi integralmente smantellata, e il processo comincia alla fine del XVIII secolo con l'allargamento della via Appia. All'epoca della guerra gotica, fra 535 e 553, Albano era un oppidulum, un piccolo abitato fortificato; le mura seguirono poi le vicende delle distruzioni e ricostruzioni della città. Il nucleo fortificato di Palazzo Savelli risalirebbe al XIII secolo. Delle porte resta memoria documentaria e poco altro.

La Porta Romana, o Porta di San Rocco, era sull'Appia in direzione di Roma, affiancata dalla palazzina Doria e dalla chiesa di San Rocco; l'aspetto definitivo le fu dato nel Settecento. Fu demolita nel 1908 insieme alla chiesa vicina per allargare la strada e far passare la linea tranviaria Roma-Genzano delle Tramvie dei Castelli Romani. Ornamenti, stemmi e lapide sono nell'atrio di Palazzo Savelli. La Porta San Paolo, in piazza San Paolo, è l'unica sopravvissuta della cerchia. La Porta dei Cappuccini era un arco sopra la strada per il convento, sull'attuale via San Francesco d'Assisi, e fu abbattuta nell'Ottocento con l'allargamento della via, che prese il nome di via dell'Anfiteatro.

Un'osservazione che faccio sempre ai gruppi: ad Albano l'archeologia romana si è salvata perché era troppo grande da demolire, mentre le mura medievali sono sparite perché erano della misura giusta per essere smontate. La via Appia moderna è stata costruita con le pietre delle porte.

Castel Savello e le torri di campagna

Su un'altura verso Pavona, il Castel Savello fu uno dei primi castelli della famiglia, edificato nell'Alto Medioevo. Raso al suolo nel 1436 dal cardinale Giovanni Maria Vitelleschi, cominciò a spopolarsi per la scarsità d'acqua e fu abbandonato del tutto nel XVIII secolo. Il complesso aveva anche una chiesa, Santa Maria in Porta Coeli. I ruderi sul Monte Savello sono una passeggiata breve e poco battuta, con una vista che ripaga.

Nella campagna fra Pavona e Cecchina restano poi torri e casali fortificati. Tor Paluzzi, possedimento dei monaci di San Paolo in Albano, fu concessa da papa Clemente X a un tale Paluzzo e oggi dà il nome a una zona urbanistica di Cecchina. La Torraccia, o Torre di Cancelliera, edificata su ruderi romani al settimo chilometro della via Nettunense, appartenne ai Cancelliera, ai Savelli e ai Chigi, ed è oggi in parte compresa nel territorio di Ariccia. La Tor di Sbarra, o Tor di Montagnano, anticamente turris Gandulphorum, fu costruita nel Medioevo come punto difensivo contro le incursioni dal Tirreno e passò per varie famiglie nobiliari romane, fra cui Altieri e Boncompagni.

Fontane e monumenti di Albano Laziale

Quattro pezzi minori che fanno il carattere delle piazze. La Fontana delle Tartarughe, che ripropone in scala ridotta un tema caro alla scultura romana; la Fontana del Mascherone, con il volto grottesco che gronda; la Fontanella del Re, memoria della committenza sabauda in città; il Monumento ai Caduti, che ad Albano ha un peso diverso dalla media, viste le centinaia di morti civili del 1944. Sono cinque minuti in tutto se si sa dove guardare, e sono il modo migliore per riempire il tempo fra la fine del giro archeologico e l'apertura pomeridiana dei musei.

Museo Diocesano di Albano Laziale
Museo Diocesano - Albano Laziale

I musei di Albano Laziale

Il Museo Civico di Villa Ferrajoli

Viale Risorgimento 3. La raccolta conta circa 4.400 reperti archeologici che coprono un arco dal Paleolitico inferiore al Rinascimento, distribuiti in ventitré sale espositive più installazioni all'aperto e sedi distaccate. È intitolato a Mario Antonacci. L'orario feriale va dalle 9 alle 13 dal lunedì al sabato, con il pomeriggio del lunedì e del giovedì dalle 15.30 alle 18.30; la domenica l'apertura è alternata, prima e terza domenica del mese per la sede di Villa Ferrajoli, seconda e quarta per il Museo della II Legione Partica. I visitatori singoli e i gruppi fino a dieci persone entrano senza prenotare; sopra le dieci persone e per le visite guidate la prenotazione va fatta con almeno una settimana di anticipo, al numero 06 93295443 o scrivendo agli indirizzi indicati sul sito ufficiale del museo. La struttura è attrezzata per i visitatori con disabilità.

Il museo è anche il gestore del circuito archeologico monumentale: è da qui che si organizzano gli accessi a Cisternoni, anfiteatro e villa dei Cavallacci. Chi vuole vedere il sottosuolo di Albano deve passare da questa biglietteria, non c'è alternativa.

Il Museo della Seconda Legione Partica

In via Volontari del Sangue, dentro ambienti che appartengono al complesso della villa imperiale. È l'unico museo italiano dedicato a una singola legione, e il taglio è quello giusto: non una vetrina di lapidi, ma il racconto di come viveva un corpo di seimila uomini acquartierato in Italia. Ci sono ricostruzioni dell'equipaggiamento, rilievi marmorei, ceramica d'uso, monete, pedine da gioco, laterizi bollati con l'insegna della legione e prodotti in loco, e una sezione dedicata alle pratiche funerarie a partire dai ritrovamenti delle necropoli. Una sala interattiva permette di maneggiare e indossare riproduzioni dell'armamento: con i ragazzi funziona meglio di qualsiasi pannello.

Attenzione: sull'orario e sul numero civico esatto le fonti disponibili non concordano, quindi conviene verificare al telefono dei musei civici prima di salire. La regola sicura resta quella pubblicata dal museo civico, seconda e quarta domenica del mese dalle 9 alle 13.

Il Museo Diocesano

Dentro il Palazzo Vescovile di via Alcide De Gasperi 37, donato alla diocesi nel 1757, il museo distribuisce su tre piani reperti archeologici e oggetti liturgici che vanno dall'età imperiale romana al Novecento. Apertura il martedì e il mercoledì dalle 9 alle 13, il mercoledì dalle 15 alle 19 e il sabato dalle 15 alle 19; telefono 06 93269490. Non c'è parcheggio riservato. La biglietteria del museo gestisce anche le visite alle catacombe di San Senatore.

