Lo zar di e con Stefano Massini al Teatro Argentina di Roma — dal 16 al 25 marzo 2027
Lo zar, il monologo scritto e interpretato da Stefano Massini sulla vita di Vladimir Putin, è in scena al Teatro Argentina di Roma dal 16 al 25 marzo 2027, in Largo di Torre Argentina 52, per nove recite: da martedì 16 a domenica 21 marzo e poi da martedì 23 a giovedì 25 marzo, con il lunedì 22 di riposo. Le musiche di Luca Roccia Baldini sono eseguite dal vivo da Mariel Tahiraj; la produzione è del Teatro della Toscana. Il teatro si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, oppure a piedi da piazza Venezia in pochi minuti; le stazioni della metro B più comode sono Colosseo e Circo Massimo. Gli orari di inizio delle singole recite e i prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro di Roma. I biglietti si comprano alla biglietteria del teatro, aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19, oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal Teatro di Roma.
Diciamolo subito: Lo zar è lo spettacolo di marzo che non va rimandato. Un autore che ha fatto il giro del mondo con la Lehman Trilogy, un monologo sul potere più discusso del nostro tempo, la sala dorata dell'Argentina, a pochi metri dal luogo in cui fu ucciso Giulio Cesare. Il resto lo racconto qui sotto.
Lo zar al Teatro Argentina: date, biglietteria e informazioni essenziali
Lo zar di e con Stefano Massini resta all'Argentina per nove sere, dal 16 al 25 marzo 2027, in una tenitura breve per un titolo di questo richiamo. Chi pensa di andarci farà bene a decidere presto.
Le nove date di Lo zar
Il calendario pubblicato dal Teatro di Roma elenca martedì 16, mercoledì 17, giovedì 18, venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 marzo, poi martedì 23, mercoledì 24 e giovedì 25 marzo. Lunedì 22 marzo il teatro riposa. La prima settimana ha quindi un fine settimana pieno, la seconda si chiude di giovedì: chi ha la sera libera solo nel weekend deve puntare a sabato 20 o domenica 21.
Orari di inizio
Gli orari delle singole recite, serali e pomeridiane, compaiono nella pagina dello spettacolo e nel calendario del Teatro di Roma. Conviene controllarli al momento dell'acquisto, soprattutto per la domenica, perché l'ora di inizio cambia l'organizzazione della giornata.
Dove si comprano i biglietti
I canali sono due: la biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, e la vendita online sul circuito di prevendita autorizzato che il Teatro di Roma indica dal pulsante di acquisto del proprio sito. Chi è abbonato alla stagione del Teatro di Roma deve verificare se Lo zar rientra nel proprio carnet.
Lo zar: il monologo di Stefano Massini su Vladimir Putin
Il punto di partenza di Lo zar è un documento preciso: nel 2000 Vladimir Putin racconta per l'unica volta la propria vita, in pubblico, in vista delle elezioni presidenziali. È su quel materiale che Stefano Massini ha costruito il suo monologo.
Un'autobiografia che fa paura
Il Teatro di Roma definisce quel racconto una biografia agghiacciante. Putin non risparmia dettagli di violenza estrema e si descrive come un ragazzino teppista cresciuto per strada, presto votato in tutto alla causa dei Servizi Segreti, vissuti come un miraggio di potere e di controllo assoluto. Il materiale, in altre parole, arriva dalla stessa fonte che dovrebbe renderlo rassicurante: è il candidato che si presenta agli elettori. Ed è proprio questo il cortocircuito su cui lavora Massini.
Discorsi, conferenze, saggi storici
Al testo autobiografico Massini unisce spezzoni di discorsi e conferenze di Putin, oltre alle rivelazioni di numerosi saggi storici e ricostruzioni sulle ombre della sua scalata al potere. Ne esce, secondo la presentazione del Teatro di Roma, un racconto feroce e squassante, sullo sfondo del sistema sovietico che crolla e travolge tutto in un'apocalisse senza fine. È il metodo che Massini usa da anni: un grande narratore che prende i documenti e li trasforma in racconto orale, senza mai perdere il filo della cronaca.
