Otello al Teatro Argentina — dal 4 al 29 novembre 2026
Otello di William Shakespeare, con la regia di Luca De Fusco, è in scena al Teatro Argentina di Roma dal 4 al 29 novembre 2026, in Largo di Torre Argentina 52, per ventitré recite dal martedì alla domenica (i lunedì 9, 16 e 23 novembre sono giorni di riposo). Il teatro si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, oppure a piedi da piazza Venezia in pochi minuti; le stazioni della metro B più comode sono Colosseo e Circo Massimo. Il listino del Teatro Argentina pubblicato dal Teatro di Roma va da 44 euro (poltrona, intero) a 20 euro (palchi di terzo e quarto ordine, ridotto). I biglietti si comprano alla biglietteria del teatro oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal Teatro di Roma; gli orari di inizio delle singole recite sono pubblicati sul sito ufficiale del Teatro di Roma.
Otello al Teatro Argentina: date, sede e biglietti
Otello resta in cartellone al Teatro Argentina per quattro settimane piene, dal mercoledì 4 novembre alla domenica 29 novembre 2026. È una delle produzioni di punta della stagione 2026/2027 del Teatro di Roma, che la firma insieme al Teatro Stabile di Torino e al Teatro Biondo di Palermo: tre teatri nazionali o stabili pubblici che si dividono il peso di un allestimento grande, con dieci attori in scena e una squadra creativa di mestiere. Dopo Roma lo spettacolo va a Palermo, al Teatro Biondo, dal 9 al 17 gennaio 2027.
Le date delle ventitré recite
Il calendario ufficiale elenca queste serate: mercoledì 4, giovedì 5, venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 novembre; poi da martedì 10 a domenica 15; da martedì 17 a domenica 22; da martedì 24 a domenica 29. Il lunedì il teatro riposa. Chi ha un solo fine settimana a disposizione ha quattro sabati e quattro domeniche fra cui scegliere, e questa è già un'indicazione pratica: le repliche del fine settimana si riempiono prima, quelle del martedì e del mercoledì restano più comode fino all'ultimo.
Dove si comprano i biglietti
Il Teatro di Roma vende i biglietti in due modi: al botteghino del Teatro Argentina e online, sul circuito di prevendita che il teatro stesso indica dalle sue pagine. Alla biglietteria si possono acquistare anche i biglietti del Teatro India e del Teatro Torlonia. Da un'ora prima dello spettacolo il botteghino vende soltanto per la recita della sera.
Quanto costa un posto all'Argentina
Il listino del Teatro Argentina pubblicato sul sito del Teatro di Roma prevede: poltrona 44 euro intero e 35 ridotto; palchi di platea, primo e secondo ordine 35 euro intero e 30 ridotto; palchi di terzo e quarto ordine 26 euro intero e 20 ridotto. Esistono tariffe dedicate agli studenti universitari e agli allievi delle scuole di teatro convenzionate, che vedremo più avanti.
L'Otello di Luca De Fusco: un Sud coloniale del Novecento
La scelta forte di questo Otello è la collocazione: De Fusco sposta la tragedia negli anni più segnati dal razzismo del Novecento, dentro un Sud coloniale immaginario che rilegge Cipro come una terra remota ed esotica. È un'operazione che non tradisce Shakespeare, anzi ne rende più leggibile il nodo politico. Otello è un generale che la Repubblica di Venezia usa e onora finché le serve, un uomo accolto solo in apparenza. Portare la vicenda in un secolo in cui il colore della pelle era scritto nelle leggi coloniali significa togliere allo spettatore la comodità della distanza storica.
Jago, la vera mente della tragedia
La presentazione ufficiale dello spettacolo insiste su un punto che chi conosce il testo condivide: il protagonista maschile è l'esecutore di un delitto atroce, ma la mente distruttiva della vicenda è il bianco Jago. La regia costruisce il dramma come un meccanismo di manipolazione, in cui la violenza nasce prima nelle parole e poi nei fatti. Otello diventa così la vittima di una macchina insinuante che lavora sul sospetto, sulla vanità ferita, sulla paura di non appartenere.
Desdemona, l'unica figura pura
In questo scenario manipolatorio l'unica figura intatta è Desdemona, vittima innocente di un meccanismo spietato. La lettura non è nuova, ma De Fusco la rende centrale affidando il triangolo decisivo a tre interpreti di grande esperienza. Personalmente trovo giusta questa impostazione: un Otello che funziona è quello in cui il pubblico capisce, scena dopo scena, che Desdemona non ha alcuna via d'uscita, e che la sua innocenza è proprio ciò che la condanna.
Una tragedia di parola
Otello è uno dei testi shakespeariani più compatti: pochi personaggi, un'azione che precipita in poche giornate, un solo inganno portato fino in fondo. Per questo regge bene una lettura di impianto classico, con le proiezioni di Alessandro Papa e le musiche di Ran Bagno a costruire l'ambiente. Chi va a teatro per ascoltare gli attori, più che per vedere macchine sceniche, qui trova pane per i suoi denti.
Chi c'è in scena: gli interpreti di Otello
Il cast di Otello al Teatro Argentina conta dieci attori, indicati in ordine alfabetico: Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Luca Lazzareschi, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi, Sara Putignano, Mersila Sokoli e Federico Vanni. Federico Vanni è Otello, Luca Lazzareschi è Jago, Mersila Sokoli è Desdemona.