Il consiglio: il Diocesano si vede in quaranta minuti e va abbinato alle catacombe nella stessa uscita, perché è la stessa struttura a gestire i due accessi e perché il senso dell'uno si capisce solo con l'altra.

Lago di Albano
Lago di Albano

Il lago Albano e le sponde albanensi

Il lago di Albano occupa un cratere doppio del complesso vulcanico laziale ed è il più profondo lago craterico d'Italia. Il comune di Albano ne tocca il versante meridionale, quello meno frequentato: le spiagge attrezzate e i noleggi di pedalò stanno dalla parte di Castel Gandolfo, mentre da questo lato il rapporto con l'acqua è più discreto e più selvatico. Sul crinale meridionale, verso il confine con Ariccia, sono stati riconosciuti i ruderi di una villa romana che la tradizione erudita attribuisce a Lucio Anneo Seneca: attribuzione tradizionale, non provata dai documenti.

Sotto Malafitto, sempre sul versante meridionale, nel 1116 è documentato per la prima volta l'eremo di Sant'Angelo in Lacu. Le sorgenti di Malafitto e di Palazzolo alimentavano i due acquedotti dei Cisternoni: è il legame diretto fra il cratere e l'ingegneria militare romana, ed è il motivo per cui la legione fu messa proprio qui e non due chilometri più in là. Un accampamento di seimila uomini non sta in piedi senza un acquedotto.

Il giro completo del lago si fa a piedi in circa tre ore, con dislivelli modesti e un tratto su strada asfaltata che conviene affrontare al mattino. La parte albanense è la meno segnalata e la più tranquilla. Chi ha mezza giornata e vuole capire perché i romani si sono innamorati di questo posto la percorra da sud verso nord, con il sole alle spalle.

La storia di Albano Laziale

L'età antica, dal Paleolitico ai Castra Albana

Le prime testimonianze accertate di insediamento umano nel territorio comunale risalgono al periodo Laziale I A, all'inizio del I millennio avanti Cristo: a quell'epoca appartengono i resti degli abitati di Tor Paluzzi, Castel Savello e Colle dei Cappuccini. La presenza umana prosegue nelle epoche successive con fasi di spopolamento, e dal periodo Laziale II B, fra 830 e 730 avanti Cristo, compaiono tracce che la letteratura ha messo in relazione con la fondazione di Alba Longa.

Favorito dal tracciato dell'Appia e dalla qualità del territorio, l'Albanum divenne presto sede delle ville dei massimi personaggi della vita pubblica romana: quella di Pompeo Magno in età repubblicana, quella di Domiziano in età imperiale. Domiziano riunì l'intera area in un unico fondo di proprietà imperiale, l'Albanum Caesaris, e vi costruì una residenza monumentale i cui resti maggiori sono oggi nella Villa Barberini di Castel Gandolfo. L'assetto topografico cambiò radicalmente fra la fine del II e l'inizio del III secolo con la costruzione dei Castra Albana per la Seconda Legione Partica. La legione restò fino alla metà del III secolo, ma la città che era cresciuta attorno alla caserma non si sciolse con essa: era ormai la più importante della zona, e nel 326 Costantino vi fece costruire una basilica, privilegio concesso in Italia soltanto a Roma, Ostia, Napoli e Capua.

Il Medioevo, dal 476 al 1697

Durante la guerra gotica Albano si ridusse da municipium, come era ancora attestato nel V secolo, a oppidulum. Con la caduta dell'Impero il territorio fu esposto alle scorrerie: fra VI e IX secolo la città fu saccheggiata da Longobardi, Goti, Franchi, Alemanni e infine dai Saraceni nell'846. Nel 964 l'imperatore Ottone I conferì l'investitura su Albano, Ariccia e altri tre castelli a Virginio Savelli, suo capitano a Roma. Comincia lì il rapporto fra la città e una famiglia che ne segnerà quattro secoli.

Il catalogo delle disgrazie medievali albanensi è impressionante. Nel 1116 la prima citazione dell'eremo di Sant'Angelo in Lacu. Nel 1118 papa Pasquale II si rifugiò ad Albano perché i Colonna occupavano Roma, e trovò negli albanensi una fedeltà tale da concedere loro l'esenzione perpetua dalle tasse di molitura del grano. Nel 1137, durante lo scisma dell'antipapa Anacleto II, l'antipapa marciò su Albano per estendervi il dominio, ma i territori furono subito ripresi da Innocenzo II. Nel 1142 un nuovo saccheggio saraceno. Nel 1168, dopo la battaglia di Prata Porci, il popolo romano si vendicò su Albano, che aveva parteggiato per Federico Barbarossa, e la rase al suolo. Innocenzo III, visto lo stato di abbandono, donò al monastero di San Paolo fuori le mura il Palatium con le chiese di Santa Maria Minore e San Nicola. Onorio III nel 1217 concesse Albano in possesso ai suoi vescovi, situazione di fatto già dal 1137, con bolla riconfermata da Niccolò III nel 1278. Nel 1436 la città fu di nuovo rasa al suolo, insieme a Castel Savello, dal cardinale Giovanni Maria Vitelleschi per ordine di papa Eugenio IV.

I Savelli, alleati dei Colonna e quasi sempre in guerra con il papato, tennero Albano fino al 1697, quando gravissimi problemi economici li costrinsero a mettere il feudo all'asta: lo acquistò la Camera Apostolica, e la città passò al dominio diretto della Santa Sede. Nel frattempo, fra Cinquecento e Seicento, Albano aveva assunto l'aspetto che ha oggi, con piazze, strade e palazzi impostati sulla pianta del castrum romano: da qui il tridente del centro storico, che ha il suo fulcro nel quartiere di San Paolo. Il tessuto chiuso di età medievale, raccolto attorno all'Appia, diventa un sistema aperto di strade.

L'età moderna, dal 1699 al 1798

Per volontà prima del cardinale vescovo Ferdinando d'Adda, in carica fra 1715 e 1719, poi del successore Fabrizio Paolucci, fra 1719 e 1724, furono eseguiti tra il 1719 e il 1722 i lavori nella cattedrale di San Pancrazio che portarono all'attuale facciata in peperino e travertino, con la direzione affidata all'architetto Carlo Buratti.