Dalla televisione al palcoscenico
Il testo di Lo zar è pubblicato da Einaudi ed è in corso di traduzione in diciotto lingue. Prima del teatro è passato dalla televisione: nella primavera del 2026 Massini ha vestito i panni di Putin in prima serata, con grande risalto mediatico. Il Teatro di Roma riporta il giudizio di Aldo Grasso sul Corriere della Sera, che parlò di «un monologo ipnotico che sventra i meandri della psiche di Putin». La versione teatrale arriva ora sui maggiori palcoscenici italiani, e Roma la ospita nella sua sala più antica.
Perché vederlo a teatro
Il giudizio è netto: chi ha visto la versione televisiva ha visto un'altra cosa. Massini è un narratore che lavora sulla presenza, sulla voce, sul silenzio di una platea che trattiene il fiato; in televisione il montaggio decide per lo spettatore, a teatro no. E qui c'è una musica eseguita dal vivo, che in una sala come l'Argentina, con i suoi palchi a ferro di cavallo, cambia il respiro di tutta la serata.
Musiche dal vivo, scene e luci di Lo zar
Lo zar è un monologo, ma alle spalle di Stefano Massini lavora una squadra completa, prodotta dal Teatro della Toscana.
Le musiche di Luca Roccia Baldini
Le musiche sono di Luca Roccia Baldini e vengono eseguite dal vivo da Mariel Tahiraj. È un dettaglio che conta: nei racconti di Massini la musica fa da controcanto alla parola, scandisce i passaggi, apre spazi di respiro fra un episodio e l'altro. Avere un musicista in scena significa che il ritmo può cambiare da una sera all'altra, come accade in un concerto.
Scene, costumi, luci, suoni
Le scene sono di Paolo Di Benedetto, i costumi di Elena Bianchini, il disegno luci di Manuel Frenda, i suoni di Andrea Baggio. Le foto di scena sono di Filippo Manzini.
La voce di Anna Politkovskaja
Nei crediti c'è una riga che da sola vale la serata: la voce di Anna Politkovskaja è di Ottavia Piccolo. La giornalista russa è una figura che Massini conosce da vicino, perché nel 2007 le aveva dedicato Donna non rieducabile, memorandum teatrale su Anna Politkovskaja. E Ottavia Piccolo è l'attrice con cui Massini ha avviato uno dei sodalizi più lunghi della sua carriera, cominciato nel 2006 con Processo a Dio. Vent'anni dopo, la sua voce torna in un testo di Massini, questa volta per dare corpo a una donna che al potere di cui si parla in scena si era opposta.
Il Teatro della Toscana
La produzione è del Teatro della Toscana, il teatro nazionale di cui Massini è stato nominato direttore artistico l'11 gennaio 2025, per un quinquennio. Lo zar è dunque uno spettacolo che il suo autore porta in giro per l'Italia anche da direttore di un grande teatro pubblico.
Chi è Stefano Massini
Stefano Massini è nato a Firenze il 22 settembre 1975: scrittore, drammaturgo, narratore televisivo, è il primo italiano ad aver vinto un Tony Award, nel 2022, con la Lehman Trilogy diretta da Sam Mendes.
La formazione: Firenze, il Maggio, Ronconi
Diplomato al Liceo Ginnasio Dante di Firenze nel 1994, Massini si è laureato in lettere antiche all'Università di Firenze. A ventiquattro anni è stato scelto come assistente ospite per due opere liriche al Maggio Musicale Fiorentino; nel 2001 è entrato al Piccolo Teatro di Milano come assistente volontario di Luca Ronconi, che lo spinse a dedicarsi alla scrittura di testi nuovi. Il legame con Ronconi attraversa tutta la sua carriera, e riguarda da vicino anche il Teatro Argentina, che Ronconi diresse negli anni Novanta.
I primi testi e i primi premi
Nel 2005 Massini vince il Premio Tondelli con L'odore assordante del bianco. Nel 2006 debutta Processo a Dio, diretto da Sergio Fantoni, con un cast guidato da Ottavia Piccolo. Seguono testi che segnano una linea precisa: Donna non rieducabile su Anna Politkovskaja nel 2007, Lo schifo sull'omicidio di Ilaria Alpi nel 2010, Credoinunsolodio nel 2011. È il teatro di un autore che parte dalla cronaca e dalla storia e le restituisce come racconto civile.