Federico Vanni, il Moro
Federico Vanni si è diplomato nel 1992 alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova e ha costruito buona parte della carriera accanto a Marco Sciaccaluga, che lo ha diretto fra l'altro nel Gabbiano di Čechov (nel ruolo di Sorin, 2017) e nel Sindaco del Rione Sanità di Eduardo (2014). Con Andrej Končalovskij ha lavorato più volte: Petruccio nella Bisbetica domata (2013), Edipo in Edipo a Colono (2014), Scene da un matrimonio di Bergman (2018). È stato Lopachin nel Giardino dei ciliegi diretto da Ferdinando Bruni (2015), Tartufo per Jacopo Bellorini (2022) e ha partecipato a Miracoli Metropolitani di Carrozzeria Orfeo. Al cinema lo si è visto in Esterno notte di Marco Bellocchio, in Io sono l'abisso di Donato Carrisi, nel Peccato di Končalovskij e in La via degli angeli di Pupi Avati; in televisione nel Re e in Doc. Il dettaglio che interessa il pubblico di novembre: nel 2016 Vanni era Jago nell'Otello diretto da Elio De Capitani. Dieci anni dopo passa dall'altra parte del fazzoletto.
Luca Lazzareschi, Jago
Luca Lazzareschi si è diplomato alla Bottega Teatrale di Firenze diretta da Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi e nel 1999 ha vinto il Premio Randone. Il suo curriculum shakespeariano è lungo: con Gabriele Lavia ha recitato in Riccardo II, Otello, Riccardo III e Amleto, oltre a Edipo Re e al Misantropo; con Gassman in Macbeth; con Glauco Mauri nel Sogno di una notte di mezza estate; con Guido De Monticelli in Enrico V. È stato diretto anche da Gianfranco De Bosio, Mario Missiroli, Giuseppe Patroni Griffi, Marco Tullio Giordana e Cesare Lievi. Al cinema ha lavorato con Charles Sturridge in Where Angels Fear to Tread, in televisione è stato fra i protagonisti di Incantesimo. De Fusco lo aveva già diretto in passato: il sodalizio fra i due è una delle ragioni per cui questo Jago merita attenzione.
Mersila Sokoli, Desdemona
Mersila Sokoli è Desdemona, il terzo vertice del triangolo su cui la regia costruisce lo spettacolo. Fa parte del nucleo di attori che De Fusco porta con sé anche nella produzione successiva della stagione, Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford, in scena all'Argentina dal 2 al 13 dicembre 2026: segno di una compagnia pensata per durare oltre il singolo titolo.
Il resto della compagnia
Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi e Sara Putignano completano il cast. Quasi tutti ritornano nel Ford di dicembre, e questo dice qualcosa del metodo del Teatro di Roma sotto la direzione attuale: un gruppo stabile che affronta due classici in sequenza, con lo stesso regista, lo stesso adattatore e la stessa scenografa. È un modo di lavorare che in Italia si vede sempre meno e che il pubblico, in sala, percepisce nella compattezza del gioco d'insieme.
Luca De Fusco, il regista che dirige il Teatro di Roma
Luca De Fusco, nato a Napoli il 10 luglio 1957, è dal 20 gennaio 2024 direttore artistico della Fondazione Teatro di Roma, l'ente che gestisce il Teatro Argentina, il Teatro India, il Teatro Torlonia e il Teatro Valle. Otello è quindi una produzione firmata dal direttore del teatro che la ospita, e questo già dice il peso che la casa le attribuisce.
La formazione e i primi festival
Laureato in Discipline dello spettacolo al DAMS di Bologna, De Fusco ha diretto negli anni Ottanta il Festival delle Ville Vesuviane e ha lavorato a lungo per Rai Radio 3, dove ha realizzato numerosi sceneggiati radiofonici; fra questi una Storia della mia vita di Giacomo Casanova in 120 puntate. Più tardi, dal 2011 al 2014, ha guidato il Napoli Teatro Festival Italia.
Venezia, Napoli, Catania
Dal 2000, per dieci anni, è stato direttore del Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni; dal 2011 al 2019 ha diretto il Teatro Stabile di Napoli, che sotto la sua gestione ha ottenuto nel 2015 la qualifica di Teatro Nazionale. Nel 2022 è passato alla direzione del Teatro Stabile di Catania. Nel biennio 2005 e 2006 ha presieduto l'Associazione dei Teatri Stabili italiani. Insieme a Maurizio Giammusso ha ideato il premio Le Maschere del Teatro Italiano.
Shakespeare e i classici nel suo repertorio
Otello non arriva dal nulla. De Fusco ha già messo in scena Il mercante di Venezia (2006), Antonio e Cleopatra (2013), Macbeth (2016) e La tempesta (2019), oltre a una lunga serie di tragedie greche: Eracle, Elettra, Andromaca, l'Orestea, Edipo Re; tre sue regie sono andate in scena al Teatro greco di Siracusa, compresa quella del centenario. Ha diretto anche opera lirica, per il San Carlo, la Fenice, il Massimo di Palermo e l'Arena di Verona. Fra gli attori con cui ha lavorato figurano Eros Pagni, Gianrico Tedeschi, Mario Scaccia, Massimo Ranieri, Lina Sastri, Galatea Ranzi e lo stesso Luca Lazzareschi.
Il ritorno a John Ford
Il dittico di questo autunno ha un precedente curioso: De Fusco aveva già messo in scena Peccato che sia una sgualdrina di John Ford nel 2008. Diciotto anni dopo torna sul testo con un nuovo adattamento scritto insieme a Gianni Garrera, e lo programma all'Argentina subito dopo Otello. Chi vede entrambi gli spettacoli capisce il disegno: due tragedie di passione e di sangue, una elisabettiana e una giacomiana, lette dallo stesso sguardo.