L'anno di svolta è il 1780, quando Pio VI avviò la ristrutturazione della via Appia per collegare rapidamente Roma a Terracina, dove erano in corso i lavori di bonifica delle Paludi Pontine. Il primo tracciato della nuova strada nazionale arrivava ad Albano seguendo quasi fedelmente l'Appia Antica, per poi deviare lungo il crinale di Vallericcia verso Genzano, evitando il forte dislivello di Ariccia. Solo con la costruzione del ponte di Ariccia, fra i pontificati di Gregorio XVI e Pio IX e quindi fra il 1839 e il 1849, prenderà forma l'attuale Strada statale 7.

L'apertura del nuovo percorso portò benefici evidenti ad Albano, che tornò a essere luogo di villeggiatura delle famiglie patrizie romane, e alle località lungo il tracciato: la comunità di Velletri arrivò a pregare il papa di allungare il percorso per farlo passare dalla propria città. L'altra faccia della medaglia è meno raccontata: centri di scambio importanti lungo la vecchia via postale per Napoli, come Marino e Nemi, persero moltissimo dallo spostamento del traffico. Una strada nuova arricchisce chi attraversa e impoverisce chi resta fuori: ai Castelli Romani questo è successo due volte, con l'Appia di Pio VI e poi con la ferrovia.

Il 18 febbraio 1798, durante la prima occupazione francese, Albano si proclamò repubblica sorella della nascente Repubblica Romana, insieme a Frascati, Velletri e più tardi Marino. Dopo la sommossa dei trasteverini anche gli albanensi si ribellarono ai francesi, e il 28 febbraio la città fu occupata e saccheggiata dalle truppe di Gioacchino Murat. L'anno seguente vi si installò fra Diavolo al comando di una colonna napoletana.

L'età contemporanea, dal 1798 al 1944

Nel 1816, con la restaurazione dello Stato Pontificio voluta da Pio VII, Albano entrò nella Comarca di Roma e divenne sede di Governo. Il 1867 fu un anno terribile: la popolazione fu decimata da un'epidemia di colera, portata con ogni probabilità dalle migliaia di pellegrini affluiti a Roma per il centenario del martirio dei santi Pietro e Paolo. La città entrò nel Regno d'Italia nel 1870 e divenne sede di pretura.

Poi il 1944. Il 22 gennaio gli anglo-americani sbarcarono ad Anzio, a una trentina di chilometri da qui, e i Castelli Romani si trovarono di colpo sulla linea logistica tedesca fra il fronte di Anzio e quello di Cassino. I bombardamenti alleati cominciarono il 30 gennaio a Genzano. Il 1 febbraio toccò ad Albano e ad Ariccia: furono colpiti il convento delle Clarisse di clausura in piazza Pia, annesso al complesso della Villa Pontificia, e numerose abitazioni civili. Le vittime furono alcune centinaia. Il 10 febbraio, fra le nove e le dieci del mattino, i bombardieri colpirono il Collegio di Propaganda Fide e Villa Barberini, in territorio extraterritoriale vaticano a Castel Gandolfo, dove si erano rifugiate circa dodicimila persone: il comune di Castel Gandolfo conta 211 residenti morti, mentre Emilio Bonomelli, responsabile delle Ville Pontificie, parlò di oltre cinquecento vittime, e alcune testimonianze arrivano a cifre molto più alte. La stima oggi più diffusa è di circa cinquecento morti, tutti civili. Fra le vittime del 1944 ci furono molti sfollati albanensi.

Su questo va detta una cosa che ad Albano si sa e altrove no: il monumento più fotografato della città, la Porta Pretoria, è visibile perché quelle bombe hanno demolito le case che la coprivano. La città ha pagato la propria archeologia con i propri morti.

Il secondo dopoguerra e la città di oggi

Dopo la guerra Albano si ricostruì in fretta, e la vita commerciale riprese con un'intensità che non ha più perso: la città è ancora oggi uno dei principali centri commerciali naturali della provincia di Roma, cioè un luogo dove il commercio si fa nelle strade e nei negozi del centro storico e non in un capannone fuori porta. Il corso, il mercato, le botteghe artigiane del ferro battuto e dell'oreficeria fanno un tessuto che nei Castelli Romani non ha eguali. Chi arriva di sabato mattina lo vede subito: Albano è il posto dove i Castelli fanno la spesa.

Lo stemma di Albano Laziale e la scrofa Mater Urbis

La blasonatura ufficiale, concessa con decreto del Presidente della Repubblica del 24 novembre 2008, recita: troncato di azzurro e di verde, alla scrofa d'argento, attraversante, accompagnata da cinque lattonzoli dello stesso, due in atto di attaccarsi ai capezzoli, uno posto a destra, due nei cantoni della punta; il tutto alla bordatura in filetto partita d'oro e di porpora. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante d'oro, il motto in lettere maiuscole di nero, MATER URBIS. Ornamenti esteriori da Città.

La scrofa bianca è quella che appare in sogno a Enea per indicargli il luogo dove sarebbe nata la capitale del popolo latino, episodio che Virgilio racconta nell'Eneide. Nella lettura civica albanense la scrofa rappresenta la città madre di Alba Longa che allatta le trenta città della Lega Latina, raffigurate dai porcellini, sotto un'antica quercia ai bordi del lago e del Mons Albanus, dove Giove Laziale aveva il suo santuario federale. Il motto Mater Urbis dichiara la stessa cosa in due parole: madre di Roma.

I colori cittadini sono il giallo e il rosso, che sono insieme i colori di Roma, legata ad Albano da un vincolo filiale simbolico, e quelli della famiglia Savelli, feudataria dal XIII secolo al 1699. Gli stessi colori compaiono nello stemma della diocesi suburbicaria di Albano. Tre identità diverse, una sola coppia cromatica: capita di rado che l'araldica sia così efficiente.

Feste, tradizioni e folclore di Albano Laziale

Fra le attività economiche tradizionali della città spiccano quelle artigianali, in particolare la lavorazione del ferro e l'oreficeria, ancora presenti in botteghe del centro storico.

Il calendario delle feste è fitto e vale la pena leggerlo per quello che è, cioè una stratigrafia devozionale parallela a quella archeologica.

Festa patronale di san Pancrazio, il 12 maggio: processione per le strade cittadine e fiera. È la festa civica principale.

Festa della Madonna della Rotonda, la prima domenica di agosto: la comunità ricorda il salvataggio della città dall'epidemia di colera del 1867, avvenuto secondo la tradizione popolare per intercessione della Madonna della Ritonna, come si dice in dialetto albanense. È la festa più sentita e la più antica nel suo impianto.