Lehman Trilogy, un successo mondiale
La svolta internazionale arriva con Lehman Trilogy, scritta fra il 2009 e il 2012: l'ascesa e il declino della dinastia Lehman, raccontata a partire dagli eventi successivi alla crisi del 2008. L'opera è stata tradotta in trentotto lingue. In Italia la mise in scena per la prima volta in versione estesa Luca Ronconi nel 2015, con un grande successo e due Premi Ubu. In Germania la versione tedesca è stata allestita contemporaneamente da sei teatri pubblici; in Belgio ha vinto il premio della critica come spettacolo dell'anno. Il 12 giugno 2022, la versione diretta da Sam Mendes ha vinto cinque Tony Award su otto candidature.
7 minuti, dal teatro al cinema
Nel 2014 debutta 7 minuti, con la regia di Alessandro Gassmann e undici attrici, fra cui Ottavia Piccolo: un fatto di cronaca accaduto in Francia a undici operaie. Il testo diventa nel 2016 un film diretto da Michele Placido, cosceneggiato dall'autore, che riceve il Premio Speciale Nastri d'Argento 2017. Nel 2020 lo produce la Comédie-Française, con la regia di Maëlle Poésy-Guichard.
Il romanziere: Qualcosa sui Lehman
Nel 2016 Massini pubblica il romanzo Qualcosa sui Lehman, versione integrale da cui era stata tratta la drammaturgia: vince il Super Mondello, la Selezione Giuria del Campiello, il Premio De Sica, il Premio Giusti e il Premio Fiesole. L'edizione francese del 2018 riceve il Prix Médicis e il Prix du meilleur livre étranger. Nel 2017 arriva L'interpretatore dei sogni, da cui è tratto uno spettacolo di Federico Tiezzi per il Piccolo. Per il Mulino firma Lavoro e 55 giorni. L'Italia senza Moro.
Il narratore televisivo
Il grande pubblico lo conosce per i racconti del giovedì sera a Piazzapulita, su La7. Dal Concerto del Primo Maggio 2018, in piazza San Giovanni a Roma, è tornato su quel palco nel 2019, nel 2023 e nel 2024. Dal 12 dicembre 2020 ha condotto con Andrea Delogu Ricomincio da Raitre, in diretta dal Teatro Sistina. L'8 febbraio 2024 è stato ospite a Sanremo con Paolo Jannacci, con L'uomo nel lampo, brano sulle morti sul lavoro entrato nella cinquina finale del Premio Tenco. Dal 27 maggio 2024 al 3 ottobre 2025 ha condotto Riserva indiana su Rai 3.
Consulente del Piccolo, direttore in Toscana
Dal 2015 al 2020 Massini è stato consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano. Dal 2016 collabora con La Repubblica. I suoi testi teatrali sono pubblicati in Italia da Ubulibri e da Einaudi. Nel gennaio 2025 è stato nominato direttore artistico del Teatro della Toscana.
Stefano Massini e il racconto del potere: da Politkovskaja a Lo zar
Lo zar non nasce dal nulla. Nell'elenco delle produzioni di Stefano Massini si legge una linea precisa, che in vent'anni ha portato l'autore a raccontare il potere dall'interno, attraverso le parole di chi lo ha esercitato o subito.
Dalla Russia di Politkovskaja a quella di Bulgakov
La Russia torna spesso nel suo teatro. Donna non rieducabile, nel 2007, racconta Anna Politkovskaja; Cuore di cane, nel 2018, è una versione teatrale del romanzo di Michail Bulgakov. Lo zar chiude il cerchio: dopo la giornalista e dopo lo scrittore satirico, il potere stesso.
Eichmann, Mein Kampf, Donald
Negli ultimi anni Massini ha affrontato i grandi protagonisti della storia politica: Eichmann. Dove inizia la notte nel 2022, Mein Kampf nel 2024, Donald, storia molto più che leggendaria di un Golden Man nel 2025, e infine Lo zar nel 2026. Un ciclo, di fatto, sui volti del potere del Novecento e di oggi. Vederne uno a teatro aiuta a capire gli altri.