Traduzione, scene, luci e musiche di Otello
La squadra creativa di Otello è composta da Gianni Garrera per la traduzione, Marta Crisolini Malatesta per scene e costumi, Gigi Saccomandi per le luci, Alessandro Papa per le proiezioni e Ran Bagno per le musiche; l'aiuto regia è di Lucia Rocco.
La traduzione di Gianni Garrera
La traduzione è firmata da Gianni Garrera, che ha curato anche l'adattamento insieme al regista. È un dettaglio da non sottovalutare: in Shakespeare la lingua italiana della sera decide metà dell'esperienza. Una traduzione nuova, scritta per la scena e per questi attori, permette di tagliare il testo sui tempi di una rappresentazione moderna senza ricorrere alle versioni ottocentesche che ancora circolano.
Scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta
Scene e costumi sono di Marta Crisolini Malatesta, che firma anche l'allestimento del Ford di dicembre. Il compito è preciso: costruire un Sud coloniale novecentesco che sia immaginario e insieme riconoscibile, un luogo in cui le uniformi e gli abiti dicano subito chi comanda e chi serve.
Luci e proiezioni
Le luci sono di Gigi Saccomandi, le proiezioni di Alessandro Papa. In una sala all'italiana come l'Argentina, con i palchi che guardano il palcoscenico da angoli molto diversi, luce e immagini proiettate hanno un compito delicato: devono funzionare per la poltrona centrale e per il palco laterale di quarto ordine.
Le musiche di Ran Bagno
Le musiche originali sono di Ran Bagno. In uno spettacolo ambientato in un Sud coloniale la colonna sonora ha una funzione di paesaggio: suggerisce il clima, il caldo, la distanza da Venezia.
Otello di Shakespeare: da Cinthio al Globe
Otello, il cui titolo completo è La tragedia di Otello, il Moro di Venezia, fu scritto da William Shakespeare intorno al 1603 ed è considerato una delle sue grandi tragedie, accanto a Macbeth, Re Lear e Amleto. La vicenda si svolge fra Venezia e Cipro: il comandante moro Otello viene manipolato dal suo alfiere Jago fino a sospettare la moglie Desdemona di infedeltà.
Una novella italiana all'origine
La fonte principale della trama è italiana. Shakespeare prese la storia di un capitano moro dagli Hecatommithi di Giovanni Battista Giraldi, detto Cinthio, una raccolta di cento novelle d'amore pubblicata nel 1565 e ordinata in dieci «decadi»: la storia è la settima della terza decade. In Cinthio l'unico personaggio che ha un nome è Disdemona; gli altri sono semplicemente il Moro, l'Alfiere, il Capo di squadra. Shakespeare prese l'intreccio e lo rielaborò in profondità, dando nomi, voce e soprattutto motivazioni a ciascuno.
La prima a corte nel 1604
La prima rappresentazione documentata risale al 1° novembre 1604: la compagnia dei King's Men, a cui Shakespeare apparteneva, recitò Otello a corte, come annotato nei conti del Maestro dei Divertimenti. Il testo tornò a corte nel 1612 e 1613, fra i festeggiamenti per le nozze della principessa Elisabetta con Federico V del Palatinato. Il ruolo del titolo fu creato da Richard Burbage, che fu ammirato in quella parte, come ricordano anche i versi scritti in sua memoria.
Due testi a stampa
Otello non fu pubblicato mentre Shakespeare era in vita. La prima edizione è un in quarto del 1622, seguito l'anno dopo dalla comparsa del testo nel First Folio del 1623. Il frontespizio del 1622 ricorda che la tragedia era stata recitata più volte al Globe. Le differenze fra le due versioni sono un terreno di lavoro classico per i traduttori, e anche per questo ogni nuova traduzione è una scelta.
Otello sulla scena dei secoli
La storia delle interpretazioni di Otello è anche una storia di chi poteva salire in scena. Il primo attore nero noto ad aver interpretato professionalmente il ruolo fu James Hewlett all'African Grove Theatre di New York nel 1822; il suo allievo Ira Aldridge portò Otello al Royalty Theatre di Londra nel 1825 e recitò Shakespeare in tutta Europa per quarant'anni. Nel Novecento l'Otello di Paul Robeson divenne un punto di riferimento. È una storia che la regia di De Fusco, ambientando il dramma negli anni del razzismo moderno, richiama senza bisogno di spiegarla.
Otello e l'opera: Rossini, Verdi e un grande attore italiano
Otello è una delle tragedie di Shakespeare che hanno generato più musica, e due delle sue versioni operistiche più celebri sono italiane: l'Otello di Gioachino Rossini del 1816 e quello di Giuseppe Verdi del 1887.
Rossini, 1816
Otello, ossia il Moro di Venezia di Rossini andò in scena nel 1816 e spostò il baricentro della vicenda su Desdemona. È lo stesso anno in cui, a febbraio, il Teatro Argentina aveva ospitato la prima del Barbiere di Siviglia: un 1816 in cui il compositore legò il proprio nome a Roma e a Shakespeare a pochi mesi di distanza.
Verdi e Boito, 1887
La versione più importante resta l'Otello di Verdi del 1887, con il libretto di Arrigo Boito, considerata un capolavoro di forza pari al dramma. Boito tornò fedele all'intreccio originale, compreso il cuscino come arma del delitto, dove altre riduzioni avevano introdotto un pugnale. Franco Zeffirelli ne trasse un film nel 1986. Anche Verdi ha un legame diretto con l'Argentina, che vedremo più avanti.