Festa della Madonna del Rosario, il 7 ottobre: papa Pio V istituì la ricorrenza come festa nazionale dello Stato della Chiesa per solennizzare la vittoria di Lepanto del 7 ottobre 1571, e ad Albano continua a essere celebrata ogni anno nella stessa data.

Festa di San Francesco d'Assisi: in passato era attesa soprattutto per la fiera di animali che si teneva al Campo Boario, vicino all'attuale stazione ferroviaria.

Festa della Madonna del Carmelo: introdotta presumibilmente dai carmelitani insediatisi nel Seicento presso la chiesa di Santa Maria della Stella.

Arrivo delle Minenti: le popolane di Trastevere concludevano ad Albano, in costume tradizionale, un pellegrinaggio al Santuario del Divino Amore il primo lunedì dopo la Pentecoste. La ricorrenza è stata viva fino ai primi anni Sessanta e oggi si svolge solo di rado. È il pezzo di folclore albanense che mi dispiace di più aver visto svanire: era l'ultimo residuo visibile del rapporto fra i rioni di Roma e i santuari dei Colli.

Mercatino dell'antiquariato: la seconda domenica del mese le vie del centro si riempiono di banchi di antiquariato, artigianato e oggettistica.

Bajocco Festival: il festival delle arti performative e degli artisti di strada, nato per le vie del centro storico, nel 2026 compie quindici anni e si tiene dall'11 al 13 settembre fra piazza Mazzini e le strade attorno, con ingresso gratuito, dedicato quest'anno all'immaginario di Federico Fellini e organizzato dall'Associazione XV Miglio con il sostegno di Regione Lazio, Città metropolitana di Roma Capitale, Comune di Albano Laziale e Parco Regionale dei Castelli Romani. Compagnie da decine di paesi, installazioni, proiezioni e laboratori. Se dovessi indicare i tre giorni in cui vale la pena venire ad Albano invece che altrove nei Castelli, indicherei questi.

Anfiteatro Festival: concerti e spettacoli teatrali in agosto dentro l'Anfiteatro Severiano. Il programma cambia ogni anno e va controllato sui canali ufficiali del Comune e degli organizzatori.

Come si visita davvero Albano Laziale (RM)

Il centro storico si copre a piedi in poco più di un chilometro di sviluppo, ma il dislivello c'è e le pendenze sono vere. Un giro completo del circuito archeologico più due musei richiede una giornata piena. Se avete mezza giornata, questa è la sequenza che uso con i gruppi: stazione o parcheggio, salita a piazza San Paolo, Porta Pretoria, chiesa e convento di San Paolo, Cisternoni se prenotati, corso Matteotti e Palazzo Savelli, Santa Maria della Rotonda, chiesa di San Pietro e Terme di Cellomaio, Anfiteatro Severiano, ritorno lungo l'Appia per Villa Doria e piazza Mazzini. Sono circa tre ore e mezza con le soste, quattro e mezza se si entra ai Cisternoni.

Con la giornata intera si aggiungono al mattino il Museo Civico di Villa Ferrajoli, nel pomeriggio il Museo Diocesano e le catacombe di San Senatore, e in coda, se resta luce, la salita al Colle dei Cappuccini per il tramonto. Il sepolcro degli Orazi e Curiazi e il sepolcro di Pompeo si vedono in auto lungo l'Appia, in ingresso o in uscita.

Serve una guida? Per i Cisternoni e per le catacombe sì, perché l'accesso è accompagnato. Per il resto no, purché si passi prima dal museo civico a prendere la mappa del circuito archeologico monumentale: senza quella, metà dei monumenti resta invisibile anche a chi ci cammina davanti. Chi organizza gruppi, uscite aziendali o visite private nel Lazio può appoggiarsi ai professionisti di TourLeaderPro a Roma, che lavorano su tutto il territorio dei Castelli.

Albano Laziale (RM) con i bambini

Albano è un posto sorprendentemente buono per i ragazzi, a patto di scegliere le tappe giuste. La sala interattiva del Museo della Seconda Legione Partica, dove si maneggiano e si indossano riproduzioni dell'equipaggiamento militare, tiene attaccati anche i più svogliati. I Cisternoni funzionano perché sono un ambiente sotterraneo enorme e perché la storia dell'acqua che scorre ancora dopo milleottocento anni si racconta in trenta secondi. L'anfiteatro serve a spiegare in concreto cosa fosse uno spettacolo antico. Villa Doria è il parco dove sfogarsi. Le catacombe, invece, con i bambini piccoli le lascerei perdere: scale ripide, poca luce, spazi stretti.

Consiglio pratico: portate acqua. In centro le fontanelle ci sono, ma in agosto la salita ai Cappuccini con un bambino stanco diventa un problema serio.

Accessibilità: Albano Laziale (RM) con difficoltà motorie

Il Museo Civico di Villa Ferrajoli è attrezzato per i visitatori con disabilità, e per informazioni specifiche conviene telefonare prima. Il resto della città è più complicato: il centro storico ha pendenze significative e pavimentazioni storiche, la Porta Pretoria si osserva da una piazza in piano e quindi è accessibile, mentre l'anfiteatro ha percorsi su terreno irregolare. Le catacombe di San Senatore e i Cisternoni non sono accessibili a chi non affronta scale ripide. Chi ha mobilità ridotta imposti la visita sull'asse pianeggiante piazza San Paolo, corso Matteotti, piazza Mazzini, con l'aggiunta del museo civico, e lasci perdere il sottosuolo.

Quanto costa visitare Albano Laziale (RM) e come si risparmia

La parte più spettacolare della città non costa nulla: Porta Pretoria, la Porta Principalis Sinistra, i tratti di mura, il sepolcro degli Orazi e Curiazi, le Terme di Cellomaio viste dalla strada, tutte le chiese, Villa Doria, il Colle dei Cappuccini e le sponde del lago sono ad accesso libero. Si paga il biglietto dei musei civici e del Museo Diocesano, e la visita accompagnata ai Cisternoni. Le tariffe e le eventuali riduzioni sono esposte alle biglietterie e pubblicate sui siti degli enti che gestiscono i musei; per i biglietti acquistabili online, quando previsti, l'ente indica sul proprio sito il rivenditore autorizzato.

Il vero risparmio ad Albano è il treno. La FL4 da Roma Termini costa quanto un biglietto regionale di fascia breve, evita il pedaggio del parcheggio e vi lascia a dieci minuti dal centro. Un'auto in centro ad Albano il sabato mattina è una scelta che si paga in tempo, non in euro.