Una curiosità su Lo zar di e con Stefano Massini al Teatro Argentina di Roma — dal 16 al 25 marzo 2027
La curiosità più bella di questo spettacolo è nascosta nei crediti, e riguarda la sala. Stefano Massini ha cominciato a scrivere per il teatro perché lo spinse Luca Ronconi, di cui nel 2001 era assistente volontario al Piccolo Teatro di Milano. E fu Ronconi, nel 2015, a portare per la prima volta in Italia la Lehman Trilogy in versione estesa, con i due Premi Ubu. Ebbene: Ronconi, prima di tutto questo, era stato direttore del Teatro di Roma, e quindi del Teatro Argentina, dal 1994 al 1999.
Quando Massini sale sul palco dell'Argentina, dunque, recita nella casa che il suo maestro ha guidato per cinque stagioni. Nessun programma di sala lo sottolinea, ma chi ama il teatro lo sente.
La seconda curiosità è nella voce registrata. Ottavia Piccolo presta la voce ad Anna Politkovskaja: la stessa attrice che nel 2006 guidava il cast di Processo a Dio, il testo con cui Massini debuttò davvero, e che nel 2014 era fra le undici interpreti di 7 minuti. È raro che un autore riporti in scena, a vent'anni di distanza, la prima attrice che ha creduto in lui; qui accade, anche se la vediamo solo con le orecchie.
Il Teatro Argentina: storia e forma della sala
Il Teatro Argentina ha 720 posti, 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con un soffitto verde decorato e un grande lampadario a sedici bracci.
Il nome non viene dal Sudamerica
Argentina viene da Strasburgo. Il nome latino della città era Argentoratum, e Johannes Burckardt, detto il Burcardo, cerimoniere pontificio nativo di Strasburgo, si firmava episcopus argentinensis. Il suo palazzo tardo gotico, costruito fra il 1491 e il 1500, aveva una torre che prese il nome di Argentina; con lei il largo, la via e il teatro. Il palazzo del Burcardo si trova ancora in via del Sudario, a fianco del teatro.
Gli Sforza Cesarini e Gerolamo Theodoli
Il teatro fu voluto dalla famiglia Sforza Cesarini, che nel 1730 avviò il cantiere sfruttando parte dei propri edifici. La sala fu progettata dall'architetto e marchese Gerolamo Theodoli con la forma a ferro di cavallo, scelta per l'acustica e la visibilità. In origine era quasi tutta in legno, con quaranta file di banchi in platea e centottantasei palchi.
La facciata con le tre muse
La facciata neoclassica arrivò nel 1826, su progetto di Pietro Holl. Sopra le finestre ad arco corre la dedica alle arti di Melpomene, Euterpe e Tersicore: la tragedia, la poesia lirica e la danza. Per uno spettacolo come Lo zar, la prima delle tre è quella giusta.
Portoghesi e il ritorno al rosso
Nel 1993 Paolo Portoghesi restaurò il teatro, rendendo di nuovo agibile il palcoscenico e riportando i rivestimenti al rosso originale, al posto del giallo oro del restauro del 1970. È grazie a quel lavoro che la sala ha ritrovato il suo aspetto settecentesco.
La prima sede del Teatro di Roma
L'Argentina è la prima sede della Fondazione Teatro di Roma, Teatro Nazionale, che dal 2022 è una fondazione. Al suo interno ha un museo storico e un archivio che il Centro Studi mette a disposizione di studenti e ricercatori.
Una cosa che non ti dice nessuno su Lo zar di e con Stefano Massini al Teatro Argentina di Roma — dal 16 al 25 marzo 2027
Pochi spettatori lo sanno entrando: il Teatro Argentina sorge sopra una parte del grande complesso del Teatro di Pompeo, di cui faceva parte la Curia in cui Giulio Cesare fu ucciso nel 44 avanti Cristo. Il Teatro di Roma lo racconta senza giri di parole: la storia di questo teatro comincia con un assassinio politico. Andare a vedere un monologo sull'ascesa di un uomo che ha concentrato su di sé un potere quasi assoluto, proprio lì, ha un peso che nessuna scenografia potrebbe dare.