Tommaso Salvini, l'Otello italiano
Per Tommaso Salvini, grande attore italiano dell'Ottocento, Otello fu il progetto di una vita intera. Lo recitava sempre in italiano, anche quando il resto della compagnia recitava in inglese. È un antenato illustre per ogni attore italiano che affronti oggi il ruolo.
Una curiosità su Otello al Teatro Argentina — dal 4 al 29 novembre 2026
La prima rappresentazione documentata di Otello è del 1° novembre 1604; la prima recita romana di questa produzione è del 4 novembre 2026. Quattrocentoventidue anni e tre giorni dopo, la tragedia del Moro torna a debuttare in autunno, nella stessa settimana in cui la compagnia di Shakespeare la recitò davanti alla corte di Giacomo I. È una coincidenza di calendario, ma rende concreto un dato che altrimenti resterebbe da manuale.
La curiosità più gustosa riguarda però gli attori. Federico Vanni, che all'Argentina è Otello, nel 2016 era Jago nell'Otello diretto da Elio De Capitani. Luca Lazzareschi, che qui è Jago, aveva già attraversato Otello nella compagnia di Gabriele Lavia. Due attori che conoscono la tragedia dall'interno, ciascuno da un lato diverso della trappola, si ritrovano uno di fronte all'altro. Chi ha visto Vanni nel ruolo dell'alfiere sa che conosce ogni leva della manipolazione: adesso deve subirla. È il genere di incastro che rende una distribuzione interessante prima ancora che si alzi il sipario.
C'è poi un legame fra Otello e la sala. Nel 1816 Rossini debuttò all'Argentina con il Barbiere di Siviglia e, nello stesso anno, firmò il suo Otello. Il teatro che ospita oggi la tragedia di Shakespeare è dunque lo stesso che vide nascere, fra i fischi, l'opera più famosa dell'autore del primo Otello operistico italiano di successo. Per chi ama le coincidenze, novembre 2026 ne offre parecchie.
Il Teatro Argentina: come è fatta la sala
Il Teatro Argentina ha 720 posti: 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con un soffitto verde decorato e un grande lampadario a candelabro a sedici bracci. Il Teatro di Roma lo chiama il teatro dorato di Roma, e la definizione regge.
Il nome viene da una torre
Il nome Argentina non ha niente a che fare con il paese sudamericano. Viene dalla torre del palazzo tardo gotico, costruito fra il 1491 e il 1500, di Johannes Burckardt, detto il Burcardo, cerimoniere pontificio nativo di Strasburgo. Il nome latino di Strasburgo era Argentoratum, e il Burcardo si firmava episcopus argentinensis. La torre prese quindi il nome di Argentina, e con lei il largo, la via e il teatro. Il Palazzo del Burcardo si trova ancora oggi in via del Sudario, confinante con il teatro.
Gli Sforza Cesarini e l'architetto Theodoli
Il teatro fu voluto dalla famiglia Sforza Cesarini, che nel 1730 avviò il cantiere riutilizzando una parte del palazzetto e della torre di sua proprietà: un edificio secondario fu demolito per far posto al palcoscenico, mentre la torre e altri ambienti divennero servizi e camerini. La sala fu progettata dall'architetto e marchese Gerolamo Theodoli con la forma a ferro di cavallo, scelta per ottenere la migliore acustica e la migliore visibilità. In origine era tutta in legno, tranne i muri e le scale in muratura; la platea aveva un pavimento di tavole e quaranta file di banchi, e i palchi erano centottantasei.
La facciata e l'iscrizione
La facciata arrivò solo nel 1826, su progetto dell'architetto Pietro Holl, in forme neoclassiche. Sopra le grandi finestre ad arco corre una dedica alle muse della tragedia, della poesia lirica e della danza: Alle arti di Melpomene d'Euterpe e di Tersicore. Vale la pena alzare gli occhi prima di entrare: di sera, con il largo illuminato, l'iscrizione si legge bene.
Il restauro di Paolo Portoghesi
Nel 1993 il teatro fu restaurato da Paolo Portoghesi. L'intervento era necessario per rendere di nuovo agibile il palcoscenico, ma rispettò la struttura originale: Portoghesi ripristinò il rosso dei rivestimenti, al posto del giallo oro introdotto nel restauro del 1970, e restituì alle mantovane dei palchetti la loro sagoma a festone. È grazie a quel lavoro che oggi la sala ha di nuovo l'aspetto settecentesco.
Il teatro oggi
L'Argentina è la prima sede della Fondazione Teatro di Roma, il Teatro Nazionale della capitale, che nel 2022 è diventato fondazione. Ospita prosa, danza e musica. All'interno è istituito un museo storico del teatro, con un archivio fotografico e documentario che il Centro Studi della Fondazione mette a disposizione di studenti e ricercatori.
Una cosa che non ti dice nessuno su Otello al Teatro Argentina — dal 4 al 29 novembre 2026
Il Teatro Argentina sorge sopra una parte del grande complesso del Teatro di Pompeo, e la Curia in cui Giulio Cesare fu ucciso nel 44 avanti Cristo faceva parte di quel complesso. Il Teatro di Roma lo racconta apertamente: la storia di questo teatro comincia con un assassinio politico. Chi viene a vedere Otello, una tragedia di manipolazione e di morte, entra quindi in un edificio costruito a pochi metri dal luogo del delitto politico più famoso dell'antichità.
La cosa che quasi nessuno sa è che questa vicinanza non è solo geografica. Il percorso delle visite spettacolo del Teatro di Roma si conclude nel refettorio dell'antico convento dei benedettini dell'Abbazia di Farfa, nell'area archeologica compresa fra il teatro e la Curia di Pompeo. In altre parole, dentro il perimetro del teatro esiste un accesso a quello strato di città. Durante le recite di Otello quegli ambienti non sono visitabili, ma sapere che esistono cambia il modo di guardare la sala.