Cosa mangiare ad Albano Laziale (RM)

Siamo nei Castelli Romani, e la cucina è quella: pane casereccio a pasta dura cotto a legna, salumi e formaggi di produzione locale, fettuccine e gnocchi, carni alla brace, e i vini bianchi dei Colli Albani, che qui si bevono giovani e freschi. La porchetta è specialità di Ariccia, a due chilometri, ed è quella la meta da mettere in programma per una fraschetta vera. Ad Albano il forte è invece il commercio alimentare quotidiano: forni, norcinerie, banchi di mercato. Chi vuole portarsi a casa qualcosa compri il pane e i formaggi al mercato del centro, non nei negozi lungo l'Appia.

Preferisco non fare nomi di locali: cambiano gestione e qualità con una velocità che rende ogni consiglio scritto vecchio in un anno. La regola che funziona sempre nei Castelli è la solita: dove mangiano gli anziani del posto a mezzogiorno, si mangia bene.

Cosa c'è intorno ad Albano Laziale (RM)

Nel raggio di dieci minuti d'auto c'è più cose interessanti che in molte province intere. Castel Gandolfo con le Ville Pontificie e il belvedere sul lago è a tre chilometri. Ariccia, con il ponte monumentale, la piazza di Bernini e Palazzo Chigi, è attaccata. Genzano di Roma, con la via delle Infiorate e il lago di Nemi, è a otto chilometri. Marino e la sua Sagra dell'Uva sono a sette. Più in alto ci sono Rocca di Papa e il monte Cavo, più a est Grottaferrata con l'abbazia greca e Frascati. Verso sud Lanuvio e Velletri, verso il mare Anzio e Nettuno. Chi vuole costruirsi un itinerario più ampio nel Lazio trova gli spunti nella sezione attrazioni turistiche e può organizzare i propri giorni con il mio viaggio.

Quando andare ad Albano Laziale (RM) e quando evitare

I mesi migliori sono aprile, maggio, settembre e ottobre: temperature ragionevoli, luce buona sui peperini, boschi in condizione. Luglio e agosto sono caldi ma non torridi grazie alla quota, e in agosto l'anfiteatro ospita spettacoli: se venite d'estate, venite per quelli. Settembre è il mese del Bajocco Festival. Novembre e febbraio sono i mesi in cui i Castelli danno il peggio, con nebbia bassa e giornate corte.

Da evitare: il sabato mattina se venite in auto, perché il centro commerciale naturale funziona benissimo e il traffico è quello di una città molto più grande. E la domenica sbagliata, se puntate a un museo preciso: l'apertura domenicale è alternata fra le due sedi civiche, e presentarsi la domenica giusta per il museo sbagliato è l'errore più comune che vedo fare.

Una curiosità su Albano Laziale (RM)

Albano ospitò l'unica base legionaria permanente dell'Italia romana. Non è un primato di campanile: è un'anomalia costituzionale. Dalla fine della repubblica in poi l'Italia era stata tenuta deliberatamente sguarnita di legioni, perché un esercito stanziale sul territorio italico era considerato una minaccia diretta al potere politico di Roma. Le legioni stavano ai confini, in Britannia, sul Reno, sul Danubio, in Siria. Settimio Severo ruppe la regola nel 197, creò la Legio II Parthica e nel 198 la piantò a ventuno chilometri dal Foro, dentro una tenuta imperiale sui Colli Albani.

Il messaggio era chiarissimo e nessuno a Roma se lo lasciò sfuggire: il Senato aveva ora seimila uomini armati a una giornata di marcia. La legione non serviva a difendere l'Italia da nessuno, serviva a garantire la dinastia. Ed è per questo che i Castra Albana furono costruiti in modo tanto ostentato, con la Porta Pretoria monumentale rivolta verso l'Appia, cioè verso chi arrivava da Roma: un manifesto in blocchi di peperino, largo trentasei metri e alto quattordici, che diceva a ogni viaggiatore da che parte stava la forza.

La conseguenza urbanistica dura ancora. Il centro storico di Albano ricalca la pianta del castrum: il tridente di strade che oggi organizza il traffico pedonale del corso è la traduzione medievale e moderna della griglia militare severiana. Camminando fra piazza San Paolo e piazza Mazzini si percorre il perimetro di una caserma del III secolo senza accorgersene. Pochissime città italiane possono dire altrettanto, e nessuna nel Lazio con questa evidenza. È la curiosità che consiglio di tenere a mente per tutto il resto della visita, perché spiega la posizione dei Cisternoni, quella delle terme e persino quella dell'anfiteatro.

Una cosa che non ti dice nessuno su Albano Laziale (RM)

Il monumento più famoso della città, il sepolcro detto degli Orazi e dei Curiazi, non ha niente a che vedere con gli Orazi e i Curiazi. E, cosa più interessante, non è nemmeno un errore moderno: è un equivoco costruito ad arte quasi duemila anni fa.

Il sepolcro si data alla prima metà del I secolo avanti Cristo. La sfida fra i tre campioni romani e i tre albani, nel racconto di Livio, appartiene all'età di Tullo Ostilio, cioè al VII secolo avanti Cristo. Fra i due fatti corrono seicento anni abbondanti. Ma il monumento è costruito in una forma deliberatamente arcaica, quella del mausoleo di Porsenna a Chiusi che Plinio il Vecchio descrive con quei coni sovrapposti: un romano tardorepubblicano che si costruisce una tomba etrusca, come un industriale dell'Ottocento che si fa la villa in stile gotico. La lettura oggi più accreditata vi riconosce una ricostruzione erudita del sepolcro di Arunte, forse voluta dalla famiglia degli Arruntii, proprietaria di terre in zona.

Il risultato è che ad Albano si conserva un falso antico d'autore, e che la sua fortuna leggendaria è cominciata perché la forma faceva pensare a qualcosa di arcaico e la geografia faceva pensare ad Alba Longa. Piranesi, che lo incise nel Settecento, fu più onesto delle guide successive e lo intitolò sepolcro detto falsamente degli Orazi e Curiazi. Trecento anni dopo la targa stradale continua a dire il contrario. Guardarlo sapendo questo cambia tutto: non è il cimitero della leggenda, è la prova che i romani facevano già archeologia sentimentale.

Il consiglio che ti do per visitare Albano Laziale (RM)

Telefonate al museo civico prima di partire e prenotate i Cisternoni. È l'unico consiglio che conta davvero, ed è quello che quasi nessuno segue.