C'è di più. Il percorso delle visite spettacolo organizzate dal Teatro di Roma si conclude nel refettorio dell'antico convento dei benedettini dell'Abbazia di Farfa, nell'area archeologica compresa fra il teatro e la Curia di Pompeo. Dentro il perimetro del teatro, cioè, esiste un accesso a quello strato della città antica. Durante le recite quegli ambienti non si visitano, ma chi vuole approfondire può prenotare una visita spettacolo in un altro giorno.
E un dettaglio pratico che a molti costa caro: il Teatro Argentina è vincolato agli orari della ZTL del centro storico, e non ha parcheggio privato. Chi arriva in auto dalla periferia lo scopre spesso con la multa. La soluzione giusta è lasciare l'auto fuori dalla fascia a traffico limitato e prendere il tram 8, che ferma davanti all'area sacra.
Come arrivare al Teatro Argentina per Lo zar
Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra, nel centro storico. Il mezzo più comodo è il tram 8, con fermata proprio a Torre Argentina.
Il tram 8
La fermata Torre Argentina del tram 8 è a pochi passi dall'ingresso. Per chi arriva da Trastevere è la soluzione più semplice anche al ritorno, a fine spettacolo.
La metropolitana
Nessuna stazione della metro è a ridosso del teatro. Le più comode sono Colosseo e Circo Massimo, sulla linea B, da cui si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie. Da piazza Venezia a Largo Argentina, lungo via delle Botteghe Oscure, bastano pochi minuti a piedi.
Gli autobus
Largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da numerose linee che collegano Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Le linee e le corse serali vanno controllate sul calcolatore di percorso di ATAC prima di partire.
L'auto e il taxi
Il teatro non ha parcheggi e ricade nella ZTL del centro storico. Chi arriva in auto deve lasciarla fuori dalla fascia a traffico limitato e completare il tragitto con i mezzi. Il taxi resta la scelta più semplice per chi ha difficoltà di movimento.
A piedi
Dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto il teatro si raggiunge in pochi minuti. È uno dei rari teatri romani in cui arrivare a piedi è la scelta migliore.
Il consiglio che ti do per visitare Lo zar di e con Stefano Massini al Teatro Argentina di Roma — dal 16 al 25 marzo 2027
Il consiglio è di scegliere i palchi, e non per risparmiare. In un monologo tutto passa dalla voce e dal volto di un solo interprete, e la tentazione è di sedersi in platea, il più vicino possibile. All'Argentina, però, i palchi di primo e secondo ordine sono costruiti proprio per sentire bene: la sala a ferro di cavallo di Theodoli è stata pensata per l'acustica, e la voce di un narratore come Massini arriva nitida anche lassù. In più, dal palco si vede la sala intera, e in uno spettacolo sul potere guardare il pubblico che ascolta fa parte dell'esperienza.
Secondo consiglio: arrivate preparati, ma non troppo. Non serve aver letto il libro Einaudi né aver visto la versione televisiva; serve invece avere in testa le date essenziali della Russia post sovietica, perché il racconto le attraversa di corsa. Dieci minuti di lettura il pomeriggio bastano.
Terzo: prendete la prima settimana. Il fine settimana del 20 e 21 marzo è quello che si riempie per primo, e nella seconda settimana ci sono solo tre recite infrasettimanali. Chi ha flessibilità può puntare a martedì 16, la sera del debutto romano, oppure a mercoledì 17: sono le sere in cui la sala è più attenta e il pubblico più teatrale. E dopo lo spettacolo, invece di correre alla fermata, fate due passi intorno all'area sacra illuminata. Dopo un'ora e mezza di Putin, le colonne dei templi repubblicani fanno un altro effetto.
Biglietteria del Teatro Argentina: orari e regole
La biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dell'inizio dello spettacolo; la domenica senza spettacolo resta chiusa.
Orari e telefono
Il Teatro di Roma indica i numeri 06 684000311 e 06 684000314 per le informazioni. Nei giorni di recita la biglietteria resta sempre aperta, e a partire da un'ora prima dello spettacolo lavora esclusivamente per la recita del giorno: chi vuole comprare per un'altra data deve andarci prima.
Riduzioni
Il Teatro di Roma applica il ridotto alle persone sotto i 35 anni e sopra i 65, agli insegnanti, alle associazioni, ai CRAL convenzionati e alle persone con disabilità, con tariffe dedicate per studenti universitari e allievi delle scuole di teatro convenzionate. Le condizioni valide per Lo zar vanno verificate sul sito del teatro al momento dell'acquisto.