Un secondo dettaglio, più pratico: il Teatro Argentina è l'unico dei teatri della Fondazione vincolato agli orari della ZTL del centro storico. Il Teatro India e il Teatro Torlonia, che non si trovano nel centro storico, non hanno questo problema. Molti spettatori che arrivano in auto dalla periferia lo scoprono solo con la multa. Il teatro non ha parcheggio privato; la soluzione giusta è lasciare l'auto fuori dalla fascia a traffico limitato e prendere il tram 8, che ferma davanti all'area sacra.
Come arrivare al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra, nel centro storico di Roma. Il modo più semplice per arrivarci è il tram 8, che ha una fermata proprio a Torre Argentina.
In tram
Il tram 8 ha una fermata a Torre Argentina, a pochi passi dall'ingresso del teatro. Per chi arriva da Trastevere, sull'altra riva del Tevere, è la soluzione più comoda anche la sera, all'uscita dallo spettacolo.
In metropolitana
Nessuna stazione della metropolitana si trova a ridosso del teatro. Le più comode sono Colosseo e Circo Massimo sulla linea B, da cui si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie; in futuro il teatro sarà servito anche dalla stazione Venezia della linea C. Da piazza Venezia a Largo Argentina la passeggiata lungo via delle Botteghe Oscure richiede pochi minuti.
In autobus
Largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da numerose linee di superficie che collegano la stazione Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Le linee e gli orari serali si controllano sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano prima di partire.
In auto
Il teatro non dispone di parcheggi privati e è vincolato agli orari della ZTL del centro storico. Chi arriva in auto deve parcheggiare fuori dalla fascia a traffico limitato, nei parcheggi a pagamento esterni, e completare il tragitto con i mezzi o a piedi. Il taxi resta l'alternativa più semplice per chi ha difficoltà di movimento.
A piedi
Dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto il teatro si raggiunge in una manciata di minuti. È uno dei rari teatri di Roma in cui arrivare a piedi è la scelta migliore, e in cui la passeggiata fa parte della serata.
Il consiglio che ti do per visitare Otello al Teatro Argentina — dal 4 al 29 novembre 2026
Il consiglio è netto: per Otello scegliete la poltrona o un palco di platea, primo o secondo ordine, e lasciate i palchi alti a chi conosce già lo spettacolo. È una tragedia di parola e di sguardi, costruita su tre attori; la differenza fra vedere il viso di Jago mentre lavora Otello e vederne soltanto la sagoma è la differenza fra capire e intuire. Il listino ufficiale lo rende possibile senza spese folli: la poltrona costa 44 euro intera e 35 ridotta, il palco di platea, primo e secondo ordine 35 euro intero e 30 ridotto.
Chi ha meno di 35 anni o più di 65 paga il ridotto, e chi studia all'università o in una scuola di teatro convenzionata ha tariffe ancora più basse (20 euro in poltrona), valide però fino alla quartultima recita: le ultime tre repliche sono escluse. Se rientrate in questa categoria, dunque, evitate il fine settimana del 27, 28 e 29 novembre.
Secondo consiglio: arrivate con almeno quaranta minuti di anticipo. La biglietteria annulla automaticamente le prenotazioni non ritirate entro un'ora dall'inizio, e da quel momento vende solo per la recita della sera. Arrivare presto permette anche di guardare la sala vuota, che all'Argentina è uno spettacolo in sé: sei ordini di palchi rossi e oro che si accendono uno dopo l'altro. Terzo consiglio, per chi vuole fare le cose per bene: rileggete il primo atto la sera prima. Otello comincia di notte, in una strada di Venezia, con due uomini che parlano male di un terzo; chi conosce già quelle battute coglie subito dove la regia sposta l'accento.
Biglietti, riduzioni e biglietteria del Teatro Argentina
La biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dell'inizio dello spettacolo; in presenza di spettacolo resta sempre aperta fino all'inizio. I numeri indicati dal teatro sono lo 06 684000311 e lo 06 684000314.
Chi ha diritto al ridotto
Il biglietto ridotto del Teatro di Roma spetta alle persone sotto i 35 anni e sopra i 65, agli insegnanti, alle associazioni, ai CRAL convenzionati e alle persone con disabilità. Gli operatori e gli artisti dello spettacolo hanno una tariffa dedicata di 15 euro, previa richiesta all'ufficio promozione.
Studenti universitari e allievi delle scuole di teatro
Per gli studenti universitari e per gli allievi delle scuole di teatro e delle accademie convenzionate il Teatro Argentina applica tariffe dedicate: 20 euro in poltrona, 15 euro nei palchi di platea, primo e secondo ordine, 13 euro nei palchi di terzo e quarto ordine. Queste tariffe non valgono per le ultime tre repliche di ogni spettacolo.
Ritiro e cambi
I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio dello spettacolo, salvo diverse indicazioni dell'ufficio promozione; scaduto quel termine il sistema annulla la prenotazione. Dopo l'emissione i biglietti non si possono sostituire né annullare. La biglietteria accetta pagamenti con carta.