La ragione è semplice. Albano in superficie è una bella cittadina dei Castelli con qualche rovina notevole: la si gira in tre ore e si torna a casa contenti a metà. Albano sotto terra è un'altra città. La cisterna severiana da 10.132 metri cubi, cinque navate, trentasei pilastri, ancora alimentata dal suo acquedotto antico, non ha un equivalente visitabile nel Lazio, e la si vede solo con accesso accompagnato dal parco del seminario. Non ha orario continuato, non si entra passando di lì per caso, e i posti nei gruppi sono pochi. Chi arriva senza aver prenotato trova il cancello chiuso e non lo sa nemmeno, perché dall'esterno non c'è nulla che segnali cosa ci sia sotto.

Il secondo pezzo del consiglio riguarda l'ordine. Fate il museo civico per primo, non per ultimo. Alla biglietteria di viale Risorgimento si prende la mappa del circuito archeologico monumentale, che è lo strumento che rende leggibili i monumenti sparsi in città: senza, la Porta Principalis Sinistra è un arco anonimo fra due case e i tratti di mura sembrano muretti. Con, il centro storico diventa una pianta militare romana leggibile passo dopo passo. Il museo apre alle 9 e chiude alle 13: chi arriva alle 11 e pensa di visitarlo nel pomeriggio scoprirà che il pomeriggio, salvo lunedì e giovedì, non esiste.

Terzo: verificate quale delle due sedi civiche è aperta la domenica che avete scelto, perché l'alternanza fra prima e terza e seconda e quarta domenica manda a vuoto moltissime gite.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Albano sia stata bombardata nel 1944 lo sanno tutti nei Castelli. Quello che si cita di rado è il nesso fra quelle bombe e l'aspetto attuale della città.

Lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944 mise i Colli Albani in mezzo alla linea di rifornimento tedesca fra il fronte di Anzio e quello di Cassino. I bombardamenti cominciarono il 30 gennaio a Genzano, il 1 febbraio colpirono Albano e Ariccia, il 10 febbraio distrussero il Collegio di Propaganda Fide e Villa Barberini a Castel Gandolfo, in zona extraterritoriale vaticana dove si erano rifugiate circa dodicimila persone convinte di essere al sicuro. Le cifre delle vittime variano molto a seconda della fonte, da 211 residenti secondo il comune di Castel Gandolfo a oltre cinquecento secondo Emilio Bonomelli, che dirigeva le Ville Pontificie; la stima corrente parla di circa cinquecento morti, tutti civili. Ad Albano il 1 febbraio furono colpiti il convento delle Clarisse di clausura in piazza Pia e molte case, con alcune centinaia di vittime.

Ecco il nesso. La Porta Pretoria, il monumento simbolo della città, era inglobata dentro i palazzi del corso e invisibile: furono le bombe a scoperchiare quegli edifici e a restituirla. La palazzina settecentesca di Villa Doria, danneggiata, fu rasa al suolo nel 1951 e al suo posto si aprì piazza Mazzini, che oggi è il salotto della città e la sede del Bajocco Festival. Due dei luoghi che ogni visitatore fotografa esistono in questa forma per via di quei giorni. La cosa va detta senza retorica: ad Albano il paesaggio urbano che ammiriamo è in parte il calco di una distruzione, e il Monumento ai Caduti in centro pesa più di quanto pesi in altri comuni.

La foto giusta da fare a Albano Laziale (RM)

La foto che tutti fanno è la Porta Pretoria di fronte, in pieno giorno, con le auto parcheggiate davanti. È la peggiore possibile: la luce zenitale appiattisce i blocchi di peperino e cancella proprio quello che rende quel muro straordinario, cioè la tessitura dell'opus quadratum.

La foto giusta è la stessa porta con la luce radente del primo mattino, ripresa di tre quarti da sinistra, in modo che l'ombra scavi le fughe fra i blocchi e restituisca lo spessore della cortina. In estate significa esserci prima delle otto. Il fornice centrale, tre metri per cinque con quattordici metri di elevato sopra, va tenuto leggermente decentrato: messo al centro perde la scala, spostato di lato lascia entrare nell'inquadratura la fila dei blocchi e si capisce quanto è lungo il fronte.

Le altre due che vale la pena portare a casa. Dentro Santa Maria della Rotonda, a metà mattina, puntando verso l'alto: il cerchio della cupola in opus mixtum, sedici metri di diametro, con la luce che scende e definisce la curva. Serve tenere la fotocamera ferma, perché l'interno è buio e il flash rovina tutto. E poi il Colle dei Cappuccini nell'ultima ora di luce, non verso il lago, che è la scelta ovvia, ma verso ovest, dove la pianura scende verso il mare e nelle giornate limpide si vede la linea del Tirreno: è la veduta che gli inglesi del Grand Tour venivano a cercare qui, ed è ancora al suo posto.

Una raccomandazione seria: nelle catacombe di San Senatore e nelle chiese in orario liturgico, prima di alzare la macchina, chiedete. Non è una formalità.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

197-198 d.C., la fondazione dei Castra Albana. Settimio Severo crea la Seconda Legione Partica e la acquartiera nell'Albanum, dentro il fondo imperiale ereditato da Domiziano. Novantacinquemila metri quadrati, 1.334 metri di mura in opus quadratum, seimila uomini: l'unica fortezza legionaria permanente d'Italia.

326, la basilica costantiniana. Costantino fa costruire ad Albano una basilica, secondo il Liber Pontificalis dedicata a san Giovanni Battista, dotandola di arredi per sessantacinque libbre e di fondi nell'Ager Albanus. In Italia il privilegio tocca solo a Roma, Ostia, Napoli, Capua e Albano.

846, il saccheggio saraceno. Le incursioni dal Tirreno arrivano fin quassù. Albano è saccheggiata, e lo sarà di nuovo nel 1142.

964, l'investitura dei Savelli. Ottone I conferisce Albano, Ariccia e altri tre castelli a Virginio Savelli, suo capitano a Roma. Comincia un rapporto che durerà fino al 1697.

1168, la distruzione dopo Prata Porci. Albano aveva parteggiato per Federico Barbarossa contro Roma. Il popolo romano la rade al suolo.

1436, la seconda distruzione totale. Il cardinale Giovanni Maria Vitelleschi, per ordine di Eugenio IV, rade al suolo Albano e Castel Savello nella guerra contro i Savelli. È il colpo da cui il castello non si riprenderà mai.