Abbonamenti
Il Teatro Argentina propone abbonamenti a posto fisso e la TdR Card. Chi pensa di vedere più titoli della stagione Il teatro è vita fa bene a confrontare le formule prima di comprare il biglietto singolo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che a Roma fare il portoghese significa entrare a uno spettacolo senza pagare. Meno noto è che una delle spiegazioni più diffuse del modo di dire porta proprio al Teatro Argentina. Nel Settecento, secondo questa versione, l'ambasciatore del Portogallo presso lo Stato Pontificio invitò i portoghesi residenti a Roma ad assistere gratis a uno spettacolo all'Argentina: bastava dichiarare la propria nazionalità. Molti romani ne approfittarono, spacciandosi per portoghesi.
È un'ipotesi, non un fatto documentato, e ne esistono altre, fra cui una che risale al 1514 e a papa Leone X. La versione dell'Argentina resta però quella riportata più spesso.
Il fatto risaputo che riguarda da vicino Lo zar è un altro, e lo si cita poco: Stefano Massini è il primo italiano ad aver vinto un Tony Award, il premio più importante del teatro americano. Lo sanno i giornali, lo sa chi segue il teatro, eppure raramente viene ricordato quando si parla di lui in televisione, dove il pubblico lo conosce come narratore del giovedì sera. Il 12 giugno 2022 la Lehman Trilogy di Sam Mendes vinse cinque Tony su otto candidature. Chi entra all'Argentina a marzo va a sentire, insomma, il primo italiano premiato con un Tony. Dal vivo, a due passi dal Pantheon.
Accessibilità al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina è accessibile al pubblico con disabilità: l'edificio storico non consente di eliminare tutte le barriere, ma la struttura ha ascensori e servizi che facilitano l'accesso.
Posti in platea
Il teatro riserva alcuni posti in platea alle persone con disabilità, secondo la normativa di sicurezza; l'accompagnatore siede vicino. Per la disponibilità il teatro chiede di scrivere alla biglietteria o di telefonare negli orari di apertura.
Accompagnatori
Gli spettatori con disabilità acquistano il ridotto al botteghino; per i titolari di indennità di accompagnamento certificata dall'INPS è previsto un biglietto omaggio per l'accompagnatore. Il personale di sala è a disposizione.
La foto giusta da fare a Lo zar di e con Stefano Massini al Teatro Argentina di Roma — dal 16 al 25 marzo 2027
La foto giusta si fa dalla platea, prima che si abbassino le luci, con il telefono rivolto verso l'alto: i sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde, il lampadario a sedici bracci. È l'inquadratura che racconta l'Argentina meglio di qualsiasi descrizione. Tenete la sala intera nel fotogramma e rinunciate al dettaglio. Poi il telefono si spegne: in un monologo costruito sulla tensione, uno schermo acceso si vede da ogni palco, e lo vede anche l'attore.
La seconda foto è all'esterno, a fine marzo, quando alle sette di sera c'è ancora un filo di luce. Dall'altra parte del largo si inquadrano insieme la facciata neoclassica con la dedica alle muse e, in primo piano, le colonne dell'area sacra. È l'immagine di tutta la storia del luogo: i templi della Roma repubblicana, la Curia di Pompeo dove cadde Cesare, il teatro settecentesco, la città moderna del tram. Per un monologo sul potere, è la cornice perfetta.
Terza possibilità, per chi arriva presto: il palazzo del Burcardo in via del Sudario, dietro il teatro, con la sua facciata tardo gotica. È la torre che ha dato il nome all'Argentina, e quasi nessuno la fotografa. E se volete un'immagine dello spettacolo, usate le foto ufficiali di Filippo Manzini pubblicate dal Teatro di Roma: durante la recita, niente scatti.
Intorno al Teatro Argentina: cosa vedere prima e dopo Lo zar
Il Teatro Argentina si trova a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto. Una serata di teatro, qui, si abbina senza mezzi a una passeggiata fra i luoghi più importanti della città.