Abbonamenti e card
Il Teatro Argentina propone abbonamenti a posto fisso, da sette spettacoli o da sette più due a scelta, e la TdR Card. Per chi pensa di vedere anche il Ford di dicembre, o gli altri titoli della stagione, conviene confrontare le formule sul sito del teatro prima di comprare i biglietti singoli.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che a Roma «fare il portoghese» significa entrare a uno spettacolo senza pagare. Meno noto è che una delle spiegazioni più diffuse di questo modo di dire porta proprio al Teatro Argentina. Secondo questa versione, nel Settecento l'ambasciatore del Portogallo presso lo Stato Pontificio invitò i portoghesi residenti a Roma ad assistere gratuitamente a uno spettacolo all'Argentina: non serviva un invito scritto, bastava dichiarare la propria nazionalità. Molti romani ne approfittarono spacciandosi per portoghesi, e l'espressione nacque da lì.
Va detto con onestà che è un'ipotesi, non un fatto documentato. Esiste un'altra spiegazione, più antica, che risale al 1514 e a papa Leone X, che avrebbe concesso all'ambasciatore portoghese e al suo seguito di frequentare gratis teatri e osterie per ringraziare il re del Portogallo del dono dell'elefante Annone; e ce ne sono altre ancora, legate a esenzioni daziarie o a racconti popolari portoghesi. La versione dell'Argentina è però quella che i dizionari riportano più spesso, e che un libro portoghese, O Barco Pescarejo di José Coutinhas, racconta a sua volta.
Per lo spettatore di Otello c'è una morale semplice e poco romantica: i portoghesi, oggi, all'Argentina non entrano. Il biglietto va comprato e ritirato in tempo. Ma è bello sapere che la sala in cui si siede ha lasciato un segno nella lingua quotidiana degli italiani, e che il suo nome, oltre che nelle cronache dell'opera, sopravvive in un'espressione che si usa ancora allo stadio e al cinema.
Accessibilità al Teatro Argentina
Il Teatro Argentina è accessibile al pubblico con disabilità: l'edificio storico non consente di eliminare del tutto le barriere architettoniche, ma la struttura è dotata di ascensori e di servizi che facilitano l'accesso.
Posti riservati in platea
Per le persone con disabilità il teatro riserva alcuni posti in platea, secondo la normativa di sicurezza; l'accompagnatore siede in una poltrona vicina. Per verificare la disponibilità il teatro chiede di scrivere alla biglietteria o di telefonare negli orari di apertura.
Biglietto per l'accompagnatore
Gli spettatori con disabilità acquistano il biglietto ridotto al botteghino. Per i titolari di indennità di accompagnamento certificata dall'INPS è previsto un biglietto omaggio per l'accompagnatore. Il personale di sala è a disposizione per ogni necessità.
La foto giusta da fare a Otello al Teatro Argentina — dal 4 al 29 novembre 2026
La foto giusta si fa dalla platea, prima che si abbassino le luci, con l'obiettivo rivolto verso l'alto: i sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde e il lampadario a candelabro con i suoi sedici bracci. È l'inquadratura che racconta l'Argentina meglio di qualsiasi descrizione, e funziona anche con il telefono, purché si tenga la sala intera nel fotogramma e non si cerchi il dettaglio. Il momento migliore è quello in cui il pubblico sta ancora entrando e le luci di sala sono piene; appena comincia lo spettacolo il telefono va spento, e non è solo una questione di educazione: in una tragedia costruita sul silenzio e sul sospetto, uno schermo acceso in platea si vede da ogni palco.
La seconda foto è all'esterno, di sera, dall'altra parte del largo. Da lì si vedono insieme la facciata neoclassica del teatro con la sua dedica alle muse, Melpomene, Euterpe e Tersicore, e in primo piano le colonne dell'area sacra illuminate. È l'immagine che condensa tutta la storia del luogo: il teatro settecentesco, la città dell'Ottocento che lo ha circondato di strade, e sotto i templi repubblicani. Chi ha un po' di pazienza può aspettare il passaggio del tram 8 per aggiungere movimento.
Terza possibilità, per chi arriva presto: il palazzo del Burcardo in via del Sudario, dietro il teatro, con la sua facciata tardo gotica. È la torre che ha dato il nome all'Argentina, e quasi nessuno la fotografa.
Intorno al Teatro Argentina: cosa vedere prima e dopo lo spettacolo
Il Teatro Argentina si trova nel centro storico di Roma, a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto. È uno dei pochi teatri romani in cui una serata di prosa si può abbinare, senza mezzi, a una passeggiata fra i luoghi più importanti della città.
L'area sacra di Largo Argentina
Di fronte al teatro si apre l'area sacra di Largo Argentina, con i resti dei templi antichi e delle strutture legate al grande complesso del Teatro di Pompeo, di cui faceva parte la Curia in cui fu ucciso Cesare. Fra le rovine vive una colonia felina seguita dai volontari: la scheda sul santuario dei gatti di Largo Argentina racconta come funziona.
Pantheon e Minerva
In cinque minuti di cammino verso nord si arriva al Pantheon e, subito dietro, alla basilica di Santa Maria sopra Minerva con l'obelisco della Minerva davanti alla facciata. È il percorso più breve per chi vuole una passeggiata prima di entrare in sala.
Piazza Navona e Campo de' Fiori
Verso ovest, oltre corso Vittorio Emanuele II, si raggiungono piazza Navona e Campo de' Fiori. Sulla strada c'è la basilica di Sant'Andrea della Valle, che affaccia proprio su corso Vittorio Emanuele II. Chi ha tempo nel pomeriggio può scendere nei sotterranei dello Stadio di Domiziano, sotto piazza Navona.
Il Gesù, il Ghetto e il Teatro di Marcello
Verso est, a pochi passi, c'è la chiesa del Gesù. Scendendo verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico e si arriva al Teatro di Marcello: un teatro dell'antica Roma a breve distanza da un teatro settecentesco, due modi di intendere la scena a secoli di distanza.