1697, la fine del feudo. I Savelli, rovinati economicamente, mettono all'asta il feudo. Lo compra la Camera Apostolica e Albano passa sotto il dominio diretto della Santa Sede.

1780, l'Appia di Pio VI. Il papa avvia la ristrutturazione della via Appia verso Terracina per la bonifica delle Paludi Pontine. Albano torna a essere villeggiatura patrizia; Marino e Nemi, tagliate fuori dal nuovo tracciato, ci perdono.

18 febbraio 1798, la repubblica sorella. Albano si proclama repubblica sorella della Repubblica Romana. Dieci giorni dopo si ribella ai francesi e viene saccheggiata dalle truppe di Murat.

1867, il colera. Un'epidemia decima la popolazione, portata con ogni probabilità dai pellegrini affluiti a Roma per il centenario del martirio di Pietro e Paolo. Il salvataggio della città è attribuito dalla devozione popolare alla Madonna della Rotonda, e da allora si celebra la prima domenica di agosto.

1 e 10 febbraio 1944, i bombardamenti. Albano e Ariccia colpite il 1 febbraio, con alcune centinaia di vittime; il 10 febbraio la strage di Propaganda Fide a Castel Gandolfo, in zona vaticana, con circa cinquecento morti civili secondo la stima più diffusa.

Chi è passato da Albano Laziale (RM)

Gneo Pompeo Magno ci ebbe la villa, l'Albanum Pompeii, i cui ruderi sono dentro l'attuale parco di Villa Doria. Dopo Farsalo il fondo passò al patrimonio pubblico e poi imperiale.

Domiziano riunì tutte le proprietà dell'area in un unico fondo imperiale, l'Albanum Caesaris, e vi costruì la residenza monumentale i cui resti maggiori sono nella Villa Barberini di Castel Gandolfo. L'edificio circolare che oggi è Santa Maria della Rotonda faceva parte di quel complesso.

Settimio Severo fondò qui i Castra Albana nel 198, e Caracalla, secondo la tradizione riportata dalle fonti locali, offrì le terme ai soldati come donativo subito dopo l'assassinio del fratello Geta: un dettaglio che, se autentico, dice tutto sul rapporto fra quella dinastia e i suoi legionari.

Costantino, nel 326, dotò la città della basilica. Papa Pasquale II vi si rifugiò nel 1118 quando i Colonna occupavano Roma e ricambiò la fedeltà degli albanensi con l'esenzione perpetua dalla tassa di molitura. San Bonaventura da Bagnoregio fu cardinale vescovo di Albano dal 1273 al 1274, anno della sua morte, e Pietro Martino Boccapecora lo era stato fra il 1004 e il 1009 prima di diventare papa Sergio IV.

Benedetto XIII fu ospitato nel palazzo che il cardinal Lercaro costruì apposta nel 1727. Pio VI soggiornò a Villa Altieri, dove una lapide latina fa parlare la villa stessa in prima persona, e nel 1780 avviò i lavori dell'Appia che cambiarono il destino commerciale della città. Benedetto XVI consacrò il nuovo altare maggiore della cattedrale nel 2008.

Il Grand Tour è passato di qui in massa. Joseph Addison, fra Sei e Settecento, definì la prospettiva dal giardino dei cappuccini una delle scene più deliziose che avesse mai visto. Charles de Brosses attraversò la campagna albanense nel 1739. John Moore, al seguito del duca di Hamilton fra 1769 e 1778, descrisse le colline fra Frascati e Albano come di varietà infinita. Élisabeth Vigée Le Brun, ritrattista di Maria Antonietta, noleggiò tre asini per girare fra il lago Albano e quello di Nemi. Nell'Ottocento passarono Henry Wadsworth Longfellow, che annotò i sentieri boschivi fra Ariccia, Genzano, Nemi, Albano e Castel Gandolfo, John Ruskin, che nel 1843 descrisse i colori autunnali dei boschi sul monte Albano, il compositore Charles Gounod e la giornalista americana Lilian Whiting.

Nelle ville della città hanno soggiornato Maria Luisa di Borbone-Spagna, Carlo IV di Spagna, Carlo Emanuele IV di Savoia e Giuseppe Garibaldi, tutti a Villa Corsini, che per questo fu chiamata locanda reale; a Villa Venosa Boncompagni soggiornò spesso Margherita di Savoia. Giovanni Battista Piranesi incise il sepolcro degli Orazi e Curiazi. E fra le presenze meno solenni ma più durature, fra Diavolo, che nel 1799 si installò in città al comando di una colonna napoletana.

Domande veloci su Albano Laziale (RM)

Quanto dista Albano Laziale (RM) da Roma?

Poco meno di venticinque chilometri dal centro di Roma lungo la via Appia, la Strada statale 7. In auto, fuori dalle ore di punta, si arriva in una quarantina di minuti; in treno con la FL4 da Roma Termini la percorrenza media è di circa un'ora.

Come si arriva ad Albano Laziale (RM) con i mezzi pubblici?

Con il treno regionale FL4, ramo Roma Termini-Albano Laziale, che passa per Ciampino, Pantanelle, Marino Laziale, Villini e Castel Gandolfo: Albano è il capolinea e la stazione è a pochi minuti a piedi dal centro. In alternativa ci sono le corse Cotral dal capolinea di Roma Anagnina, sulla linea A della metropolitana.

Quanto tempo serve per visitare Albano Laziale (RM)?

Tre ore e mezza per il giro del centro storico e del circuito archeologico in superficie. Una giornata piena se si aggiungono il Museo Civico, il Museo Diocesano, le catacombe di San Senatore e la visita accompagnata ai Cisternoni.

Si paga per entrare ad Albano Laziale (RM)?

No. Il centro storico, le chiese, la Porta Pretoria, il sepolcro degli Orazi e Curiazi, Villa Doria e il Colle dei Cappuccini sono ad accesso libero. Si pagano solo i musei e la visita accompagnata ai Cisternoni.

Quanto costa il biglietto dei musei di Albano Laziale (RM)?

Le tariffe e le riduzioni sono esposte alle biglietterie e pubblicate sui siti ufficiali del Museo Civico e del Museo Diocesano. Conviene controllarle prima della visita, perché variano fra ingresso singolo, ridotto e circuito.

Quali sono gli orari del Museo Civico di Albano Laziale?

Dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13, con apertura pomeridiana il lunedì e il giovedì dalle 15.30 alle 18.30. La domenica l'apertura è alternata: prima e terza domenica del mese la sede di Villa Ferrajoli, seconda e quarta il Museo della II Legione Partica.

Serve prenotare per visitare i Cisternoni di Albano?

Sì. L'accesso avviene dal parco del Seminario vescovile ed è accompagnato: va concordato con i musei civici al numero 06 93295443. Per le visite guidate e per i gruppi oltre le dieci persone la prenotazione va fatta con almeno una settimana di anticipo.

Come si visitano le catacombe di San Senatore?

Con il Museo Diocesano, che ne gestisce l'accesso: via della Stella 5, telefono 06 93269490. L'ambiente è freddo tutto l'anno e le scale sono ripide.

Albano Laziale (RM) è adatta a chi si muove in sedia a rotelle?

In parte. Il Museo Civico di Villa Ferrajoli è attrezzato per i visitatori con disabilità. L'asse piazza San Paolo, corso Matteotti, piazza Mazzini è percorribile, con la Porta Pretoria osservabile da una piazza in piano. I Cisternoni, le catacombe e i percorsi dell'anfiteatro non sono accessibili.

Si può fotografare dentro i monumenti di Albano Laziale (RM)?

All'aperto sì, liberamente. Nei musei, nelle catacombe e nelle chiese in orario liturgico va chiesto al personale: le condizioni cambiano da sede a sede e l'uso del flash è quasi sempre escluso.

Dove si parcheggia ad Albano Laziale (RM)?

Dentro le mura gli stalli sono pochi e in gran parte a pagamento. Conviene lasciare l'auto lungo la circonvallazione o nell'area vicino alla stazione ferroviaria e salire a piedi. Il sabato mattina il centro è congestionato dal mercato e dal commercio.

Albano Laziale (RM) è adatta ai bambini?

Molto, se si scelgono le tappe giuste: la sala interattiva del Museo della Seconda Legione Partica, dove si indossano riproduzioni dell'equipaggiamento militare, i Cisternoni, l'anfiteatro e il parco di Villa Doria. Le catacombe, con i più piccoli, è meglio lasciarle stare.

Qual è la differenza fra Albano Laziale e Castel Gandolfo?

Castel Gandolfo è un borgo piccolo, affacciato sul lago, costruito attorno alla residenza pontificia e alle Ville Vaticane: si visita in due ore e vive di quel rapporto. Albano è una città vera di quarantamila abitanti, con il commercio, il tessuto urbano e soprattutto l'archeologia militare romana. Sono complementari e distano tre chilometri: la giornata giusta le prende entrambe.

Perché Albano Laziale si chiama così?

Da Albanum, il nome dei fondi romani sui Colli Albani, che rimanda alla radice indoeuropea alb o alp nel senso di rilievo, quindi al Mons Albanus, l'odierno monte Cavo. L'aggiunta di Laziale è ottocentesca e serviva a distinguere il comune dagli altri Albano del Regno d'Italia.

Albano Laziale sorge sopra Alba Longa?

No, secondo la ricerca archeologica prevalente. Il sito di Alba Longa è collocato dagli studiosi sul versante opposto del lago, fra Marino, Rocca di Papa e Ariccia. Albano ne eredita il nome e la memoria simbolica, con la scrofa bianca e il motto Mater Urbis nello stemma, ma non ne occupa il luogo.

Il sepolcro degli Orazi e Curiazi è davvero la loro tomba?

No. Il monumento si data alla prima metà del I secolo avanti Cristo, sei secoli dopo l'epoca cui la tradizione assegna la sfida. La lettura più accreditata lo considera una ricostruzione erudita del sepolcro di Arunte, forse commissionata dalla famiglia degli Arruntii.

Quando si tiene il Bajocco Festival ad Albano Laziale?

Nel 2026 dall'11 al 13 settembre, per la quindicesima edizione, nel centro storico fra piazza Mazzini e le vie attorno, con ingresso gratuito. Le date delle edizioni successive vanno controllate sui canali ufficiali degli organizzatori.

Qual è il santo patrono di Albano Laziale (RM)?

San Pancrazio, festeggiato il 12 maggio con processione e fiera. La cattedrale cittadina è a lui intitolata ed è basilica minore dal settembre 1865.

Cosa si mangia ad Albano Laziale (RM)?

La cucina dei Castelli Romani: pane casereccio cotto a legna, salumi e formaggi locali, fettuccine e gnocchi, carni alla brace e i vini bianchi dei Colli Albani. La porchetta è specialità di Ariccia, a due chilometri, ed è lì che va cercata la fraschetta.

Qual è il periodo migliore per visitare Albano Laziale (RM)?

Aprile, maggio, settembre e ottobre. In agosto l'Anfiteatro Severiano ospita spettacoli, e a settembre c'è il Bajocco Festival. Novembre e febbraio sono i mesi peggiori, con nebbia bassa e poche ore di luce.

Cosa vedere vicino ad Albano Laziale (RM)?

Castel Gandolfo a tre chilometri, Ariccia attaccata, Marino a sette, Genzano e Nemi a otto, poi Rocca di Papa e il monte Cavo, Grottaferrata e Frascati verso est, Lanuvio e Velletri verso sud, Anzio e Nettuno verso il mare. Chi prepara un giro dei Castelli in inglese trova le informazioni sui day trips da Roma di ItalyPlanner.

La mia ultima parola su Albano Laziale (RM)

Accompagno gruppi sui Colli Albani da molti anni e continuo a vedere lo stesso errore: Albano trattata come la fermata prima di Castel Gandolfo, mezz'ora di sosta, una foto alla Porta Pretoria, via. È un peccato che si paga in contenuto, perché questa è l'unica città italiana cresciuta dentro una fortezza legionaria, e l'unica dove si possa scendere in una cisterna romana che dopo milleottocento anni funziona ancora. Datele una giornata, prenotate il sottosuolo, arrivate presto. E lasciate perdere la leggenda degli Orazi e dei Curiazi: la storia vera di questo posto, quella dei seimila soldati piazzati alle porte di Roma per tenere in piedi una dinastia, è molto più interessante di qualsiasi duello mitologico. Chi vuole una visita costruita bene, con un professionista che conosce il territorio, può rivolgersi agli accompagnatori certificati di TourLeaderPro; chi prepara il viaggio in inglese trova un buon punto di partenza nella guida di ItalyPlanner alle cose da fare a Roma.

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