L'area sacra
Di fronte al teatro si apre l'area sacra di Largo Argentina, con i resti dei templi e delle strutture legate al complesso del Teatro di Pompeo. Fra le rovine vive una colonia felina seguita dai volontari: la scheda sul santuario dei gatti di Largo Argentina spiega come funziona.
Pantheon e piazza Navona
In cinque minuti verso nord si arriva al Pantheon; verso ovest, oltre corso Vittorio Emanuele II, a piazza Navona e a Campo de' Fiori.
Il Gesù, il Ghetto, il Teatro di Marcello
A est c'è la chiesa del Gesù. Scendendo verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico e si arriva al Teatro di Marcello: un teatro antico a pochi passi da un teatro settecentesco. Proseguendo lungo via delle Botteghe Oscure si arriva a piazza Venezia, snodo dei mezzi pubblici.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice, opera di Domenico Sarro. Nel Settecento, secondo i viaggiatori stranieri, era il più importante dei teatri romani.
Il 20 febbraio 1816 vi andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con Manuel García. Fu un fiasco: in platea sedevano molti ammiratori del Barbiere di Giovanni Paisiello, che fischiarono per protesta. Dalla seconda sera, però, l'opera trionfò. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima assoluta di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti; nel 1827 vi suonò Niccolò Paganini.
Giuseppe Verdi vi portò due prime: I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. Quest'ultima, secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, fu l'occasione in cui i romani avviarono le manifestazioni contro il governo pontificio che sfociarono nella Repubblica Romana. È il precedente più illustre per uno spettacolo come Lo zar: in questa sala il teatro ha già parlato di potere, e la città ha ascoltato.
Dopo il 1870, con l'apertura di corso Vittorio Emanuele II, il teatro si trovò al centro della nuova capitale e passò al Comune. Nel Novecento è diventato la casa della prosa pubblica romana; dal 1994 al 1999 lo ha diretto Luca Ronconi, il maestro di Massini. Nel 1993 il restauro di Paolo Portoghesi gli ha restituito l'aspetto settecentesco, e nel 2022 la gestione è passata a una fondazione.
Chi è passato da Lo zar di e con Stefano Massini al Teatro Argentina di Roma — dal 16 al 25 marzo 2027
Dal palcoscenico dell'Argentina sono passati Gioachino Rossini, che vi presentò il Barbiere di Siviglia nel 1816; Gaetano Donizetti, con Zoraida di Granata nel 1822; Giuseppe Verdi, con I due Foscari e La battaglia di Legnano; Niccolò Paganini, in concerto nel 1827. Il percorso delle visite spettacolo del Teatro di Roma ricorda anche le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello, e il giudizio di Marcel Proust, che dei palchi amava l'aspetto di piccoli salotti sospesi.
Poi ci sono i direttori, che hanno portato qui una parte decisiva della scena italiana: Vito Pandolfi dal 1964, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi dal 1994 al 1999, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco.
Il nome di Ronconi è quello che lega la storia della sala a Lo zar. Massini lo ha conosciuto nel 2001 al Piccolo di Milano, come assistente volontario; è stato Ronconi a spingerlo verso la scrittura, ed è stato lui a firmare nel 2015 la prima Lehman Trilogy italiana. In marzo, dunque, sul palcoscenico che Ronconi ha diretto sale l'autore che Ronconi ha fatto nascere. E con lui, in voce, Ottavia Piccolo, una delle attrici più amate del teatro italiano.
Chi vuole vedere la stagione nel suo insieme trova sul sito le altre schede dell'Argentina, dall'Otello di Luca De Fusco a La pazzia di re Giorgio con Massimo Popolizio.
Come organizzare la serata di Lo zar a Roma
Una serata di Lo zar al Teatro Argentina si organizza a piedi: cena prima o dopo nel centro storico, spettacolo, rientro con il tram 8 o con un taxi da piazza Venezia.
Dove mangiare prima o dopo
Il centro storico intorno all'Argentina offre ogni tipologia: trattorie romane verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, pizzerie al taglio e forni lungo corso Vittorio Emanuele II per un pasto veloce prima dello spettacolo, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo teatro. Nei fine settimana conviene prenotare, soprattutto dopo le 22.