Piazza Venezia
Proseguendo lungo via delle Botteghe Oscure si arriva a piazza Venezia, snodo del traffico e dei mezzi pubblici, utile anche per chi deve prendere un autobus o un taxi dopo lo spettacolo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice, opera di Domenico Sarro, e da allora la sua storia si intreccia con quella della musica italiana e con quella politica di Roma. Nel Settecento, secondo i viaggiatori stranieri, era considerato il più importante fra i teatri romani.
Il 20 febbraio 1816 vi andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con Manuel García. Fu un fiasco clamoroso: in platea sedevano molti ammiratori del Barbiere di Giovanni Paisiello, che fischiarono per protesta. Già dalla seconda sera, però, l'opera trionfò e cominciò una fortuna che dura ancora. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima assoluta di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti, e vi furono presentate per la prima volta anche alcune opere di Saverio Mercadante. Nel 1827 fu la volta di Niccolò Paganini, in concerto.
Giuseppe Verdi vi portò due prime: I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. Quest'ultima non fu soltanto una serata d'opera. Secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in occasione di quella rappresentazione i romani avviarono le manifestazioni contro il governo pontificio che sfociarono nella Repubblica Romana. Un'opera patriottica, in un teatro affollato, nel momento più teso del Risorgimento romano: è difficile immaginare un avvenimento più teatrale.
Dopo il 1870, con Roma capitale, la trasformazione urbanistica della città cambiò anche il destino dell'Argentina. L'apertura di corso Vittorio Emanuele II, che collega piazza Venezia al Tevere e alla zona vaticana, mise il teatro al centro della nuova città; l'edificio passò al Comune e divenne teatro di rappresentanza istituzionale. Nel Novecento, con la nascita del Teatro di Roma, l'Argentina è diventato la casa della prosa pubblica della capitale, e nel 2022 la sua gestione è passata a una fondazione.
Chi è passato da Otello al Teatro Argentina — dal 4 al 29 novembre 2026
Dal palcoscenico del Teatro Argentina sono passati alcuni dei nomi più grandi della musica e del teatro italiano. Gioachino Rossini vi presentò il Barbiere di Siviglia nel 1816, con Manuel García; Gaetano Donizetti vi fece debuttare Zoraida di Granata nel 1822, con Domenico Donzelli e Luigia Boccabadati; Giuseppe Verdi vi portò I due Foscari e La battaglia di Legnano; Niccolò Paganini vi suonò nel 1827.
Il percorso delle visite spettacolo del Teatro di Roma ricorda che sulla scena dell'Argentina sono passate le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello, due autori che hanno segnato il teatro italiano del Novecento. Marcel Proust, che del teatro amava i palchi, li descrisse come piccoli salotti sospesi, secondo quanto riporta lo stesso Teatro di Roma.
Poi ci sono i direttori che hanno guidato la casa e che, con le loro scelte, hanno portato qui una parte decisiva della scena italiana: Vito Pandolfi dal 1964, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi dal 1994 al 1999, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco. Una delle sale interne porta il nome di Squarzina.
La lista si allunga con gli attori di questa stagione. Nel cast di Otello c'è Luca Lazzareschi, che proprio con Albertazzi e Gassman si era formato alla Bottega Teatrale di Firenze e che con Lavia aveva recitato Shakespeare più volte: attraverso di lui, due direttori storici dell'Argentina ritornano in qualche modo sulla scena del teatro che hanno guidato.
Come organizzare la serata di Otello a Roma
Una serata di Otello al Teatro Argentina si organizza facilmente a piedi: cena prima o dopo nel centro storico, spettacolo, rientro con il tram 8 o con un taxi da piazza Venezia. Novembre a Roma è un mese di serate fresche e spesso piovose, e questo va messo in conto.
Dove mangiare prima o dopo
Il centro storico intorno all'Argentina offre ogni tipologia: trattorie romane nelle strade verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, pizzerie al taglio e forni lungo corso Vittorio Emanuele II per chi preferisce un pasto veloce prima dello spettacolo, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo teatro. Nei fine settimana conviene prenotare, soprattutto dopo le 22, quando le cucine cominciano a chiudere.
Con i ragazzi
Otello è un testo che si studia a scuola e che parla a un adolescente più di quanto si pensi: gelosia, manipolazione, razzismo, violenza contro una donna. Per un ragazzo delle superiori è un buon primo Shakespeare a teatro, soprattutto se arriva preparato sulla trama. Per i bambini più piccoli i temi lo rendono sconsigliabile; il Teatro di Roma ha una programmazione di Teatro Ragazzi con tariffe dedicate, che è la scelta più adatta per loro.
Il guardaroba e l'abbigliamento
All'Argentina non esiste un dress code, ma la sala settecentesca invita a un minimo di cura. A novembre un cappotto e un ombrello sono quasi sempre necessari: chi arriva a piedi da lontano faccia i conti con il selciato bagnato del centro storico.
Novembre a Roma
Il mese di Otello è anche il mese in cui Roma torna ai suoi ritmi normali, dopo l'estate e prima del Natale. I musei sono meno affollati, le giornate si accorciano e le sere nel centro storico diventano più raccolte. È il periodo migliore per una serata a teatro nel centro, con la città ancora viva ma meno congestionata.
Dopo Otello: la stagione 2026/2027 del Teatro Argentina
Otello apre la parte di prosa della stagione 2026/2027 del Teatro Argentina, dopo tre appuntamenti di ottobre in corealizzazione con il Romaeuropa Festival: la danza di Wim Vandekeybus e Ultima Vez, Four Seasons Changed di Max Richter con la Bryggen String Orchestra e il Faust di Romeo Castellucci.