Con i ragazzi
Lo zar è un monologo per adulti e per ragazzi delle superiori interessati alla storia recente. Il racconto, come avverte il teatro, non risparmia dettagli di violenza: per i più piccoli è sconsigliabile. Per uno studente dell'ultimo anno, invece, è una lezione di storia contemporanea che nessun manuale sa dare con la stessa forza.
Marzo a Roma
La seconda metà di marzo è uno dei periodi migliori per il centro storico: giornate che si allungano, temperature miti, una città non ancora invasa dai flussi di Pasqua. Le sere possono essere fresche, e un soprabito resta necessario. Chi viene da fuori può abbinare la serata a un pomeriggio al Pantheon o nei musei del centro.
Il guardaroba
All'Argentina non esiste un codice di abbigliamento, ma la sala settecentesca invita a un minimo di cura. Arrivate con un quarto d'ora di anticipo: nell'ultima ora prima dello spettacolo la biglietteria serve solo la recita del giorno.
Domande frequenti su Lo zar di Stefano Massini
Quando va in scena Lo zar di Stefano Massini a Roma?
Lo zar di Stefano Massini è in scena al Teatro Argentina dal 16 al 25 marzo 2027, per nove recite: da martedì 16 a domenica 21 marzo e da martedì 23 a giovedì 25 marzo. Lunedì 22 marzo il teatro riposa. Gli orari di inizio sono pubblicati sul sito del Teatro di Roma.
Di che cosa parla Lo zar?
Lo zar racconta la vita di Vladimir Putin a partire dall'autobiografia che il presidente russo rese pubblica nel 2000, in vista delle elezioni. Stefano Massini la unisce a discorsi, conferenze e saggi storici sulla sua scalata al potere, sullo sfondo del crollo del sistema sovietico. Il testo è pubblicato da Einaudi.
Chi c'è in scena con Stefano Massini?
In Lo zar Stefano Massini è solo in scena, accompagnato dalle musiche di Luca Roccia Baldini eseguite dal vivo da Mariel Tahiraj. La voce di Anna Politkovskaja è di Ottavia Piccolo. Scene di Paolo Di Benedetto, costumi di Elena Bianchini, luci di Manuel Frenda; la produzione è del Teatro della Toscana.
Dove si comprano i biglietti per Lo zar al Teatro Argentina?
I biglietti per Lo zar si comprano alla biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dello spettacolo, oppure online sul circuito autorizzato indicato dal Teatro di Roma. I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale.
Come si arriva al Teatro Argentina con i mezzi?
Il Teatro Argentina si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, a pochi passi dall'ingresso. Le fermate della metro più comode sono Colosseo e Circo Massimo sulla linea B, da cui si prosegue a piedi o in bus. Il teatro è nella ZTL e non ha parcheggio.
Quanti posti ha il Teatro Argentina?
Il Teatro Argentina ha 720 posti secondo il Teatro di Roma: 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, progettata da Gerolamo Theodoli e inaugurata nel 1732, restaurata da Paolo Portoghesi nel 1993.
Lo zar è adatto ai ragazzi?
Lo zar è adatto a ragazzi delle superiori interessati alla storia contemporanea, meno ai bambini: il Teatro di Roma avverte che il racconto autobiografico di Putin contiene dettagli di violenza estrema. Per uno studente dell'ultimo anno è un'occasione rara di vedere la storia recente raccontata da un grande autore.
Chi è Stefano Massini?
Stefano Massini è uno scrittore e drammaturgo fiorentino, nato nel 1975, autore della Lehman Trilogy, tradotta in trentotto lingue: con la regia di Sam Mendes ha vinto cinque Tony Award nel 2022, primo italiano premiato. Il pubblico televisivo lo conosce per i racconti a Piazzapulita; dal 2025 dirige il Teatro della Toscana.
Il consiglio finale su Lo zar
L'Argentina dà il meglio di sé con la parola nuda: un attore, una voce, un pubblico che ascolta. Lo zar è esattamente questo, con in più un tema che riguarda il presente di tutti. Comprate il biglietto presto, scegliete un palco di primo o secondo ordine, arrivate a piedi dal Pantheon e, all'uscita, fermatevi un minuto davanti all'area sacra. Cesare è caduto a pochi metri da lì; Massini vi avrà appena raccontato come si costruisce un potere che non vuole cadere.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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