Peccato che fosse una sgualdrina
Dal 2 al 13 dicembre 2026 lo stesso gruppo di attori, con Luca De Fusco alla regia e l'adattamento di De Fusco e Garrera, porta in scena Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford. Chi ha visto Otello troverà molte facce note, fra cui Mersila Sokoli, Gianluca Merolli e Sara Putignano.
Popolizio, Binasco, Andò
A gennaio 2027 arriva Massimo Popolizio con La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett, dal 9 al 31; a febbraio Valerio Binasco con il Goldoni di Una delle ultime sere di Carnovale e Roberto Andò con Non posso narrare la mia vita, dai testi di Enzo Moscato, interpretato da Lino Musella.
Un altro Shakespeare: Amleto
Dal 2 al 14 marzo 2027 all'Argentina torna Shakespeare con l'Amleto diretto da Leonardo Lidi, nella traduzione e adattamento di Diego Pleuteri. Chi vuole mettere a confronto due letture contemporanee di Shakespeare nella stessa sala ha a disposizione Otello a novembre e Amleto a marzo.
Le visite spettacolo
Il Teatro di Roma organizza visite spettacolo condotte dagli attori della compagnia. Quella dell'Argentina, Ve lo faccio vedere io ora il teatro!, a cura di Claudio Longhi, dura sessanta minuti, accoglie fino a trentacinque persone e ha in calendario una data domenica 13 dicembre 2026 alle 11; il biglietto costa 18 euro intero, 15 per i gruppi, 8 per le scuole. Il percorso parte dal foyer e si chiude nell'area archeologica fra il teatro e la Curia di Pompeo.
Il ritorno del Teatro Valle
La stagione 2026/2027 segna anche la riapertura del Teatro Valle, chiuso dal 2014 e oggi parte della Fondazione come casa della drammaturgia contemporanea. Alla presentazione della stagione è stato definito il teatro moderno all'italiana più antico d'Europa ancora in attività, e chi ama le sale storiche ha ora un motivo in più per tornare nel centro storico. Per chi vuole conoscere anche la sede sul Tevere, la scheda sull'estate al Teatro India racconta l'ex fabbrica Mira Lanza.
Domande frequenti su Otello al Teatro Argentina
Quando va in scena Otello al Teatro Argentina?
Otello al Teatro Argentina va in scena dal 4 al 29 novembre 2026, dal martedì alla domenica, per ventitré recite. I lunedì 9, 16 e 23 novembre il teatro riposa. Gli orari di inizio delle singole recite sono pubblicati sul sito del Teatro di Roma, nella pagina dello spettacolo, insieme al calendario completo.
Chi sono gli attori di Otello con la regia di De Fusco?
L'Otello di Luca De Fusco ha Federico Vanni nel ruolo del Moro, Luca Lazzareschi come Jago e Mersila Sokoli come Desdemona. Completano il cast Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi e Sara Putignano. La traduzione è di Gianni Garrera, le musiche di Ran Bagno.
Quanto costano i biglietti per Otello al Teatro Argentina?
Il listino del Teatro Argentina prevede la poltrona a 44 euro intero e 35 ridotto, i palchi di platea, primo e secondo ordine a 35 e 30 euro, i palchi di terzo e quarto ordine a 26 e 20 euro. Gli studenti universitari e gli allievi delle scuole di teatro convenzionate hanno tariffe da 13 a 20 euro, escluse le ultime tre repliche.
Chi ha diritto al biglietto ridotto al Teatro Argentina?
Al Teatro Argentina il ridotto spetta a chi ha meno di 35 anni o più di 65, agli insegnanti, alle associazioni, ai CRAL convenzionati e alle persone con disabilità. Per i titolari di indennità di accompagnamento certificata dall'INPS l'accompagnatore entra con un biglietto omaggio, da richiedere alla biglietteria.
Come si arriva al Teatro Argentina con i mezzi?
Il Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, e con le numerose linee di autobus che attraversano il largo. Le stazioni della metro B più vicine sono Colosseo e Circo Massimo. Il teatro non ha parcheggio ed è vincolato agli orari della ZTL.
Quanti posti ha il Teatro Argentina?
Il Teatro Argentina ha 720 posti: 354 in platea e 366 distribuiti in sei ordini di palchi. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, inaugurata nel 1732 e restaurata da Paolo Portoghesi nel 1993, con i rivestimenti rossi, le decorazioni dorate e un lampadario a candelabro a sedici bracci.
Otello va in tournée dopo Roma?
Sì, Otello è una coproduzione del Teatro di Roma con il Teatro Stabile di Torino e il Teatro Biondo di Palermo. Dopo le recite romane lo spettacolo è in programma a Palermo, nella Sala Grande del Teatro Biondo, dal 9 al 17 gennaio 2027, con nove recite.
Quando è aperta la biglietteria del Teatro Argentina?
La biglietteria del Teatro Argentina è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dell'inizio dello spettacolo. I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio; da quel momento si vendono solo biglietti per la recita del giorno. I numeri sono 06 684000311 e 06 684000314.
Un ultimo consiglio vale per questo Otello più che per altri spettacoli: prendete un posto da cui si vedono bene i volti, arrivate in anticipo e guardatevi la sala prima che si spengano le luci. Tre attori che conoscono la tragedia dall'interno, un regista che dirige il teatro che li ospita, una sala del 1732 costruita accanto al luogo dell'assassinio di Cesare: sono ragioni sufficienti per scegliere una sera di novembre e dedicarla a Shakespeare.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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